Legge dello Stato 09/11/1988 | Edilone.it

Legge dello Stato 09/11/1988

Legge dello Stato 09/11/1988 n. 475 - Conversione in legge, con modificazione, del D.L. 9-9-1988 n. 397, recante disposizioni urgenti in materia di smaltimento dei rifiuti industriali.

Legge dello Stato 09/11/1988 n. 475
Conversione in legge, con
modificazione, del D.L. 9-9-1988 n. 397, recante disposizioni urgenti
in materia di smaltimento dei rifiuti industriali.

IL PRESIDENTE
DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 77 e 87 della
Costituzione;
Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di
emanare norme in materia di smaltimento dei rifiuti industriali;
Viste
le deliberazioni del Consiglio dei Ministri, adottate nelle riunioni
del 2 e del 7 settembre 1988;
Sulla proposta del Presidente del
Consiglio dei Ministri e del Ministro dell’ambiente, di concerto con i
Ministri
dell’interno, del bilancio e della programmazione economica,
delle finanze, del tesoro, dell’industria, del commercio
e
dell’artigianato, della marina mercantile e per il coordinamento della
protezione civile;
Emana il seguente decreto:
Art. 1. Misure per la
minore produzione di rifiuti, per il recupero di materiali e per le
tecnologie innovative. –
1. Entro sei mesi dalla data di entrata in
vigore della legge di conversione del presente decreto, con decreto
del
Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del
Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro
dell’ambiente, di
concerto con il Ministro dell’industria, del commercio e
dell’artigianato, sentito il Consiglio
nazionale dell’ambiente, viene
adottato un programma triennale che ha valore di atto d’indirizzo e
coordinamento,
per ridurre la quantità e la pericolosità dei rifiuti
prodotti; favorire il recupero di materiali o di energia;
limitare
progressivamente l’uso di materiali non biodegradabili ovvero
non agevolmente recuperabili o riciclabili, utilizzati,
in
particolare, nel settore dell’imballaggio, dei contenitori e delle
confezioni.
2. La proposta di programma è trasmessa per il parere alle
competenti Commissioni parlamentari.
3. A valere sui fondi della L. 17
febbraio 1982, n. 46, il Ministro dell’industria, del commercio e
dell’artigianato fissa
per il 1989 una riserva del 10 per cento a
favore di domande presentate dalle imprese che attuino
innovazioni
tecnologiche coerenti con le indicazioni del programma.
Sulla base delle domande presentate il Ministro
dell’industria, del
commercio e dell’artigianato, d’intesa con il Ministro dell’ambiente,
propone al CIPI la variazione
annuale di detta riserva.
4. Il
programma, di cui al comma 1, prevede altresì i criteri e le modalità
per l’assegnazione di contributi in conto
capitale nel limite massimo
di 20 miliardi finalizzati alla promozione, da parte delle
associazioni di categoria di
artigiani e commercianti, di società di
servizi ambientali connessi all’applicazione delle disposizioni del
presente
decreto.
5. Agli oneri di cui al comma 4 si provvede con
l’utilizzazione per pari importo dello stanziamento di lire 50
miliardi
per l’anno 1989 di cui all’articolo 14, comma 8, del
decreto-legge 31 agosto 1987, n. 361, convertito, con
modificazioni,
dalla legge 29 ottobre 1987, n. 441.
6. Nel caso in cui, ai sensi
delle leggi vigenti, vengano autorizzati dalla competente autorità la
costruzione e
l’esercizio di impianti consortili, a servizio di poli o
aree industriali, per la produzione di energia elettrica e calore
per
le necessità dirette delle aziende, dovranno essere utilizzati anche
combustibili non convenzionali derivanti da
rifiuti industriali o dal
trattamento dei rifiuti solidi urbani e assimilati purché tale
utilizzo rappresenti almeno il trenta
per cento del combustibile
impiegato.
7. Nelle aree di cui all’articolo 1 del testo unico delle
leggi sugli interventi nel Mezzogiorno, approvato con D.P.R. 6
marzo
1978, n. 218 , le misure previste dall’art. 14, commi 1 e 3, del D.L.
31 agosto 1987, n. 361 , convertito, con
modificazioni, dalla L. 29
ottobre 1987, n. 441, sono estese alla realizzazione di impianti a
tecnologia avanzata per il
trattamento e lo smaltimento dei rifiuti
industriali, nonché dei relativi stoccaggi. In attesa dell’entrata in
esercizio di
detti impianti, le medesime agevolazioni possono essere
concesse per la realizzazione, l’adeguamento e la locazione
di
serbatoi per lo stoccaggio temporaneo.
8. Al fine di limitarne il
consumo sul territorio nazionale e allo scopo di difendere e tutelare
l’ambiente e il
paesaggio, ai sacchetti di plastica, utilizzati come
involucri che il venditore al dettaglio fornisce al consumatore
per
l’asporto delle merci, è applicata una imposta di fabbricazione di
lire 100 per ogni unità prodotta immessa sul
mercato nazionale e una
corrispondente sovraimposta di confine. Il Ministro delle finanze, di
concerto con il
Ministro dell’ambiente, definisce, entro sessanta
giorni, le modalità di applicazione dell’imposta e
della
sovraimposta.
9. L’articolo 6-bis del decreto-legge 31 agosto
1987, n. 361, convertito, con modificazioni, dalla legge 29
ottobre
