DECRETO LEGISLATIVO 31 maggio 2011, n. 91 - Disposizioni recanti attuazione dell'articolo 2 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, in materia di adeguamento ed armonizzazione dei sistemi contabili. (11G0134) - (GU n. 145 del 24-6-2011 | Edilone.it

DECRETO LEGISLATIVO 31 maggio 2011, n. 91 – Disposizioni recanti attuazione dell’articolo 2 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, in materia di adeguamento ed armonizzazione dei sistemi contabili. (11G0134) – (GU n. 145 del 24-6-2011

DECRETO LEGISLATIVO 31 maggio 2011, n. 91 - Disposizioni recanti attuazione dell'articolo 2 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, in materia di adeguamento ed armonizzazione dei sistemi contabili. (11G0134) - (GU n. 145 del 24-6-2011 ) note: Entrata in vigore del provvedimento: 01/09/2011

DECRETO LEGISLATIVO 31 maggio 2011 , n. 91

Disposizioni recanti attuazione dell’articolo 2 della legge 31
dicembre 2009, n. 196, in materia di adeguamento ed armonizzazione
dei sistemi contabili. (11G0134)

Allegato 1
(previsto dall’articolo 2, comma 2)

Principi contabili generali

PRINCIPIO DELLA ANNUALITA’

I documenti del sistema di bilancio, sia di previsione che di
rendiconto sono predisposti a cadenza annuale e si riferiscono ad un
periodo di gestione che coincide con l’anno solare. Restano fermi gli
eventuali obblighi di elaborare e di presentare anche documenti
contabili con scadenze inferiori all’anno.
Nella predisposizione dei documenti annuali di bilancio, le
previsioni per l’esercizio di riferimento sono elaborate sulla base
di una programmazione di medio periodo, con un orizzonte temporale
almeno triennale.

PRINCIPIO DELL’UNITA’

Ogni singola amministrazione pubblica rappresenta una entita’
giuridica unica e unitaria e, pertanto, deve essere unico sia il suo
bilancio di previsione che di rendicontazione. Tali documenti
contabili non possono essere articolati in maniera tale da destinare
alcune fonti alla copertura solo di determinate e specifiche spese,
salvo diversa disposizione normativa. La massa delle entrate finanzia
complessivamente l’amministrazione pubblica e sostiene la totalita’
delle spese durante la gestione.

PRINCIPIO DELLA UNIVERSALITA’

E’ necessario ricomprendere nel sistema del bilancio tutte le
finalita’ e gli obiettivi di gestione, nonche’ i relativi valori
finanziari, economici e patrimoniali riconducibili ad ogni singola
amministrazione pubblica, al fine di fornire una rappresentazione
veritiera e corretta della complessa attivita’ amministrativa svolta
nell’esercizio di riferimento.
Risultano, pertanto, incompatibili con l’applicazione di tale
principio, le gestioni fuori bilancio, consistenti in gestioni poste
in essere dalla singola amministrazione, o dalle sue articolazioni
organizzative, che non transitano nel bilancio. Le contabilita’
separate, ove ammesse dalla normativa, devono essere ricondotte al
sistema di bilancio dell’amministrazione entro la fine dell’
esercizio.

PRINCIPIO DELLA INTEGRITA’

Attraverso l’applicazione del principio della integrita’, che
rafforza formalmente il contenuto del principio dell’universalita’,
sono vietate le compensazioni di partite sia nel bilancio di
previsione che nel bilancio di rendicontazione. Di conseguenza, non
e’ possibile iscrivere le entrate al netto delle spese sostenute per
la riscossione e, parimenti, registrare le spese ridotte delle
correlate entrate, tranne nei casi espressamente previsti dalla
legge.
Lo stesso principio si applica a tutti i valori di bilancio,
quindi anche ai valori economici ed alle grandezze patrimoniali che
si ritrovano nel conto economico e nel conto del patrimonio.

PRINCIPIO DELLA VERIDICITA’

Il principio della veridicita’ fa riferimento al principio del
true and fair view, attraverso il quale i dati contabili devono
rappresentare le reali condizioni delle operazioni di gestione di
natura economica, patrimoniale e finanziaria.
Tale principio della veridicita’ si applica ai documenti di
bilancio di rendicontazione e di previsione, nei quali e’ da
intendersi il principio di veridicita’ come rigorosa valutazione dei
flussi finanziari ed economici, che si manifesteranno nell’esercizio
di riferimento. Si devono, quindi, evitare le sottovalutazioni e le
sopravalutazioni delle singole poste che, invece, devono essere
valutate secondo una rigorosa analisi di controllo.
Al fine di una corretta interpretazione, il principio della
veridicita’ deve essere interpretato in maniera coordinata con gli
altri principi di bilancio.
I bilanci che non rispettano il principio della veridicita’ non
possono essere oggetto di approvazione da parte degli organi preposti
al controllo ed alla revisione contabile.

PRINCIPIO DELLA ATTENDIBILITA’

Il principio dell’attendibilita’, strettamente connesso con il
principio della veridicita’, asserisce che le previsioni e, in
generale, tutte le valutazioni, devono essere sostenute da accurate
analisi di tipo storico e programmatico o, in mancanza, da altri
idonei ed obiettivi parametri di riferimento, nonche’ da fondate
aspettative di acquisizione e di utilizzo delle risorse.
Tale principio si applica sia ai documenti contabili di
previsione, che di rendicontazione, per la cui redazione si osserva
una procedura di valutazione. L’ambito di applicazione del principio
si estende anche ai documenti descrittivi ed accompagnatori. Al fine
di risultare attendibile, un’informazione contabile non deve
contenere errori o distorsioni rilevanti, in modo tale che gli
utilizzatori possano fare affidamento su di essa.
L’oggettivita’ degli andamenti storici e dei parametri di
riferimento, ad integrazione di quelli eventualmente previsti dalla
legge, consente di effettuare razionali e significative comparazioni
nel tempo e nello spazio.

PRINCIPIO DELLA CORRETTEZZA

Il principio della correttezza rappresenta il rispetto formale e
sostanziale delle norme che, nell’ambito di ogni specifica categoria
di enti pubblici, sovrintendono alla redazione dei documenti
contabili dei bilanci di previsione, programmazione e
rendicontazione. . Pertanto, e’ necessario individuare le regole
generali, anche non sancite da norme giuridiche ma che ispirino il
buon andamento dei sistemi contabili adottati da ogni amministrazione
pubblica per la rilevazione dei propri fatti gestionali.
Il principio della correttezza riguarda anche i dati oggetto di
monitoraggio da parte delle istituzioni preposte al governo della
finanza pubblica.

PRINCIPIO DELLA CHIAREZZA O COMPRENSIBILITA’

Il principio della chiarezza o comprensibilita’ rafforza il
contenuto del principio della veridicita’, in quanto si presume che
un documento contabile chiaro sia anche veritiero.
Il sistema dei bilanci deve essere comprensibile e deve
presentare una semplice e chiara classificazione delle voci
finanziarie, economiche e patrimoniali, di talche’ il contenuto
valutativo ivi rappresentato deve risultare trasparente. L’adozione
di una corretta classificazione dei documenti contabili costituisce
una condizione necessaria per garantire il corretto monitoraggio ed
il consolidamento dei conti pubblici da parte delle istituzioni
preposte al controllo della finanza pubblica.
Le informazioni contenute nel sistema dei bilanci devono essere
prontamente comprensibili dagli utilizzatori, e devono essere esposte
in maniera sintetica ed analitica, in modo che, con la normale
diligenza, essi siano in grado di esaminare i dati contabili,
riscontrandovi una adeguata rappresentazione dell’attivita’ svolta e
dei sistemi contabili adottati.
Pertanto, la classificazione di bilancio delle singole operazioni
gestionali deve essere effettuata in modo da evitare l’adozione del
criterio della prevalenza della forma, l’imputazione provvisoria di
operazioni alle partite di giro, e l’assunzione di impegni sui fondi
di riserva.

PRINCIPIO DELLA TRASPARENZA

Il principio della trasparenza rafforza il contenuto del
principio della chiarezza.
La legge 31 dicembre 2009, n. 196, qualifica il miglioramento
della trasparenza dei conti pubblici quale traguardo fondamentale, e
individua nella classificazione per finalita’ per missioni e
programmi uno dei principali strumenti al fine di rafforzare il
legame tra risorse stanziate ed obiettivi perseguiti dall’azione
pubblica.
Le missioni, definite ai sensi della legge 31 dicembre 2009,
n.196, rappresentano le funzioni principali e gli obiettivi
strategici perseguiti con la spesa pubblica. I programmi
costituiscono aggregati diretti al perseguimento degli obiettivi
definiti nell’ambito delle missioni.
Le missioni evidenziano le fondamentali finalita’ dell’azione
pubblica, nonche’ uno dei cardini dell’armonizzazione. Per tale
motivo, ragion per cui i bilanci delle amministrazioni pubbliche
devono far riferimento ad esse. I programmi sono definiti da ciascuna
amministrazione nel rispetto di criteri e principi di base validi per
tutte le amministrazioni pubbliche. I sistemi e gli schemi di
bilancio devono essere coerenti e raccordabili con la classificazione
economica e funzionale, individuata dagli appositi regolamenti
comunitari ai fini della procedura per disavanzi eccessivi. Di
conseguenza, la redazione dei documenti contabili deve assicurare un
piu’ trasparente e tempestivo raccordo tra la finalita’ della spesa e
le politiche pubbliche, rappresentate dalle missioni e dai programmi.

PRINCIPIO DELLA SIGNIFICATIVITA’ E RILEVANZA

Le informazioni contenute nei documenti contabili devono essere
significative, onde risultare utili al fine di soddisfare le esigenze
informative connesse al processo decisionale degli utilizzatori. A
tal fine, l’informazione deve considerarsi qualitativamente
significativa quando sia in grado di agevolare le decisioni degli
utilizzatori, in modo da favorire la valutazione di eventi passati,
presenti o futuri, e di consentire la conferma o la modifica di
valutazioni eventualmente effettuate in precedenza.
Siccome il procedimento di formazione del sistema di bilancio
comprende delle stime o previsioni, la correttezza dei dati non deve
riguardare soltanto l’esattezza aritmetica, ma anche la
ragionevolezza, e l’applicazione oculata e corretta dei procedimenti
di valutazione adottati nella stesura del bilancio di previsione e
del rendiconto.
Di conseguenza, eventuali errori, semplificazioni e
arrotondamenti trovano il loro limite nel concetto di’ rilevanza.
L’informazione si considera rilevante qualora la sua omissione o
errata presentazione possa influenzare le decisioni degli
utilizzatori prese sulla base del sistema dei bilanci.

PRINCIPIO DELLA FLESSIBILITA’

Il principio di flessibilita’ riguarda il sistema del bilancio di
previsione i cui documenti non debbono essere interpretati come
immodificabili, onde evitare la rigidita’ nella gestione. Il
principio e’ volto a reperire all’interno dei documenti contabili di
programmazione e previsione la possibilita’ di fronteggiare gli
effetti derivanti da eventuali circostanze imprevedibili e
straordinarie, che si possono manifestare durante la gestione, in
grado di modificare i valori contabili approvati dagli organi di
governo
Le norme di contabilita’ pubblica, ed in modo particolare la
legge 31 dicembre 2009, n. 196, prevedono diverse modalita’ di
intervento, in coerenza al principio di flessibilita’, come:
la predisposizione di appositi fondi, in genere fondi di
riserva, nei documenti contabili di previsione, rappresentativi di
stanziamenti non attribuiti a specifiche voci di spesa e sottoposti,
in ogni caso, all’approvazione degli organi di governo;
particolari modalita’ di intervento durante la gestione al
verificarsi di eventi eccezionali per i quali non e’ stato approvato
uno specifico fondo di riserva;
la possibilita’ di effettuare variazioni compensative tra le
dotazioni finanziarie interne a ogni programma e con il bilancio di
previsione tra programmi diversi nell’ambito di ciascuna missione e
tra programmi di diverse missioni. Tale flessibilita’ previsionale e’
accompagnata alla variazione compensativa che deve trovare adeguata
motivazione per essere effettuata.

PRINCIPIO DELLA CONGRUITA’

La congruita’ consiste nella verifica dell’adeguatezza dei mezzi
disponibili rispetto ai fini stabiliti. Tale principio si collega a
quello della coerenza, rafforzandone gli aspetti contabili di
carattere finanziario, economico e patrimoniale, anche in relazione
al rispetto degli equilibri di bilancio.
La congruita’ delle entrate e delle spese deve essere valutata in
relazione agli obiettivi programmati, agli andamenti storici ed al
riflesso nel periodo degli impegni pluriennali, che sono anche
coerentemente rappresentati nel sistema dei bilanci di previsione e
programmazione con i risultati della gestione riportati nel bilancio
di rendicontazione.

PRINCIPIO DELLA PRUDENZA

Il principio della prudenza si estrinseca sia nelle valutazioni
presenti nei documenti contabili di programmazione e di previsione
che nei documenti del bilancio di rendicontazione.
Nel bilancio di previsione, e piu’ precisamente nei documenti
finanziari, devono essere iscritte solo le componenti positive delle
entrate che ragionevolmente saranno disponibili nel periodo
amministrativo considerato, mentre le componenti negative delle
uscite o spese saranno limitate alle sole voci degli impegni
sostenibili e direttamente collegate alle risorse previste.
Nei documenti contabili del rendiconto, invece, il principio
della prudenza si estrinseca essenzialmente nella regola economica
secondo la quale le componenti positive non realizzate non devono
essere contabilizzate, mentre tutte le componenti negative devono
essere contabilizzate e, quindi, rendicontate, anche se non
definitivamente realizzate.
Il principio della prudenza rappresenta uno degli elementi
fondamentali del processo delle valutazioni contabili di bilanci. I
suoi eccessi devono, tuttavia, essere evitati, in quanto
pregiudizievoli al rispetto della rappresentazione veritiera e
corretta delle scelte programmatiche e di gestione.

PRINCIPIO DELLA COERENZA

Attraverso l’applicazione del principio della coerenza, e’
indispensabile la sussistenza di un nesso logico e conseguente fra la
programmazione, la previsione, gli atti di gestione e la
rendicontazione generale. La coerenza implica che tali momenti ed i
documenti contabili di ogni amministrazione siano tra loro collegati
e che siano strumentali al perseguimento dei medesimi obiettivi. Il
nesso logico deve collegare tutti gli atti contabili preventivi e
consuntivi, siano essi di carattere strettamente finanziario
economico o patrimoniale, siano essi descrittivi e quantitativi, di
indirizzo politico ed amministrativo, di breve o di lungo termine.
La coerenza interna dei bilanci riguarda i criteri specifici di
valutazione delle singole poste e concerne le strutture e le
classificazioni dei conti nei bilanci di previsione e di
rendicontazione. Le strutture dei conti devono risultare comparabili
non solo formalmente, ma anche in relazione all’omogeneita’ ed alla
correttezza degli oggetti di analisi e degli aspetti dei fenomeni
esaminati.

PRINCIPIO DELLA CONTINUITA’

II principio della continuita’ e’ fondamentale per completare il
significato di altri principi. La valutazione delle poste contabili
di bilancio deve essere effettuata nella prospettiva della
continuazione delle attivita’ istituzionali per le quali
l’amministrazione pubblica e’ costituita. Infatti il principio della
continuita’ introduce espressamente la dimensione diacronica che e’
inscindibilmente connessa ad ogni sistema aziendale, sia esso
pubblico che privato, il quale deve rispondere alla preliminare
caratteristica di essere atto a perdurare nel tempo. Pertanto, le
valutazioni contabili finanziarie, economiche e patrimoniali dei
bilanci devono essere fondate su criteri tecnici e di stima in grado
di continuare ad essere validi nel tempo se le condizioni gestionali
non saranno tali da evidenziare chiari e significativi cambiamenti.

