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MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI

MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI - DECRETO 29 luglio 2004: Modalita' per l'applicazione di un sistema volontario di etichettatura delle carni di pollame. (GU n. 241 del 13-10-2004)

MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI

DECRETO 29 luglio
2004

Modalita’ per l’applicazione di un sistema
volontario di
etichettatura delle carni di pollame.

IL
MINISTRO DELLE POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI
Visto il regolamento
(CEE) del Consiglio n. 1906/90 del 26 giugno
1990 relativo a talune
norme di commercializzazione per le carni di
pollame, e successive
modificazioni;
Visto il regolamento (CEE) della Commissione n.
1538/91 del
5 giugno 1991, e successive modificazioni e
integrazioni, concernenti
l’applicazione del predetto regolamento
(CEE) del Consiglio n.
1906/90, in particolare gli articoli 10,
11 e 12 del regolamento n.
1538/91;
Visto il decreto
ministeriale 10 settembre 1999, n. 465
«regolamento recante
norme per l’applicazione di disposizioni
comunitarie concernenti
l’uso di particolari diciture in materia di
commercializzazione delle
carni di pollame, ai sensi del regolamento
(CEE) n. 1538/91 del 5
giugno 1991»;
Visto il regolamento (CE) n. 1072/2000 della
Commissione del
19 maggio 2000 che modifica il sopraccitato
regolamento (CEE) n.
1538/91 recante disposizioni di applicazione del
regolamento (CEE) n.
1906/90 del Consiglio che stabilisce
talune norme di
commercializzazione per le carni di pollame;

Visto il regolamento (CE) n. 1321/2002 della Commissione del
22
luglio 2002 con il quale sono state apportate ulteriori modifiche
al
predetto regolamento (CEE) n. 1538/91;
Visto il parere positivo,
espresso dalla Commissione europea ai
sensi dell’art. 8.2 della
direttiva 98/34/CEE, al progetto per un
sistema volontario di
etichettatura delle carni di pollame,
richiedendo, nel contempo,
garanzie sulla esclusione di ostacoli alla
libera circolazione dei
prodotti di altri Paesi membri, trasmesso
tramite il Ministero
delle attivita’ produttive con nota n. 781302
del 5 luglio 2002;

Ritenuto opportuno rimodulare il testo del progetto in
questione
per tener conto delle osservazioni della Commissione CE
contenuta
nella decisione del 26 giugno 2002;
Ritenuta la
necessita’ di introdurre un sistema di etichettatura
volontaria
delle carni di pollame in modo da garantire una
comunicazione
ottimale e la massima trasparenza
nella
commercializzazione mediante un sistema che presuppone
la
possibilita’ di risalire dalla carne di pollame etichettata al
gruppo
di animali di origine;
Visto il parere positivo della
Conferenza Stato-regioni nella
seduta del 29 aprile 2004, ai sensi
dell’art. 2, comma 3, del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281;

Decreta:

Art. 1.
Ai fini del presente decreto s’intende per:

«etichettatura»: l’apposizione di una etichetta sulla
carcassa
intera o sul singolo pezzo di carne o su pezzi di
carne o sul
relativo materiale di imballaggio, inclusa la
comunicazione di
informazioni appropriate fornite per iscritto ed in
modo visibile al
consumatore nel punto vendita;
«carne di
pollame»: carni fresche, refrigerate e congelate
provenienti
dalla macellazione di pollame i cui prodotti
corrispondono
ai seguenti codici NC 0207 con l’esclusione delle
frattaglie;

«pollame allevato in Italia»: pollame allevato in Italia
a
partire da pulcini di un giorno;
«pulcini di un giorno»:
tutti i volatili di meno di 72 ore che
non sono stati ancora
nutriti. Tuttavia le anatre di Barberia
(Cairina maschata) o i
rispettivi ibridi possono essere nutriti (art.
2, lettera c del
decreto del Presidente della Repubblica 3 marzo
1993, n. 587);

«carne di pollame preconfezionata»: unita’ di vendita destinata
ad
essere presentata come tale al consumatore e alla
collettivita’,
costituita da carne di pollame e dall’imballaggio
in cui e’ stata
immessa prima di essere posta in vendita, avvolta
interamente e in
parte da tale imballaggio, ma comunque in modo che
il contenuto non
possa essere modificato senza che la confezione
sia aperta od
alterata;
«carne di pollame preincartata»: unita’
di vendita costituita da
carne di pollame e dall’involucro nel quale
e’ stata posta o avvolta
negli esercizi di vendita;

