DECRETO LEGISLATIVO 6 settembre 2011, n. 159 - Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonche' nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136. (11G0201) - (GU n. 226 del 28-9-2011 | Edilone.it

DECRETO LEGISLATIVO 6 settembre 2011, n. 159 – Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonche’ nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136. (11G0201) – (GU n. 226 del 28-9-2011

DECRETO LEGISLATIVO 6 settembre 2011, n. 159 - Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonche' nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136. (11G0201) - (GU n. 226 del 28-9-2011 - Suppl. Ordinario n.214) note: Entrata in vigore del provvedimento: 13/10/2011

DECRETO LEGISLATIVO 6 settembre 2011 , n. 159

Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonche’
nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma
degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136. (11G0201)

LIBRO I Le misure di prevenzione Titolo I LE MISURE DI PREVENZIONE PERSONALI Capo I Le misure di prevenzione personali applicate dal questore

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87, quinto comma, della Costituzione;
Visti gli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136,
recante piano straordinario contro le mafie, nonche’ delega al
Governo in materia di normativa antimafia;
Ritenuto di procedere all’esercizio di entrambe le deleghe con un
unico decreto legislativo;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 9 giugno 2011;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 3 agosto 2011;
Sulla proposta del Ministro della giustizia e del Ministro
dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze e con il Ministro per la pubblica amministrazione e
l’innovazione;

E m a n a
il seguente decreto legislativo:

Art. 1

Soggetti destinatari

1. I provvedimenti previsti dal presente capo si applicano a:
a) coloro che debbano ritenersi, sulla base di elementi di fatto,
abitualmente dediti a traffici delittuosi;
b) coloro che per la condotta ed il tenore di vita debba
ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che vivono abitualmente,
anche in parte, con i proventi di attivita’ delittuose;
c) coloro che per il loro comportamento debba ritenersi, sulla
base di elementi di fatto, che sono dediti alla commissione di reati
che offendono o mettono in pericolo l’integrita’ fisica o morale dei
minorenni, la sanita’, la sicurezza o la tranquillita’ pubblica.

