LEGGE 23 dicembre 2005, n.266 - Ripubblicazione del testo della legge 23 dicembre 2005, n. 266, recante: «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)», corredato delle relative note. (Pubblicata nel supplemento ordinario n. 211/L alla Gazzetta Ufficiale - serie generale | Edilone.it

LEGGE 23 dicembre 2005, n.266 – Ripubblicazione del testo della legge 23 dicembre 2005, n. 266, recante: «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)», corredato delle relative note. (Pubblicata nel supplemento ordinario n. 211/L alla Gazzetta Ufficiale – serie generale

LEGGE 23 dicembre 2005, n.266 - Ripubblicazione del testo della legge 23 dicembre 2005, n. 266, recante: «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)», corredato delle relative note. (Pubblicata nel supplemento ordinario n. 211/L alla Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 302 del 29 dicembre 2005). (GU n. 22 del 27-1-2006- Suppl. Ordinario n.20)

LEGGE 23 dicembre 2005, n.266

Ripubblicazione del testo della legge 23 dicembre 2005, n. 266,
recante: «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e
pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)», corredato delle
relative note. (Pubblicata nel supplemento ordinario n. 211/L alla
Gazzetta Ufficiale – serie generale – n. 302 del 29 dicembre 2005).

Comma 1.(Risultati differenziali del bilancio dello Stato) pag. 21
Comma 2.(Livello massimo del saldo netto da finanziare e ricorso al
mercato) pag. 21
Comma 3.(Livelli del ricorso al mercato) pag. 21
Comma 4.(Destinazione delle maggiori entrate) pag. 21
Comma 5.(Destinazione proventi di dismissione immobili) pag. 21
Comma 6.(Contenimento degli incrementi di spesa per consumi
intermedi) pag. 21
Comma 7.(Limiti all’assunzione di impegni di spesa) pag. 21
Comma 8.(Possibilita’ di disporre variazione compensative) pag. 21
Comma 9.(Contenimento delle spese per incarichi di consulenza) pag.
21
Comma 10.(Contenimento delle spese per relazioni pubbliche, convegni,
mostre e spese di rappresentanza) pag. 21
Comma 11.(Contenimento delle spese per auto di servizio) pag. 21
Comma 12.(Adeguamento ai principi della sentenza della Corte
costituzionale n. 417 del 2005) pag. 22
Comma 13.(Rideterminazione delle dotazioni finanziarie relative ad
investimenti fissi lordi) pag. 22
Comma 14.(Contenimento della spesa per i centri di accoglienza e di
permanenza temporanea) pag. 22
Comma 15.(Istituzione fondo per i trasferimenti correnti alle
imprese) pag. 22
Comma 16.(Relazione annuale al Parlamento) pag. 22
Comma 17.(Istituzione fondo per la salvaguardia e valorizzazione dei
beni culturali) pag. 22
Comma 18.(Incremento fondo funzionamento della Corte dei conti) pag.
22
Comma 19.(Conferma stanziamenti per il sostegno dell’emittenza
locale) pag. 22
Comma 20.(Riduzione del 10% delle autorizzazioni di spesa da far
affluire ad appositi fondi per una maggiore flessibilita’ di
bilancio) pag. 22
Comma 21.(Possibilita’ di sospensione dell’assunzione di impegni di
spesa o emissione di titoli di pagamento) pag. 22
Comma 22.(Acquisti di beni e servizi delle pubbliche amministrazioni)
pag. 23
Comma 23.(Limiti all’acquisizione di immobili per le amministrazioni
dello Stato) pag. 23
Comma 24.(Limiti all’acquisizione di immobili per gli enti
territoriali) pag. 23
Comma 25.(Deroghe ai limiti di acquisizione immobili) pag. 23
Comma 26.(Monitoraggio compravendita immobili) pag. 23
Comma 27.(Istituzione di un fondo presso il Ministero dell’interno
per acquisto beni e servizi) pag. 23
Comma 28.(Istituzione di un fondo presso il Ministero dell’interno
per esigenze infrastrutturali e di investimento delle forze
dell’ordine) pag. 23
Comma 29.(Istituzione di un fondo per le esigenze di funzionamento
dell’Arma dei carabinieri) pag. 23
Comma 30.(Prosecuzione degli interventi per crisi aziendali) pag. 24
Comma 31.(Interessi dovuti a Poste Italiane S.p.a.) pag. 24
Comma 32.(Limite ai pagamenti per spese di investimento ANAS S.p.a.)
pag. 24
Comma 33.(Limite alle erogazioni del fondo speciale rotativo per
l’innovazione tecnologica) pag. 24
Comma 34.(Limitazione pagamenti per investimenti fissi lordi) pag. 24
Comma 35.(Limitazione pagamenti sulle contabilita’ speciali) pag. 24
Comma 36.(Deroga per emergenze aree depresse e innovazione
tecnologiche) pag. 24
Comma 37.(Richieste di deroghe alle limitazioni) pag. 24
Comma 38.(Versamento all’entrata del 60% delle somme giacenti da
oltre un anno sulle contabilita’ speciali) pag. 24
Comma 39.(Adempimenti sostitutivi delle tesorerie dello Stato) pag.
24
Comma 40.(Istituzione di un fondo per restituzioni parziali) pag. 24
Comma 41.(Rideterminazione della quota da restituire allo Stato da
parte dell’Istituto per il credito sportivo) pag. 24
Comma 42.(IVA 10% su energia elettrica utilizzata dai consorzi di
bonifica) pag. 24
Comma 43.(Trasferimento delle funzioni degli uffici metrici alle
Camere di commercio) pag. 25
Comma 44.(Finanziamento delle funzioni trasferite) pag. 25
Comma 45.(Fuoriuscita delle Camere di commercio dalla tesoreria
unica) pag. 25
Comma 46.(Limitazione alla riassegnazione delle entrate) pag. 25
Comma 47.(Riassegnazione di parte del gettito del contributo
unificato per le esigenze della giustizia amministrativa) pag. 25
Comma 48.(Versamento all’entrata di somme accantonate da enti
pubblici) pag. 25
Comma 49.(Divieto di approvazione dei bilanci degli enti
inadempienti) pag. 25
Comma 50.(Istituzione di un fondo per l’estinzione dei debiti
pregressi delle amministrazioni centrali) pag. 25
Comma 51.(Convenzioni per dematerializzare la corrispondenza delle
PP.AA.) pag. 25
Comma 52.(Riduzione del 10% delle indennita’ di membri del Parlamento
nazionale ed europeo) pag. 25
Comma 53.(Riduzione del 10% trattamento economico dei sottosegretari)
pag. 25
Comma 54.(Riduzione del 10% delle indennita’ dei membri eletti nelle
regioni e negli enti locali) pag. 26
Comma 55.(Limite ai futuri incrementi dei trattamenti economici) pag.
26
Comma 56.(Riduzione del 10% dei compensi per incarichi di consulenza)
pag. 26
Comma 57.(Limite all’incremento delle spese per incarichi di
consulenza) pag. 26
Comma 58.(Riduzione del 10% delle indennita’ dei componenti di organi
collegiali) pag. 26
Comma 59.(Limite a futuri incrementi delle indennita) pag. 26
Comma 60.(Riduzione del 10% dei compensi o indennita’ dovuti a
componenti delle strutture Ministero economia e finanze) pag. 26
Comma 61.(Relazione al Ministero economia e finanze) pag. 26
Comma 62.(Riduzione del 10% dei compensi agli organi di autogoverno
della magistratura e del CNEL) pag. 26
Comma 63.(Destinazione dei risparmi derivanti dalla riduzione dei
compensi) pag. 26
Comma 64.(Inapplicabilita’ della riduzione agli enti territoriale e
del SSN) pag. 26
Comma 65.(Parziale finanziamento delle Authorities tramite mercato di
riferimento) pag. 26
Comma 66.(Norme transitorie per l’Autorita’ per le garanzie nelle
comunicazioni) pag. 27
Comma 67.(Disposizioni per l’Autorita’ di vigilanza sui lavori
pubblici) pag. 27
Comma 68.(Abrogazione di norme incompatibili) pag. 27
Comma 69.(Finanziamento dell’Autorita’ garante della concorrenza e
del mercato) pag. 27
Comma 70.(Controversie in materia di lavori pubblici) pag. 27
Comma 71.(Corrispettivi dovuti alla Camera arbitrale) pag. 27
Comma 72.(Autofinanziamento delle agenzie fiscali) pag. 27
Comma 73.(Finanziamento Agenzie fiscali per il 2006) pag. 27
Comma 74.(Modalita’ di finanziamento delle Agenzie fiscali a partire
dal 2007) pag. 27
Comma 75.(Correttivi alle dotazioni finanziarie delle Agenzie
fiscali) pag. 28
Comma 76.(Conferma di precedenti disposizioni normative) pag. 28
Comma 77.(Decreto di variazione delle percentuali per il
finanziamento delle Agenzie fiscali) pag. 28
Comma 78.(Contributi pluriennali per investimenti infrastrutturali)
pag. 28
Comma 79.(Incorporazione di Infrastrutture S.p.a nella Cassa depositi
e prestiti) pag. 29
Comma 80.(Conferma validita’ atto costitutivo della CDP) pag. 29
Comma 81.(Conferma svolgimento attivita’ connesse a finanziamenti
ISPA) pag. 29
Comma 82.(Regime giuridico e fiscale delle attivita’ svolte da ISPA)
pag. 29
Comma 83.(Semplificazione delle formalita’ per incorporazione ISPA)
pag. 29
Comma 84.(Interventi nel settore ferroviario “Sistema alta
velocita/alta capacita’”) pag. 29
Comma 85.(Esclusione dei contributi pluriennali dalle procedure
cautelari e di esecuzione forzata) pag. 29
Comma 86.(Trasformazione del finanziamento al Gestore infrastrutture
ferroviarie e nazionali in contributo in conto impianti) pag. 29
Comma 87.(Ammortamento del costo degli investimenti infrastrutturali
ferroviari) pag. 29
Comma 88.(Regime dei beni immobili delle Ferrovie dello Stato S.p.a)
pag. 30
Comma 89.(Trasferimento rapporti giuridici di enti pubblici in
liquidazione alla societa’ liquidatrice) pag. 30
Comma 90.(Conferma della validita’ della garanzia dello Stato per il
soddisfacimento dei creditori) pag. 30
Comma 91.(Conferma della validita’ delle disposizioni normative) pag.
30
Comma 92.(Contributo pluriennale per Fiera del Levante di Bari, Fiera
di Verona, Fiera di Foggia e Fiera di Padova) pag. 30
Comma 93.(Contributo per il completamento del programma di dotazione
infrastrutturale della Guardia di finanza) pag. 30
Comma 94.(Interventi per l’area di Malpensa) pag. 31
Comma 95.(Contributi per la prosecuzione del programma di sviluppo e
acquisizione delle fregate FREMM) pag. 31
Comma 96.(Contratto di programma tra Ministero delle comunicazione e
poste italiane S.p.a.) pag. 31
Comma 97.(Rideterminazione per l’anno 2006 del fondo per le missioni
internazionali di pace) pag. 31
Comma 98.(Contributo per la cancellazione del debito dei Paesi
altamente indebitati) pag. 31
Comma 99.(Contributo per iniziative sanitarie per Paesi in
difficolta) pag. 31
Comma 100.(Erogazione da parte della Protezione civile di contributi
per la ricostruzione nei territori colpiti da calamita’ naturali)
pag. 31
Comma 101.(Contributo per i campionati mondiali di ciclismo) pag. 31
Comma 102.(Revisione di interventi infrastrutturali nella regione
Lombardia) pag. 31
Comma 103.(Autotrasporto: possibilita’ di portare in compensazione il
contributo al SSN sui premi RC) pag. 32
Comma 104.(Albo autotrasportatori) pag. 32
Comma 105.(Premi INAIL autotrasporto) pag. 32
Comma 106.(Deduzione spese non documentate autotrasporto) pag. 32
Comma 107.(Esonero contributi INPS per imprese autotrasporto.) pag.
32
Comma 108.(Istituzione del Fondo per il sostegno di iniziative a
favore dell’autotrasporto merci) pag. 32
Comma 109.(Semplificazione documentazione) pag. 32
Comma 110.(Innovazione) pag. 32
Comma 111.(Requisiti transitori) pag. 32
Comma 112.(Soppressione credito di imposta su accisa gasolio) pag. 32
Comma 113.(Copertura finanziaria disposizioni in materia di
autotrasporto) pag. 32
Comma 114.(Sicilia: Contributo di solidarieta’ nazionale) pag. 33
Comma 115.(Proroghe agevolazioni in materia di accise) pag. 33
Comma 116.(Oli lubrificanti) pag. 33
Comma 117.(Detrazione IRE per interventi a salvaguardia dei boschi)
pag. 33
Comma 118.(IRAP settore agricolo e pesca) pag. 33
Comma 119.(Credito di imposta per personale imbarcato e sgravi
contributivi per gli operatori della pesca costiera e nelle acque
interne) pag. 34
Comma 120.(Arrotondamento piccola proprieta’ contadina) pag. 34
Comma 121.(Detrazione IRE ristrutturazioni edilizie) pag. 34
Comma 122.(Lavoratori frontalieri) pag. 34
Comma 123.(Limite esenzione IRE contributi assistenza sanitaria) pag.
34
Comma 124.(Clausola di salvaguardia) pag. 34
Comma 125.(Indetraibilita’ IVA spese auto e moto) pag. 34
Comma 126.(Esenzione imposte indirette Belice) pag. 34
Comma 127.(Privatizzazione IPAB) pag. 34
Comma 128.(Imposta di pubblicita’ nei piccoli stadi) pag. 34
Comma 129.(Deduzione fiscali per impianti distribuzione carburanti)
pag. 34
Comma 130.(Trasmissione della certificazione dei corrispettivi per
via telematica all’Agenzia delle entrate) pag. 34
Comma 131.(Plusvalenze pex) pag. 34
Comma 132.(Modifica della procedura per il recupero degli aiuti di
Stato dichiarati illegittimi con riferimento alle societa’ esercenti
servizi pubblici locali) pag. 34
Comma 133.(Esclusione dalla possibilita’ di rimborso a seguito di
esenzione ICI immobili religiosi) pag. 35
Comma 134.(Proroga copertura integrale costo del servizio rifiuti)
pag. 35
Comma 135.(Consorzi interuniversitari) pag. 35
Comma 136.(Completamento opere infrastrutturali riguardanti la Fiera
di Milano) pag. 35
Comma 137.(Limite minimo per debenza debiti e crediti imposte sui
redditi) pag. 35
Comma 138.(Patto di stabilita’ interno: ambito soggettivo di
applicazione delle disposizioni) pag. 36
Comma 139.(Regioni a statuto ordinario: limite all’aumento delle
spese correnti e in conto capitale) pag. 36
Comma 140.(Enti locali: limite all’aumento delle spese correnti) pag.
36
Comma 141.(Limite alle spese in conto capitale) pag. 37
Comma 142.(Esclusione di alcune tipologie di spese dal calcolo del
limite alle spese correnti) pag. 37
Comma 143.(Limite alle spese in conto capitale) pag. 37
Comma 144.(Possibilita’ di eccedere i limiti previsti per spese in
conto capitale se vi e’ compensazione con parte corrente) pag. 37
Comma 145.(Deroga ai limiti di spesa nei limiti dei proventi da
erogazioni liberali) pag. 38
Comma 146.(Deroga ai limiti di spesa nei limiti dei proventi da
partecipazione al contrasto all’evasione fiscale) pag. 38
Comma 147.(Cofinanziamenti UE) pag. 38
Comma 148.(Disposizioni per regioni a statuto speciale e province
autonome) pag. 38
Comma 149.(Enti di nuova istituzione) pag. 38
Comma 150.(Conferma di alcune disposizioni del patto di stabilita’
2005; contabilita’ semplificate) pag. 38
Comma 151.(Disposizioni di carattere previdenziale per i componenti
autorita’ indipendenti) pag. 38
Comma 152.(Proroga compartecipazione degli enti locali al gettito
IRE) pag. 38
Comma 153.(Conferma della misura dei trasferimenti erariali agli enti
locali) pag. 38
Comma 154.(Conferma dei contributi agli enti locali) pag. 38
Comma 155.(Proroga termine approvazione bilanci enti locali) pag. 38
Comma 156.(Proroga disposizioni per la salvaguardia dei bilanci degli
enti locali) pag. 38
Comma 157.(Acquisti di beni e servizi da parte degli enti locali)
pag. 38
Comma 158.(Aggregazioni di enti locali per l’acquisto di beni e
servizi a rilevanza regionale) pag. 38
Comma 159.(Adesione a convenzioni o acquisto autonomo in base a
parametri) pag. 39
Comma 160.(Supporto della Consip) pag. 39
Comma 161.(Sistema informativo delle operazioni degli enti pubblici –
SIOPE) pag. 39
Comma 162.(Fondo montagna) pag. 39
Comma 163.(Imposta sostitutiva sui proventi dei titoli obbligazionari
emessi da enti territoriali: versamento diretto ad enti territoriali)
pag. 39
Comma 164.(Semplificazioni contabili per i piccoli comuni) pag. 39
Comma 165.(Proroga sospensioni addizionali IRAP/IRE salvo deficit
sanita) pag. 39
Comma 166.(Controlli Corte dei conti: relazione sul bilancio di
previsione) pag. 39
Comma 167.(Linee guida e contenuti delle relazioni) pag. 39
Comma 168.(Conseguenze in caso di comportamenti difformi da sana e
prudente gestione) pag. 39
Comma 169.(Possibilita’ per la Corte dei conti di avvalersi di
esperti) pag. 39
Comma 170.(Obbligo, anche per il SSN, di trasmettere alla Corte dei
conti la relazione sul bilancio di previsione) pag. 39
Comma 171.(Integrazione delle previsioni di spesa) pag. 39
Comma 172.(Comunicazione relazione Corte dei conti) pag. 39
Comma 173.(Controllo successivo per consulenze) pag. 39
Comma 174.(Interpretazione autentica su azioni a tutela della
garanzia patrimoniale) pag. 40
Comma 175.(Assunzioni di personale per la Corte dei conti) pag. 40
Comma 176.(Adeguamento delle risorse contrattuali per il biennio
2004-2005 a seguito del protocollo d’intesa del 27 maggio 2005) pag.
40
Comma 177.(Incremento risorse finanziarie per forze armate e polizia)
pag. 40
Comma 178.(Assunzione, da parte del bilancio statale, dei maggiori
oneri di personale di enti diversi dall’amministrazione statale) pag.
40
Comma 179.(Riparto delle risorse per personale pubblico non statale)
pag. 40
Comma 180.(Variazioni di bilancio) pag. 40
Comma 181.(Importo massimo per rinnovi contrattuali) pag. 40
Comma 182.(Concorso aggiuntivo per oneri per personale enti del
servizio sanitario nazionale) pag. 40
Comma 183.(Risorse rinnovi contrattuali per il biennio 2006-2007)
pag. 40
Comma 184.(Risorse per personale di diritto pubblico – forze armate e
di polizia) pag. 40
Comma 185.(Importo massimo per rinnovi contrattuali) pag. 40
Comma 186.(Oneri a carico dei singoli bilanci per personale pubblico
non statale) pag. 40
Comma 187.(Utilizzo del personale a tempo determinato o in
convenzione nel limite massimo del 60% rispetto a spese del 2003.
Esclusione dal limite per alcuni enti) pag. 41
Comma 188.(Esclusione dal limite per progetti di ricerca e
innovazione tecnologica) pag. 41
Comma 189.(Limitazione delle risorse dei fondi destinati alla
contrattazione integrativa) pag. 41
Comma 190.(Necessita’ della compatibilita’ economico- finanziaria)
pag. 41
Comma 191.(Incremento dei fondi per contrattazione integrativa) pag.
41
Comma 192.(Risorse aggiuntive comprensive degli oneri riflessi) pag.
41
Comma 193.(Risorse per progressioni interne) pag. 41
Comma 194.(Modalita’ di finanziamento della contrattazione
integrativa) pag. 41
Comma 195.(Destinazione delle economie al miglioramento dei saldi )
pag. 41
Comma 196.(Compiti dei revisori dei conti) pag. 41
Comma 197.(Riduzione del 10% della spesa per straordinari rispetto a
2004 con esclusione delle forze di polizia, protezione civile,
polizia penitenziaria e vigili del fuoco) pag. 41
Comma 198.(Concorso delle regioni e degli enti locali al contenimento
degli oneri di personale) pag. 42
Comma 199.(Esclusioni di alcune voci dal computo degli oneri di
personale per gli enti locali) pag. 42
Comma 200.(Indicazioni per il contenimento degli oneri per il
personale degli enti locali) pag. 42
Comma 201.(Eventuale riduzione dei costi di funzionamento degli
organi istituzionali) pag. 42
Comma 202.(Utilizzo di economie di spesa per oneri contrattuali) pag.
42
Comma 203.(Economie degli enti del servizio sanitario nazionale) pag.
42
Comma 204.(Verifica del rispetto degli adempimenti) pag. 42
Comma 205.(Destinazione delle economie al miglioramento dei saldi)
pag. 42
Comma 206.(Principi di coordinamento della finanza pubblica) pag. 42
Comma 207.(Quota percentuale dell’importo a base di gara per opere
pubbliche comprensiva degli oneri previdenziali e assistenziali) pag.
42
Comma 208.(Contenimento oneri personale avvocatura interna delle
amministrazioni pubbliche) pag. 43
Comma 209.(Norma interpretativa sul trasferimento di sede dei
magistrati) pag. 43
Comma 210.(Base di calcolo per equo indennizzo) pag. 43
Comma 211.(Clausola di salvaguardia per domande antecedenti al
1° gennaio 2006) pag. 43
Comma 212.(Proroga divieto di aggiornamento di indennita’, compensi,
gratifiche, emolumenti, e dell’assegno di confine) pag. 43
Comma 213.(Soppressione indennita’ di trasferta) pag. 43
Comma 214.(Soppressione delle indennita’ di trasferta anche per le
amministrazioni pubbliche e gli enti) pag. 43
Comma 215.(Cristalizzazione degli importi collegati ad indennita’ di
trasferta) pag. 43
Comma 216.(Rimborso spese per viaggi aerei) pag. 43
Comma 217.(Indennita’ di missione del personale MAE) pag. 43
Comma 218.(Inquadramento personale A.T.A.) pag. 43
Comma 219.(Sostenimento dell’onere per l’equo indennizzo dovuto per
infermita’ derivante da causa di servizio) pag. 43
Comma 220.(Abrogazioni di disposizioni incompatibili) pag. 44
Comma 221.(Soppressione delle disposizioni recanti spese di cura per
le infermita’ con esclusione di quelle contratte nel corso di
missioni internazionali) pag. 44
Comma 222.(Istituzione di ispettorati regionali e uffici regionali
della massima occupazione presso citta’ sedi di Corti di appello)
pag. 44
Comma 223.(Impossibilita’ di deroga attraverso i contratti
collettivi) pag. 44
Comma 224.(Pagamento festivita’ soppresse) pag. 44
Comma 225.(Personale CNIPA) pag. 44
Comma 226.(Componenti dell’assegno personale in caso di passaggio di
carriera) pag. 44
Comma 227.(Vicedirigenza: stanziamento somme) pag. 44
Comma 228.(Mobilita’: istituzione di un fondo per incentivare la
mobilita’ verso sedi con vacanze di organico superiori al 40%) pag.
44
Comma 229.(Definizione dei criteri per l’assegnazione di risorse al
fondo per la mobilita) pag. 44
Comma 230.(Periodo di permanenza minima nella sede di prima
destinazione) pag. 44
Comma 231.(Giudizi di responsabilita’ contabile) pag. 45
Comma 232.(Delibera della sezione di appello) pag. 45
Comma 233.(Definizione del giudizio di appello) pag. 45
Comma 234.(Consiglio di sicurezza Nazioni Unite) pag. 45
Comma 235.(Alto Commissario Anticontraffazione) pag. 45
Comma 236.(FUA Ministero degli esteri) pag. 45
Comma 237.(Proroga contratti a tempo determinato) pag. 45
Comma 238.(Proroga contratti a tempo determinato per Ministero
giustizia) pag. 45
Comma 239.(Proroga contratti a tempo determinato per Enti
previdenziali e magistratura amministrativa) pag. 45
Comma 240.(Proroga contratti a tempo determinato per APAT e CNIPA)
pag. 45
Comma 241.(Proroga contratti a tempo determinato per ENPALS) pag. 45
Comma 242.(Proroga contratti a tempo determinato per il Corpo
forestale dello Stato) pag. 45
Comma 243.(Procedure per la conversione dei contratti di formazione e
lavoro) pag. 45
Comma 244.(Proroga dei comandi del personale delle Poste S.p.A. e
Istituto poligrafico e Zecca) pag. 45
Comma 245.(Proroga LSU impiegati nelle scuole) pag. 46
Comma 246.(Assunzione di personale da impiegare per l’ordine e la
sicurezza pubblica) pag. 46
Comma 247.(Stabilizzazione precari) pag. 46
Comma 248.(Procedure informative) pag. 46
Comma 249.(Assunzioni per il 2007 e 2008 in deroga al blocco delle
assunzioni) pag. 46
Comma 250.(Sostituzioni del personale a tempo determinato con i
vincitori dei concorsi a tempo indeterminato) pag. 46
Comma 251.(Istituzione del fondo per assunzioni a tempo
indeterminato) pag. 46
Comma 252.(Divieto di utilizzo di personale a tempo determinato a
seguito della stabilizzazione dei precari) pag. 46
Comma 253.(Monitoraggio delle procedure di attuazione) pag. 46
Comma 254.(Alto commissario anti corruzione) pag. 46
Comma 255.(Copertura finanziaria oneri alto commissario) pag. 47
Comma 256.(Commissione certificazione contratti di lavoro) pag. 47
Comma 257.(Priorita’ assunzioni polizia penitenziaria) pag. 47
Comma 258.(Contributo ai grandi comuni per il sostegno dei livelli
occupazionali) pag. 47
Comma 259.(Dirigenti della Polizia di Stato) pag. 47
Comma 260.(Benefici attribuiti ai dirigenti della Polizia di Stato)
pag. 47
Comma 261.(Misure transitorie) pag. 47
Comma 262.(Copertura finanziaria per oneri per dirigenti Polizia di
Stato) pag. 47
Comma 263.(Adeguamento dei trasferimenti statali a gestioni
previdenziali) pag. 48
Comma 264.(Rideterminazione importi dovuti a gestioni previdenziali)
pag. 48
Comma 265.(Ripartizione degli importi) pag. 48
Comma 266.(Finanziamento maggiori oneri per pensioni ed indennita’ ad
invalidi civili, ciechi e sordomuti) pag. 48
Comma 267.(Soppressione contributo a favore ENPALS) pag. 48
Comma 268.(Industria mineraria siciliana) pag. 48
Comma 269.(Differimento riforma TFR) pag. 48
Comma 270.(Rideterminazione autorizzazione di spesa per TFR) pag. 49
Comma 271.(Utilizzo risparmi per miglioramento saldi) pag. 49
Comma 272.(Benefici a favore degli eredi vittime di Ustica) pag. 49
Comma 273.(Copertura oneri trattamenti economici previdenziali di
malattia, riferiti ai lavoratori addetti ai pubblici servizi di
trasporto locale) pag. 49
Comma 274.(Livello complessivo di spesa del SSN) pag. 49
Comma 275.(Disposizioni attuative Tessera Sanitaria) pag. 49
Comma 276.(Tessera sanitaria: correzioni e anticipazione termine
consegna) pag. 49
Comma 277.(Automatismo addizionali per copertura disavanzi sanita)
pag. 50
Comma 278.(Incremento del livello complessivo di spesa cui concorre
lo Stato) pag. 50
Comma 279.(Regolazione debitoria per disavanzi del SSN anni 2002 –
2004) pag. 50
Comma 280.(Condizioni per l’accesso al ripiano dei disavanzi:
contenimento dei tempi di attesa) pag. 50
Comma 281.(Evidenziazione andamenti negativi per regione) pag. 51
Comma 282.(Divieto di sospensione delle prenotazioni sanitarie) pag.
51
Comma 283.(Commissione nazionale sull’appropriatezza delle
prescrizioni) pag. 51
Comma 284.(Sanzioni per sospensione prenotazioni sanitarie) pag. 51
Comma 285.(Edilizia sanitaria per presidi per acuti e lungodegenti)
pag. 52
Comma 286.(Cessione di apparecchiature e materiali dismessi a favore
dell’Alleanza degli ospedali italiani nel mondo) pag. 52
Comma 287.(Inventario e rapporto biennale dell’Alleanza) pag. 52
Comma 288.(Sistema nazionale di verifica e controllo sull’assistenza
sanitaria) pag. 52
Comma 289.(Convenzioni tra Ministero della salute ed istituti di
ricerca, societa’ scientifiche e strutture pubbliche e private) pag.
52
Comma 290.(Compiti della Commissione unica sui dispositivi medici)
pag. 52
Comma 291.(Certificazione dei bilanci da parte delle ASL) pag. 52
Comma 292.(Rimodulazione delle prestazioni comprese nei livelli
essenziali di assistenza in coerenza con le risorse programmate) pag.
52
Comma 293.(Individuazione della tipologia di assistenza Piano
sanitario nazionale) pag. 53
Comma 294.(Sottrazione alle procedure esecutive dei fondi destinati a
servizi sanitari) pag. 53
Comma 295.(Gestione finanziaria Agenzia italiana per il farmaco) pag.
53
Comma 296.(D.M. di attuazione) pag. 53
Comma 297.(Dotazione organica dell’Agenzia italiana per il farmaco)
pag. 53
Comma 298. 53
Comma 299.(Agevolazioni IRAP per ASP) pag. 53
Comma 300.(Rapporto di lavoro specializzandi) pag. 53
Comma 301.(Investimenti immobiliari INAIL. Individuazione da parte
del Ministero della salute degli interventi di edilizia sanitaria)
pag. 54
Comma 302.(Programma straordinario per la ricerca oncologica) pag. 54
Comma 303.(Modalita’ di attuazione del programma) pag. 54
Comma 304.(Autorizzazione di spesa) pag. 54
Comma 305.(Ricerca per la sicurezza degli alimenti) pag. 54
Comma 306.(Soppressione IVA 4% prestazioni socio-assistenziali rese
da cooperative sociali) pag. 54
Comma 307.(Esclusione dei farmaci di automedicazione dall’obbligo di
confezionamento in singola unita’ posologica) pag. 54
Comma 308.(Distacco personale del Ministero della salute presso
Agenzia servizi sanitari regionali) pag. 54
Comma 309.(Dirigenti dell’Agenzia servizi sanitari regionali) pag. 54
Comma 310.(Razionalizzazione procedure attuazione interventi edilizia
sanitaria) pag. 54
Comma 311.(Utilizzo economie prodotte da razionalizzazione edilizia
sanitaria) pag. 55
Comma 312.(Casi di parziale risoluzione degli accordi gia’
sottoscritti) pag. 55
Comma 313.(Accordi di programma con previsione del premio di prezzo)
pag. 55
Comma 314.(Oggetto accordi di programma) pag. 55
Comma 315.(Entita’ del premio di prezzo) pag. 55
Comma 316.(Possibilita’ di finanziamento aggiuntivo per il fabbisogno
finanziario sanitario annuale) pag. 55
Comma 317.(Modifica del criterio per la determinazione del premio di
prezzo) pag. 55
Comma 318.(Contributo annuo Unione italiana ciechi) pag. 56
Comma 319.(Modificazioni decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 56
– modifica quota perequativa regioni) pag. 56
Comma 320.(Riduzione quota perequativa) pag. 56
Comma 321.(Aliquota provvisoria addizionale regionale IRPEF) pag. 56
Comma 322.(Risorse alle regioni a statuto ordinario) pag. 56
Comma 323.(Individuazione dell’aliquota provvisoria) pag. 56
Comma 324. 56
Comma 325.(Ammortamento beni strumentali per attivita’ di trasporto
di energia elettrica e gas) pag. 57
Comma 326.(Indicazione nel registro beni ammortizzabili dei beni
strumentali per attivita’ di trasporto di energia elettrica e gas)
pag. 57
Comma 327.(Decorrenza disposizioni sull’ammortamento dei beni
strumentali per attivita’ di trasporto di energia elettrica e gas)
pag. 57
Comma 328.(Coordinamento formale) pag. 57
Comma 329.(Aggiornamento importi fissi sanzioni civili,
amministrative e pecuniarie) pag. 57
Comma 330.(Fondo famiglia e solidarieta) pag. 57
Comma 331.(Bonus per figli nati o adottati nel 2005) pag. 58
Comma 332.(Bonus per figli nati o adottati nel 2006) pag. 58
Comma 333.(Riscossione del bonus presso gli uffici postali) pag. 58
Comma 334.(Autorizzazione di spesa) pag. 58
Comma 335.(Detrazione fiscale per frequenza asili nido) pag. 58
Comma 336.(Fondo di garanzia per mutui per acquisti prima casa di
abitazione) pag. 58
Comma 337.(5 per mille dell’IRE per volontariato e ricerca) pag. 58
Comma 338.(Conferma meccanismo otto per mille) pag. 58
Comma 339.(Individuazione delle somme che compongono il 5 per mille
dell’IRE) pag. 58
Comma 340.(Modalita’ di richiesta e riparto tra i soggetti ammessi)
pag. 58
Comma 341.(Fondazione RiMed) pag. 58
Comma 342.(Istituto geofisica e vulcanologia) pag. 59
Comma 343.(Indennizzi per risparmiatori vittime di frodi finanziarie)
pag. 59
Comma 344.(Estensione ai danneggiati dai bond argentini) pag. 59
Comma 345.(Provvista del fondo) pag. 59
Comma 346.(Disposizioni in materia di cessione del quinto dello
stipendio) pag. 59
Comma 347.(Accesso alle prestazioni creditizie agevolate INPDAP) pag.
59
Comma 348.(Fondo per le adozioni internazionali e contrasto dello
sfruttamento sessuale e dell’abuso sessuale dei minori) pag. 59
Comma 349.(Stanziamento per contrasto dell’abuso sessuale dei minori)
pag. 60
Comma 350.(Innovazione tecnologica in sicurezza) pag. 60
Comma 351.(Eliminazione della tassa sui brevetti) pag. 60
Comma 352.(Esenzione dal bollo per le istanze relative a brevetti)
pag. 60
Comma 353.(Detassazione della ricerca) pag. 60
Comma 354.(Esenzione da tasse e imposte per donazioni) pag. 60
Comma 355.(Coordinamento formale) pag. 60
Comma 356.(Tax refund: indicazione dati del passaporto) pag. 60
Comma 357.(Fondo per l’innovazione, la crescita e l’occupazione) pag.
60
Comma 358.(Finanziamento fondo innovazione crescita e occupazione)
pag. 60
Comma 359.(Ripartizione delle risorse tra gli interventi contenuti
nel PICO) pag. 60
Comma 360.(Clausola di salvaguardia) pag. 60
Comma 361.(Riduzione del cuneo contributivo) pag. 60
Comma 362.(Ambito oggettivo di applicazione della riduzione del cuneo
contributivo) pag. 61
Comma 363.(Proroga termine versamenti in zone interessate dal sisma
in Sicilia del 1990) pag. 61
Comma 364.(Flessibilita’ nella determinazione dei premi assicurativi
dovuti all’INAIL sulla base dell’andamento del rischio medio) pag. 61
Comma 365.(Tempistica della rideterminazione) pag. 61
Comma 366.(Distretti: individuazione dei distretti produttivi) pag.
61
Comma 367.(Volontaria adesione da parte delle imprese) pag. 61
Comma 368.(Disposizioni fiscali: tassazione di distretto) pag. –
(Concordato triennale distretti) pag. – (Disposizioni amministrative:
Distretto come soggetto giuridico nei rapporti con la PA per conto
delle imprese aderenti) pag. – (Comunicazione telematica
distretti-pa) pag. – (Istanze collettive di contributi per imprese
che fanno parte dei distretti) pag. – (Disposizioni finanziarie) pag.
– (Cartolarizzazione crediti) pag. – (Garanzie confidi ai distretti)
pag. – (Disposizioni sulla ricerca e lo sviluppo: Agenzia per la
diffusione delle tecnologie per l’innovazione) pag. 62
Comma 369.(Distretti in agricoltura) pag. 64
Comma 370.(Sportelli unici attivita’ produttive e consorzi di
sviluppo industriale) pag. 64
Comma 371.(Applicazione delle norme in via sperimentale) pag. 64
Comma 372.(Oneri distretti) pag. 64
Comma 373.(Proroga termine per la dismissione delle quote eccedenti
da parte delle societa’ che gestiscono reti nazionali di trasporto di
energia elettrica e di gas naturale) pag. 64
Comma 374.(Efficacia iscrizione REA e registro delle imprese) pag. 65
Comma 375.(Tariffe elettriche agevolate) pag. 65
Comma 376.(Istituzione della Banca del Mezzogiorno per sostenere lo
sviluppo economico del Sud) pag. 65
Comma 377.(Principali requisiti della Banca individuati con decreto
del Ministro dell’economia) pag. 65
Comma 378.(Autorizzazione all’apporto al capitale da parte dello
Stato) pag. 65
Comma 379.(T.U. debito pubblico: correzione definizioni) pag. 66
Comma 380. 66
Comma 381.(Emissione di strumenti finanziari partecipativi e
creazione di categorie di azioni) pag. 66
Comma 382.(Esclusione diritto recesso) pag. 66
Comma 383.(Maggioranza per modifica clausole statutarie) pag. 66
Comma 384.(Efficacia deliberazioni di modifica) pag. 66
Comma 385.(Sanzioni – Fondo usura) pag. 66
Comma 386.(Restituzione contributo non impegnato) pag. 66
Comma 387.(Delega funzioni antiriciclaggio) pag. 66
Comma 388.(Rinegoziazione mutui enti locali) pag. 67
Comma 389.(Correzione tecnica cartolarizzazione) pag. 67
Comma 390.(Autenticazione di atti di disposizione autoveicoli:
competenza dirigenti del Comune o funzionari MIT o ACI o titolari di
Agenzie automobilistiche) pag. 67
Comma 391.(Modalita’ applicative) pag. 67
Comma 392.(Abrogazioni) pag. 67
Comma 393.(Affidamenti trasporto pubblico locale) pag. 67
Comma 394.(Periodo transitorio affidamenti TPL) pag. 68
Comma 395.(Proroga confidi gestori fondi pubblici) pag. 68
Comma 396.(Fondi rotativi per internazionalizzazione anche per
turismo) pag. 68
Comma 397.(Promozione commerciale all’estero del settore turistico)
pag. 68
Comma 398.(Incentivi turismo) pag. 68
Comma 399.(Cooperative edilizie tra militari: residenza anche in
comune vicino) pag. 68
Comma 400.(Dismissione immobili enti privati e fondazioni: cessazione
vincolo destinazione e assenza prelazione) pag. 68
Comma 401.(Agevolazioni per il personale impiegato per fronteggiare
le emergenze sanitarie) pag. 68
Comma 402.(Lotta influenza aviaria: conversione rapporti di lavoro
veterinari chimici impegnati in posti di ispezione frontaliera) pag.
68
Comma 403.(Personale – veterinario, medico e tecnico – dei servizi
sanitari delle aziende sanitarie e delle Regioni) pag. 68
Comma 404.(Istituto nazionale Fauna selvatica) pag. 69
Comma 405.(Incremento Fondo bieticolo nazionale) pag. 69
Comma 406.(Incremento Fondo unico amministrazione Ministero politiche
agricole) pag. 69
Comma 407.(Copertura oneri finanziari) pag. 69
Comma 408.(Temporanea riduzione del prezzo dei farmaci) pag. 69
Comma 409.(Classificazione dispositivi medici) pag. 69
Comma 410.(Concessioni dei trattamenti di cassa integrazione guadagni
straordinaria, di mobilita’ e di disoccupazione speciale) pag. 70
Comma 411.(Reimpiego risorse non utilizzate per CIG straordinaria,
mobilita’ e disoccupazione speciale) pag. 70
Comma 412.(Risorse derivanti da rinunce o revoche del contributo per
investimenti nelle aree svantaggiate) pag. – (Credito d’imposta per
incremento dell’occupazione) pag. 70
Comma 413.(Accesso al FAS per l’integrazione di filiera nel settore
agricolo e conferma territorialita) pag. 70
Comma 414.(Risorse per accordi per lo sviluppo agroalimentare) pag.
71
Comma 415.(Riserva premiale per gestione del servizio idrico
integrato) pag. 71
Comma 416.(Riparto della riserva premiale) pag. 71
Comma 417.(Ristrutturazione imprese della filiera agro-alimentare)
pag. 71
Comma 418.(Applicabilita’ del premio di concentrazione) pag. 71
Comma 419.(Estensione del premio di concentrazione agli imprenditori
agricoli) pag. 71
Comma 420.(Applicabilita’ delle agevolazioni per i giovani
imprenditori agricoli anche se organizzati in forma societaria) pag.
71
Comma 421.(Biodiesel) pag. 71
Comma 422.(Destinazione delle risorse non utilizzate per il
biodiesel, per programmi di ricerca e sperimentazione nel campo
bioenergetico) pag. 71
Comma 423.(Forfetizzazione del reddito derivante dalla produzione di
energia elettrica da biocombustibili agro-forestali effettuata da
aziende agricole) pag. 72
Comma 424.(Scommesse ippiche) pag. 72
Comma 425.(Diritti di sfruttamento delle immagini delle corse negli
ippodromi) pag. 72
Comma 426.(Promozione e sviluppo cultura eno-gastronomica) pag. 72
Comma 427.(Controlli Agecontrol S.p.a.) pag. 72
Comma 428.(Garanzie creditizie in agricoltura) pag. 72
Comma 429.(Fondazione per la responsabilita’ sociale d’impresa) pag.
72
Comma 430.(Attivita’ Socialmente Utili – ASU) pag. 72
Comma 431.(Centro sperimentale di cinematografia) pag. 73
Comma 432.(Trasferimento del Fondo per esigenze di tutela ambientale
allo stato di previsione del Ministero dell’Ambiente) pag. 73
Comma 433.(Autorizzazione di spesa per l’attuazione del protocollo di
Kyoto) pag. 73
Comma 434.(Sottoscrizione accordi di programma per bonifica aree
inquinate per le quali siano in atto procedure fallimentari) pag. 73
Comma 435.(Concorrenza al finanziamento dell’accordo di programma)
pag. 73
Comma 436.(Contenuto obbligatorio dell’accordo di programma) pag. 73
Comma 437.(Conferma vigenza della disciplina previgente sulla
responsabilita) pag. 73
Comma 438.(Danno ambientale) pag. 73
Comma 439.(Risarcimento del danno ambientale) pag. 73
Comma 440.(Quantificazione del danno ambientale) pag. 73
Comma 441.(Riscossione delle somme pagate per danno ambientale) pag.
74
Comma 442.(Esclusione delle procedure transattive) pag. 74
Comma 443.(Ricorso al TAR) pag. 74
Comma 444.(Indennita’ di espropriazione) pag. 74
Comma 445.(Alluvionati fiume Po) pag. 74
Comma 446.(Conferma applicabilita’ disciplina gia’ vigente) pag. 74
Comma 447.(Copertura finanziaria) pag. 74
Comma 448.(Norma di attuazione) pag. 74
Comma 449.(Riassegnazione all’apposito Fondo delle entrate derivanti
dalla riscossione di crediti per danno ambientale) pag. 74
Comma 450.(Modalita’ di accesso al Fondo) pag. 74
Comma 451.(Autorita’ portuali) pag. 74
Comma 452.(ANAS) pag. 74
Comma 453.(Alloggi militari) pag. 74
Comma 454.(Contributi per l’editoria: soppressione corresponsione
anticipazione) pag. 74
Comma 455.(Limite massimo ammissibile a fini contributivi dei costi
per collaborazioni) pag. 75
Comma 456.(Contributi integrativi alle imprese editrici) pag. 75
Comma 457.(Requisito temporale) pag. 75
Comma 458.(Requisiti per accesso alle provvidenze per le cooperative
editrici) pag. 75
Comma 459.(Ambito di applicabilita’ di alcune provvidenze per
l’editoria) pag. 75
Comma 460.(Condizioni per la spettanza delle provvidenze) pag. 75
Comma 461.(Decadenza dal diritto alla percezione delle provvidenze)
pag. 75
Comma 462.(Editoria speciale per non vedenti) pag. 75
Comma 463.(Fondo per le agevolazioni di credito alle imprese del
settore editoriale) pag. 75
Comma 464.(Credito di imposta editoria) pag. 75
Comma 465.(Contributo per copia stampata alle imprese editrici di
periodici, in forma di cooperative, fondazioni o enti morali) pag. 75
Comma 466.(Addizionale sulla produzione e vendita di materiale
pornografico o di incitamento alla violenza) pag. 75
Comma 467.(IVA su abbonamenti TV per ricezione programmi
pornografici) pag. 76
Comma 468.(Trasferimento di personale a Riscossione Spa) pag. 76
Comma 469.(Rivalutazione di beni d’impresa e di aree edificabili)
pag. 76
Comma 470.(Decorrenza del maggior valore da rivalutazione) pag. 76
Comma 471.(Aliquote imposta sostitutiva) pag. 76
Comma 472.(Saldo di rivalutazione dei beni di impresa e delle
partecipazioni) pag. 76
Comma 473.(Rivalutazione aree fabbricabili non ancora edificate) pag.
76
Comma 474.(Condizioni per la rivalutazione: utilizzazione
edificatoria entro i cinque anni successivi) pag. 76
Comma 475.(Imposta sostitutiva per le aree fabbricabili non
edificate) pag. 77
Comma 476.(Richiamo a normativa secondaria gia’ vigente) pag. 77
Comma 477.(Conferma della possibilita’ di utilizzo di ufficiali della
riscossione per concessionari riscossione locale) pag. 77
Comma 478.(Rinnovo contratti di locazione stipulati da
Amministrazione dello Stato con privati) pag. 77
Comma 479.(Commissione per la verifica di congruita’ delle
valutazioni tecnico-economico- estimativa) pag. 77
Comma 480.(Progetti per investimenti e per dotazioni infrastrutturali
da finanziare anche con risorse INAIL) pag. 77
Comma 481.(Fondi comuni immobiliari) pag. 77
Comma 482.(Alienazione immobili militari) pag. 78
Comma 483.(Concessioni idroelettriche) pag. 78
Comma 484.(Mercato interno dell’energia elettrica) pag. 78
Comma 485.(Concessioni di derivazione idroelettrica) pag. 78
Comma 486.(Canone dovuto dai titolari della concessione) pag. 78
Comma 487.(Ammodernamento impianti) pag. 79
Comma 488.(Autocertificazione) pag. 79
Comma 489.(Previsioni contenute nel bando di gara per le concessioni
idroelettriche) pag. 79
Comma 490.(Mancato accordo sul prezzo della concessione) pag. 79
Comma 491.(Competenza statale delle concessioni idroelettriche) pag.
79
Comma 492.(Norme di adeguamento) pag. 79
Comma 493.(Sogin – componente tariffaria A2) pag. 79
Comma 494.(Funzioni amministrative province autonome) pag. 79
Comma 495.(Plusvalenze immobili) pag. 79
Comma 496.(Cessioni a titolo oneroso di immobili e terreni) pag. 79
Comma 497.(Base imponibile dell’imposta di registro per cessioni tra
persone fisiche) pag. 79
Comma 498.(Esclusione da accertamento) pag. 80
Comma 499.(Programmazione fiscale per imprenditori e lavoratori
autonomi) pag. 80
Comma 500.(Esclusione dalla programmazione fiscale) pag. 80
Comma 501.(Proposta di programmazione) pag. 80
Comma 502.(Perfezionamento della programmazione fiscale) pag. 80
Comma 503.(Accettazione della programmazione fiscale da parte del
contribuente) pag. 80
Comma 504.(Effetti della programmazione fiscale ai fini
dell’accertamento delle imposte dirette, dell’irap e dei contributi
previdenziali) pag. 81
Comma 505.(Effetti della programmazione fiscale ai fini Iva) pag. 81
Comma 506.(Esclusione da inibizione poteri accertativi: accertamento
parziale) pag. 81
Comma 507.(Esclusione da inibizione poteri accertativi: accertamento
induttivo) pag. 81
Comma 508.(Esclusione da inibizione poteri accertativi) pag. 81
Comma 509.(Cessazione effetti della Programmazione fiscale in caso di
variazione reddito nel triennio) pag. 81
Comma 510.(Proposta di adeguamento per anni pregressi) pag. 82
Comma 511.(Imposta sostitutiva per anni pregressi) pag. 82
Comma 512.(Iva per anni pregressi) pag. 82
Comma 513.(Versamenti per anni pregressi) pag. 82
Comma 514.(Rateizzazione, versamento e riscossione) pag. 82
Comma 515.(Ulteriore azione accertatrice: accertamento con adesione)
pag. 82
Comma 516.(Esclusione rilevanza perdite) pag. 82
Comma 517.(Applicabilita’ accertamento con adesione) pag. 82
Comma 518.(Esclusione da adeguamento anni pregressi) pag. 83
Comma 519.(Soppressione Pianificazione fiscale concordata) pag. 83
Comma 520.(Implementazione attivita’ di contrasto all’evasione) pag.
83
Comma 521.(Ammortamento avviamento in l8 anni) pag. 83
Comma 522.(Riduzione quote di ammortamento beni strumentali per
l’esercizio delle attivita’ regolate) pag. 83
Comma 523.(Potenziamento azione vigilanza Ministero lavoro, INPS e
INAIL) pag. 83
Comma 524.(Assunzioni di personale presso il Ministero del lavoro e
delle politiche sociali) pag. 83
Comma 525.(Definizione di apparecchi idonei per il gioco lecito) pag.
83
Comma 526.(Applicazione di un prelievo erariale unico sulle somme
giocate) pag. 84
Comma 527.(Termini e modalita’ di assolvimento del prelievo unico)
pag. 84
Comma 528.(Nulla osta rilasciato dall’Amministrazione finanziaria per
gli apparecchi da divertimento e intrattenimento) pag. 84
Comma 529.(Requisiti per il rilascio del nulla osta) pag. 84
Comma 530.(Modifiche alla disciplina relativa alla concessione per la
gestione telematica degli apparecchi da gioco) pag. 84
Comma 531.(Calcolo del prelievo erariale unico) pag. 85
Comma 532.(Rete telematica) pag. 85
Comma 533.(Requisiti dei terzi incaricati della raccolta delle
giocate) pag. 85
Comma 534.(Licenza per gli apparecchi e i congegni automatici) pag.
85
Comma 535.(Comunicazioni dell’AAMS) pag. 85
Comma 536.(Obblighi dei destinatari delle comunicazioni) pag. 85
Comma 537.(Sanzioni per violazione degli obblighi) pag. 85
Comma 538.(Cooperazione tra forze di polizia e AAMS) pag. 85
Comma 539.(Previsione di rilascio dell’autorizzazione dall’AAMS) pag.
85
Comma 540.(Esposizione tabella con indicazione giochi d’azzardo
nonche’ giochi vietati dal questore) pag. 86
Comma 541.(Luogo di installazione degli apparecchi) pag. 86
Comma 542.(Sanzioni amministrative per i gestori degli apparecchi)
pag. 86
Comma 543.(Ulteriori sanzioni previste per il gioco d’azzardo) pag.
86
Comma 544.(Confisca per gli apparecchi sprovvisti di titoli
autorizzatori e rapporto al Prefetto in caso di violazioni) pag. 86
Comma 545.(Sospensione della licenza per i titolari) pag. 87
Comma 546.(Sospensione della licenza per gli autori degli illeciti)
pag. 87
Comma 547.(Sanzioni in caso di violazioni antecedenti all’entrata in
vigore) pag. 87
Comma 548.(Controllo automatico dei versamenti da parte dell’AAMS)
pag. 87
Comma 549.(Convenzione di concessione) pag. 88
Comma 550.(Imposizione fiscale sui tabacchi lavorati) pag. 88
Comma 551.(Variazione dell’aliquota di base della tassazione dei
tabacchi lavorati) pag. 88
Comma 552.(Disposizioni per gli enti vigilati dal Ministero delle
politiche agricole e forestali) pag. 88
Comma 553.(Documento unico di regolarita’ contributiva) pag. 88
Comma 554.(Fondo per le spese sostenute dalle famiglie per le
esigenze abitative degli studenti universitari) pag. 88
Comma 555.(Ripartizione delle risorse assegnate al Fondo) pag. 88
Comma 556.(Fondo nazionale per le comunita’ giovanili) pag. 88
Comma 557.(Attivita’ convenzionale tra ANCI e Ministero dell’ambiente
e della tutela del territorio) pag. 88
Comma 558.(Personale a tempo determinato di Poste S.p.a.) pag. 89
Comma 559.(Graduatoria delle emittenti radiofoniche locali) pag. 89
Comma 560.(Rete di telecomunicazione GSM-R) pag. 89
Comma 561.(Bonifica area industriale Milazzo e bacino fiume Sarno)
pag. 89
Comma 562.(Benefici in favore delle vittime del dovere) pag. 89
Comma 563.(Vittime del dovere) pag. 89
Comma 564.(Equiparazione alle vittime del dovere per coloro che hanno
contratto infermita’ permanentemente invalidante) pag. 89
Comma 565.(Termini e modalita’ per la corresponsione delle
provvidenze) pag. 89
Comma 566.(Programma dell’ONU denominato “Atmospheric Brown Cloud” e
“SHARE-Asia”) pag. 89
Comma 567.(Certificazione IPSEMA per i lavoratori marittimi esposti
all’amianto) pag. 90
Comma 568.(Attivita’ negoziali del Ministero della Difesa) pag. 90
Comma 569.(Condizioni e modalita’ per la stipula degli atti) pag. 90
Comma 570.(Contributi pluriennali di pertinenza dell’amministrazione
della Difesa) pag. 90
Comma 571.(Iscrizione dello stanziamento nello stato di previsione
della Difesa) pag. 90
Comma 572.(Contributo per l’acquisto di decoder) pag. 90
Comma 573.(Parco Gennargentu) pag. 90
Comma 574.(Costi ammissibili e cause di decadenza dai contributi
editoria) pag. 90
Comma 575.(Soppressione convegno interconfessionale e rifinanziamento
interventi infrastrutturali) pag. 91
Comma 576.(Associazioni riconosciute) pag. 91
Comma 577.(Opzione dipendenti dell’Agenzia del demanio) pag. 91
Comma 578.(Finanziamento del piano programmatico dell’istruzione a
valere su risorse IIT) pag. 91
Comma 579.(Bond medio termine e PMI) pag. 91
Comma 580.(Comitato paraolimpico) pag. 91
Comma 581.(Finanziamento per potenziamento ricerca settore
oncologico) pag. 91
Comma 582.(ENAC) pag. 91
Comma 583.(Proposte di realizzazione di insediamenti turistici) pag.
91
Comma 584.(Canoni di concessione demaniale per insediamenti
turistici) pag. 91
Comma 585.(Requisiti degli insediamenti turistici di qualita) pag. 91
Comma 586.(Soggetti legittimati a presentare le proposte di
realizzazione di insediamenti turistici) pag. 92
Comma 587.(Contenuto delle proposte) pag. 92
Comma 588.(Valutazione delle proposte) pag. 92
Comma 589.(Individuazione delle proposte ritenute di pubblico
interesse) pag. 92
Comma 590.(Valutazioni delle amministrazioni interessate) pag. 92
Comma 591.(Stipula dell’accordo di programma) pag. 92
Comma 592.(Casi di indizione di gara) pag. 92
Comma 593.(Previsione di regimi agevolati in materia edilizia) pag.
92
Comma 594.(Accordi per la liquidazione degli indennizzi) pag. 92
Comma 595.(Divieto di assunzione per le fondazioni liriche) pag. 93
Comma 596.(Trasformazione dei rapporti di lavoro a tempo determinato
stipulati dal Ministero dei beni e attivita’ culturali) pag. 93
Comma 597.(Semplificazione delle norme per l’alienazione degli
immobili gia’ IACP.) pag. 93
Comma 598.(Principi fissati per l’alienazione degli immobili gia’
IACP) pag. 93
Comma 599. 93
Comma 600.(Affidamento a societa’ terze dei compiti di vendita degli
immobili gia’ IACP) pag. 93
Comma 601.(Rinvio alle tabelle A e B) pag. 93
Comma 602.(Rinvio alla tabella C) pag. 93
Comma 603.(Rinvio alla tabella D) pag. 93
Comma 604.(Rinvio alla tabella E) pag. 93
Comma 605.(Rinvio alla tabella F) pag. 93
Comma 606.(Assunzione di impegni da parte di amministrazioni ed enti
pubblici nell’anno 2006) pag. 93
Comma 607.(Rinvio all’allegato 1) pag. 94
Comma 608.(Rinvio all’allegato 2) pag. 94
Comma 609.(Copertura finanziaria) pag. 94
Comma 610.(Applicabilita’ delle disposizioni nelle regioni a statuto
speciale) pag. 94
Comma 611. 94
Comma 612.(Entrata in vigore) pag. 94

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto dal Ministero
dell’economia e delle finanze, ai sensi dell’art. 10, comma 3-bis,
del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle
pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con
decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1985, n. 1092, al
solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
modificate o alle quali e’ operato il rinvio. Resta invariato il
valore e l’efficacia dell’atto legislativo a suo tempo pubblicato.

—-> Vedere Legge da pag. 21 a pag. 95 in formato zip/pdf

Avvertenza
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia, ai sensi
dell’art. 10, commi 2, 3 e 3-bis, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica
28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la
lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali
e’ operato il rinvio. Restano invariati il valore e
l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Per le direttive CEE vengono forniti gli estremi di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle comunita’
europee (GUCE).
Note all’art. 1, comma 1:
– Si riporta il testo dell’art. 11 della legge 5 agosto
1978, n. 468 recante «Riforma di alcune norme di
contabilita’ generale dello Stato in materia di bilancio.»:
«Art. 11 (Legge finanziaria). – 1. Il Ministro del
tesoro, di concerto con il Ministro del bilancio e della
programmazione economica e con il Ministro delle finanze,
presenta al Parlamento, entro il mese di settembre, il
disegno di legge finanziaria.
2. La legge finanziaria, in coerenza con gli obiettivi
di cui al comma 2 dell’art. 3, dispone annualmente il
quadro di riferimento finanziario per il periodo compreso
nel bilancio pluriennale e provvede, per il medesimo
periodo, alla regolazione annuale delle grandezze previste
dalla legislazione vigente al fine di adeguarne gli effetti
finanziari agli obiettivi.
3. La legge finanziaria non puo’ contenere norme di
delega o di carattere ordinamentale ovvero organizzatorio.
Essa contiene esclusivamente norme tese a realizzare
effetti finanziari con decorrenza dal primo anno
considerato nel bilancio pluriennale e in particolare:
a) il livello massimo del ricorso al mercato
finanziario e del saldo netto da finanziare in termini di
competenza, per ciascuno degli anni considerati dal
bilancio pluriennale comprese le eventuali regolazioni
contabili pregresse specificamente indicate;
b) le variazioni delle aliquote, delle detrazioni e
degli scaglioni, le altre misure che incidono sulla
determinazione del quantum della prestazione, afferenti
imposte indirette, tasse, canoni, tariffe e contributi in
vigore, con effetto, di norma, dal 1° gennaio dell’anno cui
essa si riferisce, nonche’ le correzioni delle imposte
conseguenti all’andamento dell’inflazione;
c) la determinazione, in apposita tabella, per le
leggi che dispongono spese a carattere pluriennale, delle
quote destinate a gravare su ciascuno degli anni
considerati;
d) la determinazione, in apposita tabella, della
quota da iscrivere nel bilancio di ciascuno degli anni
considerati dal bilancio pluriennale per le leggi di spesa
permanente, di natura corrente e in conto capitale, la cui
quantificazione e’ rinviata alla legge finanziaria;
e) la determinazione, in apposita tabella, delle
riduzioni, per ciascuno degli anni considerati dal bilancio
pluriennale, di autorizzazioni legislative di spesa;
f) gli stanziamenti di spesa, in apposita tabella,
per il rifinanziamento, per non piu’ di un anno, di norme
vigenti classificate tra le spese in conto capitale e per
le quali nell’ultimo esercizio sia previsto uno
stanziamento di competenza, nonche’ per il rifinanziamento,
qualora la legge lo preveda, per uno o piu’ degli anni
considerati dal bilancio pluriennale, di norme vigenti che
prevedono interventi di sostegno dell’economia classificati
tra le spese in conto capitale;
g) gli importi dei fondi speciali previsti dall’art.
11-bis e le corrispondenti tabelle;
h) l’importo complessivo massimo destinato, in
ciascuno degli anni compresi nel bilancio pluriennale, al
rinnovo dei contratti del pubblico impiego, a norma
dell’art. 15 della legge 29 marzo 1983, n. 93, ed alle
modifiche del trattamento economico e normativo del
personale dipendente da pubbliche amministrazioni non
compreso nel regime contrattuale;
i) altre regolazioni meramente quantitative rinviate
alla legge finanziaria dalle leggi vigenti;
i-bis) norme che comportano aumenti di entrata o
riduzioni di spesa, restando escluse quelle a carattere
ordinamentale ovvero organizzatorio, salvo che esse si
caratterizzino per un rilevante contenuto di miglioramento
dei saldi di cui alla lettera a);
i-ter) norme che comportano aumenti di spesa o
riduzioni di entrata ed il cui contenuto sia finalizzato
direttamente al sostegno o al rilancio dell’economia, con
esclusione di interventi di carattere localistico o
microsettoriale;
i-quater) norme recanti misure correttive degli
effetti finanziari delle leggi di cui all’art. 11-ter,
comma 7.
4. La legge finanziaria indica altresi’ quale quota
delle nuove o maggiori entrate per ciascun anno compreso
nel bilancio pluriennale non puo’ essere utilizzata per la
copertura di nuove o maggiori spese.
5. In attuazione dell’art. 81, quarto comma, della
Costituzione, la legge finanziaria puo’ disporre, per
ciascuno degli anni compresi nel bilancio pluriennale,
nuove o maggiori spese correnti, riduzioni di entrata e
nuove finalizzazioni nette da iscrivere, ai sensi dell’art.
11-bis, nel fondo speciale di parte corrente, nei limiti
delle nuove o maggiori entrate tributarie, extratributarie
e contributive e delle riduzioni permanenti di
autorizzazioni di spesa corrente.
6. In ogni caso, ferme restando le modalita’ di
copertura di cui al comma 5, le nuove o maggiori spese
disposte con la legge finanziaria non possono concorrere a
determinare tassi di evoluzione delle spese medesime, sia
correnti che in conto capitale, incompatibili con le regole
determinate, ai sensi dell’art. 3, comma 2, lettera e), nel
documento di programmazione economico-finanziaria, come
deliberato dal Parlamento.
6-bis. In allegato alla relazione al disegno di legge
finanziaria sono indicati i provvedimenti legislativi
adottati nel corso dell’esercizio ai sensi dell’art.
11-ter, comma 7, con i relativi effetti finanziari, nonche’
le ulteriori misure correttive da adottare ai sensi del
comma 3, lettera i-quater)».
Note all’art. 1, comma 5:
– Si riporta il testo dell’art. 2 della legge
27 ottobre 1993, n. 432 recante «Istituzione del Fondo per
l’ammortamento dei titoli di Stato»:
«Art. 2 (Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato).
– 1. E’ istituito presso la Banca d’Italia un conto
denominato «Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato»,
di seguito denominato «Fondo». Esso ha lo scopo di ridurre,
secondo le modalita’ previste dalla presente legge, la
consistenza dei titoli di Stato in circolazione.
2. L’amministrazione del Fondo di cui al comma 1 e’
attribuita al Ministro del tesoro, coadiuvato da un
Comitato consultivo composto:
a) dal Direttore generale del tesoro, che lo
presiede;
b) dal Ragioniere generale dello Stato;
c) dal Direttore generale delle entrate del Ministero
delle finanze;
d) dal Direttore generale del territorio del
Ministero delle finanze.
3. Il Ministro del tesoro presenta annualmente al
Parlamento, in allegato al conto consuntivo, una relazione
sull’amministrazione del Fondo.».
Note all’art. 1, comma 8:
– Si riporta il testo del comma 4-quinquies dell’art. 2
della gia’ citata legge n. 468/1978:
«4-quinquies. In apposito allegato allo stato di
previsione, le unita’ previsionali di base sono ripartite
in capitoli, ai fini della gestione e della
rendicontazione. I capitoli sono determinati in relazione
al rispettivo oggetto per l’entrata e secondo il contenuto
economico e funzionale per la spesa. La ripartizione e’
effettuata con decreto del Ministro del tesoro d’intesa con
le amministrazioni interessate. Su proposta del dirigente
responsabile, con decreti del Ministro competente, da
comunicare, anche con evidenze informatiche, al Ministro
del tesoro e alle Commissioni parlamentari competenti,
possono essere effettuate variazioni compensative tra
capitoli della medesima unita’ previsionale, fatta
eccezione per le autorizzazioni di spesa di natura
obbligatoria, per le spese in annualita’ e a pagamento
differito e per quelle direttamente regolate con legge. Al
fine di favorire una maggiore flessibilita’ nell’uso delle
risorse destinate agli investimenti e di consentire la
determinazione delle dotazioni di cassa e di competenza in
misura tale da limitare la formazione di residui di
stanziamento, possono essere effettuate variazioni
compensative, nell’ambito della stessa unita’ previsionale
di base, di conto capitale, anche tra stanziamenti disposti
da leggi diverse, a condizione che si tratti di leggi che
finanzino o rifinanzino lo stesso intervento. Sono escluse
le variazioni compensative fra le unita’ di spesa oggetto
della deliberazione parlamentare. La legge di assestamento
del bilancio o eventuali ulteriori provvedimenti
legislativi di variazione possono autorizzare compensazioni
tra le diverse unita’ previsionali.».
– Si riporta il testo del comma 5 dell’art. 3 del
decreto legislativo 7 agosto 1997, n. 279 e successive
modificazioni, recante «Individuazione delle unita’
previsionali di base del bilancio dello Stato, riordino del
sistema di tesoreria unica e ristrutturazione del
rendiconto generale dello Stato»:
«5. Variazioni compensative possono essere disposte, su
proposta del dirigente generale responsabile, con decreti
del Ministro competente, esclusivamente nell’ambito della
medesima unita’ previsionale di base. I decreti di
variazione sono comunicati, anche con evidenze
informatiche, al Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica per il tramite della competente
ragioneria, nonche’ alle Commissioni parlamentari
competenti e alla Corte dei conti.».
Note all’art. 1, commi 9, 10 e 11:
– Si riporta il testo del comma 11 dell’art. 1 della
legge 30 dicembre 2004, n. 311 recante «Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato
(legge finanziaria 2005)»:
«11. Fermo quanto stabilito per gli enti locali dal
comma 42, la spesa annua per studi ed incarichi di
consulenza conferiti a soggetti estranei
all’amministrazione sostenuta per ciascuno degli anni 2005,
2006 e 2007 dalle pubbliche amministrazioni di cui all’art.
1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,
esclusi le universita’, gli enti di ricerca e gli organismi
equiparati, non deve essere superiore a quella sostenuta
nell’anno 2004. L’affidamento di incarichi di studio o di
ricerca, ovvero di consulenze a soggetti estranei
all’amministrazione in materie e per oggetti rientranti
nelle competenze della struttura burocratica dell’ente,
deve essere adeguatamente motivato ed e’ possibile soltanto
nei casi previsti dalla legge ovvero nell’ipotesi di eventi
straordinari. In ogni caso, l’atto di affidamento di
incarichi e consulenze di cui al secondo periodo deve
essere trasmesso alla Corte dei conti. L’affidamento di
incarichi in assenza dei presupposti di cui al presente
comma costituisce illecito disciplinare e determina
responsabilita’ erariale.».
– Si riporta il testo del comma 2 dell’art. 1 del
decreto legislativo 30 marzo 2001 n. 165 recante «Norme
generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche»:
«2. Per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le
amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e
scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative,
le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento
autonomo, le regioni, le province, i comuni, le comunita’
montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni
universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le
Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e
loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici
nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le
aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale,
l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche
amministrazioni (ARAN) e le Agenzie di cui al decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 300.».
Note all’art. 1, comma 19:
– Si riporta il testo del comma 18 dell’art. 52 della
legge 28 dicembre 2001, n. 448 recante «Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato
(legge finanziaria 2002)»:
«18. Il finanziamento annuale di cui all’art. 27,
comma 10, sesto periodo, della legge 23 dicembre 1999, n.
488, e successive modificazioni, e’ incrementato, a
decorrere dal 2002, di un importo pari a 20 milioni di euro
in ragione di anno. La previsione di cui all’art. 145,
comma 19, secondo periodo, della legge 23 dicembre 2000, n.
388, si estende agli esercizi finanziari 1999 e 2000. Delle
misure di sostegno di cui al presente comma possono
beneficiare, a decorrere dall’anno 2002, anche le emittenti
radiofoniche locali legittimamente esercenti alla data di
entrata in vigore della presente legge, nella misura
complessivamente non superiore ad un decimo dell’ammontare
globale dei contributi stanziati. Per queste ultime
emittenti, con decreto del Ministro delle comunicazioni, di
concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da
emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in
vigore della presente legge, vengono stabiliti le modalita’
e i criteri di attribuzione ed erogazione.».
– La legge 27 dicembre 2002, n. 289 reca «Disposizioni
per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello
Stato (legge finanziaria 2003)». (Pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale 31 dicembre 2002, n. 305, supplemento ordinario).
– La legge 24 dicembre 2003, n. 350 reca «Disposizioni
per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello
Stato (legge finanziaria 2004)». (Pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale 27 dicembre 2003, n. 299, supplemento ordinario).
– La legge 30 dicembre 2004, n. 311 reca «Disposizioni
per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello
Stato (legge finanziaria 2005)». (Pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale 31 dicembre 2004, n. 306, supplemento ordinario).
Note all’art. 1, commi 22 e 23:
– Per il comma 2 dell’art. 1 del gia’ citato decreto
legislativo 165/2001 vedasi in nota all’art. 1, comma 9.
– Si riporta il testo dell’art. 26 della legge
23 dicembre 1999, n. 488 recante «Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato.
(Legge finanziaria 2000)»:
«Art. 26 (Acquisto di beni e servizi). – 1. Il
Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, nel rispetto della vigente normativa in materia
di scelta del contraente, stipula, anche avvalendosi di
societa’ di consulenza specializzate, selezionate anche in
deroga alla normativa di contabilita’ pubblica, con
procedure competitive tra primarie societa’ nazionali ed
estere, convenzioni con le quali l’impresa prescelta si
impegna ad accettare, sino a concorrenza della quantita’
massima complessiva stabilita dalla convenzione ed ai
prezzi e condizioni ivi previsti, ordinativi di fornitura
di beni e servizi deliberati dalle amministrazioni dello
Stato anche con il ricorso alla locazione finanziaria. I
contratti conclusi con l’accettazione di tali ordinativi
non sono sottoposti al parere di congruita’ economica.
2. Il parere del Consiglio di Stato, previsto dall’art.
17, comma 25, lettera c), della legge 15 maggio 1997, n.
127, non e’ richiesto per le convenzioni di cui al comma 1
del presente articolo. Alle predette convenzioni e ai
relativi contratti stipulati da amministrazioni dello
Stato, in luogo dell’art. 3, comma 1, lettera g), della
legge 14 gennaio 1994, n. 20, si applica il comma 4 del
medesimo art. 3 della stessa legge.
3. Le amministrazioni pubbliche possono ricorrere alle
convenzioni stipulate ai sensi del comma 1, ovvero ne
utilizzano i parametri di prezzo-qualita’, come limiti
massimi, per l’acquisto di beni e servizi comparabili
oggetto delle stesse, anche utilizzando procedure
telematiche per l’acquisizione di beni e servizi ai sensi
del decreto del Presidente della Repubblica 4 aprile 2002,
n. 101. La stipulazione di un contratto in violazione del
presente comma e’ causa di responsabilita’ amministrativa;
ai fini della determinazione del danno erariale si tiene
anche conto della differenza tra il prezzo previsto nelle
convenzioni e quello indicato nel contratto. Le
disposizioni di cui al presente comma non si applicano ai
comuni con popolazione fino a 1.000 abitanti e ai comuni
montani con popolazione fino a 5.000 abitanti.
3-bis. I provvedimenti con cui le amministrazioni
pubbliche deliberano di procedere in modo autonomo a
singoli acquisti di beni e servizi sono trasmessi alle
strutture e agli uffici preposti al controllo di gestione,
per l’esercizio delle funzioni di sorveglianza e di
controllo, anche ai sensi del comma 4. Il dipendente che ha
sottoscritto il contratto allega allo stesso una apposita
dichiarazione con la quale attesta, ai sensi e per gli
effetti degli articoli 47 e seguenti del decreto del
Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, e
successive modifiche, il rispetto delle disposizioni
contenute nel comma 3.
4. Nell’ambito di ciascuna pubblica amministrazione gli
uffici preposti al controllo di gestione ai sensi dell’art.
4 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286,
verificano l’osservanza dei parametri di cui al comma 3,
richiedendo eventualmente al Ministero del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica il parere tecnico
circa le caratteristiche tecnico-funzionali e
l’economicita’ dei prodotti acquisiti. Annualmente i
responsabili dei predetti uffici sottopongono all’organo di
direzione politica una relazione riguardante i risultati,
in termini di riduzione di spesa, conseguiti attraverso
l’attuazione di quanto previsto dal presente articolo. Tali
relazioni sono rese disponibili sui siti Internet di
ciascuna amministrazione. Nella fase di prima applicazione,
ove gli uffici preposti al controllo di gestione non siano
costituiti, i compiti di verifica e referto sono svolti dai
servizi di controllo interno.
5. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica presenta annualmente alle Camere
una relazione che illustra le modalita’ di attuazione del
presente articolo nonche’ i risultati conseguiti.».
Note all’art. 1, comma 24
– Si riporta l’art. 119 della Costituzione:
«Art. 119. – I comuni, le province, le Citta’
metropolitane e le regioni hanno autonomia finanziaria di
entrata e di spesa.
I comuni, le province, le Citta’ metropolitane e le
regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano
tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e
secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica
e del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni
al gettito di tributi erariali riferibile al loro
territorio.
La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo,
senza vincoli di destinazione, per i territori con minore
capacita’ fiscale per abitante.
Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai
commi precedenti consentono ai comuni, alle province, alle
Citta’ metropolitane e alle regioni di finanziare
integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite.
Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la
solidarieta’ sociale, per rimuovere gli squilibri economici
e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti
della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale
esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse
aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di
determinati comuni, province, Citta’ metropolitane e
regioni.
I comuni, le province, le Citta’ metropolitane e le
regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i
principi generali determinati dalla legge dello Stato.
Possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare
spese di investimento. E’ esclusa ogni garanzia dello Stato
sui prestiti dagli stessi contratti.».
Note all’art. 1, comma 30:
– Il decreto legge 1° aprile 1989, n. 120, convertito
con modificazioni dalla legge 15 maggio 1989, n. 181, reca
«Misure di sostegno e di reindustrializzazione in
attuazione del piano di risanamento della siderurgia».
(Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 3 aprile 1989, n. 77).
Note all’art. 1, comma 33:
– Si riporta il testo dell’art. 14 della legge
17 febbraio 1982, n. 46 recante «Interventi per i settori
dell’economia di rilevanza nazionale», e successive
modificazioni:
«Art. 14. – Presso il Ministero dell’industria, del
commercio e dell’artigianato e’ istituito il «Fondo
speciale rotativo per l’innovazione tecnologica». Il Fondo
e’ amministrato con gestione fuori bilancio ai sensi
dell’art. 9 della legge 25 novembre 1971, n. 1041.
Gli interventi del Fondo hanno per oggetto programmi di
imprese destinati ad introdurre rilevanti avanzamenti
tecnologici finalizzati a nuovi prodotti o processi
produttivi o al miglioramento di prodotti o processi
produttivi gia’ esistenti, oppure rilevanti innovazioni di
contenuto stilistico e qualitativo del prodotto. Tali
programmi riguardano le attivita’ di progettazione,
sperimentazione, sviluppo, preindustrializzazione e i
processi realizzativi di campionatura innovativa,
unitariamente considerati.
Il Ministro delle attivita’ produttive provvede con
proprio decreto, adottato previo parere delle regioni
interessate, a stabilire annualmente la percentuale delle
risorse riservata in via prioritaria ai programmi di
sviluppo precompetitivo presentati dalle piccole e medie
imprese. Tale quota non puo’ essere inferiore al 25 per
cento delle riserve annuali disponibili.».
Note all’art. 1, comma 35:
– Il Capo II del Titolo X del decreto 23 maggio 1924,
n. 827 Regolamento per l’amministrazione del patrimonio e
per la contabilita’ generale dello Stato; che comprende gli
articoli da 585 a 591, reca: «Delle contabilita’
speciali.».
Note all’art. 1, comma 38:
– Si riporta il testo del comma 5 dell’art. 10 del
regolamento di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 20 aprile 1994, n. 367 recante «Regolamento
recante semplificazione e accelerazione delle procedure di
spesa e contabili»:
«5. Le contabilita’ speciali di cui all’art. 585 del
regio decreto 23 maggio 1924, n. 827,comunque costituite
presso sezioni di tesoreria, sono estinte previa
autorizzazione del Ministero del tesoro, del bilancio e
della programmazione economica a cura delle sezioni stesse
quando sia trascorso almeno un anno dall’ultima operazione
e non siano state effettuate ulteriori transazioni. Le
somme eventualmente giacenti sono versate in conto entrata
del tesoro e possono essere riassegnate alle
amministrazioni interessate su loro richiesta.
Dell’estinzione e del versamento viene data comunicazione
al titolare della contabilita’ speciale.».
– Per il testo dell’art. 585 del regolamento di cui al
gia’ citato regio decreto 827/1924, vedasi in nota alL’art.
1, comma 38.
Note all’art. 1, comma 41:
– L’art. 1 della legge 18 febbraio 1983, n. 50 recante
«Modifiche ed integrazioni alla legge 24 dicembre 1957, n.
1295, riguardante l’istituto per il credito sportivo»,
sostituisce l’art. 2 della L. 24 dicembre 1957, n. 1295, ed
e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 56 del
26 febbraio 1983.
Note all’art. 1, comma 42:
– Si riporta il testo del n. 103 della tabella A, parte
III (Beni e servizi soggetti all’aliquota del 10%),
allegata al decreto del Presidente della Repubblica
26 ottobre 1972, n. 633 recante «Istituzione e disciplina
dell’imposta sul valore aggiunto», e successive
modificazioni, cosi’ come modificato dalla presente legge:

«103) energia elettrica per uso domestico; energia
elettrica e gas per uso di imprese estrattive, agricole e
manifatturiere comprese le imprese poligrafiche, editoriali
e simili; energia elettrica per il funzionamento degli
impianti irrigui, di sollevamento e di scolo delle acque,
utilizzati dai consorzi di bonifica e di irrigazione;
energia elettrica fornita ai clienti grossisti di cui
all’art. 2, comma 5, del decreto legislativo 16 marzo 1999,
n. 79; gas, gas metano e gas petroliferi liquefatti,
destinati ad essere immessi direttamente nelle tubazioni
delle reti di distribuzione per essere successivamente
erogati, ovvero destinati ad imprese che li impiegano per
la produzione di energia elettrica;».
– Si riporta il testo del paragrafo 3 dell’art. 88 del
Trattato istitutivo della comunita’ europea:
«3. Alla Commissione sono comunicati, in tempo
utile perche’ presenti le sue osservazioni, i progetti
diretti a istituire o modificare aiuti. Se ritiene che un
progetto non sia compatibile con il mercato comune a norma
dell’art. 87, la Commissione inizia senza indugio la
procedura prevista dal paragrafo precedente. Lo Stato
membro interessato non puo’ dare esecuzione alle misure
progettate prima che tale procedura abbia condotto a una
decisione finale.».
Note all’art. 1, comma 43:
– Si riporta il testo dell’art. 20 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 112 recante «Conferimento di
funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni
ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge
15 marzo 1997, n. 59»:
«Art. 20 (Funzioni delle camere di commercio, industria
artigianato e agricoltura). – 1. Sono attribuite alle
camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura
le funzioni esercitate dagli uffici metrici provinciali e
dagli uffici provinciali per l’industria, il commercio e
l’artigianato, ivi comprese quelle relative ai brevetti e
alla tutela della proprieta’ industriale.
2. Presso le camere di commercio, industria,
artigianato e agricoltura e’ individuato un responsabile
delle attivita’ finalizzate alla tutela del consumatore e
della fede pubblica, con particolare riferimento ai compiti
in materia di controllo di conformita’ dei prodotti e
strumenti di misura gia’ svolti dagli uffici di cui al
comma 1.».
– Si riporta il testo dell’art. 16 della legge
18 dicembre 1973, n. 836 recante «Trattamento economico di
missione e di trasferimento dei dipendenti statali»:
«Art. 16. – La liquidazione delle spese relative al
trasporto di materiale e strumenti occorrenti al personale
per disimpegnare il proprio servizio di istituto e’
disposta in base ad una tariffa da stabilire con decreti
delle singole amministrazioni di concerto con quella del
Tesoro, avuto riguardo alle caratteristiche del percorso
nonche’ a quella del materiale e degli strumenti.».
Note all’art. 1, comma 44:
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 18 della
legge 29 dicembre 1993, n. 580 recante «Riordinamento delle
camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura»:
«Art. 18 (Finanziamento delle camere di commercio). –
1. Al finanziamento ordinario delle camere di commercio si
provvede mediante:
a) i contributi a carico del bilancio dello Stato
quale corrispettivo per l’esercizio di funzioni di
interesse generale svolte per conto della pubblica
amministrazione;
b) il diritto annuale come determinato ai sensi dei
commi 3, 4 e 5;
c) i proventi derivanti dalla gestione di attivita’ e
dalla prestazione di servizi e quelli di natura
patrimoniale;
d) le entrate e i contributi derivanti da leggi
statali, da leggi regionali, da convenzioni o previsti in
relazione alle attribuzioni delle camere di commercio;
e) i diritti di segreteria sull’attivita’
certificativa svolta e sulla iscrizione in ruoli, elenchi,
registri e albi tenuti ai sensi delle disposizioni vigenti;
f) i contributi volontari, i lasciti e le donazioni
di cittadini o di enti pubblici e privati;
g) altre entrate e altri contributi.».
Note all’art. 1, comma 45:
– La legge 29 ottobre 1984, n. 720 reca «Istituzione
del sistema di tesoreria unica per enti ed organismi
pubblici». (Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 29 ottobre
1984, n. 298).
Note all’art. 1, comma 47:
– Si riporta il testo del comma 309 dell’art. 1 della
gia’ citata legge 311/2004, cosi’ come modificato dalla
presente legge:
«309. Il maggior gettito derivante dall’applicazione
delle disposizioni di cui ai commi da 306 a 308 e’ versato
al bilancio dello Stato, per essere riassegnato allo stato
di previsione del Ministero della giustizia per il
pagamento di debiti pregressi nonche’ per l’adeguamento
delle spese di funzionamento degli uffici giudiziari, e
allo stato di previsione del Ministero dell’economia e
delle finanze, per le spese riguardanti il funzionamento
del Consiglio di Stato e dei tribunali amministrativi
regionali.».
Note all’art. 1, comma 48:
– Si riporta il testo dell’art. 1 del decreto-legge
6 settembre 2002, n. 194 recante «Misure urgenti per il
controllo, la trasparenza ed il contenimento della spesa
pubblica.», convertito con modificazioni dalla legge
31 ottobre 2002, n. 246:
«Art. 1. 01. – All’art. 11 della legge 5 agosto 1978,
n. 468, e successive modificazioni, sono apportate le
seguenti modificazioni:
a);
b).
1. All’art. 11-ter della legge 5 agosto 1978, n. 468, e
successive modificazioni, sono apportate le seguenti
modificazioni:
a) al comma 1, all’alinea, le parole: «In attuazione
dell’art. 81, quarto comma, della Costituzione, la.» sono
sostituite dalle seguenti: «In attuazione dell’art. 81,
quarto comma, della Costituzione, ciascuna legge che
comporti nuove o maggiori spese indica espressamente, per
ciascun anno e per ogni intervento da essa previsto, la
spesa autorizzata, che si intende come limite massimo di
spesa, ovvero le relative previsioni di spesa, definendo
una specifica clausola di salvaguardia per la compensazione
degli effetti che eccedano le previsioni medesime. La.»;
b).
1-bis. Ai fini dell’applicazione delle disposizioni di
cui al comma 1 alla legislazione vigente alla data di
entrata in vigore del presente decreto, per
l’individuazione dei limiti degli oneri finanziari si
assumono i rispettivi stanziamenti iscritti nel bilancio di
previsione dello Stato.
2.
3. In presenza di uno scostamento rilevante dagli
obiettivi indicati per l’anno considerato dal Documento di
programmazione economico-finanziaria e da eventuali
aggiornamenti, come approvati dalle relative risoluzioni
parlamentari, il Ministro dell’economia e delle finanze
riferisce al Consiglio dei Ministri con propria relazione.
Con apposito atto di indirizzo, adottato con decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione
del Consiglio dei Ministri, sono definiti criteri di
carattere generale per il coordinamento dell’azione
amministrativa del Governo intesi all’efficace controllo e
monitoraggio degli andamenti di finanza pubblica. Gli
schemi dei decreti di cui al periodo precedente, corredati
di apposita relazione, sono trasmessi alle Camere per il
parere delle competenti Commissioni parlamentari, da
esprimere entro quindici giorni dalla data di trasmissione,
decorsi i quali i decreti possono essere comunque adottati.
Sulla base dell’atto di indirizzo di cui al secondo
periodo, il Ministro dell’economia e delle finanze puo’
disporre con proprio decreto, da pubblicare nella Gazzetta
Ufficiale, la limitazione all’assunzione di impegni di
spesa o all’emissione di titoli di pagamento a carico del
bilancio dello Stato, entro limiti percentuali determinati
in misura uniforme rispetto a tutte le dotazioni di
bilancio, con esclusione delle spese relative agli
stipendi, assegni, pensioni e di altre spese fisse o aventi
natura obbligatoria, nonche’ delle spese relative agli
interessi, alle poste correttive e compensative delle
entrate, comprese le regolazioni contabili, ad accordi
internazionali, ad obblighi derivanti dalla normativa
comunitaria, alle annualita’ relative ai limiti di impegno
e alle rate di ammortamento mutui. Per effettive, motivate
e documentate esigenze e in conformita’ alle indicazioni
contenute nel citato atto di indirizzo, con il medesimo
decreto di cui al quarto periodo il Ministro dell’economia
e delle finanze puo’ escludere altre spese dalla predetta
limitazione. Contestualmente alla loro adozione, i decreti
di cui al quarto periodo, corredati da apposite relazioni,
sono trasmessi alle Camere.
4. Per le medesime finalita’ di cui al comma 3, il
Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il Ministro
vigilante, puo’ disporre, con il decreto di cui al medesimo
comma, la riduzione delle spese di funzionamento degli enti
e organismi pubblici non territoriali, con l’esclusione
degli organi costituzionali, previste nei rispettivi
bilanci. Gli organi interni di revisione e di controllo
vigilano sull’applicazione di tale decreto, assicurando la
congruita’ delle conseguenti variazioni di bilancio. Il
maggiore avanzo derivante da tali riduzioni e’ reso
indisponibile fino a diversa determinazione del Ministero
dell’economia e delle finanze.
5. All’art. 20 della legge 5 agosto 1978, n. 468, e
successive modificazioni, sono apportate le seguenti
modifiche ed integrazioni:
a) all’ottavo comma le parole: «di cui al terzo
comma del precedente art. 18.». sono sostituite dalle
seguenti: «dell’art. 11-quater, comma 2.».;
b).
6.
6-bis. Le somme stanziate per spese in conto capitale
negli esercizi 2000 e 2001 non impegnate alla chiusura
dell’esercizio 2002, nonche’ gli stanziamenti iscritti in
forza di disposizioni legislative entrate in vigore
nell’ultimo quadrimestre dell’esercizio 1999, possono
essere mantenuti in bilancio, quali residui, fino alla
chiusura dell’esercizio 2003. Le somme stanziate per spese
in conto capitale nell’esercizio 2002 non impegnate alla
chiusura dell’esercizio medesimo, nonche’ gli stanziamenti
iscritti in forza di disposizioni legislative entrate in
vigore nell’ultimo quadrimestre dell’esercizio 2001,
possono essere mantenuti in bilancio, quali residui, fino
alla chiusura dell’esercizio 2004. Le somme stanziate per
spese in conto capitale nell’esercizio 2003 non impegnate
alla chiusura dell’esercizio medesimo, nonche’ gli
stanziamenti iscritti in forza di disposizioni legislative
entrate in vigore nell’ultimo quadrimestre dell’esercizio
2002, possono essere mantenuti in bilancio, quali residui,
fino alla chiusura dell’esercizio 2005 .
7. Sono abrogate tutte le disposizioni legislative che
derogano all’art. 36 del regio decreto 18 novembre 1923, n.
2440. Nell’art. 54, comma 16, della legge 27 dicembre 1997,
n. 449, le parole: «entro il terzo esercizio finanziario
successivo.» sono sostituite dalle seguenti: «entro
l’esercizio finanziario successivo.».
8. In relazione alle prioritarie esigenze di controllo
e di monitoraggio degli andamenti di finanza pubblica, in
attesa dei provvedimenti di revisione dell’assetto
organizzativo del Ministero dell’economia e delle finanze,
ai sensi della legge 6 luglio 2002, n. 137, e dell’art. 4
del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, le
Ragionerie provinciali dello Stato provvedono
esclusivamente ai predetti compiti di controllo e di
monitoraggio e dipendono organicamente e funzionalmente dal
Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato. Ferma
la competenza del capo del dipartimento provinciale del
predetto Ministero in materia di dotazioni strumentali e
logistiche, nonche’ di rapporti sindacali, le attivita’ di
promozione e di attuazione delle politiche di sviluppo e di
coesione, di cui all’art. 7, comma 3, del decreto
legislativo 5 dicembre 1997, n. 430, e le attivita’ di
competenza degli altri dipartimenti del Ministero sono
svolte dagli altri uffici delle direzioni provinciali dei
servizi vari, che dipendono funzionalmente dai predetti
dipartimenti.».
– Si riporta il testo del comma 8 dell’art. 1 del
decreto-legge 12 luglio 2004, n. 168 recante «Interventi
urgenti per il contenimento della spesa pubblica.»,
convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2004, n.
191:
«8. Per l’anno 2004 gli enti previdenziali pubblici si
adeguano ai principi di cui al presente articolo riducendo
le proprie spese di funzionamento per consumi intermedi non
aventi natura obbligatoria in misura non inferiore al 30
per cento rispetto alle previsioni iniziali. Gli importi
derivanti da tali riduzioni sono resi indisponibili previo
accantonamento in apposito fondo, fino a diversa
determinazione da adottare con decreto del Ministro
dell’economia e delle finanze. La riduzione non si applica,
comunque, alle spese dipendenti dalla prestazione di
servizi correlati a diritti soggettivi dell’utente.».
Note all’art. 1, comma 50:
– Si riporta il testo dell’art. 23 della gia’ citata
legge 289/2002:
«Art. 23 (Razionalizzazione delle spese e flessibilita’
del bilancio). – 1. Per il conseguimento degli obiettivi di
finanza pubblica, le dotazioni iniziali delle unita’
previsionali di base degli stati di previsione dei
Ministeri per l’anno finanziario 2003 concernenti spese per
consumi intermedi non aventi natura obbligatoria sono
ridotte del 10 per cento. In ciascuno stato di previsione
della spesa e’ istituito un fondo da ripartire nel corso
della gestione per provvedere ad eventuali sopravvenute
maggiori esigenze di spese per consumi intermedi, la cui
dotazione iniziale e’ costituita dal 10 per cento dei
rispettivi stanziamenti come risultanti dall’applicazione
del periodo precedente. La ripartizione del fondo e’
disposta con decreti del Ministro competente, comunicati,
anche con evidenze informatiche, al Ministero dell’economia
e delle finanze, tramite gli Uffici centrali del bilancio,
nonche’ alle competenti Commissioni parlamentari e alla
Corte dei conti.
2. Ai fini del conseguimento dell’obiettivo di cui al
comma 1 le dotazioni relative agli enti indicati nella
Tabella C allegata alla presente legge sono rideterminate
nella medesima Tabella, con una riduzione complessiva del
2,5 per cento rispetto alla legislazione vigente; analoga
riduzione e’ disposta per gli stanziamenti di bilancio
destinati al finanziamento degli enti pubblici diversi da
quelli indicati nella Tabella C, intendendosi
conseguentemente modificate le relative autorizzazioni di
spesa.
3. Gli enti previdenziali pubblici si adeguano ai
principi di cui al presente articolo riducendo le proprie
spese di funzionamento per consumi intermedi in misura non
inferiore al 10 per cento rispetto al consuntivo 2001. A
decorrere dal 1° gennaio 2003, in considerazione
dell’istituzione, ai sensi dell’art. 69, comma 14, della
legge 23 dicembre 2000, n. 388, della gestione finanziaria
e patrimoniale unica dell’Istituto nazionale di previdenza
per i dipendenti dell’amministrazione pubblica (INPDAP), ai
fini della determinazione dell’apporto dello Stato di cui
all’art. 2, comma 4, della legge 8 agosto 1995, n. 335,
come modificato dalla legge 23 dicembre 1996, n. 662, si
tiene conto dell’ammontare complessivo di tutte le
disponibilita’ finanziarie dell’ente.
4. Agli enti territoriali si applicano le disposizioni
di cui all’art. 29.
5. I provvedimenti di riconoscimento di debito posti in
essere dalle amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1,
comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,
sono trasmessi agli organi di controllo ed alla competente
procura della Corte dei conti.».
Note all’art. 1, comma 52:
Si riporta il testo dell’art. 1 della legge 31 ottobre
1965, n. 1261 recante «Determinazione dell’indennita’
spettante ai membri del Parlamento.»:
«Art. 1. – L’indennita’ spettante ai membri del
Parlamento a norma dell’art. 69 della Costituzione per
garantire il libero svolgimento del mandato e’ regolata
dalla presente legge ed e’ costituita da quote mensili
comprensive anche del rimborso di spese di segreteria e di
rappresentanza.
Gli Uffici di Presidenza delle due Camere determinano
l’ammontare di dette quote in misura tale che non superino
il dodicesimo del trattamento complessivo massimo annuo
lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione
della Corte di cassazione ed equiparate.».
– Si riporta il testo dell’art. 1 della legge 13 agosto
1979, n. 384 recante «Trattamento dei membri del Parlamento
europeo spettanti all’Italia.»:
«Art. 1. – Ai membri del Parlamento europeo spettanti
all’Italia, che non siano anche membri del Parlamento
nazionale, spetta dal giorno successivo a quello
dell’elezione e fino a quando non sara’ diversamente
stabilito dal medesimo Parlamento europeo, una indennita’
mensile pari all’indennita’ percepita dai membri del
Parlamento nazionale in applicazione dell’art. 1 della
legge 31 ottobre 1965, n. 1261.
All’indennita’ mensile prevista dal primo comma si
estendono, in quanto applicabili, i divieti di cumulo
stabiliti dall’art. 3 della legge 31 ottobre 1965, n. 1261,
nonche’ il trattamento di cui all’art. 48, quarto comma,
del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre
1973, n. 597, e la ritenuta nella misura stabilita
dall’art. 29, penultimo comma, del decreto del Presidente
della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive
modificazioni.
L’indennita’ di cui al primo comma e’ cumulabile con
quelle di soggiorno, di viaggio, di segreteria, nonche’ con
i rimborsi, le assicurazioni e le prestazioni
assistenziali, corrisposti direttamente.».
Note all’art. 1, comma 53:
– Si riporta il testo dell’art. 2 della legge 8 aprile
1952, n. 212 recante «Revisione del trattamento economico
dei dipendenti statali.»:
«Art. 2. – Ai Ministri Segretari di Stato ed ai
Sottosegretari di Stato e’ attribuito uno stipendio pari al
trattamento economico complessivo previsto,
rispettivamente, per il personale dei gradi I e II
dell’ordinamento gerarchico.
Al Presidente del Consiglio dei Ministri spetta lo
stipendio fissato dal precedente comma per i Ministri
Segretari di Stato, maggiorato del 50 per cento.
Agli Alti Commissari ed agli Alti Commissari aggiunti
e’ attribuito uno stipendio pari al trattamento economico
complessivo previsto, rispettivamente, per il personale dei
gradi 2° e 3° dell’ordinamento gerarchico.
Agli effetti della pensione e delle relative ritenute,
si considera per il Presidente del Consiglio dei Ministri e
per i Ministri lo stipendio del grado 1 dell’ordinamento
gerarchico, per i Sottosegretari di Stato e gli Alti
Commissari lo stipendio del grado 2° dell’ordinamento
gerarchico e per gli Alti Commissari aggiunti lo stipendio
del grado 3 dell’ordinamento gerarchico, salvo che per la
loro posizione, di impiego civile o militare essi fruiscano
di stipendio pensionabile inferiore, nel qual caso si
applica il disposto dell’art. 78 del testo unico
21 febbraio 1895, n. 70.
Sono soppresse l’indennita’ di carica di cui agli
articoli 1 e 2 del regio decreto-legge 13 gennaio 1914, n.
11, e l’indennita’ mensile di alloggio di cui al decreto
legislativo luogotenenziale 23 novembre 1944, n. 376.
E’ abrogato l’art. 17 del decreto legislativo del Capo
provvisorio dello Stato 5 agosto 1947, n. 778.».
Note all’art. 1, commi 56, 58 e 61:
– Per il comma 2 dell’art. 1 del decreto legislativo
30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, si veda
in nota all’art. 1, comma 9.
Note all’art. 1, comma 63:
– Si riporta il testo del comma 44 dell’art. 59 della
legge 27 dicembre 1997, n. 449 recante «Misure per la
stabilizzazione della finanza pubblica.»:
«44. Presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e’
istituito il Fondo per le politiche sociali, con una
dotazione di lire 28 miliardi per l’anno 1998, di lire 115
miliardi per l’anno 1999 e di lire 143 miliardi per l’anno
2000.».
Note all’art. 1, comma 66:
– Per il testo del comma 38 dell’art. 2 della legge
14 novembre 1995, n. 481 recante «Norme per la concorrenza
e la regolazione dei servizi di pubblica utilita’.
Istituzione delle Autorita’ di regolazione dei servizi di
pubblica utilita’.», vedasi in nota all’art. 1, comma 68.
Note all’art. 1, comma 68:
– Si riporta il testo dell’art. 13 della legge 8 agosto
1995, n. 335 recante «Riforma del sistema pensionistico
obbligatorio e complementare.», cosi’ come modificato dalla
presente legge:
«Art. 13 (Vigilanza sui fondi pensione). – 1.
2. Per il funzionamento della commissione di vigilanza
prevista dall’art. 16 del decreto legislativo 21 aprile
1993, n. 124, come sostituito dal comma 1 del presente
articolo , e’ autorizzata la spesa di lire 5.000 milioni a
decorrere dall’anno 1996. All’onere per gli anni 1996 e
1997 si provvede mediante corrispondente utilizzo delle
proiezioni per i medesimi anni: per lire 3.500 milioni
dell’accantonamento relativo al Ministero del lavoro e
della previdenza sociale e per lire 1.500 milioni
dell’accantonamento relativo al Ministero della pubblica
istruzione, iscritti, ai fini del bilancio triennale
1995-1997, al capitolo 6856 dello stato di previsione del
Ministero del tesoro per l’anno 1995.
3. Il finanziamento della commissione puo’ essere
integrato, mediante il versamento annuale da parte dei
fondi pensione di una quota non superiore allo 0,5 per
mille dei flussi annuali dei contributi incassati.».
– L’art. 40 della legge 23 dicembre 1994, n. 724
recante «Misure di razionalizzazione della finanza
pubblica.», come modificato dalla presente legge e’ il
seguente:
«Art. 40 (Sistema di finanziamento CONSOB). – 1. 1. Nel
quadro dell’attivazione di un processo di revisione
dell’assetto istituzionale della Commissione nazionale per
le societa’ e la borsa (CONSOB), ai fini del proprio
autofinanziamento la CONSOB segnala al Ministro del tesoro
entro il 31 luglio di ciascun anno, a decorrere dal 1995,
il fabbisogno finanziario per l’esercizio successivo,
nonche’ la previsione delle entrate, realizzabili nello
stesso esercizio, per effetto dell’applicazione delle
contribuzioni di cui al comma 3.
2. 2. (Abrogato).
3. 3. Entro il limite del fabbisogno finanziario di cui
al comma 1, la CONSOB determina in ciascun anno l’ammontare
delle contribuzioni dovute ai soggetti sottoposti alla sua
vigilanza. Nella determinazione delle predette
contribuzioni la CONSOB adotta criteri di parametrazione
che tengono conto dei costi derivanti dal complesso delle
attivita’ svolte relativamente a ciascuna categoria di
soggetti .
3-bis. Il Ministero del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica e’ esonerato, fino all’emanazione
del testo unico previsto dall’art. 8, comma 1, della legge
6 febbraio 1996, n. 52, nelle materie di cui all’art. 21
della legge stessa, dagli obblighi previsti dalla normativa
vigente relativi alle comunicazioni delle partecipazioni
societarie detenute indirettamente.
4. 4. Le determinazioni della CONSOB di cui al comma 3
sono rese esecutive con le procedure indicate dall’art. 1,
nono comma, del decreto-legge 8 aprile 1974, n. 95,
convertito con modificazioni, dalla legge 7 giugno 1974, n.
216, e successive modificazioni.
5. 5. Le contribuzioni di cui al comma 3 sono versate
direttamente alla CONSOB in deroga alla legge 29 ottobre
1984, n. 720, e successive modificazioni, e vengono
iscritti in apposita voce del relativo bilancio di
previsione.
6. 6. La riscossione coattiva delle contribuzioni
previste dal comma 3 avviene tramite ruolo e secondo le
modalita’ di cui all’art. 67, comma 2, del decreto del
Presidente della Repubblica 28 gennaio 1988, n. 43.».
– Si riporta il testo del comma 38 dell’art. 2 della
legge 14 novembre 1995, n. 481 recante «Norme per la
concorrenza e la regolazione dei servizi di pubblica
utilita’. Istituzione delle Autorita’ di regolazione dei
servizi di pubblica utilita’.», cosi’ come modificato dalla
presente legge:
«38. All’onere derivante dall’istituzione e dal
funzionamento delle Autorita’, determinato in lire 3
miliardi per il 1995 e in lire 20 miliardi, per ciascuna
Autorita’, a decorrere dal 1996, si provvede:
a) per il 1995, mediante corrispondente riduzione
dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale
1995-1997, al capitolo 6856 dello stato di previsione del
Ministero del tesoro per l’anno 1995 all’uopo parzialmente
utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero
dell’industria, del commercio e dell’artigianato;
b) (abrogato).».
Note all’art. 1, comma 69:
– Si riporta il testo dell’art. 10 della legge
10 ottobre 1990, n. 287 recante «Norme per la tutela della
concorrenza e del mercato.», cosi’ come modificato dalla
presente legge:
«Art. 10 (Autorita’ garante della concorrenza e del
mercato). – 1. E’ istituita l’Autorita’ garante della
concorrenza e del mercato, denominata ai fini della
presente legge Autorita’, con sede in Roma.
2. L’Autorita’ opera in piena autonomia e con
indipendenza di giudizio e di valutazione ed e’ organo
collegiale costituito dal presidente e da quattro membri,
nominati con determinazione adottata d’intesa dai
Presidenti della Camera dei deputati e del Senato della
Repubblica. Il presidente e’ scelto tra persone di notoria
indipendenza che abbiano ricoperto incarichi istituzionali
di grande responsabilita’ e rilievo. I quattro membri sono
scelti tra persone di notoria indipendenza da individuarsi
tra magistrati del Consiglio di Stato, della Corte dei
conti o della Corte di cassazione, professori universitari
ordinari di materie economiche o giuridiche, e personalita’
provenienti da settori economici dotate di alta e
riconosciuta professionalita’.
3. I membri dell’Autorita’ sono nominati per sette anni
e non possono essere confermati. Essi non possono
esercitare, a pena di decadenza, alcuna attivita’
professionale o di consulenza, ne’ possono essere
amministratori o dipendenti di enti pubblici o privati, ne’
ricoprire altri uffici pubblici di qualsiasi natura. I
dipendenti statali sono collocati fuori ruolo per l’intera
durata del mandato.
4. L’Autorita’ ha diritto di corrispondere con tutte le
pubbliche amministrazioni e con gli enti di diritto
pubblico, e di chiedere ad essi, oltre a notizie ed
informazioni, la collaborazione per l’adempimento delle sue
funzioni. L’Autorita’, in quanto autorita’ nazionale
competente per la tutela della concorrenza e del mercato,
intrattiene con gli organi delle comunita’ europee i
rapporti previsti dalla normativa comunitaria in materia.
5. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore
della presente legge, con decreto del Presidente della
Repubblica, su proposta del Ministro dell’industria, del
commercio e dell’artigianato, sentito il Ministro del
tesoro, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri,
sono stabilite procedure istruttorie che garantiscono agli
interessati la piena conoscenza degli atti istruttori, il
contraddittorio e la verbalizzazione.
6. L’Autorita’ delibera le norme concernenti la propria
organizzazione e il proprio funzionamento, quelle
concernenti il trattamento giuridico ed economico del
personale e l’ordinamento delle carriere, nonche’ quelle
dirette a disciplinare la gestione delle spese nei limiti
previsti dalla presente legge, anche in deroga alle
disposizioni sulla contabilita’ generale dello Stato.
7. L’Autorita’ provvede all’autonoma gestione delle
spese per il proprio funzionamento nei limiti del fondo
stanziato a tale scopo nel bilancio dello Stato e iscritto,
con unico capitolo, nello stato di previsione della spesa
del Ministero dell’industria, del commercio e
dell’artigianato. La gestione finanziaria si svolge in base
al bilancio di previsione approvato dall’Autorita’ entro il
31 dicembre dell’anno precedente a quello cui il bilancio
si riferisce. Il contenuto e la struttura del bilancio di
previsione, il quale deve comunque contenere le spese
indicate entro i limiti delle entrate previste, sono
stabiliti dal regolamento di cui al comma 6, che disciplina
anche le modalita’ per le eventuali variazioni. Il
rendiconto della gestione finanziaria, approvato entro il
30 aprile dell’anno successivo, e’ soggetto al controllo
della Corte dei conti. Il bilancio preventivo e il
rendiconto della gestione finanziaria sono pubblicati nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
7-bis. L’Autorita’, ai fini della copertura dei costi
relativi al controllo delle operazioni di concentrazione,
determina annualmente le contribuzioni dovute alla imprese
tenute all’obbligo di comunicazione ai sensi dell’art. 16,
comma 1. A tal fine, l’autorita’ adotta criteri di
parametrazione dei contributi commisurati ai costi
complessivi relativi all’attivita’ di controllo delle
concentrazioni, tenuto conto della rilevanza economica
dell’operazione sulla base del valore della transazione
interessata e comunque in misura non superiore all’1,2 per
cento del valore stesso, stabilendo soglie minime e massime
della contribuzione.
8. Con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, su proposta del Ministro dell’industria, del
commercio e dell’artigianato, d’intesa con il Ministro del
tesoro, sono determinate le indennita’ spettanti al
presidente e ai membri dell’Autorita’.».
Note all’art. 1, commi 70 e 71:
– Si riporta il testo dell’art. 32 della legge
11 febbraio 1994, n. 109 recante «Legge quadro in materia
di lavori pubblici.» e successive modificazioni, cosi’ come
modificato dalla presente legge:
«Art. 32 (Definizione delle controversie). – 1. Tutte
le controversie derivanti dall’esecuzione del contratto,
comprese quelle conseguenti al mancato raggiungimento
dell’accordo bonario previsto dal comma 1 dell’art. 31-bis,
possono essere deferite ad arbitri.
2. Ai giudizi arbitrali si applicano le disposizioni
del codice di procedura civile, salvo quanto previsto
all’art. 9, comma 4, del regolamento di cui al decreto
ministeriale 2 dicembre 2000, n. 398 del Ministro dei
lavori pubblici, nonche’ l’obbligo di applicazione da parte
del collegio arbitrale delle tariffe di cui all’allegato al
predetto regolamento.
2-bis. All’atto del deposito del lodo va corrisposta, a
cura degli arbitri, una somma pari all’uno per mille del
valore della relativa controversia.
2-ter. In caso di mancato accordo per la nomina del
terzo arbitro, ad iniziativa della parte piu’ diligente,
provvede la Camera arbitrale, scegliendolo nell’albo
previsto dal regolamento di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554. Ai giudizi
costituiti ai sensi del presente comma si applicano le
norme di procedura di cui al citato decreto del Ministro
dei lavori pubblici 2 dicembre 2000, n. 398.
3. Il regolamento definisce altresi’, ai sensi e con
gli effetti di cui all’art. 3 della presente legge, la
composizione e le modalita’ di funzionamento della camera
arbitrale per i lavori pubblici; disciplina i criteri cui
la camera arbitrale dovra’ attenersi nel fissare i
requisiti soggettivi e di professionalita’ per assumere
l’incarico di arbitro, nonche’ la durata dell’incarico
stesso, secondo principi di trasparenza, imparzialita’ e
correttezza.
4. Dalla data di entrata in vigore del regolamento
cessano di avere efficacia gli articoli 42, 43, 44, 45, 46,
47, 48, 49, 50 e 51 del capitolato generale d’appalto
approvato con il decreto del Presidente della Repubblica
16 luglio 1962, n. 1063. Dalla medesima data il richiamo ai
collegi arbitrali da costituire ai sensi della normativa
abrogata, contenuto nelle clausole dei contratti di appalto
gia’ stipulati, deve intendersi riferito ai collegi da
nominare con la procedura camerale secondo le modalita’
previste dai commi precedenti ed i relativi giudizi si
svolgono secondo la disciplina da essi fissata. Sono fatte
salve le disposizioni che prevedono la costituzione di
collegi arbitrali in difformita’ alla normativa abrogata,
contenute nelle clausole di contratti o capitolati
d’appalto gia’ stipulati alla data di entrata in vigore del
regolamento, a condizione che i collegi arbitrali medesimi
non risultino gia’ costituiti alla data di entrata in
vigore della presente disposizione.
4-bis. Sono abrogate tutte le disposizioni che, in
contrasto con i precedenti commi, prevedono limitazioni ai
mezzi di risoluzione delle controversie nella materia dei
lavori pubblici come definita all’art. 2.».
Note all’art. 1, comma 72:
– Si riporta il testo dell’art. 70 del
decreto-legislativo 30 luglio 1999, n. 300 recante «Riforma
dell’organizzazione del Governo, a norma dell’art. 11 della
legge 15 marzo 1997, n. 59.», cosi’ come modificato dalla
presente legge:
«Art. 70 (Bilancio e finanziamento). – 1. Le entrate
delle agenzie fiscali sono costituite da:
a) i finanziamenti erogati in base alle disposizioni
dell’art. 59 del presente decreto legislativo a carico del
bilancio dello Stato;
b) i corrispettivi per i servizi prestati a soggetti
pubblici o privati, incluse le amministrazioni statali per
le prestazioni che non rientrano nella convenzione di cui
all’art. 59;
c) altri proventi patrimoniali e di gestione.
2. I finanziamenti di cui al comma 1, lettera a),
vengono determinati in modo da tenere conto dell’incremento
dei livelli di adempimento fiscale e del recupero di
gettito nella lotta all’evasione. I finanziamenti vengono
accreditati a ciascuna Agenzia su apposita contabilita’
speciale soggetta ai vincoli del sistema di tesoreria
unica.
3. Le agenzie, che possono stipulare convenzioni con
aziende di credito per la gestione del servizio di
tesoreria, non hanno facolta’ di accendere mutui, ne’ di
adire ad alcuna forma di indebitamento, fatta eccezione per
le anticipazioni di cassa previste nelle convenzioni per la
gestione del servizio di tesoreria.
4. In sede di prima attuazione i finanziamenti di cui
alla lettera a) del comma 1 sono determinati sulla base
delle assegnazioni di bilancio iscritte nello stato di
previsione del ministero delle finanze destinate
all’espletamento delle funzioni trasferite a ciascuna
agenzia.
5. Il comitato di gestione delibera il regolamento di
contabilita’, che e’ sottoposto al ministro delle finanze
secondo le disposizioni dell’art. 60. Il regolamento si
conforma, nel rispetto delle disposizioni generali in
materia di contabilita’ pubblica e anche prevedendo
apposite note di raccordo della contabilita’ aziendale, ai
principi desumibili dagli articoli 2423 e seguenti del
codice civile.
6. Le agenzie fiscali non possono impegnare o erogare
spese eccedenti le entrate. I piani di investimento e gli
impegni a carattere pluriennale devono conformarsi al
limite costitutito dalle risorse finanziarie stabilite
dalla legge finanziaria e dalle altre entrate proprie delle
agenzie fiscali.».
Note all’art. 1, comma 76:
– Si riporta il testo dei commi 1 e 2 dell’art. 12 del
decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79 recante «Misure urgenti
per il riequilibrio della finanza pubblica.», convertito,
con modificazioni, alla legge 28 maggio 1997, n. 140:
«Art. 12 (Disposizioni per il potenziamento
dell’amministrazione finanziaria e delle attivita’ di
contrasto dell’evasione fiscale). – 1. Il Ministro
dell’economia e delle finanze, sulla base delle somme
riscosse in via definitiva correlabili ad attivita’ di
controllo fiscale, delle maggiori entrate realizzate con la
vendita degli immobili dello Stato effettuata ai sensi
dell’art. 3, comma 99, della legge 23 dicembre 1996, n.
662, nonche’ sulla base dei risparmi di spesa per
interessi, calcolati rispetto alle previsioni definitive di
bilancio e connessi con la gestione della tesoreria e del
debito pubblico e con l’attivita’ di controllo e di
monitoraggio dell’andamento della finanza pubblica e dei
flussi di bilancio per il perseguimento degli obiettivi
programmatici, determina con proprio decreto le misure
percentuali da applicare su ciascuna di tali risorse, con
effetto dall’anno 2004, per le finalita’ di cui al comma 2
e per il potenziamento dell’Amministrazione economica e
finanziaria, in misura tale da garantire la neutralita’
finanziaria rispetto al previgente sistema.
2. Le somme derivanti dall’applicazione del comma 1,
secondo modalita’ determinate con il decreto ivi indicato,
affluiscono ad appositi fondi destinati al personale
dell’Amministrazione economica e finanziaria in servizio
presso gli Uffici adibiti alle attivita’ di cui al citato
comma che hanno conseguito gli obiettivi di produttivita’
definiti, anche su base monetaria. In sede di
contrattazione integrativa sono stabiliti i tempi e le
modalita’ di erogazione dei fondi determinando le risorse
finanziarie da assegnare a ciascuno dei predetti Uffici in
relazione all’apporto recato dagli Uffici medesimi alle
attivita’ di cui al comma 1.».
Note all’art. 1, comma 77:
– Si riporta il testo dell’art. 59 del gia’ citato D.
Lgs 30 luglio 1999, n. 300 recante «Riforma
dell’organizzazione del Governo, a norma dell’art. 11 della
L. 15 marzo 1997, n. 59.», e successive modificazioni:
«Art. 59 (Rapporti con le agenzie fiscali). – 1. Il
ministro delle finanze dopo l’approvazione da parte del
Parlamento del documento di programmazione
economica-finanziaria ed in coerenza con i vincoli e gli
obiettivi stabiliti in tale documento, determina
annualmente, e comunque entro il mese di settembre, con un
proprio atto di indirizzo e per un periodo almeno
triennale, gli sviluppi della politica fiscale, le linee
generali e gli obiettivi della gestione tributaria, le
grandezze finanziarie e le altre condizioni nelle quali si
sviluppa l’attivita’ delle agenzie fiscali. Il documento di
indirizzo e’ trasmesso al Parlamento.
2. Il ministro e ciascuna agenzia, sulla base del
documento di indirizzo, stipulano una convenzione
triennale, con adeguamento annuale per ciascun esercizio
finanziario, con la quale vengono fissati:
a) i servizi dovuti e gli obiettivi da raggiungere;
b) le direttive generali sui criteri della gestione
ed i vincoli da rispettare;
c) le strategie per il miglioramento;
d) le risorse disponibili;
e) gli indicatori ed i parametri in base ai quali
misurare l’andamento della gestione.
3. La convenzione prevede, inoltre:
a) le modalita’ di verifica dei risultati di
gestione;
b) le disposizioni necessarie per assicurare al
ministero la conoscenza dei fattori gestionali interni
all’agenzia, quali l’organizzazione, i processi e l’uso
delle risorse. Le informazioni devono essere assunte in
forma organizzata e sistematica ed esser tali da consentire
una appropriata valutazione dell’attivita’ svolta
dall’agenzia;
c) le modalita’ di vigilanza sull’operato
dell’agenzia sotto il profilo della trasparenza,
dell’imparzialita’ e della correttezza nell’applicazione
delle norme, con particolare riguardo ai rapporti con i
contribuenti.
4. Nella convenzione solo stabiliti, nei limiti delle
risorse stanziate su tre capitoli che vanno a comporre una
unita’ previsionale di base per ciascuna agenzia, gli
importi che vengono trasferiti, distinti per:
a) gli oneri di gestione calcolati, per le diverse
attivita’ svolte dall’agenzia, sulla base di una efficiente
conduzione aziendale e dei vincoli di servizio imposti per
esigenze di carattere generale;
b) le spese di investimento necessarie per realizzare
i miglioramenti programmati;
c) la quota incentivante connessa al raggiungimento
degli obiettivi della gestione e’ graduata in modo da
tenere conto del miglioramento dei risultati complessivi e
del recupero di gettito nella lotta all’evasione
effettivamente conseguiti.
5. Il ministero e le agenzie fiscali possono promuovere
la costituzione o partecipare a societa’ e consorzi che,
secondo le disposizioni del codice civile, abbiano ad
oggetto la prestazione di servizi strumentali all’esercizio
delle funzioni pubbliche ad essi attribuite; a tal fine,
puo’ essere ampliato l’oggetto sociale della societa’
costituita in base alle disposizioni dell’art. 10,
comma 12, della legge 8 maggio 1998, n. 146, fermo restando
che il ministero e le agenzie fiscali detengono la
maggioranza delle azioni ordinarie della predetta
societa’.».
Note all’art. 1, comma 78:
– La legge 21 dicembre 2001, n. 443 reca «Delega al
Governo in materia di infrastrutture ed insediamenti
produttivi strategici ed altri interventi per il rilancio
delle attivita’ produttive». (Pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale 27 dicembre 2001, n. 299, supplemento ordinario).
– Si riporta il testo dei commi 1, 2 e 3 dell’art. 141
della legge 23 dicembre 2000, n. 388 recante «Disposizioni
per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello
Stato (legge finanziaria 2001)»:
«Art. 141 (Patrimonio idrico nazionale). – 1. Al fine
di assicurare il recupero di risorse idriche disponibili in
aree di crisi del territorio nazionale e per il
miglioramento e la protezione ambientale, mediante
eliminazione di perdite, incremento di efficienza della
distribuzione e risanamento delle gestioni, nonche’
mediante la razionalizzazione e il completamento di opere e
di interconnessioni, il Ministero del tesoro, del bilancio
e della programmazione economica provvede alla concessione,
ed alla conseguente erogazione direttamente agli istituti
mutuanti, di contributi pari agli oneri, per capitale ed
interessi, di ammortamento di mutui o altre operazioni
finanziarie che i seguenti soggetti sono autorizzati a
contrarre in rapporto alle rispettive quote di limiti di
impegno quindicennali con decorrenza dagli anni 2002 e
2003:
a) Consorzio Ovest Sesia Baraggia, del sistema Canale
Cavour Vercellese, per la quota di lire 8 miliardi per
ciascuno degli anni 2002 e 2003;
b) Consorzio Irrigazione Est Sesia di Novara, per la
quota di lire 8 miliardi per ciascuno degli anni 2002 e
2003;
c) Canale Emiliano-Romagnolo, per la quota di lire
7,5 miliardi per ciascuno degli anni 2002 e 2003;
d) Ente Irriguo Umbro-Toscano, per la quota di lire
7,5 miliardi per ciascuno degli anni 2002 e 2003;
e) Complessi Irrigui della Campania Centrale e Piana
del Sele, per la quota di lire 4 miliardi per ciascuno
degli anni 2002 e 2003;
f) Ente per lo sviluppo dell’irrigazione e la
trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia, per
la quota di lire 4,5 miliardi per ciascuno degli anni 2002
e 2003;
g) Sistema Lentini, Simeto e Ogliastro, per la quota
di lire 3,5 miliardi per ciascuno degli anni 2002 e 2003;
h) Consorzio di bonifica Medio Astico Bacchiglione,
per la quota di lire 1 miliardo per ciascuno degli anni
2002 e 2003;
i) Consorzi di bonifica dell’oristanese, per la quota
di lire 1 miliardo per ciascuno degli anni 2002 e 2003;
l) Consorzio bacini del Trebbia e del Tidone, per la
quota di lire 1 miliardo per ciascuno degli anni 2002 e
2003.
2. Gli enti indicati al comma 1 presentano entro il
31 dicembre 2001 progetti esecutivi e cantierabili per la
realizzazione delle opere necessarie al recupero di risorse
idriche. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica provvede alla revoca della
concessione degli enti inadempienti a ripartire le connesse
risorse tra i rimanenti.
3. Per assicurare altresi’ il perseguimento delle
finalita’ di cui al comma 2 nelle restanti aree del
territorio nazionale, sono autorizzati gli ulteriori limiti
di impegno quindicennali di lire 10 miliardi per ciascuno
degli anni 2002 e 2003, da iscrivere nello stato di
previsione del Ministero delle politiche agricole e
forestali per la concessione di contributi pluriennali per
la realizzazione degli interventi da parte dei soggetti
interessati.».
Note all’art. 1, comma 81:
– Si riporta il testo dell’art. 75 della gia’ citata
legge 289/2002 recante «Disposizioni per la formazione del
bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge
finanziaria 2003)»:
«Art. 75 (Interventi ferroviari). – 1. Infrastrutture
Spa finanzia prioritariamente, anche attraverso la
costituzione di uno o piu’ patrimoni separati, gli
investimenti per la realizzazione della infrastruttura
ferroviaria per il «Sistema alta velocita/alta capacita»,
anche al fine di ridurre la quota a carico dello Stato. Le
risorse necessarie per i finanziamenti sono reperite sul
mercato bancario e su quello dei capitali secondo criteri
di trasparenza ed economicita’. Al fine di preservare
l’equilibrio economico e finanziario di Infrastrutture Spa
e’ a carico dello Stato l’integrazione dell’onere per il
servizio della parte del debito nei confronti di
Infrastrutture Spa che non e’ adeguatamente remunerabile
utilizzando i soli flussi di cassa previsionali per il
periodo di sfruttamento economico del «Sistema alta
velocita/alta capacita’.».
2. Nei casi di decadenza e revoca della concessione
relativa alla gestione dell’infrastruttura ferroviaria
nazionale, nella sua interezza o anche solo per la parte
relativa alla realizzazione e gestione del «Sistema alta
velocita/alta capacita», il nuovo concessionario assume,
senza liberazione del debitore originario, il debito
residuo nei confronti di Infrastrutture Spa e subentra nei
relativi rapporti contrattuali. Le somme eventualmente
dovute dal concedente al precedente concessionario per
l’utilizzo dei beni necessari per lo svolgimento del
servizio, per il riscatto degli stessi o a qualsiasi altro
titolo sono destinate prioritariamente al rimborso del
debito residuo nei confronti di Infrastrutture Spa. Lo
Stato garantisce il debito residuo nei confronti di
Infrastrutture Spa fino al rilascio della nuova
concessione.
3. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti
esercita anche nell’interesse di Infrastrutture Spa la
funzione di vigilanza e di controllo sull’attuazione della
concessione di cui al comma 2 per la parte relativa alla
realizzazione e gestione del «Sistema alta velocita/alta
capacita».
4. I crediti e i proventi derivanti dall’utilizzo del
«Sistema alta velocita/alta capacita’. sono destinati
prioritariamente al rimborso dei finanziamenti concessi da
Infrastrutture Spa; su di essi non sono ammesse azioni da
parte di creditori diversi da Infrastrutture Spa fino
all’estinzione del relativo debito.
5. Il gestore dell’infrastruttura ferroviaria e’
autorizzato a compensare l’onere relativo alla manutenzione
dell’infrastruttura medesima anche attraverso l’utilizzo
del fondo di ristrutturazione di cui all’art. 43, comma 5,
della legge 23 dicembre 1998, n. 448.
6.».
Note all’art. 1, comma 83:
– Si riporta il testo dell’art. 2504 del codice civile:
«Art. 2504 (Atto di fusione). – La fusione deve
risultare da atto pubblico.
L’atto di fusione deve essere depositato per
l’iscrizione, a cura del notaio o dei soggetti cui compete
l’amministrazione della societa’ risultante dalla fusione o
di quella incorporante, entro trenta giorni, nell’ufficio
del registro delle imprese dei luoghi ove e’ posta la sede
delle societa’ partecipanti alla fusione, di quella che ne
risulta o della societa’ incorporante.
Il deposito relativo alla societa’ risultante dalla
fusione o di quella incorporante non puo’ precedere quelli
relativi alle altre societa’ partecipanti alla fusione.».
Note all’art. 1, commi 84 e 85:
– Si riporta il testo del comma 177 dell’art. 4 della
legge 24 dicembre 2003, n. 350 recante «Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato
(legge finanziaria 2004)», e successive modificazioni,
cosi’ come modificato dalla presente legge:
«177. Fermo restando quanto previsto dall’art. 54,
comma 13, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, i limiti di
impegno iscritti nel bilancio dello Stato in relazione a
specifiche disposizioni legislative sono da intendere come
contributo pluriennale per la realizzazione di
investimenti, di forniture di interesse nazionale e di
azioni mirate a favorire il trasporto delle merci con
modalita’ alternative, includendo nel costo degli stessi
anche gli oneri derivanti dagli eventuali finanziamenti
necessari, ovvero quale concorso dello Stato al pagamento
di una quota degli oneri derivanti dai mutui o da altre
operazioni finanziarie che i soggetti interessati, diversi
dalle pubbliche amministrazioni come definite secondo i
criteri di contabilita’ nazionale SEC 95, sono autorizzati
ad effettuare per la realizzazione di investimenti. I
contributi, compresi gli eventuali atti di delega
all’incasso accettati dall’Amministrazione, non possono
essere compresi nell’ambito di procedure cautelari, di
esecuzione forzata e concorsuali, anche straordinarie. La
quota di concorso e’ fissata con decreto del Ministro
dell’economia e delle finanze, emanato di concerto con il
Ministro competente.».
Note all’art. 1, comma 88:
– Si riporta il testo dell’art. 1 del decreto-legge
25 settembre 2001, n. 351 recante «Disposizioni urgenti in
materia di privatizzazione e valorizzazione del patrimonio
immobiliare pubblico e di sviluppo dei fondi comuni di
investimento immobiliare», convertito con modificazioni,
dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, cosi’ come modificato
dalla presente legge:

«Art. 1 (Ricognizione del patrimonio immobiliare
pubblico). – 1. Per procedere al riordino, gestione e
valorizzazione del patrimonio immobiliare dello Stato,
anche in funzione della formulazione del conto generale del
patrimonio, di cui agli articoli 5, comma 2, della legge
3 aprile 1997, n. 94, e 14, comma 2, del decreto
legislativo 7 agosto 1997, n. 279, l’Agenzia del demanio,
con propri decreti dirigenziali, individua, sulla base e
nei limiti della documentazione esistente presso gli
archivi e gli uffici pubblici, i singoli beni, distinguendo
tra beni demaniali e beni facenti parte del patrimonio
indisponibile e disponibile.
2. L’Agenzia del demanio, con propri decreti
dirigenziali, individua i beni degli enti pubblici non
territoriali, i beni non strumentali in precedenza
attribuiti a societa’ a totale partecipazione pubblica,
diretta o indiretta, riconosciuti di proprieta’ dello
Stato, nonche’ i beni ubicati all’estero. L’individuazione
dei beni degli enti pubblici e di quelli gia’ attribuiti
alle societa’ suddette e’ effettuata anche sulla base di
elenchi predisposti dagli stessi.
3. I decreti di cui ai commi 1 e 2, da pubblicare nella
Gazzetta Ufficiale, hanno effetto dichiarativo della
proprieta’, in assenza di precedenti trascrizioni, e
producono gli effetti previsti dall’art. 2644 del codice
civile, nonche’ effetti sostitutivi dell’iscrizione del
bene in catasto.
4. Gli uffici competenti provvedono, se necessario,
alle conseguenti attivita’ di trascrizione, intavolazione e
voltura.
5. Contro l’iscrizione del bene negli elenchi di cui ai
commi 1 e 2, e’ ammesso ricorso amministrativo all’Agenzia
del demanio entro sessanta giorni dalla pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale, fermi gli altri rimedi di legge.
6. Le disposizioni di cui al presente articolo si
applicano ai beni di regioni, province, comuni ed altri
enti locali che ne facciano richiesta, nonche’ ai beni
utilizzati per uso pubblico, ininterrottamente da oltre
venti anni, con il consenso dei proprietari.
6-bis. I beni immobili non piu’ strumentali alla
gestione caratteristica dell’impresa ferroviaria, di
proprieta’ di Ferrovie dello Stato S.p.A., ai sensi
dell’art. 43 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, e
successive modificazioni, e dell’art. 5 della legge
23 dicembre 1999, n. 488, nonche’ i beni acquisiti ad altro
titolo, sono alienati e valorizzati da Ferrovie dello Stato
S.p.A., o dalle societa’ da essa controllate, direttamente
o con le modalita’ di cui al presente decreto. Le
alienazioni di cui al presente comma sono effettuate con
esonero dalla consegna dei documenti relativi alla
proprieta’ e di quelli attestanti la regolarita’
urbanistica, edilizia e fiscale degli stessi beni. Le
risorse economico-finanziarie derivanti dalle dismissioni
effettuate direttamente ai sensi del presente comma sono
impiegate da RFI S.p.A. in investimenti relativi allo
sviluppo dell’infrastruttura ferroviaria e, in particolare,
al miglioramento della sicurezza dell’esercizio. Le
previsioni di cui ai primi due periodi del presente comma,
previa emanazione dei decreti previsti dal presente
articolo , si applicano a tutte le societa’ controllate
direttamente o indirettamente dallo Stato al momento
dell’alienazione e valorizzazione dei beni.
6-ter. I beni immobili appartenenti a Ferrovie dello
Stato Spa ed alle societa’ dalla stessa direttamente o
indirettamente integralmente controllate si presumono
costruiti in conformita’ alla legge vigente al momento
della loro edificazione. Indipendentemente dalle
alienazioni di tali beni, Ferrovie dello Stato Spa e le
societa’ dalla stessa direttamente o indirettamente
integralmente controllate, entro tre anni dalla data di
entrata in vigore della presente disposizione, possono
procedere all’ottenimento di documentazione che tenga luogo
di quella attestante la regolarita’ urbanistica ed edilizia
mancante, in continuita’ d’uso, anche in deroga agli
strumenti urbanistici vigenti. Allo scopo, dette societa’
possono proporre al comune nel cui territorio si trova
l’immobile una dichiarazione sostitutiva della concessione
allegando: a) dichiarazione resa ai sensi dell’art. 47 del
testo unico di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, corredata dalla
documentazione fotografica, nella quale risulti la
descrizione delle opere per le quali si rende la
dichiarazione; b) quando l’opera supera i 450 metri cubi
una perizia giurata sulle dimensioni e sullo stato delle
opere e una certificazione redatta da un tecnico abilitato
all’esercizio della professione attestante l’idoneita’
statica delle opere eseguite. Qualora l’opera sia stata in
precedenza collaudata, tale certificazione non e’
necessaria se non e’ oggetto di richiesta motivata da parte
del sindaco; c) denuncia in catasto dell’immobile e
documentazione relativa all’attribuzione della rendita
catastale e del relativo frazionamento; d) attestazione
del versamento di una somma pari al 10 per cento di quella
che sarebbe stata dovuta in base all’Allegato 1 del
decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con
modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, per le
opere di cui all’art. 3, comma 1, lettera &di;d), del testo
unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica
6 giugno 2001, n. 380: La dichiarazione sostitutiva produce
i medesimi effetti di una concessione in sanatoria, a meno
che entro sessanta giorni dal suo deposito il comune non
riscontri l’esistenza di un abuso non sanabile ai sensi
delle norme in materia di controllo dell’attivita’
urbanistico-edilizia e lo notifichi all’interessato. In
nessun caso la dichiarazione sostitutiva potra’ valere come
una regolarizzazione degli abusi non sanabili ai sensi
delle norme in materia di controllo dell’attivita’
urbanistico-edilizia. Ai soggetti che acquistino detti
immobili da Ferrovie dello Stato Spa e dalle societa’ dalla
stessa direttamente o indirettamente controllate e’
attribuita la stessa facolta’, m la somma da corrispondere
e’ pari al triplo di quello sopra indicata.».
Note all’art. 1, commi 89 e 90:
– La legge 4 dicembre 1956, n. 1404 reca «Soppressione
e messa in liquidazione di enti di diritto pubblico e di
altri enti sotto qualsiasi forma costituiti, soggetti a
vigilanza dello Stato e comunque interessanti la finanza
statale». (Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 28 dicembre
1956, n. 325).
– Si riporta il testo dell’art. 9 del decreto-legge
15 aprile 2002, n. 63, recante «Disposizioni finanziarie e
fiscali urgenti in materia di riscossione,
razionalizzazione del sistema di formazione del costo dei
prodotti farmaceutici, adempimenti ed adeguamenti
comunitari, cartolarizzazioni, valorizzazione del
patrimonio e finanziamento delle infrastrutture»,
convertito con modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002,
n. 112:
«Art. 9 (Disposizioni in materia di privatizzazione,
liquidazione e finanziamento di enti pubblici e di societa’
interamente controllate dallo Stato, nonche’ di
cartolarizzazione di immobili). – 1. Il termine previsto
dall’art. 2, comma 2, del decreto legislativo 29 ottobre
1999, n. 419, per la privatizzazione, trasformazione e
fusione degli enti pubblici indicati nella tabella A del
predetto decreto legislativo, e’ differito al 31 dicembre
2002, fatta salva, comunque, la possibilita’ di applicare
anche ai predetti enti quanto previsto dagli articoli 28 e
29 della legge 28 dicembre 2001.
1-bis. Gli enti pubblici di cui alla legge 4 dicembre
1956, n. 1404, sono definitivamente soppressi.
Conseguentemente:
a) i loro immobili possono essere alienati con le
modalita’ previste al capo 1 del decreto-legge 25 settembre
2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge
23 novembre 2001, n. 410. I relativi decreti dirigenziali
sono adottati dal Ministero dell’economia e delle finanze –
Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato. I
proventi delle vendite degli immobili ed ogni altra somma
derivata e derivante dalla liquidazione sono versati
all’entrata del bilancio dello Stato;
b) il personale finora adibito alle procedure di
liquidazione previste dalla citata legge n. 1404 del 1956
e’ destinato prioritariamente ad altre attivita’
istituzionali del Ministero dell’economia e delle finanze;
c) ferma restando la titolarita’, in capo al
Ministero dell’economia e delle finanze, dei rapporti
giuridici attivi e passivi, la gestione della liquidazione
nonche’ del contenzioso puo’ essere da questo affidata ad
una societa’, direttamente o indirettamente controllata
dallo Stato, scelta in deroga alle norme di contabilita’
generale dello Stato. La societa’ puo’ avvalersi anche
dell’assistenza, della rappresentanza e della difesa in
giudizio dell’Avvocatura dello Stato alle stesse condizioni
e con le stesse modalita’ con le quali se ne avvalgono, ai
sensi della normativa vigente, le Amministrazioni dello
Stato. E’, altresi’, facolta’ della societa’ di procedere
alla revoca dei mandati gia’ conferiti. La societa’
esercita ogni potere finora attribuito all’Ispettorato
generale per la liquidazione degli enti disciolti del
Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato. Sulla
base di criteri di efficacia ed economicita’ e al fine di
eliminare il contenzioso pendente, evitando l’instaurazione
di nuove cause, la societa’ puo’ compiere qualsiasi atto di
diritto privato, ivi incluse transazioni relative a
rapporti concernenti differenti procedure di liquidazione,
cessioni di aziende, cessioni di crediti in blocco pro
soluto e rinunce a domande giudiziali. Sulle transazioni la
societa’ puo’ chiedere il parere all’Avvocatura dello
Stato. La societa’ puo’ anche rinunciare a crediti al di
fuori delle ipotesi previste dal terzo comma dell’art. 9
della citata legge n. 1404 del 1956. In base ad una
apposita convenzione, sono disciplinati i rapporti con il
Ministero dell’economia e delle finanze e, in particolare,
il compenso spettante alla societa’, i profili contabili
del rapporto, nonche’ le modalita’ di rendicontazione e di
controllo.
1-ter. Il Ministero dell’economia e delle finanze –
Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, con
provvedimento da emanare entro sessanta giorni dalla data
di entrata in vigore della legge di conversione del
presente decreto, individua le liquidazioni gravemente
deficitarie per le quali si fa luogo alla liquidazione
coatta amministrativa ovvero le liquidazioni per le quali
e’ comunque opportuno che la gestione liquidatoria resti
distinta. Per queste liquidazioni lo Stato risponde delle
passivita’ nei limiti dell’attivo della singola
liquidazione. Nelle more della individuazione della
societa’ di cui alla lettera c) del comma 1-bis,
l’Ispettorato generale per la liquidazione degli enti
disciolti del Dipartimento della Ragioneria generale dello
Stato prosegue le procedure di liquidazione con i poteri
previsti dal terzo, quarto e quinto periodo della medesima
lettera c) del comma 1-bis.
1-quater. Con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, da emanare ai sensi dell’art. 6, comma 2, del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, sono approvate
le nuove dotazioni organiche del personale del Ministero
dell’economia e delle finanze.
1-quinquies. Nella citata legge n. 1404 del 1956 sono
abrogati:
a) il secondo comma dell’art. 14;
b) l’art. 15.
1-sexies. Agli oneri derivanti dal comma 1-bis,
lettera c), del presente articolo, determinati nella misura
massima di 1,5 milioni di euro annui a decorrere dall’anno
2002, si’ provvede mediante corrispondente riduzione dello
stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale
2002-2004, nell’ambito dell’unita’ previsionale di base di
parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione
del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno
2002, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento
relativo al Ministero medesimo.
2. Al pagamento dei creditori dell’EFIM in liquidazione
coatta amministrativa e delle societa’ in liquidazione
coatta amministrativa interamente possedute, direttamente o
indirettamente, dall’EFIM continua ad applicarsi la
garanzia dello Stato prevista dall’art. 5 del decreto-legge
19 dicembre 1992, n. 487, convertito, con modificazioni,
dalla legge 17 febbraio 1993, n. 33, e successive
modificazioni.
3. Al fine di favorire il processo di
ricapitalizzazione, funzionale al raggiungimento degli
obiettivi previsti nel piano biennale 2002-2003, il
Ministero dell’economia e delle finanze e’ autorizzato a
sottoscrivere nell’anno 2002 un aumento di capitale della
societa’ Alitalia S.p.a. nella misura massima di 893,29
milioni di euro, in aggiunta a quanto gia’ previsto
dall’art. 1, comma 4, della legge 18 giugno 1998, n. 194.
4. All’onere derivante dal comma 3 si provvede per
l’anno 2002, quanto a 250 milioni di euro mediante
corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa
recata dall’art. 50, comma 1, lettera c), della legge
23 dicembre 1998, n. 448; quanto a 550 milioni di euro
mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di
spesa di cui all’articoli 5 della legge 16 aprile 1987, n.
183, e quanto a 93,290 milioni di euro mediante
corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai
fini del bilancio triennale 2002-2004, nell’ambito
dell’unita’ previsionale di base di conto capitale «Fondo
speciale» dello stato di previsione del Ministero
dell’economia e delle finanze per l’anno 2002, utilizzando
per 40,822 milioni di euro l’accantonamento relativo al
Ministero medesimo e per 52,468 milioni di euro
l’accantonamento relativo al Ministero dell’ambiente e
della tutela del territorio. Il Ministro dell’economia e
delle finanze e’ autorizzato ad apportare, con propri
decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
4-bis. All’art. 3 del decreto-legge 25 settembre 2001,
n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge
23 novembre 2001, n. 410, sono apportate le seguenti
modificazioni:
a) – b) (omissis).
5. (omissis).».
Note all’art. 1, comma 91:
– Per l’art. 9 del gia’ citato decreto-legge n.
63/2002, si veda in nota all’art. 1, commi 89 e 90.
– Si riportano i commi 224, 225, 226 e 229 dell’art. 1
della gia’ citata legge 311/2004:
«224. Gli immobili di cui all’art. 9, comma 1-bis,
lettera a), del decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63,
convertito, con modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002,
n. 112, ivi compresi quelli individuati dal decreto
10 giugno 2003, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 150
del 1° luglio 2003, possono essere alienati anche
nell’ambito dell’attivita’ di gestione della liquidazione
gia’ affidata a societa’ direttamente controllata dallo
Stato ai sensi di quanto previsto dall’art. 9, comma 1-bis,
lettera c), del medesimo decreto-legge.
225. All’art. 9, comma 1-bis, lettera c), del
decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, convertito, con
modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002, n. 112, sono
apportate le seguenti modificazioni:
a) al secondo periodo, le parole: «La societa’ si
avvale» sono sostituite dalle seguenti: «La societa’ puo’
avvalersi anche»;
b) dopo il secondo periodo e’ inserito il seguente:
«E’, altresi’, facolta’ della societa’ di procedere alla
revoca dei mandati gia’ conferiti».
226. Con riguardo a tutte le liquidazioni di cui al
comma 1-ter dell’art. 9 del decreto-legge 15 aprile 2002,
n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 giugno
2002, n. 112, la societa’, direttamente controllata dallo
Stato, di cui al comma 1-bis, lettera c), del medesimo art.
9 del citato decreto-legge n. 63 del 2002, esercita ogni
potere finora attribuito all’Ispettorato generale per la
liquidazione degli enti disciolti e puo’ procedere alla
revoca degli incarichi di Commissario liquidatore in
essere.
Omissis.
229. Congiuntamente al Ministro dell’economia e delle
finanze, la societa’ direttamente controllata dallo Stato,
di cui al comma 1-bis, lettera c), dell’art. 9 del
decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, convertito, con
modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002, n. 112,
riferisce annualmente alle Camere sullo stato della
liquidazione degli enti pubblici, di cui alla legge
4 dicembre 1956, n. 1404, per i quali la liquidazione
stessa non sia stata esaurita entro il 31 dicembre 2005.».
Note all’art. 1, comma 92:
– Si riporta il testo del comma 459 dell’art. 1 della
succitata legge 311/2004:
«459. Per le finalita’ di cui all’art. 45, comma 3,
della legge 28 dicembre 2001, n. 448, come rideterminate
dal comma 180 dell’art. 4 della legge 24 dicembre 2003, n.
350, e’ autorizzata la spesa di 3 milioni di euro per
ciascuno degli anni 2005, 2006 e 2007. Al relativo onere si
provvede mediante corrispondente riduzione
dell’autorizzazione di spesa di cui all’art. 13, comma 1,
della legge 1° agosto 2002, n. 166.».
Note all’art. 1, comma 94:
– Si riporta il testo dell’art. 43 della legge
17 maggio 1999, n. 144 recante «Misure in materia di
investimenti, delega al Governo per il riordino degli
incentivi all’occupazione e della normativa che disciplina
l’INAIL, nonche’ disposizioni per il riordino degli enti
previdenziali», cosi’ come modificato dalla presente legge:
«Art. 43 (Misure in materia di programmazione
negoziata). – 1. In occasione della prima verifica di cui
al comma 3 dell’art. 10 dell’intesa di programma tra lo
Stato e la regione Lombardia approvata dal CIPE il
19 febbraio 1999, ai sensi dell’art. 2, comma 203, della
legge 23 dicembre 1996, n. 662,il Comitato istituzionale di
gestione sentiti i rappresentanti degli enti locali
interessati provvedera’ ad individuare, nel quadro delle
risorse aggiuntive destinate all’intesa medesima, i fondi
da destinare alla delocalizzazione dei centri abitati dei
comuni, o frazioni di essi, che insistono sul sedime
aeroportuale di Malpensa 2000 nonche’ alla realizzazione di
attivita’ di monitoraggio ambientale e di interventi di
delocalizzazione o finalizzati alla compensazione e
mitigazione ambientale degli effetti conseguenti alle
attivita’ di Malpensa 2000, nell’ambito dell’apposito
accordo di programma quadro anche mediante l’approvazione
di protocolli aggiuntivi al medesimo. La ripartizione delle
risorse destinate allo scopo, da erogare anche nella forma
di un contributo ai proprietari di immobili ad uso di
residenza principale residenti da almeno cinque anni in
tali centri abitati, ovvero di acquisizione di immobili ad
uso residenziale purche’ con titolo di edificazione
anteriore al 17 aprile 1999 e ricadenti anche in zona A
delle curve isofoniche, di cui alla legge regionale della
regione Lombardia 12 aprile 1999, n. 10, nei limiti di
metri 400 dal perimetro del sedime aeroportuale dovra’
essere effettuata sulla base dell’assetto finale dei piani
di volo e delle richieste dei comuni interessati da
fenomeni di inquinamento acustico e atmosferico con
riferimento ai normali livelli definiti dalla normativa
vigente.
2. (Omissis).
3. Le disposizioni di cui al comma 2 si applicano, in
quanto compatibili, anche ai contratti d’area e ai patti
territoriali gia’ approvati alla data di entrata in vigore
della presente legge.
4. (Omissis).».
Note all’art. 1, comma 95:
– Per l’art. 4, comma 177, della legge 350/2003 e
successive modificazioni, vedasi in nota all’art. 1,
commi 84 e 85.
Note all’art. 1, comma 100
– Si riporta il testo dell’art. 5 della legge
24 febbraio 1992, n. 225 recante «Istituzione del Servizio
nazionale della protezione civile»:
«Art. 5 (Stato di emergenza e potere di ordinanza). –
1. Al verificarsi degli eventi di cui all’art. 2, comma 1,
lettera c), il Consiglio dei Ministri, su proposta del
Presidente del Consiglio dei Ministri, ovvero, per sua
delega ai sensi dell’art. 1, comma 2, del Ministro per il
coordinamento della protezione civile, delibera lo stato di
emergenza, determinandone durata ed estensione territoriale
in stretto riferimento alla qualita’ ed alla natura degli
eventi. Con le medesime modalita’ si procede alla eventuale
revoca dello stato di emergenza al venir meno dei relativi
presupposti.
2. Per l’attuazione degli interventi di emergenza
conseguenti alla dichiarazione di cui al comma 1, si
provvede, nel quadro di quanto previsto dagli articoli 12,
13, 14, 15 e 16, anche a mezzo di ordinanze in deroga ad
ogni disposizione vigente, e nel rispetto dei principi
generali dell’ordinamento giuridico.
3. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, ovvero,
per sua delega ai sensi dell’art. 1, comma 2, il Ministro
per il coordinamento della protezione civile, puo’ emanare
altresi’ ordinanze finalizzate ad evitare situazioni di
pericolo o maggiori danni a persone o a cose. Le predette
ordinanze sono comunicate al Presidente del Consiglio dei
Ministri, qualora non siano di diretta sua emanazione.
4. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, ovvero,
per sua delega ai sensi dell’art. 1, comma 2, il Ministro
per il coordinamento della protezione civile, per
l’attuazione degli interventi di cui ai commi 2 e 3 del
presente articolo , puo’ avvalersi di commissari delegati.
Il relativo provvedimento di delega deve indicare il
contenuto della delega dell’incarico, i tempi e le
modalita’ del suo esercizio.
5. Le ordinanze emanate in deroga alle leggi vigenti
devono contenere l’indicazione delle principali norme a cui
si intende derogare e devono essere motivate.
6. Le ordinanze emanate ai sensi del presente
articolo sono pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana, nonche’ trasmesse ai sindaci
interessati affinche’ vengano pubblicate ai sensi dell’art.
47, comma 1, della legge 8 giugno 1990, n. 142.».
– Si riporta il testo del comma 2 dell’art. 3 della
legge 23 gennaio 1992, n. 32 recante «Disposizioni in
ordine alla ricostruzione nei territori di cui al testo
unico delle le leggi per gli interventi nei territori della
Campania, Basilicata, Puglia e Calabria colpiti dagli
eventi sismici del novembre 1980, del febbraio 1981 e
del marzo 1982, approvato con decreto legislativo 30 marzo
1990, n. 76»:
«2. Le disponibilita’ finanziarie di cui all’art. 2,
comma 4, finalizzate alle esigenze abitative, sono
utilizzate in via prioritaria e in ordine successivo, senza
ammissione di deroga, in favore:
a) dei soggetti di cui al comma 1, proprietari di una
unica abitazione, ancora costretti in sistemazioni precarie
o provvisorie in conseguenza degli eventi sismici di cui al
citato testo unico approvato con decreto legislativo n. 76
del 1990, sempreche’ abbiano presentato entro il 30 giugno
1988 la prescritta domanda ed entro il 31 marzo 1989 la
documentazione ai fini della ricostruzione o della
riparazione delle unita’ abitative;
b) dei soggetti di cui al comma 1, proprietari di una
unica abitazione, che abbiano presentato entro il 30 giugno
1988 la prescritta domanda ed entro il 31 marzo 1989 la
documentazione ai fini della ricostruzione o della
riparazione delle unita’ abitative;
c) dei soggetti di cui al comma 1, proprietari di
immobili inclusi nei piani di recupero dei centri storici
dei comuni classificati come disastrati o gravemente
danneggiati, che risultino approvati alla data di entrata
in vigore della presente legge, limitatamente agli
interventi connessi con la posizione delle porzioni
immobiliari danneggiate dal sisma.».
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 5 del
decreto-legge 30 gennaio 1998, n. 6 recante «Ulteriori
interventi urgenti in favore delle zone terremotate delle
regioni Marche e Umbria e di altre zone colpite da eventi
calamitosi», convertito con modificazioni, dalla legge
30 marzo 1998, n. 61:
«Art. 5 (Interventi a favore delle attivita’
produttive). – 1. Al fine della ripresa delle attivita’
produttive industriali, agricole, zootecniche e
agroindustriali, commerciali, artigianali, turistiche,
agrituristiche, professionali e di servizi, ivi comprese
quelle relative agli enti non commerciali e alle
organizzazioni, fondazioni o associazioni con esclusivo
fine solidaristico, aventi sede o unita’ produttive nei
territori dei comuni interessati dalla crisi sismica che
abbiano subito gravi danni a beni mobili di loro
proprieta’, ivi comprese le scorte, e’ assegnato un
contributo a fondo perduto fino al 30 per cento del valore
dei danni subiti e fino ad un massimo di lire 300 milioni,
applicandosi una franchigia di lire 5 milioni, ridotta a
lire 3 milioni per gli imprenditori agricoli e i piccoli
imprenditori, cosi’ come definiti con decreto del Ministro
dell’industria, del commercio e dell’artigianato in data
18 settembre 1997, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana n. 229 del 1° ottobre 1997.».
Note all’art. 1, comma 102:
– Si riporta il testo dell’art. 2 della legge 2
maggio1990, n. 102 recante «Disposizioni per la
ricostruzione e la rinascita della Valtellina e delle
adiacenti zone delle province di Bergamo, Brescia e Como,
nonche’ della provincia di Novara, colpite dalle
eccezionali avversita’ atmosferiche dei mesi di luglio
ed agosto 1987», cosi’ come modificato dalla presente
legge:
«Art. 2 (Procedure). -1. Gli interventi per la difesa
del suolo e per la ricostruzione e lo sviluppo di cui
rispettivamente agli articoli 3 e 5 nonche’ il riparto
delle risorse disponibili ai fini della presente legge e
con priorita’ per gli interventi di riassetto idrogeologico
sono approvati con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri.
2. La regione Lombardia, sentiti gli enti locali
interessati:
a) individua e propone all’autorita’ di bacino,
nell’ambito di interventi urgenti di cui alla lettera c)
dell’art. 31 della legge 18 maggio 1989, n. 183, quelli
aventi carattere di assoluta urgenza;
b) formula proposte all’autorita’ di bacino
relativamente agli stralci di cui all’art. 3;
c) elabora la proposta di piano di cui all’art. 5.
3. Gli stralci dello schema previsionale e
programmatico di cui all’art. 3 e il piano di ricostruzione
e sviluppo di cui all’art. 5 possono essere sottoposti a
revisione annuale secondo le procedure disciplinate dalla
normativa della regione Lombardia, nel quadro delle
medesime disponibilita’ finanziarie. La regione Lombardia
e’ tenuta a comunicare alla Presidenza del Consiglio dei
Ministri l’assetto del piano aggiornato.».
Note all’art. 1, comma 103:
– Si riporta il testo dell’art. 17 del decreto
legislativo 9 luglio 1997, n. 241 recante «Norme di
semplificazione degli adempimenti dei contribuenti in sede
di dichiarazione dei redditi e dell’imposta sul valore
aggiunto, nonche’ di modernizzazione del sistema di
gestione delle dichiarazioni»:
«Art. 17 (Oggetto). – 1. I contribuenti eseguono
versamenti unitari delle imposte, dei contributi dovuti
all’I.N.P.S. e delle altre somme a favore dello Stato,
delle regioni e degli enti previdenziali, con eventuale
compensazione dei crediti, dello stesso periodo, nei
confronti dei medesimi soggetti, risultanti dalle
dichiarazioni e dalle denunce periodiche presentate
successivamente alla data di entrata in vigore del presente
decreto. Tale compensazione deve essere effettuata entro la
data di presentazione della dichiarazione successiva.
2. Il versamento unitario e la compensazione riguardano
i crediti e i debiti relativi:
a) alle imposte sui redditi, alle relative
addizionali e alle ritenute alla fonte riscosse mediante
versamento diretto ai sensi dell’art. 3 del decreto del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602; per
le ritenute di cui al secondo comma del citato art. 3 resta
ferma la facolta’ di eseguire il versamento presso la
competente sezione di tesoreria provinciale dello Stato; in
tal caso non e’ ammessa la compensazione;
b) all’imposta sul valore aggiunto dovuta ai sensi
degli articoli 27 e 33 del decreto del Presidente della
Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e quella dovuta dai
soggetti di cui all’art. 74;
c) alle imposte sostitutive delle imposte sui redditi
e dell’imposta sul valore aggiunto;
d) all’imposta prevista dall’art. 3, comma 143,
lettera a), della legge 23 dicembre 1996, n. 662;
d-bis);
e) ai contributi previdenziali dovuti da titolari di
posizione assicurativa in una delle gestioni amministrate
da enti previdenziali, comprese le quote associative;
f) ai contributi previdenziali ed assistenziali
dovuti dai datori di lavoro e dai committenti di
prestazioni di collaborazione coordinata e continuativa di
cui all’art. 49, comma 2, lettera a), del testo unico delle
imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;
g) ai premi per l’assicurazione contro gli infortuni
sul lavoro e le malattie professionali dovuti ai sensi del
testo unico approvato con decreto del Presidente della
Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124;
h) agli interessi previsti in caso di pagamento
rateale ai sensi dell’art. 20;
h-bis) al saldo per il 1997 dell’imposta sul
patrimonio netto delle imprese, istituita con decreto-legge
30 settembre 1992, n. 394, convertito, con modificazioni,
dalla legge 26 novembre 1992, n. 461, e del contributo al
Servizio sanitario nazionale di cui all’art. 31 della legge
28 febbraio 1986, n. 41, come da ultimo modificato
dall’art. 4 del decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41,
convertito, con modificazioni, dalla legge 22 marzo 1995,
n. 85;
h-ter) alle altre entrate individuate con decreto del
Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica, e
con i Ministri competenti per settore;
h-quater) al credito d’imposta spettante agli
esercenti sale cinematografiche.
2-bis.».
Note all’art. 1, commi 104 e 105:
– Si riporta il testo dell’art. 2 del decreto legge
28 dicembre 1998, n. 451 recante «Disposizioni urgenti per
gli addetti ai settori del trasporto pubblico locale e
dell’autotrasporto», convertito con modificazioni, dalla
legge 26 febbraio 1999, n. 40:
«Art. 2 (Oneri indiretti in materia di autotrasporto).
– 1. Gli importi di cui all’art. 3, comma 2, del
decreto-legge 8 agosto 1996, n. 437, convertito, con
modificazioni, dalla legge 24 ottobre 1996, n. 556, recante
disposizioni fiscali per le imprese di autotrasporto di
cose per conto di terzi, sono elevati rispettivamente a
L. 35.500 e L. 71.000 per il periodo di imposta relativo
all’anno 1998. Il relativo onere e’ determinato in lire 41
miliardi per l’anno 1999.
1-bis. Gli importi di cui al comma 1 sono fissati
annualmente con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri nei limiti delle risorse finanziarie stanziate,
tenendo conto anche dell’adeguamento dei predetti importi
alle variazioni dell’indice dei prezzi al consumo per le
famiglie di operai ed impiegati relativo all’anno
precedente.
2. I premi INAIL per i dipendenti delle imprese di
autotrasporto in conto di terzi sono ridotti per il 1999
nei limiti di lire 40 miliardi. I minori introiti derivanti
dall’applicazione del presente articolo sono rimborsati
all’INAIL nei limiti di lire 40 miliardi, per l’anno 1999,
dietro presentazione di apposita rendicontazione.
3. Per l’anno 1998 e’ assegnato al comitato centrale
per l’albo degli autotrasportatori l’importo di lire 140
miliardi, da utilizzare entro il 31 dicembre 1999, per la
protezione ambientale e per la sicurezza della
circolazione, anche con riferimento all’utilizzo delle