«organizzazione»: soggetto rappresentativo almeno dei
settori
allevamento e macellazione della filiera delle carni di
pollame, che
presenta il disciplinare di etichettatura ed e’
responsabile della
tracciabilita’ del prodotto lungo tutta la
filiera;
«operatore»: operatore di un settore della filiera
(allevamento,
macellazione, impianto per la lavorazione e
confezionamento) aderente
al disciplinare volontario di
etichettatura, a cui compete l’obbligo
di etichettare la carne di
pollame per la parte di competenza
prevista dal disciplinare;

«lotto di produzione»: gruppo di animali omogenei per
eta’,
categoria, origine e provenienza, appartenenti alla stessa
specie,
avviati al ciclo di ingrasso con le medesime tecniche e nelle
stesse
condizioni;
«lotto di macellazione»: gruppo di animali
appartenenti al
medesimo lotto di produzione macellati nello stesso
giorno;
«autocontrollo»: controllo interno del singolo operatore
nonche’
quello esercitato attraverso ispettori dell’organizzazione;

«controllo»: controllo esercitato a cura di un
organismo
indipendente autorizzato dalla competente autorita’ e
designato
dall’organizzazione. Tale organismo indipendente
deve essere
riconosciuto rispondente ai criteri stabiliti dalla
norma europea
EN/45011;
«vigilanza»: controllo esercitato dalla
pubblica amministrazione
per garantire il rispetto delle norme del
presente decreto.

Art. 2.
1.
Le organizzazioni che intendono richiedere al Ministero
delle
politiche agricole e forestali l’approvazione di un
disciplinare per
l’etichettatura volontaria della carne di pollame
devono:
a) aver predisposto un disciplinare di etichettatura;

b) aver designato l’organismo indipendente di controllo.

Art. 3.
1. Al fine di sottoporre il
disciplinare all’approvazione del
Ministero delle politiche
agricole e forestali le organizzazioni
devono presentare apposita
domanda corredata di quanto segue:
a) relazione tecnica
sull’organizzazione di filiera da cui si
evinca, tra l’altro, la
distribuzione territoriale dell’attivita’ e
il volume stimato della
produzione;
b) disciplinare come previsto dall’art. 6;
c)
designazione dell’organismo indipendente di
controllo,
completa di documentazione attestante i requisiti
previsti all’art.
7.

Art. 4.

1. Gli operatori aderenti alla organizzazione devono:
a)
sottoporsi al sistema di controllo da parte
dell’organismo
indipendente di controllo;
b) disporre degli
impianti necessari per etichettare le carni del
pollame nei modi
previsti dal disciplinare di etichettatura;
c) identificare i
lotti di produzione in allevamento nei modi
previsti dal
disciplinare di etichettatura di cui all’art. 6;
d) applicare le
etichette alla carne in carcasse, tagli o
preconfezionata
secondo il disposto del disciplinare di etichettatura
di cui
all’art. 6 e in modo che sia garantita la rintracciabilita’
della
carne prodotta fino al lotto di produzione in allevamento;
e)
disporre dell’organizzazione necessaria ad
esercitare
l’autocontrollo;
f) mantenere in ogni momento della
propria attivita’ i requisiti
di cui ai punti precedenti.

Art. 5.
1. Il Ministero delle politiche
agricole e forestali provvede:
a) alla verifica della conformita’
dei disciplinari presentati a
quanto previsto dal presente
decreto ed alla conseguente
approvazione;
b) all’invio ai
Ministeri della salute e delle attivita’
produttive ed alle
regioni e province autonome di Trento e Bolzano
dei disciplinari e
dei relativi piani di controllo per i quali e’
stata chiesta
l’approvazione ai fini di eventuali osservazioni da
formulare entro
venti giorni;
c) alla approvazione dei disciplinari;
d) alla
approvazione dei piani di controllo predisposti dagli
organismi
indipendenti autorizzati.
2. Il Ministero delle politiche agricole
e forestali, in presenza
della accertata mancanza dell’applicazione
del disciplinare approvato
o di mancato controllo da parte del
preposto organismo indipendente,
provvede alla sospensione o
alla revoca dell’approvazione e
dell’autorizzazione di cui al comma
1.

