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MINISTERO DEL LAVORO, DELLA SALUTE E DELLE POLITICHE SOCIALI – DIRETTIVA 18 settembre 2008

MINISTERO DEL LAVORO, DELLA SALUTE E DELLE POLITICHE SOCIALI - DIRETTIVA 18 settembre 2008 - Rilancio della filosofia preventiva e promozionale di cui al decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124, contenente misure di razionalizzazione delle funzioni ispettive e di vigilanza in materia di previdenza sociale e di lavoro, a norma dell'articolo 8 della legge 14 febbraio 2003, n. 30. (GU n. 265 del 12-11-2008 )

MINISTERO DEL LAVORO, DELLA SALUTE E DELLE POLITICHE SOCIALI

DIRETTIVA 18 settembre 2008

Rilancio della filosofia preventiva e promozionale di cui al decreto
legislativo 23 aprile 2004, n. 124, contenente misure di
razionalizzazione delle funzioni ispettive e di vigilanza in materia
di previdenza sociale e di lavoro, a norma dell’articolo 8 della
legge 14 febbraio 2003, n. 30.

IL MINISTRO DEL LAVORO, DELLA SALUTE E DELLE POLITICHE SOCIALI

Visto l’art. 8 della legge 14 febbraio 2003, n. 30;
Visto il decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124;
Visto il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con
modificazioni, con la legge 6 agosto 2008, n. 133;
Vista la direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del
2 luglio 2002 sulla attivita’ ispettiva;

E m a n a

la seguente direttiva:
(ex art. 2, comma 2, decreto legislativo n. 124 del 2004)

Finalita’.

La presente direttiva, prendendo spunto dal radicale mutamento
delle attivita’ ispettive e di vigilanza a seguito della eliminazione
dei libri paga e matricola e di altri libri obbligatori e della loro
sostituzione, a far data dal 18 agosto 2008, con il libro unico del
lavoro (articoli 39 e 40 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133),
intende rilanciare la filosofia preventiva e promozionale di cui al
decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124, contenente misure di
razionalizzazione delle funzioni ispettive e di vigilanza in materia
di previdenza sociale e di lavoro a norma dell’art. 8 della legge
14 febbraio 2003, n. 30.
In questa prospettiva, anche al fine di avviare un rinnovato e
costruttivo rapporto con gli operatori economici e i loro consulenti,
essenziale per portare a compimento il processo di modernizzazione
del mercato del lavoro avviato con la «legge Biagi», si richiama la
centralita’ di una visione delle attivita’ di vigilanza attenta alla
qualita’ ed efficacia della azione ispettiva. Azione che deve essere
cioe’ diretta essenzialmente a prevenire gli abusi e a sanzionare i
fenomeni di irregolarita’ sostanziale abbandonando, per contro, ogni
residua impostazione di carattere puramente formale e burocratico,
che intralcia inutilmente l’efficienza del sistema produttivo senza
portare alcun minimo contributo concreto alla tutela della persona
che lavora.
Il personale ispettivo e di vigilanza, ministeriale e
previdenziale, non puo’ dunque trascurare, nello svolgimento dei
propri compiti istituzionali, i profili legati alla attivita’ di
verifica e ispezione in senso stretto, ma neppure quelli, altrettanto
fondamentali nell’impianto del decreto legislativo n. 124 del 2004,
di prevenzione, promozione e informazione che a esso sono stati
affidati dalla legge. Nei moderni mercati del lavoro, sempre piu’
complessi e diversificati, l’autorevolezza e credibilita’
dell’ispettore incaricato degli accertamenti assumera’ infatti un
ruolo decisivo non solo in relazione al buon esito della singola
ispezione, ma anche in funzione del governo attivo e del controllo
complessivo del territorio e, piu’ in generale, del contributo che i
servizi ispettivi sapranno fornire, per quanto di loro competenza e
in coerenza con le indicazioni della Organizzazione Internazionale
del lavoro in materia ispettiva, alla implementazione delle policy –
locali, nazionali, ma anche comunitarie e internazionali – di
sostegno a una crescita equilibrata e socialmente sostenibile.
Il conseguimento di un siffatto obiettivo dipendera’ non solo dalla
competenza tecnica e dalla professionalita’ degli ispettori
nell’applicare fedelmente leggi e regolamenti, secondo le linee guida
e gli indirizzi forniti dal livello centrale, coerentemente alla
impostazione del decreto legislativo n. 124 del 2004, ma anche dalla
capacita’ di interpretare in modo moderno ed efficace il ruolo
istituzionale dell’ispettore. Il tutto in una logica di servizio e
non di mero esercizio di potere, secondo parametri di correttezza,
trasparenza e uniformita’ sull’intero territorio nazionale, che
potranno utilmente essere esaltati in funzione della esperienza,
della sensibilita’ e delle capacita’ relazionali del singolo
ispettore.

Programmazione.

