Ministero dei lavori pubblici | Edilone.it

Ministero dei lavori pubblici

Ministero dei lavori pubblici - Istruzioni sulle distanze da osservare nell'edificazione a protezione del nastro stradale.

Circolare 30/12/1970 n. 5980
Ministero dei lavori pubblici –
Istruzioni sulle distanze da osservare nell’edificazione a protezione
del nastro stradale.

TESTO

Il D.M. 1° aprile 1968 n. 1404, come è
noto, dando esecuzione all’art. 19 della L. 6 agosto 1967, n. 765, ha
stabilito le distanze minime da osservare nell’edificazione a
protezione del nastro stradale.
Allo scopo di assicurare una
applicazione corretta ed uniforme delle disposizioni del menzionato
decreto – entrato in vigore con la pubblicazione sulla Gazzetta
Ufficiale e cioè il 13 aprile 1968 – e per eliminare le perplessità e
le difficoltà interpretative prospettate dai comuni, dagli enti
proprietari e concessionari di strade e autostrade, nonché dagli
uffici decentrati e periferici di questo Ministero, si ritiene
opportuno illustrare, con la presente circolare, la nuova
normativa.
1. È da premettere, innanzitutto, che l’art. 19 della L. 6
agosto 1967 n. 765 ha finalità essenzialmente urbanistiche. Per
assicurare migliori condizioni per lo svolgimento del traffico e per
evitare le diseconomie e gli altri numerosi e gravi inconvenienti in
passato verificatisi per l’addensarsi lungo il nastro stradale degli
edifici, detto articolo ha stabilito la necessità di distanziare
congruamente, fuori del perimetro del centro abitato, l’edificazione
dalle strade, in rapporto alla natura ed alle caratteristiche delle
strade stesse.
L’art. 19 della legge 6 agosto 1967, n. 765, pertanto,
non abroga o modifica precedenti disposizioni riguardanti altri
aspetti della disciplina dell’uso delle strade, ovvero norme relative
alle opere da realizzare od alle attività da svolgere lungo le strade
stesse: le quali, pertanto, rimangono pienamente in vigore. In
particolare, rimangono ferme le disposizioni concernenti le aperture
di accessi o la creazione di diramazioni dalle strade, quelle relative
alla costruzione di manufatti in adiacenza alle strade stesse, e tutte
le altre – che non stabiliscano distanze per l’edificazione fuori dei
centri abitati – contenute nel TU di norme per la tutela delle strade
e per la circolazione, approvato con R.D. 8 dicembre 1933 n.
1740.
Nessuna innovazione apporta la nuova normativa neppure per ciò
che concerne i controlli e la vigilanza sulle strade (autorizzazioni,
interventi repressivi ecc.) che restano di competenza dell’ANAS e
degli altri enti proprietari o concessionari di strade, secondo le
vigenti disposizioni.
2. Per quanto riguarda l’applicazione della
normativa di cui all’art. 19 della L. 765 ed al D.M. 1° aprile 1968 n.
1404, non vi è dubbio che la relativa competenza spetta
istituzionalmente ai comuni, i quali, in occasione della presentazione
delle domande di licenza edilizia, debbono esaminare i progetti anche
in rapporto all’osservanza delle distanze dalle strade nell’ambito del
territorio comunale; e, conseguentemente rilasciare l’autorizzazione a
costruire quando tali distanze risultino rispettate e negarla in caso
contrario. Ai comuni spetta inoltre, a termini dell’art. 32 della
legge urbanistica 17 agosto 1942 n. 1150, la vigilanza sulle
costruzioni anche per assicurarne la rispondenza alle norme del
predetto art. 19; e ad essi restano, pertanto, affidati i poteri di
intervento repressivo (sospensione e demolizione) connessi con
l’eventuale inosservanza della normativa a protezione delle
strade.
Pur se la competenza in ordine all’applicazione dell’art. 19
spetta istituzionalmente – sotto il profilo urbanistico – ai comuni
nell’ambito del territorio comunale, gli enti proprietari e
concessionari di strade non possono restare inerti di fronte ad
eventuali violazioni della normativa di cui trattasi; ma debbono
intervenire, sia con i poteri loro attribuiti dalle vigenti
disposizioni – che restano salvi – sia segnalando tempestivamente ai
comuni gli abusi commessi da privati, per l’intervento di competenza,
ovvero segnalando a questo Ministero i casi di inerzia comunale nei
confronti degli abusi in parola e le licenze rilasciate
illegittimamente, per i provvedimenti repressivi di competenza.
In
particolare si fa presente che restano in vigore gli artt. 1, 4, 5, 6
del R.D. 8 dicembre 1933 n. 1740, nonché l’art. 20 dello stesso regio
decreto che prevede anche la possibilità per il prefetto di ordinare
d’ufficio il ripristino dello stato dei luoghi, sentito il capo
compartimento dell’ANAS, quando trattasi di strade statali e
dell’ingegnere capo del genio civile negli altri casi.
Si richiama,
inoltre, l’art. 10 della L. 6 agosto 1967, n. 765 che stabilisce
all’8° comma l’obbligo per il comune di dare notizia al pubblico
dell’avvenuto rilascio della licenza edilizia, e al successivo comma
9, che “chiunque” può ricorrere contro detto rilascio “in quanto in
contrasto con le disposizioni di leggi e dei regolamenti o con le
prescrizioni di piano…”.
Questo Ministero ritiene che, per una
