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Una nuova copertura per Palazzo Prefettura a Pistoia

Introdotto un sistema integrato di coibentazione, nel rispetto della natura storica dell'edificio, unico novecentesco nella medievale Piazza Duomo

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Pubblicato sul Canale Restauro il 15 giugno 2012

Per il Palazzo della Prefettura a Pistoia, edificio del 1938 in quella Piazza Duomo che è quasi interamente composta di edifici medievali, è stato appena concluso un intervento di restauro finalizzato a migliorarne le qualità energetiche.

La scelta di riqualificare è stata determinata dalla progressiva perdita di efficienza della copertura e degli infissi esterni. In questo senso, i proprietari dell'edificio hanno cercato di ottenere un restauro che fosse qualcosa di più di un semplice ripristino conservativo, virando verso opzioni di incremento prestazionale.

Sulla copertura pendeva un evidente problema di infiltrazioni diffuse, dovute all'anzianità del manto in coppi e tegole, cui inizialmente si intendeva rimediare procedendo all’inserimento di una membrana impermeabilizzante e di uno strato di coibentazione. Inoltre, per dare stabilità e costituire un supporto rigido di ripartizione, si era prevista la costituzione di un massetto cementizio alleggerito.

Come sottolinea il direttore dei lavori, l’architetto Marco Forcelli, le motivazioni che hanno condotto ad adottare il sistema di isolamento termico sono molteplici. Prima di tutto la possibilità di maggiori performance termiche dovute alla contemporanea presenza di uno strato coibente ed alla ventilazione del manto. “Di fatto si è costituita una copertura ventilata che risulta quanto mai idonea a mitigare l’azione di un clima aggressivo” sostiene Forcelli, “con temperature molto basse in inverno, anche al di sotto dello zero, e con un forte irraggiamento estivo”. -

In secondo luogo la razionalizzazione delle operazioni di cantiere. I pannelli impiegati (del produttore Isotec) integrano molteplici strati funzionali, da quello di ripartizione dei carichi a quello di coibentazione, per finire al ruolo di tenuta all’acqua. In questo modo si è potuto ridurre i tempi di esecuzione delle opere, in particolare considerando che i lavori si sono dovuti svolgere nella stagione invernale. Infine si è inoltre potuto fare a meno di allestire una copertura temporanea di cantiere, così come è stato sufficiente un montacarichi in luogo di una gru.

Il manto in coppi e tegole è stato sostituito integralmente, permettendo di risolvere le carenze dovute alla compresenza “a macchia di leopardo” di svariate e differenti tipologie di elementi. Si sono montati coppi e tegole omogenei, con la superficie invecchiata in maniera da armonizzarsi con i tetti del centro storico. A differenza della modalità tradizionale, questi risultano trattenuti ai correnti integrati al pannello per mezzo di cinghie metalliche che conferiscono una superiore stabilità al manto.

V.R.


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