TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 24 giugno 2004, n.157: Testo del decreto-legge 24 giugno 2004, n. 157 (in Gazzetta Ufficiale - serie generale | Edilone.it

TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 24 giugno 2004, n.157: Testo del decreto-legge 24 giugno 2004, n. 157 (in Gazzetta Ufficiale – serie generale

TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 24 giugno 2004, n.157: Testo del decreto-legge 24 giugno 2004, n. 157 (in Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 147 del 25 giugno 2004), coordinato con la legge di conversione 3 agosto 2004, n. 204 (in questa stessa Gazzetta Ufficiale alla pag. 5), recante: «Disposizioni urgenti per l'etichettatura di alcuni prodotti agroalimentari, nonche' in materia di agricoltura e pesca». (GU n. 186 del 10-8-2004)

TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 24 giugno 2004, n.157

Testo del decreto-legge 24 giugno 2004, n. 157 (in Gazzetta Ufficiale
– serie generale – n. 147 del 25 giugno 2004), coordinato con la
legge di conversione 3 agosto 2004, n. 204 (in questa stessa Gazzetta
Ufficiale alla pag. 5), recante: «Disposizioni urgenti per
l’etichettatura di alcuni prodotti agroalimentari, nonche’ in materia
di agricoltura e pesca».

Avvertenza:
Il testo coordinato qui pubblicato e’ stato redatto dal Ministero
della giustizia ai sensi dell’art. 11, comma 1, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull’emanazione dei
decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni
ufficiali della Repubblica italiana, approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 28 dicembre 1985, n. 1092, nonche’
dell’art. 10, commi 2 e 3, del medesimo testo unico, al solo fine di
facilitare la lettura sia delle disposizioni del decreto-legge,
integrate con le modifiche apportate dalla legge di conversione, che
di quelle modificate o richiamate nel decreto, trascritte nelle note.
Restano invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi qui
riportati.
Le modifiche apportate dalla legge di conversione sono stampate
con caratteri corsivi.
Tali modifiche sul terminale sono tra i segni (( … ))
A norma dell’art. 15, comma 5, della legge 23 agosto 1988, n. 400
(Disciplina dell’attivita’ di Governo e ordinamento della Presidenza
del Consiglio dei Ministri), le modifiche apportate dalla legge di
conversione, hanno efficacia dal giorno successivo a quello della sua
pubblicazione.
Art. 1.
Denominazioni di vendita nazionali
1. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 4, comma 1-ter, del
decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, le denominazioni di
vendita «latte fresco pastorizzato» e «latte fresco pastorizzato di
alta qualita», da riportare nella etichettatura del latte vaccino
destinato al consumo umano, sono esclusivamente riservate al latte
prodotto conformemente all’articolo 4, commi 1 e 2, della legge
3 maggio 1989, n. 169, e nel rispetto delle disposizioni del
regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica
14 gennaio 1997, n. 54. (( La data di scadenza del «latte fresco
pastorizzato» e del «latte fresco pastorizzato di alta qualita» e’
determinata nel sesto giorno successivo a quello del trattamento
termico, salvo che il produttore non indichi un termine inferiore.
L’uso del termine «fresco» nelle denominazioni di vendita del latte
vaccino destinato al consumo umano e’ riservato ai prodotti la cui
durabilita’ non eccede quella di sei giorni successivi alla data del
trattamento termico.
1-bis. E’ comunque vietata l’utilizzazione della denominazione
«fresco» sull’etichetta, sui marchi di fabbrica o di commercio, sulle
confezioni e sugli imballaggi ovvero in denominazioni di fantasia per
il latte prodotto in maniera non conforme all’articolo 4, commi 1 e
2, della legge 3 maggio 1989. n. 169. ))
2. La denominazione di vendita del latte ottenuto con i trattamenti
autorizzati, prima della data di entrata in vigore del presente
decreto, ai sensi dell’articolo 2, comma 2, della citata legge n. 169
del 1989, in relazione all’evoluzione tecnologica e’ quella di
«latte» con l’aggiunta della indicazione del trattamento autorizzato.
3. La denominazione di vendita «passata di pomodoro», da riportare
nella etichettatura del prodotto derivante dalla trasformazione del
pomodoro, e’ riservata al prodotto ottenuto dalla spremitura diretta
del pomodoro fresco. Con decreto del Ministro delle attivita’
produttive e del Ministro delle politiche agricole e forestali, di
concerto con il Ministro per le politiche comunitarie e con il
Ministro della salute, sentita la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano, da adottarsi entro quarantacinque giorni dalla data di
entrata in vigore del presente decreto, sono determinate le ulteriori
caratteristiche del suddetto prodotto ed in particolare la sua
composizione e le altre modalita’ di produzione, nonche’ individuati,