Note alle premesse:
– Si riporta il testo degli articoli 76 e 87 della
Costituzione:
“Art. 76. L’esercizio della funzione legislativa non
puo’ essere delegato al Governo se non con determinazione
di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo
limitato e per oggetti definiti.”
L’art. 87 della Costituzione, tra l’altro conferisce al
Presidente della Repubblica il potere di promulgare le
leggi ed emanare i decreti aventi valore di legge e i
regolamenti.
– Si riporta il testo degli articoli 1 e 2 della legge
13 agosto 2010, n. 136 (Piano straordinario contro le
mafie, nonche’ delega al Governo in materia di normativa
antimafia.):
“Art. 1(Delega al Governo per l’emanazione di un codice
delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione)
1. Il Governo e’ delegato ad adottare, senza nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica, entro un anno dalla
data di entrata in vigore della presente legge, un decreto
legislativo recante il codice delle leggi antimafia e delle
misure di prevenzione.
2. Il decreto legislativo di cui al comma 1 e’ adottato
realizzando:
a) una completa ricognizione della normativa penale,
processuale e amministrativa vigente in materia di
contrasto della criminalita’ organizzata, ivi compresa
quella gia’ contenuta nei codici penale e di procedura
penale;
b) l’armonizzazione della normativa di cui alla lettera
a);
c) il coordinamento della normativa di cui alla lettera
a) con le ulteriori disposizioni di cui alla presente legge
e con la normativa di cui al comma 3;
d) l’adeguamento della normativa italiana alle
disposizioni adottate dall’Unione europea.
3. Nell’esercizio della delega di cui al comma 1,
previa ricognizione della normativa vigente in materia di
misure di prevenzione, il Governo provvede altresi’ a
coordinare e armonizzare in modo organico la medesima
normativa, anche con riferimento alle norme concernenti
l’istituzione dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione
e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla
criminalita’ organizzata, aggiornandola e modificandola
secondo i seguenti principi e criteri direttivi:
a) prevedere, in relazione al procedimento di
applicazione delle misure di prevenzione:
1) che l’azione di prevenzione possa essere esercitata
anche indipendentemente dall’esercizio dell’azione penale;
2) che sia adeguata la disciplina di cui all’ art.
23-bis della legge 13 settembre 1982, n. 646, e successive
modificazioni;
3) che le misure di prevenzione personali e
patrimoniali possano essere richieste e approvate
disgiuntamente e, per le misure di prevenzione
patrimoniali, indipendentemente dalla pericolosita’ sociale
del soggetto proposto per la loro applicazione al momento
della richiesta della misura di prevenzione;
4) che le misure patrimoniali possano essere disposte
anche in caso di morte del soggetto proposto per la loro
applicazione. Nel caso la morte sopraggiunga nel corso del
procedimento, che esso prosegua nei confronti degli eredi
o, comunque, degli aventi causa;
5) che venga definita in maniera organica la categoria
dei destinatari delle misure di prevenzione personali e
patrimoniali, ancorandone la previsione a presupposti
chiaramente definiti e riferiti in particolare
all’esistenza di circostanze di fatto che giustificano
l’applicazione delle suddette misure di prevenzione e, per
le sole misure personali, anche alla sussistenza del
requisito della pericolosita’ del soggetto; che venga
comunque prevista la possibilita’ di svolgere indagini
patrimoniali dirette a svelare fittizie intestazioni o
trasferimenti dei patrimoni o dei singoli beni;
6) che il proposto abbia diritto di chiedere che
l’udienza si svolga pubblicamente anziche’ in camera di
consiglio;
7) che l’audizione dell’interessato o dei testimoni
possa avvenire mediante videoconferenza ai sensi degli
articoli 146-bis e 147-bis delle norme di attuazione, di
coordinamento e transitorie del codice di procedura penale,
di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, e
successive modificazioni;
8) quando viene richiesta la misura della confisca:
8.1) i casi e i modi in cui sia possibile procedere
allo sgombero degli immobili sequestrati;
8.2) che il sequestro perda efficacia se non viene
disposta la confisca entro un anno e sei mesi dalla data di
immissione in possesso dei beni da parte
dell’amministratore giudiziario e, in caso di impugnazione
del provvedimento di confisca, se la corte d’appello non si
pronuncia entro un anno e sei mesi dal deposito del
ricorso;
8.3) che i termini di cui al numero 8.2) possano essere
prorogati, anche d’ufficio, con decreto motivato per
