MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO - DECRETO 15 marzo 2012 | Edilone.it

MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO – DECRETO 15 marzo 2012

MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO - DECRETO 15 marzo 2012 - Definizione e qualificazione degli obiettivi regionali in materia di fonti rinnovabili e definizione della modalita' di gestione dei casi di mancato raggiungimento degli obiettivi da parte delle regioni e delle provincie autonome (c.d. Burden Sharing). (12A03600) - (GU n. 78 del 2-4-2012 )

MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

DECRETO 15 marzo 2012

Definizione e qualificazione degli obiettivi regionali in materia di
fonti rinnovabili e definizione della modalita’ di gestione dei casi
di mancato raggiungimento degli obiettivi da parte delle regioni e
delle provincie autonome (c.d. Burden Sharing). (12A03600)

IL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

di concerto con

IL MINISTRO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Vista la legge 24 dicembre 2007, n. 244 (di seguito legge n. 244
del 2007) ed in particolare:
– l’articolo 2, comma 167, come modificato dall’articolo 8-bis
del decreto legge 30 dicembre 2008, convertito con modificazioni
dalla legge 27 febbraio 2009, n. 13, il quale stabilisce che il
Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, d’intesa con
la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, emana uno o piu’ decreti
per definire la ripartizione fra regioni e province autonome di
Trento e di Bolzano della quota minima di incremento dell’energia
prodotta con fonti rinnovabili per raggiungere l’obiettivo del 17 per
cento del consumo interno lordo entro il 2020 ed i successivi
aggiornamenti proposti dall’Unione europea, precisando che i suddetti
decreti sono emanati tenendo conto:
a) della definizione dei potenziali regionali tenendo conto
dell’attuale livello di produzione delle energie rinnovabili;
b) dell’introduzione di obiettivi intermedi al 2012, 2014, 2016
e 2018 calcolati coerentemente con gli obiettivi intermedi nazionali
concordati a livello comunitario;
c) della determinazione delle modalita’ di esercizio del potere
sostitutivo del Governo ai sensi dell’articolo 120 della Costituzione
nei casi di inadempienza delle regioni per il raggiungimento degli
obiettivi individuati;
Visto il decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28 che attua la
direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti
rinnovabili (di seguito: decreto legislativo n. 28 del 2011) ed in
particolare:
– gli articoli 35 e 36 che prevedono la promozione e la gestione
con altri Stati membri e Paesi terzi, sulla base di accordi
internazionali, di progetti comuni e trasferimenti statistici a
favore dell’Italia di produzioni di energia da fonti rinnovabili,
stabilendone i criteri e le modalita’ di copertura dei relativi
oneri;
– l’articolo 37, commi da 1 a 5 che individuano le azioni e gli
strumenti ulteriori a quelli resi disponibili dalla normativa
nazionale, che le regioni e le province autonome possono utilizzare
ai fini del raggiungimento dei rispettivi obiettivi di sviluppo di
energia da fonti rinnovabili, definiti in attuazione del predetto
articolo 2, comma 167 della legge n. 244 del 2007, nonche’ le
modalita’ di verifica del raggiungimento degli obiettivi regionali da
parte del Ministro dello sviluppo economico;
– l’articolo 37, comma 6, il quale prevede che, con decreto del
Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e d’intesa con
la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano sono definiti e quantificati
