N. 355 SENTENZA 10 - 17 luglio 2002. Giudizio di legittimita' costituzionale in via incidentale. Affissioni pubbliche - Installazione di nuovi impianti pubblicitari - Autorizzazione comunale subordinata all'adozione del relativo regolamento e del piano generale degli impianti pubblicitari - Asserita mancanza di termini per l'emanazione di detto piano - Lamentata incidenza sulla liberta' d'iniziativa economica - Erroneita' del presupposto interpretativo da cui muove il giudice rimettente - Non fondatezza della questione. - D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 36, comma 8. | Edilone.it

N. 355 SENTENZA 10 – 17 luglio 2002. Giudizio di legittimita’ costituzionale in via incidentale. Affissioni pubbliche – Installazione di nuovi impianti pubblicitari – Autorizzazione comunale subordinata all’adozione del relativo regolamento e del piano generale degli impianti pubblicitari – Asserita mancanza di termini per l’emanazione di detto piano – Lamentata incidenza sulla liberta’ d’iniziativa economica – Erroneita’ del presupposto interpretativo da cui muove il giudice rimettente – Non fondatezza della questione. – D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 36, comma 8.

N. 355 SENTENZA 10 - 17 luglio 2002. Giudizio di legittimita' costituzionale in via incidentale. Affissioni pubbliche - Installazione di nuovi impianti pubblicitari - Autorizzazione comunale subordinata all'adozione del relativo regolamento e del piano generale degli impianti pubblicitari - Asserita mancanza di termini per l'emanazione di detto piano - Lamentata incidenza sulla liberta' d'iniziativa economica - Erroneita' del presupposto interpretativo da cui muove il giudice rimettente - Non fondatezza della questione. - D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 36, comma 8. - Costituzione, art. 41. (GU n. 29 del 24-7-2002)

N. 355 SENTENZA 10 – 17 luglio 2002.

Giudizio di legittimita’ costituzionale in via incidentale.

Affissioni pubbliche – Installazione di nuovi impianti pubblicitari –
Autorizzazione comunale subordinata all’adozione del relativo
regolamento e del piano generale degli impianti pubblicitari –
Asserita mancanza di termini per l’emanazione di detto piano –
Lamentata incidenza sulla liberta’ d’iniziativa economica –
Erroneita’ del presupposto interpretativo da cui muove il giudice
rimettente – Non fondatezza della questione.
– D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 36, comma 8.
– Costituzione, art. 41.

(GU n. 29 del 24-7-2002)
LA CORTE COSTITUZIONALE
composta dai signori:
Presidente: Cesare RUPERTO;
Giudici: Massimo VARI, Riccardo CHIEPPA, Valerio ONIDA, Carlo
MEZZANOTTE, Fernanda CONTRI, Guido NEPPI MODONA, Piero Alberto
CAPOTOSTI, Annibale MARINI, Franco BILE, Giovanni Maria FLICK,
Francesco AMIRANTE;

ha pronunciato la seguente

Sentenza

nel giudizio di legittimita’ costituzionale dell’articolo 36, comma
8, del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507 (Revisione ed
armonizzazione dell’imposta comunale sulla pubblicita’ e del diritto
sulle pubbliche affissioni, della tassa per l’occupazione di spazi ed
aree pubbliche dei comuni e delle Province nonche’ della tassa per lo
smaltimento dei rifiuti solidi urbani a norma dell’articolo 4 della
legge 23 ottobre 1992, n. 421, concernente il riordino della finanza
territoriale), promosso con ordinanza emessa l’8 marzo 2001 dal
Tribunale amministrativo regionale della Liguria, iscritta al n. 964
del registro ordinanze 2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica n. 2, 1a serie speciale, dell’anno 2002.
Visti l’atto di costituzione della parte privata del giudizio
principale nonche’ l’atto di intervento del Presidente del Consiglio
dei ministri;
Udito nell’udienza pubblica del 23 aprile 2002 il giudice
relatore Carlo Mezzanotte;
Uditi l’avvocato Federico Sorrentino per la parte privata del
giudizio principale e l’avvocato dello Stato Paolo Gentili per il
Presidente del Consiglio dei ministri.