PRINCIPIO DELLA COSTANZA

La costanza nell’applicazione dei principi contabili generali e’
uno dei cardini delle determinazioni finanziarie, economiche e
patrimoniali dei bilanci di previsione e di rendicontazione. I
principi della continuita’ e della costanza rappresentano le
condizioni essenziali per la comparabilita’ delle valutazioni del
bilancio di previsione e del bilancio di rendicontazione, nonche’ per
l’analisi nel tempo delle singole e sintetiche valutazioni di ogni
singola voce di bilancio.

PRINCIPIO DELLA COMPARABILITA’

Il principio della comparabilita’ si collega al principio della
costanza e continuita’ dei criteri di valutazione del sistema dei
bilanci.
Il costante e continuo rispetto dei principi contabili e’
necessario ed indispensabile ai fini della comparabilita’
spazio-temporale dei valori riportati nei documenti contabili.
Il requisito di comparabilita’ non deve rappresentare un
impedimento all’introduzione di principi contabili applicativi piu’
adeguati alla specifica operazione. Pertanto, le operazioni vanno
contabilizzate secondo criteri conformi al disposto normativo ed ai
principi contabili.

PRINCIPIO DELLA VERIFICABILITA’

L’informazione patrimoniale, economica e finanziaria, e tutte le
altre fornite dal sistema dei bilanci di ogni amministrazione
pubblica devono essere verificabili attraverso la ricostruzione del
procedimento valutativo seguito. A tale scopo le amministrazioni
pubbliche devono conservare la necessaria documentazione probatoria.

PRINCIPIO DELLA IMPARZIALITA’ (NEUTRALITA’)

La redazione dei documenti contabili deve fondarsi su principi
contabili indipendenti ed imparziali verso tutti i destinatari, senza
servire o favorire gli interessi o le esigenze di particolari gruppi.
La neutralita’ o imparzialita’ deve raffigurarsi nel procedimento
formativo del sistema dei bilanci, soprattutto per quanto concerne
gli elementi soggettivi. La presenza di elementi soggettivi di stima
non implica di per se’ il mancato rispetto dell’imparzialita’, della
ragionevolezza e della verificabilita’. Discernimento, oculatezza e
giudizio rappresentano le fondamenta dei procedimenti di formazione
dei documenti contabili, i quali devono essere redatti secondo i
requisiti essenziali di competenza e correttezza tecnica.
L’imparzialita’ contabile va intesa come l’applicazione competente e
tecnicamente corretta del processo di formazione dei documenti
contabili e di bilancio.

PRINCIPIO DELLA PUBBLICITA’

Il sistema dei bilanci assolve una funzione informativa nei
confronti degli utilizzatori dei documenti contabili. E’ compito
dell’amministrazione pubblica rendere effettiva tale funzione
assicurando ai cittadini ed ai diversi organismi sociali e di
partecipazione la conoscenza dei contenuti significativi e
caratteristici del bilancio di previsione e di rendicontazione,
comprensivi dei rispettivi allegati, anche attraverso l’integrazione
delle pubblicazioni obbligatorie.
Il principio della pubblicita’ evidenzia che al fine di assumere
pienamente la loro valenza politica, giuridica ed economica, i
bilanci devono essere pubblicizzati secondo le norme vigenti.

PRINCIPIO DEGLI EQUILIBRI DI BILANCIO

L’osservanza di tale principio riguarda il pareggio finanziario
complessivo di competenza e di cassa. Nella logica della
configurazione di sistemi contabili di affiancamento che identificano
un sistema contabile integrato di tipo finanziario, economico e
patrimoniale, l’osservanza di questo principio riguarda gli equilibri
complessivi delle varie parti che compongono il sistema di bilancio.
Il rispetto del principio di pareggio finanziario di competenza
non basta per soddisfare il principio generale degli equilibri del
sistema dei bilanci di ogni pubblica amministrazione. Il pareggio di
competenza finanziaria nel bilancio di previsione comporta anche la
contemporanea verifica degli altri equilibri finanziari, economici e
patrimoniali che sono determinati in sede di previsione e che sono da
verificare anche durante la gestione e poi nei risultati complessivi
che si evidenziano nei documenti contabili di rendicontazione.
Nel sistema dei bilanci di una pubblica amministrazione, il
principio del pareggio finanziario (di competenza) deve essere
rispettato non solo in fase di previsione, ma anche in fase di
rendicontazione, quale voce da comparare con quella previsionale come
prima forma del controllo interno. Tutti i flussi finanziari generati
dalla produzione, effettuata durante l’esercizio con i suoi valori
economici e patrimoniali, devono essere oggetto di analisi degli
equilibri di bilancio e di comparazione con gli equilibri definiti
nella fase di programmazione e previsione.
Il principio degli equilibri di bilancio, di conseguenza, ha un
contenuto piu’ ampio rispetto al principio del pareggio finanziario
di competenza nel bilancio di previsione autorizzativo. Anche la
realizzazione dell’equilibrio economico (sia nei documenti contabili
di programmazione e previsione che nei documenti contabili di
rendicontazione) e’ garanzia della capacita’ di perseguire le
finalita’ proprie di ogni amministrazione pubblica.
L’equilibrio economico a lungo termine comporta necessariamente
una contemporanea stabilita’ finanziaria nel tempo, ma non sempre e’
vero anche il contrario.
Il principio degli equilibri di bilancio rappresenta una versione
complessiva ed analitica del pareggio economico, finanziario e
patrimoniale che ogni pubblica amministrazione pone strategicamente
da dover realizzare nel suo continuo operare nella comunita’
amministrata. Tale principio evidenzia, altresi’, anche la necessita’
di articolare gli equilibri di carattere finanziario, economico e
patrimoniale all’interno dei diversi documenti contabili di
previsione e di rendicontazione in sub-aree piu’ ristrette del
bilancio che qualifichi le informazioni ottenibili per il management
e per gli utilizzatori.
Il principio degli equilibri di bilancio, nella dimensione
contemporanea di tipo finanziario ed economico-patrimoniale e nei
diversi momenti della previsione e della rendicontazione, evidenzia
la necessita’ di’ prevedere e di effettuare anche le operazioni di
ammortamento dei beni immobili e strumentali e di ogni altra voce
economica di competenza quali effettivi valori di fattori della
gestione concorrenti alla configurazione degli equilibri di bilancio.

PRINCIPIO DELLA COMPETENZA FINANZIARIA

Il principio della competenza finanziaria costituisce il criterio
di imputazione agli esercizi finanziari delle obbligazioni
giuridicamente perfezionate attive e passive (accertamenti e
impegni).
Il principio e’ applicato solo a quei documenti di natura
finanziaria che compongono il sistema di bilancio di ogni
amministrazione pubblica che adotta la contabilita’ finanziaria, e
attua il contenuto autorizzatorio degli stanziamenti nel bilancio di
previsione.
Il bilancio di previsione annuale ha carattere autorizzatorio, e
rappresenta un limite agli impegni di spesa, ad eccezione delle
partite di giro/servizi per conto di terzi e dei rimborsi delle
anticipazioni di cassa. Gli stanziamenti del bilancio pluriennale
sono aggiornati annualmente in sede di approvazione del bilancio di
previsione.
L’accertamento costituisce la fase di gestione dell’entrata,
mediante la quale viene riconosciuta la ragione del credito e la
sussistenza di un idoneo titolo giuridico in cui risulti individuato
il debitore, quantificata la somma da incassare e fissata la relativa
scadenza. L’accertamento si determina su idonea documentazione,
attraverso la quale sono verificati e attestati dal soggetto cui e’
affidata la gestione della relativa entrata, i seguenti requisiti:
(a) la ragione del credito che da’ luogo alla obbligazione
attiva;
(b) il titolo giuridico che supporta il credito;
(c) l’individuazione del soggetto debitore;
(d) l’ammontare del credito;
(e) la relativa scadenza.
L’impegno costituisce la fase della spesa con la quale viene
riconosciuta una obbligazione giuridica di dover pagare e si
individua un idoneo titolo giuridico in cui si identifica il
creditore, la somma da pagare e la modalita’ relativa del pagamento,
salvo le eccezioni espressamente previste dalla legge. L’impegno
configura ogni obbligazione giuridicamente perfezionata che da’ luogo
ad una spesa per l’amministrazione pubblica, registrata nelle
scritture contabili nel momento in cui l’obbligazione giuridica e’
perfetta.
Gli elementi costitutivi dell’impegno sono:
(a) la ragione del debito;
(b) la determinazione della somma da pagare;
(c) il soggetto creditore;
(d) la specificazione del vincolo costituito sullo stanziamento
di bilancio.
Il principio della competenza finanziaria si estrinseca nei
documenti contabili del bilancio di previsione (e di budget) e di
rendicontazione con approcci diversi nelle fasi di accertamento delle
entrate e di impegno delle spese, in quanto nel bilancio finanziario
di previsione gli accertamenti e gli impegni fanno riferimento al
riconoscimento del titolo giuridico di base in senso programmatico e
non effettivo, mentre nei documenti di rendicontazione le stesse fasi
della competenza finanziaria delle entrate e delle spese sono
veritiere delle perfette obbligazioni giuridiche evidenziate nella
gestione.
Si osserva che, accanto alla fase della competenza finanziaria
delle entrate e delle spese, si rileva nella contabilita’ finanziaria
(per l’intero sistema di bilancio) anche la fase contabile della
cassa, in cui le entrate si manifestano in versamenti e le spese in
pagamenti. Gli incassi ed i pagamenti sono imputati allo stesso
esercizio in cui il cassiere/tesoriere li ha effettuati.
In sede di provvedimento di salvaguardia degli equilibri di
bilancio e di provvedimento di assestamento generale di bilancio,
occorre dare atto del rispetto degli equilibri di bilancio per la
gestione di competenza, la gestione dei residui nonche’
dell’equilibrio delle successive annualita’ contemplate dal bilancio
pluriennale.

PRINCIPIO DELLA COMPETENZA ECONOMICA

Il principio della competenza economica rappresenta il criterio
con il quale sono imputati gli effetti delle operazioni che ogni
amministrazione pubblica svolge e mediante le quali si evidenziano
“utilita’ economiche” cedute e/o acquisite, anche se non direttamente
collegate ai relativi movimenti finanziari. Per il principio della
competenza economica l’effetto delle operazioni e degli altri eventi
deve essere rilevato contabilmente ed attribuito all’esercizio al
quale tali operazioni ed eventi si riferiscono e non a quello in cui
si concretizzano i relativi movimenti finanziari.
La determinazione dei risultati di esercizio di ogni
amministrazione pubblica implica un procedimento contabile di
identificazione, di misurazione e di correlazione tra le entrate e le
uscite rappresentate nei documenti finanziari e tra i proventi ed i
costi riportati nei documenti economici del bilancio di previsione e
di rendicontazione.
Il risultato economico implica un procedimento di analisi della
competenza economica delle voci positive e negative relative
all’esercizio cui il bilancio di rendicontazione si riferisce.
Il presente principio e’ riferibile alle rilevazioni di natura
economica e patrimoniale facenti parte di ogni sistema di bilancio;
in particolare si fa riferimento al budget (economico) e/o preventivo
economico nel bilancio di previsione, ed al conto economico ed al
conto del patrimonio nel sistema del bilancio di rendicontazione o
consuntivo.
La rilevazione contabile dell’aspetto economico della gestione,
mediante appositi sistemi contabili, e’ necessaria in considerazione
degli obiettivi che l’ordinamento assegna al sistema informativo
obbligatorio. Tale applicazione deve inquadrarsi nell’ambito dei
seguenti obiettivi:
integrare la dimensione finanziaria con la dimensione
economico-patrimoniale della gestione delle risorse pubbliche;
definire un unico modello contabile di riferimento (sistema
integrato), al fine di omogeneizzare e consolidare i conti pubblici;
ridefinire la funzione autorizzativa del bilancio preventivo
alla luce della distinzione fra atti di indirizzo politico e atti di
gestione.
L’analisi economica delle operazioni di un’amministrazione
pubblica richiede una distinzione tra fatti direttamente collegati ad
un processo di scambio sul mercato (acquisizione, trasformazione e
vendita) che danno luogo a costi o ricavi, e fatti non caratterizzati
da questo processo, in quanto finalizzati ad altre attivita’
istituzionali e/o erogative (tributi, contribuzioni, trasferimenti di
risorse, prestazioni, servizi, altro) che danno luogo a oneri e
proventi.
Nel primo caso la competenza economica dei costi e dei ricavi e’
riconducibile al principio contabile n.11 dei Dottori Commercialisti,
Bilancio d’esercizio – Finalita’ e postulati, mentre nel secondo
caso, e quindi per la maggior parte delle attivita’ amministrative
pubbliche, e’ necessario fare riferimento alla competenza economica
delle componenti positive e negative della gestione direttamente
collegata al processo erogativo di prestazioni e servizi offerti
dalle amministrazioni pubbliche.
Nel caso dei ricavi, come regola generale, si osserva che essi
devono essere imputati all’esercizio nel quale si verificano
operazioni in cui sono evidenti le seguenti condizioni:
il processo produttivo dei beni o dei servizi e’ stato
completato;
l’erogazione e’ avvenuta, cioe’ si e’ verificato il passaggio
sostanziale del titolo di proprieta’ per i beni o servizi resi.
Le risorse finanziarie rese disponibili per le attivita’
istituzionali dell’amministrazione pubblica, come i proventi o
trasferimenti correnti di natura tributaria o non tributaria, si
imputano all’esercizio nel quale si e’ verificata la manifestazione
finanziaria e, se tali risorse sono risultate impiegate per la
copertura dei costi sostenuti per le attivita’ istituzionali dello
stesso esercizio, sono oggetto di rilevazione anche in termini di
competenza economica. Fanno eccezione a tale regola i trasferimenti a
destinazione vincolata, siano essi correnti o in conto capitale, che
vengono imputati in ragione del costo o dell’onere di competenza
economica alla copertura del quale sono destinati.
I componenti economici negativi (costi) devono essere correlati
con i ricavi dell’esercizio o con le altre risorse disponibili per lo
svolgimento delle attivita’ istituzionali. Detta correlazione
costituisce un corollario fondamentale del principio della competenza
economica ed intende esprimere la necessita’ di contrapporre ai
componenti economici positivi dell’esercizio i relativi componenti
economici negativi degli oneri e spese, siano essi certi che
presunti. Tale correlazione si realizza:
per associazione di causa ad effetto tra costi ed erogazione
per cessione di prodotti o servizi;
per ripartizione dell’utilita’ o funzionalita’ pluriennale su
base razionale e sistematica in mancanza di una piu’ diretta
associazione (tipico esempio ne e’ l’ammortamento);
per imputazione diretta di costi perche’ associati a funzioni
istituzionali, perche’ associati al tempo, o perche’ sia venuta meno
l’utilita’ o la funzionalita’ del costo. In particolare quando:
a) i costi sostenuti in un esercizio esauriscano la loro
utilita’ gia’ nell’esercizio stesso, o non sia identificabile o
valutabile la futura utilita’;
b) non sia piu’ esistente, identificabile o valutabile la
futura utilita’ o la funzionalita’ dei fattori produttivi i cui costi
erano stati sospesi in esercizi precedenti;
c) l’associazione o la ripartizione delle utilita’ del costo
su base razionale e sistematica non risulti piu’ di sostanziale
rilevanza.
In sintesi, i documenti di programmazione e di previsione ed i
documenti di fine esercizio o di rendicontazione devono rappresentare
la dimensione finanziaria, economica e patrimoniale dei fatti
amministrativi che l’amministrazione pubblica vuole realizzare
(bilancio di previsione e/o budget) e che si e’ realizzata
nell’esercizio (bilancio di rendicontazione).