gli obiettivi regionali in attuazione del predetto articolo 2, comma
167, della legge n. 244 del 2007 e successive modificazioni, nonche’
definite le modalita’ di gestione dei casi di mancato raggiungimento
degli obiettivi da parte delle regioni e delle province autonome, in
coerenza con quanto previsto dal medesimo articolo 2, comma 170,
della legge n. 244 del 2007;
Vista la legge 5 giugno 2003, n. 131, e in particolare l’articolo
8, il quale, in l’attuazione dell’articolo 120 della Costituzione,
disciplina le modalita’ con le quali il Governo puo’ sostituirsi a
organi delle regioni, delle citta’ metropolitane, delle province e
dei comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati
internazionali o della normativa comunitaria, ovvero quando lo
richiedono la tutela dell’unita’ giuridica ed economica;
Visto il Piano di azione nazionale per lo sviluppo delle fonti
rinnovabili (di seguito PAN), adottato ai sensi dell’articolo 4 della
direttiva 2009/28/CE e trasmesso alla Commissione europea il 31
luglio 2010, che definisce gli obiettivi nazionali e le misure al
2020, anche di carattere intermedio, per contenere i consumi finali e
sviluppare quelli di energia da fonti rinnovabili, quantificando
anche la quota conseguibile attraverso mezzi diversi dalla produzione
nazionale, quali l’importazione di energia da altri paesi;
Visto il decreto 5 maggio 2011 del Ministro dello sviluppo
economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela
del territorio e del mare e sentita la Conferenza Unificata di cui
all’articolo 8 del decreto legislativo n. 281 del 1997, con cui sono
stati ridefiniti i criteri per incentivare la produzione di energia
elettrica da impianti solari fotovoltaici e gli obiettivi di potenza
incentivabile al 2016;
Visto lo studio preliminare effettuato dalla societa’ ERSE –
nell’ambito delle attivita’ di ricerca sul sistema elettrico per il
triennio 2009-2011 – e da ENEA, con cui e’ stata individuata la
metodologia per la ripartizione regionale dell’obiettivo nazionale
sulle fonti rinnovabili ed e’ stata proposta una prima ipotesi di
ripartizione basata, tra l’altro, su una serie di dati regionali di
consumo finale di energia prodotti da ENEA;
Visti i risultati del successivo studio eseguito dalla societa’
Ricerca sul Sistema Energetico – RSE SpA (gia’ ERSE), nell’ambito
delle attivita’ di ricerca sul sistema elettrico per il triennio
2009-2011, con il quale, con riferimento ai valori di produzione e
consumo di energie rinnovabili in ciascuna regione e provincia
autonoma, sono stati definiti gli attuali livelli, esaminati i
potenziali e delineati i criteri di ripartizione degli obiettivi
nazionali fino al 2020 in materia di quota complessiva di energia da
fonti rinnovabili sul consumo finale lordo di energia e di quota di
energia da fonti rinnovabili nei trasporti;
Ritenuto che la ripartizione tra le regioni e le province autonome
degli obiettivi di consumo di fonti rinnovabili fino al 2020 debba
riguardare i soli settori dell’elettricita’ e del calore e
raffrescamento, poiche’ l’aumento dei consumi di energia da fonti
rinnovabili nei trasporti dipende quasi esclusivamente da strumenti
nella disponibilita’ dello Stato;
Ritenuto altresi’ che gli obiettivi nazionali indicati nel PAN
rappresentano obiettivi minimi, che potranno essere integrati ed
anche diversamente articolati nell’arco dei previsti aggiornamenti
biennali, per tener conto del maggior apporto di alcune fonti, di
eventuali mutamenti tecnologici cosi’ come degli esiti del
monitoraggio;
Acquisita l’intesa della Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
sancita nella riunione del 22 febbraio 2012;

