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Decreto Pres. Cons. Min. 03/08/1990

Decreto Pres. Cons. Min. 03/08/1990 - Programma di emergenza per l'adeguamento del sistema di smaltimento di cui all'art. 5 della legge 9-11-1988, n. 475, di conversione con modificazioni del D.L. 9-9-1988, n. 397, recante disposizioni urgenti in materia di smaltimento rifiuti industriali.

Decreto Pres. Cons. Min. 03/08/1990
Programma di emergenza per
l’adeguamento del sistema di smaltimento di cui all’art. 5 della legge
9-11-1988, n. 475, di conversione con modificazioni del D.L. 9-9-1988,
n. 397, recante disposizioni urgenti in materia di smaltimento rifiuti
industriali.

Art. 1.
1. Al fine di fronteggiare la situazione di
emergenza derivante dal fabbisogno di smaltimento di rifiuti
industriali non soddisfatto, ciascuna regione e provincia autonoma,
oltre alle azioni tese a ridurre la produzione dei rifiuti e ad
aumentare le occasioni di recupero:
a) assume iniziative in grado di
portare ad un aumento della attuale capacità di smaltimento;
b)
individua, distintamente per tipologie di impianti e di rifiuti da
smaltire, i fabbisogni quantitativi complessivi di smaltimento da
soddisfare per fronteggiare le situazioni più urgenti e le dimensioni
degli impianti necessari a tale scopo;
c) adotta gli atti necessari
per la localizzazione degli stessi impianti;
d) determina le
tipologie di impianti per i quali sussista l’opportunità di realizzare
sistemi di smaltimento interregionali.
2. Le regioni e le province
autonome individuano gli impianti da realizzare in attuazione del
programma d’emergenza, ricorrendo ove occorre ad intese
interregionali, sulla base degli strumenti di pianificazione
regionale, dei criteri e delle indicazioni di cui al presente decreto
e relativi allegati, tenendo conto della riduzione del fabbisogno di
smaltimento in relazione alla minor produzione e al maggiore recupero
nonchè dell’aumento del potenziale conseguibile con le altre azioni
indicate nell’art.2.
3. Il fabbisogno non soddisfatto di smaltimento
dei rifiuti speciali nonchè tossici e nocivi è riportato, per ciascuna
regione e provincia autonoma nell’allegato 1 al presente decreto. Art.
2.
1. Le regioni e le province autonome, per contribuire all’aumento
della attuale capacità di smaltimento, assumono iniziative indirizzate
in particolare a:
– promuovere la realizzazione degli impianti di
smaltimento dei rifiuti all’interno degli stabilimenti, per lo
smaltimento dei rifiuti prodotti in loco;
– ottimizzare l’utilizzo
degli impianti di smaltimento in esercizio;
– assicurare il pieno
utilizzo di impianti esistenti ed autorizzati, non funzionanti o sotto
utilizzati;
– provvedere al sollecito esame delle istanze relative
all’approvazione dei progetti dei nuovi impianti di smaltimento dei
rifiuti o per l’autorizzazione all’esercizio di quelli già esistenti
compresi gli impianti inseriti nei programmi notificati dai soggetti
pubblici e privati al Ministero dell’ambiente ai sensi dell’art.5,
comma 1, della legge n. 475 del 1988;
– sviluppare adeguate iniziative
per accelerare la realizzazione e l’esercizio di impianti già
autorizzati;
– individuare e favorire in tempi brevi, secondo criteri
di salvaguardia ambientale e di prevenzione dei rischi, un sistema di
stoccaggio provvisorio dei rifiuti speciali nonchè tossici e nocivi;

promuovere un ruolo attivo dei servizi comunali, ed in particolare
delle aziende municipalizzate, nelle diverse fasi di smaltimento dei
rifiuti industriali, in particolare tossico-nocivi, provenienti dalle
piccole unità produttive.
Art. 3.
1. Al fine di provvedere al
corretto smaltimento del fabbisogno programmato di cui all’art.5,
comma 4, della legge n. 475 del 1988 ciascuna regione e provincia
autonoma definisce un sistema integrato di aree di stoccaggio e
pretrattamento, di impianti di smaltimento e di discariche.
2. Le
regioni e le province autonome aggiornano il fabbisogno programmato
attraverso:
– l’analisi della evoluzione della produzione di rifiuti
in ragione delle attività produttive già in essere e di quelle
previste;
– la valutazione degli effetti sul fabbisogno delle azioni
tese a ridurre la quantità e la pericolosità dei rifiuti prodotti,
anche attraverso l’introduzione di tecnologie più pulite nei processi
produttivi, nei diversi orizzonti temporali;
– l’individuazione delle
attività di recupero in atto e la loro incidenza rispetto alla
quantità dei rifiuti da smaltire;
– la valutazione degli effetti delle
azioni e delle sperimentazioni tese a sviluppare il recupero dei
rifiuti, rafforzando l’integrazione tra le esigenze di smaltimento e
l’attività del sistema produttivo;
– l’individuazione dei possibili
effetti dell’introduzione di innovazioni di carattere normativo,
tecnico ed amministrativo in relazione anche al recepimento degli
indirizzi comunitari.
3. Per la definizione del sistema integrato,
ciascuna regione e provincia autonoma dovrà tener conto:
a) del
potenziale di smaltimento in esercizio, esistente e non attivo,
autorizzato, richiesto, programmato;
b) del grado di saturazione
degli impianti in esercizio;
c) della potenzialità di ampliamento
degli impianti esistenti, autorizzati, richiesti, programmati;
d) del
potenziale di smaltimento esistente e programmato offerto da impianti
per rifiuti solidi urbani e per fanghi di depurazione;
e) delle
possibilità di integrazione con il sistema industriale e di produzione
d’energia. 4. Il sistema integrato deve prevedere strutture per:
– la
caratterizzazione e la classificazione dei rifiuti;
– il trattamento
preliminare e lo stoccaggio provvisorio;
– il trattamento chimico,
fisico e biologico;
– la termodistruzione;
– l’inertizzazione;
– lo
stoccaggio definitivo.
Art. 4.
1. Per la localizzazione del
programma d’emergenza nonchè per la individuazione delle aree del
proprio territorio da destinare alla realizzazione del sistema
integrato, fermo restando il rispetto delle disposizioni della vigente
normativa, le regioni e le province autonome devono:
– tenere conto
delle caratteristiche geomorfologiche e paesaggistiche del territorio,
nonchè della presenza di centri abitati;
– tenere conto della
distribuzione quali-quantitativa della produzione di rifiuti sul
territorio;
– tenere conto degli impianti esistenti e programmati di
recupero e smaltimento;
– privilegiare soluzioni impiantistiche
policentriche per limitare l’impatto ambientale e sociale degli
interventi, tenendo presente la dimensione minima che garantisca la
corretta gestione sotto il profilo tecnico ed economico;

