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MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE - CIRCOLARE 28 giugno 2005: Legge 30 dicembre 2004, n. 311, recante: «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2005)». Circolare esplicativa. (GU n. 154 del 5-7-2005)

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

CIRCOLARE 28 giugno 2005

Legge 30 dicembre 2004, n. 311, recante: «Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge
finanziaria 2005)». Circolare esplicativa.

Alle regioni
Alle province autonome di Trento e
Bolzano
Alla provincia autonoma di Aosta
Alle province
Ai comuni
Alle comunita’ montane
Alle comunita’ isolane
All’Unione dei presidenti delle regioni
All’UPI
All’ANCI
All’UNCEM
Alla Conferenza unificata Stato-regioni
Alla Corte dei conti
Alle delegazioni regionali alla Corte
dei conti
All’Avvocatura generale dello Stato
Alla Banca d’Italia
All’Associazione bancaria italiana

La legge finanziaria 2005, ai commi da 71 a 77 dell’art. 1,
stabilisce norme di carattere generale per la conversione delle
passivita’ con oneri di ammortamento a carico dello Stato, qualora le
clausole contrattuali lo consentano, sulla base di criteri di
valutazione strettamente collegati all’evoluzione dei tassi di
mercato. Dispone, inoltre, condizioni e modalita’ secondo le quali,
sia le amministrazioni centrali, che le autonomie regionali e locali
sono tenute ad attivarsi per rifinanziare tale tipo di debito.
In premessa, corre l’obbligo di sottolineare alcuni aspetti di
carattere generale necessari alla corretta interpretazione delle
norme contenute nei commi 71-77:
in primo luogo, si ritiene opportuno precisare che l’ambito di
applicazione di tali norme e’ rigorosamente circoscritto ai mutui con
oneri di pagamento a carico, integrale o parziale, dello Stato,
contratti dallo Stato stesso, dalle regioni, dalle province autonome
di Trento e Bolzano e dagli enti locali ed a quelli contratti dagli
altri enti pubblici, relativamente all’applicazione delle norme
contenute nei commi 75, 76 e 77;
in nessun caso si ritiene che in tale ambito di applicazione
siano comprese le societa’ di natura pubblica, ancorche’ la
partecipazione pubblica sia totale;
si ritiene opportuno, inoltre, chiarire che l’obbligazione
pecuniaria derivante dai mutui con oneri integralmente a carico dello
Stato, compresi i mutui di cui lo Stato assicura l’ammortamento
indiretto, e’ da considerarsi come obbligazione dell’amministrazione
sui cui capitoli di bilancio grava da ultimo l’onere della spesa, a
prescindere dall’ente che sottoscrive il contratto. Pertanto, ai fini
della corretta imputazione di spesa, il debito derivante da tali
mutui e’ da computarsi come debito dell’amministrazione obbligata e
non dell’ente che formalmente risulta parte contraente nel relativo
contratto di mutuo.
Diversamente va considerato il debito derivante da mutui con oneri
solo parzialmente a carico dello Stato, per i quali l’ente contraente
risulta comunque obbligato nei confronti dell’istituto mutuante,
ricevendo dall’amministrazione partecipante solo un rimborso delle
somme dovute;
va ricordato, in conseguenza, che l’introduzione della disciplina
della conversione/rinegoziazione dei mutui con oneri a carico dello
Stato non innova, ma semplicemente integra l’ordinamento vigente. Ne
discende che, da un lato, in materia di indebitamento con oneri
integralmente a carico dello Stato, continuano ad esplicare la loro
efficacia le prescrizioni dell’art. 45, comma 32, della legge n.
448/1998 ed i correlati provvedimenti di natura amministrativa (le
c.d. «griglie» indicative dei tassi massimi applicabili alle varie
tipologie di mutui), mentre, in caso di oneri solo parzialmente a
carico dello Stato, per quanto detto in precedenza, non vengono ne’
superate ne’ revisionate tutte le disposizioni relative
all’indebitamento e al monitoraggio.
le autorizzazioni di spesa previste quali limiti di impegno vanno
intese quali tetti massimi stabiliti dalla legge che non devono
essere superati. E’ possibile soltanto una loro riduzione su base
annua, con eventuale prolungamento della durata degli stessi limiti
in funzione del nuovo piano di ammortamento del residuo debito, fermo
restando che non puo’ essere aumentato l’importo complessivo
inizialmente autorizzato dei limiti di impegno. Coerentemente, i
margini di minore spesa conseguente alla rinegoziazione non potranno
essere utilizzati per incrementi di altre spese o riduzioni di
entrata.
Scendendo nel particolare del testo, si osserva quanto segue:
Comma 71.
Stabilisce un generico obbligo a provvedere alla