tra quelli gia’ previsti dalla legislazione vigente, i metodi
ufficiali di analisi e le modalita’ relative ai controlli, ((
eseguiti per il Ministero delle politiche agricole e forestali dal
personale dell’Ispettorato centrale repressione frodi con qualifica
di ufficiale e di agente di polizia giudiziaria.
3-bis. L’ultimo comma dell’articolo 2 della legge 4 aprile 1964, n.
171, e successive modificazioni, e’ sostituito dal seguente:
«Ai fini della classificazione merceologica si intende per
«vitello» un animale appartenente alla specie bovina, macellato prima
dell’ottavo mese di vita, la cui carcassa non superi il peso di 185
chilogrammi». ))
4. Con il decreto di cui all’articolo 3, comma 5-bis, del decreto
legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, sentita la Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano, sono definiti le modalita’ ed i requisiti per
l’indicazione obbligatoria della dicitura del luogo di origine o di
provenienza dei prodotti di cui ai commi 1 e 3.
5. Al fine di assicurare la corretta e trasparente informazione del
consumatore, la denominazione di vendita dello Stato membro di
produzione non puo’ essere usata quando il prodotto che essa designa,
dal punto di vista della sua composizione o della sua fabbricazione,
si discosta in maniera sostanziale dai prodotti di cui ai commi 1, 2
e 3.
6. Ai fini delle determinazioni di cui al comma 5, si applicano le
disposizioni previste all’articolo 4, commi 1-ter e 1-quater, del
citato decreto legislativo n. 109 del 1992. La documentazione deve
essere trasmessa al Ministero delle attivita’ produttive e al
Ministero delle politiche agricole e forestali, i quali, entro
sessanta giorni dalla presentazione della domanda, possono
autorizzare l’uso della denominazione o, con il medesimo
provvedimento, stabilire eventuali specifiche merceologiche, nonche’
indicazioni di utilizzazione.
7. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto
sono abrogati gli articoli 1 e 2 della legge 3 maggio 1989, n. 169.
8. Per i prodotti di cui ai commi 2 e 3, le produzioni, le
confezioni, gli imballaggi e le etichette conformi alle previgenti
disposizioni possono essere utilizzati per un periodo di centoventi
giorni a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di
conversione del presente decreto.
(( 8-bis. Il comma 2 dell’articolo 11 del decreto-legge 18 giugno
1986, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto
1986, n. 462, e’ sostituito dal seguente:
«2. Per l’effettuazione delle analisi di revisione, anche con
riguardo ai prodotti di cui all’articolo 1, commi 1, 2 e 3, del
decreto-legge 24 giugno 2004, n. 157, l’Ispettorato centrale
repressione frodi si avvale, senza nuovi o maggiori oneri per il
bilancio dello Stato, di uno dei propri laboratori di analisi». ))
Riferimenti normativi:
– Si riportano i commi 1-ter e 1-quater dell’art. 4 del
decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, recante:
«Attuazione delle direttive 89/395/CEE e 89/396 CEE
concernenti l’etichettatura, la presentazione e la
pubblicita’ dei prodotti alimentari»:
«1-ter. E’ ugualmente consentito l’uso della
denominazione di vendita sotto la quale il prodotto e’
legalmente fabbricato e commercializzato nello Stato membro
di origine. Tuttavia, qualora questa non sia tale da
consentire al consumatore di conoscere l’effettiva natura
del prodotto e di distinguerlo dai prodotti con i quali
esso potrebbe essere confuso, la denominazione di vendita
deve essere accompagnata da specifiche informazioni
descrittive sulla sua natura e utilizzazione.
1-quater. La denominazione di vendita dello Stato
membro di produzione non puo’ essere usata, quando il
prodotto che essa designa, dal punto di vista della
composizione o della fabbricazione, si discosta in maniera
sostanziale dal prodotto conosciuto sul mercato nazionale
con tale denominazione.».
– Si riportano i commi 1 e 2 dell’art. 4 della legge 3
maggio 1989, n. 169, recante: «Disciplina del trattamento e
della commercializzazione del lane alimentare vaccino»:
«Art. 4 (Latte fresco pastorizzato). – 1. Viene
definito «latte fresco pastorizzato» il latte che perviene
crudo allo stabilimento di confezionamento e che, ivi
sottoposto a un solo trattamento termico entro 48 ore dalla
mungitura, presenti al consumo:
a) prova della fosfatasi alcalina negativa;
b) un contenuto in sieroproteine solubili non
denaturate non inferiore al 14 per cento delle proteine
totali;
c) prova della perossidasi positiva.
2. Il «latte fresco pastorizzato» puo’ essere definito
«latte fresco pastorizzato di alta qualita» qualora venga
ottenuto da latte crudo proveniente direttamente dalle
stalle ovvero da centri di raccolta cooperativi o
consortili, avente le caratteristiche igieniche e di
composizione stabilite, con particolare riferimento al
contenuto di proteine, di grasso, di carica …

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