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MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI - CIRCOLARE 15 luglio 2005: Apprendistato professionalizzante. (GU n. 174 del 28-7-2005)

MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

CIRCOLARE 15 luglio 2005

Apprendistato professionalizzante.

Alle Direzioni regionali del lavoro
Alle Direzioni provinciali del lavoro
Alla Regione siciliana
Assessorato lavoro
Ufficio regionale del lavoro
Ispettorato del lavoro
Alla provincia autonoma di Bolzano
Assessorato lavoro
Alla provincia autonoma di Trento
Assessorato lavoro
All’INPS – Direzione generale
All’INAIL – Direzione generale
Alla Direzione generale per
l’attivita’ ispettiva
Al SECIN

IL MINISTRO DEL LAVORO
E DELLE POLITICHE SOCIALI

I. Premessa.
Alla luce delle recenti modifiche del quadro normativo di cui alla
legge n. 80 del 2005, di conversione del decreto-legge n. 35 del 2005
(c.d. Decreto Competitivita), che introduce il comma 5-bis, all’art.
49 del decreto legislativo n. 276 del 2003, ed a seguito dei
chiarimenti intervenuti con la Sentenza della Corte costituzionale n.
50 del 2005, che si pronuncia anche con riguardo alla ripartizione di
competenze nella regolamentazione dei profili formativi del contratto
di apprendistato, si ritiene necessario fornire alcune delucidazioni
operative in merito alla disciplina del contratto di apprendistato
professionalizzante.
II. Contrattazione collettiva e regolamentazioni regionali.
Occorre precisare, in primo luogo, che a seguito della novella di
cui all’art. 13-bis, comma 1, del decreto-legge n. 35 del 2005, che
aggiunge il comma 5-bis, all’art. 49, decreto legislativo n. 276 del
2003, la disciplina dell’apprendistato professionalizzante e’
rimessa, in attesa di apposite leggi regionali da adottarsi di intesa
con le parti sociali, alla autonomia collettiva nella forma dei
contratti collettivi nazionali di categoria, stipulati da
associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente piu’
rappresentative sul piano nazionale.
La disposizione deve essere intesa nel senso che il legislatore, al
fine di accelerare il processo di messa a regime dell’istituto,
affida la definizione della disciplina per l’apprendistato
professionalizzante agli stessi soggetti che stipulano i contratti
collettivi nazionali di lavoro, i quali potranno concordarla in
qualsiasi momento senza, dunque, dover attendere la fase di rinnovo
del contratto collettivo nazionale di lavoro. Nulla esclude peraltro,
anche ai sensi dell’art. 86, comma 13, del decreto legislativo n. 276
del 2003, che la regolamentazione della materia venga definita anche
mediante uno o piu’ accordi interconfederali.
In attesa della regolamentazione regionale e’ pertanto legittimo il
rinvio alla contrattazione collettiva nazionale previsto dall’art.
49, comma 5-bis, del decreto legislativo n. 276 del 2003, che dovra’
in ogni caso applicarsi nel rispetto delle previsioni contenute nel
decreto legislativo n. 276 del 2003. In considerazione del dato
caratterizzante dell’elemento formativo, il contratto di
apprendistato professionalizzante potra’ in ogni caso essere
considerato immediatamente operativo unicamente con riferimento a
quei contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati da
associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente piu’
rappresentative sul piano nazionale, anche antecedenti all’entrata in
vigore della legge n. 80 del 2005, che abbiano determinato –
direttamente o indirettamente, anche mediante semplice rinvio agli
enti bilaterali ovvero a prassi gia’ esistenti e codificate
dall’ISFOL – gli elementi minimi di erogazione e di articolazione
della formazione. In caso di dubbio circa la utilizzabilita’ del
contratto collettivo le parti sociali interessate e i singoli datori
di lavoro potranno utilizzare, per gli opportuni chiarimenti,
l’istituto dell’interpello di cui al decreto legislativo n. 1124 del
2004.
Qualora il contratto collettivo nazionale di lavoro applicato
preveda la regolamentazione dell’istituto, ma non contenga una
precisa disciplina dei profili formativi, le parti, in accordo tra
loro, potranno determinarne il contenuto vuoi con riferimento ai
profili formativi predisposti dall’ISFOL in vigenza della legge n.
196 del 1997 vuoi mediante l’ausilio degli Enti bilaterali e, qualora
previsto dal CCNL applicato, previo parere di conformita’ degli
stessi, vuoi, infine, tenendo conto di quanto previsto dai
provvedimenti regionali fin qui adottati in materia di disciplina
sperimentale dell’apprendistato professionalizzante.
Ai fini della piena e immediata operativita’ dell’istituto restano
