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DIRETTIVA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 13 giugno 2006

DIRETTIVA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 13 giugno 2006 - Criteri di massima sugli interventi psico-sociali da attuare nelle catastrofi. (GU n. 200 del 29-8-2006)

DIRETTIVA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 13 giugno 2006
Criteri di massima sugli interventi psico-sociali da attuare nelle
catastrofi.

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Visto l’art. 5, comma 2 del decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343,
convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001, n. 401,
in cui e’ previsto che il Presidente del Consiglio dei Ministri
predisponga gli indirizzi operativi dei programmi di previsione e
previsione dei rischi, nonche’ i programmi nazionali di soccorso e i
piani per l’attuazione delle conseguenti misure di emergenza, di
intesa con le regioni e gli enti locali;
Considerata la particolare importanza di prestare la massima
attenzione ai problemi di ordine psichiatrico-psicologico che possono
manifestarsi nelle popolazioni colpite da eventi calamitosi sia tra
le vittime che tra i soccorritori;
Ritenuto che le catastrofi possono produrre nella psiche degli
individui effetti di lunga durata, compromettendo cosi’ le capacita’
di reazione e di adattamento degli stessi;
Ritenuta, altresi’, la necessita’ che gli interventi psico-sociali
adottati tengano inoltre in massima considerazione le caratteristiche
specifiche del territorio e le abitudini degli abitanti;
Considerata l’esigenza di fronteggiare i bisogni psico-sociali che
si manifestano a seguito di emergenze nazionali, mediante l’avvio di
attivita’ e di iniziative utili a tali fini, nonche’ attraverso la
programmazione di interventi coordinati in grado di garantire
risposte efficienti ed efficaci per le popolazioni colpite da
calamita’;
Vista la proposta del capo del Dipartimento della protezione
civile;
Vista l’intesa, espressa dalla Conferenza unificata nella seduta
del 1° marzo 2006, ai sensi dell’art. 107, comma 1, lettera f), n. 1
del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 sulla proposta del
Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio
dei Ministri in ordine ai «criteri di massima sugli interventi
psico-sociali da attuare nelle catastrofi»;
A d o t t a
i seguenti indirizzi operativi:
In ordine ai «criteri di massima sugli interventi psico-sociali da
attuare nelle catastrofi».
Premesse e finalita’.
Nel contesto degli interventi a sostegno delle vittime di eventi
catastrofici e’ necessario prestare massima attenzione ai problemi di
ordine psichiatrico-psicologico che possono manifestarsi sulle
popolazioni colpite e sui loro soccorritori. Essi possono palesarsi
in fase acuta o evolvere in modo subdolo, con ripercussioni, anche
nel lungo periodo.
I disastri, sia di origine naturale o causati dall’uomo, possono
essere distinti – rif. Gazzetta Ufficiale n. 126 del 12 maggio 2001 –
in base alla loro entita’ in:
eventi catastrofici a effetto limitato;
eventi catastrofici che travalicano le potenzialita’ di risposta
delle strutture locali.
In entrambi i casi si differenziano dalle situazioni di emergenza
individuale o di piccola scala in quanto necessitano di una risposta
qualitativamente diversa; il contesto delle maxiemergenze richiede
infatti l’utilizzo di metodologie e procedure peculiari che prendano
in considerazione il numero dei soggetti coinvolti e la precarieta’
delle condizioni ambientali che si vengono a determinare.
E’ inoltre opportuno osservare che le catastrofi possono produrre
sugli individui effetti di lunga durata e mettere a dura prova le
capacita’ di reazione e di adattamento sia del singolo individuo che
dell’intera comunita’. Si assiste infatti in questi casi al venir
meno delle risorse di autoprotezione, normalmente presenti in un
gruppo di individui che condividono le stesse abitudini di vita, e
pertanto e’ necessario che gli interventi psico-sociali adottati
tengano in massima considerazione le caratteristiche specifiche di
quel territorio e della comunita’ che lo abita.
Da tali considerazioni scaturisce l’esigenza di fronteggiare i
bisogni psico-sociali che si manifestano a seguito di emergenze
nazionali attraverso azioni ed interventi coordinati in grado di
garantire risposte efficaci e di qualita’.
A questo fine sono stati redatti i presenti criteri di massima il
