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Ministero dei lavori pubblici

Ministero dei lavori pubblici - Legge per la casa.

TITOLO
Atto di regolazione 08/02/1972 n. 991/61
Ministero dei lavori
pubblici – Legge per la casa.

TESTO

1. – La legge 22-10-1971, n.
865 (entrata in vigore il 31 ottobre 1971), tende a soddisfare una
molteplice serie di esigenze che, come emerge dalle rubriche dei
quattro titoli nei quali risulta articolata, si riassumono nella
programmazione e nel coordinamento dell’attività pubblica nel settore
dell’edilizia residenziale; nella profonda ed incisiva riforma
dell’istituto dell’espropriazione per pubblica utilità, sia nel suo
aspetto procedimentale, sia in quello sostanziale concernente i
criteri per la determinazione dell’indennità di espropriazione; nelle
modifiche ed integrazioni delle leggi 17-8-1942, n. 1150; 18-4-1962,
n. 167 e 29-9-1964, n. 847; e nel finanziamento di interventi
straordinari nei settori della edilizia residenziale, agevolata e
convenzionata
2. – Lo scopo che la presente circolare si prefigge non
è quello di offrire una illustrazione panoramica di tutte le
disposizioni contenute nella legge 22-10-1971, n. 865 – illustrazione
che per la sua necessaria genericità risulterebbe di scarsa utilità
pratica -, ma quello di contribuire al chiarimento di alcuni dubbi
interpretativi prospettati da diversi uffici periferici di questa
amministrazione in ordine alla nuova disciplina dell’espropriazione
per pubblica utilità e di assicurare per quanto possibile, fin dai
primi momenti dell’attuazione della riforma, una uniforme
interpretazione delle disposizioni relative all’istituto
dell’espropriazione da parte degli uffici e degli enti preposti alla
concreta attuazione del procedimento espropriativo
3. – Ambito di
applicazione della nuova disciplina della espropriazione per pubblica
utilità
L’art.9 della legge determina il campo di applicazione della
nuova disciplina stabilendo che le nuove disposizioni si applicano
all’espropriazione degli immobili, preordinate
a) alla realizzazione
degli interventi di edilizia residenziale previsti nel primo titolo
della legge, ivi compresi quelli relativi a programmi deliberati prima
dell’11 marzo 1971, di cui al quarto comma dell’art.3
b)
all’acquisizione delle aree comprese nei piani di zona per l’edilizia
economica e popolare di cui alla legge 18-4-1962, n. 167, e successive
modificazioni
c) alla realizzazione di opere di urbanizzazione
primaria e secondaria compresi i parchi pubblici
d) al risanamento,
anche conservativo, degli agglomerati urbani
e) alla realizzazione di
singole opere pubbliche
f) alla ricostruzione di edifici o quartieri
distrutti o danneggiati da eventi bellici o da calamità naturali
g)
all’acquisizione delle aree comprese nelle zone di espansione ai sensi
dell’art.18 della legge 17-8-1942, n.1150 h) all’acquisizione degli
immobili necessari per la costituzione di parchi nazionali
Le nuove
disposizioni trovano, quindi, due soli limiti alla loro applicazione.
Il primo limite attiene all’oggetto, nel senso che la nuova disciplina
si applica esclusivamente all’espropriazione per pubblica utilità di
beni immobili, con la conseguenza che ne restano escluse le
espropriazioni di beni mobili (quale, ad esempio, l’espropriazione dei
materiali da costruzione, che continuerà ad essere disciplinata dagli
artt
64 e seguenti, legge 25-6-1865, n. 2359)
Il secondo limite si
riferisce alla causa espropriandi, cioè al particolare interesse
pubblico che l’espropriazione mira in concreto a realizzare
interesse
che deve essere riconducibile ad una delle finalità sopraindicate e la
cui elencazione deve ritenersi tassativa
Fra tali finalità meritano di
essere sottolineate, in considerazione della notevole vastità del loro
campo di attuazione, quelle concernenti la realizzazione di opere di
urbanizzazione primaria e secondaria nonché di singole opere
pubbliche
E’ opportuno precisare in proposito che l’art.44 della
legge, al fine di eliminare ogni incertezza sulla individuazione delle
opere di urbanizzazione secondaria, contiene l’elencazione di tali
opere, specificando che esse sono
a) gli asili nido e le scuole
materne
b) le scuole dell’obbligo
c) i mercati di quartiere
d) le
chiese e gli altri edifici per servizi religiosi
e) le delegazioni
comunali