infatti in vigore le sperimentazioni regionali e le relative delibere
di giunta, purche’ compatibili con il dettato della decreto
legislativo n. 276 del 2003 e dei principi e criteri direttivi in
esso contenuti. Questo in considerazione del fatto che, come gia’
chiarito dalla Circolare n. 40, del 2004, il decreto legislativo n.
276 del 2003 affida in via prioritaria a regolamentazioni regionali,
da adottarsi d’intesa con le parti sociali, la disciplina
dell’istituto. Peraltro, qualora vi siano sperimentazioni regionali
in atto le parti sociali dovranno uniformarsi ad esse proprio in
ragione del fatto che la cooperazione tra livello nazionale, livello
regionale e parti sociali e’ il meccanismo individuato dal decreto
legislativo n. 276 del 2003 per mettere a regime il nuovo
apprendistato.
III. Articolazione ed erogazione della formazione e competenze degli
enti bilaterali.
Alla luce di quanto affermato all’art. 49, comma 5, lettera b), ai
contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati tra associazioni
datoriali e organizzazioni dei prestatori di lavoro comparativamente
piu’ rappresentativi sul piano nazionale e agli enti bilaterali e’
assegnato, in via sussidiaria alla regolamentazione regionale, il
compito di determinare le modalita’ di erogazione e della
articolazione della formazione, esterna o interna, alla singole
aziende. Sono pertanto fatte salve le clausole dei contratti
collettivi nazionali di lavoro che prevedono, per l’applicazione del
contratto di apprendistato professionalizzante e con riferimento ai
soli profili formativi dell’istituto, il necessario parere di
conformita’ da parte dell’ente bilaterale.
A questo proposito, come gia’ affermato con Circolare n. 40 del
2004, abrogato l’obbligo di richiesta di autorizzazione alla
Direzione provinciale del lavoro ai sensi dell’art. 85, comma 1, del
decreto legislativo n. 276 del 2003, non sono da considerarsi
legittime le clausole dei contratti collettivi e/o le previsioni che
subordinino la stipula del contratto di apprendistato, o il parere di
conformita’ per quanto attiene i profili formativi del contratto,
alla iscrizione all’Ente bilaterale o ad altre condizioni non
espressamente previste dal legislatore nazionale. Saranno pertanto
considerati validi i contratti di apprendistato stipulati anche in
assenza di iscrizione all’Ente bilaterale. Va tuttavia precisato,
come gia’ specificato nella Circolare n. 40, che e’ pur sempre
ipotizzabile un obbligo per tutti i soggetti di sottoporre i
contratti di apprendistato al parere di conformita’ degli enti
bilaterali, per quanto attiene i profili formativi dei contratti
medesimi, la’ dove tale obbligo sia previsto da una legge regionale e
non si ponga in contrasto con i principi costituzionali di liberta’
sindacale.
Come previsto dall’art. 49, comma 5, lettera a), del decreto
legislativo n. 276 del 2003 la formazione formale, interna o
all’esterna alla azienda, dovra’ essere prevista per un minimo di
centoventi ore all’anno. Come gia’ specificato con circolare n. 40
del 2004, per formazione formale si intende la formazione effettuata
attraverso strutture accreditate o all’interno dell’impresa secondo
percorsi di formazione strutturati on the job e in affiancamento,
certificabili e verificabili negli esiti secondo le modalita’ che
sono definite dalle sperimentazioni in atto ovvero dalle future
normative regionali. L’obbligo di formazione per l’apprendista potra’
essere adempiuto anche tramite lo strumento della formazione a
distanza e strumenti di e-learning. Restano peraltro ancora valide le
distinzioni tra competenze trasversali e tecnico professionali di cui
alla legge n. 196 del 1997.
La’ dove esistano sperimentazioni in atto, e in attesa delle leggi
regionali, il piano formativo individuale dovra’ essere elaborato in
coerenza con i profili formativi individuati dalle regioni e dalle
province autonome, con il supporto tecnico del Repertorio delle
professioni. In attesa di una regolamentazione a livello nazionale le
regioni e le province autonome potranno autonomamente attivarsi per
l’individuazione dei profili formativi.
IV. Limiti di eta’.
Cosi’ come previsto ai sensi dell’art. 49, comma 1, del decreto
legislativo n. 276 del 2003, e confermato dai piu’ recenti
orientamenti della Cassazione (sentenza n. 10169/2004), possono
essere assunti con contratto di apprendistato professionalizzante i
soggetti di eta’ compresa tra i 18 e 29 anni. L’assunzione potra’
essere effettuata fino al giorno antecedente al compimento del
trentesimo anno di eta’ (o…

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