periodi di sei mesi, e per non piu’ di due volte, in caso
di indagini complesse o compendi patrimoniali rilevanti;
9) che dopo l’esercizio dell’azione di prevenzione,
previa autorizzazione del pubblico ministero, gli esiti
delle indagini patrimoniali siano trasmessi al competente
nucleo di polizia tributaria del Corpo della guardia di
finanza a fini fiscali;
b) prevedere, in relazione alla misura di prevenzione
della confisca dei beni, che:
1) la confisca possa essere disposta in ogni tempo
anche se i beni sono stati trasferiti o intestati
fittiziamente ad altri;
2) la confisca possa essere eseguita anche nei
confronti di beni localizzati in territorio estero;
c) prevedere la revocazione della confisca di
prevenzione definitiva, stabilendo che:
1) la revocazione possa essere richiesta:
1.1) quando siano scoperte nuove prove decisive,
sopravvenute in epoca successiva alla conclusione del
procedimento di prevenzione;
1.2) quando i fatti accertati con sentenze penali
definitive, sopravvenute in epoca successiva alla
conclusione del procedimento di prevenzione, escludano in
modo assoluto l’esistenza dei presupposti di applicazione
della confisca;
1.3) quando la decisione sulla confisca sia stata
motivata, unicamente o in modo determinante, sulla base di
atti riconosciuti falsi, di falsita’ nel giudizio ovvero di
un fatto previsto dalla legge come reato;
2) la revocazione possa essere richiesta solo al fine
di dimostrare il difetto originario dei presupposti per
l’applicazione della misura di prevenzione;
3) la richiesta di revocazione sia proposta, a pena di
inammissibilita’, entro sei mesi dalla data in cui si
verifica uno dei casi di cui al numero 1), salvo che
l’interessato dimostri di non averne avuto conoscenza per
causa a lui non imputabile;
4) in caso di accoglimento della domanda di
revocazione, la restituzione dei beni confiscati, ad
eccezione dei beni culturali di cui all’ art. 10, comma 3,
del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al
decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive
modificazioni, e degli immobili e delle aree dichiarati di
notevole interesse pubblico ai sensi degli articoli 136 e
seguenti del medesimo codice, e successive modificazioni,
possa avvenire anche per equivalente, secondo criteri volti
a determinarne il valore, quando i beni medesimi sono stati
assegnati per finalita’ istituzionali e la restituzione
possa pregiudicare l’interesse pubblico;
d) prevedere che, nelle controversie concernenti il
procedimento di prevenzione, l’amministratore giudiziario
possa avvalersi dell’Avvocatura dello Stato per la
rappresentanza e l’assistenza legali;
e) disciplinare i rapporti tra il sequestro e la
confisca di prevenzione e il sequestro penale, prevedendo
che:
1) il sequestro e la confisca di prevenzione possano
essere disposti anche in relazione a beni gia’ sottoposti a
sequestro nell’ambito di un procedimento penale;
2) nel caso di contemporanea esistenza di un sequestro
penale e di un sequestro di prevenzione in relazione al
medesimo bene, la custodia giudiziale e la gestione del
bene sequestrato nel procedimento penale siano affidate
all’amministratore giudiziario del procedimento di
prevenzione, il quale applica, anche con riferimento a
detto bene, le disposizioni in materia di amministrazione e
gestione previste dal decreto legislativo di cui al comma
1, prevedendo altresi’, a carico del medesimo soggetto,
l’obbligo di trasmissione di copia delle relazioni
periodiche anche al giudice del procedimento penale;
3) in relazione alla vendita, all’assegnazione e alla
destinazione dei beni si applichino le norme relative alla
confisca divenuta definitiva per prima;
4) se la confisca di prevenzione definitiva interviene
prima della sentenza irrevocabile di condanna che dispone
la confisca dei medesimi beni in sede penale, si proceda in
ogni caso alla gestione, alla vendita, all’assegnazione o
alla destinazione dei beni secondo le disposizioni previste
dal decreto legislativo di cui al comma 1;
f) disciplinare la materia dei rapporti dei terzi con
il procedimento di prevenzione, prevedendo:
1) la disciplina delle azioni esecutive intraprese dai
terzi su beni sottoposti a sequestro di prevenzione,
stabilendo tra l’altro il principio secondo cui esse non
possono comunque essere iniziate o proseguite dopo
l’esecuzione del sequestro, fatta salva la tutela dei
creditori in buona fede;
2) la disciplina dei rapporti pendenti all’epoca
dell’esecuzione del sequestro, stabilendo tra l’altro il
principio che l’esecuzione dei relativi contratti rimane
sospesa fino a quando, entro il termine stabilito dalla
legge e, comunque, non oltre novanta giorni,
