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Reminiscenze di Monte Carlo - II

Vi sono de' tipi originali. C'e' l'assiduo che da dieci anni viene a Monte Carlo tostoche' nel suo paese cade la prima neve. Il portiere della stazione si leva il berretto sorridendo all'antica conoscenza; all'albergo il proprietario lo attende su l'uscio, ed egli, con la superiorita' di padrone di casa, chiede notizie di questo e di quello.

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Pubblicato sul Canale Novecento il 13 luglio 2012

Vi sono de' tipi originali. C'è l'assiduo che da dieci anni viene a Monte Carlo tostochè nel suo paese cade la prima neve. Il portiere della stazione si leva il berretto sorridendo all'antica conoscenza; all'albergo il proprietario lo attende su l'uscio, ed egli, con la superiorità di padrone di casa, chiede notizie di questo e di quello. Al Casino è accolto con festosa reverenza, inchinato dal commissario e da' domestici. Volge lo sguardo intorno cercando le facce note, giudicando le nuove, e con un cenno del capo ai croupiers riprende il sistema interrotto da sei o sette mesi. Nel suo bilancio ordinario è fisso il costo di Monte Carlo, nè si avvede dello squilibrio che necessariamente segue ad ogni nuova gita. Verrà un dicembre senza servo, con una valigia magra, un pò sdruscito nelle vesti, la cravatta unta e le suole corrose. Non importa. In patria è vissuto di pane e patate, ha fatto economia ponendo in riserbo qualche moneta risparmiata a stecco, giorno per giorno. Il viaggio in seconda classe, la camera in quarto piano, il desinare in una trattoria di terzo ordine; ma in tasca due, cinque, dieci migliaia di franchi per il gioco.

Tutto è preveduto e misurato; tanto per il vitto, tanto per il viaggio, tanto per le spese straordinarie; il resto, sacro tesoro dell'oracolo di Delfo, non si tocca che al tavolo verde. Verrà dì, e verrà troppo presto, che bisognerà ancora ristringere le spese, vendere l'orologio: ma finché c'è uno scudo, c'è una speranza. Un pò di vento in poppa e torneranno gli inchini, i pranzi allegri e le cravatte con lo spillone di brillanti.
«Roma veduta fede perduta» diceva Benedetto XIV, papa di spirito. E pure vi si ritorna, attratti dalla forza magnetica dell'ambiente, quasi dominati da un morfinismo che vi trascina in quell'inferno mascherato da paradiso.

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Articolo tratto da "Natura ed Arte" - anno 1897-98

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