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Norme di prevenzione infortuni sul lavoro

Norme di prevenzione infortuni sul lavoro - Quesiti art. 56, 161 del D.P.R. 27/4/55 n. 547 e art. 7, 12 del D.P.R. 19/3/56 n. 302
Circolare Ministeriale

La nuova disciplina giuridica in materia di prevenzione e di
igiene del lavoro, oltre a determinare un notevole numero di istanze
di deroghe generali e particolari da parte dei soggetti destinatari
delle relative norme o, per loro conto, delle organizzazioni dei
datori di lavoro, ha sollevato, altresì, com’era facile
attendersi, una serie non meno rilevante, da parte degli stessi
interessati, di richieste di chiarimenti e di precisazioni sull’esatta
portata di numerose disposizioni.Da un esame preliminare di dette
richieste si è constatato che, in linea di massima, esse
più che riguardare la effettiva esigenza di una interpretazione
delle nuove norme che afferiscono a precetti ben chiari e definiti e
quindi non necessariamente richiedenti ulteriori specificazioni,
derivano da dubbi e perplessità sorti in coloro che debbono
applicare le norme, in dipendenza del fatto che queste comportano, per
la loro integrale osservanza, un complesso di obblighi più
rigoroso e tassativo, per cui la sfera discrezionale dell’imprenditore
nella scelta dei mezzi di protezione si è ristretta, con
l’obbligo di specifici adempimenti aventi carattere completamente
innovativo rispetto alla abrogata regolamentazione. Tuttavia,
nell’intento di illustrare a fondo lo spirito, oltreché la
lettera di talune nuove norme, onde eliminare ogni dubbio al riguardo,
questo Ministero non ha mancato di fermare su di esse la sua
attenzione considerando utile, ai fini di una esatta, scrupolosa ed
univoca interpretazione e applicazione delle stesse un conveniente
commento ed esemplificazione, per la più facile loro
comprensione da parte di coloro che sono chiamati ad applicarle o
farle applicare.A tale riguardo, esaurito il lavoro delle deroghe – le
ultime, quelle concernenti le norme generali di igiene, di cui al
D.P.R. 19/3/1956, n. 303, sono in corso di emanazione – lavoro che
doveva essere svolto con priorità, non solo in rapporto
all’esigenza di rendere il sistema giuridico completo ed organico,
bensì anche per risolvere dei quesiti pervenuti che, per la
loro natura, sostanzialmente investivano od erano strettamente
connessi con le richieste di deroghe, questo Ministero ha proceduto a
un più approfondito esame dei quesiti che, in relazione ai
concetti più innanzi esposti, presentavano l’opportunità
di una risoluzione avente carattere di chiarimento o di
esemplificazione.A tal fine lo scrivente, atteso, come si è
detto, il numero non trascurabile delle richieste pervenute, parecchie
delle quali implicanti accertamenti o supplementi di istruttoria non
sempre rapidi e agevoli ad effettuarsi, ha raggruppato i quesiti
stessi, fin d’ove è stato possibile, secondo l’urgenza che
presentavano le singole disposizioni di legge alle quali si
riferiscono o i settori tecnologici di appartenenza.In base a tali
criteri, un primo gruppo di quesiti è stato sottoposto, ai
sensi dell’art. 394 del D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547, all’esame della
Commissione consultiva permanente per la prevenzione degli infortuni e
igiene del lavoro.Tenendo presente il parere espresso al riguardo
dalla detta Commissione, questo Ministero fornisce con la presente i
chiarimenti e le precisazioni necessarie circa l’esatta portata di
alcune norme in modo che gli Ispettorati del lavoro ne tengano conto
nello svolgimento della loro azione di vigilanza.Art. 56 – D.P.R. 27
aprile 1955, n. 547Alberi, cinghie e funi di trasmissioneE’
stato esaminato il quesito proposto in merito alla consistenza e alla
applicazione della barriera distanziatrice, prevista dall’art. 56,
secondo comma, del D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547, nelle trebbiatrici.
In particolare, è stato chiesto se detta barriera può
essere realizzata mediante impianto di funi ad fissate ad appositi
sostegni oppure legate alla ruota della trebbiatrice o del carrello
del motore.A tale riguardo si precisa:Tutte le cinghie od altri organi
di trasmissione usati nella trebbiatura rientrano tra quelli da
proteggere, ai sensi delle disposizioni contenute nel Titolo III del
citato D.P.R.La protezione del cinghione, qualora non venga effettuata
con l’impiego di ripari fissi localizzati, potrà essere
realizzata mediante barriera distanziatrice avente le caratteristiche
indicate nell’art. 56 del D.P.R. n. 547. L’apposizione di funi
incrociate non costituisce una barriera distanziatrice sicura ed
adeguata e pertanto non risponde alle finalità delle citate
norme.Negli impianti mobili, fermi rimanendo i valori numerici
indicati dall’art. 56, la barriera in parola potrà considerarsi
adeguatamente realizzata apponendo alle funi distese orizzontalmente,
ben tese e fissate a montanti da conficcare nel terreno o a staffe
applicate ai telai del motore o della trebbiatrice, una solida rete,
