N. 318 SENTENZA 1 - 5 luglio 2002. Giudizio di legittimita' costituzionale in via incidentale. Contratti agrari - Affitto di fondi rustici - Canone - Determinazione mediante coefficienti di moltiplicazione del reddito dominicale risultante dal catasto terreni 1939 | Edilone.it

N. 318 SENTENZA 1 – 5 luglio 2002. Giudizio di legittimita’ costituzionale in via incidentale. Contratti agrari – Affitto di fondi rustici – Canone – Determinazione mediante coefficienti di moltiplicazione del reddito dominicale risultante dal catasto terreni 1939

N. 318 SENTENZA 1 - 5 luglio 2002. Giudizio di legittimita' costituzionale in via incidentale. Contratti agrari - Affitto di fondi rustici - Canone - Determinazione mediante coefficienti di moltiplicazione del reddito dominicale risultante dal catasto terreni 1939 - Inidoneita' di quel catasto..........

N. 318 SENTENZA 1 – 5 luglio 2002.

Giudizio di legittimita’ costituzionale in via incidentale.

Contratti agrari – Affitto di fondi rustici – Canone – Determinazione
mediante coefficienti di moltiplicazione del reddito dominicale
risultante dal catasto terreni 1939 – Inidoneita’ di quel catasto a
rappresentare le effettive caratteristiche dei terreni – Lesione
della garanzia della proprieta’ terriera, contraria alla
instaurazione di equi rapporti sociali – Illegittimita’
costituzionale.
– Legge 3 maggio 1982, n. 203, artt. 9 e 62.
– Costituzione, artt. 3, 42 e 44.

(GU n. 27 del 10-7-2002)
LA CORTE COSTITUZIONALE
composta dai signori:
Presidente: Cesare RUPERTO;
Giudici: Riccardo CHIEPPA, Gustavo ZAGREBELSKY, Valerio ONIDA,
Carlo MEZZANOTTE, Guido NEPPI MODONA, Piero Alberto CAPOTOSTI,
Annibale MARINI, Franco BILE, Giovanni Maria FLICK, Francesco
AMIRANTE, Ugo DE SIERVO, Romano VACCARELLA;

ha pronunciato la seguente

Sentenza

nel giudizio di legittimita’ costituzionale degli artt. 9 e 62 della
legge 3 maggio 1982, n. 203 (Norme sui contratti agrari), promosso
con ordinanza emessa il 30 gennaio 2001 dal Tribunale di Pesaro,
sezione specializzata agraria,nel procedimento civile vertente tra
Mari Rossana e Bacchiocchi Ino, iscritta al n. 296 del registro
ordinanze 2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica, 1a serie speciale, n. 17 dell’anno 2001.
Visto l’atto di costituzione di Mari Rossana;
Udito nell’udienza pubblica del 21 maggio 2002 il giudice
relatore Annibale Marini;
Udito l’avvocato Giulio Catelani per Mari Rossana.

Ritenuto in fatto

1. – Con ordinanza emessa e depositata il 30 gennaio 2001, il
Tribunale di Pesaro, sezione specializzata agraria, ha sollevato, in
riferimento agli artt. 3, 42 e 44 della Costituzione, questione di
legittimita’ costituzionale degli artt. 9 e 62 della legge 3 maggio
1982, n. 203 (Norme sui contratti agrari).
Espone il rimettente che il giudizio a quo ha ad oggetto la
domanda di fissazione del canone di affitto di un fondo agricolo in
una misura maggiore di quella corrisposta dall’affittuario, con
condanna di quest’ultimo al pagamento delle differenze a decorrere
dall’annata agraria 1994/1995. Tale domanda – secondo il medesimo
rimettente – dovrebbe allo stato essere rigettata, in base al
combinato disposto degli artt. 9 e 62 della legge n. 203 del 1982,
secondo cui per la determinazione del canone deve essere preso a base
il reddito dominicale stabilito a norma del regio decreto-legge
4 aprile 1939, n. 589 (Revisione generale degli estimi dei terreni),
mentre risulterebbe meritevole di accoglimento nel caso in cui la
proposta questione di legittimita’ costituzionale venisse accolta.
Cio’ posto, secondo il giudice a quo, le norme impugnate
sarebbero, innanzitutto, in contrasto con il principio di
eguaglianza, in quanto – stante la possibilita’, prevista
dall’art. 45 della stessa legge, che le organizzazioni professionali
agricole stipulino contratti collettivi in materia di contratti
agrari (anche in deroga alle norme della medesima legge, ex art. 58)
– situazioni omogenee risulterebbero diversamente disciplinate in
dipendenza del fatto che esistano o meno, in ciascuna regione,
siffatti contratti collettivi.
Le stesse norme – stabilendo che il canone vada calcolato sulla
base del reddito dominicale e che il reddito dominicale da prendere
in considerazione sia ancora quello stabilito con il regio
decreto-legge n. 589 del 1939, nonostante l’intervenuta revisione
degli estimi – violerebbero poi la garanzia costituzionale del
diritto di proprieta’, in quanto condurrebbero alla determinazione di
canoni di affitto irrisori ed addirittura simbolici, impedendo
altresi’, in tal modo, l’instaurazione di equi rapporti sociali.
Precisa il rimettente di non ignorare che questa Corte, con
sentenza n. 139 del 1984, ha dichiarato non fondata una analoga
questione di legittimita’ costituzionale. Rileva, peraltro, che in
quella stessa sentenza la Corte ebbe ad osservare che l’ulteriore
protrarsi del ricorso ad un catasto vecchio di circa un cinquantennio
non avrebbe potuto razionalmente giustificarsi e sottolinea come, nel
frattempo, tali dati catastali abbiano ancor piu’ perso idoneita’ a
rappresentare le effettive caratteristiche dei terreni agricoli.
2. – Si e’ costituita in giudizio Rossana Mari, attrice nella
causa pendente dinanzi al giudice rimettente, concludendo per
l’accoglimento della questione sulla scorta di argomentazioni
analoghe a quelle esposte nell’ordinanza di rimessione.
In particolare, la parte privata insiste perche’, attraverso la
caducazione dell’art. 62 della legge n. 203 del 1982, sia restituita
alle parti “la facolta’ di procedere alla contrattazione diretta del
canone che sia conforme ai prezzi di mercato”.

