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Decreto Ministeriale 28/07/1994

Decreto Ministeriale 28/07/1994 - Determinazione delle attività istruttorie per il rilascio dell'autorizzazione allo scarico in mare dei materiali derivanti da attività di prospezione, ricerca e coltivazione di giacimenti idrocarburi liquidi e gassosi. Gazzetta Ufficiale 16/08/1994 n. 190

Decreto Ministeriale 28/07/1994
Determinazione delle attività
istruttorie per il rilascio dell’autorizzazione allo scarico in mare
dei materiali derivanti da attività di prospezione, ricerca e
coltivazione di giacimenti idrocarburi liquidi e gassosi.
Gazzetta
Ufficiale 16/08/1994 n. 190

IL MINISTRO DELL’AMBIENTE

Visto
l’art. 1 della legge 8 luglio 1986, n. 349;

Visto l’art. 2, comma 1,
lettera a), della legge 8 luglio 1986, n. 349;

Visto l’art. 11,
commi 3, 4, 5 e 6 della legge 10 maggio 1976, n. 319, come sostituito
dall’art. 14 della legge 24 dicembre 1979, n. 650, e modificato
dall’art. 18 della legge 31 dicembre 1982, n. 979, e successivamente
modificato dall’art. 4 della legge 8 luglio 1986, n. 349;

Vista la
legge 25 gennaio 1979, n. 30, di ratifica ed esecuzione della
convenzione per la salvaguardia del Mar Mediterraneo
dall’inquinamento, con due protocolli e relativi allegati, adottati a
Barcellona il 16 febbraio 1976;

Visto l’art. 62 del decreto del
Presidente della Repubblica 24 maggio 1979, n. 886;

Visti gli
articoli 1, ultimo comma, e 2, nonchè gli articoli 25, 26, 27, comma
2, lettera a), della legge 31 dicembre 1982, n. 979;

Vista la legge
5 marzo 1985, n. 127, di ratifica ed esecuzione del protocollo
relativo alle aree specialmente protette del Mediterraneo, aperto alla
firma a Ginevra il 3 aprile 1982 (in specie, gli articoli 3 e 7, comma
1, lettera b), protocollo medesimo);

Visti gli articoli 2, comma 4;
18; 19, comma 3, lettera f); 20 e 21 della legge 6 dicembre 1991, n.
394;

Visti gli articoli 3, comma 3, e 6, comma 1, della legge 9
gennaio 1991, n. 9;

Vista la legge 14 luglio 1965, n. 963;

Vista
la legge 17 febbraio 1982, n. 41;

Vista la delibera del Comitato dei
Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento del 26 luglio
1978;

Vista la delibera del Comitato interministeriale per la tutela
delle acque dall’inquinamento del 7 gennaio 1986;

Ritenuta la
necessità – in attesa di una organica disciplina internazionale, ai
sensi dell’art. 7 della citata Convenzione di Barcellona e dell’art.
3, comma 1, del relativo protocollo, sulla prevenzione
dell’inquinamento del Mar Mediterraneo causato dalle operazioni di
scarico effettuate da navi o aeromobili – di emanare una specifica
normativa per la disciplina del procedimento di autorizzazione degli
scarichi in mare provenienti da piattaforme a seguito di attività di
prospezione, ricerca e coltivazione di giacimenti di idrocarburi
liquidi e gassosi, localizzati nel mare territoriale e nella
piattaforma continentale e in altre aree sottomarine comunque soggette
ai poteri dello Stato;

Udito il parere del Consiglio di Stato, sez.
II n. 501/1992;

Decreta:

Art. 1

Le attività istruttorie per il
rilascio dell’autorizzazione allo scarico in mare dei materiali
derivanti da attività di prospezione, ricerca e coltivazione di
giacimenti idrocarburi liquidi e gassosi, devono essere condotte in
conformità alle disposizioni riportate negli allegati A, B/1 e B/2 che
costituiscono parte integrante del presente decreto.

Allegato A

1.
Ambito di applicazione

Le disposizioni del presente decreto si
applicano agli scarichi in mare dei seguenti rifiuti provenienti dalle
piattaforme petrolifere e dalle attività di prospezione, ricerca e
coltivazione di giacimenti di idrocarburi liquidi e gassosi, siti nel
mare territoriale, nella piattaforma continentale ed in altre aree
sottomarine comunque soggette ai poteri dello Stato:

a) detriti e
fanghi di perforazione e relative acque di trattamento e/o lavaggio;

b) acque di formazione e/o di processo (acque di strato);

c) altri
materiali comunque associabili alle operazioni di perforazione e di
produzione;

d) liquami oleosi ed acque di sentina prodotti e
raccolti sulla piattaforma.

2. Definizioni

Ai fini
dell’applicazione delle presenti disposizioni si forniscono le
seguenti definizioni di:

“detriti”: frammenti di rocce, frantumati
dallo scalpello e provenienti dalle formazioni geologiche attraversate
durante il processo di perforazione, portati a giorno dal fango di
perforazione e separati da questo da una serie di attrezzature quali
vibrovagli, centrifughe, desilter, desander;

“fanghi”: sospensioni
di materiale argilloso, in acqua o in olio, addizionate con prodotti
vari necessari per garantire le caratteristiche reologiche, chimiche e
fisiche richieste dal processo di perforazione;

“acque di formazione
e/o di processo” (acque di strato): acque fossili, presenti nelle
formazioni geologiche associate agli idrocarburi, che si separano
durante il processo di produzione degli stessi (acque di formazione)
ovvero aggiunte durante il processo di produzione per mantenere in
pressione il giacimento (acque di processo);

“acque oleose e di
sentina”: acque oleose provenienti dal lavaggio delle piattaforme e
dalle acque piovane che vengono a contatto con zone lavoro, zone
inquinate da greggio e dai suoi derivati e da zone motori (acque di
sentina);

“metodo spettrofotometrico I.R.”: metodo di analisi che
consente la determinazione degli olii minerali presenti in una
soluzione, attraverso la misura dell’assorbimento, da parte della
soluzione stessa, della radiazione infrarossa nella regione compresa
tra 3.200 e 2.700 cm-1;

“metodo calibrato”: metodo i cui risultati
analitici, confrontati con quelli ottenuti utilizzando la procedura
I.R. di riferimento, possono essere a questi ultimi correlati.