PRINCIPIO DELLA PREVALENZA DELLA SOSTANZA SULLA FORMA

Il principio della prevalenza della sostanza sulla forma si
fortemente collega in maniera incisiva al principio della veridicita’
e della significativita’ di ogni sistema di bilancio. Se
l’informazione contabile deve rappresentare fedelmente ed in modo
veritiero le operazioni ed i fatti avvenuti durante l’esercizio, e’
necessario che essi siano rilevati contabilmente e secondo la loro
natura finanziaria, economica e patrimoniale in conformita’ alla loro
sostanza effettiva e, quindi, alla realta’ che li ha generati.
La sostanza economica, finanziaria e patrimoniale della gestione
dell’amministrazione pubblica rappresenta l’elemento prevalente per
la contabilizzazione, valutazione ed esposizione dei fatti
amministrativi nei documenti di bilancio. La prevalenza della
sostanza sulla forma quindi rappresenta, pertanto, un principio da
osservare finche’ non vi siano norme che ne limitino l’impiego.

Allegato 2
(previsto dall’articolo 11)

Parte di provvedimento in formato grafico

Titolo I Armonizzazione dei principi contabili generali
applicabili ai documenti contabili delle amministrazioni pubbliche

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76, 87 e 117 della Costituzione;
Vista la legge 31 dicembre 2009, n. 196, e successive
modificazioni, recante la legge di contabilita’ e finanza pubblica;
Visto l’articolo 2, comma 1, della legge 31 dicembre 2009, n. 196,
che ha delegato il Governo ad adottare uno o piu’ decreti legislativi
per l’armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio
delle amministrazioni pubbliche, ad esclusione delle regioni, degli
enti locali e degli enti del Servizio sanitario nazionale, in
funzione delle esigenze di programmazione, gestione e rendicontazione
della finanza pubblica;
Visto l’articolo 2, comma 5, della legge 31 dicembre 2009, n. 196,
che ha istituito il Comitato per i principi contabili delle
amministrazioni pubbliche per la predisposizione dei decreti
legislativi di cui al comma 1 della legge medesima;
Vista la legge 1° ottobre 2010, n.163, di conversione in legge, con
modificazioni, del decreto-legge 5 agosto 2010, n.125, ed in
particolare l’articolo 1, comma 2, che ha individuato il termine per
l’adozione dei decreti legislativi nel 31 maggio 2011;
Vista la legge 5 maggio 2009, n. 42;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 15 aprile 2011;
Visti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari della
Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 31 maggio 2011;
Sulla proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di
concerto con i Ministri dell’interno, della difesa, dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca, del lavoro e delle politiche
sociali e della salute;

Emana

il seguente decreto legislativo:

Art. 1

Definizioni fondamentali

1. Ai fini del presente decreto:
a) per amministrazioni pubbliche si intendono le amministrazioni
di cui all’articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196,
ad esclusione delle regioni, degli enti locali, dei loro enti ed
organismi strumentali e degli enti del Servizio sanitario nazionale;
b) per unita’ locali di amministrazioni pubbliche si intendono le
articolazioni organizzative, anche a livello territoriale, dotate di
autonomia gestionale e contabile, individuate con propri
provvedimenti dalle amministrazioni di cui alla lettera a), non
indicate autonomamente nell’elenco di cui all’articolo 1, comma 2,
della legge 31 dicembre 2009, n. 196, e ivi recepite;
c) per soggetti utilizzatori del sistema di bilancio si intendono
i cittadini, gli organi di governo dell’ente, gli amministratori
pubblici, gli organi di controllo, le altre amministrazioni pubbliche
ed ogni altro organismo strumentale alla gestione dei servizi
pubblici, le istituzioni preposte al controllo della finanza
pubblica, gli organismi internazionali competenti per materia, i
dipendenti delle amministrazioni pubbliche, i finanziatori, i
creditori ed altri soggetti che utilizzano il sistema dei bilanci per
soddisfare esigenze informative al fine di sviluppare la propria
attivita’ decisoria di tipo istituzionale.

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia, ai sensi
dell’art.10, comma 3, del testo unico delle disposizioni
sulla promulgazione delle leggi, sull’emanazione dei
decreti del Presidente della Repubblica e sulle
pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n.1092, al solo fine
di facilitare la lettura delle disposizioni di legge alle
quali e’ operato il rinvio. Restano invariati il valore e
l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Per le direttive CEE vengono forniti gli estremi di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita’
europee (GUCE).
Note alle premesse:
Si riporta il testo dell’art. 76 della Costituzione:
«Art. 76. L’esercizio della funzione legislativa non
puo’ essere delegato al Governo se non con determinazione
di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo
limitato e per oggetti definiti.».
L’art. 87 della Costituzione conferisce, tra l’altro,
al Presidente della Repubblica il potere di promulgare le
leggi e di emanare i decreti aventi valore di legge e i
regolamenti.
Si riporta il testo dell’art. 117 della Costituzione:
«Art.117. La potesta’ legislativa e’ esercitata dallo
Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione,
nonche’ dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario
e dagli obblighi internazionali.
Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti
materie:
a) politica estera e rapporti internazionali dello
Stato; rapporti dello Stato con l’Unione europea; diritto
di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non
appartenenti all’Unione europea;
b) immigrazione;
c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni
religiose;
d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi,
munizioni ed esplosivi;
e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari;
tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema
tributario e contabile dello Stato; perequazione delle
risorse finanziarie;
f) organi dello Stato e relative leggi elettorali;
referendum statali; elezione del Parlamento europeo;
g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello
Stato e degli enti pubblici nazionali;
h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della
polizia amministrativa locale;
i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;
l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento
civile e penale; giustizia amministrativa;
m) determinazione dei livelli essenziali delle
prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che
devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;
n) norme generali sull’istruzione;
o) previdenza sociale;
p) legislazione elettorale, organi di governo e
funzioni fondamentali di Comuni, Province e Citta’
metropolitane;
q) dogane, protezione dei confini nazionali e
profilassi internazionale;
r) pesi, misure e determinazione del tempo;
coordinamento informativo statistico e informatico dei dati
dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere
dell’ingegno;
s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni
culturali.
Sono materie di legislazione concorrente quelle
relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea
delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza
del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni
scolastiche e con esclusione della istruzione e della
formazione professionale; professioni; ricerca scientifica
e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori
produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento
sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti
e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di
navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione,
trasporto e distribuzione nazionale dell’energia;
previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei
bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e
del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e
ambientali e promozione e organizzazione di attivita’
culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di
credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e
agrario a carattere regionale. Nelle materie di
legislazione concorrente spetta alle Regioni la potesta’
legislativa, salvo che per la determinazione dei principi
fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
Spetta alle Regioni la potesta’ legislativa in
riferimento ad ogni materia non espressamente riservata
alla legislazione dello Stato.
Le Regioni e le Province autonome di Trento e di
Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle
decisioni dirette alla formazione degli atti normativi
comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione
degli accordi internazionali e degli atti dell’Unione
europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da
legge dello Stato, che disciplina le modalita’ di esercizio
del potere sostitutivo in caso di inadempienza.
La potesta’ regolamentare spetta allo Stato nelle
materie di legislazione esclusiva, salva delega alle
Regioni. La potesta’ regolamentare spetta alle Regioni in
ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Citta’
metropolitane hanno potesta’ regolamentare in ordine alla
disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle
funzioni loro attribuite.
Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che
impedisce la piena parita’ degli uomini e delle donne nella
vita sociale, culturale ed economica e promuovono la
parita’ di accesso tra donne e uomini alle cariche
elettive.
La legge regionale ratifica le intese della Regione con
altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie
funzioni, anche con individuazione di organi comuni.
Nelle materie di sua competenza la Regione puo’
concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali
interni ad altro Stato, nei casi e con le forme
disciplinati da leggi dello Stato.».
La legge 31 dicembre 2009, n. 196 (Legge di
contabilita’ e finanza pubblica), e’ pubblicata nella Gazz.
Uff. 31 dicembre 2009, n. 303, S.O.
Si riporta il testo dell’art. 2, commi 1 e 5, della
citata legge n. 196 del 2009:
«1. Per consentire il perseguimento degli obiettivi di
cui all’articolo 1, il Governo e’ delegato ad adottare,
entro il 31 maggio 2011, uno o piu’ decreti legislativi per
l’armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di
bilancio delle amministrazioni pubbliche, ad esclusione
delle regioni e degli enti locali, e dei relativi termini
di presentazione e approvazione, in funzione delle esigenze
di programmazione, gestione e rendicontazione della finanza
pubblica. I sistemi e gli schemi di cui al primo periodo
sono raccordabili con quelli adottati in ambito europeo ai
fini della procedura per i disavanzi eccessivi.»;
«5. Ai fini della predisposizione dei decreti
legislativi di cui al comma 1 e’ istituito, entro trenta
giorni dalla data di entrata in vigore della presente
legge, con decreto del Ministro dell’economia e delle
finanze, senza oneri a carico della finanza pubblica, il
comitato per i principi contabili delle amministrazioni
pubbliche, composto da ventitre’ componenti, cosi’
suddivisi:
a) quattro rappresentanti del Ministero dell’economia e
delle finanze, uno dei quali con funzioni di presidente, e
un rappresentante per ciascuno dei Ministeri dell’interno,
della difesa, dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca, del lavoro, della salute e delle politiche
sociali, nonche’ un rappresentante della Presidenza del
Consiglio dei ministri;
b) un rappresentante tecnico dell’amministrazione della
Camera dei deputati e uno dell’amministrazione del Senato
della Repubblica, designati dai rispettivi Presidenti, come
invitati permanenti, e un rappresentante della Corte dei
conti;
c) un rappresentante dell’ISTAT;
d) sette rappresentanti degli enti territoriali, di cui
tre designati dalla Conferenza dei presidenti delle regioni
e delle province autonome di Trento e di Bolzano, uno dei
quali per le autonomie speciali, uno designato dall’Unione
delle province d’Italia (UPI), uno designato
dall’Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI), uno
designato dall’Unione nazionale comuni, comunita’, enti
montani (UNCEM) e uno designato dalle Assemblee legislative
regionali e delle province autonome, d’intesa tra di loro
nell’ambito della Conferenza dei presidenti dell’Assemblea,
dei Consigli regionali e delle province autonome di cui
agli articoli 5, 8 e 15 della legge 4 febbraio 2005, n. 11;
e) tre esperti in materia
giuridico-contabile-economica.».
Si riporta il testo dell’art. 1, comma 2 , della legge
1 ottobre 2010, n. 163 (Conversione in legge, con
modificazioni, del decreto-legge 5 agosto 2010, n. 125,
recante misure urgenti per il settore dei trasporti e
disposizioni in materia finanziaria. Proroga del termine di
esercizio della delega legislativa in materia di
armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di
bilancio di amministrazioni pubbliche):
«2. All’art. 2, comma 1, della legge 31 dicembre 2009,
n. 196, le parole:”un anno dalla data di entrata in vigore
della presente legge” sono sostituite dalle seguenti: “il
31 maggio 2011.”».
La legge 5 maggio 2009, n. 42 (Delega al Governo in
materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo
119 della Costituzione) e’ pubblicata nella Gazz. Uff. 6
maggio 2009, n. 103.
Note all’art. 1:
Si riporta il testo dell’art. 1, comma 2, della citata
legge n. 196 del 2009:
«2. Ai fini della presente legge, per amministrazioni
pubbliche si intendono gli enti e gli altri soggetti che
costituiscono il settore istituzionale delle
amministrazioni pubbliche individuati dall’Istituto
nazionale di statistica (ISTAT) sulla base delle
definizioni di cui agli specifici regolamenti comunitari.».

Titolo I Armonizzazione dei principi contabili generali
applicabili ai documenti contabili delle amministrazioni pubbliche

Art. 2

Oggetto e destinatari

1. Il presente decreto disciplina l’armonizzazione dei sistemi
contabili e degli schemi di bilancio delle amministrazioni pubbliche,
al fine di assicurare il coordinamento della finanza pubblica
attraverso una disciplina omogenea dei procedimenti di
programmazione, gestione, rendicontazione e controllo.
2. Le amministrazioni pubbliche conformano i propri ordinamenti
finanziari e contabili ai principi contabili generali contenuti
nell’allegato 1 che costituisce parte integrante del presente
decreto, e uniformano l’esercizio delle funzioni di programmazione,
gestione, rendicontazione e controllo a tali principi, che
costituiscono regole fondamentali, nonche’ ai principi contabili
applicati definiti con le modalita’ di cui all’articolo 4, comma 3.
3. Resta fermo quanto previsto dall’articolo 52, comma 4, della
legge 31 dicembre 2009, n. 196.

Note all’art. 2:
Si riporta il testo dell’art. 52 ,comma 4, della citata
legge n. 196 del 2009:
«4. Le disposizioni di cui alla presente legge sono
applicate dalla Presidenza della Repubblica, dal Senato
della Repubblica, dalla Camera dei deputati e dalla Corte
costituzionale in quanto ritenute compatibili con la sfera
di autonomia costituzionalmente riconosciuta a tali
organi.».

Titolo I Armonizzazione dei principi contabili generali
applicabili ai documenti contabili delle amministrazioni pubbliche

Art. 3

Finalita’ e ambito di applicazione

1. Le amministrazioni pubbliche, nel dare piena attuazione ai
principi contabili generali di cui all’articolo 2, comma 2,
perseguono gli obiettivi di:
a) promuovere l’armonizzazione delle procedure contabili,
connesse ai diversi sistemi contabili e di bilancio, al fine di
rappresentare in maniera veritiera e corretta, attraverso il sistema
dei bilanci, le scelte programmatiche, amministrative e gestionali
dell’amministrazione;
b) coordinare i principi contabili generali con quelli relativi
al consolidamento dei conti delle amministrazioni pubbliche;
c) consentire ai gestori dei sistemi contabili e di bilancio,
nonche’ ai responsabili dei servizi finanziari, l’applicazione
corretta ed efficace delle norme;
d) coadiuvare gli organi di revisione e di controllo nel
verificare che il sistema dei bilanci e le relative informazioni
contabili pubbliche risultino conformi ai principi di efficienza ed
efficacia;
e) assistere gli utilizzatori del sistema dei bilanci pubblici
nell’esame delle informazioni in essi contenute.