cui contenuto e’ cosi’ suddiviso:
rete organizzativa, articolata in strutture di riferimento e
risorse umane dedicate;
destinatari degli interventi;
scenari d’azione.
1. Equipe psicosociale per le emergenze (EPE).
Le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano dispongono
affinche’, in relazione alle caratteristiche geosociali e all’entita’
dei rischi presenti nel proprio territorio, si costituiscano equipe
per il supporto psico-sociale alla popolazione colpita da calamita’.
Tali equipe vengono identificate, di norma, utilizzando le risorse
esistenti nei servizi dipendenti dal Servizio sanitario regionale.
Le equipe, precedentemente formate, operano nell’ambito del sistema
di emergenza garantendo il proprio intervento sia in eventi
catastrofici ad effetto limitato che in eventi catastrofici che
travalicano le potenzialita’ di risposta delle strutture locali.
1.a. Obiettivi.
L’equipe, in rapporto alle varie fasi dell’intervento ed agli
specifici bisogni emergenti, deve poter:
consentire la realizzazione delle manovre prioritarie per la
sopravvivenza fisica dei destinatari dell’intervento e provvedere
alla tutela della salute psichica attraverso l’attivazione di tutte
le risorse personali e comunitarie;
garantire, oltre alla raccolta delle domande di aiuto spontanee,
processi di identificazione attiva dei bisogni;
mettere in atto le iniziative di supporto in modo coordinato con
le altre azioni previste ed attivate nella catena dei soccorsi
sanitari, al fine di evitare sovrapposizioni e potenziali conflitti;
incentivare i processi di autodeterminazione, riconoscendo ad
ogni destinatario dell’intervento il diritto di operare scelte
consapevoli relativamente alla propria salute;
tutelare la dignita’ ed il rispetto della persona in tutte le
azioni di soccorso, supportando la decodifica delle differenze e
delle specificita’ culturali dei destinatari e vigilando affinche’
non insorgano processi di stigmatizzazione, in particolare attraverso
l’etichettamento di comportamenti che potrebbero sembrare anomali se
separati dal contesto in cui sono rilevati;
porre particolare attenzione alla distribuzione delle
informazioni utili ad attivare comportamenti auto protettivi e di
riorientamento adattativo e fornire strumenti per facilitare la
comunicazione, la comprensione e l’utilizzo delle informazioni
stesse;
garantire la raccolta e la conservazione accurata dei dati utili
all’intervento, al fine di permettere una costante azione di
monitoraggio degli interventi stessi.
1.b. Organizzazione.
La regione, attraverso la propria organizzazione, individua, di
norma, tra il personale dei servizi dipendenti i componenti
dell’equipe.
Il personale selezionato, che puo’ essere integrato con ulteriori
risorse identificate nell’ambito di associazioni di volontariato,
enti locali, ordini professionali ecc., dovra’ essere adeguatamente
formato sui compiti da svolgere in situazioni di catastrofe
collettiva ed addestrato tramite specifiche esercitazioni.
L’equipe, per poter rispondere immediatamente in situazioni di
emergenza, deve inquadrarsi all’interno dell’organizzazione sanitaria
delle maxi-emergenze in modo da potersi avvalere di supporti
logistici e di radiocomunicazioni. Il suo responsabile, nell’area del
disastro, operera’ nel rispetto delle linee gerarchiche, secondo la
catena di comando e controllo fissata dalle autorita’ competenti.
L’equipe, che trova la sua sede di lavoro nei locali di una
struttura fissa o mobile, opera in prossimita’ del Posto medico
avanzato (PMA) e presso i luoghi di raccolta, smistamento e
accoglienza della popolazione. Ad essa deve essere garantita la
sicurezza e la riservatezza per lo svolgimento delle attivita’ di
colloquio oltre che un adeguato spazio per le attivita’ di gruppo e
di coordinamento.
I suoi operatori dovranno essere riconoscibili attraverso casacche
o giubbotti di colore verde a cui va apposta la sigla «PSIC».
1.c. Referente dell’equipe psicosociale.
La regione identifica, nell’ambito della propria organizzazione, il
referente della funzione di supporto psicosociale che svolge i
seguenti compiti:
coordina la stesura del piano degli interventi dell’equipe, sulla
base della conoscenza degli specifici rischi del territorio, delle
strutture della rete psico-sociale presenti nell’area di competenza,
delle capacita’ ricettive di tali strutture e del personale che vi
opera;
definisce all’interno del piano di settore le attivita’ che