Art. 6.
1. Il
disciplinare per l’etichettatura delle carni di pollame
deve
prevedere, per ciascuna delle varie fasi di produzione e di
vendita,
un sistema di identificazione e un sistema completo di
registrazione
applicato in modo da garantire il nesso tra
l’identificazione delle
carni e il lotto di produzione. Il sistema di
registrazione contiene,
in particolare, l’indicazione dell’arrivo e
della partenza del lotto
di produzione, delle carcasse e/o dei tagli,
in modo da garantire la
correlazione tra gli arrivi e le partenze.

2. Il disciplinare da predisporre secondo l’allegato
modello
(Allegato A) indica, in particolare:
a) le informazioni
che si intende fornire in etichetta fra quelle
previste all’art. 8;

b) le misure atte a garantire la veridicita’ delle
informazioni
riportate in etichetta ed il sistema di controllo
adottato;
c) i criteri e le modalita’ per garantire il
nesso fra
l’identificazione della carcassa, dei tagli (cosi’
come definiti
all’art. 1 del regolamento CEE n. 1538/91), da un lato,
e il lotto di
produzione, dall’altro;
d) le caratteristiche del
logo dell’organizzazione da apporre
sulle carcasse o tagli carnei;

e) il funzionamento del sistema di etichettatura con
particolare
riguardo alle modalita’ di autocontrollo;
f) i
provvedimenti disciplinari (sanzione pecuniaria, sospensione
ed
espulsione) da adottare nei confronti di qualsiasi
operatore,
aderente al disciplinare volontario, che non dovesse
rispettare il
disciplinare medesimo.

Art. 7.
1. L’organismo indipendente di controllo,
designato
dall’organizzazione, deve essere riconosciuto
rispondente ai criteri
fissati dalla norma europea EN 45011. La
conformita’ a detti criteri
e’ accertata secondo le modalita’ fissate
in Allegato B.
2. L’organismo indipendente di controllo deve
assicurare la tenuta
di una base dati informatica aggiornata con le
informazioni relative
alla ragione sociale e indirizzo di
tutti gli operatori
dell’organizzazione sottoposti a controllo.
3.
L’organismo indipendente di controllo deve garantire l’accesso
alla
banca dati alle autorita’ preposte alla vigilanza ed
ai
controlli.
4. L’organismo indipendente di controllo effettua
ispezioni negli
impianti degli operatori della filiera per
verificare l’osservanza
delle procedure previste dal disciplinare di
etichettatura sulla base
di un piano dei controlli predisposto
dal medesimo organismo
indipendente di controllo. Il piano dei
controlli, redatto secondo
l’unito schema (Allegato D), indica per
ciascun segmento di filiera:
a) i criteri di campionamento
degli operatori da sottoporre a
controllo;
b) le modalita’
operative;
c) i tipi di controllo;
d) la frequenza di
controllo;
e) la gestione delle non conformita’.
5. L’organismo
indipendente di controllo segnala, entro quarantotto
ore,
all’organizzazione, al Ministero delle politiche agricole
e
forestali e alle regioni e province autonome competenti
per
territorio ogni caso di violazione alla vigente normativa
nazionale e
comunitaria nonche’ eventuali inadempienti per
violazione al
disciplinare di etichettatura.
6. L’organismo
indipendente trasmette al Ministero delle politiche
agricole e
forestali, ed alle regioni e province autonome competenti
per
territorio, entro il 28 febbraio di ogni anno, una
relazione
sull’attivita’ di controllo svolta nell’anno precedente e
contenente
almeno i seguenti elementi:
a) elenco soggetti
controllati per ciascuna organizzazione di
etichettatura e
segmento di filiera, data di controllo, nome
dell’ispettore;

b) frequenze dei controlli;
c) elenco ispettori e numero ispezioni
per ispettore;
d) elenco delle non conformita’ riscontrate e
provvedimenti
adottati;
e) piano previsionale dei controlli per
l’anno in corso.