1987, n. 441, è abrogato. In relazione al programma di cui al
presente articolo e agli obiettivi di riciclaggio di cui
all’articolo
9-quater, è istituita presso il Ministero dell’ambiente, nell’ambito
del comitato tecnico-scientifico previsto
dall’articolo 15 del
decreto-legge 31 agosto 1987, n. 361, convertito, con modificazioni,
dalla legge 29 ottobre 1987,
n. 441, una speciale sezione per la
verifica delle condizioni necessarie al raggiungimento dell’obiettivo
della
biodegradabilità delle materie per la produzione di sacchetti e
buste nonché imballaggi, contenitori o confezioni di
qualsiasi tipo
per l’asporto di merci. La sezione, i cui membri sono nominati dal
Ministro dell’ambiente, di concerto
con il Ministro dell’industria,
del commercio e dell’artigianato, entro due anni dalla costituzione
trasmette ai predetti
Ministri e alle competenti Commissioni
parlamentari una relazione sui risultati dei propri lavori. Sulla base
della
medesima, con proprio decreto, il Ministro dell’ambiente, di
concerto con il Ministro dell’industria, del commercio
e
dell’artigianato, adotta disposizioni e prescrizioni relative
all’impiego di materie nella predetta produzione.
Art. 2. Materie
prime secondarie. –
1. Sono materie prime secondarie i residui
derivanti da processi produttivi e che sono suscettibili,
eventualmente
previi idonei trattamenti, di essere utilizzati come
materie prime in altri processi produttivi della stessa o di
altra
natura.
2. Non costituiscono materie prime secondarie, ai sensi
del comma 1, le sostanze suscettibili di essere impiegate
nell’ambito
di processi di combustione destinati a produrre energia.
3. Le materie
prime secondarie sono individuate con decreto del Ministro
dell’ambiente, di concerto con il Ministro
dell’industria, del
commercio e dell’artigianato.
4. L’esercizio delle funzioni statali di
indirizzo, promozione e coordinamento delle attività connesse
all’utilizzazione
delle materie prime secondarie, nonché allo
stoccaggio, trasporto e al trattamento delle stesse e ai controlli
relativi,
avviene ai sensi dell’articolo 2, comma 3, lettera d), della
legge 23 agosto 1988, n. 400.
5. Spetta al Ministro dell’ambiente, di
concerto con il Ministro dell’industria, del commercio e
dell’artigianato,
determinare le norme tecniche generali relative alle
attività di cui al comma 4.
6. La legge regionale, in conformità agli
indirizzi e alle norme tecniche di cui ai commi precedenti, disciplina
le
modalità per il controllo dell’utilizzazione delle materie prime
secondarie, nonché per il trasporto, stoccaggio, e
trattamento delle
stesse, determinando altresì le condizioni e le modalità per la
esclusione delle materie prime
secondarie dall’ambito di applicazione
della normativa in tema di smaltimento dei rifiuti.
7. Il Ministro
dell’industria, del commercio e dell’artigianato, d’intesa con il
Ministro dell’ambiente, può promuovere
l’istituzione e il
funzionamento della borsa delle materie prime secondarie e
sottoprodotti presso le camere di
commercio. Alla copertura dei
relativi costi, compresi quelli di avviamento, si provvede con
apposite tariffe, da
approvarsi con delibere camerali.
Art. 3. Catasto
e osservatorio dei rifiuti. –
1. E’ istituito il catasto dei rifiuti
speciali, speciali di origine industriale assimilabili agli urbani o
tossici e nocivi, per
la raccolta in un sistema unitario, articolato
su scala regionale, di tutti i dati relativi ai soggetti produttori e
smaltitori
di rifiuti.
2. Il catasto è realizzato dalle regioni che
possono delegare la gestione alle province. Il Ministro
dell’ambiente,
sentita la Conferenza permanente dei presidenti delle
regioni, definisce con proprio decreto le modalità di
rilevazione per
l’organizzazione del catasto, il sistema di codifica, le elaborazioni
minime obbligatorie, le modalità
di interconnessione del sistema e i
destinatari dell’informazione.
Il sistema deve consentire di disporre
con continuità delle informazioni analitiche e sintetiche sulla
produzione e
sullo smaltimento dei rifiuti.
3. Chiunque produca ovvero
sia titolare degli impianti di smaltimento dei rifiuti sopraindicati è
tenuto a comunicare
alla regione o alla provincia delegata la quantità
e la qualità dei rifiuti prodotti e smaltiti. La denuncia deve
essere
effettuata, a partire dal 1989, entro il 28 febbraio di ogni
anno, con riferimento ai rifiuti prodotti e smaltiti
nell’anno
precedente.
La denuncia deve essere firmata dal legale
rappresentante dell’azienda. Le regioni, ovvero le province
qualora
delegate, inseriscono nel catasto le informazioni relative a
soggetti produttori e smaltitori.
4. A partire dal 1989, entro il 31
dicembre di ogni anno, il Ministro dell’ambiente elabora i dati del
catasto, pubblica
la stima dei rifiuti prodotti, divisi per tipologie,
delle quantità smaltite negli impianti autorizzati ed individua
il
fabbisogno residuo di nuovi impianti di smaltimento.
5. L’obbligo
della tenuta dei registri di carico e scarico, già prevista
dall’articolo 19, D.P.R. 10 settembre 1982, n.
915, è esteso ai
produttori di rifiuti …

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