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Legge dello Stato 28/02/1992

Legge dello Stato 28/02/1992 n. 220 - Interventi per la difesa del mare. Gazzetta Ufficiale 14/03/1992 n. 62

Legge dello Stato 28/02/1992 n. 220
Interventi per la difesa del mare.

Gazzetta Ufficiale 14/03/1992 n. 62

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga

la seguente legge:

Art. 1

(Valutazione dell’impatto
sull’ambiente marino e costiero)

1. Sono sottoposti a valutazione di
impatto ambientale, ai sensi dell’art. 6 della legge 8 luglio 1986, n.
349, oltre agli interventi già individuati ai sensi della legge 9
gennaio 1991, n. 9, e dei successivi decreti attuativi del Presidente
del Consiglio dei Ministri:

a) la costruzione di terminali per il
carico e lo scarico di idrocarburi e di sostanze pericolose;

b) lo
sfruttamento minerario della piattaforma continentale;

c) la
realizzazione di condotte sottomarine per il trasporto delle sostanze
di cui alla lettera a);

d) la realizzazione di impianti per il
trattamento delle morchie e delle acque di zavorra e di lavaggio delle
navi che trasportano le sostanze di cui alla lettera a).

2. Con
decreto del Ministro dell’ambiente, emanato di concerto con il
Ministro della marina mercantile, sono individuate eventuali altre
attività e opere in ambiente marino e costiero da sottoporre alla
procedura di cui al citato art. 6, commi 3, 4, 5, 6, 7 e 9, della
legge n. 349 del 1986 e ai successivi decreti attuativi del Presidente
del Consiglio dei Ministri.

3. Nelle procedure di cui ai commi 1 e
2, il concerto previsto dal citato art. 6 della legge n. 349 del 1986
si attua tra il Ministro dell’ambiente ed il Ministro della marina
mercantile.

Art. 2

(Competenze del Ministro della marina
mercantile)

1. Il Ministro della marina mercantile, nell’ambito
delle proprie competenze:

a) emana direttive per il coordinamento
delle attività di controllo e di sorveglianza della navigazione delle
navi che trasportano le sostanze di cui all’art. 1, comma 1, lettera
a);

b) nelle zone costiere e nei porti a maggior traffico, provvede
all’allestimento, ai fini della sicurezza e della protezione
dell’ambiente marino e costiero, di un sistema coordinato a livello
nazionale gestito dall’Ispettorato centrale per la difesa del mare del
Ministero della marina mercantile, di controllo, sorveglianza e
gestione da terra della navigazione marittima con registrazione
obbligatoria e sigillata di ogni manovra nautica.

Art. 3

(Consorzio obbligatorio per il trattamento delle morchie e delle
acque
di zavorra e di lavaggio delle navi)

1. Il trattamento delle
morchie e delle acque di zavorra e di lavaggio delle navi che
trasportano le sostanze di cui all’art. 1, comma 1, lettera a), è
effettuato nei porti di Trieste e di Livorno, negli altri porti
individuati dalla legge 8 aprile 1976, n. 203, ed in quelli i cui
impianti sono autorizzati al trattamento delle medesime sostanze,
anche utilizzando navi specializzate, costruite ed attrezzate per la
raccolta delle sostanze medesime. In aggiunta a quanto previsto
dall’art. 16 della legge 31 dicembre 1982, n. 979 e successive
modificazioni e integrazioni, è fatto inoltre divieto, nelle acque
territoriali e per il naviglio battente bandiera nazionale, di
trasferire le morchie e le acque di zavorra e di lavaggio delle navi a
bordo di navi non specializzate e non costruite ed attrezzate ai sensi
del presente comma. Si applicano le disposizioni di cui all’art. 20
della citata legge n. 979 del 1982.

2. Per la costruzione e la
gestione degli impianti e delle navi specializzate di cui al comma 1,
è costituito un consorzio obbligatorio al quale partecipano i
produttori e gli importatori delle sostanze di cui all’art. 1, comma
1, lettera a), nonchè gli utilizzatori di piattaforme marine per la
ricerca e lo sfruttamento di idrocarburi in ambiente marino.

3. Per
assicurare al consorzio i mezzi finanziari per lo svolgimento dei
propri compiti, è istituito un contributo di riciclo per ogni
tonnellata di sostanze di cui all’art. 1, comma 1, lettera a),
estratte o trasportate, a carico dei produttori e degli importatori
delle predette sostanze, con diritto di rivalsa sugli acquirenti in
tutte le successive fasi della commercializzazione. Il contributo di
riciclo è versato direttamente al consorzio dai produttori e dagli
importatori.

4. L’ammontare complessivo del contributo di riciclo
deve coprire interamente i costi di realizzazione, di avviamento e di
manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti, ivi compresi
quelli dei porti di Trieste e di Livorno di cui al comma 1.

5. Il
contributo di riciclo può essere utilizzato anche per la costruzione e
la gestione di nuovi impianti.

6. Per il primo quinquennio di
attività del consorzio, gli investimenti per impianti fissi e mobili
sono definiti in base ad un programma che tiene conto delle direttive
stabilite dal Ministro della marina mercantile, d’intesa con il
Ministro dell’ambiente.