Titolo II Piano dei conti integrato

Art. 4

Piano dei conti integrato

1. Al fine di perseguire la qualita’ e la trasparenza dei dati di
finanza pubblica, nonche’ il miglioramento della raccordabilita’ dei
conti delle amministrazioni pubbliche con il sistema europeo dei
conti nell’ambito delle rappresentazioni contabili, le
amministrazioni pubbliche che utilizzano la contabilita’ finanziaria,
sono tenute ad adottare un comune piano dei conti integrato,
costituito da conti che rilevano le entrate e le spese in termini di
contabilita’ finanziaria e da conti economico-patrimoniali redatto
secondo comuni criteri di contabilizzazione.
2. Le voci del piano dei conti sono definite in coerenza con il
sistema delle regole contabili di cui all’articolo 2, comma 2,
nonche’ con le regole definite in ambito internazionale dai
principali organismi competenti in materia, con modalita’ finalizzate
a garantire il rispetto del regolamento (CE) n. 479/2009, del
Consiglio, del 25 maggio 2009, relativo all’applicazione del
protocollo sulla procedura per i disavanzi eccessivi, allegato al
Trattato che istituisce la Comunita’ europea, e successive
modificazioni.
3. Con uno o piu’ regolamenti da adottare ai sensi dell’articolo
17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro centottanta
giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto su
proposta del Ministero dell’economia e delle finanze, sono definiti:
a) le voci del piano dei conti ed il contenuto di ciascuna voce;
b) la revisione delle disposizioni di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 27 febbraio 2003, n. 97, tenendo conto
anche di quanto previsto dal titolo III del presente decreto;
c) i principi contabili riguardanti i comuni criteri di
contabilizzazione, cui e’ allegato un nomenclatore contenente le
definizioni degli istituti contabili e le procedure finanziarie per
ciascun comparto suddiviso per tipologia di enti, al quale si
conformano i relativi regolamenti di contabilita’.
4. La disciplina di cui alle lettere a) e c) del comma 3 e’ redatta
in conformita’ a quanto previsto al comma 2. I successivi
aggiornamenti del piano dei conti, predisposti dal dipartimento della
Ragioneria generale dello Stato, sono approvati con decreto del
Ministro dell’economia e delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana e nel sito del medesimo
Ministero. Ai sensi dell’articolo 14, comma 8, della legge 31
dicembre 2009, n. 196, sono definite le codifiche SIOPE secondo la
struttura del piano dei conti di cui al presente comma.
5. Il piano dei conti di cui al comma 1, strutturato
gerarchicamente secondo vari livelli di dettaglio, individua gli
elementi di base secondo cui articolare le rilevazioni contabili
assicurate dalle amministrazioni, ai fini del consolidamento e del
monitoraggio, nelle fasi di previsione, gestione e rendicontazione
dei conti delle amministrazioni pubbliche, ed in conformita’ con
quanto stabilito dal comma 3.
6. Con decreti del Ministero dell’economia e delle finanze, sentite
le amministrazioni vigilanti, da adottare ai sensi dell’articolo 17,
comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono definiti, per
gruppi omogenei di enti che svolgono attivita’ similare, ulteriori
livelli gerarchici di dettaglio del comune piano dei conti, utili
alla rilevazione delle operazioni tipiche svolte dagli stessi e
comuni a tutti gli enti del gruppo. Le strutture delle codifiche dei
vari comparti devono essere coerenti, al fine di assicurare le
informazioni necessarie al consolidamento dei conti di cui al comma
5.
7. Le amministrazioni pubbliche, in relazione alla specificita’
delle proprie attivita’ istituzionali, definiscono gli ulteriori
livelli gerarchici utili alla rilevazione di ciascuna risorsa,
ottimizzandone la struttura in funzione delle proprie finalita’,
fermo restando la riconducibilita’ delle voci alle aggregazioni
previste dal piano dei conti di cui ai commi 3 e 5.
8. Gli schemi dei regolamenti di cui al presente articolo sono
trasmessi alle Camere affinche’ su di essi sia espresso il parere
delle Commissioni parlamentari competenti entro 60 giorni dalla
trasmissione. Decorso tale termine per l’espressione dei pareri, i
regolamenti possono essere adottati.

Note all’art. 4:
Il Regolamento (CE) 25 maggio 2009, n. 479/2009, del
Consiglio relativo all’applicazione del protocollo sulla
procedura per i disavanzi eccessivi, allegato al trattato
che istituisce la Comunita’ europea (Versione codificata)
e’ pubblicato nella G.U.U.E. 10 giugno 2009, n. L 145.
Si riporta il testo dell’art. 17, comma 1, della legge
23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell’attivita’ di
Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei
Ministri):
«1. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa
deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere
del Consiglio di Stato che deve pronunziarsi entro novanta
giorni dalla richiesta, possono essere emanati regolamenti
per disciplinare:
a) l’esecuzione delle leggi e dei decreti legislativi,
nonche’ dei regolamenti comunitari;
b) l’attuazione e l’integrazione delle leggi e dei
decreti legislativi recanti norme di principio, esclusi
quelli relativi a materie riservate alla competenza
regionale;
c) le materie in cui manchi la disciplina da parte di
leggi o di atti aventi forza di legge, sempre che non si
tratti di materie comunque riservate alla legge;
d) l’organizzazione ed il funzionamento delle
amministrazioni pubbliche secondo le disposizioni dettate
dalla legge;
e) .».
Il Decreto del Presidente della Repubblica 27 febbraio
2003, n. 97 (Regolamento concernente l’amministrazione e la
contabilita’ degli enti pubblici di cui alla legge 20 marzo
1975, n. 70), e’ pubblicato nella Gazz. Uff. 6 maggio 2003,
n. 103, S.O.

Si riporta il testo dell’art. 14, comma 8, della citata
legge 31 dicembre 2009, n. 196:
«8. Il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita
la Conferenza unificata, stabilisce con propri decreti la
codificazione, le modalita’ e i tempi per l’attuazione
delle disposizioni di cui ai commi 6 e 7. Analogamente il
Ministro provvede, con propri decreti, ad apportare
modifiche e integrazioni alla codificazione stabilita.».
Si riporta il testo dell’art. 17, comma 3, della citata
legge n. 400 del 1988:
«3. Con decreto ministeriale possono essere adottati
regolamenti nelle materie di competenza del ministro o di
autorita’ sottordinate al ministro, quando la legge
espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per
materie di competenza di piu’ ministri, possono essere
adottati con decreti interministeriali, ferma restando la
necessita’ di apposita autorizzazione da parte della legge.
I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono
dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati
dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente
del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione.».

Titolo II Piano dei conti integrato

Art. 5

Finalita’ del piano dei conti

1. Il piano dei conti, mediante un sistema integrato di
scritturazione contabile finalizzato alla classificazione delle
operazioni effettuate dalle amministrazioni pubbliche, e all’adozione
del sistema di regole contabili comuni, obiettiva:
a) l’armonizzazione dei sistemi contabili delle amministrazioni
pubbliche, con esclusione di quelle di cui all’articolo 2, comma 2,
lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, disciplinate dagli
articoli 16 e 17 del presente decreto;
b) l’integrazione e la coerenza tra le rilevazioni contabili di
natura finanziaria e quelle di natura economica;
c) il consolidamento nelle fasi di previsione, gestione e
rendicontazione delle entrate, delle spese, dei costi e dei ricavi,
nonche’ il monitoraggio in corso d’anno degli andamenti di finanza
pubblica delle amministrazioni pubbliche, anche secondo
l’articolazione nei sottosettori delle amministrazioni centrali,
degli enti di previdenza e delle amministrazioni locali, in
coordinamento con quanto previsto all’articolo 2, comma 2, lettera
h), dalla legge 5 maggio 2009, n. 42, e successive modificazioni;
d) una maggiore tracciabilita’ delle informazioni nelle varie
fasi di rappresentazione della manifestazione contabile in termini di
competenza finanziaria, economica, cassa e patrimonio;
e) una maggiore attendibilita’ e trasparenza dei dati contabili,
valutabili anche in sede di gestione dei bilanci pubblici, attraverso
l’analisi delle scritturazioni contabili rilevate con le modalita’ di
cui all’articolo 4, comma 1.
2. I macroaggregati di cui agli articolo 10 e 11, sono determinati
in coerenza con la struttura del piano dei conti.

Note all’art. 5:
Si riporta il testo dell’art. 2, comma 2, della citata
legge n. 196 del 2009:
«2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono
emanati nel rispetto dei seguenti principi e criteri
direttivi:
a) adozione di regole contabili uniformi e di un comune
piano dei conti integrato al fine di consentire il
consolidamento e il monitoraggio in fase di previsione,
gestione e rendicontazione dei conti delle amministrazioni
pubbliche;
b) definizione di una tassonomia per la
riclassificazione dei dati contabili e di bilancio per le
amministrazioni pubbliche tenute al regime di contabilita’
civilistica, ai fini del raccordo con le regole contabili
uniformi di cui alla lettera a);
c) adozione di comuni schemi di bilancio articolati in
missioni e programmi coerenti con la classificazione
economica e funzionale individuata dagli appositi
regolamenti comunitari in materia di contabilita’ nazionale
e relativi conti satellite, al fine di rendere piu’
trasparenti e significative le voci di bilancio dirette
all’attuazione delle politiche pubbliche, e adozione di un
sistema unico di codifica dei singoli provvedimenti di
spesa correlati alle voci di spesa riportate nei bilanci;
d) affiancamento, ai fini conoscitivi, al sistema di
contabilita’ finanziaria di un sistema e di schemi di
contabilita’ economico-patrimoniale che si ispirino a
comuni criteri di contabilizzazione;
e) adozione di un bilancio consolidato delle
amministrazioni pubbliche con le proprie aziende, societa’
o altri organismi controllati, secondo uno schema tipo
definito dal Ministro dell’economia e delle finanze
d’intesa con i Ministri interessati;
f) definizione di un sistema di indicatori di risultato
semplici, misurabili e riferiti ai programmi del bilancio,
costruiti secondo criteri e metodologie comuni alle diverse
amministrazioni individuati con decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri.».
Si riporta il testo dell’art. 2 , comma 2, della citata
legge n. 42 del 2009:
«2. Fermi restando gli specifici principi e criteri
direttivi stabiliti dalle disposizioni di cui agli articoli
5, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 15, 16, 17, 19, 20, 21, 22, 24,
25, 26, 28 e 29, i decreti legislativi di cui al comma 1
del presente articolo sono informati ai seguenti principi e
criteri direttivi generali:
a) autonomia di entrata e di spesa e maggiore
responsabilizzazione amministrativa, finanziaria e
contabile di tutti i livelli di governo;
b) lealta’ istituzionale fra tutti i livelli di governo
e concorso di tutte le amministrazioni pubbliche al
conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica nazionale
in coerenza con i vincoli posti dall’Unione europea e dai
trattati internazionali;
c) razionalita’ e coerenza dei singoli tributi e del
sistema tributario nel suo complesso; semplificazione del
sistema tributario, riduzione degli adempimenti a carico
dei contribuenti, trasparenza del prelievo, efficienza
nell’amministrazione dei tributi; rispetto dei principi
sanciti dallo statuto dei diritti del contribuente di cui
alla legge 27 luglio 2000, n. 212;
d) coinvolgimento dei diversi livelli istituzionali
nell’attivita’ di contrasto all’evasione e all’elusione
fiscale prevedendo meccanismi di carattere premiale;
e) attribuzione di risorse autonome ai comuni, alle
province, alle citta’ metropolitane e alle regioni, in
relazione alle rispettive competenze, secondo il principio
di territorialita’ e nel rispetto del principio di
solidarieta’ e dei principi di sussidiarieta’,
differenziazione ed adeguatezza di cui all’ articolo 118
della Costituzione; le risorse derivanti dai tributi e
dalle entrate propri di regioni ed enti locali, dalle
compartecipazioni al gettito di tributi erariali e dal
fondo perequativo consentono di finanziare integralmente il
normale esercizio delle funzioni pubbliche attribuite;
f) determinazione del costo e del fabbisogno standard
quale costo e fabbisogno che, valorizzando l’efficienza e
l’efficacia, costituisce l’indicatore rispetto al quale
comparare e valutare l’azione pubblica; definizione degli
obiettivi di servizio cui devono tendere le amministrazioni
regionali e locali nell’esercizio delle funzioni
riconducibili ai livelli essenziali delle prestazioni o
alle funzioni fondamentali di cui all’ articolo 117,
secondo comma, lettere m) e p), della Costituzione;
g) adozione per le proprie politiche di bilancio da
parte di regioni, citta’ metropolitane, province e comuni
di regole coerenti con quelle derivanti dall’applicazione
del patto di stabilita’ e crescita;
h) adozione di regole contabili uniformi e di un comune
piano dei conti integrato; adozione di comuni schemi di
bilancio articolati in missioni e programmi coerenti con la
classificazione economica e funzionale individuata dagli
appositi regolamenti comunitari in materia di contabilita’
nazionale e relativi conti satellite; adozione di un
bilancio consolidato con le proprie aziende, societa’ o
altri organismi controllali, secondo uno schema comune;
affiancamento, a fini conoscitivi, al sistema di
contabilita’ finanziaria di un sistema e di schemi di
contabilita’ economico-patrimoniale ispirati a comuni
criteri di contabilizzazione; raccordabilita’ dei sistemi
contabili e degli schemi di bilancio degli enti
territoriali con quelli adottati in ambito europeo ai fini
della procedura per i disavanzi eccessivi; definizione di
una tassonomia per la riclassificazione dei dati contabili
e di bilancio per le amministrazioni pubbliche di cui alla
presente legge tenute al regime di contabilita’
civilistica, ai fini del raccordo con le regole contabili
uniformi; definizione di un sistema di indicatori di
risultato semplici, misurabili e riferiti ai programmi del
bilancio, costruiti secondo criteri e metodologie comuni ai
diversi enti territoriali; al fine di dare attuazione agli
articoli 9 e 13, individuazione del termine entro il quale
regioni ed enti locali devono comunicare al Governo i
propri bilanci preventivi e consuntivi, come approvati, e
previsione di sanzioni ai sensi dell’articolo 17, comma 1,
lettera e), in caso di mancato rispetto di tale termine;
i) previsione dell’obbligo di pubblicazione in siti
internet dei bilanci delle regioni, delle citta’
metropolitane, delle province e dei comuni, tali da
riportare in modo semplificato le entrate e le spese pro
capite secondo modelli uniformi concordati in sede di
Conferenza unificata;
l) salvaguardia dell’obiettivo di non alterare il
criterio della progressivita’ del sistema tributario e
rispetto del principio della capacita’ contributiva ai fini
del concorso alle spese pubbliche;
m) superamento graduale, per tutti i livelli
istituzionali, del criterio della spesa storica a favore:
1) del fabbisogno standard per il finanziamento dei
livelli essenziali di cui all’ articolo 117, secondo comma,
lettera m), della Costituzione, e delle funzioni
fondamentali di cui all’ articolo 117, secondo comma,
lettera p), della Costituzione;
2) della perequazione della capacita’ fiscale per le
altre funzioni;
n) rispetto della ripartizione delle competenze
legislative fra Stato e regioni in tema di coordinamento
della finanza pubblica e del sistema tributario;
o) esclusione di ogni doppia imposizione sul medesimo
presupposto, salvo le addizionali previste dalla legge
statale o regionale;
p) tendenziale correlazione tra prelievo fiscale e
beneficio connesso alle funzioni esercitate sul territorio
in modo da favorire la corrispondenza tra responsabilita’
finanziaria e amministrativa; continenza e responsabilita’
nell’imposizione di tributi propri;
q) previsione che la legge regionale possa, con
riguardo ai presupposti non assoggettati ad imposizione da
parte dello Stato:
1) istituire tributi regionali e locali;
2) determinare le variazioni delle aliquote o le
agevolazioni che comuni, province e citta’ metropolitane
possono applicare nell’esercizio della propria autonomia
con riferimento ai tributi locali di cui al numero 1) (9) ;
r) previsione che la legge regionale possa, nel
rispetto della normativa comunitaria e nei limiti stabiliti
dalla legge statale, valutare la modulazione delle accise
sulla benzina, sul gasolio e sul gas di petrolio
liquefatto, utilizzati dai cittadini residenti e dalle
imprese con sede legale e operativa nelle regioni
interessate dalle concessioni di coltivazione di cui all’
articolo 19 del decreto legislativo 25 novembre 1996, n.
625, e successive modificazioni;
s) facolta’ delle regioni di istituire a favore degli
enti locali compartecipazioni al gettito dei tributi e
delle compartecipazioni regionali;
t) esclusione di interventi sulle basi imponibili e
sulle aliquote dei tributi che non siano del proprio
livello di governo; ove i predetti interventi siano
effettuati dallo Stato sulle basi imponibili e sulle
aliquote riguardanti i tributi degli enti locali e quelli
di cui all’ articolo 7, comma 1, lettera b), numeri 1) e
2), essi sono possibili, a parita’ di funzioni
amministrative conferite, solo se prevedono la contestuale
adozione di misure per la completa compensazione tramite
modifica di aliquota o attribuzione di altri tributi e
previa quantificazione finanziaria delle predette misure
nella Conferenza di cui all’ articolo 5; se i predetti
interventi sono accompagnati da una riduzione di funzioni
amministrative dei livelli di governo i cui tributi sono
oggetto degli interventi medesimi, la compensazione e’
effettuata in misura corrispondente alla riduzione delle
funzioni;
u) previsione di strumenti e meccanismi di accertamento
e di riscossione che assicurino modalita’ efficienti di
accreditamento diretto o di riversamento automatico del
riscosso agli enti titolari del tributo; previsione che i
tributi erariali compartecipati abbiano integrale evidenza
contabile nel bilancio dello Stato;
v) definizione di modalita’ che assicurino a ciascun
soggetto titolare del tributo l’accesso diretto alle
anagrafi e a ogni altra banca dati utile alle attivita’ di
gestione tributaria, assicurando il rispetto della
normativa a tutela della riservatezza dei dati personali;
z) premialita’ dei comportamenti virtuosi ed efficienti
nell’esercizio della potesta’ tributaria, nella gestione
finanziaria ed economica e previsione di meccanismi
sanzionatori per gli enti che non rispettano gli equilibri
economico-finanziari o non assicurano i livelli essenziali
delle prestazioni di cui all’ articolo 117, secondo comma,
lettera m), della Costituzione o l’esercizio delle funzioni
fondamentali di cui all’ articolo 117, secondo comma,
lettera p), della Costituzione; previsione delle specifiche
modalita’ attraverso le quali il Governo, nel caso in cui
la regione o l’ente locale non assicuri i livelli
essenziali delle prestazioni di cui all’ articolo 117,
secondo comma, lettera m), della Costituzione, o
l’esercizio delle funzioni fondamentali di cui all’
articolo 117, secondo comma, lettera p), della
Costituzione, o qualora gli scostamenti dal patto di
convergenza di cui all’ articolo 18 della presente legge
abbiano caratteristiche permanenti e sistematiche, adotta
misure sanzionatorie ai sensi dell’ articolo 17, comma 1,
lettera e), che sono commisurate all’entita’ di tali
scostamenti e possono comportare l’applicazione di misure
automatiche per l’incremento delle entrate tributarie ed
extra-tributarie, e puo’ esercitare nei casi piu’ gravi il
potere sostitutivo di cui all’ articolo 120, secondo comma,
della Costituzione, secondo quanto disposto dall’ articolo
8 della legge 5 giugno 2003, n. 131, e secondo il principio
di responsabilita’ amministrativa e finanziaria;
aa) previsione che le sanzioni di cui alla lettera z) a
carico degli enti inadempienti si applichino anche nel caso
di mancato rispetto dei criteri uniformi di redazione dei
bilanci, predefiniti ai sensi della lettera h), o nel caso
di mancata o tardiva comunicazione dei dati ai fini del
coordinamento della finanza pubblica;
bb) garanzia del mantenimento di un adeguato livello di
flessibilita’ fiscale nella costituzione di insiemi di
tributi e compartecipazioni, da attribuire alle regioni e
agli enti locali, la cui composizione sia rappresentata in
misura rilevante da tributi manovrabili, con
determinazione, per ciascun livello di governo, di un
adeguato grado di autonomia di entrata, derivante da tali
tributi;
cc) previsione di una adeguata flessibilita’ fiscale
articolata su piu’ tributi con una base imponibile stabile
e distribuita in modo tendenzialmente uniforme sul
territorio nazionale, tale da consentire a tutte le regioni
ed enti locali, comprese quelle a piu’ basso potenziale
fiscale, di finanziare, attivando le proprie potenzialita’,
il livello di spesa non riconducibile ai livelli essenziali
delle prestazioni e alle funzioni fondamentali degli enti
locali;
dd) trasparenza ed efficienza delle decisioni di
entrata e di spesa, rivolte a garantire l’effettiva
attuazione dei principi di efficacia, efficienza ed
economicita’ di cui all’ articolo 5, comma 1, lettera b);
ee) riduzione della imposizione fiscale statale in
misura corrispondente alla piu’ ampia autonomia di entrata
di regioni ed enti locali calcolata ad aliquota standard e
corrispondente riduzione delle risorse statali umane e
strumentali; eliminazione dal bilancio dello Stato delle
previsioni di spesa relative al finanziamento delle
funzioni attribuite a regioni, province, comuni e citta’
metropolitane, con esclusione dei fondi perequativi e delle
risorse per gli interventi di cui all’ articolo 119, quinto
comma, della Costituzione;
ff) definizione di una disciplina dei tributi locali in
modo da consentire anche una piu’ piena valorizzazione
della sussidiarieta’ orizzontale;
gg) individuazione di strumenti idonei a favorire la
piena attuazione degli articoli 29, 30 e 31 della
Costituzione, con riguardo ai diritti e alla formazione
della famiglia e all’adempimento dei relativi compiti;
hh) territorialita’ dei tributi regionali e locali e
riferibilita’ al territorio delle compartecipazioni al
gettito dei tributi erariali, in conformita’ a quanto
previsto dall’ articolo 119 della Costituzione;
ii) tendenziale corrispondenza tra autonomia impositiva
e autonomia di gestione delle proprie risorse umane e
strumentali da parte del settore pubblico; previsione di
strumenti che consentano autonomia ai diversi livelli di
governo nella gestione della contrattazione collettiva;
ll) certezza delle risorse e stabilita’ tendenziale del
quadro di finanziamento, in misura corrispondente alle
funzioni attribuite;
mm) individuazione, in conformita’ con il diritto
comunitario, di forme di fiscalita’ di sviluppo, con
particolare riguardo alla creazione di nuove attivita’ di
impresa nelle aree sottoutilizzate.».

