MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE DIPARTIMENTO DELLA RAGIONERIA GENERALE DELLO STATO - CIRCOLARE 14 febbraio 2012, n. 5 Patto di stabilita' interno per il triennio 2012-2014 | Edilone.it

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE DIPARTIMENTO DELLA RAGIONERIA GENERALE DELLO STATO – CIRCOLARE 14 febbraio 2012, n. 5 Patto di stabilita’ interno per il triennio 2012-2014

MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE DIPARTIMENTO DELLA RAGIONERIA GENERALE DELLO STATO - CIRCOLARE 14 febbraio 2012, n. 5 Patto di stabilita' interno per il triennio 2012-2014 per le province e i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti, e, a decorrere dal 2013, per i comuni con popolazione compresa tra 1.001 e 5.000 abitanti (articoli 30, 31 e 32 della legge 12 novembre 2011, n. 183). (12A04880) - (GU n. 100 del 30-4-2012 )

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE DIPARTIMENTO DELLA RAGIONERIA
GENERALE DELLO STATO

CIRCOLARE 14 febbraio 2012 , n. 5

Patto di stabilita’ interno per il triennio 2012-2014 per le province
e i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti, e, a decorrere
dal 2013, per i comuni con popolazione compresa tra 1.001 e 5.000
abitanti (articoli 30, 31 e 32 della legge 12 novembre 2011, n. 183).
(12A04880)

Alle province;
Ai comuni con popolazione superiore a
1.000 abitanti;
Agli organi di revisione
economico-finanziaria degli enti locali
soggetti al patto di stabilita’ interno;
Alle regioni e province autonome di
Trento e di Bolzano;
e, per conoscenza:
Alla Corte dei conti – Segretariato
generale – Sezione autonomie locali;
Alla Presidenza del Consiglio dei
Ministri – Segretariato generale;
Alla Presidenza del Consiglio dei
Ministri – Dipartimento per gli affari
regionali;
Alla Presidenza del Consiglio dei
Ministri – Dipartimento della protezione
civile;
Alla Presidenza del Consiglio dei
Ministri – Dipartimento della funzione
pubblica;
Al Ministero della giustizia –
Dipartimento dell’organizzazione
giudiziaria, del personale e dei servizi;
Al Gabinetto del Ministro;
All’Ufficio legislativo-economia;
All’Ufficio legislativo-finanze;
All’ISTAT;
All’U.P.I.;
All’A.N.C.I.;
Alle Ragionerie territoriali dello Stato
Al CINSEDO.

Premessa.
Gli articoli 30, 31 e 32 della legge 12 novembre 2011, n. 183
(legge di stabilita’ 2012) disciplinano il nuovo patto di stabilita’
interno per il triennio 2012-2014 volto ad assicurare il concorso
degli enti locali alla realizzazione degli obiettivi di finanza
pubblica nel rispetto dei principi di coordinamento della finanza
pubblica di cui agli articoli 117, terzo comma, e 119, secondo comma,
della Costituzione e conformemente agli impegni assunti dal nostro
Paese in sede comunitaria.
Per il triennio 2012-2014, il concorso alla manovra di finanza
pubblica degli enti locali e’ individuato dal comma 1 dell’art. 14
del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (1) , e dal comma 5,
dell’art. 20, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (2) , cosi’ come
modificato dal comma 8 dell’art. 1 del decreto-legge 13 agosto 2011,
n. 138 (3) , che anticipa all’anno 2012 le misure previste, per il
2013 e il 2014, dalle disposizioni di cui alle lettere c) e d) del
citato comma 5, dell’art. 20 del decreto-legge n. 98 del 2011.
Tali misure hanno disposto un ulteriore concorso alla manovra di
finanza pubblica in termini di fabbisogno e di indebitamento netto
pari a:
a) 700 milioni di euro per l’anno 2012 e 800 milioni di euro a
decorrere dall’anno 2013 per le province;
b) 1.700 milioni di euro per l’anno 2012 per i comuni con
popolazione superiore a 5.000 abitanti e 2.000 milioni di euro a
decorrere dall’anno 2013 per i comuni con popolazione superiore a
1.000 abitanti.
L’entita’ complessiva del predetto concorso, pertanto, in termini
di indebitamento netto e di fabbisogno, e’ quantificata, per le
province, in 1.200 milioni di euro per l’anno 2012 e in 1.300 milioni
di euro a decorrere dall’anno 2013 e, per i comuni, nella misura di
4.200 milioni di euro per l’anno 2012 e 4.500 milioni di euro a
decorrere dal 2013.
Il comma 12 dell’art. 1 del richiamato decreto-legge n. 138 del
2011 prevede, inoltre, che l’importo complessivo della manovra sia
ridotto, per l’anno 2012, di un importo pari al maggior gettito
atteso dall’aumento dell’addizionale IRES per i soggetti operanti nel
settore energetico (cosiddetta «Robin Tax»), di cui all’art. 7, commi
da 1 a 6, del citato decreto-legge n. 138 del 2011.
In particolare, il comma 12, in prima istanza, prevedeva che la
ripartizione fra gli enti territoriali fosse operata con decreto del
Ministro dell’economia e delle finanze, di intesa con la Conferenza
unificata. Successivamente, l’art. 30, comma 1, della legge di
stabilita’ 2012, ha eliminato la previsione del ricorso al decreto ed
ha disposto che la riduzione sia attribuita alle province nella
misura di 150 milioni di euro ed ai comuni con popolazione superiore
a 5.000 abitanti nella misura di 520 milioni di euro.
Infine, il comma 3 dell’art. 20 del citato decreto-legge n. 98 del
2011, come modificato dal comma 2, dell’art. 30 del richiamato
decreto-legge n. 183 del 2011, ha previsto, per l’anno 2012,
un’ulteriore riduzione del contributo alla manovra, pari a 20 milioni
di euro per le province e 65 milioni di euro per i comuni con
popolazione superiore a 5.000 abitanti.
La novita’ piu’ significativa delle regole che disciplinano il
patto di stabilita’ interno del 2012 e’ rappresentata
dall’introduzione di un meccanismo di riparto dell’ammontare del
concorso agli obiettivi di finanza pubblica tra i singoli enti basato
su criteri di virtuosita’. In particolare, il comma 2 dell’art. 20
(4) del citato decreto-legge n. 98 del 2011, ha disposto che gli
obiettivi del patto di stabilita’ interno, a decorrere dall’anno
2012, siano attribuiti ai singoli enti locali in base alla
virtuosita’ misurata operando una valutazione ponderata dei seguenti
quattro parametri: 1) rispetto del patto di stabilita’ interno; 2)
autonomia finanziaria; 3) equilibrio di parte corrente; 4) rapporto
tra riscossioni e accertamenti delle entrate di parte corrente.
Per quanto concerne l’ambito soggettivo di applicazione del patto
di stabilita’ interno, e’ prevista l’estensione dei vincoli del patto
ad una platea piu’ ampia di enti. A partire dal 2013, infatti,
saranno assoggettati alle nuove regole del patto, oltre alle province
ed ai comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti, anche i
comuni con popolazione compresa tra 1.001 e 5.000 abitanti nonche’ le
aziende speciali e le istituzioni (art. 114, comma 5-bis, del decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267) (5) . Inoltre, a decorrere dal
2014, saranno assoggettate alle regole del patto di stabilita’
interno le unioni di comuni formate dagli enti con popolazione
inferiore a 1.000 abitanti (in applicazione del comma 1 dell’art. 16
del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138).
Infine, in applicazione dell’art. 4, comma 14, del decreto-legge n.
138 del 2011, sono assoggettate al patto anche le societa’ cosiddette
«in house» affidatarie dirette della gestione di servizi pubblici
locali. Le regole di assoggettamento saranno individuate con decreto
del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con i
Ministri dell’interno e per i rapporti con le regioni, sentita la
Conferenza unificata.
Con riferimento alle esclusioni di voci di entrata e di spesa dal
saldo finanziario valido ai fini della verifica del rispetto del
patto di stabilita’ interno, si fa presente che, per rispondere a
specifiche esigenze, sono state introdotte ulteriori deroghe ai
vincoli del patto che, pertanto, si aggiungono a quelle gia’ previste
per il patto 2011.
Infine, sono confermate, per il 2012, le disposizioni in materia di
«patto regionalizzato verticale ed orizzontale» grazie alle quali le
province e i comuni soggetti al patto possono beneficiare di maggiori
spazi finanziari ceduti, rispettivamente, dalla regione e dagli altri
enti locali. A partire dall’anno 2013, inoltre, e’ prevista
l’introduzione del cosiddetto «patto regionale integrato», in base al
quale le regioni possono concordare con lo Stato le modalita’ di
raggiungimento dei propri obiettivi e degli obiettivi degli enti
locali del proprio territorio.

A. Enti soggetti al patto di stabilita’ interno.
Come anticipato nella premessa, per l’anno 2012 sono assoggettati
al patto di stabilita’ interno le province e i comuni con popolazione
superiore a 5.000 abitanti. A decorrere dall’anno 2013, come disposto
dal comma 1, dell’art. 31, della legge n. 183 del 2011 sono soggetti
al patto anche i comuni con popolazione compresa tra 1.001 e 5.000
abitanti.
La determinazione della popolazione di riferimento viene effettuata
sulla base del criterio previsto dall’art. 156 del decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (testo unico delle leggi
sull’ordinamento degli enti locali), ossia considerando la
popolazione residente alla fine del penultimo anno precedente a
quello di riferimento, secondo i dati ISTAT.
Conseguentemente, sono soggetti alle regole del patto 2012 i comuni
la cui popolazione, rilevata al 31 dicembre 2010, risulti superiore a
5.000 abitanti e, a partire dal 2013, i comuni la cui popolazione,
rilevata al 31 dicembre 2011, risulti superiore a 1.000 abitanti.
A decorrere dal 2014, il comma 5 dell’art. 16 del decreto-legge n.
138 del 2011 prevede, altresi’, l’assoggettamento alle regole del
patto di stabilita’ interno delle sole unioni di comuni formate dagli
enti con popolazione inferiore a 1.000 abitanti ai sensi del comma 1
dell’art. 16 del richiamato decreto-legge n. 138 del 2011.
In particolare, tale comma dispone che i comuni con popolazione
fino a 1.000 abitanti devono esercitare in forma associata tutte le
funzioni amministrative e tutti i servizi pubblici loro spettanti
sulla base della legislazione vigente mediante un’unione di comuni.
Il successivo comma 2 dispone, inoltre, che a tale unione hanno
facolta’ di aderire anche i comuni con popolazione superiore a 1.000
abitanti al fine di esercitare in forma associata tutte le funzioni
fondamentali loro spettanti e i servizi ad esse inerenti.
Gli enti locali che, a partire dal 2012, sono soggetti per la prima
volta al patto di stabilita’ interno e, quindi, alla comunicazione
degli obiettivi, al monitoraggio semestrale e alla certificazione,
devono accreditarsi al sistema web appositamente previsto per il
patto di stabilita’ interno al nuovo indirizzo web
«http://pattostabilitainterno.tesoro.it», richiedendo una utenza
caratterizzata da un codice identificativo (User ID ovvero il nome
utente) e da una password. Per ulteriori dettagli sulle modalita’ di
accreditamento si veda l’allegato ACCESSO WEB/12 alla presente
circolare. Per gli altri enti locali gia’ accreditati non sono
previsti nuovi adempimenti, salvo la comunicazione di eventuali
aggiornamenti (richieste di cancellazioni o di nuove attivazioni)
delle proprie utenze.
Si segnala che la password scade dopo novanta giorni dall’ultimo
accesso nel sito del patto di stabilita’ interno. Pertanto, se entro
novanta giorni l’utente non avvia la procedura digitando le proprie
User ID e password, quest’ultima scade per una protezione del
sistema.

A.1. Enti di nuova istituzione.
Il comma 23 dell’art. 31 della legge di stabilita’ 2012 stabilisce
che gli enti locali istituiti a decorrere dall’anno 2009 sono
soggetti alla disciplina del patto di stabilita’ interno dal terzo
anno successivo a quello della loro istituzione. Pertanto, se l’ente
e’ stato istituito nel 2009, sara’ soggetto alle regole del patto di
stabilita’ interno a decorrere dall’anno 2012.
Ai fini della determinazione dell’obiettivo programmatico, tali
enti assumono, come base di riferimento, le risultanze dell’anno
successivo a quello dell’istituzione. Quindi, l’ente istituito nel
2009 assumera’ come base di riferimento le spese correnti registrate
nell’anno 2010.
Gli enti istituiti negli anni 2007 e 2008 adottano come base di
riferimento su cui applicare le regole per la determinazione degli
obiettivi, rispettivamente, le risultanze medie del biennio 2008-2009
e le risultanze dell’anno 2009.

A.2. Enti commissariati ai sensi dell’art. 143 del TUEL.
Come per l’anno precedente, le regole del patto di stabilita’
interno per gli enti locali commissariati per fenomeni di
infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso o similare, ai
sensi dell’art. 143 del citato decreto legislativo n. 267 del 2000
(TUEL), si applicano a partire dall’anno successivo a quello della
rielezione degli organi istituzionali (comma 24, art. 31, della legge
n. 183 del 2011).
Ai fini della determinazione dell’obiettivo programmatico, anche
tali enti assumono, come base di riferimento, la spesa corrente media
sostenuta nel periodo 2006-2008.
Si segnala che la mancata comunicazione alla Ragioneria generale
dello Stato, tramite il sistema web appositamente previsto per il
patto di stabilita’ interno al nuovo indirizzo web
«http://pattostabilitainterno.tesoro.it», della situazione di
commissariamento ai sensi del summenzionato art. 143 del TUEL
determina, per l’ente inadempiente, l’assoggettamento alle regole del
patto.

A.3. Roma capitale.
Nelle more dell’attuazione di quanto previsto dall’art. 24 della
legge 5 maggio 2009, n. 42, e’ stabilita una procedura particolare
per la determinazione delle modalita’ di partecipazione al patto di
stabilita’ interno del comune di Roma in quanto capitale della
Repubblica.
In particolare, il comma 22 dell’art. 31 della legge n. 183 del
2011 prevede che il comune di Roma concordi con il Ministro
dell’economia e delle finanze, entro il 31 maggio di ciascun anno, le
modalita’ del proprio concorso alla realizzazione degli obiettivi di
finanza pubblica. A tal fine, entro il 31 marzo di ogni anno, il
Sindaco trasmette la proposta di accordo al Ministro dell’economia e
delle finanze.

