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Ministero dei lavori pubblici

Ministero dei lavori pubblici - Concessione di edificare. Opere da realizzare nell'ambito di stabilimenti industriali.

TITOLO

Circolare 16/11/1977 n. 1918
Ministero dei lavori pubblici –
Concessione di edificare. Opere da realizzare nell’ambito di
stabilimenti industriali.

TESTO

E’ stato chiesto a questo Ministero
di esprimere, nell’esercizio della funzione di indirizzo e di
coordinamento in materia urbanistica, il proprio avviso circa
l’estensione dei poteri comunali di controllo sull’attività edilizia,
con specifico riguardo alle opere, ai manufatti e agli altri
interventi di carattere edificatorio di modesta entità da realizzare
nell’ambito degli impianti industriali per assicurare la funzionalità
degli impianti stessi. Ciò anche in relazione ad una denunciata
difformità di comportamento delle amministrazioni comunali, alcune
delle quali sottoporrebbero al controllo opere che altre
escluderebbero dal controllo stesso, con pregiudizio della attività
aziendale, oltreché della certezza del diritto.
Questo Ministero deve,
al riguardo, far presente che vigente l’art.31 della legge urbanistica
17-8-1942, n.1150, sostituito dall’art.10 della legge 6-8-1967, n.765,
era stata esaminata analoga questione; e, sulla base anche di un
parere del Consiglio di Stato, era stata emanata la circolare in data
6-7-1973, n.1517, indirizzata alle SS.LL, con la quale si esprimeva
l’avviso che la licenza edilizia fosse “necessaria per tutte quelle
opere di modifica degli edifici esistenti che comunque e in qualsiasi
modo, incidono apprezzabilmente sulla struttura anche interna di essi,
oltre che sull’aspetto. Restano, perciò, escluse solo quelle categorie
di lavori che, concernendo piccole modifiche interne, insuscettibili
comunque, di incidere su tutte le parti interessate alla salvaguardia
della struttura dell’edificio, possano considerarsi realizzabili
indipendentemente dalla necessità di una nuova valutazione da parte
dell’autorità comunale”.
Con l’entrata in vigore della legge
28-1-1977, n.10, contenente norme per l’edificabilità dei suoli,
abrogato il precedente regime della licenza edilizia, (art.1) è
stata subordinata alla concessione di edificare.
La nuova normativa ha
ampliato l’ambito entro il quale il sindaco esercita il suo controllo,
nel senso che ha assoggettato alla concessione anche attività non
aventi carattere edificatorio, quali, ad esempio, l’apertura di
cave.
Quanto agli aspetti strettamente edilizi della trasformazione
del territorio, la precedente normativa era già ampiamente
comprensiva: e pertanto la legge n.10 del 1977 non ha modificato
l’ambito di cui si è detto, ma, anzi, ha esplicitamente precisato che
la concessione , per le opere di manutenzione ordinaria (art.9).
Ciò
stante, questo Ministero ritiene che, anche dopo l’entrata in vigore
del nuovo regime dei suoli edificatori, di cui alla legge n.10 del
1977, possa confermarsi l’avviso espresso quando era vigente la
precedente normativa; e che, pertanto, siano da considerare esclusi
dall’obbligo della concessione i . Come si è, infatti, prima notato,
al controllo del sindaco, prima esercitato attraverso la licenza
edilizia, ora mediante la concessione, sono sempre soggette le stesse
categorie di opere edilizie:
e pertanto è da ritenere che anche le
categorie delle opere escluse debbano essere ancora quelle indicate
nella circolare ministeriale n.1517 del 1973, emanata sulla base del
menzionato parere del consiglio di Stato.
D’altra parte, l’esclusione
delle opere di ordinaria manutenzione da quelle per le quali è
richiesta la concessione di edificare, sancita, per la prima volta,
esplicitamente dalla legge n.10 del 1977, rafforzerebbe l’avviso già
espresso da questa amministrazione, poiché tali opere consistono,
appunto, in che non riguardano la struttura dell’edificio.
Le
osservazioni ora formulate si riferiscono, in genere, ad ogni tipo di
opera di manutenzione: e pertanto riguardano anche quelle da
realizzare nell’ambito degli impianti industriali.
E’ appena il caso,
tuttavia, di rilevare che le opere di ordinaria manutenzione non
possono non avere ampiezza e caratteristiche diverse in relazione al
tipo di sul quale vengono effettuate: la manutenzione di un
edificio residenziale, ovviamente, comporterà interventi diversi da
quelli necessari per una struttura a carattere commerciale o per un
impianto industriale.
Ritiene, comunque, questo Ministero, con
riferimento agli impianti industriali, che possono considerarsi opere
di ordinaria manutenzione e, come tali, essere escluse dall’obbligo
della concessione, gli interventi intesi ad assicurare la funzionalità
dell’impianto ed il suo adeguamento tecnologico; sempreché tali
interventi, in rapporto alle dimensioni dello stabilimento, non ne
modifichino le caratteristiche complessive, siano interne al suo
perimetro e non incidano sulle sue strutture e sul suo aspetto.
Le
opere in questione, inoltre, non debbono:
– compromettere aspetti
ambientali e paesaggistici;
– comportare aumenti di densità (che, come
è noto, in materia industriale va espressa in termini di addetti):