Titolo II Piano dei conti integrato

Art. 6

Sistema integrato di scritturazione contabile

1. Le amministrazioni pubbliche, con esclusione di quelle di cui
all’articolo 2, comma 2, lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n.
196, disciplinate dagli articoli 16 e 17, adottano un sistema
integrato di scritturazione contabile che consenta la registrazione
di ciascun evento gestionale contabilmente rilevante nei termini di
cui all’articolo 5, comma 1, lettera c), e che assicuri
l’integrazione e la coerenza delle rilevazioni di natura finanziaria
con quelle di natura economica e patrimoniale.
2. Il piano dei conti economico-patrimoniale, di cui all’articolo
4, comma 1, comprende i conti necessari per le operazioni di
integrazione, rettifica e ammortamento, effettuate secondo le
modalita’ ed i tempi necessari alle esigenze conoscitive della
finanza pubblica.
3. Il sistema integrato di scritture contabili di cui al comma 1
consente di:
a) rendere disponibili da parte di ciascuna amministrazione le
informazioni contabili necessarie per la valutazione dell’efficacia,
dell’efficienza e dell’economicita’ della propria attivita’ mediante
la rilevazione dei fatti amministrativi connessi all’impiego delle
risorse umane e strumentali;
b) semplificare il monitoraggio a livello nazionale della finanza
pubblica e favorire l’acquisizione delle informazioni richieste dagli
organismi internazionali, nonche’ il rispetto degli impegni assunti
in sede europea.
4. Al fine di permettere alle amministrazioni pubbliche di cui al
comma 1 di adeguare i propri sistemi informativi e contabili, le
disposizioni di cui al presente articolo si applicano dall’esercizio
finanziario 2014.

Note all’art. 6:
Per il testo dell’art. 2, comma 2, lettera b) , della
citata legge n. 196 del 2009, si veda nelle note all’art.
5.

Titolo II Piano dei conti integrato

Art. 7

Piano dei conti e struttura dei documenti contabili

1. Il livello del piano dei conti, individuato ai sensi
dell’articolo 4, commi 3, 5 e 6, rappresenta la struttura di
riferimento per la predisposizione dei documenti contabili e di
finanza pubblica delle amministrazioni pubbliche.
2. Ciascuna voce del piano dei conti deve corrispondere in maniera
univoca ad una unita’ elementare di bilancio finanziario. Nel caso in
cui non sia corrispondente all’articolazione minima del piano,
l’unita’ elementare di bilancio deve essere strutturata secondo
l’articolazione che consenta la costruzione degli allegati e degli
schemi di cui ai commi 3 e 4 del presente articolo, con il dettaglio
richiesto per il monitoraggio ed il consolidamento dei dati di
finanza pubblica.
3. Al fine di fornire supporto all’analisi degli scostamenti tra
dati di previsione e di consuntivo, il bilancio annuale di previsione
e il rendiconto dell’esercizio presentano, in un apposito allegato
conoscitivo, la disaggregazione delle voci del piano dei conti
conformemente a quanto previsto all’articolo 4, commi 3, 5 e 6,
secondo la rappresentazione sia della contabilita’ finanziaria, sia
della contabilita’ economica.
4. Le informazioni e gli schemi contabili resi disponibili dalle
amministrazioni pubbliche per il monitoraggio e il consolidamento dei
dati in corso d’anno sono redatti secondo lo schema di articolazione
del piano dei conti predisposto ai sensi del presente articolo.

Titolo II Piano dei conti integrato

Art. 8

Definizione della transazione elementare e sua codificazione

1. Ogni atto gestionale posto in essere dal funzionario
responsabile per realizzare le finalita’ proprie di ciascun
programma, definiti ai sensi degli articoli 10 e 11, costituisce
nelle rilevazioni contabili una transazione elementare.
2. Ciascuna transazione elementare e’ caratterizzata da un codice
che consente di tracciare le operazioni contabili movimentando
contemporaneamente i piani dei conti finanziario, economico e
patrimoniale.
3. In mancanza di una codifica univoca e completa che identifichi
la transazione elementare nelle varie fasi dell’entrata e della spesa
i funzionari responsabili non possono dare esecuzione alle relative
transazioni.
4. Le transazioni elementari consentono la tracciabilita’ di tutte
le operazioni contabili e la movimentazione delle relative voci
elementari di bilancio, come definite dall’articolo 7, comma 2. La
movimentazione delle unita’ elementari di bilancio, per la parte
della spesa, deve essere contenuta entro i limiti delle risorse
finanziarie ivi appostate.
5. Ciascuna transazione elementare deve contenere le seguenti
informazioni:
a) Codice identificativo della missione, per le spese;
b) Codice identificativo del programma, per le spese;
c) Codice identificativo della classificazione COFOG al secondo
livello, per le spese;
d) Codice identificativo del centro di responsabilita’;
e) Codice identificativo del centro di costo cui la transazione
fa riferimento, per le spese;
f) Codice della voce del piano dei conti, per entrate, spese,
costi, oneri, ricavi e proventi;
g) Codici identificativi del soggetto erogatore e del
destinatario del trasferimento ove la transazione intervenga tra due
amministrazioni pubbliche; Codice identificativo delle entrate
ricorrenti e non ricorrenti;
h) Codice identificativo delle transazioni con l’Unione europea;
i) Codice unico di progetto, identificativo del progetto
d’investimento pubblico realizzato dall’amministrazione.
6. In mancanza di uno o piu’ codici di cui al comma 5, i funzionari
responsabili non possono eseguire le relative transazioni.
7. Le disposizioni di cui al presente articolo entrano in vigore a
partire dall’esercizio finanziario 2014. Con decreto di natura non
regolamentare del Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare
entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, sono stabiliti criteri e modalita’ per l’attuazione del
presente articolo. Lo schema di decreto e’ trasmesso alle Camere per
l’espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari
competenti per materia, da rendere entro trenta giorni dalla
trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono essere
adottati. Il decreto di cui al presente comma e’ pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e nel sito del Ministero
dell’economia e delle finanze.

Titolo III Classificazione delle spese e delle entrate

Art. 9

Omogeneita’ della classificazione delle spese

1. Al fine di consentire la confrontabilita’ dei dati di bilancio
delle amministrazioni pubbliche secondo le classificazioni di cui al
regolamento (CE) n. 2223/96, del Consiglio, del 25 giugno 1996, e
successive modificazioni, nonche’ allo scopo di assicurare la
trasparenza del processo di allocazione delle risorse e di
destinazione delle stesse alle politiche pubbliche settoriali, le
amministrazioni pubbliche adottano una rappresentazione dei dati di
bilancio che evidenzi le finalita’ della spesa secondo
l’articolazione per missioni e programmi.

Note all’art. 9:
Il Regolamento (CE) 25 giugno 1996, n. 2223/96, del
Consiglio relativo al Sistema europeo dei conti nazionali e
regionali nella Comunita’ e’ pubblicato nella G.U.C.E. 30
novembre 1996, n. L 310.

Titolo III Classificazione delle spese e delle entrate

Art. 10

Definizione del contenuto di missione e programma

1. La rappresentazione della spesa per missioni e programmi integra
il sistema di regole contabili di cui al presente decreto. In
conformita’ a quanto previsto dall’articolo 21, comma 2, della legge
31 dicembre 2009, n. 196, le missioni rappresentano le funzioni
principali e gli obiettivi strategici perseguiti dalle
amministrazioni pubbliche nell’utilizzo delle risorse finanziarie,
umane e strumentali ad esse destinate. I programmi rappresentano gli
aggregati omogenei di attivita’ volte a perseguire le finalita’
individuate nell’ambito delle missioni.

Note all’art. 10:
Si riporta il testo dell’art. 21, comma 2, della citata
legge n. 196 del 2009:
«2. Il disegno di legge del bilancio di previsione
espone per l’entrata e, per ciascun Ministero, per la spesa
le unita’ di voto parlamentare determinate con riferimento
rispettivamente alla tipologia di entrata e ad aree
omogenee di attivita’. Per la spesa, le unita’ di voto sono
costituite dai programmi quali aggregati diretti al
perseguimento degli obiettivi definiti nell’ambito delle
missioni. Le missioni rappresentano le funzioni principali
e gli obiettivi strategici perseguiti con la spesa. La
realizzazione di ciascun programma e’ affidata ad un unico
centro di responsabilita’ amministrativa, corrispondente
all’unita’ organizzativa di primo livello dei Ministeri, ai
sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 30 luglio
1999, n. 300. I programmi sono univocamente raccordati alla
nomenclatura COFOG (Classification of the functions of
government) di secondo livello. Nei casi in cui cio’ non
accada perche’ il programma corrisponde in parte a due o
piu’ funzioni COFOG di secondo livello, deve essere
indicata la relativa percentuale di attribuzione da
calcolare sulla base dell’ammontare presunto dei capitoli
di diversa finalizzazione ricompresi nel programma.».

