Legge dello Stato 23/08/1993 | Edilone.it

Legge dello Stato 23/08/1993

Legge dello Stato 23/08/1993 n. 352 - Norme quadro in materia di raccolta e commercializzazione dei funghi epigei freschi e conservati.

Legge dello Stato 23/08/1993 n. 352
Norme quadro in materia di
raccolta e commercializzazione dei funghi epigei freschi e
conservati.

[modificata dal DPR 14 luglio 1995, n. 376]
La Camera
dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; il
Presidente della Repubblica promulga la seguente legge:
Capo I –
Raccolta dei funghi
Art.1
Le regioni, ai sensi dell’articolo 1 della
legge 22 luglio 1975, n. 382, e degli articoli 66 e 69 del decreto del
Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, provvedono a
disciplinare con proprie leggi la raccolta e la commercializzazione
dei funghi epigei spontanei, nel rispetto dei principi fondamentali
stabiliti dalla presente legge. Le regioni a statuto speciale e le
province autonome di Trento e di Bolzano provvedono in base alle
competenze esclusive nei limiti stabiliti dai rispettivi statuti.
È
fatta salva la vigente normativa di carattere generale concernente la
disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze
alimentari e delle bevande.
Art. 2
Le regioni esercitano le funzioni
amministrative per gli adempimenti di cui alla presente legge
avvalendosi dei comuni, delle province e delle comunità montane, anche
attraverso la collaborazione delle associazioni micologiche di
rilevanza nazionale o regionale.
Le regioni disciplinano con proprie
norme le modalità di autorizzazione alla raccolta dei funghi epigei
determinando anche le agevolazioni in favore dei cittadini che
effettuino la raccolta al fine di integrare il reddito normalmente
percepito.
Le agevolazioni di cui al comma 2 si applicano ai
coltivatori diretti, a qualunque titolo, e a tutti coloro che hanno in
gestione propria l’uso del bosco, compresi gli utenti dei beni di uso
civico e di proprietà collettive, nonché i soci di cooperative
agricolo-forestali.
Art. 3
Al fine di tutelare l’attività di raccolta
dei funghi nei territori classificati montani, le regioni possono
determinare, su parere dei comuni e delle comunità montane
interessati, le zone, ricomprese in detti territori, ove la raccolta è
consentita ai residenti anche in deroga ai limiti previsti
dall’articolo 4, commi 1 e 2.
Le regioni, su richiesta dei soggetti
di cui all’articolo 2, comma 3, possono autorizzare la costituzione di
aree, delimitate da apposite tabelle, ove la raccolta dei funghi è
consentita a fini economici.
Art. 4
Le regioni, sentiti le province,
i comuni e le comunità montane, determinano la quantità massima per
persona, complessiva ovvero relativa a singole specie o varietà, della
raccolta giornaliera di funghi epigei, in relazione alle tradizioni,
alle consuetudini e alle esigenze locali e comunque entro il limite
massimo di tre chilogrammi complessivi.
Le regioni vietano la
raccolta dell’Amanita caesarea allo stato di ovolo chiuso e
stabiliscono limiti di misura per la raccolta di tutte le altre
specie, sentito il parere delle province, dei comuni e delle comunità
montane competenti per territorio.
Art. 5
Nella raccolta dei funghi
epigei è vietato l’uso di rastrelli, uncini o altri mezzi che possono
danneggiare lo strato umifero del terreno, il micelio fungino o
l’apparato radicale della vegetazione.
Il carpoforo raccolto deve
conservare tutte le caratteristiche morfologiche che consentono la
sicura determinazione della specie.
È vietata la distruzione
volontaria dei carpofori fungini di qualsiasi specie.
I funghi
raccolti devono essere riposti in contenitori idonei a consentire la
diffusione delle spore. È vietato in ogni caso l’uso di contenitori in
plastica.
È vietata la raccolta e l’asportazione, anche a fini di
commercio, della cotica superficiale del terreno, salvo che per le
opere di regolamentazione delle acque, per la manutenzione ordinaria e
straordinaria delle strade e dei passaggi e per le pratiche colturali,
e fermo restando comunque l’obbligo dell’integrale ripristino anche
naturalistico dello stato dei luoghi.
Art. 6
La raccolta dei funghi
epigei è vietata, salva diversa disposizione dei competenti organismi
di gestione:
nelle riserve naturali integrali;
nelle aree ricadenti
in parchi nazionali, in riserve naturali e in parchi naturali
regionali, individuate dai relativi organismi di gestione;
nelle aree
specificamente interdette dall’autorità forestale competente per
motivi silvo-colturali;
in altre aree di particolare valore
naturalistico e scientifico, individuate dagli organi regionali e
locali competenti.
La raccolta è altresì vietata nei giardini e nei
terreni di pertinenza degli immobili ad uso abitativo adiacenti agli
immobili medesimi, salvo che ai proprietari.
Art. 7
Le regioni
possono, per motivi di salvaguardia dell’ecosistema, disporre
limitazioni temporali alla raccolta dei funghi epigei solo per periodi
definiti e consecutivi.
Le regioni possono inoltre vietare, per
periodi limitati, la raccolta di una o più specie di funghi epigei in
