Disposizioni per l'applicazione delle norme di cui agli artt. 36 e 37 del D.P.R. n. 547 del 27 aprile 1955 | Edilone.it

Disposizioni per l’applicazione delle norme di cui agli artt. 36 e 37 del D.P.R. n. 547 del 27 aprile 1955

Disposizioni per l'applicazione delle norme di cui agli artt. 36 e 37 del D.P.R. n. 547 del 27 aprile 1955 e del successivo D.P.R. n. 689 del 26 maggio 1959
Circolare Ministeriale

Come è noto, con circolare ministeriale n. 17, di
pari oggetto, emanata in data 21 marzo 1960, i Comandi VV.F. furono
invitati a soprassedere temporaneamente alla trattazione delle
richieste, loro pervenute, in applicazione delle norme stabilite agli
articoli 36 e 37 del D.P.R. n. 547 del 27 aprile 1955 e del
successivo D.P.R. n. 689 del 26 maggio 1959.
A seguito di intese con il competente Ministero, al fine di consentire
la trattazione delle pratiche con uniformità di criteri, si
impartiscono le disposizioni che dovranno essere osservate dai Comandi
VV.F. sia in campo procedurale che in sede di attuazione delle norme
tecniche di prevenzione degli incendi in genere, in particolare per
quanto riguarda gli impianti parafulmini. Norme di
procedura
1) Le ditte debbono presentare la domanda e la necessaria
documentazione allegata, direttamente al Comando del corpo VV.F.
competente territorialmente ai fini della sicurezza contro gli
infortuni sul lavoro e che risultano comprese nelle tabelle A e B
annesse al D.P.R. n. 689 del 26 maggio 1959, si indicano in
allegato i criteri di applicazione delle tariffe vigenti.
Nel caso di attività già visitate, come è stato indicato aII’art. 2,
qualora la nuova visita ai fini della prevenzione degli infortuni sul
lavoro venga eseguita prima della scadenza del “Certificato di
prevenzione incendi”, a suo tempo rilasciato all’attività stessa, il
compenso da richiedere sarà quello corrispondente alla classe dello
stabilimento, deposito, ecc. ridotto del 50%.
2) Per opportuna conoscenza e norma si riportano infine in allegato
alcune disposizioni e chiarimenti forniti dal Ministero del lavoro e
della previdenza sociale e stralciati dalla circolare n. 551 del 5
luglio 1960 emanata dal predetto Ministero. Norme
particolari per gli impianti parafulmini
Per il collaudo degli impianti di protezione contro le scariche
atmosferiche da parte dei Comandi dei vigili del fuoco ai sensi del
D.P.R. n. 547 del 27 aprile 1955, si impartiscono le seguenti
disposizioni:
1) il collaudo degli impianti di protezione contro le scariche
atmosferiche deve essere diretto ad accertare la loro rispondenza alle
norme tecniche contenute nell’allegato D al Regolamento per
l’esecuzione del T.U. 18 giugno 1931, n. 773, delle Leggi di
pubblica sicurezza, ed alle raccomandazioni qui di seguito riportate.
Detto accertamento consisterà:
a) in un controllo generale dell’impianto, durante il quale il
Comandante dei vigili del fuoco o l’Ispettore da lui delegato
esaminerà, con una accurata ispezione visiva, l’esecuzione delle
singole parti dell’impianto, le connessioni fra i vari conduttori, i
collegamenti fra gli organi di protezione e le restanti masse o parti
metalliche dell’edificio protetto, e quanto altro ritenuto opportuno
per meglio valutare l’efficienza dell’impianto stesso;
b) nel richiedere un attestato, redatto da Istituti particolarmente
quaìificati o da liberi professionisti notoriamente esperti in
materia, dal quale sia possibile rilevare i risultati delle prove di
continuità elettrica eseguite ed i valori misurati delle resistenze di
terra dei dispersori.
Il Comandante dei vigili del fuoco dovrà presenziare, o far
presenziare un proprio delegato, alle operazioni di misura e di
controllo sopradescritte, richiedendo alla ditta interessata di essere
preventivamente convocato.
Dall’elaborazione delle presenti raccomandazioni si chiarisce che:
a) per impianto di protezione contro le scariche atmosferiche è da
intendere il complesso dei dispositivi installati per proteggere un
edificio o una determinata zona contro l’azione dei fulmini;
b) per organi di raccolta si intendono quelle parti dell’impianto di
protezione che raccolgono direttamente le scariche atmosferiche;
c) per organi di discesa si intendono tutti i collegamenti metallici
tra gli organi di raccolta ed i dispersori, e che servono a
convogliare verso questi ultimi le correnti dei fulmini;
d) per dispersori si intendono quegli organi infissi nel sottosuolo,
