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Decreto Pres. Repubblica 14/04/1994

Decreto Pres. Repubblica 14/04/1994 - Atto di indirizzo e coordinamento in ordine alle procedure ed ai criteri per la delimitazione dei bacini idrografici di rilievo nazionale e interregionale.

Decreto Pres. Repubblica 14/04/1994
Atto di indirizzo e coordinamento
in ordine alle procedure ed ai criteri per la delimitazione dei bacini
idrografici di rilievo nazionale e interregionale.

Art. 1.
1. La
delimitazione dei bacini idrografici di rilievo nazionale ed
interregionale è approvata, ai sensi dell’art. 4, primo comma, lettera
b), della legge 18-5-1989, n. 183, come modificato ai sensi dell’art.
1, primo comma, lettera ii), della legge 12-1-1991, n. 13, previa
deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata su proposta del
Ministro dei lavori pubblici entro centottanta giorni a decorrere
dalla data di pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta
Ufficiale.
Art. 2.
1. Per le finalitá di cui all’art. 1, entro
centoventi giorni decorrenti dalla medesima data di pubblicazione del
presente decreto, le autoritá di bacino di rilievo nazionale ed
interregionale adottano e sottopongono al Ministro dei lavori pubblici
un progetto di delimitazione dei bacini idrografici di rispettiva
competenza, elaborato in conformitá dei criteri tecnici indicati
nell’allegato 1 che costituisce parte integrante del presente
decreto.
2. Ai fini dell’approvazione di cui all’art. 1, il progetto è
sintetizzato in elaborati almeno in scala 1:250.000 IGMI, realizzata
nella rappresentazione conforme universale trasversa Mercatore (UTM)
ed inquadrata nel sistema geodetico europeo (E.D. 50); eventuali
situazioni di dettaglio sono riportate in elaborati in scala 1:50.000
IGMI ovvero 1:25.000 IGMI con reticolato chilometrico.
3. Ove
necessario, autorità di bacino limitrofe, ivi comprese quelle di
rilievo regionale, possono definire d’intesa fra di loro i progetti di
delimitazione dei rispettivi bacini relativamente ad aree in cui, in
applicazione dei criteri tecnici di cui all’allegato 1, sia
riconosciuta la presenza di interessi comuni.
Art. 3.
1. Ai fini della
deliberazione di cui all’art. 4, primo comma, lettera b), della legge
18-5-1989, n. 183 il Ministro dei lavori pubblici, acquisiti i
progetti delle delimitazioni dei bacini idrografici di rilievo
nazionale ed interregionale, anche per fasi successive comprendenti
gruppi di bacini adiacenti, sottopone al Consiglio dei Ministri la
proposta di delimitazione, su parere del Comitato nazionale per la
difesa del suolo, espresso previa istruttoria tecnica svolta mediante
avvalimento dei servizi tecnici nazionali competenti.
Art. 4.
1. Per
la delimitazione dei bacini di propria competenza, le regioni tengono
conto dei criteri tecnici indicati nell’allegato 1.
Allegato 1 CRITERI
TECNICI PER LA REDAZIONE DEI PROGETTI DI DELIMITAZIONE DEI BACINI
IDROGRAFICI DI RILIEVO NAZIONALE ED INTERREGIONALE DI CUI ALLA LEGGE
18 MAGGIO 1989, N. 183.
PREMESSE.
La nuova delimitazione dei bacini
idrografici, ai sensi dell’art. 4, primo comma, lettera b), e
dell’art. 13, commi secondo e terzo, della legge 18-5-1989, n. 183 da
introdurre a modifica della precedente delimitazione approvata con il
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 22-12-1977, è
effettuata sulla base della definizione di bacino idrografico
enunciata dall’art. 1, terzo comma, lettera d), della stessa
legge.
Secondo tale disposizione la nozione di bacino idrografico è
caratterizzata dalla configurazione superficiale dello stesso,
geograficamente intesa, facendo riferimento al tradizionale concetto
di bacino, integrato con elementi innovativi quali la considerazione
del litorale marittimo prospiciente e delle aree inondabili da corsi
d’acqua afferenti a bacini diversi.
Le esigenze di sviluppare le
attività di programmazione, di pianificazione e di attuazione degli
interventi in relazione alle molteplici finalitá d’azione individuate
dall’art. 3 della legge 18-5-1989, n. 183, rendono necessario fare
ricorso a criteri di perimetrazione meno limitativi, non basati
esclusivamente sulle sole caratterizzazioni di superficie, ma
adeguatamente correlati alle problematiche del territorio fatte
oggetto dell’azione di piano.
I criteri di delimitazione di bacino
devono pertanto scaturire dalla integrazione degli elementi di tipo
superficiale, con altri di carattere più generale legati, in
particolare, ai problemi della subsidenza, degli acquiferi
sotterranei, della utilizzazione delle acque, nonché della gestione
quali-quantitativa della risorsa idrica, in rapporto alla tutela dei
caratteri ambientali, alla conservazione del suolo ed alla difesa
degli insediamenti.
La delimitazione di bacino è quindi effettuata
facendo riferimento ad elementi tecnici di base, da distinguere, come
di seguito specificato, in elementi «fondamentali» e «di interesse»,
integrati con aspetti metodologici, definiti «prevalenti», per
garantire la concreta gestibilitá, sotto il profilo applicativo, della
delimitazione di bacino, con particolare riferimento ai problemi di