privilegiare soluzioni che consentano la massima utilizzazione degli
impianti esistenti ed il loro ampliamento e/o potenziamento, fino a
garantire la dimensione ottimale compatibile con le esigenze di tutela
ambientale;
– razionalizzare i percorsi ed i tempi di percorrenza al
fine di minimizzare i costi complessivi del trasporto dei rifiuti
nonchè i rischi connessi. 2. Le regioni e le province autonome nella
definizione degli interventi da localizzare: – adottano tecnologie
impiantistiche efficienti, flessibili, collaudate e rispettose
dell’ambiente nonchè di rapido approntamento e realizzazione; –
utilizzano soluzioni di smaltimento di tipo modulare con possibilità
di successivo sviluppo tecnologico, che siano anche convenienti sul
piano dell’investimento e della gestione; – valorizzano, nei limiti
della compatibilità ambientale, strutture e servizi esistenti.
Art.
5.
1. Entro novanta giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta
Ufficiale del presente decreto le regioni e le province autonome:
a)
assolvono ai compiti di cui alle lettere b), c) e d) dell’art.1;
b)
fissano i criteri e le procedure per l’individuazione dei soggetti cui
affidare la concessione per la costruzione e l’esercizio degli
impianti di cui alle lettere b) e c) dell’art.1;
c) assolvono ai
compiti di cui al primo comma dell’art.3;
d) comunicano al Ministero
dell’ambiente i provvedimenti adottati di cui alle precedenti lettere
a), b) e c), nonchè le iniziative assunte ed i risultati conseguiti
per ridurre la produzione dei rifiuti, aumentare le occasioni di
recupero, potenziare l’attuale capacità di smaltimento con particolare
riferimento alle azioni indicate nell’art.2.
2. Entro sei mesi dalla
adozione degli atti necessari per la localizzazione del programma
d’emergenza e comunque entro sei mesi dalla scadenza del termine di
cui al primo comma, le regioni e le province autonome provvedono
all’affidamento delle concessioni di costruzione e d’esercizio secondo
le modalità di cui al comma 1 dell’art.7 della legge n. 475 del 1988.

3. Nei casi in cui sussista l’opportunità di realizzare sistemi di
smaltimento per bacino di utenza interregionale, il Ministro
dell’ambiente promuove le intese fra le regioni interessate ai fine
della individuazione e della localizzazione degli impianti.
4. In
caso di inadempienza anche parziale da parte delle regioni o delle
province autonome, si provvede secondo le procedure di cui al comma 6
dell’art.5 ed al comma 2 dell’art.7 della legge n. 475 del 1988.
Art.
6.
1. Il Ministro dell’ambiente:
– trasmette, entro quindici giorni
dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del presente decreto,
alle regioni e province autonome le informazioni disponibili relative
ai programmi di investimento notificati ai sensi dell’art.5, comma 1,
della legge n. 475 del 1988;
– promuove altresì, anche attraverso
incontri periodici con le regioni, gli enti locali, le organizzazioni
produttive, sindacali e ambientaliste, iniziative per il
raggiungimento degli obiettivi indicati nel presente decreto.
2.
Entro novanta giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del
presente decreto, il Ministro del tesoro, di concerto con il Ministro
dell’ambiente, definisce i criteri per la formazione del piano
economico-finanziario dell’intervento, da allegare alla richiesta di
mutuo di cui all’art.7, comma 3, della legge n. 475 del 1988, per
garantire l’equilibrio della gestione le modalità per la restituzione
allo Stato delle somme derivanti dai mutui. Il presente decreto entra
in vigore il 6 settembre 1990.

Allegati – OMISSIS –

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