infrastrutture, da realizzare mediante apposite convenzioni
con gli enti gestori delle stesse. Entro il 31 dicembre
1999 il Ministro dei trasporti e della navigazione presenta
al Parlamento una relazione sull’attuazione del presente
comma. Il Ministro dei trasporti e della navigazione, entro
trenta giorni dalla data di pubblicazione della legge di
conversione del presente decreto, emana con apposita
direttiva norme per dare attuazione ad un sistema di
riduzione compensata di pedaggi autostradali e per
interventi di protezione ambientale, al fine di consentire
l’utilizzo delle risorse di cui al presente
articolo tenendo conto dei criteri definiti con precedenti
interventi legislativi in materia.
4. All’onere derivante dall’attuazione del presente
articolo , pari complessivamente a lire 140 miliardi per
l’anno 1998 e lire 81 miliardi per l’anno 1999, si
provvede, quanto a lire 140 miliardi per l’anno 1998,
mediante corrispondente riduzione dello stanziamento
iscritto, ai fini del bilancio triennale 1998-2000,
nell’ambito dell’unita’ previsionale di base di parte
corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del
Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, per l’anno 1998, all’uopo parzialmente
utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero dei
trasporti e della navigazione; quanto a lire 81 miliardi,
per l’anno 1999, mediante corrispondente riduzione dello
stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale
1999-2001, nell’ambito dell’unita’ previsionale di base di
parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione
del Ministero del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica, per l’anno 1999, all’uopo
parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al
Ministero dei trasporti e della navigazione.».
– Si riporta il testo dell’art. 45 della gia’ citata
legge n. 488/1999:
«Art. 45 (Disposizioni in materia di autotrasporto). –
1. A decorrere dall’anno 2000 e’ autorizzata la spesa annua
di lire:
a) 75 miliardi per la proroga degli interventi
previsti dal comma 1 dell’art. 2 del decreto-legge
28 dicembre 1998, n. 451, convertito, con modificazioni,
dalla legge 26 febbraio 1999, n. 40;
b) 83 miliardi per la proroga degli interventi
previsti dal comma 2 dell’art. 2 del citato decreto-legge
n. 451 del 1998;
c) 130 miliardi per la proroga degli interventi
previsti dal comma 3 dell’art. 2 del citato decreto-legge
n. 451 del 1998.».
Note all’art. 1, comma 106:
– Si riporta il comma 5 dell’art. 66 del testo unico
delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 recante
«Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi».:
«5. Per le imprese autorizzate all’autotrasporto di
merci per conto di terzi il reddito determinato a norma dei
precedenti commi e’ ridotto, a titolo di deduzione
forfetaria di spese non documentate, di euro 7,75 per i
trasporti personalmente effettuati dall’imprenditore oltre
il comune in cui ha sede l’impresa ma nell’ambito della
regione o delle regioni confinanti e di euro 15,49 per
quelli effettuati oltre tale ambito. Per le medesime
imprese compete, altresi’, una deduzione forfetaria annua
di euro 154,94 per ciascun motoveicolo e autoveicolo avente
massa complessiva a pieno carico non superiore a 3.500
chilogrammi. La deduzione spetta una sola volta per ogni
giorno di effettuazione del trasporto, indipendentemente
dal numero dei viaggi. Il contribuente deve predisporre e
conservare un prospetto recante l’indicazione dei viaggi
effettuati e della loro durata e localita’ di destinazione
nonche’ degli estremi dei relativi documenti di trasporto
delle merci o, delle fatture o delle lettere di vettura di
cui all’art. 56 della legge 6 giugno 1974, n. 298; i
documenti di trasporto, le fatture e le lettere di vettura
devono essere conservate fino alla scadenza del termine per
l’accertamento.».
– Per il comma 1-bis dell’art. 2 del gia’ citato
decreto-legge n. 451/1998 vedasi in nota ai commi 104 e
105.
Note all’art. 1, comma 108;
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 17 della
legge 23 agosto 1988, n. 400 recante «Disciplina
dell’attivita’ di Governo e ordinamento della Presidenza
del Consiglio dei Ministri»:
«Art. 17 (Regolamenti). – 1. Con decreto del Presidente
della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei
Ministri, sentito il parere del Consiglio di Stato che deve
pronunziarsi entro novanta giorni dalla richiesta, possono
essere emanati regolamenti per disciplinare:
a) l’esecuzione delle leggi e dei decreti
legislativi, nonche’ dei regolamenti comunitari;
b) l’attuazione e l’integrazione delle leggi e dei
decreti legislativi recanti norme di principio, esclusi
quelli relativi a materie riservate alla competenza
regionale;
c) le materie in cui manchi la disciplina da parte di
leggi o di atti aventi forza di legge, sempre che non si
tratti di materie comunque riservate alla legge;
d) l’organizzazione ed il funzionamento delle
amministrazioni pubbliche secondo le disposizioni dettate
dalla legge;
e).
Note all’art. 1, comma 109:
– Si riporta il testo dell’art. 6 del regolamento di
cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre
1997, n. 444 recante «Regolamento recante norme per la
semplificazione delle annotazioni da apporre sulla
documentazione relativa agli acquisti di carburanti per
autotrazione», cosi’ come modificato dalla presente legge:
«Art. 6 (Limiti di applicabilita). – 1. Le disposizioni
del presente regolamento non si applicano alle cessioni di
carburanti effettuate dagli esercenti gli impianti stradali
di distribuzione nei confronti dello Stato, degli enti
pubblici territoriali, degli istituti universitari e degli
enti ospedalieri, di assistenza e beneficenza, nonche’
degli autotrasportatori di cose per conto terzi.».
Note all’art. 1, comma 110:
– Si riporta il testo del comma 2-ter dell’art. 3 del
decreto-legge 24 settembre 2002, n. 209 recante
«Disposizioni urgenti in materia di razionalizzazione della
base imponibile, di contrasto all’elusione fiscale, di
crediti di imposta per le assunzioni, di detassazione per
l’autotrasporto, di adempimenti per i concessionari della
riscossione e di imposta di bollo», convertito con
modificazioni, dalla legge 22 novembre 2002, n. 265, cosi’
come modificato dalla presente legge:
«2-ter. Al fine dell’innovazione del sistema
dell’autotrasporto di merci, dello sviluppo delle catene
logistiche e del potenziamento dell’intermodalita’, con
particolare riferimento alle «autostrade del mare», nonche’
per lo sviluppo del cabotaggio marittimo e per i processi
di ristrutturazione aziendale, per l’innovazione
tecnologica e per interventi di miglioramento ambientale,
e’ autorizzata, a decorrere dall’anno 2006, la spesa di 20
milioni di euro, quale limite di impegno quindicennale a
carico dello Stato, nonche’ la spesa di 2 milioni di euro
per l’anno 2002 per le necessita’ del piano straordinario
di attivita’ di cui all’art. 2, comma 2, del decreto-legge
20 marzo 2002, n. 36, convertito, con modificazioni, dalla
legge 17 maggio 2002, n. 96. Per la realizzazione delle
iniziative di sviluppo delle infrastrutture finalizzate al
sostegno dell’intermodalita’, e’ autorizzata la spesa di 14
milioni di euro per l’anno 2002, a valere sulle maggiori
entrate derivanti dall’attuazione del presente decreto, per
il completamento delle iniziative comprese in contratti
d’area che abbiano registrato una percentuale di attuazione
superiore al settanta per cento, al netto di eventuali
protocolli aggiuntivi, alla data di entrata in vigore della
legge di conversione del presente decreto, nonche’ la spesa
di 10 milioni di euro per l’anno 2003 e di 10 milioni di
euro per l’anno 2004 quale contributo al finanziamento per
la realizzazione di programmi di dotazione infrastrutturale
diportistica delle aree di cui all’art. 52, comma 59, della
legge 28 dicembre 2001, n. 448.».
Note all’art. 1, comma 111:
– Si riporta il testo del comma 1-bis dell’art. 22 del
decreto legislativo 22 dicembre 2000, n. 395 recante
«Attuazione della direttiva del Consiglio dell’Unione
europea n. 98/76/CE del 1° ottobre 1998, modificativa della
direttiva n. 96/26/CE del 29 aprile 1996 riguardante
l’accesso alla professione di trasportatore su strada di
merci e di viaggiatori, nonche’ il riconoscimento reciproco
di diplomi, certificati e altri titoli allo scopo di
favorire l’esercizio della liberta’ di stabilimento di
detti trasportatori nel settore dei trasporti nazionali ed
internazionali», come da ultimo modificato dall’art. 3 del
decreto-legge 30 dicembre 2004, n. 314, convertito con
modificazioni dalla legge 1° marzo 2005, n. 26, cosi’ come
modificato dalla presente legge:
«1-bis. A decorrere dalla data del 1° luglio 2001 e
fino alla data del 31 dicembre 2007, le imprese che
intendono esercitare la professione di autotrasportatore di
cose per conto di terzi devono possedere i requisiti di
onorabilita’, capacita’ finanziaria e capacita’
professionale, essere iscritte all’albo degli
autotrasportatori per conto di terzi e dimostrare di avere
acquisito, per cessione d’azienda, imprese di autotrasporto
ovvero l’intero parco veicolare di altra impresa iscritta
all’albo ed in possesso di titolo autorizzativo, che cessi
l’attivita’.».
Note all’art. 1, comma 112:
– Si riporta il testo del comma 10 dell’art. 8 della
legge 23 dicembre 1998, n. 448 recante «Misure di finanza
pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo», cosi’ come
modificato dalla presente legge:
«10. Le maggiori entrate derivanti per effetto delle
disposizioni di cui ai commi precedenti sono destinate:
a) a compensare la riduzione degli oneri sociali
gravanti sul costo del lavoro;
b) a compensare il minor gettito derivante dalla
riduzione, operata annualmente nella misura percentuale
corrispondente a quella dell’incremento, per il medesimo
anno, dell’accisa applicata al gasolio per autotrazione,
della sovrattassa di cui all’art. 8 del decreto-legge
8 ottobre 1976, n. 691, convertito, con modificazioni,
dalla legge 30 novembre 1976, n. 786. Tale sovrattassa e’
abolita a decorrere dal 1° gennaio 2005;
c) a compensare i maggiori oneri derivanti
dall’aumento progressivo dell’accisa applicata al gasolio
usato come combustibile per riscaldamento e ai gas di
petrolio liquefatti usati come combustibile per
riscaldamento, anche miscelati ad aria, attraverso reti
canalizzate o destinati al rifornimento di serbatoi fissi,
nonche’ a consentire, a decorrere dal 1999, ove occorra
anche con credito di imposta, una riduzione del costo del
predetto gasolio non inferiore a lire 200 per ogni litro ed
una riduzione del costo dei sopra citati gas di petrolio
liquefatti corrispondenti al contenuto di energia del
gasolio medesimo. Il suddetto beneficio non e’ cumulabile
con altre agevolazioni in materia di accise ed e’
applicabile ai quantitativi dei predetti combustibili
impiegati nei comuni, o nelle frazioni dei comuni:
1) ricadenti nella zona climatica F di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n.
412;
2) facenti parte di province nelle quali oltre il
70 per cento dei comuni ricade nella zona climatica F;
3) della regione Sardegna e delle isole minori, per
i quali viene esteso anche ai gas di petrolio liquefatti
confezionati in bombole;
4) non metanizzati ricadenti nella zona climatica E
di cui al predetto decreto del Presidente della Repubblica
n. 412 del 1993 e individuati con decreto del Ministro
delle finanze, di concerto con il Ministro dell’industria,
del commercio e dell’artigianato. Il beneficio viene meno
dal momento in cui, con decreto del Ministro delle finanze,
di concerto con il Ministro dell’industria, del commercio e
dell’artigianato, da emanare con cadenza annuale, ne e’
riscontrata l’avvenuta metanizzazione. Il suddetto
beneficio e’ applicabile altresi’ ai quantitativi dei
predetti combustibili impiegati nelle frazioni non
metanizzate dei comuni ricadenti nella zona climatica E, di
cui al predetto decreto del Presidente della Repubblica n.
412 del 1993, esclusi dall’elenco redatto con il medesimo
decreto del Ministro delle finanze, e individuate
annualmente con delibera di consiglio dagli enti locali
interessati. Tali delibere devono essere comunicate al
Ministero delle finanze e al Ministero dell’industria, del
commercio e dell’artigianato entro il 30 settembre di ogni
anno;
d) a concorrere, a partire dall’anno 2000, al
finanziamento delle spese di investimento sostenute
nell’anno precedente per la riduzione delle emissioni e
l’aumento dell’efficienza energetica degli impianti di
combustione per la produzione di energia elettrica nella
misura del 20 per cento delle spese sostenute ed
effettivamente rimaste a carico, e comunque in misura non
superiore al 25 per cento dell’accisa dovuta a norma del
presente articolo dal gestore dell’impianto medesimo
nell’anno in cui le spese sono effettuate. Il Ministro
dell’industria, del commercio e dell’artigianato, di
concerto con il Ministro dell’ambiente e con il Ministro
delle finanze, determina la tipologia delle spese
ammissibili e le modalita’ di accesso all’agevolazione;
e) Abrogato.
f) a misure compensative di settore con incentivi per
la riduzione delle emissioni inquinanti, per l’efficienza
energetica e le fonti rinnovabili nonche’ per la gestione
di reti di teleriscaldamento alimentato con biomassa quale
fonte energetica nei comuni ricadenti nelle predette zone
climatiche E ed F ovvero per gli impianti e le reti di
teleriscaldamento alimentati da energia geotermica, con la
concessione di un’agevolazione fiscale con credito
d’imposta pari a lire 20 per ogni chilovattora (Kwh) di
calore fornito, da traslare sul prezzo di cessione
all’utente finale.».
Note all’art. 1, comma 113:
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 10 della
legge 23 dicembre 1997, n. 454 recante «Interventi per la
ristrutturazione dell’autotrasporto e lo sviluppo
dell’intermodalita»:
«Art. 10 (Disposizioni finanziarie). – 1. Per le
finalita’ di cui agli articoli da 1 a 5, sono autorizzati i
limiti di impegno quindicennali di lire 50 miliardi per
ciascuno degli anni 1997, 1998 e 1999 da assegnare, sulla
base del piano di cui all’art. 1, ai soggetti di cui al
decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, quali
contributi pari alla rata di ammortamento per capitale e
interessi a fronte di mutui o altre operazioni finanziarie
attivate dai soggetti stessi con separata evidenza
contabile. La scelta dei predetti soggetti e’ effettuata ai
sensi della vigente normativa in materia di appalti
pubblici di servizi e nelle relative convenzioni sono
disciplinate le modalita’ di istruttoria delle domande di
ammissione ai benefici, quelle per l’erogazione dei
benefici stessi, nonche’ per la rendicontazione da parte
delle imprese beneficiarie.».
Note all’art. 1, comma 114:
– Si riporta il testo dell’art. 38 dello statuto della
regione siciliana, di cui al regio decreto legislativo
15 maggio 1946, n. 455 recante «Approvazione dello statuto
della regione siciliana», convertito alla legge
costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2:
«Art. 38. – Lo Stato versera’ annualmente alla regione,
a titolo di solidarieta’ nazionale, una somma da
impiegarsi, in base ad un piano economico, nell’esecuzione
di lavori pubblici.
Questa somma tendera’ a bilanciare il minore ammontare
dei redditi di lavoro nella regione in confronto alla media
nazionale.
Si procedera’ ad una revisione quinquennale della detta
assegnazione con riferimento alle variazioni dei dati
assunti per il precedente computo.».
– Si riporta il testo dell’art. 61 della gia’ citata
legge 289/2002:
«Art. 61 (Fondo per le aree sottoutilizzate ed
interventi nelle medesime aree). – 1. A decorrere dall’anno
2003 e’ istituito il fondo per le aree sottoutilizzate,
coincidenti con l’ambito territoriale delle aree depresse
di cui alla legge 30 giugno 1998, n. 208, al quale
confluiscono le risorse disponibili autorizzate dalle
disposizioni legislative, comunque evidenziate
contabilmente in modo autonomo, con finalita’ di
riequilibrio economico e sociale di cui all’allegato 1,
nonche’ la dotazione aggiuntiva di 400 milioni di euro per
l’anno 2003, di 650 milioni di euro per l’anno 2004 e di
7.000 milioni di euro per l’anno 2005.
2. A decorrere dall’anno 2004 si provvede ai sensi
dell’art. 11, comma 3, lettera f), della legge 5 agosto
1978, n. 468, e successive modificazioni.
3. Il fondo e’ ripartito esclusivamente tra gli
interventi previsti dalle disposizioni legislative di cui
al comma 1, con apposite delibere del CIPE adottate sulla
base del criterio generale di destinazione territoriale
delle risorse disponibili e per finalita’ di riequilibrio
economico e sociale, nonche’:
a) per gli investimenti pubblici, ai quali sono
finalizzate le risorse stanziate a titolo di
rifinanziamento degli interventi di cui all’art. 1 della
citata legge n. 208 del 1998, e comunque realizzabili anche
attraverso le altre disposizioni legislative di cui
all’allegato 1, sulla base, ove applicabili, dei criteri e
dei metodi indicati all’art. 73 della legge 28 dicembre
2001, n. 448;
b) per gli incentivi, secondo criteri e metodi volti
a massimizzare l’efficacia complessiva dell’intervento e la
sua rapidita’ e semplicita’, sulla base dei risultati
ottenuti e degli indirizzi annuali del Documento di
programmazione economico-finanziaria, e a rispondere alle
esigenze del mercato.
4. Le risorse finanziarie assegnate dal CIPE
costituiscono limiti massimi di spesa ai sensi del
comma 6-bis dell’art. 11-ter della legge 5 agosto 1978, n.
468.
5. Il CIPE, con proprie delibere da sottoporre al
controllo preventivo della Corte dei conti, stabilisce i
criteri e le modalita’ di attuazione degli interventi
previsti dalle disposizioni legislative di cui al comma 1,
anche al fine di dare immediata applicazione ai principi
contenuti nel comma 2 dell’art. 72. Sino all’adozione delle
delibere di cui al presente comma, ciascun intervento resta
disciplinato dalle disposizioni di attuazione vigenti alla
data di entrata in vigore della presente legge.
6. Al fine di dare attuazione al comma 3, il CIPE
effettua un monitoraggio periodico della domanda rivolta ai
diversi strumenti e del loro stato di attuazione; a tale
fine si avvale, oltre che delle azioni di monitoraggio gia’
in atto, di specifici contributi dell’ISTAT e delle Camere
di commercio, industria, artigianato e agricoltura. Entro
il 30 giugno di ogni anno il CIPE approva una relazione
sugli interventi effettuati nell’anno precedente,
contenente altresi’ elementi di valutazione sull’attivita’
svolta nell’anno in corso e su quella da svolgere nell’anno
successivo. Il Ministro dell’economia e delle finanze
trasmette tale relazione al Parlamento.
7. Partecipano in via ordinaria alle riunioni del CIPE,
con diritto di voto, il Ministro per gli affari regionali
in qualita’ di presidente della Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano, e il presidente della Conferenza dei
presidenti delle regioni e delle province autonome di
Trento e di Bolzano, o un suo delegato, in rappresentanza
della Conferenza stessa. Copia delle deliberazioni del CIPE
relative all’utilizzo del fondo di cui al presente
articolo sono trasmesse al Parlamento e di esse viene data
formale comunicazione alle competenti Commissioni.
8. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’
autorizzato ad apportare, anche con riferimento all’art.
60, con propri decreti, le occorrenti variazioni di
bilancio in termini di residui, competenza e cassa tra le
pertinenti unita’ previsionali di base degli stati di
previsione delle amministrazioni interessate.
9. Le economie derivanti da provvedimenti di revoca
totale o parziale delle agevolazioni di cui all’art. 1 del
decreto-legge 23 giugno 1995, n. 244, convertito, con
modificazioni, dalla legge 8 agosto 1995, n. 341, nonche’
quelle di cui all’art. 8, comma 2, della legge 7 agosto
1997, n. 266, sono utilizzate dal Ministero delle attivita’
produttive per la copertura degli oneri statali relativi
alle iniziative imprenditoriali comprese nei patti
territoriali e per il finanziamento di nuovi contratti di
programma. Per il finanziamento di nuovi contratti di
programma, una quota pari al 70 per cento delle economie e’
riservata alle aree sottoutilizzate del Centro-Nord,
ricomprese nelle aree ammissibili alle deroghe previste
dall’art. 87, paragrafo 3, lettera c), del Trattato che
istituisce la comunita’ europea, nonche’ alle aree
ricomprese nell’obiettivo 2, di cui al regolamento (CE) n.
1260/1999 del Consiglio, del 21 giugno 1999.
10. Le economie derivanti da provvedimenti di revoca
totale o parziale delle agevolazioni di cui all’art. 1,
comma 2, del decreto-legge 22 ottobre 1992, n. 415,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre
1992, n. 488, sono utilizzate dal Ministero delle attivita’
produttive, oltre che per gli interventi previsti dal
citato decreto-legge n. 415 del 1992, anche, nel limite del
30 per cento delle economie stesse, per il finanziamento di
nuovi contratti di programma. Per il finanziamento di nuovi
contratti di programma una quota pari all’85 per cento
delle economie e’ riservata alle aree depresse del
Mezzogiorno ricomprese nell’obiettivo 1, di cui al citato
regolamento (CE) n. 1260/1999, e una quota pari al 15 per
cento alle aree sottoutilizzate del Centro-Nord, ricomprese
nelle aree ammissibili alle deroghe previste dal citato
art. 87, paragrafo 3, lettera c), del Trattato che
istituisce la comunita’ europea, nonche’ alle aree
ricomprese nell’obiettivo 2, di cui al predetto
regolamento.
11. – 12. (Omissis).
13. Nei limiti delle risorse di cui al comma 3 possono
essere concesse agevolazioni in favore delle imprese
operanti in settori ammissibili alle agevolazioni ai sensi
del decreto-legge 22 ottobre 1992, n. 415, convertito, con
modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1992, n. 488, ed
aventi sede nelle aree ammissibili alle deroghe previste
dall’art. 87, paragrafo 3, lettere a) e c), del Trattato
che istituisce la comunita’ europea, nonche’ nelle aree
ricadenti nell’obiettivo 2 di cui al regolamento (CE) n.
1260/1999 del Consiglio, del 21 giugno 1999, che investono,
nell’ambito di programmi di penetrazione commerciale, in
campagne pubblicitarie localizzate in specifiche aree
territoriali del Paese. L’agevolazione e’ riconosciuta
sulle spese documentate dell’esercizio di riferimento che
eccedono il totale delle spese pubblicitarie dell’esercizio
precedente e nelle misure massime previste per gli aiuti a
finalita’ regionale, nel rispetto dei limiti della regola
«de minimis» di cui al regolamento (CE) n. 69/2001 della
Commissione, del 12 gennaio 2001. Il CIPE, con propria
delibera da sottoporre al controllo preventivo della Corte
dei conti, stabilisce le risorse da riassegnare all’unita’
previsionale di base 6.1.2.7 «Devoluzione di proventi»
dello stato di previsione del Ministero dell’economia e
delle finanze, ed indica la data da cui decorre la facolta’
di presentazione e le modalita’ delle relative istanze. I
soggetti che intendano avvalersi dei contributi di cui al
presente comma devono produrre istanza all’Agenzia delle
entrate che provvede entro trenta giorni a comunicare il
suo eventuale accoglimento secondo l’ordine cronologico
delle domande pervenute. Qualora l’utilizzazione del
contributo esposta nell’istanza non risulti effettuata,
nell’esercizio di imposta cui si riferisce la domanda, il
soggetto interessato decade dal diritto al contributo e non
puo’ presentare una nuova istanza nei dodici mesi
successivi alla conclusione dell’esercizio fiscale.».
Note all’art. 1, comma 115:
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 24 della
gia’ citata legge 388/2000:
«Art. 24 (Riduzione delle aliquote delle accise sui
prodotti petroliferi). – 1. Al fine di compensare le
variazioni dell’incidenza sui prezzi al consumo derivanti
dall’andamento dei prezzi internazionali del petrolio, a
decorrere dal 1° gennaio 2001 e fino al 30 giugno 2001, le
aliquote di accisa dei seguenti prodotti petroliferi sono
stabilite nella sottoindicata misura:
a) benzina: lire 1.077.962 per mille litri;
b) benzina senza piombo: lire 1.007.486 per mille
litri;
c) olio da gas o gasolio:
1) usato come carburante: lire 739.064 per mille
litri;
2) usato come combustibile per riscaldamento: lire
697.398 per mille litri;
d) emulsioni stabilizzate di oli da gas ovvero di
olio combustibile denso con acqua contenuta in misura
variabile dal 12 al 15 per cento in peso, idonee
all’impiego nella carburazione e nella combustione:
1) emulsione con oli da gas usata come carburante:
lire 474.693 per mille litri;
2) emulsione con oli da gas usata come combustibile
per riscaldamento: lire 474.693 per mille litri;
3) emulsione con olio combustibile denso usata come
combustibile per riscaldamento:
3.1) con olio combustibile ATZ: lire 192.308 per
mille chilogrammi;
3.2) con olio combustibile BTZ: lire 57.154 per
mille chilogrammi;
4) emulsione con olio combustibile denso per uso
industriale:
4.1) con olio combustibile ATZ: lire 80.717 per
mille chilogrammi;
4.2) con olio combustibile BTZ: lire 40.359 per
mille chilogrammi;
e) gas di petrolio liquefatti (GPL):
1) usati come carburante: lire 509.729 per mille
chilogrammi;
2) usati come combustibile per riscaldamento: lire
281.125 per mille chilogrammi;
f) gas metano:
1) per autotrazione: lire 7,11 per metro cubo;
2) per combustione per usi civili:
2.1) per usi domestici di cottura di cibi e
produzione di acqua calda di cui alla tariffa T1 prevista
dal provvedimento CIP n. 37 del 26 giugno 1986: lire 56,99
per metro cubo;
2.2) per uso riscaldamento individuale a tariffa
T2 fino a 250 metri cubi annui: lire 124,62 per metro cubo;
2.3) per altri usi civili: lire 307,51 per metro
cubo;
3) per i consumi nei territori di cui all’art. 1
del testo unico delle leggi sugli interventi nel
Mezzogiorno, approvato con decreto del Presidente della
Repubblica 6 marzo 1978, n. 218, si applicano le seguenti
aliquote:
3.1) per gli usi di cui ai numeri 2.1) e 2.2):
lire 46,78 per metro cubo;
3.2) per altri usi civili: lire 212,46 per metro
cubo.».
– Si riporta il testo dell’art. 1 del decreto-legge
28 dicembre 2001, n. 452 recante «Disposizioni urgenti in
tema di accise, di gasolio per autotrazione, di smaltimento
di oli usati, di giochi e scommesse, nonche’ sui rimborsi
IVA, sulla pubblicita’ effettuata con veicoli, sulle
contabilita’ speciali, sui generi di monopolio, sul
trasferimento di beni demaniali, sulla giustizia
tributaria, sul funzionamento del servizio nazionale della
riscossione dei tributi e su contributi ad enti ed
associazioni», convertito con modificazioni dalla legge
27 febbraio 2002, n. 16:
«Art. 1 (Oli emulsionati). – 1. Le aliquote di accisa
sulle emulsioni stabilizzate di cui all’art. 24, comma 1,
lettera d), della legge 23 dicembre 2000, n. 388, sono
prorogate fino al 30 giugno 2002.
1-bis. Le aliquote di cui al comma 1 si applicano, fino
alla medesima data del 30 giugno 2002, anche alle emulsioni
stabilizzate di oli da gas ovvero di olio combustibile
denso con acqua contenuta in misura variabile dal 12 al 15
per cento in peso, prodotte dal medesimo soggetto che le
utilizza per gli usi di trazione e di combustione,
limitatamente ai quantitativi necessari al fabbisogno di
tale soggetto, purche’ tali emulsioni presentino le
caratteristiche di cui all’art. 12, comma 3, della legge
23 dicembre 1999, n. 488.
1-ter. La disposizione di cui al comma 1-bis si applica
a condizione che il fabbisogno annuo del soggetto ecceda il
quantitativo di litri 100.000 per le emulsioni di oli da
gas con acqua e di chilogrammi 100.000 per le emulsioni di
olio combustibile denso con acqua.
1-quater. Con decreto del Ministro dell’economia e
delle finanze sono stabilite le modalita’ per
l’autoproduzione, l’impiego ed il controllo delle emulsioni
di cui al comma 1-bis.».
– Si riporta il testo degli articoli 4, 5 e 6 del
decreto-legge 1° ottobre 2001, n. 356 recante «Interventi
in materia di accise sui prodotti petroliferi», convertito,
con modificazioni, dalla legge 30 novembre 2001, n. 418:
«Art. 4 (Aliquota di accisa sul gas metano per
combustione per uso industriale). – 1. A decorrere dal
1° ottobre 2001 e fino al 31 dicembre 2001, l’accisa sul
gas metano, prevista nell’allegato I al testo unico delle
disposizioni legislative concernenti le imposte sulla
produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e
amministrative, emanato con decreto legislativo 26 ottobre
1995, n. 504, e successive modificazioni, e’ ridotta del 40
per cento per gli utilizzatori industriali, termoelettrici
esclusi, con consumi superiori a 1.200.000 metri cubi per
anno».
«Art. 5 (Agevolazioni sul gasolio e sul GPL impiegati
nelle zone montane ed in altri specifici territori
nazionali). – 1. Per il periodo dal 1° ottobre 2001 al
31 dicembre 2001, l’ammontare della riduzione minima di
costo prevista dall’art. 8, comma 10, lettera c), della
legge 23 dicembre 1998, n. 448, e successive modificazioni,
e’ aumentato di lire 50 per litro di gasolio usato come
combustibile per riscaldamento e di lire 50 per chilogrammo
di gas di petrolio liquefatto».
«Art. 6 (Agevolazione per le reti di teleriscaldamento
alimentate con biomassa ovvero con energia geotermica). –
1. Per il periodo dal 1° ottobre 2001 al 31 dicembre 2001,
l’ammontare dell’agevolazione fiscale con credito d’imposta
prevista dall’art. 8, comma 10, lettera f), della legge
23 dicembre 1998, n. 448, e successive modificazioni, e’
aumentato di lire 30 per ogni chilowattora (Kwh) di calore
fornito.».
– ….Si riporta il testo del comma 4 dell’art. 27
della gia’ citata legge 388/2000:
«4. Per gli anni 2001 e 2002, per i consumi di gas
metano per combustione per usi civili nelle province nelle
quali oltre il 70 per cento dei comuni ricade nella zona
climatica F di cui alla lettera c) del comma 10 dell’art. 8
della citata legge n. 448 del 1998, si applicano le
seguenti aliquote:
a) per uso riscaldamento individuale a tariffe T2
fino a 250 metri cubi annui: lire 78,79 per metro cubo;
b) per altri usi civili: lire 261,68 per metro cubo».
– Si riporta il testo del comma 2 dell’art. 13 della
gia’ citata legge 448/2001»:
«2. In attesa della revisione organica del regime
tributario dei prodotti energetici, per gli anni 2002 e
2003, i benefici di cui all’art. 8, comma 10, lettera c),
della legge 23 dicembre 1998, n. 448, come sostituita dal
comma 4 dell’art. 12 della legge 23 dicembre 1999, n. 488,
relativamente ai comuni ricadenti nella zona climatica E,
di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 agosto
1993, n. 412, sono concessi alle frazioni parzialmente non
metanizzate limitatamente alle parti di territorio comunale
individuate da apposita delibera del consiglio comunale,
ancorche’ nella stessa frazione sia ubicata la sede
municipale.».
– Si riporta il testo del comma 6 dell’art. 21 della
gia’ citata legge 289/2002, e successive modificazioni:
«6. Il regime agevolato previsto dall’art. 7,
comma 1-ter, del decreto-legge 30 dicembre 1991, n. 417,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 febbraio 1992,
n. 66, concernente il gasolio per autotrazione destinato al
fabbisogno della provincia di Trieste e dei comuni della
provincia di Udine, individuati dal decreto del Ministro
delle finanze 30 luglio 1993, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 227 del 27 settembre 1993, e’ prorogato fino
al 31 dicembre 2004. Il quantitativo e’ stabilito in litri
23 milioni per la provincia di Trieste ed in litri 5
milioni per i comuni della provincia di Udine.».
– Si riporta il testo del comma 4 dell’art. 2 della
legge 350/2003:
«4. Per l’anno 2004 il gasolio utilizzato nelle
coltivazioni sotto serra e’ esente da accisa. Per le
modalita’ di erogazione del beneficio si applicano le
disposizioni contenute nel regolamento di cui al decreto
ministeriale 14 dicembre 2001, n. 454, adottato dal
Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il
Ministro delle politiche agricole e forestali.».
Note all’art. 1, comma 116:
– Si riporta il testo dell’art. 62 del testo unico di
cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504 recante
«testo unico delle disposizioni legislative concernenti le
imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni
penali e amministrative»:
«Art. 62 (Art. 30 decreto-legge n. 331/1993)
(Imposizione sui bitumi di petrolio). -1. I bitumi di
petrolio (codice NC 2713 2000) sono sottoposti ad imposta
di consumo secondo l’aliquota prevista nell’allegato I.
2. L’imposta di cui al comma 1 si applica anche ai
bitumi contenuti nelle preparazioni e negli altri prodotti
o merci importati o di provenienza comunitaria, mentre non
e’ applicabile ai bitumi utilizzati nella fabbricazione di
pannelli in genere nonche’ di elementi prefabbricati per
l’edilizia ed a quelli impiegati come combustibile nei
cementifici. Per i bitumi impiegati nella produzione o
autoproduzione di energia elettrica si applicano le
aliquote stabilite per l’olio combustibile destinato a tali
impieghi.
3. Per la circolazione e per il deposito dei bitumi
assoggettati ad imposta si applicano le disposizioni degli
articoli 12 e 25.
4. Qualora vengano autorizzate miscelazioni di bitumi
con altre sostanze, si applica la disposizione di cui
all’art. 21, comma 4.».
Note all’art. 1, comma 117:
– Si riporta il testo del comma 3 dell’art. 19 della
gia’ citata legge 289/2002, e successive modificazioni,
cosi’ come modificato dalla presente legge:
«3. Il beneficio fiscale di cui all’art. 9, comma 6,
della legge 28 dicembre 2001, n. 448, previsto per la
tutela e salvaguardia dei boschi, e’ prorogato fino al
31 dicembre 2006 fino all’importo complessivo di 100.000
euro di spese, per le esigenze di tutela ambientale e di
difesa del territorio e del suolo dai rischi da dissesto
idrogeologico.».
Note all’art. 1, comma 118:
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 45 del
decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 recante
«Istituzione dell’imposta regionale sulle attivita’
produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e
delle detrazioni dell’Irpef e istituzione di una
addizionale regionale a tale imposta, nonche’ riordino
della disciplina dei tributi locali», e successive
modificazioni, cosi’ come modificato dalla presente legge:
«45 (Disposizioni transitorie). – 1. Per i soggetti che
operano nel settore agricolo e per le cooperative della
piccola pesca e loro consorzi, di cui all’art. 10 del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973,
n. 601, per il periodo d’imposta in corso al 1° gennaio
1998 e per i sette periodi d’imposta successivi l’aliquota
e’ stabilita nella misura dell’1,9 per cento; per il
periodo d’imposta in corso al 1° gennaio 2006 l’aliquota e’
stabilita nella misura del 3,75 per cento.».
Note all’art. 1, comma 119:
– Si riporta il testo dell’art. 11 della gia’ citata
legge 388/2000:
«Art. 11 (Trattamento fiscale delle imprese che
esercitano la pesca costiera o nelle acque interne e
lagunari). – 1. Per la salvaguardia dell’occupazione della
gente di mare, i benefici di cui agli articoli 4 e 6 del
decreto-legge 30 dicembre 1997, n. 457, convertito, con
modificazioni, dalla legge 27 febbraio 1998, n. 30, sono
estesi, per gli anni 2001, 2002 e 2003 e nel limite del 70
per cento, alle imprese che esercitano la pesca costiera,
nonche’ alle imprese che esercitano la pesca nelle acque
interne e lagunari.».
Note all’art. 1, comma 120:
– Si riporta il testo del comma 571 dell’art. 1 della
gia’ citata legge 311/2004:
«571. Il termine del 31 dicembre 2004, di cui al
comma 3 dell’art. 2 della legge 24 dicembre 2003, n. 350,
concernente le agevolazioni tributarie per la formazione e
l’arrotondamento della proprieta’ contadina, e’ prorogato
al 31 dicembre 2005. Le somme iscritte nel conto residui di
stanziamento per l’anno 2004 di pertinenza dell’unita’
previsionale di base 3.2.3.4 «informazione e ricerca» dello
stato di previsione del Ministero delle politiche agricole
e forestali destinate alle azioni di promozione agricola
sono destinate per l’importo di 30 milioni di euro
all’entrata del bilancio dello Stato per il 2005.».
Note all’art. 1, comma 121:
– Si riporta il testo del comma 5 dell’art. 2 della
gia’ citata legge 289/2002, e successive modificazioni:
«5. La detrazione fiscale spettante per gli interventi
di recupero del patrimonio edilizio di cui all’art. 1 della
legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni,
ivi compresi gli interventi di bonifica dall’amianto,
compete, per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2003,
per un ammontare complessivo non superiore a 48.000 euro,
per una quota pari al 36 per cento degli importi rimasti a
carico del contribuente, da ripartire in dieci quote
annuali di pari importo. Nel caso in cui gli interventi di
recupero del patrimonio edilizio realizzati fino al
31 dicembre 2003 consistano nella mera prosecuzione di
interventi iniziati successivamente al 1° gennaio 1998, ai
fini del computo del limite massimo delle spese ammesse a
fruire della detrazione si tiene conto anche delle spese
sostenute negli stessi anni. Resta fermo, in caso di
trasferimento per atto tra vivi dell’unita’ immobiliare
oggetto degli interventi di recupero del patrimonio
edilizio di cui all’art. 1 della legge 27 dicembre 1997, n.
449, e successive modificazioni, che spettano
all’acquirente persona fisica dell’unita’ immobiliare
esclusivamente le detrazioni non utilizzate in tutto o in
parte dal venditore. In caso di decesso dell’avente
diritto, la fruizione del beneficio fiscale si trasmette,
per intero, esclusivamente all’erede che conservi la
detenzione materiale e diretta del bene. Per i soggetti,
proprietari o titolari di un diritto reale sull’immobile
oggetto dell’intervento edilizio, di eta’ non inferiore a
75 e a 80 anni, la detrazione puo’ essere ripartita,
rispettivamente, in cinque e tre quote annuali costanti di
pari importo.».
– Si riporta il testo del comma 2 dell’art. 9 della
gia’ citata legge 448/2001:
«2. A decorrere dalla data di entrata in vigore della
presente legge, l’incentivo fiscale previsto dall’art. 1
della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive
modificazioni, si applica anche nel caso di interventi di
restauro e risanamento conservativo e di ristrutturazione
edilizia di cui all’art. 31, primo comma, lettere c) e d),
della legge 5 agosto 1978, n. 457, riguardanti interi
fabbricati, eseguiti entro il 31 dicembre 2004 da imprese
di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da
cooperative edilizie, che provvedano alla successiva
alienazione o assegnazione dell’immobile entro il 30 giugno
2005. In questo caso, la detrazione dall’IRPEF relativa ai
lavori di recupero eseguiti spetta al successivo acquirente
o assegnatario delle singole unita’ immobiliari, in ragione
di un’aliquota del 41 per cento del valore degli interventi
eseguiti, che compete in misura pari al 25 per cento del
prezzo dell’unita’ immobiliare risultante nell’atto
pubblico di compravendita o di assegnazione e, comunque,
entro l’importo massimo di 60.000 euro.».
Note all’art. 1, comma 122:
– Si riporta il testo del comma 11 dell’art. 2 della
gia’ citata legge 289/2002, e successive modificazioni,
cosi’ come modificato dalla presente legge:
«11. Per gli anni 2003, 2004, 2005 e 2006 i redditi
derivanti da lavoro dipendente prestato, in via
continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto,
all’estero in zone di frontiera ed in altri Paesi limitrofi
da soggetti residenti nel territorio dello Stato concorrono
a formare il reddito complessivo per l’importo eccedente
8.000 euro.».
Note all’art. 1, commi 123 e 124:
– Si riporta il testo del comma 2 lettera a) dell’art.
51 del testo unico delle imposte sui redditi di cui al gia’
citato decreto del Presidente della Repubblica 917/1986, e
successive modificazioni (Gazzetta Ufficiale 31 dicembre
1986, n. 302, supplemento ordinario):
«2. Non concorrono a formare il reddito:
a) i contributi previdenziali e assistenziali versati
dal datore di lavoro o dal lavoratore in ottemperanza a
disposizioni di legge; i contributi di assistenza sanitaria
versati dal datore di lavoro o dal lavoratore ad enti o
casse aventi esclusivamente fine assistenziale in
conformita’ a disposizioni di contratto o di accordo o di
regolamento aziendale per un importo non superiore
complessivamente a lire 7.000.000 fino all’anno 2002 e a
lire 6.000.000 per l’anno 2003, diminuite negli anni
successivi in ragione di lire 500.000 annue fino a lire
3.500.000. Fermi restando i suddetti limiti, a decorrere
dal 1° gennaio 2003 il suddetto importo e’ determinato
dalla differenza tra lire 6.500.000 e l’importo dei
contributi versati, entro i valori fissati dalla
lettera e-ter) del comma 1 dell’art. 10, ai Fondi
integrativi del Servizio sanitario nazionale istituiti o
adeguati ai sensi dell’art. 9 del decreto legislativo
30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni.».
Note all’art. 1, comma 125:
– Si riporta il testo dell’art. 30 della gia’ citata
legge 388/2000, cosi’ come modificato dalla presente legge:
«Art. 30 (Disposizioni in materia di imposta sul valore
aggiunto). – 1. Al decreto del Presidente della Repubblica
26 ottobre 1972, n. 633, sono apportate le seguenti
modificazioni:
a) – b) (omissis);
c) all’art. 74, e’ abrogato il settimo comma,
concernente il regime speciale IVA applicabile ai giochi di
abilita’ ed ai concorsi pronostici.
2. (Omissis).
3. All’alinea del comma 1 dell’art. 7 della legge
23 dicembre 1999, n. 488, concernente le prestazioni
assoggettate ad aliquota del 10 per cento, le parole: «fino
alla data del 31 dicembre 2000» sono sostituite dalle
seguenti: «fino alla data del 31 dicembre 2001».
4. L’indetraibilita’ dell’imposta sul valore aggiunto
afferente le operazioni aventi per oggetto ciclomotori,
motocicli, autovetture e autoveicoli di cui alla lettera c)
del comma 1 dell’art. 19-bis 1 del decreto del Presidente
della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e’ stabilita sino
al 31 dicembre 2006; tuttavia limitatamente all’acquisto,
all’importazione e all’acquisizione mediante contratti di
locazione finanziaria, noleggio e simili di detti veicoli
la indetraibilita’ e’ ridotta all’85 per cento del relativo
ammontare ed al 50 per cento nel caso di veicoli con
propulsori non a combustione interna.
5. Per le cessioni dei veicoli per i quali l’imposta
sul valore aggiunto e’ stata detratta dal cedente solo in
parte a norma del comma 4, la base imponibile e’ assunta
per il 15 per cento ovvero per il 50 per cento del relativo
ammontare nel caso di veicoli con propulsioni non a
combustione interna.
6. Il regime speciale previsto, per i rivenditori di
beni usati, negli articoli 36 e seguenti del decreto-legge
23 febbraio 1995, n. 41, convertito, con modificazioni,
dalla legge 22 marzo 1995, n. 85, si applica anche alle
cessioni dei veicoli per l’acquisto dei quali ha trovato
applicazione la disposizione di cui al comma 5 del presente
articolo .
7. Le agevolazioni di cui all’art. 8 della legge
27 dicembre 1997, n. 449, sono estese ai soggetti con
handicap psichico o mentale di gravita’ tale da aver
determinato il riconoscimento dell’indennita’ di
accompagnamento e agli invalidi con grave limitazione della
capacita’ di deambulazione o affetti da pluriamputazioni, a
prescindere dall’adattamento del veicolo.
8. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica e’ autorizzato ad iscrivere nello
stato di previsione del Ministero per i beni e le attivita’
culturali un importo pari al maggior gettito acquisito per
effetto delle disposizioni del comma 2.».
Note all’art. 1, comma 126:
– Si riporta il testo del comma 3 dell’art. 43 della
legge 1° agosto 2002, n. 166 recante «Disposizioni in
materia di infrastrutture e trasporti»:
«3. Gli atti, contratti, documenti e formalita’
occorrenti per la ricostruzione o la riparazione degli
immobili distrutti o danneggiati nei comuni della valle del
Belice, colpiti dagli eventi sismici del gennaio 1968, sono
esenti dalle imposte di bollo, registro, ipotecarie e
catastali nonche’ dalle tasse di concessione governativa.
Le esenzioni decorrono dal 1° gennaio 1968 fino al
31 dicembre 2002 e non si fa luogo a restituzione di
eventuali imposte gia’ pagate.».
– Si riporta il testo del comma 507 dell’art. 1 della
gia’ citata legge 311/2004:
«507. Il termine previsto dall’art. 43, comma 3, della
legge 1° agosto 2002, n. 166, prorogato, da ultimo, al
31 dicembre 2004 dall’art. 2, comma 19, della legge
24 dicembre 2003, n. 350, e’ ulteriormente prorogato al
31 dicembre 2005.».
Note all’art. 1, comma 127:
– Si riporta il testo del comma 4 dell’art. 4 del
decreto legislativo 4 maggio 2001, n. 207 recante «Riordino
del sistema delle istituzioni pubbliche di assistenza e
beneficenza, a norma dell’art. 10 della legge 8 novembre
2000, n. 328», e successive modificazioni:
«4. In sede di prima applicazione, e comunque fino al
31 dicembre 2006, gli atti relativi al riordino delle
istituzioni in aziende di servizi o in persone giuridiche
di diritto privato sono esenti dalle imposte di registro,
ipotecarie e catastali, e sull’incremento del valore degli
immobili e relativa imposta sostitutiva.».
Note all’art. 1, comma 128:
– Si riporta il testo del comma 1 e del comma 11-bis
dell’art. 90 della gia’ citata legge n. 289/2002:
«1. Le disposizioni della legge 16 dicembre 1991, n.
398, e successive modificazioni, e le altre disposizioni
tributarie riguardanti le associazioni sportive
dilettantistiche si applicano anche alle societa’ sportive
dilettantistiche costituite in societa’ di capitali senza
fine di lucro».
«11-bis. Per i soggetti di cui al comma 1 la
pubblicita’, in qualunque modo realizzata negli impianti
utilizzati per manifestazioni sportive dilettantistiche con
capienza inferiore ai tremila posti, e’ da considerarsi, ai
fini dell’applicazione delle disposizioni del decreto del
Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, in
rapporto di occasionalita’ rispetto all’evento sportivo
direttamente organizzato.».
– Il capo I del decreto legislativo 15 novembre 1993,
n. 507 recante «Revisione ed armonizzazione dell’imposta
comunale sulla pubblicita’ e del diritto sulle pubbliche
affissioni, della tassa per l’occupazione di spazi ed aree
pubbliche dei comuni e delle province nonche’ della tassa
per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani a norma
dell’art. 4 della L. 23 ottobre 1992, n. 421, concernente
il riordino della finanza territoriale» (Gazzetta Ufficiale
9 dicembre 1993, n. 288 supplemento ordinario), comprende
gli articoli da 1 a 37.
Note all’art. 1, comma 129:
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 21 della
gia’ citata legge n. 448/1998:
«Art. 21 (Disposizioni varie in materia fiscale). – 1.
Per la ristrutturazione delle reti distributive il reddito
di impresa degli esercenti impianti di distribuzione di
carburante e’ ridotto, a titolo di deduzione forfettaria,
di un importo pari alle seguenti percentuali dell’ammontare
lordo dei ricavi di cui all’art. 53, comma 1, lettera a),
del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con
decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986,
n. 917:
a) 1,1 per cento dei ricavi fino a lire 2 miliardi;
b) 0,6 per cento dei ricavi oltre lire 2 miliardi e
fino a lire 4 miliardi;
c) 0,4 per cento dei ricavi oltre lire 4 miliardi.».
Note all’art. 1, comma 131:
– Si riporta il testo del comma 1 lettere a), b), c) e
d) dell’art. 4 del decreto legislativo 12 dicembre 2003, n.
344 recante «Riforma dell’imposizione sul reddito delle
societa’, a norma dell’art. 4 della legge. 7 aprile 2003,
n. 80»:

«Art. 4 (Disposizioni transitorie ed entrata in
vigore). – 1. Il presente decreto entra in vigore il
1° gennaio 2004. Le disposizioni di cui agli articoli 1 e
2, commi 3 e 4, e 3, commi 1 e 3, hanno effetto per i
periodi di imposta che hanno inizio a decorrere da tale
data; tuttavia:
a) resta ferma l’applicazione dell’art. 6, comma 2,
del decreto legislativo 8 ottobre 1997, n. 358,
relativamente alle operazioni di fusione e scissione
deliberate dalle assemblee delle societa’ partecipanti fino
al 30 aprile 2004;
b) per il primo periodo di imposta che inizia a
decorrere dal 1° gennaio 2004, ai fini dell’applicazione
della disciplina di contrasto della sottocapitalizzazione
di cui all’art. 1998 del citato testo unico delle imposte
sui redditi, cosi’ come modificato dal presente decreto
legislativo, il rapporto di cui al comma 1 del medesimo
art. e’ fissato nella misura di cinque a uno;
c) non rientrano nell’esenzione di cui all’art. 87 ed
all’art. 58 del testo unico delle imposte sui redditi, di
cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre
1986, n. 917, cosi’ come modificato dal presente decreto
legislativo, le plusvalenze relative alle azioni o quote
realizzate entro il secondo periodo d’imposta successivo a
quello in corso al 31 dicembre 2003 fino a concorrenza
delle svalutazioni dedotte nello stesso periodo d’imposta
in corso al 31 dicembre 2003 e nel precedente;
d) corrispondentemente le svalutazioni delle stesse
azioni o quote di cui al periodo precedente, riprese a
tassazione nel periodo d’imposta in corso al 31 dicembre
2003 e nel precedente sono deducibili se realizzate entro
il secondo periodo d’imposta successivo a quello in corso
al 31 dicembre 2003;».
Note all’art. 1, comma 132:
– Si riporta il testo dell’art. 27 della legge
18 aprile 2005, n. 62 recante «Disposizioni per
l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza
dell’Italia alle comunita’ europee. legge comunitaria
2004», cosi’ come modificato dalla presente legge:
«Art. 27 (Procedura per il recupero degli aiuti di
Stato dichiarati illegittimi dalla decisione 2003/193/CE
del 5 giugno 2002 della Commissione). – 1. In attesa della
definizione dei ricorsi promossi innanzi alla Corte di
giustizia delle comunita’ europee, il recupero degli aiuti
equivalenti alle imposte non corrisposte in conseguenza del
regime di esenzione fiscale reso disponibile, per effetto
degli articoli 3, comma 70, della legge 28 dicembre 1995,
n. 549, e 66, comma 14, del decreto-legge 30 agosto 1993,
n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge
29 ottobre 1993, n. 427, in favore delle societa’ per
azioni a partecipazione pubblica maggioritaria, esercenti
servizi pubblici locali, costituite ai sensi della legge
8 giugno 1990, n. 142, si effettua secondo le disposizioni
del presente articolo , in attuazione della decisione
2003/193/CE del 5 giugno 2002 della Commissione.
2. Il recupero degli aiuti di cui al comma 1 e’
eseguito, fatto salvo quanto stabilito dalle presenti
disposizioni, secondo i principi e le ordinarie procedure
di accertamento e riscossione delle entrate dello Stato;
alla riscossione coattiva provvede il Ministero
dell’interno. Entro sessanta giorni dalla data di entrata
in vigore del decreto di cui al comma 6, gli enti locali
individuano i beneficiari del regime di esenzione di cui al
comma 1 e ne comunicano gli estremi al Ministero
dell’interno nonche’ alle Direzioni regionali dell’Agenzia
delle entrate territorialmente competenti in funzione dei
relativi domicili fiscali.
3. Entro il termine di cui al comma 2, i beneficiari di
cui al medesimo comma, indipendentemente dalla
comunicazione ivi prevista, presentano alle Direzioni
regionali dell’Agenzia delle entrate territorialmente
competenti una dichiarazione dei redditi dei periodi
d’imposta nei quali il regime di esenzione e’ stato fruito,
con l’autoliquidazione delle imposte dovute. Il modello e’
presentato anche in caso di autoliquidazione negativa.
4. Il recupero non si applica nelle ipotesi in cui i
singoli casi rientrano nella categoria de minimis e in
quelle nelle quali, per ragioni attinenti al caso
specifico, le esenzioni non rientrano nell’ambito di
applicazione della decisione della Commissione di cui al
comma 1, come individuate in applicazione del decreto di
cui al comma 6.
5. Il Ministero dell’interno, tenuto conto dei dati
forniti dall’Agenzia delle entrate sulla base delle
dichiarazioni di cui al comma 3, provvede, ove risulti
l’obbligo di restituzione entro e non oltre sei mesi
successivi al termine di cui al comma 6, alla notifica di
avvisi contenenti la determinazione degli aiuti
corrispondenti all’aiuto vietato, e dei relativi interessi
secondo quanto disposto dall’art. 3, terzo comma, della
decisione di cui al comma 1. La motivazione, oltre agli
elementi previsti dalla legge, si basa sulle operazioni
compiute ai sensi del comma 2 e deve indicare le ragioni
per le quali la decisione e’ applicabile nei confronti del
destinatario. Non si fa luogo, in ogni caso,
all’applicazione di sanzioni per violazioni di natura
tributaria e di ogni altra specie comunque connesse alle
procedure disciplinate dalle presenti disposizioni. Gli
aiuti dovuti sono riscossi secondo le ordinarie procedure,
anche mediante compensazione senza limitazioni
quantitative. E’ fatta in ogni caso salva la restituzione,
anche mediante compensazione, degli aiuti corrisposti ai
sensi delle presenti disposizioni in ogni caso di
annullamento, perdita di efficacia o inapplicabilita’ della
decisione della Commissione di cui al comma 1.
6. Con provvedimento dirigenziale del Ministero
dell’interno, adottato entro trenta giorni dalla data di
entrata in vigore del decreto di cui al secondo periodo,
sono stabilite le modalita’ applicative delle presenti
disposizioni. Con regolamento emanato ai sensi dell’art.
17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su
proposta del Ministro dell’interno, sentiti il Ministro
dell’economia e delle finanze e il Ministro per le
politiche comunitarie, relativamente alle parti di
rispettiva competenza, sono stabilite le linee guida per
una corretta valutazione dei casi di non applicazione delle
norme di recupero e per la quantificazione dell’aiuto
indebito, tenendo conto dei seguenti criteri: osservanza
dei criteri di applicazione al caso concreto desumibili in
base ai principi del diritto comunitario ed alla decisione
di cui al comma 1; osservanza dei principi costituzionali,
dello statuto dei diritti del contribuente e delle regole
fiscali applicabili nei periodi di competenza;
riconoscimento della parita’ di accesso ai regimi fiscali
alternativi di cui il contribuente avrebbe potuto fruire in
assenza del regime di aiuti fiscali di cui al comma 1;
riconoscimento delle forme di restituzione degli aiuti gia’
attuate mediante reimmissione nel circuito pubblico delle
minori imposte versate; riconoscimento della estraneita’ al
recupero delle agevolazioni fiscali relative ad attivita’
non concorrenziali; riconoscimento della parita’ di accesso
agli istituti fiscali ordinariamente applicabili alla
generalita’ dei contribuenti nei periodi d’imposta di
fruizione delle agevolazioni, anche per effetto di
specifica dichiarazione di volersene avvalere.
7. Le maggiori entrate derivanti dalle presenti
disposizioni affluiscono in apposita contabilita’ speciale
intestata al Ministero dell’economia e delle finanze –
Dipartimento per le politiche fiscali. Il conto speciale e’
impignorabile.
8. In attuazione della decisione della Commissione di
cui al comma 1, sono definite ai commi successivi le
modalita’ per il recupero delle somme relative a prestiti a
tassi agevolati concessi dalla Cassa depositi e prestiti
Spa, ai sensi dell’art. 9-bis del decreto-legge 1° luglio
1986, n. 318, convertito, con modificazioni, dalla legge
9 agosto 1986, n. 488, alle societa’ per azioni a
prevalente capitale pubblico, istituite ai sensi della
legge 8 giugno 1990, n. 142.
9. Il recupero e’ effettuato dal Ministero
dell’economia e delle finanze.
10. Le societa’ per azioni a prevalente capitale
pubblico che hanno ottenuto la concessione di mutui dalla
Cassa depositi e prestiti Spa a decorrere dal 1° gennaio
1994 e fino al 31 dicembre 1998, o quelle attualmente
titolari, a seguito di trasformazioni, di fusioni o di
altre operazioni, dei finanziamenti indicati, sono tenute,
entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, a comunicare al Ministero dell’economia e
delle finanze il numero identificativo dei mutui ottenuti.
Il Ministero dell’economia e delle finanze, avvalendosi
della Cassa depositi e prestiti Spa, ridetermina i piani di
ammortamento di ciascun mutuo in base ai tassi di interesse
indicati dalla Commissione e quantifica i benefici goduti
in relazione a ciascuno di essi, risultanti dalla
differenza tra il tasso applicato per ciascuna operazione
di prestito e il tasso di riferimento indicato dalla
Commissione.
11. Il Ministero dell’economia e delle finanze
provvede, entro novanta giorni dalla data di entrata in
vigore della presente legge, ad eccezione delle fattispecie
rientranti nella categoria de minimis e degli ulteriori
casi che per ragioni attinenti al caso specifico non
rientrano nell’ambito di applicazione della decisione della
Commissione di cui al comma 1, a richiedere espressamente
il pagamento delle somme equivalenti ai benefici goduti nei
riguardi delle societa’ di cui al comma 10, calcolate a far
data dalla prima rata di ammortamento e fino all’ultima
rata scaduta prima della richiesta di pagamento, maggiorate
degli interessi calcolati sulla base del tasso di
riferimento utilizzato per il calcolo dell’equivalente
sovvenzione nell’ambito degli aiuti a finalita’ regionale.
Contestualmente, il Ministero dell’economia e delle finanze
invia alle societa’ di cui al comma 10 il nuovo piano di
ammortamento per ciascun mutuo, che sara’ vincolante, per
le stesse, a partire dalla prima rata immediatamente
successiva alla richiesta di pagamento. Il pagamento deve
essere effettuato entro trenta giorni dalla richiesta e
versato su apposita contabilita’ speciale intestata al
Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento del
tesoro. Il conto speciale e’ impignorabile. Con decreto del
Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze e con il Ministro per le
politiche comunitarie, sono stabilite le linee guida per
una corretta valutazione delle eccezioni ed esenzioni
dall’applicazione delle presenti disposizioni.
12. In caso di mancato versamento nei termini stabiliti
e’ dovuta, oltre agli interessi di cui al comma 11, una
sanzione pari allo 0,5 per cento per semestre o sua
frazione, calcolata sulle somme dovute.
13. Le societa’ interessate possono chiedere, prima
della scadenza del termine per il pagamento, al Ministero
dell’economia e delle finanze – Dipartimento del tesoro,
Direzione VI, la rateizzazione in non piu’ di ventiquattro
mesi delle somme dovute, maggiorate degli interessi al
saggio legale. Salvo rifiuto motivato, la rateizzazione si
intende accordata.
14. Il Ministero dell’economia e delle finanze –
Dipartimento del tesoro, in caso di mancato o incompleto
versamento, provvede, anche avvalendosi dell’Agenzia delle
entrate, alla riscossione coattiva degli importi dovuti ai
sensi dell’art. 17, comma 1, del decreto legislativo
26 febbraio 1999, n. 46.
15. Alle societa’ che omettono di effettuare la
comunicazione di cui al comma 10, in aggiunta agli
interessi di cui al comma 11, e’ applicata una sanzione
pari al 30 per cento delle somme dovute.
16. E’ fatta in ogni caso salva la restituzione, anche
mediante compensazione, delle somme corrisposte ai sensi
del comma 11 in ogni caso di annullamento, perdita di
efficacia o inapplicabilita’ della decisione della
Commissione di cui al comma 1.».
Note all’art. 1, comma 133:
– Si riporta il testo dell’art. 7 del decreto-legge
30 settembre 2005, n. 203 recante «Misure di contrasto
all’evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia
tributaria e finanziaria», convertito, con modificazioni
dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, cosi’ come modificato
dalla presente legge:
«Art. 7 (Immobili di proprieta’ delle imprese). – 1. Al
testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto
del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917,
sono apportate le seguenti modificazioni:
a) nell’art. 90, comma 1, e’ aggiunto, in fine, il
seguente periodo: «In caso di immobili locati, qualora il
canone risultante dal contratto di locazione ridotto, fino
ad un massimo del 15 per cento del canone medesimo,
dell’importo delle spese documentate sostenute ed
effettivamente rimaste a carico per la realizzazione degli
interventi di cui alla lettera a) del comma 1 dell’art. 3
del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001,
n. 380, risulti superiore al reddito medio ordinario
dell’unita’ immobiliare, il reddito e’ determinato in
misura pari a quella del canone di locazione al netto di
tale riduzione»;
b) nell’art. 144, comma 1, e’ aggiunto, in fine, il
seguente periodo: «Per i redditi derivanti da immobili
locati non relativi all’impresa si applicano comunque le
disposizioni dell’art. 90, comma 1, ultimo periodo».
1-bis. La disposizione di cui al secondo periodo del
comma 7 dell’art. 8 della legge 23 dicembre 2000, n. 388,
si interpreta nel senso che gli immobili strumentali per
natura, ai sensi dell’art. 43, comma 2, secondo periodo,
del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986,
n. 917, i quali costituiscono un complesso immobiliare
unitario polifunzionale destinato allo svolgimento di
attivita’ commerciale, qualora siano locati a terzi, non si
intendono destinati a struttura produttiva diversa, a
condizione che gli stessi vengano destinati allo
svolgimento di attivita’ d’impresa ai sensi dell’art. 55
del citato testo unico.
2. Le disposizioni di cui al comma 1, lettere a) e b),
del presente articolo si applicano a decorrere dal periodo
d’imposta in corso alla data di entrata in vigore del
presente decreto.
2-bis. L’esenzione disposta dall’art. 7, comma 1,
lettera i), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.
504, si intende applicabile alle attivita’ indicate nella
medesima lettera a prescindere dalla natura eventualmente
commerciale delle stesse. Con riferimento ad eventuali
pagamenti effettuati prima della data di entrata in vigore
della legge di conversione del presente decreto non si fa
comunque luogo a rimborsi e restituzioni d’imposta.».
Note all’art. 1, comma 134:
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 11 del
regolamento di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 27 aprile 1999, n. 158 recante «Regolamento
recante norme per la elaborazione del metodo normalizzato
per definire la tariffa del servizio di gestione del ciclo
dei rifiuti urbani», cosi’ come modificato dalla presente
legge:
«Art. 11 (Disposizioni transitorie). – 1. Gli enti
locali sono tenuti a raggiungere la piena copertura dei
costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani
attraverso la tariffa entro la fine della fase di
transizione della durata massima cosi’ articolata:
a) sette anni per i comuni che abbiano raggiunto
nell’anno 1999 un grado di copertura dei costi superiore
all’85%;
b) sette anni per i comuni che abbiano raggiunto un
grado di copertura dei costi tra il 55 e 1’85%;
c) otto anni per i comuni che abbiano raggiunto un
grado di copertura dei costi inferiore al 55%;
d) otto anni per i comuni che abbiano un numero di
abitanti fino a 5000, qualunque sia il grado di copertura
dei costi raggiunto nel 1999.».
Note all’art. 1, comma 138:
– Si riportano i commi da 21 a 41 dell’art. 1 della
gia’ citata legge 311/2004, e successive modificazioni, con
le modifiche apportate dalla presente legge:
«21. Ai fini della tutela dell’unita’ economica della
Repubblica, le regioni, le province, i comuni con
popolazione superiore a 3.000 abitanti, nonche’ le
comunita’ montane, le comunita’ isolane e le unioni di
comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti
concorrono, in armonia con i principi recati dai commi da 5
a 7, alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica
per il triennio 2005-2007 con il rispetto delle
disposizioni di cui ai commi da 22 a 53, che costituiscono
principi fondamentali del coordinamento della finanza
pubblica ai sensi degli articoli 117, terzo comma, e 119,
secondo comma, della Costituzione.
22. Per gli stessi fini di cui al comma 21:
a) per l’anno 2005, il complesso delle spese correnti
e delle spese in conto capitale, determinato ai sensi del
comma 24, per ciascuna provincia, per ciascun comune con
popolazione superiore a 3.000 abitanti, per ciascuna
comunita’ montana con popolazione superiore a 10.000
abitanti non puo’ essere superiore alla corrispondente
spesa annua mediamente sostenuta nel triennio 2001-2003,
incrementata dell’11,5 per cento limitatamente agli enti
locali che nello stesso triennio hanno registrato una spesa
corrente media pro-capite inferiore a quella media
pro-capite della classe demografica di appartenenza e
incrementata del 10 per cento per i restanti enti locali.
Per le comunita’ isolane e le unioni di comuni di cui al
comma 21 l’incremento e’ dell’11,5 per cento. Per
l’individuazione della spesa media del triennio si tiene
conto della media dei pagamenti, in conto competenza e in
conto residui, e per l’individuazione della popolazione, ai
fini dell’appartenenza alla classe demografica, si tiene
conto della popolazione residente calcolata secondo i
criteri previsti dall’art. 156 del testo unico di cui al
decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Con decreto del
Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro
trenta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, e’ stabilita la spesa media pro-capite per
ciascuna delle classi demografiche di seguito indicate:
1) province con popolazione fino a 400.000 abitanti
e superficie fino a 3.000 Kmq;
2) province con popolazione fino a 400.000 abitanti
e superficie superiore a 3.000 Kmq;
3) province con popolazione superiore a 400.000
abitanti e superficie fino a 3.000 Kmq;
4) province con popolazione superiore a 400.000
abitanti e superficie superiore a 3.000 Kmq;
5) comuni da 3.000 a 4.999 abitanti;
6) comuni da 5.000 a 9.999 abitanti;
7) comuni da 10.000 a 19.999 abitanti;
8) comuni da 20.000 a 59.999 abitanti;
9) comuni da 60.000 a 99.999 abitanti;
10) comuni da 100.000 a 249.999 abitanti;
11) comuni da 250.000 a 499.999 abitanti;
12) comuni da 500.000 abitanti ed oltre;
13) comunita’ montane con popolazione superiore a
10.000 e fino a 50.000 abitanti;
14) comunita’ montane con popolazione superiore a
50.000 abitanti;
b) per gli anni 2006 e 2007 si applica la percentuale
di incremento del 2 per cento alle corrispondenti spese
correnti e in conto capitale determinate per l’anno
precedente in conformita’ agli obiettivi stabiliti dai
commi da 21 a 53.
22-bis. Limitatamente all’anno 2005, le disposizioni di
cui ai commi 21 e 22 non si applicano ai comuni con
popolazione fino a 5.000 abitanti e alle unioni di comuni,
nonche’ alle comunita’ montane ed alle comunita’ isolane
con popolazione fino a 50.000 abitanti.
23. Per gli stessi fini di cui al comma 21, per l’anno
2005, il complesso delle spese correnti e delle spese in
conto capitale, determinato ai sensi del comma 24, per
ciascuna regione a statuto ordinario non puo’ essere
superiore al corrispondente ammontare di spese dell’anno
2003 incrementato del 4,8 per cento. Per gli anni 2006 e
2007 si applica la percentuale di incremento del 2 per
cento alle corrispondenti spese correnti e in conto
capitale determinate per l’anno precedente in conformita’
agli obiettivi stabiliti dai commi da 21 a 53.
24. Il complesso delle spese di cui ai commi 22 e 23 e’
calcolato, sia per la gestione di competenza che per quella
di cassa, quale somma tra le spese correnti e quelle in
conto capitale al netto delle:
a) spese di personale, cui si applica la specifica
disciplina di settore;
b) spese per la sanita’ per le regioni che sono
disciplinate dai commi da 164 a 188;
c) spese derivanti dall’acquisizione di
partecipazioni azionarie e di altre attivita’ finanziarie,
dai conferimenti di capitale e dalle concessioni di
crediti;
d) spese per trasferimenti destinati alle
amministrazioni pubbliche individuate in applicazione dei
commi da 5 a 7;
e) spese connesse agli interventi a favore dei minori
soggetti a provvedimenti dell’autorita’ giudiziaria
minorile;
f) spese per calamita’ naturali per le quali sia
stato dichiarato lo stato di emergenza nonche’ quelle
sostenute dai comuni per il completamento dell’attuazione
delle ordinanze emanate dal Presidente del Consiglio dei
Ministri a seguito di dichiarazioni di stato di emergenza;
f-bis) spese derivanti dall’esercizio di funzioni
trasferite o delegate da parte delle regioni ed esercitate
dagli enti locali a partire dal 1° gennaio 2004, nei limiti
dei corrispondenti trasferimenti finanziari attribuiti
dall’amministrazione regionale;
f-ter) spese per oneri derivanti da sentenze che
originino debiti fuori bilancio;
f-quater) ;
25. Limitatamente all’anno 2005 il complesso delle
spese di cui al comma 24 e’ calcolato anche al netto delle
spese in conto capitale derivanti da interventi
cofinanziati dall’Unione europea, ivi comprese le
corrispondenti quote di parte nazionale.
25-bis. Limitatamente all’anno 2005 per gli enti locali
della regione Piemonte sedi dei Giochi olimpici invernali
Torino 2006 e per quelli interessati alla realizzazione di
opere previste dall’art. 21 della legge 1° agosto 2002, n.
166, il complesso delle spese di cui al comma 24 e’
calcolato anche al netto delle spese derivanti da
interventi connessi allo svolgimento dei medesimi Giochi
olimpici, da concludere entro il 30 dicembre 2005.
26. Gli enti possono eccedere i limiti di spesa
stabiliti dai commi 22 e 23 solo per spese di investimento
e nei limiti dei proventi derivanti da alienazione di beni
immobili, mobili, nonche’ delle erogazioni a titolo
gratuito e liberalita’. Le regioni possono destinare le
nuove entrate alla copertura degli eventuali disavanzi di
gestione accertati nel settore sanitario.
26-bis. Gli enti locali che hanno registrato per
l’esercizio 2004 un ammontare di impegni di spesa in conto
capitale superiore del 100 per cento al corrispondente
ammontare della spesa annua mediamente impegnata nel
triennio 2001-2003 possono assumere impegni per spese in
conto capitale per l’esercizio 2005 entro il limite
rilevato per il 2004, incrementato del 2 per cento. Qualora
l’ente eserciti tale facolta’, i limiti di spesa di cui al
comma 22, lettera a), si applicano alla spesa corrente e ai
pagamenti per spese in conto capitale.
27. Le spese in conto capitale degli enti locali che
eccedono il limite di spesa stabilito dai commi da 21 a 53
possono essere anticipate a carico di un apposito fondo
istituito presso la gestione separata della Cassa depositi
e prestiti Spa. Il fondo e’ dotato per l’anno 2005 di euro
250 milioni. Le anticipazioni sono estinte dagli enti
locali entro il 31 dicembre 2006 e i relativi interessi,
determinati e liquidati sulla base di quanto previsto ai
commi 2, 3 e 4 dell’art. 6 del decreto ministeriale
5 dicembre 2003 del Ministro dell’economia e delle finanze,
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 288 del 12 dicembre 2003, valutati in 10
milioni di euro, sono a carico del bilancio statale. Le
anticipazioni sono corrisposte dalla Cassa depositi e
prestiti Spa direttamente ai soggetti beneficiari secondo
indicazioni e priorita’ fissate dal Comitato
interministeriale per la programmazione economica (CIPE).
Gli enti locali comunicano al CIPE e alla Cassa depositi e
prestiti Spa, entro il 30 aprile 2005, le spese che
presentano le predette caratteristiche e, ove ad esse
connessi, i progetti a cui si riferiscono, nonche’ le
scadenze di pagamento e le coordinate dei soggetti
beneficiari.
28. Fermo restando quanto previsto ai commi 26 e 27, al
fine di promuovere lo sviluppo economico, e’ autorizzata la
spesa di euro 201.500.000 per l’anno 2005, di euro
176.500.000 per l’anno 2006 e di euro 170.500.000 per
l’anno 2007 per la concessione di contributi statali al
finanziamento di interventi diretti a tutelare l’ambiente e
i beni culturali, e comunque a promuovere lo sviluppo
economico e sociale del territorio.
29. Il Ministro dell’economia e delle finanze, con
decreto da emanare entro novanta giorni dalla data di
entrata in vigore della presente legge, individua, in
coerenza con apposito atto di indirizzo parlamentare, gli
interventi e gli enti destinatari dei contributi di cui al
comma 28. All’attribuzione dei contributi provvede il
Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato anche in
deroga alle disposizioni di cui all’art. 3, comma 12, del
decreto-legge 20 giugno 1996, n. 323, convertito, con
modificazioni, dalla legge 8 agosto 1996, n. 425. I
contributi che, alla data del 31 agosto di ciascun anno,
non risultino impegnati dagli enti pubblici sono revocati
per essere riassegnati secondo la procedura di cui al
presente comma. Gli altri soggetti non di diritto pubblico
devono produrre annualmente, per la stessa finalita’, la
dichiarazione di assunzione di responsabilita’ in ordine al
rispetto del vincolo di destinazione del finanziamento
statale. Ai fini dell’erogazione del finanziamento, l’ente
beneficiario trasmette entro il 30 settembre di ciascun
anno apposita attestazione al citato Dipartimento, secondo
lo schema stabilito dal predetto decreto.
30. Al fine di consentire il monitoraggio degli
adempimenti relativi al patto di stabilita’ interno, anche
secondo i criteri adottati in contabilita’ nazionale, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, le
province e i comuni con popolazione superiore a 20.000
abitanti e le comunita’ montane con popolazione superiore a
50.000 abitanti trasmettono trimestralmente al Ministero
dell’economia e delle finanze – Dipartimento della
Ragioneria generale dello Stato, entro trenta giorni dalla
fine del periodo di riferimento, utilizzando il sistema web
appositamente previsto per il patto di stabilita’ interno
nel sito www.pattostabilita’.rgs.tesoro.it, le informazioni
riguardanti sia la gestione di competenza che quella di
cassa, attraverso un prospetto e con le modalita’ definiti
con decreto del predetto Ministero, di concerto con il
Ministero dell’interno, sentiti la Conferenza unificata di
cui all’art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.
281, e l’ISTAT».
31. Le province e i comuni con popolazione superiore a
5.000 abitanti sono tenuti a predisporre entro il mese
di febbraio una previsione di cassa cumulata e articolata
per trimestri del complesso delle spese come definite dal
comma 24 coerente con l’obiettivo annuale, che comunicano:
le province e i comuni con popolazione superiore a 20.000
abitanti al Ministero dell’economia e delle finanze
attraverso il sistema web, e i comuni con popolazione
superiore a 5.000 e fino a 30.000 abitanti alle Ragionerie
provinciali dello Stato competenti per territorio. Il
collegio dei revisori dei conti dell’ente locale verifica,
entro il mese successivo al trimestre di riferimento, il
rispetto dell’obiettivo trimestrale e la sua coerenza con
l’obiettivo annuale e, in caso di inadempienza, ne da’
comunicazione sia all’ente che al Ministero dell’economia e
delle finanze, per le province e i comuni con popolazione
superiore a 20.000 abitanti attraverso il predetto sistema
web, e alle Ragionerie provinciali dello Stato competenti
per territorio per i comuni con popolazione superiore a
5.000 e fino a 30.000 abitanti. I comuni con popolazione
superiore a 3.000 e fino a 5.000 abitanti e le comunita’
montane con popolazione superiore a 10.000 abitanti
predispongono, entro il mese di marzo, una previsione di
cassa semestrale alla cui verifica e comunicazione alle
Ragionerie provinciali dello Stato competenti per
territorio provvede il revisore dei conti dell’ente. A
seguito dell’accertamento del mancato rispetto
dell’obiettivo trimestrale, o semestrale, gli enti sono
tenuti nel trimestre, o nel semestre, successivo a
riassorbire lo scostamento registrato intervenendo sui
pagamenti, computati ai sensi del comma 24, nella misura
necessaria a garantire il rientro delle spese nei limiti
stabiliti. Restano ferme per il mancato conseguimento degli
obiettivi annuali le disposizioni recate dai commi 32, 33,
34 e 35.
32. Per gli enti locali, l’organo di revisione
economico-finanziaria previsto dall’art. 234 del testo
unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267,
verifica il rispetto degli obiettivi annuali del patto, sia
in termini di competenza che di cassa, e in caso di mancato
rispetto ne da’ comunicazione al Ministero dell’interno
sulla base di un modello e con le modalita’ che verranno
definiti con decreto del Ministero dell’interno, di
concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze.
33. Gli enti locali che non hanno rispettato gli
obiettivi del patto di stabilita’ interno stabiliti per
l’anno precedente non possono a decorrere dall’anno 2006:
a) effettuare spese per acquisto di beni e servizi in
misura superiore alla corrispondente spesa dell’ultimo anno
in cui si e’ accertato il rispetto degli obiettivi del
patto di stabilita’ interno, ovvero, ove l’ente sia
risultato sempre inadempiente, in misura superiore a quella
del penultimo anno precedente ridotta del 10 per cento. Per
gli enti locali soggetti al patto di stabilita’ interno
dall’anno 2005 il limite e’ commisurato, in sede di prima
applicazione, al livello delle spese dell’anno 2003;
b) procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi
titolo;
c) ricorrere all’indebitamento per gli investimenti.
34. La disposizione di cui al comma 33 si applica anche
nel 2005 per le province e i comuni con popolazione
superiore a 5.000 abitanti che non hanno rispettato gli
obiettivi del patto di stabilita’ interno per l’anno 2004.
35. A decorrere dall’anno 2006, i mutui e i prestiti
obbligazionari posti in essere dagli enti di cui al
comma 21 con istituzioni creditizie e finanziarie per il
finanziamento degli investimenti devono essere corredati da
apposita attestazione da cui risulti il conseguimento degli
obiettivi del patto di stabilita’ interno per l’anno
precedente. L’istituto finanziatore o l’intermediario
finanziario non possono procedere al finanziamento o al
collocamento del prestito in assenza della predetta
attestazione, che deve essere acquisita anche per l’anno
2005 con riferimento agli obiettivi del patto di stabilita’
interno delle province e dei comuni con popolazione
superiore a 5.000 abitanti.
36. Gli enti di nuova istituzione nell’anno 2005, o
negli anni successivi, sono soggetti alle regole dei
commi da 21 a 53 dall’anno in cui e’ disponibile la base di
calcolo su cui applicare gli incrementi di spesa stabiliti
al comma 22.
37. Attraverso le loro associazioni, le province, i
comuni e le comunita’ montane concorrono al monitoraggio
sull’andamento delle spese. Le comunicazioni previste dai
commi 30, 31 e 32 sono trasmesse anche all’Unione delle
province d’Italia (UPI), all’Associazione nazionale dei
comuni italiani (ANCI) e all’Unione nazionale comuni,
comunita’ ed enti montani (UNCEM), per via telematica.
38. Per gli esercizi 2005, 2006 e 2007, le regioni a
statuto speciale e le province autonome di Trento e di
Bolzano concordano, entro il 31 marzo di ciascun anno, con
il Ministero dell’economia e delle finanze, il livello
delle spese correnti e in conto capitale, nonche’ dei
relativi pagamenti, in coerenza con gli obiettivi di
finanza pubblica per il periodo 2005-2007. In caso di
mancato accordo si applicano le disposizioni di cui ai
commi da 21 a 53.
39. Per gli enti locali dei rispettivi territori
provvedono alle finalita’ di cui ai commi da 21 a 53 le
regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento
e di Bolzano ai sensi delle competenze alle stesse
attribuite dai rispettivi statuti di autonomia e dalle
relative norme di attuazione. Qualora le predette regioni e
province autonome non provvedano entro il 31 marzo di
ciascun anno, si applicano, per gli enti locali dei
rispettivi territori, le disposizioni di cui ai commi da 21
a 53.
40. Resta ferma la facolta’ delle regioni e delle
province autonome di Trento e di Bolzano di estendere le
regole del patto di stabilita’ interno nei confronti degli
enti ed organismi strumentali.
41. Sono abrogate le disposizioni recate dall’art. 29
della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive
modificazioni, limitatamente alle regole del patto di
stabilita’ interno previsto per gli enti territoriali per
gli anni 2005 e successivi.».
– Si riporta il testo del terzo comma dell’art. 117
della Costituzione della Repubblica italiana:
«Sono materie di legislazione concorrente quelle
relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea
delle regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza
del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni
scolastiche e con esclusione della istruzione e della
formazione professionale; professioni; ricerca scientifica
e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori
produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento
sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti
e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di
navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione,
trasporto e distribuzione nazionale dell’energia;
previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei
bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e
del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e
ambientali e promozione e organizzazione di attivita’
culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di
credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e
agrario a carattere regionale. Nelle materie di
legislazione concorrente spetta alle regioni la potesta’
legislativa, salvo che per la determinazione dei principi
fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.».
– Per il testo del secondo comma dell’art. 119 della
Costituzione della Repubblica italiana, vedasi in nota al
comma 24.
Note all’art. 1, comma 140:
– Si riporta il testo dell’art. 156 del testo unico di
cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 recante
«testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti
locali»:
«Art. 156 Classi demografiche e popolazione residente).
– 1. Ai fini dell’applicazione delle disposizioni contenute
nella parte seconda del presente testo unico valgono per i
comuni, se non diversamente disciplinato, le seguenti
classi demografiche:
a) comuni con meno di 500 abitanti;
b) comuni da 500 a 999 abitanti;
c) comuni da 1.000 a 1.999 abitanti;
d) comuni da 2.000 a 2.999 abitanti;
e) comuni da 3.000 a 4.999 abitanti;
f) comuni da 5.000 a 9.999 abitanti;
g) comuni da 10.000 a 19.999 abitanti;
h) comuni da 20.000 a 59.999 abitanti;
i) comuni da 60.000 a 99.999 abitanti;
l) comuni da 100.000 a 249.999 abitanti;
m) comuni da 250.000 a 499.999 abitanti;
n) comuni da 500.000 abitanti ed oltre.
2. Le disposizioni del presente testo unico e di altre
leggi e regolamenti relative all’attribuzione di contributi
erariali di qualsiasi natura, nonche’ all’inclusione nel
sistema di tesoreria unica di cui alla legge 29 ottobre
1984, n. 720, alla disciplina del dissesto finanziario ed
alla disciplina dei revisori dei conti, che facciano
riferimento alla popolazione, vanno interpretate, se non
diversamente disciplinato, come concernenti la popolazione
residente calcolata alla fine del penultimo anno precedente
per le province ed i comuni secondo i dati dell’Istituto
nazionale di statistica, ovvero secondo i dati dell’Uncem
per le comunita’ montane. Per le comunita’ montane e i
comuni di nuova istituzione si utilizza l’ultima
popolazione disponibile.».
Note all’art. 1, commi 142 e 143:
– Si riporta il testo del comma 5 dell’art. 1 della
gia’ citata legge 311/2004:
«5. Al fine di assicurare il conseguimento degli
obiettivi di finanza pubblica stabiliti in sede di Unione
europea, indicati nel Documento di programmazione
economico-finanziaria e nelle relative note di
aggiornamento, per il triennio 2005-2007 la spesa
complessiva delle amministrazioni pubbliche inserite nel
conto economico consolidato, individuate per l’anno 2005
nell’elenco 1 allegato alla presente legge e per gli anni
successivi dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT)
con proprio provvedimento pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale non oltre il 31 luglio di ogni anno, non puo’
superare il limite del 2 per cento rispetto alle
corrispondenti previsioni aggiornate del precedente anno,
come risultanti dalla Relazione previsionale e
programmatica.».
– Il decreto del Presidente della Repubblica 31 gennaio
1996, n. 194 reca «Regolamento per l’approvazione dei
modelli di cui all’art. 114 del decreto legislativo
25 febbraio 1995, n. 77». (Pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 13 aprile 1996, n. 87, supplemento ordinario).
Note all’art. 1, comma 146:
– Si riporta il testo dell’art. 1 del gia’ citato
decreto-legge n. 203/2005 convertito, con modificazioni,
dalla legge 2 dicembre 2005:
«Art. 1 (Partecipazione dei comuni al contrasto
all’evasione fiscale). – 1. Per potenziare l’azione di
contrasto all’evasione fiscale, in attuazione dei principi
di economicita’, efficienza e collaborazione
amministrativa, la partecipazione dei comuni
all’accertamento fiscale e’ incentivata mediante il
riconoscimento di una quota pari al 30 per cento delle
maggiori somme relative a tributi statali riscosse a titolo
definitivo, a seguito dell’intervento del comune che abbia
contribuito all’accertamento stesso.
2. Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle
entrate, emanato, entro quarantacinque giorni dalla data di
entrata in vigore del presente decreto, d’intesa con la
Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali, sono stabilite
le modalita’ tecniche di accesso alle banche dati e di
trasmissione ai comuni, anche in via telematica, di copia
delle dichiarazioni relative ai contribuenti in essi
residenti, nonche’ quelle della partecipazione dei comuni
all’accertamento fiscale di cui al comma 1 anche attraverso
societa’ ed enti partecipati dai comuni e comunque da essi
incaricati per le attivita’ di supporto ai controlli
fiscali sui tributi comunali. Con il medesimo provvedimento
sono altresi’ individuate le ulteriori materie per le quali
i comuni partecipano all’accertamento fiscale; in tale
ultimo caso, il provvedimento, adottato d’intesa con il
direttore dell’Agenzia del territorio per i tributi di
relativa competenza, puo’ prevedere anche una applicazione
graduale in relazione ai diversi tributi.
2-bis. Nelle province autonome di Trento e di Bolzano
rimane fermo quanto previsto dallo statuto speciale e dalle
relative norme di attuazione, ed in particolare dall’art.
13 del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 268.».
Note all’art. 1, comma 150:
– Per i testi dei commi 30 e 31 dell’art. 1 della gia’
citata legge 311/2004, cosi’ come modificati dalla presente
legge, vedasi in nota al comma 138.
– Per i testi dei commi 32, 33, 34, 35 e 37 del gia’
citato art. 1 della gia’ citata legge 311/2004, vedasi in
nota al comma 138.
Note all’art. 1, comma 151:
– Si riporta il testo dell’art. 39 della gia’ citata
legge n. 488/1999, cosi’ come modificato dalla presente
legge:
«Art. 39 (Retribuzione pensionabile dei componenti
delle autorita’ indipendenti). – 1. A decorrere dal
15 gennaio 2006 il trattamento economico comunque
corrisposto sotto qualsiasi forma ai componenti delle
autorita’ indipendenti e ai componenti degli organismi i
cui trattamenti sono equiparati o riferiti a quelli dei
componenti delle autorita’ indipendenti, gia’ iscritti
all’atto della nomina ad enti gestori di forme
pensionistiche obbligatorie, costituisce base contributiva
e pensionabile: a) fino a concorrenza del trattamento
retributivo eventualmente in godimento dell’interessato
all’atto della nomina a componente dell’autorita’ od
organismo ivi ricomprendendo i miglioramenti economici che
sarebbero spettati, ove superiore al massimale annuo della
base retributiva e pensionabile previsto dall’art. 2,
comma 18, della legge 8 agosto 1995, n. 335; b) nel limite
del predetto massimale, negli altri casi, ivi compresi i
soggetti che all’atto della nomina non prestavano attivita’
di lavoro subordinato. I relativi contributi sono versati
alle gestioni previdenziali cui sia iscritto l’interessato.
2. Con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, su proposta del Ministro per la funzione
pubblica, di concerto con i Ministri del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica e del lavoro e
della previdenza sociale, da emanare entro il 31 marzo
2000, si provvede ad individuare le autorita’ e gli
organismi di cui al comma 1, diversi da quelli che svolgono
la loro attivita’ nelle materie contemplate dall’art. 1 del
decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato
17 luglio 1947, n. 691.».
Note all’art. 1, comma 152:
– Si riporta il testo del comma 8 dell’art. 31della
gia’ citata legge 289/2002:
«8. Per l’anno 2003 l’aliquota di compartecipazione dei
comuni al gettito dell’IRPEF di cui all’art. 67, comma 3,
della legge 23 dicembre 2000, n. 388, come sostituito
dall’art. 25, comma 5, della legge 28 dicembre 2001, n.
448, e’ stabilita nella misura del 6,5 per cento. Per lo
stesso anno 2003 e’ istituita per le province una
compartecipazione al gettito dell’IRPEF nella misura dell’1
per cento del riscosso in conto competenza affluito al
bilancio dello Stato per l’esercizio 2002, quali entrate
derivanti dall’attivita’ ordinaria di gestione iscritte al
capitolo 1023. Per le province si applicano le modalita’ di
riparto e di attribuzione previste per i comuni dalla
richiamata normativa.».
– Si riporta il testo del comma 18 dell’art. 2 della
legge 24 dicembre 2003 n. 150 recante «Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato
(legge finanziaria 2004)»:
«18. Sono confermate per l’anno 2004 le disposizioni in
materia di compartecipazione provinciale e comunale al
gettito dell’IRPEF di cui all’art. 31, comma 8, della legge
27 dicembre 2002, n. 289.».
– Si riporta il testo del comma 65 dell’art. 1 della
gia’ citata legge n. 311/2004:
«65. Le disposizioni in materia di compartecipazione
provinciale e comunale al gettito dell’imposta sul reddito
delle persone fisiche di cui all’art. 31, comma 8, della
legge 27 dicembre 2002, n. 289, gia’ confermate per l’anno
2004 dall’art. 2, comma 18, della legge 24 dicembre 2003,
n. 350, sono prorogate per l’anno 2005.».
Note all’art. 1, commi 153 e 154:
– Si riporta il testo dei commi 63 e 64 dell’art. 1
della gia’ citata legge n. 311/2004:
«63. I trasferimenti erariali per l’anno 2005 di ogni
singolo ente locale sono determinati in base alle
disposizioni recate dall’art. 31, comma 1, primo periodo,
della legge 27 dicembre 2002, n. 289.
64. Per l’anno 2005, l’incremento delle risorse, pari a
340 milioni di euro, derivante dal reintegro della
riduzione dei trasferimenti erariali conseguente alla
cessazione dell’efficacia delle disposizioni di cui
all’art. 24, comma 9, della legge 28 dicembre 2001, n. 448,
e’ attribuito, quanto ad euro 260 milioni, a favore degli
enti locali per confermare i contributi di cui all’art. 3,
commi 27, 35, secondo periodo, 36 e 141, della legge
24 dicembre 2003, n. 350, e quanto ad 80 milioni di euro in
favore dei comuni di cui all’art. 9, comma 3, del decreto
legislativo 30 giugno 1997, n. 244.».
Note all’art. 1, comma 156:
– Si riporta il testo del comma 1-bis dell’art. 1 del
gia’ citato decreto-legge 314/2004 recante «Proroga di
termini», convertito con modificazioni, dalla legge
1° marzo 2005, n. 26:
«1-bis (Fondo istituito presso la Cassa depositi e
prestiti per le anticipazioni di spese in conto capitale).
– 1. All’art. 1, comma 27, ultimo periodo, della legge
30 dicembre 2004, n. 311, le parole: «31 gennaio 2005» sono
sostituite dalle seguenti: «30 aprile 2005.».
Note all’art. 1, commi 158 e 159:
– Si riporta il testo dell’art. 59 della gia’ citata
legge n. 388/2000:
«Art. 59 (Acquisto di beni e servizi a rilevanza
regionale degli enti decentrati di spesa). – 1. Al fine di
realizzare l’acquisizione di beni e servizi a rilevanza
regionale alle migliori condizioni del mercato da parte
degli enti decentrati di spesa, il Ministero del tesoro,
del bilancio e della programmazione economica promuove
aggregazioni di enti con il compito di elaborare strategie
comuni di acquisto attraverso la standardizzazione degli
ordini di acquisto per specie merceologiche e la eventuale
stipula di convenzioni valevoli su parte del territorio
nazionale, a cui volontariamente possono aderire tutti gli
enti interessati.
2. In particolare vengono promosse, sentiti
rispettivamente il Ministro dell’interno, il Ministro della
sanita’ e il Ministro dell’universita’ e della ricerca
scientifica e tecnologica:
a) piu’ aggregazioni di province e di comuni,
appartenenti a regioni diverse, indicati dalla Conferenza
Stato-citta’ ed autonomie locali;
b) piu’ aggregazioni di aziende sanitarie e
ospedaliere appartenenti a regioni diverse indicate dalla
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano;
c) piu’ aggregazioni di universita’ appartenenti a
regioni diverse indicate dalla Conferenza permanente dei
rettori delle universita’ italiane.
3. Per le finalita’ di cui al presente articolo,
nonche’ per lo svolgimento delle attivita’ strumentali e di
supporto alla didattica e alla ricerca, una o piu’
universita’ possono, in luogo delle aggregazioni di cui
alla lettera c) del comma 2, costituire fondazioni di
diritto privato con la partecipazione di enti ed
amministrazioni pubbliche e soggetti privati. Con
regolamento adottato ai sensi dell’art. 17, comma 2, della
legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabiliti i criteri e le
modalita’ per la costituzione e il funzionamento delle
predette fondazioni, con individuazione delle tipologie di
attivita’ e di beni che possono essere conferiti alle
medesime nell’osservanza del criterio della strumentalita’
rispetto alle funzioni istituzionali, che rimangono
comunque riservate all’universita’.
4. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica riferisce periodicamente sui
risultati delle iniziative alla Conferenza Stato-citta’ ed
autonomie locali, alla Conferenza permanente per i rapporti
tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano e alla Conferenza permanente dei rettori delle
universita’ italiane.
5. Le convenzioni e i prezzi relativi alle singole
categorie merceologiche sono pubblicati sul sito INTERNET
del Ministero del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica. [Alle regioni, alle aziende
sanitarie e ospedaliere, agli enti locali e alle
universita’ che non aderiscono alle convenzioni si
applicano le disposizioni di cui al comma 3 dell’art. 26
della legge 23 dicembre 1999, n. 488]. Gli enti devono
motivare i provvedimenti con cui procedono all’acquisto di
beni e servizi a prezzi e a condizioni meno vantaggiosi di
quelli stabiliti nelle convenzioni suddette e in quelle di
cui all’art. 26 della citata legge n. 488 del 1999.
6. Al fine di rilevare gli elementi di conoscenza degli
effettivi risultati di economia di spesa nell’acquisto di
beni e servizi da parte delle amministrazioni pubbliche, ai
sensi e per gli effetti dell’art. 26 della legge
23 dicembre 1999, n. 488, e della presente legge, il
Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, con le medesime procedure di cui allo stesso
art. 26, promuove le intese necessarie per il collegamento
a rete delle amministrazioni interessate con criteri di
uniformita’ ed omogeneita’, diretti ad accertare lo stato
di attuazione della normativa in questione ed i risultati
conseguiti.».
– Per il testo dell’art. 26 della gia’ citata legge
488/1999, vedasi in note ai commi 22 e 23.
Note all’art. 1, comma 160:
– Si riporta il testo del comma 172 dell’art. 3 della
gia’ citata legge 350/2003 recante «Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato
(legge finanziaria 2004)»:
«172. Al fine di razionalizzare la spesa pubblica e
favorire il rispetto del patto di stabilita’ interno la
CONSIP Spa, attraverso proprie articolazioni territoriali
sul territorio, puo’ fornire su specifica richiesta
supporto e consulenza per le esigenze di approvvigionamento
di beni e servizi da parte di enti locali o loro consorzi
assicurando la partecipazione anche alle piccole e medie
imprese locali nel rispetto dei principi di concorrenza.».
Note all’art. 1, comma 161:
– Si riporta il testo dell’art. 28 della gia’ citata
legge 289/2002 recante «Disposizioni per la formazione del
bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge
finanziaria 2003)»:
«Art. 28 (Acquisizione di informazioni). – 1. Allo
scopo di assicurare il perseguimento degli obiettivi di
finanza pubblica il Ministero dell’economia e delle finanze
provvede all’acquisizione di ogni utile informazione sul
comportamento degli enti ed organismi pubblici di cui
all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001,
n. 165, anche con riferimento all’obbligo di utilizzo delle
convenzioni CONSIP, avvalendosi dei propri rappresentanti
nei collegi sindacali o di revisione presso i suddetti enti
ed organismi e dei servizi ispettivi di finanza pubblica.
2. Qualora non sia prevista la presenza di un proprio
rappresentante in seno al collegio dei revisori o dei
sindaci, il Ministero dell’economia e delle finanze puo’
acquisire le suddette informazioni avvalendosi, in caso di
mancato o tempestivo riscontro, anche del collegio dei
revisori o dei sindaci ovvero dei nuclei di valutazione o
dei servizi di controllo interno di cui al decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 286.
3. Al fine di garantire la rispondenza dei conti
pubblici alle condizioni dell’art. 104 del Trattato
istitutivo della comunita’ europea e delle norme
conseguenti, tutti gli incassi e i pagamenti, e i dati di
competenza economica rilevati dalle amministrazioni
pubbliche, di cui all’art. 1, comma 2, del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, devono essere codificati
con criteri uniformi su tutto il territorio nazionale.
4. Le banche incaricate dei servizi di tesoreria e di
cassa e gli uffici postali che svolgono analoghi servizi
non possono accettare disposizioni di pagamento prive della
codificazione di cui al comma 5.
5. Il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita
la Conferenza unificata di cui all’art. 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, stabilisce, con propri
decreti, la codificazione, le modalita’ e i tempi per
l’attuazione delle disposizioni di cui ai commi 3 e 4;
analogamente provvede, con propri decreti, ad apportare
modifiche e integrazioni alla codificazione stabilita.
6. (Omissis)..
7. Il decreto previsto dal comma 6 e’ emanato entro sei
mesi dalla data di entrata in vigore della presente
legge.».
– Per il comma 5 dell’art. 1 della gia’ citata legge
311/2004 vedasi in note ai commi 142 e 143.
Note all’art. 1, comma 162:
– Si riporta il testo dell’art. 2 della legge
31 gennaio 1994, n. 97 recante «Nuove disposizioni per le
zone montane»:
«Art. 2 (Fondo nazionale per la montagna). – 1. E’
istituito presso il Ministero del bilancio e della
programmazione economica il Fondo nazionale per la
montagna.
2. Il Fondo e’ alimentato da trasferimenti comunitari,
dello Stato e di enti pubblici, ed e’ iscritto in un
apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero
del bilancio e della programmazione economica. Le somme
provenienti dagli enti pubblici sono versate all’entrata
del bilancio dello Stato per essere riassegnate al suddetto
capitolo.
3. Le risorse erogate dal Fondo hanno carattere
aggiuntivo rispetto ad ogni altro trasferimento ordinario o
speciale dello Stato a favore degli enti locali. Le risorse
sono ripartite fra le regioni e le province autonome che
provvedono ad istituire propri fondi regionali per la
montagna, alimentati anche con stanziamenti a carico dei
rispettivi bilanci, con i quali sostenere gli interventi
speciali di cui all’art. 1.
4. Le regioni e le province autonome disciplinano con
propria legge i criteri relativi all’impiego delle risorse
di cui al comma 3.
5. I criteri di ripartizione del Fondo tra le regioni e
le province autonome sono stabiliti con deliberazione del
Comitato interministeriale per la programmazione economica
(CIPE), sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, su proposta del Ministro per gli affari regionali,
di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e
il Ministro delle politiche agricole e forestali.
6. I criteri di ripartizione tengono conto
dell’esigenza della salvaguardia dell’ambiente con il
conseguente sviluppo delle attivita’ agro-silvo-pastorali
eco-compatibili, dell’estensione del territorio montano,
della popolazione residente, anche con riferimento alle
classi di eta’, alla occupazione ed all’indice di
spopolamento, del reddito medio pro capite, del livello dei
servizi e dell’entita’ dei trasferimenti ordinari e
speciali.».
Note all’art. 1, comma 163:
– Si riporta il testo dell’art. 1 del decreto
legislativo 1° aprile 1996, n. 239 (Modificazioni al regime
fiscale degli interessi, premi ed altri frutti delle
obbligazioni e titoli similari, pubblici e privati), cosi’
come modificato dalla presente legge:
«Art. 1 (Soppressione della ritenuta alla fonte per
talune obbligazioni e titoli similari). – 1. La ritenuta
del 12,50 per cento di cui al comma 1 dell’art. 26 del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973,
n. 600, non si applica sugli interessi ed altri proventi
delle obbligazioni e titoli similari, emessi da banche, da
societa’ per azioni con azioni negoziate in mercati
regolamentati italiani e da enti pubblici economici
trasformati in societa’ per azioni in base a disposizione
di legge, con esclusione delle cambiali finanziarie.
2. Per i proventi dei titoli obbligazionari emessi
dagli enti territoriali ai sensi degli articoli 35 e 37
della legge 23 dicembre 1994, n. 724, si applica il regime
tributario di cui all’art. 2. Tale imposta spetta agli enti
territoriali emittenti ed e’ agli stessi versata con le
modalita’ di cui al capo III del decreto legislativo
9 luglio 1997, n. 241.».
Note all’art. 1, comma 164:
– Si riporta il testo dell’art. 229 del decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (testo unico delle leggi
sull’ordinamento degli enti locali):
«Art. 229 (Conto economico). – 1. Il conto economico
evidenzia i componenti positivi e negativi dell’attivita’
dell’ente secondo criteri di competenza economica.
Comprende gli accertamenti e gli impegni del conto del
bilancio, rettificati al fine di costituire la dimensione
finanziaria dei valori economici riferiti alla gestione di
competenza, le insussistenze e sopravvenienze derivanti
dalla gestione dei residui e gli elementi economici non
rilevati nel conto del bilancio.
2. Il conto economico e’ redatto secondo uno schema a
struttura scalare, con le voci classificate secondo la loro
natura e con la rilevazione di risultati parziali e del
risultato economico finale.
3. Costituiscono componenti positivi del conto
economico i tributi, i trasferimenti correnti, i proventi
dei servizi pubblici, i proventi derivanti dalla gestione
del patrimonio, i proventi finanziari, le insussistenze del
passivo, le sopravvenienze attive e le plusvalenze da
alienazioni. E’ espresso, ai fini del pareggio, il
risultato economico negativo.
4. Gli accertamenti finanziari di competenza sono
rettificati, al fine di costituire la dimensione
finanziaria di componenti economici positivi, rilevando i
seguenti elementi:
a) i risconti passivi ed i ratei attivi;
b) le variazioni in aumento o in diminuzione delle
rimanenze;
c) i costi capitalizzati costituiti dai costi
sostenuti per la produzione in economia di valori da porre,
dal punto di vista economico, a carico di diversi esercizi;
d) le quote di ricavi gia’ inserite nei risconti
passivi di anni precedenti;
e) le quote di ricavi pluriennali pari agli
accertamenti degli introiti vincolati;
f) imposta sul valore aggiunto per le attivita’
effettuate in regime di impresa.
5. Costituiscono componenti negativi del conto
economico l’acquisto di materie prime e dei beni di
consumo, la prestazione di servizi, l’utilizzo di beni di
terzi, le spese di personale, i trasferimenti a terzi, gli
interessi passivi e gli oneri finanziari diversi, le
imposte e tasse a carico dell’ente locale, gli oneri
straordinari compresa la svalutazione di crediti, le
minusvalenze da alienazioni, gli ammortamenti e le
insussistenze dell’attivo come i minori crediti e i minori
residui attivi. E’ espresso, ai fini del pareggio, il
risultato economico positivo.
6. Gli impegni finanziari di competenza sono
rettificati, al fine di costituire la dimensione
finanziaria di componenti economici negativi, rilevando i
seguenti elementi:
a) i costi di esercizi futuri, i risconti attivi ed i
ratei passivi;
b) le variazioni in aumento od in diminuzione delle
rimanenze;
c) le quote di costo gia’ inserite nei risconti
attivi degli anni precedenti;
d) le quote di ammortamento di beni a valenza
pluriennale e di costi capitalizzati;
e) l’imposta sul valore aggiunto per le attivita’
effettuate in regime d’impresa.
7. Gli ammortamenti compresi nel conto economico sono
determinati con i seguenti coefficienti:
a) edifici, anche demaniali, ivi compresa la
manutenzione straordinaria al 3%;
b) strade, ponti ed altri beni demaniali al 2%;
c) macchinari, apparecchi, attrezzature, impianti ed
altri beni mobili al 15%;
d) attrezzature e sistemi informatici, compresi i
programmi applicativi, al 20%;
e) automezzi in genere, mezzi di movimentazione e
motoveicoli al 20%;
f) altri beni al 20%.
8. Il regolamento di contabilita’ puo’ prevedere la
compilazione di conti economici di dettaglio per servizi o
per centri di costo.
9. Al conto economico e’ accluso un prospetto di
conciliazione che, partendo dai dati finanziari della
gestione corrente del conto del bilancio, con l’aggiunta di
elementi economici, raggiunge il risultato finale
economico. I valori della gestione non corrente vanno
riferiti al patrimonio.
10. I modelli relativi al conto economico ed al
prospetto di conciliazione sono approvati con il
regolamento di cui all’art. 160.».
Note all’art. 1, comma 165:
– Si riporta il testo del comma 61 dell’art. 1 della
legge 30 dicembre 2004, n. 311 (Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato
(legge finanziaria 2005), cosi’ come modificato dalla
presente legge:
«61. Salvo quanto disposto nel comma 175, la
sospensione degli aumenti delle addizionali all’imposta sul
reddito e delle maggiorazioni dell’aliquota dell’imposta
regionale sulle attivita’ produttive di cui all’art. 3,
comma 1, lettera a), della legge 27 dicembre 2002, n. 289,
e all’art. 2, comma 21, della legge 24 dicembre 2003, n.
350, e’ confermata sino al 31 dicembre 2006. Resta ferma
l’applicazione del comma 22 dell’art. 2 della legge n. 350
del 2003 alle disposizioni regionali in materia di IRAP
diverse da quelle riguardanti la maggiorazione
dell’aliquota, nonche’, unitamente al comma 23 del medesimo
art. , alle disposizioni regionali in materia di tassa
automobilistica; le regioni possono modificare tali
disposizioni nei soli limiti dei poteri loro attribuiti
dalla normativa statale di riferimento ed in conformita’
con essa.».
Nota all’art. 1, comma 167:
– Si riporta il testo dell’art. 119 della Costituzione:
«Art. 119. – I comuni, le province, le Citta’
metropolitane e le regioni hanno autonomia finanziaria di
entrata e di spesa.
I comuni, le province, le Citta’ metropolitane e le
regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano
tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e
secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica
e del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni
al gettito di tributi erariali riferibile al loro
territorio.
La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo,
senza vincoli di destinazione, per i territori con minore
capacita’ fiscale per abitante.
Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai
commi precedenti consentono ai comuni, alle province, alle
Citta’ metropolitane e alle regioni di finanziare
integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite.
Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la
solidarieta’ sociale, per rimuovere gli squilibri economici
e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti
della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale
esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse
aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di
determinati comuni, province, Citta’ metropolitane e
regioni.
I comuni, le province, le Citta’ metropolitane e le
regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i
principi generali determinati dalla legge dello Stato.
Possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare
spese di investimento. E’ esclusa ogni garanzia dello Stato
sui prestiti dagli stessi contratti.».
Note all’art. 1, comma 171:
– Si riporta il testo dell’art. 2 della legge 5 agosto
1978, n. 468 (Riforma di alcune norme di contabilita’
generale dello Stato in materia di bilancio), cosi’ come
modificato dalla presente legge:
«Art. 2 (Bilancio annuale di previsione). – 1. Il
progetto di bilancio annuale di previsione a legislazione
vigente e’ formato sulla base dei criteri e parametri
indicati, ai sensi dell’art. 3, comma 3, nel Documento di
programmazione economico-finanziaria, come deliberato dal
Parlamento.
2. Il progetto di bilancio annuale di previsione e’
articolato, per l’entrata e per la spesa, in unita’
previsionali di base, stabilite in modo che a ciascuna
unita’ corrisponda un unico centro di responsabilita’
amministrativa, cui e’ affidata la relativa gestione. Le
unita’ previsionali sono determinate con riferimento ad
aree omogenee di attivita’, anche a carattere strumentale,
in cui si articolano le competenze istituzionali di ciascun
Ministero.
3. Per ogni unita’ previsionale di base sono indicati:
a) l’ammontare presunto dei residui attivi o passivi
alla chiusura dell’esercizio precedente a quello cui il
bilancio si riferisce;
b) l’ammontare delle entrate che si prevede di
accertare e delle spese che si prevede di impegnare
nell’anno cui il bilancio si riferisce;
c) l’ammontare delle entrate che si prevede di
incassare e delle spese che si prevede di pagare nell’anno
cui il bilancio si riferisce, senza distinzione fra
operazioni in conto competenza ed in conto residui. Si
intendono per incassate le somme versate in Tesoreria e per
pagate le somme erogate dalla Tesoreria.
3-bis. Nella formulazione delle previsioni di spesa si
tiene conto degli esiti del controllo eseguito dalla Corte
dei conti ai sensi dell’art. 3, commi 4 e seguenti, della
legge 14 gennaio 1994, n. 20. Nelle note preliminari della
spesa sono indicate le misure adottate a seguito delle
valutazioni della Corte dei conti.
4. Le somme comprese in ciascuna unita’ previsionale di
base sono suddivise, relativamente alla spesa, in spese
correnti, con enucleazione delle spese di personale, e
spese di investimento, con enucleazione delle spese di
investimento destinate alle regioni in ritardo di sviluppo
ai sensi dei regolamenti dell’Unione europea.
4-bis. Formano oggetto di approvazione parlamentare
solo le previsioni di cui alle lettere b) e c) del comma 3.
Le previsioni di spesa di cui alle medesime
lettere costituiscono il limite per le autorizzazioni,
rispettivamente, di impegno e di pagamento. Con appositi
riassunti a corredo di ciascuno stato di previsione della
spesa, le autorizzazioni relative ad ogni unita’
previsionale di base sono riepilogate secondo l’analisi
economica e funzionale. Entro dieci giorni dalla
pubblicazione della legge di bilancio i Ministri assegnano
le risorse ai dirigenti generali responsabili della
gestione.
4-ter. Il bilancio annuale di previsione, oggetto di un
unico disegno di legge, e’ costituito dallo stato di
previsione dell’entrata, dagli stati di previsione della
spesa distinti per Ministeri, con le allegate appendici dei
bilanci delle aziende ed amministrazioni autonome, e dal
quadro generale riassuntivo.
4-quater. Ciascuno stato di previsione e’ illustrato da
una nota preliminare ed integrato da un allegato tecnico.
Nelle note preliminari della spesa sono indicati i criteri
adottati per la formulazione delle previsioni, con
particolare riguardo alla spesa corrente di carattere
discrezionale che presenta tassi di variazione
significativamente diversi da quello indicato per le spese
correnti nel Documento di programmazione
economico-finanziaria deliberato dal Parlamento. I criteri
per determinare la significativita’ degli scostamenti sono
indicati nel Documento medesimo. Nelle note preliminari
della spesa sono altresi’ indicati gli obiettivi che le
amministrazioni intendono conseguire in termini di livello
dei servizi e di interventi, con l’indicazione delle
eventuali assunzioni di personale programmate nel corso
dell’esercizio e degli indicatori di efficacia ed
efficienza che si intendono utilizzare per valutare i
risultati. Nell’allegato tecnico sono indicati,
disaggregati per capitolo, i contenuti di ciascuna unita’
previsionale e il carattere giuridicamente obbligatorio o
discrezionale della spesa, con il rinvio alle relative
disposizioni legislative, nonche’ i tempi di esecuzione dei
programmi e dei progetti finanziati nell’ambito dello stato
di previsione. Nella nota preliminare dello stato di
previsione dell’entrata sono specificatamente illustrati i
criteri per la previsione delle entrate relative alle
principali imposte e tasse e, per ciascun titolo, la quota
non avente carattere ricorrente, nonche’, per il periodo
compreso nel bilancio pluriennale, gli effetti connessi
alle disposizioni normative introdotte nell’esercizio
recanti esenzioni o riduzioni del prelievo obbligatorio,
con l’indicazione della natura delle agevolazioni, dei
soggetti e delle categorie dei beneficiari e degli
obiettivi perseguiti. La nota preliminare di ciascuno stato
di previsione espone, inoltre, in apposito allegato, le
previsioni sull’andamento delle entrate e delle spese per
ciascuno degli esercizi compresi nel bilancio pluriennale.
4-quinquies. In apposito allegato allo stato di
previsione, le unita’ previsionali di base sono ripartite
in capitoli, ai fini della gestione e della
rendicontazione. I capitoli sono determinati in relazione
al rispettivo oggetto per l’entrata e secondo il contenuto
economico e funzionale per la spesa. La ripartizione e’
effettuata con decreto del Ministro del tesoro d’intesa con
le amministrazioni interessate. Su proposta del dirigente
responsabile, con decreti del Ministro competente, da
comunicare, anche con evidenze informatiche, al Ministro
del tesoro e alle Commissioni parlamentari competenti,
possono essere effettuate variazioni compensative tra
capitoli della medesima unita’ previsionale, fatta
eccezione per le autorizzazioni di spesa di natura
obbligatoria, per le spese in annualita’ e a pagamento
differito e per quelle direttamente regolate con legge. Al
fine di favorire una maggiore flessibilita’ nell’uso delle
risorse destinate agli investimenti e di consentire la
determinazione delle dotazioni di cassa e di competenza in
misura tale da limitare la formazione di residui di
stanziamento, possono essere effettuate variazioni
compensative, nell’ambito della stessa unita’ previsionale
di base, di conto capitale, anche tra stanziamenti disposti
da leggi diverse, a condizione che si tratti di leggi che
finanzino o rifinanzino lo stesso intervento. Sono escluse
le variazioni compensative fra le unita’ di spesa oggetto
della deliberazione parlamentare. La legge di assestamento
del bilancio o eventuali ulteriori provvedimenti
legislativi di variazione possono autorizzare compensazioni
tra le diverse unita’ previsionali.
4-sexies. Le modifiche apportate al bilancio nel corso
della discussione parlamentare, con apposita nota di
variazioni, formano oggetto di ripartizione in capitoli,
fino all’approvazione della legge di bilancio.
5. Il Ministro del bilancio e della programmazione
economica presenta al Parlamento una relazione, allegata al
disegno di legge di approvazione del bilancio di
previsione, con motivata indicazione programmatica sulla
destinazione alle aree depresse del territorio nazionale,
di cui all’art. 1, comma 1, lettera a), del decreto-legge
8 febbraio 1995, n. 32, convertito dalla legge 7 aprile
1995, n. 104, e alle aree destinatarie degli interventi di
cui all’art. 1, comma 1, del decreto-legge 20 maggio 1993,
n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge
19 luglio 1993, n. 236, in conformita’ della normativa
comunitaria, nonche’ alle aree montane, delle spese di
investimento iscritte negli stati di previsione dei singoli
Ministeri per gli interventi di rispettiva competenza
nell’ammontare totale e suddiviso per regioni.
6. In apposito allegato a ciascuno stato di previsione
della spesa sono esposte, per unita’ previsionali di base,
le risorse destinate alle aree previste dal comma 5,
relativamente alle spese correnti per il personale in
attivita’ di servizio e per trasferimenti, nonche’ per
tutte le spese in conto capitale, con esclusione delle
erogazioni per finalita’ non produttive.
6-bis. In ulteriore apposito allegato a ciascuno stato
di previsione della spesa, sono esposte, per unita’
previsionali di base, le risorse destinate alle singole
realta’ regionali distinte tra spese correnti e spese in
conto capitale.
7. L’approvazione dello stato di previsione
dell’entrata, di ciascuno stato di previsione della spesa,
del totale generale della spesa e del quadro generale
riassuntivo e’ disposta, nell’ordine, con distinti
articoli del disegno di legge, con riferimento sia alle
dotazioni di competenza che a quelle di cassa.
8. L’approvazione dei fondi previsti dagli articoli 7,
8 e 9 e’ disposta con apposite norme.
9. Con apposita norma della legge che approva il
bilancio di previsione dello Stato e’ annualmente
stabilito, in relazione alla indicazione del fabbisogno del
settore statale, effettuata ai sensi dell’art. 15, terzo
comma, l’importo massimo di emissione di titoli pubblici,
in Italia e all’estero, al netto di quelli da rimborsare.».
Note all’art. 1, comma 172:
– Si riporta il testo del comma 6 dell’art. 3 della
legge 14 gennaio 1994, n. 20 (Disposizioni in materia di
giurisdizione e controllo della Corte dei conti), cosi’
come modificato dalla presente legge:
«6. La Corte dei conti riferisce, almeno annualmente,
al Parlamento ed ai consigli regionali sull’esito del
controllo eseguito. Le relazioni della Corte sono altresi’
inviate alle amministrazioni interessate, alle quali la
Corte formula, in qualsiasi altro momento, le proprie
osservazioni. Le amministrazioni comunicano alla Corte ed
agli organi elettivi, entro sei mesi dalla data di
ricevimento della relazione le misure conseguenzialmente
adottate.».
Note all’art. 1, comma 174:
– Si riporta il testo dell’art. 26 del regio decreto
13 agosto 1933, n. 1038 (Approvazione del regolamento di
procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei conti):
«26. Nei procedimenti contenziosi di competenza della
corte dei conti si osservano le norme e i termini della
procedura civile in quanto siano applicabili e non siano
modificati dalle disposizioni del presente regolamento.».
– Il capo V del titolo III del libro VI del codice
civile reca: «Dei mezzi di conservazione della garanzia
patrimoniale.».
Nota all’art. 1, comma 175:
– Si riporta il testo del comma 95 dell’art. 1 della
gia’ citata legge n. 311 del 2004:
«95. Per gli anni 2005, 2006 e 2007 alle
amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo,
alle agenzie, incluse le agenzie fiscali di cui agli
articoli 62, 63 e 64 del decreto legislativo 30 luglio
1999, n. 300, e successive modificazioni, agli enti
pubblici non economici, agli enti di ricerca ed agli enti
di cui all’art. 70, comma 4, del decreto legislativo
30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, e’ fatto
divieto di procedere ad assunzioni di personale a tempo
indeterminato, ad eccezione delle assunzioni relative alle
categorie protette. Il divieto si applica anche alle
assunzioni dei segretari comunali e provinciali nonche’ al
personale di cui all’art. 3 del decreto legislativo
30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni. Per le
regioni, le autonomie locali ed il Servizio sanitario
nazionale si applicano le disposizioni di cui al comma 98.
Sono fatte salve le norme speciali concernenti le
assunzioni di personale contenute: nell’art. 3, commi 59,
70, 146 e 153, e nell’art. 4, comma 64, della legge
24 dicembre 2003, n. 350; nell’art. 2 del decreto-legge
30 gennaio 2004, n. 24, convertito, con modificazioni,
dalla legge 31 marzo 2004, n. 87, nell’art. 1, comma 2,
della legge 27 marzo 2004, n. 77, e nell’art. 2,
comma 2-ter, del decreto-legge 27 gennaio 2004, n. 16,
convertito, con modificazioni, dalla legge 27 marzo 2004,
n. 77. Sono fatte salve le assunzioni connesse con la
professionalizzazione delle Forze armate di cui alla legge
14 novembre 2000, n. 331, al decreto legislativo 8 maggio
2001, n. 215, ed alla legge 23 agosto 2004, n. 226. Sono,
altresi’, fatte salve le assunzioni autorizzate con decreto
del Presidente della Repubblica 25 agosto 2004, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 225 del 24 settembre 2004, e
quelle di cui ai decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri 27 luglio 2004, pubblicati nella Gazzetta
Ufficiale n. 224 del 23 settembre 2004, non ancora
effettuate alla data di entrata in vigore della presente
legge. E’ consentito, in ogni caso, il ricorso alle
procedure di mobilita’, anche intercompartimentale.».
Note all’art. 1, comma 176:
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 48 del gia’
citato decreto legislativo n. 165 del 2001:

