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Decreto Pres. Repubblica 10/09/1982

Decreto Pres. Repubblica 10/09/1982 n. 915 - Attuazione delle direttive (CEE) numero 75/442 relativa ai rifiuti, n. 76/403 relativa allo smaltimento dei policlorodifenili e dei policlorotrifenili e numero 78/319 relativa ai rifiuti tossici e nocivi. Gazzetta Ufficiale 15/12/1982 n. 343

Decreto Pres. Repubblica 10/09/1982 n. 915
Attuazione delle direttive
(CEE) numero 75/442 relativa ai rifiuti, n. 76/403 relativa allo
smaltimento dei policlorodifenili e dei policlorotrifenili e numero
78/319 relativa ai rifiuti tossici e nocivi.
Gazzetta Ufficiale
15/12/1982 n. 343

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli
articoli 76 e 87 della Costituzione; Vista la legge 9 febbraio 1982,
n. 42, recante delega al Governo ad emanare norme per l’attuazione
delle direttive della Comunità economica europea;
Viste le direttive
emanate dal Consiglio delle Comunità europee n. 75/442 del 15 luglio
1975, relativa ai rifiuti, n. 76/403, concernente lo smaltimento dei
policlorodifenili e dei policlorotrifenili e n. 78/319 relativa ai
rifiuti tossici e nocivi;
Considerato che in data 8 luglio 1982, ai
termini dell’art. 1 della legge 9 febbraio 1982, n. 42, è stato
inviato lo schema del presente provvedimento ai Presidenti della
Camera dei deputati e del Senato della Repubblica per gli adempimenti
ivi previsti; Tenuto conto delle osservazioni formulate in sede
parlamentare;
Considerato che risulta così completato il procedimento
previsto dalla legge di delega; Sulla proposta del Ministro per il
coordinamento interno delle politiche comunitarie, di concerto con i
Ministri degli affari esteri, del tesoro, di grazia e giustizia, della
sanità, dell’industria, del commercio e dell’artigianato,
dell’interno, delle partecipazioni statali, dei lavori pubblici, delle
finanze, per gli affari regionali e dell’agricoltura e delle foreste;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 30 agosto 1982;
Emana il seguente decreto:

TITOLO I

1. Principi generali. –
Lo smaltimento dei rifiuti di cui al
successivo art. 2, nelle varie fasi di conferimento, raccolta,
spazzamento, cernita, trasporto, trattamento, inteso questo come
operazione di trasformazione necessaria per il riutilizzo, la
rigenerazione, il recupero, il riciclo e l’innocuizzazione dei
medesimi, nonché l’ammasso, il deposito e la discarica sul suolo e nel
suolo, costituisce attività di pubblico interesse sottoposta alle
disposizioni del presente decreto e all’osservanza dei seguenti
principi generali:
a) deve essere evitato ogni danno o pericolo per
la salute, l’incolumità, il benessere e la sicurezza della
collettività e dei singoli;
b) deve essere garantito il rispetto
delle esigenze igienico-sanitarie ed evitato ogni rischio di
inquinamento dell’aria, dell’acqua, del suolo e del sottosuolo, nonché
ogni inconveniente derivante da rumori ed odori;
c) devono essere
salvaguardate la fauna e la flora e deve essere evitato ogni
degradamento dell’ambiente e del paesaggio;
d) devono essere
rispettate le esigenze di pianificazione economica e territoriale;
e)
devono essere promossi, con l’osservanza di criteri di economicità ed
efficienza, sistemi tendenti a riciclare, riutilizzare i rifiuti o
recuperare da essi materiali ed energia. Devono essere favoriti
sistemi tendenti a limitare la produzione dei rifiuti.
2.
Classificazione rifiuti. –
Per rifiuto si intende qualsiasi sostanza
od oggetto derivante da attività umane o da cicli naturali,
abbandonato o destinato all’abbandono.
Ai sensi del presente decreto
i rifiuti sono classificati in: urbani, speciali, tossici e nocivi.
Sono rifiuti urbani:
1) i residui non ingombranti provenienti dai
fabbricati o da altri insediamenti civili in genere (2/a);
2) i
rifiuti ingombranti, quali beni di consumo durevoli, di arredamento,
di impiego domestico, di uso comune, provenienti da fabbricati o da
altri insediamenti civili in genere;
3) i rifiuti di qualunque natura
o provenienza giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade
ed aree private, comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge
marittime, lacuali e sulle rive dei fiumi. Sono rifiuti speciali:
1)
i residui derivanti da lavorazioni industriali; quelli derivanti da
attività agricole, artigianali, commerciali e di servizi che, per
quantità o qualità, non siano dichiarati assimilabili ai rifiuti
urbani;
2) i rifiuti provenienti da ospedali, case di cura ed affini,
non assimilabili a quelli urbani;
3) i materiali provenienti da
demolizioni, costruzioni e scavi; i macchinari e le apparecchiature
deteriorati ed obsoleti;
4) i veicoli a motore, rimorchi e simili
fuori uso e loro parti;
5) i residui dell’attività di trattamento dei
rifiuti e quelli derivanti dalla depurazione degli effluenti. Sono
tossici e nocivi tutti i rifiuti che contengono o sono contaminati
dalle sostanze elencate nell’allegato al presente decreto, inclusi i
policlorodifenili e policlorotrifenili e loro miscele, in quantità e/o
in concentrazione tali da presentare un pericolo per la salute e
l’ambiente.
Resta salva la normativa dettata dalla legge 10 maggio
1976, n. 319 (3), e successive modificazioni e relative prescrizioni
tecniche, per quanto concerne la disciplina dello smaltimento nelle
acque, sul suolo e nel sottosuolo dei liquami e dei fanghi, di cui
all’art. 2, lettera e), punti 2 e 3, della citata legge, purché non
tossici e nocivi ai sensi del presente decreto. Le disposizioni del
presente decreto non si applicano:
a) ai rifiuti radioattivi
disciplinati dalle norme del decreto del Presidente della Repubblica
13 febbraio 1964, n. 185 (3/a), e successive modificazioni ed
integrazioni;
b) ai rifiuti risultanti dalla prospezione, estrazione,
trattamento ed ammasso di risorse minerali e dallo sfruttamento delle
cave;
c) alle carogne ed ai seguenti rifiuti agricoli: materie fecali
ed altre sostanze utilizzate nell’attività agricola;
d) agli scarichi
disciplinati dalla legge 10 maggio 1976, n. 319, e successive
modificazioni;
e) alle emissioni, nell’aria, soggette alla disciplina
di cui alla legge 13 luglio 1966, n. 615 (3), ed ai regolamenti di
esecuzione;
f) agli esplosivi. (2/a) Così rettificato con avviso
pubblicato nella Gazz. Uff. 24 dicembre 1982, n. 353.

