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Legge dello Stato 11/11/1996

Legge dello Stato 11/11/1996 n. 574 - Nuove norme in materia di utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e di scarichi dei frantoi oleari. Gazzetta Ufficiale 12/11/1996 n. 265

Legge dello Stato 11/11/1996 n. 574
Nuove norme in materia di
utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e di scarichi dei
frantoi oleari.
Gazzetta Ufficiale 12/11/1996 n. 265

Art.
1.
Utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e delle sanse
umide
1. Le acque di vegetazione residuate dalla lavorazione
meccanica delle olive che non hanno subito alcun trattamento ne’
ricevuto alcun additivo ad eccezione delle acque per la diluizione
delle paste ovvero per la lavatura degli impianti possono essere
oggetto di utilizzazione agronomica attraverso lo spandimento
controllato su terreni adibiti ad usi agricoli.
2. Ai fini
dell’applicazione della presente legge le sanse umide provenienti
dalla lavorazione delle olive e costituite dalle acque e dalla parte
fibrosa di frutto e dai frammenti di nocciolo possono essere
utilizzate come ammendanti in deroga alle caratteristiche stabilite
dalla legge 19 ottobre 1984, n. 748, e successive modificazioni. Lo
spandimento delle sanse umide sui terreni aventi destinazione agricola
puo’ avvenire secondo le modalita’ e le esclusioni di cui agli
articoli 4 e 5. Le norme di cui alla presente legge relative alle
acque di vegetazione di cui al comma 1 si estendono anche alle sanse
umide di cui al presente comma ad esclusione di quanto previsto
dall’articolo 6.
Art. 2.
Limiti di accettabilita’
1. L’utilizzazione
agronomica delle acque di vegetazione ai sensi dell’articolo 1 e’
consentita in osservanza del limite di accettabilita’ di cinquanta
metri cubi per ettaro di superficie interessata nel periodo di un anno
per le acque di vegetazione provenienti da frantoi a ciclo
tradizionale e di ottanta metri cubi per ettaro di superficie
interessata nel periodo di un anno per le acque di vegetazione
provenienti da frantoi a ciclo continuo.
2. Qualora vi sia effettivo
rischio di danno alle acque, al suolo, al sottosuolo o alle altre
risorse ambientali, accertato a seguito dei controlli eseguiti ai
sensi del comma 2 dell’articolo 3, il sindaco con propria ordinanza
puo’ disporre la sospensione della distribuzione al suolo oppure
ridurre il limite di accettabilita’.
Art. 3.
Comunicazione
preventiva
1. L’utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e’
subordinata alla comunicazione da parte dell’interessato al sindaco
del comune in cui sono ubicati i terreni, almeno entro trenta giorni
prima della distribuzione, di una relazione redatta da un agronomo,
perito agrario o agrotecnico o geologo iscritto nel rispettivo albo
professionale, sull’assetto pedogeomorfologico, sulle condizioni
idrologiche e sulle caratteristiche in genere dell’ambiente
ricevitore, con relativa mappatura, sui tempi di spandimento previsti
e sui mezzi meccanici per garantire un’idonea distribuzione.
2.
L’autorita’ competente puo’, con specifica motivazione, chiedere
ulteriori accertamenti o disporre direttamente controlli e verifiche.

Art. 4.
Modalita’ di spandimento
1. Lo spandimento delle acque di
vegetazione deve essere realizzato assicurando una idonea
distribuzione ed incorporazione delle sostanze sui terreni in modo da
evitare conseguenze tali da mettere in pericolo l’approvvigionamento
idrico, nuocere alle risorse viventi ed al sistema ecologico.
2. Lo
spandimento delle acque di vegetazione si intende realizzato in modo
tecnicamente corretto e compatibile con le condizioni di produzione
nel caso di distribuzione uniforme del carico idraulico sull’intera
superficie dei terreni in modo da evitare fenomeni di ruscellamento.

