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Decreto Ministeriale 22/01/1998

Decreto Ministeriale 22/01/1998 - Recupero dei rifiuti non pericolosi.

Decreto Ministeriale 22/01/1998
Recupero dei rifiuti non
pericolosi.

Art. 1. Principi generali

1. Le attività, i
procedimenti e i metodi di recupero di ciascuna delle tipologie di
rifiuti individuati dal presente decreto non devono costituire un
pericolo per la salute dell’uomo e recare pregiudizio all’ambiente, e
in particolare non devono:

a) creare rischi per l’acqua, l’aria, il
suolo e per la fauna e la flora;

b) causare inconvenienti da rumori
e odori;

c) danneggiare il paesaggio e i siti di particolare
interesse;

2. Negli allegati 1, 2, 3 sono definite le norme tecniche
generali che, ai fini del comma 1, individuano i tipi di rifiuti non
pericolosi e fissano, per ciascun tipo di rifiuto e per ogni attività
e metodo di recupero degli stessi, le condizioni specifiche in base
alle quali l’esercizio di tali attività è sottoposto alle procedure
semplificate di cui all’art. 33, del decreto legislativo 5 febbraio
1997, n. 22, e successive modifiche e integrazioni.

3. Le attività,
i procedimenti e i metodi di recupero di ogni tipologia di rifiuto,
disciplinati dal presente decreto, devono rispettare le norme vigenti
in materia di tutela della salute dell’uomo e dell’ambiente, nonché di
sicurezza sul lavoro; e in particolare:

a) le acque di scarico
risultanti dalle attività di recupero dei rifiuti disciplinate dal
presente decreto devono rispettare le prescrizioni e i valori limite
previsti dalla legge 10 maggio 1976, n. 319 e dai decreti legislativi
27 gennaio 1992, n. 132, e 27 gennaio 1992, n. 133 e successive
modifiche e integrazioni;

b) le emissioni in atmosfera risultanti
dalle attività di recupero disciplinate dal presente decreto devono,
per quanto non previsto dal presente decreto, essere conformi alle
disposizioni di cui al DPR 24 maggio 1988, n. 203, e successive
modifiche e integrazioni.

4. Le procedure semplificate disciplinate
dal presente decreto si applicano esclusivamente alle operazioni di
recupero specificate ed ai rifiuti individuati dai rispettivi codici e
descritti negli allegati.

Art. 2. Definizioni

1. Ai fini
dell’applicazione del presente decreto si intende per:

a)
co-combustione: utilizzazione mista di combustibili e rifiuti,
compreso il combustibile da rifiuto (CDR);

b) impianto dedicato:
impianto destinato esclusivamente al recupero energetico dei rifiuti,
compreso il combustibile da rifiuto (CDR);

c) impianto termico:
impianto industriale per la produzione di energia, con esclusione
degli impianti termici per usi civili;

d) raccolta finalizzata:
raccolta di frazioni omogenee di rifiuti speciali destinati ad
attività di recupero

Art. 3. Recupero di materia

1. Le attività, i
procedimenti e i metodi di riciclaggio e di recupero di materia
individuati nell’allegato 1 devono garantire l’ottenimento di prodotti
o di materie prime o di materie prime secondarie con caratteristiche
merceologiche conformi alla normativa tecnica di settore o, comunque,
nelle forme usualmente commercializzate. In particolare, i prodotti,
le materie prime e le materie prime secondarie ottenuti dal
riciclaggio e dal recupero dei rifiuti individuati dal presente
decreto non devono presentare caratteristiche di pericolo superiori a
quelle dei prodotti e delle materie ottenuti dalla lavorazione di
materie prime vergini.

2. I prodotti ottenuti dal recupero dei
rifiuti, individuati ai sensi del presente decreto e destinati a
venire a contatto con alimenti per il consumo umano, devono inoltre
rispettare i requisiti richiesti dal decreto del Ministro della sanità
21 marzo 1973, e successive modifiche e integrazioni.

3. Restano
sottoposti al regime dei rifiuti i prodotti, le materie prime e le
materie prime secondarie ottenuti dalle attività di recupero che non
vengono destinati in modo effettivo ed oggettivo all’utilizzo nei
cicli di consumo o di produzione.

Art. 4. Recupero Energetico

1.
Le attività di recupero energetico individuate nell’allegato 2 devono
garantire, al netto degli autoconsumi dell’impianto di recupero, la
produzione di una quota minima di trasformazione del potere calorifico
del rifiuto in energia termica pari al 75% su base annua oppure la
produzione di una quota minima percentuale di trasformazione del
potere calorifico dei rifiuti in energia elettrica determinata su base
annua secondo la seguente formula:

16 + potenza elettrica (espressa
in MW)/5

2. La formula di calcolo di cui al comma 1 non si applica
quando la quota minima di trasformazione del potere calorifico dei
rifiuti in energia elettrica assicurata dall’impianto di recupero è
superiore al 27% su base annua.

3. Qualora la quota minima
percentuale di trasformazione del potere calorifico dei rifiuti in
energia elettrica, calcolata ai sensi del comma 1, non sia raggiunta,
l’utilizzo di rifiuti in schemi cogenerativi per la produzione
combinata di energia elettrica e calore deve garantire una quota di
trasformazione complessiva del potere calorifico del rifiuto, in
energia termica ed in energia elettrica, non inferiore al 65% su base
annua.