Art. 8.
1.
L’etichetta apposta sulle confezioni di carne di
pollame
contiene informazioni sull’animale e sulle relative carni,
sul tipo
di allevamento e di alimentazione. In particolare, dette
informazioni
riguardano:
a) un numero di riferimento o un
codice di riferimento che
evidenzi il nesso tra le carni e il
lotto di produzione in
allevamento (rintracciabilita). Tale numero
puo’ essere il numero di
identificazione del lotto di produzione o di
conferimento al macello
o al punto vendita, purche’ sia
sufficiente a garantire la
rintracciabilita’ e la veridicita’
delle informazioni. In ogni caso
il lotto di conferimento al
macello o al punto vendita e’ un
sub-insieme del lotto di
produzione in allevamento;
b) il Paese dell’impresa di
produzione dei pulcini o incubatoio
(denominazione e sede);
c) il
Paese e allevamento di ingrasso (denominazione e sede);
d) il
Paese e macello in cui e’ avvenuta la
macellazione.
L’indicazione deve recare le parole «Macellato in
(nome dello Stato
membro o del paese terzo) (numero di
approvazione)»;
e) il laboratorio di sezionamento. L’indicazione
deve recare le
parole «Sezionato in (nome dello Stato membro o
del paese terzo)
(numero di approvazione)»;
f) l’alimentazione;

g) la forma di allevamento;
h) la razza o il tipo genetico;

i) l’eta’ dell’animale macellato e il periodo di ingrasso (solo
se
abbinate alle informazioni di cui al punto f) e g)
con
l’esclusione per la categoria galletti);
j) la data di
macellazione;
k) le eventuali altre informazioni contenute nel
disciplinare
approvato dal Ministero delle politiche agricole e
forestali.
2. L’informazione relativa alla alimentazione di cui
al comma 1,
lettera f), deve essere riportata in forma
semplice, chiara ed
univoca. Nel caso ci si riferisca alla
razione alimentare, vanno
riportati gli ingredienti specifici
utilizzati e la relativa
percentuale, fermo restando quanto gia’
stabilito, per particolari
componenti dei mangimi, all’art. 10 del
regolamento CEE 1538/91. Le
disposizioni sono richiamate in
Allegato C. L’informazione in ogni
caso va formulata nel modo
seguente: «Alimentato con il ……..% di
, il ……..% di
…………………, ecc.».
3. Le informazioni relative alla
forma di allevamento di cui al
comma 1, lettera g), devono essere
riportate in forma semplice,
chiara ed univoca, fermo restando
quanto gia’ stabilito, per
particolari forme di allevamento,
dall’art. l0 del regolamento CEE n.
1538/91, modificato dall’art. 1,
paragrafo 3, del regolamento (CE) n.
1321/2002. Le disposizioni sono
richiamate in Allegato C. Eventuali
altre forme di allevamento
riconducibili a quelle del regolamento CEE
n. 1538/91 devono, in
ogni caso, essere ricondotte alle diciture in
esso previste e
soddisfare agli stessi requisiti e condizioni.
4. L’etichetta, in
ogni caso, deve riportare, oltre al logotipo di
identificazione
della organizzazione ed il relativo codice
alfanumerico
attribuito dal Ministero delle politiche agricole e
forestali, le
indicazioni di cui alle lettere a), b), c), d), e),
nonche’ f) o g)
od entrambe, del comma 1;
5. L’etichetta delle carni provenienti
da un lotto costituito da
animali nati, allevati e macellati in
Italia puo’ riportare
l’indicazione di «Carni di pollame – o
nome comune della specie –
nato, allevato e macellato in Italia».