B. Determinazione degli obiettivi programmatici per il triennio
2012-2014.
B.1. Indicazioni generali.
Come indicato nella premessa, l’ammontare del concorso alla manovra
degli enti locali per il triennio 2012-2014 e’ stato quantificato dal
decreto-legge n. 78 del 2010 e, successivamente, dai richiamati
decreti legge n. 98 del 2011 e n. 138 del 2011.
Ai fini della determinazione dello specifico obiettivo
programmatico, il comma 3 dell’art. 31 della legge di stabilita’ 2012
ripropone, quale parametro di riferimento del patto di stabilita’
interno, il saldo finanziario tra entrate finali e spese finali (al
netto delle riscossioni e concessioni di crediti), calcolato in
termini di competenza mista (assumendo, cioe’, per la parte corrente,
gli accertamenti e gli impegni e, per la parte in conto capitale, gli
incassi e i pagamenti).
I dati da considerare per il calcolo del saldo finanziario sono
solo ed esclusivamente quelli riportati nei certificati di conto
consuntivo.
Si ribadisce che tra le operazioni finali non sono da considerare
ne’ l’avanzo (o disavanzo) di amministrazione ne’ il fondo (o
deficit) di cassa. Infatti, l’utilizzo dell’avanzo di
amministrazione, nell’ambito del saldo del patto di stabilita’
interno, non rileva ai fini del patto in quanto, in base alle regole
europee della competenza economica, gli avanzi di amministrazione che
si sono realizzati negli esercizi precedenti non sono conteggiati ai
fini dell’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche, al
contrario delle correlate spese effettuate nell’anno di riferimento.
Ai fini del concorso di ogni ente alla manovra complessiva del
comparto, il saldo finanziario obiettivo, per ciascuno degli anni
2012, 2013 e successivi, e’ ottenuto moltiplicando la spesa corrente
media registrata nel periodo 2006-2008, rilevata in termini di
impegni, cosi’ come desunta dai certificati di conto consuntivo per
una percentuale fissata per i predetti anni dal comma 2 del
richiamato art. 31 della legge di stabilita’ 2012.
Le percentuali sono le seguenti:
per le province, per l’anno 2012, pari a 16,5% e, per gli anni 2013
e successivi, pari a 19,7%;
per i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti, pari a
15,6%, per l’anno 2012 e, per i comuni con popolazione superiore a
1.000 abitanti, pari a 15,4% per gli anni 2013 e successivi.
Ogni ente dovra’ conseguire, quindi, un saldo, calcolato in termini
di competenza mista, non inferiore al valore cosi’ determinato,
diminuito dell’importo pari alla riduzione dei trasferimenti erariali
operata ai sensi dell’art. 14, comma 2, del decreto-legge n. 78 del
2010 (art. 31, comma 4), complessivamente pari, a decorrere dall’anno
2012, a 500 milioni di euro per le province e a 2.500 milioni di euro
per i comuni.
Le percentuali sopra riportate si applicano nelle more
dell’adozione del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze
previsto dal comma 2 dell’art. 20 del decreto-legge n. 98 del 2011,
concernente il riparto degli enti locali in due classi al fine di
individuare gli enti virtuosi.
A partire dall’anno 2012, infatti, ai sensi del comma 5 dell’art.
31, gli enti che, sulla base dei summenzionati parametri di
virtuosita’, risultano collocati nella classe degli enti virtuosi,
conseguono l’obiettivo realizzando un saldo espresso in termini di
competenza mista pari a zero, ovvero pari ad un valore compatibile
con gli spazi finanziari derivanti dall’applicazione della cosiddetta
«clausola di salvaguardia» di cui al successivo comma 6 dell’art. 31
della legge n. 183 del 2011. Le province ed i comuni risultanti non
virtuosi, invece, dovranno applicare le nuove percentuali determinate
dal decreto di cui al comma 2 del citato art. 20 del decreto-legge n.
98 del 2011 (art. 31, comma 6); percentuali che, comunque, non
potranno essere superiori dello 0,4 rispetto alle percentuali
originarie di cui al comma 2 del richiamato art. 31 della legge n.
183 del 2011. Piu’ precisamente i valori massimi che le percentuali
potranno assumere sono i seguenti:
per le province, 16,9% per l’anno 2012, e 20,1% per gli anni 2013 e
successivi;
per i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti, 16,0% per
l’anno 2012 e, per i comuni con popolazione superiore a 1.000
abitanti, 15,8% per gli anni 2013 e successivi.
Per supportare gli enti locali nell’individuazione dell’obiettivo
programmatico in base alle nuove disposizioni del patto di stabilita’
interno 2012-2014, la Ragioneria generale dello Stato, nelle more
dell’emanazione del relativo decreto del Ministero dell’economia e
finanze, ha predisposto, sul sito web dedicato al patto di stabilita’
interno «http://pattostabilitainterno.tesoro.it», un modello di
calcolo degli obiettivi programmatici in formato Excel, in cui e’
indicata la procedura da seguire per l’individuazione dei saldi
obiettivo 2012-2014. Le amministrazioni interessate potranno, quindi,
come per gli anni scorsi, calcolare il proprio obiettivo, inserendo
nelle caselle attive (non colorate) i dati richiesti dal citato
modello di calcolo. La procedura per la determinazione dei saldi
obiettivi per il triennio 2012-2014 e’ costituita da quattro fasi, di
seguito elencate e schematizzate negli allegati OB/12/P e OB/12/C
relativi, rispettivamente, alle province ed ai comuni con popolazione
superiore a 5.000 abitanti.

B.2. Metodo di calcolo degli obiettivi sulla base delle nuove regole.
Fase 1: determinazione del saldo obiettivo come percentuale data
della spesa media.
Il comma 2, lettere a) e b), dell’art. 31 della legge di stabilita’
2012 prevede che, per gli anni 2012, 2013 e successivi, gli enti
soggetti al patto di stabilita’ interno applicano alla media degli
impegni della propria spesa corrente registrata nel triennio
2006-2008, cosi’ come desunta dai certificati di conto consuntivo, le
percentuali summenzionate e schematicamente riportate nella tabella
sottostante:

———————————————————————
Anno Anno 2013
2012 e seguenti
———————————————————————
Province 16,5% 19,7%
———————————————————————
Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti 15,6% 15,4%
———————————————————————

Come per l’anno scorso, nelle celle indicate con le lettere (a),
(b) e (c) dei richiamati allegati, e’ inserito l’importo degli
impegni di spesa corrente registrato, rispettivamente, negli anni
2006, 2007 e 2008.
Sulla base degli impegni annuali di spesa corrente l’applicazione,
automaticamente, determinera’ i saldi obiettivi «provvisori» per
ciascuno degli anni 2012, 2013 e 2014, effettuando il calcolo del
valore medio della spesa corrente e applicando a quest’ultimo le
percentuali di cui sopra.
Si ribadisce che, ai fini della determinazione dell’obiettivo per
l’anno 2012 e seguenti, la normativa vigente prevede che sia
considerata la spesa registrata nei conti consuntivi senza alcuna
esclusione (ad esempio, dalle spese sostenute dall’ente capofila non
e’ esclusa la quota di spesa gestita per conto degli altri enti
locali, etc.). Inoltre, poiche’ le percentuali indicate sono tali da
garantire il concorso alla manovra degli enti locali per il triennio
2012-2014 nella misura quantificata dai decreti-legge n. 78 del 2010,
n. 98 del 2011 e n. 138 del 2011, al fine di salvaguardare i saldi
obiettivo di finanza pubblica, non possono essere prese in
considerazione richieste di rettifica di eventuali errori di
contabilizzazione effettuati nei documenti di bilancio di anni
passati (2006, 2007, 2008) e, quindi, anche nei relativi certificati
di conto consuntivo, che abbiano effetti sul calcolo del saldo
obiettivo. E’, altresi’, da escludere la possibilita’ di modificare i
dati riportati nei certificati di bilancio gia’ presentati che devono
restare conformi ai dati di cui ai relativi atti di bilancio.
Fase 2: determinazione del saldo obiettivo al netto della riduzione
dei trasferimenti.
Il successivo comma 4 dell’art. 31 dispone che il valore annuale,
determinato secondo la procedura descritta nella fase 1, e’ ridotto,
per ogni anno di riferimento, di un importo pari alla riduzione dei
trasferimenti erariali disposta dal comma 2 dell’art. 14 del
decreto-legge n. 78 del 2010.
Il calcolo dell’obiettivo, sterilizzato dagli effetti della
riduzione dei trasferimenti, e’ effettuato automaticamente dalla
procedura e visualizzato nelle celle (p), (q) e (r). Si ottiene cosi’
il saldo obiettivo al netto della riduzione dei trasferimenti.
In proposito, occorre segnalare che il citato comma 2 prevede che
le riduzioni dei trasferimenti per le province ed i comuni siano
ripartite secondo criteri e modalita’ stabiliti in sede di Conferenza
Stato-citta’ ed autonomie locali e recepiti con decreto annuale del
Ministro dell’interno.
Per l’anno 2011 la riduzione dei trasferimenti e’ stata attuata con
il decreto del Ministro dell’interno 9 dicembre 2010, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 292 del 15 dicembre 2010, mentre per il
2012, non e’ ancora noto l’ammontare della riduzione che sara’
operata per ciascun ente a valere sulla manovra di riduzione
complessiva prevista, essendo in corso di definizione il decreto del
Ministro, al quale, pertanto, si rinvia.
Fase 3: determinazione del saldo obiettivo in base alla
«virtuosita’».
Gli obiettivi definiti con le fasi 1 e 2 sono validi sino alla data
di emanazione del piu’ volte richiamato decreto interministeriale, di
cui al comma 2 dell’art. 20 del decreto-legge n. 98 del 2011, in base
al quale saranno annualmente individuati gli enti «virtuosi» e gli
enti non «virtuosi».
In particolare, gli enti locali sono ripartiti in due classi di
virtuosita’ sulla base dei predetti 4 parametri. Ai sensi del comma 5
dell’art. 31 della legge di stabilita’ 2012, agli enti locali che
risultano collocati nella classe dei virtuosi e’ attribuito, per
l’anno 2012, un saldo obiettivo, espresso in termini di competenza
mista, pari a zero, ovvero pari ad un valore compatibile con gli
spazi finanziari connessi all’applicazione della cosiddetta «clausola
di salvaguardia».
I maggiori spazi finanziari concessi agli enti virtuosi sono
compensati dal maggior concorso richiesto agli enti non virtuosi. Per
evitare che a questi ultimi siano attribuiti obiettivi di difficile
realizzazione, il comma 6 dell’art. 31 introduce una clausola di
salvaguardia in base alla quale il contributo aggiuntivo richiesto
agli enti locali non virtuosi non puo’ essere superiore allo 0,4%
della spesa media registrata nel triennio 2006-2008.
Pertanto, gli enti virtuosi potranno avere un saldo obiettivo pari
a zero solo qualora la clausola di cui al comma 6 consenta il
reperimento di adeguati spazi finanziari compensativi; in caso
contrario, agli stessi enti sara’ attribuito un obiettivo maggiore di
zero, comunque inferiore a quello ottenuto applicando le percentuali
di cui al comma 2 dell’art. 31, commisurato agli spazi finanziari
derivanti dall’applicazione della clausola di salvaguardia. La
definizione dei richiamati parametri di virtuosita’, nonche’ il
riparto degli enti nelle due classi di virtuosita’ e i criteri
adottati verranno individuati, ai sensi del citato comma 2 dell’art.
20 del decreto-legge n. 98 del 2011, con decreto annuale del Ministro
dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro
dell’interno e con il Ministro per gli affari regionali e per la
coesione territoriale, d’intesa con la Conferenza unificata. Tale
decreto ripartisce gli enti nelle summenzionate classi di virtuosita’
per il solo anno di riferimento e non per tutto il triennio
2012-2014. Pertanto, relativamente agli anni 2013 e 2014, si ritiene
opportuno, in via prudenziale, che tutti gli enti assumano
l’obiettivo individuato per gli enti non virtuosi e che l’eventuale
riduzione dell’obiettivo prevista per gli enti virtuosi sia operata
solo successivamente all’emanazione del citato decreto annuale.
Sono state, quindi, previste due sottofasi. Con la prima, la fase
3-A, sono individuati gli obiettivi da attribuire nel triennio
2012-2014 agli enti locali non virtuosi. Con la successiva fase 3-B,
relativa agli enti locali virtuosi, viene rideterminato l’obiettivo
2012, mentre quelli del biennio successivo sono posti pari a quello
degli enti non virtuosi.
Per l’anno 2012, come disposto dall’ultimo periodo del comma 2
dell’art. 31, nelle more dell’adozione del suddetto decreto, il
concorso di ciascun ente al contenimento dei saldi di finanza
pubblica e’ determinato individuando l’obiettivo di ciascun ente in
base alla spesa corrente media sostenuta nel periodo 2006-2008,
secondo le modalita’ indicate alle fasi 1 e 2. Al riguardo, si
richiama l’attenzione sulla circostanza che tale obiettivo risultera’
inferiore a quello che sara’ successivamente attribuito agli enti
locali che risulteranno, sulla base del piu’ volte citato decreto,
non virtuosi. Cio’ premesso, si suggerisce che, ai fini della
redazione del bilancio di previsione (che ai sensi del comma 18
dell’art. 31 deve essere approvato garantendo il rispetto delle
regole che disciplinano il patto) sia considerato, in via
prudenziale, come obiettivo del patto, il saldo programmatico
previsto per gli enti non virtuosi e cioe’ calcolato applicando le
percentuali di cui al comma 6 del citato art. 31. Ovviamente, una
volta emanato il decreto sulla virtuosita’ sara’ operata la riduzione
dell’obiettivo prevista per gli enti virtuosi e l’eventuale
rideterminazione delle percentuali, di cui al citato comma 2
dell’art. 31, per gli enti non virtuosi.
Fase 4: determinazione del saldo obiettivo 2012 rideterminato (patto
regionalizzato).
L’obiettivo individuato con le prime tre fasi e’ definitivo
soltanto nel caso in cui l’ente non sia coinvolto dalle variazioni
previste dalle norme afferenti al Patto regionalizzato. Come
anticipato nella premessa, il comma 17 dell’art. 32 della legge di
stabilita’ 2012 ripropone, per l’anno 2012, le disposizioni in
materia di «Patto regionalizzato verticale ed orizzontale» di cui ai
commi da 138 a 143 dell’art. 1 della legge n. 220 del 2010, trattate,
nel dettaglio, al successivo paragrafo F.
Il saldo obiettivo 2012 da considerare sara’, dunque, quello
risultante dalla somma fra il saldo obiettivo calcolato in base alle
prime tre fasi e la variazione dell’obiettivo determinata in base al
Patto regionalizzato «verticale» e/o «orizzontale». L’applicazione
calcolera’ automaticamente il valore obiettivo per il 2012,
rideterminato in virtu’ del citato Patto regionalizzato, sulla base
dei dati comunicati da ciascuna regione al Ministero dell’economia e
delle finanze, inerenti alle variazioni dell’obiettivo definite ai
sensi dei commi 138 e 141 (cella (an)) dell’allegato OB/12/P, per le
province, e dell’allegato OB/12/C, per i comuni). Il saldo obiettivo
finale 2012, cosi’ rideterminato, verra’ indicato nella cella (aq)
dell’allegato OB/12/P, per le province, e dell’allegato OB/12/C, per
i comuni.