Art. 5. Recupero Ambientale

1. Le attività di recupero
ambientale individuate nell’allegato 1 consistono nella restituzione
di aree degradate ad usi produttivi o sociali attraverso
rimodellamenti morfologici.

2. L’utilizzo dei rifiuti nelle attività
di recupero di cui al comma 1 è sottoposto alle procedure semplificate
previste dall’art. 33, del decreto legislativo 5.2.1997, n. 22, a
condizione che:

a) i rifiuti non siano pericolosi;

b) sia previsto
e disciplinato da apposito progetto approvato dall’autorità
competente;

c) sia effettuato nel rispetto delle norme tecniche e
delle condizioni specifiche previste dal presente decreto per la
singola tipologia di rifiuto impiegato, nonché nel rispetto del
progetto di cui alla lettera b);

d) sia compatibile con le
caratteristiche chimico-fisiche, idrogeologiche e geomorfologiche
dell’area da recuperare.

Art. 6. Messa in Riserva

1. La messa in
riserva dei rifiuti non pericolosi individuati e destinati ad una
delle attività comprese negli allegati 1 e 2 è sottoposta alle
disposizioni di cui all’articolo 33, del decreto legislativo 5
febbraio 1997, n. 22, qualora vengano rispettate le seguenti
condizioni:

a) i rifiuti da recuperare devono essere stoccati
separatamente dalle materie prime eventualmente presenti
nell’impianto,

b) i rifiuti incompatibili, suscettibili cioè di
reagire pericolosamente tra di loro e che possono dare luogo alla
formazione di prodotti esplosivi, infiammabili o tossici, ovvero allo
sviluppo di notevoli quantità di calore, devono essere stoccati in
modo che non possano venire a contatto tra di loro;

c) ove la messa
in riserva dei rifiuti avvenga in cumuli, questi devono essere
realizzati su basamenti pavimentati o, qualora sia richiesto dalle
caratteristiche del rifiuto, su basamenti impermeabili che permettano
la separazione dei rifiuti dal suolo sottostante;

d) I rifiuti
stoccati in cumuli, se polverulenti, devono essere protetti
dall’azione del vento;

e) ove i rifiuti siano allo stato liquido e
lo stoccaggio avvenga in serbatoio fuori terra, questo deve essere
dotato di un bacino di contenimento di capacità pari all’intero volume
del serbatoio. Qualora, in uno stesso insediamento vi siano più
serbatoi, potrà essere realizzato un solo bacino di contenimento di
capacità uguale alla terza parte di quella complessiva effettiva dei
serbatoi stessi. In ogni caso, il bacino deve essere di capacità pari
a quella del più grande dei serbatoi.

Art. 7. Quantità

1. Fatto
salvo quanto specificatamente previsto negli allegati, le quantità
massime annue di rifiuti, impiegabili nelle attività di recupero
disciplinate dal presente decreto, sono determinate dalle potenzialità
annua dell’impianto in cui si effettua l’attività al netto della
materia prima eventualmente impiegata e senza creare rischi per la
salute dell’uomo e per l’ambiente.

2. Il deposito per la messa in
riserva di rifiuti di cui al comma 1, dell’articolo 6, non può
avvenire per un periodo superiore ad un anno e comunque in quantità
superiori a quelle recuperabili nello stesso periodo.

3. Le
operazioni di messa in riserva di rifiuti infiammabili o putrescibili
effettuate presso gli impianti dove si svolgono esclusivamente le
operazioni di recupero identificate con il codice R13 sono sottoposte
a procedura semplificata solo se le quantità in deposito non superino
i 600 metri cubi e il deposito non si protragga per un periodo
superiore ad un anno.

4. Per le attività di recupero energetico di
cui all’allegato 2, la quantità massima di rifiuti è definita in
funzione del potere calorifico del rifiuto, della potenza termica
nominale dell’impianto in cui avviene il recupero energetico e del
tempo di funzionamento stimato per ogni singolo impianto di recupero.

5. Le quantità annue di rifiuti avviati al recupero devono essere
indicate nella comunicazione di inizio di attività, precisando il
rispetto delle condizioni di cui al presente articolo.

Art. 8.
Campionamenti e Analisi

1. Il campionamento dei rifiuti ai fini
della loro caratterizzazione chimico-fisica deve essere effettuato in
modo tale da ottenere un campione rappresentativo secondo i criteri
elaborati dal CNR-IRSA quaderno 64, metodi analitici sui fanghi,
volume 3 del gennaio 1985, in quanto applicabili.

2. Le analisi su
detti campioni, ai fini della caratterizzazione del rifiuto, devono
essere effettuate secondo metodiche standardizzate o riconosciute
valide a livello nazionale, comunitario o internazionale.

3. Le
analisi di cui al comma 2 devono essere effettuate almeno ad ogni
inizio di attività e, successivamente, ogni due anni e, comunque, ogni
volta che intervengano delle modifiche sostanziali nel processo di
recupero dei rifiuti.

Art. 9. Test di Cessione

1. I test di
cessione, qualora previsti …

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