Emana

il seguente decreto:

Art. 1

Finalita’

1. Il presente decreto, in attuazione dell’articolo 37, comma 6,
del decreto legislativo n. 28 del 2011 e nel rispetto dei criteri di
cui all’articolo 2, comma 167, della legge n. 244 del 2007 e
successive modificazioni, definisce e quantifica gli obiettivi
intermedi e finali che ciascuna regione e provincia autonoma deve
conseguire ai fini del raggiungimento degli obiettivi nazionali fino
al 2020 in materia di quota complessiva di energia da fonti
rinnovabili sul consumo finale lordo di energia e di quota di energia
da fonti rinnovabili nei trasporti.
2. Il presente decreto, in attuazione dell’articolo 37, comma 6,
del decreto legislativo n. 28 del 2011, definisce le modalita’ di
gestione dei casi di mancato raggiungimento degli obiettivi da parte
delle regioni e delle province autonome, in coerenza con quanto
previsto dall’articolo 2, comma 170, della legge n. 244 del 2007.

Art. 2

Modalita’ di determinazione e conseguimento degli obiettivi
delle regioni e delle province autonome

1. Per la quantificazione degli obiettivi da assegnare a ciascuna
regione e provincia autonoma, si assumono a riferimento gli obiettivi
nazionali definiti nel PAN. Il consumo di biocarburanti per trasporti
e le importazioni di energia rinnovabile da Stati membri e da Paesi
terzi, conseguenti all’attuazione degli articoli 35 e 36 del decreto
legislativo n. 28 del 2011, non concorrono alla determinazione della
quota di energia da fonti rinnovabili da ripartire tra le regioni e
le province autonome, fatto salvo quanto previsto ai commi 5 e 6.
2. Ai fini del presente decreto, il consumo finale lordo di energia
di una regione o provincia autonoma e’ dato dalla somma dei seguenti
tre termini:
a) consumi elettrici, compresi i consumi degli ausiliari di
centrale, le perdite di rete e i consumi elettrici per trasporto;
b) consumi di energia per riscaldamento e raffreddamento in tutti
i settori, con esclusione del contributo dell’energia elettrica per
usi termici;
c) consumi per tutte le forme di trasporto, ad eccezione del
trasporto elettrico e della navigazione internazionale.
3. Ai fini del presente decreto, il consumo di energia rinnovabile
in una regione o provincia autonoma e’ dato dalla somma dei seguenti
quattro termini:
a) energia elettrica lorda da fonte rinnovabile prodotta da
impianti ubicati nella regione;
b) energia termica da fonte rinnovabile per
riscaldamento/raffreddamento, prodotta e distribuita, anche mediante
teleriscaldamento, da impianti di conversione ubicati nella regione o
provincia autonoma, ad esclusione di quelli alimenti con biometano o
biogas prelevato da reti di cui al punto d) del presente comma;
c) biometano prodotto tramite impianti di produzione ubicati
nella regione o provincia autonoma e immesso nella rete di
distribuzione del gas naturale;
d) biometano e biogas prodotto tramite impianti di produzione
ubicati nella regione o provincia autonoma, immesso in reti di
distribuzione private e impiegato per usi termici o di trasporto.
4. Per le finalita’ di cui al comma 3 nel caso di impianti in cui
la produzione sia attribuibile agli apporti di piu’ regioni o
province autonome, la ripartizione delle relative produzioni e’
definita da accordi stipulati tra le medesime regioni e province
autonome. In carenza di accordi, la produzione e’ attribuita
applicando i criteri di cui al punto 10.5 delle linee guida approvate
dalla Conferenza Unificata ed emanate con DM 10 settembre 2010,
pubblicato in G.U. 18 settembre 2010, n. 219.
5. Le regioni e le province autonome possono ricorrere, ai fini del
raggiungimento dei rispettivi obiettivi, agli strumenti di cui
all’articolo 37, comma 1 e comma 4, lettera a), del decreto
legislativo n. 28 del 2011. Allo scopo di destinare prioritariamente
le produzioni da fonti rinnovabili realizzate in Italia al
conseguimento degli obiettivi nazionali, i trasferimenti statistici
per cessione di energia da fonti rinnovabili ad altri Stati membri o
Paesi terzi promossi dalle regioni o province autonome devono essere
preventivamente autorizzati dal Ministro dello sviluppo economico.
6. La copertura dei costi per i trasferimenti statistici e i
progetti comuni promossi dalle regioni e province autonome e’
assicurata attraverso le modalita’ definite dall’Autorita’ per
l’energia elettrica e il gas, sentita la Conferenza Stato-Regioni,
nell’ambito dei provvedimenti previsti dall’ articolo 35, comma 2,
del decreto legislativo n. 28 del 2011. A tali fini, gli oneri
specifici dell’energia oggetto di trasferimenti statistici o progetti
comuni a carico delle regioni e province autonome partecipanti sono
pari a quelli definiti ai sensi dell’articolo 35, comma 1, lettera
b), del decreto legislativo n. 28 del 2011.
7 Ai fini del presente decreto, la quota del consumo finale lordo
di energia coperta da fonti rinnovabili in ciascuna regione e
provincia autonoma e’ calcolata come rapporto tra la somma dei
termini di cui al comma 3 e degli eventuali apporti conseguenti
all’utilizzo degli strumenti richiamati al comma 5, e la somma dei
termini di cui al comma 2.

