Verifiche e controlli delle gru e degli apparecchi di sollevamento di cui all'art. 194 del D.P.R. 27-4-1955, n. 547 e all'art. 5 del D.M. 12-9-1959 | Edilone.it

Verifiche e controlli delle gru e degli apparecchi di sollevamento di cui all’art. 194 del D.P.R. 27-4-1955, n. 547 e all’art. 5 del D.M. 12-9-1959

Verifiche e controlli delle gru e degli apparecchi di sollevamento di cui all'art. 194 del D.P.R. 27-4-1955, n. 547 e all'art. 5 del D.M. 12-9-1959
Circolare Ministeriale

L’art. 194 del D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547, come è noto,
dispone che le gru e gli apparecchi di sollevamento di portata
superiore a 200 chilogrammi, esclusi quelli azionati a mano e quelli
già soggetti a speciali disposizioni di legge, debbono essere
sottoposti a verifica, una volta all’anno, per accertare lo stato di
funzionamento e di conservazione ai fini della sicurezza dei
lavoratori.
È’ altresì noto che – al fine di migliorare l’efficienza dei servizi
di verifica e di controllo alle installazioni, apparecchi e
attrezzature utilizzate nei luoghi di lavoro – con il D.M. 12
settembre 1959 furono attribuiti all’Ente nazionale per la
prevenzione degli infortuni le verifiche periodiche relative alle gru
e agli apparecchi di sollevamento di cui in parola (art. 5, lett. f)
del citato decreto.
Ora, in sede di espletamento di tali attribuzioni di verifica e di
controllo da parte dei tecnici dell’ENPI – al quale vanno presentate
le denunce dei datori di lavoro, utenti degli apparecchi in questione,
prima della loro utilizzazione in servizio – è stato ripetutamente
riscontrato da qualche tempo che gli apparecchi sottoposti a verifica
di idoneità non presentano quegli elementi e quelle condizioni
tecniche di sicurezza necessari al fine della dichiarazione di
“adeguatezza”, da apporre in calce ai verbali di verifica, previsti
dall’art. 399 del citato D.P.R. 547/1955 e approvati con D.M. 12
settembre 1959 sono i modd. I e L allegati al decreto stesso.
In particolare veniva rilevato che le gru e gli apparecchi di
sollevamento in moltissimi casi mancavano di documentazione tecnica
idonea a consentire ai tecnici dell’ENPI le valutazioni e soprattutto
la dichiarazione di agibilità, ad essi incombenti, dichiarazione che,
in caso di dubbia idoneità, poteva, al limite, sollecitare
l’accertamento d’ufficio con prove tecniche di riscontro in
laboratorio o in situ oppure concludere per la “non adeguatezza”,
allorchè la documentazione stessa avesse posto in evidenza
l’inidoneità del mezzo.
Peraltro, l’espressione generica “con relativi allegati” usata negli
allegati I e L del D.M. 12 settembre 1959 e la carenza di un
preciso quadro di riferimento giuridico, ai fini di completa ed
esauriente interpretazione della espressione stessa, hanno determinato
una grave situazione di incertezza applicativa, denunciata da molti
Ispettorati del lavoro e concretantesi nella omissione da parte degli
ispettori dell’ENPI del giudizio di “adeguatezza” o di “non
adeguatezza” del mezzo di sollevamento, sostituito con una impropria
“riserva.
Tale situazione ed il comportamento che l’ha determinata non appaiono
del tutto conformi alle norme di legge sulla prevenzione degli
infortuni e non favoriscono certamente quelle condizioni di sicurezza
in cui si deve svolgere il lavoro nei cantieri e negli stabilimenti,
per cui, avuto riguardo al disposto di cui all’art. 7 del citato
D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547, lo scrivente, previa consultazione
degli esperti tecnici in materia, nonché delle organizzazioni
sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori, ha ritenuto – nella
prospettiva di riordinamento formale, prevista a breve scadenza, della
specifica normativa prevenzionistica degli apparecchi di sollevamento
– di dettare le disposizioni che seguono, dirette ad assicurare con
immediatezza la corretta applicazione delle norme di prevenzione in
relazione all’uso degli apparecchi in questione.
In sede di prima verifica degli apparecchi di cui alla lett. f)
dell’art. 5 del citato D.M. 12 settembre 1959 ed in presenza, allo
stato, delle cosiddette “riserve” formulate dai tecnici dell’ENPI, si
dispone che il contenuto degli allegati di cui ai modd. I e L del
detto decreto, nonché i criteri di esame degli allegati stessi
dovranno rispondere agli elementi documentali di cui appresso:
I) Contenuti delle documentazioni tecniche da allegare alla denuncia
degli apparecchi di sollevamento
Le documentazioni prodotte all’ENPI, ai sensi del citato decreto
ministeriale, dovranno essere:
– redatte in lingua italiana, facendo salvi i diritti delle minoranze
linguistiche;
– firmate da tecnico laureato o diplomato, dipendente dall’azienda o
iscritto al relativo albo professionale, abilitati a norma di legge
all’esercizio della professione;
– corredate da quanto appresso specificato:
a) elaborati grafici costituiti da:
– disegno d’insieme (quotato o in scala);
