Legge dello Stato 04/08/1978 | Edilone.it

Legge dello Stato 04/08/1978

Legge dello Stato 04/08/1978 n. 440 - Norme per l'utilizzazione delle terre incolte, abbandonate o insufficientemente coltivate.

Legge dello Stato 04/08/1978 n. 440
Norme per l’utilizzazione delle
terre incolte, abbandonate o insufficientemente coltivate.

Art. 1.

Le regioni, ferme restando le competenze delle province autonome di
Trento e Bolzano, provvedono ad emanare norme di attuazione secondo i
principi e i criteri stabiliti dalla presente legge per il recupero
produttivo delle terre incolte, abbandonate o insufficientemente
coltivate, anche al fine della salvaguardia degli equilibri
idrogeologici e della protezione dell’ambiente.
Art. 2.
Ai fini
della presente legge si considerano incolte o abbandonate le terre,
suscettibili di coltivazione, che non siano state destinate ad
utilizzazione agraria da almeno due annate agrarie. Si considerano
insufficientemente coltivate le terre le cui produzioni ordinarie,
unitarie medie, dell’ultimo triennio non abbiano raggiunto il 40 per
cento di quelle ottenute, per le stesse colture, nel medesimo periodo
in terreni della stessa zona censuaria, con le stesse caratteristiche
catastali, tenendo conto delle vocazioni colturali della zona. Nelle
zone e nelle aziende dove esistono terreni serviti da impianti
d’irrigazione, la comparazione ai fini di cui al secondo comma del
presente articolo è effettuata con le produzioni unitarie dei terreni
irrigui.
Art. 3.
Gli elementi di comparazione di cui al precedente
articolo sono definiti a cura di commissioni provinciali composte: –
omissis –
Art. 4.
Le regioni provvedono a determinare le singole
zone del territorio di loro competenza che risultino caratterizzate da
estesi fenomeni di abbandono di terre suscettibili di utilizzazione
per i fini di cui all’art. 1 della presente legge. Entro un congruo
termine fissato con la stessa delibera di determinazione delle zone di
cui al precedente comma, non inferiore a novanta giorni dalla sua
pubblicazione, chiunque vi abbia interesse pu· presentare
osservazioni, su cui decide l’organo regionale competente. Per ognuna
delle zone determinate ai sensi del primo comma, le regioni
provvedono, altresì, in coerenza con i programmi regionali e
comprensoriali o zonali di sviluppo agricolo, ove esistenti, a
definire i criteri per l’utilizzazione agraria o forestale, nonché i
criteri per la formazione dei relativi piani aziendali o
interaziendali, osservando in quanto applicabili i princìpi di cui
alla legge 9-5-1975, n. 153, ovvero, nelle zone di cui alla legge
10-5-1976, n. 352, i princìpi previsti dalla legge stessa. Le regioni
provvedono altresì a determinare le norme e le procedure per il
censimento, la classificazione e i relativi aggiornamenti annuali
delle terre incolte e abbandonate, nonché le norme e le procedure per
la notifica ai proprietari e agli aventi diritto della avvenuta
classificazione. Le regioni assegnano per la coltivazione le terre
incolte, abbandonate o insufficientemente coltivate, anche
appartenenti ad enti pubblici e morali, compresi i terreni demaniali,
ai richiedenti che si obbligano a coltivarli in forma singola o
associata. La domanda del richiedente viene notificata con
temporaneamente, a cura delle regioni, al proprietario e agli aventi
diritto. I proprietari e gli aventi diritto possono chiedere alla
regione, entro il termine stabilito e comunque non inferiore ai
quarantacinque giorni, di coltivare direttamente le terre di cui
all’art. 1 allegando alla richiesta un piano di sviluppo aziendale
elaborato secondo i criteri di cui al presente articolo e concordato
con la regione la quale ne accerta la esecuzione.
Art. 5.
Le
regioni, indipendentemente dalla determinazione delle zone, dal
censimento e dalla classificazione di cui al precedente art. 4,
assegnano per la coltivazione le terre incolte, abbandonate o
insufficientemente coltivate, anche appartenenti ad enti pubblici e
morali, compresi i terreni demaniali, ai richiedenti che si obbligano
a coltivarle in forma singola o associata. La domanda del richiedente
viene notificata a cura delle regioni contemporaneamente al
proprietario e agli aventi diritto, ferme restando le facoltà di cui
all’articolo precedente. Per i soggetti di cui all’art. 8 i termini
previsti dal precedente comma sono raddoppiati. Qualora i proprietari
o gli aventi diritto non realizzino il piano di sviluppo aziendale
entro i termini stabiliti dalla regione, i terreni potranno essere
assegnati ai soggetti richiedenti e il proprietario non potrà più
inoltrare la richiesta di coltivarli direttamente sino alla scadenza
dell’assegnazione. Nell’assegnazione è data la precedenza alle aziende
coltivatrici singole o associate a fini d’ampliamento aziendale, alle
cooperative, alle società semplici costituite fra imprese familiari
coltivatrici per l’esercizio delle attività agricole, ai giovani e
alle cooperative costituite ai sensi della legge 1-6-1977 n. 285. I
rapporti tra proprietari ed usufruttuari delle terre e assegnatari