Ritenuto in fatto

1. – Il Tribunale amministrativo regionale della Liguria, dovendo
decidere su due ricorsi diretti ad ottenere, l’uno, l’annullamento
del provvedimento del comune di Genova con il quale era stata
respinta la richiesta di autorizzazione alla installazione di un
impianto pubblicitario su un sottoponte ferroviario sito in quel
comune, presentata nel 1995, e, l’altro, l’annullamento della
ordinanza dirigenziale con la quale era stata disposta la rimozione
del predetto impianto, ha sollevato, in riferimento all’articolo 41
della Costituzione, questione di legittimitacostituzionale
dell’art. 36, comma 8, del decreto legislativo 15 novembre 1993,
n. 507 (Revisione ed armonizzazione dell’imposta comunale sulla
pubblicita’ e del diritto sulle pubbliche affissioni, della tassa per
l’occupazione di spazi ed aree pubbliche dei comuni e delle Province
nonche’ della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani a
norma dell’art. 4 della legge 23 ottobre 1992, n. 421, concernente il
riordino della finanza territoriale).
La disposizione censurata stabilisce che “il comune non da’ corso
alle istanze per l’installazione di impianti pubblicitari, ove i
relativi provvedimenti non siano gia’ stati adottati alla data di
entrata in vigore del presente decreto, ne’ puo’ autorizzare
l’installazione di nuovi impianti fino all’approvazione del
regolamento comunale e del piano generale previsti dall’art. 3”.
Ad avviso del remittente, alla luce della normativa vigente, il
diniego opposto dal comune di Genova alla richiesta di autorizzazione
alla installazione dell’impianto pubblicitario sul sottopasso
ferroviario, motivato con il rilievo che “non sono assentibili
impianti come quello richiesto fino all’approvazione del piano
generale degli impianti previsto dall’art. 3 d.lgs. 15 novembre 1993,
n. 507”, sarebbe giustificato, dal momento che tale piano e’ stato
adottato dal comune di Genova con deliberazione in data 30 luglio
1998, successivamente, quindi, alla data di presentazione della
richiesta di autorizzazione. Del resto, prosegue il remittente,
trattandosi di impianto ubicato in ambito ferroviario e comunque
visibile dalla pubblica via, non potrebbe dubitarsi della necessita’
dell’autorizzazione comunale, la quale e’ condizionata al rispetto di
tutte le condizioni relative al tipo di pubblicita’ considerato, ivi
comprese quelle poste dall’art. 36, comma 8.
Della legittimita’ costituzionale di tale disposizione, peraltro,
dubita il giudice a quo giacche’ la stessa, non prevedendo, a
differenza di quanto dispone il comma 2 dell’art. 36 del medesimo
decreto legislativo per l’adozione del regolamento comunale, il
termine entro il quale il comune deve provvedere alla adozione del
piano generale degli impianti pubblicitari, avrebbe l’effetto di
comprimere in maniera indeterminata nel tempo e non correlata ad
alcun pubblico interesse (la cui tutela militerebbe, anzi, per una
sollecita entrata in vigore del piano), la libera iniziativa
economica.
2. – Si e’ costituta nel presente giudizio la parte privata del
giudizio principale e ha chiesto l’accoglimento della questione.
La difesa della parte privata sostiene che la disposizione
censurata, in quanto prevede che una attivita’ economica, subordinata
ad autorizzazione, possa essere interdetta, non perche’ esercitata in
violazione di altri interessi costituzionali meritevoli di tutela, ma
soltanto perche’ l’amministrazione non abbia approvato il piano degli
impianti, contrasterebbe con l’art. 41 della Costituzione. Infatti,
al cospetto di altri interessi, anche pubblici, che non ricevono pari
tutela in Costituzione, non dovrebbe essere l’interesse del privato
allo svolgimento dell’attivita’ economica ad assumere valenza
recessiva. A questo proposito, la difesa privata ricorda che, secondo
la giurisprudenza di questa Corte, l’iniziativa economica privata
puo’ essere si’ limitata, ma solo in ragione di interessi di ordine
superiore, economici o sociali, che assumono rilievo a livello
costituzionale, restando in ogni caso decisivo il necessario e
ragionevole bilanciamento che il legislatore operi tra questa e gli
interessi nel caso concreto confliggenti (sentenza n. 393 del 2000).
Nella fattispecie in esame, ci si troverebbe invece di fronte ad
una situazione di vero e proprio blocco dell’attivita’ economica: non
si tratterebbe, quindi, di una mera compressione dell’attivita’, ma
della totale esclusione della possibilita’ di esercizio della
attivita’ stessa per un periodo non predeterminato. In cio’, dovrebbe
ravvisarsi una lesione del generale principio di proporzionalita’, il
quale non consentirebbe in alcun caso che la compressione di una
situazione soggettiva si spinga oltre quanto strettamente necessario
per tutelare gli interessi considerati, sino a imporre una
restrizione all’attivita’ economica che risulti assoluta e protratta
per un tempo illimitato, o il cui termine non sia configurato come
perentorio e di durata ragionevole, ma sia lasciato all’arbitrio
dell’amministrazione.
Pur non negando che l’attivita’ di installazione di impianti
pubblicitari possa essere sottoposta al controllo da parte dell’ente
locale al fine del rispetto dei valori urbanistici (estetici,
ambientali e di decoro dell’assetto urbano) cui esso e’ preposto, ne’
che l’esercizio di tale potere possa, a sua volta, essere oggetto di
una pianificazione comunale, in modo da offrire all’ente locale
parametri obiettivi per i suoi interventi e al privato criteri di
orientamento per la propria attivita’, la parte privata conclude
affermando che l’omessa approvazione dell’atto di pianificazione non
potrebbe mai precludere un’attivita’ economica di per se’ non
rientrante nei divieti di cui all’art. 41, secondo comma, Cost., ma
oggetto di disciplina ai sensi del terzo comma del medesimo articolo.
3. – E’ intervenuto nel presente giudizio il Presidente del
Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura
generale dello Stato, e ha chiesto, in primo luogo, che la questione
sia dichiarata inammissibile, dal momento che con essa si
solleciterebbe un intervento additivo consistente nella
determinazione di un termine da introdurre nell’art. 36, comma 8, del
d.lgs. n. 507 del 1993, e cioe’ lo svolgimento di una funzione che
sarebbe propria del legislatore in considerazione degli interessi
pubblici che lo stesso remittente riconosce esistenti e meritevoli di
tutela.
Nel merito, la questione sarebbe anche infondata, in quanto
proprio l’esistenza di quegli interessi pubblici darebbe ragione
della particolare ponderazione valutativa richiesta ai comuni
nell’emanazione del provvedimento amministrativo generale nel proprio
ambito territoriale, e giustificherebbe la mancata previsione di un
termine che, del resto, non potrebbe non avere natura ordinatoria.
4. – In prossimita’ dell’udienza, la parte privata ha depositato
una memoria illustrativa, con la quale insiste per la declaratoria di
illegittimita’ costituzionale della disposizione censurata.
La difesa richiama in primo luogo una recente pronuncia della
Corte di cassazione, nella quale si afferma che la pubblicita’
rientra nella liberta’ di iniziativa economica privata, che e’
tutelata dall’art. 41 Cost; cio’ vorrebbe dire, ad avviso della
parte, che essa e’ attivit…

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