corretta applicazione della norma, ad evitare, tra l’altro,
contestazioni da parte degli enti proprietari di strade, sia opportuno
che i comuni – in occasione della presentazione di progetti edilizi
per il rilascio della licenza di costruzione – chiedano all’ANAS ed
agli altri enti proprietari delle strade di precisare la linea di
limite della sede stradale, così come definita dall’art. 2 del D.M. 1°
aprile 1968 n. 1404.
Tale indicazione dovrebbe essere fornita entro un
breve termine non superiore, comunque, a 15 giorni.
3. L’art. 19 della
legge 6 agosto 1967, n. 765 stabilisce che le distanze di cui trattasi
debbono essere osservate, nella edificazione “fuori del perimetro dei
centri abitati”.
È stato chiesto, in proposito, se, con tale
espressione la legge abbia inteso riferirsi alla situazione di fatto
dell’abitato ovvero se il perimetro in parola debba essere quello
definito dai comuni a norma dell’art. 17, 1 comma, della stessa legge
6 agosto 1967, n. 765.
E da osservare, al riguardo, che la circolare
ministeriale n. 3210 del 28 ottobre 1967 ha precisato i criteri –
desunti dalla normativa vigente o dalla giurisprudenza – in base ai
quali i comuni debbono effettuare la perimetrazione dei centri
abitati: criteri che vengono confermati con le presenti
istruzioni.
Ogni definizione del perimetro di cui trattasi, non
effettuata sulla base dei detti criteri, sarebbe contraria alla
lettera ed allo spirito della L. 6 agosto 1967, n. 765 e risulterebbe
pertanto illegittima; cosicché non sembra possa sussistere alcuna
diversità tra “centro abitato” definito ai fini dell’art. 17, ovvero
individuato per l’applicazione del disposto dell’articolo 19, e
situazione di fatto degli insediamenti aventi le caratteristiche
indicate nella circolare del 28 ottobre 1967.
In ogni caso, poiché la
definizione del perimetro del centro abitato è effettuata dal comune,
sentiti i pareri della sezione urbanistica e della Sovrintendenza,
sarà necessario fare esplicita menzione, nella relativa delibera – che
deve riportare l’approvazione della GPA – di tale parere, motivando
adeguatamente l’eventuale difformità dalle indicazioni di detti
uffici.
Infine si fa presente che restano salve le altre disposizioni
vigenti in materia, tra le quali l’art. 4 della L. 7 febbraio 1961 n.
59; e che, pertanto, nei comuni che non abbiano provveduto alla
perimetrazione del centro abitato o che abbiano determinato in modo
non corretto tale perimetrazione (e che siano sprovvisti di piano
regolatore generale o di programma di fabbricazione approvati) dovrà
essere considerata come inclusa nel centro abitato, a tutti gli
effetti, la traversa interna formalmente delimitata ai sensi del 2°
comma del menzionato art. 4.
4. Il D.M. n. 1404 del 1° aprile 1968
precisa che le distanze dell’edificazione a protezione del nastro
stradale vanno osservate non solo fuori del perimetro dei centri
abitati, ma anche fuori degli insediamenti previsti dai piani
regolatori generali e dei programmi di fabbricazione.
Il riferimento
agli strumenti urbanistici è apparso indispensabile per assicurare la
possibilità di una corretta formazione di detti strumenti; poiché è
nell’ambito di questi che vanno definite le funzioni dei vari
tracciati stradali e, conseguentemente, le loro caratteristiche
tecniche, ivi comprese le distanze dell’edificazione.
In sede di
pianificazione urbanistica, è necessario porre ogni cura per
assicurare un corretto inserimento delle arterie di traffico
nell’organismo urbano, prevedendo, perciò, distanze anche superiori a
quelle stabilite dal decreto – le quali sono, infatti, “distanze
minime” – ogni qualvolta ciò risulti necessario.
Pertanto –
considerato che la ratio dell’art. 19 della L. 6 agosto 1967, n. 765 è
quella di salvaguardare il traffico extraurbano – in sede di
formazione degli strumenti urbanistici potranno essere variate ed
eventualmente diminuite le distanze di cui trattasi soltanto in
rapporto alle funzioni attribuite alle strade da detti strumenti,
compatibilmente con l’assetto previsto per la struttura urbana. Ad
esempio, distanze inferiori potranno essere ritenute ammissibili nei
casi in cui un tracciato stradale sia destinato al traffico interno di
un nuovo insediamento; mentre dovranno essere osservate le
disposizioni del D.M. n. 1404 qualora la strada, pur attraversando
l’insediamento di piano regolatore, abbia funzione di collegamento tra
due comuni o tra frazioni di uno stesso comune.
Sempre a scopo
esemplificativo, si fa presente che una riduzione della distanza potrà
risultare ammissibile per talune strade provinciali e comunali, in
quanto queste siano destinate al traffico interno; od anche per
eventuali tronchi di strade statali che il piano destini al traffico
locale, sempreché le previsioni del piano stesso comportino la
realizzazione di nuove arterie per il traffico veloce e di
transito.
Ovviamente, qualsiasi autorizzazione a costruire fuori dei
centri abitati a distanze inferiori a quelle stabilite dal decreto
potrà essere ri…

[Continua nel file zip allegato]

Ministero dei lavori pubblici

Edilone.it