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Decreto Ministeriale 29/05/1991

Decreto Ministeriale 29/05/1991 - Indirizzi generali per la regolamentazione della raccolta differenziata dei rifiuti solidi. Gazzetta Ufficiale 12/06/1991 n. 136

Decreto Ministeriale 29/05/1991
Indirizzi generali per la
regolamentazione della raccolta differenziata dei rifiuti solidi.

Gazzetta Ufficiale 12/06/1991 n. 136

IL MINISTRO DELL’AMBIENTE

Vista la legge 8 luglio 1986, n. 349;
Visti gli articoli 1, 2, 6, 8
del decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915
e 3 del decreto-legge 31 agosto 1987, n. 361, convertito, con
modificazioni, nella legge 29 ottobre 1987, n. 441;
Considerato che
l’art. 9-quater del decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397,
convertito, con modificazioni, nella legge 9 novembre 1988, n. 475,
prevede che il Ministro dell’ambiente fissi gli indirizzi generali
sulla base dei quali le regioni provvedono a regolamentare la raccolta
differenziata dei rifiuti solidi urbani;
Visto il decreto del
Ministro dell’ambiente 28 dicembre 1987, n. 559, contenente i criteri
per l’elaborazione e la predisposizione dei piani regionali per lo
smaltimento dei rifiuti solidi urbani;
Visto il decreto del 19 luglio
1989 del Ministro dell’ambiente di concerto con il Ministro
dell’industria, del commercio e dell’artigianato;
Considerata la
necessità di ridurre la quantità dei rifiuti da smaltire e favorire la
valorizzazione degli stessi anche incentivando le attività di recupero
esistenti;
Decreta:
Art. 1
(Definizioni)
1. Ai sensi del presente
decreto si definisce:
– per raccolta differenziata dei rifiuti solidi
urbani, il conferimento e la raccolta separata di frazioni degli
stessi;
– per rifiuti urbani pericolosi, quelli così definiti dalla
deliberazione del Comitato interministeriale di cui all’art. 5 del
decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915, e
successive integrazioni;
– per frazione umida, i materiali
putrescibili ad alto tasso di umidità presenti nei rifiuti solidi
urbani;
– per frazione secca, i materiali a basso o nullo tasso di
umidità aventi di norma rilevante contenuto energetico ovvero
valorizzabili come materie prime secondarie;
– per rifiuti
ingombranti, quelli così definiti dall’art. 2, comma 2, del decreto
del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915;
– per
frazioni recuperabili, le frazioni di rifiuti che, per le loro
caratteristiche quali-quantitative e per le condizioni di mercato,
siano suscettibili di recupero;
– per recupero, ogni azione intesa ad
ottenere, mediante reimpiego, riciclaggio, riutilizzo dei rifiuti,
materie prime secondarie e/o energia.
Art. 2
(Finalità)
1. La
raccolta differenziata è finalizzata a:
a) diminuire il flusso di
rifiuti da smaltire tal quali;
b) favorire la valorizzazione dei
rifiuti attraverso il recupero di materiali fin dalla fase della
produzione, distribuzione, consumo e raccolta;
c) migliorare i
processi tecnologici degli impianti per il recupero e lo smaltimento
dei rifiuti anche al fine di ridurre i consumi energetici e le
emissioni;
d) ridurre la quantità e la pericolosità delle frazioni
non recuperabili da avviare allo smaltimento finale assicurando
maggiori garanzie di protezione ambientale;
e) favorire il recupero
di materiali ed energia anche nella fase di smaltimento finale.
Art.
3
(Indirizzi generali)
1. L’attuazione della raccolta differenziata
deve essere programmata e realizzata tenendo conto:
– delle
caratteristiche quali-quantitative dei rifiuti;
– delle variazioni
delle caratteristiche dei rifiuti in relazione alle stagioni e al
clima;
– del sistema di produzione, distribuzione e consumo dei beni;

– del sistema di conferimento e raccolta;
– dei sistemi di recupero;