Titolo III Classificazione delle spese e delle entrate

Art. 11

Criteri per la specificazione e classificazione delle spese

1. In attuazione dell’articolo 10, unitamente alle rilevazioni
contabili in termini finanziari, economici e patrimoniali, i
documenti di bilancio previsivi e consuntivi rappresentano la
classificazione delle spese, sulla base dello schema di cui
all’allegato 2, secondo:
a) missioni, definite in base allo scopo istituzionale
dell’amministrazione pubblica, come individuato dalla legge e dallo
statuto, in modo da fornire la rappresentazione delle singole
funzioni politico-istituzionali perseguite con le risorse
finanziarie, umane e strumentali disponibili. Al fine di assicurare
un piu’ agevole consolidamento e monitoraggio dei conti pubblici, le
missioni sono definite sulla base di indirizzi adottati con decreto
del Presidente del consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro
dell’economia e delle finanze, sentiti i Ministeri vigilanti, e si
assume quale termine di riferimento l’individuazione delle missioni
nel bilancio dello Stato, ai sensi dell’articolo 21, comma 2, della
legge 31 dicembre 2009, n. 196;
b) programmi, configurati come le unita’ di rappresentazione del
bilancio che identificano in modo sintetico gli aggregati omogenei di
attivita’ realizzate dall’amministrazione pubblica per il
perseguimento delle finalita’ individuate nell’ambito di ciascuna
missione;
c) macroaggregati, che costituiscono un’articolazione dei
programmi secondo la natura economica della spesa. Al fine di
garantire la coerenza della rappresentazione secondo l’aspetto
economico, le missioni e i programmi sono definiti nel rispetto dei
macroaggregati come individuati per il bilancio dello Stato ai sensi
dell’articolo 25, comma 2, lettera b), della legge 31 dicembre 2009,
n. 196. L’integrazione e la modifica dei predetti macroaggregati,
nonche’ l’ulteriore livello di disaggregazione, sono definite con
riferimento al comune piano dei conti integrato, nel rispetto di
quanto previsto dal Titolo II, fatto salvo quanto disposto
dall’articolo 40, comma 2, lettera e), della legge 31 dicembre 2009,
n. 196;
d) classificazione delle spese come rimodulabili e non
rimodulabili per le quali si applicano le disposizioni in materia di
flessibilita’ di bilancio previste dall’allegato 1.
2. La realizzazione di ciascun programma e’ attribuita ad un unico
centro di responsabilita’ amministrativa, corrispondente all’unita’
organizzativa individuata in conformita’ con i regolamenti di
organizzazione, nonche’ con altri idonei provvedimenti adottati dalle
singole amministrazioni pubbliche.
Ferma restando l’autonomia delle amministrazioni pubbliche
nell’individuazione dei programmi di propria pertinenza, al fine di
permettere un’analisi coordinata dei risultati dell’azione
amministrativa nel quadro delle politiche pubbliche settoriali e una
maggiore effettivita’ del consolidamento funzionale dei dati
contabili, la coerenza della registrazione delle operazioni e’
assicurata mediante la determinazione di regole univoche di
ripartizione delle voci di bilancio. A tal fine, il programma e’
corredato con l’indicazione della corrispondente codificazione della
nomenclatura COFOG di secondo livello, secondo la struttura di
corrispondenza desumibile dall’allegato al disegno di legge di
bilancio annuale contenente il riepilogo delle dotazioni secondo
l’analisi funzionale, ai sensi dell’articolo 21, comma 11, lettera
d), della legge 31 dicembre 2009, n. 196. Nel caso di corrispondenza
non univoca tra programma e funzioni COFOG di secondo livello, sono
individuate due o piu’ funzioni COFOG con l’indicazione delle
percentuali di attribuzione della spesa del programma a ciascuna di
esse.
3. Il decreto di cui al comma 1, lettera a), e’ adottato entro
centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, ed e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana. Il relativo schema e’ trasmesso alle Camere per
l’espressione del parere, da parte delle Commissioni parlamentari
competenti per materia e per i profili finanziari, da rendere entro
trenta giorni dalla trasmissione. Decorso tale termine, il decreto
puo’ essere adottato.
4. Le amministrazioni pubbliche, entro centottanta giorni dalla
data di entrata in vigore del presente decreto, adottano una
specifica regolamentazione interna adeguando, ove necessario, i
regolamenti di amministrazione e contabilita’.

Note all’art. 11:
Per il testo dell’art. 21, comma 2, della legge n. 196
del 2009, si veda nella nota all’art. 10.
Si riporta il testo dell’art. 25, comma 2, della citata
legge n. 196 del 2009:
«2. Le spese dello Stato sono ripartite in:
a) missioni, come definite all’articolo 21, comma 2,
terzo periodo;
b) programmi, ai fini dell’approvazione parlamentare. I
programmi, come definiti all’articolo 21, comma 2, secondo
periodo, sono suddivisi in macroaggregati per spese di
funzionamento, per interventi, per trattamenti di
quiescenza e altri trattamenti integrativi o sostitutivi di
questi ultimi, per oneri del debito pubblico, per oneri
comuni di parte corrente, per investimenti e per oneri
comuni in conto capitale. In autonome previsioni e’ esposto
il rimborso di passivita’ finanziarie;
c) capitoli, secondo l’oggetto della spesa. I capitoli,
classificati secondo il contenuto economico e funzionale,
costituiscono le unita’ elementari ai fini della gestione e
della rendicontazione e possono essere ripartiti in
articoli.».
Si riporta il testo dell’art. 40, comma 2, della citata
legge n. 196 del 2009:
«2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono
adottati sulla base dei seguenti principi e criteri
direttivi:
a) revisione delle missioni in relazione alle funzioni
principali e agli obiettivi perseguiti con la spesa
pubblica, delineando un’opportuna correlazione tra missioni
e Ministeri ed enucleando eventuali missioni trasversali;
b) revisione del numero e della struttura dei
programmi, che devono essere omogenei con riferimento ai
risultati da perseguire in termini di prodotti e servizi
finali, in modo da assicurare:
1) l’univoca corrispondenza tra il programma, le
relative risorse e strutture assegnate, e ciascun
Ministero, in relazione ai compiti e alle funzioni
istituzionali proprie di ciascuna amministrazione, evitando
ove possibile la condivisione di programmi tra piu’
Ministeri;
2) l’affidamento di ciascun programma di spesa ad un
unico centro di responsabilita’ amministrativa;
3) il raccordo dei programmi alla classificazione COFOG
di secondo livello;
c) revisione degli stanziamenti iscritti in ciascun
programma e della relativa legislazione in coerenza con gli
obiettivi da perseguire;
d) revisione, per l’entrata, delle unita’ elementari
del bilancio per assicurare che la denominazione richiami
esplicitamente l’oggetto e ripartizione delle unita’
promiscue in articoli in modo da assicurare che la fonte di
gettito sia chiaramente e univocamente individuabile;
e) adozione, per la spesa, anche a fini gestionali e di
rendicontazione, delle azioni quali componenti del
programma e unita’ elementari del bilancio dello Stato
affiancate da un piano dei conti integrato che assicuri il
loro raccordo alla classificazione COFOG e alla
classificazione economica di terzo livello. Ai fini
dell’attuazione del precedente periodo, il Ministero
dell’economia e delle finanze – Dipartimento della
Ragioneria generale dello Stato, avvia, per l’esercizio
finanziario 2012, un’apposita sperimentazione di cui si da’
conto nel rapporto di cui all’articolo 3;
f) previsione che le nuove autorizzazioni legislative
di spesa debbano essere formulate in termini di
finanziamento di uno specifico programma di spesa;
g) introduzione della programmazione triennale delle
risorse e degli obiettivi delle amministrazioni dello Stato
e individuazione di metodologie comuni di definizione di
indicatori di risultato semplici, misurabili e riferibili
ai programmi del bilancio;
g-bis) introduzione in via sperimentale di un bilancio
di genere, per la valutazione del diverso impatto della
politica di bilancio sulle donne e sugli uomini, in termini
di denaro, servizi, tempo e lavoro non retribuito;
h) introduzione di criteri e modalita’ per la
fissazione di limiti per le spese del bilancio dello Stato,
tenendo conto della peculiarita’ delle spese di cui
all’articolo 21, comma 6. I predetti limiti, individuati in
via di massima nel DEF e adottati con la successiva legge
di bilancio, devono essere coerenti con la programmazione
triennale delle risorse;
i) adozione, in coerenza con i limiti di spesa
stabiliti, di accordi triennali tra il Ministro
dell’economia e delle finanze e gli altri Ministri, in cui
vengono concordati gli obiettivi da conseguire nel triennio
e i relativi tempi;
l) riordino delle norme che autorizzano provvedimenti
di variazione al bilancio in corso d’anno;
m) accorpamento dei fondi di riserva e speciali
iscritti nel bilancio dello Stato;
n) affiancamento, a fini conoscitivi, al sistema di
contabilita’ finanziaria di un sistema di contabilita’
economico-patrimoniale funzionale alla verifica dei
risultati conseguiti dalle amministrazioni;
o) revisione del conto riassuntivo del tesoro allo
scopo di garantire maggiore chiarezza e significativita’
delle informazioni in esso contenute attraverso
l’integrazione dei dati contabili del bilancio dello Stato
e di quelli della tesoreria;
p) progressiva eliminazione, entro il termine di
ventiquattro mesi, delle gestioni contabili operanti a
valere su contabilita’ speciali o conti correnti di
tesoreria, i cui fondi siano stati comunque costituiti
mediante il versamento di somme originariamente iscritte in
stanziamenti di spesa del bilancio dello Stato, ad
eccezione della gestione relativa alla Presidenza del
Consiglio dei ministri, nonche’ delle gestioni fuori
bilancio istituite ai sensi della legge 25 novembre 1971,
n. 1041, delle gestioni fuori bilancio autorizzate per
legge, dei programmi comuni tra piu’ amministrazioni, enti,
organismi pubblici e privati, nonche’ dei casi di urgenza e
necessita’. A tal fine, andra’ disposto il contestuale
versamento delle dette disponibilita’ in conto entrata al
bilancio, per la nuova assegnazione delle somme nella
competenza delle inerenti imputazioni di spesa che vi hanno
dato origine, ovvero, qualora queste ultime non fossero
piu’ esistenti in bilancio, a nuove imputazioni
appositamente istituite; previsione, per le gestioni fuori
bilancio che resteranno attive, dell’obbligo di
rendicontazione annuale delle risorse acquisite e delle
spese effettuate secondo schemi classificatori armonizzati
con quelli del bilancio dello Stato e a questi aggregabili
a livello di dettaglio sufficientemente elevato;
q) previsione della possibilita’ di identificare i
contributi speciali iscritti nel bilancio dello Stato
finalizzati agli obiettivi di cui all’articolo 119, quinto
comma, della Costituzione e destinati ai comuni, alle
province, alle citta’ metropolitane e alle regioni.».
Si riporta il testo dell’art. 21, comma 11, della
citata legge n. 196 del 2009:
«11. Ciascuno stato di previsione riporta i seguenti
elementi informativi, da aggiornare al momento
dell’approvazione della legge di bilancio per le lettere
a), b), c), d) ed e):
a) la nota integrativa al bilancio di previsione. Per
le entrate, oltre a contenere i criteri per la previsione
relativa alle principali imposte e tasse, essa specifica,
per ciascun titolo, la quota non avente carattere
ricorrente e quella avente carattere ricorrente, nonche’
gli effetti connessi alle disposizioni normative vigenti,
con separata indicazione di quelle introdotte
nell’esercizio, recanti esenzioni o riduzioni del prelievo
obbligatorio, con l’indicazione della natura delle
agevolazioni, dei soggetti e delle categorie dei
beneficiari e degli obiettivi perseguiti. Per la spesa, si
compone di due sezioni:
1) la prima sezione, concernente il piano degli
obiettivi correlati a ciascun programma ed i relativi
indicatori di risultato, riporta le informazioni relative
al quadro di riferimento in cui l’amministrazione opera,
illustra le priorita’ politiche, espone le attivita’ e
indica gli obiettivi riferiti a ciascun programma di spesa,
che le amministrazioni intendono conseguire in termini di
livello dei servizi e di interventi, in coerenza con il
programma generale dell’azione di Governo. A tal fine il
documento indica le risorse destinate alla realizzazione
dei predetti obiettivi e riporta gli indicatori di
realizzazione ad essi riferiti, nonche’ i criteri e i
parametri utilizzati per la loro quantificazione,
evidenziando il collegamento tra i predetti indicatori e
parametri e il sistema di indicatori e obiettivi adottati
da ciascuna amministrazione per le valutazioni previste
dalla legge 4 marzo 2009, n. 15, e dai successivi decreti
attuativi. Con decreto del Presidente del Consiglio dei
ministri, adottato d’intesa con il Ministro dell’economia e
delle finanze, sono individuati i criteri e le metodologie
per la definizione degli indicatori di realizzazione
contenuti nella nota integrativa;
2) la seconda sezione, relativa ai programmi e alle
corrispondenti risorse finanziarie, illustra il contenuto
di ciascun programma di spesa e i criteri di formulazione
delle previsioni, con riguardo in particolare alle varie
tipologie di spesa e ai relativi riferimenti legislativi,
con indicazione dei corrispondenti stanziamenti del
bilancio triennale;
b) una scheda illustrativa di ogni programma e delle
leggi che lo finanziano, con indicazione dei corrispondenti
stanziamenti del bilancio triennale, con l’articolazione
per le categorie di spesa di cui ai commi 4, 5, 6 e 7.
Nella stessa scheda sono contenute tutte le informazioni e
i dati relativi alle spese di funzionamento, ivi comprese
quelle del personale, necessarie all’attuazione del
programma, nonche’ gli interventi programmati, con separata
indicazione delle spese correnti e di quelle in conto
capitale. Tali schede sono aggiornate semestralmente in
modo da tenere conto dell’eventuale revisione
dell’attribuzione dei programmi e delle relative risorse ai
Ministeri nonche’ delle modifiche apportate alle previsioni
iniziali del programma attraverso le variazioni di bilancio
adottate in corso d’anno ai sensi delle disposizioni
normative vigenti. Le variazioni rispetto alle previsioni
iniziali sono analiticamente motivate anche in relazione
alla loro tipologia e natura. Il Ministro dell’economia e
delle finanze trasmette le schede al Parlamento entro
trenta giorni dalla fine del semestre di riferimento;
c) per ogni programma l’elenco dei capitoli, articoli e
relativi stanziamenti;
d) per ogni programma un riepilogo delle dotazioni
secondo l’analisi economica e funzionale;
e) una scheda illustrativa dei capitoli recanti i fondi
settoriali correlati alle principali politiche pubbliche di
rilevanza nazionale, nella quale sono indicati i
corrispondenti stanziamenti previsti dal bilancio
triennale, il riepilogo analitico dei provvedimenti
legislativi e amministrativi che hanno determinato i
suddetti stanziamenti e le relative variazioni, e gli
interventi previsti a legislazione vigente a valere su
detti fondi, con separata indicazione delle spese correnti
e di quelle in conto capitale. La scheda di cui alla
presente lettera e’ aggiornata semestralmente in modo da
tenere conto delle modifiche apportate agli stanziamenti
previsti dalla legge di bilancio con le variazioni di
bilancio adottate in corso d’anno. Le variazioni rispetto
alle previsioni iniziali indicano analiticamente i
provvedimenti legislativi e amministrativi ai quali sono
correlate le variazioni di cui al secondo periodo. Il
Ministro dell’economia e delle finanze trasmette le schede
al Parlamento entro trenta giorni dalla fine del semestre
di riferimento;
f) il budget dei costi della relativa amministrazione.
Le previsioni economiche sono rappresentate secondo le voci
del piano dei conti, distinte per programmi e per centri di
costo. Il budget espone le previsioni formulate dai centri
di costo dell’amministrazione ed include il prospetto di
riconciliazione al fine di collegare le previsioni
economiche alle previsioni finanziarie di bilancio.».

Titolo III Classificazione delle spese e delle entrate

Art. 12

Classificazione delle spese del bilancio degli organismi qualificati
come unita’ locali di amministrazioni pubbliche

1. Per le unita’ locali delle amministrazioni pubbliche, le
amministrazioni vigilanti assicurano il raggiungimento degli
obiettivi di cui all’articolo 9, con modalita’ stabilite con proprio
decreto di natura non regolamentare, adottato di concerto con il
Ministero dell’economia e delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana. Gli schemi di decreto, da
adottare entro novanta giorni dall’entrata in vigore del presente
decreto, sono trasmessi alle Camere per l’espressione del parere da
parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i
profili finanziari, da rendere entro trenta giorni dalla
trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono essere
adottati.

Titolo III Classificazione delle spese e delle entrate

Art. 13

Societa’ ed enti con bilancio civilistico

1. Le societa’ e gli altri enti ed organismi tenuti al regime di
contabilita’ civilistica si conformano a quanto previsto
dall’articolo 11 attraverso la rappresentazione, in apposito
prospetto, della spesa complessiva riferita a ciascuna delle
attivita’ svolte, secondo un’aggregazione per missioni e programmi
accompagnata dalla corrispondente classificazione secondo la
nomenclatura COFOG di secondo livello.
2. Tale rappresentazione va assicurata in sede di redazione del
budget, o di altri documenti contabili previsionali, ove previsto da
disposizioni di legge o statutarie, secondo la riclassificazione
effettuata attraverso la tassonomia individuata ai sensi
dell’articolo 17.
3. La relazione sulla gestione attesta le attivita’ riferite a
ciascun programma di spesa, nell’ambito del quadro di riferimento in
cui operano i soggetti di cui al comma 1, a corredo delle
informazioni e in coerenza con la missione.
4. Gli organi di controllo vigilano sull’attuazione di quanto
previsto dal presente articolo, e attestano tale adempimento nella
relazione di cui all’articolo 2429 del codice civile o nella
relazione di cui all’articolo 47 del decreto del Presidente della
Repubblica 27 febbraio 2003, n. 97.

