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MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI - CIRCOLARE 21 luglio 2004, n.31: Contratti di inserimento lavorativo. (GU n. 181 del 4-8-2004)

MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

CIRCOLARE 21 luglio 2004, n.31

Contratti di inserimento lavorativo.

Alle direzioni regionali del lavoro
Alle direzioni provinciali del
lavoro
Loro sedi
Alla Regione siciliana – Palermo
Assessorato lavoro
Ufficio regionale del lavoro
Ispettorato del lavoro
Alla provincia autonoma di Bolzano
– Bolzano
Assessorato lavoro
Alla provincia autonoma di Trento
Assessorato lavoro – Trento
All’INPS
Direzione generale – Roma
All’INAIL
Direzione generale – Roma
Alla direzione generale AA.
GG.R.U.A.I.
Divisione VII – Sede
Al SECIN – Sede

1. I contratti con funzione formativa. Premessa.
L’art. 2 della legge n. 30 del 14 febbraio 2003 ha delegato il
Governo ad intervenire in materia di riordino dei contratti a
contenuto formativo. Il titolo VI del decreto legislativo n. 276 del
2003 contiene la nuova disciplina del contratto di apprendistato
(articoli da 47 a 53) e la regolamentazione del contratto di
inserimento (articoli da 54 a 59).
In via preliminare occorre precisare che il contratto di
apprendistato rimane un contratto spiccatamente caratterizzato dalla
funzione formativa e destinato, anche per questo, ad esaurire
l’ambito di operativita’ un tempo riservato al contratto di
formazione e lavoro. Il contratto di inserimento, per contro, e’ un
nuovo contratto nel quale la funzione formativa perde la sua natura
caratterizzante a favore della finalita’ di garantire la collocazione
o la ricollocazione nel mercato del lavoro di soggetti socialmente
piu’ deboli individuati tassativamente dal legislatore (art. 54,
comma 1). In questo senso dispone espressamente l’art. 55, comma 4,
dove si precisa che nel contratto di inserimento la formazione e’
solo eventuale.
Restano in ogni caso applicabili, se piu’ favorevoli, le
disposizioni di cui all’art. 20 della legge 23 luglio 1991, n. 223,
in materia di contratto di reinserimento dei lavoratori disoccupati.
2. La struttura del contratto di inserimento e la clausola del
termine.
Il contratto di inserimento e’ un contratto di lavoro a tempo
determinato finalizzato all’inserimento o al reinserimento nel
mercato del lavoro di alcune categorie di soggetti. Presupposto
necessario per la stipulazione del contratto di inserimento e’ la
predisposizione di un progetto individuale mirato alla individuazione
di un percorso di adattamento delle competenze professionali del
lavoratore ad un determinato contesto lavorativo.
Il contratto di inserimento ha una durata non inferiore a nove mesi
e non superiore a diciotto mesi. In caso di contratto di inserimento
stipulato con persone riconosciute affette da un grave handicap
fisico, mentale o psichico la durata massima del rapporto puo’ essere
elevata sino a trentasei mesi.
Nell’ambito di tali limiti minimi e massimi, la durata di un
contratto di inserimento dipende da quanto previsto nel progetto di
inserimento. La durata del rapporto, infatti, deve essere idonea a
consentire il pieno svolgimento del percorso di adattamento delle
competenze professionali e, cioe’, deve essere tale da realizzare la
funzione di inserimento tipica di tale contratto.
Il contratto di inserimento puo’ essere prorogato anche piu’ volte,
anche senza necessita’ di allegare alcuna specifica motivazione,
purche’ in coerenza con il progetto individuale di inserimento. La
durata massima del contratto prorogato non puo’ tuttavia eccedere i
limiti legali di diciotto o trentasei mesi. Tali limiti legali di
durata possono essere superati solo nel caso in cui il rapporto di
inserimento sia stato sospeso per lo svolgimento del servizio
militare o civile o per maternita’.
Ove il rapporto di inserimento duri oltre il termine di scadenza
originariamente concordato o successivamente prorogato, il contratto
si trasforma in un contratto di lavoro a tempo indeterminato, sempre
che venga superato il termine di trenta giorni di cui all’art. 5,
comma 2, del decreto legislativo n. 368/2001.
Se compatibile con il progetto di inserimento il contratto di
inserimento puo’ anche essere a tempo parziale. In ogni caso il
contratto di inserimento non e’ rinnovabile tra le stesse parti.
3. I datori di lavoro che possono stipulare contratti di inserimento.
Possono stipulare contratti di inserimento:
enti pubblici economici, imprese e loro consorzi;