– dei sistemi di smaltimento finale;
– della struttura e tipologia
urbanistica del bacino di raccolta;
– delle interazioni con le
diverse attività produttive presenti nel bacino di raccolta;
– della
evoluzione merceologica del rifiuto in ragione dell’evolversi dei
consumi;
– della individuazione dei mercati delle frazioni da
raccogliere.
2. L’organizzazione della raccolta differenziata deve
assicurare sia in fase di conferimento che in fase di raccolta:
a)
una efficace separazione della frazione umida composta dai rifiuti di
provenienza alimentare e dagli scarti di prodotti vegetali o animali e
finalizzata alla valorizzazione attraverso la produzione di compost e
biogas, dalla frazione secca valorizzabile attraverso la selezione per
il recupero di materie prime secondarie e/o energia;
b) la raccolta e
lo smaltimento dei rifiuti ingombranti in modo da consentire il
recupero di beni reimpiegabili, di materie prime secondarie ed energia
e la separazione delle componenti dannose o nocive per l’ambiente e la
salute pubblica;
c) l’attivazione dei circuiti di raccolta
differenziata relativa ai contenitori ed imballaggi in vetro, metallo,
plastica, in conformità a quanto previsto dalle convenzioni stipulate
con i consorzi nazionali obbligatori, nonchè relativa a tutte le
frazioni che, con riferimento alle condizioni di mercato, sono
suscettibili di recupero.
3. Restano in vigore le norme per i rifiuti
urbani pericolosi così come previsto dal comma 1, art. 3, della legge
n. 441/1987.
Art. 4
(Attività regionale)
1. Tenuto conto degli
indirizzi generali fissati dal presente decreto e in attuazione dei
piani di smaltimento dei rifiuti, le regioni provvedono a
regolamentare la raccolta differenziata per le frazioni di rifiuti
solidi urbani previste dalle norme vigenti e dal presente decreto.
2.
La regolamentazione regionale in particolare deve:
– favorire
l’integrazione della raccolta differenziata di frazioni di rifiuti
solidi urbani con la raccolta differenziata delle uguali tipologie di
rifiuti speciali presenti nel territorio;
– prevedere una corretta
correlazione tra lo sviluppo delle forme separate di conferimento e
raccolta e la realizzazione delle strutture destinate a ricevere le
frazioni separate, stabilendo i termini entro i quali saranno attivati
i servizi di raccolta differenziata per le diverse frazioni, la
possibilità di limitare inizialmente i servizi a parte del territorio
comunale in relazione alla presenza di punti di maggior produzione
delle diverse tipologie di rifiuti, nonchè i termini entro i quali
eventualmente i servizi dovranno essere estesi all’intero territorio
comunale;
– definire nella pianificazione del sistema della raccolta
differenziata obiettivi di economicità, valutati anche sulla base dei
costi promozionali e di tutti i vantaggi diretti e indiretti.
3. Le
regioni, nell’ambito delle proprie competenze, incentivano e
sviluppano le attività di ricerca e di informazione per lo studio di
prodotti e per l’impiego di tecnologie che:
a) consentano il
prolungamento della vita dei beni di consumo;
b) diano luogo ad una
riduzione della quantità e pericolosità dei rifiuti, compresi quelli
tossici e nocivi;
c) migliorino la loro trattabilità;
d) consentano
un maggior recupero;
e) semplifichino il loro smaltimento finale.
4.
Le regioni altresì favoriscono il reimpiego degli oggetti recuperati
nonchè l’impiego dei beni prodotti con materie prime provenienti da
operazioni di recupero.
5. Le regioni devono procedere alla raccolta
sistematica e alla diffusione delle informazioni relative ai servizi
di raccolta differenziata pubblicando sintesi, aggiornamenti,
proiezioni sui diversi aspetti della raccolta differenziata e del
recupero con particolare riguardo ai rendimenti, ai costi, alle
modalità di esercizio, all’informazione ed al grado di coinvolgimento
degli utenti e dell’industria.
6. Le regioni che hanno già adottato
provvedimenti in materia di raccolta differenziata e di recupero
provvedono ad adeguare le rispettive normative alle disposizioni del
presente decreto, entro sei mesi dalla sua pubblicazione.
Art. 5

(Pianificazione regionale)
1. Le regioni provvedono ad adeguare i
propri strumenti di pianificazione conformemente alle nuove esigenze
derivanti dall’organizzazione dei servizi di raccolta differenziata e
delle attività di recupero nell’ambito del sistema integrato dei
servizi di raccolta dei rifiuti solidi urbani, sulla base delle
seguenti indicazioni.
1.1. Analisi dei bacini di raccolta:

definizione del bacino: estensione territoriale, rete di trasporto,
numero utenti, quantità di rifiuti prodotti di diversa origine;

definizione del bacino: estensione territoriale, rete di trasporto,
numero utenti, quantità di rifiuti prodotti di diversa origine;

attuale sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti, organizzazione
del sistema di conferimento, raccolta, trasporto, stoccaggio
provvisorio dei rifiuti raccolti; destinazione dei rifiuti raccolti;

– previsioni di interventi nel bacino nel medio periodo.
1.2.
Oggetto della raccolta differenziata:
– caratteristiche delle
frazioni di cui si intende organizzare la raccolta;stima delle
quantità da raccogliere;
– modalità di recupero con indicazione delle
caratteristiche dell’impianto;
– capacità e condizioni di stoccaggio
della frazione raccolta da inviare alla fase di recupero;
– capacità
e condizioni di stoccaggio delle frazioni residue da inviare allo
smaltimento finale.
1.3. Analisi di fattibilità del recupero:

domanda dei materiali recuperati, dalle materie prime secondarie e
dall’energia derivanti da attività di recupero;
– distribuzione sul
territorio degli utilizzatori;
– costi di conferimento, raccolta,
trasporto, stoccaggio, trattamento, recupero suddivisi in gestione e
ammortamento;
– benefici diretti ed indiretti;
– programma di
investimenti e stime di recupero a copertura del costo capitale.
1.4.
Programma degli interventi relativi allo:
– sviluppo delle attività
di conferimento, raccolta e stoccaggio separato;
– sviluppo e
realizzazione dei sistemi di recupero.
1.5. Programmazione delle
iniziative di formazione, informazione, educazione e delle azioni di
coinvolgimento degli utenti, tramite l’impiego di mezzi
radiotelevisivi e pubblicitari, nonchè di azione educativa pre…

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