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MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI - CIRCOLARE 18 marzo 2004, n.10: Modifiche alla disciplina del lavoro cooperativo di cui alla legge 3 aprile 2001, n. 142. (GU n. 75 del 30-3-2004)

MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

CIRCOLARE 18 marzo 2004, n.10

Modifiche alla disciplina del lavoro cooperativo di cui alla legge 3
aprile 2001, n. 142.

Alle direzioni regionali del lavoro
Alle direzioni provinciali del lavoro
Alla Regione siciliana – Assessorato
lavoro – Ufficio regionale del lavoro –
Ispettorato del lavoro
Alla provincia autonoma – Assessorato
lavoro di Bolzano
Alla provincia autonoma – Assessorato
lavoro di Trento
All’INPS – Direzione generale
All’INAIL – Direzione generale
Alla Direzione generale AA.GG.R.U.A.I.
– Divisione VII
Al Secin

La legge 14 febbraio 2003, n. 30, all’art. 9, ha dettato numerose
modifiche alla legge 3 aprile 2001, n. 142, recante «Revisione della
legislazione in materia cooperativistica, con particolare riferimento
alla posizione del socio lavoratore»; modifiche delle quali si
espongono di seguito i profili di maggiore rilevanza.
In particolare, le modifiche hanno riguardato la disciplina di cui
agli articoli 1 (Soci lavoratori di cooperativa), 2 (Diritti
individuali e collettivi del socio lavoratore di cooperativa), 3
(Trattamento economico del socio lavoratore), 5 (Altre normative
applicabili al socio lavoratore) e 6 (Regolamento interno) della
legge n. 142/2001 appena citata.
Art. 1, comma 3.
Il nuovo testo prevede la soppressione del termine «distinto».
Con tale modifica viene ulteriormente confermata la preminenza del
rapporto associativo su quello di lavoro, in ossequio alla tesi dello
«scambio ulteriore» sulla quale e’ imperniato tutto l’impianto della
legge n. 142/2001.
Con l’intervento correttivo apportato viene fugato ogni possibile
dubbio sul fatto che il rapporto di lavoro sia strumentale al vincolo
di natura associativa, peraltro puntualmente descritto al comma 1,
tramite la definizione degli obblighi sociali posti a carico del
socio lavoratore di cooperativa: il concorso nella gestione
dell’impresa, la partecipazione alle decisioni aziendali, la
contribuzione alla formazione del capitale sociale, la messa a
disposizione delle proprie capacita’ professionali.
La correzione non rappresenta una precisazione di stile, ma rende
anche piu’ definiti i confini relativi alle competenze
giurisdizionali in materia di rapporti tra soci e cooperativa e,
inoltre, crea i presupposti di chiarezza per una disciplina
statutaria e regolamentare concernente le causali di recesso, di
esclusione o di decadenza del socio.
La dipendenza del rapporto di lavoro da quello associativo e’ resa
ancora piu’ evidente dall’introduzione del secondo comma dell’art. 5,
ai sensi del quale «il rapporto di lavoro si estingue con il recesso
o l’esclusione del socio deliberati nel rispetto delle previsioni
statutarie ed in conformita’ con gli articoli 2526 e 2527 del codice
civile», previsione rispetto alla quale l’eliminazione delle parole
«e distinto» e’ certamente funzionale.
Con tale norma le dinamiche del rapporto di lavoro sono chiaramente
assoggettate a quelle del rapporto associativo, in caso di estinzione
di quest’ultimo.
Art. 2.
Con la modifica apportata, vengono mantenuti nei confronti dei soci
lavoratori con rapporto di lavoro subordinato i diritti sindacali
previsti dal Titolo III della legge n. 300/1970, subordinandone pero’
l’esercizio alla stipula di un accordo collettivo, che deve tener
conto del principio di compatibilita’ con lo status di socio
lavoratore.
Detto accordo deve essere stipulato tra le Associazioni nazionali
del movimento cooperativo e le Organizzazioni sindacali dei
lavoratori comparativamente piu’ rappresentative.
Secondo l’accezione tradizionale per Associazioni nazionali del
movimento cooperativo si intendono quelle di rappresentanza,
assistenza e tutela del movimento cooperativo di cui al decreto
legislativo C.P.S. 14 dicembre 1947, n. 1577.
Art. 3, comma 2-bis: cooperative della piccola pesca.
La norma ha introdotto all’art. 3, della legge n. 142/2001, il
comma 2-bis.
Lo stesso prevede che le cooperative della piccola pesca di cui
alla legge n. 250/1958 possono, in deroga alle disposizioni sui
trattamenti economici minimi da riconoscere ai soci lavoratori,
corrispondere a questi ultimi un compenso proporzionato all’entita’
del pescato, secondo criteri e parametri da stabilirsi nel
regolamento interno di cui all’art. 6.
In pratica, viene codificata normativamente una prassi consolidata
nel mondo della piccola pesca, secondo la quale il socio pescatore