B.3. Comunicazione dell’obiettivo.
Le province e i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti
soggetti al patto di stabilita’ interno e, a decorrere dal 2013, i
comuni con popolazione compresa tra 1.001 e 5.000 abitanti,
trasmettono al Ministero dell’economia e delle finanze, Dipartimento
della ragioneria generale dello Stato, le informazioni concernenti
gli obiettivi programmatici del patto di stabilita’ interno per il
triennio 2012-2014 con le modalita’ ed i prospetti definiti dal
decreto di cui al comma 19 del richiamato art. 31. La mancata
trasmissione via web degli obiettivi programmatici entro
quarantacinque giorni dalla pubblicazione del predetto decreto del
Ministero dell’economia e delle finanze nella Gazzetta Ufficiale
costituisce inadempimento al patto di stabilita’ interno (ultimo
periodo del comma 19).
Si rappresenta che, terminato l’anno di riferimento, non e’ piu’
consentito variare le voci determinanti l’obiettivo del medesimo
anno. Per l’anno 2012, quindi, eventuali rettifiche o variazioni
possono essere apportate, esclusivamente tramite il sistema web,
entro e non oltre il 31 dicembre 2012. Ne consegue, tra l’altro che,
terminato l’anno di riferimento, l’obiettivo non potra’ piu’ essere
comunicato.
L’obiettivo e’ comunicato utilizzando il sistema web appositamente
previsto per il patto di stabilita’ interno al nuovo indirizzo
«http://pattostabilitainterno.tesoro.it».
Il Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della
ragioneria generale dello Stato, provvede all’aggiornamento degli
allegati al citato decreto a seguito di nuove disposizioni volte a
prevedere esclusioni e/o modifiche del saldo utile per la
determinazione dell’obiettivo o modifiche alle regole del patto,
dandone comunicazione alla Conferenza Stato-citta’ ed autonomie
locali, all’ANCI e all’UPI.

B.4. Riduzione degli obiettivi annuali.
Anche per il 2012 continua ad operare la disposizione di cui
all’art. 1, comma 122, della legge n. 220 del 2010, come sostituito
dal comma 5 dell’art. 7 del decreto legislativo n. 149 del 2011, che
autorizza la riduzione degli obiettivi annuali degli enti locali, in
base ai criteri definiti con decreto del Ministro dell’economia e
delle finanze, di concerto con il Ministro dell’interno e d’intesa
con la Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali, nella misura pari
agli effetti finanziari derivanti dall’applicazione della sanzione di
cui al comma 2, lettera a) dell’art. 7 del decreto legislativo n. 149
del 2011, operata a valere sul fondo sperimentale di riequilibrio per
gli enti inadempienti al patto di stabilita’ interno e a valere sui
trasferimenti erariali per gli enti delle regioni Sardegna e Sicilia.
Inoltre, per il solo anno 2012, il comma 2 dell’art. 30 della
citata legge n. 183 del 2011 dispone un’ulteriore riduzione, per un
importo complessivo di 20 milioni di euro, degli obiettivi degli enti
che partecipano alla sperimentazione in materia di armonizzazione dei
sistemi contabili di cui all’art. 36 del decreto legislativo 23
giugno 2011, n. 118. L’importo della riduzione da attribuire a
ciascun ente e’ definito con decreto del Ministro dell’economia e
delle finanze, sentita la Conferenza unificata.

C. Esclusioni dal saldo valido ai fini del rispetto del patto.
I commi da 7 a 16 dell’art. 31 della legge n. 183 del 2011
dispongono l’esclusione, dal saldo valido ai fini del patto di
stabilita’ interno, di specifiche tipologie di entrate e di spese,
alcune delle quali gia’ previste dalla normativa previgente.
Il successivo comma 17 abroga le disposizioni che individuano
esclusioni di entrate o di spese dai saldi rilevanti ai fini del
patto di stabilita’ interno non previste espressamente dalla legge di
stabilita’ 2012.
Pertanto, non sono consentite esclusioni dal patto di stabilita’
interno di entrate o di spese diverse da quelle previste dai
richiamati commi, atteso che ogni esclusione richiede uno specifico
intervento legislativo che si faccia carico di rinvenire le adeguate
risorse compensative a salvaguardia degli equilibri di finanza
pubblica.

C.1. Risorse connesse con la dichiarazione di stato d’emergenza.
Come per gli anni scorsi, il comma 7 dell’art. 31 della legge n.
183 del 2011 ripropone l’esclusione delle risorse provenienti dallo
Stato e le relative spese di parte corrente e in conto capitale
sostenute dalle province e dai comuni per l’attuazione delle
ordinanze emanate dal Presidente del Consiglio dei Ministri a seguito
di dichiarazione dello stato di emergenza.
In particolare, le esclusioni operano distintamente per le entrate
e per le spese nel modo di seguito indicato:
1) Entrate. Sono escluse dal saldo finanziario di riferimento,
valido per la verifica del rispetto del patto di stabilita’ interno,
le sole risorse provenienti dal bilancio dello Stato (e non anche da
altre fonti) purche’ registrate successivamente al 31 dicembre 2008.
L’esclusione opera anche se le risorse statali sono trasferite per il
tramite delle regioni;
2) Spese. Sono esclusi gli impegni di parte corrente e i pagamenti
in conto capitale – disposti a valere sulle predette risorse statali
– effettuati per l’attuazione di ordinanze del Presidente del
Consiglio dei Ministri a seguito di dichiarazione dello stato di
emergenza, purche’ effettuati a valere su risorse registrate
successivamente al 31 dicembre 2008. Al riguardo, si sottolinea che
sono escluse dal patto di stabilita’ interno le sole spese effettuate
a valere sui trasferimenti dal bilancio dello Stato e non anche le
altre tipologie di spesa (ad esempio le spese sostenute dal comune a
valere su risorse proprie).
L’esclusione delle correlate entrate e’ stata prevista per
compensare gli effetti negativi sugli equilibri di finanza pubblica
indotti dall’esclusione delle spese.
L’esclusione opera anche se le spese sono effettuate in piu’ anni
e, comunque, nei limiti complessivi delle risorse assegnate e/o
incassate.
Si precisa che le spese sono escluse anche successivamente alla
revoca dello stato di emergenza, purche’ nei limiti delle relative
entrate accertate (per la parte corrente) o incassate (per la parte
capitale) in attuazione delle ordinanze del Presidente del Consiglio
dei Ministri.
L’esclusione opera, inoltre, in relazione ai mutui ed ai prestiti
con oneri di ammortamento ad intero carico dello Stato e, quindi, la
stessa non si estende a quelli contratti dall’ente locale con oneri a
carico del proprio bilancio. Si impone, quindi, la verifica in ordine
alla natura statale delle risorse da escludere, nonche’ l’effettiva
emanazione delle ordinanze.
Al fine di consentire alla Presidenza del Consiglio dei Ministri –
Dipartimento della protezione civile, di valutare la natura delle
spese oggetto di esclusione, si ritiene necessario che l’elenco che
gli enti interessati sono tenuti ad inviare entro il mese di gennaio
dell’anno successivo, ai sensi del successivo comma 8 dell’art. 31,
contenga, oltre all’indicazione delle spese escluse dal patto di
stabilita’ interno, ripartite nella parte corrente e nella parte
capitale, anche le risorse attribuite dallo Stato, per permettere il
riscontro della corrispondenza tra le spese sostenute e le suddette
risorse statali.
La presentazione di detto elenco costituisce un obbligo a carico
dell’ente beneficiario. Pertanto, la sua omessa o ritardata
comunicazione, rappresentando una violazione ad una disposizione di
legge, impedisce il perfezionamento dell’iter che consente allo
stesso ente beneficiario di effettuare tali esclusioni.
Infine, si ritiene opportuno segnalare che l’individuazione delle
spese e delle entrate da escludere ricade nella responsabilita’ degli
enti che, pertanto, sono tenuti ad effettuare una attenta valutazione
in merito alle opere e alla tipologia di finanziamenti oggetto di
esclusione anche avvalendosi dei chiarimenti forniti dal Dipartimento
della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri
(punto M della presente circolare).

C.2. Risorse connesse con la dichiarazione di grande evento.
Il comma 9 dell’art. 31 della legge n. 183 del 2011 equipara
espressamente, ai fini del patto di stabilita’ interno, gli
interventi realizzati direttamente dagli enti locali in relazione
allo svolgimento delle iniziative per le quali e’ intervenuta la
dichiarazione di grande evento e rientranti nella competenza del
Dipartimento della protezione civile – di cui all’art. 5-bis, comma
5, del decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343, convertito, con
modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001, n. 401 – agli interventi
di cui alla dichiarazione di stato di emergenza vista al precedente
punto C.1.
Si rammenta che l’esclusione delle entrate e delle relative spese
connesse ai grandi eventi, sebbene effettuate in piu’ anni, e’
operata nei soli limiti dei correlati trasferimenti a carico del
bilancio dello Stato, purche’ registrati successivamente al 31
dicembre 2008. L’equiparazione dei grandi eventi agli interventi per
calamita’ naturali, infatti, comporta che l’esclusione riguarda solo
gli interventi effettuati a valere sulle risorse trasferite dal
bilancio dello Stato.
Nel merito delle opere e della tipologia di finanziamenti riferiti
ai grandi eventi oggetto di esclusione, si ribadisce l’opportunita’
che i chiarimenti in materia vengano indirizzati al Dipartimento
della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri
(punto M della presente circolare).

C.3. Risorse provenienti dall’Unione europea.
Come gia’ previsto dalla normativa previgente con riguardo alle
risorse provenienti dall’Unione europea, il comma 10 dell’art. 31
della legge n. 183 del 2011 esclude, dal saldo finanziario in termini
di competenza mista, le risorse provenienti direttamente o
indirettamente dall’Unione europea (intendendo tali quelle che
provengono dall’Unione europea per il tramite dello Stato, della
regione o della provincia), nonche’ le relative spese di parte
corrente e in conto capitale sostenute dalle province e dai comuni.
L’esclusione non opera per le spese connesse ai cofinanziamenti
nazionali, ossia per le spese connesse alla quota di cofinanziamento
a carico dello Stato, della regione, della provincia e del comune.
La ratio dell’esclusione dal patto di stabilita’ interno delle
spese sostenute dagli enti locali per realizzare interventi
finanziati con fondi U.E. risiede nella necessita’ di non ritardare
l’attuazione di interventi realizzati in compartecipazione con
l’Unione europea, tenuto conto che si tratta di importi che vengono
poi rimborsati dall’U.E. all’Italia, previa rendicontazione.
Ne consegue, quindi, che non sono escluse dal patto di stabilita’
interno, ai sensi del citato comma 10, le spese finanziate con
risorse provenienti da prestiti accordati dalle Istituzioni
comunitarie che, dovendo essere restituite all’U.E., devono essere
considerate a tutti gli effetti risorse nazionali. Si ribadisce,
comunque, che la valutazione specifica nel merito delle risorse
assegnate rimane di competenza dell’ente beneficiario, sulla base
degli atti di assegnazione delle risorse stesse e delle relative
spese, nonche’ sulla base delle informazioni fornite dall’ente che
assegna le risorse stesse.
Si evidenzia, inoltre, che l’esclusione dal patto di stabilita’
interno delle spese connesse alla realizzazione di un progetto
cofinanziato dall’Unione europea opera nei limiti delle risorse
comunitarie effettivamente trasferite in favore dell’ente locale per
la sua realizzazione e non riguarda, pertanto, le altre spese
comunque sostenute dall’ente per la realizzazione dello stesso
progetto e non coperte dai fondi U.E.
L’esclusione delle spese, infine, opera anche se esse sono
effettuate in piu’ anni, purche’ la spesa complessiva non sia
superiore all’ammontare delle corrispondenti risorse assegnate e
purche’ relativa ad entrate registrate successivamente al 31 dicembre
2008. Qualora l’Unione europea riconosca importi inferiori a quelli
considerati ai fini dell’applicazione di quanto previsto dal
summenzionato comma 10, l’importo corrispondente alle spese non
riconosciute e’ incluso tra le spese del patto di stabilita’ interno
relativo all’anno in cui e’ comunicato il mancato riconoscimento o in
quello dell’anno successivo, se la comunicazione e’ effettuata
nell’ultimo quadrimestre (comma 11, art. 31, legge n. 183 del 2011).

C.4. Chiarimenti applicativi sulle esclusioni di cui ai punti C.1,
C.2 e C.3.
Per rendere piu’ agevole l’applicazione del meccanismo di
esclusione previsto per calamita’ naturali, grandi eventi e risorse
provenienti dalla U.E., a titolo esemplificativo, si riportano alcune
possibili fattispecie:
Risorse di parte corrente:
1) l’ente nel triennio 2009-2011 ha accertato 100; gli impegni a
valere sui 100 sono esclusi nei rispettivi anni in cui vengono
assunti (2012, 2013, 2014, etc.);
2) l’ente, nell’anno 2012, accerta 100 a fronte di impegni gia’
assunti a valere su altre risorse nel triennio 2009-2011;
l’accertamento di 100 e’ escluso dal saldo 2012 mentre non possono
essere escluse ulteriori spese a valere sui 100;
3) l’ente, nell’anno 2012, accerta 100 a fronte di impegni che
saranno assunti negli anni 2013, 2014; l’accertamento di 100 e’
escluso dal saldo 2012 mentre gli impegni saranno esclusi dai saldi
del 2013, 2014.
Risorse in conto capitale:
1) l’ente nel triennio 2009-2011 ha incassato 100; le spese a
valere sui 100 sono escluse negli anni in cui vengono effettuati i
rispettivi pagamenti (2012, 2013, 2014, etc.);
2) l’ente, nell’anno 2012, incassa 100 a fronte di spese gia’
effettuate a valere su altre risorse nel triennio 2009-2011;
l’incasso di 100 e’ escluso dal saldo 2012 mentre non possono essere
escluse ulteriori spese a valere sui 100;
3) l’ente, nell’anno 2012, incassa 100 a fronte di spese che
saranno effettuate negli anni 2013, 2014; l’incasso di 100 e’ escluso
dal saldo 2012 mentre i correlati pagamenti saranno esclusi dai saldi
del 2013 e 2014.
Si ribadisce, infine, che le deroghe di cui ai precedenti tre
paragrafi non considerano le entrate relative ad anni precedenti al
2009. Pertanto, sono escluse solo le spese, annuali o pluriennali,
relative ad entrate registrate successivamente al 31 dicembre 2008.

C.5. Risorse connesse al Piano generale di censimento.
Il comma 12 dell’art. 31 della legge n. 183 del 2011 prevede
l’esclusione, dal saldo finanziario rilevante ai fini della verifica
del patto, delle risorse trasferite dall’ISTAT e delle spese per la
progettazione e l’esecuzione dei censimenti nei limiti delle stesse
risorse trasferite dall’ISTAT a favore degli enti locali individuati
dal Piano generale di censimento di cui al comma 2 dell’art. 50 del
decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, come affidatari di fasi delle
rilevazioni censuarie. Le spese sostenute dagli enti per il
censimento, ed interamente rimborsate dall’ISTAT, vanno considerate
in entrata come un trasferimento e quindi codificate con il codice
SIOPE 2599 «Trasferimenti correnti da altri enti del settore
pubblico».
Per quanto concerne le spese, le medesime vanno codificate secondo
la loro collocazione in bilancio che tiene conto ovviamente della
loro natura.
Trattandosi, pertanto, di spese strettamente connesse e finalizzate
alle operazioni di censimento, si segnala che tali non possono
ritenersi le spese in conto capitale finalizzate ad investimenti o ad
acquisti di beni durevoli la cui pluriennale utilita’ va oltre il
periodo di realizzazione ed esecuzione degli stessi censimenti.
Le disposizioni contenute nel citato comma 12 si applicano anche
agli enti locali individuati dal Piano generale del 6° censimento
dell’agricoltura di cui al numero ISTAT SP/1275.2009 del 23 dicembre
2009, e di cui al comma 6, lettera a), del citato art. 50 del
decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78.