Art. 3

Obiettivi delle regioni e province autonome

1. La metodologia seguita per la ripartizione tra le regioni e le
province autonome degli obiettivi intermedi e finali di contenimento
dei consumi finali lordi e di sviluppo delle fonti rinnovabili
previsti dal PAN ed i relativi risultati conseguiti sono riportati,
rispettivamente, negli allegati 2 e 1 che formano parte integrante
del presente decreto. Gli elementi metodologici e quantitativi
riportati nei medesimi allegati hanno valore indicativo e di
orientamento, in particolare ai fini della programmazione delle
regioni e delle province autonome, fermo restando quanto previsto
dall’articolo 4. Gli obiettivi di cui al comma 2 possono essere
conseguiti attraverso una qualsiasi combinazione dei contributi dei
quattro termini di cui all’articolo 2, comma 3, nonche’ dei
contributi derivanti dagli strumenti di cui all’articolo 37, comma 4,
del decreto legislativo n. 28 del 2011.
2. Gli obiettivi, intermedi e finali, per ciascuna regione e
provincia autonoma sono riportati nella seguente Tabella A, fatto
salvo quanto previsto dall’art. 5, commi 5 e 6. Gli obiettivi,
intermedi e finali, a partire dall’anno 2016 sono vincolanti.

Parte di provvedimento in formato grafico

3. Nelle more della definizione della metodologia di monitoraggio
di cui all’art. 40 del decreto legislativo n. 28 del 2011, su
proposta unitaria delle regioni e fermo restando l’obiettivo
nazionale, viene effettuata una rivisitazione dei criteri
metodologici e dei parametri utilizzati per la ripartizione tra
regioni e le province autonome degli obiettivi intermedi e finali, a
seguito della quale il Ministero dello sviluppo economicoprovvede di
concerto con il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio
e del mare e d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni alla
ridefinizione della Tabella A del presente articolo. Fermo restando
l’obiettivo nazionale, la ridefinizione della Tabella A e’ altresi’
consentita al verificarsi delle condizioni di cui all’articolo 5,
comma 6.
4. Le regioni, al fine di assicurare il raggiungimento degli
obiettivi intermedi e finali di cui alla Tabella A del presente
articolo, integrano i propri strumenti per il governo del territorio
e per il sostegno all’innovazione nei settori produttivi con
specifiche disposizioni a favore dell’efficienza energetica e
dell’uso delle fonti rinnovabili.
5. Qualora una regione abbia attribuito il rilascio delle
autorizzazioni di cui all’articolo 12 del decreto legislativo del 29
dicembre 2003, n. 387 agli enti locali, e’ tenuta a vigilare
affinche’ i medesimi ottemperino alla regolare applicazione delle
norme vigenti in materia, a definire le proprie modalita’ di
intervento ed a utilizzare poteri sostitutivi in caso di inerzia
accertata al fine di assicurare il rispetto delle norme stesse
nonche’ il raggiungimento degli obiettivi indicati alla Tabella A del
presente articolo.
6. Fermi restando gli obiettivi previsti dalla Tabella A di cui
all’articolo 3 del presente decreto, le regioni e le province
autonome possono stabilire, anche sulla base delle disposizioni di
cui all’articolo 4, comma 3, del decreto legislativo n.28 del 2011 e
di cui al paragrafo 17.2 del DM 10 settembre 2010, pubblicato in
Gazzetta Ufficiale 18 settembre 2010, n. 219, i limiti massimi alla
produzione di energia per singola fonte rinnovabile in misura non
inferiore a 1,5 volte gli obiettivi previsti nei rispettivi strumenti
di pianificazione energetica per la medesima fonte.
7. In considerazione dell’impatto sulle reti elettriche degli
impianti di produzione a fonti rinnovabili non programmabili e della
rapida crescita di tali tipi di impianti, con fenomeni di forte
concentrazione geografica, fermo restando il principio
dell’autorizzazione unica di cui all’articolo 12 del decreto
legislativo n. 387 del 2003, ed alle linee guida di cui al decreto
ministeriale 10 settembre 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
18 settembre 2010, n. 219, la regione o la provincia delegata, nelle
more della realizzazione degli interventi di messa in sicurezza del
sistema elettrico, puo’ sospendere i procedimenti di autorizzazione
in corso su motivata segnalazione da parte dei gestori delle reti
circa la sussistenza di problemi di sicurezza per la continuita’ e la
qualita’ delle forniture. La segnalazione, che puo’ avvenire anche a
seguito di richiesta di verifica da parte della regione interessata,
e’ corredata dalla proposta degli interventi di messa in sicurezza,
necessari e propedeutici all’ulteriore installazione di impianti
rinnovabili non programmabili in condizioni di sicurezza. La
sospensione ha la durata massima di otto mesi. La regione o l’ente
preposto assicurano adeguata pubblicita’ e garantiscono il sollecito
rilascio degli atti autorizzativi di competenza, necessari per
l’esecuzione nei tempi minimi degli interventi di messa in sicurezza.
8. La sospensione di cui al comma 7 non puo’ essere disposta per i
procedimenti relativi ad impianti non collegati alla rete elettrica
ovvero dotati di sistemi di accumulo di capacita’ pari almeno alla
produzione giornaliera media dell’impianto.