gruppi di imprese;
associazioni professionali, socio-culturali, sportive;
fondazioni;
enti di ricerca, pubblici e privati;
organizzazioni e associazioni di categoria.
Quanto ai consorzi od ai gruppi di impresa il progetto di
inserimento puo’ prevedere l’impiego in diverse societa’ del gruppo o
consorziate. In tal caso si potra’ dare l’ipotesi di un unico
contratto di lavoro di inserimento con una singola societa’ del
consorzio o del gruppo che, pero’, potra’ «inviare» il lavoratore, ai
fini del progetto di inserimento, presso piu’ societa’ del consorzio
o del gruppo. In tal caso, il limite percentuale previsto dall’art.
54, comma 3, sara’ computato esclusivamente in capo alla singola
societa’ che risulta essere la datrice di lavoro.
Per poter stipulare un contratto di inserimento e’ necessario che
il datore di lavoro abbia mantenuto in servizio almeno il 60 per
cento dei lavoratori il cui contratto di inserimento sia venuto a
scadere nei diciotto mesi precedenti.
Ai fini del calcolo della percentuale non si considerano contratti
di inserimento non trasformati:
i contratti risolti dal datore di lavoro nel corso o al termine
del periodo di prova;
i contratti risolti dal datore di lavoro per giusta causa;
i contratti risolti dal lavoratore per dimissioni;
rapporti che non sono stati trasformati a causa di rifiuto del
lavoratore;
i contratti di inserimento non trasformati in rapporti di lavoro
a tempo indeterminato nella misura pari a quattro contratti. Di
conseguenza, se nei diciotto mesi precedenti sono scaduti cinque
contratti di inserimento e quattro di essi non sono stati
trasformati, di questi quattro contratti non si terra’ conto e sara’
sufficiente confermare un solo contratto per poter procedere a nuove
assunzioni con contratto di inserimento (5 contratti scaduti, da cui
si sottraggono i 4 che non si computano: resta un solo contratto ed
il 60 per cento di 1 e’ pari a 0,60, che va arrotondato ad 1).
In ogni caso non operano limiti nell’ipotesi in cui nei 18 mesi
precedenti all’assunzione del lavoratore sia venuto a scadere un solo
contratto di inserimento.
Si considerano invece mantenuti in servizio quei lavoratori il cui
contratto di inserimento sia stato trasformato in un contratto a
tempo indeterminato anche prima della scadenza del termine.
Trattandosi di istituti contrattuali diversi, resta inteso che non
devono essere presi in considerazione i contratti di formazione e
lavoro cessati e non trasformati nei diciotto mesi antecedenti la
stipulazione del contratto di inserimento.
Non esistono limiti quantitativi di ricorso allo strumento del
contratto di inserimento. Eventuali limiti percentuali possono essere
introdotti dalla contrattazione collettiva (art. 58, comma secondo).
4. I soggetti che possono essere assunti con contratti di
inserimento.
Possono essere assunti con contratto di inserimento:
soggetti di eta’ compresa tra i diciotto e i ventinove anni;
disoccupati di lunga durata da ventinove fino a trentadue;
lavoratori con piu’ di cinquanta anni di eta’ che siano privi di
un posto di lavoro;
lavoratori che desiderino riprendere una attivita’ lavorativa e
che non abbiano lavorato per almeno due anni;
donne di qualsiasi eta’ residenti in una area geografica in cui
il tasso di occupazione femminile, determinato con apposito decreto
del Ministero del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il
Ministro dell’economia e delle finanze entro 60 giorni dalla data di
entrata in vigore del presente decreto, sia inferiore almeno del 20
per cento di quello maschile o in cui il tasso di disoccupazione
femminile superi del 10 per cento quello maschile;
persone riconosciute affette, ai sensi della normativa vigente,
da un grave handicap fisico, mentale o psichico.
Si rammenta che ai sensi del decreto legislativo n. 297/2002 per
disoccupati «di lunga durata» si intendono coloro i quali, dopo aver
perso un posto di lavoro o aver cessato un’attivita’ di lavoro
autonomo, siano alla ricerca di una nuova occupazione da almeno
dodici mesi. Fra tali soggetti rientrano anche quelli che risultino
disoccupati a seguito di dimissioni.
Quanto invece alla assunzione di donne con contratti di inserimento
questa e’ subordinata alla definizione, mediante decreto
ministeriale, delle aree geografiche cui il tasso di occupazione
femminile e’ inferiore almeno del 20 per cento di quello maschile o
in cui il tasso di disoccupazione femminile superi del 10 per cento

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