N. 357 ORDINANZA 10 - 17 luglio 2002. Giudizio di legittimita' costituzionale in via incidentale. Servitu' - Servitu' coattive - Obbligo di dare passaggio a tubi o ad altri condotti per la fornitura di gas metano ("servitu' di metanodotto") - Mancata previsione - Lamentata violazione del principio di eguaglianza, rispetto al previsto obbligo di dare passaggio alle condotte di acque e alla diversa limitazione della proprieta' Disomogeneita' delle situazioni a confronto - Manifesta infondatezza della questione. - Cod. civ., art. 1033. | Edilone.it

N. 357 ORDINANZA 10 – 17 luglio 2002. Giudizio di legittimita’ costituzionale in via incidentale. Servitu’ – Servitu’ coattive – Obbligo di dare passaggio a tubi o ad altri condotti per la fornitura di gas metano (“servitu’ di metanodotto”) – Mancata previsione – Lamentata violazione del principio di eguaglianza, rispetto al previsto obbligo di dare passaggio alle condotte di acque e alla diversa limitazione della proprieta’ Disomogeneita’ delle situazioni a confronto – Manifesta infondatezza della questione. – Cod. civ., art. 1033.

N. 357 ORDINANZA 10 - 17 luglio 2002. Giudizio di legittimita' costituzionale in via incidentale. Servitu' - Servitu' coattive - Obbligo di dare passaggio a tubi o ad altri condotti per la fornitura di gas metano ("servitu' di metanodotto") - Mancata previsione - Lamentata violazione del principio di eguaglianza, rispetto al previsto obbligo di dare passaggio alle condotte di acque e alla diversa limitazione della proprieta' Disomogeneita' delle situazioni a confronto - Manifesta infondatezza della questione. - Cod. civ., art. 1033. - Costituzione, artt. 3 e 42. (GU n. 29 del 24-7-2002)

N. 357 ORDINANZA 10 – 17 luglio 2002.

Giudizio di legittimita’ costituzionale in via incidentale.

Servitu’ – Servitu’ coattive – Obbligo di dare passaggio a tubi o ad
altri condotti per la fornitura di gas metano (“servitu’ di
metanodotto”) – Mancata previsione – Lamentata violazione del
principio di eguaglianza, rispetto al previsto obbligo di dare
passaggio alle condotte di acque e alla diversa limitazione della
proprieta’ Disomogeneita’ delle situazioni a confronto – Manifesta
infondatezza della questione.
– Cod. civ., art. 1033.
– Costituzione, artt. 3 e 42.

(GU n. 29 del 24-7-2002)
LA CORTE COSTITUZIONALE
composta dai signori:
Presidente: Cesare RUPERTO;
Giudici: Massimo VARI, Riccardo CHIEPPA, Gustavo ZAGREBELSKY,
Valerio ONIDA, Carlo MEZZANOTTE, Fernanda CONTRI, Guido NEPPI MODONA,
Piero Alberto CAPOTOSTI, Annibale MARINI, Giovanni Maria FLICK,
Francesco AMIRANTE, Ugo DE SIERVO, Romano VACCARELLA;