l’equipe deve svolgere in emergenza nei riguardi delle vittime della
comunita’ di riferimento e dei soccorritori, collaborando con le
istituzioni nelle varie fasi di pianificazione e prevedendo la pronta
disponibilita’ dei materiali e dei mezzi necessari per lo svolgimento
dei compiti;
allerta l’equipe in emergenza;
assicura l’intervento sul luogo del disastro, immediatamente dopo
il verificarsi di un evento catastrofico, dirigendo gli interventi
dell’equipe sotto il coordinamento del direttore dei soccorsi
sanitari;
fa riferimento al responsabile della «Funzione 2» che ha il
compito di gestire tutte le problematiche relative agli aspetti
sanitari dell’emergenza successivamente alla costituzione dei Centri
di coordinamento (COM-CCS, ecc.);
dispone il turn-over degli operatori;
effettua una valutazione dei risultati acquisiti e provvede alle
correzioni necessarie a migliorare il piano di interventi per
eventuali emergenze successive;
coordina in stretta collaborazione con i servizi sanitari del
territorio le attivita’ di follow-up a lungo termine.
2. Destinatari.
Destinatari primari degli interventi di supporto psicologico –
psichiatrico in emergenza sono le vittime dirette di eventi
dirompenti ed improvvisi indipendentemente dalla gravita’ dei danni
materiali subiti ed evidenti.
Debbono essere considerati potenziali destinatari anche i testimoni
diretti di fatti gravemente lesivi che hanno minacciato o compromesso
la sopravvivenza di un essere umano; i familiari delle vittime, per
quanto lontani da un diretto coinvolgimento; i soccorritori,
volontari e professionisti, che a qualsiasi titolo abbiano prestato
il proprio aiuto alle vittime e ai sopravvissuti. Oltre che i singoli
individui, destinatari di intervento possono essere interi gruppi
sociali quali famiglie, squadre di soccorso, team operativi e altri
gruppi: in tali casi l’intervento deve consentire di far mantenere o
riacquistare relazioni positive e costruttive.
Nei casi in cui venga rilevata la necessita’ di stabilire delle
precedenze per l’attivazione di azioni supporto, priorita’ verra’
data alle fasce della popolazione piu’ deboli e dunque a bambini ed
anziani, persone con disabilita’, soggetti gia’ sofferenti di
disturbi mentali ecc.
A prescindere dalla tipologia dell’evento catastrofico, e’
opportuno valutare a priori i fattori di rischio di un contesto
emergenziale per poter prevenire disagi di natura psico-fisica nei
soccorritori. Una volta che gli operatori sanitari si troveranno ad
intervenire sul luogo della catastrofe dovra’ essere garantito il
loro lavoro attraverso un’azione di monitoraggio volta ad individuare
segni e/o sintomi di possibili condizioni di stress e/o di disturbi
psichici.
3. Contesti d’intervento relativi all’entita’ dell’evento.
3.a. Evento catastrofico a effetto limitato.
Un evento catastrofico ad effetto limitato, secondo la definizione
fornita nella Gazzetta Ufficiale n. 109 del 12 maggio 2001, e’
caratterizzato dalla integrita’ delle strutture di soccorso del
territorio in cui si manifesta e da una limitata estensione nel tempo
delle operazioni di soccorso sanitario (meno di 12 ore).
In caso di una maxi-emergenza, la C.O. 118 attiva il piano
straordinario dei soccorsi includendo nell’allertamento anche il
referente dell’equipe di riferimento. Questi si rapporta al Direttore
dei soccorsi sanitari (DSS), che coordina gli interventi sanitari sul
luogo del disastro.
E’ ipotizzabile che tale equipe debba rimanere in attivita’ per un
tempo piu’ lungo rispetto al PMA, con cui e’ in continuo raccordo,
per consentire di essere a supporto anche a tutto il personale che ha
preso parte alle operazioni di soccorso.
Al termine della fase di emergenza, dovranno essere garantite
alcune funzioni e interventi essenziali a tutela della salute
psichica della popolazione colpita.
Gli individui che sviluppano disordini psicologici e psichiatrici
(inclusi i disturbi da stress post traumatico), dovranno avere
accesso ad appropriati servizi di sostegno psicosociale presenti sul
territorio per permettere loro una continuazione terapeutica.
Dovranno essere attivate azioni di valutazione degli interventi
realizzati durante l’emergenza con particolare riferimento alle
attivita’ svolte sul campo.
3.b. Evento catastrofico che travalica le potenzialita’ di risposta
delle strutture locali.
In una situazione generalmente caratterizzata da devastazione di
ampi territori, da un elevato numero di vittime e da un coordinamento