C.6. Altre esclusioni.
a) Risorse connesse ai comuni dissestati della provincia de L’Aquila.
Per i comuni dissestati della provincia de L’Aquila e’ confermata
la possibilita’ di escludere dal saldo del patto di stabilita’
interno del 2012 gli investimenti in conto capitale deliberati entro
il 31 dicembre 2010, anche a valere sui contributi gia’ assegnati
negli anni precedenti. La deroga e’ concessa fino ad un importo
massimo di 2,5 milioni di euro.
Alla ripartizione del beneficio tra gli enti si provvede con
decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze, da emanare entro il 15 settembre 2012,
sulla base di criteri che tengano conto della popolazione e della
spesa per investimenti sostenuta da ciascun ente locale (comma 13,
art. 31, legge n. 183 del 2011).
b) Risorse connesse all’Autorita’ europea per la sicurezza alimentare
(EFSA) e Scuola per l’Europa di Parma.
Per il comune di Parma sono escluse, dal saldo rilevante ai fini
della verifica del patto di stabilita’ interno, le risorse
provenienti dallo Stato e le spese sostenute per la realizzazione
degli interventi straordinari volti all’adeguamento delle dotazioni
infrastrutturali di carattere viario e ferroviario e alla
riqualificazione urbana della citta’ di Parma connessi con
l’insediamento dell’Autorita’ europea per la sicurezza alimentare
(EFSA) nonche’ quelle per la realizzazione della Scuola per l’Europa
di Parma.
L’esclusione delle spese opera nei limiti di 14 milioni di euro per
ciascuno degli anni 2012 e 2013 (comma 14, art. 31, legge n. 183 del
2011).
c) Federalismo demaniale.
Il comma 15 dell’art. 31 della legge n. 183 del 2011, confermando
quanto gia’ previsto dalla previgente normativa, dispone, con
riguardo ai beni trasferiti in attuazione del federalismo demaniale
di cui al decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85, l’esclusione dai
vincoli del patto di stabilita’ interno di un importo corrispondente
alle spese gia’ sostenute dallo Stato per la gestione e la
manutenzione dei beni trasferiti.
I criteri e le modalita’ per la determinazione dell’importo sono
demandati ad apposito decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di
cui al comma 3, dell’art. 9, del citato decreto legislativo n. 85 del
2010.
d) Investimenti infrastrutturali.
Il comma 16 dell’art. 31, della legge n. 183 del 2011 introduce
un’ulteriore deroga ai vincoli del patto di stabilita’ interno,
limitata agli anni 2013 e 2014, riferita alle spese per investimenti
infrastrutturali degli enti locali nei limiti definiti con decreto
del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il
Ministro dell’economia e delle finanze, di cui al comma 1, dell’art.
5, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con
modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148. Il citato art.
5 prevede la destinazione di una quota del Fondo infrastrutture, nel
limite delle disponibilita’ di bilancio a legislazione vigente e fino
ad un massimo di 250 milioni di euro per l’anno 2013 e di 250 milioni
di euro per l’anno 2014, ad investimenti infrastrutturali effettuati
dagli enti territoriali che procedono, rispettivamente, entro il 31
dicembre 2012 ed entro il 31 dicembre 2013, alla dismissione di
partecipazioni in societa’ esercenti servizi pubblici locali di
rilevanza economica, diversi dal servizio idrico. La norma, pertanto,
prevede l’esclusione dai vincoli del patto delle spese effettuate a
valere su tali risorse.

D. Riflessi delle regole del patto sulle previsioni di bilancio.
Come gia’ previsto dalle disposizioni ordinamentali vigenti in
materia di predisposizione del bilancio di previsione degli enti
sottoposti al patto di stabilita’ interno, il comma 18 dell’art. 31
della legge n. 183 del 2011, ribadisce che il bilancio deve essere
approvato iscrivendo le previsioni di entrata e di spesa di parte
corrente in misura tale che, unitamente alle previsioni dei flussi di
cassa di entrate e di spese in conto capitale, al netto delle
riscossioni e delle concessioni di crediti, sia garantito il rispetto
delle regole che disciplinano il patto medesimo.
Tale disposizione mira a far si’ che il rispetto delle regole del
patto di stabilita’ interno costituisca un vincolo all’attivita’
programmatoria dell’ente, anche al fine di consentire all’organo
consiliare di vigilare in sede di approvazione di bilancio.
L’eventuale adozione di un bilancio difforme implica, pertanto, una
grave irregolarita’ finanziaria e contabile alla quale l’ente e’
tenuto a porre rimedio con immediatezza (6) . A tale scopo, il
legislatore dispone che l’ente alleghi al bilancio di previsione un
prospetto contenente le previsioni di competenza e di cassa degli
aggregati rilevanti ai fini del patto di stabilita’ interno. Tale
prospetto e’ conservato a cura dell’ente medesimo.
Si rammenta che il prospetto, contenente le previsioni di
competenza e di cassa degli aggregati rilevanti ai fini del patto di
stabilita’ interno, non e’ meramente dimostrativo di poste di
bilancio, ma e’ finalizzato all’accertamento preventivo del rispetto
del patto di stabilita’ interno. Esso, pertanto, pur non incidendo in
maniera diretta sul bilancio, e’ da considerarsi elemento costitutivo
del bilancio preventivo stesso, inteso come documento programmatorio
complessivo adottato dall’ente (7) .
Con riferimento, inoltre, alla gestione finanziaria, si fa presente
che l’eventuale sforamento dei vincoli del patto di stabilita’
interno puo’ essere oggetto di verifica da parte della magistratura
contabile, al fine di segnalare il possibile scostamento agli organi
elettivi dell’ente, in modo che possano intervenire in tempo utile
per porre rimedio. L’obbligo del rispetto dell’obiettivo del patto
deve intendersi esteso anche alle successive variazioni di bilancio
nel corso dell’esercizio.
Con l’occasione, si ricorda che, per quanto concerne la gestione
della spesa, l’art. 9, comma 1, lettera a), numero 2, del
decreto-legge n. 78 del 2009 (8) , dispone che il funzionario che
adotta provvedimenti che comportano impegni di spesa «ha l’obbligo di
accertare preventivamente che il programma dei conseguenti pagamenti
sia compatibile con i relativi stanziamenti di bilancio e con le
regole di finanza pubblica». Ne discende, pertanto, che, oltre a
verificare le condizioni di copertura finanziaria prevista dall’art.
151 del decreto legislativo n. 267 del 2000 (TUEL), come richiamato
anche nell’art. 183 dello stesso TUEL, il predetto funzionario deve
verificare anche la compatibilita’ della propria attivita’ di
pagamento con i limiti previsti dal patto di stabilita’ interno ed,
in particolare, deve verificarne la coerenza rispetto al prospetto
obbligatorio allegato al bilancio di previsione di cui al
summenzionato comma 18 dell’art. 31. La violazione dell’obbligo di
accertamento in questione comporta responsabilita’ disciplinare ed
amministrativa a carico del predetto funzionario.
Si rammenta, infine, che, ai sensi dell’art. 14, comma 1, lettera
d), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il Dipartimento della
ragioneria generale dello Stato, in virtu’ delle esigenze di
controllo e di monitoraggio degli andamenti di finanza pubblica,
provvede ad effettuare, tramite i Servizi ispettivi di finanza
pubblica, verifiche sulla regolarita’ della gestione
amministrativo-contabile delle amministrazioni pubbliche. Tali
Servizi, peraltro, essendo chiamati a svolgere verifiche presso gli
enti territoriali volte a rilevare eventuali scostamenti dagli
obiettivi di finanza pubblica, effettuano controlli anche
sull’andamento della gestione finanziaria rispetto agli aggregati
rilevanti ai fini del patto di stabilita’ interno e sull’eventuale
superamento dei vincoli imposti dallo stesso.
Come ricordato, i comuni con popolazione compresa tra 1.001 e 5.000
abitanti saranno assoggettati alle regole del patto di stabilita’
interno a decorrere dall’anno 2013. Tali comuni, pertanto, in fase di
predisposizione del bilancio pluriennale dovranno tener conto dei
vincoli alla dinamica del loro saldo espresso in termini di
competenza mista che saranno posti nel biennio 2013-2014. A tal fine,
la Ragioneria generale dello Stato ha predisposto sul sito web
dedicato al patto di stabilita’ interno
«http://pattostabilitainterno.tesoro.it» un modello di calcolo degli
obiettivi programmatici in formato Excel con cui tali enti potranno
calcolare il proprio saldo obiettivo seguendo le modalita’ indicate
nel paragrafo B.

E. Altre misure di contenimento.
E.1. Misure di contenimento del debito.
L’art. 8 della citata legge n. 183 del 2011 reca disposizioni
dirette a favorire il raggiungimento dell’obiettivo di riduzione del
debito pubblico degli enti locali (inclusi quelli non soggetti al
patto di stabilita’ interno).
In particolare, il comma 1, modificando il comma 1 dell’art. 204
del decreto legislativo n. 267 del 2000 (TUEL), dispone che l’ente
locale puo’ assumere nuovi mutui e accedere ad altre forme di
finanziamento reperibili sul mercato solo se l’importo annuale dei
correlati interessi, sommati agli oneri (9) gia’ in essere, non
superi l’8% per l’anno 2012, il 6% per l’anno 2013 e il 4% a
decorrere dall’anno 2014, del totale relativo ai primi tre titoli
delle entrate del rendiconto del penultimo anno precedente quello in
cui viene prevista l’assunzione dei mutui.
Quindi, la modifica introdotta determina la riduzione, rispetto ai
livelli attuali, dei limiti fissati per il ricorso ai mutui e ad
altre forme di indebitamento da parte degli enti locali.
Il successivo comma 3, nel sancire che le disposizioni di cui al
richiamato art. 8 costituiscono principi fondamentali di
coordinamento della finanza pubblica, ai sensi degli articoli 117,
terzo comma, e 119, secondo comma, della Costituzione, dispone che,
ai fini della tutela dell’unita’ economica della Repubblica, a
decorrere dall’anno 2013, gli enti locali riducono l’entita’ del
debito pubblico.
Le modalita’ attuative, da individuare con decreto del Ministro
dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza unificata,
dovranno in particolare stabilire:
1) la differenza percentuale, rispetto al debito medio pro-capite,
oltre la quale i singoli enti hanno l’obbligo di procedere alla
riduzione del debito;
2) la percentuale annua di riduzione del debito;
3) le modalita’ con le quali puo’ essere raggiunto l’obiettivo di
riduzione del debito.
A tal fine, la norma considera equivalente alla riduzione del
debito il trasferimento di immobili al fondo o alla societa’ di cui
al comma 1 dell’art. 6 della richiamata legge n. 183 del 2011.
Infine, il comma 4 del citato art. 8 dispone che, agli enti che non
adempiono a quanto previsto dal comma 3, si applicano alcune delle
sanzioni previste in caso di mancato rispetto del patto di stabilita’
interno e cioe’ la limitazione delle spese correnti e delle
assunzioni di personale (diffusamente trattate nel paragrafo I alle
lettere b) e d).

E.2. Contenimento dei prelevamenti dai conti di Tesoreria.
Il comma 21 dell’art. 31 della legge n. 183 del 2011 riproduce la
norma gia’ presente nelle previgenti discipline del patto di
stabilita’ interno che autorizza il Ministro dell’economia e delle
finanze, sentita la Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali, ad
adottare misure di contenimento dei prelevamenti effettuati dagli
enti locali sui conti di tesoreria statale, qualora si registrino
prelevamenti non coerenti con gli obiettivi di debito assunti con
l’Unione europea.