sono regolati dalla legge 11-2-1971, n. 11, e successive
modificazioni. Agli assegnatari spetta il diritto di recesso previo
preavviso di un anno da notificarsi alla regione nonché al
proprietario o agli aventi diritto. Qualora l’assegnatario non
provveda, entro due annate agrarie, alla utilizzazione delle terre
assegnate, le commissioni di cui all’art. 3, su istanza dei
proprietari, verificate le condizioni di mancata utilizzazione,
propongono alla regione la revoca della assegnazione.
Art. 6.
Le
domande intese ad ottenere l’assegnazione delle terre abbandonate,
incolte o insufficientemente coltivate sono sottoposte al parere delle
commissioni previste dall’art. 3 per l’accertamento delle condizioni
stabilite dalla presente legge. Il parere deve essere emesso entro
trenta giorni dalla scadenza del termine di cui all’ultimo comma
dell’art. 4 nel rispetto del principio del contraddittorio. Sulla
domanda di assegnazione provvede con decreto, entro quindici giorni,
il presidente della regione, in conformità al parere delle commissioni
predette. Il provvedimento di assegnazione importa la risoluzione,
senza diritto ad indennità , di qualunque precedente contratto di
affitto o di natura associativa, salvo il rimborso eventualmente
dovuto dall’assegnatario per lavori in corso o per qualsiasi altro
titolo legittimo da liquidarsi nello stesso decreto di assegnazione,
previo parere delle apposite commissioni di cui all’art. 3. Al
tribunale amministrativo regionale, limitatamente ai provvedimenti
riguardanti le terre insufficientemente coltivate, ferma restando la
giurisdizione di legittimità , sono estesi in materia di contenzioso
ed ai fini decisionali i poteri di cognizione e di istruzione.
Art.
7.
Sono esclusi dalla applicazione della presente legge: a) le terre
la cui messa a coltura agraria pregiudichi la stabilità del suolo o la
regimazione delle acque o comprometta la conservazione dell’ambiente;
b) le dipendenze e pertinenze di case effettivamente adibite ad
abitazione rurale o civile, ivi compresi i giardini e i parchi
boscati; c) i boschi, nonché i terreni destinati a rimboschimento da
piani, programmi e progetti di intervento già approvati dagli enti ed
organi pubblici competenti; d) le cave; e) i terreni necessari per
attività industriali, commerciali, turistiche e ricreative, i terreni
adibiti a specifiche comprovate destinazioni economicamente rilevanti
e le aree considerate fabbricabili o destinate a servizi di pubblica
utilità da piani urbanistici vigenti o adottati. L’esclusione dei
terreni di cui alla presente lettera e) opera a far tempo dalla loro
effettiva utilizzazione ai fini predetti. In caso di terreni già
assegnati, il rilascio da parte dell’assegnatario avrà luogo entro il
termine massimo di sei mesi dalla richiesta dell’avente titolo e per
la data fissata con decreto del presidente della regione sentite le
parti. I termini fissati in eventuali concessioni edilizie rimangono
sospesi fino alla data del rilascio.
Art. 8.
Qualora le terre di cui
alla presente legge siano di proprietà di lavoratori emigrati in
Italia o all’estero e questi dichiarino, entro il termine stabilito
dalla regione, di impegnarsi direttamente nella coltivazione del
fondo, l’emanazione dei provvedimenti previsti dalla presente legge è
sospesa per due anni. Le leggi regionali possono prevedere deroghe
agli obblighi previsti dalla presente legge a favore dei piccoli
proprietari il cui reddito complessivo annuo non superi i sei milioni
di lire.
Art. 9
Per il ripristino delle condizioni colturali e per
l’avvio della esecuzione dei piani aziendali da parte degli
assegnatari, le regioni possono corrispondere contributi in conto
capitale e mutui assistiti dal concorso nel pagamento degli interessi,
in misura non superiore a quella stabilita dall’art. 18 della legge
9-5-1975, n. 153, e dall’art. 10, lettera a), della legge 10-5-1976,
n. 352. Alle operazioni di mutuo di cui al comma precedente si
applicano le disposizioni vigenti in materia di credito agrario di
miglioramento e quelle previste dagli artt. 34 e 36, escluso l’ultimo
comma, della legge 2-6-1961, n. 454, e successive modificazioni ed
integrazioni. Le provvidenze di cui al presente articolo sono concesse
anche ai proprietari di terreni che si impegnino a coltivarli e
presentino il piano di sviluppo aziendale ai sensi del precedente art.
5. Le provvidenze di cui al presente articolo sono cumulabili con
quelle previste dall’art. 18 della legge 1-6-1977, n. 285.
Art. 10.

Qualora le terre siano oggetto di nuda proprietà , di usufrutto o di
altri diritti reali di godimento, le disposizioni contenute nella
presente legge si applicano anche ai titolari di tali diritti. Sono
abrogate le disposizioni di cui al decreto luogotenenziale 19-10-1944,
n. 279, e successive modificazioni e integrazioni.
E’ altresì
abrogata la legge 21-2-1963, n. 379. Fino a quando le regioni non
avranno provveduto a costituire le commissioni di cui all’art. 3,
continuano ad operare…

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