Fondamentale e’ la costruzione di una innovativa policy per
l’ispezione sul lavoro che, tuttavia, non puo’ fondarsi su una
visione centralistica della attivita’ di vigilanza in materia di
lavoro e previdenza sociale. Il governo della ispezione del lavoro,
infatti, deve sempre piu’ divenire sintesi sinergica delle azioni
programmate dai diversi organi ispettivi e attuate, in modo
coordinato e in linea di principio uniforme, a livello territoriale,
anche in considerazione delle specifiche realta’ e delle
caratteristiche peculiari delle singole aree e dei diversi distretti
economici.
La programmazione della attivita’ rappresenta il momento
determinante nella impostazione di una azione ispettiva che intenda
essere effettivamente ed efficacemente concentrata su obiettivi
concreti e sostanziali di prevenzione e repressione delle violazioni.
A essa, pertanto, i titolari degli uffici periferici, con particolare
riguardo ai dirigenti delle Direzioni provinciali del lavoro,
dovranno pervenire attraverso una puntuale raccolta e analisi degli
elementi di valutazione utili a delineare le diverse caratteristiche
della realta’ territoriale in cui operano, anche in base a una piu’
intensa collaborazione con le organizzazioni sindacali dei lavoratori
e con le associazioni datoriali, con i consulenti del lavoro, nonche’
coi rappresentanti istituzionali delle amministrazioni provinciali e
comunali, delle Universita’ e dei centri di ricerca, al fine di
acquisire la migliore conoscenza dei problemi che connotano le
singole realta’ aziendali e territoriali e i vari settori
merceologici, per un piu’ appropriato e proficuo indirizzo della
vigilanza. In questa prospettiva, peraltro, si dovra’ tener conto, a
livello provinciale, delle risultanze statistiche degli interventi
ispettivi svolti sul territorio negli anni precedenti, al fine di
indirizzare correttamente le operazioni ispettive in modo da non
lasciare aree di insediamento produttivo o zone territoriali che
sfuggano completamente ai controlli.
Nell’organizzare le azioni ispettive i dirigenti delle Direzioni
provinciali del lavoro dovranno operare in un costante equilibrio tra
l’ispezione di iniziativa c.d. «a vista», fondata sulla
individuazione di un determinato territorio o di uno specifico
insediamento produttivo, e l’ispezione di iniziativa programmata. In
particolare si dovra’ aver cura di evitare che un eccesso di
discrezionalita’ di ispezionare «a vista”» riconosciuta al personale
ispettivo possa condurre a una mancanza di sistema nelle ispezioni,
coniugando, quindi, una serie di operazioni speciali a obiettivo non
singolarmente identificato, con una normale programmazione per
singole aziende in apposito ordine di servizio, determinato volta per
volta dal dirigente o dal responsabile del servizio ispettivo, al
quale non sara’ possibile derogare se non per gravi e urgenti
ragioni, delle quali gli ispettori dovranno dare avviso immediato. In
particolare, il piano delle ispezioni verra’ fissato dai direttori
delle Direzioni provinciali del lavoro, in base ai criteri che
saranno stabiliti dalla Direzione generale per l’attivita’ ispettiva
al fine di una regolare organizzazione della vigilanza in modo
uniforme su tutto il territorio e secondo precise linee di priorita’.
Spettera’ poi ai dirigenti delle Direzioni regionali del lavoro
svolgere un fondamentale ruolo di coordinamento delle evidenze
provinciali, al fine di rendere chiara la strategia ispettiva su
tutto il territorio regionale e riferirne alla Direzione generale per
l’attivita’ ispettiva e, per il tramite di questa, alla Commissione
centrale di coordinamento della attivita’ di vigilanza. Mentre su un
piano informativo e statistico la competente Direzione regionale del
lavoro, in fase di raccordo dei dati sul territorio, e la Direzione
generale per l’attivita’ ispettiva dovranno monitorare, a cadenza
bimestrale, l’andamento della vigilanza.
Presupposto indefettibile della programmazione della attivita’
ispettiva e’ altresi’ il coordinamento con tutti gli altri organismi
incaricati della vigilanza nelle materie di competenza del Ministero
del lavoro, della salute e delle politiche sociali, da attuarsi con
reciproci scambi di informazione nei tre livelli (centrale, regionale
e territoriale), secondo le specifiche disposizioni di cui agli
articoli 3, 4 e 5 del decreto legislativo n. 124 del 2004. In tal
senso si porra’ la massima attenzione nello sviluppo di tecnologie
informatiche che consentano di superare problematiche note, come
quella della sovrapposizione degli interventi ispettivi, indirizzando
l’attivita’ di vigilanza su obiettivi sensibili, di particolare
rilevanza e frutto di analitiche azioni di intelligence legate allo
sviluppo di oggettivi indicatori di rischio.
Spettera’, infine, alla Direzione generale per l’attivita’
ispettiva, nell’esercizio dei compiti suoi propri di direzione e
coordinamento delle attivita’ di vigilanza, fornire sulla base delle
direttive emanate dal Ministro, specifiche direttive operative, con
la duplice finalita’ di assicurare l’esercizio unitar…

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