viene retribuito in proporzione all’entita’ del pescato (cosiddetta
retribuzione «alla parte»).
Art. 5, comma 2.
Come gia’ evidenziato il secondo comma dell’art. 5 rafforza la
prevalenza del rapporto associativo ed evidenzia la strumentalita’
del rapporto di lavoro in funzione del raggiungimento dello scopo
mutualistico: e’, infatti, prevista come conseguenza automatica dello
scioglimento del vincolo associativo l’estinzione del rapporto di
lavoro.
La delibera di accettazione del recesso o di esclusione deve essere
deliberata nel rispetto delle previsioni statutarie ed in conformita’
con le specifiche norme dettate dal codice civile. Anche per tale
aspetto, sulla base dell’autonomia statutaria delle cooperative ed in
virtu’ del principio generale di «prevalenza delle norme di miglior
favore», lo statuto puo’ disciplinare diversamente rispetto
all’automatismo di legge introdotto con il secondo comma dell’art. 5.
Operativamente, tale delibera presa secondo le norme del codice
civile (articoli 2526-2527) e dello statuto ed adeguatamente motivata
in considerazione alla particolare delicatezza degli effetti che si
producono, costituisce causa di interruzione del rapporto di lavoro
in essere con il socio, sia esso di tipologia subordinata, autonoma o
di collaborazione.
Si richiama l’attenzione sui successivi passaggi operativi che la
cooperativa, in caso di estinzione del rapporto di lavoro
riconducibile al tipo subordinato, deve espletare in osservanza della
normativa in materia (chiusura della posizione previdenziale ed
assicurativa).
Il secondo inciso del comma in questione prevede la competenza del
giudice ordinario nelle controversie tra socio lavoratore e
cooperativa relativamente alla delibera di accettazione del recesso o
di esclusione. Pertanto la competenza del giudice ordinario attrae
gli aspetti del rapporto di lavoro in quanto diretta conseguenza
dello scioglimento del vincolo associativo.
Inoltre, e’ opportuno segnalare che i riferimenti agli articoli del
codice civile contenuti nel comma (2526 e 2527) sono da intendersi
agli articoli 2532 e 2533. Questi ultimi, a seguito della riforma del
diritto societario, riguardano rispettivamente il recesso e
l’esclusione del socio.
Art. 6, comma 1: termine per l’adozione del regolamento interno.
Il termine per l’approvazione dei regolamenti di cui all’art. 6
della legge n. 142, e’ stato prorogato al 31 dicembre 2004 dalla
legge 27 febbraio 2004, n. 47, di conversione del decreto-legge
24 dicembre 2003, n. 355.
Tale ultima legge, all’art. 23-sexies, ha inoltre previsto che il
mancato rispetto del termine comporta l’applicazione dell’art.
2545-sexiesdecies del codice civile ai sensi del quale: «In caso di
irregolare funzionamento delle societa’ cooperative, l’autorita’
governativa puo’ revocare gli amministratori e i sindaci, e affidare
la gestione della societa’ ad un commissario …».
Si tratta pertanto di un termine che, benche’ non possa
qualificarsi perentorio in quanto resta in ogni caso il potere di
emanare il regolamento, assume tuttavia un significato
particolarmente rilevante conseguendo al suo mancato rispetto una
sanzione di estrema gravita’ quale quella di cui al citato
2545-sexiesdecies del codice civile.
Si sottolinea infine che, in mancanza di adozione del regolamento
interno, le cooperative non possono:
a) inquadrare i propri soci con rapporto diverso da quello
subordinato;
b) deliberare nelle materie di cui alle lettere d), e) e f),
dell’art. 6.
Si tratta, infatti, di aspetti che trovano la loro fonte istitutiva
e la relativa disciplina esclusivamente nel regolamento interno.
Art. 6, comma 1, lettera a).
L’art. 6, comma 1, lettera a) prevede, tra gli elementi che il
regolamento deve in ogni caso contenere, il richiamo ai contratti
collettivi applicabili, per cio’ che attiene ai soci lavoratori con
rapporto di lavoro subordinato.
Al riguardo resta ferma la disposizione di cui all’art. 3, comma 1,
che richiama l’applicazione dei contratti collettivi nazionali del
settore o della categoria affine con riferimento al trattamento
economico del socio lavoratore e per quanto attiene ai minimi
previsti, per prestazioni analoghe.
Art. 6, comma 2: trattamento economico del socio lavoratore.
Con la modifica al secondo comma dell’art. 6, della legge n.
142/2001, introdotta dall’art. 9, comma 1, lettera f), della legge n.
30/2003, e’ stata eliminata la previsione che impediva al regolamento
interno di contenere disposizioni derogatorie in peius rispetto alle
condizioni di lavoro previste dai contratti collettivi.
La nuova norma prevede che, salvo gli specifici casi indicati, il
regolamento non puo’ conten…

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