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MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA - DECRETO 23 luglio 2004, n.222: Regolamento recante la determinazione dei criteri e delle modalita' di iscrizione nonche' di tenuta del registro degli organismi di conciliazione di cui all'articolo 38 del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5. (GU n. 197 del 23-8-2004)

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

DECRETO 23 luglio 2004, n.222

Regolamento recante la determinazione dei criteri e delle modalita’
di iscrizione nonche’ di tenuta del registro degli organismi di
conciliazione di cui all’articolo 38 del decreto legislativo
17 gennaio 2003, n. 5.

IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

Visto l’articolo 38 del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5,
recante definizione dei procedimenti in materia di diritto societario
e di intermediazione finanziaria, nonche’ in materia bancaria e
creditizia, in attuazione dell’articolo 12 della legge 3 ottobre
2001, n. 366 e, in particolare, il comma 2, ove si dispone che «il
Ministro della giustizia determina i criteri e le modalita’ di
iscrizione nel registro di cui al comma 1, con regolamento da
adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto
1988, n. 400, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore
del presente decreto»;
Visto l’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezione
consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 5 aprile 2004;
Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri, a
norma dell’articolo 17, comma 3, della citata legge n. 400 del 1988,
effettuata con nota prot. 1244/U-24/36-7 del 20 maggio 2004 ai sensi
del predetto articolo;

A d o t t a

il seguente regolamento:

Art. 1.
Definizioni
1. Ai fini del presente regolamento si intende per:
a) «ministero»: il Ministero della giustizia;
b) «decreto»: il decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5;
c) «registro»: il registro degli organismi costituiti da enti
pubblici o privati, deputati a gestire i tentativi di conciliazione a
norma dell’articolo 38 del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5;
d) «conciliazione»: il servizio reso da uno o piu’ soggetti,
diversi dal giudice o dall’arbitro, in condizioni di imparzialita’
rispetto agli interessi in conflitto e avente lo scopo di dirimere
una lite gia’ insorta o che puo’ insorgere tra le parti, attraverso
modalita’ che comunque ne favoriscono la composizione autonoma;
e) «conciliatore»: le persone fisiche che, individualmente o
collegialmente, svolgono la prestazione del servizio di conciliazione
rimanendo prive, in ogni caso, del potere di rendere giudizi o
decisioni vincolanti per i destinatari del servizio medesimo;
f) «organismo»: l’organizzazione di persone e mezzi che, anche in
via non esclusiva, e’ stabilmente destinata all’erogazione del
servizio di conciliazione;
g) «ente pubblico»: la persona giuridica di diritto pubblico
interno, comunitario, internazionale o straniero;
h) «ente privato»: qualsiasi soggetto, diverso dalla persona
fisica, di diritto privato;
i) «responsabile»: il responsabile della tenuta del registro
nominato ai sensi dell’articolo 3 del presente regolamento;
l) CCIAA: le camere di commercio, industria, artigianato e
agricoltura.