delle operazioni spesso estremamente difficile, l’attivazione
dell’equipe dovra’ avvenire contestualmente all’inizio delle
attivita’ degli altri interventi di emergenza sanitaria.
In tale situazione, il supporto psicologico verra’ offerto, nei
limiti del possibile, nella fase immediatamente successiva
all’evento.
Con l’attivazione dei vari centri di coordinamento dove opereranno
enti, amministrazioni ed associazioni di volontariato anche
provenienti da zone esterne all’area coinvolta, la gestione degli
aspetti psicologico-psichiatrici dovra’ ricondursi nell’ambito della
Funzione 2 «sanita’ umana e veterinaria».
Sul piano operativo e’ utile distinguere una fase acuta, le cui
caratteristiche e interventi sono sovrapponibili a quelli gia’
descritti in precedenza, ed una fase di breve-medio termine che si
conclude con la fase di ritorno alla normalita’. Come per la
catastrofe ad effetto limitato e’ difficile predeterminare la durata
specifica di ciascuna fase.
Interventi a breve-medio termine.
Nella fase acuta gli interventi sono rivolti prevalentemente: alla
salvaguardia della popolazione attraverso l’allontanamento della
medesima dalla zona di pericolo; all’adozione di tutte le misure
sanitarie di primo soccorso; al supporto emotivo immediato e di
soddisfacimento dei bisogni essenziali per la sopravvivenza.
Successivamente emergeranno le necessita’ legate all’adattamento
della popolazione in un complesso abitativo provvisorio ed alle
conseguenze psicologiche, sociali e pratiche connesse agli esiti
dell’evento disastroso.
Nella fase a breve-medio termine l’equipe svolge quindi non solo
attivita’ rivolte al sostegno della popolazione ma anche funzioni
volte a promuovere il ripristino delle reti di supporto sociale
preesistenti o la creazioni di reti alternative per il rafforzamento
delle risorse locali e le strategie di solidarieta’ presenti
all’interno delle comunita’.
E’ necessario ricercare una collaborazione costante con tutti gli
altri soggetti coinvolti nella gestione dell’emergenza e con le
istituzioni della comunita’, verificando la disponibilita’ delle
strutture presenti (servizi sanitari pubblici, servizi di salute
mentale, servizi socio-assistenziali, strutture sanitarie private).
E’ opportuno inoltre facilitare l’accesso ai servizi sanitari e
sociali; fornire documentazione sulle persone a cui si e’ prestata
assistenza in condizioni di emergenza e sugli interventi attuati;
rendere disponibile ai Servizi richiedenti le informazioni sulle
valutazioni relative ai fattori di rischio e di vulnerabilita’
individuali e collettivi allo scopo di attuare revisioni periodiche e
follow-up a lungo termine.
4. Formazione.
Il tema della formazione riveste un’attenzione particolare poiche’
rappresenta una delle principali risorse utilizzabili all’interno
delle strategie di prevenzione.
La conoscenza diffusa ed approfondita degli scenari di rischio,
delle procedure organizzative e dei comportamenti piu’ idonei da
adottare in emergenza, puo’ infatti migliorare i livelli di
vigilanza, ridurre i tempi di risposta, rinforzare i comportamenti
piu’ efficaci per contrastare le minacce e limitare gli effetti degli
eventi lesivi.
Le ricerche dimostrano che una parte degli stress individuali e
collettivi che si sviluppano a seguito di disastri possono essere
ridotti da un’adeguata preparazione di tutti gli attori coinvolti,
sia a livello individuale che collettivo.
Finalita’ generale di ogni azione formativa in questo campo e’
dunque quella di diffondere e consolidare strategie efficaci a
fronteggiare dei pericoli attivando rapidamente processi di selezione
percettiva e processi cognitivi complessi, a fronte di emozioni
intense e processi comunicativi non ordinari. In questo senso, ogni
azione di formazione deve necessariamente includere modi efficaci di
comunicare, decidere, valutare, gestire le emozioni e far conoscere
procedure comuni all’interno dei differenti scenari ipotizzati.
I professionisti, che operano in campo psicosociale, devono essere
adeguatamente formati a svolgere attivita’ che sono proprie di un
contesto di emergenza collettiva. Tra queste si possono elencare:
attivita’ informative rivolte alla popolazione sulle tecniche di
gestione dello stress e sulle reazioni a situazioni critiche;
attivita’ di ricongiungimento con i familiari;
raccolta di dati per la valutazione post-emergenza;
informazioni connesse ai bisogni pratici della popolazione.