attraverso i quali è possibile la dispersione delle correnti dei
fulmini;
e) per masse o parti metalliche degli edifici da proteggere si
intendono tutti i probabili conduttori che si trovano negli edifici
stessi quali carpenteria metallica, tubazioni di acqua, di gas, di
riscaldamento, parti metalliche di ascensori, di montacarichi,
carcasse di macchine elettriche, guaine protettive di conduttori
elettrici per correnti forti o deboli ecc.
3) Gli impianti di protezione contro le scariche atmosferiche possono
essere oltre che del tipo “a schermo reticolare” anche del tipo
“radioattivo”, sebbene su questultimo la più recente letteratura
tecnica non abbia ancora formulato un definitivo giudizio. Saranno
altresì tollerati i vecchi impianti di parafulmine Frankliniani, già
installati da molti anni, specie se destinati alla protezione di
strutture molto elevate e planimetricamente non estese (torri o camini
industriali).
4) In analogia a quanto consentito dal terz’ultimo capoverso del
paragrafo 2 del citato allegato D, si potrà ammettere che le armature
in ferro delle strutture in cemento armato siano utilizzate quali
organi di discesa, a condizione che sussista effettivamente la
continuità elettrica fra gli organi di raccolta, le armature dette ed
i dispersori e che i vari ferri di armatura siano fra di loro
elettricamente connessi in più punti.
Qualora l’interessato intenda utilizzare le dette armature nel modo
descritto dovrà esibire, in sede di controllo dell’impianto
parafulmine, idonea certificazione da cui sia possibile rilevare i
risultati delle prove di continuità, eseguite sulle armature da
utilizzare a cura degli esperti indicati al punto 1-b.
5) Per gli impianti di tipo diverso dalla gabbia di Faraday gli organi
di discesa devono essere almeno in numero di due per superfici da
proteggere comunque inferiori ai 300 mq. Oltre tale valore dovrà
prevedersi un collegamento in più per ogni 200 mq. di incremento di
superficie da proteggere. Essi non devono in ogni caso correre lungo
la faccia interna delle pareti dell’edificio protetto, nè deve essere
consentito che siano sistemati all’interno di tubazioni metalliche.
6) E’ preferibile che venga previsto all’atto dell’installazione di un
impianto di protezione, da ubicarsi in posto accessibile, un punto di
misura fra ogni organo di discesa ed il proprio dispersore allo scopo
di consentire l’agevole inserzione degli apparecchi per la misura
delle resistenze di terra.
Tale punto potrà essere costituito da un collegamento a bulloni
facilmente svitabili ed opportunamente preservato da azioni corrosive.
Per la determinazione delle dimensioni di tale collegamento speciale
si rimanda a quanto prescritto dalle norme C.E.I. n. 11 – 8 fascicolo
64 articoli 2.2.04 e 2.3.04.
7) Qualora l’armatura in ferro delle costruzioni interamente in
cemento armato dovesse risultare, a seguito di opportune misure,
naturalmente messa a terra, potrà omettersi l’allestimento di appositi
dispersori. Se, per contro, tale condizione non dovesse verificarsi,
l’armatura dovrà essere collegata in più punti ad efficienti
dispersori, a loro volta elettricamente fra loro connessi, in numero
proporzionale alla superficie in pianta dell’edificio secondo le
indicazioni riportate nel più volte citato allegato D.
8) Le connessioni fra gli organi di protezione e le varie parti o
masse metalliche dell’edificio protetto devono essere eseguite con
cura particolare seguendo il percorso più breve. Qualora trattisi di
parti metalliche estese in lunghezza (condutture per impianti di
riscaldamento, guaine protettive di conduttori elettrici ecc.) dette
connessioni vanno eseguite in più punti ed a diversi livelli. Ciò per
evitare che, sia in caso di scarica atmosferica diretta sugli organi
di protezione, sia per fenomeni induttivi in masse metalliche non
messe efficientemente a terra, possano manifestarsi pericolose
differenze di potenziale, tali da dar luogo ad inneschi di scariche
secondarie e ad elettrocuzioni.
Il collegamento fra le masse metalliche e gli organi di protezione è
desiderabile che sia effettuato in ogni caso. Qualora però, per
esigenze di varia natura, ciò non fosse possibile, dovrà porsi cura a
che la minima distanza s fra le parti metalliche non collegate e gli
organi di protezione soddisfi alla relazione: S/R
> 0,12 metri/ohm

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