Note all’art. 13:
Si riporta il testo dell’art. 2429 del codice civile:
«Art. 2429. Relazione dei sindaci e deposito del
bilancio.
Il bilancio deve essere comunicato dagli amministratori
al collegio sindacale e al soggetto incaricato della
revisione legale dei conti, con la relazione, almeno trenta
giorni prima di quello fissato per l’assemblea che deve
discuterlo.
Il collegio sindacale deve riferire all’assemblea sui
risultati dell’esercizio sociale e sull’attivita’ svolta
nell’adempimento dei propri doveri, e fare le osservazioni
e le proposte in ordine al bilancio e alla sua
approvazione, con particolare riferimento all’esercizio
della deroga di cui all’articolo 2423, quarto comma. [Il
collegio sindacale, se esercita il controllo contabile,
redige anche la relazione prevista dall’articolo 2409-ter].
Il bilancio, con le copie integrali dell’ultimo
bilancio delle societa’ controllate e un prospetto
riepilogativo dei dati essenziali dell’ultimo bilancio
delle societa’ collegate, deve restare depositato in copia
nella sede della societa’, insieme con le relazioni degli
amministratori, dei sindaci e del soggetto incaricato della
revisione legale dei conti, durante i quindici giorni che
precedono l’assemblea, e finche’ sia approvato. I soci
possono prenderne visione.
Il deposito delle copie dell’ultimo bilancio delle
societa’ controllate prescritto dal comma precedente puo’
essere sostituito, per quelle incluse nel consolidamento,
dal deposito di un prospetto riepilogativo dei dati
essenziali dell’ultimo bilancio delle medesime.».
Si riporta il testo dell’art. 47 del decreto del
Presidente della Repubblica 27 febbraio 2003, n. 97
(Regolamento concernente l’amministrazione e la
contabilita’ degli enti pubblici di cui alla legge 20 marzo
1975, n. 70):
«Art. 47.La relazione del collegio dei revisori dei
conti.
1. Il collegio dei revisori dei conti, nei termini
previsti dal comma 4, dell’articolo 38, redige la propria
relazione formulando valutazioni e giudizi sulla
regolarita’ amministrativo-contabile della gestione ed, in
uno con le altre strutture facenti parte del controllo
interno, anche valutazioni in ordine alla realizzazione del
programma e degli obiettivi fissati all’inizio
dell’esercizio, ponendo in evidenza le cause che ne hanno
determinato eventuali scostamenti.
2. Il collegio dei revisori dei conti, in particolare,
deve:
– attestare:
a) la corrispondenza dei dati riportati nel rendiconto
generale con quelli analitici desunti dalla contabilita’
generale tenuta nel corso della gestione;
b) l’esistenza delle attivita’ e passivita’ e la loro
corretta esposizione in bilancio nonche’ l’attendibilita’
delle valutazioni di bilancio;
c) la correttezza dei risultati finanziari, economici e
patrimoniali della gestione;
d) l’esattezza e la chiarezza dei dati contabili
presentati nei prospetti di bilancio e nei relativi
allegati:
– effettuare analisi e fornire informazioni in ordine
alla stabilita’ dell’equilibrio di bilancio e, in caso di
disavanzo, fornire informazioni circa la struttura dello
stesso e le prospettive di riassorbimento perche’,
comunque, venga, nel tempo, salvaguardato l’equilibrio;
– esprimere valutazioni sull’adeguatezza della
struttura organizzativa dell’ente e sul rispetto dei
principi di corretta amministrazione;
– concorrere con altri organi a cio’ deputati alla
valutazione dell’adeguatezza del sistema di controllo
interno;
– verificare l’osservanza delle norme che presiedono la
formazione, l’impostazione del rendiconto generale e della
relazione sulla gestione predisposta dall’organo di
vertice;
– proporre l’approvazione o meno del rendiconto
generale da parte degli organi a cio’ deputati sulla base
degli specifici ordinamenti dei singoli enti.
3. La proposta o meno di approvazione da parte del
collegio dei revisori si conclude con un giudizio senza
rilievi, se il rendiconto generale e’ conforme alle norme
che ne disciplinano i criteri di redazione e di valutazione
di cui all’allegato n. 14, con un giudizio con rilievi o
con un giudizio negativo.».

Titolo III Classificazione delle spese e delle entrate

Art. 14

Codifica dei provvedimenti di spesa

1. Al fine di consentire la riferibilita’ delle singole decisioni
di spesa alle articolazioni dei documenti di bilancio indicate
dall’articolo 11, le amministrazioni pubbliche sono tenute a
codificare con criteri uniformi i provvedimenti di spesa assunti
nella fase di gestione del bilancio.
2. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro
dell’economia e delle finanze, da adottare entro novanta giorni
dall’entrata in vigore del presente decreto, sono stabiliti i criteri
e le modalita’ per l’attuazione della disposizione di cui al comma 1.
Il decreto di cui al presente comma e’ pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana e nel sito del Ministero
dell’economia e delle finanze.

Titolo III Classificazione delle spese e delle entrate

Art. 15

Criteri per la specificazione e la classificazione delle entrate

1. Nei documenti di bilancio previsivi e consuntivi di cui al
presente decreto, le entrate sono ripartite in:
a) titoli, secondo la fonte di provenienza delle entrate, e sono
classificate come entrate ‘ricorrenti’ o ‘non ricorrenti’, a seconda
che si riferiscano a proventi la cui acquisizione sia prevista a
regime ovvero limitata ad uno o piu’ esercizi;
b) tipologie, definite secondo la natura delle entrate
nell’ambito di ciascuna fonte di provenienza, ai fini
dell’approvazione in termini di unita’ di voto;
c) categorie, secondo la natura dei cespiti.
2. L’ulteriore livello di disaggregazione e’ definito, con
riferimento al comune piano dei conti integrato, ai sensi del titolo
II del presente decreto, salvo quanto previsto dall’articolo 40,
comma 2, lettera d), della legge 31 dicembre 2009, n. 196.

Note all’art. 15:
Per il testo dell’art. 40, comma 2, della citata legge
n. 196 del 2009, si veda nelle note all’art. 11.

Titolo IV Amministrazioni pubbliche in regime di
contabilita’ civilistica

Art. 16

Destinatari e finalita’

1. Le societa’ e gli altri enti ed organismi tenuti al regime di
contabilita’ civilistica predispongono un budget economico.
2. Per assicurare il consolidamento ed il monitoraggio dei conti
pubblici, con decreto di natura non regolamentare del Ministro
dell’economia e delle finanze da adottarsi entro novanta giorni dalla
data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabiliti i
criteri e le modalita’ di predisposizione del documento di cui al
comma 1, ai fini della raccordabilita’ dello stesso con gli analoghi
documenti previsionali predisposti dalle amministrazioni pubbliche
che adottano la contabilita’ finanziaria. Nel medesimo decreto sono
altresi’ stabiliti i termini per la trasmissione dei dati al
Ministero dell’economia e delle finanze al fine della confluenza
nella banca dati unitaria delle amministrazioni pubbliche di cui
all’articolo 13 della legge 31 dicembre 2009, n.196. Il decreto di
cui al presente comma e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e nel sito del Ministero dell’economia e delle
finanze.
3. I soggetti di cui al comma 1 sono tenuti alla redazione di un
rendiconto finanziario in termini di liquidita’ predisposto secondo
quanto stabilito dai principi contabili nazionali emanati
dall’Organismo italiano di contabilita’.

Note all’art. 16:
Si riporta il testo dell’art. 13 della citata legge n.
196 del 2009:
«Art. 13. Banca dati delle amministrazioni pubbliche
1. Al fine di assicurare un efficace controllo e
monitoraggio degli andamenti della finanza pubblica,
nonche’ per acquisire gli elementi informativi necessari
alla ricognizione di cui all’articolo 1, comma 3, e per
dare attuazione e stabilita’ al federalismo fiscale, le
amministrazioni pubbliche provvedono a inserire in una
banca dati unitaria istituita presso il Ministero
dell’economia e delle finanze, accessibile all’ISTAT e alle
stesse amministrazioni pubbliche secondo modalita’ da
stabilire con appositi decreti del Ministro dell’economia e
delle finanze, sentiti la Conferenza permanente per il
coordinamento della finanza pubblica , l’ISTAT e il Centro
nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione
(CNIPA), i dati concernenti i bilanci di previsione, le
relative variazioni, i conti consuntivi, quelli relativi
alle operazioni gestionali, nonche’ tutte le informazioni
necessarie all’attuazione della presente legge. Con
apposita intesa in sede di Conferenza permanente per il
coordinamento della finanza pubblica sono definite le
modalita’ di accesso degli enti territoriali alla banca
dati. Con decreto del Ministro dell’economia e delle
finanze e’ individuata la struttura dipartimentale
responsabile della suddetta banca dati.
2. In apposita sezione della banca dati di cui al comma
1 sono contenuti tutti i dati necessari a dare attuazione
al federalismo fiscale. Tali dati sono messi a
disposizione, anche mediante accesso diretto, della
Commissione tecnica paritetica per l’attuazione del
federalismo fiscale e della Conferenza permanente per il
coordinamento della finanza pubblica per l’espletamento
delle attivita’ di cui agli articoli 4 e 5 della legge 5
maggio 2009, n. 42, come modificata dall’articolo 2, comma
6, della presente legge.
3. L’acquisizione dei dati avviene sulla base di
schemi, tempi e modalita’ definiti con decreto del Ministro
dell’economia e delle finanze, sentiti l’ISTAT, il CNIPA e
la Conferenza permanente per il coordinamento della finanza
pubblica relativamente agli enti territoriali.
L’acquisizione dei dati potra’ essere effettuata anche
attraverso l’interscambio di flussi informativi con altre
amministrazioni pubbliche. Anche la Banca d’Italia provvede
ad inviare per via telematica al Ministero dell’economia e
delle finanze le informazioni necessarie al monitoraggio e
al consolidamento dei conti pubblici.
4. Agli oneri derivanti dall’attuazione del presente
articolo, pari complessivamente a 10 milioni di euro per
l’anno 2010, 11 milioni di euro per l’anno 2011 e 5 milioni
di euro a decorrere dall’anno 2012, si provvede mediante
corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa
prevista dall’articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29
novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla
legge 27 dicembre 2004, n. 307, relativa al Fondo per
interventi strutturali di politica economica. Con il
medesimo decreto di cui al comma 3 possono essere stabilite
le modalita’ di ripartizione delle risorse tra le
amministrazioni preposte alla realizzazione della banca
dati.».

Titolo IV Amministrazioni pubbliche in regime di
contabilita’ civilistica

Art. 17

Tassonomia degli enti in contabilita’ civilistica

1. Al fine di consentire l’elaborazione dei conti di cassa
consolidati delle amministrazioni pubbliche in raccordo con le regole
contabili di cui al presente decreto, le societa’ e gli altri enti ed
organismi tenuti al regime di contabilita’ civilistica assicurano, in
sede di bilancio d’esercizio, la trasformazione dei dati
economico-patrimoniali in dati di natura finanziaria predisponendo un
conto consuntivo avente natura finanziaria, con le regole di
riclassificazione di cui al comma 2, in coerenza con quanto stabilito
dal Titolo II.
2. Fino all’adozione delle codifiche SIOPE di cui al comma 3, le
societa’ e gli altri enti ed organismi tenuti al regime di
contabilita’ civilistica redigono il conto consuntivo in termini di
cassa, conformandosi alle regole di riclassificazione di cui al
Titolo II. Il conto consuntivo dovra’ essere, nelle risultanze,
coerente con il rendiconto finanziario di cui all’articolo 16, comma
3. Il conto consuntivo, unitamente alle note di commento, e’
trasmesso, con modalita’ definite con decreto dirigenziale del
dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, al Ministero
dell’economia e delle finanze ai fini dell’inserimento nella banca
dati unitaria delle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 13
della legge 31 dicembre 2009, n.196.
3. In relazione alle esigenze di controllo e di monitoraggio degli
andamenti della finanza pubblica, le societa’ e gli altri enti ed
organismi tenuti al regime di contabilita’ civilistica riclassificano
i propri dati contabili attraverso la rilevazione SIOPE di cui
all’articolo 14, comma 6, della legge 31 dicembre 2009, n. 196. A
seguito dell’estensione della rilevazione SIOPE i soggetti di cui
all’articolo 16 non sono tenuti agli adempimenti relativi alla
trasmissione dei conti consuntivi, secondo le modalita’ di cui al
comma 2. Ai sensi dell’articolo 77-quater, comma 11, del
decreto-legge 25 giugno 2008, n.112, convertito, con modificazioni,
dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, i prospetti dei dati SIOPE
costituiscono un allegato obbligatorio del bilancio di esercizio. I
soggetti di cui all’articolo 16 assicurano la coerenza dei dati SIOPE
con le risultanze del rendiconto finanziario di cui all’articolo 16,
comma 3, anche attraverso operazioni di riconciliazione.
4. I collegi sindacali e di revisione vigilano sull’attuazione di
quanto previsto dal comma 2, attestando tale adempimento nella
relazione di cui all’articolo 2429 del codice civile o nella
relazione di cui all’articolo 47 del decreto del Presidente della
Repubblica 27 febbraio 2003, n. 97.

Note all’art. 17:
Per il testo dell’art. 13 della citata legge n. 196 del
2009, si veda nelle note all’art. 16.
Si riporta il testo dell’art. 14, comma 6, della citata
legge n. 196 del 2009:
«6. Le amministrazioni pubbliche, con esclusione di
quelle di cui al comma 7, trasmettono quotidianamente alla
banca dati SIOPE, tramite i propri tesorieri o cassieri, i
dati concernenti tutti gli incassi e i pagamenti
effettuati, codificati con criteri uniformi su tutto il
territorio nazionale. I tesorieri e i cassieri non possono
accettare disposizioni di pagamento prive della
codificazione uniforme. Le disposizioni del presente comma
non si applicano agli organi costituzionali.»
Si riporta il testo dell’art. 77-quater, comma 11, del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti
per lo sviluppo economico, la semplificazione, la
competitivita’, la stabilizzazione della finanza pubblica e
la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni,
dalla legge 6 agosto 2008, n. 133:
«11. Gli enti pubblici soggetti al Sistema Informativo
delle Operazioni degli Enti pubblici (SIOPE), istituito ai
sensi dell’ articolo 28, commi 3, 4 e 5, della legge 27
dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, e i
rispettivi tesorieri o cassieri non sono tenuti agli
adempimenti relativi alla trasmissione dei dati periodici
di cassa, di cui all’ articolo 30 della legge 5 agosto
1978, n. 468, e successive modificazioni. I prospetti dei
dati SIOPE e delle disponibilita’ liquide costituiscono un
allegato obbligatorio del rendiconto o del bilancio di
esercizio. Con decreto del Ministero dell’economia e delle
finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello
Stato, sono stabilite, entro sessanta giorni dalla data di
entrata in vigore della legge di conversione del presente
decreto, le relative modalita’ di attuazione. Le sanzioni
previste dagli articoli 30 e 32 della legge n. 468 del 1978
per il mancato invio dei prospetti di cassa operano per gli
enti inadempienti al SIOPE.».
Per il testo dell’art. 2429 del codice civile, si veda
nelle note all’art. 13.
Per il riferimento al testo dell’art. 47 del DPR 27
febbraio 2003, n. 97, si veda nelle note all’art. 13.

