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Decreto Ministeriale 26/01/1990

Decreto Ministeriale 26/01/1990 - Individuazione delle materie prime secondarie e determinazione delle norme tecniche generali relative alle attività di stoccaggio di trasporto, trattamento e riutilizzo delle materie prime secondarie.

Decreto Ministeriale 26/01/1990
Individuazione delle materie prime
secondarie e determinazione delle norme tecniche generali relative
alle attività di stoccaggio di trasporto, trattamento e riutilizzo
delle materie prime secondarie.

IL MINISTRO DELL’AMBIENTE di
concerto con IL MINISTRO DELL’INDUSTRIA DEL COMMERCIO E
DELL’ARTIGIANATO
Vista la legge 8 luglio 1986, n. 349, recante
l’istituzione del Ministero dell’ambiente; Visto il decreto del
Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915 recante il
recepimento delle direttive CEE n. 75/442, n. 76/403 e n. 78/319;

Visto il decreto-legge 31 agosto 1987, n. 361, convertito, con
modificazioni, nella legge 29 ottobre 1987, n. 441, recante
disposizioni urgenti in materia di smaltimento di rifiuti; Visto il
decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni,
nella legge 9 novembre 1988, n. 475, recante rifiuti industriali;

Considerato che il recupero di materiali con il conseguente riciclo
degli stessi costituisce un mezzo afficace per la riduzione della
produzione di rifiuti e che il perseguimento di tale obiettivo è
importante ai fini della tutela dello ambiente e delle risorse;

Ritenuto di dare attuazione a quanto previsto dall’art. 2, commi 3 e
5, della citata legge n. 475 del 1988;
Visto il decreto
interministeriale 22 ottobre 1988, n. 457 recante norme in materia di
esportazione ed importazione dei rifiuti;
Decreta:
1. Campo di
applicazione. –
1. Il presente decreto provvede ad una prima
individuazione delle materie prime secondarie e determina le norme
tecniche generali relative alle attività di stoccaggio, trasporto,
trattamento e riutilizzo delle materie prime secondarie.
2.
L’applicazione ad un residuo della disciplina relativa alle materie
prime secondarie è subordinata all’osservanza delle norme e
prescrizioni tecniche previste dal presente decreto.
3. Il presente
decreto si applica ai residui di lavorazione dell’industria alimentare
solo ove non sussistano specifiche norme di carattere
igienico-sanitario regolanti in modo autonomo la materia.
4. La
presente normativa non si applica a materiali quotati con precise
specifiche merceologiche in borsa-merci o in listini e mercuriali
ufficiali istituiti presso le camere di commercio dei capoluoghi di
regione, sotto la vigilanza del Ministero dell’industria, del
commercio e dell’artigianato e comunicati al Ministero dell’ambiente.
La presente normativa non si applica altresì a materie semilavorate
non costituenti scarti di produzione.
5. L’osservanza delle
disposizioni contenute nel presente decreto deve avvenire nel rispetto
della vigente normativa in materia di tutela dell’ambiente e della
salute dell’uomo e restano in particolare salvi i poteri regionali in
materia sanitaria ed ambientale.
2. Definizioni. –
1. Ai fini del
presente decreto si intende per: materia prima secondaria: residuo
derivante da processi produttivi o da raccolte finalizzate che è
suscettibile, eventualmente previo idoneo trattamento, di essere
riutilizzato come materia prima in altro processo produttivo della
stessa o di altra natura; stoccaggio: deposito o ammasso provvisorio
precedente il trasporto, il trattamento o il riutilizzo; trattamento:
operazione necessaria per il riutilizzo di una materia prima
secondaria; riutilizzo: processo produttivo nel quale viene utilizzata
come materia prima anche o esclusivamente una materia prima
secondaria; adeguamento volumetrico: operazioni meccaniche di taglio,
frantumazione e compattazione di materie prime secondarie; materia
prima corrispondente: materia prima la cui utilizzazione viene
sostituita dall’uso della materia prima secondaria.
3. Individuazione
delle materie prime secondarie. –
1. Ferme restando le esclusioni di
cui all’art. 1 sono individuate come materie prime secondarie:
a) i
residui elencati nell’allegato 1 al presente decreto con provenienza e
destinazione finale conforme a quanto previsto nell’allegato medesimo;

b) altri residui, derivati direttamente da processi produttivi, dei
quali il detentore possa dimostrare, sulla base di idonea
documentazione contrattuale, l’effettiva destinazione al riutilizzo;