Art. 9.
1. Al punto vendita
le carni di pollame sono presentate al
consumatore in una delle
seguenti forme:
a) preconfezionate ed etichettate dal
laboratorio di
sezionamento;
b) preincartate ed etichettate
nello stesso punto vendita;
c) carcasse intere, identificate
mediante il sigillo inamovibile,
riportante il numero di lotto,
denominazione dell’organizzazione;
d) al taglio.
2. La carne
preconfezionata non puo’ essere ulteriormente lavorata
nei punti
vendita.
3. Per le carcasse intere, identificate mediante
sigillo
dell’organizzazione, vendute tal quali nei punti vendita,
l’etichetta
puo’ essere sostituita da una informazione fornita per
iscritto ed in
modo visibile al consumatore. Deve essere garantito
il nesso tra le
informazioni riportate sul sigillo e l’informazione
al consumatore.
Tale informazione puo’ rivestire la forma di un
cartello o un
documento stampato (precompilato) oppure essere
visualizzata su uno
schermo elettronico.
4. La lavorazione della
carne di pollame, a partire da carcasse
intere identificate
mediante sigillo, per la preparazione di
confezioni preincartate
ed etichettate, e’ consentita nei punti
vendita aderenti
all’organizzazione.
5. La vendita al taglio di carne, a partire
da carcassa intera
identificata mediante sigillo, e’ consentita
nei punti vendita
aderenti all’organizzazione. L’etichetta puo’
essere sostituita
secondo le modalita’ indicate nel comma 3.
6. I
punti vendita devono garantire una corretta rintracciabilita’
nella
fase di lavorazione, di immagazzinaggio in cella frigorifera e
di
gestione del banco vendita attraverso la separazione fra lotti
di
produzione diversi.

Art.
10.
1. La vigilanza sulla corretta applicazione della
normativa
relativa all’etichettatura volontaria delle carni di
pollame, ferme
restando le competenze in materia igienico-sanitaria
attribuite al
Ministero della salute e al Servizio sanitario
nazionale, viene
svolta dal Ministero delle politiche agricole e
forestali e dalle
regioni e province autonome sulla base di un
programma concordato di
controlli e di monitoraggio della
corretta applicazione dei
disciplinari. Il programma dei
controlli prevede in particolare la
tipologia dei controlli,
l’individuazione di una tipologia di
campionamento e della
modalita’ di esecuzione dei controlli, nonche’
la formalizzazione dei
risultati dei controlli stessi.

Art. 11.
1. L’organizzazione, gli operatori e l’organismo
indipendente di
controllo sono tenuti alla conservazione della
documentazione
cartacea e informatica nei termini previsti dal
disciplinare e, in
ogni caso, non inferiore a due anni.
2. Le
organizzazioni trasmettono al Ministero delle politiche
agricole
e forestali ed alle regioni e province autonome, competenti
per
territorio, entro il 28 febbraio di ogni anno,
l’elenco
aggiornato degli operatori distinto per segmento di
filiera.

Art. 12.
1.
Dell’organizzazione non possono far parte coloro che hanno
subito
sanzioni per reati legati all’impiego di sostanze vietate ai
sensi
del decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 336 o per reati
legati
al mancato rispetto delle norme in materia di protezione
degli
animali. Parimenti l’operatore non puo’ far richiesta ai
sensi
dell’art. 4, nel caso sia stato sanzionato per gli stessi
reati.
2. Il divieto di cui al comma 1 permane:
per un periodo
di tempo di sei mesi, con decorrenza dalla data di
notifica del
verbale di illecito, nel caso di sanzioni
amministrative;

per l’intera durata dell’istruttoria giudiziaria in caso
di
procedimenti penali in corso, per un periodo comunque non
superiore
ai due anni;
per un periodo supplementare di cinque
anni, a partire dalla data
della sentenza di condanna.
3.
L’attestazione della condizione di quanto previsto al comma 1
puo’
avvenire per autocertificazione, ai sensi del decreto
del
Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.
4.
L’organizzazione deve comunicare al Ministero delle
politiche
agricole e forestali e alle regioni e province autonome
competenti
per territorio, entro quindici giorni dall’evento,
eventuali sanzioni
o sospensioni a carico dei componenti la filiera.

Art. 13.
1. E’ vietato l’uso
di indicazioni o segni diversi da quelli
previsti dal
disciplinare e che, in ogni caso, ingenerino confusione
con le
denominazioni previste ai sensi del regolamento CEE n. 2081/92
e n.
2082/92 relativi, rispettivamente, alla «protezione
delle
indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine dei
prodotti
agricoli e alimentari» e alle «attestazioni di
specificita’ dei
prodotti agricoli e alimentari», nonche’ di
quelli previsti dai
regolamenti CE 2092/1991 e 1804/99 sulle
produzioni animali
biologiche.

