MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI | Edilone.it

MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI - CIRCOLARE 24 giugno 2005: Circolare in materia di distacco e cassa integrazione. (GU n. 157 del 8-7-2005)

MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

CIRCOLARE 24 giugno 2005

Circolare in materia di distacco e cassa integrazione.

numprv=28;

Alle direzioni regionali del lavoro
Alle direzioni provinciali del lavoro
Alla Regione siciliana
– assessorato lavoro
– ufficio regionale del lavoro
– ispettorato del lavoro
Alla provincia autonoma di Bolzano
– assessorato lavoro
Alla provincia autonoma di Trento
– assessorato lavoro
All’INPS
– direzione generale
All’INAIL
– direzione generale
Alla direzione generale per l’attivita’
ispettiva
Al SECIN

I. I presupposti di legittimita’ del distacco.
Il distacco si verifica allorquando un datore di lavoro per
soddisfare un interesse proprio invia uno o piu’ lavoratori alle
dipendenze di un soggetto terzo per l’esecuzione di una determinata
attivita’ lavorativa. Requisiti di legittimita’ del distacco sono la
temporaneita’ e la sussistenza di un interesse al distacco in capo al
datore di lavoro distaccante.
Con riferimento al requisito dell’interesse, l’art. 30 del decreto
legislativo n. 276 del 2003 si limita a precisare che il datore di
lavoro distaccante deve «soddisfare un proprio interesse».
Particolare attenzione va dunque riservata alla elaborazione
giurisprudenziale che, pur formatasi antecedentemente alla nuova
disciplina legislativa, ne ha ispirato i contenuti, chiarendo che
l’interesse deve essere specifico, rilevante, concreto e persistente
per tutto il periodo in cui il distacco e’ disposto.A tale proposito,
con la Circolare n. 3/2004, questo Ministero ha altresi’ osservato
come l’interesse che legittima il distacco non puo’ mai
concretizzarsi in un mero interesse al corrispettivo per la fornitura
di lavoro altrui, che caratterizza, invece, la diversa fattispecie
della somministrazione di lavoro.
Occorre, inoltre, chiarire che non si puo’ ritenere
autonomaticamente sussistente l’interesse del datore di lavoro al
distacco per il solo fatto che esso viene disposto tra imprese
appartenenti al medesimo gruppo.
La giurisprudenza ha, infatti, ritenuto che il rapporto di gruppo
che lega distaccante e distaccatario non legittima per se’ solo il
distacco ma costituisce un presupposto di fatto da considerare ai
fini della valutazione circa la sussistenza, nel caso concreto,
dell’interesse del datore di lavoro distaccante (Cass. 18 agosto
2004, n. 16165 e Cass. 16 febbraio 2000, n. 1733).
In questo senso anche la gia’ richiamata circolare n. 3/2004 ha
precisato, da un lato, che la formulazione della novella legislativa
legittima le prassi di distacco all’interno dei gruppi di impresa, le
quali corrispondono ad una reale esigenza di imprenditorialita’,
volta a razionalizzare, equilibrandole, le forme di sviluppo per
tutte le aziende che fanno parte del gruppo, e, dall’altro lato, che
la precedente prassi amministrativa aveva comunque riconosciuto
necessari, anche in questa ipotesi, tanto il requisito dell’interesse
del distaccante quanto quello della temporaneita’ del distacco.
II. Il ricorso al distacco quale alternativa a una procedura di cassa
integrazione per contrazione di attivita’ produttiva.
E’ in questo contesto che deve essere valutata la liceita’ del
ricorso al distacco quale alternativa a una procedura di cassa
integrazione per contrazione della attivita’ produttiva.
Detta ipotesi solleva infatti alcuni profili di criticita’ con
riferimento al principio in base al quale il distacco deve essere
riconducibile ad uno specifico interesse del datore di lavoro
affinche’ la prestazione sia, temporaneamente, eseguita presso un
terzo ma in adempimento dell’unico e originario rapporto di lavoro
che prosegue con il distaccante.
Poiche’, infatti, il distacco integra un atto organizzativo
dell’impresa che lo dispone, e determina cosi’ una mera modifica
delle modalita’ di esecuzione della prestazione lavorativa (Cass. 18
agosto 2004, n. 16165), deve escludersi la legittimita’ di un
distacco fondato su una ragione meramente economica, che puo’ essere
tanto l’interesse ad un corrispettivo, come sopra evidenziato, quanto
il solo interesse al risparmio del costo del lavoro.
Avrebbe natura meramente economica un distacco che non si limitasse
ad avere come effetto solo indiretto il rimborso del costo del
lavoro, che costituisce prassi ricorrente e irrilevante ai fini della
legittimita’ del distacco (Cass., Sez. Un., 13 aprile 1989, n. 1751