determinare implicazioni sul territorio in termini di traffico;

richiedere nuove opere di urbanizzazione e, più in generale, di
infrastrutturazione;
– determinare alcun pregiudizio di natura
igienica ovvero effetti inquinanti;
– essere, comunque, in contrasto
con specifiche norme di regolamento edilizio o di attuazione dei piani
regolatori in materia di altezze, distacchi, rapporti tra superficie
scoperta e coperta, ecc.
A titolo di esemplificazione, si indicano,
qui di seguito, alcune opere che possono rientrare nella “categoria”
di quelle di ordinaria manutenzione degli impianti industriali:
1)
costruzioni che non prevedono e non sono idonee alla presenza di
manodopera, realizzate con lo scopo di proteggere determinati
apparecchi o sistemi, quali:
– cabine per trasformatori o per
interruttori elettrici;
– cabine per valvole di intercettazione
fluidi, site sopra o sotto il livello di campagna;
– cabine per
stazioni di trasmissione dati e comandi, per gruppi di riduzione,
purché al servizio dell’impianto;
2) sistemi per la canalizzazione dei
fluidi mediante tubazioni, fognature, ecc., realizzati all’interno
dello stabilimento stesso;
3) serbatoi per lo stoccaggio e la
movimentazione dei prodotti e relative opere;
4) opere a carattere
precario o facilmente amovibili:
– baracche ad elementi componibili,
in legno, metallo o conglomerato armato:
– ricoveri protetti
realizzati con palloni di plastica pressurizzata;
– garitte;

chioschi per l’operatore di pese a bilico, per posti telefonici
distaccati, per quadri di comando di apparecchiature non
presidiate;
5) opere relative a lavori eseguiti all’interno di locali
chiusi;
6) installazione di pali porta tubi in metallo e conglomerato
armato, semplici e composti;
7) passerelle di sostegni in metallo o
conglomerato armato per l’attraversamento delle strade interne con
tubazioni di processo e servizi;
8) trincee a cielo aperto, destinate
a raccogliere tubazioni di processo e servizi, nonché canalizzazioni
fognanti aperte e relative vasche di trattamento e decantazione;
9)
basamenti, incastellature di sostegno e apparecchiature all’aperto per
la modifica e il miglioramento di impianti esistenti;
10) separazione
di aree interne allo stabilimento realizzate mediante muretti e rete
ovvero in muratura;
11) attrezzature semifisse per carico e scarico da
autobotti e ferrocisterne (bracci di scarichi e pensiline) nonché da
navi (bracci sostegno manichette);
l2) attrezzature per la
movimentazione di materie prime e prodotti alla rinfusa ed in
confezione, quali nastri trasportatori, elevatori a tazze, ecc.;
13)
tettoie di protezione dei mezzi meccanici;
14) canne fumarie ed altri
sistemi di adduzione e di abbattimento.
Si pregano le SS.LL. di voler
comunicare quanto sopra ai competenti organi regionali, per gli
eventuali provvedimenti di competenza.

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