l’amministratore giudiziario, previa autorizzazione del
giudice delegato, dichiara di subentrare nel contratto in
luogo del proposto, assumendo tutti i relativi obblighi,
ovvero di risolvere il contratto;
3) una specifica tutela giurisdizionale dei diritti dei
terzi sui beni oggetto di sequestro e confisca di
prevenzione; e in particolare:
3.1) che i titolari di diritti di proprieta’ e di
diritti reali o personali di godimento sui beni oggetto di
sequestro di prevenzione siano chiamati nel procedimento di
prevenzione entro trenta giorni dalla data di esecuzione
del sequestro per svolgere le proprie deduzioni; che dopo
la confisca, salvo il caso in cui dall’estinzione derivi un
pregiudizio irreparabile, i diritti reali o personali di
godimento sui beni confiscati si estinguano e che
all’estinzione consegua il diritto alla corresponsione di
un equo indennizzo;
3.2) che i titolari di diritti di credito aventi data
certa anteriore al sequestro debbano, a pena di decadenza,
insinuare il proprio credito nel procedimento entro un
termine da stabilire, comunque non inferiore a sessanta
giorni dalla data in cui la confisca e’ divenuta
definitiva, salva la possibilita’ di insinuazioni tardive
in caso di ritardo incolpevole;
3.3) il principio della previa escussione del
patrimonio residuo del sottoposto, salvo che per i crediti
assistiti da cause legittime di prelazione su beni
confiscati, nonche’ il principio del limite della garanzia
patrimoniale, costituito dal 70 per cento del valore dei
beni sequestrati, al netto delle spese del procedimento;
3.4) che il credito non sia simulato o in altro modo
strumentale all’attivita’ illecita o a quella che ne
costituisce il frutto o il reimpiego;
3.5) un procedimento di verifica dei crediti in
contraddittorio, che preveda l’ammissione dei crediti
regolarmente insinuati e la formazione di un progetto di
pagamento degli stessi da parte dell’amministratore
giudiziario;
3.6) la revocazione dell’ammissione del credito quando
emerga che essa e’ stata determinata da falsita’, dolo,
errore essenziale di fatto o dalla mancata conoscenza di
documenti decisivi;
g) disciplinare i rapporti tra il procedimento di
applicazione delle misure di prevenzione e le procedure
concorsuali, al fine di garantire i creditori dalle
possibili interferenze illecite nel procedimento di
liquidazione dell’attivo fallimentare, prevedendo in
particolare:
1) che i beni sequestrati o confiscati nel procedimento
di prevenzione siano sottratti dalla massa attiva del
fallimento e conseguentemente gestiti e destinati secondo
le norme stabilite per il procedimento di prevenzione;
2) che, dopo la confisca definitiva, i creditori
insoddisfatti sulla massa attiva del fallimento possano
rivalersi sul valore dei beni confiscati, al netto delle
spese sostenute per il procedimento di prevenzione;
3) che la verifica dei crediti relativi a beni oggetto
di sequestro o di confisca di prevenzione possa essere
effettuata in sede fallimentare secondo i principi
stabiliti dal decreto legislativo di cui al comma 1; che se
il sequestro o la confisca di prevenzione hanno per oggetto
l’intero compendio aziendale dell’impresa dichiarata
fallita, nonche’, nel caso di societa’ di persone, l’intero
patrimonio personale dei soci falliti illimitatamente
responsabili, alla verifica dei crediti si applichino anche
le disposizioni previste per il procedimento di
prevenzione;
4) che l’amministratore giudiziario possa proporre le
azioni di revocatoria fallimentare con riferimento ai
rapporti relativi ai beni oggetto di sequestro di
prevenzione; che, ove l’azione sia gia’ stata proposta, al
curatore si sostituisca l’amministratore giudiziario;
5) che il pubblico ministero, anche su segnalazione
dell’amministratore giudiziario, possa richiedere al
tribunale competente la dichiarazione di fallimento
dell’imprenditore o dell’ente nei cui confronti e’ disposto
il procedimento di prevenzione patrimoniale e che versa in
stato di insolvenza;
6) che, se il sequestro o la confisca sono revocati
prima della chiusura del fallimento, i beni siano
nuovamente attratti alla massa attiva; che, se il sequestro
o la confisca sono revocati dopo la chiusura del
fallimento, si provveda alla riapertura dello stesso; che,
se il sequestro o la confisca intervengono dopo la vendita
dei beni, essi si eseguano su quanto eventualmente residua
dalla liquidazione;
h) disciplinare la tassazione dei redditi derivanti dai
beni sequestrati, prevedendo che la stessa:
1) sia effettuata con riferimento alle categorie
reddituali previste dal testo unico delle imposte sui
redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica
22 dicembre 1986, n. 917;
2) sia effettuata in via provvisoria, in attesa
dell’individuazione del soggetto passivo d’imposta a
seguito della confisca o della revoca del sequestro;
3) sui redditi soggetti a ritenuta alla fonte derivanti
dai beni sequestrati, sia applicata, da parte del sostituto
d’imposta, l’aliquota stabilita dalle disposizioni vigenti
per le persone fisiche;
4) siano in ogni caso fatte salve le norme di tutela e
le procedure previste dal capo III del titolo I della parte
seconda del codice dei beni culturali e del paesaggio, di
cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e
successive modificazioni;
i) prevedere una disciplina transitoria per i
procedimenti di prevenzione in ordine ai quali sia stata
avanzata proposta o applicata una misura alla data di
entrata in vigore del decreto legislativo di cui al comma
1;
l) prevedere l’abrogazione espressa della normativa
incompatibile con le disposizioni del decreto legislativo
di cui al comma 1.
4. Lo schema del decreto legislativo di cui al comma 1,
corredato di relazione tecnica, ai sensi dell’ art. 17,
comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, e’ trasmesso
alle Camere ai fini dell’espressione dei pareri da parte
delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per
i profili finanziari, che sono resi entro sessanta giorni
dalla data di trasmissione dello schema di decreto. Decorso
il termine di cui al periodo precedente senza che le
Commissioni abbiano espresso i pareri di rispettiva
competenza, il decreto legislativo puo’ essere comunque
adottato.
5. Entro tre anni dalla data di entrata in vigore del
decreto legislativo di cui al comma 1, nel rispetto delle
procedure e dei principi e criteri direttivi stabiliti dal
presente articolo, il Governo puo’ adottare disposizioni
integrative e correttive del decreto medesimo.”.
“Art. 2 (Delega al Governo per l’emanazione di nuove
disposizioni in materia di documentazione antimafia)
1. Il Governo e’ delegato ad adottare, entro un anno
dalla data di entrata in vigore della presente legge, un
decreto legislativo per la modifica e l’integrazione della
disciplina in materia di documentazione antimafia di cui
alla legge 31 maggio 1965, n. 575, e di cui all’ art. 4 del
decreto legislativo 8 agosto 1994, n. 490, e successive
modificazioni, nel rispetto dei seguenti principi e criteri
direttivi:
a) aggiornamento e semplificazione, anche sulla base di
quanto stabilito dalla lettera f) del presente comma, delle
procedure di rilascio della documentazione antimafia, anche
attraverso la revisione dei casi di esclusione e dei limiti
di valore oltre i quali le pubbliche amministrazioni e gli
enti pubblici, gli enti e le aziende vigilati dallo Stato o
da altro ente pubblico e le societa’ o imprese comunque
controllate dallo Stato o da altro ente pubblico non
possono stipulare, approvare o autorizzare i contratti e i
subcontratti di cui all’ art. 10 della legge 31 maggio
1965, n. 575, e successive modificazioni, ne’ rilasciare o
consentire le concessioni e le erogazioni di cui al citato
art. 10 della legge n. 575 del 1965, se non hanno acquisito
complete informazioni, rilasciate dal prefetto, circa
l’insussistenza, nei confronti degli interessati e dei loro
familiari conviventi nel territorio dello Stato, delle
cause di decadenza o di divieto previste dalla citata legge
n. 575 del 1965, ovvero di tentativi di infiltrazione
mafiosa, di cui all’ art. 4 del decreto legislativo 8
agosto 1994, n. 490, e successive modificazioni, nelle
imprese interessate;
b) aggiornamento della normativa che disciplina gli
effetti interdittivi conseguenti alle cause di decadenza,
di divieto o al tentativo di infiltrazione mafiosa di cui
alla lettera a), accertati successivamente alla
stipulazione, all’approvazione o all’adozione degli atti
autorizzatori di cui alla medesima lettera a);
c) istituzione di una banca di dati nazionale unica
della documentazione antimafia, con immediata efficacia
delle informative antimafia negative su tutto il territorio
nazionale e con riferimento a tutti i rapporti, anche gia’
in essere, con la pubblica amministrazione, finalizzata
all’accelerazione delle procedure di rilascio della
medesima documentazione e al potenziamento dell’attivita’
di prevenzione dei tentativi di infiltrazione mafiosa
nell’attivita’ d’impresa, con previsione della possibilita’
di integrare la banca di dati medesima con dati provenienti
dall’estero e secondo modalita’ di acquisizione da
stabilirsi, nonche’ della possibilita’ per il procuratore
nazionale antimafia di accedere in ogni tempo alla banca di
dati medesima;