Art. 14.
1. L’adesione al sistema di etichettatura delle carni di
pollame
previsto dal presente decreto e’ a carattere volontario.
2.
Le imprese di macellazione avicola, gia’ autorizzate
dalle
regioni ai sensi del decreto ministeriale 10 settembre 1999, n.
465,
possono continuare ad operare ma devono uniformarsi a
quanto
stabilito dal presente regolamento entro sei mesi.
3. Agli
operatori che al momento dell’entrata in vigore del
presente
decreto producono carni di pollame con certificazioni
volontarie
di prodotto garantite da un organismo
indipendente
riconosciuto dalla competente autorita’ e
rispondente ai criteri
stabiliti dalla norma europea EN/45011, e’
concesso un periodo
transitorio di sei mesi per adeguare il
proprio sistema a quanto
previsto dallo stesso decreto. E’ permesso
l’uso di marchi aziendali
o collettivi depositati, sotto
la responsabilita’
dell’organizzazione, purche’ non miranti a
sostituirsi formalmente o
sostanzialmente alle informazioni che devono
comparire in etichetta.
4. E’ ammesso l’utilizzo sulle confezioni
di informazioni relative
a certificazioni volontarie regolamentate,
attestate da organismi
terzi, allorche’ l’operatore voglia
organizzare un sistema di
qualita’ aziendale o del prodotto
anche sulla base della relativa
normativa.
5. Le carni di pollame
etichettate, in un altro Stato membro della
UE conformemente ad
un disciplinare approvato dall’autorita’
competente di quel
Paese hanno libera circolazione nel territorio
italiano a condizione
che nell’etichetta originaria siano assicurate
le informazioni
sull’origine e provenienza delle carni e che
nell’etichetta
stessa non siano aggiunte ulteriori informazioni.
6. Le carni di
pollame originarie e provenienti da Paesi terzi, per
poter essere
immesse in circolazione sul territorio nazionale, devono
essere
etichettate conformemente alla legislazione del paese
di
provenienza, riconosciuta equivalente a quella comunitaria,
a
condizione che nell’etichetta siano assicurate le
informazioni
relative al produttore, all’origine e provenienza delle
carni (paese
di allevamento e ingrasso e paese e macello in cui e’
avvenuta la
macellazione).
7. Fatto salvo quanto previsto al comma
2, il decreto ministeriale
10 settembre 1999, n. 465
«regolamento recante norme per
l’applicazione di disposizioni
comunitarie concernenti l’uso di
particolari diciture in materia di
commercializzazione delle carni di
pollame, ai sensi del
regolamento (CEE) n. 1538/91 del 5 giugno
1991»; e’ abrogato.
Il
presente decreto sara’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
della
Repubblica italiana.
Roma, 29 luglio 2004

Il Ministro: Alemanno
Registrato alla
Corte dei conti il 23 settembre 2004
Ufficio di controllo atti dei
Ministeri delle attivita’ produttive,
registro n. 4, foglio n. 274

Allegato A
LINEE GUIDA PER LA PREDISPOSIZIONE DEL
DISCIPLINARE
ETICHETTATURA CARNI DI POLLAME
1.
Etichetta.
Il disciplinare deve prevedere le informazioni che si
intendono
garantire e riportare in etichetta (esplicitare l’esatta
dizione che
si intende riportare in etichetta).
Per ciascuna
fase di filiera, il disciplinare proposto deve
prevedere i
documenti minimi per garantire la rintracciabilita’
(forma
cartacea e informatica).
2. L’intera filiera per l’etichettatura
delle carni di pollame
risulta costituita dalle seguenti fasi:

A. Incubatoio;
B. Allevamento;
C. Stabilimento di
macellazione;
D. Laboratorio di sezionamento;
E. Punti
vendita.
A. incubatoio:
Il disciplinare deve prevedere:
le
informazioni che si originano all’incubatoio;
modalita’ di
registrazione delle informazioni (registro di
carico, ecc.);

le modalita’ di trasferimento delle
informazioni
all’allevamento (registro di scarico, ecc.);
la
procedura operativa per garantire la tracciabilita’ e per
evitare la
commistione di gruppi di schiusa diversi;
le modalita’ di
identificazione delle uova e dei pulcini.
E’ fatta salva la
facolta’ dell’incubatoio di poter vendere
pulcini anche ad
allevamenti che non adottano un disciplinare di
etichettatura,
purche’ cio’ si evinca dal registro di carico e
scarico
dell’incubatoio medesimo.
L’incubatoio comunica
all’organizzazione che provvede a
aggiornare la propria banca
dati, i dati relativi al lotto di
produzione pulcini (n. animali
conferiti all’allevamento, n. pulcini
venduti al di fuori del
disciplinare).
B. Allevamento:
Il disciplinare deve prevedere:

modalita’ di presa in carico dei pulcini (documenti
che
accompagnano la fornitura dei pulcini, dai quali si evince
l’origine
degli stessi, ecc.);
modalita’ di acquisizione dei
dati di rintracciabilita’ e delle
informazioni collegate (registro di
carico, ecc.);
informazioni che si originano in allevamento;

procedura operativa per garantire la rintracciabilita’ e
le
modalita’ per garantire la veridicita’ delle informazioni che
si
originano in allevamento (es. alimentazione);
documenti per
garantire la rintracciabilita’ (registrazioni
minime per garantire
un percorso di rintracciabilita);
modalita’ di
identificazione degli animali (lotti di
produzione);

modalita’ di trasferimento delle informazioni al macello.
Nel
caso in cui in etichetta vengano riportate
informazioni
riguardanti la forma di alimentazione,
l’organizzazione deve
garantire procedure di controllo anche al
mangimificio.
E’ fatta salva la facolta’ dell’allevamento di
poter allevare e
vendere pollame anche a macelli che non adottano un
disciplinare di
etichettatura, purche’ si evinca la destinazione e i
quantitativi di
pollame venduto.
L’allevatore comunica
all’organizzazione, che provvede a
aggiornare la propria banca
dati, i dati relativi al lotto di
produzione (n. capi morti
durante l’allevamento, n. animali conferiti
al macello, n. animali
venduti al di fuori del disciplinare).
C. Stabilimento di
macellazione:
Il disciplinare deve prevedere:
modalita’ di
presa in carico degli animali (documenti che
accompagnano la
fornitura di polli, tacchini, ecc.);
modalita’ di acquisizione
dei dati di rintracciabilita’ e delle
informazioni collegate (registro
di carico, ecc.);
procedura operativa per garantire la
rintracciabilita’;
procedura operativa per evitare la
commistione tra lotti di
produzione diversi;
documenti
necessari per garantire la rintracciabilita’
(registrazioni
minime per garantire un percorso di rintracciabilita);
modalita’
di identificazione (lotti di macellazione);
modalita’ di
trasferimento della carne e delle informazioni al
sezionamento o alla
vendita.
Lo stabilimento di macellazione deve attivare le
procedure
necessarie a collegare la carne macellata al lotto di
provenienza e
assicurare la separazione fra i diversi lotti di
macellazione.
All’imballo, sulle singole casse contenenti le
carcasse da
commercializzare come busto o come intero, viene
apposta, un
etichetta contenente le informazioni previste dal
disciplinare, oltre
al logotipo o la denominazione
dell’organizzazione responsabile
dell’etichettatura e il
relativo codice di autorizzazione
ministeriale, mediante
macchine automatiche atte al rilascio delle
etichette.

