Legge dello Stato 03/05/1982 | Edilone.it

Legge dello Stato 03/05/1982

Legge dello Stato 03/05/1982 n. 203 - Norme sui contratti agrari.

Legge dello Stato 03/05/1982 n. 203
Norme sui contratti
agrari.

Capo I
DURATA DEI CONTRATTI DI AFFITTO A COLTIVATORE
DIRETTO
Art. 1.
AFFITTO A COLTIVATORE DIRETTO
La durata dei
contratti di affitto a coltivatore diretto, compresi quelli in corso e
quelli in regime di proroga, è regolata dalle norme della presente
legge. I contratti di affitto a coltivatori diretti, singoli o
associati, hanno la durata minima di quindici anni, salvo quanto
previsto dalla presente legge.
Art. 2
DURATA DEI CONTRATTI IN CORSO

Per i contratti in corso alla data di entrata in vigore della
presente legge e per quelli in regime di proroga, la durata è fissata
in sei anni per i rapporti di cui all’art.3 e in: a) dieci anni se il
rapporto ha avuto inizio prima dell’annata agraria 1939-1940, o nel
corso della medesima; b) undici anni se il rapporto ha avuto inizio
nelle annate agrarie comprese fra quelle 1940-1941 e 1944-1945; c)
tredici anni se il rapporto ha avuto inizio nelle annate agrarie
comprese fra quelle 1945-1946 e 1949-1950; d) quattordici anni se il
rapporto ha avuto inizio nelle annate agrarie comprese fra quelle
1950-1951 e 1959-1960; e) quindici anni se il rapporto ha avuto inizio
successivamente all’annata agraria 1959-1960. La durata prevista dal
comma precedente decorre dalla entrata in vigore della presente legge.

Art. 3
AFFITTO PARTICELLARE
Al fine di soddisfare le particolari
esigenze delle imprese agricole dei territori dichiarati montani ai
sensi della legge 3- 12-1971, n. 1102, le regioni sono delegate a
determinare, sentito il parere delle comunità montane, in base alla
natura del terreno, alla sua estensione, al livello altimetrico ed
alle destinazioni o vocazioni colturali, le zone ricomprese in tali
territori, quali delimitati ai sensi della predetta legge 3-12-1971,
n. 1102, nelle quali la durata minima dei nuovi contratti di affitto,
stipulati dopo l’entrata in vigore della presente legge, è ridotta a
sei anni, quando oggetto del contratto siano uno o più appezzamenti di
terreno non costituenti, neppure unitamente ad altri fondi condotti
dall’affittuario una unità produttiva idonea ai sensi dell’art.31
della presente legge.
Art. 4
RINNOVAZIONE TACITA
In mancanza di
disdetta di una delle parti, il contratto di affitto si intende
tacitamente rinnovato per il periodo minimo, rispettivamente, di
quindici anni per l’affitto ordinario e di sei anni per l’affitto
particellare, e così di seguito. La disdetta deve essere comunicata
almeno un anno prima della scadenza del contratto, mediante lettera
raccomandata con avviso di ricevimento.
Art. 5
RECESSO DAL CONTRATTO
DI AFFITTO E CASI DI RISOLUZIONE
L’affittuario coltivatore diretto
può sempre recedere dal contratto col semplice preavviso da
comunicarsi al locatore, mediante lettera raccomandata con avviso di
ricevimento, almeno un anno prima della scadenza dell’annata agraria.
La risoluzione del contratto di affitto a coltivatore diretto può
essere pronunciata nel caso in cui l’affittuario si sia reso colpevole
di grave inadempimento contrattuale, particolarmente in relazione agli
obblighi inerenti al pagamento del canone, alla normale e razionale
coltivazione del fondo, alla conservazione e manutenzione del fondo
medesimo e delle attrezzature relative, alla instaurazione di rapporti
di subaffitto o di subconcessione. Prima di ricorrere all’autorità
giudiziaria, il locatore è tenuto a contestare all’altra parte,
mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento,
l’inadempimento e ad illustrare le proprie motivate richieste. Ove il
conduttore sani l’inadempienza entro tre mesi dal ricevimento di tale
comunicazione, non si dà luogo alla risoluzione del contratto. La
morosità del conduttore costituisce grave inadempimento ai fini della
pronunzia di risoluzione del contratto ai sensi del secondo comma del
presente articolo quando si concreti nel mancato pagamento del canone
per almeno una annualità. E’ in ogni caso applicabile il terzo comma
dell’art.2 della legge 9-8-1973, n. 508.
Art. 6
DEFINIZIONE DI
COLTIVATORE DIRETTO
Ai fini della presente legge sono affittuari
coltivatori diretti coloro che coltivano il fondo con il lavoro
proprio e della propria famiglia, sempreché tale forza lavorativa
costituisca almeno un terzo di quella occorrente per le normali
necessità di coltivazione del fondo, tenuto conto, agli effetti del
computo delle giornate necessarie per la coltivazione del fondo
stesso, anche dell’impiego delle macchine agricole. Il lavoro della
donna è considerato equivalente a quello dell’uomo.
Art. 7

