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Decreto Pres. Repubblica 18/07/1995

Decreto Pres. Repubblica 18/07/1995 - Approvazione dell'atto di indirizzo e coordinamento concernente i criteri per la redazione dei piani di bacino. Gazzetta Ufficiale 10/01/1996 n. 7

Decreto Pres. Repubblica 18/07/1995
Approvazione dell’atto di
indirizzo e coordinamento concernente i criteri per la redazione dei
piani di bacino.
Gazzetta Ufficiale 10/01/1996 n. 7

IL PRESIDENTE
DELLA REPUBBLICA

Vista la legge 18 maggio 1989, n. 183, recante norme
per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo, e
successive modifiche ed integrazioni; Visto l’art. 3 della legge n.
183 del 1989 che disciplina le attività di pianificazione,
programmazione e attuazione degli interventi in materia, stabilendo
che le stesse siano svolte sulla base di criteri, metodi e
standards
fissati con la procedura di cui all’art. 4 della medesima legge; Visto
l’art. 4, comma 1, lettera a), della legge n. 183 del 1989 che
attribuisce al Presidente del Consiglio dei Ministri, il compito di
definire, con proprio decreto, su proposta del Ministro dei lavori
pubblici, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, i metodi ed
i criteri, anche tecnici, per lo svolgimento, tra l’altro, delle
attività di pianificazione nel settore della difesa del suolo;
Visto
l’art. 17 della legge n. 183 del 1989 che definisce il piano di bacino
come lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante
il quale sono pianificate e programmate le azioni e le norme d’uso per
il raggiungimento delle finalità elencate al comma 3 dello stesso
articolo;
Visto il combinato disposto degli articoli 6, comma 7,
lettera a), e 17, comma 2, della legge n. 183 del 1989 che demanda al
Comitato nazionale per la difesa del suolo il compito, tra l’altro, di
formulare proposte per l’adozione degli indirizzi, dei metodi e dei
criteri di cui al citato art. 4, comma 1, lettera a);
Visto l’art. 1,
comma 2, della legge 7 agosto 1990, n. 253, che dispone la preventiva
sottoposizione alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato,
le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano dei princìpi
degli atti di indirizzo e coordinamento di cui sopra;
Visto il decreto
del Presidente della Repubblica 7 gennaio 1992, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 8 dell’11 gennaio 1992, con il quale sono stati
fissati i criteri di integrazione e di coordinamento tra le attività
conoscitive dello Stato, delle autorità di bacino e delle regioni per
la redazione dei piani di bacino di cui alla legge 18 maggio 1989, n.
183;
Ritenuta l’opportunità di fissare criteri e metodi al fine di
indirizzare e di coordinare l’attività di pianificazione demandata ai
competenti organi delle autorità di bacino di rilievo nazionale,
interregionale e regionale per conseguire, pur nella diversa
caratterizzazione delle problematiche di
ciascun bacino idrografico,
unitarietà di impostazione, omogeneità di contenuti e coerenza di
indirizzo metodologico nella individuazione degli squilibri
territoriali e delle relative soluzioni di intervento;
Vista la legge
23 agosto 1988, n. 400;
Visto l’art. 1, comma 1, lettera hh), della
legge 12 gennaio 1991, n. 13;
Visto il parere espresso dal Comitato
nazionale per la difesa del suolo nella seduta del 30 settembre
1993;
Visto il parere espresso dalla Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano nella riunione del 20 gennaio 1994;
Sentite le province
autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi dell’art. 3, comma 3, del
decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266;
Vista la deliberazione del
Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 26 maggio
1995;
Sulla proposta del Ministro dei lavori pubblici;

Decreta:

È
approvato il seguente atto di indirizzo e coordinamento concernente i
criteri per la redazione dei piani di bacino, ai sensi della legge 18
maggio 1989, n. 183, e successive modifiche ed integrazioni.

1. 1.
Ai sensi del combinato disposto degli articoli 4, comma 1, lettera a),
e 17, comma 2, della legge 18 maggio 1989, n. 183, e successive
modifiche ed integrazioni, le autorità di bacino di rilievo nazionale,
interregionale e regionale, nella redazione dei piani di bacino di
rispettiva competenza, si
attengono ai criteri indicati nell’allegato
documento, facente parte integrante del presente decreto.
2. Nelle
province autonome di Trento e di Bolzano i criteri di cui al presente
decreto si applicano compatibilmente con le disposizioni del relativo
statuto e delle norme di attuazione.

Allegato

CRITERI PER LA
REDAZIONE DEI PIANI DI BACINO

Il piano di bacino è un piano
territoriale di settore con criteri, indirizzi, prescrizioni, norme ed
interventi finalizzati alla conservazione e gestione delle risorse del
bacino idrografico. La redazione del Piano di bacino si articola in
tre fasi, che vanno realizzate non necessariamente in sequenza ma
correlate in un processo interattivo fra di loro e per le quali è
necessario l’espletamento delle attività che vengono qui di seguito
richiamate.