Art. 5.
Esclusione di talune categorie di terreni
1. E’ vietato in
ogni caso lo spandimento delle acque di vegetazione e delle sanse, ai
sensi dell’articolo 1, sulle seguenti categorie di terreni:
a) i
terreni situati a distanza inferiore a trecento metri dalle aree di
salvaguardia delle captazioni di acque destinate al consumo umano ai
sensi dell’articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 24
maggio 1988, n. 236;
b) i terreni situati a distanza inferiore a
duecento metri dai centri abitati;
c) i terreni investiti da colture
orticole in atto;
d) i terreni in cui siano localizzate falde che
possono venire a contatto con le acque di percolazione del suolo e
comunque i terreni in cui siano localizzate falde site ad una
profondita’ inferiore a dieci metri;
e) terreni gelati, innevati,
saturi d’acqua e inondati.
Art. 6.
Stoccaggio
1. Lo stoccaggio delle
acque di vegetazione deve essere effettuato per un termine non
superiore a trenta giorni in silos, cisterne o vasche interrate o
sopraelevate all’interno del frantoio o in altra localita’, previa
comunicazione al sindaco del luogo ove ricadono.
2. Restano ferme le
disposizioni in materia di edificabilita’ dei suoli.
Art.
7.
Competenze delle regioni e delle province autonome
1. Le regioni e
le province autonome possono redigere un apposito piano di spandimento
delle acque di vegetazione con l’indicazione di ulteriori precisazioni
tenuto conto delle caratteristiche dell’ambiente ricevitore, della
presenza di zone di captazione di acqua potabile, minerale e termale e
dei limiti di concentrazione delle sostanze organiche.
2. Il piano,
redatto sulla base della valutazione delle diverse situazioni
territoriali, deve riguardare comprensori omogenei, individuati con
riferimento alle caratteristiche della produzione olivicola, alla
distribuzione ed intensita’ degli oliveti nonche’ alla collocazione
territoriale ed alle dimensioni degli impianti di molitura.
3. Copia
del piano viene inviata al Ministero delle risorse agricole,
alimentari e forestali e al Ministero dell’ambiente.
Art.
8.
Sanzioni
1. Chiunque proceda allo spandimento di acque di
vegetazione senza procedere alla preventiva comunicazione di cui
all’articolo 3 e’ punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da
lire cinquecentomila a lire un milione.
2. La stessa sanzione di cui
al comma 1 si applica a chiunque proceda allo spandimento di acque di
vegetazione con inosservanza dei modi di applicazione di cui
all’articolo 4, comma 2. Se la violazione riguarda la mancata
osservanza delle precauzioni previste dal comma 1 dello stesso
articolo 4, si applica la sanzione amministrativa da lire un milione a
lire tre milioni, salvo che il fatto non sia previsto dalla legge come
reato.
3. A chiunque proceda allo spandimento delle acque di
vegetazione con inosservanza del limite di accettabilita’ di cui
all’articolo 2 si applica la sanzione amministrativa da lire un
milione a lire tre milioni, aumentabile sino ad un terzo in caso di
violazione di particolare gravita’ del suddetto limite di
accettabilita’.
4. Chiunque proceda allo spandimento delle acque di
vegetazione in violazione dei divieti di cui all’articolo 5 e’ punito
con la sanzione amministrativa da lire un milione a lire cinque
milioni.
5. Per l’accertamento delle violazioni previste nel presente
articolo e per l’irrogazione delle relative sanzioni e’ competente
l’autorita’ comunale, salve le attribuzioni affidate dalla legge ad
altre pubbliche autorita’.
Art. 9.
Controlli
1. L’Agenzia nazionale
per la protezione dell’ambiente e le agenzie regionali per la
protezione dell’ambiente, laddove esistenti, procedono alla verifica
periodica delle operazioni di spandimento delle acque di vegetazione a
fini di tutela ambientale.
2. Ogni tre anni a partire dalla data di
entrata in vigore della presente legge, il Ministro delle risorse
agricole, alimentari e forestali, sentito il Ministro dell’ambiente
per le parti di competenza, trasmette, entro il 31 dicembre, al
Parlamento una relazione sulla applicazione della presente legge,
sullo stato delle acque, del suolo, del sottosuolo e delle altre
risorse ambientali venute a contatto con le acque di vegetazione,
nonche’ sulle piu’ recenti acquisizioni scientifiche in materia di
utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e di scarichi dei
frantoi oleari.
Art. 10.
Disposizioni finali
1. L’utilizzazione
agronomica delle acque di vegetazione ai sensi dell’articolo 1, non e’
subordinata all’osservanza da parte dell’interessato delle
prescrizioni, dei limiti e degli indici di accettabilita’ previsti
dalla legge 10 maggio 1976, n. 319, e successive modificazioni.
2. E’
abrogato il decreto-legge 26 gennaio 1987, n. 10, convertito, con
modificazioni, dalla legge 24 marzo 1987, n. 119.
3. Restano validi
gli atti ed i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti
prodottisi ed i rapporti giuridici sorti sulla base dell’articolo 4,
commi 2 e 3, dei decreti-legge 29 aprile 1995, n. 140, 28 giugno 1995,
n. 256, 28 agosto 1995, n. 358, 27 ottobre 1995, n. 445, 23 dicembre
1995, n. 546, 26 febbraio 1996, n. 81, 26 aprile 1996, n. 217, 25
giugno 1996, n. 335, e 8 agosto 1996, n. 443.
4. Non sono punibili
per i fatti commessi in data anteriore a quella di entrata in vigore
della presente legge in violazione della legge 10 maggio 1976, n. 319,
e successive modificazioni, coloro che abbiano adempiuto agli obblighi
previsti dai commi 1, 2 e 5 dell’articolo 1 e dal comma 2-bis
dell’articolo 2 del decreto-legge 26 gennaio 1987, n. 10, convertito,
con modificazioni, dalla legge 24 marzo 1987, n. 119, e successive
modificazioni.
5. La presente legge entra in vigore il giorno stesso
della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana.

Legge dello Stato 11/11/1996

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