«1. Il Ministero del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica, quantifica, in coerenza con i
parametri previsti dagli strumenti di programmazione e di
bilancio di cui all’art. 1-bis della legge 5 agosto 1978,
n. 468, e successive modificazioni e integrazioni, l’onere
derivante dalla contrattazione collettiva nazionale a
carico del bilancio dello Stato con apposita norma da
inserire nella legge finanziaria ai sensi dell’art. 11
della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive
modificazioni ed integrazioni. Allo stesso modo sono
determinati gli eventuali oneri aggiuntivi a carico del
bilancio dello Stato per la contrattazione integrativa
delle amministrazioni dello Stato di cui all’art. 40,
comma 3.».
– Si riporta il testo del comma 46 dell’art. 3 della
legge 24 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato
(legge finanziaria 2004):
«46. Ai fini di quanto disposto dall’art. 48, comma 1,
del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, per il
biennio 2004-2005 gli oneri posti a carico del bilancio
statale derivanti dalla contrattazione collettiva
nazionale, ivi comprese le risorse da destinare alla
contrattazione integrativa per il miglioramento della
produttivita’, comportanti incrementi nel limite massimo
dello 0,2 per cento, sono quantificati complessivamente in
1.030 milioni di euro per l’anno 2004 ed in 1.970 milioni
di euro a decorrere dal 2005.».
– Si riporta il testo del comma 89 dell’art. 1 della
gia’ citata legge n. 311 del 2004:
«89. Le risorse previste dall’art. 3, comma 47, della
legge 24 dicembre 2003, n. 350, per corrispondere i
miglioramenti retributivi al personale statale in regime di
diritto pubblico sono incrementate di 119 milioni di euro
per l’anno 2005 e di 159 milioni di euro a decorrere
dall’anno 2006, con specifica destinazione,
rispettivamente, di 105 milioni di euro e di 139 milioni di
euro per il personale delle Forze armate e dei Corpi di
polizia di cui al decreto legislativo 12 maggio 1995, n.
195.».
Note all’art. 1, comma 177:
– Si riporta il testo del comma 47 dell’art. 3 della
gia’ citata legge n. 350 del 2003:
«47. Le risorse per i miglioramenti economici e per
l’incentivazione della produttivita’ al rimanente personale
statale in regime di diritto pubblico sono determinate in
430 milioni di euro per l’anno 2004 e in 810 milioni di
euro a decorrere dall’anno 2005 con specifica destinazione,
rispettivamente di 360 milioni di euro e di 690 milioni di
euro, per il personale delle Forze armate e dei Corpi di
polizia di cui al decreto legislativo 12 maggio 1995, n.
195, e successive modificazioni. In aggiunta a quanto
previsto dal primo periodo e’ stanziata, a decorrere
dall’anno 2004, la somma di 200 milioni di euro da
destinare al trattamento economico accessorio del personale
delle Forze armate e dei Corpi di polizia di cui al decreto
legislativo 12 maggio 1995, n. 195, e successive
modificazioni, in relazione alle pressanti esigenze
connesse con la tutela dell’ordine e della sicurezza
pubblica anche con riferimento alle attivita’ di tutela
economico-finanziaria, della difesa nazionale nonche’ con
quelle derivanti dagli accresciuti impegni in campo
internazionale.».
– Il decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195
(«Attuazione dell’art. 2 della L. 6 marzo 1992, n. 216, in
materia di procedure per disciplinare i contenuti del
rapporto di impiego del personale delle Forze di polizia e
delle Forze armate») e (Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
27 maggio 1995, n. 122, supplemento ordinario.
Nota all’art. 1, comma 178:
– Si riporta il testo del comma 2 dell’art. 48 del gia’
citato decreto legislativo n. 165 del 2001:
«2. Per le altre pubbliche amministrazioni gli oneri
derivanti dalla contrattazione collettiva nazionale sono
determinati a carico dei rispettivi bilanci in coerenza con
i medesimi parametri di cui al comma 1.».
Note all’art. 1, comma 181:
– Il decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446
(«Istituzione dell’imposta regionale sulle attivita’
produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e
delle detrazioni dell’Irpef e istituzione di una
addizionale regionale a tale imposta, nonche’ riordino
della disciplina dei tributi locali») e pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 23 dicembre 1997, n. 298, supplemento
ordinario.
– Si riporta il testo del comma 3, lettera h),
dell’art. 11 della gia’ citata legge n. 468 del 1978:
«3. La legge finanziaria non puo’ contenere norme di
delega o di carattere ordinamentale ovvero organizzatorio.
Essa contiene esclusivamente norme tese a realizzare
effetti finanziari con decorrenza dal primo anno
considerato nel bilancio pluriennale e in particolare.
(Omissis).
h) l’importo complessivo massimo destinato, in
ciascuno degli anni compresi nel bilancio pluriennale, al
rinnovo dei contratti del pubblico impiego, a norma
dell’art. 15 della legge 29 marzo 1983, n. 93, ed alle
modifiche del trattamento economico e normativo del
personale dipendente da pubbliche amministrazioni non
compreso nel regime contrattuale.
(Omissis).».
Nota all’art. 1, comma 182:
– Si riporta il testo del comma 173 dell’art. 1 della
gia’ citata legge n. 311 del 2004:
«173. L’accesso al finanziamento integrativo a carico
dello Stato derivante da quanto disposto al comma 164,
rispetto al livello di cui all’accordo Stato-regioni
dell’8 agosto 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.
208 del 7 settembre 2001, per l’anno 2004, rivalutato del 2
per cento su base annua a decorrere dal 2005, e’
subordinato alla stipula di una specifica intesa tra Stato
e regioni ai sensi dell’art. 8, comma 6, della legge
5 giugno 2003, n. 131, che contempli ai fini del
contenimento della dinamica dei costi:
a) gli adempimenti gia’ previsti dalla vigente
legislazione;
b) i casi nei quali debbano essere previste modalita’
di affiancamento dei rappresentanti dei Ministeri della
salute e dell’economia e delle finanze ai fini di una
migliore definizione delle misure da adottare;
c) ulteriori adempimenti per migliorare il
monitoraggio della spesa sanitaria nell’ambito del Nuovo
sistema informativo sanitario;
d) il rispetto degli obblighi di programmazione a
livello regionale, al fine di garantire l’effettivita’ del
processo di razionalizzazione delle reti strutturali
dell’offerta ospedaliera e della domanda ospedaliera, con
particolare riguardo al riequilibrio dell’offerta di posti
letto per acuti e per lungodegenza e riabilitazione, alla
promozione del passaggio dal ricovero ordinario al ricovero
diurno, nonche’ alla realizzazione degli interventi
previsti dal Piano nazionale della prevenzione e dal Piano
nazionale dell’aggiornamento del personale sanitario,
coerentemente con il Piano sanitario nazionale;
e) il vincolo di crescita delle voci dei costi di
produzione, con esclusione di quelli per il personale cui
si applica la specifica normativa di settore, secondo
modalita’ che garantiscano che, complessivamente, la loro
crescita non sia superiore, a decorrere dal 2005, al 2 per
cento annuo rispetto ai dati previsionali indicati nel
bilancio dell’anno precedente, al netto di eventuali costi
di personale di competenza di precedenti esercizi;
f) in ogni caso, l’obbligo in capo alle regioni di
garantire in sede di programmazione regionale,
coerentemente con gli obiettivi sull’indebitamento netto
delle amministrazioni pubbliche, l’equilibrio
economico-finanziario delle proprie aziende sanitarie,
aziende ospedaliere, aziende ospedaliere universitarie ed
Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico sia in
sede di preventivo annuale che di conto consuntivo,
realizzando forme di verifica trimestrale della coerenza
degli andamenti con gli obiettivi dell’indebitamento netto
delle amministrazioni pubbliche e prevedendo
l’obbligatorieta’ dell’adozione di misure per la
riconduzione in equilibrio della gestione ove si
prospettassero situazioni di squilibrio, nonche’ l’ipotesi
di decadenza del direttore generale.».
Note all’art. 1, comma 186:
– Si riporta il testo del comma 2 dell’art. 3 del gia’
citato decreto legislativo n. 165 del 2001:
«2. Il rapporto di impiego dei professori e dei
ricercatori universitari resta disciplinato dalle
disposizioni rispettivamente vigenti, in attesa della
specifica disciplina che la regoli in modo organico ed in
conformita’ ai principi della autonomia universitaria di
cui all’art. 33 della Costituzione ed agli articoli 6 e
seguenti della legge 9 maggio 1989, n. 168, e successive
modificazioni ed integrazioni, tenuto conto dei principi di
cui all’art. 2, comma 1, della legge 23 ottobre 1992, n.
421.».
– Per il riferimento al comma 2 dell’art. 48 del gia’
citato decreto legislativo n. 165 del 2001 si veda nota al
comma 178.
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 47 del gia’
citato decreto legislativo n. 165 del 2001:
«1. Gli indirizzi per la contrattazione collettiva
nazionale sono deliberati dai comitati di settore prima di
ogni rinnovo contrattuale e negli altri casi in cui e’
richiesta una attivita’ negoziale dell’ARAN. Gli atti di
indirizzo delle amministrazioni diverse dallo Stato sono
sottoposti al Governo che, non oltre dieci giorni, puo’
esprimere le sue valutazioni per quanto attiene agli
aspetti riguardanti la compatibilita’ con le linee di
politica economica e finanziaria nazionale.».
Note all’art. 1, comma 187
– Si riporta il testo degli articoli 62, 63 e 64 del
decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e successive
modificazioni (Riforma dell’organizzazione del Governo, a
norma dell’art. 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59):
«Art. 62 (Agenzia delle entrate. – 1. All’agenzia delle
entrate sono attribuite tutte le funzioni concernenti le
entrate tributarie erariali che non sono assegnate alla
competenza di altre agenzie, amministrazioni dello Stato ad
ordinamento autonomo, enti od organi, con il compito di
perseguire il massimo livello di adempimento degli obblighi
fiscali sia attraverso l’assistenza ai contribuenti, sia
attraverso i controlli diretti a contrastare gli
inadempimenti e l’evasione fiscale.
2. L’agenzia e’ competente in particolare a svolgere i
servizi relativi alla amministrazione, alla riscossione e
al contenzioso dei tributi diretti e dell’imposta sul
valore aggiunto, nonche’ di tutte le imposte, diritti o
entrate erariali o locali, entrate anche di natura
extratributaria, gia’ di competenza del dipartimento delle
entrate del ministero delle finanze o affidati alla sua
gestione in base alla legge o ad apposite convenzioni
stipulate con gli enti impositori o con gli enti creditori.
3. In fase di prima applicazione il ministro delle
finanze stabilisce con decreto i servizi da trasferire alla
competenza dell’agenzia.».
«Art. 63 (Agenzia delle dogane). – 1. L’agenzia delle
dogane e’ competente a svolgere i servizi relativi
all’amministrazione, alla riscossione e al contenzioso dei
diritti doganali e della fiscalita’ interna negli scambi
internazionali, delle accise sulla produzione e sui
consumi, escluse quelle sui tabacchi lavorati, operando in
stretto collegamento con gli organi dell’Unione europea nel
quadro dei processi di armonizzazione e di sviluppo
dell’unificazione europea. All’agenzia spettano tutte le
funzioni attualmente svolte dal dipartimento delle dogane
del ministero delle finanze, incluse quelle esercitate in
base ai trattati dell’Unione europea o ad altri atti e
convenzioni internazionali.
2. L’agenzia gestisce con criteri imprenditoriali i
laboratori doganali di analisi; puo’ anche offrire sul
mercato le relative prestazioni.
3. In fase di prima applicazione il ministro delle
finanze stabilisce con decreto i servizi da trasferire alla
competenza dell’agenzia.».
«Art. 64 (Agenzia del territorio). – 1. L’agenzia del
territorio e’ competente a svolgere i servizi relativi al
catasto, i servizi geotopocartografici e quelli relativi
alle conservatorie dei registri immobiliari, con il compito
di costituire l’anagrafe dei beni immobiliari esistenti sul
territorio nazionale sviluppando, anche ai fini della
semplificazione dei rapporti con gli utenti, l’integrazione
fra i sistemi informativi attinenti alla funzione fiscale
ed alle trascrizioni ed iscrizioni in materia di diritti
sugli immobili. L’agenzia opera in stretta collaborazione
con gli enti locali per favorire lo sviluppo di un sistema
integrato di conoscenze sul territorio.
2. L’agenzia costituisce l’organismo tecnico di cui
all’art. 67 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 e
puo’ gestire, sulla base di apposite convenzioni stipulate
con i comuni o a livello provinciale con le associazioni
degli enti locali, i servizi relativi alla tenuta e
all’aggiornamento del catasto.
3. L’agenzia gestisce l’osservatorio del mercato
immobiliare ed i connessi servizi estimativi che puo’
offrire direttamente sul mercato.
4. Il comitato di gestione di cui all’art. 67 del
presente decreto legislativo e’ integrato, per l’agenzia
del territorio, da due membri nominati su designazione
della Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali.».
– Si riporta il testo del comma 4 dell’art. 70 del gia’
citato decreto legislativo n. 165 del 2001:
«4. Le aziende e gli enti di cui alle leggi 26 dicembre
1936, n. 2174, e successive modificazioni ed integrazioni,
legge 13 luglio 1984, n. 312, legge 30 maggio 1988, n. 186,
legge 11 luglio 1988, n. 266, legge 31 gennaio 1992, n.
138, legge 30 dicembre 1986, n. 936, decreto legislativo
25 luglio 1997, n. 250, decreto legislativo 12 febbraio
1993, n. 39, adeguano i propri ordinamenti ai principi di
cui al titolo I. I rapporti di lavoro dei dipendenti dei
predetti enti ed aziende nonche’ della Cassa depositi e
prestiti sono regolati da contratti collettivi ed
individuali in base alle disposizioni di cui agli
articoli 2, comma 2, all’art. 8, comma 2, ed all’art. 60,
comma 3. Le predette aziende o enti e la Cassa depositi e
prestiti sono rappresentati dall’ARAN ai fini della
stipulazione dei contratti collettivi che li riguardano. Il
potere di indirizzo e le altre competenze inerenti alla
contrattazione collettiva sono esercitati dalle aziende ed
enti predetti e della Cassa depositi e prestiti di intesa
con il Presidente del Consiglio dei Ministri, che la
esprime tramite il Ministro per la funzione pubblica, ai
sensi dell’art. 41, comma 2. La certificazione dei costi
contrattuali al fine della verifica della compatibilita’
con gli strumenti di programmazione e bilancio avviene con
le procedure dell’art. 47.».
Note all’art. 1, comma 189:
– Per il riferimento agli articoli 62, 63 e 64 del gia’
citato decreto legislativo n. 300 del 1999 si vedano le
note al comma 187.
– Per il riferimento al comma 4 dell’art. 70 del gia’
citato decreto legislativo n. 165 del 2001 si vedano le
note al comma 187.
– Si riporta il testo del comma 6 dell’art. 48 del gia’
citato decreto legislativo n. 165 del 2001:
«6. Il controllo sulla compatibilita’ dei costi della
contrattazione collettiva integrativa con i vincoli di
bilancio ai sensi dell’art. 40, comma 3, e’ effettuato dal
collegio dei revisori dei conti ovvero, laddove tale organo
non sia previsto, dai nuclei di valutazione o dai servizi
di controllo interno ai sensi del decreto legislativo
30 luglio 1999, n. 286.».
– Si riporta il testo del comma 3-ter dell’art. 39
della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive
modificazioni (Misure per la stabilizzazione della finanza
pubblica):
«3-ter. Al fine di garantire la coerenza con gli
obiettivi di riforma organizzativa e riqualificazione
funzionale delle amministrazioni interessate, le richieste
di autorizzazione ad assumere devono essere corredate da
una relazione illustrativa delle iniziative di riordino e
riqualificazione, adottate o in corso, finalizzate alla
definizione di modelli organizzativi rispondenti ai
principi di semplificazione e di funzionalita’ rispetto ai
compiti e ai programmi, con specifico riferimento,
eventualmente, anche a nuove funzioni e qualificati servizi
da fornire all’utenza. Le predette richieste sono
sottoposte all’esame del Consiglio dei Ministri, ai fini
dell’adozione di delibere con cadenza semestrale, previa
istruttoria da parte della Presidenza del Consiglio dei
Ministri – Dipartimento della funzione pubblica e del
Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica. L’istruttoria e’ diretta a riscontrare le
effettive esigenze di reperimento di nuovo personale e
l’impraticabilita’ di soluzioni alternative collegate a
procedure di mobilita’ o all’adozione di misure di
razionalizzazione interna. Per le amministrazioni statali,
anche ad ordinamento autonomo, nonche’ per gli enti
pubblici non economici e per gli enti e le istituzioni di
ricerca con organico superiore a duecento unita’, i
contratti integrativi sottoscritti, corredati da una
apposita relazione tecnico-finanziaria riguardante gli
oneri derivanti dall’applicazione della nuova
classificazione del personale, certificata dai competenti
organi di controllo, di cui all’art. 52, comma 5, del
decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni, laddove operanti, sono trasmessi alla
Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della
funzione pubblica e al Ministero del tesoro, del bilancio e
della programmazione economica, che, entro trenta giorni
dalla data di ricevimento, ne accertano, congiuntamente, la
compatibilita’ economico-finanziaria, ai sensi dell’art.
45, comma 4, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.
29. Decorso tale termine, la delegazione di parte pubblica
puo’ procedere alla stipula del contratto integrativo. Nel
caso in cui il riscontro abbia esito negativo, le parti
riprendono le trattative.».
Nota all’art. 1, comma 196:
– Si riporta il testo del comma 3 dell’art. 40 del gia’
citato decreto legislativo n. 165 del 2001:
«3. La contrattazione collettiva disciplina, in
coerenza con il settore privato, la durata dei contratti
collettivi nazionali e integrativi, la struttura
contrattuale e i rapporti tra diversi livelli. Le pubbliche
amministrazioni attivano autonomi livelli di contrattazione
collettiva integrativa, nel rispetto dei vincoli di
bilancio risultanti dagli strumenti di programmazione
annuale e pluriennale di ciascuna amministrazione. La
contrattazione collettiva integrativa si svolge sulle
materie e nei limiti stabiliti dai contratti collettivi
nazionali, tra i soggetti e con le procedure negoziali che
questi ultimi prevedono; essa puo’ avere ambito
territoriale e riguardare piu’ amministrazioni. Le
pubbliche amministrazioni non possono sottoscrivere in sede
decentrata contratti collettivi integrativi in contrasto
con vincoli risultanti dai contratti collettivi nazionali o
che comportino oneri non previsti negli strumenti di
programmazione annuale e pluriennale di ciascuna
amministrazione. Le clausole difformi sono nulle e non
possono essere applicate.».
Note all’art. 1, comma 198:
– Si riporta il testo dell’art. 2 del decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (testo unico delle leggi
sull’ordinamento degli enti locali):
«Art. 2 (Ambito di applicazione). – 1. Ai fini del
presente testo unico si intendono per enti locali i comuni,
le province, le citta’ metropolitane, le comunita’ montane,
le comunita’ isolane e le unioni di comuni. 2. Le norme
sugli enti locali previste dal presente testo unico si
applicano, altresi’, salvo diverse disposizioni, ai
consorzi cui partecipano enti locali, con esclusione di
quelli che gestiscono attivita’ aventi rilevanza economica
ed imprenditoriale e, ove previsto dallo statuto, dei
consorzi per la gestione dei servizi sociali.».
– Si riporta il testo dei commi 98 e 107 dell’art. 1
della gia’ citata legge n. 311 del 2004:
«98. Ai fini del concorso delle autonomie regionali e
locali al rispetto degli obiettivi di finanza pubblica, con
decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, da
emanare previo accordo tra Governo, regioni e autonomie
locali da concludere in sede di Conferenza unificata, per
le amministrazioni regionali, gli enti locali di cui
all’art. 2, commi 1 e 2, del testo unico di cui al decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e gli enti del Servizio
sanitario nazionale, sono fissati criteri e limiti per le
assunzioni per il triennio 2005-2007, previa attivazione
delle procedure di mobilita’ e fatte salve le assunzioni
del personale infermieristico del Servizio sanitario
nazionale. Le predette misure devono garantire, per le
regioni e le autonomie locali, la realizzazione di economie
di spesa lorde non inferiori a 213 milioni di euro per
l’anno 2005, a 572 milioni di euro per l’anno 2006, a 850
milioni di euro per l’anno 2007 e a 940 milioni di euro a
decorrere dall’anno 2008 e, per gli enti del Servizio
sanitario nazionale, economie di spesa lorde non inferiori
a 215 milioni di euro per l’anno 2005, a 579 milioni di
euro per l’anno 2006, a 860 milioni di euro per l’anno 2007
e a 949 milioni di euro a decorrere dall’anno 2008. Fino
all’emanazione dei decreti di cui al presente comma trovano
applicazione le disposizioni di cui al primo periodo del
comma 95. Le province e i comuni che non abbiano rispettato
le regole del patto di stabilita’ interno non possono
procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo
nell’anno successivo a quello del mancato rispetto. I
singoli enti in caso di assunzioni di personale devono
autocertificare il rispetto delle disposizioni del patto di
stabilita’ interno per l’anno precedente quello nel quale
vengono disposte le assunzioni. In ogni caso sono
consentite, previa autocertificazione degli enti, le
assunzioni connesse al passaggio di funzioni e competenze
alle regioni e agli enti locali il cui onere sia coperto
dai trasferimenti erariali compensativi della mancata
assegnazione di unita’ di personale. Per le Camere di
commercio, industria, artigianato e agricoltura e
l’Unioncamere, con decreto del Ministero delle attivita’
produttive, d’intesa con la Presidenza del Consiglio dei
Ministri – Dipartimento della funzione pubblica e con il
Ministero dell’economia e delle finanze, sono individuati
specifici indicatori di equilibrio economico-finanziario,
volti a fissare criteri e limiti per le assunzioni a tempo
indeterminato, nel rispetto delle previsioni di cui al
presente comma.
107. Per le regioni, le autonomie locali e gli enti del
Servizio sanitario nazionale le economie derivanti
dall’attuazione dei commi da 93 a 105 conseguenti a misure
limitative delle assunzioni per gli anni 2006, 2007 e 2008
restano acquisite ai bilanci degli enti ai fini del
miglioramento dei relativi saldi.».
Nota all’art. 1, comma 201:
– Si riporta il testo del comma 11 dell’art. 82 del
gia’ citato decreto legislativo n. 267 del 2000:
«11. Le indennita’ di funzione e i gettoni di presenza,
determinati ai sensi del comma 8, possono essere
incrementati o diminuiti con delibera di Giunta e di
consiglio per i rispettivi componenti. Nel caso di
incremento la spesa complessiva risultante non deve
superare una quota predeterminata dello stanziamento di
bilancio per le spese correnti, fissata, in rapporto alla
dimensione demografica degli enti, dal decreto di cui al
comma 8. Sono esclusi dalla possibilita’ di incremento gli
enti locali in condizioni di dissesto finanziario.».
Nota all’art. 1, comma 202:
– Si riporta il testo del comma 91 dell’art. 1 della
gia’ citata legge n. 311 del 2004:
«91. Per il personale dipendente da amministrazioni,
istituzioni ed enti pubblici diversi dall’amministrazione
statale gli oneri derivanti dai rinnovi contrattuali per il
biennio 2004-2005, nonche’ quelli derivanti dalla
corresponsione dei miglioramenti economici al personale di
cui all’art. 3, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165, sono posti a carico dei rispettivi bilanci ai
sensi dell’art. 48, comma 2, del medesimo decreto
legislativo, tenuto anche conto dei risparmi derivanti
dalle disposizioni di cui ai commi da 93 a 106 riferite
all’anno 2005. In sede di deliberazione degli atti di
indirizzo previsti dall’art. 47, comma 1, del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, i comitati di settore
provvedono alla quantificazione delle relative risorse e
alla determinazione della quota da destinare
all’incentivazione della produttivita’, attenendosi, quale
tetto massimo di crescita delle retribuzioni, ai criteri
previsti per il personale delle amministrazioni dello Stato
di cui al comma 88.».
Note all’art. 1, comma 203:
– Per il riferimento al comma 173 dell’art. 1 della
gia’ citata legge n. 311 del 2004 si veda la nota al
comma 182.
– Si riporta il testo dell’art. 12 dell’intesa
Stato-regioni del 23 marzo 2005:
Intesa, ai sensi dell’art. 3, comma 6, della legge
5 giugno 2003, n. 131, in attuazione dell’art. 1, comma
173, della legge 30 dicembre 2004, n. 311.
Art. 12. (Tavolo di verifica degli adempimenti). – 1.
Ai fini della verifica degli adempimenti per le finalita’
di quanto disposto dall’art. 1 comma 184, lettera c) della
legge 30 dicembre 2004, n. 311, e’ istituito presso il
Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento
della Ragioneria generale dello Stato, il tavolo tecnico
per la verifica degli adempimenti, coordinato da un
rappresentante del Ministero del-l’economia e delle finanze
e composto da rappresentanti:
bullet del Dipartimento degli affari regionali
della Presidenza del Consiglio dei Ministri;
bullet del Ministero della salute;
bullet delle regioni capofila delle aeree sanita’ e
Affari finanziari, nell’ambito della conferenza dei
Presidenti delle regioni e province autonome;
bullet di una ulteriore regione indicata dalla
conferenza dei Presidenti delle regioni e delle province
autonome;
bullet dell’Agenzia per i servizi sanitari
regionali;
bullet della Segreteria della conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e Bolzano;
bullet della Segreteria della conferenza dei
Presidenti delle regioni e delle province autonome.
2. Il tavolo tecnico di cui al comma 1 richiede alle
singole regioni la documentazione necessaria alla verifica
degli adempimenti. Il tavolo procede ad un primo esame
della documentazione, informando le regioni prima della
convocazione – sui punti di criticita’ riscontrati,
affinche’ esse possano presentarsi con le eventuali
integrazioni, atte a superare le criticita’ individuate. Il
coordinatore del tavolo tecnico dispone che di tutte le
sedute sia redatto verbale. Il verbale, che da’ conto dei
lavori e delle posizioni espresse dai partecipanti, e’
trasmesso ai componenti del tavolo e alla regione
interessata.
3. Il tavolo tecnico:
bullet entro il 30 marzo dell’anno successivo a
quello di riferimento, fornisce alle regioni le indicazioni
relative alla documentazione necessaria per la verifica
degli adempimenti, che le stesse devono produrre entro il
successivo 30 maggio;
bullet effettua una valutazione del risultato di
gestione, a partire dalle risultanze contabili al quarto
trimestre ed esprime il proprio parere entro il 30 luglio
dell’anno successivo a quello di riferimento;
bullet si avvale delle risultanze del Comitato di
cui all’art. 9 della presente intesa, per gli aspetti
relativi agli adempimenti riportati nell’Allegato 1, al
punto 2 lettere c), e), f), g), h), e agli adempimenti
derivanti dagli art. 3, 4 e 10 della presente intesa;
bullet riferisce sull’esito delle verifiche al
tavolo politico, che esprime il suo parere entro il
30 settembre dell’anno successivo a quello di riferimento.
Riferisce, altresi’, al tavolo politico su eventuali
posizioni discordanti. Nel caso che tali posizioni
riguardino la valutazione degli adempimenti di una singola
regione, la stessa viene convocata dal tavolo politico.
4. Il tavolo politico composto:
bullet per il Governo, dal Ministro dell’economia e
delle finanze o suo delegato, dal Ministro della salute o
suo delegato o dal Ministro per gli affari regionali o suo
delegato;
bullet per le regioni, da una delegazione politica
della Conferenza dei Presidenti delle regioni e delle
province autonome guidata dal Presidente o suo delegato.
5. Il Ministero dell’economia e delle finanze,
successivamente alla presa d’atto del predetto tavolo
politico in ordine agli esiti delle verifiche sugli
adempimenti in questione, provvede entro il 15 ottobre
dell’anno successivo a quello di riferimento per le regioni
adempienti ad erogare il saldo, e provvede nei confronti
delle regioni inadempienti ai sensi dell’art. 1 comma 176,
della legge n. 311 del 2004.
– Si riporta il testo del comma 164 dell’art. 1 della
gia’ citata legge n. 311 del 2004:
«164. Per garantire il rispetto degli obblighi
comunitari e la realizzazione degli obiettivi di finanza
pubblica per il triennio 2005-2007 il livello complessivo
della spesa del Servizio sanitario nazionale, al cui
finanziamento concorre lo Stato, e’ determinato in 88.195
milioni di euro per l’anno 2005, 89.960 milioni di euro per
l’anno 2006 e 91.759 milioni di euro per l’anno 2007. I
predetti importi ricomprendono anche quello di 50 milioni
di euro, per ciascuno degli anni indicati, a titolo di
ulteriore finanziamento a carico dello Stato per l’ospedale
«Bambino Gesu’.». Lo Stato, in deroga a quanto stabilito
dall’art. 4, comma 3, del decreto-legge 18 settembre 2001,
n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge
16 novembre 2001, n. 405, concorre al ripiano dei disavanzi
del Servizio sanitario nazionale per gli anni 2001, 2002 e
2003. A tal fine e’ autorizzata, a titolo di regolazione
debitoria, la spesa di 2.000 milioni di euro per l’anno
2005, di cui 50 milioni di euro finalizzati al ripiano dei
disavanzi della regione Lazio per l’anno 2003, derivanti
dal finanziamento dell’ospedale «Bambino Gesu’.». Le
predette disponibilita’ finanziarie sono ripartite tra le
regioni con decreto del Ministro della salute, di concerto
con il Ministro dell’economia e delle finanze, d’intesa con
la Conferenza Stato-regioni.».
Nota all’art. 1, comma 204:
– Si riporta il testo del comma 30 dell’art. 1 della
gia’ citata legge n. 311 del 2004:
«30. Al fine di consentire il monitoraggio degli
adempimenti relativi al patto di stabilita’ interno, anche
secondo i criteri adottati in contabilita’ nazionale, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, le
province e i comuni con popolazione superiore a 30.000
abitanti e le comunita’ montane con popolazione superiore a
50.000 abitanti trasmettono trimestralmente al Ministero
dell’economia e delle finanze – Dipartimento della
Ragioneria generale dello Stato, entro trenta giorni dalla
fine del periodo di riferimento, utilizzando il sistema web
appositamente previsto per il patto di stabilita’ interno
nel sito www.pattostabilita’.rgs.tesoro.it, le informazioni
riguardanti sia la gestione di competenza che quella di
cassa, attraverso un prospetto e con le modalita’ definiti
con decreto del predetto Ministero, di concerto con il
Ministero dell’interno, sentiti la Conferenza unificata di
cui all’art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.
281, e l’ISTAT.».
Note all’art. 1, comma 206:
– Si riporta il testo dell’art. 117 della
Costituzione:
«Art. 117. – La potesta’ legislativa e’ esercitata
dallo Stato e dalle regioni nel rispetto della
Costituzione, nonche’ dei vincoli derivanti
dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi
internazionali.
Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti
materie:
a) politica estera e rapporti internazionali dello
Stato; rapporti dello Stato con l’Unione europea; diritto
di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non
appartenenti all’Unione europea;
b) immigrazione;
c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni
religiose;
d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato;
armi, munizioni ed esplosivi;
e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari;
tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema
tributario e contabile dello Stato; perequazione delle
risorse finanziarie;
f) organi dello Stato e relative leggi elettorali;

referendum statali; elezione del Parlamento europeo;
g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello
Stato e degli enti pubblici nazionali;
h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della
polizia amministrativa locale;
i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;
l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento
civile e penale; giustizia amministrativa;
m) determinazione dei livelli essenziali delle
prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che
devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;
n) norme generali sull’istruzione;
o) previdenza sociale;
p) legislazione elettorale, organi di governo e
funzioni fondamentali di comuni, province e Citta’
metropolitane;
q) dogane, protezione dei confini nazionali e
profilassi internazionale;
r) pesi, misure e determinazione del tempo;
coordinamento informativo statistico e informatico dei dati
dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere
dell’ingegno;
s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni
culturali.
Sono materie di legislazione concorrente quelle
relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea
delle regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza
del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni
scolastiche e con esclusione della istruzione e della
formazione professionale; professioni; ricerca scientifica
e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori
produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento
sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti
e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di
navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione,
trasporto e distribuzione nazionale dell’energia;
previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei
bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e
del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e
ambientali e promozione e organizzazione di attivita’
culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di
credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e
agrario a carattere regionale. Nelle materie di
legislazione concorrente spetta alle regioni la potesta’
legislativa, salvo che per la determinazione dei principi
fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
Spetta alle regioni la potesta’ legislativa in
riferimento ad ogni materia non espressamente riservata
alla legislazione dello Stato.
Le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle
decisioni dirette alla formazione degli atti normativi
comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione
degli accordi internazionali e degli atti dell’Unione
europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da
legge dello Stato, che disciplina le modalita’ di esercizio
del potere sostitutivo in caso di inadempienza.
La potesta’ regolamentare spetta allo Stato nelle
materie di legislazione esclusiva, salva delega alle
regioni. La potesta’ regolamentare spetta alle regioni in
ogni altra materia. I comuni, le province e le Citta’
metropolitane hanno potesta’ regolamentare in ordine alla
disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle
funzioni loro attribuite.
Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che
impedisce la piena parita’ degli uomini e delle donne nella
vita sociale, culturale ed economica e promuovono la
parita’ di accesso tra donne e uomini alle cariche
elettive.
La legge regionale ratifica le intese della regione con
altre regioni per il migliore esercizio delle proprie
funzioni, anche con individuazione di organi comuni.
Nelle materie di sua competenza la regione puo’
concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali
interni ad altro Stato, nei casi e con le forme
disciplinati da leggi dello Stato.».
– Per il riferimento all’art. 119 della Costituzione si
veda la nota al comma 167.
Note all’art. 1, comma 207:
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 18 della
legge 11 febbraio 1994, n. 109 e successive modificazioni
(Legge quadro in materia di lavori pubblici):
«1. Una somma non superiore all’1,5 per cento
dell’importo posto a base di gara di un’opera o di un
lavoro, a valere direttamente sugli stanziamenti di cui
all’art. 16, comma 7, e’ ripartita, per ogni singola opera
o lavoro, con le modalita’ ed i criteri previsti in sede di
contrattazione decentrata ed assunti in un regolamento
adottato dall’amministrazione, tra il responsabile unico
del procedimento e gli incaricati della redazione del
progetto, del piano della sicurezza, della direzione dei
lavori, del collaudo nonche’ tra i loro collaboratori. La
percentuale effettiva, nel limite massimo dell’1,5 per
cento, e’ stabilita dal regolamento in rapporto all’entita’
e alla complessita’ dell’opera da realizzare. La
ripartizione tiene conto delle responsabilita’
professionali connesse alle specifiche prestazioni da
svolgere. Le quote parti della predetta somma
corrispondenti a prestazioni che non sono svolte dai
predetti dipendenti, in quanto affidate a personale esterno
all’organico dell’amministrazione medesima, costituiscono
economie. I commi quarto e quinto dell’art. 62 del
regolamento approvato con regio decreto 23 ottobre 1925, n.
2537, sono abrogati. I soggetti di cui all’art. 2, comma 2,
lettera b), possono adottare con proprio provvedimento
analoghi criteri.».
Nota all’art. 1, comma 209:
– Si riporta il testo dell’art. 13 della legge 2 aprile
1979, n. 97, e successive modificazioni (Norme sullo stato
giuridico dei magistrati e sul trattamento economico dei
magistrati ordinari e amministrativi, dei magistrati della
giustizia militare e degli avvocati dello Stato):
«Art. 13 (Indennita’ di missione). – Le disposizioni di
cui agli articoli 1 e 3 della legge 6 dicembre 1950, n.
1039, si applicano agli uditori giudiziari destinati ad
esercitare le funzioni giudiziarie.
L’indennita’ di cui al primo comma e’ corrisposta, con
decorrenza dal 1° luglio 1980, con le modalita’ di cui
all’art. 3, legge 6 dicembre 1950, n. 1039, ai magistrati
trasferiti d’ufficio o comunque destinati ad una sede di
servizio per la quale non hanno proposto domanda, ancorche’
abbiano manifestato il consenso o la disponibilita’ fuori
della ipotesi di cui all’art. 2, secondo comma, del
R.decreto legislativo 31 maggio 1946, n. 511, in misura
intera per il primo anno ed in misura ridotta alla meta’
per il secondo anno.
In ogni altro caso di trasferimento ai magistrati
compete l’indennita’ di cui all’art. 12, primo e secondo
comma, della legge 26 luglio 1978, n. 417, nonche’ il
rimborso spese di cui agli articoli 17, 18, 19 e 20 della
legge 18 dicembre 1973, n. 836, ed all’art. 11 della legge
26 luglio 1978, n. 417.».
Nota all’art. 1, comma 210:
– Si riporta il testo del comma 2 dell’art. 1 del gia’
citato decreto legislativo n. 165 del 2001:

«2. Per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le
amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e
scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative,
le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento
autonomo, le regioni, le province, i comuni, le comunita’
montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni
universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le
Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e
loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici
nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le
aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale,
l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche
amministrazioni (ARAN) e le Agenzie di cui al decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 300.».
Note all’art. 1, comma 212:
– Si riporta il testo dell’art. 36 della legge
27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione
del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge
finanziaria 2003):
«Art. 36 (Indennita’ e compensi rivalutabili in
relazione alla variazione del costo della vita). – 1. Le
disposizioni dell’art. 7, comma 5, del decreto-legge
19 settembre 1992, n. 384, convertito, con modificazioni,
dalla legge 14 novembre 1992, n. 438, come confermate e
modificate dall’art. 1, commi 66 e 67, della legge
23 dicembre 1996, n. 662, e da ultimo dall’art. 22 della
legge 23 dicembre 1999, n. 488, per le amministrazioni di
cui agli articoli 1, comma 2, e 70, comma 4, del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive
modificazioni, contenenti il divieto di procedere
all’aggiornamento delle indennita’, dei compensi, delle
gratifiche, degli emolumenti e dei rimborsi spesa soggetti
ad incremento in relazione alla variazione del costo della
vita, continuano ad applicarsi anche nel triennio
2003-2005. Tale divieto si applica anche agli emolumenti,
indennita’, compensi e rimborsi spese erogati, anche ad
estranei, per l’espletamento di particolari incarichi e per
l’esercizio di specifiche funzioni per i quali e’ comunque
previsto il periodico aggiornamento dei relativi importi
nonche’, fino alla stipula del contratto annuale di
formazione e lavoro previsto dall’art. 37 del decreto
legislativo 17 agosto 1999, n. 368, alle borse di studio
corrisposte ai medici in formazione specialistica ai sensi
del decreto legislativo 8 agosto 1991, n. 257, il cui
ammontare a carico del fondo sanitario nazionale rimane
consolidato nell’importo previsto dall’art. 32, comma 12,
della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive
modificazioni.
2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche
alle amministrazioni di cui ai decreto legislativo
12 febbraio 1993, n. 39, decreto legislativo 21 aprile
1993, n. 124, ed alle legge 10 ottobre 1990, n. 287, legge
31 luglio 1997, n. 249, legge 14 novembre 1995, n. 481,
legge 11 febbraio 1994, n. 109, legge 12 giugno 1990, n.
146, legge 31 dicembre 1996, n. 675, legge 4 giugno 1985,
n. 281, e legge 12 agosto 1982, n. 576, e successive
modificazioni.».
– Si riporta il testo del comma 73 dell’art. 3 della
gia’ citata legge n. 350 del 2003:
«73. L’art. 36 della legge 27 dicembre 2002, n. 289,
nonche’ le norme ivi richiamate si interpretano nel senso
che il divieto di procedere all’aggiornamento delle
indennita’, dei compensi, delle gratifiche, degli
emolumenti e dei rimborsi spesa si applica anche alle
misure dell’assegno di confine di cui alla legge
28 dicembre 1989, n. 425, e successive modificazioni.».
Note all’art. 1, comma 213:
– Si riporta il testo dell’art. 1 della legge 26 luglio
1978, n. 417 (Adeguamento del trattamento economico di
missione e di trasferimento dei dipendenti statali):
«Art. 1. A decorrere dal 1° dicembre 1977 le indennita’
di trasferta dovute ai magistrati, agli avvocati e ai
procuratori dello Stato, agli appartenenti alle Forze
armate ed ai corpi organizzati militarmente, ai professori
universitari ed ai dirigenti statali comandati in missione
fuori della ordinaria sede di servizio in localita’
distanti almeno 10 Km., sono stabilite come segue:

=====================================================================
1) qualifiche indicate al punto 1) della tabella A allegata|
alla legge 18 dicembre 1973, n. 836 (2/a) |L. 27.200
=====================================================================
2) qualifiche indicate al punto 2) della stessa tabella A | } 22.700
———————————————————————
3) qualifiche indicate ai punti 3), 4) e 5) della stessa |
tabella A e 1) della successiva tabella D | } 19.100
———————————————————————
4) gradi militari indicati ai punti 2), 3), 4) e 5) della |
stessa tabella D | } 14.000
———————————————————————
5) rimanente personale militare | } 10.000

Per sede di servizio si intende il centro abitato o la
localita’ isolata in cui hanno sede l’ufficio o l’impianto
presso il quale il dipendente presta abitualmente servizio.
Il trattamento previsto dal primo comma del presente
articolo cessa dopo i primi 240 giorni di missione
continuativa nella medesima localita’.
La limitazione contenuta nel terzo comma non si applica
nei confronti dei magistrati applicati ai sensi degli
articoli 76-bis, comma 6-bis, e 110 del regio decreto
30 gennaio 1941, n. 12, e successive modificazioni.
L’aumento dell’indennita’ di trasferta previsto
dall’art. 7, primo comma, del decreto-legge 18 settembre
1976, n. 648, convertito, con modificazioni, nella legge
30 ottobre 1976, n. 730, resta assorbito dalle nuove misure
di cui al primo comma del presente articolo .
L’indennita’ spetta soltanto per i giorni strettamente
necessari allo svolgimento delle funzioni o dei servizi
pubblici nel luogo nel quale siano stati inviati in
missione i soggetti di cui al primo comma.
A decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a
quello dell’entrata in vigore della presente legge le
misure dell’indennita’ di trasferta possono essere
rideterminate annualmente con decreto del Ministro del
tesoro in relazione agli indici rilevati per la
maggiorazione dell’indennita’ integrativa speciale di cui
agli articoli 1 e 2 della legge 27 maggio 1959, n. 324, e
successive modificazioni ed integrazioni.
La disposizione di cui al comma precedente si applica
anche ai dipendenti delle aziende autonome dello Stato.
L’eventuale aumento non puo’ comunque eccedere il
limite del 10 per cento delle misure in atto nell’anno
precedente.
Sulle misure risultanti dall’aumento e dai successivi
adeguamenti va operato l’arrotondamento per eccesso a 100
lire.».
– Si riporta il primo comma dell’art. 1 del decreto del
Presidente della Repubblica 16 gennaio 1978, n. 513
(Trattamento economico di missione e di trasferimento dei
dipendenti civili dello Stato):
«Art. 1. – A decorrere dal 1° dicembre 1977 le misure
dell’indennita’ di trasferta dovute al personale civile
dello Stato non dirigente, comandato in missione fuori
della ordinaria sede di servizio in localita’ distanti
almeno 10 chilometri, sono stabilite come segue:
1) personale rivestente le qualifiche indicate ai
punti 3), 4) e 5) della tabella A, 1) e 2) della tabella B
e 1) della tabella C allegate alla legge 18 dicembre 1973,
n. 836, nonche’ personale direttivo e personale di concetto
con almeno sei anni di anzianita’ delle ex imposte di
consumo: L. 19.100;
2) rimanenti categorie di personale civile: L.
14.000.».
– Si riporta il primo e secondo comma dell’art. 14
della legge 18 dicembre 1973, n. 836 (Trattamento economico
di missione e di trasferimento dei dipendenti statali):
«Art. 14. – In aggiunta al rimborso delle spese di
viaggio per missioni di servizio all’interno o all’estero
e’ dovuta una indennita’ supplementare pari al 10 per cento
del costo del biglietto a tariffa intera, se il viaggio e’
compiuto in ferrovia, su piroscafi o su altri mezzi di
trasporto in servizio di linea, terrestre o marittimo, ed
al 5 per cento del costo del biglietto stesso se il viaggio
e’ compiuto in aereo.
La stessa indennita’ compete anche per i viaggi
relativi a missioni all’interno e all’estero compiuti
gratuitamente per via terrestre, per via marittima o per
via aerea, usufruendo di particolari concessioni di viaggio
in relazione alla qualifica rivestita o alle funzioni
svolte.».
– Si riporta il testo dell’art. 8 del decreto
legislativo luogotenenziale 7 giugno 1945, n. 320
(Trattamento di missione e di trasferimento a favore del
personale statale):

«Art. 8. – Con effetto dal 1° gennaio 1945 a favore del
personale dei ruoli centrali delle Amministrazioni dello
Stato, destinato a prestare servizio presso uffici dello
Stato aventi sede fuori della Capitale e’ istituita
un’indennita’, non cumulabile col trattamento di missione,
commisurata all’intera diaria di missione con
l’integrazione compensativa di cui al 3 comma del
precedente art. 3.
E’ ammessa l’opzione pel trattamento di missione per i
periodi in cui sia piu’ favorevole.
Con decreti dei Ministri competenti di concerto con
quello per il tesoro, saranno determinati i personali e gli
uffici per i quali e’ ammessa l’applicazione del presente
articolo.».
Note all’art. 1, comma 214:
– Per il riferimento al comma 2 dell’art. 1 del gia’
citato decreto legislativo n. 165 del 2001 si veda la nota
al comma 210.
– Per il riferimento al comma 4 dell’art. 70 del gia’
citato decreto legislativo n. 165 del 2001 si vedano le
note al comma 187.
Note all’art. 1, comma 215:
– La legge 29 marzo 2001, n. 86: («Disposizioni in
materia di personale delle Forze armate e delle Forze di
polizia») e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 2 aprile
2001, n. 77.
– Si riporta il testo dell’art. 2 della legge 4 maggio
1998, n. 133 (Incentivi ai magistrati trasferiti o
destinati d’ufficio a sedi disagiate e introduzione delle
tabelle infradistrettuali):
«Art. 2 (Indennita’ in caso di trasferimento
d’ufficio). – 1. Al magistrato trasferito d’ufficio ai
sensi dell’art. 1 e’ attribuita per quattro anni una
indennita’ mensile determinata in base al doppio
dell’importo previsto quale diaria giornaliera per il
trattamento di missione dalla tabella A allegata alla legge
18 dicembre 1973, n. 836, come modificata dalla legge
26 luglio 1978, n. 417, e successivamente da ultimo
rideterminato con decreto del Ministro del tesoro 11 aprile
1985, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 112 del
14 maggio 1985.
2. La indennita’ di cui al comma 1 del presente
articolo non e’ cumulabile con quella prevista dal primo e
dal secondo comma dell’art. 13 della legge 2 aprile 1979,
n. 97, come sostituito dall’art. 6 della legge 19 febbraio
1981, n. 27, e non compete in caso di ulteriore
trasferimento d’ufficio disposto prima di un quadriennio
dalla scadenza del periodo di legittimazione per richiedere
un nuovo trasferimento.
3. Al magistrato trasferito d’ufficio a sede disagiata
l’aumento previsto dal secondo comma dell’art. 12 della
legge 26 luglio 1978, n. 417, compete in misura pari a nove
volte la mensilita’ della indennita’ integrativa speciale
in godimento.
4. L’indennita’ di cui al comma 1 del presente
articolo e’ corrisposta anche ai magistrati che sono stati
destinati agli uffici di cui al comma 2 dell’art. 1 quali
uditori giudiziari con funzioni, dopo il primo biennio di
permanenza in tali uffici, fermi restando i contingenti
previsti dall’art. 1, comma 3.».
Note all’art. 1, comma 216:
– Si riporta il testo dell’art. 12 della gia’ citata
legge n. 836 del 1973 come modificato dalla presente legge:
Art. 12. – Ai dipendenti in missione compete il
rimborso delle spese effettivamente sostenute per viaggi in
ferrovia o sui piroscafi nel limite del costo del biglietto
a tariffa d’uso (escluso l’eventuale supplemento per il
vitto) e per la classe di diritto stabilita come segue:
prima classe per il personale delle carriere
direttive, di concerto ed equiparabili, per i coadiutori
alla terza classe di stipendio e qualifiche corrispondenti
o superiori delle carriere esecutive ed equiparabili,
nonche’ per i marescialli dei tre gradi e gli allievi delle
accademie militari;
seconda classe per tutto il rimanente personale.
Spetta ugualmente il rimborso della spesa sostenuta per
i viaggi eventualmente effettuati con altri servizi di
linea quando questi consentano notevole risparmio di tempo
ed il loro uso sia autorizzato dal capo dell’ufficio che ha
ordinato la missione, ovvero quando manchi un collegamento
ferroviario con la localita’ da raggiungere. Il rimborso e’
limitato all’importo delle spese effettivamente sostenute
per l’acquisto dei biglietti di viaggio.
Ai dipendenti con la qualifica non inferiore a quella
di dirigente superiore o equiparata spetta altresi’ il
rimborso dell’eventuale spesa sostenuta per l’uso di un
compartimento singolo in carrozza con letti. Per i primi
dirigenti e’ consentito il rimborso dell’eventuale spesa
sostenuta per l’uso di un posto letto. Per il personale
delle qualifiche inferiori e’ consentito il rimborso della
eventuale spesa sostenuta per l’uso di una cuccetta di
prima classe.
E’ ammesso l’uso dei treni rapidi normali, speciali e
di lusso purche’ per i medesimi sia consentita, per il
tragitto da compiere, la classe spettante a norma del primo
comma del presente articolo . Sono ammesse altresi’ le
deviazioni consentite dall’orario ufficiale.
La disposizione di cui al precedente comma si applica
anche ai viaggi di servizio e di trasferimento del
personale civile e militare in servizio all’estero.
Per i percorsi o per le frazioni di percorso non
serviti da ferrovia o da altri servizi di linea e’
corrisposta, a titolo di rimborso spesa, un’indennita’ di
lire 43 a chilometro aumentabile, per percorsi effettuati a
piedi in zone prive di strade, a lire 62 a chilometro.
Ai fini dell’applicazione del precedente comma, le
frazioni di chilometro inferiori a 500 metri non sono
considerate, Le altre sono arrotondate a chilometro intero.
I rimborsi di cui al presente articolo competono per
tutti i servizi resi fuori della ordinaria sede di servizio
anche se il personale non acquista titolo all’indennita’ di
trasferta.».
Nota all’art. 1, comma 217:
– Si riporta il testo dell’art. 3 del regio decreto
3 giugno 1926, n. 941 (Indennita’ al personale
dell’amministrazione dello Stato incaricato di missione
all’estero pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 11 giugno
1926, n. 134) come modificato dalla presente legge.
«Art. 3. – Ai componenti le delegazioni italiane presso
commissioni, enti o comitati internazionali, che si rechino
all’estero per partecipare alle relative riunioni, spetta
sulle indennita’ ai termini del precedente art. 1 e per un
periodo non superiore ai 30 giorni, l’aumento del 30 per
cento. Eguale aumento e per lo stesso periodo di tempo
spetta ai personali di tutte le amministrazioni, sia civili
che militari, che si rechino all’estero in commissione, per
rappresentanza del regio governo, oppure anche isolatamente
per partecipare a commissioni di carattere
internazionale.».
Note all’art. 1, comma 218:
– Si riporta il testo del comma 2 dell’art. 8 della
legge 3 maggio 1999, n. 124 (Disposizioni urgenti in
materia di personale scolastico):
«2. Il personale di ruolo di cui al comma 1, dipendente
dagli enti locali, in servizio nelle istituzioni
scolastiche statali alla data di entrata in vigore della
presente legge, e’ trasferito nei ruoli del personale ATA
statale ed e’ inquadrato nelle qualifiche funzionali e nei
profili professionali corrispondenti per lo svolgimento dei
compiti propri dei predetti profili. Relativamente a
qualifiche e profili che non trovino corrispondenza nei
ruoli del personale ATA statale e’ consentita l’opzione per
l’ente di appartenenza, da esercitare comunque entro tre
mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.
A detto personale vengono riconosciuti ai fini giuridici ed
economici l’anzianita’ maturata presso l’ente locale di
provenienza nonche’ il mantenimento della sede in fase di
prima applicazione in presenza della relativa
disponibilita’ del posto.».
Nota all’art. 1, comma 219:
– Si riporta il testo dell’art. 68 del decreto del
Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3 (testo
unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli
impiegati civili dello Stato), cosi’ come modificato dalla
presente legge:
«Art. 68 (Aspettativa per infermita’ – Equo indennizzo
per perdita della integrita’ fisica dipendente da causa di
servizio). – L’aspettativa per infermita’ e’ disposta,
d’ufficio o a domanda, quando sia accertata, in base al
giudizio di un medico scelto dall’amministrazione,
l’esistenza di una malattia che impedisca temporaneamente
la regolare prestazione del servizio.
Alle visite per tale accertamento assiste un medico di
fiducia dell’impiegato, se questi ne fa domanda e si assume
la spesa relativa.
L’aspettativa per infermita’ ha termine col cessare
della causa per la quale fu disposta; essa non puo’
protrarsi per piu’ di diciotto mesi.
L’amministrazione puo’, in ogni momento, procedere agli
opportuni accertamenti sanitari.
Durante l’aspettativa l’impiegato ha diritto all’intero
stipendio per i primi dodici mesi ed alla meta’ di esso per
il restante periodo, conservando integralmente gli assegni
per carichi di famiglia.
Il tempo trascorso in aspettativa per infermita’ e’
computato per intero ai fini della progressione in
carriera, dell’attribuzione degli aumenti periodici di
stipendio e del trattamento di quiescenza e previdenza.
Qualora l’infermita’ che e’ motivo dell’aspettativa sia
riconosciuta dipendente da causa di servizio, permane,
inoltre, per tutto il periodo dell’aspettativa il diritto
dell’impiegato a tutti gli assegni escluse le indennita’
per prestazioni di lavoro straordinario.
Per le infermita’ riconosciute dipendenti da causa di
servizio, e’ a carico dell’amministrazione la spesa per la
corresponsione di un equo indennizzo per la perdita
dell’integrita’ fisica eventualmente subita dall’impiegato.
Note all’art. 1, comma 220:
– Gli articoli da 42 a 47 del decreto del Presidente
della Repubblica 3 maggio 1957, n. 686 (Norme di esecuzione
del testo unico delle disposizioni sullo statuto degli
impiegati civili dello Stato, approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3),
abrogati dalla presente legge, recano:

«Art. 42 (Modalita’ per ottenere il rimborso delle
spese di cura)».
«Art. 43 (comunicazione del provvedimento che accoglie
l’istanza)».
«Art. 44 (Spese di cure rimborsabili)».
«Art. 45 (Documenti giustificativi)».
«Art. 46 (Concessione di anticipi)».
«Art. 47 (Computo del quinquennio per la determinazione
della durata massima dell’aspettativa).».
– La legge 1° novembre 1957, n. 1140; abrogata dalla
presente legge, recava: Spese di degenza e di cura per
ferite, lesioni e infermita’ dipendenti da causa di
servizio del personale dell’Esercito, della Marina,
dell’Aeronautica e dei Corpi di polizia militarmente
organizzati.».
– La legge 27 luglio 1962, n. 1116 abrogata dalla
presente legge recava: «Norme interpretative ed integrative
dell’art. 68 del testo unico approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3 e della
legge 1° novembre 1957, n. 1140, in materia di spese di
degenza e di cura del personale statale per infermita’
dipendenti da causa di servizio.».
Note all’art. 1, comma 222:
– Si riporta il testo dell’art. 3 della legge 22 luglio
1961, n. 628 (Modifiche all’ordinamento del Ministero del
lavoro e della previdenza sociale), cosi’ come modificato
dalla presente legge:
«Art. 3. – L’Ispettorato del lavoro e’ costituito da:
a) Ispettorati regionali, con sede in ogni capoluogo
di regione o in comune sede di corte di appello;
b) Ispettorati provinciali, con sede in ogni
capoluogo di provincia, che non sia anche capoluogo di
regione;
c) un Ispettorato medico centrale.
La Direzione generale degli affari generali e del
personale provvede all’amministrazione, all’organizzazione
ed al controllo dell’Ispettorato del lavoro.
Le direttive e le disposizioni specifiche relative alle
attribuzioni di istituto dell’Ispettorato del lavoro sono
impartite dalle singole Direzioni generali, per le materie
di rispettiva competenza. Spetta in ogni caso alla
Direzione generale degli affari generali e del personale la
disciplina dei mezzi e delle modalita’ occorrenti per
l’attuazione di tali direttive.
Con le norme regolamentari di cui al successivo art. 19
sara’ provveduto alla organizzazione unitaria dei servizi
dell’Ispettorato del lavoro, compresi quelli
dell’Ispettorato medico, al fine di assicurare il
coordinamento dei servizi stessi nell’ambito della
Direzione generale degli affari generali e del personale.
Gli Ispettorati regionali esercitano azione di
coordinamento e di vigilanza sugli Ispettorati provinciali
e svolgono direttamente su tutto il territorio della
regione i compiti determinati dal Ministero del lavoro e
della previdenza sociale. Inoltre, per la provincia in cui
hanno sede, disimpegnano le funzioni proprie degli
Ispettorati provinciali, salvo quanto e’ disposto dal
settimo comma del presente articolo .
Gli Ispettorati provinciali, per le province che non
siano sede di Ispettorati regionali, esercitano le
attribuzioni demandate all’Ispettorato del lavoro, ad
eccezione di quelle di cui alla prima parte del
comma precedente.
Per particolari esigenze di servizio, connesse con la
speciale importanza o dimensione della circoscrizione
regionale, il Ministro per il lavoro e la previdenza
sociale puo’ disporre con suo decreto l’istituzione, in
taluni capoluoghi di regione, di un Ispettorato regionale e
di un Ispettorato provinciale per l’assolvimento dei
rispettivi compiti di istituto.
L’Ispettorato medico centrale ha il compito di
coordinare e dirigere il lavoro per l’applicazione delle
disposizioni igienico sanitarie, di cui al successivo art.
4, di proporre istruzioni per l’applicazione di esse e di
compiere, se necessario, ispezioni d’intesa con il capo
dell’Ispettorato della circoscrizione in cui esse dovranno
effettuarsi, di indagare sulle condizioni di igiene e
salubrita’ del lavoro, oltre a quanto altro su tali
argomenti puo’ essere affidato dal Ministero del lavoro e
della previdenza sociale.».
– Si riporta il testo dell’art. 11 della gia’ citata
legge n. 628 del 1961, cosi’ come modificato dalla presente
legge:
«Art. 11. – Gli Uffici del lavoro e della massima
occupazione sono costituiti da:
1) Uffici regionali del lavoro e della massima
occupazione, con sede in ogni capoluogo di regione o in
comune sede di corte di appello;
2) Uffici provinciali del lavoro e della massima
occupazione, con sede in ogni capoluogo di provincia, che
non sia anche capoluogo di regione, e proprie sezioni
zonali, comunali e frazionali;
3) Uffici speciali istituiti ai termini dell’art. 23
della legge 29 aprile 1949, n. 264;
4) Centri di emigrazione, con sede nelle localita’
piu’ idonee alle operazioni di espatrio e di rimpatrio, dei
lavoratori e delle loro famiglie, determinate con decreto
del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale.
Per particolari esigenze di servizio connesse con la
speciale importanza o dimensione della circoscrizione
regionale, il Ministro per il lavoro e la previdenza
sociale puo’ con suo decreto disporre l’istituzione, in
taluni capoluoghi di regione, di un Ufficio regionale e di
un Ufficio provinciale del lavoro e della massima
occupazione per l’assolvimento dei rispettivi compiti di
istituto.
Le sezioni zonali di cui al punto 2) del primo
comma del presente articolo hanno sede nei comuni che
presentano maggiori esigenze funzionali ai fini della
massima occupazione e sono istituite con decreto del
Ministro per il lavoro e la previdenza sociale: le sezioni
comunali hanno sede nei rimanenti comuni; quelle frazionali
nelle localita’ indicate con decreto del Ministro per il
lavoro e la previdenza sociale.
Nei comuni e localita’ di minore importanza,
determinati con propri decreti, il Ministro per il lavoro e
la previdenza sociale e’ autorizzato ad avvalersi
dell’opera dei «corrispondenti», a norma dell’art. 12 della
legge 16 maggio 1956, n. 562.
Resta ferma, per quanto concerne i locali occorrenti
per i servizi di collocamento alle sezioni previste al
primo comma, punto 2), la disposizione di cui all’art. 28
della legge 29 aprile 1949, n. 264.
La Direzione generale degli affari generali e del
personale provvede all’amministrazione, all’organizzazione
ed al controllo degli Uffici di cui al primo comma.
Le direttive e le disposizioni specifiche relative alle
attribuzioni di istituto degli Uffici predetti sono
impartite dalle singole Direzioni generali, per le materie
di rispettiva competenza. Spetta in ogni caso alla
Direzione generale degli affari generali e del personale di
disciplina dei mezzi e delle modalita’ occorrenti per la
attuazione di tali direttive.
Con le norme regolamentari di cui al successivo art. 19
sara’ provveduto alla organizzazione unitaria dei servizi
degli Uffici del lavoro e della massima occupazione al fine
di assicurare il coordinamento dei servizi stessi
nell’ambito della Direzione generale degli affari generali
e del personale.».
Note all’art. 1, comma 224:
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 69 del gia’
citato decreto legislativo n. 165 del 2001:
«1. Salvo che per le materie di cui all’art. 2,
comma 1, lettera c), della legge 23 ottobre 1992, n. 421,
gli accordi sindacali recepiti in decreti del Presidente
della Repubblica in base alla legge 29 marzo 1983, n. 93, e
le norme generali e speciali del pubblico impiego, vigenti
alla data del 13 gennaio 1994 e non abrogate,
costituiscono, limitatamente agli istituti del rapporto di
lavoro, la disciplina di cui all’art. 2, comma 2. Tali
disposizioni sono inapplicabili a seguito della
stipulazione dei contratti collettivi del quadriennio
1994-1997, in relazione ai soggetti e alle materie dagli
stessi contemplati. Tali disposizioni cessano in ogni caso
di produrre effetti dal momento della sottoscrizione, per
ciascun ambito di riferimento, dei contratti collettivi del
quadriennio 1998-2001.».
– Si riporta il testo del terzo comma dell’art. 5 della
legge 27 maggio 1949, n. 260 (Disposizioni in materia di
ricorrenze festive), cosi’ come sostituito dall’art. 1
della legge 31 marzo 1954, n. 90:
«Ai salariati retribuiti in misura fissa, che prestino
la loro opera nelle suindicate festivita’, e’ dovuta, oltre
la normale retribuzione globale di fatto giornaliera,
compreso ogni elemento accessorio, la retribuzione per le
ore di lavoro effettivamente prestate, con la maggiorazione
per il lavoro festivo. Qualora la festivita’ ricorra nel
giorno di domenica, spettera’ ai lavoratori stessi, oltre
la normale retribuzione globale di fatto giornaliera,
compreso ogni elemento accessorio, anche una ulteriore
retribuzione corrispondente all’aliquota giornaliera.».
Note all’art. 1, comma 225:
– Si riporta il testo del comma 3 dell’art. 42 della
legge 31 dicembre 1996, n. 675 (Tutela delle persone e di
altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali):
«3. Il comma 1 dell’art. 5 del decreto legislativo
12 febbraio 1993, n. 39, e’ sostituito dal seguente:
“1. Le norme concernenti l’organizzazione ed il
funzionamento dell’Autorita’, l’istituzione del ruolo del
personale, il relativo trattamento giuridico ed economico e
l’ordinamento delle carriere, nonche’ la gestione delle
spese nei limiti previsti dal presente decreto, anche in
deroga alle disposizioni sulla contabilita’ generale dello
Stato, sono adottate con regolamento emanato con decreto
del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del
Consiglio dei Ministri, sentito il Consiglio di Stato, su
proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, di
concerto con il Ministro del tesoro e su parere conforme
dell’Autorita’ medesima. Il parere del Consiglio di Stato
sullo schema di regolamento e’ reso entro trenta giorni
dalla ricezione della richiesta, decorsi i quali il
regolamento puo’ comunque essere emanato. Si applica il
trattamento economico previsto per il personale del Garante
per l’editoria e la radiodiffusione ovvero dell’organismo
che dovesse subentrare nelle relative funzioni, fermo
restando il limite massimo complessivo di centocinquanta
unita’. Restano altresi’ fermi gli stanziamenti dei
capitoli di cui al comma 2, cosi’ come determinati per il
1995 e tenendo conto dei limiti di incremento previsti per
la categoria IV per il triennio 1996-1998.».
Note all’art. 1, comma 226:
– Si riporta il testo del comma 57 dell’art. 3 della
legge 24 dicembre 1993, n. 537 (Interventi correttivi di
finanza pubblica):
«57. Nei casi di passaggio di carriera di cui all’art.
202 del citato testo unico approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, ed alle
altre analoghe disposizioni, al personale con stipendio o
retribuzione pensionabile superiore a quello spettante
nella nuova posizione e’ attribuito un assegno personale
pensionabile, non riassorbibile e non rivalutabile, pari
alla differenza fra lo stipendio o retribuzione
pensionabile in godimento all’atto del passaggio e quello
spettante nella nuova posizione.».
Note all’art. 1, comma 227:
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 17-bis del
gia’ citato decreto legislativo n. 165 del 2001:
«1. La contrattazione collettiva del comparto Ministeri
disciplina l’istituzione di un’apposita separata area della
vicedirigenza nella quale e’ ricompreso il personale
laureato appartenente alle posizioni C2 e C3, che abbia
maturato complessivamente cinque anni di anzianita’ in
dette posizioni o nelle corrispondenti qualifiche VIII e IX
del precedente ordinamento. In sede di prima applicazione
la disposizione di cui al presente comma si estende al
personale non laureato che, in possesso degli altri
requisiti richiesti, sia risultato vincitore di procedure
concorsuali per l’accesso alla ex carriera direttiva anche
speciale. I dirigenti possono delegare ai vice dirigenti
parte delle competenze di cui all’art. 17.».
Note all’art. 1, comma 230:
– Si riporta il testo dell’art. 35 del gia’ citato
decreto legislativo n. 165 del 2001, cosi’ come modificato
dalla presente legge:
«Art. 35 (Reclutamento del personale). – L’assunzione
nelle amministrazioni pubbliche avviene con contratto
individuale di lavoro:
a) tramite procedure selettive, conformi ai principi
del comma 3, volte all’accertamento della professionalita’
richiesta, che garantiscano in misura adeguata l’accesso
dall’esterno;
b) mediante avviamento degli iscritti nelle liste di
collocamento ai sensi della legislazione vigente per le
qualifiche e profili per i quali e’ richiesto il solo
requisito della scuola dell’obbligo, facendo salvi gli
eventuali ulteriori requisiti per specifiche
professionalita’.
2. Le assunzioni obbligatorie da parte delle
amministrazioni pubbliche, aziende ed enti pubblici dei
soggetti di cui alla legge 12 marzo 1999, n. 68, avvengono
per chiamata numerica degli iscritti nelle liste di
collocamento ai sensi della vigente normativa, previa
verifica della compatibilita’ della invalidita’ con le
mansioni da svolgere. Per il coniuge superstite e per i
figli del personale delle Forze armate, delle Forze
dell’ordine, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e del
personale della Polizia municipale deceduto
nell’espletamento del servizio, nonche’ delle vittime del
terrorismo e della criminalita’ organizzata di cui alla
legge 13 agosto 1980, n. 466, e successive modificazioni ed
integrazioni, tali assunzioni avvengono per chiamata
diretta nominativa.
3. Le procedure di reclutamento nelle pubbliche
amministrazioni si conformano ai seguenti principi:
a) adeguata pubblicita’ della selezione e modalita’
di svolgimento che garantiscano l’imparzialita’ e
assicurino economicita’ e celerita’ di espletamento,
ricorrendo, ove e’ opportuno, all’ausilio di sistemi
automatizzati, diretti anche a realizzare forme di
preselezione;
b) adozione di meccanismi oggettivi e trasparenti,
idonei a verificare il possesso dei requisiti attitudinali
e professionali richiesti in relazione alla posizione da
ricoprire;
c) rispetto delle pari opportunita’ tra lavoratrici e
lavoratori;
d) decentramento delle procedure di reclutamento;
e) composizione delle commissioni esclusivamente con
esperti di provata competenza nelle materie di concorso,
scelti tra funzionari delle amministrazioni, docenti ed
estranei alle medesime, che non siano componenti
dell’organo di direzione politica dell’amministrazione, che
non ricoprano cariche politiche e che non siano
rappresentanti sindacali o designati dalle confederazioni
ed organizzazioni sindacali o dalle associazioni
professionali.
4. Le determinazioni relative all’avvio di procedure di
reclutamento sono adottate da ciascuna amministrazione o
ente sulla base della programmazione triennale del
fabbisogno di personale deliberata ai sensi dell’art. 39
della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive
modificazioni ed integrazioni. Per le amministrazioni dello
Stato, anche ad ordinamento autonomo, le agenzie, ivi
compresa l’Agenzia autonoma per la gestione dell’albo dei
segretari comunali e provinciali, gli enti pubblici non
economici e gli enti di ricerca, con organico superiore
alle 200 unita’, l’avvio delle procedure concorsuali e’
subordinato all’emanazione di apposito decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri, da adottare su
proposta del Ministro per la funzione pubblica di concerto
con il Ministro dell’economia e delle finanze.
5. I concorsi pubblici per le assunzioni nelle
amministrazioni dello Stato e nelle aziende autonome si
espletano di norma a livello regionale. Eventuali deroghe,
per ragioni tecnico-amministrative o di economicita’, sono
autorizzate dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Per
gli uffici aventi sede regionale, compartimentale o
provinciale possono essere banditi concorsi unici
circoscrizionali per l’accesso alle varie professionalita’.
5-bis. I vincitori dei concorsi devono permanere nella
sede di prima destinazione per un periodo non inferiore a
cinque anni. La presente disposizione costituisce norma non
derogabile dai contratti collettivi.
6. Ai fini delle assunzioni di personale presso la
Presidenza del Consiglio dei Ministri e le amministrazioni
che esercitano competenze istituzionali in materia di
difesa e sicurezza dello Stato, di polizia, di giustizia
ordinaria, amministrativa, contabile e di difesa in
giudizio dello Stato, si applica il disposto di cui
all’art. 26 della legge 1° febbraio 1989, n. 53, e
successive modificazioni ed integrazioni.
7. Il regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei
servizi degli enti locali disciplina le dotazioni
organiche, le modalita’ di assunzione agli impieghi, i
requisiti di accesso e le procedure concorsuali, nel
rispetto dei principi fissati dai commi precedenti.».
Note all’art. 1, comma 235:
– Si riporta il testo dell’art. 1-quater del
decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con
modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80
(Disposizioni urgenti nell’ambito del Piano di azione per
lo sviluppo economico, sociale e territoriale):
«Art. 1-quater (Alto Commissario per la lotta alla
contraffazione). – 1. E’ istituito l’Alto Commissario per
la lotta alla contraffazione con compiti di:
a) coordinamento delle funzioni di sorveglianza in
materia di violazione dei diritti di proprieta’ industriale
ed intellettuale;
b) monitoraggio sulle attivita’ di prevenzione e di
repressione dei fenomeni di contraffazione.
2. L’Alto Commissario di cui al comma 1 e’ nominato con
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri su
proposta del Ministro delle attivita’ produttive.
3. L’Alto Commissario si avvale per il proprio
funzionamento degli uffici delle competenti direzioni
generali del Ministero delle attivita’ produttive.
4. Con decreto del Ministro delle attivita’ produttive,
di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,
sono definite le modalita’ di composizione e di
funzionamento dell’Alto Commissario, senza nuovi o maggiori
oneri per la finanza pubblica.
5. Sono abrogate le disposizioni di cui all’art. 145
del decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30.».
Note all’art. 1, comma 236:
– Si riporta il testo dell’art. 4-bis del decreto-legge
19 gennaio 2005, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla
legge 18 marzo 2005, n. 37 (Proroga della partecipazione
italiana alla missione internazionale in Iraq e misure di
incentivazione della produttivita’ del personale dei
Ministeri della difesa e degli affari esteri), cosi’ come
modificato dalla presente legge:
«Art. 4-bis (Incentivazione della produttivita’ del
personale dei Ministeri della difesa e degli affari
esteri). – 1. In relazione alle prioritarie e urgenti
esigenze connesse all’intensificarsi delle attivita’ di
supporto alle Forze armate impiegate nelle missioni
internazionali e ai conseguenti maggiori carichi di lavoro
derivanti dall’accresciuta complessita’ delle funzioni
assegnate al personale appartenente alle aree professionali
in servizio presso il Ministero della difesa, e’
autorizzata, per l’anno 2005, la spesa di euro 5.000.000,
da destinare, attraverso la contrattazione collettiva
nazionale integrativa, all’incentivazione della
produttivita’ del predetto personale.
2. E’ autorizzata a decorrere dal 2005 la spesa di euro
3.000.000 da destinare, attraverso la contrattazione
collettiva nazionale integrativa, all’incentivazione della
produttivita’ del personale delle aree funzionali in
servizio presso il Ministero degli affari esteri in
relazione all’incremento dei compiti ad esso assegnati e
connessi al supporto della missione umanitaria, di
stabilizzazione e di ricostruzione di cui all’art. 1, ivi
inclusi la gestione amministrativa degli interventi,
l’invio di esperti, nonche’ l’attivita’ amministrativa
connessa all’operativita’ dell’ambasciata d’Italia a
Baghdad e del Consolato generale a Bassora.
3. All’onere derivante dall’attuazione del presente
articolo , pari a euro 8.000.000 per l’anno 2005, si
provvede, quanto a euro 5.000.000 di cui al comma 1,
mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di
spesa recata dall’art. 1, comma 233, della legge
30 dicembre 2004, n. 311, e quanto a euro 3.000.000 di cui
al comma 2, mediante corrispondente riduzione dello
stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale
2005-2007, nell’ambito dell’unita’ previsionale di base di
parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione
del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno
2005, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento
relativo al Ministero degli affari esteri.
4. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’
autorizzato ad apportare con propri decreti le occorrenti
variazioni di bilancio.».
Note all’art. 1, comma 237:
– Si riporta il testo del comma 117 dell’art. 1 della
gia’ citata legge n. 311 del 2004:
«117. I Ministeri per i beni e le attivita’ culturali,
della giustizia, della salute e l’Agenzia del territorio
sono autorizzati ad avvalersi, sino al 31 dicembre 2005,
del personale in servizio con contratti di lavoro a tempo
determinato, prorogati ai sensi dell’art. 3, comma 62,
della legge 24 dicembre 2003, n. 350. Il Ministero
dell’economia e delle finanze puo’ continuare ad avvalersi
fino al 31 dicembre 2005 del personale utilizzato ai sensi
dell’art. 47, comma 10, della legge 27 dicembre 1997, n.
449, e successive modificazioni.».
– Si riporta il testo del comma 10 dell’art. 47 della
legge 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la
stabilizzazione della finanza pubblica) e successive
modificazioni:
«10. Per le attivita’ connesse alla attuazione del
presente Capo, il Ministero del tesoro, del bilancio e
della programmazione economica puo’ avvalersi di personale
comandato da altre amministrazioni pubbliche e di esperti
estranei alle amministrazioni stesse, nonche’ di personale
a tempo determinato, con contratti rinnovabili per non
oltre un triennio, per un numero massimo di 33 unita’. A
decorrere dall’anno 1999 tale contingente e’ integrato di
ulteriori dieci unita’ da assegnare al Ministero della
pubblica istruzione per le esigenze del monitoraggio dei
flussi di spesa. Alle procedure di selezione del
contingente integrativo si provvede su proposta del
Ministro della pubblica istruzione. Alle spese, valutate
nell’importo di lire tre miliardi per l’anno 1998, di lire
quattro miliardi in ragione d’anno nel biennio 1999-2000 e
di lire un miliardo per l’anno 2001, si provvede a valere
sulle economie realizzate con il presente Capo e su quelle
conseguite con le analoghe iniziative nel settore della
pubblica istruzione.».
Note all’art. 1, comma 238:
– Si riporta il testo del comma 66 dell’art. 3 della
gia’ citata legge n. 350 del 2003:
«66. Il Ministero della giustizia, per far fronte alle
straordinarie esigenze operative del Dipartimento
dell’amministrazione penitenziaria, provvede
all’acquisizione di personale civile con professionalita’
nei settori socio-educativo tecnico e contabile,
ricorrendo, prioritariamente, alle procedure di mobilita’.
In caso di esito negativo delle predette procedure
l’Amministrazione puo’ avvalersi di personale assunto a
tempo determinato entro un limite di spesa di 6 milioni di
euro per ciascuno degli anni 2004 e 2005.».
Note all’art. 1, comma 239:
– Si riporta il testo del comma 118 dell’art. 1 della
gia’ citata legge n. 311 del 2004:
«118. Possono essere prorogati fino al 31 dicembre 2005
i contratti di lavoro a tempo determinato stipulati dagli
organi della magistratura amministrativa nonche’ i
contratti di lavoro a tempo determinato stipulati
dall’INPS, dall’INPDAP e dall’INAIL gia’ prorogati ai sensi
dell’art. 1 del decreto-legge 28 maggio 2004, n. 136,
convertito, con modificazioni, dalla legge 27 luglio 2004,
n. 186, i cui oneri continuano ad essere posti a carico dei
bilanci degli enti predetti.».
Note all’art. 1, comma 242:
– Si riporta il titolo della legge 5 aprile 1985, n.
124 recante: «Disposizioni per l’assunzione di manodopera
da parte del Ministero dell’agricoltura e delle foreste e’
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 12 aprile 1985, n. 87.
Note all’art. 1, comma 243:
– Si riporta il testo del comma 121 dell’art. 1 della
gia’ citata legge n. 311 del 2004:
«121. Le procedure di conversione in rapporti di lavoro
a tempo indeterminato dei contratti di formazione e lavoro
di cui all’art. 3, comma 63, della legge 24 dicembre 2003,
n. 350, possono essere effettuate unicamente nel rispetto
delle limitazioni e delle modalita’ previste dalla
normativa vigente per l’assunzione di personale a tempo
indeterminato. I rapporti in essere instaurati con il
personale interessato alla predetta conversione sono
comunque prorogati al 31 dicembre 2005.».
Note all’art. 1, comma 244:
– Si riporta il testo del comma 123 dell’art. 1 della
gia’ citata legge n. 311 del 2004:
«123. I comandi del personale della societa’ Poste
italiane Spa e dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello
Stato, di cui dall’art. 3, comma 64, della legge
24 dicembre 2003, n. 350, sono prorogati al 31 dicembre
2005.».
Note all’art. 1, comma 245:
– Si riporta il testo del comma 31 dell’art. 78 della
legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato
(legge finanziaria 2001):
«31. Ai fini della stabilizzazione dell’occupazione dei
soggetti impegnati in progetti di lavori socialmente utili
presso gli istituti scolastici, sono definite, in base ai
criteri stabiliti ai sensi dell’art. 10, comma 2, del
decreto legislativo 28 febbraio 2000, n. 81, mediante
decreto del Ministro della pubblica istruzione, di concerto
con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale e il
Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, procedure di terziarizzazione, ai sensi della
normativa vigente, secondo criteri e modalita’ che
assicurino la trasparenza e la competitivita’ degli
affidamenti. A tal fine e’ autorizzata la spesa di lire 287
miliardi per l’anno 2001 e di lire 575 miliardi per l’anno
2002. Al relativo onere si provvede, quanto a lire 249
miliardi per l’anno 2002, mediante riduzione
dell’autorizzazione di spesa di cui all’art. 66, comma 1,
della legge 17 maggio 1999, n. 144.».
Note all’art. 1, comma 246:
– Si riporta il testo del comma 96 dell’art. 1 della
gia’ citata legge n. 311 del 2004:
«96. Per fronteggiare indifferibili esigenze di
servizio di particolare rilevanza ed urgenza, in deroga al
divieto di cui al comma 95, per ciascuno degli anni 2005,
2006 e 2007, le amministrazioni ivi previste possono
procedere ad assunzioni, previo effettivo svolgimento delle
procedure di mobilita’, nel limite di un contingente
complessivo di personale corrispondente ad una spesa annua
lorda pari a 120 milioni di euro a regime. A tal fine e’
costituito un apposito fondo nello stato di previsione
della spesa del Ministero dell’economia e delle finanze con
uno stanziamento pari a 40 milioni di euro per l’anno 2005,
a 160 milioni di euro per l’anno 2006, a 280 milioni di
euro per l’anno 2007 e a 360 milioni di euro a decorrere
dall’anno 2008. Per ciascuno degli anni 2005, 2006 e 2007,
nel limite di una spesa pari a 40 milioni di euro in
ciascun anno iniziale e a 120 milioni di euro a regime, le
autorizzazioni ad assumere vengono concesse secondo le
modalita’ di cui all’art. 39, comma 3-ter, della legge
27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni.».
Note all’art. 1, comma 247:
– Si riporta il testo dell’art. 34-bis del gia’ citato
decreto legislativo n. 165 del 2001:
«Art. 34-bis (Disposizioni in materia di mobilita’ del
personale). – 1. Le amministrazioni pubbliche di cui
all’art. 1, comma 2, con esclusione delle amministrazioni
previste dall’art. 3, comma 1, ivi compreso il Corpo
nazionale dei vigili del fuoco, prima di avviare le
procedure di assunzione di personale, sono tenute a
comunicare ai soggetti di cui all’art. 34, commi 2 e 3,
l’area, il livello e la sede di destinazione per i quali si
intende bandire il concorso nonche’, se necessario, le
funzioni e le eventuali specifiche idoneita’ richieste.
2. La Presidenza del Consiglio dei Ministri –
Dipartimento della funzione pubblica, di concerto con il
Ministero dell’economia e delle finanze e le strutture
regionali e provinciali di cui all’art. 34, comma 3,
provvedono, entro quindici giorni dalla comunicazione, ad
assegnare secondo l’anzianita’ di iscrizione nel relativo
elenco il personale collocato in disponibilita’ ai sensi
degli articoli 33 e 34. Le predette strutture regionali e
provinciali, accertata l’assenza negli appositi elenchi di
personale da assegnare alle amministrazioni che intendono
bandire il concorso, comunicano tempestivamente alla
Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della
funzione pubblica le informazioni inviate dalle stesse
amministrazioni. Entro quindici giorni dal ricevimento
della predetta comunicazione, la Presidenza del Consiglio
dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica, di
concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze,
provvede ad assegnare alle amministrazioni che intendono
bandire il concorso il personale inserito nell’elenco
previsto dall’art. 34, comma 2. A seguito
dell’assegnazione, l’amministrazione destinataria iscrive
il dipendente in disponibilita’ nel proprio ruolo e il
rapporto di lavoro prosegue con l’amministrazione che ha
comunicato l’intenzione di bandire il concorso.
3. Le amministrazioni possono provvedere a organizzare
percorsi di qualificazione del personale assegnato ai sensi
del comma 2.
4. Le amministrazioni, decorsi due mesi dalla ricezione
della comunicazione di cui al comma 1 da parte del
Dipartimento della funzione pubblica direttamente per le
amministrazioni dello Stato e per gli enti pubblici non
economici nazionali, comprese le universita’, e per
conoscenza per le altre amministrazioni, possono procedere
all’avvio della procedura concorsuale per le posizioni per
le quali non sia intervenuta l’assegnazione di personale ai
sensi del comma 2.
5. Le assunzioni effettuate in violazione del presente
articolo sono nulle di diritto. Restano ferme le
disposizioni previste dall’art. 39 della legge 27 dicembre
1997, n. 449, e successive modificazioni.
5-bis. Ove se ne ravvisi l’esigenza per una piu’
tempestiva ricollocazione del personale in disponibilita’
iscritto nell’elenco di cui all’art. 34, comma 2, il
Dipartimento della funzione pubblica effettua ricognizioni
presso le amministrazioni pubbliche per verificare
l’interesse all’acquisizione in mobilita’ dei medesimi
dipendenti. Si applica l’art. 4, comma 2, del decreto-legge
12 maggio 1995, n. 163, convertito, con modificazioni,
dalla legge 11 luglio 1995, n. 273.».
– Per il riferimento all’art. 35 del gia’ citato
decreto legislativo n. 165 del 2001 vedasi nota al
comma 230.
Note all’art. 1, comma 249:
– Per il riferimento al comma 95 dell’art. 1 della gia’
citata legge n. 311 del 2004 vedasi nota al comma 175.
Note all’art. 1, comma 254:
– Si riporta il testo del comma 4 dell’art. 1 della
legge 16 gennaio 2003, n. 3 (Disposizioni ordinamentali in
materia di pubblica amministrazione), cosi’ come modificato
dalla presente legge:
«4. L’Alto Commissario, che si avvale di un vice
Commissario vicario scelto dal Presidente del Consiglio dei
Ministri, su sua proposta, tra gli appartenenti alle
categorie di personale, nell’ambito delle quali e’ scelto
il Commissario, svolge le proprie funzioni nell’osservanza
dei seguenti principi fondamentali:
a) principio di trasparenza e libero accesso alla
documentazione amministrativa, salvo i casi di legittima
opposizione del segreto;
b) libero accesso alle banche dati delle pubbliche
amministrazioni;
c) facolta’ di esercitare le proprie funzioni
d’ufficio o su istanza delle pubbliche amministrazioni;
d) obbligo di relazione semestrale al Presidente del
Consiglio dei Ministri, che riferisce periodicamente ai
Presidenti delle Camere;
e) supporto di un vice Commissario aggiunto, nominato
dal Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del
Commissario, e cinque esperti, tutti scelti tra i
magistrati ordinari, amministrativi e contabili e gli
avvocati dello Stato, collocati obbligatoriamente fuori
ruolo o in aspettativa retribuita dalle rispettive
amministrazioni di appartenenza anche in deroga alle norme
ed ai criteri che disciplinano i rispettivi ordinamenti,
ivi inclusi quelli del personale di cui all’art. 2,
comma 4, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, se
appartenenti ai ruoli degli organi costituzionali, che
abbiano prestato non meno di cinque anni di servizio
effettivo nell’amministrazione di appartenenza, nonche’
altri dipendenti delle amministrazioni pubbliche di cui
all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001,
n. 165, e successive modificazioni, in posizione di comando
secondo i rispettivi ordinamenti. Per tutto il personale
destinato all’ufficio del Commissario il servizio e’
equiparato ad ogni effetto a quello prestato presso le
amministrazioni di appartenenza;
f) obbligo di rapporto all’autorita’ giudiziaria e
alla Corte dei conti nei casi previsti dalla legge;
g) rispetto delle competenze regionali e delle
province autonome di Trento e di Bolzano.».
– Per il riferimento al comma 2 dell’art. 1 del gia’
citato decreto legislativo n. 165 del 2001 vedasi nota al
comma 210.
Note all’art. 1, comma 256:
– Si riporta il testo dell’art. 76 del decreto
legislativo 10 settembre 2003, n. 276 (Attuazione delle
deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di
cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30), cosi’ come
modificato dalla presente legge:
«Art. 1, 76 (Organi di certificazione. – 1. Sono organi
abilitati alla certificazione dei contratti di lavoro le
commissioni di certificazione istituite presso:
a) gli enti bilaterali costituiti nell’ambito
territoriale di riferimento ovvero a livello nazionale
quando la commissione di certificazione sia costituita
nell’ambito di organismi bilaterali a competenza nazionale;
b) le Direzioni provinciali del lavoro e le province,
secondo quanto stabilito da apposito decreto del Ministro
del lavoro e delle politiche sociali entro sessanta giorni
dalla entrata in vigore del presente decreto;
c) le universita’ pubbliche e private, comprese le
Fondazioni universitarie, registrate nell’albo di cui al
comma 2, esclusivamente nell’ambito di rapporti di
collaborazione e consulenza attivati con docenti di diritto
del lavoro di ruolo ai sensi dell’art. 66 del decreto del
Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382;
c-bis) il Ministero del lavoro e delle politiche
sociali Direzione generale della tutela delle condizioni di
lavoro, esclusivamente nei casi in cui il datore di lavoro
abbia le proprie sedi di lavoro in almeno due province
anche di regioni diverse ovvero per quei datori di lavoro
con unica sede di lavoro associati ad organizzazioni
imprenditoriali che abbiano predisposto a livello nazionale
schemi di convenzioni certificati dalla commissione di
certificazione istituita presso il Ministero del lavoro e
delle politiche sociali, nell’ambito delle risorse umane e
strumentali gia’ operanti presso la Direzione generale
della tutela delle condizioni di lavoro;
c-ter) i consigli provinciali dei consulenti del
lavoro di cui alla legge 11 gennaio 1979, n. 12,
esclusivamente per i contratti di lavoro instaurati
nell’ambito territoriale di riferimento senza nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica.
1-bis. Nel solo caso di cui al comma 1, lettera c-bis),
le commissioni di certificazione istituite presso le
direzioni provinciali del lavoro e le province limitano la
loro funzione alla ratifica di quanto certificato dalla
commissione di certificazione istituita presso il Ministero
del lavoro e delle politiche sociali.
2. Per essere abilitate alla certificazione ai sensi
del comma 1, le universita’ sono tenute a registrarsi
presso un apposito albo istituito presso il Ministero del
lavoro e delle politiche sociali con apposito decreto del
Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto
con il Ministro dell’istruzione, della universita’ e della
ricerca. Per ottenere la registrazione le universita’ sono
tenute a inviare, all’atto della registrazione e ogni sei
mesi, studi ed elaborati contenenti indici e criteri
giurisprudenziali di qualificazione dei contratti di lavoro
con riferimento a tipologie di lavoro indicate dal
Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
3. Le commissioni istituite ai sensi dei commi che
precedono possono concludere convenzioni con le quali
prevedano la costituzione di una commissione unitaria di
certificazione.».
Note all’art. 1, comma 257:
– Per il riferimento al comma 1996 dell’art. 1 della
gia’ citata legge n. 311 del 2004 vedasi nota al comma 246.
– Si riporta il testo del comma 1997 dell’art. 1 della
gia’ citata legge n. 311 del 2004:
«97. Nell’ambito delle procedure e nei limiti di
autorizzazione all’assunzione di cui al comma 1996 e’
prioritariamente considerata l’immissione in servizio degli
addetti a compiti di sicurezza pubblica e di difesa
nazionale, di soccorso tecnico urgente, di prevenzione e
vigilanza antincendio nonche’:
a) del personale del settore della ricerca;
b) del personale che presti attualmente o abbia
prestato servizio per almeno due anni in posizione di
comando o distacco presso l’Agenzia nazionale per la
protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici ai sensi
dell’art. 2, comma 6, del decreto-legge 11 giugno 1998, n.
180, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto
1998, n. 267;
c) per la copertura delle vacanze organiche nei ruoli
degli ufficiali giudiziari C1 e nei ruoli dei cancellieri
C1 dell’amministrazione giudiziaria, dei vincitori e degli
idonei al concorso pubblico per la copertura di 443 posti
di ufficiale giudiziario C1, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale, 4ª serie speciale, n. 98 del 13 dicembre 2002;
d) del personale del Consiglio per la ricerca e la
sperimentazione in agricoltura;
e) dei candidati a magistrato del Consiglio di Stato
risultati idonei al concorso a posti di consiglieri di
Stato che abbiano conservato, senza soluzione di
continuita’, i requisiti per la nomina a tale qualifica
fino alla data di entrata in vigore della presente legge;
f) a decorrere dal 2006, dei dirigenti e funzionari
del Ministero dell’economia e delle finanze delle agenzie
fiscali, ivi inclusa l’Amministrazione autonoma dei
Monopoli di Stato, previo superamento di uno speciale
corso-concorso pubblico unitario, bandito e curato dalla
Scuola superiore dell’economia e delle finanze e
disciplinato con decreto non regolamentare del Ministro
dell’economia e delle finanze, anche in deroga al decreto
legislativo n. 165 del 2001. A tal fine e per le ulteriori
finalita’ istituzionali della suddetta Scuola, possono
essere utilizzate le attivita’ di cui all’art. 19, comma 2,
della legge 27 luglio 2000, n. 212;
g) del personale necessario per assicurare il
rispetto degli impegni internazionali e il controllo dei
confini dello Stato;
h) dei vincitori di concorsi banditi per le esigenze
di personale civile degli arsenali della Marina militare ed
espletati alla data del 30 settembre 2004.».
Note all’art. 1, comma 258:
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 8-bis del
decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con
modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248 (Misure
di contrasto all’evasione fiscale e disposizioni urgenti in
materia tributaria e finanziaria), cosi’ come modificato
dalla presente legge:
«Art. 8-bis (Incremento dei livelli occupazionali). –
1. Al fine di sostenere gli interventi mirati nella
prospettiva dell’incremento dei livelli occupazionali in
atto nelle aree individuate dall’obiettivo 1 del
regolamento (CE) n. 1260/1999 del Consiglio, del 21 giugno
1999, ai comuni con popolazione superiore a 230.000
abitanti che, dal 1° luglio 2004 fino alla data di entrata
in vigore della legge di conversione del presente decreto,
abbiano avviato con esito positivo iniziative per la
trasformazione a tempo indeterminato del rapporto di lavoro
con i lavoratori socialmente utili, individuati ai sensi
del decreto legislativo 28 febbraio 2000, n. 81, e’ erogato
un contributo complessivo una tantum di 18 milioni di euro
per l’anno 2006, ripartito proporzionalmente tra i comuni
interessati, finalizzato alla proroga per il citato anno
2006 dei rapporti di lavoro in atto. I conseguenti
interventi sono effettuati nei limiti delle risorse di cui
al presente comma, nonche’, in relazione agli oneri a
carico dei comuni, nel rispetto della normativa vigente in
materia di personale. Alla corresponsione del contributo
provvede il Ministero dell’interno sulla base dei dati
certificati dai comuni interessati, a pena di decadenza,
entro due mesi dalla data di entrata in vigore della legge
di conversione del presente decreto. Sono esclusi i comuni
che abbiano gia’ goduto di analogo beneficio. Al relativo
onere si provvede, nel limite di 18 milioni di euro per
l’anno 2006, a valere sul Fondo per l’occupazione di cui
all’art. 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n.
148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio
1993, n. 236.».
Note all’art. 1, comma 259:
– Si riporta il testo dell’art. 42 della legge
1° aprile 1981, n. 121 (Nuovo ordinamento
dell’Amministrazione della pubblica sicurezza) e successive
modificazioni, cosi’ come modificato dalla presente legge:

«Art. 42 (Nomina a dirigente generale di pubblica
sicurezza di livello B e nomina e inquadramento a
prefetto). – 1. Nell’ambito della dotazione organica di cui
alla tabella B allegata al decreto legislativo 19 maggio
2000, n. 139, alla copertura fino al massimo di 17 posti di
prefetto si provvede mediante nomina e inquadramento
riservati ai dirigenti della Polizia di Stato che espletano
funzioni di polizia.
2. I dirigenti generali di pubblica sicurezza di
livello B sono nominati tra i dirigenti generali di
pubblica sicurezza.
3. Salvo quanto previsto dal comma 4, i dirigenti
generali di Pubblica Sicurezza di livello B sono inquadrati
nella qualifica di prefetto a norma del comma 1 nel termine
non inferiore a tre anni dal conseguimento della qualifica,
conservando a tutti gli effetti l’anzianita’ maturata anche
nella qualifica di dirigente generale di pubblica
sicurezza.
3-bis. Ai dirigenti generali di livello B collocati a
riposo d’ufficio per il raggiungimento del limite di eta’
prima dell’inquadramento di cui al comma 3, sono
corrisposti, se piu’ favorevoli, il trattamento di
quiescenza, normale e privilegiato, e l’indennita’ di
buonuscita spettanti ai prefetti con analoga anzianita’ di
servizio e destinatari delle indennita’ di posizione di
base di direttore centrale o equiparato.
4. L’inquadramento fra i prefetti di cui al comma 3
puo’ essere disposto anche in soprannumero, fino al
30 giugno 2004, nel limite massimo di tre unita’, da
riassorbirsi con le successive vacanze che si
determineranno nell’aliquota di prefetti di cui al comma 1.
Fino al riassorbimento del soprannumero non si possono
effettuare nomine dei dirigenti generali di pubblica
sicurezza di livello B.
5. Per la preposizione dei prefetti e dei dirigenti di
pubblica sicurezza di livello B e dei dirigenti generali di
cui all’art. 11, alla direzione degli uffici del
dipartimento della pubblica sicurezza si osservano criteri
di professionalita’, che tengono conto anche delle
esperienze maturate.
6. In relazione a quanto previsto al comma 3 e ai
provvedimenti da adottarsi a norma dell’art. 20 del decreto
legislativo 19 maggio 2000, n. 139, la qualifica di
prefetto di cui all’art. 2, comma 1, del decreto n. 139 del
2000, deve intendersi di rango non inferiore a livello
dirigenziale B.».
Note all’art. 1, comma 261:
– Si riporta il testo dell’art. 24 del decreto
legislativo 5 ottobre 2000, n. 334 (Riordino dei ruoli del
personale direttivo e dirigente della Polizia di Stato, a
norma dell’art. 5, comma 1, della legge 31 marzo 2000, n.
78) e successive modificazioni:
«Art. 24 ( Disposizioni di prima applicazione per la
costituzione del ruolo direttivo speciale). – 1. Fermo
restando il disposto dell’art. 7 della legge 28 marzo 1997,
n. 85, a partire dal 2001 e fino al raggiungimento della
nuova dotazione organica del ruolo dei commissari e alla
copertura della dotazione organica del ruolo direttivo
speciale, i concorsi per l’accesso al ruolo dei commissari
e al ruolo direttivo speciale sono indetti per un numero di
posti pari, rispettivamente, al quaranta e al sessanta per
cento delle vacanze complessive esistenti al 31 dicembre di
ogni anno nei due ruoli, fatto salvo quanto stabilito dal
comma 2.
2. Per i concorsi di accesso al ruolo direttivo
speciale sono utilizzate, entro l’anno 2003, trecento
unita’ della relativa dotazione organica, in aggiunta a
quelle determinate ai sensi del comma 1.
3. I posti non coperti a seguito dei concorsi per
l’accesso al ruolo dei commissari e al ruolo direttivo
speciale sono utilizzati per i rispettivi concorsi
successivi a quello in cui non sono stati coperti tutti i
posti.».
– Si riporta il testo del comma 6 dell’art. 31-quater
del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982,
n. 335,e successive modificazioni (Ordinamento del
personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di
polizia):
«6. Agli ispettori superiori-sostituti ufficiali di
pubblica sicurezza «sostituti commissari», possono essere
attribuite, nell’ambito delle funzioni di cui all’art. 26,
comma 5, le funzioni di vice dirigente di uffici o unita’
organiche in cui, oltre al funzionario preposto, non vi
siano altri funzionari del ruolo dei commissari o del ruolo
direttivo speciale. Con decreto del capo della
polizia-direttore generale della pubblica sicurezza sono
individuati gli uffici nell’ambito dei quali possono essere
affidate le funzioni predette, nonche’ ulteriori funzioni
di particolare rilevanza tra quelle di cui al medesimo art.
26, comma 5.».
– Si riporta il testo dell’art. 39 della gia’ citata
legge n. 449 del 1997:

«Art. 39 (Disposizioni in materia di assunzioni di
personale delle amministrazioni pubbliche e misure di
potenziamento e di incentivazione del part-time). – 1. Al
fine di assicurare le esigenze di funzionalita’ e di
ottimizzare le risorse per il migliore funzionamento dei
servizi compatibilmente con le disponibilita’ finanziarie e
di bilancio, gli organi di vertice delle amministrazioni
pubbliche sono tenuti alla programmazione triennale del
fabbisogno di personale, comprensivo delle unita’ di cui
alla legge 2 aprile 1968, n. 482.
2. Per le amministrazioni dello Stato, anche ad
ordinamento autonomo, fatto salvo quanto previsto per il
personale della scuola dall’art. 40, il numero complessivo
dei dipendenti in servizio e’ valutato su basi statistiche
omogenee, secondo criteri e parametri stabiliti con decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri di concerto con
il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica Per l’anno 1998, il predetto decreto e’ emanato
entro il 31 gennaio dello stesso anno, con l’obiettivo
della riduzione complessiva del personale in servizio alla
data del 31 dicembre 1998, in misura non inferiore all’1
per cento rispetto al numero delle unita’ in servizio al
31 dicembre 1997. Alla data del 31 dicembre 1999 viene
assicurata una riduzione complessiva del personale in
servizio in misura non inferiore all’1,5 per cento rispetto
al numero delle unita’ in servizio alla data del
31 dicembre 1997. Per l’anno 2000 e’ assicurata una
ulteriore riduzione non inferiore all’1 per cento rispetto
al personale in servizio al 31 dicembre 1997. Per l’anno
2001 deve essere realizzata una riduzione di personale non
inferiore all’1 per cento rispetto a quello in servizio al
31 dicembre 1997, fermi restando gli obiettivi di riduzione
previsti per gli anni precedenti, e fatta salva la quota di
riserva di cui all’art. 3 della legge 12 marzo 1999, n. 68.
Nell’ambito della programmazione e delle procedure di
autorizzazione delle assunzioni, deve essere
prioritariamente garantita l’immissione in servizio degli
addetti a compiti di sicurezza pubblica e dei vincitori dei
concorsi espletati alla data del 30 settembre 1999. Per
ciascuno degli anni 2003 e 2004, le amministrazioni dello
Stato anche ad ordinamento autonomo, le agenzie e gli enti
pubblici non economici con organico superiore a 200 unita’
sono tenuti a realizzare una riduzione di personale non
inferiore all’1 per cento rispetto a quello in servizio al
31 dicembre 2002.
2-bis. Allo scopo di assicurare il rispetto delle
percentuali annue di riduzione del personale di cui al
comma 2, la programmazione delle assunzioni tiene conto dei
risultati quantitativi raggiunti al termine dell’anno
precedente, separatamente per i Ministeri e le altre
amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo,
per gli enti pubblici non economici con organico superiore
a duecento unita’, nonche’ per le Forze armate, le Forze di
polizia ed il Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Ai
predetti fini i Ministri per la funzione pubblica e del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica
riferiscono al Consiglio dei Ministri entro il primo
bimestre di ogni anno.
3. Per consentire lo sviluppo dei processi di
riqualificazione delle amministrazioni pubbliche connessi
all’attuazione della riforma amministrativa, garantendo il
rispetto degli obiettivi di riduzione programmata del
personale, a decorrere dall’anno 2000 il Consiglio dei
Ministri, su proposta dei Ministri per la funzione pubblica
e del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, definisce preliminarmente le priorita’ e le
necessita’ operative da soddisfare, tenuto conto in
particolare delle correlate esigenze di introduzione di
nuove professionalita’. In tale quadro, entro il primo
semestre di ciascun anno, il Consiglio dei Ministri
determina il numero massimo complessivo delle assunzioni
delle amministrazioni di cui al comma 2 compatibile con gli
obiettivi di riduzione numerica e con i dati sulle
cessazioni dell’anno precedente. Le assunzioni restano
comunque subordinate all’indisponibilita’ di personale da
trasferire secondo le vigenti procedure di mobilita’ e
possono essere disposte esclusivamente presso le sedi che
presentino le maggiori carenze di personale. Le
disposizioni del presente articolo si applicano anche alle
assunzioni previste da norme speciali o derogatorie.
3-bis. A decorrere dall’anno 1999 la disciplina
autorizzatoria di cui al comma 3 si applica alla
generalita’ delle amministrazioni dello Stato, anche ad
ordinamento autonomo, e riguarda tutte le procedure di
reclutamento e le nuove assunzioni di personale. Il decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri, da emanare a
decorrere dallo stesso anno, entro il 31 gennaio, prevede
criteri, modalita’ e termini anche differenziati delle
assunzioni da disporre rispetto a quelli indicati nel
comma 3, allo scopo di tener conto delle peculiarita’ e
delle specifiche esigenze delle amministrazioni per il
pieno adempimento dei compiti istituzionali.
3-ter. Al fine di garantire la coerenza con gli
obiettivi di riforma organizzativa e riqualificazione
funzionale delle amministrazioni interessate, le richieste
di autorizzazione ad assumere devono essere corredate da
una relazione illustrativa delle iniziative di riordino e
riqualificazione, adottate o in corso, finalizzate alla
definizione di modelli organizzativi rispondenti ai
principi di semplificazione e di funzionalita’ rispetto ai
compiti e ai programmi, con specifico riferimento,
eventualmente, anche a nuove funzioni e qualificati servizi
da fornire all’utenza. Le predette richieste sono
sottoposte all’esame del Consiglio dei Ministri, ai fini
dell’adozione di delibere con cadenza semestrale, previa
istruttoria da parte della Presidenza del Consiglio dei
Ministri – Dipartimento della funzione pubblica e del
Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica. L’istruttoria e’ diretta a riscontrare le
effettive esigenze di reperimento di nuovo personale e
l’impraticabilita’ di soluzioni alternative collegate a
procedure di mobilita’ o all’adozione di misure di
razionalizzazione interna. Per le amministrazioni statali,
anche ad ordinamento autonomo, nonche’ per gli enti
pubblici non economici e per gli enti e le istituzioni di
ricerca con organico superiore a duecento unita’, i
contratti integrativi sottoscritti, corredati da una
apposita relazione tecnico-finanziaria riguardante gli
oneri derivanti dall’applicazione della nuova
classificazione del personale, certificata dai competenti
organi di controllo, di cui all’art. 52, comma 5, del
decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni, laddove operanti, sono trasmessi alla
Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della
funzione pubblica e al Ministero del tesoro, del bilancio e
della programmazione economica, che, entro trenta giorni
dalla data di ricevimento, ne accertano, congiuntamente, la
compatibilita’ economico-finanziaria, ai sensi dell’art.
45, comma 4, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.
29. Decorso tale termine, la delegazione di parte pubblica
puo’ procedere alla stipula del contratto integrativo. Nel
caso in cui il riscontro abbia esito negativo, le parti
riprendono le trattative.
4. Nell’ambito della programmazione di cui ai commi da
1 a 3, si procede comunque all’assunzione di 3.800 unita’
di personale, secondo le modalita’ di cui ai commi da 5 a
15.
5. Per il potenziamento delle attivita’ di controllo
dell’amministrazione finanziaria si provvede con i criteri
e le modalita’ di cui al comma 8 all’assunzione di 2.400
unita’ di personale.
6. Al fine di potenziare la vigilanza in materia di
lavoro e previdenza, si provvede altresi’ all’assunzione di
300 unita’ di personale destinate al servizio ispettivo
delle Direzioni provinciali e regionali del Ministero del
lavoro e della previdenza sociale e di 300 unita’ di
personale destinate all’attivita’ dell’Istituto nazionale
della previdenza sociale; il predetto Istituto provvede a
destinare un numero non inferiore di unita’ al Servizio
ispettivo.
7. Con regolamento da emanare su proposta del
Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro del
lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il
Ministro per la funzione pubblica e con il Ministro del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica,
entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, previo parere delle competenti Commissioni
parlamentari, ai sensi dell’art. 17, comma 2, della legge
23 agosto 1988, n. 400, sono indicati i criteri e le
modalita’, nonche’ i processi formativi, per disciplinare
il passaggio, in ambito regionale, del personale delle
amministrazioni dello Stato, anche in deroga alla normativa
vigente in materia di mobilita’ volontaria o concordata, al
servizio ispettivo delle Direzioni regionali e provinciali
del Ministero del lavoro e della previdenza sociale.
8. Le assunzioni sono effettuate con i seguenti criteri
e modalita’:
a) i concorsi sono espletati su base circoscrizionale
corrispondente ai territori regionali ovvero provinciali,
per la provincia autonoma di Trento, o compartimentale, in
relazione all’articolazione periferica dei dipartimenti del
Ministero delle finanze;
b) il numero dei posti da mettere a concorso nella
settima qualifica funzionale in ciascuna circoscrizione
territoriale e’ determinato sulla base della somma delle
effettive vacanze di organico riscontrabili negli uffici
aventi sede nella circoscrizione territoriale medesima,
fatta eccezione per quelli ricompresi nel territorio della
provincia autonoma di Bolzano, con riferimento ai profili
professionali di settima, ottava e nona qualifica
funzionale, ferma restando, per le ultime due qualifiche,
la disponibilita’ dei posti vacanti. Per il profilo
professionale di ingegnere direttore la determinazione dei
posti da mettere a concorso viene effettuata con le stesse
modalita’, avendo a riferimento il profilo professionale
medesimo e quello di ingegnere direttore coordinatore
appartenente alla nona qualifica funzionale;
c) i concorsi consistono in una prova attitudinale
basata su una serie di quesiti a risposta multipla mirati
all’accertamento del grado di cultura generale e specifica,
nonche’ delle attitudini ad acquisire le professionalita’
specialistiche nei settori giuridico, tecnico, informatico,
contabile, economico e finanziario, per svolgere le
funzioni del corrispondente profilo professionale. I
candidati che hanno superato positivamente la prova
attitudinale sono ammessi a sostenere un colloquio
interdisciplinare;
d) la prova attitudinale deve svolgersi
esclusivamente nell’ambito di ciascuna delle circoscrizioni
territoriali;
e) ciascun candidato puo’ partecipare ad una sola
procedura concorsuale.
9. Per le graduatorie dei concorsi si applicano le
disposizioni dell’art. 11, commi settimo e ottavo, della
legge 4 agosto 1975, n. 397, in materia di graduatoria
unica nazionale, quelle dell’art. 10, ultimo comma, della
stessa legge, con esclusione di qualsiasi effetto
economico, nonche’ quelle di cui al comma 2 dell’art. 43
del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e
successive modificazioni ed integrazioni.
10. Per assicurare forme piu’ efficaci di contrasto e
prevenzione del fenomeno dell’evasione fiscale, il
Dipartimento delle entrate del Ministero delle finanze
individua all’interno del contingente di cui all’art. 55,
comma 2, lettera b), del decreto del Presidente della
Repubblica 27 marzo 1992, n. 287, due aree funzionali
composte da personale di alta professionalita’ destinato ad
operare in sede regionale, nel settore dell’accertamento e
del contenzioso. Nelle aree predette sono inseriti, previa
specifica formazione da svolgersi in ambito periferico, il
personale destinato al Dipartimento delle entrate ai sensi
del comma 5, nonche’ altri funzionari gia’ addetti agli
specifici settori, scelti sulla base della loro esperienza
professionale e formativa, secondo criteri e modalita’ di
carattere oggettivo.
11. Dopo l’immissione in servizio del personale di cui
al comma 5, si procede alla riduzione proporzionale delle
dotazioni organiche delle qualifiche funzionali inferiori
alla settima nella misura complessiva corrispondente al
personale effettivamente assunto nel corso del 1998 ai
sensi del comma 4, provvedendo separatamente per i singoli
ruoli.
12. (Omissis).
13. Le graduatorie dei concorsi per esami, indetti ai
sensi dell’art. 28, comma 2, del decreto legislativo
3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni,
conservano validita’ per un periodo di diciotto mesi dalla
data della loro approvazione.
14. Per far fronte alle esigenze connesse con la
salvaguardia dei beni culturali presenti nelle aree
soggette a rischio sismico il Ministero per i beni
culturali e ambientali, nell’osservanza di quanto disposto
dai commi 1 e 2, e’ autorizzato, nei limiti delle dotazioni
organiche complessive, ad assumere 600 unita’ di personale
anche in eccedenza ai contingenti previsti per i singoli
profili professionali, ferme restando le dotazioni di
ciascuna qualifica funzionale. Le assunzioni sono
effettuate tramite concorsi da espletare anche su base
regionale mediante una prova attitudinale basata su una
serie di quesiti a risposta multipla mirati
all’accertamento del grado di cultura generale e specifica,
nonche’ delle attitudini ad acquisire le professionalita’
specialistiche nei settori tecnico, scientifico, giuridico,
contabile, informatico, per svolgere le funzioni del
corrispondente profilo professionale. I candidati che hanno
superato con esito positivo la prova attitudinale sono
ammessi a sostenere un colloquio interdisciplinare.
Costituisce titolo di preferenza la partecipazione per
almeno un anno, in corrispondente professionalita’, ai
piani o progetti di cui all’art. 6 del decreto-legge
21 marzo 1988, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla
legge 20 maggio 1988, n. 160, e successive modificazioni.
15. Le amministrazioni dello Stato possono assumere,
nel limite di 200 unita’ complessive, con le procedure
previste dal comma 3, personale dotato di alta
professionalita’, anche al di fuori della dotazione
organica risultante dalla rilevazione dei carichi di lavoro
prevista dall’art. 3, comma 5, della legge 24 dicembre
1993, n. 537, in ragione delle necessita’ sopraggiunte alla
predetta rilevazione, a seguito di provvedimenti
legislativi di attribuzione di nuove e specifiche
competenze alle stesse amministrazioni dello Stato. Si
applicano per le assunzioni di cui al presente comma le
disposizioni previste dai commi 8 e 11.
16. Le assunzioni di cui ai commi precedenti sono
subordinate all’indisponibilita’ di idonei in concorsi gia’
espletati le cui graduatorie siano state approvate a
decorrere dal 1° gennaio 1994 secondo quanto previsto
dall’art. 1, comma 4, della legge 28 dicembre 1995, n. 549,
che richiama le disposizioni di cui all’art. 22, comma 8,
della legge 23 dicembre 1994, n. 724.
17. Il termine del 31 dicembre 1997, previsto dall’art.
12, comma 3, del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669,
convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio
1997, n. 30, in materia di attribuzione temporanea di
mansioni superiori, e’ ulteriormente differito alla data di
entrata in vigore dei provvedimenti di revisione degli
ordinamenti professionali e, comunque, non oltre il
31 dicembre 1998.
18. Allo scopo di ridurre la spesa derivante da nuove
assunzioni il Consiglio dei Ministri, con la determinazione
da adottare ai sensi del comma 3, definisce, entro il primo
semestre di ciascun anno, anche la percentuale del
personale da assumere annualmente con contratto di lavoro a
tempo parziale o altre tipologie contrattuali flessibili,
salvo che per le Forze armate, le Forze di polizia ed il
Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Tale percentuale non
puo’ essere inferiore al 50 per cento delle assunzioni
autorizzate salvo che le corrispondenti riduzioni di spesa
siano ugualmente realizzate anche mediante ricorso ad
ulteriori tipologie di assunzioni comportanti oneri unitari
inferiori rispetto a quelli derivanti dalle ordinarie
assunzioni di personale. Per le amministrazioni che non
hanno raggiunto una quota di personale a tempo parziale
pari almeno al 4 per cento del totale dei dipendenti, le
assunzioni possono essere autorizzate, salvo motivate
deroghe, esclusivamente con contratto a tempo parziale.
L’eventuale trasformazione a tempo pieno puo’ intervenire
purche’ cio’ non comporti riduzione complessiva delle
unita’ con rapporto di lavoro a tempo parziale.
18-bis. E’ consentito l’accesso ad un regime di impegno
ridotto per il personale non sanitario con qualifica
dirigenziale che non sia preposto alla titolarita’ di
uffici, con conseguenti effetti sul trattamento economico
secondo criteri definiti dai contratti collettivi nazionali
di lavoro.
19. Le regioni, le province autonome di Trento e di
Bolzano, gli enti locali, le camere di commercio,
industria, artigianato e agricoltura, le aziende e gli enti
del Servizio sanitario nazionale, le universita’ e gli enti
di ricerca adeguano i propri ordinamenti ai principi di cui
al comma 1 finalizzandoli alla riduzione programmata delle
spese di personale.
20. Gli enti pubblici non economici adottano le
determinazioni necessarie per l’attuazione dei principi di
cui ai commi 1 e 18, adeguando, ove occorra, i propri
ordinamenti con l’obiettivo di una riduzione delle spese
per il personale. Agli enti pubblici non economici con
organico superiore a 200 unita’ si applica anche il
disposto di cui ai commi 2 e 3.
20-bis. Le amministrazioni pubbliche alle quali non si
applicano discipline autorizzatorie delle assunzioni, fermo
restando quanto previsto dai commi 19 e 20, programmano le
proprie politiche di assunzioni adeguandosi ai principi di
riduzione complessiva della spesa di personale, in
particolare per nuove assunzioni, di cui ai commi 2-bis, 3,
3-bis e 3-ter, per quanto applicabili, realizzabili anche
mediante l’incremento della quota di personale ad orario
ridotto o con altre tipologie contrattuali flessibili nel
quadro delle assunzioni compatibili con gli obiettivi della
programmazione e giustificate dai processi di riordino o di
trasferimento di funzioni e competenze. Per le universita’
restano ferme le disposizioni dell’art. 51.
20-ter. Le ulteriori economie conseguenti
all’applicazione del presente articolo , realizzate in
ciascuna delle amministrazioni dello Stato, anche ad
ordinamento autonomo, e presso gli enti pubblici non
economici con organico superiore a duecento unita’, sono
destinate, entro i limiti e con le modalita’ di cui
all’art. 43, comma 5, ai fondi per la contrattazione
integrativa di cui ai vigenti contratti collettivi
nazionali di lavoro ed alla retribuzione di risultato del
personale dirigente. Con la medesima destinazione e ai
sensi del predetto art. 43, comma 5, le amministrazioni e
gli enti che abbiano proceduto a ridurre la propria
consistenza di personale di una percentuale superiore allo
0,4 per cento rispetto agli obiettivi percentuali di
riduzione annua di cui al comma 2 possono comunque
utilizzare le maggiori economie conseguite.
21. Per le attivita’ connesse all’attuazione del
presente articolo , la Presidenza del Consiglio dei
Ministri ed il Ministero del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica possono avvalersi di personale
comandato da altre amministrazioni dello Stato, in deroga
al contingente determinato ai sensi della legge 23 agosto
1988, n. 400, per un numero massimo di 25 unita’.
22. Al fine dell’attuazione della legge 15 marzo 1997,
n. 59, la Presidenza del Consiglio dei Ministri e’
autorizzata, in deroga ad ogni altra disposizione, ad
avvalersi di un contingente integrativo di personale in
posizione di comando o di fuori ruolo, fino ad un massimo
di cinquanta unita’, appartenente alle amministrazioni di
cui agli articoli 1, comma 2, e 2, commi 4 e 5, del decreto
legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, nonche’ ad enti
pubblici economici. Si applicano le disposizioni previste
dall’art. 17, comma 14, della legge 15 maggio 1997, n. 127.
Il personale di cui al presente comma mantiene il
trattamento economico fondamentale delle amministrazioni o
degli enti di appartenenza e i relativi oneri rimangono a
carico di tali amministrazioni o enti. Al personale di cui
al presente comma sono attribuiti l’indennita’ e il
trattamento economico accessorio spettanti al personale di
ruolo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, se piu’
favorevoli. Il servizio prestato presso la Presidenza del
Consiglio dei Ministri e’ valutabile ai fini della
progressione della carriera e dei concorsi.
23. All’art. 9, comma 19, del decreto-legge 1° ottobre
1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge
28 novembre 1996, n. 608, le parole: «31 dicembre 1997»
sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 1998». Al
comma 18 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 1995, n. 549,
come modificato dall’art. 6, comma 18, lettera c), della
legge 15 maggio 1997, n. 127, le parole «31 dicembre 1997»
sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 1998».
L’eventuale trasformazione dei contratti previsti dalla
citata legge n. 549 del 1995 avviene nell’ambito della
programmazione di cui ai commi 1, 2 e 3 del presente
articolo .
24. In deroga a quanto previsto dall’art. 1, comma 115,
della legge 23 dicembre 1996, n. 662, l’entita’ complessiva
di giovani iscritti alle liste di leva di cui all’art. 37
del decreto del Presidente della Repubblica 14 febbraio
1964, n. 237, da ammettere annualmente al servizio
ausiliario di leva nelle Forze di polizia, e’ incrementato
di 3.000 unita’, da assegnare alla Polizia di Stato,
all’Arma dei carabinieri ed al Corpo della guardia di
finanza, in proporzione alle rispettive dotazioni
organiche. A decorrere dall’anno 1999 e’ disposto un
ulteriore incremento di 2.000 unita’ da assegnare all’Arma
dei carabinieri, nell’ambito delle procedure di
programmazione ed autorizzazione delle assunzioni di cui al
presente articolo .
25. Al fine di incentivare la trasformazione del
rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici da tempo pieno a
tempo parziale e garantendo in ogni caso che cio’ non si
ripercuota negativamente sulla funzionalita’ degli enti
pubblici con un basso numero di dipendenti, come i piccoli
comuni e le comunita’ montane, la contrattazione collettiva
puo’ prevedere che i trattamenti accessori collegati al
raggiungimento di obiettivi o alla realizzazione di
progetti, nonche’ ad altri istituti contrattuali non
collegati alla durata della prestazione lavorativa siano
applicati in favore del personale a tempo parziale anche in
misura non frazionata o non direttamente proporzionale al
regime orario adottato. I decreti di cui all’art. 1,
comma 58-bis, della legge 23 dicembre 1996, n. 662,
introdotto dall’art. 6 del decreto-legge 28 marzo 1997, n.
79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio
1997, n. 140, devono essere emanati entro novanta giorni
dalla data di entrata in vigore della presente legge. In
mancanza, la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo
parziale puo’ essere negata esclusivamente nel caso in cui
l’attivita’ che il dipendente intende svolgere sia in
palese contrasto con quella svolta presso l’amministrazione
di appartenenza o in concorrenza con essa, con motivato
provvedimento emanato d’intesa fra l’amministrazione di
appartenenza e la Presidenza del Consiglio dei Ministri –
Dipartimento della funzione pubblica.
26. Le domande di trasformazione del rapporto di lavoro
da tempo pieno a tempo parziale, respinte prima della data
di entrata in vigore della presente legge, sono riesaminate
d’ufficio secondo i criteri e le modalita’ indicati al
comma 25, tenendo conto dell’attualita’ dell’interesse del
dipendente.
27. Le disposizioni dell’art. 1, commi 58 e 59, della
legge 23 dicembre 1996, n. 662, in materia di rapporto di
lavoro a tempo parziale, si applicano al personale
dipendente delle regioni e degli enti locali finche’ non
diversamente disposto da ciascun ente con proprio atto
normativo.
28. Nell’esercizio dei compiti attribuiti dall’art. 1,
comma 62, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, il Corpo
della guardia di finanza agisce avvalendosi dei poteri di
polizia tributaria previsti dal decreto del Presidente
della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e dal decreto del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. Nel
corso delle verifiche previste dall’art. 1, comma 62, della
legge 23 dicembre 1996, n. 662, non e’ opponibile il
segreto d’ufficio.».
Note all’art. 1, comma 262:
– Si riporta il testo del comma 151 dell’art. 3 della
gia’ citata legge n. 350 del 2003:
«151. Nello stato di previsione del Ministero
dell’interno e’ istituito un fondo da ripartire per le
esigenze correnti di funzionamento dei servizi
dell’Amministrazione, con una dotazione, a decorrere
dall’anno 2004, di 100 milioni di euro. Con decreti del
Ministro dell’interno, da comunicare, anche con evidenze
informatiche, al Ministero dell’economia e delle finanze,
tramite l’Ufficio centrale del bilancio, nonche’ alle
competenti Commissioni parlamentari e alla Corte dei conti,
si provvede alla ripartizione del fondo tra le unita’
previsionali di base interessate del medesimo stato di
previsione.».
Note all’art. 2, comma 263
– Per il riferimento al comma 3 dell’art. 37 della
legge 9 marzo 1989, n. 88, e successive modificazioni
vedasi nota al comma 266.
– Si riporta il testo del comma 34 dell’art. 59 della
gia’ citata legge n. 449 del 1997:
«34. L’importo dei trasferimenti dallo Stato alle
gestioni pensionistiche, di cui all’art. 37, comma 3,
lettera c), della legge 9 marzo 1989, n. 88, e successive
modificazioni, come rideterminato al netto delle somme
attribuite alla gestione per i coltivatori diretti,
mezzadri e coloni, a seguito dell’integrale assunzione a
carico dello Stato dell’onere relativo ai trattamenti
pensionistici liquidati anteriormente al 1° gennaio 1989,
e’ incrementato della somma di lire 6.000 miliardi con
effetto dall’anno 1998, a titolo di concorso dello Stato
all’onere pensionistico derivante dalle pensioni di
invalidita’ liquidate anteriormente alla data di entrata in
vigore della legge 12 giugno 1984, n. 222. Tale somma e’
assegnata per lire 4.780 miliardi al Fondo pensioni
lavoratori dipendenti, per lire 660 miliardi alla gestione
artigiani e per lire 560 miliardi alla gestione esercenti
attivita’ commerciali ed e’ annualmente adeguata secondo i
criteri di cui al predetto art. 37, comma 3, lettera c). A
decorrere dall’anno 1998, in attuazione dell’art. 3,
comma 2, della legge 8 agosto 1995, n. 335, con il
procedimento di cui all’art. 14 della legge 7 agosto 1990,
n. 241, e sulla base degli elementi amministrativi relativi
all’ultimo consuntivo approvato, sono definite le
percentuali di riparto, fra le gestioni interessate, del
predetto importo al netto della richiamata somma
aggiuntiva. Sono escluse da tale procedimento di
ripartizione le quote dell’importo assegnato alla gestione
speciale minatori e all’Ente nazionale di previdenza ed
assistenza per i lavoratori dello spettacolo (ENPALS). Sono
altresi’ escluse dal predetto procedimento le quote
assegnate alle gestioni di cui agli articoli 31 e 34 della
legge 9 marzo 1989, n. 88, per un importo pari al 50 per
cento di quello definito con legge 23 dicembre 1996, n.
663. Resta in ogni caso confermato che per il pagamento
delle pensioni I.N.P.S. sono autorizzate, ove occorra,
anticipazioni di tesoreria all’Ente poste italiane fino
alla concorrenza degli importi pagabili mensilmente da
quest’ultimo Ente per conto dell’I.N.P.S. e che le stesse
sono da intendersi senza oneri di interessi.».
Note all’art. 1, comma 265:
– Si riporta il testo dell’art. 14 della legge 7 agosto
1990, n. 241 e successive modificazioni (Nuove norme in
materia di procedimento amministrativo e di diritto di
accesso ai documenti amministrativi):
«Art. 14 (Conferenza di servizi). – 1. Qualora sia
opportuno effettuare un esame contestuale di vari interessi
pubblici coinvolti in un procedimento amministrativo,
l’amministrazione procedente indice di regola una
conferenza di servizi.
2. La conferenza di servizi e’ sempre indetta quando
l’amministrazione procedente deve acquisire intese,
concerti, nulla osta o assensi comunque denominati di altre
amministrazioni pubbliche e non li ottenga, entro trenta
giorni dalla ricezione, da parte dell’amministrazione
competente, della relativa richiesta. La conferenza puo’
essere altresi’ indetta quando nello stesso termine e’
intervenuto il dissenso di una o piu’ amministrazioni
interpellate.
3. La conferenza di servizi puo’ essere convocata anche
per l’esame contestuale di interessi coinvolti in piu’
procedimenti amministrativi connessi, riguardanti medesimi
attivita’ o risultati. In tal caso, la conferenza e’
indetta dall’amministrazione o, previa informale intesa, da
una delle amministrazioni che curano l’interesse pubblico
prevalente. L’indizione della conferenza puo’ essere
richiesta da qualsiasi altra amministrazione coinvolta.
4. Quando l’attivita’ del privato sia subordinata ad
atti di consenso, comunque denominati, di competenza di
piu’ amministrazioni pubbliche, la conferenza di servizi e’
convocata, anche su richiesta dell’interessato,
dall’amministrazione competente per l’adozione del
provvedimento finale.
5. In caso di affidamento di concessione di lavori
pubblici la conferenza di servizi e’ convocata dal
concedente ovvero, con il consenso di quest’ultimo, dal
concessionario entro quindici giorni fatto salvo quanto
previsto dalle leggi regionali in materia di valutazione di
impatto ambientale (VIA). Quando la conferenza e’ convocata
ad istanza del concessionario spetta in ogni caso al
concedente il diritto di voto.
5-bis. Previo accordo tra le amministrazioni coinvolte,
la conferenza di servizi e’ convocata e svolta avvalendosi
degli strumenti informatici disponibili, secondo i tempi e
le modalita’ stabiliti dalle medesime amministrazioni.».
Note all’art. 1, comma 266:
– Si riporta il testo dell’art. 130 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni
e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli
enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo
1997, n. 59):
«Art. 130 (Trasferimenti di competenze relative agli
invalidi civili). – 1. A decorrere dal centoventesimo
giorno dalla data di entrata in vigore del presente decreto
legislativo, la funzione di erogazione di pensioni, assegni
e indennita’ spettanti, ai sensi della vigente disciplina,
agli invalidi civili e’ trasferita ad un apposito fondo di
gestione istituito presso l’Istituto nazionale della
previdenza sociale (INPS).
2. Le funzioni di concessione dei nuovi trattamenti
economici a favore degli invalidi civili sono trasferite
alle regioni, che, secondo il criterio di integrale
copertura, provvedono con risorse proprie alla eventuale
concessione di benefici aggiuntivi rispetto a quelli
determinati con legge dello Stato, per tutto il territorio
nazionale.
3. Fermo restando il principio della separazione tra la
fase dell’accertamento sanitario e quella della concessione
dei benefici economici, di cui all’art. 11 della legge
24 dicembre 1993, n. 537, nei procedimenti giurisdizionali
ed esecutivi, relativi alla concessione delle prestazioni e
dei servizi, attivati a decorrere dal termine di cui al
comma 1 del presente articolo , la legittimazione passiva
spetta alle regioni ove il procedimento abbia ad oggetto le
provvidenze concesse dalle regioni stesse ed all’I.N.P.S.
negli altri casi, anche relativamente a provvedimenti
concessori antecedenti al termine di cui al medesimo
comma 1.
4. Avverso i provvedimenti di concessione o diniego e’
ammesso ricorso amministrativo, secondo la normativa
vigente in materia di pensione sociale, ferma restante la
tutela giurisdizionale davanti al giudice ordinario.».
– Si riporta il testo dell’art. 37 della legge 9 marzo
1989, n. 88 (Ristrutturazione dell’Istituto nazionale della
previdenza sociale e dell’Istituto nazionale per
l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro):
«Art. 37 (Gestione degli interventi assistenziali e di
sostegno alle gestioni previdenziali). – 1. E’ istituita
presso l’I.N.P.S. la «Gestione degli interventi
assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali.».
2. Il finanziamento della gestione e’ assunto dallo
Stato.
3. Sono a carico della gestione:
a) le pensioni sociali di cui all’art. 26 della legge
30 aprile 1969, n. 153, e successive modificazioni ed
integrazioni, ivi comprese quelle erogate ai sensi degli
articoli 10 e 11 della legge 18 dicembre 1973, n. 854, e
successive modificazioni e integrazioni;
b) l’onere delle integrazioni di cui all’art. 1 della
legge 12 giugno 1984, n. 222;
c) una quota parte di ciascuna mensilita’ di pensione
erogata dal Fondo pensioni lavoratori dipendenti, dalle
gestioni dei lavoratori autonomi, dalla gestione speciale
minatori e dall’Ente nazionale di previdenza e assistenza
per i lavoratori dello spettacolo (ENPALS), per un importo
pari a quello previsto per l’anno 1988 dall’art. 21,
comma 3, della legge 11 marzo 1988, n. 67. Tale somma e’
annualmente adeguata, con la legge finanziaria, in base
alle variazioni dell’indice nazionale annuo dei prezzi al
consumo per le famiglie degli operai ed impiegati calcolato
dall’Istituto centrale di statistica incrementato di un
punto percentuale;
d) gli oneri derivanti dalle agevolazioni
contributive disposte per legge in favore di particolari
categorie, settori o territori ivi compresi i contratti di
formazione-lavoro, di solidarieta’ e l’apprendistato e gli
oneri relativi a trattamenti di famiglia per i quali e’
previsto per legge il concorso dello Stato o a trattamenti
di integrazione salariale straordinaria e a trattamenti
speciali di disoccupazione di cui alle leggi 5 novembre
1968, n. 1115, 6 agosto 1975, n. 427, e successive
modificazioni ed integrazioni, o ad ogni altro trattamento
similare posto per legge a carico dello Stato;
e) gli oneri derivanti dai pensionamenti anticipati;
f) l’onere dei trattamenti pensionistici ai cittadini
rimpatriati dalla Libia di cui al decreto-legge 28 agosto
1970, n. 622, convertito in legge, con modificazioni, dalla
legge 19 ottobre 1970, n. 744, degli assegni vitalizi di
cui all’art. 11 della legge 20 marzo 1980, n. 75, delle
maggiorazioni di cui agli articoli 1, 2 e 6 della legge
15 aprile 1985, n. 140, nonche’ delle quote di pensione,
afferenti ai periodi lavorativi prestati presso le Forze
armate alleate e presso l’UNRRA. Sono altresi’ a carico
della gestione tutti gli oneri relativi agli altri
interventi a carico dello Stato previsti da disposizioni di
legge.
4. L’onere di cui al comma 3, lettera c), assorbe
l’importo di cui all’art. 1 della legge 21 luglio 1965, n.
903, i contributi di cui all’art. 20 della legge 3 giugno
1975, n. 160, all’art. 27 della legge 21 dicembre 1978, n.
843, e all’art. 11 della legge 15 aprile 1985, n. 140.
5. L’importo dei trasferimenti da parte dello Stato ai
fini della progressiva assunzione degli oneri di cui alle
lettere d) ed e) del comma 3 e’ stabilito annualmente con
la legge finanziaria. Per l’anno 1988, alla copertura degli
oneri di cui al presente articolo si provvede mediante
proporzionale utilizzazione degli stanziamenti disposti
dalla legge 11 marzo 1988, n. 67.
6. L’onere delle pensioni liquidate nella gestione per
i coltivatori diretti, mezzadri e coloni con decorrenza
anteriore al 1° gennaio 1989 e delle pensioni di
riversibilita’ derivanti dalle medesime, nonche’ delle
relative spese di amministrazione e’ assunto
progressivamente a carico dello Stato in misura annualmente
stabilita con la legge finanziaria, tenendo anche conto
degli eventuali apporti di solidarieta’ delle altre
gestioni.
7. Il bilancio della gestione e’ unico e, per ciascuna
forma di intervento, evidenzia l’apporto dello Stato, gli
eventuali contributi dei datori di lavoro, le prestazioni o
le erogazioni nonche’ i costi di funzionamento.
8. Alla gestione sono attribuiti i contributi dei
datori di lavoro destinati al finanziamento dei trattamenti
di integrazione salariale straordinaria e dei trattamenti
speciali di disoccupazione di cui alle leggi 5 novembre
1968, n. 1115, 6 agosto 1975, n. 427, e successive
modificazioni ed integrazioni, nonche’ quelli destinati al
finanziamento dei pensionamenti anticipati.».
– Si riporta il testo del comma 3 dell’art. 35 della
legge 23 dicembre 1998, n. 448 (Misure di finanza pubblica
per la stabilizzazione e lo sviluppo):
«3. Con effetto dall’esercizio finanziario 1999 sono
autorizzati trasferimenti pubblici in favore dell’I.N.P.S.
e dell’INPDAP a carico del bilancio dello Stato, a titolo
di anticipazione sul fabbisogno finanziario delle gestioni
previdenziali nel loro complesso.».
– Si riporta il testo del comma 6 dell’art. 35 della
gia’ citata legge n. 448 del 1998:
«6. Per le finalita’ di cui ai commi 3, 4 e 5, e’
istituita presso l’I.N.P.S. e presso l’INPDAP un’apposita
contabilita’ nella quale sono evidenziati i rapporti
debitori verso lo Stato da parte delle gestioni
previdenziali che hanno beneficiato dei trasferimenti a
carico del bilancio dello Stato.».
Note all’art. 1, comma 267:
– Si riporta il testo del comma 6 dell’art. 2 del
decreto-legge 1° ottobre 1996, n. 510, convertito, con
modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608
(Disposizioni urgenti in materia di lavori socialmente
utili, di interventi a sostegno del reddito e nel settore
previdenziale):
«6. Al fine di assicurare la correntezza delle
prestazioni a carico dell’Ente nazionale di previdenza e di
assistenza per i lavoratori dello spettacolo (ENPALS) e in
considerazione degli effetti derivanti sui regimi
pensionistici operanti presso il predetto ente in
conseguenza dell’esercizio delle deleghe di cui all’art. 2,
comma 22, della legge 8 agosto 1995, n. 335, anche in
riferimento al riequilibrio finanziario delle relative
gestioni, e’ autorizzata l’erogazione di un contributo a
carico dello Stato in favore del predetto Ente pari a lire
35 miliardi per l’anno 1995, a lire 173 miliardi per l’anno
1996, a lire 147 miliardi per l’anno 1997 e a lire 127
miliardi a decorrere dall’anno 1998.».
Note all’art. 1, comma 268:
– La legge della regione siciliana 6 giugno 1975, n.
42, «Provvedimenti per la ripresa economica delle zorne
ricadenti nel bacino minerario zolfifero siciliano».
reca:
– Si riporta il testo del primo comma dell’art. unico
della legge 26 aprile 1982, n. 214: «Norme in materia di
versamenti volontari in favore dei lavoratori del settore
solfifero siciliano.»:
«Articolo unico. – Per i lavoratori dell’industria
solfifera siciliana ammessi ai benefici di cui alle leggi
della regione siciliana 6 giugno 1975, n. 42 e 25 maggio
1979, n. 100, in deroga all’art. 8 del decreto del
Presidente della Repubblica 31 dicembre 1971, n. 1432, la
base di calcolo del contributo dovuto per la prosecuzione
volontaria dell’assicurazione obbligatoria per
l’invalidita’, la vecchiaia e i superstiti e’ elevata
all’importo dell’indennita’ mensile effettivamente
liquidata all’interessato, al netto degli assegni
familiari, ai sensi delle richiamate leggi della regione
siciliana.».
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 1 della
legge 28 marzo 1991, n. 105: «Interpretazione autentica
della legge 26 aprile 1982, n. 214, recante norme in
materia di versamenti volontari in favore dei lavoratori
del settore solfifero siciliano.»:
«1. Per i lavoratori dell’industria solfifera siciliana
ammessi ai benefici di cui alle leggi della regione
siciliana 6 giugno 1975, n. 42, e 25 maggio 1979, n. 100, e
successive modificazioni ed integrazioni, la base di
calcolo del contributo dovuto per la prosecuzione
volontaria dell’assicurazione obbligatoria per
l’invalidita’, la vecchiaia e i superstiti e’ determinata
dall’importo dell’indennita’ mensile effettivamente
liquidata all’interessato, ai sensi delle citate leggi
della regione siciliana, quando essa costituisce
effettivamente una elevazione della base di calcolo
rispetto al contributo determinato in applicazione
dell’art. 8 del decreto del Presidente della Repubblica
31 dicembre 1971, n. 1432 e successive modificazioni.».
Note all’art. 1, comma 269:
– Si riporta il testo dell’art. 8 del gia’ citato
decreto-legge n. 203 del 2005, cosi’ come modificato dalla
presente legge:
«Art. 8 (Compensazioni alle imprese che conferiscono il
TFR a forme pensionistiche complementari). – 1. Dal
1° gennaio 2008 e’ istituito un Fondo di garanzia per
agevolare l’accesso al credito delle imprese che
conferiscono il trattamento di fine rapporto (TFR) a forme
pensionistiche complementari. Il predetto Fondo e’
alimentato da un contributo dello Stato, per il quale e’
autorizzata la spesa di 424 milioni di euro per ciascuno
degli anni tra il 2008 e il 2012 e 253 milioni di euro per
il 2013, comprensivi dei costi di gestione. La garanzia del
Fondo copre fino all’intero ammontare dei finanziamenti
concessi a fronte dei conferimenti effettuati dalle imprese
nel periodo 2008-2012 e dei relativi interessi. I criteri e
le modalita’ di funzionamento e di gestione del Fondo sono
stabiliti con decreto di natura non regolamentare del
Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto
con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il
Ministro delle attivita’ produttive, nel quale e’ stabilito
che le disponibilita’ finanziarie del Fondo affluiscono, ai
fini della concessione delle garanzie richieste, come
disponibilita’ separate dei fondi di cui all’art. 2,
comma 100, lettere a) e b), della legge 23 dicembre 1996,
n. 662, e sono fissate le scadenze delle relative
convenzioni, in coerenza con le esigenze per gli interventi
di garanzia di cui al presente decreto. Con lo stesso
decreto sono stabilite anche le modalita’ di recupero dei
crediti erariali, prevedendo eventualmente il ricorso
all’iscrizione a ruolo, ai sensi dell’art. 17 del decreto
legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, e successive
modificazioni.
2. In relazione ai maggiori oneri finanziari sostenuti
dai datori di lavoro per il versamento di quote di TFR alle
forme pensionistiche complementari, a decorrere dal
1° gennaio 2008, e’ riconosciuto, in funzione compensativa,
l’esonero dal versamento dei contributi sociali da parte
degli stessi datori di lavoro dovuti alla gestione di cui
all’art. 24 della legge 9 marzo 1989, n. 88, per ciascun
lavoratore, nella misura dei punti percentuali indicati
nell’allegata tabella A, applicati nella stessa percentuale
di TFR maturando conferito alle forme pensionistiche
complementari. L’esonero contributivo di cui al presente
comma si applica, prioritariamente considerando,
nell’ordine, i contributi dovuti per assegni familiari, per
maternita’ e per disoccupazione e in ogni caso escludendo
il contributo al fondo di garanzia di cui all’art. 2 della
legge 29 maggio 1982, n. 297, nonche’ il contributo di cui
all’art. 25, quarto comma, della legge 21 dicembre 1978, n.
845. Qualora l’esonero di cui al presente comma non trovi
capienza con riferimento ai contributi effettivamente
dovuti dal datore di lavoro, per il singolo lavoratore,
alla gestione di cui all’art. 24 della citata legge n. 88
del 1989, l’importo differenziale e’ trattenuto, a titolo
di esonero contributivo, dal datore di lavoro
sull’ammontare complessivo dei contributi dovuti
all’I.N.P.S. medesimo. L’onere derivante dal presente
comma e’ valutato in 176 milioni di euro a decorrere
dall’anno 2008.
3. All’art. 50, comma 1-bis, del decreto-legge
30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni,
dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, le parole:
«31 dicembre 2005.» sono sostituite dalle seguenti:
«30 giugno 2006».
3-bis. Agli enti non commerciali di cui all’art. 1,
comma 255, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, si applica
l’art. 11, commi da 3 a 6, del decreto-legge 14 marzo 2005,
n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio
2005, n. 80; agli stessi enti la sospensione dei termini di
pagamento di contributi, tributi e imposte, anche in
qualita’ di sostituto di imposta, prevista dal citato
comma 255 dell’art. 1 della legge n. 311 del 2004, e’
prorogata al 31 dicembre 2006. A tal fine per l’anno 2006
e’ autorizzata la spesa di 500.000 euro.
3-ter. Nei limiti delle risorse indicate a carico del
fondo di cui all’art. 1, comma 7, del decreto-legge
20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni,
dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, per l’anno 2006, in
attesa della riforma degli ammortizzatori sociali e
comunque non oltre il 31 dicembre 2006, sono prorogati i
trattamenti di cassa integrazione guadagni straordinaria e
di mobilita’ in favore delle imprese esercenti attivita’
commerciali con piu’ di 50 dipendenti, delle agenzie di
viaggio e turismo, compresi gli operatori turistici, con
piu’ di 50 dipendenti e delle imprese di vigilanza con piu’
di 15 dipendenti.».
Note all’art. 1, comma 270:
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 13 del
decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con
modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80
(Disposizioni urgenti nell’ambito del Piano di azione per
lo sviluppo economico, sociale e territoriale):
«Art. 13 (Disposizioni in materia di previdenza
complementare, per il potenziamento degli ammortizzatori
sociali e degli incentivi al reimpiego nonche’ conferma
dell’indennizzabilita’ della disoccupazione nei casi di
sospensione dell’attivita’ lavorativa). – 1. Al fine di
sostenere l’apparato produttivo anche attraverso la
graduale attuazione delle deleghe legislative in materia di
previdenza complementare previste dall’art. 1, comma 2,
della legge 23 agosto 2004, n. 243, e’ autorizzata, ai
sensi dell’art. 1, comma 42, della medesima legge, la spesa
di 20 milioni di euro per l’anno 2005, 200 milioni di euro
per l’anno 2006 e 530 milioni di euro a decorrere dall’anno
2007. Al relativo onere si provvede, quanto a 20 milioni di
euro per l’anno 2005, 200 milioni di euro per l’anno 2006 e
506 milioni di euro per l’anno 2007, mediante
corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai
fini del bilancio triennale 2005-2007, nell’ambito
dell’unita’ previsionale di base di parte corrente «Fondo
speciale» dello stato di previsione del Ministero
dell’economia e delle finanze allo scopo parzialmente
utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero del
lavoro e delle politiche sociali, quanto a 14 milioni di
euro per l’anno 2007, mediante utilizzo di parte delle
maggiori entrate derivanti dall’attuazione dell’art. 7,
comma 3, quanto a 10 milioni di euro per l’anno 2007,
mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di
spesa di cui all’art. 9-ter della legge 5 agosto 1978, n.
468, come determinata dalla tabella C della legge
30 dicembre 2004, n. 311.».
Note all’art. 1, comma 273:
– Si riporta il testo del comma 3-bis dell’art. 23 del
decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 355, convertito, con
modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2004, n. 47 (Proroga
di termini previsti da disposizioni legislative):
«3-bis. Il termine del 31 dicembre 2003, previsto
dall’art. 18, comma 3-bis, del decreto legislativo
19 novembre 1997, n. 422, per l’affidamento dello
svolgimento dei servizi di trasporto automobi-listici e’
prorogato al 31 dicembre 2005. Il Ministro dell’economia e
delle finanze, di concerto con il Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti, sentita la Conferenza
unificata di cui all’art. 8 del decreto legislativo
28 agosto 1997, n. 281, provvede annualmente alla
ricognizione e alla individuazione delle risorse al fine di
emanare provvedimenti per contribuire al risanamento e allo
sviluppo del trasporto pubblico locale, al potenziamento
del trasporto rapido di massa nonche’ al corretto
svolgimento delle procedure di affidamento dei servizi.».
– Si riporta il testo del comma 2 dell’art. 1 del
decreto-legge 21 febbraio 2005, n. 16, convertito, con
modificazioni, dalla legge 22 aprile 2005, n. 58
(Interventi urgenti per la tutela dell’ambiente e per la
viabilita’ e per la sicurezza pubblica):
«2. Al fine di assicurare il rinnovo del primo biennio
del contratto collettivo 2004-2007 relativo al settore del
trasporto pubblico locale, e’ autorizzata la spesa di 260
milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2005; al
conseguente onere si provvede, quanto a 200 milioni di euro
annui, con quota parte delle maggiori entrate derivanti dal
comma 9 e, quanto a 60 milioni di euro annui, con riduzione
dei trasferimenti erariali attribuiti dal Ministero
dell’economia e delle finanze – Dipartimento della
Ragioneria generale dello Stato a qualsiasi titolo
assegnati a ciascun ente territoriale interessato sulla
base del riparto stabilito con il decreto di cui al
comma 3.».
– Si riporta il comma 148 dell’art. 1 della gia’ citata
legge n. 311 del 2004:
«148. A decorrere dal 1° gennaio 2005, nell’ambito del
processo di armonizzazione al regime generale e’ abrogato
l’allegato B al regio decreto 8 gennaio 1931, n. 148, e i
trattamenti economici previdenziali di malattia, riferiti
ai lavoratori addetti ai pubblici servizi di trasporto
rientranti nell’ambito di applicazione del citato regio
decreto, sono dovuti secondo le norme, le modalita’ e i
limiti previsti per i lavoratori del settore industria.
Eventuali trattamenti aggiuntivi rispetto a quelli erogati
dall’I.N.P.S. al lavoratore del settore industria sono
ridefiniti con la contrattazione collettiva di categoria.».
Note all’art. 1, comma 274:
– Per il riferimento al comma 174 dell’art. 1 della
gia’ citata legge n. 311 del 2004 vedasi nota al comma 277.
Note all’art. 1, comma 275:
– Per il riferimento al comma 173 dell’art. 1 della
gia’ citata legge n. 311 del 2004 vedasi nota al comma 182.
– Per il riferimento all’art. 50 del gia’ citato
decreto-legge n. 269 del 2003 vedasi nota al comma 276.
Note all’art. 1, comma 276:
– Si riporta il testo dell’art. 50 del gia’ citato
decreto-legge n. 269 del 2003, cosi’ come modificato dalla
presente legge:
«Art. 50 (Disposizioni in materia di monitoraggio della
spesa nel settore sanitario e di appropriatezza delle
prescrizioni sanitarie). – 1. Per potenziare il
monitoraggio della spesa pubblica nel settore sanitario e
delle iniziative per la realizzazione di misure di
appropriatezza delle prescrizioni, nonche’ per
l’attribuzione e la verifica del budget di distretto, di
farmacovigilanza e sorveglianza epidemiologica, il
Ministero dell’economia e delle finanze, con decreto
adottato di concerto con il Ministero della salute e con la
Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per
l’innovazione e le tecnologie, definisce i parametri della
Tessera sanitaria (TS); il Ministero dell’economia e delle
finanze cura la generazione e la progressiva consegna della
TS, a partire dal 1° gennaio 2004, a tutti i soggetti gia’
titolari di codice fiscale nonche’ ai soggetti che fanno
richiesta di attribuzione del codice fiscale ovvero ai
quali lo stesso e’ attribuito d’ufficio. La TS reca in ogni
caso il codice fiscale del titolare, anche in codice a
barre nonche’ in banda magnetica, quale unico requisito
necessario per l’accesso alle prestazioni a carico del
Servizio sanitario nazionale (SSN).
1-bis. Il Ministero dell’economia e delle finanze cura
la generazione e la consegna della tessera sanitaria a
tutti i soggetti destinatari, indicati al comma 1, entro il
31 marzo 2006.
2. Il Ministero dell’economia e delle finanze, di
concerto con il Ministero della salute, entro il
15 dicembre 2003 approva i modelli di ricettari medici
standardizzati e di ricetta medica a lettura ottica, ne
cura la successiva stampa e distribuzione alle aziende
sanitarie locali, alle aziende ospedaliere e, ove
autorizzati dalle regioni, agli istituti di ricovero e cura
a carattere scientifico ed ai policlinici universitari, che
provvedono ad effettuarne la consegna individuale a tutti i
medici del SSN abilitati dalla regione ad effettuare
prescrizioni, da tale momento responsabili della relativa
custodia. I modelli equivalgono a stampati per il
fabbisogno delle amministrazioni dello Stato.
3. Il modello di ricetta e’ stampato su carta
filigranata ai sensi del decreto del Ministro della sanita’
11 luglio 1988, n. 350, e, sulla base di quanto stabilito
dal medesimo decreto, riproduce le nomenclature e i campi
per l’inserimento dei dati prescritti dalle vigenti
disposizioni in materia. Il vigente codice a barre e’
sostituito da un analogo codice che esprime il numero
progressivo regionale di ciascuna ricetta; il codice a
barre e’ stampato sulla ricetta in modo che la sua lettura
ottica non comporti la procedura di separazione del
tagliando di cui all’art. 87 del decreto legislativo
30 giugno 2003, n. 196. Sul modello di ricetta figura in
ogni caso un campo nel quale, all’atto della compilazione,
e’ riportato sempre il numero complessivo dei farmaci
ovvero degli accertamenti specialistici prescritti. Nella
compilazione della ricetta e’ sempre riportato il solo
codice fiscale dell’assistito, in luogo del codice
sanitario.
4. Le aziende sanitarie locali, le aziende ospedaliere
e, ove autorizzati dalle regioni, gli istituti di ricovero
e cura a carattere scientifico ed i policlinici
universitari consegnano i ricettari ai medici del SSN di
cui al comma 2, in numero definito, secondo le loro
necessita’, e comunicano immediatamente al Ministero
dell’economia e delle finanze, in via telematica, il nome,
il cognome, il codice fiscale dei medici ai quali e’
effettuata la consegna, l’indirizzo dello studio, del
laboratorio ovvero l’identificativo della struttura
sanitaria nei quali gli stessi operano, nonche’ la data
della consegna e i numeri progressivi regionali delle
ricette consegnate. Con provvedimento dirigenziale del
Ministero dell’economia e delle finanze sono stabilite le
modalita’ della trasmissione telematica.
5. Il Ministero dell’economia e delle finanze cura il
collegamento, mediante la propria rete telematica, delle
aziende sanitarie locali, delle aziende ospedaliere, degli
istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e dei
policlinici universitari di cui al comma 4, delle farmacie,
pubbliche e private, dei presidi di specialistica
ambulatoriale e degli altri presidi e strutture accreditati
per l’erogazione dei servizi sanitari, di seguito
denominati, ai fini del presente articolo , «strutture di
erogazione di servizi sanitari». Con provvedimento
dirigenziale del Ministero dell’economia e delle finanze,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, sono stabiliti i
parametri tecnici per la realizzazione del software
certificato che deve essere installato dalle strutture di
erogazione di servizi sanitari, in aggiunta ai programmi
informatici dagli stessi ordinariamente utilizzati, per la
trasmissione dei dati di cui ai commi 6 e 7; tra i
parametri tecnici rientra quello della frequenza temporale
di trasmissione dei dati predetti.
6. Le strutture di erogazione di servizi sanitari
effettuano la rilevazione ottica e la trasmissione dei dati
di cui al comma 7, secondo quanto stabilito nel predetto
comma e in quelli successivi. Il Ministro dell’economia e
delle finanze, di concerto con il Ministro della salute,
stabilisce, con decreto pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale, le regioni e le date a partire dalle quali le
disposizioni del presente comma e di quelli successivi
hanno progressivamente applicazione. Per l’acquisto e
l’installazione del software di cui al comma 5, secondo
periodo, alle farmacie private di cui al primo periodo del
medesimo comma e’ riconosciuto un contributo pari ad euro
250, sotto forma di credito d’imposta fruibile anche in
compensazione ai sensi dell’art. 17 del decreto legislativo
9 luglio 1997, n. 241, successivamente alla data nella
quale il Ministero dell’economia e delle finanze comunica,
in via telematica alle farmacie medesime avviso di corretta
installazione e funzionamento del predetto software. Il
credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito
imponibile ai fini delle imposte sui redditi, nonche’ del
valore della produzione dell’imposta regionale sulle
attivita’ produttive e non rileva ai fini del rapporto di
cui all’art. 63 del testo unico delle imposte sui redditi,
di cui al decreto del Presidente della Repubblica
22 dicembre 1986, n. 917. Al relativo onere, valutato in 4
milioni di euro per l’anno 2004, si provvede nell’ambito
delle risorse di cui al comma 12.
7. All’atto della utilizzazione di una ricetta medica
recante la prescrizione di farmaci, sono rilevati
otticamente i codici a barre relativi al numero progressivo
regionale della ricetta, ai dati delle singole confezioni
dei farmaci acquistati nonche’ il codice a barre della TS;
sono comunque rilevati i dati relativi alla esenzione.
All’atto della utilizzazione di una ricetta medica recante
la prescrizione di prestazioni specialistiche, sono
rilevati otticamente i codici a barre relativi al numero
progressivo regionale della ricetta nonche’ il codice a
barre della TS; sono comunque rilevati i dati relativi alla
esenzione nonche’ inseriti i codici del nomenclatore delle
prestazioni specialistiche. In ogni caso, e’ previamente
verificata la corrispondenza del codice fiscale del
titolare della TS con quello dell’assistito riportato sulla
ricetta; in caso di assenza del codice fiscale sulla
ricetta, quest’ultima non puo’ essere utilizzata, salvo che
il costo della prestazione venga pagato per intero. In caso
di utilizzazione di una ricetta medica senza la contestuale
esibizione della TS, il codice fiscale dell’assistito e’
rilevato dalla ricetta. Per la rilevazione della ricetta
dei dati di cui al decreto attuativo del comma 5 del
presente articolo , e’ riconosciuto per gli anni 2006 e
2007 un contributo, nei limiti di 10 milioni di euro, da
definire con apposita convenzione tra il Ministero
dell’economia e delle finanze, il Ministero della salute e
le associazioni di categoria interessate. Con decreto del
Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il
Ministro della salute, sentita la Conferenza permanente per
i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome
di Trento e di Bolzano, sono definite le modalita’
erogative. Al relativo onere si provvede utilizzando le
risorse di cui al comma 12. Il Ministero dell’economia e
delle finanze puo’ prevedere periodi transitori, durante i
quali, in caso di riscontro della mancata corrispondenza
del codice fiscale del titolare della tessera sanitaria con
quello dell’assistito riportato sulla ricetta, tale
difformita’ non costituisce impedimento per l’erogazione
della prestazione e l’utilizzazione della relativa ricetta
medica ma costituisce anomalia da segnalare tra i dati di
cui al comma 8.
8. I dati rilevati ai sensi del comma 7 sono trasmessi
telematicamente al Ministero dell’economia e delle finanze,
entro il giorno 10 del mese successivo a quello di
utilizzazione della ricetta medica, anche per il tramite
delle associazioni di categoria e di soggetti terzi a tal
fine individuati dalle strutture di erogazione dei servizi
sanitari; il software di cui al comma 5 assicura che gli
stessi dati vengano rilasciati ai programmi informatici
ordinariamente utilizzati dalle strutture di erogazione di
servizi sanitari, fatta eccezione, relativamente al codice
fiscale dell’assistito, per le farmacie, pubbliche e
private. Il predetto software assicura altresi’ che in
nessun caso il codice fiscale dell’assistito possa essere
raccolto o conservato in ambiente residente, presso le
farmacie, pubbliche e private, dopo la conferma della sua
ricezione telematica da parte del Ministero dell’economia e
delle finanze.
8-bis. La mancata o tardiva trasmissione dei dati nel
termine di cui al comma 8 e’ punita con la sanzione
amministrativa pecuniaria di 2 euro per ogni ricetta per la
quale la violazione si e’ verificata.
8-ter. Per le ricette trasmesse nei termini di cui al
comma 8, la mancanza di uno o piu’ elementi della ricetta
di cui al decreto attuativo del comma 5 del presente
articolo e’ punita con la sanzione amministrativa
pecuniaria di 2 euro per ogni ricetta per la quale la
violazione si e’ verificata.
8-quater. L’accertamento della violazione di cui ai
commi 8-bis e 8-ter e’ effettuato dal Corpo della Guardia
di finanza, che trasmette il relativo rapporto, ai sensi
dell’art. 17, primo comma, della legge 24 novembre 1981, n.
689, alla direzione provinciale dei servizi vari competente
per territorio, per i conseguenti adempimenti.
Dell’avvenuta apertura del procedimento e della sua
conclusione viene data notizia, a cura della direzione
provinciale dei servizi vari, alla competente ragioneria
provinciale dello Stato.
8-quinquies. Con riferimento alle ricette per le quali
non risulta associato il codice fiscale dell’assistito,
rilevato secondo quanto previsto dal presente articolo ,
l’azienda sanitaria locale competente non procede alla
relativa liquidazione, fermo restando che, in caso di
ricette redatte manualmente dal medico, il farmacista non
e’ responsabile della mancata rispondenza del codice
fiscale rilevato rispetto a quello indicato sulla ricetta
che fara’ comunque fede a tutti gli effetti.
9. Al momento della ricezione dei dati trasmessi
telematicamente ai sensi del comma 8, il Ministero
dell’economia e delle finanze, con modalita’ esclusivamente
automatiche, li inserisce in archivi distinti e non
interconnessi, uno per ogni regione, in modo che sia
assolutamente separato, rispetto a tutti gli altri, quello
relativo al codice fiscale dell’assistito. Con
provvedimento dirigenziale del Ministero dell’economia e
delle finanze, di concerto con il Ministero della salute,
adottato entro trenta giorni dalla data di entrata in
vigore della legge di conversione del presente decreto,
sono stabiliti i dati che le regioni, nonche’ i Ministeri e
gli altri enti pubblici di rilevanza nazionale che li
detengono, trasmettono al Ministero dell’economia e delle
finanze, con modalita’ telematica, nei trenta giorni
successivi alla data di emanazione del predetto
provvedimento, per realizzare e diffondere in rete, alle
regioni e alle strutture di erogazione di servizi sanitari,
l’allineamento dell’archivio dei codici fiscali con quello
degli assistiti e per disporre le codifiche relative al
prontuario farmaceutico nazionale e al nomenclatore
ambulatoriale.
10. Al Ministero dell’economia e delle finanze non e’
consentito trattare i dati rilevati dalla TS degli
assistiti; allo stesso e’ consentito trattare gli altri
dati di cui al comma 7 per fornire periodicamente alle
regioni gli schemi di liquidazione provvisoria dei rimborsi
dovuti alle strutture di erogazione di servizi sanitari.
Gli archivi di cui al comma 9 sono resi disponibili
all’accesso esclusivo, anche attraverso interconnessione,
alle aziende sanitarie locali di ciascuna regione per la
verifica ed il riscontro dei dati occorrenti alla periodica
liquidazione definitiva delle somme spettanti, ai sensi
delle disposizioni vigenti, alle strutture di erogazione di
servizi sanitari. Con protocollo approvato dal Ministero
dell’economia e delle finanze, dal Ministero della salute
d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano e dalle regioni, sentito il Garante per la
protezione dei dati personali, sono stabiliti i dati
contenuti negli archivi di cui al comma 9 che possono
essere trasmessi al Ministero della salute e alle regioni,
nonche’ le modalita’ di tale trasmissione.
10-bis. Fuori dai casi previsti dal presente articolo ,
i dati delle ricette resi disponibili ai sensi del comma 10
rilevano a fini di responsabilita’, anche amministrativa o
penale, solo previo riscontro del documento cartaceo dal
quale gli stessi sono tratti.
11. L’adempimento regionale, di cui all’art. 52,
comma 4, lettera a), della legge 27 dicembre 2002, n. 289,
ai fini dell’accesso all’adeguamento del finanziamento del
SSN per gli anni 2003, 2004 e 2005, si considera rispettato
dall’applicazione delle disposizioni del presente articolo
. Tale adempimento s’intende rispettato anche nel caso in
cui le regioni e le province autonome dimostrino di avere
realizzato direttamente nel proprio territorio sistemi di
monitoraggio delle prescrizioni mediche nonche’ di
trasmissione telematica al Ministero dell’economia e delle
finanze di copia dei dati dalle stesse acquisiti, i cui
standard tecnologici e di efficienza ed effettivita’,
verificati d’intesa con il Ministero dell’economia e delle
finanze, risultino non inferiori a quelli realizzati in
attuazione del presente articolo . Con effetto dal
1° gennaio 2004, tra gli adempimenti cui sono tenute le
regioni, ai fini dell’accesso all’adeguamento del
finanziamento del SSN relativo agli anni 2004 e 2005, e’
ricompresa anche l’adozione di tutti i provvedimenti che
garantiscono la trasmissione al Ministero dell’economia e
delle finanze, da parte delle singole aziende sanitarie
locali e aziende ospedaliere, dei dati di cui al comma 4.
12. Per le finalita’ di cui al presente articolo e’
autorizzata la spesa di 50 milioni di euro annui a
decorrere dall’anno 2003. Al relativo onere si provvede
mediante corrispondente riduzione dello stanziamento
iscritto, ai fini del bilancio triennale 2003-2005,
nell’ambito dell’unita’ previsionale di base di conto
capitale «Fondo speciale» dello stato di previsione del
Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2003,
allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento
relativo al medesimo Ministero. Il Ministro dell’economia e
delle finanze e’ autorizzato ad apportare, con propri
decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
13. Con decreti di natura non regolamentare del
Ministro per l’innovazione e le tecnologie, di concerto con
il Ministro dell’economia e delle finanze, con il Ministro
dell’interno e con il Ministro della salute, sentita la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono
stabilite le modalita’ per il successivo e progressivo
assorbimento, senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio
dello Stato, della TS nella carta di identita’ elettronica
o nella carta nazionale dei servizi di cui all’art. 52,
comma 9, della legge 27 dicembre 2002, n. 289.
13-bis. Il contributo di cui al comma 6 e’ riconosciuto
anche alle farmacie pubbliche con le modalita’ indicate
dallo stesso comma. Al relativo onere, valutato in euro
400.000,00 per l’anno 2005, si provvede utilizzando le
risorse di cui al comma 12.».
Note all’art. 1, comma 277:
– Si riporta il testo del comma 174 dell’art. 1 della
gia’ citata legge n. 311 del 2004, cosi’ come modificato
dalla presente legge:
«174. Al fine del rispetto dell’equilibrio
economico-finanziario, la regione, ove si prospetti sulla
base del monitoraggio trimestrale una situazione di
squilibrio, adotta i provvedimenti necessari. Qualora dai
dati del monitoraggio del quarto trimestre si evidenzi un
disavanzo di gestione a fronte del quale non sono stati
adottati i predetti provvedimenti, ovvero essi non siano
sufficienti, con la procedura di cui all’art. 8, comma 1,
della legge 5 giugno 2003, n. 131, il Presidente del
Consiglio dei Ministri diffida la regione a provvedervi
entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello di
riferimento. Qualora la regione non adempia, entro i
successivi trenta giorni il presidente della regione, in
qualita’ di commissario ad acta, approva il bilancio di
esercizio consolidato del Servizio sanitario regionale al
fine di determinare il disavanzo di gestione e adotta i
necessari provvedimenti per il suo ripianamento, ivi
inclusi gli aumenti dell’addizionale all’imposta sul
reddito delle persone fisiche e le maggiorazioni
dell’aliquota dell’imposta regionale sulle attivita’
produttive entro le misure stabilite dalla normativa
vigente. I predetti incrementi possono essere adottati
anche in funzione della copertura dei disavanzi di gestione
accertati o stimati nel settore sanitario relativi
all’esercizio 2004 e seguenti. Qualora i provvedimenti
necessari per il ripianamento del disavanzo di gestione non
vengano adottati dal commissario ad acta entro il 31
maggio, nella regione interessata, con riferimento all’anno
di imposta 2006, si applicano comunque nella misura massima
prevista dalla vigente normativa l’addizionale all’imposta
sul reddito delle persone fisiche e le maggiorazioni
dell’aliquota dell’imposta regionale sulle attivita’
produttive; scaduto il termine del 31 maggio, i
provvedimenti del commissario ad acta non possono avere ad
oggetto l’addizionale e le maggiorazioni d’aliquota delle
predette imposte ed i contribuenti liquidano e versano gli
acconti d’imposta dovuti nel medesimo anno sulla base della
misura massima dell’addizionale e delle maggiorazioni
d’aliquota di tali imposte.».
Note all’art. 1, comma 278:
– Si riporta il testo del comma 164 dell’art. 1 della
gia’ citata legge n. 311 del 2004:
«164. Per garantire il rispetto degli obblighi
comunitari e la realizzazione degli obiettivi di finanza
pubblica per il triennio 2005-2007 il livello complessivo
della spesa del Servizio sanitario nazionale, al cui
finanziamento concorre lo Stato, e’ determinato in 88.195
milioni di euro per l’anno 2005, 89.960 milioni di euro per
l’anno 2006 e 91.759 milioni di euro per l’anno 2007. I
predetti importi ricomprendono anche quello di 50 milioni
di euro, per ciascuno degli anni indicati, a titolo di
ulteriore finanziamento a carico dello Stato per l’ospedale
«Bambino Gesu». Lo Stato, in deroga a quanto stabilito
dall’art. 4, comma 3, del decreto-legge 18 settembre 2001,
n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge
16 novembre 2001, n. 405, concorre al ripiano dei disavanzi
del Servizio sanitario nazionale per gli anni 2001, 2002 e
2003. A tal fine e’ autorizzata, a titolo di regolazione
debitoria, la spesa di 2.000 milioni di euro per l’anno
2005, di cui 50 milioni di euro finalizzati al ripiano dei
disavanzi della regione Lazio per l’anno 2003, derivanti
dal finanziamento dell’ospedale «Bambino Gesu». Le predette
disponibilita’ finanziarie sono ripartite tra le regioni
con decreto del Ministro della salute, di concerto con il
Ministro dell’economia e delle finanze, d’intesa con la
Conferenza Stato-regioni.».
Note all’art. 1, comma 279:
– Si riporta il testo del comma 3 dell’art. 4 del
decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, convertito, con
modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 405
(Interventi urgenti in materia di spesa sanitaria):
«3. Gli eventuali disavanzi di gestione accertati o
stimati, nel rispetto dell’accordo Stato-regioni di cui
all’art. 1, comma 1, sono coperti dalle regioni con le
modalita’ stabilite da norme regionali che prevedano
alternativamente o cumulativamente l’introduzione di:
a) misure di compartecipazione alla spesa sanitaria,
ivi inclusa l’introduzione di forme di
corresponsabilizzazione dei principali soggetti che
concorrono alla determinazione della spesa;
b) variazioni dell’aliquota dell’addizionale
regionale all’imposta sul reddito delle persone fisiche o
altre misure fiscali previste nella normativa vigente;
c) altre misure idonee a contenere la spesa, ivi
inclusa l’adozione di interventi sui meccanismi di
distribuzione dei farmaci.».
Note all’art. 1, comma 280:
– Si riporta il testo dell’art. 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281 (Definizione ed
ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le
materie ed i compiti di interesse comune delle regioni,
delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-citta’
ed autonomie locali):
«Art. 8 (Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e
Conferenza unificata). – 1. La Conferenza Stato-citta’ ed
autonomie locali e’ unificata per le materie ed i compiti
di interesse comune delle regioni, delle province, dei
comuni e delle comunita’ montane, con la Conferenza
Stato-regioni.
2. La Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e’
presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri o, per
sua delega, dal Ministro dell’interno o dal Ministro per
gli affari regionali; ne fanno parte altresi’ il Ministro
del tesoro e del bilancio e della programmazione economica,
il Ministro delle finanze, il Ministro dei lavori pubblici,
il Ministro della sanita’, il presidente dell’Associazione
nazionale dei comuni d’Italia – ANCI, il presidente
dell’Unione province d’Italia – UPI ed il presidente
dell’Unione nazionale comuni, comunita’ ed enti montani –
UNCEM. Ne fanno parte inoltre quattordici sindaci designati
dall’ANCI e sei presidenti di provincia designati dall’UPI.
Dei quattordici sindaci designati dall’ANCI cinque
rappresentano le citta’ individuate dall’art. 17 della
legge 8 giugno 1990, n. 142. Alle riunioni possono essere
invitati altri membri del Governo, nonche’ rappresentanti
di amministrazioni statali, locali o di enti pubblici.
3. La Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e’
convocata almeno ogni tre mesi, e comunque in tutti i casi
il presidente ne ravvisi la necessita’ o qualora ne faccia
richiesta il presidente dell’ANCI, dell’UPI o dell’UNCEM.
4. La Conferenza unificata di cui al comma 1 e’
convocata dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Le
sedute sono presiedute dal Presidente del Consiglio dei
Ministri o, su sua delega, dal Ministro per gli affari
regionali o, se tale incarico non e’ conferito, dal
Ministro dell’interno.».
– Si riporta il testo del comma 6 dell’art. 8 della
legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l’adeguamento
dell’ordinamento della Repubblica alla legge Cost.
18 ottobre 2001, n. 3):
«6. Il Governo puo’ promuovere la stipula di intese in
sede di Conferenza Stato-regioni o di Conferenza unificata,
dirette a favorire l’armonizzazione delle rispettive
legislazioni o il raggiungimento di posizioni unitarie o il
conseguimento di obiettivi comuni; in tale caso e’ esclusa
l’applicazione dei commi 3 e 4 dell’art. 3 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281. Nelle materie di cui
all’art. 117, terzo e quarto comma, della Costituzione non
possono essere adottati gli atti di indirizzo e di
coordinamento di cui all’art. 8 della legge 15 marzo 1997,
n. 59, e all’art. 4 del decreto legislativo 31 marzo 1998,
n. 112.».
– Si riporta il testo del comma 169 dell’art. 1 della
gia’ citata legge n. 311 del 2004:
«169. Al fine di garantire che l’obiettivo del
raggiungimento dell’equilibrio economico finanziario da
parte delle regioni sia conseguito nel rispetto della
garanzia della tutela della salute, ferma restando la
disciplina dettata dall’art. 54 della legge 27 dicembre
2002, n. 289, per le prestazioni gia’ definite dal decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001,
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 33 dell’8 febbraio 2002, e successive
modificazioni, anche al fine di garantire che le modalita’
di erogazione delle stesse siano uniformi sul territorio
nazionale, coerentemente con le risorse programmate per il
Servizio sanitario nazionale, con regolamento adottato ai
sensi dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n.
400, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze, dal Ministro della salute, che si avvale della
commissione di cui all’art. 4-bis, comma 10, del
decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, convertito, con
modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002, n. 112, sono
fissati gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici,
di processo e possibilmente di esito, e quantitativi di cui
ai livelli essenziali di assistenza, sentita la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano. Con la medesima
procedura sono individuati le tipologie di assistenza e i
servizi, relativi alle aree di offerta individuate dal
vigente Piano sanitario nazionale. In fase di prima
applicazione gli standard sono fissati entro il 30 giugno
2005.».
– Si riporta il testo dei commi 34 e 34-bis dell’art. 1
della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di
razionalizzazione della finanza pubblica):
«34. Ai fini della determinazione della quota
capitaria, in sede di ripartizione del Fondo sanitario
nazionale, ai sensi dell’art. 12, comma 3, del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive
modificazioni, il Comitato interministeriale per la
programmazione economica (CIPE), su proposta del Ministro
della sanita’, d’intesa con la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano, stabilisce i pesi da attribuire ai
seguenti elementi: popolazione residente, frequenza dei
consumi sanitari per eta’ e per sesso, tassi di mortalita’
della popolazione, indicatori relativi a particolari
situazioni territoriali ritenuti utili al fine di definire
i bisogni sanitari delle regioni ed indicatori
epidemiologici territoriali. Il CIPE, su proposta del
Ministro della sanita’, d’intesa con la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, puo’ vincolare
quote del Fondo sanitario nazionale alla realizzazione di
specifici obiettivi del Piano sanitario nazionale, con
priorita’ per i progetti sulla tutela della salute
materno-infantile, della salute mentale, della salute degli
anziani nonche’ per quelli finalizzati alla prevenzione, e
in particolare alla prevenzione delle malattie ereditarie.
Nell’ambito della prevenzione delle malattie infettive
nell’infanzia le regioni, nell’ambito delle loro
disponibilita’ finanziarie, devono concedere gratuitamente
i vaccini per le vaccinazioni non obbligatorie quali
antimorbillosa, antirosolia, antiparotite e
antihaemophulius influenza e tipo B quando queste vengono
richieste dai genitori con prescrizione medica. Di tale
norma possono usufruire anche i bambini extracomunitari non
residenti sul territorio nazionale.
34-bis. Per il perseguimento degli obiettivi di
carattere prioritario e di rilievo nazionale indicati nel
Piano sanitario nazionale le regioni elaborano specifici
progetti sulla scorta di criteri e parametri fissati dal
Piano stesso. La Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, su proposta del Ministro della sanita’, individua
i progetti ammessi a finanziamento utilizzando le quote a
tal fine vincolate del Fondo sanitario nazionale ai sensi
del comma 34. Si applica l’ultimo comma dell’art. 9-bis del
decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive
modificazioni.».
– Si riporta il testo degli articoli 3 e 9 dell’intesa
Stato-regioni del 23 marzo 2005:
«Art. 3 (Ulteriori adempimenti per migliorare il
monitoraggio della spesa nell’ambito del Nuova Sistema
Infurmativo Sanitario (NSIS)). – 1. Con riferimento a
quanto previato sub c) dall’art. 1, comma 173, della legge
30 dicembre 2004, n. 311. si conviene che, per le misure di
qualita’, efficienza ed appropriatezza deI Servizio
Sanitario Naziouale, ci si avvale del Nuovo Sistema
Informativo Sanitario,i stituito presso il Ministero della
Salute.
2, Il Nuovo Sistema Informativo Sanitario ricomprende i
dati dei sistemi di monitoraggio delle prescrizioni
previsti dall’art. 87 della legge 23 dicembre 2000 n 385, e
successive modificazioni, e dall’art. 50 del decreto-legge
30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificaziomi,
dalla legge 24 novembre 2003, n 326.
3. Per le finalita’ dei livelli nazionale e regionale
del Nuovo Sistema informativo Sanitario va previsto il
trattamento di dati individuali, in grado di associare il
codice fiscale del cittadino alle prestazioni sanitarie
erogate, ai soggetti prescrittori e alle strutture
erogatrici.
4. Le funzioni di indirizzo, coordinamento e controllo
qualitativo del Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS)
sono esercitate dalla Cabina di Regia – di cui all’Accordo
quadro tra il Ministro dela salute e le regioni e le
province autonome di Trento e Bolzano del 22 febbraio 2001,
la cui composizione e la cui modalita’ di funzionamento
vengono riadeguate con nuovo Accordo quadro, da sancirsi
entro il 30 giugno 2005 in Conferenza Stato-regioni, tra il
Ministro della salute, il Ministro dell’economia e delle
finanze e le regioni e le province autonome, che preveda un
Comitato strategico di indirizzo paritetico regioni –
Ministeri un comitato tecnico permanente paritetico e una
Segreteria tecnica unica. Fino all’entrata in vigore della
nuova disciplina, la Cabina di regia continua ad operare
secondo le previgenti inodalita’, e composizione.
5. La definizione ed il continuo adeguamento nel tempo
dei contenuti informativi e delle modalita’ di
alimentazione del NSIS in coerenza con le indicazioni del
Piano Sanitario Nazionale e le esigenze di monitoraggio
sanitario e le altre esigenze di moniroraggio attuali e
future dei livelli nazionale, regionale e locale del SSN –
sono affidati alla Cabina di Regia e vengono recepiti dal
Ministero della salute con propri decreti attuativi,
compresi i flussi informativi finalizzati alla verifica
degli standard qualitativi e quantitativi dei Livelli
Essenziali di Assistenza.
6. il conferimento dei dati al Sistema Informativo
Sanitario, nei contenuti e secondo le modAlita’ di cui al
comma precedente, e’ ricomnpreso fra gli adempimenti cui
sono tenute le regioni per L’accesso al maggior
finanziamento di cui alla presente intesa, sulla base dei
criteri fissati dalla Cabina di Regia. Restano fermi gli
adempimenti relativi agli obblighi informativi, di cui ai
decreti ministeriali 16 febbraio 2001, 28 maggio 2001, 29
aprile 2003 e 18 giugno 2004.
7. Le regioni si impegnano ad adottare una contabilita’
analitica per centri di costo e responsabilita’, che
consenta analisi comparative dei costi, dei rendimenti e
dei risultati in ciascuna azienda unita’ sanitaria locale,
azienda ospedaliera, azienda ospedaliera universitaria, ivi
compresi i policlinici universitari e gli istituti di
ricovero e cura a carattere scientifico e cio’ costituisce
adempimento cui sono tenute le regioni per l’accesso al
maggior finanziamento di cui alla presente intesa.
8. Le regioni entro il 30 ottobre 2005, garantiscono,
ed a tale scopo adottano misure specitiche dirette a
prevedere che, ai fini della confermabilita’ dell’incarico
del direttore generale delle aziende sanitarie locali,
delle aziende ospedaliere, delle aziende ospedaliere
universitarie, ivi compresi i policlinici universitari e
gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, il
mancato rispetto dei contenuti e delle tempistiche dei
flussi inforinativi ricompresi nel Nuovo Sistema
Informativo Sanitario costituisce grave inadempienza.
9. Il nuovo Sistema Informativo Sanitario ricomprende
il flusso informativo sui dispositivi medici da definirsi
con specifico accordo, da sancire in Conferenza
Stato-regioni, ai sensi dell’art. 4 del decreto legislativo
28 agosto 1997, n. 281.
10. Con riferiniento alla esigenza di verificare che
l’onere a carico del Servizio Sanitario Nazionale per
l’assistenza farmaceutica sia contenuto entro i tetti
fissati dalla legislazione vigente (13% per la spesa
territoriale e 16% per la spesa complessiva, ai sensi
dell’art. 48 del decreto-legge 30 sett&60;mbre 2003 n. 269,
convertito, con modrflcazioni, dalla legge 24 novembre
2003, n. 326) e’ istiuito, nell’ambito dell’INSIS, il
flusso informativo dei dati relativi alla distribuzione
diretta dei farmaci di classe A (contenente informazioni
relative al primo ciclo di terapia, farmaci inseriti nel
PHT e altri farmaci eventualmente oggetto di distribuzione
diretta, distribuzione di farmaci «per conto»). In via di
prima applicazione, le regioni si impegnano a trasmettere
telematicamente il predetto flusso al Ministero della
salute.».
«Art. 9 (Comitato permanente per la verifica
dell’erogazione dei LEA). – 1. Ai fini della presente
intesa, e’ istituito presso il Ministero della salute il
Comitato paritetico permanente per la verifica
dell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza in
condizioni di appropriatezza e di efficienza nell’utilizzo
delle risorse e per la verifica della congruita’ tra le
prestazioni da erogare e le risorse messe a disposizione.
2. Il Comitato che si avvale del supporto tecnico
dell’Agenzia per i Servizi Sanitari Regionali, opera sulla
base delle informaizoni desumibili dal sistema di
monitoraggio e garanzia di cui al decreto ministeriale 12
dicembre 2001, nonche’ dei flussi informarivi afferenti al
Nuovo Sistema Informativo Sanitario.
3. Il Comitato e’ composto da quattro rappresentanti
del Ministero della salute, di cui uno con funzioni di
coordinatore, due rappresentanti del Ministero
dell’economia e delle finanze, un rappresentante del
Dipartimento per gli affari regionali della Presidenza del
Consiglio dei Ministri e da sette rappresentanti delle
regioni designati dalla Conferenza dei Presidenti delle
regioni e dello province autonome.».
Note all’art. 1, comma 281:
– Si riporta il testo del comma 180 dell’art. 1 della
gia’ citata legge n. 311 del 2004:
«180. La regione interessata, nelle ipotesi indicate ai
commi 174 e 176 nonche’ in caso di mancato adempimento per
gli anni 2004 e precedenti, anche avvalendosi del supporto
tecnico dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali,
procede ad una ricognizione delle cause ed elabora un
programma operativo di riorganizzazione, di