EQUIPARAZIONE AI COLTIVATORI DIRETTI
Sono equiparati ai coltivatori
diretti, ai fini della presente legge, anche le cooperative costituite
dai lavoratori agricoli e i gruppi di coltivatori diretti, riuniti in
forme associate, che si propongono e attuano la coltivazione diretta
dei fondi, anche quando la costituzione in forma associativa e
cooperativa è avvenuta per conferimento da parte dei soci di fondi
precedentemente affittati singolarmente. Sono inoltre equiparati ai
coltivatori diretti, ai fini della presente legge, i laureati o
diplomati di qualsiasi scuola di indirizzo agrario o forestale e i
laureati in veterinaria per le aziende a prevalente indirizzo
zootecnico, in età non superiore ai cinquantacinque anni, che si
impegnino ad esercitare in proprio la coltivazione dei fondi, per
almeno nove anni.
Capo II
MODIFICHE DELLA DISCIPLINA SULLA
DETERMINAZIONE DELL’EQUO CANONE
Art. 8
REVISIONE PROVVISORIA DEI
REDDITI CATASTALI
Fino a quando l’amministrazione del catasto e dei
servizi tecnici erariali non abbia proceduto alla generale revisione
degli estimi, la commissione tecnica centrale provvede ad accertare,
previa motivata relazione della commissione tecnica provinciale, entro
sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, le situazioni
per le quali risulti una effettiva sottovalutazione o sopravalutazione
dei redditi dominicali descritti in catasto. Il Ministro
dell’agricoltura e delle foreste è autorizzato a stabilire
provvisoriamente con decreto, sulla base delle indicazioni della
commissione tecnica centrale, sentite le regioni e le organizzazioni
professionali maggiormente rappresentative, e comunque non oltre il
termine di un anno dall’entrata in vigore della presente legge, i
coefficienti di moltiplicazione da applicare alle sole province o
zone, qualità e classi di terreni per le quali siano stati
riconosciuti valori catastali effettivamente sottovalutati o
sopravalutati. Nelle zone e nei casi in cui il canone risulti
gravemente sperequato in base ai criteri della presente legge, gli
uffici tecnici erariali provvedono, con precedenza assoluta, su
richiesta della commissione tecnica centrale, di concerto con le
commissioni tecniche provinciali, alla revisione d’ufficio dei valori
catastali. Fino a quando non sia stato provveduto alla revisione
d’ufficio dei dati catastali di cui al comma precedente, la
commissione tecnica centrale autorizza le commissioni tecniche
provinciali, previa loro richiesta, ad applicare coefficienti di
moltiplicazione diversi da quelli previsti dall’art.9, oppure criteri
diversi da quelli previsti dalla presente legge, tenendo
particolarmente conto della produzione media della zona. Effettuata la
revisione dei dati catastali, alle parti spetta il relativo
conguaglio.
Art. 9
TABELLA PER L’EQUO CANONE
Il primo capoverso
dell’art.3 della legge 10-12-1973, n. 814, è sostituito dal seguente:1
“La commissione tecnica provinciale determina ogni tre anni, almeno
sei mesi prima dell’inizio dell’annata agraria, le tabelle per i
canoni di equo affitto per zone agrarie omogenee”. I coefficienti di
moltiplicazione del reddito dominicale, previsti dal secondo capoverso
del citato art.3 della legge 10-12-1973, n. 814, sono compresi tra un
minimo di cinquanta ed un massimo di centocinquanta volte. I
coefficienti aggiuntivi, previsti dalle lettere a) e b) del terzo
capoverso del medesimo art.3 della legge 10-12-1973, n. 814,
comportano, ciascuno, fino a un massimo di trenta punti. Il canone
provvisorio, previsto dal sesto capoverso dello stesso art.3 della
legge 10-12-1973, n. 814, si determina moltiplicando per settanta il
reddito dominicale. Nella determinazione dei coefficienti di cui ai
commi precedenti, le commissioni tecniche provinciali devono aver
presente la necessità di assicurare in primo luogo una equa
remunerazione del lavoro dell’affittuario e della sua famiglia. Le
commissioni tengono anche conto degli apporti di capitali
dell’affittuario, dei costi di produzione, della esigenza di
riconoscere un compenso ai capitali investiti e degli altri apporti
del locatore. Sono soppressi il quarto, ottavo, nono, undicesimo,
dodicesimo e tredicesimo capoverso del citato art.3 della legge
10-12-1973, n. 814.
Art. 10
PROCEDURE PER LA DETERMINAZIONE
DELL’EQUO CANONE
La commissione tecnica provinciale determina, entro
il 31 maggio di ogni anno, coefficienti di adeguamento dei canoni, in
aumento o in diminuzione, tenuto conto dei criteri previsti
dall’articolo precedente nonché del mutamento di valore della lira
secondo gli indici ISTAT per i prezzi alla produzione dei prodotti
agricoli. Almeno tre mesi prima del termine indicato dal primo
capoverso dell’art.3 della legge 10-12-1973, n. 814, come modificato
dall’art.9 della presente legge, i presidenti delle commissioni
tecniche provinciali di ogni singola regione si riuniscono, sotto la
presidenza del presidente della giunta regionale o di un suo delegato,
al fine di studiare criteri tendenti ad evitare nella regione
sperequazioni tra zone omogenee. Art. 11
COMPOSIZIONE DELLE
COMMISSIONI TECNICHE PROVINCIALI
La delega di funzioni attribuita
alle regioni a statuto ordinario dal quarto comma dell’art.66 del DPR
24-7-1977, n. 616, è estesa alle regioni a statuto speciale e alle
province autonome di T…

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