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Ministero dei lavori pubblici

Ministero dei lavori pubblici - Istruzioni per l'applicazione della legge 18-4-2962, n. 167, recante disposizioni per favorire l'acquisizione di aree fabbricabili per l'edilizia economica e popolare.

Circolare 15/07/1962 n. 2611
Ministero dei lavori pubblici –
Istruzioni per l’applicazione della legge 18-4-2962, n. 167, recante
disposizioni per favorire l’acquisizione di aree fabbricabili per
l’edilizia economica e popolare.

TESTO

I – PREMESSA.
Con legge
18-4-1962, n.167, sono state emanate disposizioni per favorire
l’acquisizione di aree fabbricabili per l’edilizia economica e
popolare.
Scopo principale della legge è quello di creare comprensori
di aree, urbanisticamente inquadrati e definiti attraverso appositi
piani, da destinare alla costruzione di case economiche e popolari
nonché alle opere ed ai servizi complementari, urbani e sociali.
Tali
piani sono intesi da una parte ad assicurare una disponibilità di aree
alle quali può e deve attingere, a condizioni di favore, l’attività
edilizia sia economica che popolare e dall’altra a garantire che tale
attività non si svolga più – come finora è avvenuto – in maniera
episodica e frammentaria, ma nel quadro di una programmazione
urbanistica ben definita nel tempo e nello spazio ed armonicamente
inserita nell’organismo cittadino.
La nuova legge dovrà dare un
notevole impulso all’attività edilizia – sia pubblica che privata – in
quanto faciliterà il reperimento di aree a prezzo accessibile,
opportunamente urbanizzate ed inserite organicamente nel tessuto
sociale della città.
Il campo di applicazione della legge è molto
vasto in quanto, oltre ad impegnare i comuni in una importante
attività di programmazione urbanistica e di formazione di patrimoni di
aree da urbanizzare, interessa l’attività non soltanto degli enti che
per compito d’istituto provvedono alla costruzione delle case popolari
ed economiche, ma anche dei privati che comunque operino nel settore
dell’edilizia economica.
Si ritiene, pertanto, opportuno impartire
apposite istruzioni, sia per assicurare la più corretta applicazione
della legge sia per precisare la portata delle norme in essa
contenute.

II – COMUNI OBBLIGATI ALLA FORMAZIONE DEI PIANI.
La
formazione dei piani di zona è obbligatoria per i comuni con
popolazione superiore a 50.000 abitanti o per quelli che siano
capoluoghi di provincia, mentre per gli altri è facoltativa, a meno
che il Ministero dei lavori pubblici non ne disponga la formazione,
previo invito motivato, quando ricorrano le condizioni previste
dall’art.1 della legge in esame.
Più comuni limitrofi, sempreché
ciascuno di essi si trovi in una delle condizioni suindicate, possono,
uniti in consorzio, formare un solo piano: in tal caso la scelta delle
aree da includere nel piano potrà anche condurre alla concentrazione
delle stesse nel territorio di uno solo o di alcuni dei comuni
consorziati.
La disciplina di tali consorzi è quella stabilita dalla
legge comunale e provinciale (artt.156 e seguenti del testo unico
3-3-1934, n.383 e successive modificazioni).

III – CONTENUTO DEI
PIANI.
L’art.4 della legge indica gli elementi costitutivi del piano,
che corrispondono sostanzialmente a quelli previsti dall’art.13 della
legge urbanistica: il che conferma il valore di piano
particolareggiato attribuito espressamente al piano di zona dall’art.3
della legge.
L’elencazione contenuta nell’articolo, mentre ha
carattere obbligatorio in quanto determina il contenuto essenziale del
piano, non esclude che il piano possa, ove ritenuto necessario,
comprendere altri elementi di piano particolareggiato o di piano
regolatore generale.
L’opportunità, per i piani di zona, di contenere
previsioni di piano regolatore generale, sorge soprattutto nei casi in
cui manca un piano regolatore generale vigente oppure, ove
quest’ultimo esista, vi sia la necessità di apportare varianti alle
sue previsioni. Si può anche dare il caso che il piano regolatore
generale, pur non comportando la necessità di varianti, abbia bisogno
di ulteriori specificazioni tali da consentire il passaggio alle
previsioni di dettaglio del piano di zona.
In tutti questi casi e in
altri analoghi non vi è dubbio che il piano di zona possa o anche
debba contenere elementi di piano regolatore generale, quali ad
esempio: la densità edilizia, la specificazione dei vari tipi di zone
fabbricative, gli adeguamenti della rete delle principali vie di
comunicazione e relative attrezzature di svincolo.
In ordine ai
singoli elementi indicati dalla legge si precisa:
1) la rete viaria
deve distinguere la viabilità principale da quella interna di
distribuzione, precisando i relativi tipi di sezione da adottare, e
deve essere integrata dalla previsione di piazzali e di altri spazi
necessari per lo smistamento del traffico, la sosta, l’attestamento
dei mezzi di trasporto pubblico, ecc.;
2) gli spazi riservati ad opere
ed impianti di interesse pubblico debbono comprendere, principalmente,
le previsioni per le zone verdi di pubblico godimento (in misura non
inferiore a mq.3 per abitante), per i campi da gioco (distinguendo gli
spazi per il giuoco dei ragazzi da quelli da attrezzare per impianti
sportivi veri e propri) e per i mercati di quartiere;
3) gli edifici
pubblici o di culto debbono comprendere le chiese, le scuole e gli
asili, gli uffici pubblici sia comunali che statali (caserme, poste e
telegrafi, ecc.), gli edifici per l’assistenza e la cura (ambulatori,
ospedali di zona, ecc.), edifici di carattere ricreativo e culturale
(biblioteche, ecc.). Detti edifici saranno proporzionati al numero
degli abitanti; per quanto riguarda le scuole occorrerà prevedere
scuole di vari ordini e gradi in relazione alle dimensioni di ogni
singolo quartiere (scuole medie, professionali, ecc.);
4) la
suddivisione in lotti delle aree deve discendere dalla zonizzazione
fabbricativa mediante la quale sono articolate le singole zone
residenziali: tale lottizzazione sarà basata sulla tipologia edilizia
prevista dal piano regolatore generale o precisata in sede di piano di
zona. Qualora si ritenga opportuno predisporre, fin dall’inizio,
precise volumetrie dei fabbricati, si potranno adottare, in
sostituzione di detta tipologia, profili regolatori ovvero volumetrie
edilizie anche per singoli edifici;
5) la determinazione della
profondità delle zone laterali alle opere pubbliche va riferita
essenzialmente alle zone di rispetto lungo le strade di maggiore
importanza, nell’ambito delle quali dovrà essere vietato qualsiasi
tipo di fabbricazione; e ciò sia per evitare interferenze della
circolazione a servizio dei fabbricati con quella di carattere veloce,
sia per assicurare la migliore visibilità, e sia allo scopo di
garantire ampliamenti futuri o possibili perfezionamenti di
attrezzature e di svincolo o di migliore disciplina circolatoria.