riqualificazione o di potenziamento del Servizio sanitario
regionale, di durata non superiore al triennio. I Ministri
della salute e dell’economia e delle finanze e la singola
regione stipulano apposito accordo che individui gli
interventi necessari per il perseguimento dell’equilibrio
economico, nel rispetto dei livelli essenziali di
assistenza e degli adempimenti di cui alla intesa prevista
dal comma 173. La sottoscrizione dell’accordo e’ condizione
necessaria per la riattribuzione alla regione interessata
del maggiore finanziamento anche in maniera parziale e
graduale, subordinatamente alla verifica della effettiva
attuazione del programma.».
Note all’art. 1, comma 282:
– Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
29 novembre 2001 recante: «Definizione dei livelli
essenziali di assistenza e’ (Pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 8 febbraio 2002, n. 33, supplemento ordinario).
– Si riporta il testo dell’art. 137 del decreto
legislativo 6 settembre 2005, n. 206 (Codice del consumo, a
norma dell’art. 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229):
«Art. 137 (Elenco delle associazioni dei consumatori e
degli utenti rappresentative a livello nazionale). – 1.
Presso il Ministero delle attivita’ produttive e’ istituito
l’elenco delle associazioni dei consumatori e degli utenti
rappresentative a livello nazionale.
2. L’iscrizione nell’elenco e’ subordinata al possesso,
da comprovare con la presentazione di documentazione
conforme alle prescrizioni e alle procedure stabilite con
decreto del Ministro delle attivita’ produttive, dei
seguenti requisiti:
a) avvenuta costituzione, per atto pubblico o per
scrittura privata autenticata, da almeno tre anni e
possesso di uno statuto che sancisca un ordinamento a base
democratica e preveda come scopo esclusivo la tutela dei
consumatori e degli utenti, senza fine di lucro;
b) tenuta di un elenco degli iscritti, aggiornato
annualmente con l’indicazione delle quote versate
direttamente all’associazione per gli scopi statutari;
c) numero di iscritti non inferiore allo 0,5 per
mille della popolazione nazionale e presenza sul territorio
di almeno cinque regioni o province autonome, con un numero
di iscritti non inferiore allo 0,2 per mille degli abitanti
di ciascuna di esse, da certificare con dichiarazione
sostitutiva dell’atto di notorieta’ resa dal legale
rappresentante dell’associazione con le modalita’ di cui
agli articoli 46 e seguenti del testo unico delle
disposizioni legislative e regolamentari in materia di
documentazione amministrativa, di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445;
d) elaborazione di un bilancio annuale delle entrate
e delle uscite con indicazione delle quote versate dagli
associati e tenuta dei libri contabili, conformemente alle
norme vigenti in materia di contabilita’ delle associazioni
non riconosciute;
e) svolgimento di un’attivita’ continuativa nei tre
anni precedenti;
f) non avere i suoi rappresentanti legali subito
alcuna condanna, passata in giudicato, in relazione
all’attivita’ dell’associazione medesima, e non rivestire i
medesimi rappresentanti la qualifica di imprenditori o di
amministratori di imprese di produzione e servizi in
qualsiasi forma costituite, per gli stessi settori in cui
opera l’associazione.
3. Alle associazioni dei consumatori e degli utenti e’
preclusa ogni attivita’ di promozione o pubblicita’
commerciale avente per oggetto beni o servizi prodotti da
terzi ed ogni connessione di interessi con imprese di
produzione o di distribuzione.
4. Il Ministero delle attivita’ produttive provvede
annualmente all’aggiornamento dell’elenco.
5. All’elenco di cui al presente articolo possono
iscriversi anche le associazioni dei consumatori e degli
utenti operanti esclusivamente nei territori ove risiedono
minoranze linguistiche costituzionalmente riconosciute, in
possesso dei requisiti di cui al comma 2, lettere a), b),
d), e) e f), nonche’ con un numero di iscritti non
inferiore allo 0,5 per mille degli abitanti della regione o
provincia autonoma di riferimento, da certificare con
dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorieta’ resa dal
legale rappresentante dell’associazione con le modalita’ di
cui agli articoli 46 e seguenti del citato testo unico, di
cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del
2000.
6. Il Ministero delle attivita’ produttive comunica
alla Commissione europea l’elenco di cui al comma 1,
comprensivo anche degli enti di cui all’art. 139, comma 2,
nonche’ i relativi aggiornamenti al fine dell’iscrizione
nell’elenco degli enti legittimati a proporre azioni
inibitorie a tutela degli interessi collettivi dei
consumatori istituito presso la stessa Commissione
europea.».
Note all’art. 1, comma 284:
– Si riporta il testo del comma 8 dell’art. 3 della
legge 23 dicembre 1994, n. 724 (Misure di razionalizzazione
della finanza pubblica):
«8. Ai fini del diritto di accesso garantito dalla
legge 7 agosto 1990, n. 241, le unita’ sanitarie locali, i
presidi ospedalieri e le aziende ospedaliere devono tenere,
sotto la personale responsabilita’ del direttore sanitario,
il registro delle prestazioni specialistiche ambulatoriali,
di diagnostica strumentale e di laboratorio e dei ricoveri
ospedalieri ordinari. Tale registro sara’ soggetto a
verifiche ed ispezioni da parte dei soggetti abilitati ai
sensi delle vigenti disposizioni. Tutti i cittadini che vi
abbiano interesse possono richiedere alle direzioni
sanitarie notizie sulle prenotazioni e sui relativi tempi
di attesa, con la salvaguardia della riservatezza delle
persone.».
Note all’art. 1, comma 285:
– Si riporta il testo dell’art. 20 della legge 11 marzo
1988, n. 67, e successive modificazioni (Disposizioni per
la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello
Stato (legge finanziaria 1988):
«Art. 20. – 1. E’ autorizzata l’esecuzione di un
programma pluriennale di interventi in materia di
ristrutturazione edilizia e di ammodernamento tecnologico
del patrimonio sanitario pubblico e di realizzazione di
residenze per anziani e soggetti non autosufficienti per
l’importo complessivo di lire 34.000 miliardi. Al
finanziamento degli interventi si provvede mediante
operazioni di mutuo che le regioni e le province autonome
di Trento e Bolzano sono autorizzate ad effettuare, nel
limite del 95 per cento della spesa ammissibile risultante
dal progetto, con la BEI, con la Cassa depositi e prestiti
e con gli istituti e aziende di credito all’uopo abilitati,
secondo modalita’ e procedure da stabilirsi con decreto del
Ministro del tesoro, di concerto con il Ministro della
sanita’.
2. Il Ministro della sanita’, sentito il Consiglio
sanitario nazionale ed un nucleo di valutazione costituito
da tecnici di economia sanitaria, edilizia e tecnologia
ospedaliera e di funzioni medico-sanitarie, da istituire
con proprio decreto, definisce con altro proprio decreto,
entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della
presente legge, i criteri generali per la programmazione
degli interventi che debbono essere finalizzati ai seguenti
obiettivi di massima:
a) riequilibrio territoriale delle strutture, al fine
di garantire una idonea capacita’ di posti letto anche in
quelle regioni del Mezzogiorno dove le strutture non sono
in grado di soddisfare le domande di ricovero;
b) sostituzione del 20 per cento dei posti letto a
piu’ elevato degrado strutturale;
c) ristrutturazione del 30 per cento dei posti letto
che presentano carenze strutturali e funzionali
suscettibili di integrale recupero con adeguate misure di
riadattamento;
d) conservazione in efficienza del restante 50 per
cento dei posti letto, la cui funzionalita’ e’ ritenuta
sufficiente;
e) completamento della rete dei presidi
poliambulatoriali extraospedalieri ed ospedalieri diurni
con contemporaneo intervento su quelli ubicati in sede
ospedaliera secondo le specificazioni di cui alle
lettere a), b), c);
f) realizzazione di 140.000 posti in strutture
residenziali, per anziani che non possono essere assistiti
a domicilio e nelle strutture di cui alla lettera e) e che
richiedono trattamenti continui. Tali strutture, di
dimensioni adeguate all’ambiente secondo standards che
saranno emanati a norma dell’art. 5 della legge 23 dicembre
1978, n. 833, devono essere integrate con i servizi
sanitari e sociali di distretto e con istituzioni di
ricovero e cura in grado di provvedere al riequilibrio di
condizioni deteriorate. Dette strutture, sulla base di
standards dimensionali, possono essere ricavate anche
presso aree e spazi resi disponibili dalla riduzione di
posti-letto ospedalieri;
g) adeguamento alle norme di sicurezza degli impianti
delle strutture sanitarie;
h) potenziamento delle strutture preposte alla
prevenzione con particolare riferimento ai laboratori di
igiene e profilassi e ai presidi multizonali di
prevenzione, agli istituti zooprofilattici sperimentali ed
alle strutture di sanita’ pubblica veterinaria;
i) conservazione all’uso pubblico dei beni dismessi,
il cui utilizzo e’ stabilito da ciascuna regione o
provincia autonoma con propria determinazione.
3. Il secondo decreto di cui al comma 2 definisce
modalita’ di coordinamento in relazione agli interventi nel
medesimo settore dell’edilizia sanitaria effettuati
dall’Agenzia per gli interventi straordinari nel
Mezzogiorno, dal Ministero dei lavori pubblici, dalle
universita’ nell’ambito dell’edilizia universitaria
ospedaliera e da altre pubbliche amministrazioni, anche a
valere sulle risorse del Fondo investimenti e occupazione
(FIO).
4. Le regioni e le province autonome di Trento e
Bolzano predispongono, entro quattro mesi dalla
pubblicazione del decreto di cui al comma 3, il programma
degli interventi di cui chiedono il finanziamento con la
specificazione dei progetti da realizzare. Sulla base dei
programmi regionali o provinciali, il Ministro della
sanita’ predispone il programma nazionale che viene
sottoposto all’approvazione del CIPE.
5. Entro sessanta giorni dal termine di cui al comma 2,
il CIPE determina le quote di mutuo che le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano possono contrarre
nei diversi esercizi. Entro sessanta giorni dalla scadenza
dei termini di cui al comma 4 il CIPE approva il programma
nazionale di cui al comma medesimo. Per il triennio
1988-1990 il limite massimo complessivo dei mutui resta
determinato in lire 10.000 miliardi, in ragione di lire
3.000 miliardi per l’anno 1988 e lire 3.500 miliardi per
ciascuno degli anni 1989 e 1990. Le stesse regioni e
province autonome di Trento e di Bolzano presentano in
successione temporale i progetti suscettibili di immediata
realizzazione. I progetti sono sottoposti al vaglio di
conformita’ del Ministero della sanita’, per quanto
concerne gli aspetti tecnico-sanitari e in coerenza con il
programma nazionale, e all’approvazione del CIPE che
decide, sentito il Nucleo di valutazione per gli
investimenti pubblici.
5-bis. Dalla data del 30 novembre 1993, i progetti
attuativi del programma di cui al comma 5, con la sola
esclusione di quelli gia’ approvati dal CIPE e di quelli
gia’ esaminati con esito positivo dal Nucleo di valutazione
per gli investimenti pubblici alla data del 30 giugno 1993,
per i quali il CIPE autorizza il finanziamento, e di quelli
presentati dagli enti di cui all’art. 4, comma 15, della
legge 30 dicembre 1991, n. 412, sono approvati dai
competenti organi regionali, i quali accertano che la
progettazione esecutiva, ivi compresa quella delle
Universita’ degli studi con policlinici a gestione diretta
nonche’ degli istituti di ricovero e cura a carattere
scientifico di loro competenza territoriale, sia completa
di tutti gli elaborati tecnici idonei a definire nella sua
completezza tutti gli elementi ed i particolari costruttivi
necessari per l’esecuzione dell’opera; essi accertano
altresi’ la conformita’ dei progetti esecutivi agli studi
di fattibilita’ approvati dal Ministero della sanita’.
Inoltre, al fine di evitare sovrapposizioni di interventi,
i competenti organi regionali verificano la coerenza con
l’attuale programmazione sanitaria. Le regioni, le province
autonome e gli enti di cui all’art. 4, comma 15, della
legge 30 dicembre 1991, n. 412, presentano al CIPE, in
successione temporale, istanza per il finanziamento dei
progetti, corredata dai provvedimenti della loro avvenuta
approvazione, da un programma temporale di realizzazione,
dalla dichiarazione che essi sono redatti nel rispetto
delle normative nazionali e regionali sugli standards
ammissibili e sulla capacita’ di offerta necessaria e che
sono dotati di copertura per l’intero progetto o per parti
funzionali dello stesso.
6. L’onere di ammortamento dei mutui e’ assunto a
carico del bilancio dello Stato ed e’ iscritto nello stato
di previsione del Ministero del tesoro, in ragione di lire
330 miliardi per l’anno 1989 e di lire 715 miliardi per
l’anno 1990.
7. Il limite di eta’ per l’accesso ai concorsi banditi
dal Servizio sanitario nazionale e’ elevato, per il
personale laureato che partecipi a concorsi del ruolo
sanitario, a 38 anni, per un periodo di tre anni a
decorrere dal 1° gennaio 1988.».
Note all’art. 1, comma 288:
– Si riporta il testo dell’art. 2 del decreto-legge
29 agosto 1984, n. 528, convertito, con modificazioni,
dalla legge 31 ottobre 1984, n. 733 (Misure urgenti in
materia sanitaria):
«Art. 2. – 1. Per la determinazione dei limiti massimi
di reddito previsti dall’art. 11, comma 1, del
decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con
modificazioni, nella legge 11 novembre 1983, n. 638, ai
fini dell’esenzione dalla partecipazione alla spesa per le
prestazioni di diagnostica strumentale e di laboratorio e
per l’assistenza farmaceutica, da ciascun reddito di lavoro
dipendente o di pensione si deduce la somma annua di L.
4.500.000 o quella minore fino a concorrenza del reddito
medesimo.
2. I limiti massimi di reddito previsti, ai fini della
esenzione dalla partecipazione alla spesa per le
prestazioni di diagnostica strumentale e di laboratorio e
per l’assistenza farmaceutica, dall’art. 11, comma 1, del
decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con
modificazioni, nella legge 11 novembre 1983, n. 638, come
modificato dal precedente comma 1, sono elevati per i
pensionati ultrasessantacinquenni da lire 4.500.000 a L.
6.500.000, nel caso di reddito personale, e da L. 4.000.000
a L. 6.000.000 ove venga in rilievo il nucleo familiare.
3. Il Ministro della sanita’, sentito il Consiglio
superiore di sanita’, individua con proprio decreto, entro
novanta giorni, le forme morbose, di particolare rilevanza
sociale o di peculiare interesse per la salute pubblica,
con speciale riferimento alle patologie dell’eta’ tra zero
e tre anni, in relazione alle quali i cittadini sono
esentati dal pagamento delle quote di partecipazione alla
spesa per l’assistenza farmaceutica specificamente
correlata alle stesse forme morbose.
4. Fino alla data di approvazione del nuovo metodo di
determinazione dei prezzi di medicinali prodotti
industrialmente, previsto dall’art. 12, comma 14, del
decreto-legge sopra citato, e’ sospeso ogni aumento del
prezzo dei singoli medicinali.
5. Le autocertificazioni di cui alle disposizioni
dell’art. 12, nono comma, lettera a), della legge 26 aprile
1982, n. 181, devono essere accompagnate da una copia, che
l’interessato puo’ trarre da quella in suo possesso, della
dichiarazione dei redditi compilata dal richiedente
l’esenzione, ovvero del modello 101 rilasciato dal datore
di lavoro o del modello 201 rilasciato dal soggetto
erogatore del trattamento di pensione. Restano ferme le
disposizioni dell’art. 11, comma 8, del decreto-legge
12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni,
nella legge li novembre 1983, n. 638.
6. Per le esigenze della programmazione sanitaria
nazionale il Ministro della sanita’ puo’ disporre l’accesso
agli uffici delle unita’ sanitarie locali, ai dipendenti
presidi e servizi nonche’ alla relativa documentazione.
7. Alle minori entrate conseguenti all’applicazione
delle disposizioni di cui ai precedenti commi 1, 2 e 3,
valutate per l’anno finanziario 1984 in lire 150 miliardi,
si fa fronte, quanto a lire 60 miliardi, con le economie di
spesa derivanti dall’applicazione del successivo art. 3 e,
quanto a lire 90 miliardi, mediante corrispondente
riduzione dello stanziamento iscritto al capitolo 6858
dello stato di previsione del Ministero del tesoro per
l’anno finanziario 1984.
8. Le disposizioni di cui ai precedenti commi 1, 2, 5 e
6 hanno effetto dal 3 maggio 1984.».
– Si riporta il testo dell’art. 4 della legge
1° febbraio 1989, n. 37 (Contenimento della spesa
sanitaria):
«Art. 4 (Misure in materia di attuazione del contratto
di lavoro). – 1. Il comitato di gestione dell’unita’
sanitaria locale deve recepire gli accordi decentrati in
materia di organizzazione del lavoro e turni di servizio,
lavoro straordinario, pronta disponibilita’, inccntivi alla
produttivita’, con deliberazione formale. La delibera deve
indicare i mezzi finanziari con cui far fronte ai relativi
oneri, previo parere su tale copertura da parte del
collegio dei revisori. Copia delle deliberazioni con il
visto di approvazione del comitato regionale di controllo
deve essere inviata al Ministero della sanita’ ed
all’ufficio del Ministro per la funzione pubblica, per le
verifiche sull’attuazione del contratto di lavoro.
2. Il potere di accesso presso le unita’ sanitarie
locali per le esigenze della programmazione sanitaria, di
cui all’art. 2, comma 6, del decreto-legge 29 agosto 1984,
n. 528, convertito, con modificazioni, dalla legge
31 ottobre 1984, n. 733, e’ integrato con la potesta’ di
effettuare ispezioni amministrative per la vigilanza sulla
gestione delle unita’ sanitarie locali e sull’attuazione
del piano sanitario nazionale. Il Ministro della sanita’ e’
autorizzato ad avvalersi a questo fine di personale
comandato, fino ad un massimo di duecentocinquanta unita’,
da reperire prioritariamente tra i dipendenti delle unita’
sanitarie locali.».
– Si riporta il testo del comma 172 dell’art. 1 della
gia’ citata legge n. 311 del 2004:
«172. Il potere di accesso del Ministro della salute
presso le aziende unita’ sanitarie locali e le aziende
ospedaliere di cui all’art. 2, comma 6, del decreto-legge
29 agosto 1984, n. 528, convertito, con modificazioni,
dalla legge 31 ottobre 1984, n. 733, e all’art. 4, comma 2,
della legge 1° febbraio 1989, n. 37, e’ esteso a tutti gli
Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, anche
se trasformati in fondazioni, ai policlinici universitari e
alle aziende ospedaliere universitarie ed e’ integrato con
la potesta’ di verifica dell’effettiva erogazione, secondo
criteri di efficienza ed appropriatezza, dei livelli
essenziali di assistenza di cui all’art. 1, comma 6, del
decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive
modificazioni, al decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri 29 novembre 2001, pubblicato nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 33 dell’8 febbraio
2002, e all’art. 54 della legge 27 dicembre 2002, n. 289,
compresa la verifica dei relativi tempi di attesa.».
– Si riporta il testo dell’art. 9 del decreto
legislativo 18 febbraio 2000, n. 56 (Disposizioni in
materia di federalismo fiscale, a norma dell’art. 10 della
legge 13 maggio 1999, n. 133):
«Art. 9 (Procedure di monitoraggio dell’assistenza
sanitaria). – 1. Al fine di consentire la tempestiva
attivazione di procedure di monitoraggio dell’assistenza
sanitaria effettivamente erogata in ogni regione, nonche’
di permettere la verifica del rispetto delle garanzie di
cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo
30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, e
delle compatibilita’ finanziarie di cui all’art. 1,
comma 3, del citato decreto legislativo n. 502 del 1992, il
Ministro della sanita’, di concerto con il Ministro del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica,
d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
Bolzano, definisce con uno o piu’ decreti, entro
centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, un sistema di garanzia del raggiungimento
in ciascuna regione degli obiettivi di tutela della salute
perseguiti dal Servizio sanitario nazionale.
2. Il sistema di garanzia di cui al comma 1 comprende:
a) un insieme minimo di indicatori e parametri di
riferimento, relativi a elementi rilevanti ai fini del
monitoraggio del rispetto, in ciascuna regione, dei livelli
essenziali ed uniformi di assistenza, nonche’ dei vincoli
di bilancio delle regioni a statuto ordinario, anche tenuto
conto di quanto previsto dall’art. 28, comma 10, della
legge 23 dicembre 1998, n. 448;
b) le regole e le convenzioni per la rilevazione, la
validazione e l’elaborazione delle informazioni e dei dati
statistici necessari per l’applicazione del sistema di cui
alla lettera a);
c) le procedure per la pubblicizzazione periodica dei
risultati dell’attivita’ di monitoraggio e per
l’individuazione delle regioni che non rispettano o non
convergono verso i parametri di cui alla lettera a), anche
prevedendo limiti di accettabilita’ entro intervalli di
oscillazione dei valori di riferimento.
3. Il Governo, sentita la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e Bolzano, adotta le raccomandazioni al fine di
correggere le anomalie riscontrate attraverso il sistema di
monitoraggio di cui al presente articolo e per la
individuazione di forme di sostegno alle regioni, anche
attraverso la sottoscrizione di convenzioni ai sensi
dell’art. 19-ter, comma 3, del decreto legislativo
30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni.
4. In caso di inadempimento totale o parziale, da parte
della regione, delle misure di garanzia fissate a norma dei
commi 1 e 2, il Governo, su proposta del Ministro della
sanita’, con le procedure e le garanzie di cui all’art. 2,
comma 2-octies, del decreto legislativo 30 dicembre 1992,
n. 502, e successive modificazioni, dispone la progressiva
riduzione dei trasferimenti perequativi e delle
compartecipazioni, in misura non superiore al 3 per cento
della quota capitaria stabilita dal Piano sanitario
nazionale e la loro contestuale sostituzione con
trasferimenti erariali finalizzati all’attivazione del
sistema di garanzie.
5. Le determinazioni incidenti sui fattori generatori
della spesa sanitaria, ed in particolare quelle riguardanti
la spesa per il personale, la spesa farmaceutica e gli
oneri per la cura dei non residenti, sono assunte, ognuna
secondo il rispettivo regime, in modo da rendere
trasparenti le responsabilita’ di dette determinazioni, con
riguardo ai diversi livelli di governo, centrale, regionale
e locale e da consentire il confronto nelle competenti sedi
istituzionali, nonche’ da evidenziare i prevedibili effetti
finanziari delle determinazioni medesime sui diversi
livelli di governo, assicurando che gli eventuali maggiori
oneri a carico delle regioni a statuto ordinario, derivanti
da disposizioni legislative assunte a livello nazionale,
siano correlati ad un corrispondente adeguamento della
quota di compartecipazione regionale all’IVA.».
– Si riporta il testo dell’art. 87 della gia’ citata
legge n. 388 del 2000:
«Art. 87 (Monitoraggio delle prescrizioni mediche,
farmaceutiche, specialistiche e ospedaliere). – 1. Nel
quadro delle competenze di governo della spesa da parte del
Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, di garanzia verso il cittadino di appropriatezza
ed efficacia delle prestazioni di cura da parte del
Ministero della sanita’, e nel rispetto dei compiti
attribuiti alle regioni in materia sanitaria, al fine di
migliorare il monitoraggio della spesa sanitaria nelle sue
componenti farmaceutica, diagnostica e specialistica, e di
semplificare le transazioni tra il cittadino, gli operatori
e le istituzioni preposte, e’ introdotta la gestione
informatizzata delle prescrizioni relative alle prestazioni
farmaceutiche, diagnostiche, specialistiche e ospedaliere,
erogate da soggetti pubblici e privati accreditati. Tutte
le procedure informatiche devono garantire l’assoluto
anonimato del cittadino che usufruisce delle prestazioni,
rispettando la normativa a tutela della riservatezza. Ai
dati oggetto della gestione informatizzata possono avere
accesso solo gli operatori da identificare secondo quanto
disposto dal decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 282.
2. Il sistema di monitoraggio interconnette i medici e
gli altri operatori sanitari di cui al comma 1, il
Ministero della sanita’, il Ministero del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica, le regioni, la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, le
aziende sanitarie locali e dispone, per la consultazione in
linea e ai diversi livelli di competenza, delle
informazioni relative:
a) ai farmaci del Servizio sanitario nazionale;
b) alle diverse prestazioni farmaceutiche,
diagnostiche e specialistiche erogabili;
c) all’andamento dei consumi dei farmaci e delle
prestazioni;
d) all’andamento della spesa relativa.
3. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore
della presente legge il Ministero della sanita’, di
concerto con il Ministero del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica, e sentita la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, emana i
regolamenti e i decreti attuativi, individuando le risorse
finanziarie nell’ambito di quelle indicate dall’art. 103,
definendo le modalita’ operative e i relativi adempimenti,
le modalita’ di trasmissione dei dati ed il flusso delle
informazioni tra i diversi organismi di cui al comma 2.
4. Le soluzioni adottate dovranno rispettare le norme
sulla sicurezza e sulla riservatezza dei dati secondo le
leggi vigenti e risultare coerenti con le linee generali
del processo di evoluzione dell’utilizzo dell’informatica
nell’amministrazione.
5. Entro il 1° gennaio 2002 o le diverse date stabilite
con i decreti attuativi di cui al comma 3, tutte le
prescrizioni citate dovranno essere trasmissibili e
monitorabili per via telematica.
5-bis. Le regioni adottano le necessarie iniziative per
attivare, nel proprio territorio, il monitoraggio delle
prescrizioni mediche, farmaceutiche, specialistiche ed
ospedaliere previsto dal presente articolo , assicurando la
tempestiva disponibilita’ delle informazioni, anche per via
telematica, ai Ministeri della salute e dell’economia e
delle finanze, nonche’ alla Presidenza del Consiglio dei
Ministri – Dipartimento per gli affari regionali.
5-ter. Le regioni garantiscono la standardizzazione dei
dati e l’interoperabilita’ delle soluzioni tecnologiche
adottate con quelle che verranno definite nell’ambito del
nuovo sistema informativo nazionale del Ministero della
salute.
5-quater. Le regioni determinano le modalita’ e gli
strumenti del monitoraggio. Le regioni determinano,
inoltre, le sanzioni da applicare a carico dei soggetti che
abbiano omesso gli adempimenti connessi al monitoraggio o
che abbiano effettuato prescrizioni in misura superiore al
livello appropriato.
6. Per l’avvio del nuovo sistema informativo nazionale
del Ministero della sanita’, nonche’ per l’estensione
dell’impiego sperimentale della carta sanitaria prevista
dal progetto europeo «NETLINK» e’ autorizzata per l’anno
2001 la spesa, rispettivamente, di lire 10 miliardi e di
lire 4 miliardi.
7. All’art. 38, quarto comma, del regolamento per il
servizio farmaceutico, approvato con regio decreto
30 settembre 1938, n. 1706, le parole: «I farmacisti
debbono conservare per la durata di cinque anni copia di
tutte le ricette spedite» sono sostituite dalle seguenti:
«I farmacisti debbono conservare per sei mesi le ricette
spedite concernenti preparazioni estemporanee.».
Note all’art. 1, comma 290:
– Si riporta il testo dell’art. 57 della legge
27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione
del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge
finanziaria 2003):
«Art. 57 (Commissione unica sui dispositivi medici). –
1. Presso il Ministero della salute e’ istituita, senza
oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato, la
Commissione unica sui dispositivi medici, organo consultivo
tecnico del Ministero della salute, con il compito di
definire e aggiornare il repertorio dei dispositivi medici,
di classificare tutti i prodotti in classi e sottoclassi
specifiche con l’indicazione del prezzo di riferimento.
2. La Commissione unica sui dispositivi medici e’
nominata con decreto del Ministro della salute, sentite le
competenti Commissioni parlamentari, e presieduta dal
Ministro stesso o dal vice presidente da lui designato ed
e’ composta da cinque membri nominati dal Ministro della
salute, da uno nominato dal Ministro dell’economia e delle
finanze e da sette membri nominati dalla Conferenza dei
presidenti delle regioni e delle province autonome di
Trento e di Bolzano. Sono, inoltre, componenti di diritto
il Direttore generale della Direzione generale della
valutazione dei medicinali e della farmacovigilanza del
Ministero della salute e il presidente dell’Istituto
superiore di sanita’ o un suo direttore di laboratorio.
3. La Commissione dura in carica due anni e i
componenti possono essere confermati una sola volta.
4. La Commissione puo’ invitare a partecipare alle sue
riunioni esperti nazionali e stranieri.
5. Le aziende sanitarie devono esporre on line via
Internet i costi unitari dei dispositivi medici acquistati
semestralmente, specificando aziende produttrici e modelli.
Tali informazioni devono essere disponibili entro il
31 marzo 2003 e devono essere aggiornate almeno ogni sei
mesi.».
Note all’art. 1, comma 292:
– Si riporta il testo dell’art. 54 della gia’ citata
legge n. 289 del 2002:
«Art. 54 (Livelli essenziali di assistenza). – 1. Dal
1° gennaio 2001 sono confermati i livelli essenziali di
assistenza previsti dall’art. 1, comma 6, del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive
modificazioni.
2. Le prestazioni riconducibili ai suddetti livelli di
assistenza e garantite dal Servizio sanitario nazionale
sono quelle individuate all’allegato 1 del decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001,
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 33 dell’8 febbraio 2002, con le esclusioni e i
limiti di cui agli allegati 2 e 3 del citato decreto, con
decorrenza dalla data di entrata in vigore dello stesso
decreto.
3. La individuazione di prestazioni che non soddisfano
i principi e le condizioni stabiliti dall’art. 1, comma 7,
del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e
successive modificazioni, nonche’ le modifiche agli
allegati richiamati al comma 2 del presente articolo sono
definite con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, di intesa con la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano.».
– Il decreto del Ministro della sanita’ 27 agosto 1999,
n. 332: (Regolamento recante norme per le prestazioni di
assistenza protesica erogabili nell’ambito del Servizio
sanitario nazionale: modalita’ di erogazione e tariffe) e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 27 settembre 1999, n.
227, supplemento ordinario.
– Per il riferimento al decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001 vedasi nota al
comma 282.
Note all’art. 1, comma 293:
– Si riporta il testo del comma 6 dell’art. 1 del
decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive
modificazioni (Riordino della disciplina in materia
sanitaria, a norma dell’art. 1 della legge 23 ottobre 1992,
n. 421):
«6. I livelli essenziali di assistenza comprendono le
tipologie di assistenza, i servizi e le prestazioni
relativi alle aree di offerta individuate dal Piano
sanitario nazionale. Tali livelli comprendono, per il
1998-2000:
a) l’assistenza sanitaria collettiva in ambiente di
vita e di lavoro;
b) l’assistenza distrettuale;
c) l’assistenza ospedaliera.».
Note all’art. 1, comma 295:
– Si riporta il testo dell’art. 48 del gia’ citato
decreto-legge n. 269 del 2003, cosi’ come modificato dalla
presente legge:
«Art. 48 (Tetto di spesa per l’assistenza
farmaceutica). – 1. A decorrere dall’anno 2004, fermo
restando quanto gia’ previsto dall’art. 5, comma 1, del
decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, convertito, con
modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 405, in
materia di assistenza farmaceutica territoriale, l’onere a
carico del SSN per l’assistenza farmaceutica complessiva,
compresa quella relativa al trattamento dei pazienti in
regime di ricovero ospedaliero, e’ fissata, in sede di
prima applicazione, al 16 per cento come valore di
riferimento, a livello nazionale ed in ogni singola
regione. Tale percentuale puo’ essere rideterminata con
decreto del Ministro della salute, di concerto con il
Ministro dell’economia e delle finanze, d’intesa con la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome, tenuto conto di uno
specifico flusso informativo sull’assistenza farmaceutica
relativa ai farmaci a distribuzione diretta, a quelli
impiegati nelle varie forme di assistenza distrettuale e
residenziale nonche’ a quelli utilizzati nel corso di
ricoveri ospedalieri, attivato a decorrere dal 1° gennaio
2004 sulla base di Accordo definito in sede di Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome. Il decreto, da emanarsi entro il
30 giugno 2004, tiene conto dei risultati derivanti dal
flusso informativo dei dati.
2. Fermo restando che il farmaco rappresenta uno
strumento di tutela della salute e che i medicinali sono
erogati dal Servizio Sanitario Nazionale in quanto inclusi
nei livelli essenziali di assistenza, al fine di garantire
l’unitarieta’ delle attivita’ in materia di farmaceutica e
di favorire in Italia gli investimenti in ricerca e
sviluppo, e’ istituita, con effetto dal 1° gennaio 2004,
l’Agenzia Italiana del Farmaco, di seguito denominata
Agenzia, sottoposta alle funzioni di indirizzo del
Ministero della salute e alla vigilanza del Ministero della
salute e del Ministero dell’economia e delle finanze.
3. L’Agenzia e’ dotata di personalita’ giuridica di
diritto pubblico e di autonomia organizzativa,
patrimoniale, finanziaria e gestionale. Alla stessa
spettano, oltre che i compiti di cui al comma 5, compiti e
funzioni di alta consulenza tecnica al Governo ed alla
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome, in materia di politiche per
il farmaco con riferimento alla ricerca, agli investimenti
delle aziende in ricerca e sviluppo, alla produzione, alla
distribuzione, alla informazione scientifica, alla
regolazione della promozione, alla prescrizione, al
monitoraggio del consumo, alla sorveglianza sugli effetti
avversi, alla rimborsabilita’ e ai prezzi.
4. Sono organi dell’Agenzia da nominarsi con decreto
del Ministro della salute:
a) il direttore generale, nominato sentita la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome;
b) il consiglio di amministrazione costituito da un
Presidente designato dal Ministro della salute, d’intesa
con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato,
le regioni e le province autonome, e da quattro componenti
di cui due designati dal Ministro della salute e due dalla
predetta Conferenza permanente;
c) il collegio dei revisori dei conti costituito da
tre componenti, di cui uno designato dal Ministro
dell’economia e delle finanze, con funzioni di presidente,
uno dal Ministro della salute e uno dalla Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome.
5. L’Agenzia svolge i compiti e le funzioni della
attuale Direzione generale dei Farmaci e dei Dispositivi
Medici, con esclusione delle funzioni di cui alle
lettere b), c), d), e) ed f) del comma 3, dell’art. 3 del
regolamento di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 28 marzo 2003, n. 129. In particolare
all’Agenzia, nel rispetto degli accordi tra Stato e regioni
relativi al tetto programmato di spesa farmaceutica ed alla
relativa variazione annua percentuale, e’ affidato il
compito di:
a) promuovere la definizione di liste omogenee per
l’erogazione e di linee guida per la terapia farmacologica
anche per i farmaci a distribuzione diretta, per quelli
impiegati nelle varie forme di assistenza distrettuale e
residenziale nonche’ per quelli utilizzati nel corso di
ricoveri ospedalieri;
b) monitorare, avvalendosi dell’Osservatorio
sull’impiego dei medicinali (OSMED), coordinato
congiuntamente dal Direttore generale dell’Agenzia o suo
delegato e da un rappresentate designato dalla Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome, e, in collaborazione con le regioni e le
province autonome, il consumo e la spesa farmaceutica
territoriale ed ospedaliera a carico del SSN e i consumi e
la spesa farmaceutica a carico del cittadino. I dati del
monitoraggio sono comunicati mensilmente al Ministero
dell’economia e delle finanze;
c) provvedere entro il 30 settembre di ogni anno, o
semestralmente nel caso di sfondamenti del tetto di spesa
di cui al comma 1, a redigere l’elenco dei farmaci
rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale, sulla base
dei criteri di costo e di efficacia in modo da assicurare,
su base annua, il rispetto dei livelli di spesa programmata
nei vigenti documenti contabili di finanza pubblica,
nonche’, in particolare, il rispetto dei livelli di spesa
definiti nell’Accordo tra Governo, regioni e province
autonome di Trento e Bolzano in data 8 agosto 2001,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 207 del 6 settembre
2001;
d) prevedere, nel caso di immissione di nuovi farmaci
comportanti, a parere della struttura tecnico scientifica
individuata dai decreti di cui al comma 13, vantaggio
terapeutico aggiuntivo, in sede di revisione ordinaria del
prontuario, una specifica valutazione di costo-efficacia,
assumendo come termini di confronto il prezzo di
riferimento per la relativa categoria terapeutica omogenea
e il costo giornaliero comparativo nell’ambito di farmaci
con le stesse indicazioni terapeutiche, prevedendo un
premio di prezzo sulla base dei criteri previsti per la
normativa vigente, nonche’ per i farmaci orfani;
e) provvedere alla immissione di nuovi farmaci non
comportanti, a parere della predetta struttura tecnico
scientifica individuata dai decreti di cui al comma 13,
vantaggio terapeutico, in sede di revisione ordinaria del
prontuario, solo se il prezzo del medesimo medicinale e’
inferiore o uguale al prezzo piu’ basso dei medicinali per
la relativa categoria terapeutica omogenea;
f) procedere in caso di superamento del tetto di
spesa di cui al comma 1, in concorso con le misure di cui
alle lettere b), c), d), e) del presente comma, a
ridefinire, anche temporaneamente, nella misura del 60 per
cento del superamento, la quota di spettanza al produttore
prevista dall’art. 1, comma 40, della legge 23 dicembre
1996, n. 662. La quota di spettanza dovuta al farmacista
per i prodotti rimborsati dal Servizio sanitario nazionale
viene rideterminata includendo la riduzione della quota di
spettanza al produttore, che il farmacista riversa al
Servizio come maggiorazione dello sconto. Il rimanente 40
per cento del superamento viene ripianato dalle regioni
attraverso l’adozione di specifiche misure in materia
farmaceutica, di cui all’art. 4, comma 3, del decreto-legge
18 settembre 2001, n. 347, convertito, con modificazioni,
dalla legge 16 novembre 2001, n. 405, e costituisce
adempimento ai fini dell’accesso all’adeguamento del
finanziamento del Servizio sanitario nazionale, ai sensi
dell’art. 4 del decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63,
convertito, con modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002,
n. 112, e successive modificazioni;
g) proporre nuove modalita’, iniziative e interventi,
anche di cofinanziamento pubblico-privato, per promuovere
la ricerca scientifica di carattere pubblico sui settori
strategici del farmaco e per favorire gli investimenti da
parte delle aziende in ricerca e sviluppo;
h) predisporre, entro il 30 novembre di ogni anno, il
programma annuale di attivita’ ed interventi, da inviare,
per il tramite del Ministro della salute, alla Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome, che esprime parere entro il 31 gennaio
successivo;
i) predisporre periodici rapporti informativi da
inviare alle competenti Commissioni parlamentari;
l) provvedere, su proposta della struttura tecnico
scientifica individuata dai decreti di cui al comma 13,
entro il 30 giugno 2004 alla definitiva individuazione
delle confezioni ottimali per l’inizio e il mantenimento
delle terapie contro le patologie croniche con farmaci a
carico del SSN, provvedendo altresi’ alla definizione dei
relativi criteri del prezzo. A decorrere dal settimo mese
successivo alla data di assunzione del provvedimento da
parte dell’Agenzia, il prezzo dei medicinali presenti nel
Prontuario Farmaceutico Nazionale, per cui non si sia
proceduto all’adeguamento delle confezioni ottimali
deliberate dall’Agenzia, e’ ridotto del 30 per cento.
6. Le misure di cui al comma 5, lettere c), d), e), f)
sono adottate con delibere del consiglio d’amministrazione,
su proposta del direttore generale. Ai fini della verifica
del rispetto dei livelli di spesa di cui al comma 1, alla
proposta e’ allegata una nota tecnica avente ad oggetto gli
effetti finanziari sul SSN.
7. Dal 1° gennaio 2004, con decreto del Ministro della
salute sono trasferite all’Agenzia le unita’ di personale
gia’ assegnate agli uffici della Direzione generale dei
Farmaci e Dispositivi Medici del Ministero della salute, le
cui competenze transitano alla medesima Agenzia. Il
personale trasferito non potra’ superare il 60 per cento
del personale in servizio alla data del 30 settembre 2003
presso la stessa Direzione generale. Detto personale
conserva il trattamento giuridico ed economico in
godimento. A seguito del trasferimento del personale sono
ridotte in maniera corrispondente le dotazioni organiche
del Ministero della salute e le relative risorse sono
trasferite all’Agenzia. In ogni caso le suddette dotazioni
organiche non possono essere reintegrate. Resta confermata
la collocazione nel comparto di contrattazione collettiva
attualmente previsto per il personale trasferito ai sensi
del presente comma. L’Agenzia puo’ assumere, in relazione a
particolari e motivate esigenze, cui non puo’ far fronte
con personale in servizio, e nei limiti delle proprie
disponibilita’ finanziarie, personale tecnico o altamente
qualificato, con contratti a tempo determinato di diritto
privato. L’Agenzia puo’ altresi’ avvalersi, nei medesimi
limiti di disponibilita’ finanziaria, e comunque per un
numero non superiore a 40 unita’, ai sensi dell’art. 17,
comma 14, della legge 15 maggio 1997, n. 127, di personale
in posizione di comando dal Ministero della salute,
dall’Istituto Superiore di sanita’, nonche’ da altre
Amministrazioni dello Stato, dalle regioni, dalle Aziende
sanitarie e dagli Enti pubblici di ricerca.
8. Agli oneri relativi al personale, alle spese di
funzionamento dell’Agenzia e dell’Osservatorio sull’impiego
dei medicinali (OSMED) di cui al comma 5, lettera b), punto
2, nonche’ per l’attuazione del programma di
farmacovigilanza attiva di cui al comma 19, lettera b), si
fa fronte:
a) mediante le risorse finanziarie trasferite dai
capitoli 3001, 3002, 3003, 3004, 3005, 3006, 3007, 3130,
3430 e 3431 dello stato di previsione della spesa del
Ministero della salute;
b) mediante le entrate derivanti dalla maggiorazione
del 20 per cento delle tariffe di cui all’art. 5, comma 12,
della legge 29 dicembre 1990, n. 407 e successive
modificazioni;
c) mediante eventuali introiti derivanti da contratti
stipulati con l’Agenzia europea per la Valutazione dei
Medicinali (EMEA) e con altri organismi nazionali ed
internazionali per prestazioni di consulenza,
collaborazione, assistenza e ricerca.
9. Le risorse di cui al comma 8, lettera a),
confluiscono nel fondo stanziato in apposita unita’
previsionale di base dello stato di previsione del
Ministero della salute e suddiviso in tre capitoli,
distintamente riferiti agli oneri di gestione, calcolati
tenendo conto dei vincoli di servizio, alle spese di
investimento, alla quota incentivante connessa al
raggiungimento degli obiettivi gestionali.
10. Le risorse di cui al comma 8, lettere b) e c),
affluiscono direttamente al bilancio dell’Agenzia.
10-bis. Le entrate di cui all’art. 12, commi 7 e 8, del
decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 541, spettano per
il 60 per cento all’Agenzia ed affluiscono direttamente al
bilancio della stessa.
10-ter. Le somme a carico delle officine farmaceutiche
di cui all’art. 7, commi 4 e 5, del decreto legislativo
29 maggio 1991, n. 178, e successive modificazioni,
spettano all’Agenzia ed affluiscono direttamente al
bilancio della stessa.
11. Per l’utilizzo delle risorse di cui al comma 9 e’
autorizzata l’apertura di apposita contabilita’ speciale.
11-bis. Con effetto dal 1° gennaio 2005, con decreto
del Ministro della salute sono trasferiti in proprieta’
all’Agenzia i beni mobili del Ministero della salute in uso
all’Agenzia medesima alla data 31 dicembre 2004.
12. A decorrere dall’anno 2005, al finanziamento
dell’Agenzia si provvede ai sensi dell’art. 11, comma 3,
lettera d) della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive
modificazioni.
13. Con uno o piu’ decreti del Ministro della salute,
di concerto con il Ministro della funzione pubblica e con
il Ministro dell’economia e delle finanze, d’intesa con la
Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome, da adottare entro novanta
giorni dalla data di entrata in vigore della legge di
conversione del presente decreto, sono adottate le
necessarie norme regolamentari per l’organizzazione e il
funzionamento dell’Agenzia, prevedendo che l’Agenzia per
l’esplicazione delle proprie funzioni si organizza in
strutture amministrative e tecnico scientifiche, compresa
quella che assume le funzioni tecnico scientifiche gia’
svolte dalla Commissione unica del farmaco e disciplinando
i casi di decadenza degli organi anche in relazione al
mantenimento dell’equilibrio economico finanziario del
settore dell’assistenza farmaceutica.
14. La Commissione unica del farmaco cessa di operare a
decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto di
cui al comma 13 che regolamenta l’assolvimento di tutte le
funzioni gia’ svolte dalla medesima Commissione da parte
degli organi e delle strutture dell’Agenzia.
15. Per quanto non diversamente disposto dal presente
articolo si applicano le disposizioni di cui agli
articoli 8 e 9 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n.
300.
16. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’
autorizzato ad apportare con propri decreti le occorrenti
variazioni di bilancio.
17. Le Aziende farmaceutiche, entro il 30 aprile di
ogni anno, producono all’Agenzia autocertificazione
dell’ammontare complessivo della spesa sostenuta nell’anno
precedente per le attivita’ di promozione rivolte ai
medici, agli operatori sanitari e ai farmacisti e della sua
ripartizione nelle singole voci di costo, sulla base di uno
schema approvato con decreto del Ministro della salute.
18. Entro la medesima data di cui al comma 17, le
Aziende farmaceutiche versano, su apposito fondo istituito
presso l’Agenzia, un contributo pari al 5 per cento delle
spese autocertificate decurtate delle spese per il
personale addetto.
19. Le risorse confluite nel fondo di cui al comma 18
sono destinate dall’Agenzia:
a) per il 50 per cento, alla costituzione di un fondo
nazionale per l’impiego, a carico del SSN, di farmaci
orfani per malattie rare e di farmaci che rappresentano una
speranza di cura, in attesa della commercializzazione, per
particolari e gravi patologie;
b) per il rimanente 50 per cento:
1) all’istituzione, nell’ambito delle proprie
strutture, di un Centro di informazione indipendente sul
farmaco;
2) alla realizzazione, di concerto con le regioni,
di un programma di farmacovigilanza attiva tramite
strutture individuate dalle regioni, con finalita’ di
consulenza e formazione continua dei Medici di Medicina
generale e dei Pediatri di libera scelta, in collaborazione
con le organizzazioni di categorie e le Societa’
scientifiche pertinenti e le Universita’;
3) alla realizzazione di ricerche sull’uso dei
farmaci ed in particolare di sperimentazioni cliniche
comparative tra farmaci, tese a dimostrare il valore
terapeutico aggiunto, nonche’ sui farmaci orfani e
salvavita, anche attraverso bandi rivolti agli IRCCS, alle
Universita’ ed alle regioni;
4) ad altre attivita’ di informazione sui farmaci, di
farmacovigilanza, di ricerca, di formazione e di
aggiornamento del personale.
20. Al fine di garantire una migliore informazione al
paziente, a partire dal 1° gennaio 2005, le confezioni dei
medicinali devono contenere un foglietto illustrativo ben
leggibile e comprensibile, con forma e contenuto
autorizzati dall’Agenzia.
21. Fermo restando quanto disposto dagli articoli 1, 2,
3, 4, 5, 6, 9, 11, 12, 14, 15 del decreto legislativo
30 dicembre 1992, n. 541, le regioni provvedono, con
provvedimento anche amministrativo, a disciplinare:
a) pubblicita’ presso i medici, gli operatori
sanitari e i farmacisti;
b) consegna di campioni gratuiti;
c) concessione di prodotti promozionali di valore
trascurabile;
d) definizione delle modalita’ con cui gli operatori
del Servizio Sanitario Nazionale comunicano alle regioni la
partecipazione a iniziative promosse o finanziate da
aziende farmaceutiche e da aziende fornitrici di
dispositivi medici per il Servizio Sanitario Nazionale.
22. Il secondo periodo del comma 5 dell’art. 12 del
decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 541, e’ soppresso.
E’ consentita ai medici di medicina generale ed ai pediatri
di libera scelta la partecipazione a convegni e congressi
con accreditamento ECM di tipo educazionale su temi
pertinenti, previa segnalazione alla struttura sanitaria di
competenza. Presso tale struttura e’ depositato un registro
con i dati relativi alle partecipazioni alle manifestazioni
in questione e tali dati devono essere accessibili alle
regioni e all’Agenzia dei Farmaci di cui al comma 2.
23. Nel comma 6 dell’art. 12 del citato decreto
legislativo n. 541 del 1992, le parole: «non comunica la
propria motivata opposizione» sono sostituite dalle
seguenti «comunica il proprio parere favorevole, sentita la
regione dove ha sede l’evento». Nel medesimo comma sono
altresi’ soppresse le parole: «o, nell’ipotesi disciplinata
dal comma 2, non oltre 5 giorni prima dalla data della
riunione».
24. Nel comma 3 dell’art. 6, lettera b), del citato
decreto legislativo n. 541 del 1992, le parole da: «otto
membri a» fino a: «di sanita» sono sostituite dalle
seguenti: «un membro appartenente al Ministero della
salute, un membro appartenente all’istituto Superiore di
Sanita’, due membri designati dalla Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome».
25. La procedura di attribuzione dei crediti ECM deve
prevedere la dichiarazione dell’eventuale conflitto di
interessi da parte dei relatori e degli organizzatori degli
eventi formativi.
26. Il rapporto di dipendenza o di convenzione con le
strutture pubbliche del Servizio sanitario nazionale e con
le strutture private accreditate e’ incompatibile, con
attivita’ professionali presso le organizzazioni private di
cui all’art. 20, comma 3, del decreto legislativo 24 giugno
2003, n. 211.
27. All’art. 11, comma 1, del decreto legislativo
24 giugno 2003, n. 211, sono apportate le seguenti
modifiche:
a) nel primo capoverso le parole: «all’autorita’
competente» sono sostituite dalle seguenti: «all’Agenzia
italiana del farmaco, alla regione sede della
sperimentazione»;
b) (omissis).
28. Con accordo sancito in sede di Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome, sono definiti gli ambiti nazionale e
regionali dell’accordo collettivo per la disciplina dei
rapporti con le farmacie, in coerenza con quanto previsto
dal presente articolo .
29. Salvo diversa disciplina regionale, a partire dalla
data di entrata in vigore della legge di conversione del
presente decreto, il conferimento delle sedi farmaceutiche
vacanti o di nuova istituzione ha luogo mediante
l’utilizzazione di una graduatoria regionale dei farmacisti
risultati idonei, risultante da un concorso unico
regionale, per titoli ed esami, bandito ed espletato dalla
regione ogni quattro anni.
30. A decorrere dalla data di insediamento degli organi
dell’Agenzia, di cui al comma 4, sono abrogate le
disposizioni di cui all’art. 3, comma 9-ter, del
decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, convertito, con
modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002, n. 112. A
decorrere dalla medesima data sono abrogate le norme
previste dall’art. 9, commi 2 e 3, del decreto-legge
8 luglio 2002, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla
legge 8 agosto 2002, n. 178.
31. Dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, all’art. 7 comma 1 del decreto-legge 18 settembre
2001, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge
16 novembre 2001, n. 405, sono soppresse le parole: «tale
disposizione non si applica ai medicinali coperti da
brevetto sul principio attivo».
32. Dal 1° gennaio 2005, lo sconto dovuto dai
farmacisti al SSN in base all’art. 1, comma 40, della legge
23 dicembre 1996, n. 662, come modificato dall’art. 52,
comma 6, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, si applica a
tutti i farmaci erogati in regime di SSN, fatta eccezione
per l’ossigeno terapeutico e per i farmaci, siano essi
specialita’ o generici, che abbiano un prezzo
corrispondente a quello di rimborso cosi’ come definito
dall’art. 7, comma 1, del decreto-legge 18 settembre 2001,
n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge
16 novembre 2001, n. 405.
33. Dal 1° gennaio 2004 i prezzi dei prodotti
rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale sono
determinati mediante contrattazione tra Agenzia e
Produttori secondo le modalita’ e i criteri indicati nella
DeliberaCIPE 1° febbraio 2001, n. 3, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale n. 73 del 28 marzo 2001.
34. Fino all’insediamento degli Organi dell’Agenzia, le
funzioni e i compiti ad essa affidati, sono assicurati dal
Ministero della salute e i relativi provvedimenti sono
assunti con decreto del Ministro della salute.
35. Fino alla data di entrata in vigore del decreto di
cui al comma 13, la Commissione unica del farmaco continua
ad operare nella sua attuale composizione e con le sue
attuali funzioni.».
Note all’art. 1, comma 297:
– Si riporta il testo del comma 3 dell’art. 6 del
decreto del Ministro della salute 20 settembre 2004, n. 245
(Regolamento recante norme sull’organizzazione ed il
funzionamento dell’Agenzia Italiana del Farmaco, a norma
dell’art. 48, comma 13, del decreto-legge 30 settembre
2003, n. 269, convertito nella legge 24 novembre 2003, n.
326):
«3. Il Consiglio di amministrazione, inoltre, su
istruttoria del Direttore generale:
a) delibera il bilancio preventivo e consuntivo e il
programma triennale ed annuale di attivita’ dell’Agenzia e
li trasmette al Ministro della salute;
b) delibera i regolamenti interni dell’Agenzia;
c) delibera la dotazione organica complessiva e il
numero degli uffici dirigenziali di livello non generale;
d) approva i periodici rapporti informativi
predisposti dal Direttore generale ai sensi dell’art. 48,
comma 5, della legge di riferimento;
e) verifica che i contratti e le convenzioni siano
stipulati secondo gli indirizzi strategici impartiti dal
Consiglio medesimo;
f) provvede alla ripartizione del Fondo di cui
all’art. 48, comma 19, della legge di riferimento,
adottando le opportune direttive per il suo utilizzo;
g) istituisce il Centro di informazione indipendente
sul farmaco di cui al citato art. 48, comma 19, della legge
di riferimento;
h) provvede alla nomina della Commissione per la
promozione della ricerca e sviluppo nel settore
farmaceutico di cui all’art. 21 del presente regolamento;
i) approva la lista degli esperti dell’Agenzia con
comprovata competenza tecnico-scientifica e sanitaria con i
relativi compensi, nel limite massimo di venti unita’. Per
assicurare le attivita’ di consulenza per l’Agenzia, per le
funzioni istruttorie nell’ambito delle sottocommissioni,
dei gruppi di lavoro e degli altri organismi, anche a
livello europeo, puo’ avvalersi, nei limiti delle risorse
disponibili, di consulenti, ai quali e’ corrisposta una
indennita’ di presenza;
j) propone al Ministro della salute la variazione
delle tariffe per l’autorizzazione all’immissione in
commercio dei medicinali.».
– Si riporta il testo del comma 2 dell’art. 10 del gia’
citato decreto del Ministro della salute n. 245 del 2004:
«2. Il Direttore generale e’ il legale rappresentante
dell’Agenzia. Egli ha tutti i poteri di gestione
dell’Agenzia e ne dirige l’attivita’, emanando i
provvedimenti che non siano attribuiti agli altri organi
della stessa. E’ responsabile del conseguimento dei
risultati fissati ai sensi dell’art. 3, comma 1, e
dell’art. 4, commi 2 e 3 del presente regolamento. Il
Direttore generale in particolare:
a) predispone e propone per la deliberazione da parte
del Consiglio di amministrazione:
i) programmi triennali e annuali di attivita’
dell’Agenzia accompagnati dai rispettivi documenti di
bilancio previsionale e di rendicontazione;
ii) gli schemi di regolamenti interni necessari per
assicurare il funzionamento dell’Agenzia;
iii) la dotazione organica complessiva e la
ripartizione tra le aree funzionali delle relative risorse
umane, materiali ed economico-finanziarie;
b) stipula la convenzione di cui al precedente art.
4, comma 3 del presente regolamento;
c) definisce gli obiettivi delle aree funzionali e
degli uffici dirigenziali, ne stabilisce i livelli di
responsabilita’ ed attua le modalita’ di incentivazione
economica per il conseguimento degli obiettivi e dei
risultati;
d) attua la ripartizione tra gli uffici di Direzione
generale delle relative risorse umane, materiali ed
economico-finanziarie;
e) adotta gli atti ed i provvedimenti amministrativi
e gli atti di gestione necessari per il conseguimento degli
obiettivi dell’Agenzia ed esercita i relativi poteri di
spesa, con possibilita’ di specifica delega ai dirigenti
delle aree funzionali e degli uffici dirigenziali;
f) attua le misure idonee ad assicurare le funzioni
di cui all’art. 48, comma 5, lettere a), b), g), h), i) ed
l) della legge di riferimento;
g) redige i periodici rapporti informativi di cui
all’art. 4, comma 2, lettera d), del presente regolamento,
li sottopone al Consiglio di amministrazione per
l’approvazione e li trasmette al Ministro della salute;
h) propone al Consiglio di amministrazione l’elenco
degli esperti e dei consulenti di cui all’art. 6, comma 3,
lettera i) del presente regolamento;
i) mantiene i rapporti con le Agenzie degli altri
Paesi, con l’EMEA e gli altri Organismi internazionali.».
Note all’art. 1, comma 298:
– Per il riferimento al comma 18 dell’art. 48 del gia’
citato decreto-legge n. 269 del 2003 vedasi nota al
comma 295.
Note all’art. 1, comma 299:
– Si riporta il testo dell’art. 21 del decreto
legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 (Riordino della
disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle
organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale):
«Art. 21 (Esenzioni in materia di tributi locali). – 1.
I comuni, le province, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano possono deliberare nei confronti delle
ONLUS la riduzione o l’esenzione dal pagamento dei tributi
di loro pertinenza e dai connessi adempimenti.».
– Per il riferimento al decreto legislativo 15 dicembre
1997, n. 446 vedasi nota al comma 181.
Note all’art. 1, comma 300:
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 37 del
decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368 (Attuazione
della direttiva 93/16/CE in materia di libera circolazione
dei medici e di reciproco riconoscimento dei loro diplomi,
certificati ed altri titoli e delle direttive 97/50/CE,
98/21/CE, 98/63/CE e 99/46/CE che modificano la direttiva
93/16/CE), cosi’ come modificato dalla presente legge:
«Art. 37. – 1. All’atto dell’iscrizione alle scuole
universitarie di specializzazione in medicina e chirurgia,
il medico stipula uno specifico contratto annuale di
formazione specialistica, disciplinato dal presente decreto
legislativo e dalla normativa per essi vigente, per quanto
non previsto o comunque per quanto compatibile con le
disposizioni di cui al presente decreto legislativo. Il
contratto e’ finalizzato esclusivamente all’acquisizione
delle capacita’ professionali inerenti al titolo di
specialista, mediante la frequenza programmata delle
attivita’ didattiche formali e lo svolgimento di attivita’
assistenziali funzionali alla progressiva acquisizione
delle competenze previste dall’ordinamento didattico delle
singole scuole, in conformita’ alle indicazioni dell’Unione
europea. Il contratto non da’ in alcun modo diritto
all’accesso ai ruoli del Servizio sanitario nazionale e
dell’universita’ o ad alcun rapporto di lavoro con gli enti
predetti.».
– Si riporta il testo degli articoli 39, 41 e 46 del
gia’ citato decreto legislativo n. 368 del 1999, cosi’ come
modificato dalla presente legge:
«Art. 39. – 1. Al medico in formazione specialistica,
per tutta la durata legale del corso, e’ corrisposto un
trattamento economico annuo onnicomprensivo.
2. (Abrogato).
3. Il trattamento economico e’ costituito da una parte
fissa, uguale per tutte le specializzazioni e per tutta la
durata del corso, e da una parte variabile, ed e’
determinato annualmente con decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, di
concerto con il Ministro della salute e con il Ministro
dell’economia e delle finanze, avuto riguardo
preferibilmente al percorso formativo degli ultimi tre
anni. In fase di prima applicazione, per gli anni
accademici 2006-2007 e 2007-2008, la parte variabile non
potra’ eccedere il 15 per cento di quella fissa.
4. Il trattamento economico e’ corrisposto mensilmente
dalle universita’ presso cui operano le scuole di
specializzazione.
4-bis. Alla ripartizione ed assegnazione a favore delle
universita’ delle risorse previste per il finanziamento
della formazione dei medici specialisti per l’anno
accademico di riferimento si provvede con decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del
Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca,
di concerto con il Ministro della salute e con il Ministro
dell’economia e delle finanze.».
«Art. 41. – 1. Il trattamento economico e’ assoggettato
alle disposizioni di cui all’art. 4 della legge 13 agosto
1984, n. 476.
2. A decorrere dall’anno accademico 2006-2007, ai
contratti di formazione specialistica si applicano le
disposizioni di cui all’art. 2, comma 26, primo periodo,
della legge 8 agosto 1995, n. 335, nonche’ le disposizioni
di cui all’art. 45 del decreto-legge 30 settembre 2003, n.
269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre
2003, n. 326.
3. L’azienda sanitaria presso la quale il medico in
formazione specialistica svolge l’attivita’ formativa
provvede, con oneri a proprio carico alla copertura
assicurativa per i rischi professionali, per la
responsabilita’ civile contro terzi e gli infortuni
connessi all’attivita’ assistenziale svolta dal medico in
formazione nelle proprie strutture, alle stesse condizioni
del proprio personale.».
«Art. 46 (Disposizioni finali). – 1. Agli oneri recati
dal titolo VI del presente decreto legislativo si provvede
nei limiti delle risorse previste dall’art. 6, comma 2,
della legge 29 dicembre 1990, n. 428, e dall’art. 1 del
decreto-legge 2 aprile 2001, n. 90, convertito dalla legge
8 maggio 2001, n. 188, destinate al finanziamento della
formazione dei medici specialisti, incrementate di 70
milioni di euro per l’anno 2006 e di 300 milioni di euro
annui a decorrere dall’anno 2007.
2. Le disposizioni di cui agli articoli da 37 a 42 si
applicano a decorrere dall’anno accademico 2006-2007. I
decreti di cui all’art. 39, commi 3 e 4-bis, sono adottati
nel rispetto del limite di spesa di cui al comma 1. Fino
all’anno accademico 2005-2006 si applicano le disposizioni
di cui al decreto legislativo 8 agosto 1991, n. 257.
3. Sono abrogate la legge 22 maggio 1978, n. 217 e la
legge 27 gennaio 1986, n. 19, e successive modificazioni,
limitatamente alle disposizioni concernenti i medici, il
decreto legislativo 8 agosto 1991, n. 256, nonche’ il
decreto legislativo 8 agosto 1991, n. 257, fatto salvo
quanto previsto dall’art. 3, comma 2.».
Note all’art. 1, comma 303:
– Si riporta il testo dell’art. 12-bis del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive
modificazioni (Riordino della disciplina in materia
sanitaria, a norma dell’art. 1 della legge 23 ottobre 1992,
n. 421):
«Art. 12-bis (Ricerca sanitaria). – 1. La ricerca
sanitaria risponde al fabbisogno conoscitivo e operativo
del Servizio sanitario nazionale e ai suoi obiettivi di
salute, individuato con un apposito programma di ricerca
previsto dal Piano sanitario nazionale.
2. Il Piano sanitario nazionale definisce, con
riferimento alle esigenze del Servizio sanitario nazionale
e tenendo conto degli obiettivi definiti nel Programma
nazionale per la ricerca di cui al decreto legislativo
5 giugno 1998, n. 204, gli obiettivi e i settori principali
della ricerca del Servizio sanitario nazionale, alla cui
coerente realizzazione contribuisce la comunita’
scientifica nazionale.
3. Il Ministero della sanita’, sentita la Commissione
nazionale per la ricerca sanitaria, di cui all’art. 2,
comma 7, del decreto legislativo 30 giugno 1993, n. 266,
elabora il programma di ricerca sanitaria e propone
iniziative da inserire nella programmazione della ricerca
scientifica nazionale, di cui al decreto legislativo
5 giugno 1998, n. 204, e nei programmi di ricerca
internazionali e comunitari. Il programma e’ adottato dal
Ministro della sanita’, d’intesa con la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, entro sei mesi
dalla data di entrata in vigore del Piano sanitario
nazionale, ha validita’ triennale ed e’ finanziato dalla
quota di cui all’art. 12, comma 2.
4. Il programma di ricerca sanitaria:
a) individua gli obiettivi prioritari per il
miglioramento dello stato di salute della popolazione;
b) favorisce la sperimentazione di modalita’ di
funzionamento, gestione e organizzazione dei servizi
sanitari nonche’ di pratiche cliniche e assistenziali e
individua gli strumenti di verifica del loro impatto sullo
stato di salute della popolazione e degli utilizzatori dei
servizi;
c) individua gli strumenti di valutazione
dell’efficacia, dell’appropriatezza e della congruita’
economica delle procedure e degli interventi, anche in
considerazione di analoghe sperimentazioni avviate da
agenzie internazionali e con particolare riferimento agli
interventi e alle procedure prive di una adeguata
valutazione di efficacia;
d) favorisce la ricerca e la sperimentazione volte a
migliorare la integrazione multiprofessionale e la
continuita’ assistenziale, con particolare riferimento alle
prestazioni sociosanitarie a elevata integrazione
sanitaria;
e) favorisce la ricerca e la sperimentazione volta a
migliorare la comunicazione con i cittadini e con gli
utilizzatori dei servizi sanitari, a promuovere
l’informazione corretta e sistematica degli utenti e la
loro partecipazione al miglioramento dei servizi;
f) favorisce la ricerca e la sperimentazione degli
interventi appropriati per la implementazione delle linee
guida e dei relativi percorsi diagnostico-terapeutici, per
l’autovalutazione della attivita’ degli operatori, la
verifica e il monitoraggio e il monitoraggio dei risultati
conseguiti.
5. Il programma di ricerca sanitaria si articola nelle
attivita’ di ricerca corrente e di ricerca finalizzata. La
ricerca corrente e’ attuata tramite i progetti
istituzionali degli organismi di ricerca di cui al
comma seguente nell’ambito degli indirizzi del programma
nazionale, approvati dal Ministro della sanita’. La ricerca
finalizzata attua gli obiettivi prioritari, biomedici e
sanitari, del Piano sanitario nazionale. I progetti di
ricerca biomedica finalizzata sono approvati dal Ministro
della sanita’ di concerto con il Ministro dell’universita’
e della ricerca scientifica e tecnologica, allo scopo di
favorire il loro coordinamento.
6. Le attivita’ di ricerca corrente e finalizzata sono
svolte dalle regioni, dall’Istituto superiore di sanita’,
dall’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza
sul lavoro, dall’Agenzia per i servizi sanitari regionali,
dagli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico
pubblici e privati nonche’ dagli Istituti zooprofilattici
sperimentali. Alla realizzazione dei progetti possono
concorrere, sulla base di specifici accordi, contratti o
convenzioni, le Universita’, il Consiglio nazionale delle
ricerche e gli altri enti di ricerca pubblici e privati,
nonche’ imprese pubbliche e private.
7. Per l’attuazione del programma il ministero della
sanita’, anche su iniziativa degli organismi di ricerca
nazionali, propone al Ministero per l’universita’ e la
ricerca scientifica e tecnologica e agli altri ministeri
interessati le aree di ricerca biomedica e sanitaria di
interesse comune, concordandone l’oggetto, le modalita’ di
finanziamento e i criteri di valutazione dei risultati
delle ricerche.
8. Il Ministero della sanita’, nell’esercizio della
funzione di vigilanza sull’attuazione del programma
nazionale, si avvale della collaborazione
tecnico-scientifica della Commissione nazionale per la
ricerca sanitaria di cui all’art. 2, comma 7, del decreto
legislativo 30 giugno 1993, n. 266, degli organismi
tecnico-scientifici del Servizio sanitario nazionale e
delle regioni, sulla base di metodologie di accreditamento
qualitativo.
9. Anche ai fini di cui al comma 1 del presente
articolo , le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano disciplinano l’organizzazione e il funzionamento
dei Comitati etici istituiti presso ciascuna azienda
sanitaria ai sensi del decreto ministeriale 15 luglio 1997,
pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 18 agosto 1997, n. 191,
e del decreto ministeriale 18 marzo 1998, pubblicato sulla
Gazzetta Ufficiale 28 maggio 1998, n. 122, tenendo conto
delle indicazioni e dei requisiti minimi di cui ai predetti
decreti e istituendo un registro dei Comitati etici
operanti nei propri ambiti territoriali.
10. Presso il ministero della sanita’ e’ istituito il
Comitato etico nazionale per la ricerca e per le
sperimentazioni cliniche . Il Comitato:
a) segnala, su richiesta della Commissione per la
ricerca sanitaria ovvero di altri organi o strutture del
ministero della sanita’ o di altre pubbliche
amministrazioni, le conseguenze sotto il profilo etico dei
progetti di ricerca biomedica e sanitaria;
b) comunica a organi o strutture del ministero della
sanita’ le priorita’ di interesse dei progetti di ricerca
biomedica e sanitaria;
c) coordina le valutazioni etico-scientifiche di
sperimentazioni cliniche multicentriche di rilevante
interesse nazionale, relative a medicinali o a dispositivi
medici, su specifica richiesta del Ministro della sanita’;
d) esprime parere su ogni questione
tecnico-scientifica ed etica concernente la materia della
ricerca di cui al comma 1 e della sperimentazione clinica
dei medicinali e dei dispositivi medici che gli venga
sottoposta dal Ministro della sanita’.
11. Le regioni formulano proposte per la
predisposizione del programma di ricerca sanitaria di cui
al presente articolo , possono assumere la responsabilita’
della realizzazione di singoli progetti finalizzati, e
assicurano il monitoraggio sulla applicazione dei
conseguenti risultati nell’ambito del Servizio sanitario
regionale.».
Note all’art. 1, comma 305:
– Per il riferimento all’art. 12-bis del decreto
legislativo n. 502 del 1992 vedasi nota al comma 303.
Note all’art. 1, comma 307:
– Si riporta il comma 1 dell’art. 1-ter del
decreto-legge 27 maggio 2005, n. 87, convertito, con
modificazioni, dalla legge 26 luglio 2005, n. 149
(Disposizioni urgenti per il prezzo dei farmaci non
rimborsabili dal Servizio sanitario nazionale nonche’ in
materia di confezioni di prodotti farmaceutici e di
attivita’ libero-professionale intramuraria), cosi’ come
modificato dalla presente legge:
«Art. 1-ter. – 1. Ferma restando la disposizione di cui
al comma 165 dell’art. 1 della legge 30 dicembre 2004, n.
311, l’Agenzia italiana del farmaco, entro novanta giorni
dalla data di entrata in vigore della legge di conversione
del presente decreto, con proprio provvedimento individua
tra i farmaci le specialita’ per le quali devono essere
previste anche confezioni monodose o confezioni contenenti
una singola unita’ posologica, ad esclusione dei farmaci di
automedi-cazione.».
Note all’art. 1, comma 308:
– Per il riferimento al testo del comma 180 dell’art. 1
della gia’ citata legge n. 311 del 2004 vedasi nota al
comma 281.
Note all’art. 1, comma 309:
– Si riporta il testo dell’art. 2 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 155, e successive
modificazioni (Completamento del riordino dell’Agenzia per
i servizi sanitari regionali, a norma degli articoli 1 e 3,
comma 1, lettera c), della legge 15 marzo 1997, n. 59):
«Art. 2 (Organi). – 1. Sono organi dell’Agenzia il
presidente del consiglio di amministrazione, il consiglio
di amministrazione, il direttore ed il collegio dei
revisori dei conti. I componenti degli organi dell’Agenzia
durano in carica cinque anni e sono rinnovabili una sola
volta.
2. Il presidente del consiglio di amministrazione, che
assume la rappresentanza dell’Agenzia, convoca e presiede
il consiglio di amministrazione.
3. Il consiglio di amministrazione e’ composto dal
presidente e da quattro membri. Il presidente e’ nominato
con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su
proposta del Ministro della sanita’, d’intesa con la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome. I membri del consiglio di
amministrazione sono nominati con decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro della
sanita’; due di essi sono designati dalla Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome, unificati con la Conferenza Stato-Citta’
ed autonomie locali. Tutti i componenti del consiglio di
amministrazione sono scelti tra esperti di riconosciuta
competenza in materia di organizzazione e programmazione
dei servizi sanitari, anche estranei alla pubblica
amministrazione, e possono essere confermati, con le stesse
modalita’, una sola volta.
4. Il direttore e’ nominato con decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della
sanita’, d’intesa con la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome,
tra esperti di riconosciuta competenza in materia di
organizzazione e programmazione dei servizi sanitari, anche
estranei all’amministrazione. Il rapporto di lavoro del
direttore e’ regolato da contratto di diritto privato e non
e’ immediatamente rinnovabile; alla scadenza del triennio
la nomina puo’ essere rinnovata per una sola volta, su
proposta del consiglio di amministrazione dell’Agenzia,
motivata con riferimento all’eccellenza dei risultati
raggiunti.
5. Il direttore esercita tutti i poteri di gestione
dell’Agenzia, salvo quelli attribuiti ad altri organi della
medesima.».
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 6 della
legge 15 luglio 2002, n. 145 (Disposizioni per il riordino
della dirigenza statale e per favorire lo scambio di
esperienze e l’interazione tra pubblico e privato):
«Art. 6 (Norme in materia di incarichi presso enti,
societa’ e agenzie). -1. Le nomine degli organi di vertice
e dei componenti dei consigli di amministrazione o degli
organi equiparati degli enti pubblici, delle societa’
controllate o partecipate dallo Stato, delle agenzie o di
altri organismi comunque denominati, conferite dal Governo
o dai Ministri nei sei mesi antecedenti la scadenza
naturale della legislatura, computata con decorrenza dalla
data della prima riunione delle Camere, o nel mese
antecedente lo scioglimento anticipato di entrambe le
Camere, possono essere confermate, revocate, modificate o
rinnovate entro sei mesi dal voto sulla fiducia al Governo.
Decorso tale termine gli incarichi per i quali non si sia
provveduto si intendono confermati fino alla loro naturale
scadenza. Le stesse disposizioni si applicano ai
rappresentanti del Governo e dei Ministri in ogni organismo
e a qualsiasi livello, nonche’ ai componenti di comitati,
commissioni e organismi ministeriali e interministeriali,
nominati dal Governo o dai Ministri.».
Note all’art. 1, comma 310:
– Per il riferimento all’art. 20 della legge 11 marzo
1988, n. 67 e successive modificazioni vedasi nota al
comma 285.
– Si riporta il testo dell’art. 5-bis del gia’ citato
decreto legislativo n. 502 del 1992:
«Art. 5-bis (Ristrutturazione edilizia e ammodernamento
tecno-logico). 1. Nell’ambito dei programmi regionali per
la realizzazione degli interventi previsti dall’art. 20
della legge 11 marzo 1988, n. 67, il Ministero della
sanita’ puo’ stipulare, di concerto con il Ministero del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica e
d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano e nei limiti delle disponibilita’ finanziarie,
iscritte nel bilancio dello Stato e nei bilanci regionali,
accordi di programma con le regioni e con altri soggetti
pubblici interessati aventi a oggetto la relativa copertura
finanziaria nell’arco pluriennale degli interventi,
l’accelerazione delle procedure e la realizzazione di
opere, con particolare riguardo alla qualificazione e messa
a norma delle strutture sanitarie.
2. Gli accordi di programma previsti dal comma 1
disciplinano altresi’ le funzioni di monitoraggio e di
vigilanza demandate al ministero della sanita’, i rapporti
finanziari fra i soggetti partecipanti all’accordo, le
modalita’ di erogazione dei finanziamenti statali, le
modalita’ di partecipazione finanziaria delle regioni e
degli altri soggetti pubblici interessati, nonche’ gli
eventuali apporti degli enti pubblici preposti
all’attuazione.
3. In caso di mancata attivazione del programma oggetto
dell’accordo entro i termini previsti dal medesimo
programma, la copertura finanziaria assicurata dal
ministero della sanita’ viene riprogrammata e riassegnata,
sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome, in favore di
altre regioni o enti pubblici interessati al programma di
investimenti, tenuto conto della capacita’ di spesa e di
immediato utilizzo delle risorse da parte dei medesimi.».
Note all’art. 1, comma 311:
– Per il riferimento all’art. 20 della legge 11 marzo
1988, n. 67 vedasi nota al comma 310.
Note all’art. 1, comma 313:
– Si riporta il testo dell’art. 58 della gia’ citata
legge n. 289 del 2002; come modificato della presente
legge:
«Art. 58 (Incentivi per la ricerca farmaceutica). – 1.
Nell’ambito della procedura negoziale del prezzo dei
farmaci innovativi registrati con procedura centralizzata o
di mutuo riconoscimento e’ riconosciuto un sistema di
«premio di prezzo» (premium price) alle aziende
farmaceutiche che effettuano investimenti sul territorio
nazionale finalizzati alla ricerca e allo sviluppo del
settore farmaceutico. Tale procedura negoziale si applica
anche ai farmaci innovativi registrati con procedura
nazionale ove l’Italia sia designata Paese di riferimento
per la procedura di mutuo riconoscimento in Europa.
2. Il «premio di prezzo» previsto dal comma 1, la cui
entita’ e’ sottoposta a verifica annuale, e’ determinato
sulla base dei seguenti criteri nell’ambito delle
disponibilita’ finanziarie prefissate per la spesa
farmaceutica:
a) volume annuale assoluto di investimenti produttivi
ed in ricerca;
b) rapporto investimenti in officine di produzione
dell’anno considerato rispetto alla media degli
investimenti del triennio precedente;
c) livelli annuali delle esportazioni;
d) rapporto incrementale delle esportazioni (prodotti
finiti e semilavorati) rispetto all’anno precedente;
e) numero degli occupati in ricerca e numero addetti
per la ricerca, al netto del personale per il marketing,
rapportato alla media degli addetti dei tre anni
precedenti;
f) incremento del rapporto tra la spesa per la
ricerca effettuata sul territorio nazionale ed il fatturato
relativo agli anni precedenti. I coefficienti dei criteri
di cui al presente comma e l’entita’ massima del «premio di
prezzo» in rapporto al prezzo negoziato sono definiti nei
limiti di un importo finanziario pari allo 0,1 per cento
del finanziamento complessivo per la spesa farmaceutica.
3. I criteri di cui al comma 2 si applicano anche ai
prodotti in licenza.».
Note all’art. 1, comma 316:
– Per il riferimento al comma 2 dell’art. 58 della
legge n. 289 del 2002 vedasi nota al comma 313.
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 50 della
gia’ citata legge n. 448 del 1998:
«Art. 50 (Rifinanziamento dei programmi di
investimento). – 1. Al fine di agevolare lo sviluppo
dell’economia e dell’occupazione, sono disposti i seguenti
finanziamenti:
a) per la prosecuzione degli interventi previsti
dall’art. 9 della legge 26 febbraio 1992, n. 211, sono
autorizzati ulteriori limiti di impegno ventennali di lire
80 miliardi a decorrere dall’anno 2000 e di lire 100
miliardi a decorrere dall’anno 2001; a tal fine, per una
migliore attuazione degli interventi ivi previsti, all’art.
1 della legge 26 febbraio 1992, n. 211, e successive
modificazioni, dopo il comma 1 e’ inserito il seguente:
(omissis);
b) per la prosecuzione degli interventi per la
salvaguardia di Venezia di cui alla legge 5 febbraio 1992,
n. 139, sono autorizzati, con le medesime modalita’ di
ripartizione di cui alla legge 3 agosto 1998, n. 295,
limiti di impegno quindicennali rispettivamente di lire 70
miliardi dall’anno 1999, lire 20 miliardi dall’anno 2000 e
lire 30 miliardi dall’anno 2001. I soggetti beneficiari,
ivi compresi i destinatari degli stanziamenti previsti
dall’art. 3, comma 2, della legge 3 agosto 1998, n. 295,
sono autorizzati a contrarre mutui secondo criteri e
modalita’ che verranno stabiliti con decreto del Ministro
del tesoro, del bilancio e della programmazione economica.
Il Presidente del Comitato istituito dall’art. 4 della
legge 29 novembre 1984, n. 798, presenta ogni anno una
relazione al Parlamento sullo stato di avanzamento dei
lavori;
c) per l’attuazione del programma decennale di
interventi in materia di ristrutturazione edilizia e di
ammodernamento tecnologico del patrimonio sanitario
pubblico di cui all’art. 20 della legge 11 marzo 1988, n.
67, e successive modificazioni, ivi compresi gli interventi
finalizzati all’adeguamento della sicurezza di cui al
decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive
modificazioni, e’ autorizzata la spesa di lire 1.200
miliardi per l’anno 1999, di lire 1.165 miliardi per l’anno
2000 e di lire 1.300 miliardi per l’anno 2001;
d) per la prosecuzione del programma di interventi
urgenti in favore delle zone terremotate, di cui al capo I
del decreto-legge 30 gennaio 1998, n. 6, convertito, con
modificazioni, dalla legge 30 marzo 1998, n. 61, le regioni
Marche e Umbria sono autorizzate a contrarre mutui, a
fronte dei quali il Dipartimento della protezione civile e’
autorizzato a concorrere con contributi ventennali. A tale
scopo sono autorizzati limiti di impegno di lire 100
miliardi dall’anno 1999, di lire 150 miliardi dall’anno
2000 e di lire 200 miliardi dall’anno 2001;
e) per la prosecuzione del programma di
ammodernamento e potenziamento tecnologico della Polizia di
Stato, dell’Arma dei carabinieri, del Corpo della guardia
di finanza e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco
previsto dal decreto-legge 18 gennaio 1992, n. 9,
convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio
1992, n. 217, sono autorizzati limiti di impegno
quindicennali di lire 108,8 miliardi dall’anno 1999 e di
lire 67,1 miliardi dall’anno 2000;
f) per le finalita’ e con le modalita’ di cui
all’art. 19 della legge 30 marzo 1981, n. 119, e secondo
priorita’ stabilite dal Ministero di grazia e giustizia,
gli enti locali possono contrarre mutui con la Cassa
depositi e prestiti nell’anno 1999 fino ad un complessivo
importo massimo di lire 800 miliardi. I mutui eventualmente
non contratti nell’anno 1999 possono esserlo entro l’anno
2003. Per far fronte al relativo onere per capitale ed
interessi e’ autorizzato il limite di impegno quindicennale
di lire 80 miliardi dall’anno 2000;
g) per la prosecuzione degli interventi per il
sistema autostradale previsti dall’art. 3, comma 1, della
legge 3 agosto 1998, n. 295, e con i medesimi criteri e
modalita’, sono autorizzati ulteriori limiti di impegno
quindicennali di lire 50 miliardi a decorrere dall’anno
2000 e di lire 20 miliardi a decorrere dall’anno 2001. A
valere su tali risorse la somma di lire 40 miliardi quale
limite di impegno quindicennale e’ riservata per la
costruzione dell’autostrada Pedemontana Veneta con
priorita’ relativamente al tratto dall’autostrada A31 tra
Dueville (Vicenza) e Thiene (Vicenza) all’autostrada A27,
tra Treviso e Spresiano (Treviso). La costruzione deve
assicurare il massimo riuso dei sedimi stradali esistenti e
dei corridoi gia’ previsti dagli strumenti urbanistici
nonche’ il massimo servizio, anche attraverso l’apertura di
tratti alla libera percorrenza del traffico locale per
assicurare la massima compatibilita’ dell’opera con i
territori attraversati;
h) per la prosecuzione degli interventi di cui
all’art. 4, comma 3, della legge 7 agosto 1997, n. 266, il
Ministero della difesa e’ autorizzato ad assumere impegni
pluriennali corrispondenti alle rate di ammortamento dei
mutui contratti dalle imprese fornitrici. A tal fine sono
autorizzati limiti di impegno quindicennali di lire 24
miliardi dall’anno 1999, di lire 50 miliardi dall’anno 2000
e di lire 26 miliardi dall’anno 2001;
i) per la prosecuzione degli interventi di cui
all’art. 3, comma 2, della legge 23 gennaio 1992, n. 32,
concernente la ricostruzione nelle zone terremotate della
Basilicata e della Campania colpite dagli eventi sismici
del 1980-1982, le regioni Basilicata e Campania sono
autorizzate a contrarre mutui di durata ventennale, per un
importo, rispettivamente, di 4 e 6 miliardi di lire a
decorrere dall’anno 2000 e di 6 e 9 miliardi di lire a
decorrere dall’anno 2001. Il Ministero del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica e’ autorizzato a
concorrere con contributi di pari importo. A tale scopo
sono autorizzati limiti di impegno ventennali di lire 10
miliardi a decorrere dall’anno 2000 e di lire 15 miliardi a
decorrere dall’anno 2001;
l) per la contrazione di mutui da parte dei soggetti
competenti al completamento delle opere di cui al titolo
VIII della legge 14 maggio 1981, n. 219, ivi compresi il
pagamento degli oneri di contenzioso, e’ autorizzato il
limite di impegno ventennale di lire 15 miliardi a
decorrere dall’anno finanziario 2000. Con decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il
Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, viene ripartito lo stanziamento tra i predetti
soggetti;
m) per la contrazione di mutui da parte delle
amministrazioni provinciali e comunali al fine di
realizzare opere di edilizia scolastica e’ autorizzato il
limite di impegno ventennale di lire 30 miliardi a
decorrere dall’anno finanziario 2000.».
Note all’art. 1, comma 317:
– Per il riferimento alla lettera f), comma 2 dell’art.
58 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 vedasi nota al
comma 313.
Note all’art. 1, comma 318:
– Si riporta il testo dell’art. 2 della legge
23 settembre 1993, n. 379: «Concessione di un contributo
annuo dello Stato all’Unione italiana ciechi, con vincolo
di destinazione all’Istituto per la ricerca, la formazione
e la riabilitazione ed all’Istituto europeo ricerca,
formazione, orientamento professionale»:
«Art. 2. – 1. L’Unione italiana ciechi trasmette entro
il 31 marzo di ciascun anno al Ministero dell’interno, cui
competono le funzioni di vigilanza sull’Unione stessa ai
sensi del decreto del Presidente della Repubblica
27 febbraio 1990, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.
134 dell’11 giugno 1990, e al Ministero del lavoro e della
previdenza sociale la relazione sull’utilizzazione
nell’anno precedente del contributo di cui all’art. 1.».
Note all’art. 1, comma 319:
– Per il riferimento all’art. 119 della Costituzione
vedasi nota al comma 167.
– Si riporta il testo dell’art. 2 del decreto
legislativo 18 febbraio 2000, n. 56 (Disposizioni in
materia di federalismo fiscale, a norma dell’art. 10 della
legge 13 maggio 1999, n. 133):
«Art. 2 (Compartecipazione regionale all’IVA). – 1. E’
istituita una compartecipazione delle regioni a statuto
ordinario all’IVA.
2. A decorrere dall’anno 2001, la compartecipazione
regionale all’IVA per ciascun anno e’ fissata nella misura
del 25,7 per cento del gettito IVA complessivo realizzato
nel penultimo anno precedente a quello in considerazione,
al netto di quanto devoluto alle regioni a statuto speciale
e delle risorse UE.
3. L’importo della compartecipazione regionale all’IVA
di cui al comma 2 e’ attribuito alle regioni utilizzando
come indicatore di base imponibile la media dei consumi
finali delle famiglie rilevati dall’ISTAT a livello
regionale negli ultimi tre anni disponibili.
4. Con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, su proposta del Ministro del tesoro, del bilancio
e della programmazione economica, sentito il Ministero
della sanita’, d’intesa con la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e Bolzano sono stabilite annualmente entro il
30 settembre di ciascun anno per il triennio successivo,
per ciascuna regione sulla base dei criteri previsti
dall’art. 7:
a) la quota di compartecipazione all’IVA di cui al
comma 3;
b) la quota di concorso alla solidarieta’
interregionale;
c) la quota da assegnare a titolo di fondo
perequativo nazionale;
d) le somme da erogare a ciascuna regione da parte
del Ministero del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica.».
Note all’art. 1, comma 320:
– Si riporta il testo del comma 3 dell’art. 7 del gia’
citato decreto legislativo n. 56 del 2000:
«3. Per l’anno 2001 a ciascuna regione e’ comunque
corrisposto un importo pari alla differenza tra l’ammontare
dei trasferimenti soppressi e il gettito derivante
dall’aumento dell’addizionale regionale all’IRPEF e
dell’accisa sulle benzine di cui all’art. 3, comma 1, e
all’art. 4. L’importo cosi’ determinato viene rapportato
all’importo della compartecipazione all’IVA determinato in
applicazione dell’art. 2, comma 2, e al fine di individuare
la quota di incidenza della spesa storica.».
– Si riporta il testo dell’Allegato A) del citato
decreto legislativo n. 56 del 2000:

