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N. 351 ORDINANZA (Atto di promovimento) 3 giugno 2002. Ordinanza del 3 giugno 2002

N. 351 ORDINANZA (Atto di promovimento) 3 giugno 2002. Ordinanza del 3 giugno 2002 emessa dal T.A.R. per la Basilicata sui ricorsi proposti da Fenice S.p.a. contro Regione Basilicata ed altri Ambiente (Tutela dell') - Regione Basilicata - Smaltimento di rifiuti - Divieto di smaltimento di rifiuti speciali (nella specie: industriali) di provenienza extraregionale - Violazione dei principi fondamentali della legislazione statale - Incidenza sul........

N. 351 ORDINANZA (Atto di promovimento) 3 giugno 2002.

Ordinanza del 3 giugno 2002 emessa dal T.A.R. per la Basilicata sui
ricorsi proposti da Fenice S.p.a. contro Regione Basilicata ed altri
Ambiente (Tutela dell’) – Regione Basilicata – Smaltimento di rifiuti
– Divieto di smaltimento di rifiuti speciali (nella specie:
industriali) di provenienza extraregionale – Violazione dei
principi fondamentali della legislazione statale – Incidenza sul
diritto alla tutela della salute, sul principio di uguaglianza e
sul principio di liberta’ di iniziativa economica privata –
Contrasto con la normativa comunitaria – Esorbitanza dai limiti
della competenza regionale – Richiamo alle sentenze della Corte
costituzionale nn. 281/2000 e 335/2001.
– Legge della Regione Basilicata 31 agosto 1995, n. 59, art. 1.
– Costituzione, artt. 3, 11, 32, 41 e 117.

(GU n. 34 del 28-8-2002)
IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE

Ha pronunciato la seguente ordinanza sui ricorsi riuniti
nn. 766/1997 e 730/2000 proposti dalla S.p.a. Fenice in persona del
legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dal l’avv.
Giuseppe Minieri e con lo stesso elettivamente domiciliato in Potenza
presso lo studio dell’avv. Piervito Bardi, sito alla via Crispi n.37,
quanto al primo ricorso e presso lo studio dell’avv. Luigi Petrone,
sito al Corso XVIII agosto n.2;
Contro: la Regione Basilicata in persona del legale
rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avv. Franco
Giampietro e Mirella Viggiani e con gli stessi elettivamente
domiciliato in Potenza presso la sede dell’ufficio legale dell’ente
sito alla via Anzio;
il consiglio regionale della Basilicata in persona del legale
rappresentante pro tempore, n.c. (per il solo ricorso n.766/1997);
il dirigente dell’ufficio compatibilita’ ambientale del
dipartimento ambiente e territorio della Regione Basilicata, n.c.
(per il solo ricorso n .730/2000);
il comitato tecnico Regionale per lo smaltimento dei rifiuti
l.r. n.223/1986 in persona del legale rappresentante pro tempore,
n.c. (per il solo ricorso n.730/2000);
Per l’annullamento: quanto al ricorso n.766/1997:
della deliberazione del consiglio regionale della Basilicata
n.596 del 13 maggio 1997 avente ad oggetto: “Parere di cui all’art. 3
punto b) del dispositivo della delibera di Giunta Regionale
n.2202/1995… ;
della deliberazione della Giunta Regionale della Basilicata
n. 6015 del 5 settembre 1997 avente ad oggetto: “decreto del
Presidente della Republica n. 915/1982 e legge n.441/1987 – Fenice
S.p.a. – Presa d’atto della d.c.r. n. 596 del 13 maggio 1997 in
ordine al parere di cui all’art. 3, punto b) del dispositivo della
d.g.r. n. 2202/1995. Realizzazione di un impianto di termodistruttore
di rifiuti con recupero di energia in localita’ San Nicola di Melfi.
Approvazione progetto”;
nonche’ ove occorra, oltre alla deliberazione della g.r.
della Basilicata n. 2202/1995 (in quanto richiamata negli atti
impugnati):
della nota, allo stato non conosciuta, del coordinatore del
dipartimento ambiente, prot. n. 9247/65A del 6 novembre 1995 di
trasmissione della deliberazione g.r. n. 2202/1995 alla Presidenza
del consiglio regionale;
della nota, allo stato non conosciuta, della Presidenza del
consiglio Regionale prot. n.7314/C dell’8 novembre 1995 in ordine
alla pretesa competenza del consiglio regionale sugli adempimenti di
cui all’art. 3.b del dispositivo della deliberazione g.r.
n.2202/1995;
del parere negativo, allo stato non conosciuto, emesso dalla
IV commissione consiliare sulla riserva di cui al suddetto art. 3.b
del dispositivo della deliberazione g.r. n. 2202/1995;
Quanto al ricorso n.730/2000:
della determinazione dirigenziale prot. n. 75F/2000/D/498 del
19 ottobre 2000 a firma del dirigente dell’ufficio compatibilita’
ambientale – Dipartimento ambiente e territorio della regione
Basilicata, avente ad oggetto “Fenice S.p.a. impianto di
termodistruzione di rifiuti con recupero energia sito in localita’ S.
Nicola di Melfi – Autorizzazione all’esercizio”;
ove occorra, del parere espresso con voto 549 del 14
settembre 2000 dal comitato tecnico regionale per lo smaltimento dei
rifiuti di cui all’art. 14 l.r. 4 settembre 1986, n. 22, nella parte
in cui si richiede la trasmissione di documentazione gia’ agli atti
della Regione Basilicata, si prevede il divieto di importazione di
rifiuti extraregionali e si prescrive che in caso di superamento dei
valori limite di emissione prescritti o concordati venga disposta la
sospensione o la revoca dell’autorizzazione all’esercizio;
ove occorra, della nota prot. n. 18683/75F del 21 settembre
2000 con la quale e’ stato richiesto di acquisire la documentazione
richiesta dal comitato tecnico regionale per lo smaltimento dei
rifiuti di cui all’art. 14 l.r. 4 settembre 1986, n. 22 con voto
n. 549.
Visti i ricorsi con i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio della Regione
Basilicata;
Viste, quanto al ricorso n. 766/1997 le seguenti ordinanze
cautelari: 11 febbraio 1999, n.65 di rigetto, 6 aprile 2000 n. 104 di
accoglimento, n. 432 del 30 novembre 2000 di accoglimento;
Vista l’ordinanza cautelare n. 433 del 30 novembre 2000 di
accoglimento dell’istanza incidentale di sospensione cautelare del
provvedimento impugnato (sul ricorso n. 730/2000);
Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive
difese;
Visti gli atti tutti della causa;
Uditi gli avvocati come da verbale alla pubblica udienza del 17
gennaio 2002 – relatore il magistrato Pennetti -;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue.