7. Il consorzio ha personalità giuridica,
non ha fini di lucro e può essere ad articolazione regionale. Il
Ministro della marina mercantile, con decreto emanato di concerto con
i Ministri dell’ambiente e dell’industria, del commercio e
dell’artigianato, tenuto conto delle strutture esistenti, definisce lo
statuto e promuove la costituzione del consorzio.

8. Con decreto del
Ministro della marina mercantile, di concerto con i Ministri
dell’ambiente e dell’industria, del commercio e dell’artigianato, sono
stabilite la composizione del consorzio e le norme per il suo
funzionamento.

9. Il consorzio provvede ad assicurare il riciclaggio
degli idrocarburi e delle altre sostanze recuperate; promuove
l’informazione degli armatori e dei proprietari di navi intesa a
ridurre i rischi del trasporto via mare ed a favorire forme corrette
di raccolta e di smaltimento. Ai predetti fini, il consorzio può
stipulare apposite convenzioni con imprese specializzate e con i
centri di rilevamento a mezzo satellite per il controllo delle rotte
delle navi.

10. Qualora, per determinati bacini di utenza, gli
impianti esistenti provvedano con propri mezzi al trattamento delle
morchie e delle acque di zavorra e di lavaggio delle petroliere, i
relativi dati quantitativi devono essere comunicati al consorzio al
fine di tenere conto delle evidenze consuntive necessarie per il
controllo del settore.

11. Le deliberazioni del consorzio sono
vincolanti per tutti i soggetti partecipanti al consorzio stesso.

Art. 4

(Mutamento della denominazione dell’ICRAP)

1. In
relazione alle finalità della presente legge ed alle attività di cui
all’art. 3 della legge 31 dicembre 1982, n. 979, l’Istituto centrale
per la ricerca scientifica e tecnologica applicata alla pesca
marittima (ICRAP) muta la propria denominazione in “Istituto centrale
per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare (ICRAM)”.

Art. 5

(Unità di gestione dei modelli di previsione e di
prevenzione)

1. Il Ministro della marina mercantile, di concerto con
il Ministro dell’ambiente, definisce la struttura, le funzioni e le
modalità operative e di integrazione con le pubbliche amministrazioni
dell’unità di gestione dei modelli di previsione e di prevenzione
dell’inquinamento dell’ambiente marino, ai fini delle attività di cui
all’art. 2, comma 1, lettera a), per quanto concerne il rischio
ambientale, marino e costiero. L’unità di gestione è istituita dal
consorzio di cui all’art. 3, il quale assume i relativi costi di
istituzione e di gestione.

2. L’unità di gestione, avvalendosi degli
istituti a carattere scientifico ed universitario, dei sistemi
informativi delle amministrazioni competenti e dei servizi
specializzati nelle scienze del mare, nonchè di imprese pubbliche e
private di comprovata esperienza, elabora i modelli di previsione e di
prevenzione per seguire l’evoluzione dell’inquinamento marino dovuto
alle sostanze di cui all’art. 1, comma 1, lettera a), per il controllo
dell’eutrofizzazione, nonchè per fornire le stime dei rischi
potenziali derivanti dai fenomeni di degrado delle acque marine e per
predeterminare i modelli comportamentali in caso di incidenti di
rilievo.

Art. 6

(Unità di crisi)

1. Presso il Ministero della
marina mercantile, nell’ambito del comitato permanente
interministeriale di pronto intervento previsto dall’art. 3 del
decreto del Presidente della Repubblica 27 maggio 1978, n. 504, è
istituita un’unità di crisi con le seguenti attribuzioni:

a)
l’emanazione di direttive ai comandi marittimi periferici per la messa
ed il mantenimento in sicurezza di navi e di relitti che possano
essere causa di incidenti in mare e per la rimozione di situazioni di
pericolo di cui agli articoli 11 e 12 della legge 31 dicembre 1982, n.
979;

b) l’emanazione delle direttive e di istruzioni per la bonifica
delle acque del mare e del litorale, per lo smaltimento del materiale
eventualmente recuperato e per la fuoriuscita in mare;

c) la
determinazione di criteri e modalità per la successiva verifica del
sottofondo marino, della colonna d’acqua e della superficie marina.

2. L’unità di crisi, presieduta dal direttore generale
dell’Ispettorato centrale per la difesa del mare del Ministero della
marina mercantile, si avvale dell’ICRAM che a tale fine coordina le
attività di istituti ed enti di ricerca nazionali, nonchè di istituti
a carattere scientifico ed universitario specializzati nelle scienze
del mare.

3. Il comitato permanente interministeriale di pronto
intervento, previsto dal citato art. 3 del decreto del Presidente
della Repubblica n. 504 del 1978, è integrato con un rappresentante
del Ministero dell’ambiente, un rappresentante del Ministero del
tesoro, un rappresentante del Ministero dell’università e della
ricerca scientifica e tecnologica ed un rappresentante del Ministro
per il coordinamento della protezione civile.

Art. 7

(Costruzione
di impianti)

1. Per la costruzione degli impianti necessari per
l’avvio dell’attività del consorzio di cui all’art. 3, si procede
secondo le disposizioni…

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