IV
– ELEMENTI DI PROGETTO.
L’art.5 elenca gli elaborati che debbono
costituire il progetto del piano.
Al riguardo si fa presente che non
occorre il piano finanziario, prescritto dall’art.30 della legge
urbanistica 17-8-1942, n.1150, per i piani particolareggiati, in
quanto la legge prevede soltanto una relazione illustrativa della
spesa occorrente per le sistemazioni generali per l’attuazione del
piano.
Per quanto concerne gli aspetti tecnici degli elaborati, si
precisa che essi debbono essere redatti con segno indelebile e debbono
contenere tutti i principali dati planimetrici ed altimetrici, in modo
da individuare con la massima esattezza la situazione esistente e le
previsioni di progetto: ciò valga, in particolare, per le sistemazioni
stradali, nonché per gli edifici quando se ne voglia definire, fin
dall’inizio, la relativa forma volumetrica.
Gli elaborati debbono
essere firmati da un ingegnere o da un architetto e debbono essere
presentati in triplice copia.

V – TERMINE PER LA PRESENTAZIONE DEI
PIANI.
Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della
legge, e quindi entro il 15 novembre 1962, i comuni con popolazione
superiore ai 50.000 abitanti o che siano capoluogo di provincia
debbono deliberare il piano.
Ove i comuni non provvedano, il prefetto
– salvo il caso di proroga concessa dal Ministro dei lavori pubblici –
provvederà ai sensi dell’art.19 testo unico sulla legge comunale e
provinciale alla nomina di un commissario, il quale è tenuto a far
compilare il piano entro il termine di centottanta giorni decorrenti
dalla data del decreto di nomina.

VI – PROCEDURA PER L’APPROVAZIONE
DEI PIANI.
Al fine di consentire che l’approvazione dei piani avvenga
entro il più breve periodo di tempo, il legislatore ha stabilito
termini molto ristretti per l’iter da seguire, il che consente ai
comuni nello spazio di due mesi e mezzo dalla data della delibera del
consiglio comunale di pubblicare gli atti, di decidere sulle
osservazioni ed opposizioni dei privati, nonché sulle osservazioni
delle amministrazioni statali e di presentare il piano al provveditore
alle opere pubbliche.
In particolare, il deposito della delibera e
degli atti del piano deve essere fatto entro cinque giorni dalla data
di adozione della delibera; da ciò si deduce come il legislatore abbia
inteso derogare alle norme in materia di vigilanza e tutela
governativa. Tale eccezione del resto trova la sua giustificazione nel
fatto che, come è noto, il controllo che viene esercitato su tale tipo
di atti ha normalmente carattere tecnico-urbanistico e come tale esso
viene esercitato dagli organi dell’amministrazione dei lavori
pubblici. Pertanto, le delibere di approvazione dei piani non vanno
sottoposte all’ approvazione della G.P.A., ma vanno soltanto
comunicate al prefetto ai sensi e per gli effetti dell’art.95 del
testo unico della legge comunale e provinciale.
L’approvazione dei
piani spetta ai provveditori alle opere pubbliche quando i piani
stessi non comportino varianti ai piani regolatori vigenti e quando
non ci siano osservazioni da parte delle amministrazioni centrali
dello Stato.
In tale ultima ipotesi l’approvazione del piano è
demandata al Ministro dei lavori pubblici, al quale gli atti debbono
essere tras…

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