Titolo IV Amministrazioni pubbliche in regime di
contabilita’ civilistica

Art. 18

Bilancio consolidato delle amministrazioni pubbliche

1. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di
concerto con i Ministri interessati, da adottare ai sensi
dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro
centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, e’ individuato uno schema tipo di bilancio consolidato delle
amministrazioni pubbliche con le proprie aziende, societa’
partecipate ed altri organismi controllati. Nel medesimo decreto sono
stabiliti i tempi e le modalita’ per l’adozione dei bilanci
consolidati e per la loro pubblicazione.
2. Lo schema del decreto di cui al comma 1 e’ trasmesso alle Camere
per l’espressione del parere delle competenti Commissioni
parlamentari, da rendere entro trenta giorni dalla trasmissione.
Decorso tale termine, il decreto puo’ comunque essere adottato.

Note all’art. 18:
Si riporta il testo dell’art. 17, comma 3, della citata
legge n. 400 del 1988:
«3. Con decreto ministeriale possono essere adottati
regolamenti nelle materie di competenza del ministro o di
autorita’ sottordinate al ministro, quando la legge
espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per
materie di competenza di piu’ ministri, possono essere
adottati con decreti interministeriali, ferma restando la
necessita’ di apposita autorizzazione da parte della legge.
I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono
dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati
dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente
del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione.».

Titolo V Sistema di indicatori di risultato semplici,
misurabili e riferiti ai programmi di bilancio

Art. 19

Principi generali

1. Le amministrazioni pubbliche, contestualmente al bilancio di
previsione ed al bilancio consuntivo, presentano un documento
denominato ‘Piano degli indicatori e risultati attesi di bilancio’,
di seguito denominato ‘Piano’, al fine di illustrare gli obiettivi
della spesa, misurarne i risultati e monitorarne l’effettivo
andamento in termini di servizi forniti e di interventi realizzati.
2. Il Piano illustra il contenuto di ciascun programma di spesa ed
espone informazioni sintetiche relative ai principali obiettivi da
realizzare, con riferimento agli stessi programmi del bilancio per il
triennio della programmazione finanziaria, e riporta gli indicatori
individuati per quantificare tali obiettivi, nonche’ la misurazione
annuale degli stessi indicatori per monitorare i risultati
conseguiti.
3. Il Piano e’ coerente con il sistema di obiettivi ed indicatori
adottati da ciascuna amministrazione ai sensi del decreto legislativo
27 ottobre 2009, n. 150, e, per le amministrazioni centrali dello
Stato, corrisponde alle note integrative disciplinate dall’articolo
21, comma 11, lettera a), e dall’articolo 35, comma 2, della legge 31
dicembre 2009, n. 196.
4. Al fine di assicurare il consolidamento e la confrontabilita’
degli indicatori di risultato, le amministrazioni vigilanti
definiscono, per le amministrazioni pubbliche di loro competenza,
comprese le unita’ locali di cui all’articolo 1, comma 1, lettera b),
il sistema minimo di indicatori di risultato che ciascuna
amministrazione ed unita’ locale deve inserire nel proprio Piano.
Tale sistema minimo e’ stabilito con decreto del Ministro competente
d’intesa con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare
ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n.
400.

Note all’art. 19:
Il decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150
(Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di
ottimizzazione della produttivita’ del lavoro pubblico e di
efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni),
e’ pubblicato nella Gazz. Uff. 31 ottobre 2009, n. 254,
S.O.
Per il testo dell’art. 21, comma 11, della citata legge
n. 196 del 2009, si veda nelle note all’art. 11.
Si riporta il testo dell’art. 35, comma 2, della citata
legge n. 196 del 2009:
«2. Al rendiconto di cui al comma 1 e’ allegata per
ciascuna amministrazione una nota integrativa, articolata
per missioni e programmi in coerenza con le indicazioni
contenute nella nota integrativa al bilancio di previsione.
La nota integrativa al rendiconto si compone di due
sezioni:
a) la prima sezione contiene il rapporto sui risultati,
che espone l’analisi e la valutazione del grado di
realizzazione degli obiettivi indicati nella nota
integrativa di cui all’articolo 21, comma 11, lettera a),
numero 1). Ciascuna amministrazione, in coerenza con lo
schema e gli indicatori contenuti nella nota integrativa al
bilancio di previsione, illustra, con riferimento allo
scenario socioeconomico e alle priorita’ politiche, lo
stato di attuazione degli obiettivi riferiti a ciascun
programma, i risultati conseguiti e le relative risorse
utilizzate, anche con l’indicazione dei residui accertati,
motivando gli eventuali scostamenti rispetto a quanto
previsto nella nota di cui all’articolo 21, comma 11,
lettera a);
b) la seconda sezione illustra, con riferimento ai
programmi, i risultati finanziari ed espone i principali
fatti della gestione, motivando gli eventuali scostamenti
tra le previsioni iniziali di spesa e quelle finali
indicate nel rendiconto generale.».
Per il testo dell’art. 17, comma 3, della citata legge
n. 400 del 1988, si veda nelle note all’art. 18.

Titolo V Sistema di indicatori di risultato semplici,
misurabili e riferiti ai programmi di bilancio

Art. 20

Pubblicita’ del sistema di indicatori

1.Il Piano e’ pubblicato nel sito dell’amministrazione interessata
in una sezione accessibile dalla pagina principale denominata
‘trasparenza, valutazione e merito’.
2. Gli enti vigilati e le unita’ locali di cui all’articolo 19,
comma 4, trasmettono il Piano annualmente, unitamente al documento di
previsione e al bilancio consuntivo, al Ministero vigilante per il
consolidamento ed il monitoraggio degli obiettivi connessi all’azione
pubblica, nonche’ alla Commissione per la valutazione, la trasparenza
e l’integrita’ delle amministrazioni pubbliche, ai fini del
coordinamento con il piano delle performance previsto dall’articolo
10 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150.

Note all’art. 20:
Si riporta il testo dell’art. 10 del citato decreto
legislativo n. 150 del 2009:
«Art. 10. Piano della performance e Relazione sulla
performance
1. Al fine di assicurare la qualita’, comprensibilita’
ed attendibilita’ dei documenti di rappresentazione della
performance, le amministrazioni pubbliche, secondo quanto
stabilito dall’articolo 15, comma 2, lettera d), redigono
annualmente:
a) entro il 31 gennaio, un documento programmatico
triennale, denominato Piano della performance da adottare
in coerenza con i contenuti e il ciclo della programmazione
finanziaria e di bilancio, che individua gli indirizzi e
gli obiettivi strategici ed operativi e definisce, con
riferimento agli obiettivi finali ed intermedi ed alle
risorse, gli indicatori per la misurazione e la valutazione
della performance dell’amministrazione, nonche’ gli
obiettivi assegnati al personale dirigenziale ed i relativi
indicatori;
b) un documento, da adottare entro il 30 giugno,
denominato: «Relazione sulla performance» che evidenzia, a
consuntivo, con riferimento all’anno precedente, i
risultati organizzativi e individuali raggiunti rispetto ai
singoli obiettivi programmati ed alle risorse, con
rilevazione degli eventuali scostamenti, e il bilancio di
genere realizzato.
2. I documenti di cui alle lettere a) e b) del comma 1
sono immediatamente trasmessi alla Commissione di cui
all’articolo 13 e al Ministero dell’economia e delle
finanze.
3. Eventuali variazioni durante l’esercizio degli
obiettivi e degli indicatori della performance
organizzativa e individuale sono tempestivamente inserite
all’interno nel Piano della performance.
4. Per le amministrazioni dello Stato il Piano della
performance contiene la direttiva annuale del Ministro di
cui all’articolo 14 del decreto legislativo 30 marzo 2001,
n. 165.
5. In caso di mancata adozione del Piano della
performance e’ fatto divieto di erogazione della
retribuzione di risultato ai dirigenti che risultano avere
concorso alla mancata adozione del Piano, per omissione o
inerzia nell’adempimento dei propri compiti, e
l’amministrazione non puo’ procedere ad assunzioni di
personale o al conferimento di incarichi di consulenza o di
collaborazione comunque denominati.».

Titolo V Sistema di indicatori di risultato semplici,
misurabili e riferiti ai programmi di bilancio

Art. 21

Requisiti minimi del Piano degli indicatori e risultati attesi di
bilancio

1. Il Piano illustra le principali finalita’ perseguite attraverso
i programmi di spesa del bilancio in termini di livello, copertura e
qualita’ dei servizi erogati, ovvero l’impatto che i programmi di
spesa, unitamente a fattori esogeni, intendono produrre sulla
collettivita’, sul sistema economico e sul contesto di riferimento.
2. Ciascuna finalita’ e’ caratterizzata da uno o piu’ obiettivi
significativi che concorrono alla sua realizzazione. Per ciascun
programma, il Piano fornisce:
a) una descrizione sintetica degli obiettivi sottostanti, al fine
dell’individuazione dei potenziali destinatari o beneficiari del
servizio o dell’intervento, nonche’ la sua significativita’;
b) il triennio di riferimento o l’eventuale arco temporale
previsto per la sua realizzazione;
c) uno o piu’ indicatori diretti a misurare l’obiettivo ed a
monitorare la sua realizzazione.
3. Per ciascun indicatore, il Piano fornisce:
a) una definizione tecnica, idonea a specificare l’oggetto della
misurazione dell’indicatore e l’unita’ di misura di riferimento;
b) la fonte del dato, ossia il sistema informativo interno, la
rilevazione esterna, o l’istituzione dalla quale si ricavano le
informazioni necessarie al calcolo dell’indicatore, che consenta di
verificarne la misurazione;
c) il metodo o la formula applicata per il calcolo
dell’indicatore;
d) il valore ‘obiettivo’, consistente nel risultato atteso
dall’indicatore in relazione alla tempistica di realizzazione;
e) l’ultimo valore effettivamente osservato dall’indicatore.
4. Il Piano individua, inoltre, specifiche azioni avviate
dall’amministrazione per consolidare il sistema di indicatori di
risultati disponibili.

Titolo V Sistema di indicatori di risultato semplici,
misurabili e riferiti ai programmi di bilancio

Art. 22

Monitoraggio degli obiettivi e indicatori

1. Alla fine di ciascun esercizio finanziario e in accompagnamento
al bilancio consuntivo, il Piano e’ integrato con le risultanze
osservate in termini di raggiungimento dei risultati attesi e le
motivazioni degli eventuali scostamenti. I destinatari e le modalita’
di divulgazione sono disciplinate secondo i criteri stabiliti
dall’articolo 20.
2. Ai fini del monitoraggio del Piano, gli obiettivi e gli
indicatori selezionati, nonche’ i valori obiettivo per l’esercizio
finanziario di riferimento e per l’arco temporale pluriennale sono i
medesimi indicati nella fase di previsione. Il Piano e’ aggiornato in
corrispondenza di ogni nuovo esercizio di bilancio, sia tramite la
specificazione di nuovi obiettivi e indicatori, che attraverso
l’aggiornamento dei valori obiettivo e la soppressione di obiettivi
gia’ raggiunti oppure oggetto di ripianificazione.

Titolo V Sistema di indicatori di risultato semplici,
misurabili e riferiti ai programmi di bilancio

Art. 23

Ulteriori disposizioni

1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da
adottare entro il 31 dicembre 2011, sono definite le linee guida
generali per l’individuazione di criteri e metodologie per la
costruzione di un sistema di indicatori, ai fini della misurazione
dei risultati attesi dai programmi di bilancio. Con il medesimo
decreto sono individuate le modalita’ per eventuali aggiornamenti
delle stesse linee guida generali.

Titolo VI Disposizioni finali

Art. 24

Termini di approvazione dei bilanci

1. Le amministrazioni pubbliche approvano:
a) il bilancio di previsione o il budget economico entro il 31
dicembre dell’anno precedente;
b) il rendiconto o il bilancio di esercizio entro il 30 aprile
dell’anno successivo, salvo il termine previsto per il rendiconto
generale dello Stato di cui all’articolo 35, comma 1, della legge 31
dicembre, n. 196.
2. Le amministrazioni pubbliche di cui al presente decreto
trasmettono i loro bilanci preventivi, le relative variazioni ed i
bilanci consuntivi alla banca dati unitaria delle amministrazioni
pubbliche, secondo gli schemi e le modalita’ previste dall’articolo
13, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196.
3. Gli enti vigilati, i cui bilanci sono sottoposti ad approvazione
da parte dell’Amministrazione vigilante, deliberano il proprio
bilancio di previsione entro il termine del 31 ottobre dell’anno
precedente. Il rendiconto o il bilancio di esercizio degli enti di
cui al presente comma e’ deliberato entro il 30 aprile dell’anno
successivo, ed e’ approvato dall’Amministrazione vigilante competente
entro il 30 giugno.

Note all’art. 24:
Si riporta il testo dell’art. 35, comma 1, della citata
legge n. 196 del 2009:
«1. Il Ministro dell’economia e delle finanze presenta
alle Camere, entro il mese di giugno, il rendiconto
generale dell’esercizio scaduto il 31 dicembre dell’anno
precedente, articolato per missioni e programmi. Il
relativo disegno di legge e’ corredato di apposita nota
preliminare generale.».
Per il testo dell’art. 13, comma 3, della citata legge
n. 196 del 2009, si veda nella nota all’art. 16.

Titolo VI Disposizioni finali

Art. 25

Sperimentazione

1. Al fine di valutare gli effetti derivanti da un avvicinamento
tra contabilita’ finanziaria e contabilita’ economico-patrimoniale,
entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze e’
disciplinata, a partire dal 2012, una attivita’ di sperimentazione
della durata di due esercizi finanziari, avente ad oggetto la tenuta
della contabilita’ finanziaria sulla base di una nuova configurazione
del principio della competenza finanziaria, secondo la quale le
obbligazioni attive e passive giuridicamente perfezionate, che danno
luogo a entrate e spese per l’ente di riferimento, sono registrate
nelle scritture contabili con l’imputazione all’esercizio nel quale
esse vengono a scadenza, ferma restando, nel caso di attivita’ di
investimento che comporta impegni di spesa che vengono a scadenza in
piu’ esercizi finanziari, la necessita’ di predisporre la copertura
finanziaria per l’effettuazione della complessiva spesa
dell’investimento. Le amministrazioni interessate alla
sperimentazione sono individuate anche tenendo conto della
opportunita’ di verificarne, in particolare, gli effetti sulle spese
in conto capitale. Al termine del primo esercizio finanziario in cui
ha avuto luogo la sperimentazione e, successivamente, ogni sei mesi,
il Ministro dell’economia e delle finanze trasmette alle Camere una
relazione sui relativi risultati.
2. In considerazione degli esiti della sperimentazione, e’ valutata
la possibilita’ di estendere alle amministrazioni di cui all’articolo
1, comma 1, lettera a), la tenuta di una contabilita’ finanziaria
sulla base del principio di competenza finanziaria come configurato
dal comma 1.

Titolo VI Disposizioni finali

Art. 26

Disposizioni finali ed entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il 1° settembre 2011.
2. Dalla data di cui al comma 1, sono abrogate tutte le
disposizioni incompatibili con il presente decreto.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 31 maggio 2011

NAPOLITANO

Berlusconi, Presidente del Consiglio
dei Ministri

Tremonti, Ministro dell’economia e
delle finanze

Maroni, Ministro dell’interno

La Russa, Ministro della difesa

Gelmini, Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca

Sacconi, Ministro del lavoro e delle
politiche sociali

Fazio, Ministro della salute

Visto, il Guardasigilli: Alfano

DECRETO LEGISLATIVO 31 maggio 2011, n. 91 – Disposizioni recanti attuazione dell’articolo 2 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, in materia di adeguamento ed armonizzazione dei sistemi contabili. (11G0134) – (GU n. 145 del 24-6-2011

Edilone.it