Roma, 13 giugno 2006

Il Presidente: Prodi

Registrata alla Corte dei conti il 28 luglio 2006
Ministeri istituzionali Presidenza del Consiglio dei Ministri,
registro n. 9, foglio n. 331

Allegato 1
TRIAGE
Il triage e’ l’insieme di criteri su cui l’operatore si basa per
classificare i soggetti in classi di priorita’ di trattamento
(gravita’ della condizione clinica e differibilita/indifferibilita’
dell’intervento terapeutico) e per indicare il tipo e le modalita’ di
invio del paziente alle strutture sanitarie della catena dei
soccorsi. Il triage deve consentire la valutazione delle conseguenze
psicologiche e psichiatriche dell’evento catastrofico, essere
prioritariamente rivolto alle vittime, alle categorie a rischio ed ai
soccorritori che presentano un’evidente condizione di disagio che
puo’ interessare la sfera emotiva, cognitiva e comportamentale.
Particolare attenzione deve essere posta alle modalita’ di
conduzione della valutazione, al contesto in cui essa viene
effettuata, alle esigenze o priorita’ espresse dal soggetto, alla
tutela della privacy ed al rischio di stigmatizzazione.
Procedure.
Per effettuare un efficace triage, selezione che deve avvenire a
tutti i livelli della catena dei soccorsi, si deve tener conto che:
le operazioni richiedono la disponibilita’ di spazi adeguati
che consentano un livello accettabile di privacy;
le procedure devono essere adeguate alla peculiarita’ degli
scenari ed essere utilizzabili da operatori con livelli di formazione
differente;
i protocolli devono comunque essere semplici, di rapida
memorizzazione ed esecuzione, basati su criteri di assegnazione dei
livelli di priorita’ attendibili e riproducibili;
le valutazioni e gli eventuali interventi effettuati devono
essere sempre registrati e la documentazione relativa deve essere
opportunamente conservata e prontamente accessibile;
le operazioni di triage non devono rallentare o interferire con
le altre operazioni di soccorso.
Strumenti.
Per le operazioni di triage devono essere disponibili:
schede di triage, possibilmente in custodie impermeabilizzate,
che devono seguire il soggetto nei vari trasferimenti e documentare
le valutazioni effettuate ed i provvedimenti adottati. E’ necessario
che le schede contengano almeno i seguenti dati: generalita’, classe
di priorita’ assegnata, ipotesi diagnostica, eventuali interventi
effettuati indicazioni per l’invio;
tags di triage, in custodie impermeabili, per la
identificazione del soggetto e della classe di priorita’ assegnata.
Per una facile identificazione, potra’ essere utilizzata la sigla
Psic seguita da un codice numerico (1, 2, 3) corrispondente alla
classe di priorita’ assegnata;
presidi farmacologici per gli interventi di emergenza.
CLASSI DI PRIORITA’
Priorita’ bassa (Psi 1).
Soggetti con sintomi psicopatologici lievi che richiedono
interventi di supporto psicologico o trattamenti farmacologici
differibili.
Priorita’ intermedia (Psi 2).
Soggetti con sintomi psicopatologici di gravita’ intermedia che
richiedono una valutazione specialistica per interventi di supporto
psicologico e/o trattamento farmacologico, dopo eventuale periodo di
osservazione.
Priorita’ alta (Psi 3).
Soggetti con gravi reazioni peritraumatiche che comportano
marcata riduzione dell’autonomia individuale, ridotta consapevolezza
di malattia, compromissione delle funzioni cognitive, pericolosita’
per se’ e per gli altri e pertanto richiedono interventi immediati o
valutazioni specialistiche.