Art. 4

Orientamenti per iniziative prioritarie e
collaborazione Stato-Regioni e Province autonome

1. In attuazione dell’articolo 37, comma 4, lettere b), c), d) ed
e), del decreto legislativo n. 28 del 2011 e tenuto conto delle
ulteriori disposizioni in materia di formazione e di reti di
teleriscaldamento di cui agli articoli 15 e 22 dello stesso decreto
legislativo, le regioni e le province autonome, nell’ambito delle
proprie risorse finanziarie, perseguono prioritariamente il
contenimento dei rispettivi consumi finali lordi, nella misura
prevista in allegato 2, con i seguenti principali strumenti:
a) sviluppare modelli di intervento per l’efficienza energetica e
le fonti rinnovabili su scala distrettuale e territoriale;
b) integrare la programmazione in materia di fonti rinnovabili e
di efficienza energetica con la programmazione di altri settori.
2. Le regioni e le province autonome, nell’ambito delle proprie
risorse finanziarie, concorrono al contenimento del rispettivi
consumi finali lordi, nella misura prevista in allegato 2, favorendo
in particolare le seguenti attivita’ anche ai fini dell’accesso agli
strumenti nazionali di sostegno, in particolare mediante:
a) misure e interventi nei trasporti pubblici locali, negli
edifici e nelle utenze delle regioni e delle province autonome,
nonche’ degli enti locali;
b) misure e interventi di riduzione del traffico urbano;
c) interventi per la riduzione dei consumi di energia elettrica
nell’illuminazione pubblica e nel settore idrico;
d) diffusione degli strumenti del finanziamento tramite terzi e
dei servizi energetici;
e) incentivazione dell’efficienza energetica, nei limiti di
cumulabilita’ fissati dalle norme nazionali.
3. Ai fini dell’attuazione delle disposizioni richiamate al comma 1
le regioni e le province autonome provvedono a:
a) indirizzare gli enti locali per lo svolgimento dei
procedimenti di loro competenza, relativi alla costruzione e
all’esercizio degli impianti di produzione da fonti rinnovabili,
secondo principi di efficacia e di semplificazione amministrativa e
applicando il modello dell’autorizzazione unica per impianti ed opere
di rete connesse;
b) incentivare la produzione di energia da fonti rinnovabili, nei
limiti di cumulabilita’ fissati dalle norme nazionali;
c) destinare specifici programmi di formazione, rivolti anche a
gestori di utenze pubbliche, progettisti, piccole e medie imprese;
d) promuovere la realizzazione di reti di teleriscaldamento per
la valorizzazione del calore e la riduzione delle sorgenti emissive,
secondo criteri di efficienza realizzativa, anche mediante specifiche
previsioni nella pianificazione di livello regionale ed indirizzi per
la pianificazione di livello locale.
4. Al fine di semplificare e favorire l’accesso agli strumenti di
sostegno nazionali per l’efficienza energetica, su richiesta delle
regioni accompagnata da progetti preliminari, l’ENEA redige e propone
all’approvazione del Ministero dello sviluppo economico schede
standardizzate per la quantificazione dei risparmi di progetti
inerenti misure e interventi di cui al comma 2.
5. Le regioni e le province autonome rendono note al Ministero
dello sviluppo economico, al Ministero dell’ambiente e della tutela
del territorio e del mare e alle altre regioni le rispettive
iniziative e misure, di particolare efficacia in materia di
efficienza energetica, di semplificazione e accelerazione delle
procedure autorizzative di impianti a fonti rinnovabili e interventi
di efficienza energetica.
6. Il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare promuovono lo
scambio e la valorizzazione di esperienze e di buone pratiche
realizzate nelle regioni e nelle province autonome, attraverso
specifici eventi e strumenti di diffusione informativa.
7. Il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare provvedono a
informare le regioni e le province autonome sulle iniziative
comunitarie in materia di sostegno alle fonti rinnovabili e
all’efficienza energetica.