d) individuazione dei dati da inserire nella banca di
dati di cui alla lettera c), dei soggetti abilitati a
implementare la raccolta dei medesimi e di quelli
autorizzati, secondo precise modalita’, ad accedervi con
indicazione altresi’ dei codici di progetto relativi a
ciascun lavoro, servizio o fornitura pubblico ovvero ad
altri elementi idonei a identificare la prestazione;
e) previsione della possibilita’ di accedere alla banca
di dati di cui alla lettera c) da parte della Direzione
nazionale antimafia per lo svolgimento dei compiti previsti
dall’art. 371-bis del codice di procedura penale;
f) individuazione, attraverso un regolamento adottato
con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il
Ministro della giustizia, con il Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti e con il Ministro dello
sviluppo economico, delle diverse tipologie di attivita’
suscettibili di infiltrazione mafiosa nell’attivita’
d’impresa per le quali, in relazione allo specifico settore
d’impiego e alle situazioni ambientali che determinano un
maggiore rischio di infiltrazione mafiosa, e’ sempre
obbligatoria l’acquisizione della documentazione
indipendentemente dal valore del contratto, subcontratto,
concessione o erogazione, di cui all’ art. 10 della legge
31 maggio 1965, n. 575, e successive modificazioni;
g) previsione dell’obbligo, per l’ente locale sciolto
ai sensi dell’ art. 143 del testo unico delle leggi
sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive
modificazioni, di acquisire, nei cinque anni successivi
allo scioglimento, l’informazione antimafia precedentemente
alla stipulazione, all’approvazione o all’autorizzazione di
qualsiasi contratto o subcontratto, ovvero precedentemente
al rilascio di qualsiasi concessione o erogazione, di cui
all’ art. 10 della legge 31 maggio 1965, n. 575, e
successive modificazioni, indipendentemente dal valore
economico degli stessi;
h) facolta’, per gli enti locali i cui organi sono
stati sciolti ai sensi dell’ art. 143 del testo unico delle
leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive
modificazioni, di deliberare, per un periodo determinato,
comunque non superiore alla durata in carica del
commissario nominato, di avvalersi della stazione unica
appaltante per lo svolgimento delle procedure di evidenza
pubblica di competenza del medesimo ente locale;
i) facolta’ per gli organi eletti in seguito allo
scioglimento di cui all’ art. 143 del testo unico delle
leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive
modificazioni, di deliberare di avvalersi per un periodo
determinato, comunque non superiore alla durata in carica
degli stessi organi elettivi, della stazione unica
appaltante, ove costituita, per lo svolgimento delle
procedure di evidenza pubblica di competenza del medesimo
ente locale;
l) previsione dell’innalzamento ad un anno della
validita’ dell’informazione antimafia qualora non siano
intervenuti mutamenti nell’assetto societario e gestionale
dell’impresa oggetto di informativa;
m) introduzione dell’obbligo, a carico dei legali
rappresentanti degli organismi societari, di comunicare
tempestivamente alla prefettura-ufficio territoriale del
Governo che ha rilasciato l’informazione l’intervenuta
modificazione dell’assetto societario e gestionale
dell’impresa;
n) introduzione di sanzioni per l’inosservanza
dell’obbligo di cui alla lettera m).
2. All’attuazione dei principi e criteri direttivi di
cui alla lettera c) del comma 1 si provvede nei limiti
delle risorse gia’ destinate allo scopo a legislazione
vigente nello stato di previsione del Ministero
dell’interno.
3. Lo schema del decreto legislativo di cui al comma 1
e’ trasmesso alle Camere ai fini dell’espressione dei
pareri da parte delle Commissioni parlamentari competenti
per materia, che sono resi entro quarantacinque giorni
dalla data di trasmissione dello schema di decreto. Decorso
il termine di cui al precedente periodo senza che le
Commissioni abbiano espresso i pareri di rispettiva
competenza, il decreto legislativo puo’ essere comunque
adottato.
4. Entro tre anni dalla data di entrata in vigore del
decreto legislativo di cui al comma 1, nel rispetto delle
procedure e dei principi e criteri direttivi stabiliti dal
presente articolo, il Governo puo’ adottare disposizioni
integrative e correttive del decreto medesimo.”.

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DECRETO LEGISLATIVO 6 settembre 2011, n. 159 – Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonche’ nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136. (11G0201) – (GU n. 226 del 28-9-2011

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