F. Facolta’ delle regioni di rivedere il patto di stabilita’ interno
per i propri enti locali.
L’art. 32, comma 17, ultimo periodo, della legge n. 183 del 2011,
conferma, per l’anno 2012, il Patto regionalizzato «verticale» e
«orizzontale» disciplinato dai commi da 138 a 143 dell’art. 1 della
legge n. 220 del 2010.
Tali norme stabiliscono che, nel corso dell’esercizio finanziario,
gli obiettivi di cui all’art. 31 della legge di stabilita’ 2012
possono essere variati, con deliberazione, dalle regioni e dalle
province autonome di Trento e Bolzano, in relazione alla diversita’
delle situazioni finanziarie esistenti.
Le regioni possono intervenire, infatti, a favore degli enti locali
del proprio territorio, secondo due modalita’:
a) la prima modalita’ (c.d. Patto regionale «verticale») –
disciplinata dai commi 138, 138-bis, 139, 140 e 143 dell’art. 1 della
legge 13 dicembre 2010, n. 220 – prevede che la regione possa
riconoscere maggiori spazi di spesa ai propri enti locali
compensandoli con un peggioramento del proprio obiettivo in termini
di competenza o di cassa. I maggiori spazi di spesa si concretizzano,
per gli enti locali, in un aumento dei pagamenti in conto capitale;
contestualmente le regioni rideterminano il proprio obiettivo di
cassa e di competenza attraverso una riduzione dei pagamenti finali
in conto capitale e una riduzione degli impegni di parte corrente
soggetti ai limiti del patto. A tal fine, ai sensi del comma 138-bis
(10) , le regioni definiscono i criteri di virtuosita’ e modalita’
operative previo confronto in sede di consiglio delle autonomie
locali e, ove non istituito, con i rappresentanti regionali delle
autonomie locali. Ai sensi del comma 140, come sostituito dall’art.
2, comma 33, lettera e), del decreto-legge n. 225 del 2010, gli enti
locali dovranno, quindi, comunicare all’ANCI, all’UPI e alle regioni
e province autonome, entro il 15 settembre di ciascun anno, l’entita’
dei pagamenti che possono effettuare nel corso dell’anno. Le regioni
e le province autonome, entro il termine perentorio del 31 ottobre,
comunicano al Ministero dell’economia e delle finanze, con riguardo a
ciascun ente beneficiario, gli elementi informativi occorrenti per la
verifica del mantenimento dell’equilibrio dei saldi di finanza
pubblica. Entro lo stesso termine la regione comunica i nuovi
obiettivi agli enti locali interessati dalla compensazione verticale.
In favore delle regioni che peggiorano il proprio obiettivo, e’
autorizzato lo svincolo di destinazione del triplo delle somme
statali alle stesse spettanti purche’ non esistano obbligazioni
sottostanti gia’ contratte ovvero non si tratti di somme relative ai
livelli essenziali delle prestazioni, per le quali rimane l’obbligo a
carico delle regione di farvi fronte. Le risorse svincolate sono
utilizzate, nei limiti fissati dal patto di stabilita’ interno, solo
per spese d’investimento. Del loro utilizzo e’ data comunicazione
all’amministrazione statale che ha erogato le somme.
Infine, le regioni e le province autonome, in sede di
certificazione (comma 19 dell’art. 32 della legge n. 183 del 2011),
dovranno dichiarare che la rideterminazione del proprio obiettivo di
cassa e’ stata realizzata attraverso una riduzione dei pagamenti
finali in conto capitale soggetti ai limiti del patto e che la
rideterminazione del proprio obiettivo di competenza e’ stata
realizzata attraverso una riduzione degli impegni correnti soggetti
ai limiti del patto;
b) la seconda modalita’ (c.d. «Patto regionale orizzontale») –
disciplinata dai commi 141 e 142 dell’art. 1 della legge 13 dicembre
2010, n. 220 – prevede, invece, che sulla base dei criteri stabiliti
con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, di intesa
con la Conferenza unificata, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano possano, a favore degli enti locali del proprio
territorio, integrare le regole e modificare gli obiettivi posti dal
legislatore nazionale, in relazione alle diverse situazioni
finanziarie esistenti, ferme restando le disposizioni statali in
materia di monitoraggio e di sanzioni e l’importo dell’obiettivo
complessivamente determinato per gli enti locali della regione. A tal
fine, ogni regione definisce e comunica ai propri enti locali il
nuovo obiettivo annuale del patto di stabilita’ interno, determinato
anche sulla base dei criteri stabiliti in sede di consiglio delle
autonomie locali. La regione comunica altresi’ al Ministero
dell’economia e delle finanze, entro il termine perentorio del 30
giugno di ogni anno, con riferimento a ciascun ente locale, gli
elementi informativi occorrenti per la verifica del mantenimento
dell’equilibrio dei saldi di finanza pubblica. Entro gli stessi
termini la regione comunica i nuovi obiettivi agli enti locali
interessati dalla compensazione orizzontale. I criteri di attuazione
del patto orizzontale sono stati stabiliti dal decreto del Ministero
dell’economia e delle finanze 6 ottobre 2011, n. 0104309.
Appare opportuno segnalare che il richiamato comma 142 introduce
due differenti scadenze entro cui la regione deve comunicare al
Ministero dell’economia e delle finanze i nuovi obiettivi dei propri
enti locali; piu’ precisamente le scadenze sono il 31 ottobre con
riferimento al patto del 2011 e il 30 giugno con riferimento al patto
del 2012. Pertanto, le scadenze riportate nel citato decreto, che
disciplina le modalita’ attuative del patto regionalizzato
orizzontale per l’anno 2011, sono da intendersi, in coerenza con la
normativa vigente, sostituite con la data del 30 giugno.
Il decreto chiarisce che le regioni e le province autonome di
Trento e Bolzano possono modificare gli obiettivi del patto di
stabilita’ interno dei singoli enti locali del proprio territorio, in
senso peggiorativo o in senso migliorativo, nel rispetto degli
obiettivi aggregati. Pertanto, i comuni e le province che prevedono
di conseguire, nell’anno di riferimento, un differenziale positivo (o
negativo) rispetto all’obiettivo previsto dalla normativa nazionale,
possono comunicare alle regioni e alle province autonome di Trento e
Bolzano, nonche’ all’ANCI e all’UPI regionali l’entita’ degli spazi
finanziari che sono disposti a cedere (o di cui necessitano)
nell’esercizio in corso e le modalita’ di recupero (o di cessione)
dei medesimi spazi nel biennio successivo. Tali comunicazioni sono
facoltative. La mancata comunicazione da parte dell’ente comporta la
sua esclusione dalla compensazione. I criteri stabiliti dalle regioni
e dalle province autonome privilegiano le spese in conto capitale, le
spese inderogabili e quelle che incidono positivamente sul sistema
economico di riferimento. La rimodulazione non e’ autorizzata se
finalizzata alla realizzazione di spesa corrente di carattere
discrezionale.
Infine, agli enti che hanno ceduto spazi finanziari, e’
riconosciuta, nel biennio successivo, una modifica migliorativa del
loro obiettivo, commisurata al valore degli spazi finanziari ceduti,
fermo restando l’obiettivo complessivo a livello regionale, mentre
agli enti che hanno acquisito spazi finanziari, nel biennio
successivo, sono attribuiti saldi obiettivi peggiorati per un importo
complessivamente pari alla quota acquisita.
Pertanto, agli enti locali che nel 2011 hanno partecipato al patto
regionalizzato «orizzontale» sono attribuiti negli anni 2012 e 2013
contributi a compensazione degli spazi finanziari ceduti o acquisiti
nel 2011 (come previsto dall’art. 3 del citato decreto ministeriale 6
ottobre 2011, n. 0104309). A tali contributi saranno aggiunti gli
eventuali ulteriori importi conseguenti alla partecipazione degli
stessi enti al patto regionalizzato orizzontale del 2012. Per il
2012, quindi, le regioni e le province autonome comunicheranno le
informazioni relative alle quote di obiettivo cedute e acquisite da
ciascun ente senza tener conto dei crediti e dei debiti di spazi
finanziari gia’ esistenti e rinvenienti dall’adozione del patto
regionalizzato orizzontale del 2011.
Premessa, dunque, la possibilita’ di effettuare rimodulazioni dei
singoli obiettivi secondo le modalita’ sopra esposte, il saldo
obiettivo 2012 da considerare sara’ quello risultante dalla somma fra
saldo obiettivo finale e la variazione dell’obiettivo determinata in
base al Patto regionale, verticale e/o orizzontale. Si sottolinea che
l’anzidetto termine perentorio, entro il quale le regioni e le
province autonome sono tenute a comunicare al Ministero dell’economia
e delle finanze le modifiche regionali agli obiettivi assegnati ai
propri enti locali, mira a consentire al Ministero medesimo di
verificare, attraverso il monitoraggio semestrale, il mantenimento
dei saldi di finanza pubblica nel corso dell’anno. Ne consegue che la
disciplina regionale del patto di stabilita’ interno che non tenesse
conto di tale termine entro il quale modificare gli obiettivi
programmatici si configurerebbe come una disciplina elusiva del
regime sanzionatorio previsto a livello nazionale, in quanto
renderebbe possibili interventi «a sanatoria» ad esercizio
sostanzialmente chiuso, finalizzati esclusivamente a far risultare
adempienti il maggior numero di enti locali. Considerato che,
confidando nella «sanatoria a chiusura dell’esercizio» gli enti
potrebbero essere indotti a comportamenti finanziari poco virtuosi,
la disciplina regionale del patto di stabilita’ interno potrebbe
rendere sempre piu’ difficile nel tempo il raggiungimento degli
obiettivi del patto medesimo, comportando effetti peggiorativi sui
saldi di finanza pubblica.
Infine, a decorrere dal 2013, operera’, ai sensi dell’art. 32,
comma 17, della legge di stabilita’ 2012, il cosiddetto «Patto
regionale integrato» che prevede che le singole regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano possano concordare con lo Stato le
modalita’ di raggiungimento dei propri obiettivi di finanza pubblica,
espressi in termini di saldo «eurocompatibile», esclusa la componente
sanitaria, e quelli degli enti locali del proprio territorio, previo
accordo concluso in sede di consiglio delle autonomie locali e, ove
non istituito, con i rappresentanti dell’ANCI e dell’UPI regionali.
La norma prevede, inoltre, che la regione a la provincia autonoma
che concorda il patto risponda allo Stato del mancato rispetto degli
obiettivi attraverso un maggior concorso nell’anno successivo a
quello di riferimento, in misura pari alla differenza tra l’obiettivo
complessivo e il risultato complessivo conseguito. Restano ferme le
vigenti sanzioni a carico degli enti responsabili del mancato
rispetto degli obiettivi del patto di stabilita’ interno e le
disposizioni in materia di monitoraggio a livello centrale, nonche’
il termine perentorio del 31 ottobre per la comunicazione della
rimodulazione degli obiettivi, con riferimento a ciascun ente. Con
decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la
Conferenza unificata, da adottare entro il 30 novembre 2012, saranno
stabilite le modalita’ per l’attuazione del patto integrato, nonche’
le modalita’ e le condizioni per l’eventuale esclusione dall’ambito
di applicazione del patto concordato delle regioni che in uno dei tre
anni precedenti non hanno rispettato il patto di stabilita’ interno o
siano sottoposte al piano di rientro dal deficit sanitario.
Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di
Bolzano che esercitano in via esclusiva le funzioni in materia di
finanza locale definiscono – ai sensi del comma 13 dell’art. 32 della
citata legge n. 183 del 2011 – per gli enti locali dei rispettivi
territori, nell’ambito degli accordi assunti con il Ministro
dell’economia e delle finanze (commi 11 e 12 del citato art. 32), le
modalita’ attuative del patto di stabilita’ interno, fermo restando
l’obiettivo complessivamente determinato per gli enti locali di
appartenenza, ai sensi del richiamato art. 31 della legge di
stabilita’ 2012. In caso di mancato accordo, per gli enti delle
regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di
Bolzano si applicano le disposizioni previste in materia di patto di
stabilita’ interno per gli enti locali del restante territorio
nazionale.

G. Monitoraggio.
Come per gli anni passati, il monitoraggio del rispetto dei vincoli
del patto di stabilita’ interno 2012 prevede la rilevazione delle
risultanze finanziarie delle province e dei comuni con popolazione
superiore a 5.000 abitanti e, a decorrere dal 2013, anche dei comuni
con popolazione compresa tra 1.001 e 5.000 abitanti assoggettati alle
regole del patto.
A tal fine, gli enti in questione inviano semestralmente, entro
trenta giorni dalla fine del semestre di riferimento, le informazioni
sulle gestioni di competenza e di cassa alla Ragioneria generale
dello Stato. Piu’ precisamente, le informazioni richieste sono quelle
utili all’individuazione del saldo, espresso in termini di competenza
mista, conseguito nell’anno di riferimento e cioe’ gli accertamenti e
gli impegni, per la parte corrente, gli incassi e i pagamenti, per la
parte in conto capitale, le entrate derivanti dalla riscossione di
crediti, le spese derivanti dalla concessione di crediti e le altre
esclusioni previste dalla norma.
In aggiunta alle informazioni predette, gli enti locali che, in
base al monitoraggio del secondo semestre, risultano inadempienti al
patto di stabilita’ interno comunicano, alla Ragioneria generale
dello Stato, anche le informazioni relative alla spesa per interventi
realizzati con la quota di finanziamento nazionale e correlati ai
finanziamenti dell’Unione europea. Tale comunicazione e’ finalizzata
alla disapplicazione della sanzione, di cui all’art. 7, comma 2,
lettera a), del decreto legislativo n. 149 del 2011, che dispone la
riduzione del fondo sperimentale di riequilibrio (cfr. paragrafo
I.1). Il medesimo comma, infatti, stabilisce che la predetta sanzione
non si applica agli enti locali per i quali il superamento
dell’obiettivo del patto di stabilita’ interno e’ stato determinato
dalla maggiore spesa per interventi realizzati con la quota di
finanziamento nazionale e correlati ai finanziamenti dell’Unione
europea rispetto alla media della corrispondente spesa del triennio
precedente. Sono, comunque, applicate le restanti sanzioni, di cui al
citato art. 7, comma 2, previste per gli enti non rispettosi del
patto di stabilita’ interno.
Le modalita’ di trasmissione dei prospetti contenenti le
informazioni di cui sopra saranno definite, come previsto dal comma
19 del richiamato art. 31, con decreto del Ministero dell’economia e
delle finanze, sentita la Conferenza Stato-citta’ e autonomie locali.
Con lo stesso decreto e’ definito il prospetto dimostrativo
dell’obiettivo determinato per ciascun ente ai sensi dei commi 2 e
seguenti del citato art. 31.
La trasmissione dei dati semestrali del monitoraggio e, in
generale, di tutte le informazioni relative al patto di stabilita’
interno, deve avvenire utilizzando esclusivamente il sistema web
«http://pattostabilitainterno.tesoro.it», appositamente previsto per
il patto di stabilita’ interno.
In caso di mancata emanazione del citato decreto ministeriale in
tempi utili per il rispetto dell’invio delle informazioni relative al
monitoraggio del patto nessun dato dovra’ essere trasmesso (via
e-mail, via fax o per posta) sino all’emanazione di tale decreto.
Si precisa, infine, che i dati (sia di competenza che di cassa) del
monitoraggio relativi al secondo semestre (dati annuali), essendo
cumulati con quelli del primo semestre, devono risultare superiori o
uguali ai corrispondenti dati relativi al monitoraggio del primo
semestre; in caso contrario occorrera’ modificare, nel sistema, i
dati relativi al primo semestre.