integrazione e coordinamento con gli altri strumenti di pianificazione
operanti sul territorio ed aventi, come unità fisiche di base, le
dimensioni amministrative tradizionali.
1. ASPETTI TECNICI DI BASE PER
LA DELIMITAZIONE DI BACINO.
Sono definiti «fondamentali», ai fini
della delimitazione di bacino, i riferimenti superficiali di bacino
indicati nella definizione di cui all’art. 1, terzo comma, lettera d),
della legge n. 183 del 1989, quali:
1) lo schema superficiale di
deflusso delle acque meteoriche con i vari recapiti successivi fino al
mare;
2) le aree soggette ad allagamento per esondazione derivanti da
uno o più corsi d’acqua;
3) il litorale marittimo prospiciente i corsi
d’acqua.
Sono definiti «di interesse», ai fini della delimitazione di
bacino, gli aspetti connessi ai fenomeni fisici ed alle problematiche
ricomprese nella nozione di difesa del suolo quale emerge dalla
lettura dell’art. 3 e dell’art. 17 della legge 18-5-1989, n. 183,
quali:
1) le aree soggette a subsidenza, prodotta da squilibri degli
acquiferi sotterranei;
2) gli acquiferi sotterranei;
3)
l’utilizzazione delle acque.
Il progetto di delimitazione di bacino
costituisce inoltre la sede per segnalare, qualora significative per
tale fine, le esigenze di riordino, razionalizzazione ed unificazione
gestionale del territorio considerato, che derivano dalla struttura
storica, dai caratteri ambientali e dell’assetto insediativo che lo
caratterizzano.
1.1. ELEMENTI FONDAMENTALI.
1.1.1. SCHEMA SUPERFICIALE
DI DEFLUSSO.
Lo schema superficiale di scolo delle acque meteoriche
costituisce la base per ogni ipotesi di perimetrazione.
La
configurazione di bacino si ottiene partendo dai sottobacini afferenti
a ciascun corso d’acqua ed individuando per esso il recapito finale
(foce interna o marittima).
Nel caso in cui un corso d’acqua presenti
funzioni promiscue di scolo ed irrigazione o comunque sia
caratterizzato da più di un recapito a secondo delle funzioni, si fa
ricorso al parametro della prevalenza d’uso del recapito, tenendo
conto dei rischi idraulico ed ambientale, per determinare
l’appartenenza di un’area ad un bacino piuttosto che ad un
altro.
1.1.2. AREE SOGGETTE AD ALLAGAMENTO.
Individuato il bacino
secondo lo schema superficiale di deflusso, è possibile che un’area
attribuita ad un bacino possa essere soggetta ad allagamento da un
corso d’acqua appartenente ad un altro bacino.
Per l’applicazione del
criterio riportato nell’art.1, terzo comma, lettera d), della legge
18-5-1989, n. 183, che attribuisce l’area inondabile al corso d’acqua
che ha maggior bacino imbrifero montano, è necessario stabilire una
«condizione significativa di esondabilità», onde evitare che un evento
fortuito pregiudichi l’applicazione di un criterio di delimitazione
più pragmatico, quale è quello basato sul sistema di scolo
superficiale.
E’ quindi necessario fare riferimento ad eventi di
esondabilitá ben definiti del tipo:
analisi della frequenza e del
rischio di allagamento
(individuazione di un tempo di ritorno e di una
probabilità);
ricorso a criteri qualitativi (esclusione degli eventi
eccezionali o riferirsi al concetto di «piena ordinaria»).
1.1.3. IL
LITORALE MARITTIMO PROSPICIENTE.
Per individuare il litorale marittimo
prospiciente ciascun bacino idrografico, occorre considerare i
problemi di difesa delle coste e riferirsi al concetto di «litorale
marittimo sotteso dall’unità fisiografica delimitata dal settore di
traversia».
Nel caso di coste stabili, di tipo roccioso, ci si può
riferire schematicamente, in assenza di soluzioni note più rigorose,
al criterio che porta ad attribuire il tratto di costa ad un corso
d’acqua, sulla base del prolungamento in mare delle delimitazioni di
bacino valide sulla terraferma.
Nel caso di coste in evoluzione, tipo
spiagge, occorre tener conto dell’inflazione del corso d’acqua sul
regime dei litorali, in relazione agli effetti prodotti, nei riguardi
della spiaggia stessa, dalle interazioni degli apporti solidi e della
capacitá di trasporto del fiume con il moto ondoso e le correnti
marine del paraggio costiero.
E’ fondamentale il riferimento a studi e
sperimentazioni specifiche svolti in tali settori, senza trascurare,
come prima significativa applicazione, il quadro delle opere di difesa
dei litorali esistenti, che offrono un valido bagaglio conoscitivo per
determinare, sulla base delle finalitá progettuali e dei risultati
conseguiti, i tratti di costa interessati dagli effetti prodotti dalla
presenza della foce di un corso d’acqua.
Si ritengono comunque validi,
ove risulti difficile individuare un confine di maggiore influenza di
un corso d’acqua rispetto ad un altro, criteri di delimitazione
riferiti a punti salienti, a promotori, ecc.
1.2. ELEMENTI DI
INTERESSE.
1.2.1. LE AREE SOGGETTE A SUBSIDENZA.
Il fenomeno della
subsidenza, per la parte attribuibile agli squilibri delle falde
almeno per gli effetti più evidenti, non è spesso di immediata e
puntuale definizione. Le aree coinvolte nel medesimo fenomeno sono
difficilmente quantificabili sia nello spazio …

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