Art. 5

Monitoraggio e verifica di raggiungimento degli obiettivi

1. A decorrere dal 2013, successivamente all’approvazione delle
metodologie di cui all’articolo 40, commi 4 e 5, del decreto
legislativo n. 28 del 2011, il Ministero dello sviluppo economico,
nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie
disponibili a legislazione vigente, provvede, entro il 31 dicembre di
ciascun anno e secondo le modalita’ di cui al comma 4, alla verifica
per ciascuna regione e provincia autonoma della quota del consumo
finale lordo di energia coperta da fonti rinnovabili, riferita
all’anno precedente. L’esito della verifica annuale e’ comunicato al
Ministero dell’ambiente, al Ministero per i beni e le attivita’
culturali, alla Presidenza del Consiglio dei ministri e alle regioni,
con proposta di discussione in Conferenza Stato-Regioni nonche’, in
caso di mancato conseguimento degli obiettivi di cui alla Tabella A
dell’articolo 3, per l’esercizio dei poteri di cui all’articolo 6.
2. Per le finalita’ di cui al comma 1, le regioni e province
autonome trasmettono al Gestore Servizi Energetici GSE S.p.A. e al
Ministero dello sviluppo economico:
a) copia delle intese e degli accordi conclusi ai sensi
dell’articolo 37, comma 4, lettera a) del decreto legislativo n. 28
del 2011, nonche’ degli accordi per trasferimenti statistici di cui
all’articolo 37, comma 1, dello stesso decreto legislativo;
b) i valori dell’energia effettivamente trasferita, nell’anno
precedente, in attuazione delle intese e degli accordi di cui alla
lettera a);
c) gli elementi atti a dimostrare la partecipazione alla
copertura dei costi per i trasferimenti statistici e i progetti
comuni previsti dall’articolo 35 del decreto legislativo n. 28 del
2011.
3. Per le finalita’ di cui all’articolo 6, l’obiettivo di ciascuno
degli anni 2014, 2016, 2018 e 2020 e’ calcolato come il valore piu’
alto tra la media del biennio e il valore calcolato al 31 dicembre
dell’anno di riferimento.
4. Nel caso in cui le metodologie di cui all’art. 40, commi 4 e 5,
del decreto legislativo n. 28 del 2011 non siano approvate, ovvero il
monitoraggio degli obiettivi non sia operativo, non si da’ luogo alla
verifica di cui al comma 1 e, conseguentemente, a quanto previsto
dall’articolo 6. La verifica e’ svolta a partire dall’anno successivo
a quello dal quale risulta attivo il sistema statistico nazionale in
materia di energia integrato secondo quanto previsto dall’art. 40,
comma 1, del decreto legislativo n. 28 del 2011.
5. Al fine di assicurare modalita’ coordinate e condivise di
realizzazione, monitoraggio e verifica degli obiettivi di cui alla
Tabella A dell’articolo 3, entro tre mesi dalla data di entrata in
vigore del presente decreto, il Ministero dello sviluppo economico
istituisce un osservatorio, con i compiti di analisi e proposta di
cui ai commi successivi, costituito da sedici componenti, di cui otto
designati dal Ministero dello sviluppo economico, d’intesa con il
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, il
Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e il
Ministero per i beni e le attivita’ culturali e otto designati dalla
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano. Ai componenti
dell’osservatorio non spetta alcun compenso, comunque denominato, ne’
rimborso spese.
6. L’osservatorio di cui al comma 5 costituisce un organismo
permanente di consultazione e confronto tecnico sulle modalita’ di
raggiungimento degli obiettivi regionali, nonche’ di supporto e di
scambio di buone pratiche in particolare finalizzate al contenimento
dei consumi finali nell’ambito delle politiche territoriali.
Annualmente, l’osservatorio analizza il grado di raggiungimento degli
obiettivi e le cause di eventuali scostamenti, proponendo le
conseguenti azioni ritenute idonee al superamento delle circostanze
impeditive. In occasione del monitoraggio dell’anno 2016, qualora
risulti uno scostamento dall’obiettivo nazionale superiore al 20%,
l’osservatorio ne individua le cause e propone al Ministero dello
sviluppo economico l’adozione di provvedimenti diretti a superare le
criticita’, anche attraverso la rimodulazione degli obiettivi
regionali di cui alla Tabella A, dopo aver accertato l’efficacia e la
qualita’ delle misure attivate da ciascuna regione e provincia
autonoma, nonche’ il rispetto degli adempimenti di cui al decreto
legislativo n. 28 del 2011.
7. L’osservatorio si avvale degli strumenti statistici sviluppati
dal GSE, nonche’ dalle regioni e province autonome, in attuazione
dell’articolo 40 del decreto legislativo n. 28 del 2011 e propone
eventuali miglioramenti della metodologia prevista al comma 5 dello
stesso articolo 40.