H. Certificazione.
Come per gli anni precedenti, anche per il 2012, le province e i
comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti e, a decorrere
dall’anno 2013, anche i comuni con popolazione compresa tra 1.001 e
5.000 abitanti, sono tenuti ad inviare le risultanze al 31 dicembre
del patto di stabilita’ interno con cui si dimostra il raggiungimento
o meno degli obiettivi del patto di stabilita’ (art. 31, comma 20,
della legge n. 183 del 2011).
A tal fine gli enti, dopo aver verificato la correttezza delle
informazioni fornite al sistema, trasmettono, entro il termine
perentorio del 31 marzo dell’anno successivo a quello di riferimento,
a questa Ragioneria generale dello Stato, una certificazione del
saldo finanziario conseguito in termini di competenza mista, secondo
un prospetto e con le modalita’ definiti dal decreto del Ministero
dell’economia e delle finanze di cui al comma 19 dell’art. 31 della
legge n. 183 del 2011. Gli enti che in base a tale certificazione
risultano non rispettosi delle regole del patto di stabilita’ interno
trasmettono, altresi’, un prospetto utile per valutare se il mancato
raggiungimento dell’obiettivo e’ stato determinato dalla maggiore
spesa per interventi realizzati con la quota di finanziamento
nazionale e correlati ai finanziamenti dell’Unione europea rispetto
alla media della corrispondente spesa del triennio precedente (art.
7, comma 2, lettera a) del decreto legislativo n. 149 del 2011).
Si segnala che la predetta certificazione e il citato prospetto
devono essere sottoscritti, oltre che dal rappresentante legale e dal
responsabile del servizio finanziario, anche dall’organo di revisione
economico-finanziario.
Al riguardo, si sottolinea che la richiamata documentazione priva
delle tre citate sottoscrizioni non e’ ritenuta valida ai fini della
attestazione del rispetto del patto di stabilita’ interno.
La documentazione deve essere spedita a mezzo raccomandata con
avviso di ricevimento, con esclusione di qualsiasi altro mezzo e, ai
fini della verifica del rispetto del termine di invio, la data e’
comprovata dal timbro apposto dall’ufficio postale accettante.
Si sottolinea che non possono essere inviate documentazioni diverse
da quelle prodotte dal sistema web.
Si rammenta che l’ente che non trasmette la certificazione nei
tempi previsti dalla legge e’ ritenuto inadempiente al patto. In tal
caso, si applicano le sanzioni di cui al comma 2, dell’art. 7, del
citato decreto legislativo n. 149 del 2011 (trattate diffusamente al
paragrafo I). Con riferimento alla sanzione relativa alla riduzione
del fondo sperimentale di riequilibrio o dei trasferimenti erariali
per gli enti della Regione siciliana e della regione Sardegna, si
evidenzia che la stessa e’ operata nel limite massimo del 3 per cento
delle entrate correnti registrate nell’ultimo consuntivo. In caso di
incapienza dei predetti fondi l’ente e’ tenuto a versare le somme
residue, presso la competente sezione di tesoreria provinciale dello
Stato, al capo X dell’entrata del bilancio dello Stato, al capitolo
3509 (denominato «versamento delle somme derivanti dall’applicazione
delle sanzioni di cui all’art. 7 del decreto legislativo n. 149 del
2011 riferite al mancato rispetto del patto di stabilita’ interno»),
art. 2 (denominato «somme versate da parte dei comuni e delle
province»).
Nel caso in cui la certificazione, anche se trasmessa in ritardo,
attesti il rispetto del patto di stabilita’ interno, a decorrere
dalla data di invio si applicano solo le disposizioni di cui al comma
2, lettera d), dell’art. 7, del decreto legislativo n. 149 del 2011
(divieto di assunzione di personale a qualsiasi titolo).
Si segnala, inoltre, che i dati indicati nella certificazione del
patto di stabilita’ interno devono essere conformi ai dati contabili
risultanti dal conto consuntivo dell’anno di riferimento. L’ultimo
periodo del citato comma 20 dispone che decorsi quindici giorni dal
termine stabilito per l’approvazione del conto consuntivo, la
certificazione non puo’ essere rettificata e, pertanto, non saranno
accettate certificazioni trasmesse successivamente a tale termine. La
predetta scadenza, peraltro, consente di commisurare la riduzione
degli obiettivi annuali degli enti locali – di cui all’art. 1, comma
122, della legge n. 220 del 2010, come sostituito dall’art. 7, comma
5, del decreto legislativo n. 149 del 2011 – agli effetti finanziari
determinati dall’applicazione della sanzione, in caso di mancato
rispetto del patto di stabilita’ interno, operata a valere sul fondo
sperimentale di riequilibrio e sul fondo perequativo di cui al
richiamato art. 7, comma 2, lettera a). Pertanto, affinche’ la
riduzione degli obiettivi di cui al citato comma 122 possa
determinare benefici sui bilanci degli enti, non e’ possibile
derogare al limite temporale sopra evidenziato.
Si soggiunge, infine, che il comma 32 dell’art. 31 della legge n.
183 del 2011 introduce una disposizione in virtu’ della quale, con
decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, possono essere
modificati i termini riguardanti gli adempimenti degli enti locali
relativi al monitoraggio e alla certificazione del patto di
stabilita’ interno, qualora intervengano modifiche legislative alla
relativa disciplina.

I. Mancato rispetto del patto di stabilita’ interno.
I.1. Le sanzioni per il mancato rispetto del patto di stabilita’
interno.
Il comma 26 dell’art. 31 della legge n. 183 del 2011, conferma le
misure di carattere sanzionatorio di cui all’art. 7, commi 2 e
seguenti, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149. Tali
disposizioni prevedono, a carico dell’ente inadempiente, nell’anno
successivo a quello dell’inadempienza:
a) la riduzione del fondo sperimentale di riequilibrio in misura
pari alla differenza tra il risultato registrato e l’obiettivo
programmatico predeterminato e comunque per un importo non superiore
al 3 per cento delle entrate correnti registrate nell’ultimo
consuntivo. La norma precisa che la sanzione in questione non si
applica nel caso in cui il superamento degli obiettivi del patto sia
determinato dalla maggiore spesa per interventi realizzati con la
quota di finanziamento nazionale e correlati ai finanziamenti
dell’Unione europea rispetto alla media della corrispondente spesa
del triennio precedente. In caso di incapienza dei predetti fondi,
l’ente e’ tenuto a versare all’entrata del bilancio dello Stato le
somme residue presso la competente sezione di tesoreria provinciale
dello Stato, al capo X dell’entrata del bilancio dello Stato, al
capitolo 3509 (denominato «versamento delle somme derivanti
dall’applicazione delle sanzioni di cui all’art. 7 del decreto
legislativo n. 149 del 2011 riferite al mancato rispetto del patto di
stabilita’ interno»), art. 2 (denominato «somme versate da parte dei
comuni e delle province»).
Il comma 27 del citato art. 31 introduce una modifica al
summenzionato art. 7, comma 2, lettera a) del decreto legislativo n.
149 del 2011, stabilendo che per gli enti locali della regione
Sicilia e della regione Sardegna, in caso di inadempienza delle
regole del patto di stabilita’ interno, la riduzione opera con
riferimento ai trasferimenti erariali;
b) il limite agli impegni per spese correnti che non possono
essere assunti in misura superiore all’importo annuale medio dei
corrispondenti impegni effettuati nell’ultimo triennio. Si sottolinea
che le predette spese sono identificate dal titolo I della spesa
(secondo la classificazione di cui al decreto del Presidente della
Repubblica n. 194 del 1996), senza alcuna esclusione e concernono il
triennio immediatamente precedente (per l’anno 2012, in caso di
mancato rispetto del patto di stabilita’ 2011, non e’ possibile
impegnare spese correnti in misura superiore all’importo annuale
medio dei corrispondenti impegni effettuati nel triennio 2009-2011,
cosi’ come risultano dal conto consuntivo dell’ente senza alcuna
esclusione);
c) il divieto di ricorrere all’indebitamento per finanziare gli
investimenti. I mutui e i prestiti obbligazionari posti in essere con
istituzioni creditizie o finanziarie per il finanziamento degli
investimenti devono essere corredati da apposita attestazione da cui
risulti il conseguimento del patto dell’anno precedente. In assenza
della predetta attestazione, l’istituto finanziatore o
l’intermediario finanziario non puo’ procedere al finanziamento o al
collocamento del prestito (comma 7, art. 30, legge n. 183 del 2011).
Ai fini dell’applicazione della sanzione in parola, costituiscono
indebitamento le operazioni di cui all’art. 3, comma 17, della legge
n. 350 del 2003. Il divieto non opera, invece, nei riguardi delle
devoluzioni di mutui gia’ in carico all’ente locale contratti in anni
precedenti in quanto non si tratta di nuovi mutui ma di una diversa
finalizzazione del mutuo originario. Non rientrano nel divieto le
operazioni che non configurano un nuovo debito, quali i mutui e le
emissioni obbligazionarie, il cui ricavato e’ destinato
all’estinzione anticipata di precedenti operazioni di indebitamento,
che consentono una riduzione del valore finanziario delle passivita’.
Non sono da considerare indebitamento, inoltre, le sottoscrizioni di
mutui la cui rata di ammortamento e’ a carico di un’altra
amministrazione pubblica, ai sensi dell’art. 1, commi 75 e 76, della
legge n. 311 del 2004.
In considerazione dei quesiti pervenuti sulla materia, appare
opportuno chiarire le seguenti fattispecie:
a) se il prestito e’ contratto dall’ente locale e rimborsato
all’Istituto di credito dalla regione (contributo totale), le somme
per il pagamento delle rate e il debito sono iscritti nel bilancio
della regione;
b) se il prestito e’ contratto dall’ente locale e rimborsato
dall’ente locale medesimo (con contributo totale o parziale della
regione), le somme per il pagamento delle rate e il debito sono
iscritti nel bilancio dell’ente locale;
c) se il prestito e’ contratto dall’ente locale e rimborsato
pro-quota dall’ente locale medesimo e dalla regione, ciascuno dei due
enti iscrive nel proprio bilancio le somme occorrenti per il
pagamento della quota di rata a proprio carico e la corrispondente
quota di debito.
Costituiscono invece operazioni di indebitamento quelle volte alla
ristrutturazione di debiti verso fornitori che prevedano il
coinvolgimento diretto o indiretto dell’ente locale nonche’ ogni
altra operazione contrattuale che, di fatto, anche in relazione alla
disciplina europea sui partenariati pubblico privati, si traduca in
un onere finanziario assimilabile all’indebitamento per l’ente
locale.
Costituisce, altresi’, operazione di indebitamento il leasing
finanziario, quando l’ente prevede di riscattare il bene al termine
del contratto. Giova, inoltre, sottolineare che, ai fini del ricorso
all’indebitamento, non occorre considerare l’attivita’ istruttoria
posta in essere unilateralmente dall’ente locale (ad esempio, la
deliberazione di assunzione del mutuo) ma e’ necessario fare
riferimento al momento in cui si perfeziona la volonta’ delle parti
(sottoscrizione del contratto). Pertanto, un ente che non ha
rispettato il patto di stabilita’ interno per il 2011 non puo’
ricorrere all’indebitamento nel 2012 anche se ha adottato la
deliberazione di assunzione prima del 2012 e cosi’ via.
Particolare attenzione deve essere posta alle operazioni di project
financing che potrebbero configurarsi come forma di indebitamento;
d) il divieto di procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi
titolo, con qualsivoglia tipologia di contratto, anche con riguardo
ai processi di stabilizzazione in atto (11) . E’ fatto altresi’
divieto agli enti di stipulare contratti di servizio con soggetti
privati che si configurino come elusivi della citata disposizione.
Si evidenzia che analoga sanzione e’ prevista – in caso di mancato
rispetto della norma recata dall’art. 1, comma 557, della legge n.
296 del 2006 e successive modificazioni, volta al contenimento delle
dinamiche di crescita della spesa di personale – dall’art. 1, comma
557-ter della citata legge.
Si evidenzia, altresi’, che il divieto di assunzione, per effetto
dell’art. 76, comma 7, del decreto-legge n. 112 del 2008 e successive
modificazioni, sussiste per tutti gli enti in cui il rapporto tra
spesa di personale e spesa corrente sia pari o superiore al 50%.
In merito a tale ultima disposizione, si sottolinea come – per
effetto della norma recata dall’art. 20, comma 9, del decreto-legge
n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, nella legge n. 111 del
2011 – per il calcolo di tale rapporto debbano considerarsi anche le
spese di personale delle societa’ a partecipazione pubblica locale
totale o di controllo, puntualmente individuate dalla citata norma
(12) .
Nel contesto regolativo delineato, in un’ottica di sistema, si
conferma quanto gia’ affermato nella circolare n. 15/2010 dello
scrivente, in ordine alla riconducibilita’ alla spesa di personale
degli enti locali delle spese sostenute da tutti gli organismi
variamente denominati (istituzioni, aziende, fondazioni, ecc.)
caratterizzati da minore autonomia rispetto ad un organismo
societario e che non abbiano indicatori finanziari e strutturali tali
da attestare una sostanziale posizione di autonomia rispetto
all’amministrazione controllante;
e) la riduzione delle indennita’ di funzione e dei gettoni di
presenza indicati nell’art. 82 del TUEL (decreto legislativo n. 267
del 2000), che vengono rideterminati con una riduzione del 30 per
cento rispetto all’ammontare risultante alla data del 30 giugno 2010.
Al riguardo, si segnala che tale riduzione si applica agli importi
effettivamente erogati nel 2010 (e quindi comprensivi anche della
eventuale riduzione del 30 per cento operata in caso di mancato
rispetto del patto di stabilita’ interno del 2009). Pertanto, a
titolo esemplificativo, per un ente che non ha rispettato il patto
nel 2012 e nel 2009, si ritiene che la sanzione in parola debba
essere applicata nel seguente modo:
l’indennita’ y spettante nel 2010 per il mancato rispetto del patto
nell’anno 2009 e’ pari a: y = x -30% x, dove x e’ l’indennita’
corrisposta al 30 giugno 2008;
l’indennita’ z spettante nel 2013 per il mancato rispetto del patto
nell’anno 2012 e’ pari a: z = y – 30% y dove y e’ l’indennita’
corrisposta al 30 giugno 2010.
Tale interpretazione trova fondamento nell’inciso «all’ammontare
risultante alla data del 30 giugno 2010», presente nell’art. 7, comma
2, lettera e), del decreto legislativo n. 149 del 2011 che – anche
secondo quanto espresso dalla Corte dei conti, sezione regionale di
controllo del Piemonte, nel parere n. 52 del 2009 – si riferisce non
all’ammontare teorico ma a quello iscritto in bilancio.
Si segnala, infine, che la sanzione in parola si applica ai soli
amministratori in carica nell’esercizio in cui e’ avvenuta la
violazione dei vincoli del patto di stabilita’ interno.
Con riferimento alla durata delle sanzioni, si ritiene opportuno
ribadire che le stesse si applicano per il solo anno successivo a
quello di accertamento del mancato rispetto del patto di stabilita’
interno. Conseguentemente, il mancato rispetto del patto 2012
comportera’ l’applicazione delle sanzioni nell’anno 2013 e cosi’ via.
Si segnala che, a decorrere dal 2010, non si applica il disposto di
cui all’art. 77-bis, comma 22, del decreto-legge n. 112 del 2008.
Pertanto, per gli enti che nel 2011 non hanno rispettato il patto di
stabilita’ interno, gli effetti finanziari positivi derivanti dalle
sanzioni concorrono al perseguimento degli obiettivi assegnati per
l’anno in cui le misure vengono attuate.

I.2. Sanzioni connesse all’accertamento del mancato rispetto del
patto in periodo successivo all’anno di riferimento.
I commi 28 e 29, dell’art. 31, della legge n. 183 del 2011,
disciplinano le sanzioni nel caso in cui la violazione del patto di
stabilita’ interno sia accertata successivamente all’anno seguente a
quello cui la violazione si riferisce.
In particolare, il comma 28, stabilisce che agli enti locali per i
quali la violazione del patto di stabilita’ sia accertata oltre
l’anno successivo a quello cui la violazione si riferisce, si
applicano, nell’anno successivo a quello in cui e’ accertato il
mancato rispetto del patto di stabilita’, le sanzioni di cui all’art.
7, commi 2 e seguenti del decreto legislativo n. 149 del 2011
(richiamate al precedente paragrafo I.1). La rideterminazione delle
indennita’ di funzione e dei gettoni di presenza di cui al comma 2,
lettera e), dell’art. 7 del decreto legislativo n. 149 del 2011, e’
applicata ai soggetti di cui all’art. 82 TUEL (sindaco, presidente di
provincia, sindaco metropolitano, presidenti dei consigli comunali e
provinciali, componenti degli organi esecutivi dei comuni, delle
province, delle citta’ metropolitane, ecc.), in carica nell’esercizio
in cui e’ avvenuta la violazione del patto di stabilita’ interno.
Il successivo comma 29 dispone, inoltre, che gli enti locali di cui
al citato comma 28 devono comunicare l’inadempienza entro trenta
giorni dall’accertamento della violazione del patto di stabilita’
interno al Ministero dell’economia e delle finanze, Dipartimento
della ragioneria generale dello Stato. La comunicazione, da
effettuare con raccomandata con avviso di ricevimento, e’ corredata
della certificazione delle risultanze delle poste di entrata e di
spesa rilevanti ai fini della verifica del patto di stabilita’
interno redatta in conformita’ con i prospetti appositamente
predisposti per l’anno a cui si riferisce l’inadempienza.