c) materiali derivanti dalle operazioni di selezione o trattamento
dei rifiuti industriali o rifiuti solidi urbani – diversi da quelli di
cui alle lettere a) e b) – effettuate da parte di soggetti autorizzati
alle suddette operazioni e trattamenti ai sensi della normativa
vigente, purchè risulti da idonea dichiarazione dello smaltitore la
provenienza dei medesimi nonchè l’effettiva destinazione delle materie
prime secondarie al riutilizzo.
4. Autorizzazioni. –
1. Restano
soggette alle autorizzazioni di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 10 settembre 1982, n. 915, le operazioni di trattamento
delle materie prime secondarie che non comportino il solo adeguamento
volumetrico nonchè quelle di trasporto dal luogo di produzione al
luogo di trattamento e lo stoccaggio intermedio (3).
2. Il
trattamento effettuato nello stesso stabilimento di produzione o
riutilizzo è considerato parte integrante rispettivamente della
produzione o del riutilizzo.
3. Per quanto riguarda specifiche
tipologie di stoccaggio intermedio vale quanto segue:
a) lo
stoccaggio intermedio effettuato nello stesso stabilimento di
trattamento è considerato parte integrante del trattamento;
b) lo
stoccaggio intermedio effettuato presso lo stabilimento di produzione
ed attuato attraverso appositi contenitori approvati dall’autorità
competente, messi a disposizione da colui che effettua il trattamento,
si considera parte integrante del trattamento stesso, purchè la
collocazione di detti contenitori presso lo stabilimento sia conforme
alle norme generali di sicurezza e sia resa nota alla regione
competente per territorio;
c) lo stoccaggio intermedio effettuato
presso esercizi già autorizzati alla detenzione e commercializzazione
di sostanze pericolose tossiche e nocive è esentato
dall’autorizzazione regionale di cui al primo comma, purchè si
comprovi, attraverso dichiarazione inviata alla regione competente, di
aver adeguato il proprio impianto alle prescrizioni tecniche imposte
dalla U.S.L. e dai V.V.F.F.
4. Ai residui del trattamento e del
riutilizzo delle materie prime secondarie non destinati ad ulteriore
utilizzo si applica la normativa vigente in materia di rifiuti.
(3)
La Corte costituzionale, con sentenza 15-30 ottobre 1990, n. 512
(Gazz. Uff. 7 novembre 1990, n. 44 – Serie speciale), ha così
sostituito: “Dichiara che spetta allo Stato definire e individuare le
materie prime secondarie nei modi e nei termini risultanti dagli artt.
2 e 3, lettere b) e c) del D.M. 26 gennaio 1990;
Dichiara che spetta
allo Stato adottare con decreto ministeriale le norme tecniche di
sicurezza di cui all’art. 6, primo, secondo e terzo comma, del citato
decreto;
Dichiara che non spetta allo Stato adottare, con decreto del
Ministro dell’ambiente, le disposizioni di cui agli artt. 4, primo
comma, 6, primo comma, limitatamente alla previsione delle procedure
autorizzative ivi considerate, 7, 8, 9, 10, 11, 12 e 13 del citato
decreto ministeriale. 5. Materie prime secondarie tossiche e nocive. –

1. Sono classificate “tossiche e nocive” le materie prime secondarie
che:
a) contengano le sostanze di cui all’allegato 1 al decreto del
Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915, in
concentrazioni superiori a quelle limite previste dal punto 1.2 del
testo allegato alla delibera 27 luglio 1984 del Comitato
interministeriale di cui all’art. 5 dello stesso decreto;
b)
originino dai cicli di cui al punto 1.3 del testo allegato alla
delibera 27 luglio 1984 del Comitato interministeriale di cui all’art.
5 del decreto del Presidente della Repubblica n. 915/1982;
c)
provengano da contenitori contrassegnati con i simboli “T” e/o”F”
e/o”T+” e/o “C” e/o “Xn” e/o”Xi” di cui al decreto ministeriale 3
dicembre 1985 del Ministero della sanità, o comunque utilizzati per
sostanze pericolose.
6. Misure di sicurezza. –
1. Allo stoccaggio,
trasporto e riutilizzo delle materie prime secondarie destinate al
riutilizzo senza trattamento ovvero già trattate ovvero destinate
all’adeguamento volumetrico e connessi trattamenti, si applicano le
normative tecniche di sicurezza e le procedure autorizzative previste
dalla normativa vigente per le attività industriali o commerciali
relative alla materia prima corrispondente con particolare riferimento
a quelle relative al trasporto e al deposito delle merci pericolose,
tenendo conto delle sostanze e delle soglie quantitative che le
rendono applicabili (3).
2. In mancanza di norme tecniche di
sicurezza derivanti dal regime di cui al comma 1, l’impresa è tenuta
ad applicare le norme tecniche previste dalla normativa vigente per i
rifiuti speciali ovvero tossici e nocivi, in relazione alle
caratteristiche della materia prima secondaria dichiarate nei registri
di carico e scarico e nella scheda di identificazione di cui ai
seguenti articoli 9 e 10. Tali norme tecniche si applicano comunque al
trasporto, allorché il trattamento delle materie prime secondarie
avvenga nell’impianto di riutilizzo.
3. Lo stoccaggio delle materie
prime secondarie tossiche e nocive non può comunque superare i
centottanta giorni, salvo motivata proroga da parte della regione
competcnte. Lo stoccaggio delle materie prime secondarie non tossiche
e non nocive di cui all’art. 3, comma 1, lettere b) e c), non può
comunque superare i trecentosessanta giorni salvo motivata proroga da
parte della regione competente.
4. Le norme di indirizzo, promozione
e coordinamento di cui al comma 4, dell’art. 2 della legge 9 novembre
1988, n. 475, – in conformità delle quali dovranno essere esercitati i
poteri regionali di cui al comma 6, dell’art. 2 della stessa legge 9
novembre 1988, n. 475 – verranno emanate ai sensi dell’art. 2, comma
3,…

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