—-> Vedere Scheda a pag. 45 della G.U. in formato zip/pdf

Allegato 2

FORMAZIONE
Gli specialisti che operano in emergenza devono essere preparati,
durante la formazione, a svolgere le seguenti funzioni, rivolte alle
vittime di una catastrofe:
Accoglienza – Ridurre l’esposizione dei soggetti agli eventi
traumatici ed alle loro conseguenze; soddisfare i bisogni primari e
pratici; facilitare la verbalizzazione delle emozioni e la
condivisione delle esperienze; favorire la ricomposizione dei nuclei
familiari; aiutare a riguadagnare un senso di controllo sulla
situazione e favorire il recupero di un ruolo attivo ecc.
Informazione – Fornire informazioni semplici, accurate ed
attendibili:
sulle cause, sulla evoluzione, sulle conseguenze dell’evento;
sui servizi di emergenza immediatamente disponibili
(accessibilita’ ai servizi);
sulle condizioni dei familiari;
Raccogliere, verificare e diffondere notizie nel rispetto delle
persone coinvolte nell’evento (deceduti, vittime con danni fisici,
ospedalizzati, dispersi) e degli addetti alla comunicazione;
registrare i dati delle persone assistite e degli interventi
effettuati; valutare le esigenze informative di specifici gruppi
(bambini e adolescenti; anziani; persone con problemi fisici e
mentali) e la necessita’ di fornire le informazioni anche in lingue
diverse.
Interventi clinici – Valutare la presenza di reazioni emotive,
disturbi del comportamento e/o significative alterazioni del
funzionamento cognitivo che possono essere legate ad eventuali
condizioni patologiche organiche; identificare i soggetti che
necessitano di assistenza psicologica – psichiatrica immediata (per
condizioni acute e gravi, che possono ridurre la capacita’ di
autonomia, intralciare le operazioni di soccorso e creare situazioni
di pericolo per se e per gli altri) e coloro che richiedono ulteriori
approfondimenti diagnostici; individuare coloro che richiedono
interventi sanitari d’emergenza non psichiatrici; fornire interventi
psicologici o psichiatrici non differibili a soggetti con gravi
reazioni emotive, disturbi del comportamento, alterazioni
significative del funzionamento cognitivo.
Interventi psico-sociali – Svolgere attivita’ psico-sociale
individuale, familiare e di gruppo per mezzo di tecniche accreditate;
effettuare interventi alle prime fasi dell’elaborazione del lutto in
situazioni specifiche (identificazione dei deceduti; partecipazione a
cerimonie o rituali della comunita), o su aspetti pratici (accesso ai
servizi di emergenza sanitaria e sociale; accesso ai servizi
amministrativi e legali per problemi finanziari, lavorativi o
abitativi); svolgere interventi di consulenza individuali e di gruppo
nei confronti di operatori che hanno compiti educativi o che sono
punto di riferimento delle comunita’.