f) gli impianti sportivi di quartiere
g) centri sociali e
attrezzature culturali e sanitarie
h) le aree verdi di quartiere
E’ da
aggiungere che il riferimento alla realizzazione di singole opere
pubbliche vale a fugare ogni dubbio sull’applicabilità della nuova
disciplina anche alle espropriazioni preordinate alla realizzazione di
opere pubbliche diverse da quelle comprese in programmi di edilizia
residenziale o localizzate nei piani di zona o in qualche modo
connesse con l’attuazione di interventi pubblici nel settore
dell’edilizia abitativa
Risulta chiaro, quindi, che la nuova
disciplina deve applicarsi a tutte le espropriazioni dirette a
realizzare una delle finalità indicate nell’art.9: e ciò sia per
quanto riguarda l’aspetto del procedimento, sia per ciò che concerne i
criteri per la determinazione dell’indennità
4. – Caratteristiche del
nuovo procedimento espropriativo Il nuovo procedimento espropriativo,
quale risulta dal complesso delle disposizioni contenute nel Titolo II
della legge, tende a soddisfare l’esigenza che l’espropriante ottenga,
nel più breve tempo possibile, la disponibilità dell’immobile
necessario per l’attuazione dell’interesse pubblico, alla cui
realizzazione l’espropriazione è, in concreto, preordinata,
compatibilmente con l’altra insopprimibile esigenza di assicurare una
adeguata tutela agli interessi degli espropriandi
Il procedimento
appare, quindi, semplificato rispetto a quelli previsti sia dalla
legge 25-6-1865, n. 2359, sia da leggi successive anche recenti
E’ da
rilevare, tuttavia, che la legge in esame non ha inteso disciplinare
ex novo l’istituto della espropriazione per pubblica utilità e quello
affine dell’occupazione d’urgenza. La legge fondamentale 25-6-1865, n.
2359, non può, quindi, ritenersi derogata nella totalità delle sue
norme e le disposizioni in essa contenute, le quali non risultino
incompatibili con le norme dettate dalla nuova legge, continueranno ad
essere applicate anche alle espropriazioni previste dall’art.9 ed alle
occupazioni di cui all’art.20. Così, ad esempio, non si scorge alcun
valido motivo per ritenere che non possa ottenersi dai prefetti, in
relazione alle espropriazioni disciplinate dalla nuova legge, il
decreto di autorizzazione all’accesso al fondo da espropriare, ai
sensi dell’art.27 della legge fondamentale
In questo primo periodo di
attuazione della legge sembra, poi, opportuno richiamare l’attenzione
sulle disposizioni contenute nell’art.11 ed, in particolare, su quelle
che attribuiscono, rispettivamente, al presidente della giunta
regionale il potere di determinare l’indennità provvisoria ed al
Ministro dei lavori pubblici il potere di sostituirsi al detto
presidente nell’emanazione del decreto previsto dal primo comma, ove
questi non l’abbia emesso nel termine di trenta giorni dalla
trasmissione degli atti da parte del sindaco, nonché sul principio,
desumibile dal combinato disposto degli artt. 13 e 15, secondo cui,
per l’emanazione del decreto di espropriazione da parte del prefetto,
non è necessario attendere, ove l’indennità provvisoria non sia stata
accettata, che l’ufficio tecnico erariale provveda alla determinazione
dell’indennità, essendo sufficiente che l’espropriante fornisca la
prova di aver depositato presso la Cassa depositi e prestiti la somma
determinata a titolo di indennità provvisoria dal presidente della
regione o, in sua sostituzione, dal Ministro dei lavori pubblici
Deve
aggiungersi che – indipendentemente dall’inizio del procedimento
espropriativo, nei casi in cui l’indifferibilità o l’urgenza
dell’opera sia riconosciuta ope legis, o subito dopo l’emanazione del
decreto previsto dall’art.11 della legge, negli altri casi – potrà
ottenersi dal prefetto, ai sensi dell’art.20, il decreto autorizzativo
dell’occupazione d’urgenza, la quale, come dispone il citato art.20
innovando rispetto a quanto stabilito dagli artt. 71 e 73 della legge
n
2359, dovrà essere attuata entro il termine perentorio di tre mesi
dall’emanazione del provvedimento prefettizio e potrà essere protratto
fino a cinque anni dalla data di immissione nel possesso
5. Limiti di
applicazione della nuova disciplina ai provvedimenti espropriativi in
corso alla data (31 ottobre 1971) dell’entrata in vigore della legge
22 ottobre 1971 n.865 – omissis –

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