conversione/rinegoziazione da parte dei soggetti indicati, in
presenza di condizioni contrattuali che lo consentano e della
verifica della riduzione del valore finanziario delle passivita’
totali. Di tali condizioni, solo quella indicata nella seconda parte
del comma, raggiungimento di un differenziale superiore all’1% tra il
tasso fisso applicato al mutuo ed il corrispondente tasso di mercato
riferito alla vita media residua del mutuo stesso, pone in capo
all’ente un vero e proprio obbligo a provvedere al rifinanziamento
della passivita’ per la quale il suddetto differenziale e’ stato
verificato.
In tutti gli altri casi, ovvero in caso di differenziale inferiore
all’1% o di mutui con strutture diverse dal semplice tasso fisso
(indicizzazioni a parametri composti e/o di spread superiori ai
livelli di mercato), l’obbligo in carico all’ente consiste
esclusivamente nell’attivita’ di verifica: l’ente deve, quindi,
attivarsi per monitorare l’andamento dei tassi e la eventuale
presenza di condizioni di mercato che consentano la riduzione del
valore finanziario delle passivita’.
Quindi, in fattispecie diverse dalle passivita’ a tasso fisso o in
caso di differenziale inferiore all’1%, l’ente si muove in un ambito
di maggiore discrezionalita’, ed e’, percio’, autorizzato a procedere
alla conversione/rinegoziazione delle passivita’, subordinatamente al
rispetto delle norme vigenti in materia di mutui con oneri a carico
dello Stato.
Il comma 71 deve essere considerato come operante in uno scenario
parallelo a quello dell’art. 41 della legge n. 448 del 2001, di cui
sostanzialmente riprende i contenuti relativi alla conversione o
rinegoziazione dei mutui, condizionandole al conseguimento di una
riduzione del valore finanziario delle passivita’ totali, valutate,
queste ultime, come l’insieme delle passivita’ (quote capitale e
quote interesse) con oneri a carico dello Stato gestite dal singolo
ente. Il conseguimento della riduzione del valore finanziario deve
essere realizzato in relazione alla singola posizione di mutuo.
Tale riduzione si considera conseguita se, all’atto
dell’operazione, il valore finanziario, cioe’ la somma dei valori
attuali dei flussi della nuova passivita’ (ciascun flusso costituito
dalle quote capitale e quote interesse alle relative scadenze)
nonche’ delle commissioni, penali e accessori dovuti per l’estinzione
del vecchio mutuo e delle commissioni per l’accensione del nuovo
prestito, risulti inferiore alla somma dei valori attuali dei flussi
della passivita’ preesistente che si vuole convertire/rinegoziare.
I suddetti «costi aggiuntivi» derivanti dall’estinzione della
precedente passivita’, pertanto, dovranno essere computati nella
nuova per effettuare la corretta valutazione della riduzione del
valore finanziario e verranno distribuiti sul nuovo piano di
ammortamento, i cui oneri andranno a gravare il bilancio statale
ovvero, pro-quota, anche quello dell’ente, in corrispondenza della
previsione per quella passivita’ dell’integrale o parziale carico
dello Stato.
Quanto sopra equivale a dire che la conversione dei mutui prevista
dal comma 71 deve essere concettualmente intesa alla stessa stregua
di quella introdotta dall’art. 41 della legge n. 448 del 2001: la
trasformazione di una passivita’ esistente in un’altra con costi piu’
allineati ai livelli di mercato, senza creazione di nuovo debito, al
fine di ridurre il costo dell’indebitamento; tale riduzione, giova
ricordare, deve essere considerata come l’obiettivo ed il principio
informatore anche della disciplina contenuta nell’art. 41 stesso.
Con tale trasformazione, si ribadisce, non si ha creazione di nuovo
debito, come sottolineato anche dalla RGS nell’interpretazione delle
norme del nuovo Patto di stabilita’ interno, e la novazione
dell’obbligazione e del relativo contratto, insita nella
«conversione», deve essere considerata sempre e solo finalizzata al
raggiungimento di un interesse pubblico, quale, appunto, quello della
riduzione del costo del debito. Allo stesso principio si deve fare
riferimento per comprendere appieno il termine «convenienza», che il
comma 71 indica come criterio di valutazione sulla base del quale gli
enti debbono assumere l’iniziativa della conversione/rinegoziazione.
Nella seconda parte del comma, poi, come gia’ esposto, sono
contenute alcune indicazioni sulle condizioni necessarie affinche’
per l’ente si ravvisi un vero e proprio obbligo a procedere. In caso
di mutui a tasso fisso, l’ente e’ tenuto ad assumere l’iniziativa
quando il differenziale tra il tasso applicato a ciascuna delle
passivita’ esistenti ed il tasso…

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