Ulteriori indicazioni in ordine all'applicazione del Decreto Legislativo 19 settembre 1994 | Edilone.it

Ulteriori indicazioni in ordine all’applicazione del Decreto Legislativo 19 settembre 1994

Ulteriori indicazioni in ordine all'applicazione del Decreto Legislativo 19 settembre 1994 n. 626 come modificato dal decreto legislativo 10 marzo 1996 n. 242.
Circolare Ministeriale

Premessa
Con riferimento ai numerosi quesiti pervenuti in ordine alla
applicazione del decreto legislativo n. 626/94 e successive
modifiche, si danno seguito le più urgenti indicazioni operative al
fine di agevolare un adempimento uniforme della nuova disciplina.
1. Applicazione del D.Lgs. n. 626/94 e successive
modifiche ai collaboratori familiari di cui all’art. 230 bis del
codice civile.
Il campo di applicazione relativo ai soggetti beneficiari della tutela
antinfortunistica e di igiene, viene individuato direttamente
dall’art. 1 e dall’art. 2, lett. a), i quali indicano espressamente:
1) la tipologia generale dei lavoratori a cui si devono applicare le
misure di tutela (”i lavoratori con rapporto di lavoro subordinato
anche speciale“ art. 2, lett. a), primo periodo); 2) i soggetti da
equiparare a questi ultimi anche se privi di un rapporto subordinato
(”soci lavoratori di cooperative e di società, anche di fatto, che
prestino la loro attività per conto delle società e degli enti stessi,
e gli utenti dei servizi di orientamento o di formazione scolastica,
universitaria e professionale avviati presso datori di lavoro per
agevolare o per perfezionare le loro scelte professionali. Sono
altresì equiparati gli allievi degli istituti di istruzione ed
universitari e i partecipanti a corsi di formazione professionale nei
quali si faccia uso di laboratori, macchine, apparecchi ed
attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici“
– art. 2, lett. a) secondo periodo); 3) i lavoratori subordinati che
devono essere esclusi (gli addetti ai servizi domestici e familiari –
art. 2, lett. a), primo periodo); 4) i lavoratori subordinati per i
quali le disposizioni si applicano parzialmente (”i lavoratori di cui
alla legge 18 dicembre 1973, n. 877, nonché i lavoratori con rapporto
contrattuale privato di portierato).
Come si vede, il descritto campo di applicazione non ricomprende i
collaboratori familiari di cui alla disciplina dell’art. 230 bis del
codice civile, poiché questi ultimi non vi sono richiamati
espressamente neanche tra gli equiparati, né sono inquadrabili nella
categoria dei lavoratori con rapporto di lavoro subordinato.
Infatti, i collaboratori familiari (il coniuge, i parenti entro il 3°
grado, gli affini entro il 2° grado), sono rilevanti come tali per il
nostro ordinamento giuridico proprio quando non sia configurabile un
rapporto di lavoro subordinato o, comunque, un rapporto diverso da
quello basato sull’interesse familiare.
Né, d’altra parte, l’inclusione dei collaboratori familiari tra i
soggetti beneficiari della tutela può essere desunta in via
interpretativa dall’inclusione dei datori di lavoro delle aziende
familiari tra i soggetti destinatari di alcuni obblighi, poiché il
datore di lavoro delle aziende familiari si caratterizza per la
possibilità di organizzare nella sua impresa sia il lavoro dei
collaboratori familiari sia il lavoro di terzi salariati, essendo
ininfluente la dimensione dell’impresa stessa. Quindi, gli obblighi a
carico degli imprenditori familiari sorgono soltanto in presenza e nei
riguardi dei suoi eventuali lavoratori o subordinati, o dei soggetti
equiparati rientranti nelle definizioni di cui agli articoli 1 e 2,
comma 1.
Del resto, già la Corte Costituzionale, con Sentenza n. 212 del 3
maggio 1993 ha confermato il principio che la normativa
antinfortunistica e di igiene non può trovare applicazione all’impresa
familiare poiché questa è permeata di legami affettivi, onde sarebbe
”problematico l’incastro di obblighi e doveri sanzionati attraverso
ipotesi di reato procedibili d’ufficio“.
Concludendo, le argomentazioni suesposte conducono ad una risposta
negativa al quesito posto, nel senso che le disposizioni di cui ai
decreti legislativi n. 626/94 e n. 242/96 non trovano
applicazione nei confronti dei collaboratori familiari di cui all’art.
230 bis del codice civile.
Coerentemente, i collaboratori familiari non devono essere computati