F a t t o

A) Col ricorso n. 766/1997 l’istante premette che la Regione
Basilicata con delibera di g.r. n. 2202 del 2 maggio 1995 ha
approvato il suo progetto di impianto di termodistruzione di rifiuti
con recupero di energia in localita’ S. Nicola di Melfi ma riservando
ogni determinazione circa il trattamento nel forno rotante d’una
quota di rifiuti speciali e di un’altra di rifiuti tossici e nocivi
all’esito delle valutazioni che avrebbe effettuato la competente
commissione consiliare.
Successivamente detta clausola, posta all’art. 3 punto b) del
dispositivo, e’ stata annullata da questo tribunale con sentenza
n.278/1997.
Col presente gravame, notificato il 30 ottobre 1997 e depositato
il 27 novembre 1997, si impugnano adesso i provvedimenti regionali
con i quali, a scioglimento della citata riserva, il Consiglio
Regionale prima e la Giunta Regionale poi (a recepimento della
pronuncia consiliare) hanno escluso la possibilita’ che, nell’ambito
delle tipologie e quantita’ di rifiuti da smaltire nel citato forno
rotante, possano essere compresi pure rifiuti di provenienza
extraregionale (ancorche’ di provenienza FIAT, come previsto nel
decreto ministeriale di V.I.A.).
Si deducono al riguardo i seguenti motivi:
1) Invalidita’ derivata – violazione e/o falsa applicazione
dell’art. 3-bis della legge n. 441/1987, dell’art. 27 del d.lgs.
n. 22/1998, dell’art. 5 del d.l. n. 530/1994 e d.m. ambiente 29
settembre 1994, dell’art. 38 della legge 22 febbraio 1994, n. 146
(legge comunitaria 1993) e della direttiva del Consiglio
n. 91/156/CEE, dell’art. 8 della legge n. 474/1988, del d.P.C.m. 10
agosto 1988, n. 377 – eccesso di potere per sviamento – difetto di
istruttoria – carenza e/o insufficienza della motivazione. Si assume
che gli atti impugnati sono illegittimi per invalidita’ derivata e
per gli stessi motivi gia’ rilevati col precedente ricorso
n. 861/1995 dato che nel procedimento e’ stata inserita una fase
procedimentale non prevista dalla legge col coinvolgimento del
Consiglio regionale in valutazioni attinenti a materie per le quali
non ha competenza e per di piu’ non motivate;
2) violazione e/o falsa applicazione dell’art. 3-bis della
legge n. 441/1987 sotto un ulteriore profilo, dell’art. 27 del d.lgs.
n. 22/1998, del d.P.C.m. 10 agosto 1988, n. 377 e dell’art. 8
(valutazione di compatibilita’ ambientale) della legge n. 475/1988,
difetto di istruttoria, carenza di motivazione.
Ne’ il consiglio ne’ la giunta, dopo la V.I.A. effettuata dal
Ministero dell’ambiente avevano titolo a fare valutazioni sulla
compatibilita’ con l’ambiente del progetto in questione e quindi non
potevano introdurre limitazioni capaci di portare ad un
ridimensionamento dell’impianto;
3) Illegittimita’ per violazione e/o falsa applicazione
dell’art. 5 del d.l. 7 settembre 1994, n.530, d.m. ambiente 29
settembre 1994, art. 38 della legge 22 settembre 1994, n. 146 (legge
comunitaria 1993) e della direttiva del consiglio n. 91/156/CEE. Il
diniego relativo anche allo smaltimento di rifiuti tossici e nocivi
trascura di considerare che l’impianto e’ anche destinato alla
produzione di energia elettrica. In base alle norme in rubrica, anzi,
neppure occorre chiedere una specifica autorizzazione;
4) violazione e falsa applicazione dell’art. 38 della legge
22 settembre 1994 n. 146 (legge comunitaria 1993) e della direttiva
del Consiglio n. 91/156/CEE. Le limitazioni territoriali contenute
negli atti impugnati sono illegittime in dipendenza
dell’inammissibilita’ d’un intervento della conferenza regionale e/o
della stessa giunta in ordine alla compatibilita’ ambientale
dell’impianto che e’ di competenza ministeriale. Inoltre il concetto
di autosufficienza e di prossimita’ di …

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