ha pronunciato la seguente

Ordinanza

nel giudizio di legittimita’ costituzionale dell’articolo 1033 del
codice civile, promosso con ordinanza emessa il 14 ottobre 1997 dalla
Corte d’appello di Milano, iscritta al n. 926 del registro ordinanze
2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 46, 1a
serie speciale, dell’anno 2001.
Udito nella camera di consiglio dell’8 maggio 2002 il giudice
relatore Carlo Mezzanotte.
Ritenuto che, con ordinanza in data 14 ottobre 1997, pervenuta a
questa Corte l’8 novembre 2001, la Corte d’appello di Milano, quale
giudice di rinvio, ha sollevato, in riferimento agli articoli 3,
primo comma, e 42, secondo comma, della Costituzione, questione di
legittimita’ costituzionale dell’articolo 1033 del codice civile,
nella parte in cui “non prevede anche l’obbligo di dare passaggio,
analogo a quello dovuto alle condotte di acque, a tubi o ad altri
condotti per la fornitura di gas metano”;
che il remittente premette che la Corte di cassazione, con
sentenza n. 11130 del 1992, nel cassare, con rinvio, la sentenza con
la quale era stata accolta la domanda delle attrici ed era stata
costituita una servitu’ coattiva di “metanodotto” in favore del fondo
delle stesse, ha affermato il seguente principio di diritto: “qualora
non ricorrano le specifiche figure di servitu’ coattive previste dal
codice civile, negli artt. da 1033 a 1057, ovvero da leggi speciali –
e, nella specie, invocandosi una servitu’ di “metanodotto”, non
legislativamente prevista, si rientrava in tale ipotesi, – non puo’
essere invocata la disciplina dell’art. 1032 cod. civ. e seguenti,
trattandosi di disposizioni speciali, non estensibili all’infuori dei
casi espressamente considerati”;
che, ad avviso del giudice a quo nella interpretazione
imposta dalla Corte di cassazione, l’art. 1033 cod. civ.
contrasterebbe, in primo luogo, con l’art. 3 della Costituzione, in
quanto, essendo identici i “bisogni della vita” soddisfatti
dall’acqua e dall’energia termica in genere, essendo le esigenze di
fruizione dell’una e dell’altra egualmente diffuse nella popolazione,
sussistendo identita’ di interesse pubblico tra la fruizione in massa
dell’acqua corrente proveniente dal pubblico acquedotto e la
fruizione del gas metano (energia pulita e meno costosa) attinto alla
rete pubblica (meglio controllabile e piu’ idonea, rispetto agli
impianti autonomi, a garantire l’incolumita’ dei singoli), non
essendo dissimili le opere necessarie alla conduzione dell’acqua e
del gas metano, e non potendosi ormai ravvisare una maggiore
pericolosita’ delle condutture del gas rispetto a quelle dell’acqua,
attesa l’avanzata tecnologia e le specifiche prescrizioni legislative
di sicurezza delle condutture del metano e dei relativi impianti, il
fatto che siano diversamente tutelate le esigenze di
approvvigionamento dell’acqua e del metano sarebbe lesivo del
principio di eguaglianza;
che la medesima disposizione contrasterebbe altresi’ con
l’art. 42, secondo comma, della Costituzione, giacche’ limiterebbe
diversamente il diritto di proprieta’ dei singoli, rendendolo
coercibile a fini di utilita’ sociale solo nel caso dell’acqua e non
anche nel caso del metano.
Considerato che il remittente sollecita una pronuncia con la
quale l’ambito di operativita’ dell’articolo 1033 del codice civile,
che prevede la costituzione coattiva della servitu’ di acquedotto,
sia esteso a comprendere la possibilita’ di costituire coattivamente
la servitu’ di metanodotto;
che tale richiesta e’ formulata sulla base del rilievo che
l’energia termica costituirebbe oggi un bisogno della vita al pari
dell’acqua e della ritenuta insussistenza di qualsivoglia componente
di maggior pericolosita’ nel trasporto attraverso condutture del gas
metano rispetto al trasporto dell’acqua;
che le situazioni poste a raffronto dal giudice a quo non
possono essere ritenute a tal punto omogenee da imporre, quale
soluzione costituzionalmente obbligata, l’estensione della
possibilita’ di costituire coattivamente anche la servitu’ di
gasdotto;
che, infatti, pur tenendo conto, come invita a fare il
remittente, del fatto che la distribuzione del gas metano tende ad
intensificarsi sempre piu’, anche per la molteplicita’ degli impieghi
di cui tale fonte di energia e’ suscettibile, vale ad escludere la
prospettata identita’ di situazioni il rilievo che le utilita’
conseguibili dall’impiego del metano, a differenza di quelle connesse
alla utilizzazione dell’acqua, possono essere acquisite anche con
altre fonti di energia; sicche’ non appare irragionevole la
valutazione che il legislatore ha compiuto allorche’ ha previsto la
costituzione coattiva della servitu’ di acquedotto e non anche di
metanodotto;
che alla affermazione di un diritto alla costituzione di
servitu’ coattiva di metanodotto non puo’ certo pervenirsi
considerando questa quale soluzione necessitata derivante dalla
scelta del legislatore di favorire la diffusione del gas metano;
che, se tale indirizzo legislativo non puo’ essere negato, ed
e’ anzi ravvisabile in molteplici atti normativi (v., in particolare,
legge 29 settembre 1964, n. 847; legge 28 novembre 1980, n. 784,
art. 11; decreto-legge 31 agosto 1987, n. 364, convertito, con
modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1987, n. 205, art. 3; decreto
legislativo 23 maggio 2000, n. 164), da esso non e’ possibile
desumere anche la scelta di un modello coercitivo nella disciplina
dei rapporti tra fondi vicini che solo il legislatore potrebbe
introdurre (come fece a coronamento di un programma di
elettrificazione generalizzato del Paese) e che non puo’ essere
assunto da questa Corte come costituzionalmente vincolato proprio a
causa dell’esistenza di fonti di energia alternative, di modalita’
tecniche di approvvigionamento del gas metano diverse dal trasporto
attraverso condutture e, infine, della possibilita’ di giungere al
medesimo risultato mediante atti di esercizio dell’autonomia privata;
che, pertanto, la questione deve essere dichiarata
manifestamente infondata.
Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953,
n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi
davanti alla Corte costituzionale.

Per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
Dichiara la manifesta infondatezza della questione di
legittimita’ costituzionale dell’articolo 1033 del codice civile,
sollevata, in riferimento agli articoli 3 e 42 della Costituzione,
dalla Corte d’appello di Milano, con l’ordinanza indicata in
epigrafe.
Cosi’ deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale,
Palazzo della Consulta, il 10 luglio 2002.
Il Presidente: Ruperto
Il redattore: Mezzanotte
Il cancelliere:Di Paola
Depositata in cancelleria il 17 luglio 2002.
Il direttore della cancelleria:Di Paola
02C0742

N. 357 ORDINANZA 10 – 17 luglio 2002. Giudizio di legittimita’ costituzionale in via incidentale. Servitu’ – Servitu’ coattive – Obbligo di dare passaggio a tubi o ad altri condotti per la fornitura di gas metano (“servitu’ di metanodotto”) – Mancata previsione – Lamentata violazione del principio di eguaglianza, rispetto al previsto obbligo di dare passaggio alle condotte di acque e alla diversa limitazione della proprieta’ Disomogeneita’ delle situazioni a confronto – Manifesta infondatezza della questione. – Cod. civ., art. 1033.

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