ai fini dell’applicazione dei diversi istituti normativi condizionati
da una determinata consistenza numerica.2. Natura dell’esonero
(se temporaneo o permanente) dall’obbligo di frequenza nel corso di
cui all’art. 10 comma 2 per il datore di lavoro che intenda svolgere
direttamente i compiti del servizio di prevenzione e protezione.
In relazione alla formulazione dell’art. 24 sono stati richiesti
chiarimenti in ordine alla portata dell’esonero dalla frequenza del
corso di formazione in materia di sicurezza e salute per il datore di
lavoro che intenda svolgere direttamente i compiti di prevenzione
protezione dai rischi e lo notifichi entro il 31/12/96.
Al riguardo, una lettura coordinata degli artt. 10, 2° comma e 95
induce a ritenere che la natura dell’esonero è di carattere
permanente. L’art. 95, come si evince dalla sua rubricazione
(disposizioni transitorie e finali) ha la finalità di riconoscere ai
datori di lavoro – in sede di prima applicazione del decreto – le
capacità necessarie allo svolgimento dei compiti prevenzionistici in
virtù dell’esperienza maturata sul campo e, conseguentemente,
l’esonero dalla frequenza del corso di formazione contestualmente
previsto, non può che essere permanente. A maggior conforto di questa
tesi va considerato che gli obblighi fondamentali del datore di lavoro
in funzione dei quali è stato introdotto l’obbligo di una formazione
specifica vanno assolti entro la stessa data del 1° gennaio 1997,
entro la quale è possibile fruire dell’esonero.3. Criteri di
computo dei dipendenti ai fini dell’applicazione dei diversi istituti
normativi del D.Lgs. n. 626/1994 e successive modifiche,
condizionati da una determinata consistenza numerica dei dipendenti.
L’art. 2, comma 1, lett. a, 3° e 4° periodo, ai fini della
determinazione del numero di dipendenti dal quale il decreto fa
discendere particolari obblighi, esclude dal computo, per espressa
disposizione, gli allievi degli istituti di istruzione ed universitari
e i partecipanti a corsi di formazione professionale nei quali si
faccia uso di laboratori, macchine, apparecchi ed attrezzature di
lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici.
Inoltre, devono considerarsi esclusi in quanto non rientranti o
ricompresi parzialmente nell’ambito di applicazione del decreto, anche
gli addetti ai servizi domestici e familiari, i lavoratori di cui alla
legge 18.12.1973 n. 877 e i lavoratori con rapporto contrattuale
privato di portierato (artt. 1, comma 3 e 2, comma 1, lett. a).
Infine, devono considerarsi esclusi in via interpretativa, facendo
ricorso ai principali orientamenti della giurisprudenza in materia di
dimensione delle imprese, i lavoratori in prova, i sostituti dei
lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto e i
volontari, come definiti dalla legge 11.8.1991 n. 266.
Infine, i dipendenti assunti a termine (stagionali) vanno computati
solo qualora il loro inserimento sia indispensabile per la
realizzazione del ciclo produttivo e, con particolare riferimento alle
aziende agricole, gli stagionali vanno computati solo se inclusi
nell’organigramma dell’azienda (o dell’unità produttiva) necessario ad
assicurarne la normale attività per l’intera annata agraria o,
quantomeno per un rilevante periodo di essa. Sempre con riferimento
alle aziende agricole, fa eccezione a detto principio il caso previsto
dall’art. 10 del decreto in esame, per la cui applicazione si
stabilisce espressamente il computo dei dipendenti va effettuato con
riferimento ai soli addetti assunti a tempo indeterminato (allegato I,
nota n. 2).
Al contrario, devono considerarsi computabili i dipendenti con
rapporto di lavoro subordinato anche speciale, i soci lavoratori di
cooperative di società anche di fatto, gli utenti dei servizi di
orientamento o di formazione scolastica, universitaria e
professionale, avviati presso datori di lavoro per agevolare o per
perfezionare le loro scelte professionali. Inoltre, dovranno essere
altresì ritenuti computabili, anche i giovani assunti con contratto di
formazione lavoro, gli apprendisti, i titolari di rapporto di lavoro
subordinato sportivo, i lavoratori assenti con diritto alla
conservazione del posto di lavoro, i lavoratori in trasferta, e i
lavoratori a tempo parziale in misura corrispondente al numero di ore
contrattualmente previste.

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