L’etichetta delle carni provenienti da un lotto costituito
da
animali nati, allevati e macellati in Italia puo’
riportare
l’indicazione di «carni di pollame – o nome comune della
specie –
nato allevato e macellato in Italia».
Per lotto di
macellazione si intende un gruppo di animali
appartenenti allo
stesso lotto di produzione avviati congiuntamente
al macello.
Le
carcasse sono identificate, individualmente tramite
sigillo
inamovibile contenente il n. di lotto, e il logo
dell’organizzazione,
imballate in cassette con film protettivo
e etichettate con
un’etichetta di macellazione che riporta gli
estremi identificativi
del lotto e tutte le altre informazioni
previste dal disciplinare.
Lo stabilimento di macellazione
predispone per ciascun lotto il
documento informativo per il
consumatore da esporre al punto vendita
e contenente tutte le
informazioni previste in etichetta.
Lo stabilimento di
macellazione comunica all’organizzazione, che
provvede a aggiornare la
propria banca dati, i dati relativi al lotto
di macellazione, la
destinazione dello stesso e eventuali vendite al
di fuori del
disciplinare (quantitativi venduti e destinazione).
D. Laboratorio di
sezionamento:
Il disciplinare deve prevedere:
modalita’ di
acquisizione dei dati di rintracciabilita’ e delle
informazioni
collegate;
procedura operativa per garantire la
rintracciabilita’;
documenti minimi necessari per le
registrazioni a garanzia
della rintracciabilita’;
modalita’ di
identificazione delle carni destinate al taglio;
modalita’ di
trasferimento della carne e delle informazioni dal
sezionamento alla
distribuzione o alla vendita.
Il laboratorio di sezionamento,
per ogni quantitativo di carne
confezionata deve apporre
un’etichetta rilasciata mediante macchine
automatiche, contenente le
informazioni previste dal disciplinare,
oltre al logotipo o la
denominazione dell’organizzazione responsabile
dell’etichettatura e
il relativo codice di autorizzazione
ministeriale di
approvazione del disciplinare.
L’etichetta delle carni
provenienti da un lotto costituito da
animali nati, allevati e
macellati in Italia puo’ riportare
l’indicazione di «carni di
pollame – o nome comune della specie –
nato allevato e macellato in
Italia».
Il laboratorio di sezionamento comunica
all’organizzazione, che
provvede a aggiornare la propria banca dati, i
dati relativi ai lotti
di macellazione lavorati, eventuali
preparazioni di preconfezionato,
destinazione della carne lavorata
ed eventuali vendite al di fuori
del disciplinare (quantitativi
venduti e destinazione).
E. Punti vendita:
Al punto vendita le
carni possono essere presentate al consumo:
in confezioni gia’
preparate ed etichettate dal laboratorio di
sezionamento;
in
preincarti preparati ed etichettati direttamente dal punto
vendita da
carcasse intere regolarmente etichettate;
in carcasse intere,
regolarmente identificate, riportanti il
numero di lotto e la
numerazione dell’organizzazione attraverso
sigilli inamovibili, ed
accompagnate in esposizione dall’etichetta di
macellazione contenente
le informazioni previste dal disciplinare;
in tagli derivanti
dalla lavorazione, al momento della vendita,
delle carcasse intere
regolarmente identificate (es. piccole
macellerie al dettaglio).

Il disciplinare deve prevedere:
modalita’ di acquisizione dei
dati di rintracciabilita’ e delle
informazioni collegate;

procedura operativa per garantire la rintracciabilita’;

documenti necessari per garantire la rintracciabilita’;

procedure operative per evitare la commistione tra lotti
di
produzione diversi;
modalita’ di identificazione delle
carni derivanti dalla
lavorazione, al momento della vendita,
delle carcasse intere
regolarmente identificate.
Il punto
vendita assicura che la carne esposta sul banco di
vendita sia
correttamente identificata, garantendo la separazione,
sia in fase
di stoccaggio che in fase di commercializzazione, della
carne
etichettata dal prodotto non etichettato, attraverso
spazi
dedicati predefiniti e ben identificati.
Il punto vendita
comunica all’organizzazione, che provvede a
aggiornare la propria
banca dati, i dati relativi allo scarico dei
lotti provenienti dal
macello o dal laboratorio di sezionamento.
F. organizzazione:

L’organizzazione responsabile dell’etichettatura delle carni
di
pollame deve assicurare, su base informatica:
l’elenco degli
incubatoi;
elenco delle aziende agrarie;
elenco dei lotti
di produzione;
elenco dei macelli;
elenco dei laboratori
di sezionamento;
elenco dei punti vendita;
scarico dei
lotti di produzione.
L’organizzazione responsabile deve,
inoltre, assicurare la
verifica della congruenza tra le entrate
e uscite (registro di
carico/scarico) nei vari siti produttivi.
3.
Autocontrollo (dall’incubatoio ai punti vendita).
Il piano di
autocontrollo esercitato dall’operatore o
dall’organizzazione
responsabile dell’etichettatura, deve essere
redatto, secondo lo
schema di seguito riportato.
4. Organismo indipendente di controllo.

La designazione dell’organismo indipendente designato
ai
controlli e’ fatta con nota di incarico presentata al
MIPAF
dall’organizzazione.
L’organismo indipendente dovra’
redigere e presentare al
Ministero delle politiche agricole e
forestali Il piano dei
controlli, per le attivita’ previste nel
presente disciplinare, deve
essere redatto secondo lo schema riportato
in allegato D.

—-> Vedere schema da pag. 30 a pag. 33
Vedere schema da pag. 37 a pag. 40 in formato zip/pdf

MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI

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