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia, al sensi
dell’art. 10, comma 3, del testo unico delle disposizioni
sulla promulgazione delle leggi, sull’emanazione dei
decreti del Presidente della Repubblica e sulle
pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
alle quali e’ operato il rinvio. Restano invariati il
valore e l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Note alle premesse:
– Si riporta il testo dell’art. 38 del decreto
legislativo 17 gennaio 2003, n. 5 (Definizione dei
procedimenti in materia di diritto societario e di
intermediazione finanziaria, nonche’ in materia bancaria e
creditizia, in attuazione dell’art. 12 della legge
3 ottobre 2001, n. 366):
«Art. 38 (Organismi di conciliazione). – 1. Gli enti
pubblici o privati, che diano garanzie di serieta’ ed
efficienza, sono abilitati a costituire organismi deputati,
su istanza della parte interessata, a gestire un tentativo
di conciliazione delle controversie nelle materie di cui
all’art. 1 del presente decreto. Tali organismi debbono
essere iscritti in un apposito registro tenuto presso il
Ministero della giustizia.
2. Il Ministro della giustizia determina i criteri e le
modalita’ di iscrizione nel registro di cui al comma 1, con
regolamento da adottare ai sensi dell’art. 17, comma 3,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro novanta giorni
dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Con
lo stesso decreto sono disciplinate altresi’ la formazione
dell’elenco e la sua revisione, l’iscrizione, la
sospensione e la cancellazione degli iscritti. Le camere di
commercio, industria, artigianato e agricoltura che hanno
costituito organismi di conciliazione ai sensi dell’art. 4
della legge 29 dicembre 1993, n. 580, hanno diritto ad
ottenere l’iscrizione di tali organismi nel registro.
3. L’organismo di conciliazione, unitamente alla
domanda di iscrizione nel registro, deposita presso il
Ministero della giustizia il proprio regolamento di
procedura e comunica successivamente le eventuali
variazioni. Al regolamento debbono essere allegate le
tabelle delle indennita’ spettanti agli organismi di
conciliazione costituiti da enti privati, proposte per
l’approvazione a norma dell’art. 39.».
– Si riporta il testo dell’art. 12 della legge
3 ottobre 2001, n. 366 (Delega al Governo per la riforma
del diritto societario):
«Art. 12 (Nuove norme di procedura). – 1. Il Governo e’
inoltre delegato ad emanare norme che, senza modifiche
della competenza per territorio e per materia, siano
dirette ad assicurare una piu’ rapida ed efficace
definizione di procedimenti nelle seguenti materie:
a) diritto societario, comprese le controversie
relative al trasferimento delle partecipazioni sociali ed
ai patti parasociali;
b) materie disciplinate dal testo unico delle
disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di
cui al decreto legislativo 4 febbraio 1998, n. 58, e
successive modificazioni, e dal testo unico delle leggi in
materia bancaria e creditizia, di cui al decreto
legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive
modificazioni.
2. Per il perseguimento delle finalita’ e nelle materie
di cui al comma 1, il Governo e’ delegato a dettare regole
processuali, che in particolare possano prevedere:
a) la concentrazione del procedimento e la riduzione
dei termini processuali;
b) l’attribuzione di tutte le controversie nelle
materie di cui al comma 1 al tribunale in composizione
collegiale, salvo ipotesi eccezionali di giudizio
monocratico in considerazione della natura degli interessi
coinvolti;
c) la mera facoltativita’ della successiva
instaurazione della causa di merito dopo l’emanazione di un
provvedimento emesso all’esito di un procedimento sommario
cautelare in relazione alle controversie nelle materie di
cui al comma 1, con la conseguente definitivita’ degli
effetti prodotti da detti provvedimenti, ancorche’ gli
stessi non acquistino efficacia di giudicato in altri
eventuali giudizi promossi per finalita’ diverse;
d) un giudizio sommario non cautelare, improntato a
particolare celerita’ ma con il rispetto del principio del
contraddittorio, che conduca alla emanazione di un
provvedimento esecutivo anche se privo di efficacia di
giudicato;
e) la possibilita’ per il giudice di operare un
tentativo preliminare di conciliazione, suggerendone
espressamente gli elementi essenziali, assegnando
eventualmente un termine per la modificazione o la
rinnovazione di atti negoziali su cui verte la causa e, in
caso di mancata conciliazione, tenendo successivamente
conto dell’atteggiamento al riguardo assunto dalle parti ai
fini della decisione sulle spese di lite;
f) uno o piu’ procedimenti camerali, anche mediante
la modifica degli articoli 737 e seguenti del codice di
procedura civile ed in estensione delle ipotesi attualmente
previste che, senza compromettere la rapidita’ di tali
procedimenti, assicurino il rispetto dei principi del
giusto processo;
g) forme di comunicazione periodica dei tempi medi di
durata dei diversi tipi di procedimento di cui alle lettere
precedenti trattati dai tribunali, dalle corti di appello e
dalla Corte di cas…

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