Art. 6

Modalita’ di gestione dei casi di mancato raggiungimento degli
obiettivi

1. A decorrere dal 2017, tenuto conto delle analisi e verifiche
condotte dall’osservatorio di cui all’articolo 5, comma 4, in caso di
mancato conseguimento degli obiettivi da parte di una o piu’ regioni
o province autonome, il Ministro dello sviluppo economico invita la
regione o provincia autonoma a presentare entro due mesi osservazioni
in merito.
2. Entro i successivi due mesi, il Ministro dello sviluppo
economico, qualora abbia accertato, tenuto conto delle analisi e
verifiche condotte dall’osservatorio, che il mancato conseguimento
degli obiettivi e’ imputabile all’inerzia delle Amministrazioni
preposte ovvero all’inefficacia delle misure adottate dalla regione o
provincia autonoma, propone al Presidente del Consiglio dei ministri
di assegnare all’ente interessato un termine, non inferiore a sei
mesi, per l’adozione dei provvedimenti necessari al conseguimento
degli obiettivi.
3. Decorso inutilmente il termine di cui al comma 2, il Consiglio
dei Ministri, sentita la regione interessata, su proposta del
Ministro dello sviluppo economico, adotta i provvedimenti necessari
ovvero nomina un apposito commissario che, entro i successivi sei
mesi, consegue la quota di energia da fonti rinnovabili idonea a
coprire il deficit riscontrato. A tal fine, il commissario ricorre
agli strumenti e alle modalita’ di cui all’articolo 37, comma 1, e
comma 4, lettera a), del decreto legislativo n. 28 del 2011, con
oneri a carico della regione o della provincia autonoma interessata
nel rispetto del patto di stabilita’ interno e della vigente
normativa in materia di spesa del personale. Alla riunione del
Consiglio dei ministri partecipa il Presidente della Giunta regionale
della regione interessata al provvedimento, o un suo delegato.
4. La procedura di cui ai commi 2 e 3 non si applica nel caso di
raggiungimento degli obiettivi nazionali, intermedi o finale. La
procedura di cui ai commi 2 e 3 puo’ essere attivata solo nel caso in
cui siano vigenti i provvedimenti di cui all’ articolo 24, comma 5,
all’articolo 25, comma 10, all’articolo 28, comma 2, e all’articolo
29, comma 1, del decreto legislativo n. 28 del 2011.

Art. 7

Disposizioni finali

1. In caso di aggiornamento degli obiettivi del PAN, si provvede,
con le medesime modalita’ di cui al presente decreto, al conseguente
aggiornamento degli obiettivi che ciascuna regione e provincia
autonoma deve conseguire ai fini del raggiungimento degli obiettivi
nazionali fino al 2020.
2. Al fine di consentire alle regioni e province autonome di
avvalersi di un congruo periodo di tempo per adeguare le proprie
strategie e azioni ai nuovi obiettivi modificati, il termine ultimo
per l’aggiornamento degli obiettivi del Piano d’azione nazionale per
le energie rinnovabili e’ stabilito al 31 dicembre 2016.
Il presente decreto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana, entra in vigore il giorno successivo a quello di
pubblicazione.
Roma, 15 marzo 2012

Il Ministro dello sviluppo economico
Passera

Il Ministro dell’ambiente
e della tutela del territorio e del mare
Clini

Allegato 1

Parte di provvedimento in formato grafico

Allegato 2

Parte di provvedimento in formato grafico

MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO – DECRETO 15 marzo 2012

Edilone.it