pericolo di estinzione, sentito il parere o su richiesta delle
province, dei comuni e delle comunità montane competenti per
territorio.
Art. 8
In occasione di mostre, di seminari e di altre
manifestazioni di particolare interesse micologico e naturalistico, il
presidente della giunta regionale, sentito l’assessore competente, può
rilasciare autorizzazioni speciali di raccolta per comprovati motivi
di interesse scientifico. Tali autorizzazioni hanno validità per un
periodo non superiore ad un anno e sono rinnovabili.
Art. 9
[comma
abrogato – sostituito dall’art.1 del DPR 14 luglio 1995, n. 376]
Al
fine della tutela della salute pubblica, le regioni, entro un anno
dalla data di entrata in vigore della presente legge, organizzano,
nell’ambito delle unità sanitarie locali, uno o più centri di
controllo micologico pubblico (ispettorati micologici), avvalendosi
anche, in via transitoria e comunque escludendo l’instaurazione di
rapporti di lavoro dipendente, delle associazioni micologiche e
naturalistiche di rilevanza nazionale o regionale.
I centri di cui al
comma 1 sono costituiti utilizzando strutture già operanti e personale
già dipendente.
Ai fini dell’attuazione delle disposizioni di cui ai
commi 1 e 2, le regioni si avvalgono delle disponibilità finanziarie
ad esse già attribuite, senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio
dello Stato.
Art. 10
Le regioni, le province, i comuni e le comunità
montane, anche attraverso le associazioni micologiche e naturalistiche
di rilevanza nazionale o regionale, nonché il Corpo forestale dello
Stato, possono promuovere l’organizzazione e lo svolgimento di corsi
didattici, di convegni di studio e di iniziative culturali e
scientifiche che riguardino gli aspetti di conservazione e di tutela
ambientale collegati alla raccolta di funghi epigei, nonché la tutela
della flora fungina.
Le attività di cui al comma 1 sono organizzate e
svolte nei limiti delle risorse già disponibili, senza oneri
aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato.
Art. 11 [abrogato dal
DPR 14 luglio 1995, n. 376]
La vigilanza sull’applicazione della
presente legge è affidata agli agenti del Corpo forestale dello Stato.
Sono inoltre incaricati della vigilanza sull’applicazione della
presente legge, oltre ai nuclei antisofisticazione dell’Arma dei
carabinieri, le guardie venatorie provinciali, gli organi di polizia
locale urbana e rurale, gli operatori professionali di vigilanza e
ispezione delle unità sanitarie locali aventi qualifica di vigile
sanitario o equivalente, le guardie giurate campestri, gli agenti di
custodia dei consorzi forestali e delle aziende speciali e le guardie
giurate volontarie.
Le guardie giurate devono possedere i requisiti
di cui all’articolo 138 del testo unico delle leggi di pubblica
sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e
prestare giuramento davanti al prefetto.
Nelle aree protette
nazionali e regionali la vigilanza viene svolta con il coordinamento
degli enti di gestione.
Art. 12
Le regioni adeguano la propria
legislazione alle norme della presente legge entro un anno dalla data
della sua entrata in vigore.
Art. 13
Ogni violazione delle norme
adottate dalle regioni ai sensi del presente capo comporta la confisca
dei funghi raccolti, fatta salva la facoltà di dimostrarne la
legittima provenienza, e l’applicazione, da parte delle competenti
autorità, della sanzione amministrativa del pagamento di una somma da
lire cinquantamila a lire centomila, nonché, nei casi determinati
dalle regioni, la revoca dell’autorizzazione di cui all’articolo 2.
È
fatta salva l’applicazione delle vigenti norme penali qualora le
violazioni alle disposizioni contenute nel presente capo costituiscano
reato.
Capo II – Commercializzazione dei funghi
Art. 14 [abrogato –
sostituito dall’art.2 del DPR 14 luglio 1995, n. 376]
La vendita dei
funghi freschi spontanei è soggetta ad autorizzazione comunale.
La
rivendita dei funghi coltivati rimane assoggettata alla normativa
vigente per i prodotti ortofrutticoli.
Art. 15 [abrogato – sostituito
dall’art.3 del DPR 14 luglio 1995, n. 376]
La vendita al dettaglio
dei funghi freschi spontanei è consentita, previa certificazione di
avvenuto controllo da parte dell’unità sanitaria locale, secondo le
modalità previste dal regolamento locale d’igiene.
Art. 16 [abrogato
– sostituito dall’art.4 del DPR 14 luglio 1995, n. 376]
È consentita
la commercializzazione delle seguenti specie e varietà di funghi
freschi spontanei:
Boletus edulis e relativo gruppo (Boletus edulis,
Boletus pinicola, Boletus aereus, Boletus reticulatus);
Cantharellus
cibarius;
Cantharellus lutescens;
Amanita caesarea;
Morchella
(tutte le specie);
Clitocybe gigantea, nebularis, geotropa;

Tricholoma georgii;
Pleurotus eryngii;
Armillaria mellea.
L’elenco
di cui al comma 1 è integrato con altre specie riconosciute idonee
alla commercializzazione con decreto del Ministro dell’industria, del
commercio e dell’artigianato,…

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