«Allegato A
(previsto dall’art. 7, comma 1)

Specifiche tecniche
PARTE I

—-> Vedere Allegato da pag. 152 a pag. 153 in formato zip/pdf

– Per il riferimento all’art. 2 del decreto legislativo
n. 56 del 2000 vedasi nota al comma precedente.
– Si riporta il testo degli articoli 3, 4 e 13 del gia’
citato decreto legislativo n. 56 del 2000:
«Art. 3 (Aliquote dell’addizionale regionale IRPEF e
rideterminazione delle aliquote erariali). – 1. A decorrere
dall’anno 2000, le aliquote dell’addizionale regionale
all’IRPEF dello 0,5 per cento e dell’1 per cento previste
dall’art. 50, comma 3, del decreto legislativo 15 dicembre
1997, n. 446, sono elevate, rispettivamente, allo 0,9 per
cento e all’1,4 per cento.
2. A decorrere dal 2001 le aliquote dell’IRPEF previste
dall’art. 11, comma 1, del decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono ridotte di 0,4
punti percentuali.
3. L’acconto dell’IRPEF e’ ridotto, relativamente al
periodo d’imposta 2001, dal 1998 per cento al 95 per
cento.».
«Art. 4 (Aliquota di compartecipazione regionale
all’accisa sulle benzine). – 1. A decorrere dall’anno 2001,
la quota dell’accisa spettante alle regioni a statuto
ordinario ai sensi dell’art. 3, comma 12, della legge
28 dicembre 1995, n. 549, come modificato dall’art. 17,
comma 22, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e’ elevata
da lire 242 a lire 250 per ciascun litro di benzina
venduta.».
«Art. 13 (Modifiche dell’attribuzione del gettito IRAP
alle regioni a statuto ordinario). – 1. A decorrere
dall’anno 2001 sono soppressi l’art. 41, comma 1, e 42,
commi 2, 3 e 4, del decreto legislativo 15 dicembre 1997,
n. 446, e cessano di avere effetto nei confronti delle
regioni sa statuto ordinario le disposizioni previste dagli
articoli 38 e 39, commi 1, 2, 3 e 4, del predetto decreto
legislativo n. 446 del 1997.
2. Per l’anno 2001, ai fini della determinazione del
Fondo sanitario nazionale di parte corrente e delle
specifiche quote da assegnare alle regioni a statuto
ordinario si considera come dotazione propria il gettito
dell’addizionale regionale all’IRPEF, commisurato
all’aliquota dello 0,5 per cento e il gettito dell’IRAP al
netto dell’ammontare della quota di cui all’art. 26,
comma 1, del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446,
delle spettanze determinate, per il medesimo anno 2001, in
applicazione dell’art. 3, commi 2 e 3, della legge
28 dicembre 1995, n. 549, nonche’, limitatamente alla
regione Toscana, della somma spettante ai sensi dell’art. 4
della legge 8 aprile 1999, n. 87.
3. Per il periodo 2001-2004 e’ istituito nello stato di
previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica un fondo di garanzia per
compensare le regioni a statuto ordinario delle eventuali
minori entrate dell’IRAP e dell’addizionale regionale
all’IRPEF, commisurata all’aliquota dello 0,5 per cento
rispetto alle previsioni delle imposte medesime contenute
nel documento di programmazione economico-finanziaria.
4. Per le regioni a statuto ordinario che realizzano in
ciascuno degli anni relativi al periodo 2001-2004 un
gettito complessivo dell’IRAP e dell’addizionale regionale
all’IRPEF commisurata all’aliquota dello 0,5 per cento
superiore a quello previsto, si provvede al recupero delle
eventuali maggiori entrate a valere sulle somme spettanti
ai sensi dell’art. 7 ovvero sulle spettanze a titolo di
compartecipazione all’accisa sulle benzine.
5. Alla quantificazione del fondo di garanzia si
provvede ai sensi dell’art. 11, comma 3, lettera d), della
legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni ed
integrazioni.
6. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica e’ autorizzato a concedere alle
regioni a statuto ordinario anticipazioni da accreditare
sui conti correnti di cui all’art. 40, comma 1, del decreto
legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, in essere presso la
tesoreria centrale dello Stato in misura sufficiente ad
assicurare, insieme con gli accreditamenti dell’IRAP e
dell’addizionale regionale all’IRPEF, l’ordinato
finanziamento della spesa sanitaria corrente. Con decreto
del Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica sono stabilite le modalita’ di
attuazione delle disposizioni del presente comma.
7. Ai soli fini dell’applicazione delle disposizioni di
cui ai commi 3, 4, 5 e 6 si considerano i gettiti dell’IRAP
e dell’addizionale regionale all’IRPEF, commisurata
all’aliquota dello 0,5 per cento, affluiti sui conti
correnti infruttiferi di tesoreria centrale di cui all’art.
40 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446.».
Note all’art. 1, comma 323:
– Si riporta il testo del comma 3 dell’art. 5 del gia’
citato decreto legislativo n. 56 del 2000:
«3. Alla determinazione delle aliquote e
compartecipazioni per l’anno 2005 si provvede, in via
provvisoria, entro il 31 ottobre 2004 sulla base dei dati
consuntivi dell’anno 2003. Entro il 31 luglio 2005 si
provvede alla definitiva determinazione delle aliquote e
compartecipazioni sulla base dei dati di consuntivo
risultanti per l’anno 2004, tenuto conto anche delle
esigenze di rimodulazione derivanti dall’eventuale minor
gettito dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive
(IRAP) da riequilibrare preferibilmente mediante la
rideterminazione dell’aliquota dell’addizionale regionale
all’IRPEF, ove compatibile con gli andamenti finanziari
delle singole regioni. Il relativo decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri e’ trasmesso alle competenti
Commissioni parlamentari per il parere.».
– Si riporta il testo dell’art. 6 del gia’ citato
decreto legislativo n. 56 del 2000, cosi’ come modificato
dalla presente legge:
«Art. 6 (Rideterminazione delle aliquote per il
finanziamento delle funzioni conferite). – 1. Il
trasferimento dal bilancio dello Stato delle risorse
individuate dai decreti del Presidente del Consiglio dei
Ministri, emanati ai sensi dell’art. 7 della legge 15 marzo
1997, n. 59, ad esclusione di quelle relative all’esercizio
delle funzioni nel settore del trasporto pubblico locale,
cessa a decorrere dal 1° gennaio 2006.
2. (abrogato).
Note all’art. 1, comma 324:
– Si riporta il testo dei commi 58 e 59 dell’art. 1
della gia’ citata legge n. 311 del 2004, cosi’ come
modificati dalla presente legge:
«58. Con riferimento alla perdita di gettito realizzata
dalle regioni a statuto ordinario per gli anni 2003 e
successivi, a seguito della riduzione dell’accisa sulla
benzina non compensata dal maggior gettito delle tasse
automobilistiche, come determinato dall’art. 17, comma 22,
della legge 27 dicembre 1997, n. 449, viene riconosciuto
l’importo di euro 342,583 milioni. Detto importo e’
ripartito tra le regioni entro il 30 aprile 2005, con
decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, sentita
la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, e
integra i trasferimenti soppressi di cui all’art. 1,
comma 1, del decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 56,
ai fini dell’aliquota provvisoria da determinare entro il
31 luglio 2005 ai sensi dell’art. 5, comma 3, del medesimo
decreto legislativo n. 56 del 2000, e successive
modificazioni. Il decreto e’ predisposto sulla base della
proposta delle regioni da presentare in sede di Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano.
59. Ai fini della determinazione dell’aliquota
provvisoria di cui al comma 58 si tiene altresi’ conto dei
trasferimenti attribuiti per l’anno 2004 alle regioni a
statuto ordinario in applicazione dell’art. 70 della legge
28 dicembre 2001, n. 448. Il fondo di cui al citato art. 70
e’ soppresso.».
Note all’art. 1, comma 325:
– Il decreto del Presidente della Repubblica
22 dicembre 1986, n. 917 e’ pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 31 dicembre 1986, n. 302, supplemento ordinario.
Note all’art. 1, comma 326:
– Si riporta il testo dell’art. 16 del decreto del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600
(Disposizioni comuni in materia di accertamento delle
imposte sui redditi), cosi’ come modificato dalla presente
legge:
«Art. 16 (Registro dei beni ammortizzabili). – Le
societa’, gli enti e gli imprenditori commerciali, di cui
al primo comma dell’art. 13, devono compilare il registro
dei beni ammortizzabili entro il termine stabilito per la
presentazione della dichiarazione.
Nel registro devono essere indicati, per ciascun
immobile e per ciascuno dei beni iscritti in pubblici
registri, l’anno di acquisizione, il costo originario, le
rivalutazioni, le svalutazioni, il fondo di ammortamento
nella misura raggiunta al termine del periodo d’imposta
precedente, il coefficiente di ammortamento effettivamente
praticato nel periodo d’imposta, la quota annuale di
ammortamento e le eliminazioni dal processo produttivo.
Per i beni diversi da quelli indicati nel
comma precedente le indicazioni ivi richieste possono
essere effettuate con riferimento a categorie di beni
omogenee per anno di acquisizione e coefficiente di
ammortamento. Per i beni di cui all’art. 102-bis del testo
unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, le
indicazioni ivi richieste possono essere effettuate con
riferimento a categorie di beni omogenee per anno di
acquisizione e vita utile. Per i beni gratuitamente
devolvibili deve essere distintamente indicata la quota
annua che affluisce al fondo di ammortamento finanziario.
Se le quote annuali di ammortamento sono inferiori alla
meta’ di quelle risultanti dall’applicazione dei
coefficienti stabiliti ai sensi del secondo comma dell’art.
68 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre
1973, n. 597, il minor ammontare deve essere distintamente
indicato nel registro dei beni ammortizzabili.
I costi di manutenzione, riparazione, ammodernamento e
trasformazione di cui all’ultimo comma del detto art. 68,
che non siano immediatamente deducibili, non si sommano al
valore dei beni cui si riferiscono ma sono iscritti in voci
separate del registro dei beni ammortizzabili a seconda
dell’anno di formazione.».
Note all’art. 1, comma 328:
– Si riporta il comma 10 dell’art. 11-quater del
decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con
modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248 (Misure
di contrasto all’evasione fiscale e disposizioni urgenti in
materia tributaria e finanziaria), cosi’ come modificato
dalla presente legge:
«10. Nella determinazione dell’acconto dovuto ai fini
dell’imposta sul reddito delle societa’ (IRES) e
dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive (IRAP)
per il periodo d’imposta in corso alla data di entrata in
vigore del presente decreto, calcolato in ogni caso in base
alle disposizioni generali sui versamenti degli acconti
delle imposte sui redditi di cui alla legge 23 marzo 1977,
n. 97, in deroga all’art. 3 della legge 27 luglio 2000, n.
212, si assume, quale imposta del periodo precedente,
quella che si sarebbe determinata applicando le
disposizioni del presente articolo; eventuali conguagli
sono versati insieme alla seconda ovvero unica rata
dell’acconto.».
Note all’art. 1, comma 333:
– Si riporta il testo dell’art. 1 del decreto del
Ministro della sanita’ 22 gennaio 1993 recante «Modalita’
di attestazione del diritto alla fruizione dell’assistenza
sanitaria in regime di partecipazione alla spesa»:
«Art. 1 (Individuazione del nucleo familiare). – 1. Ai
fini della individuazione dei limiti di reddito di cui ai
commi 2 e 3 dell’art. 6 della legge 14 novembre 1992, n.
438, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge
19 settembre 1992, n. 384, concorrono i redditi
complessivi, riferiti all’anno precedente, posseduti dai
singoli componenti il nucleo familiare; del nucleo fanno
parte, oltre ai familiari a carico di cui all’art. 12 del
decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1986,
n. 917 (T.U.I.R.) e successive modificazioni e
integrazioni, in ogni caso il coniuge purche’ non
legalmente ed effettivamente separato.
Note all’art. 1, comma 335:
– Si riporta il testo dell’art. 15 del decreto del
Presidente della Repubblica 27 dicembre 1986, n. 917, e
successive modificazioni, recante «Approvazione del testo
unico delle imposte sui redditi»:
«Art. 15 [13-bis] (Detrazioni per oneri). – 1.
Dall’imposta lorda si detrae un importo pari al 19 per
cento dei seguenti oneri sostenuti dal contribuente, se non
deducibili nella determinazione dei singoli redditi che
concorrono a formare il reddito complessivo:
a) gli interessi passivi e relativi oneri accessori,
nonche’ le quote di rivalutazione dipendenti da clausole di
indicizzazione, pagati a soggetti residenti nel territorio
dello Stato o di uno Stato membro della Comunita’ europea
ovvero a stabili organizzazioni nel territorio dello Stato
di soggetti non residenti in dipendenza di prestiti o mutui
agrari di ogni specie, nei limiti dei redditi dei terreni
dichiarati;
b) gli interessi passivi, e relativi oneri accessori,
nonche’ le quote di rivalutazione dipendenti da clausole di
indicizzazione pagati a soggetti residenti nel territorio
dello Stato o di uno Stato membro della Comunita’ europea
ovvero a stabili organizzazioni nel territorio dello Stato
di soggetti non residenti in dipendenza di mutui garantiti
da ipoteca su immobili contratti per l’acquisto dell’unita’
immobiliare da adibire ad abitazione principale entro un
anno dall’acquisto stesso, per un importo non superiore a 7
milioni di lire. L’acquisto della unita’ immobiliare deve
essere effettuato nell’anno precedente o successivo alla
data della stipulazione del contratto di mutuo. Non si
tiene conto del suddetto periodo nel caso in cui
l’originario contratto e’ estinto e ne viene stipulato uno
nuovo di importo non superiore alla residua quota di
capitale da rimborsare, maggiorata delle spese e degli
oneri correlati. In caso di acquisto di unita’ immobiliare
locata, la detrazione spetta a condizione che entro tre
mesi dall’acquisto sia stato notificato al locatario l’atto
di intimazione di licenza o di sfratto per finita locazione
e che entro un anno dal rilascio l’unita’ immobiliare sia
adibita ad abitazione principale. Per abitazione principale
si intende quella nella quale il contribuente o i suoi
familiari dimorano abitualmente. La detrazione spetta non
oltre il periodo d’imposta nel corso del quale e’ variata
la dimora abituale; non si tiene conto delle variazioni
dipendenti da trasferimenti per motivi di lavoro. Non si
tiene conto, altresi’, delle variazioni dipendenti da
ricoveri permanenti in istituti di ricovero o sanitari, a
condizione che l’unita’ immobiliare non risulti locata. Nel
caso l’immobile acquistato sia oggetto di lavori di
ristrutturazione edilizia, comprovata dalla relativa
concessione edilizia o atto equivalente, la detrazione
spetta a decorrere dalla data in cui l’unita’ immobiliare
e’ adibita a dimora abituale, e comunque entro due anni
dall’acquisto. In caso di contitolarita’ del contratto di
mutuo o di piu’ contratti di mutuo il limite di 7 milioni
di lire e’ riferito all’ammontare complessivo degli
interessi, oneri accessori e quote di rivalutazione
sostenuti. La detrazione spetta, nello stesso limite
complessivo e alle stesse condizioni, anche con riferimento
alle somme corrisposte dagli assegnatari di alloggi di
cooperative e dagli acquirenti di unita’ immobiliari di
nuova costruzione, alla cooperativa o all’impresa
costruttrice a titolo di rimborso degli interessi passivi,
oneri accessori e quote di rivalutazione relativi ai mutui
ipotecari contratti dalla stessa e ancora indivisi. Se il
mutuo e’ intestato ad entrambi i coniugi, ciascuno di essi
puo’ fruire della detrazione unicamente per la propria
quota di interessi; in caso di coniuge fiscalmente a carico
dell’altro la detrazione spetta a quest’ultimo per entrambe
le quote;
c) le spese sanitarie, per la parte che eccede lire
250 mila. Dette spese sono costituite esclusivamente dalle
spese mediche e di assistenza specifica, diverse da quelle
indicate nell’art. 10, comma 1, lettera b), e dalle spese
chirurgiche, per prestazioni specialistiche e per protesi
dentarie e sanitarie in genere. Le spese riguardanti i
mezzi necessari all’accompagnamento, alla deambulazione,
alla locomozione e al sollevamento e per sussidi tecnici e
informatici rivolti a facilitare l’autosufficienza e le
possibilita’ di integrazione dei soggetti di cui all’art. 3
della legge 5 febbraio 1992, n. 104, si assumono
integralmente. Tra i mezzi necessari per la locomozione dei
soggetti indicati nel precedente periodo, con ridotte o
impedite capacita’ motorie permanenti, si comprendono i
motoveicoli e gli autoveicoli di cui, rispettivamente, agli
articoli 53, comma 1, lettere b), c) ed f), e 54, comma 1,
lettere a), c), f) ed m), del decreto legislativo 30 aprile
1992, n. 285, anche se prodotti in serie e adattati in
funzione delle suddette limitazioni permanenti delle
capacita’ motorie. Tra i veicoli adattati alla guida sono
compresi anche quelli dotati di solo cambio automatico,
purche’ prescritto dalla commissione medica locale di cui
all’art. 119 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n.
285. Tra i mezzi necessari per la locomozione dei non
vedenti sono compresi i cani guida e gli autoveicoli
rispondenti alle caratteristiche da stabilire con decreto
del Ministro delle finanze. Tra i mezzi necessari per la
locomozione dei sordomuti sono compresi gli autoveicoli
rispondenti alle caratteristiche da stabilire con decreto
del Ministro delle finanze. La detrazione spetta una sola
volta in un periodo di quattro anni, salvo i casi in cui
dal Pubblico registro automobilistico risulti che il
suddetto veicolo sia stato cancellato da detto registro, e
con riferimento a un solo veicolo, nei limiti della spesa
di lire trentacinque milioni o, nei casi in cui risultasse
che il suddetto veicolo sia stato rubato e non ritrovato,
nei limiti della spesa massima di lire trentacinque milioni
da cui va detratto l’eventuale rimborso assicurativo. E’
consentito, alternativamente, di ripartire la predetta
detrazione in quattro quote annuali costanti e di pari
importo. La medesima ripartizione della detrazione in
quattro quote annuali di pari importo e’ consentita, con
riferimento alle altre spese di cui alla presente lettera,
nel caso in cui queste ultime eccedano, complessivamente,
il limite di lire 30 milioni annue. Si considerano rimaste
a carico del contribuente anche le spese rimborsate per
effetto di contributi o premi di assicurazione da lui
versati e per i quali non spetta la detrazione d’imposta o
che non sono deducibili dal suo reddito complessivo ne’ dai
redditi che concorrono a formarlo. Si considerano,
altresi’, rimaste a carico del contribuente le spese
rimborsate per effetto di contributi o premi che, pur
essendo versati da altri, concorrono a formare il suo
reddito, salvo che il datore di lavoro ne abbia
riconosciuto la detrazione in sede di ritenuta.
c-bis) le spese veterinarie, fino all’importo di lire
750.000, limitatamente alla parte che eccede lire 250.000.
Con decreto del Ministero delle finanze sono individuate le
tipologie di animali per le quali spetta la detraibilita’
delle predette spese;
c-ter) le spese sostenute per i servizi di
interpretariato dai soggetti riconosciuti sordomuti, ai
sensi della legge 26 maggio 1970, n. 381;
d) le spese funebri sostenute in dipendenza della
morte di persone indicate nell’art. 433 del codice civile e
di affidati o affiliati, per importo non superiore a 3
milioni di lire per ciascuna di esse;
e) le spese per frequenza di corsi di istruzione
secondaria e universitaria, in misura non superiore a
quella stabilita per le tasse e i contributi degli istituti
statali;
f) i premi per assicurazioni aventi per oggetto il
rischio di morte o di invalidita’ permanente non inferiore
al 5 per cento da qualsiasi causa derivante, ovvero di non
autosufficienza nel compimento degli atti della vita
quotidiana, se l’impresa di assicurazione non ha facolta’
di recesso dal contratto, per un importo complessivamente
non superiore a lire 2 milioni e 500 mila. Con decreto del
Ministero delle finanze, sentito l’Istituto per la
vigilanza sulle assicurazioni private (ISVAP), sono
stabilite le caratteristiche alle quali devono rispondere i
contratti che assicurano il rischio di non autosufficienza.
Per i percettori di redditi di lavoro dipendente e
assimilato, si tiene conto, ai fini del predetto limite,
anche dei premi di assicurazione in relazione ai quali il
datore di lavoro ha effettuato la detrazione in sede di
ritenuta;
g) le spese sostenute dai soggetti obbligati alla
manutenzione, protezione o restauro delle cose vincolate ai
sensi della legge 1° giugno 1939, n. 1089, e del decreto
del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409,
nella misura effettivamente rimasta a carico. La necessita’
delle spese, quando non siano obbligatorie per legge, deve
risultare da apposita certificazione rilasciata dalla
competente soprintendenza del Ministero per i beni
culturali e ambientali, previo accertamento della loro
congruita’ effettuato d’intesa con il competente ufficio
del territorio del Ministero delle finanze. La detrazione
non spetta in caso di mutamento di destinazione dei beni
senza la preventiva autorizzazione dell’Amministrazione per
i beni culturali e ambientali, di mancato assolvimento
degli obblighi di legge per consentire l’esercizio del
diritto di prelazione dello Stato sui beni immobili e
mobili vincolati e di tentata esportazione non autorizzata
di questi ultimi. L’Amministrazione per i beni culturali ed
ambientali da’ immediata comunicazione al competente
ufficio delle entrate del Ministero delle finanze delle
violazioni che comportano la perdita del diritto alla
detrazione; dalla data di ricevimento della comunicazione
inizia a decorrere il termine per la rettifica della
dichiarazione dei redditi;
h) le erogazioni liberali in denaro a favore dello
Stato, delle regioni, degli enti locali territoriali, di
enti o istituzioni pubbliche, di comitati organizzatori
appositamente istituiti con decreto del Ministro per i beni
culturali e ambientali, di fondazioni e associazioni
legalmente riconosciute senza scopo di lucro, che svolgono
o promuovono attivita’ di studio, di ricerca e di
documentazione di rilevante valore culturale e artistico o
che organizzano e realizzano attivita’ culturali,
effettuate in base ad apposita convenzione, per l’acquisto,
la manutenzione, la protezione o il restauro delle cose
indicate nell’art. 1 della legge 1° giugno 1939, n. 1089, e
nel decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre
1963, n. 1409, ivi comprese le erogazioni effettuate per
l’organizzazione in Italia e all’estero di mostre e di
esposizioni di rilevante interesse scientifico-culturale
delle cose anzidette, e per gli studi e le ricerche
eventualmente a tal fine necessari, nonche’ per ogni altra
manifestazione di rilevante interesse scientifico-culturale
anche ai fini didattico-promozionali, ivi compresi gli
studi, le ricerche, la documentazione e la catalogazione, e
le pubblicazioni relative ai beni culturali. Le iniziative
culturali devono essere autorizzate, previo parere del
competente comitato di settore del Consiglio nazionale per
i beni culturali e ambientali, dal Ministero per i beni
culturali e ambientali, che deve approvare la previsione di
spesa ed il conto consuntivo. Il Ministero per i beni
culturali e ambientali stabilisce i tempi necessari
affinche’ le erogazioni liberali fatte a favore delle
associazioni legalmente riconosciute, delle istituzioni e
delle fondazioni siano utilizzate per gli scopi indicati
nella presente lettera e controlla l’impiego delle
erogazioni stesse. Detti termini possono, per causa non
imputabile al donatario, essere prorogati una sola volta.
Le erogazioni liberali non integralmente utilizzate nei
termini assegnati affluiscono all’entrata del bilancio
dello Stato, o delle regioni e degli enti locali
territoriali, nel caso di attivita’ o manifestazioni in cui
essi siano direttamente coinvolti, e sono destinate ad un
fondo da utilizzare per le attivita’ culturali previste per
l’anno successivo. Il Ministero per i beni culturali e
ambientali comunica, entro il 31 marzo di ciascun anno, al
centro informativo del Dipartimento delle entrate del
Ministero delle finanze l’elenco nominativo dei soggetti
erogatori, nonche’ l’ammontare delle erogazioni effettuate
entro il 31 dicembre dell’anno precedente;
h-bis) il costo specifico o, in mancanza, il valore
normale dei beni ceduti gratuitamente, in base ad apposita
convenzione, ai soggetti e per le attivita’ di cui alla
lettera h);
i) le erogazioni liberali in denaro, per importo non
superiore al 2 per cento del reddito complessivo
dichiarato, a favore di enti o istituzioni pubbliche,
fondazioni e associazioni legalmente riconosciute che senza
scopo di lucro svolgono esclusivamente attivita’ nello
spettacolo, effettuate per la realizzazione di nuove
strutture, per il restauro ed il potenziamento delle
strutture esistenti, nonche’ per la produzione nei vari
settori dello spettacolo. Le erogazioni non utilizzate per
tali finalita’ dal percipiente entro il termine di due anni
dalla data del ricevimento affluiscono, nella loro
totalita’, all’entrata dello Stato;
i-bis) le erogazioni liberali in denaro, per importo
non superiore a 4 milioni di lire, a favore delle
organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale (ONLUS),
delle iniziative umanitarie, religiose o laiche, gestite da
fondazioni, associazioni, comitati ed enti individuati con
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, nei
Paesi non appartenenti all’Organizzazione per la
cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) nonche’ i
contributi associativi, per importo non superiore a 2
milioni e 500 mila lire, versati dai soci alle societa’ di
mutuo soccorso che operano esclusivamente nei settori di
cui all’art. 1 della legge 15 aprile 1886, n. 3818, al fine
di assicurare ai soci un sussidio nei casi di malattia, di
impotenza al lavoro o di vecchiaia, ovvero, in caso di
decesso, un aiuto alle loro famiglie. La detrazione e’
consentita a condizione che il versamento di tali
erogazioni e contributi sia eseguito tramite banca o
ufficio postale ovvero mediante gli altri sistemi di
pagamento previsti dall’art. 23 del decreto legislativo
9 luglio 1997, n. 241, e secondo ulteriori modalita’ idonee
a consentire all’Amministrazione finanziaria lo svolgimento
di efficaci controlli, che possono essere stabilite con
decreto del Ministro delle finanze da emanarsi ai sensi
dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
i-ter) le erogazioni liberali in denaro per un
importo complessivo in ciascun periodo d’imposta non
superiore a 1.500 euro, in favore delle societa’ e
associazioni sportive dilettantistiche, a condizione che il
versamento di tali erogazioni sia eseguito tramite banca o
ufficio postale ovvero secondo altre modalita’ stabilite
con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da
adottare ai sensi dell’art. 17, comma 3, della legge
23 agosto 1988, n. 400;
i-quater) le erogazioni liberali in denaro, per
importo non superiore a 4 milioni di lire, a favore delle
associazioni di promozione sociale iscritte nei registri
previsti dalle vigenti disposizioni di legge. Si applica
l’ultimo periodo della lettera i-bis);
1-bis. Dall’imposta lorda si detrae un importo pari al
19 per cento per le erogazioni liberali in denaro in favore
dei partiti e movimenti politici per importi compresi tra
100.000 e 200 milioni di lire effettuate mediante
versamento bancario o postale;
1-ter. Ai fini dell’imposta sul reddito delle persone
fisiche, si detrae dall’imposta lorda, e fino alla
concorrenza del suo ammontare, un importo pari al 19 per
cento dell’ammontare complessivo non superiore a 5 milioni
di lire degli interessi passivi e relativi oneri accessori,
nonche’ delle quote di rivalutazione dipendenti da clausole
di indicizzazione pagati a soggetti residenti nel
territorio dello Stato o di uno Stato membro delle
Comunita’ europee, ovvero a stabili organizzazioni nel
territorio dello Stato di soggetti non residenti, in
dipendenza di mutui contratti, a partire dal 1° gennaio
1998 e garantiti da ipoteca, per la costruzione dell’unita’
immobiliare da adibire ad abitazione principale. Con
decreto del Ministro delle finanze sono stabilite le
modalita’ e le condizioni alle quali e’ subordinata la
detrazione di cui al presente comma;
1-quater. Dall’imposta lorda si detrae, nella misura
forfettaria di lire un milione, la spesa sostenuta dai non
vedenti per il mantenimento dei cani guida.
2. Per gli oneri indicati alle lettere c), e) e f) del
comma 1 la detrazione spetta anche se sono stati sostenuti
nell’interesse delle persone indicate nell’art. 12 che si
trovino nelle condizioni ivi previste, fermo restando, per
gli oneri di cui alla lettera f), il limite complessivo ivi
stabilito. Per gli oneri di cui alla lettera c) del
medesimo comma 1 sostenuti nell’interesse delle persone
indicate nell’art. 12 che non si trovino nelle condizioni
previste dal comma 3 del medesimo articolo, affette da
patologie che danno diritto all’esenzione dalla
partecipazione alla spesa sanitaria, la detrazione spetta
per la parte che non trova capienza nell’imposta da esse
dovuta, relativamente alle sole spese sanitarie riguardanti
tali patologie, ed entro il limite annuo di lire
12.000.000.
3. Per gli oneri di cui alle lettere a), g), h),
h-bis), i), i-bis) e i-quater) del comma 1 sostenuti dalle
societa’ semplici di cui all’art. 5 la detrazione spetta ai
singoli soci nella stessa proporzione prevista nel
menzionato art. 5 ai fini della imputazione del reddito.».
Il decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276
recante «Attuazione delle deleghe in materia di occupazione
e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003,
n. 30» e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 9 ottobre
2003, n. 235, supplemento ordinario.
Note all’art. 1, comma 337:
– Si riporta il testo dell’art. 10 del decreto
legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 recante «Riordino della
disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle
organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale»:
«Art. 10 (Organizzazioni non lucrative di utilita’
sociale). – 1. Sono organizzazioni non lucrative di
utilita’ sociale (ONLUS) le associazioni, i comitati, le
fondazioni, le societa’ cooperative e gli altri enti di
carattere privato, con o senza personalita’ giuridica, i
cui statuti o atti costitutivi, redatti nella forma
dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o
registrata, prevedono espressamente:
a) lo svolgimento di attivita’ in uno o piu’ dei
seguenti settori:
1) assistenza sociale e socio-sanitaria;
2) assistenza sanitaria;
3) beneficenza;
4) istruzione;
5) formazione;
6) sport dilettantistico;
7) tutela, promozione e valorizzazione delle cose
d’interesse artistico e storico di cui alla legge 1° giugno
1939, n. 1089, ivi comprese le biblioteche e i beni di cui
al decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre
1963, n. 1409;
8) tutela e valorizzazione della natura e
dell’ambiente, con esclusione dell’attivita’, esercitata
abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani,
speciali e pericolosi di cui all’art. 7 del decreto
legislativo 5 febbraio 1997, n. 22;
9) promozione della cultura e dell’arte;
10) tutela dei diritti civili;
11) ricerca scientifica di particolare interesse
sociale svolta direttamente da fondazioni ovvero da esse
affidata ad universita’, enti di ricerca ed altre
fondazioni che la svolgono direttamente, in ambiti e
secondo modalita’ da definire con apposito regolamento
governativo emanato ai sensi dell’art. 17 della legge
23 agosto 1988, n. 400;
b) l’esclusivo perseguimento di finalita’ di
solidarieta’ sociale;
c) il divieto di svolgere attivita’ diverse da quelle
menzionate alla lettera a) ad eccezione di quelle ad esse
direttamente connesse;
d) il divieto di distribuire, anche in modo
indiretto, utili e avanzi di gestione nonche’ fondi,
riserve o capitale durante la vita dell’organizzazione, a
meno che la destinazione o la distribuzione non siano
imposte per legge o siano effettuate a favore di altre
ONLUS che per legge, statuto o regolamento fanno parte
della medesima ed unitaria struttura;
e) l’obbligo di impiegare gli utili o gli avanzi di
gestione per la realizzazione delle attivita’ istituzionali
e di quelle ad esse direttamente connesse;
f) l’obbligo di devolvere il patrimonio
dell’organizzazione, in caso di suo scioglimento per
qualunque causa, ad altre organizzazioni non lucrative di
utilita’ sociale o a fini di pubblica utilita’, sentito
l’organismo di controllo di cui all’art. 3, comma 190,
della legge 23 dicembre 1996, n. 662, salvo diversa
destinazione imposta dalla legge;
g) l’obbligo di redigere il bilancio o rendiconto
annuale;
h) disciplina uniforme del rapporto associativo e
delle modalita’ associative volte a garantire
l’effettivita’ del rapporto medesimo, escludendo
espressamente la temporaneita’ della partecipazione alla
vita associativa e prevedendo per gli associati o
partecipanti maggiori d’eta’ il diritto di voto per
l’approvazione e le modificazioni dello statuto e dei
regolamenti e per la nomina degli organi direttivi
dell’associazione;
i) l’uso, nella denominazione ed in qualsivoglia
segno distintivo o comunicazione rivolta al pubblico, della
locuzione «organizzazione non lucrativa di utilita’
sociale» o dell’acronimo «ONLUS».
2. Si intende che vengono perseguite finalita’ di
solidarieta’ sociale quando le cessioni di beni e le
prestazioni di servizi relative alle attivita’ statutarie
nei settori dell’assistenza sanitaria, dell’istruzione,
della formazione, dello sport dilettantistico, della
promozione della cultura e dell’arte e della tutela dei
diritti civili non sono rese nei confronti di soci,
associati o partecipanti, nonche’ degli altri soggetti
indicati alla lettera a) del comma 6, ma dirette ad
arrecare benefici a:
a) persone svantaggiate in ragione di condizioni
fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari;
b) componenti collettivita’ estere, limitatamente
agli aiuti umanitari.
3. Le finalita’ di solidarieta’ sociale s’intendono
realizzate anche quando tra i beneficiari delle attivita’
statutarie dell’organizzazione vi siano i propri soci,
associati o partecipanti o gli altri soggetti indicati alla
lettera a) del comma 6, se costoro si trovano nelle
condizioni di svantaggio di cui alla lettera a) del
comma 2.
4. A prescindere dalle condizioni previste ai commi 2 e
3, si considerano comunque inerenti a finalita’ di
solidarieta’ sociale le attivita’ statutarie istituzionali
svolte nei settori della assistenza sociale e
sociosanitaria, della beneficenza, della tutela, promozione
e valorizzazione delle cose d’interesse artistico e storico
di cui alla legge 1 giugno 1939, n. 1089, ivi comprese le
biblioteche e i beni di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409, della tutela e
valorizzazione della natura e dell’ambiente con esclusione
dell’attivita’, esercitata abitualmente, di raccolta e
riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi di
cui all’art. 7 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n.
22, della ricerca scientifica di particolare interesse
sociale svolta direttamente da fondazioni ovvero da esse
affidate ad universita’, enti di ricerca ed altre
fondazioni che la svolgono direttamente, in ambiti e
secondo modalita’ da definire con apposito regolamento
governativo emanato ai sensi dell’art. 17 della legge
23 agosto 1988, n. 400, nonche’ le attivita’ di promozione
della cultura e dell’arte per le quali sono riconosciuti
apporti economici da parte dell’amministrazione centrale
dello Stato.
5. Si considerano direttamente connesse a quelle
istituzionali le attivita’ statutarie di assistenza
sanitaria, istruzione, formazione, sport dilettantistico,
promozione della cultura e dell’arte e tutela dei diritti
civili, di cui ai numeri 2), 4), 5), 6), 9) e 10) del
comma 1, lettera a), svolte in assenza delle condizioni
previste ai commi 2 e 3, nonche’ le attivita’ accessorie
per natura a quelle statutarie istituzionali, in quanto
integrative delle stesse. L’esercizio delle attivita’
connesse e’ consentito a condizione che, in ciascun
esercizio e nell’ambito di ciascuno dei settori elencati
alla lettera a) del comma 1, le stesse non siano prevalenti
rispetto a quelle istituzionali e che i relativi proventi
non superino il 66 per cento delle spese complessive
dell’organizzazione.
6. Si considerano in ogni caso distribuzione indiretta
di utili o di avanzi di gestione:
a) le cessioni di beni e le prestazioni di servizi a
soci, associati o partecipanti, ai fondatori, ai componenti
gli organi amministrativi e di controllo, a coloro che a
qualsiasi titolo operino per l’organizzazione o ne facciano
parte, ai soggetti che effettuano erogazioni liberali a
favore dell’organizzazione, ai loro parenti entro il terzo
grado ed ai loro affini entro il secondo grado, nonche’
alle societa’ da questi direttamente o indirettamente
controllate o collegate, effettuate a condizioni piu’
favorevoli in ragione della loro qualita’. Sono fatti
salvi, nel caso delle attivita’ svolte nei settori di cui
ai numeri 7) e 8) della lettera a) del comma 1, i vantaggi
accordati a soci, associati o partecipanti ed ai soggetti
che effettuano erogazioni liberali, ed ai loro familiari,
aventi significato puramente onorifico e valore economico
modico;
b) l’acquisto di beni o servizi per corrispettivi
che, senza valide ragioni economiche, siano superiori al
loro valore normale;
c) la corresponsione ai componenti gli organi
amministrativi e di controllo di emolumenti individuali
annui superiori al compenso massimo previsto dal decreto
del Presidente della Repubblica 10 ottobre 1994, n. 645, e
dal decreto-legge 21 giugno 1995, n. 239, convertito dalla
legge 3 agosto 1995, n. 336, e successive modificazioni e
integrazioni, per il presidente del collegio sindacale
delle societa’ per azioni;
d) la corresponsione a soggetti diversi dalle banche
e dagli intermediari finanziari autorizzati, di interessi
passivi, in dipendenza di prestiti di ogni specie,
superiori di 4 punti al tasso ufficiale di sconto;
e) la corresponsione ai lavoratori dipendenti di
salari o stipendi superiori del 20 per cento rispetto a
quelli previsti dai contratti collettivi di lavoro per le
medesime qualifiche.
7. Le disposizioni di cui alla lettera h) del comma 1
non si applicano alle fondazioni, e quelle di cui alle
lettere h) ed i) del medesimo comma 1 non si applicano agli
enti riconosciuti dalle confessioni religiose con le quali
lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese.
8. Sono in ogni caso considerati ONLUS, nel rispetto
della loro struttura e delle loro finalita’, gli organismi
di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266,
iscritti nei registri istituiti dalle regioni e dalle
province autonome di Trento e di Bolzano, le organizzazioni
non governative riconosciute idonee ai sensi della legge
26 febbraio 1987, n. 49, e le cooperative sociali di cui
alla legge 8 novembre 1991, n. 381, nonche’ i consorzi di
cui all’art. 8 della predetta legge n. 381 del 1991 che
abbiano la base sociale formata per il cento per cento da
cooperative sociali. Sono fatte salve le previsioni di
maggior favore relative agli organismi di volontariato,
alle organizzazioni non governative e alle cooperative
sociali di cui, rispettivamente, alle citate leggi n. 266
del 1991, n. 49 del 1987 e n. 381 del 1991.
9. Gli enti ecclesiastici delle confessioni religiose
con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese
e le associazioni di promozione sociale ricomprese tra gli
enti di cui all’art. 3, comma 6, lettera e), della legge
25 agosto 1991, n. 287, le cui finalita’ assistenziali
siano riconosciute dal Ministero dell’interno, sono
considerati ONLUS limitatamente all’esercizio delle
attivita’ elencate alla lettera a) del comma 1; fatta
eccezione per la prescrizione di cui alla lettera c) del
comma 1, agli stessi enti e associazioni si applicano le
disposizioni anche agevolative del presente decreto, a
condizione che per tali attivita’ siano tenute
separatamente le scritture contabili previste all’art.
20-bis del decreto del Presidente delle Repubblica
29 settembre 1973, n. 600, introdotto dall’art. 25,
comma 1.
10. Non si considerano in ogni caso ONLUS gli enti
pubblici, le societa’ commerciali diverse da quelle
cooperative, gli enti conferenti di cui alla legge
30 luglio 1990, n. 218, i partiti e i movimenti politici,
le organizzazioni sindacali, le associazioni di datori di
lavoro e le associazioni di categoria.».
Si riporta il testo dell’art. 7 della legge 7 dicembre
2000, n. 383 recante «Disciplina delle associazioni di
promozione sociale»:
«Art. 7 (Registri). – 1. Presso la Presidenza del
Consiglio dei Ministri – Dipartimento per gli affari
sociali e’ istituito un registro nazionale al quale possono
iscriversi, ai fini dell’applicazione della presente legge,
le associazioni di promozione sociale a carattere nazionale
in possesso dei requisiti di cui all’art. 2, costituite ed
operanti da almeno un anno. Alla tenuta del registro si
provvede con le ordinarie risorse finanziarie, umane e
strumentali del Dipartimento per gli affari sociali.
2. Per associazioni di promozione sociale a carattere
nazionale si intendono quelle che svolgono attivita’ in
almeno cinque regioni ed in almeno venti province del
territorio nazionale.
3. L’iscrizione nel registro nazionale delle
associazioni a carattere nazionale comporta il diritto di
automatica iscrizione nel registro medesimo dei relativi
livelli di organizzazione territoriale e dei circoli
affiliati, mantenendo a tali soggetti i benefici connessi
alla iscrizione nei registri di cui al comma 4.
4. Le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano istituiscono, rispettivamente, registri su scala
regionale e provinciale, cui possono iscriversi tutte le
associazioni in possesso dei requisiti di cui all’art. 2,
che svolgono attivita’, rispettivamente, in ambito
regionale o provinciale.».
Note all’art. 1, comma 338:
– La legge 20 maggio 1985, n. 222 recante:
«Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e
per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle
diocesi» e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 3 giugno
1985, n. 129, S.O.
Note all’art. 1, comma 341:
– Si riporta il testo dell’art. 61 della legge 27
dicembre 2002, n. 289 recante «Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato
(legge finanziaria 2003)»:
«Art. 61. (Fondo per le aree sottoutilizzate ed
interventi nelle medesime aree). – 1. A decorrere dall’anno
2003 e’ istituito il fondo per le aree sottoutilizzate,
coincidenti con l’ambito territoriale delle aree depresse
di cui alla legge 30 giugno 1998, n. 208, al quale
confluiscono le risorse disponibili autorizzate dalle
disposizioni legislative, comunque evidenziate
contabilmente in modo autonomo, con finalita’ di
riequilibrio economico e sociale di cui all’allegato 1,
nonche’ la dotazione aggiuntiva di 400 milioni di euro per
l’anno 2003, di 650 milioni di euro per l’anno 2004 e di
7.000 milioni di euro per l’anno 2005.
2. A decorrere dall’anno 2004 si provvede ai sensi
dell’art. 11, comma 3, lettera f), della legge 5 agosto
1978, n. 468, e successive modificazioni.
3. Il fondo e’ ripartito esclusivamente tra gli
interventi previsti dalle disposizioni legislative di cui
al comma 1, con apposite delibere del CIPE adottate sulla
base del criterio generale di destinazione territoriale
delle risorse disponibili e per finalita’ di riequilibrio
economico e sociale, nonche’:
a) per gli investimenti pubblici, ai quali sono
finalizzate le risorse stanziate a titolo di
rifinanziamento degli interventi di cui all’art. 1 della
citata legge n. 208 del 1998, e comunque realizzabili anche
attraverso le altre disposizioni legislative di cui
all’allegato 1, sulla base, ove applicabili, dei criteri e
dei metodi indicati all’art. 73 della legge 28 dicembre
2001, n. 448;
b) per gli incentivi, secondo criteri e metodi volti
a massimizzare l’efficacia complessiva dell’intervento e la
sua rapidita’ e semplicita’, sulla base dei risultati
ottenuti e degli indirizzi annuali del Documento di
programmazione economico-finanziaria, e a rispondere alle
esigenze del mercato.
4. Le risorse finanziarie assegnate dal CIPE
costituiscono limiti massimi di spesa ai sensi del
comma 6-bis dell’art. 11-ter della legge 5 agosto 1978, n.
468.
5. Il CIPE, con proprie delibere da sottoporre al
controllo preventivo della Corte dei conti, stabilisce i
criteri e le modalita’ di attuazione degli interventi
previsti dalle disposizioni legislative di cui al comma 1,
anche al fine di dare immediata applicazione ai principi
contenuti nel comma 2 dell’art. 72. Sino all’adozione delle
delibere di cui al presente comma, ciascun intervento resta
disciplinato dalle disposizioni di attuazione vigenti alla
data di entrata in vigore della presente legge.
6. Al fine di dare attuazione al comma 3, il CIPE
effettua un monitoraggio periodico della domanda rivolta ai
diversi strumenti e del loro stato di attuazione; a tale
fine si avvale, oltre che delle azioni di monitoraggio gia’
in atto, di specifici contributi dell’ISTAT e delle Camere
di commercio, industria, artigianato e agricoltura. Entro
il 30 giugno di ogni anno il CIPE approva una relazione
sugli interventi effettuati nell’anno precedente,
contenente altresi’ elementi di valutazione sull’attivita’
svolta nell’anno in corso e su quella da svolgere nell’anno
successivo. Il Ministro dell’economia e delle finanze
trasmette tale relazione al Parlamento.
7. Partecipano in via ordinaria alle riunioni del CIPE,
con diritto di voto, il Ministro per gli affari regionali
in qualita’ di presidente della Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano, e il presidente della Conferenza dei
presidenti delle regioni e delle province autonome di
Trento e di Bolzano, o un suo delegato, in rappresentanza
della Conferenza stessa. Copia delle deliberazioni del CIPE
relative all’utilizzo del fondo di cui al presente art.
sono trasmesse al Parlamento e di esse viene data formale
comunicazione alle competenti Commissioni.
8. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’
autorizzato ad apportare, anche con riferimento all’art.
60, con propri decreti, le occorrenti variazioni di
bilancio in termini di residui, competenza e cassa tra le
pertinenti unita’ previsionali di base degli stati di
previsione delle amministrazioni interessate.
9. Le economie derivanti da provvedimenti di revoca
totale o parziale delle agevolazioni di cui all’art. 1 del
decreto-legge 23 giugno 1995, n. 244, convertito, con
modificazioni, dalla legge 8 agosto 1995, n. 341, nonche’
quelle di cui all’art. 8, comma 2, della legge 7 agosto
1997, n. 266, sono utilizzate dal Ministero delle attivita’
produttive per la copertura degli oneri statali relativi
alle iniziative imprenditoriali comprese nei patti
territoriali e per il finanziamento di nuovi contratti di
programma. Per il finanziamento di nuovi contratti di
programma, una quota pari al 70 per cento delle economie e’
riservata alle aree sottoutilizzate del Centro-Nord,
ricomprese nelle aree ammissibili alle deroghe previste
dall’art. 87, paragrafo 3, lettera c), del Trattato che
istituisce la Comunita’ europea, nonche’ alle aree
ricomprese nell’obiettivo 2, di cui al regolamento (CE) n.
1260/1999 del Consiglio, del 21 giugno 1999.
10. Le economie derivanti da provvedimenti di revoca
totale o parziale delle agevolazioni di cui all’art. 1,
comma 2, del decreto-legge 22 ottobre 1992, n. 415,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre
1992, n. 488, sono utilizzate dal Ministero delle attivita’
produttive, oltre che per gli interventi previsti dal
citato decreto-legge n. 415 del 1992, anche, nel limite del
30 per cento delle economie stesse, per il finanziamento di
nuovi contratti di programma. Per il finanziamento di nuovi
contratti di programma una quota pari all’85 per cento
delle economie e’ riservata alle aree depresse del
Mezzogiorno ricomprese nell’obiettivo 1, di cui al citato
regolamento (CE) n. 1260/1999, e una quota pari al 15 per
cento alle aree sottoutilizzate del Centro-Nord, ricomprese
nelle aree ammissibili alle deroghe previste dal citato
art. 87, paragrafo 3, lettera c), del Trattato che
istituisce la Comunita’ europea, nonche’ alle aree
ricomprese nell’obiettivo 2, di cui al predetto
regolamento»
– Si riporta il testo del punto 5.3.6 della delibera
CIPE 27 maggio 2005, n. 35 recante «Ripartizione delle
risorse per interventi nelle aree sottoutilizzate –
Rifinanziamento della legge n. 208/1998 – periodo 2005-2008
(legge finanziaria 2005):
«5.3.6. l’importo di 40 milioni di euro e’ destinato
alla promozione di attivita’ audiovisive e culturali nel
Mezzogiorno, attraverso il finanziamento di un progetto
promosso dal Ministero dell’economia e delle finanze e dal
Ministro per lo sviluppo e la coesione territoriale e
attuato dal Ministero per i beni e le attivita’ culturali e
con il coinvolgimento del Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca, attraverso le strutture e
gli enti affidatari del servizio pubblico, e/o a capitale
interamente pubblico, operanti nei settori interessati.
Viene inoltre accantonato un importo di 30 milioni di
euro per il finanziamento del progetto RI-MED, che vede il
coinvolgimento del Ministro per lo sviluppo e la coesione
territoriale e del Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca, che prevede la creazione
di un Centro di ricerca biotecnologia, nel Mezzogiorno
(Sicilia), sede di laboratori dedicati ai campi piu’
avanzati della ricerca e della traslazione del settore
biotecnologico. Il Centro disporra’ anche di tecnologie
avanzate per consentire una rapida trasferibilita’ dei
risultati della ricerca in ambito applicativo e commerciale
e sara’ dotato di attrezzature di altissimo livello
tecnologico in grado esse stesse di attrarre attivita’
formative e di garantire la competitivita’ del Centro a
livello nazionale creando altresi’ opportunita’ per l’avvio
di nuove imprese nel territorio.
Gli interventi di cui al presente punto 5.3 saranno
realizzati attraverso lo strumento dell’APQ a eccezione dei
progetti di cui ai precedenti punti 5.3.1, 5.3.2, 5.3.3,
5.3.4 e 5.3.5 (limitatamente ai poli museali di
eccellenza), le cui caratteristiche non consentono di
ricorrere proficuamente allo strumento dell’APQ».
Note all’art. 1, comma 345:
– Si riporta il testo dell’art. 17 della legge 23
agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni recante:
«Disciplina dell’attivita’ di Governo e ordinamento della
Presidenza del Consiglio dei Ministri»:
«Art. 17. (Regolamenti). – 1. Con decreto del
Presidente della Repubblica, previa deliberazione del
Consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio di
Stato che deve pronunziarsi entro novanta giorni dalla
richiesta, possono essere emanati regolamenti per
disciplinare:
a) l’esecuzione delle leggi e dei decreti
legislativi, nonche’ dei regolamenti comunitari;
b) l’attuazione e l’integrazione delle leggi e dei
decreti legislativi recanti norme di principio, esclusi
quelli relativi a materie riservate alla competenza
regionale;
c) le materie in cui manchi la disciplina da parte di
leggi o di atti aventi forza di legge, sempre che non si
tratti di materie comunque riservate alla legge;
d) l’organizzazione ed il funzionamento delle
amministrazioni pubbliche secondo le disposizioni dettate
dalla legge;
e)
2. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa
deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il
Consiglio di Stato, sono emanati i regolamenti per la
disciplina delle materie, non coperte da riserva assoluta
di legge prevista dalla Costituzione, per le quali le leggi
della Repubblica, autorizzando l’esercizio della potesta’
regolamentare del Governo, determinano le norme generali
regolatrici della materia e dispongono l’abrogazione delle
norme vigenti, con effetto dall’entrata in vigore delle
norme regolamentari.
3. Con decreto ministeriale possono essere adottati
regolamenti nelle materie di competenza del ministro o di
autorita’ sottordinate al ministro, quando la legge
espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per
materie di competenza di piu’ ministri, possono essere
adottati con decreti interministeriali, ferma restando la
necessita’ di apposita autorizzazione da parte della legge.
I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono
dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati
dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente
del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione.
4. I regolamenti di cui al comma 1 ed i regolamenti
ministeriali ed interministeriali, che devono recare la
denominazione di «regolamento», sono adottati previo parere
del Consiglio di Stato, sottoposti al visto ed alla
registrazione della Corte dei conti e pubblicati nella
Gazzetta Ufficiale.
4-bis. L’organizzazione e la disciplina degli uffici
dei Ministeri sono determinate, con regolamenti emanati ai
sensi del comma 2, su proposta del Ministro competente
d’intesa con il Presidente del Consiglio dei ministri e con
il Ministro del tesoro, nel rispetto dei principi posti dal
decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni, con i contenuti e con l’osservanza dei
criteri che seguono:
a) riordino degli uffici di diretta collaborazione
con i Ministri ed i Sottosegretari di Stato, stabilendo che
tali uffici hanno esclusive competenze di supporto
dell’organo di direzione politica e di raccordo tra questo
e l’amministrazione;
b) individuazione degli uffici di livello
dirigenziale generale, centrali e periferici, mediante
diversificazione tra strutture con funzioni finali e con
funzioni strumentali e loro organizzazione per funzioni
omogenee e secondo criteri di flessibilita’ eliminando le
duplicazioni funzionali;
c) previsione di strumenti di verifica periodica
dell’organizzazione e dei risultati;
d) indicazione e revisione periodica della
consistenza delle piante organiche;
e) previsione di decreti ministeriali di natura non
regolamentare per la definizione dei compiti delle unita’
dirigenziali nell’ambito degli uffici dirigenziali
generali».
Note all’art. 1, comma 346:
Si riportano i testi degli articoli 1, 5, 28, 52 e 55
del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1950,
n. 180 recante «Approvazione del testo unico delle leggi
concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione
degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti dalle
Pubbliche Amministrazioni», cosi’ come modificati dalla
presente legge:
«Art. 1. (Insequestrabilita’, impignorabilita’ e
incedibilita’ di stipendi, salari, pensioni ed altri
emolumenti). – Non possono essere sequestrati, pignorati o
ceduti, salve le eccezioni stabilite nei seguenti articoli
ed in altre disposizioni di legge, gli stipendi, i salari,
le paghe, le mercedi, gli assegni, le gratificazioni, le
pensioni, le indennita’, i sussidi ed i compensi di
qualsiasi specie che lo Stato, le province, i comuni, le
istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza e
qualsiasi altro ente od istituto pubblico sottoposto a
tutela, od anche a sola vigilanza dell’amministrazione
pubblica (comprese le aziende autonome per i servizi
pubblici municipalizzati) e le imprese concessionarie di un
servizio pubblico di comunicazioni o di trasporto nonche’
le aziende private corrispondono ai loro impiegati,
salariati e pensionati ed a qualunque altra persona, per
effetto ed in conseguenza dell’opera prestata nei servizi
da essi dipendenti.
Nel personale dipendente dallo Stato si comprende anche
il personale dipendente dal Segretario generale della
Presidenza della Repubblica e delle Camere del Parlamento.
I pensionati pubblici e privati possono contrarre con
banche e intermediari finanziari di cui all’art. 106 del
testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre
1993, n. 385, prestiti da estinguersi con cessione di quote
della pensione fino al quinto della stessa, valutato al
netto delle ritenute fiscali e per periodi non superiori a
dieci anni.
Possono essere cedute ai sensi del precedente comma le
pensioni o le indennita’ che tengono luogo di pensione
corrisposte dallo Stato o dai singoli enti, gli assegni
equivalenti a carico di speciali casse di previdenza, le
pensioni e gli assegni di invalidita’ e vecchiaia
corrisposti dall’Istituto nazionale della previdenza
sociale, gli assegni vitalizi e i capitali a carico di
istituti e fondi in dipendenza del rapporto di lavoro.
I prestiti devono avere la garanzia dell’assicurazione
sulla vita che ne assicuri il recupero del residuo credito
in caso di decesso del mutuatario.
Le cessioni degli stipendi, salari, pensioni ed altri
emolumenti di cui al presente testo unico hanno effetto dal
momento della loro notifica nei confronti dei debitori
ceduti, ad esclusione delle pensioni erogate dalle
amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive
modificazioni. Tale comunicazione puo` essere effettuata
attraverso qualsiasi forma, purche’ recante data certa. Nel
caso delle pensioni e degli altri trattamenti previsti nel
quarto comma fatto salvo l’importo corrispondente al
trattamento minimo».
«Art. 5. (Facolta’ e limiti di cessione di quote di
stipendio e salario). – Gli impiegati e salariati
dipendenti dallo Stato e dagli altri enti, aziende ed
imprese indicati nell’art. 1 possono contrarre prestiti da
estinguersi con cessione di quote dello stipendio o del
salario fino al quinto dell’ammontare di tali emolumenti
valutato al netto di ritenute e per periodi non superiori a
dieci anni, secondo le disposizioni stabilite dai titoli II
e III del presente testo unico. Le operazioni di prestito
concesse ai sensi del presente testo unico devono essere
conformi a quanto previsto dalla delibera del Comitato
interministeriale per il credito ed il risparmio del 4
marzo 2003, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 72 del
27 marzo 2003, e dalla vigente disciplina in materia di
trasparenza delle condizioni contrattuali per i servizi
bancari, finanziari ed assicurativi.
Per il personale dipendente dalle Camere del Parlamento
si osservano le norme speciali stabilite dalle Camere
stesse.
Qualora il debitore ceduto sia una delle
amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive
modificazioni, trova applicazione il decreto legislativo 7
marzo 2005, n. 82, per gli atti relativi ai prestiti e alle
operazioni di cessione degli stipendi, salari, pensioni e
altri emolumenti, secondo le modalita` individuate dal
decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di cui
art. 13-bis, comma 2, del decreto-legge 14 marzo 2005, n.
35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio
2005, n. 80, da emanare entro dieci mesi dalla data di
entrata in vigore della stessa legge n. 80 del 2005».
«Art. 28. (Notificazione dei prestiti alle
amministrazioni e suoi effetti). – L’Ispettorato generale
per il credito ai dipendenti dello Stato da’ comunicazione,
a mezzo di lettera raccomandata, alle amministrazioni dalle
quali dipendono i mutuatari, dei mutui da estinguersi con
cessione di quote di stipendio o salario, concessi dal
Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato o dagli
altri istituti.
Le cessioni di quote di stipendio o salario hanno
effetto, rispetto a dette amministrazioni, nei termini di
cui all’art. 1, sesto comma».
Tale comunicazione vale come intimazione della cessione
al debitore ceduto, ai sensi del codice civile».
«Art. 52. (Impiegati e salariati a tempo indeterminato
o con contratti collettivi di lavoro). – Gli impiegati e
salariati delle amministrazioni indicate nel precedente
articolo, assunti in servizio a tempo indeterminato a norma
della legge sui contratti d’impiego privato od in base a
contratti collettivi di lavoro, possono fare cessione di
quote di stipendio o di salario non superiore al quinto per
un periodo non superiore ai dieci anni, quando siano
addetti a servizi di carattere permanente, siano provvisti
di stipendio o salario fisso e continuativo.
Nei confronti dei medesimi impiegati e salariati
assunti in servizio a tempo determinato, la cessione del
quinto dello stipendio o del salario non puo’ eccedere il
periodo di tempo che, al momento dell’operazione, deve
ancora trascorrere per la scadenza del contratto in essere.
Alla cessione del trattamento di fine rapporto posta in
essere dai soggetti di cui al precedente e al presente
comma non si applica il limite del quinto.
I titolari dei rapporti di lavoro di cui all’art. 409,
numero 3), del codice di procedura civile con gli enti e le
amministrazioni di cui all’art. 1, primo comma, del
presente testo unico, di durata non inferiore a dodici
mesi, possono cedere un quinto del loro compenso, valutato
al netto delle ritenute fiscali, purche’ questo abbia
carattere certo e continuativo. La cessione non puo’
eccedere il periodo di tempo che, al momento
dell’operazione, deve ancora trascorrere per la scadenza
del contratto in essere. I compensi corrisposti a tali
soggetti sono sequestrabili e pignorabili nei limiti di cui
all’art. 545 del codice di procedura civile»
«Art. 55. (Applicabilita’ di disposizioni del titolo II
– Estensione degli effetti della cessione nei casi di
cessazione dal servizio – Eccezioni). – Per le operazioni
di prestiti verso cessione di quote di stipendio o salario
contemplate nel presente titolo, quando non sia
diversamente disposto dal titolo stesso, si osservano, in
quanto siano applicabili, le norme contenute negli articoli
7, 14, 23, 24, 29 primo comma, 35 primo comma, 39, 40 primo
e terzo comma, 42, 43 e 47 commi primo, terzo e quarto,
sostituendosi all’Amministrazione dello Stato quella alle
cui dipendenze l’impiegato o salariato cedente presta
servizio.
Alla cessazione dal servizio, la cessione di quote di
stipendio o salario in corso di estinzione estende i suoi
effetti, a termini del penultimo comma dell’art. 43, anche
sulle indennita’ che siano dovute agli impiegati o ai
salariati indicati nell’art. 52, in base alla legge sul
contratto di impiego privato o ai contratti di impiego o di
lavoro.
Per gli impiegati e salariati degli enti, imprese ed
aziende sottoposti alla disciplina di cui al regio
decreto-legge 8 gennaio 1942, n. 5, convertito nella legge
2 ottobre 1942, n. 1251, gli obblighi del «Fondo per le
indennita’ agli impiegati» previsti dagli artt. 1 e
seguenti di detto decreto-legge sono regolati, nei
confronti degli Istituti autorizzati a concedere prestiti,
dall’art. 14 del decreto stesso.
Si possono perseguire le indennita’ premio di servizio
conferite ai propri iscritti dall’Istituto nazionale di
previdenza per i dipendenti dell’Amministrazione pubblica.
Non si possono perseguire i concorsi e sussidi per
assistenza sanitaria conferiti agli impiegati o salariati
di cui al presente titolo»
Note all’art. 1, comma 347:

– Si riporta il testo dell’art. 13-bis del
decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35 recante «Disposizioni
urgenti nell’ambito del Piano di azione per lo sviluppo
economico, sociale e territoriale»:
«Art. 13-bis. (Modifiche al testo unico di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1950, n.
180). – 1. Al testo unico di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 5 gennaio 1950, n. 180, sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) all’art. 1:
1) al primo comma, dopo le parole: «salve le
eccezioni stabilite nei seguenti articoli» sono inserite le
seguenti: «ed in altre disposizioni di legge»;
2) sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:
«I pensionati pubblici e privati possono
contrarre con banche e intermediari finanziari di cui
all’art. 106 del testo unico di cui al decreto legislativo
1° settembre 1993, n. 385, prestiti da estinguersi con
cessione di quote della pensione fino al quinto della
stessa, valutato al netto delle ritenute fiscali e per
periodi non superiori a dieci anni.
Possono essere cedute ai sensi del precedente
comma le pensioni o le indennita’ che tengono luogo di
pensione corrisposte dallo Stato o dai singoli enti, gli
assegni equivalenti a carico di speciali casse di
previdenza, le pensioni e gli assegni di invalidita’ e
vecchiaia corrisposti dall’Istituto nazionale della
previdenza sociale, gli assegni vitalizi e i capitali a
carico di istituti e fondi in dipendenza del rapporto di
lavoro.
I prestiti devono avere la garanzia
dell’assicurazione sulla vita che ne assicuri il recupero
del residuo credito in caso di decesso del mutuatario»;
b) all’art. 52:
1) al primo comma, le parole: «per il periodo di
cinque o di dieci anni» sono sostituite dalle seguenti:
«per un periodo non superiore ai dieci anni» e sono
soppresse le parole: «ed abbiano compiuto, nel caso di
cessione quinquennale, almeno cinque anni e, nel caso di
cessione decennale, almeno dieci anni di servizio utile per
l’indennita’ di anzianita»;
2) dopo il primo comma, sono aggiunti i seguenti:
«Nei confronti dei medesimi impiegati e salariati
assunti in servizio a tempo determinato, la cessione del
quinto dello stipendio o del salario non puo’ eccedere il
periodo di tempo che, al momento dell’operazione, deve
ancora trascorrere per la scadenza del contratto in essere.
Alla cessione del trattamento di fine rapporto posta in
essere dai soggetti di cui al presente comma non si applica
il limite del quinto.
I titolari dei rapporti di lavoro di cui all’art.
409, numero 3), del codice di procedura civile con gli enti
e le amministrazioni di cui all’art. 1, primo comma, del
presente testo unico, di durata non inferiore a dodici
mesi, possono cedere un quinto del loro compenso, valutato
al netto delle ritenute fiscali, purche’ questo abbia
carattere certo e continuativo. La cessione non puo’
eccedere il periodo di tempo che, al momento
dell’operazione, deve ancora trascorrere per la scadenza
del contratto in essere. I compensi corrisposti a tali
soggetti sono sequestrabili e pignorabili nei limiti di cui
all’art. 545 del codice di procedura civile»;
c) all’art. 55:
1) al primo comma, la parola: «13,» e’ soppressa;
2) al quarto comma, nel primo periodo, e’ soppressa
la parola: «Non» e le parole: «Istituto nazionale per
l’assistenza dei dipendenti degli enti locali» sono
sostituite dalle seguenti: «Istituto nazionale di
previdenza per i dipendenti dell’Amministrazione pubblica»;
nel secondo periodo le parole: «Lo stesso divieto vale per»
sono sostituite dalle seguenti: «Non si possono
perseguire».
2. Con decreto del Ministro dell’economia e delle
finanze adottato ai sensi dell’art. 17, comma 3, della
legge 23 agosto 1988, n. 400, sentite le organizzazioni di
categoria degli operatori professionali interessati, sono
dettate le disposizioni occorrenti per l’attuazione del
presente articolo»
– Si riporta il testo del comma 245 dell’art. 1 della
legge 23 dicembre 1996, n. 662 recante «Misure di
razionalizzazione della finanza pubblica»:
«245. E’ istituita presso l’INPDAP la gestione
unitaria delle prestazioni creditizie e sociali agli
iscritti. Con decreto del Ministro del lavoro e della
previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro,
sono emanate le necessarie norme regolamentari»
– Si riporta il testo del comma 2 dell’art. 1 del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 recante «Norme
generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche»:
«2. Per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le
amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e
scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative,
le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento
autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunita’
montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni
universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le
Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e
loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici
nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le
aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale,
l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche
amministrazioni (ARAN) e le Agenzie di cui al decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 300»
Note all’art. 1, comma 348:
– Si riporta il testo del comma 152 dell’art. 1 della
legge 30 dicembre 2004, n. 311 recante «Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato
(legge finanziaria 2005)»:
«152. E’ istituito, presso la Presidenza del Consiglio
dei ministri, il «Fondo per il sostegno delle adozioni
internazionali» finalizzato al rimborso delle spese
sostenute dai genitori adottivi per l’espletamento della
procedura di adozione disciplinata dalle disposizioni
contenute nel capo I del titolo III della legge 4 maggio
1983, n. 184. Con decreto di natura non regolamentare
adottato, entro sessanta giorni dalla data di entrata in
vigore della presente legge, dal Presidente del Consiglio
dei ministri, di concerto con il Ministro dell’economia e
delle finanze, vengono determinati l’entita’ e i criteri
del rimborso, nonche’ le modalita’ di presentazione delle
istanze. In ogni caso, i rimborsi non potranno superare
l’ammontare massimo di 10 milioni di euro per l’anno 2005.
A favore del Fondo di cui al presente comma e’ autorizzata
la spesa di 10 milioni di euro per l’anno 2005»
Note all’art. 1, comma 349:
– Si riporta il testo dell’art. 17 della legge 3 agosto
1998, n. 269 recante «Norme contro lo sfruttamento della
prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in
danno di minori, quali nuove forme di riduzione in
schiavitu»:
«Art. 17. (Attivita’ di coordinamento). – 1. Sono
attribuite alla Presidenza del Consiglio dei ministri,
fatte salve le disposizioni della legge 28 agosto 1997, n.
285, le funzioni di coordinamento delle attivita’ svolte da
tutte le pubbliche amministrazioni, relative alla
prevenzione, assistenza, anche in sede legale, e tutela dei
minori dallo sfruttamento sessuale e dall’abuso sessuale.
Il Presidente del Consiglio dei ministri presenta ogni anno
al Parlamento una relazione sull’attivita’ svolta ai sensi
del comma 3.
2. Le multe irrogate, le somme di denaro confiscate e
quelle derivanti dalla vendita dei beni confiscati ai sensi
della presente legge sono versate all’entrata del bilancio
dello Stato per essere riassegnate su un apposito fondo da
iscrivere nello stato di previsione della Presidenza del
Consiglio dei ministri e destinate, nella misura di due
terzi, a finanziare specifici programmi di prevenzione,
assistenza e recupero psicoterapeutico dei minori degli
anni diciotto vittime dei delitti di cui agli articoli
600-bis, 600-ter, 600-quater e 600-quinquies del codice
penale, introdotti dagli articoli 2, comma 1, 3, 4 e 5
della presente legge. La parte residua del fondo e’
destinata, nei limiti delle risorse effettivamente
disponibili, al recupero di coloro che, riconosciuti
responsabili dei delitti previsti dagli articoli 600-bis,
secondo comma, 600-ter, terzo comma, e 600-quater del
codice penale, facciano apposita richiesta. Il Ministro del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica e’
autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti
variazioni di bilancio.
3. Nello svolgimento delle funzioni di cui al comma 1,
la Presidenza del Consiglio dei ministri:
a) acquisisce dati e informazioni, a livello
nazionale ed internazionale, sull’attivita’ svolta per la
prevenzione e la repressione e sulle strategie di contrasto
programmate o realizzate da altri Stati;
b) promuove, in collaborazione con i Ministeri della
pubblica istruzione, della sanita’, dell’universita’ e
della ricerca scientifica e tecnologica, di grazia e
giustizia e degli affari esteri, studi e ricerche relativi
agli aspetti sociali, sanitari e giudiziari dei fenomeni di
sfruttamento sessuale dei minori;
c) partecipa, d’intesa con il Ministero degli affari
esteri, agli organismi comunitari e internazionali aventi
compiti di tutela dei minori dallo sfruttamento sessuale.
4. Per lo svolgimento delle attivita’ di cui ai commi 1
e 3 e’ autorizzata la spesa di lire cento milioni annue. Al
relativo onere si fa fronte mediante corrispondente
riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio
triennale 1998-2000, nell’ambito dell’unita’ previsionale
di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di
previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica per l’anno 1998, allo scopo
utilizzando l’accantonamento relativo alla Presidenza del
Consiglio dei ministri. Il Ministro del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica e’ autorizzato ad
apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di
bilancio.
5. Il Ministro dell’interno, in virtu’ dell’accordo
adottato dai Ministri di giustizia europei in data 27
settembre 1996, volto ad estendere la competenza di EUROPOL
anche ai reati di sfruttamento sessuale di minori,
istituisce, presso la squadra mobile di ogni questura, una
unita’ specializzata di polizia giudiziaria, avente il
compito di condurre le indagini sul territorio nella
materia regolata dalla presente legge.
6. Il Ministero dell’interno istituisce altresi’ presso
la sede centrale della questura un nucleo di polizia
giudiziaria avente il compito di raccogliere tutte le
informazioni relative alle indagini nella materia regolata
dalla presente legge e di coordinarle con le sezioni
analoghe esistenti negli altri Paesi europei.
7. L’unita’ specializzata ed il nucleo di polizia
giudiziaria sono istituiti nei limiti delle strutture, dei
mezzi e delle vigenti dotazioni organiche, nonche’ degli
stanziamenti iscritti nello stato di previsione del
Ministero dell’interno»
– Si riporta il testo del comma 36 dell’art. 80 della
legge 27 dicembre 2002, n. 289 recante «Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato
(legge finanziaria 2003)»:
«36. Al fine di favorire il coordinamento delle
attivita’ e degli interventi per il contrasto dello
sfruttamento sessuale e dell’abuso sessuale dei minori,
nonche’ il funzionamento della Commissione per le adozioni
internazionali, e’ autorizzata, per ciascuno degli anni
2003, 2004 e 2005, la spesa di 2 milioni di euro. A
decorrere dalla data di entrata in vigore della presente
legge, tali autorizzazioni di spesa nonche’ le spese
relative al coordinamento delle attivita’ di contrasto
dello sfruttamento sessuale e dell’abuso sessuale dei
minori di cui all’art. 17 della legge 3 agosto 1998, n.
269, e quelle relative all’esecuzione della Convenzione per
la tutela dei minori e la cooperazione in materia di
adozione internazionale, fatta a L’Aia il 29 maggio 1993,
di cui all’art. 9 della legge 31 dicembre 1998, n. 476,
sono iscritte nel fondo per il funzionamento della
Presidenza del Consiglio dei Ministri dello stato di
previsione del Ministero dell’economia e delle finanze».
Note all’art. 1, comma 352:
Si riporta la tabella di cui all’allegato B annessa al
decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.
642, e successive modificazioni, recante «Disciplina
dell’imposta di bollo», cosi’ come modificata dalla
presente legge:

Allegato B

TABELLA

Atti, documenti e registri
esenti dall’imposta di bollo in modo assoluto

1. Petizioni agli organi legislativi; atti e documenti
riguardanti la formazione delle liste elettorali, atti e
documenti relativi all’esercizio dei diritti elettorali ed
alla loro tutela sia in sede amministrativa che
giurisdizionale.
2. Elenchi e ruoli concernenti l’ufficio del giudice
popolare, la leva militare ed altre prestazioni personali
verso lo Stato, le regioni, le province ed i comuni,
nonche’ tutte le documentazioni e domande che attengono a
tali prestazioni e le relative opposizioni.
3. Atti, documenti e provvedimenti dei procedimenti in
materia penale, di pubblica sicurezza e disciplinare,
esclusi gli atti di cui agli articoli 34 e 36 della tariffa
e comprese le istanze e denunce di parte dirette a
promuovere l’esercizio dell’azione penale e relative
certificazioni. Documenti prodotti nei medesimi
procedimenti dal pubblico ministero e dall’imputato o
incolpato.
4. Estratti e copie di qualsiasi atto e documento
richiesti nell’interesse dello Stato dai pubblici uffici,
quando non ricorre l’ipotesi prevista dall’art. 17 del
presente decreto.
5. Atti e copie del procedimento di accertamento e
riscossione di qualsiasi tributo, dichiarazioni, denunzie,
atti, documenti e copie presentati ai competenti uffici ai
fini dell’applicazione delle leggi tributarie, con
esclusione di ricorsi, opposizioni ed altri atti difensivi
del contribuente.
Verbali, decisioni e relative copie delle commissioni
tributarie nonche’ copie dei ricorsi, delle memorie, delle
istanze e degli altri atti del procedimento depositati
presso di esse.
Repertori, libri, registri ed elenchi prescritti dalle
leggi tributarie ad esclusione dei repertori tenuti dai
notai.
Atti e copie relativi al procedimento, anche esecutivo,
per la riscossione dei tributi, dei contributi e delle
entrate extratributarie dello Stato, delle regioni, delle
province, dei comuni e delle istituzioni pubbliche di
beneficenza, dei contributi e delle entrate extratributarie
di qualsiasi ente autorizzato per legge ad avvalersi
dell’opera dei concessionari del servizio nazionale di
riscossione.
Istanze di rimborso e di sospensione del pagamento di
qualsiasi tributo, nonche’ documenti allegati alle istanze
medesime.
Delegazioni di pagamento e atti di delega di cui
all’art. 3 della legge 21 dicembre 1978, n. 843.
6. Fatture ed altri documenti di cui agli articoli 19 e
20 della tariffa riguardanti il pagamento di corrispettivi
di operazioni assoggettate ad imposta sul valore aggiunto.
Per i suddetti documenti sui quali non risulta
evidenziata l’imposta sul valore aggiunto, la esenzione e’
applicabile a condizione che gli stessi contengano
l’indicazione che trattasi di documenti emessi in relazione
al pagamento di corrispettivi di operazioni assoggettate ad
imposta sul valore aggiunto.
7. Titoli di debito pubblico, buoni del tesoro,
certificati speciali di credito ed altri titoli
obbligazionari emessi dallo Stato, nonche’ le relative
quietanze; libretti postali di risparmio, vaglia postali e
relative quietanze; ricevute, quietanze ed altri documenti
recanti addebitamenti o accreditamenti formati, emessi
ovvero ricevuti dalle banche nonche’ dagli uffici della
societa’ Poste Italiane SpA non soggetti all’imposta di
bollo sostitutiva di cui all’art. 13, comma 2-bis, della
tariffa annessa al presente decreto; estratti di conti
correnti postali intestati ad amministrazioni dello Stato;
buoni fruttiferi ed infruttiferi da chiunque emessi;
domande per operazioni comunque relative al debito pubblico
e documenti esibiti a corredo delle domande stesse; procure
speciali per ritiro di somme iscritte nei libretti postali
nominativi di risparmio; polizze e ricevute di pegno
rilasciate dai monti di credito su pegno, dai monti o
societa’ di soccorso e dalle casse di risparmio; libretti
di risparmio e quietanze sui depositi e prelevamenti, anche
se rilasciate separatamente.
Azioni, titoli di quote sociali, obbligazioni ed altri
titoli negoziabili emessi in serie, nonche’ certificati di
tali titoli, qualunque sia il loro emittente compresi gli
atti necessari per la creazione, l’emissione, l’ammissione
in borsa, la messa in circolazione o la negoziazione di
detti titoli.
Quietanze per il rimborso dei titoli, buoni, azioni e
quote di cui ai precedenti commi nonche’ per il versamento
di contributi o quote associative ad associazioni
politiche, sindacali e di categoria, religiose,
assistenziali, culturali e sportive.
8. Copie, estratti, certificati, dichiarazioni ed
attestazioni di qualsiasi genere rilasciati da autorita’,
pubblici uffici e ministri di culto nell’interesse di
persone non abbienti e domande dirette ad ottenere il
rilascio dei medesimi.
Per fruire dell’esenzione di cui al precedente comma e’
necessario esibire all’ufficio che deve rilasciare l’atto,
il certificato in carta libera del sindaco o dell’autorita’
di pubblica sicurezza comprovante la iscrizione del
richiedente nell’elenco previsto dall’art. 15 del decreto
legislativo luogotenenziale 22 marzo 1945, n. 173.
Domande per il conseguimento di sussidi o per
l’ammissione in istituti di beneficenza e relativi
documenti.
Quietanze relative ad oblazioni a scopo di beneficenza
a condizione che sull’atto risulti tale scopo.
8-bis. Certificati anagrafici richiesti dalle societa’
sportive, su disposizione delle rispettive federazioni e di
enti ed associazioni di promozione sportiva di
appartenenza.
9. Atti e documenti in materia di assicurazioni sociali
obbligatorie e di assegni familiari, ricevute dei
contributi nonche’ atti e documenti relativi alla
liquidazione e al pagamento di indennita’ e rendite
concernenti le assicurazioni stesse anche se dovute in base
a leggi straniere.
Domande, certificati, documenti, ricorsi occorrenti per
la liquidazione e il pagamento delle pensioni dirette o di
reversibilita’, degli assegni e delle indennita’ di
liquidazione e di buonuscita o comunque di cessazione del
rapporto di lavoro anche se a carico di stranieri.
Domande e relativa documentazione per l’iscrizione
nelle liste di collocamento presso gli uffici del lavoro e
della massima occupazione.
10. Certificati concernenti gli accertamenti che le
leggi sanitarie demandano agli uffici sanitari, ai medici,
ai veterinari ed alle levatrici, quando tali certificati
sono richiesti nell’esclusivo interesse della pubblica
igiene e profilassi.
11. Atti e documenti necessari per l’ammissione,
frequenza ed esami nella scuola dell’obbligo ed in quella
materna nonche’ negli asili nido; pagelle, attestati e
diplomi rilasciati dalle scuole medesime.
Domande e documenti per il conseguimento di borse di
studio e di presalari e relative quietanze nonche’ per
ottenere l’esonero totale o parziale dal pagamento delle
tasse scolastiche.
Istanze, dichiarazioni o atti equivalenti relativi alla
dispensa, all’esonero o alla frequenza dell’insegnamento
religioso.
12. Atti e provvedimenti del procedimento innanzi alla
Corte costituzionale.
Atti, documenti e provvedimenti dei procedimenti
giurisdizionali ed amministrativi relativi a controversie:
1) in materia di assicurazioni sociali obbligatorie
ed assegni familiari;
2) individuali di lavoro o concernenti rapporti di
pubblico impiego;
3) in materia di pensioni dirette o di
riversibilita’;
4) in materia di equo canone delle locazioni degli
immobili urbani.
Atti relativi ai provvedimenti di conciliazione davanti
agli uffici del lavoro e della massima occupazione o
previsti da contratti o da accordi collettivi di lavoro.
Atti e documenti relativi all’esecuzione immobiliare
nei procedimenti di cui ai numeri 1), 2) e 3) del secondo
comma e dei provvedimenti di cui al terzo comma del
presente articolo.
Atti e provvedimenti dei procedimenti innanzi al
conciliatore, compreso il mandato speciale a farsi
rappresentare ed escluse le sentenze.
13. Atti della procura della tutela dei minori e degli
interdetti, compresi l’inventario, i conti annuali e quello
finale, le istanze di autorizzazione ed i relativi
provvedimenti, con esclusione degli atti e dei contratti
compiuti dal tutore in rappresentanza del minore o
dell’interdetto; atti, scritti e documenti relativi al
procedimento di adozione speciale e di affidamento,
all’assistenza ed alla affiliazione dei minori di cui agli
articoli 400 e seguenti del codice civile; atti di
riconoscimento di figli naturali da parte di persone
iscritte nell’elenco di cui all’art. 15, D.Lgs.Lgt. 22
marzo 1945, n. 173.
13-bis. Contrassegno invalidi, rilasciato ai sensi
dell’art. 381 del regolamento di esecuzione del nuovo
codice della strada, approvato con decreto del Presidente
della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495, a soggetti la
cui invalidita’ comporta ridotte o impedite capacita’
motorie permanenti.
14. Domande per ottenere certificati ed altri atti e
documenti esenti da imposta di bollo; domande per il
rilascio di copie ed estratti dei registri di anagrafe e di
stato civile; domande e certificati di nascita per il
rilascio del certificato del casellario giudiziario.
Dichiarazioni sostitutive delle certificazioni e
dell’atto di notorieta’ rese ai sensi degli articoli 2 e 4
della legge 4 gennaio 1968, n. 15, e successive
modificazioni ed integrazioni.
15. Bollette ed altri documenti doganali di ogni
specie, certificati di origine.
Atti, documenti e registri relativi al movimento di
valute a qualsiasi titolo.
Fatture emesse in relazione ad esportazioni di merci,
fatture pro-forma e copie di fatture che devono allegarsi
per ottenere il benestare all’esportazione e
all’importazione di merci, domande dirette alla
restituzione di tributi restituibili all’esportazione.
Ricevute delle somme affidate da enti e imprese ai
propri dipendenti e ausiliari o intermediari del commercio,
nonche’ agli spedizionieri, per spese da sostenere
nell’interesse dell’ente o dell’impresa.
Domande di autorizzazione d’importazione ai sensi
dell’art. 115 del Trattato CEE.
16. Atti e documenti posti in essere da amministrazioni
dello Stato, regioni, province, comuni, loro consorzi e
associazioni, nonche’ comunita’ montane sempreche’ vengano
tra loro scambiati.
17. Atti che autorita’, pubblici funzionari e ministri
di culto sono tenuti a trasmettere all’ufficio dello stato
civile; dichiarazioni e processi verbali trasmessi
all’ufficio dello stato civile per comunicare la nascita o
la morte di persone o il rinvenimento di bambini
abbandonati.
18. Passaporti e documenti equipollenti; carte di
identita’ e documenti equipollenti.
Atti e documenti necessari per il rilascio e il rinnovo
dei passaporti:
a) per gli emigranti, considerati tali ai sensi delle
norme sulle emigrazioni, che si recano all’estero a scopo
di lavoro e per le loro famiglie;
b) per gli italiani all’estero che fruiscono di
rimpatrio consolare o rientrino per prestare servizio
militare;
c) per i ministri del culto e religiosi che siano
missionari;
d) per gli indigenti.
19. Atti costitutivi e modificativi delle societa’ di
mutuo soccorso, cooperative e loro consorzi, delle
associazioni agrarie di mutua assicurazione e loro
federazioni, ed atti di recesso e di ammissione dei soci di
tali enti.
20.
21. Atti relativi ai trasferimenti di terreni destinati
alla formazione o all’arrotondamento delle proprieta’ di
imprese agricole diretto-coltivatrici e per l’affrancazione
dei canoni enfiteutici e delle rendite e prestazioni
perpetue aventi i fini suindicati e relative copie.
Domande, certificazioni, attestazioni, documenti, note
di trascrizione ipotecaria, e relative copie.
21-bis. Domande, atti e relativa documentazione, per la
concessione di aiuti comunitari e nazionali al settore
agricolo, nonche’ di prestiti agrari di esercizio di cui al
regio decreto-legge 29 luglio 1927, n. 1509, convertito in
legge, con modificazioni, dalla legge 5 luglio 1928, n.
1760, ovvero prestiti da altre disposizioni legislative in
materia.
22. Atti e documenti relativi alla procedura di
espropriazione per causa di pubblica utilita’ promossa
dalle amministrazioni dello Stato e da enti pubblici,
compresi quelli occorrenti per la valutazione o per il
pagamento dell’indennita’ di espropriazione.
23. Testamenti di qualunque forma redatti e schede di
testamenti segreti.
24. Biglietti ed abbonamenti per trasporto di persone
nonche’ domande e documenti comunque occorrenti per il
rilascio di detti abbonamenti.
25. Contratti di lavoro e d’impiego sia individuali che
collettivi, contratti di locazione di fondi rustici, di
colonia parziaria e di soccida di qualsiasi specie e in
qualunque forma redatti; libretti colonici di cui all’art.
2161 del codice civile e documenti consimili concernenti
rapporti di lavoro agricolo anche se contenenti
l’accettazione dei relativi conti fra le parti.
26. Quietanze degli stipendi, pensioni, paghe, assegni,
premi, indennita’ e competenze di qualunque specie relative
a rapporti di lavoro subordinato.
27. Conti delle gestioni degli agenti dello Stato,
delle regioni, province, comuni e relative aziende
autonome; conti concernenti affari, trattati nell’interesse
delle dette amministrazioni; conti degli esattori e agenti
della riscossione di tributi in genere.
27-bis. Atti, documenti, istanze, contratti, nonche’
copie anche se dichiarate conformi, estratti
certificazioni, dichiarazioni e attestazioni poste in
essere o richiesti da organizzazioni non lucrative di
utilita’ sociale (ONLUS) e dalle federazioni sportive ed
enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI.
27-ter. Atti costitutivi, statuti ed ogni altro atto
necessario per l’adempimento di obblighi dei movimenti o
patiti politici, derivanti da disposizioni legislative o
regolamentari.
27-quater. Istanze, atti e provvedimenti relativi al
riconoscimento in Italia di brevetti per invenzioni
industriali, di brevetti per modelli di utilita’ e di
brevetti per modelli e disegni ornamentali»
Note all’art. 1, comma 353:
– Si riporta il testo dell’art. 59 della legge 23
dicembre 2000, n. 388 recante «Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato
(legge finanziaria 2001)»:
«Art. 59. (Acquisto di beni e servizi a rilevanza
regionale degli enti decentrati di spesa). – 1. Al fine di
realizzare l’acquisizione di beni e servizi a rilevanza
regionale alle migliori condizioni del mercato da parte
degli enti decentrati di spesa, il Ministero del tesoro,
del bilancio e della programmazione economica promuove
aggregazioni di enti con il compito di elaborare strategie
comuni di acquisto attraverso la standardizzazione degli
ordini di acquisto per specie merceologiche e la eventuale
stipula di convenzioni valevoli su parte del territorio
nazionale, a cui volontariamente possono aderire tutti gli
enti interessati.
2. In particolare vengono promosse, sentiti
rispettivamente il Ministro dell’interno, il Ministro della
sanita’ e il Ministro dell’universita’ e della ricerca
scientifica e tecnologica:
a) piu’ aggregazioni di province e di comuni,
appartenenti a regioni diverse, indicati dalla Conferenza
Stato-citta’ ed autonomie locali;
b) piu’ aggregazioni di aziende sanitarie e
ospedaliere appartenenti a regioni diverse indicate dalla
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano;
c) piu’ aggregazioni di universita’ appartenenti a
regioni diverse indicate dalla Conferenza permanente dei
rettori delle universita’ italiane.
3. Per le finalita’ di cui al presente articolo,
nonche’ per lo svolgimento delle attivita’ strumentali e di
supporto alla didattica e alla ricerca, una o piu’
universita’ possono, in luogo delle aggregazioni di cui
alla lettera c) del comma 2, costituire fondazioni di
diritto privato con la partecipazione di enti ed
amministrazioni pubbliche e soggetti privati. Con
regolamento adottato ai sensi dell’art. 17, comma 2, della
legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabiliti i criteri e le
modalita’ per la costituzione e il funzionamento delle
predette fondazioni, con individuazione delle tipologie di
attivita’ e di beni che possono essere conferiti alle
medesime nell’osservanza del criterio della strumentalita’
rispetto alle funzioni istituzionali, che rimangono
comunque riservate all’universita’.
4. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica riferisce periodicamente sui
risultati delle iniziative alla Conferenza Stato-citta’ ed
autonomie locali, alla Conferenza permanente per i rapporti
tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano e alla Conferenza permanente dei rettori delle
universita’ italiane.
5. Le convenzioni e i prezzi relativi alle singole
categorie merceologiche sono pubblicati sul sito INTERNET
del Ministero del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica. Gli enti devono motivare i
provvedimenti con cui procedono all’acquisto di beni e
servizi a prezzi e a condizioni meno vantaggiosi di quelli
stabiliti nelle convenzioni suddette e in quelle di cui
all’art. 26 della citata legge n. 488 del 1999.
6. Al fine di rilevare gli elementi di conoscenza degli
effettivi risultati di economia di spesa nell’acquisto di
beni e servizi da parte delle amministrazioni pubbliche, ai
sensi e per gli effetti dell’art. 26 della legge 23
dicembre 1999, n. 488, e della presente legge, il Ministro
del tesoro, del bilancio e della programmazione economica,
con le medesime procedure di cui allo stesso art. 26,
promuove le intese necessarie per il collegamento a rete
delle amministrazioni interessate con criteri di
uniformita’ ed omogeneita’, diretti ad accertare lo stato
di attuazione della normativa in questione ed i risultati
conseguiti».
Il decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio
2000, n. 361 recante «Regolamento recante norme per la
semplificazione dei procedimenti di riconoscimento di
persone giuridiche private e di approvazione delle
modifiche dell’atto costitutivo e dello statuto (n. 17
dell’allegato 1 della legge 15 marzo 1997, n. 59)» e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 7 dicembre 2000, n.
286.
Note all’art. 1, comma 355:
– Si riporta l’art. 100 del decreto del Presidente
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, recante
«Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi»,
cosi’ come modificato dalla presente legge:
«Art. 100 [65] (Oneri di utilita’ sociale). – 1. Le
spese relative ad opere o servizi utilizzabili dalla
generalita’ dei dipendenti o categorie di dipendenti
volontariamente sostenute per specifiche finalita’ di
educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e
sanitaria o culto, sono deducibili per un ammontare
complessivo non superiore al 5 per mille dell’ammontare
delle spese per prestazioni di lavoro dipendente risultante
dalla dichiarazione dei redditi.
2. Sono inoltre deducibili:
a) le erogazioni liberali fatte a favore di persone
giuridiche che perseguono esclusivamente finalita’ comprese
fra quelle indicate nel comma 1 o finalita’ di ricerca
scientifica, nonche’ i contributi, le donazioni e le
oblazioni di cui all’art. 10, comma 1, lettera g), per un
ammontare complessivamente non superiore al 2 per cento del
reddito d’impresa dichiarato;
b) le erogazioni liberali fatte a favore di persone
giuridiche aventi sede nel Mezzogiorno che perseguono
esclusivamente finalita’ di ricerca scientifica, per un
ammontare complessivamente non superiore al 2 per cento del
reddito d’impresa dichiarato;
c) (Abrogato)
d) le erogazioni liberali a favore dei concessionari
privati per la radiodiffusione sonora a carattere
comunitario per un ammontare complessivo non superiore
all’1 per cento del reddito imponibile del soggetto che
effettua l’erogazione stessa;
e) le spese sostenute dai soggetti obbligati alla
manutenzione, protezione o restauro delle cose vincolate ai
sensi del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 e del
decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963,
n. 1409, nella misura effettivamente rimasta a carico. La
necessita’ delle spese, quando non siano obbligatorie per
legge, deve risultare da apposita certificazione rilasciata
dalla competente soprintendenza del Ministero per i beni e
le attivita’ culturali, previo accertamento della loro
congruita’ effettuato d’intesa con il competente ufficio
dell’Agenzia del territorio. La deduzione non spetta in
caso di mutamento di destinazione dei beni senza la
preventiva autorizzazione dell’Amministrazione per i beni e
le attivita’ culturali, di mancato assolvimento degli
obblighi di legge per consentire l’esercizio del diritto di
prelazione dello Stato sui beni immobili e mobili vincolati
e di tentata esportazione non autorizzata di questi ultimi.
L’Amministrazione per i beni e le attivita’ culturali da’
immediata comunicazione al competente ufficio dell’Agenzia
delle entrate delle violazioni che comportano la
indeducibilita’ e dalla data di ricevimento della
comunicazione inizia a decorrere il termine per la
rettifica della dichiarazione dei redditi;
f) le erogazioni liberali in denaro a favore dello
Stato, di enti o istituzioni pubbliche, di fondazioni e di
associazioni legalmente riconosciute che senza scopo di
lucro svolgono o promuovono attivita’ di studio, di ricerca
e di documentazione di rilevante valore culturale e
artistico, effettuate per l’acquisto, la manutenzione, la
protezione o il restauro delle cose indicate nell’art. 2
del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, e nel
decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963,
n. 1409, ivi comprese le erogazioni effettuate per
l’organizzazione di mostre e di esposizioni, che siano di
rilevante interesse scientifico o culturale, delle cose
anzidette, e per gli studi e le ricerche eventualmente a
tal fine necessari. Le mostre, le esposizioni, gli studi e
le ricerche devono essere autorizzati, previo parere del
competente comitato di settore del Consiglio nazionale per
i beni culturali e ambientali, dal Ministero per i beni e
le attivita’ culturali, che dovra’ approvare la previsione
di spesa ed il conto consuntivo. Il Ministero per i beni
culturali e ambientali stabilisce i tempi necessari
affinche’ le erogazioni fatte a favore delle associazioni
legalmente riconosciute, delle istituzioni e delle
fondazioni siano utilizzate per gli scopi preindicati, e
controlla l’impiego delle erogazioni stesse. Detti termini
possono, per causa non imputabile al donatario, essere
prorogati una sola volta. Le erogazioni liberali non
integralmente utilizzate nei termini assegnati, ovvero
utilizzate non in conformita’ alla destinazione,
affluiscono, nella loro totalita’, all’entrata dello Stato;
g) le erogazioni liberali in denaro, per importo non
superiore al 2 per cento del reddito d’impresa dichiarato,
a favore di enti o istituzioni pubbliche, fondazioni e
associazioni legalmente riconosciute che senza scopo di
lucro svolgono esclusivamente attivita’ nello spettacolo,
effettuate per la realizzazione di nuove strutture, per il
restauro ed il potenziamento delle strutture esistenti,
nonche’ per la produzione nei vari settori dello
spettacolo. Le erogazioni non utilizzate per tali finalita’
dal percipiente entro il termine di due anni dalla data del
ricevimento affluiscono, nella loro totalita’, all’entrata
dello Stato;
h) le erogazioni liberali in denaro, per importo non
superiore a 2.065,83 euro o al 2 per cento del reddito
d’impresa dichiarato, a favore delle ONLUS, nonche’ le
iniziative umanitarie, religiose o laiche, gestite da
fondazioni, associazioni, comitati ed enti individuati con
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri ai sensi
dell’art. 15, comma 1, lettera i-bis), nei Paesi non
appartenenti all’OCSE;
i) le spese relative all’impiego di lavoratori
dipendenti, assunti a tempo indeterminato, utilizzati per
prestazioni di servizi erogate a favore di ONLUS, nel
limite del cinque per mille dell’ammontare complessivo
delle spese per prestazioni di lavoro dipendente, cosi’
come risultano dalla dichiarazione dei redditi;
l) le erogazioni liberali in denaro, per importo non
superiore a 1.549,37 euro o al 2 per cento del reddito di
impresa dichiarato, a favore di associazioni di promozione
sociale iscritte nei registri previsti dalle vigenti
disposizioni di legge;
m) le erogazioni liberali in denaro a favore dello
Stato, delle regioni, degli enti locali territoriali, di
enti o istituzioni pubbliche, di fondazioni e di
associazioni legalmente riconosciute, per lo svolgimento
dei loro compiti istituzionali e per la realizzazione di
programmi culturali nei settori dei beni culturali e dello
spettacolo. Il Ministro per i beni e le attivita’ culturali
individua con proprio decreto periodicamente, sulla base di
criteri che saranno definiti sentita la Conferenza
unificata di cui all’art. 8 del decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281, i soggetti e le categorie di soggetti
che possono beneficiare delle predette erogazioni liberali;
determina, a valere sulla somma allo scopo indicata, le
quote assegnate a ciascun ente o soggetto beneficiario;
definisce gli obblighi di informazione da parte dei
soggetti erogatori e dei soggetti beneficiari; vigila
sull’impiego delle erogazioni e comunica, entro il 31 marzo
dell’anno successivo a quello di riferimento all’Agenzia
delle entrate, l’elenco dei soggetti erogatori e
l’ammontare delle erogazioni liberali da essi effettuate.
Nel caso che, in un dato anno, le somme complessivamente
erogate abbiano superato la somma allo scopo indicata o
determinata, i singoli soggetti beneficiari che abbiano
ricevuto somme di importo maggiore della quota assegnata
dal Ministero per i beni e le attivita’ culturali versano
all’entrata dello Stato un importo pari al 37 per cento
della differenza;
n) le erogazioni liberali in denaro a favore di
organismi di gestione di parchi e riserve naturali,
terrestri e marittimi, statali e regionali, e di ogni altra
zona di tutela speciale paesistico-ambientale come
individuata dalla vigente disciplina, statale e regionale,
nonche’ gestita dalle associazioni e fondazioni private
indicate nell’art. 154, comma 4, lettera a), effettuate per
sostenere attivita’ di conservazione, valorizzazione,
studio, ricerca e sviluppo dirette al conseguimento delle
finalita’ di interesse generale cui corrispondono tali
ambiti protetti. Il Ministro dell’ambiente e della tutela
del territorio individua con proprio decreto,
periodicamente, i soggetti e le categorie di soggetti che
possono beneficiare delle predette erogazioni liberali;
determina, a valere sulla somma allo scopo indicata, le
quote assegnate a ciascun ente o soggetto beneficiario. Nel
caso che in un dato anno le somme complessivamente erogate
abbiano superato la somma allo scopo indicata o determinata
i singoli soggetti beneficiari che abbiano ricevuto somme
di importo maggiore della quota assegnata dal Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio, versano
all’entrata dello Stato un importo pari al 37 per cento
della differenza;
o) le erogazioni liberali in denaro a favore dello
Stato, delle regioni, degli enti territoriali, di enti o
istituzioni pubbliche, di fondazioni e di associazioni
legalmente riconosciute, per la realizzazione di programmi
di ricerca scientifica nel settore della sanita’
autorizzate dal Ministro della salute con apposito decreto
che individua annualmente, sulla base di criteri che
saranno definiti sentita la Conferenza unificata di cui
all’art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281,
i soggetti che possono beneficiare delle predette
erogazioni liberali. Il predetto decreto determina
altresi’, fino a concorrenza delle somme allo scopo
indicate, l’ammontare delle erogazioni deducibili per
ciascun soggetto erogatore, nonche’ definisce gli obblighi
di informazione da parte dei soggetti erogatori e dei
soggetti beneficiari. Il Ministero della salute vigila
sull’impiego delle erogazioni e comunica, entro il 31 marzo
dell’anno successivo a quello di riferimento, all’Agenzia
delle entrate, l’elenco dei soggetti erogatori e
l’ammontare delle erogazioni liberali deducibili da essi
effettuate.
3. Alle erogazioni liberali in denaro di enti o di
istituzioni pubbliche, di fondazioni o di associazioni
legalmente riconosciute, effettuate per il pagamento delle
spese di difesa dei soggetti ammessi al patrocinio a spese
dello Stato, non si applica il limite di cui al comma 1,
anche quando il soggetto erogatore non abbia le finalita’
statutarie istituzionali di cui al medesimo comma 1.
4. Le erogazioni liberali diverse da quelle considerate
nei precedenti commi e nel comma 1 dell’art. 95 non sono
ammesse in deduzione.
– Si riporta il testo dell’art. 14 del decreto-legge 14
marzo 2005, n. 35 recante «Disposizioni urgenti nell’ambito
del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e
territoriale», convertito, con modificazioni, dalla legge
14 maggio 2005, n. 80, cosi’ come modificato dalla presente
legge:
«Art.14. (ONLUS e terzo settore). – 1. Le liberalita’
in denaro o in natura erogate da persone fisiche o da enti
soggetti all’imposta sul reddito delle societa’ in favore
di organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale di cui
all’art. 10, commi 1, 8 e 9, del decreto legislativo 4
dicembre 1997, n. 460, nonche’ quelle erogate in favore di
associazioni di promozione sociale iscritte nel registro
nazionale previsto dall’art. 7, commi 1 e 2, della legge 7
dicembre 2000, n. 383, in favore di fondazioni e
associazioni riconosciute aventi per oggetto statutario la
tutela, promozione e la valorizzazione dei beni di
interesse artistico, storico e paesaggistico di cui al
decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e in favore di
fondazioni e associazioni riconosciute aventi per scopo
statutario lo svolgimento o la promozione di attivita’ di
ricerca scientifica, individuate con decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri, adottato su proposta del
Ministro dell’economia e delle finanze e del Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca sono
deducibili dal reddito complessivo del soggetto erogatore
nel limite del dieci per cento del reddito complessivo
dichiarato, e comunque nella misura massima di 70.000 euro
annui.
2. Costituisce in ogni caso presupposto per
l’applicazione delle disposizioni di cui al comma 1 la
tenuta, da parte del soggetto che riceve le erogazioni, di
scritture contabili atte a rappresentare con completezza e
analiticita’ le operazioni poste in essere nel periodo di
gestione, nonche’ la redazione, entro quattro mesi dalla
chiusura dell’esercizio, di un apposito documento che
rappresenti adeguatamente la situazione patrimoniale,
economica e finanziaria.
3. Resta ferma la facolta’ di applicare le disposizioni
di cui all’art. 100, comma 2, del testo unico delle imposte
sui redditi, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive
modificazioni.
4. Qualora nella dichiarazione dei redditi del soggetto
erogatore delle liberalita’ siano esposte indebite
deduzioni dall’imponibile, operate in violazione dei
presupposti di deducibilita’ di cui al comma 1, la sanzione
di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo 18
dicembre 1997, n. 471, e’ maggiorata del duecento per
cento.
5. Se la deduzione di cui al comma 1 risulta indebita
in ragione della riscontrata insussistenza, in capo
all’ente beneficiario dell’erogazione, dei caratteri
solidaristici e sociali dichiarati in comunicazioni rivolte
al pubblico ovvero rappresentati ai soggetti erogatori
delle liberalita’, l’ente beneficiario e i suoi
amministratori sono obbligati in solido con i soggetti
erogatori per le maggiori imposte accertate e per le
sanzioni applicate.
6. In relazione alle erogazioni effettuate ai sensi del
comma 1 la deducibilita’ di cui al medesimo comma non puo’
cumularsi con ogni altra agevolazione fiscale prevista a
titolo di deduzione o di detrazione di imposta da altre
disposizioni di legge.
7. Al testo unico delle imposte sui redditi, di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986,
n. 917, e successive modificazioni, sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) all’art. 10, comma 1, dopo la lettera l-ter) e’
aggiunta, in fine, la seguente: «l-quater) le erogazioni
liberali in denaro effettuate a favore di universita’,
fondazioni universitarie di cui all’art. 59, comma 3, della
legge 23 dicembre 2000, n. 388, e di istituzioni
universitarie pubbliche, degli enti di ricerca pubblici,
ovvero degli enti di ricerca vigilati dal Ministero
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, ivi
compresi l’Istituto superiore di sanita’ e l’Istituto
superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro,
nonche’ degli enti parco regionali e nazionali.»;
b) all’art. 100, comma 2, la lettera c) e’ sostituita
dalla seguente: «c) le erogazioni liberali a favore di
universita’, fondazioni universitarie di cui all’art. 59,
comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e di
istituzioni universitarie pubbliche, degli enti di ricerca
pubblici, delle fondazioni e delle associazioni
regolarmente riconosciute a norma del regolamento di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000,
n. 361, aventi per oggetto statutario lo svolgimento o la
promozione di attivita’ di ricerca scientifica, individuate
con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri,
adottato su proposta del Ministro dell’economia e delle
finanze e del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca, ovvero degli enti di ricerca vigilati dal
Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca, ivi compresi l’Istituto superiore di sanita’ e
l’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del
lavoro, nonche’ degli enti parco regionali e nazionali;».
8. (Abrogato)
8-bis. Il comma 7-bis dell’art. 2 della legge 27
dicembre 2002, n. 289, e’ abrogato.
8-ter. La deroga di cui all’art. 4, comma 104, della
legge 24 dicembre 2003, n. 350, si applica anche a
decorrere dall’anno 2005»
Note all’art. 1, comma 356:
– Si riporta il testo dell’art. 38-quater del decreto
del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633,
recante «Istituzione e disciplina dell’imposta sul valore
aggiunto» cosi’ come modificato dalla presente legge:
«Art. 38-quater (Sgravio dell’imposta per i soggetti
domiciliati e residenti fuori della Comunita’ europea). 1.
Le cessioni a soggetti domiciliati o residenti fuori della
Comunita’ europea di beni per un complessivo importo,
comprensivo dell’imposta sul valore aggiunto, superiore a
lire 300 mila destinati all’uso personale o familiare, da
trasportarsi nei bagagli personali fuori del territorio
doganale della Comunita’ medesima, possono essere
effettuate senza pagamento dell’imposta. Tale disposizione
si applica a condizione che sia emessa fattura a norma
dell’art. 21, e che i beni siano trasportati fuori della
Comunita’ entro il terzo mese successivo a quello di
effettuazione dell’operazione. L’esemplare della fattura
consegnato al cessionario deve essere restituito al
cedente, recante anche l’indicazione degli estremi del
passaporto o di altro documento equipollente da apporre
prima di ottenere il visto dogale, vistato dall’ufficio
doganale di uscita dalla Comunita’, entro il quarto mese
successivo all’effettuazione della operazione; in caso di
mancata restituzione, il cedente deve procedere alla
regolarizzazione della operazione a norma dell’art. 26,
primo comma, entro un mese dalla scadenza del suddetto
termine.
2. Per le cessioni di cui al comma 1, per le quali il
cedente non si sia avvalso della facolta’ ivi prevista, il
cessionario ha diritto al rimborso dell’imposta pagata per
rivalsa a condizione che i beni siano trasportati fuori
della Comunita’ entro il terzo mese successivo a quello
della cessione e che restituisca al cedente l’esemplare
della fattura vistato dall’ufficio doganale entro il quarto
mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.
Il rimborso e’ effettuato dal cedente il quale ha diritto
di recuperare l’imposta mediante annotazione della
corrispondente variazione nel registro di cui all’art. 25»
Note all’art. 1, comma 360:
– Si riporta il testo dell’art. 11-ter della legge 5
agosto 1978, n. 468 recante «Riforma di alcune norme di
contabilita’ generale dello Stato in materia di bilancio»:
«Art. 11-ter. (Copertura finanziaria delle leggi). 1.
In attuazione dell’art. 81, quarto comma, della
Costituzione, ciascuna legge che comporti nuove o maggiori
spese indica espressamente, per ciascun anno e per ogni
intervento da essa previsto, la spesa autorizzata, che si
intende come limite massimo di spesa, ovvero le relative
previsioni di spesa, definendo una specifica clausola di
salvaguardia per la compensazione degli effetti che
eccedano le previsioni medesime. La copertura finanziaria
delle leggi che importino nuove o maggiori spese, ovvero
minori entrate, e’ determinata esclusivamente attraverso le
seguenti modalita’:
a) mediante utilizzo degli accantonamenti iscritti
nei fondi speciali previsti dall’art. 11-bis, restando
precluso sia l’utilizzo di accantonamenti del conto
capitale per iniziative di parte corrente, sia l’utilizzo
per finalita’ difformi di accantonamenti per regolazioni
contabili e per provvedimenti in adempimento di obblighi
internazionali;
b) mediante riduzione di precedenti autorizzazioni
legislative di spesa; ove dette autorizzazioni fossero
affluite in conti correnti o in contabilita’ speciali
presso la Tesoreria statale, si procede alla contestuale
iscrizione nello stato di previsione della entrata delle
risorse da utilizzare come copertura;
c);
d) mediante modificazioni legislative che comportino
nuove o maggiori entrate; resta in ogni caso esclusa la
copertura di nuove e maggiori spese correnti con entrate in
conto capitale.
2. I disegni di legge, gli schemi di decreto
legislativo e gli emendamenti di iniziativa governativa che
comportino conseguenze finanziarie devono essere corredati
da una relazione tecnica, predisposta dalle amministrazioni
competenti e verificata dal Ministero del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica sulla
quantificazione delle entrate e degli oneri recati da
ciascuna disposizione, nonche’ delle relative coperture,
con la specificazione, per la spesa corrente e per le
minori entrate, degli oneri annuali fino alla completa
attuazione delle norme e, per le spese in conto capitale,
della modulazione relativa agli anni compresi nel bilancio
pluriennale e dell’onere complessivo in relazione agli
obiettivi fisici previsti. Nella relazione sono indicati i
dati e i metodi utilizzati per la quantificazione, le loro
fonti e ogni elemento utile per la verifica tecnica in sede
parlamentare secondo le norme da adottare con i regolamenti
parlamentari.
3. Le Commissioni parlamentari competenti possono
richiedere al Governo la relazione di cui al comma 2 per
tutte le proposte legislative e gli emendamenti al loro
esame ai fini della verifica tecnica della quantificazione
degli oneri da essi recati.
4. I disegni di legge di iniziativa regionale e del
CNEL devono essere corredati, a cura dei proponenti, da una
relazione tecnica formulata nei modi previsti dal comma 2.
5. Per le disposizioni legislative in materia
pensionistica la relazione di cui ai commi 2 e 3 contiene
un quadro analitico di proiezioni finanziarie almeno
decennali, riferite all’andamento delle variabili collegate
ai soggetti beneficiari. Per le disposizioni legislative in
materia di pubblico impiego la relazione contiene i dati
sul numero dei destinatari, sul costo unitario, sugli
automatismi diretti e indiretti che ne conseguono fino alla
loro completa attuazione, nonche’ sulle loro correlazioni
con lo stato giuridico ed economico di categorie o fasce di
dipendenti pubblici omologabili. Per le disposizioni
legislative recanti oneri a carico dei bilanci di enti
appartenenti al settore pubblico allargato la relazione
riporta la valutazione espressa dagli enti interessati.
6. Ogni quattro mesi la Corte dei conti trasmette al
Parlamento una relazione sulla tipologia delle coperture
adottate nelle leggi approvate nel periodo considerato e
sulle tecniche di quantificazione degli oneri. La Corte
riferisce, inoltre, su richiesta delle Commissioni
parlamentari competenti nelle modalita’ previste dai
Regolamenti parlamentari, sulla congruenza tra le
conseguenze finanziarie dei decreti legislativi e le norme
di copertura recate dalla legge di delega.
6-bis. Le disposizioni che comportano nuove o maggiori
spese hanno effetto entro i limiti della spesa
espressamente autorizzata nei relativi provvedimenti
legislativi. Con decreto dirigenziale del Ministero
dell’economia e delle finanze – Dipartimento della
Ragioneria generale dello Stato, da pubblicare nella
Gazzetta Ufficiale, e’ accertato l’avvenuto raggiungimento
dei predetti limiti di spesa. Le disposizioni recanti
espresse autorizzazioni di spesa cessano di avere efficacia
a decorrere dalla data di pubblicazione del decreto per
l’anno in corso alla medesima data.
6-ter. Per le Amministrazioni dello Stato, il Ministero
dell’economia e delle finanze – Dipartimento della
Ragioneria generale dello Stato, anche attraverso gli
uffici centrali del bilancio e le ragionerie provinciali
dello Stato, vigila sulla corretta applicazione delle
disposizioni di cui al comma 6-bis. Per gli enti ed
organismi pubblici non territoriali gli organi interni di
revisione e di controllo provvedono agli analoghi
adempimenti di vigilanza e segnalazione al Parlamento e al
Ministero dell’economia e delle finanze.
7. Qualora nel corso dell’attuazione di leggi si
verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti
rispetto alle previsioni di spesa o di entrata indicate
dalle medesime leggi al fine della copertura finanziaria,
il Ministro competente ne da’ notizia tempestivamente al
Ministro dell’economia e delle finanze, il quale, anche ove
manchi la predetta segnalazione, riferisce al Parlamento
con propria relazione e assume le conseguenti iniziative
legislative. La relazione individua le cause che hanno
determinato gli scostamenti, anche ai fini della revisione
dei dati e dei metodi utilizzati per la quantificazione
degli oneri autorizzati dalle predette leggi. Il Ministro
dell’economia e delle finanze puo’ altresi’ promuovere la
procedura di cui al presente comma allorche’ riscontri che
l’attuazione di leggi rechi pregiudizio al conseguimento
degli obiettivi di finanza pubblica indicati dal Documento
di programmazione economico-finanziaria e da eventuali
aggiornamenti, come approvati dalle relative risoluzioni
parlamentari. La stessa procedura e’ applicata in caso di
sentenze definitive di organi giurisdizionali e della Corte
costituzionale recanti interpretazioni della normativa
vigente suscettibili di determinare maggiori oneri»
Note all’art. 1, comma 361:
– Si riporta il testo dell’art. 24 della legge 9 marzo
1989, n. 88 recante «Ristrutturazione dell’Istituto
nazionale della previdenza sociale e dell’Istituto
nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul
lavoro»:
«Art. 24. (Gestione prestazioni temporanee ai
lavoratori dipendenti). – 1. A decorrere dal 1° gennaio
1989, le gestioni per l’assicurazione contro la
disoccupazione involontaria, ivi compreso il Fondo di
garanzia per il trattamento di fine rapporto e per
l’assicurazione contro la tubercolosi, la cassa per
l’integrazione guadagni degli operai dell’industria, la
cassa per l’integrazione guadagni dei lavoratori
dell’edilizia, la cassa per l’integrazione salariale ai
lavoratori agricoli, la cassa unica per gli assegni
familiari, la cassa per il trattamento di richiamo alle
armi degli impiegati ed operai privati, la gestione per i
trattamenti economici di malattia di cui all’art. 74 della
legge 23 dicembre 1978, n. 833, il Fondo per il rimpatrio
dei lavoratori extracomunitari istituito dall’art. 13 della
legge 30 dicembre 1986, n. 943, ed ogni altra forma di
previdenza a carattere temporaneo diversa dalle pensioni,
sono fuse in una unica gestione che assume la denominazione
di «Gestione prestazioni temporanee ai lavoratori
dipendenti».
2. La predetta gestione, alla quale affluiscono i
contributi afferenti ai preesistenti fondi, casse e
gestioni, ne assume le attivita’ e le passivita’ ed eroga
le relative prestazioni.
3. Dalla data di entrata in vigore della presente legge
e’ soppresso il Fondo per gli assuntori dei servizi delle
ferrovie, tranvie, filovie e linee di navigazione interna
di cui agli accordi economici collettivi dell’8 luglio 1941
e dell’11 dicembre 1942. La residua attivita’ patrimoniale,
come da bilancio consuntivo della gestione del predetto
fondo, e’ contabilizzata nella gestione dei trattamenti
familiari di cui al comma 1.
4. Il bilancio della gestione e’ unico ed evidenzia per
ciascuna forma di previdenza le prestazioni e il
correlativo gettito contributivo».
Note all’art. 1, comma 362:
– Si riporta il testo dell’art. 120 della legge 23
dicembre 2000, n. 388 recante «Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato
(legge finanziaria 2001):
«Art. 120. (Riduzione degli oneri sociali). – 1.
Nell’ambito del processo di armonizzazione delle forme di
contribuzione e della disciplina relative alle prestazioni
temporanee a carico della gestione di cui all’art. 24 della
legge 9 marzo 1989, n. 88, e in attuazione del programma di
riduzione del costo del lavoro stabilito dal Patto sociale
per lo sviluppo e l’occupazione del dicembre 1998, a
decorrere dal 1° febbraio 2001 e’ riconosciuto ai datori di
lavoro un esonero dal versamento dei contributi sociali per
assegni per il nucleo familiare dovuti dai medesimi alla
predetta gestione pari a 0,8 punti percentuali.
2. In via aggiuntiva rispetto a quanto riconosciuto in
applicazione del comma 1, nei confronti dei datori di
lavoro operanti nei settori per i quali l’aliquota
contributiva per assegni per il nucleo familiare e’ dovuta
in misura inferiore a 0,8 punti percentuali, e’
riconosciuto un ulteriore esonero nella misura di 0,4 punti
percentuali a valere sui versamenti di altri contributi
sociali dovuti dai medesimi datori di lavoro alla gestione
di cui al medesimo comma 1, prioritariamente considerando i
contributi per maternita’ e per disoccupazione. In ogni
caso il complessivo esonero non puo’ superare la misura di
0,8 punti percentuali.
3. All’art. 3, comma 9, della legge 23 dicembre 1998,
n. 448, le parole: «31 dicembre 2000» sono sostituite dalle
seguenti: «31 dicembre 2001».
– Si riporta il testo dell’art. 2 della legge 29 maggio
1982, n. 297, e successive modificazioni, recante
«Disciplina del trattamento di fine rapporto e norme in
materia pensionistica»:
«Art. 2. (Fondo di garanzia). – 1. E’ istituito
presso l’Istituto nazionale della previdenza sociale il
«Fondo di garanzia per il trattamento di fine rapporto» con
lo scopo di sostituirsi al datore di lavoro in caso di
insolvenza del medesimo nel pagamento del trattamento di
fine rapporto, di cui all’art. 2120 del codice civile,
spettante ai lavoratori o loro aventi diritto.
2. Trascorsi quindici giorni dal deposito dello stato
passivo, reso esecutivo ai sensi dell’art. 97 del regio
decreto 16 marzo 1942, n. 267, ovvero dopo la pubblicazione
della sentenza di cui all’art. 99 dello stesso decreto, per
il caso siano state proposte opposizioni o impugnazioni
riguardanti il suo credito, ovvero dalla pubblicazione
della sentenza di omologazione del concordato preventivo,
il lavoratore o i suoi aventi diritto possono ottenere a
domanda il pagamento, a carico del fondo, del trattamento
di fine rapporto di lavoro e dei relativi crediti
accessori, previa detrazione delle somme eventualmente
corrisposte.
3. Nell’ipotesi di dichiarazione tardiva di crediti di
lavoro di cui all’art. 101 del regio decreto 16 marzo 1942,
n. 267, la domanda di cui al comma precedente puo’ essere
presentata dopo il decreto di ammissione al passivo o dopo
la sentenza che decide il giudizio insorto per l’eventuale
contestazione del curatore fallimentare.
4. Ove l’impresa sia sottoposta a liquidazione coatta
amministrativa la domanda puo’ essere presentata trascorsi
quindici giorni dal deposito dello stato passivo, di cui
all’art. 209 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267,
ovvero, ove siano state proposte opposizioni o impugnazioni
riguardanti il credito di lavoro, dalla sentenza che decide
su di esse.
4-bis. L’intervento del Fondo di garanzia opera anche
nel caso in cui datore di lavoro sia un’impresa, avente
attivita’ sul territorio di almeno due Stati membri,
costituita secondo il diritto di un altro Stato membro ed
in tale Stato sottoposta ad una procedura concorsuale, a
condizione che il dipendente abbia abitualmente svolto la
sua attivita’ in Italia.
5. Qualora il datore di lavoro, non soggetto alle
disposizioni del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, non
adempia, in caso di risoluzione del rapporto di lavoro,
alla corresponsione del trattamento dovuto o vi adempia in
misura parziale, il lavoratore o i suoi aventi diritto
possono chiedere al fondo il pagamento del trattamento di
fine rapporto, sempreche’, a seguito dell’esperimento
dell’esecuzione forzata per la realizzazione del credito
relativo a detto trattamento, le garanzie patrimoniali
siano risultate in tutto o in parte insufficienti. Il
fondo, ove non sussista contestazione in materia, esegue il
pagamento del trattamento insoluto.
6. Quanto previsto nei commi precedenti si applica
soltanto nei casi in cui la risoluzione del rapporto di
lavoro e la procedura concorsuale od esecutiva siano
intervenute successivamente all’entrata in vigore della
presente legge.
7. I pagamenti di cui al secondo, terzo, quarto e
quinto comma del presente art. sono eseguiti dal fondo
entro 60 giorni dalla richiesta dell’interessato. Il fondo
e’ surrogato di diritto al lavoratore o ai suoi aventi
causa nel privilegio spettante sul patrimonio dei datori di
lavoro ai sensi degli articoli 2751-bis e 2776 del codice
civile per le somme da esso pagate.
8. Il fondo, per le cui entrate ed uscite e’ tenuta una
contabilita’ separata nella gestione dell’assicurazione
obbligatoria contro la disoccupazione, e’ alimentato con un
contributo a carico dei datori di lavoro pari allo 0,03 per
cento della retribuzione di cui all’art. 12 della legge 30
aprile 1969, n. 153, a decorrere dal periodo di paga in
corso al 1° luglio 1982. Per tale contributo si osservano
le stesse disposizioni vigenti per l’accertamento e la
riscossione dei contributi dovuti al Fondo pensioni dei
lavoratori dipendenti. Le disponibilita’ del fondo di
garanzia non possono in alcun modo essere utilizzate al di
fuori della finalita’ istituzionale del fondo stesso. Al
fine di assicurare il pareggio della gestione, l’aliquota
contributiva puo’ essere modificata, in diminuzione o in
aumento, con decreto del Ministro del lavoro e della
previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro,
sentito il consiglio di amministrazione dell’INPS, sulla
base delle risultanze del bilancio consuntivo del fondo
medesimo.
9. Il datore di lavoro deve integrare le denunce
previste dall’art. 4, primo comma, del decreto-legge 6
luglio 1978, n. 352, convertito, con modificazione, nella
legge 4 agosto 1978, n. 467, con l’indicazione dei dati
necessari all’applicazione delle norme contenute nel
presente art. nonche’ dei dati relativi all’accantonamento
effettuato nell’anno precedente ed all’accantonamento
complessivo risultante a credito del lavoratore. Si
applicano altresi’ le disposizioni di cui ai commi secondo,
terzo e quarto dell’art. 4 del predetto decreto-legge. Le
disposizioni del presente comma non si applicano al
rapporto di lavoro domestico.
10. Per i giornalisti e per i dirigenti di aziende
industriali, il fondo di garanzia per il trattamento di
fine rapporto e’ gestito, rispettivamente, dall’Istituto
nazionale di previdenza dei giornalisti italiani «Giovanni
Amendola» e dall’Istituto nazionale di previdenza per i
dirigenti di aziende industriali «
– Si riporta il testo dell’art. 25 della legge 21
dicembre 1978, n. 845 recante «Legge-quadro in materia di
formazione professionale»:
«Art. 25 (Istituzione di un Fondo di rotazione). – Per
favorire l’accesso al Fondo sociale europeo e al Fondo
regionale europeo dei progetti realizzati dagli organismi
di cui all’art. precedente, e’ istituito, presso il
Ministero del lavoro e della previdenza sociale, con
l’amministrazione autonoma e gestione fuori bilancio, ai
sensi dell’art. 9 della legge 25 novembre 1971, n. 1041, un
Fondo di rotazione.
Per la costituzione del Fondo di rotazione, la cui
dotazione e’ fissata in lire 100 miliardi, si provvede a
carico del bilancio dello Stato con l’istituzione di un
apposito capitolo di spesa nello stato di previsione del
Ministero del lavoro e della previdenza sociale per l’anno
1979.
A decorrere dal periodo di paga in corso al 1° gennaio
1979, le aliquote contributive di cui ai numeri da 1) a 5)
dell’art. 20 del decreto-legge 2 marzo 1974, n. 30,
convertito, con modificazioni, nella legge 16 aprile 1974,
n. 114, e modificato dall’art. 11 della legge 3 giugno
1975, n. 160, sono ridotte:
1) dal 4,45 al 4,15 per cento;
2) dal 4,45 al 4,15 per cento;
3) dal 3,05 al 2,75 per cento;
4) dal 4,30 al 4 per cento;
5) dal 6,50 al 6,20 per cento.
Con la stessa decorrenza l’aliquota del contributo
integrativo dovuto per l’assicurazione obbligatoria contro
la disoccupazione involontaria ai sensi dell’art. 12 della
legge 3 giugno 1975, n. 160, e’ aumentata in misura pari
allo 0,30 per cento delle retribuzioni soggette all’obbligo
contributivo.
I due terzi delle maggiori entrate derivanti
dall’aumento contribuitivo di cui al precedente
comma affluiscono al Fondo di rotazione. Il versamento
delle somme dovute al Fondo e’ effettuato dall’Istituto
nazionale della previdenza sociale con periodicita’
trimestrale.
La parte di disponibilita’ del Fondo di rotazione non
utilizzata al termine di ogni biennio, a partire da quello
successivo alla data di entrata in vigore della presente
legge, rimane acquisita alla gestione per l’assicurazione
obbligatoria contro la disoccupazione involontaria.
Alla copertura dell’onere di lire 100 miliardi,
derivante dall’applicazione della presente legge
nell’esercizio finanziario 1979, si fara’ fronte mediante
corrispondente riduzione dello stanziamento del capitolo
9001 dello stato di previsione della spesa del Ministero
del tesoro per l’anno finanziario anzidetto.
Il Ministro del tesoro e’ autorizzato ad apportare, con
propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
Le somme di cui ai commi precedenti affluiscono in
apposito conto corrente infruttifero aperto presso la
tesoreria centrale e denominato «Ministero del lavoro e
della previdenza sociale – somme destinate a promuovere
l’accesso al Fondo sociale europeo dei progetti realizzati
dagli organismi di cui all’art. 8 della decisione del
consiglio delle Comunita’ europee numero 71/66/CEE del 1°
febbraio 1971, modificata dalla decisione n. 77/801/CEE 20
dicembre 1977»
Note all’art. 1, comma 363:
– Si riporta il testo del comma 142 dell’art. 1 della
legge 30 dicembre 2004, n. 311 recante «Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato
(legge finanziaria 2005)»:
«142. Il termine concernente i contributi previdenziali
e i premi assicurativi relativi al sisma del 1990,
riguardanti le imprese delle province di Catania, Siracusa
e Ragusa, differito al 30 giugno 2005 dall’art. 2,
comma 66, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e’
prorogato al 30 giugno 2006».
– Si riporta il testo del comma 17 dell’art. 9 della
legge 27 dicembre 2002, n. 289 recante «Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato
(legge finanziaria 2003)»:
«17. I soggetti colpiti dal sisma del 13 e 16 dicembre
1990, che ha interessato le province di Catania, Ragusa e
Siracusa, individuati ai sensi dell’art. 3 dell’O.M. 21
dicembre 1990 del Ministro per il coordinamento della
protezione civile, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.
299 del 24 dicembre 1990, destinatari dei provvedimenti
agevolativi in materia di versamento delle somme dovute a
titolo di tributi e contributi, possono definire in maniera
automatica la propria posizione relativa agli anni 1990,
1991 e 1992. La definizione si perfeziona versando, entro
il 16 aprile 2003, l’intero ammontare dovuto per ciascun
tributo a titolo di capitale, al netto dei versamenti gia’
eseguiti a titolo di capitale ed interessi, diminuito al 10
per cento; il perfezionamento della definizione comporta
gli effetti di cui al comma 10. Qualora gli importi da
versare complessivamente ai sensi del presente
comma eccedano la somma di 5.000 euro, gli importi
eccedenti possono essere versati in un massimo di otto rate
semestrali con l’applicazione degli interessi legali a
decorrere dal 17 aprile 2003. L’omesso versamento delle
predette eccedenze entro le scadenze delle rate semestrali
non determina l’inefficacia della definizione automatica;
per il recupero delle somme non corrisposte si applicano le
disposizioni dell’art. 14 del decreto del Presidente della
Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e successive
modificazioni, e sono altresi’ dovuti una sanzione
amministrativa pari al 30 per cento delle somme non
versate, ridotta alla meta’ in caso di versamento eseguito
entro i trenta giorni successivi alla scadenza medesima, e
gli interessi legali»
Note all’art. 1, comma 364:
– Si riporta il testo dell’art. 3 del decreto
legislativo 23 febbraio 2000, n. 38 recante «Disposizioni
in materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro
e le malattie professionali, a norma dell’art. 55, comma 1,
della legge 17 maggio 1999, n. 144.»:
«Art. 3. (Tariffe dei premi). – 1. Fermo restando
l’equilibrio finanziario complessivo della gestione
industria, per ciascuna delle gestioni di cui all’art. 1
sono approvate, con decreto del Ministro del lavoro e della
previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro,
del bilancio e della programmazione economica, su delibera
del consiglio di amministrazione dell’INAIL, distinte
tariffe dei premi per l’assicurazione contro gli infortuni
sul lavoro e le malattie professionali, le relative
modalita’ di applicazione, tenendo conto dell’andamento
infortunistico aziendale e dell’attuazione delle norme di
cui al decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e
successive modificazioni e integrazioni, nonche’ degli
oneri che concorrono alla determinazione dei tassi di
premio.
2. In sede di prima applicazione, le tariffe di cui al
comma 1 sono aggiornate entro il triennio successivo alla
data di entrata in vigore delle stesse.
3. Ogni tariffa stabilisce, per ciascuna delle
lavorazioni in essa comprese, il tasso di premio nella
misura corrispondente al relativo rischio medio nazionale
in modo da includere l’onere finanziario di cui al secondo
comma dell’art. 39 del testo unico.
4. In considerazione della peculiarita’ dell’attivita’
espletata, sono introdotte, in via sperimentale, per i
lavoratori autonomi artigiani, con decreto del Ministro del
lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il
Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, su proposta del consiglio di amministrazione
dell’INAIL, speciali forme e livelli tariffari che,
assicurando un trattamento minimo di tutela obbligatoria,
consentano flessibilita’ nella scelta degli stessi, anche
in considerazione delle iniziative intraprese per
migliorare il livello di sicurezza e salute sul lavoro.
5. Le tariffe dei premi relative al triennio 2000-2002,
si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2000. Fino
all’adozione dei provvedimenti dell’INAIL in applicazione
dei decreti ministeriali di approvazione delle suddette
tariffe, il premio anticipato di cui all’art. 44 del testo
unico e successive modificazioni, e’ calcolato sulla base
della tariffa dei premi in vigore al 31 dicembre 1999, e’
versato provvisoriamente nella misura del 95 per cento
dell’importo cosi’ determinato. Limitatamente all’anno 2000
i termini stabiliti dall’art. 28, quarto comma, e dall’art.
44, secondo comma, del testo unico, e successive
modificazioni, sono prorogati al 16 marzo. Il decreto
ministeriale di approvazione delle tariffe fissera’, nelle
relative modalita’ di applicazione, i criteri per eventuali
conguagli.
6. Ferma restando la possibilita’ di modifica con
decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale,
di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e
della programmazione economica, su delibera del consiglio
di amministrazione dell’INAIL, la misura massima dei tassi
medi nazionali e’ ridotta al 130 per mille.
7. Ai fini del finanziamento del disavanzo della
gestione agricoltura e’ autorizzata per gli anni 2000 e
2001 la spesa di lire 700 miliardi annui, ai sensi
dell’art. 55, comma 1, lettera o), della legge 17 maggio
1999, n. 144, e relative disposizioni attuative. Per gli
anni successivi, nei limiti di lire 700 miliardi annui, la
spesa e’ autorizzata subordinatamente all’adozione dei
decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui
all’art. 8 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, emanati
successivamente alla data di entrata in vigore del presente
decreto»
Note all’art. 1, comma 368:
– Si riporta il testo dell’art. 73 del decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917
recante «Approvazione del testo unico delle imposte sui
redditi»:
«Art. 73 [87] (Soggetti passivi). – 1. Sono soggetti
all’imposta sul reddito delle societa’:
a) le societa’ per azioni e in accomandita per
azioni, le societa’ a responsabilita’ limitata, le societa’
cooperative e le societa’ di mutua assicurazione residenti
nel territorio dello Stato;
b) gli enti pubblici e privati diversi dalle
societa’, residenti nel territorio dello Stato, che hanno
per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attivita’
commerciali;
c) gli enti pubblici e privati diversi dalle
societa’, residenti nel territorio dello Stato, che non
hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di
attivita’ commerciali;
d) le societa’ e gli enti di ogni tipo, con o senza
personalita’ giuridica, non residenti nel territorio dello
Stato.
2. Tra gli enti diversi dalle societa’, di cui alle
lettere b) e c) del comma 1, si comprendono, oltre alle
persone giuridiche, le associazioni non riconosciute, i
consorzi e le altre organizzazioni non appartenenti ad
altri soggetti passivi, nei confronti delle quali il
presupposto dell’imposta si verifica in modo unitario e
autonomo. Tra le societa’ e gli enti di cui alla lettera d)
del comma 1 sono comprese anche le societa’ e le
associazioni indicate nell’art. 5.
3. Ai fini delle imposte sui redditi si considerano
residenti le societa’ e gli enti che per la maggior parte
del periodo di imposta hanno la sede legale o la sede
dell’amministrazione o l’oggetto principale nel territorio
dello Stato.
4. L’oggetto esclusivo o principale dell’ente residente
e’ determinato in base alla legge, all’atto costitutivo o
allo statuto, se esistenti in forma di atto pubblico o di
scrittura privata autenticata o registrata. Per oggetto
principale si intende l’attivita’ essenziale per realizzare
direttamente gli scopi primari indicati dalla legge,
dall’atto costitutivo o dallo statuto.
5. In mancanza dell’atto costitutivo o dello statuto
nelle predette forme, l’oggetto principale dell’ente
residente e’ determinato in base all’attivita’
effettivamente esercitata nel territorio dello Stato; tale
disposizione si applica in ogni caso agli enti non
residenti.
– Si riporta il testo dell’art. 106 del decreto
legislativo 1 settembre 1993, n. 385, e successive
modificazioni, recante «Testo unico delle leggi in materia
bancaria e creditizia»:
«Art. 106 (Elenco generale). – 1. L’esercizio nei
confronti del pubblico delle attivita’ di assunzione di
partecipazioni, di concessione di finanziamenti sotto
qualsiasi forma, di prestazione di servizi di pagamento e
di intermediazione in cambi e’ riservato a intermediari
finanziari iscritti in un apposito elenco tenuto dall’UIC.
2. Gli intermediari finanziari indicati nel comma 1
possono svolgere esclusivamente attivita’ finanziarie,
fatte salve le riserve di attivita’ previste dalla legge.
3. L’iscrizione nell’elenco e’ subordinata al ricorrere
delle seguenti condizioni:
a) forma di societa’ per azioni, di societa’ in
accomandita per azioni, di societa’ a responsabilita’
limitata o di societa’ cooperativa;
b) oggetto sociale conforme al disposto del comma 2;
c) capitale sociale versato non inferiore a cinque
volte il capitale minimo previsto per la costituzione delle
societa’ per azioni;
d) possesso, da parte dei titolari di partecipazioni
e degli esponenti aziendali, dei requisiti previsti dagli
articoli 108 e 109.
4. Il Ministro dell’economia e delle finanze, sentiti
la Banca d’Italia e l’UIC:
a) specifica il contenuto delle attivita’ indicate
nel comma 1, nonche’ in quali circostanze ricorra
l’esercizio nei confronti del pubblico. Il credito al
consumo si considera comunque esercitato nei confronti del
pubblico anche quando sia limitato all’ambito dei soci;
b) per gli intermediari finanziari che svolgono
determinati tipi di attivita’, puo’, in deroga a quanto
previsto dal comma 3, vincolare la scelta della forma
giuridica, consentire l’assunzione di altre forme
giuridiche e stabilire diversi requisiti patrimoniali.
5. L’UIC indica le modalita’ di iscrizione nell’elenco
e da’ comunicazione delle iscrizioni alla Banca d’Italia e
alla CONSOB.
6. Al