I.3. Expo Milano 2015 – sanzioni patto di stabilita’ interno.
Il comma 37 dell’art. 33 della legge 12 novembre 2011, n. 183,
detta disposizioni a favore della provincia e del comune di Milano
coinvolti nell’organizzazione del grande evento Expo Milano 2015. La
norma in parola e’ diretta ad attenuare per tali enti, in via
straordinaria e solo per l’anno 2012, le sanzioni previste dal comma
2, lettere a), b) e c) dell’art. 7 del decreto legislativo n. 149 del
2011 in caso di mancato rispetto del patto.
Pertanto, i due enti locali, in caso di mancato rispetto del patto
di stabilita’ interno, nell’anno 2012:
a) sono assoggettati ad una riduzione del fondo sperimentale di
riequilibrio in misura pari alla differenza tra il risultato
registrato e l’obiettivo programmatico predeterminato e comunque per
un importo non superiore all’1,5 per cento delle entrate correnti
registrate nell’ultimo consuntivo (la norma generale prevede una
percentuale del 3%). Come previsto per tutti gli enti, in caso di
incapienza dei predetti fondi gli enti locali sono tenuti a versare
all’entrata del bilancio dello Stato le somme residue. La sanzione
non si applica nel caso in cui il superamento degli obiettivi del
patto di stabilita’ interno sia determinato dalla maggiore spesa per
interventi realizzati con la quota di finanziamento nazionale e
correlati ai finanziamenti dell’Unione europea rispetto alla media
della corrispondente spesa del triennio precedente;
b) non possono impegnare spese correnti in misura superiore
all’importo dei corrispondenti impegni registrati nell’ultimo
consuntivo;
c) non possono ricorrere all’indebitamento per gli investimenti, a
meno che non si tratti di indebitamento legato esclusivamente alle
opere essenziali connesse al grande evento Expo Milano 2015,
ricomprendendovi altresi’ eventuali garanzie accessorie
all’indebitamento principale. Sono poi confermate le disposizioni
applicabili alla generalita’ degli enti locali, in base alle quali i
mutui ed i prestiti obbligazionari posti in essere con istituzioni
creditizie o finanziarie per il finanziamento degli investimenti
devono essere corredati da apposita attestazione da cui risulti il
conseguimento degli obiettivi del patto per l’anno precedente.
L’istituto finanziatore o l’intermediario finanziario non puo’
procedere al finanziamento o al collocamento del prestito in assenza
della predetta attestazione, salvo quanto sopra previsto per gli
investimenti indispensabili per la realizzazione del grande evento
Expo Milano 2015.

I.4. Misure antielusive delle regole del patto di stabilita’ interno.
I commi 30 e 31 dell’art. 31 della legge n. 183 del 2011
introducono misure volte ad assicurare il rispetto della disciplina
del patto di stabilita’ interno da parte degli enti locali impedendo
comportamenti elusivi.
In generale, si configura una fattispecie elusiva del patto di
stabilita’ interno ogni qualvolta siano attuati comportamenti che,
pur legittimi, risultino intenzionalmente e strumentalmente
finalizzati ad aggirare i vincoli di finanza pubblica. Ne consegue
che risulta fondamentale, nell’individuazione della fattispecie di
cui ai richiamati commi 30 e 31, la finalita’
economico-amministrativa del provvedimento adottato.
In particolare, il comma 30 dispone la nullita’ dei contratti di
servizio e degli altri atti posti in essere dagli enti locali che si
configurino elusivi delle regole del patto.
L’elusione delle regole del patto di stabilita’ interno realizzata
attraverso l’utilizzo dello strumento societario, si configura, ad
esempio, quando spese valide ai fini del patto sono poste al di fuori
del perimetro del bilancio dell’ente per trovare evidenza in quello
delle societa’ da esso partecipate e create con l’evidente fine di
aggirare i vincoli del patto medesimo.
Sempre a fini esemplificativi, appaiono riconducibili alle forme
elusive anche le ipotesi di evidente sottostima dei costi dei
contratti di servizio tra l’ente e le sue diramazioni societarie e
para-societarie nonche’ l’illegittima traslazione di pagamenti
dall’ente a societa’ esterne partecipate, realizzate, ad esempio,
attraverso un utilizzo improprio delle concessioni e riscossioni di
crediti.
Il comma 31, invece, introduce sanzioni pecuniarie per i
responsabili di atti elusivi delle regole del patto o del rispetto
artificioso dello stesso.
In particolare, il comma in parola assegna alle sezioni
giurisdizionali regionali della Corte dei conti – qualora accertino
che il rispetto del patto di stabilita’ interno e’ stato
artificiosamente conseguito mediante una non corretta imputazione
delle entrate o delle uscite ai pertinenti capitoli di bilancio o
altre forme elusive – il compito di irrogare le seguenti sanzioni
pecuniarie:
1) agli amministratori che hanno posto in essere atti elusivi: fino
a dieci volte l’indennita’ di carica percepita al momento di
commissione dell’elusione;
2) al responsabile del servizio economico-finanziario: fino a tre
mensilita’ del trattamento retributivo, al netto degli oneri fiscali
e previdenziali.
Al riguardo, si segnala che le verifiche della Corte dei conti
dirette ad accertare il rispetto del patto di stabilita’ interno
possono estendersi all’esame della natura sostanziale delle entrate e
delle spese escluse dai vincoli in applicazione del principio
generale di prevalenza della sostanza sulla forma.
A titolo di esempio, una comune modalita’ di elusione potrebbe
essere rappresentata dall’imputazione di poste in sezioni di bilancio
– in entrata e in uscita – non rilevanti ai fini del patto che, al
contrario, avrebbero dovuto essere imputate altrove. Ci si riferisce,
ad esempio, all’allocazione tra le spese per servizi per conto di
terzi di poste che avrebbero dovuto trovare corretta appostazione tra
le spese correnti, sulla base di quanto indicato nei principi
contabili elaborati dall’Osservatorio per la finanza e contabilita’
degli enti locali, o della contabilizzazione tra i servizi per conto
di terzi di pagamenti relativi alla realizzazione di opere pubbliche
finanziate, anche integralmente, da contributi in conto capitale
ricevuti da parte di altri enti pubblici. In relazione a quest’ultima
fattispecie, si segnala che il contributo in conto capitale ricevuto
da parte dello Stato, della regione o da altro ente pubblico va
contabilizzato al titolo IV dell’entrata, mentre le relative spese
vanno contabilizzate al titolo II della spesa, cosi’ come vanno
contabilizzati ai medesimi titoli le riscossioni ed i pagamenti
effettuati. Non e’ consentito in alcun modo imputare i pagamenti tra
i servizi per conto di terzi, anche quando esiste uno sfasamento
temporale tra la riscossione del contributo concesso ed il pagamento
delle relative spese, ipotesi che si realizza, ad esempio, quando un
ente locale anticipa «per cassa» i pagamenti a causa di un ritardo
nell’erogazione della provvista economica da parte del soggetto
finanziatore.
Peraltro, l’impropria gestione delle cosiddette «partite di giro»
non rappresenta l’unica ipotesi in cui l’elusione delle regole del
patto di stabilita’ si associa ad una non corretta redazione dei
documenti di bilancio.
Un ulteriore esempio di fattispecie elusiva ricorre nei casi di
evidente sovrastima delle entrate correnti o nei casi di accertamenti
effettuati in assenza dei presupposti indicati dall’art. 179 del
testo unico degli enti locali.
Dal lato delle uscite, invece, rientrano tra le fattispecie elusive
l’imputazione delle spese di competenza di un esercizio finanziario
ai bilanci dell’esercizio o degli esercizi successivi ovvero quali
oneri straordinari della gestione corrente (debiti fuori bilancio).
Quest’ultimo fenomeno, qualora riguardi spese non impreviste di cui
l’ente era a conoscenza entro il termine dell’esercizio di
riferimento (da cui l’obbligo giuridico di provvedere alla loro
contabilizzazione), puo’ avere effetti elusivi dei limiti del patto.
Sempre a fini esemplificativi, sono da ritenersi elusive,
nell’ambito delle valorizzazioni dei beni immobiliari, anche le
operazioni poste in essere dagli enti locali con le societa’
partecipate con la finalita’ esclusiva di reperire risorse
finanziarie senza giungere ad una effettiva vendita del patrimonio.

I.5. L’attivita’ di controllo della Corte dei conti.
Infine, appare opportuno richiamare l’attenzione sui commi 166 e
successivi dell’art. 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, come
integrati dall’art. 11 della legge n. 15 del 2009, che affidano alle
Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti:
l’accertamento del mancato rispetto degli obiettivi posti con il
patto di stabilita’ interno;
la vigilanza sull’adozione da parte dell’ente locale delle
necessarie misure correttive;
la vigilanza sull’autoapplicazione delle sanzioni e, cioe’, la
verifica che l’ente inadempiente rispetti il limite agli impegni di
parte corrente, rispetti il divieto di indebitamento e il divieto di
assunzione di personale e che deliberi la riduzione delle indennita’
di funzione e dei gettoni di presenza per gli amministratori.
L’autoapplicazione delle sanzioni opera anche nel corso
dell’esercizio in cui vi sia chiara evidenza che, alla fine
dell’esercizio stesso, il patto non sara’ rispettato. Piu’
precisamente, in tale circostanza, l’autoapplicazione della sanzione
in corso di esercizio si configura come un intervento correttivo e di
contenimento che l’ente, autonomamente, pone in essere per recuperare
il prevedibile sforamento del patto di stabilita’ interno evidenziato
dalla gestione finanziaria dell’anno. Peraltro, nei casi in cui la
gestione finanziaria presenti un andamento non conforme al saldo
programmato, l’ente deve adottare tutti i provvedimenti correttivi e
contenitivi finalizzati a non aggravare la propria situazione
finanziaria.
Al riguardo, la sezione regionale di controllo della Corte dei
conti per la Lombardia con il parere n. 427/2009, come ribadito con
deliberazione n. 605/2009, ha affermato che l’osservanza dei vincoli
di spesa o finanziari imposti dal patto di stabilita’ interno deve
avvenire sin dalle previsioni contenute nel bilancio preventivo. Il
rispetto del patto, quindi, costituisce per gli enti locali un
obbligo e la situazione di inadempienza, anche se rilevata nel corso
dell’esercizio, costituisce una grave irregolarita’ gestionale e
contabile, indipendentemente dal fatto che sia confermata o meno in
sede di bilancio consuntivo. Nonostante la formulazione letterale
dell’art. 7, comma 2, lettera d), del decreto legislativo n. 149 del
2011, deve ritenersi che il divieto di assunzione di nuovo personale
operi anche nei confronti dell’ente locale che si trovi nella
condizione attuale di non rispettare il patto di stabilita’ interno,
in quanto diversamente si determinerebbe un aggravamento della
situazione finanziaria dell’ente medesimo.

L. Allegati alla circolare esplicativa del patto 2012-2014.
Anche quest’anno sono riportati – quali allegati alla presente
circolare – gli schemi esemplificativi che saranno pubblicati sul
sito web.
allegati OB/12/P e OB/12/C per l’individuazione degli obiettivi
2012-2014 per le province e per i comuni;
allegato ACCESSO WEB/12 fornisce istruzioni sulle modalita’ di
accesso al sistema web.

M. Riferimenti per eventuali chiarimenti sui contenuti della presente
circolare.
Le innovazioni introdotte dalla normativa in materia di patto di
stabilita’ interno potrebbero generare da parte degli enti locali
richieste di chiarimenti che, per esigenze organizzative e di
razionalita’ del lavoro di questo Ufficio, e’ necessario pervengano:
a) per gli aspetti generali e applicativi del patto di stabilita’
interno, esclusivamente via e-mail all’indirizzo pattostab@tesoro.it;
b) per i quesiti di natura tecnica ed informatica correlati
all’autenticazione dei nuovi enti ed agli adempimenti attraverso il
web (si veda in proposito l’allegato ACCESSO WEB/12 alla presente
circolare), all’indirizzo assistenza.cp@tesoro.it. Per urgenze e’
possibile contattare l’assistenza tecnica applicativa ai seguenti
numeri 06-4761.2375/2125/2782 con orario 8.00-13.00/14.00-18.00;
c) per gli aspetti riguardanti la materia di personale correlata
alla normativa del patto di stabilita’ interno, esclusivamente via
e-mail all’indirizzo: drgs.igop.ufficio14@tesoro.it;
d) per i chiarimenti in merito alle opere, alla tipologia di
finanziamenti ed alle modalita’ di comunicazione dei dati a seguito
di ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri, al
Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio
dei Ministri ai seguenti indirizzi e-mail:
protezionecivile@pec.governo.it e Ufficio.ABI@protezionecivile.it.
Si segnala che saranno presi in considerazione soltanto i quesiti
inviati da indirizzi istituzionali di posta elettronica.

Annotazioni finali.
Gli atti amministrativi, emanati dal 1999 ad oggi, in applicazione
delle precedenti normative relative al patto di stabilita’ interno,
sono consultabili sul sito internet:
http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/e-GOVERNME1/Patto-di-S/.
Roma, 14 febbraio 2012

Il ragioniere generale dello Stato: Canzio

(1) Il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, e’ stato convertito, con
modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

(2) Il decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, e’ stato convertito, con
modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111.

(3) Il decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, e’ stato convertito, con
modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148.

(4) Il comma 2, dell’art. 20 del decreto-legge n. 98 del 2011 e’
stato inizialmente modificato dal comma 9, lettera a), dell’art.
1, del decreto-legge n. 138 del 2011, che ha anticipato la
decorrenza dell’applicazione dei parametri di virtuosita’
dall’anno 2013 all’anno 2012. Successivamente, il comma 3,
dell’art. 30, della legge n. 183 del 2011, nel modificare
ulteriormente il richiamato comma 2 dell’art. 20, ha posticipato
al 2013 alcuni parametri di virtuosita’ e ha, altresi’, soppresso
il comma 2-ter del citato art. 20 che prevedeva un coefficiente
di correzione connesso alla dinamica nel miglioramento conseguito
dalle singole amministrazioni con riguardo ai parametri di
virtuosita’.

(5) Il comma 5-bis dell’art. 114 del decreto legislativo n. 267 del
2000 e’ stato aggiunto dalla lettera a), comma 2, dell’art. 25
del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, come modificato dalla
legge di conversione 24 marzo 2012, n. 27.

(6) Si e’ pronunciata in tal senso anche la Sezione della Corte dei
conti della Lombardia con la deliberazione n. 233/2008 ed il
parere n. 421/2010.

(7) Al riguardo si segnala il parere espresso dalla Corte dei conti
della Lombardia n. 547/2009.