3.
Scarichi non autorizzabili

Fermi restando i divieti di scarico in
mare dei rifiuti indicati dall’art. 62, primo e terzo comma del
decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1979, n. 886 e della
delibera del Comitato interministeriale per la tutela delle acque
dall’inquinamento del 7 gennaio 1986, è vietato lo scarico in mare di:

a) detriti e relative acque di trattamento e/o lavaggio derivanti da
perforazioni effettuate mediante l’impiego di fanghi a base di olii
diesel o comunque o di pari o superiore tossicità;

b) detriti
derivanti dalla perforazione di strati mineralizzati ad olio nonchè di
detriti derivanti da perforazioni effettuate con fanghi a base oleosa
diversi da quelli definiti alla precedente lettera a) ed aventi un
contenuto in olii minerali superiore ai limiti indicati al punto 4,
lettera b);

c) acque di trattamento e lavaggio di detriti di cui
alla precedente lettera b) aventi un contenuto in olii minerali
superiore ai limiti di cui al punto 4, lettera d);

d) acque di
formazione o di processo aventi contenuti in olii minerali superiori
ai limiti indicati al punto 4, lettera c);

e) liquami oleosi ed
acque di sentina prodotti e raccolti sulla piattaforma;

f)
componenti di fanghi di perforazione non utilizzati o non più
utilizzabili e di ogni altro materiale d’uso nelle operazioni di
perforazione o di produzione il cui scarico non sia espressamente
consentito nei casi previsti al punto 4.

4. Scarichi consentiti

In
attuazione del primo comma, quarto alinea, dell’art. 62 del decreto
del Presidente della Repubblica 24 maggio 1979, n. 886, tenendo conto
in particolare dei dati contenuti nelle schede tecniche di cui agli
allegati B/1 e B/2 al presente decreto, possono essere autorizzati i
seguenti scarichi nelle acque del mare:

a) detriti e fanghi
derivanti da perforazioni effettuate mediante l’impiego di fanghi a
base acquosa;

b) detriti derivanti da perforazioni effettuate
mediante l’impiego, dimostrato necessario per motivi tecnici e di
sicurezza, di fanghi come definiti al precedente punto 3, lettera b),
nonchè dei detriti derivanti dalla perforazione di strati
mineralizzati ad olio, purchè in entrambi i casi il contenuto in olio
minerale, all’atto dello scarico, non risulti superiore al 10% in
peso, come valore medio calcolato su base secca, rispetto al peso dei
detriti contaminati dagli olii;

c) delle acque di formazione e/o di
processo con un contenuto massimo in olii minerali non superiore a 40
mg/l, determinato con metodo spettrofotometrico I.R. (infrarosso) o
con altro metodo ad esso calibrato;

d) acque provenienti dal
trattamento e lavaggio dei detriti di cui al punto 3, lettera c),
purchè aventi un contenuto medio di olii minerali non superiore a 10
mg/l ed un contenuto massimo non superiore a 15 mg/l, determinato con
i metodi di cui alla precedente lettera c).

5. Domanda di
autorizzazione

La domanda di autorizzazione per gli scarichi in mare
previsti al punto 4 deve essere presentata al Ministero dell’ambiente
– Servizio per la tutela delle acque, la disciplina dei rifiuti, il
risanamento del suolo e la prevenzione dell’inquinamento di natura
fisica (di seguito denominato Servizio A.R.S.), per il tramite del
capo compartimentale marittimo competente.

La domanda deve essere
corredata delle informazioni indicate nelle schede tecniche riportate
negli allegati B/1 e B/2, delle eventuali integrazioni al piano di
emergenza antinquinamento redatto secondo le prescrizioni di cui al
decreto del 20 maggio 1982 del Ministro della marina mercantile,
pubblicato in Gazzetta Ufficiale 22 luglio 1982, n. 200, nonchè dei
pareri in materia di tutela ambientale già rilasciati dalle
amministrazioni dello Stato per quanto riguarda la realizzazione e
l’esercizio degli impianti ed il trasporto dei materiali.

La domanda
di autorizzazione deve altresì indicare:

a) la tipologia dei
controlli sugli scarichi prevista dall’istante;

b) le misure
finanziarie e/o assicurative offerte a garanzia dei rischi di danni
alle persone, alle cose ed all’ambiente, derivanti dagli scarichi.

6. Attività istruttoria

L’autorizzazione allo scarico in mare è
rilasciata dal Ministero dell’ambiente ai sensi dell’art. 4 della
legge 8 luglio 1986, n. 349, su proposta del capo del compartimento
marittimo competente.

Il capo del compartimento marittimo, sulla
base delle istanze pervenute, espletate le necessarie atti…

[Continua nel file zip allegato]

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