gia’ richiamata dalla circolare n. 3/2004), ma trovasse in tale esito
la sua propria giustificazione.
La possibilita’ quindi di disporre il distacco per evitare il
ricorso alla cassa integrazione potrebbe apparire dettata non tanto
da un interesse proprio del distaccante, affinche’ i lavoratori
eseguano presso il terzo la prestazione lavorativa, quanto piuttosto
dalla esigenza di sostenere l’impresa, temporaneamente in crisi,
attraverso il rimborso del costo della manodopera in distacco; tanto
piu’ che l’operazione complessiva troverebbe riscontro in un autonomo
e rilevante interesse del distaccatario a fronteggiare, proprio
attraverso la fornitura della manodopera in distacco, punte di
intensificazione della attivita’ produttiva.
In questo senso depone anche il confronto con la specifica ipotesi
di distacco prevista dall’art. 8, legge n. 236/1993. La norma in
esame rinvia, infatti, ad accordi collettivi che regolamentino il
distacco di personale per evitare il ricorso a procedure di
licenziamento collettivo.
In questo caso l’interesse che legittima il distacco e’ quello dei
lavoratori a non essere licenziati (ed eventualmente l’interesse
pubblico a preservare i livelli occupazionali) mentre, a fronte del
filtro dato dal controllo sindacale sulla operazione, l’autonomo
interesse del distaccante puo’ anche mancare ovvero puo’, in questa
ipotesi, coincidere con il mero passaggio dei costi della manodopera
eccedentaria in capo al distaccatario.
Non sembra, peraltro, che questa ipotesi possa essere estesa in via
analogica a quella in esame sia per la natura eccezionale della
fattispecie sia per la differenza sussistente fra una situazione
tendenzialmente irreversibile, quale quella che porta ad una
procedura di licenziamento collettivo, rispetto ad una ipotesi di
temporanea concentrazione dell’attivita’ produttiva cui e’ possibile
far fronte con un trattamento di integrazione salariale.
Peraltro proprio il dato della temporaneita’ puo’ consentire una
ricostruzione dell’interesse del distaccante che, nella ipotesi
prospettata, sia ulteriore rispetto ad una mera opportunita’ di
escludere il ricorso alla cassa integrazione. Da questa prospettiva
sembra anche possibile accordare rilevanza come presupposto di fatto
al gruppo di impresa entro cui ricondurre l’operazione di distacco.
Poiche’ infatti l’ipotesi in esame postula una contrazione solo
temporanea del volume d’attivita’ dell’impresa distaccante, si puo’
configurare in capo al datore di lavoro un interesse specifico a
preservare in forza (e nella propria disponibilita) i lavoratori
temporaneamente sospesi. Il ricorso alla cassa integrazione,
potrebbe, di contro, indurre i lavoratori a cercare una diversa
occupazione a fronte della riduzione della retribuzione, questo in
particolare per i lavoratori con qualifiche elevate. Inoltre, la
sospensione della attivita’, ove protratta nel tempo, potrebbe
incidere per se’ sola sulla crescita professionale dei lavoratori.
A fronte di tali considerazioni si puo’ pertanto ritenere che,
nell’ipotesi in esame, il distacco risponda al legittimo interesse di
preservare il patrimonio professionale dell’impresa attraverso le
opportunita’ di scambio tra i lavoratori delle imprese appartenenti
al medesimo gruppo. In questo caso, quindi, il distacco non
costituirebbe un mero scambio/prestito di manodopera per fronteggiare
esigenze contingenti relative alla gestione del personale o della
attivita’ dell’impresa – ipotesi questa espressamente esclusa dalla
giurisprudenza (Cass. 2 novembre 1999, n. 12224) – ma la
realizzazione di uno specifico interesse dell’impresa attraverso le
opportunita’ che derivano dalla struttura integrata tra imprese
appartenenti al medesimo gruppo.
Infine, con riferimento alle concrete modalita’ operative si
ritiene opportuno rilevare che:
1) il distacco di manodopera intra-gruppo non dovrebbe, in ogni
caso, incidere sulla autonomia di gestione delle singole imprese onde
evitare che il gruppo appaia una frammentazione artificiosa (e quindi
fraudolenta) di un unico soggetto giuridico;
2) in caso di distacco occorre tenere presente non solo i
presupposti di legittimo ricorso all’istituto ma anche i vincoli
derivanti dall’applicazione della disciplina ed, in particolare, di
quelli afferenti al mutamento di mansioni e di quelli relativi ad un
possibile spostamento della sede di lavoro oltre 50 km rispetto a
quella originaria.

Roma, 24 giugno 2005

Il Ministro del lavoro
e delle politiche sociali
Maroni

MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

Edilone.it