non necessariamente metallica, tesata anche al basso dei sostegni.Art.
161 – D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547TrebbiatriciIl quesito era
rivolto a conoscere se le sponde di protezione del piano superiore
della trebbiatrice, prescritte dall’art. 161 del D.P.R. 17 aprile
1955, n. 547, possano essere limitate a tre lati del piano
anzidetto.In relazione al detto quesito si esprime l’avviso che il
legislatore si è ovviamente preoccupato di proteggere i lati
liberi del piano superiore di servizio e non anche quello che viene
utilizzato per il carico dei covoni sul piano predetto; in rapporto a
tale esigenza di lavoro le sponde ai bordi del piano superiore della
trebbiatrice possono pertanto essere limitate ai tre lati con
esclusione del lato dal quale viene effettuato il carico.Art. 313
D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547Limitazione della tensione per
l’alimentazioneE’ stato esaminato un quesito rivolto a conoscere
se gli apparecchi portatili alimentati a tensione di 220 volta verso
terra e quindi con tensione del sistema, nel caso di corrente
monofase, di 440 volta, debbano essere considerati a bassa o ad alta
tensione ai sensi dell’art. 312.A tal riguardo si fa presente quanto
segue:L’art. 312 prescrive che gli apparecchi elettrici portatili
debbono essere alimentati solo da circuiti a bassa tensione.L’art. 268
precisa che, agli effetti del D.P.R. n. 547/55, un impianto elettrico
è ritenuto a bassa tensione quando la tensione del sistema
è uguale o minore a 400 volta efficaci per corrente alternata
ed a 600 volta per corrente continua.Non v’è pertanto dubbio
che, a questi effetti, qualsiasi tensione di valore superiore a 400
volta debba essere considerata alta tensione. D’altra parte, per
alimentazione degli apparecchi a tensione di rete, non vi è
possibilità di avere una tensione di 220 volta verso terra con
tensione del sistema di 440 volta.Pertanto, riassumendo:1) gli
utensili elettrici portatili debbono essere alimentati solo da
circuiti a bassa tensione;2) per i lavori all’aperto è vietato
l’uso di utensili a tensione superiore a 220 volta verso terra.Agli
effetti, poi, della pratica applicazione dell’art. 313, primo comma,
qualora gli apparecchi vengano alimentati direttamente a tensione di
rete, tenuto presente quanto disposto dalla legge 8 marzo 1949, n;
105, sulla normalizzazione delle reti di distribuzione elettriche a
corrente alternata, in derivazione, a tensione compresa fra 100 e 1000
volta, le tensioni massime di alimentazione degli utensili potranno
essere solamente le seguenti:- per utensili monofasi : 220 volta – in
questo caso l’alimentazione degli utensili potrà avvenire da
reti aventi tensione 220/125 volta, a tensione concatenata, oppure da
reti a 380/220 volta, a tensione di fase;- per utensili trifasi: 380
volta – solo nel caso in cui le reti di alimentazione abbiano il
neutro a terra.Art. 314 D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547Collegamento
elettrico a terraIl quesito concerne la pratica attuazione del
collegamento a terra prescritto dall’art. 314 del D.P.R. 27 aprile
1955, n. 547, per gli utensili elettrici portatili e per le macchine
ed apparecchi mobili con motore elettrico incorporato. Più
precisamente, si è chiesto se detto collegamento debba essere
realizzato sull’involucro metallico esterno oppure sull’involucro
metallico portante le parti interne in tensione.A tale riguardo si
precisa:Il rischio specifico di elettrocuzione esistente nelle citate
attrezzature è soprattutto localizzato sull’involucro metallico
esterno che viene impugnato o comunque toccato dall’operatore e che, a
seguito di difetto dell’isolamento, può assumere un potenziale
pericoloso.Agli effetti della pratica applicazione dell’art. 314, in
rapporto alle specifiche finalità proposte ed anche allo scopo
di un miglior controllo della efficienza della protezione, il
collegamento a terra deve pertanto essere realizzato sull’involucro
metallico esterno delle attrezzature in parola.Art. 315 D.P.R. 27
aprile 1955, n. 547Isolamento degli utensiliE’ stato esaminato
il quesito rivolto a conoscere:a) la effettiva consistenza
dell’isolamento supplementare di sicurezza;b) se detto isolamento
debba considerarsi obbligatorio anche per gli utensili elettrici
portatili e per gli apparecchi elettrici mobili alimentati a tensione
non superiore a 50 volta.Al riguardo si esprime il seguente avviso:a)
L’isolamento supplementare di sicurezza prescritto dall’art. 315 del
D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547, deve essere realizzato con un
isolamento aggiunto di valore almeno pari a quello funzionale
ordinario.Pertanto, limitatamente ai punti dell’apparecchio in cui
l’isolamento è di difficile applicazione (p.es. nel
portaspazzola degli utensili portatili), può essere adottato in
sostituzione dell’isolamento supplementare, un isolamento
rinforzato.Tale isolamento deve essere meccanicamente ed
elettricamente equivalente almeno …

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