Allegato 3

GLOSSARIO
Catastrofe.
Evento che coinvolge un numero elevato di vittime e le
infrastrutture di un determinato territorio producendo un’improvvisa
e grave sproporzione, tra richieste di soccorso e risorse
disponibili, destinata a perdurare nel tempo (oltre 12 ore).
Catastrofe ad effetto limitato.
Evento che coinvolge un numero elevato di vittime, ma non le
infrastrutture di un determinato territorio; e’ caratterizzata dalla
limitata estensione temporale delle operazioni di soccorso (meno di
12 ore).
Catena dei soccorsi.
Sequenza di dispositivi, funzionali e/o strutturali, che
consentono la gestione delle vittime di una catastrofe.
(CCS) Centro di coordinamento soccorsi.
Rappresenta il massimo organo di coordinamento delle attivita’ di
Protezione civile a livello provinciale. E’ composto dai responsabili
di tutte le strutture operative presenti sul territorio provinciale,
I compiti del CCS consistono nell’individuazione delle strategie e
delle operativita’ di intervento necessarie al superamento
dell’emergenza attraverso il coordinamento dei COM.
(COC) Centro operativo comunale.
Centro operativo a supporto del sindaco per la direzione ed il
coordinamento degli interventi di soccorso in emergenza.
(COM) Centro operativo misto.
Centro operativo che opera sul territorio di piu’ comuni in
supporto alle attivita’ dei sindaci.
(DICOMAC) Direzione di comando e controllo.
Rappresenta l’organo di coordinamento nazionale delle strutture
di Protezione civile nell’area colpita dall’evento disastroso. Viene
attivato dal Dipartimento della protezione civile in seguito alla
dichiarazione dello stato di emergenza.
(DSS) Direttore dei soccorsi sanitari.
Medico con esperienza e formazione adeguata, presente in zona
operazioni e responsabile della gestione in loco di tutto il
dispositivo di intervento sanitario. Opera in collegamento con il
medico coordinatore della centrale operativa 118, si coordina con il
referente sul campo del soccorso tecnico (VVF) e con quello delle
forze di Polizia.
DSM-IV.
Diagnostic and Statistical Manual of mental disorder, American
Psychiatric Association – Manuale diagnostico statistico dei disturbi
mentali, 1994.
Funzioni di supporto.
Modalita’ organizzativa in cui si articolano i vari settori di
attivita’ e di riferimento all’interno dei centri di coordinamento
istituiti in emergenza. Per ogni funzione di supporto si individua un
responsabile che, relativamente al proprio settore, in situazione
ordinaria provvede all’aggiornamento dei dati e delle procedure ed in
emergenza coordina gli interventi.
Funzione 2.
Funzione 2 – Sanita’ umana, veterinaria e di assistenza sociale –
attivata a livello di centri di coordinamento operativi in emergenza
(DICOMAC, CCS, COM, CCC).
Ospedali da campo.
Dispositivi di intervento composti da uomini e mezzi in grado di
assicurare alle vittime della catastrofe un livello di cure
intermedio tra il primo soccorso ed il trattamento definitivo.
Offrono la possibilita’ di effettuare interventi chirurgici di
urgenza, assistenza intensivistica protratta per piu’ ore e degenza
di osservazione clinica. Sono sinonimi di Centro medico di
evacuazione (CME).
(PMA) Posto medico avanzato.
Dispositivo funzionale di selezione e trattamento sanitario delle
vittime, localizzato ai margini esterni dell’area di sicurezza o in
una zona centrale rispetto al fronte dell’evento. Puo’ essere sia una
struttura (tende, containers), sia un’area funzionalmente deputata al
compito di radunare le vittime, concentrare le risorse di primo
trattamento e organizzare l’evacuazione sanitaria dei feriti.
Triage.
Processo di suddivisione dei pazienti in classi di gravita’ in
base alle lesioni riportate ed alle priorita’ di trattamento e/o di
evacuazione.

DIRETTIVA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 13 giugno 2006

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