(8) Il decreto-legge n. 78 del 2009, e’ stato convertito, con
modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102.

(9) Oneri per: mutui precedentemente contratti, prestiti
obbligazionari precedentemente emessi, aperture di credito
stipulate e garanzie prestate ai sensi dell’art. 207 del TUEL, al
netto dei contributi statali e regionali in conto interessi.

(10) Introdotto dall’art. 2, comma 33, lettera d) del decreto-legge
29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla
legge 26 febbraio 2011, n. 10.

(11) Preme sottolineare che, al di la’ dello specifico richiamo
normativo, la continuazione dei procedimenti di stabilizzazione
deve considerarsi preclusa a tutti gli enti, dopo l’entrata in
vigore della norma recata dall’art. 17, comma 10, del
decreto-legge n. 78/2009, convertito, con modificazioni, nella
legge n. 102/2009.

(12) Si rinvia sul punto – in ordine alle modalita’ applicative della
disposizione – alla deliberazione n. 14/AUT/2011 della Corte dei
conti, sezione delle autonomie.

Parte di provvedimento in formato grafico

Allegato ACCESSO WEB/12
Ai fini della trasmissione, aggiornamento e visualizzazione dei
modelli previsti dagli articoli 31 e 32 della legge n. 183 del 2011,
che disciplinano le regole del patto di stabilita’ interno
(individuazione obiettivi, monitoraggio, certificazione etc.) e’
stato predisposto un nuovo sito web, appositamente creato per il
patto di stabilita’ interno, a cui si accede mediante l’indirizzo
http://pattostabilitainterno.tesoro.it (senza accenti), attivo dal
lunedi’ al venerdi’ (nei giorni feriali), dalle ore 08.00 alle 19.00.
Requisiti per l’accesso alla applicazione web.
Gli enti che non hanno l’utenza per accedere al sito
http://pattostabilitainterno.tesoro.it potranno inviare la richiesta
di accesso utilizzando un’apposita funzione disponibile sulla home
page del citato sito, che prevede la compilazione di un modello per
la raccolta dei seguenti dati:
a) nome e cognome delle persone da abilitare alla trasmissione
dei dati;
b) codice fiscale;
c) ente di appartenenza;
d) recapito telefonico;
e) indirizzo e-mail utente.
Modalita’ di accesso.
Il Sistema informatico «Monitoraggio Patto di stabilita’ interno»
e’ stato realizzato utilizzando la tecnologia web, ed e’ direttamente
accessibile dall’indirizzo http://pattostabilitainterno.tesoro.it.
Si informa che il sito non funziona con il browser Mozilla.
Per agevolare l’accesso al suddetto sito si suggerisce di
inserire l’indirizzo tra i «Preferiti». Se ad esempio si utilizza un
browser internet explorer, al primo collegamento al Sistema,
selezionare dal menu’ «Preferiti» la scelta «Aggiungi ai preferiti» e
quindi cliccare su «OK». La volta successiva bastera’ selezionare
«Preferiti» all’apertura del browser e quindi cliccare sull’indirizzo
sopra citato.
Identificativo utente (user-ID cioe’ nome utente) e password.
L’accesso al Sistema informatico, sara’ effettuato tramite una
funzione di autenticazione che consente il riconoscimento dell’utente
mediante la digitazione dell’identificativo utente (user-ID cioe’ il
nome utente) e della password ad esso associata (vedi Manuale
Utente).
Gli enti che ancora non hanno un’utenza per accedere al «Patto di
Stabilita’», possono inviare la richiesta in questione direttamente
dal sito: http://pattostabilitainterno.tesoro.it cliccando sul link
Richiesta Nuova Utenza.

Parte di provvedimento in formato grafico

Figura 1
E’ necessario compilare il modulo di richiesta (figura 2) e, dopo
la conferma, il sistema genera in automatico una e-mail contenente la
richiesta di utenza. Tale e-mail, gia’ corredata di indirizzo,
perviene direttamente all’ufficio preposto (assistenza.cp@tesoro.it),
che provvede a rispondere all’ente, inviandogli la User ID (nome
utente) e la password necessarie per accedere al sistema web.

Parte di provvedimento in formato grafico

Figura 2
Nel compilare il modulo in questione, oltre alle informazioni su
nome e cognome, codice fiscale, recapito telefonico e recapito di
posta elettronica, alla voce Ente di appartenenza cliccare su
Seleziona, poi, nella finestra successiva alla voce Ente inserire i
primi tre caratteri del nome del proprio comune e cliccare su
Ricerca, si aprira’ una piccola finestra in basso in cui appaiono
tutti i nomi dei comuni che iniziano per quelle lettere, selezionare
il nome del proprio comune e cliccare su Conferma: a questo punto lo
stesso nome insieme alla provincia di appartenenza verranno
visualizzati automaticamente nel modulo di richiesta utenza.
Si consiglia di ricontrollare l’esattezza di dette informazioni
prima di digitare Conferma, in quanto le stesse essendo poi
memorizzate nella banca dati del Ministero, costituiscono – in modo
univoco – l’identificazione utente-ente da parte
dell’amministrazione.
Dato il costante aggiornamento del data base degli utenti
accreditati all’applicativo «Patto di Stabilita’», si sottolinea
l’importanza nel comunicare tramite mail all’indirizzo
assistenza.cp@tesoro.it le seguenti informazioni:
a) eventuali utenze in disuso, cioe’ nomi utenti che andrebbero
disabilitati (es. perche’ non lavorano piu’ nell’ufficio dove ci si
occupa del «Patto di Stabilita’»);
b) variazioni di uno qualsiasi dei recapiti dell’utente (es.
variazione dell’indirizzo di posta elettronica o recapito
telefonico).
Come ausilio per gli enti, nel sito citato
http://pattostabilitainterno.tesoro.it e’ disponibile anche il
modello in formato excel che calcola automaticamente l’entita’ del
concorso alla manovra e gli obiettivi programmatici per gli anni
2012/2014. Gli enti possono utilizzare detto modello, salvandolo
preventivamente sulla propria postazione di lavoro ed inserendo nei
campi appositi (gli unici di colore bianco) i dati necessari. Dopo
l’immissione dei dati, l’applicazione excel esegue tutte le
operazioni necessarie per determinare il concorso alla manovra per
gli anni 2012/2014 ed i corrispondenti obiettivi programmatici. Le
risultanze delle operazioni sono visualizzate senza decimali, ma
questi ultimi vengono considerati ai fini dei calcoli stessi. Questo
file excel serve unicamente per i calcoli, non costituisce
certificazione di nessun tipo e, pertanto, non deve essere inviato
(neanche tramite e-mail). I dati del «Patto di Stabilita’» dovranno
essere inviati, secondo le scadenze previste, esclusivamente tramite
il sistema web.
La UserID (nome utente) e’ costituita sempre dal nome e cognome
della persona richiedente in caratteri minuscoli separati da un punto
(ad esempio: mario.rossi).
I caratteri speciali (accenti e apostrofi) del nome e del cognome
non sono riconosciuti: basta digitare nome e cognome senza accento,
senza apostrofo e senza spazio. In caso di omonimie le utenze si
differenziano tramite un numero progressivo immesso dopo il nome
proprio (ad esempio: mario1.rossi) oppure dopo il cognome (ad
esempio: mario.rossi1).
In particolare, la password dovra’ essere gestita secondo le
seguenti norme:
a) il Sistema richiede il cambio password o al primo accesso al
sito oppure in caso di reset password: nel campo «vecchia password»
si deve scrivere quella comunicata dall’assistenza tramite mail, nei
campi «nuova password» e «conferma nuova password» se ne deve
digitare una nuova scelta dall’utente;
b) la nuova password non deve essere uguale alla password
precedentemente scaduta;
c) la password deve essere composta da almeno cinque caratteri
alfanumerici in minuscolo e non puo’ essere uguale al nome utente;
d) la password deve essere mantenuta riservata;
e) la password puo’ essere comunque cambiata in qualsiasi momento
tramite il link «cambio password» contenuto nella pagina del nome
utente;
f) la password scade dopo centottanta giorni dalla sua
generazione ed e’ possibile rinnovarla negli ultimi trenta giorni di
validita’. Nel caso in cui siano decorsi novanta giorni dall’ultimo
accesso al «Patto di Stabilita’» la password scadra’ per una
protezione del sistema e verra’ richiesto di cambiarla. Cio’ vuol
dire che ogni volta si accede la scadenza dei novanta giorni viene
posticipata.
Si precisa che la password e’ strettamente personale e che gli
utenti dovranno riporre la massima cura nel mantenere la riservatezza
di tali codici: qualora l’utente l’abbia dimenticata o la password
sia scaduta, potra’ richiederne una nuova (reset password) mediante
la segnalazione diretta del problema alla casella di posta
elettronica assistenza.cp@tesoro.it specificando sempre il nome
utente, il codice fiscale dell’utente (e non dell’ente) e il comune
di appartenenza: si prega cortesemente di inviare richieste di reset
password che contengano tutte queste informazioni assolutamente
necessarie.
Sicurezza.
Al fine di garantire un maggior livello di sicurezza, nelle fasi
di «Acquisizione modello», «Variazione modello» e «Cancellazione
modello», prima di digitare «Conferma» verra’ richiesto all’utente
l’inserimento di un codice PIN, scelto dall’utente stesso secondo i
criteri sotto riportati e mantenuto riservato:
a) il PIN deve essere composto da un minimo di 4 e un massimo di
8 caratteri alfanumerici (cioe’ necessariamente un insieme di lettere
e numeri con all’interno almeno un numero) ed e’ diverso dalla
password di accesso al sito;
b) il PIN deve essere mantenuto riservato;
c) il PIN ha una durata di centottanta giorni.
Qualora l’utente abbia dimenticato il PIN, puo’ richiederne il
reset tramite mail all’indirizzo assistenza.cp@tesoro.it
Help Desk.
Le funzionalita’ del Sistema informatico «Monitoraggio Patto di
Stabilita’ Interno» ed il loro utilizzo, sono descritte nel «Manuale
Utente» (tramite il tasto omonimo del menu’ contenuto all’interno del
sito dopo essersi autenticati) e scaricabile dall’applicazione
stessa.
Eventuali chiarimenti o richieste di supporto possono essere
inoltrate al seguente indirizzo di posta elettronica:
assistenza.cp@tesoro.it. per i quesiti di natura strettamente tecnica
ed informatica, compresi eventuali problemi di accesso e/o di
funzionamento dell’applicazione, indicando nell’oggetto «Utenza
sistema Patto di Stabilita’ – richiesta di chiarimenti». Si prega di
comunicare, anche in questo caso, il nominativo e il comune di
appartenenza; per urgenze e’ possibile contattare l’assistenza
tecnica applicativa ai seguenti numeri 06-4761.2375/2125/2782, dal
lunedi’ al venerdi’, dalle 8.00 alle 18.00, con interruzione di
un’ora tra le 13.00 e le 14.00.
Requisiti tecnici e impostazioni – Regole generali.
Dotazione informatica: disponibilita’ di una postazione di lavoro
dotata di browser di comune utilizzo (Internet Explorer 5.5 o
superiore, Netscape 7.0) con installata la JVM (java virtual machine)
dal sito http://www.java.com/it/ (e coi relativi aggiornamenti sui pc
dove si opera); applicazione Acrobat Reader (aggiornato) per le
stampe.
L’assistenza tecnica fornisce informazioni sul funzionamento
dell’applicativo del «Patto di Stabilita’»: non gestisce il dominio
del sito del «Patto di Stabilita’».
L’applicativo «Patto di Stabilita’» funziona correttamente al
seguente indirizzo: http://pattostabilitainterno.tesoro.it come un
qualsiasi sito internet su un qualsiasi dominio.
L’applicativo «Patto di Stabilita’» funziona regolarmente con una
semplice linea ADSL.
Per un migliore collegamento al sito, vi segnaliamo che:
l’Error 500 o la riga bianca in alto al posto del menu’, sono
SEMPRE dovuti al server LOCALE (cioe’ quel computer che mette in rete
tutti i pc di un ufficio) che blocca la visualizzazione corretta del
sito. Qualora tale problema si dovesse effettuare sulla vostra
macchina, provare ad effettuare le seguenti operazioni: Aprire
Internet Explorer e dal menu in alto selezionare Strumenti e poi
Opzioni Internet … viene aperta una finestra dove nella parte
centrale si trova un riquadro File temporanei Internet. Selezionare
Elimina Cookie e dare ok. Selezionare Elimina file …, selezionare
la casella Elimina tutto il contenuto non il linea e premere ok.
Selezionare Impostazioni … e nella parte superiore della finestra
aperta selezionare all’apertura della pagina e premere ok. Premere di
nuovo ok. Chiudere Internet Explorer. Riaprire di nuovo l’applicativo
«Patto di Stabilita’» con Internet Explorer all’indirizzo:
http://pattostabilitainterno.tesoro.it. Provare anche da altre
postazioni collegate in rete nell’ufficio in cui si lavora (anche in
orari diversi). Nel caso in cui la difficolta’ persista, bisogna
farsi ripulire la memoria cache del Proxy SERVER o del ROUTER dal
referente informatico (cioe’ bisogna agire nel computer che mette in
linea tutti i pc dell’ufficio locale), poi togliere le protezioni
riguardo ai certificati e RIAVVIARE il server (non il computer
dell’utente); nel caso del ROUTER, agire sulle modalita’ di
configurazione dello stesso;
per uscire dalla procedura si prega di non utilizzare MAI la X in
alto a destra, ma solo il tasto «Logoff» contenuto nel menu’ in alto
a destra;
si fa presente che il sistema di autenticazione mantiene aperta
la sessione per un tempo massimo di 30 minuti di inattivita’ utente
(time out), cioe’ senza digitare niente sulla tastiera. Allo scadere
del time out, la sessione viene terminata, e sara’ pertanto
necessario autenticarsi nuovamente al Sistema;
se non si e’ certi di un’avvenuta acquisizione, la verifica si
effettua andando su «Interrogazione» del modello e, se presente,
sara’ la conferma dell’acquisizione dei dati. Consigliamo sempre di
confermare i dati durante la fase di acquisizione e poi stamparli
dalla funzione di «Interrogazione».
Certificato di sicurezza.
Le regole di sicurezza del Sistema informatico «Monitoraggio
Patto di stabilita’ interno» prevedono il transito dei dati tramite
canale protetto.
Il certificato di protezione del sito e’ autogenerato dal
Ministero dell’economia e delle finanze.
In fase di autenticazione al Sistema (ovvero dopo la digitazione
del nome utente e della password), il sistema stesso restituisce il
messaggio «Avviso di protezione» sull’attendibilita’ del certificato.
Cliccando su «Si’» si accede al Sistema informatico «Monitoraggio
Patto di Stabilita’ Interno» le cui modalita’ di navigazione e
funzionalita’ sono descritte nel Manuale Utente.

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE DIPARTIMENTO DELLA RAGIONERIA GENERALE DELLO STATO – CIRCOLARE 14 febbraio 2012, n. 5 Patto di stabilita’ interno per il triennio 2012-2014

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