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Ministero lavori pubblici – Problematiche connesse all’applicabilità dell’art. 30 della legge 109/1994

Ministero lavori pubblici - Problematiche connesse all'applicabilità dell'art. 30 della legge 109/1994 e successive modificazioni ed integrazioni. Garanzie e coperture assicurative.

Circolare 13/11/1998
Ministero lavori pubblici – Problematiche
connesse all’applicabilità dell’art. 30 della legge 109/1994 e
successive modificazioni ed integrazioni. Garanzie e coperture
assicurative.

TESTO

L’articolo 30 della legge quadro sui lavori
pubblici 11 febbraio 1994 n. 109 ha rinnovato in modo completo ed
organico la materia delle garanzie e delle coperture assicurative
dell’esecuzione di opere pubbliche, con riferimento a tutte le fasi di
realizzazione del lavoro, dalla progettazione alla fase finale del
collaudo.
Il nuovo sistema ha posto alcuni problemi di coordinamento
con la previgente disciplina, con particolare riguardo alla questione
dell’esistenza e dell’individuazione dei precetti immediatamente
applicabili. Tale situazione di scarsa chiarezza ha pertanto
determinato l’insorgere di una serie di problematiche operative, che
hanno condotto a comportamenti non sempre univoci da parte delle
stazioni appaltanti, molte delle quali hanno rivolto espresso quesito
sul punto. Al fine di dare un indirizzo interpretativo che consenta
l’adozione di comportamenti per quanto possibile unitari e coerenti, e
riduca il rischio del contenzioso, questo Ufficio ha ritenuto
opportuno richiedere il parere dell’Avvocatura dello Stato.
Con nota
n. 121675 del 31 ottobre 1998 l’Organo Legale ha espresso l’avviso che
la “immediata applicazione debba essere negata alle disposizioni
rispetto alle quali si attende l’emanazione del regolamento
governativo previsto dall’articolo 3, n. 6, lett. t) della stessa
legge 109, vale a dire le disposizioni di cui ai commi 3, 4 e 5 ed
all’ultimo periodo del comma 6 dello stesso articolo 30 riguardanti la
stipulazione delle varie polizze assicurative poste a copertura di
tutti i rischi derivanti dalla esecuzione dell’opera per almeno dieci
anni, dei danni verso terzi, del rischio professionale dei
progettisti, nonché la verifica preventiva se effettuata dagli
istituendi organismi di certificazione di cui all’articolo 8 della
qualità degli elaborati progettuali e della loro conformità alla
normativa vigente”.
In sostanza risulta confermata l’impostazione
interpretativa già offerta nella offerta nella circolare ministeriale
n. 4488/UL del 7 ottobre 1996 là dove si era esclusa la possibilità di
giovarsi di quelle disposizioni prima dell’emanazione del regolamento
di esecuzione. Ciò premesso in linea generale, l’Avvocatura dello
Stato ha poi affrontato il problema della permanenza delle ritenute di
garanzia di cui all’articolo 22 della legge 1/1978 e delle ritenute
per infortunio o previdenziali di cui all’articolo 19 del capitolato
generale, alla luce del disposto del comma 7 dell’articolo 30 della
legge quadro, che come è noto dispone che “sono soppresse le altre
forme di garanzia e le cauzioni previste dalla normativa vigente”.
In
proposito l’Organo Legale, pur dando atto della complessità della
questione, ha ritenuto che nell’attesa dell’emanazione del regolamento
le predette forme di garanzia continuino ad operare. Secondo
l’Avvocatura infatti, “La lettura del citato comma n. 7 dell’articolo
30, soppressiva delle precedenti forme di garanzia, va infatti
coordinata con la lettura dell’articolo 3, n. 6, lettere r) e t) della
stessa legge quadro, e cioè della disposizione che rimanda
all’emanando regolamento la definizione del contenuto delle norme
sulla cauzione definitiva e sulle garanzie assicurative destinate a
sostituire la vecchia disciplina.
Da qui, a norma dell’articolo 12
delle preleggi, l’interpretazione secondo la quale la soppressione
della vecchia normativa deve di necessità ritenersi condizionata,
all’entrata in vigore della nuova normativa, vale a dire alla
pubblicazione del regolamento deputato a descrivere compiutamente il
contenuto di essa. Nell’attesa non può che essere applicata la
disciplina vigente.
Si creerebbe altrimenti un vuoto normativo
inammissibile in qualsiasi ordinamento giuridico”.

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