Considerato in diritto

1. – Il Tribunale di Pesaro dubita, in riferimento agli artt. 3,
42 e 44 della Costituzione, della legittimita’ costituzionale degli
artt. 9 e 62 della legge 3 maggio 1982, n. 203 (Norme sui contratti
agrari), in quanto prevedono un meccanismo di determinazione del
canone di equo affitto ancora basato – nonostante l’intervenuta
revisione degli estimi catastali – sul reddito dominicale stabilito a
norma del regio decreto-legge 4 aprile 1939, n. 589 (Revisione
generale degli estimi dei terreni), convertito, con modificazioni, in
legge 29 giugno 1939, n. 976.
Ad avviso del rimettente, la normativa impugnata si porrebbe in
contrasto con il principio di eguaglianza, potendo essere derogata
solamente mediante accordi collettivi tra organizzazioni
professionali agricole, operanti su base regionale, con conseguente
disparita’ di trattamento tra i proprietari di terreni situati nelle
regioni ove siffatti accordi siano stati stipulati e i proprietari di
terreni situati nelle altre regioni.
Le stesse norme, inoltre, violerebbero il criterio di
ragionevolezza facendo riferimento a dati catastali ormai inidonei a
rappresentare le caratteristiche effettive dei terreni e, comportando
la fissazione di canoni di affitto irrisori, violerebbero anche la
tutela costituzionale del diritto di proprieta’ e precluderebbero
l’instaurazione di equi rapporti sociali.
2. – La questione e’ fondata, nei termini di seguito precisati.
3. – Il canone di equo affitto dei fondi rustici e’ individuato –
secondo il sistema delineato dalle norme impugnate, in riferimento
all’art. 3 della legge 10 dicembre 1973, n. 814 – mediante la
moltiplicazione del reddito dominicale per coefficienti, determinati
dalla commissione tecnica provinciale nelle apposite tabelle,
compresi tra un minimo ed un massimo fissati, attualmente,
dall’art. 9 della legge n. 203 del 1982.
In assenza delle suddette tabelle il canone e’ determinato, in
via provvisoria, ai sensi dello stesso art. 9, comma quarto,
moltiplicando il reddito dominicale per settanta.
Nell’uno e nell’altro caso il reddito dominicale di riferimento,
secondo l’art. 62 della predetta legge n. 203 del 1982, e’, “sino
all’entrata in vigore di una nuova legge che disciplini la materia”,
quello stabilito a norma del regio decreto-legge 4 aprile 1939,
n. 589, convertito, con modificazioni, in legge 29 giugno 1939,
n. 976, e cio’ “ancorche’ intervenga la revisione degli estimi
catastali”.
Giova ricordare che le previgenti discipline del canone di equo
affitto – pur esse basate sul reddito dominicale stabilito a norma
del regio decreto-legge n. 589 del 1939 – furono colpite da
declaratorie di illegittimita’ costituzionale, con sentenze n. 155
del 1972 e n. 153 del 1977, nella parte in cui prevedevano
coefficienti di moltiplicazione del suddetto reddito dominicale
assolutamente inadeguati ad assicurare una remunerazione non
irrisoria del capitale fondiario.
Intervenuta, a seguito della seconda delle richiamate sentenze,
la vigente legge n. 203 del 1982, questa Corte ritenne non fondate,
con la sentenza n. 139 del 1984, le questioni di legittimita’
costituzionale sollevate, sotto i medesimi profili, riguardo
all’art. 9 della suddetta legge, recante appunto i nuovi
coefficienti, rilevando come il legislatore avesse questa volta
inteso, “almeno in linea di tendenza”, accogliere i rilievi da essa
formulati nelle due precedenti sentenze, attenendosi cosi’ al dettato
costituzionale, ed in particolare all’art. 44 della Costituzione,
secondo il quale, relativamente alla proprieta’ terriera, la legge
deve tendere all’obiettivo “di conseguire il razionale sfruttamento
del suolo e di stabilire equi rapporti sociali”.
Nella medesima sentenza si riconosceva, tuttavia, l’esistenza,
nel sistema, di “insufficienze e disarmonie”, principalmente
derivanti dal fatto che, a base della determinazione del canone,
erano ancora presi in considerazione i dati catastali del 1939, i
quali, per il lungo periodo trascorso, perdevano sempre piu’ la
idoneita’ a rappresentare le effettive caratteristiche dei terreni
agricoli. Considerata la ormai imminente (all’epoca) entrata in
vigore dei nuovi dati catastali, questa Corte avvertiva, pertanto,
come non fosse razionalmente giustificabile l’ulteriore protrarsi del
ricorso ad un catasto vecchio di circa un cinquantennio e la mancata
utilizzazione di elementi che risultavano invece idonei a
rappresentare la realta’ attuale e quindi a porre i rapporti tra
c…

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