Legge 9 gennaio 1991, n. 9 - Norme per l'attuazione del nuovo Piano energetico nazionale: aspetti istituzionali, centrali idroelettriche ed elettrodotti, idrocarburi e geotermia, autoproduzione e disposizioni fiscali. G.U. 16/1/1991 | Edilone.it

Legge 9 gennaio 1991, n. 9 – Norme per l’attuazione del nuovo Piano energetico nazionale: aspetti istituzionali, centrali idroelettriche ed elettrodotti, idrocarburi e geotermia, autoproduzione e disposizioni fiscali. G.U. 16/1/1991

Legge 9 gennaio 1991, n. 9 - Norme per l'attuazione del nuovo Piano energetico nazionale: aspetti istituzionali, centrali idroelettriche ed elettrodotti, idrocarburi e geotermia, autoproduzione e disposizioni fiscali. G.U. 16/1/1991

Legge 9 gennaio 1991, n. 9

Norme per l’attuazione del nuovo Piano
energetico nazionale: aspetti istituzionali, centrali idroelettriche
ed elettrodotti, idrocarburi e geotermia, autoproduzione e
disposizioni fiscali.

G.U. 16/1/1991

Testo aggiornato
IL PRESIDENTE
DELLA REPUBBLICA
PROMULGA
la seguente legge:

TITOLO I – Norme per
gli impianti idroelettrici e per gli elettrodotti.
Art. 1. (Norme per
gli impianti idroelettrici e per gli elettrodotti).
1. Entro sei mesi
dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del
Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’industria,
del commercio e dell’artigianato, sentito il Ministro dell’ambiente,
di concerto con il Ministro dei lavori pubblici, sono emanate, ai
sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400,
norme regolamentari in materia di procedure per le concessioni o le
varianti di concessione di derivazione d’acqua per la produzione di
energia elettrica, nonchè, sentito il Ministro della sanità, in
materia di procedure per l’autorizzazione alla costruzione di
elettrodotti.
2. Il regolamento di cui al comma 1, nel rispetto dei
principi generali della legislazione vigente in materia, fatto salvo
l’intervento nelle procedure da parte delle amministrazioni competenti
in base a tale legislazione, dovrà in particolare:
a) prevedere che il
Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato autorizzi la
costruzione dell’impianto, dopo aver verificato la necessità di
energia elettrica che l’impianto da realizzare è destinato a
soddisfare e la sua compatibilità con le previsioni del Piano
energetico nazionale e dei piani di bacino di cui all’articolo 17
della legge 18 maggio 1989, n. 183, predisposti dagli appositi
comitati, ai quali partecipa con un suo rappresentante redigendo
apposito rapporto;
b) confermare, per gli impianti idroelettrici, le
dighe e gli elettrodotti di cui al presente articolo, l’efficacia
delle autorizzazioni e concessioni che consentano l’inizio dei lavori,
ottenute ai sensi delle norme vigenti anteriormente alla data di
entrata in vigore del regolamento;
c) semplificare e coordinare le
procedure, anche eliminandone le duplicazioni;
d) fissare termini
perentori non inferiori a novanta giorni entro i quali ciascuna
autorità dovrà adottare gli atti procedimentali di propria competenza
trascorsi i quali gli atti stessi si intendono adottati in senso
favorevole;
e) prevedere che in caso di pareri negativi discordanti la
decisione possa essere rimessa a un’apposita conferenza dei servizi
convocata dal Presidente del Consiglio dei ministri ovvero ad un
apposito accordo di programma;
f) prevedere che il Ministro
dell’industria, del commercio e dell’artigianato sia tenuto a redigere
entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge la
mappa degli impianti per la produzione di energia idroelettrica e del
relativo bacino di utenza e ad aggiornarla annualmente.
3. Dalla data
di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 1 sono abrogate
le norme del testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e
sugli impianti elettrici approvato con regio decreto 11 dicembre 1933,
n. 1775, e successive modificazioni ed integrazioni, limitatamente
alle parti incompatibili con le norme del regolamento o
sostanzialmente riprodotte nello stesso, ferma restando la loro
vigenza per le concessioni relative a finalità diverse dalla
produzione di energia elettrica.
Art. 2. (Valutazione di impatto
ambientale)
1. Per la realizzazione delle dighe e degli altri impianti
destinati a trattenere, regolare o accumulare le acque in modo
durevole per fini idroelettrici, di altezza superiore a 10 metri o di
capacità superiore a 100.000 metri cubi e per la realizzazione delle
relative opere di trasporto delle acque si applicano le norme di cui
all’articolo 6 della legge 8 luglio 1986, n. 349, ed i relativi
provvedimenti di attuazione.
2. Qualora venga constatato che la
realizzazione dell’impianto può avere un impatto importante
sull’ambiente di un altro Stato membro della Comunità economica
europea (CEE), il Ministro dell’ambiente ne informa tempestivamente il
Ministro degli affari esteri per gli adempimenti necessari.
3. Gli
elettrodotti ad alta tensione, la prospezione, la ricerca e la
coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi sono da assoggettare
alla valutazione di impatto ambientale e da ripristino territoriale
nei limiti e con le procedure previsti dalla normativa vigente.
TITOLO
II – Idrocarburi e geotermia
Capo I – Ricerca e coltivazione di
idrocarburi liquidi e gassosi
in terraferma nel mare territoriale e
sulla piattaforma continentale
Art. 3. (Permesso di prospezione)
1. Il
permesso di prospezione è accordato, previa domanda da presentare al
Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato, a persone
fisiche o giuridiche che dispongano di capacità tecniche ed economiche
adeguate (1).
2. Il permesso di prospezione è accordato a soggetti
italiani o di altri Stati membri della Comunità economica europea,
nonchè, a condizioni di reciprocità, a soggetti di altri Paesi.
3. Il
permesso di prospezione è accordato con decreto del Ministro
dell’industria, del commercio e dell’artigianato, sentiti il Comitato
tecnico per gli idrocarburi e la geotermia e la regione o la provincia
autonoma di Trento o di Bolzano territorialmente interessata, di
concerto, per le rispettive competenze, con il Ministro dell’ambiente
e con il Ministro della marina mercantile per quanto attiene alle
prescrizioni concernenti l’attività da svolgere nell’ambito del
demanio marittimo, del mare territoriale e della piattaforma
continentale, nel rispetto degli impegni contratti dall’Italia in sede
di accordi internazionali per la tutela dell’ambiente marino (1).
4.
La domanda di permesso di prospezione in mare deve essere corredata da
opportuno studio ingegneristico circa la sicurezza ambientale della
prospezione con riguardo ai possibili incidenti con effetti dannosi
sull’ecosistema marino e le misure che il richiedente intende adottare
per evitare tali rischi.
Art. 4. (Divieto di prospezione, ricerca e
coltivazione)
1. La prospezione, la ricerca e la coltivazione di
idrocarburi è vietata nelle acque del Golfo di Napoli, del Golfo di
Salerno e delle Isole Egadi, fatti salvi i permessi, le autorizzazioni
e le concessioni in atto.
Art. 5. (Permesso di ricerca e qualifiche
dei richiedenti)
1. Il permesso di ricerca è esclusivo ed è accordato,
sentita la regione o la provincia autonoma di Trento o di Bolzano
territorialmente interessata e previa domanda da presentare al
Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato, a persone
fisiche o giuridiche che dimostrino la necessaria capacità tecnica ed
economica e possiedano o si impegnino a costituire in Italia strutture
tecniche ed amministrative adeguate alle attività previste, nel
rispetto degli impegni contratti dall’Italia in sede di accordi
internazionali per la tutela dell’ambiente marino (2).
2. Il permesso
di ricerca è accordato a soggetti italiani o di altri Stati membri
della Comunità economica europea, nonchè, a condizioni di reciprocità,
a soggetti di altri Paesi.
Art. 6. (Conferimento del permesso di
ricerca, sue dimensioni e durata)
1. Il permesso di ricerca è
accordato con decreto del Ministro dell’industria, del commercio e
dell’artigianato, sentiti il Comitato tecnico per gli idrocarburi e la
geotermia, e la regione o la provincia autonoma di Trento o di Bolzano
territorialmente interessata di concerto, per le rispettive
competenze, con il Ministro dell’ambiente e con il Ministro della
marina mercantile per quanto attiene alle prescrizioni concernenti
l’attività da svolgere nell’ambito del demanio marittimo, del mare
territoriale e della piattaforma continentale (vedi nota 2).
2. L’area
del permesso di ricerca deve essere tale da consentire il razionale
sviluppo del programma di ricerca e non può comunque superare
l’estensione di 750 chilometri quadrati; nell’area del permesso
possono essere comprese zone adiacenti di terra ferma e mare.
3. Il
Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, qualora
valuti che l’area richiesta non abbia dimensioni sufficienti e
configurazione razionale in relazione alle finalità ottimali della
ricerca, ha facoltà di non accordare il permesso di ricerca fino a
quando non si renda possibile l’accorpamento dell’area stessa con aree
finitime.
4. La durata del permesso è di sei anni.
5. Il titolare del
permesso ha diritto a due successive proroghe di tre anni ciascuna, se
ha adempiuto agli obblighi derivanti dal permesso stesso.
6. Al
titolare del permesso può essere accordata un’ulteriore proroga
qualora, alla scadenza definitiva del permesso, siano ancora in corso
lavori di perforazione o prove di produzione per motivi non imputabili
a sua inerzia, negligenza o imperizia. La proroga è accordata per il
tempo necessario al completamento dei lavori e comunque per un periodo
non superiore ad un anno. Con il decreto di proroga è approvato il
programma tecnico e finanziario particolareggiato relativo al nuovo
periodo di lavori.
7. I titolari di permesso di ricerca cessato per
scadenza, rinuncia o decadenza non possono richiedere un nuovo
permesso sulla stessa area o su parte di essa, o subentrarvi
acquistandone quote, se non dopo quattro anni dalla cessione del
permesso precedente; tali disposizioni non si applicano nel caso i
titolari abbiano ottenuto una concessione di coltivazione nell’ambito
del permessso precedente o se abbiano perforato un pozzo nel secondo
periodo di proroga previsto nel relativo programma di lavoro.
8. Il
termine per l’inizio dei lavori da parte del titolare del permesso, da
stabilire nel permesso stesso, non può essere superiore a dodici mesi
dalla comunicazione del conferimento del permesso per le indagini
geologiche e geofisiche e a sessan…

[Continua nel file zip allegato]

Legge 9 gennaio 1991, n. 9 – Norme per l’attuazione del nuovo Piano energetico nazionale: aspetti istituzionali, centrali idroelettriche ed elettrodotti, idrocarburi e geotermia, autoproduzione e disposizioni fiscali. G.U. 16/1/1991

Edilone.it