(3) Riportata
alla voce Sanità pubblica. (3/a) Riportato alla voce Energia nucleare.

3. Obblighi dello smaltimento dei rifiuti. –
Le attività inerenti
allo smaltimento dei rifiuti urbani competono obbligatoriamente ai
comuni che le esercitano con diritto di privativa nelle forme di cui
al successivo art. 8. Compete, altresì, ai comuni lo smaltimento dei
rifiuti speciali di cui all’art. 2, n. 5), qualora derivino dalla
depurazione di acque di scarico urbane o dallo smaltimento dei rifiuti
urbani.
Allo smaltimento dei rifiuti speciali, anche tossici e
nocivi, sono tenuti a provvedere a proprie spese i produttori dei
rifiuti stessi, direttamente o attraverso imprese od enti autorizzati
dalla regione, ai sensi dell’art. 6, lettera d), o mediante
conferimento dei rifiuti ai soggetti che gestiscono il servizio
pubblico, ai sensi del primo comma, con i quali sia stata stipulata
apposita convenzione. [Le imprese e gli enti che effettuano lo
smaltimento dei rifiuti urbani e speciali prodotti da terzi, nonché i
produttori che smaltiscono, per proprio conto, i rifiuti speciali,
sono tenuti a comunicare entro due mesi dall’inizio di ciascun anno,
ai comuni nei quali si producono, il quantitativo, la natura e le
tecniche di smaltimento relative all’anno precedente (3/b).

(3/b)
Comma abrogato dall’art. 3, D.L. 9 settembre 1988, n. 397, riportato
al n. VI.

4. Competenze dello Stato. – Allo Stato competono:
a) le
funzioni di indirizzo, promozione, consulenza e coordinamento delle
attività connesse con l’attuazione del presente decreto;
b) la
predisposizione di criteri generali sulle metodologie relative allo
smaltimento dei rifiuti nonché sulle caratteristiche delle zone per
l’ubicazione degli impianti di smaltimento;
c) la determinazione di
misure dirette a limitare la formazione dei rifiuti, nonché di norme
tecniche generali relative ai sistemi di smaltimento che favoriscano
il riciclaggio dei rifiuti, il recupero delle materie riutilizzabili e
la produzione di energia, promuovendo, se del caso, studi e ricerche;

d) la determinazione di limiti di accettabilità e delle
caratteristiche chimico-fisiche e microbiologiche per taluni sostanze
e microrganismi, contenuti nei rifiuti e nei prodotti risultanti dal
loro trattamento o dalla loro trasformazione, in relazione a
specifiche utilizzazioni degli stessi;
e) la definizione dei criteri
generali per l’assimilabilità di rifiuti speciali ai rifiuti urbani,
nonché, se necessario, la definizione di norme tecniche per lo
smaltimento dei rifiuti tossici e nocivi separatamente da ogni altra
materia e residuo;
f) la determinazione di criteri generali per il
rilascio delle autorizzazioni per lo smaltimento dei rifiuti tossici e
nocivi;
g) la determinazione delle quantità, delle concentrazioni od
in generale delle caratteristiche delle sostanze di cui all’allegato
che rendono i rifiuti che li contengono tossici e nocivi per la salute
dell’uomo e/o per l’ambiente;
h) il coordinamento dei piani regionali
di smaltimento dei rifiuti, attraverso conferenze interregionali;
i)
la redazione delle comunicazioni e periodiche relazioni sulla
situazione dello smaltimento dei rifiuti per la commissione delle
Comunità economiche europee (4).

(4) Nella Gazz. Uff. 13 settembre
1984, n. 253 (Suppl. Ord.) è stata pubblicata la determinazione 27
luglio 1984 del Comitato interministeriale previsto dall’art. 5 del
presente decreto contenente “Disposizioni per la prima applicazione
dell’art. 4, D.P.R. 10 settembre 1982, n. 915”.

5. Comitato
interministeriale. – Le funzioni di cui al precedente art. 4 vengono
esercitate dal Comitato interministeriale di cui all’art. 3, primo
comma, della legge 10 maggio 1976, numero 319 (3), e successive
modificazioni, integrato dai Ministri dell’interno, dell’industria,
del commercio e dell’artigianato, dell’agricoltura e delle foreste e
per gli affari regionali (4/a). Per l’adeg…

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