– disegno quotato delle sezioni delle strutture principali considerate
nel calcolo;
b) schemi funzionali degli impianti elettrici e/o fluodinamici
corredati da note esplicative, ove necessario;
c) estratto della relazione di calcolo contenente:
– indicazioni della norma adottata dal progettista (CNR-UNI, FEM, DIN,
BSI, ASA, AISE, AFNOR).
Per gli apparecchi costruiti secondo norme diverse da quelle
sopracitate, o in assenza di normativa di riferimento, dovranno essere
esplicitati i criteri di calcolo seguenti:
– classe dell’apparecchio (se prevista dalla norma);
– caratteristiche dei materiali per ciascuna struttura principale;
– azioni e ipotesi di carico adottate e loro combinazioni;
– verifiche di resistenza per tutte le condizioni di carico stabilite
dalle norme, per ciascuna struttura principale;
– verifiche a fatica, per ciascuna struttura principale;
– verifiche alla stabilità globale e/o locale per ciascuna struttura
principale;
– verifica al ribaltamento e/o al trascinamento.
II) La classe dell’apparecchio deve corrispondere al servizio da
svolgere.
III) Criteri per l’esame delle relazioni di calcolo da parte dell’ENPI
I tecnici dell’ENPI accertano la conformità e quanto stabilito dalla
norma tecnica adottata per ciò che attiene a:
a) ipotesi di carico;
– azioni verticali;
– azioni orizzontali;
– condizioni di carico;
b) risultati di calcolo:
– confronto tra le tensioni calcolate nelle verifiche statiche ed a
fatica con le relative tensioni ammissibili;
– coefficienti di sicurezza per la stabilità globale e/o locale;
– coefficienti di stabilità al ribaltamento e/o al trascinamento.
Per gli apparecchi di seguito esemplificati, per strutture principali,
di cui al punto I , lett. c), terza linea, si intendono:
a) per gru a ponte: travi principali – travi di testa – telaio del
carrello;
b) per gru a cavalletto: stilate – travi principali – telaio del
carrello;
c) per gru a torre: carro di base – torre a cuspide – braccio e
controbraccio – telaio del carrello;
d) per autogru: telaio e stabilizzatori – telaio principale della
struttura girevole e ralla di rotolamento – braccio – dispositivo di
sostegno del braccio;
e) per gru su autocarro: controtelaio e stabilizzatori – colonna –
bracci di sollevamento e sviluppo;
f) gru girevoli: portale – telaio principale della struttura girevole
e ralla di rotolamento – braccio, controbraccio e relativi dispositivi
di sostegno;
g) per gru a struttura limitata, argani, paranchi: struttura di
sostegno dell’argano/ paranco e/o del carrello – tamburo e albero di
forza.
In conseguenza di tutto quanto sopra disposto, i presupposti che
giustificarono la formulazione delle cosiddette “riserve” da parte dei
funzionari dell’ENPI devono considerarsi perenti di guisa che essi non
hanno più ragione di essere.
Avuto riguardo, pertanto, al ruolo di responsabilizzazione tecnica del
progettista derivante dalla sottoscrizione delle documentazioni,
nonché alla connessa responsabilità dei costruttori, il personale
dipendente dell’ENPI, incaricato ai fini di prevenzione, delle
verifiche e dei controlli, indirizzerà la propria azione al riscontro
della rispondenza delle normative applicate – proprie degli enti di
standardizzazione – con quelle indicate nelle documentazioni tecniche
esibite all’ENPI, nonché a tutti gli altri adempimenti che non
riguardino le condizioni di vincolo, la individuazione delle sezioni
più sollecitate degli apparecchi o lo svolgimento dei calcoli, essendo
queste parti escluse coperte dalla presunzione iuris tantuum della
loro validità e regolarità per effetto del rinvio alle
regolamentazioni degli enti di standardizzazione.
Allo stesso personale tecnico è data facoltà di disporre per gli
apparecchi impiegati in edilizia, sulla scorta delle documentazioni
fornite dal costruttore, la utilizzazione degli stessi apparecchi in
classe diversa da quella di progettazione, con la salvaguardia dei
limiti di osservanza tecnica indicati dalle normative degli enti di
standardizzazione.
L’Ente nazionale per la prevenzione degli infortuni dovrà procedere a
disciplinare con istruzioni interne la modalità di scioglimento delle
“riserve” e delle prime verifiche degli apparecchi denunciati,
assicurando in particolare che i provvedimenti di competenza siano
adottati nel minor tempo possibile, compatibilmente con le esigenze
tecniche.
Ai costruttori e agli utenti delle gru e degli apparecchi di
sollevamento in questione è fatto obbligo, in virtù del citato art. 7
del D.P.R. 547 del 1955, in ragionevole lasso di tempo e
compatibilmente con le esigenze di sicurezza del lavoro, alla
predisposizione delle documentazioni d’uopo secondo le modalità
sopraillustrate ed all’inoltro delle stesse alle competenti sedi
periferiche dell’ENPI.

Verifiche e controlli delle gru e degli apparecchi di sollevamento di cui all’art. 194 del D.P.R. 27-4-1955, n. 547 e all’art. 5 del D.M. 12-9-1959

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