1. Stato delle conoscenze

Questa fase ha lo scopo di
raccogliere e riordinare le conoscenze esistenti sul bacino, al fine
di renderle disponibili, oltre che all’Autorità di Bacino ed alla
Direzione Generale Difesa del Suolo, a tutte le altre Amministrazioni,
agli Enti e alle popolazioni interessati. Tutte le informazioni
saranno riportate in opportune raccolte tematiche inserite in un
quadro organizzato delle conoscenze, ove saranno indicati i dati
rilevati e le varie fonti di rilevamento.Le informazioni raccolte
dovranno anche essere riportate su opportuna cartografia tematica. A
tal fine si dovrà scegliere un’adeguata ed unificata scala, che per le
rappresentazioni complessive, relative a tutta l’area del bacino,
dovrà essere almeno 1:100000 e, per i bacini più piccoli, almeno
1:50000. Scale maggiori saranno opportunamente scelte per le
rappresentazioni di dettaglio, mentre per i bacini di grande
estensione e dove scarseggiano le informazioni potranno essere utili
anche rappresentazioni d’assieme in scale minori.
Operando con
elaboratori elettronici per la messa a punto e la presentazione, anche
grafica, delle informazioni raccolte, dovranno essere specificati il
software e le conoscenze di base utilizzati, indicando inoltre le
caratteristiche dello hardware impiegato. Per quanto attiene
l’acquisizione e gestione dell’informazione raccolta, sarà definito un
“quadro organizzato delle conoscenze”, secondo una strutturazione
logica e funzionale nei confronti degli
obiettivi posti dal piano.
Tale strutturazione, che sarà normalizzata in modo da essere adottata
da tutti gli studi di piano di bacino, dovrà comunque corrispondere a
requisiti di flessibilità tali da consentire un trattamento
dell’informazione secondo le esigenze dello specifico contesto
territoriale in esame che, evidentemente, condizionano i processi di
rilevamento ed elaborazione delle formazioni.Il quadro conoscitivo
sarà organizzato in modo informatico seguendo i seguenti criteri
generali:
– schedatura gestibile per elaborazione matematica e
statistica dei dati archiviati in forma numerica;
– rappresentazione
cartografica vettoriale;
– testi originali.
Le specifiche del sistema
informatico di gestione relazionale del data base saranno fornite dal
Dipartimento dei Servizi Tecnici Nazionali ed adottate dal
coordinamento centrale istituito presso la Direzione Generale per la
difesa del suolo. Il data base di ogni Autorità di Bacino dovrà essere
infatti compatibile e integrabile nel data base della Direzione
Generale della Difesa Suolo del Ministero dei Lavori Pubblici, del
S.I.N.A. del Ministero dell’Ambiente e del sistema informativo unico
del Dipartimento dei Servizi Tecnici Nazionali. A tal fine esso dovrà
possedere almeno le seguenti caratteristiche:
– possibilità di
aggiornamento della presente versione del data base senza
manipolazione dei cataloghi già archiviati;
– facilità di gestione da
parte di personale non necessariamente specializzato in informatica;

facilità di inserimento di nuovi dati;
– facilità di formazione di
nuovi (non previsti) cataloghi;
– gestione di informazioni
territoriali e restituzione in forma cartografica;
– possibilità di
predisporre il data base secondo un diverso criterio di archiviazione.
Sarà descritto l’attuale stato di consistenza di ogni sistema di
opere, mostrando la sua evoluzione nel tempo ed indicandone le
situazioni di dettaglio. In Carte tematiche di sintesi dovranno essere
mostrate le interconnessioni esistenti tra i singoli sistemi di opere
insediate sul bacino ed eventualmente anche esterne ad esso.

1.1 –
Descrizione dell’ambiente fisiografico.
Questa attività dovrà
consentire la definizione di tutti gli elementi di base per inquadrare
i problemi da esaminare con il Piano di bacino e si articolerà
innanzitutto su dati già disponibili ed acquisiti in applicazione del
D.P.R. 7 gennaio 1992, tenendo presente che ulteriori e
particolareggiate informazioni
saranno raccolte, analizzate ed
utilizzate nei successivi tempi di predisposizione ed attuazione del
Piano di bacino.

1.1.1 – Individuazione del bacino.

Sarà individuato
lo spartiacque naturale. Dove meno evidente risulta lo spartiacque, si
definiranno appropriati contorni del bacino sulla base di documentate
ipotesi, tenendo presenti anche la conformazione del bacino
sotterraneo e gli eventuali interventi antropici modificanti la rete
idrografica. Saranno poste in evidenza le eventuali interazioni,
naturali e antropiche, con i bacini idrografici limitrofi. Per i
bacini con foce a mare si identificheranno le zone litoranee nelle
quali è sentito l’effetto degli apporti idrici e sedimentari del
fiume, in termini di correnti litoranee prevalenti, di trasporto
solido costiero, di assetto biologico, di eventuali inquinamenti e di
quanto altro possa interessare l’ambiente marino. Per questa attività
conoscitiva è perciò necessario attuare:
– la delimitazione del bacino
idrografico oggetto del Piano e la delineazione della rete
idrografica, secondo le indicazioni …

[Continua nel file zip allegato]

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