Decreto Legislativo 30/12/1992 | Edilone.it

Decreto Legislativo 30/12/1992

Decreto Legislativo 30/12/1992 n. 533 - Attuazione della direttiva 91/629/CEE che stabilisce le norme minime di protezione dei suini.

Decreto Legislativo 30/12/1992 n. 533
Attuazione della direttiva
91/629/CEE che stabilisce le norme minime di protezione dei
suini.

Decreto Legislativo 30 dicembre 1992, n. 533 (Attuazione
della direttiva 91/629/CEE)
modificato e integrato dal Decreto
Legislativo 1° settembre 1998, n. 533 (Attuazione della direttiva
97/2/CEE)

Le modifiche apportate dal D. Lgs 388/98 sono segnalate
con l’inserimento del testo cambiato in parentesi quadre precedute da
un asterisco: *[ ].
Le sostituzioni e integrazioni sono segnalate con
l’inserimento del testo fra parentesi quadre precedute da due
asterischi: **[ ].

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli
articoli 76 e 87 della Costituzione;
Visto l’art. 17 della legge 19
dicembre 1992, n. 489, recante delega al Governo per l’attuazione
della
direttiva 91/629/CEE del Consiglio del 19 novembre 1991;
Vista
la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata
nella riunione del 23 dicembre 1992;
Vista la deliberazione del
Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 30 dicembre
1992;
Sulla proposta dei Ministri per il coordinamento delle politiche
comunitarie e per gli affari regionali e della sanità, di concerto con
i Ministri degli affari esteri, di grazia e giustizia e del tesoro
[correzione pubblicata su G. U del 4 maggio 1994, n. 102],

Emana

il seguente decreto legislativo:

Art. 1

1. Il presente decreto
stabilisce i requisiti minimi che devono essere previsti negli
allevamenti per la protezione dei vitelli.

Art. 2

1. Ai fini del
presente decreto si intende per:
a) “vitello”: un animale della specie
bovina di età inferiore a sei mesi;
b) “autorità competente”: il
Ministero della sanità come previsto dall’art. 9.

Art. 3

1. A
decorrere dal 1° gennaio 1994 e per un periodo transitorio di quattro
anni, tutte le aziende di
nuova costruzione o ristrutturate e
attivate per la prima volta dopo tale data, devono soddisfare ai

seguenti requisiti minimi:
i vitelli stabulati in gruppo devono poter
disporre di uno spazio libero di m² 1,5 per ogni capo di kg
150 di
peso vivo, sufficiente a consentire loro di voltarsi e di sdraiarsi
senza alcun impedimento;
i recinti o le poste, nel caso in cui i
vitelli siano stabulati in recinti individuali o vincolati alla posta,

devono essere costruiti con pareti perforate e devono avere una
larghezza non inferiore a cm 90, più o meno il 10%, oppure a 0,80
volte l’altezza del garrese.
2. Le disposizioni di cui al paragrafo 1
non si applicano alle aziende con meno di sei vitelli.
3. **[A
decorrere dal 1° gennaio 1998, tutte le aziende di nuova costruzione o
ristrutturate e tutte le
aziende che entrano in funzione per la prima
volta dopo tale data, devono rispettare le seguenti
prescrizioni:
a)
nessun vitello di età superiore alle otto settimane deve essere
rinchiuso in un recinto individuale,
a meno che un veterinario non
abbia certificato che il suo stato di salute o il suo comportamento
esiga che sia isolato dal gruppo al fine di essere sottoposto ad un
trattamento diagnostico e terapeutico. La larghezza del recinto
individuale deve essere almeno pari all’altezza al garrese del
vitello, misurata quando l’animale è in posizione eretta, e la
lunghezza deve essere almeno pari alla lunghezza del vitello, misurata
dalla punta del naso all’estremità caudale della tuberosità ischiatica
e moltiplicata per 1,1.
1. Ogni recinto individuale per vitelli, salvo
quelli destinati ad isolare gli animali malati, non deve avere muri
compatti, ma pareti divisorie traforate che consentano un contatto
diretto, visivo e tattile tra i vitelli;
b) per i vitelli allevati in
gruppo, lo spazio libero disponibile per ciascun vitello deve essere
pari ad
almeno 1,5 metri quadrati per ogni vitello di peso vivo
inferiore a 150 chilogrammi, ad almeno 1,7 metri quadrati per ogni
vitello di peso vivo superiore a 150 chilogrammi e inferiore a 220
chilogrammi e ad almeno 1,8 metri quadrati per ogni vitello di peso
vivo superiore a 220 chilogrammi].
3-bis. **[Le prescrizioni di cui al
comma 3, lettere a) e b), non si applicano alle aziende con meno di
sei vitelli e ai vitelli mantenuti presso la madre ai fini
dell’allattamento].
3-ter. **[A decorrere dal 31 dicembre 2006, le
prescrizioni di cui al comma 3, lettere a) e b), si
applicano a tutte
le aziende comprese quelle di cui al comma 3-bis ].
4. La durata di
utilizzazione degli impianti costruiti prima del 1° gennaio 1994 e che
non soddisfano i requisiti di cui al paragrafo 1, è determinata dal
Ministero della sanità sulla base dei risultati delle
ispezioni
previste all’art. 6, paragrafo 1, ma, comunque, non può, in ogni caso,
superare il periodo di cinque anni dal predetto termine.
5. SOPPRESSO:
[La durata di utilizzazione degli impianti costruiti durante il
periodo transitorio conformemente al paragrafo 1, in nessun caso può
superare la data del 31 dicembre 2007].

**[NORMA TRANSITORIA
inserita dal D. Lgs. 331/1998, art 2:
Le aziende di nuova costruzione
o ristrutturate e le aziende che entrano in funzione per la prima
volta dopo il 1° gennaio 1998 si adeguano alle prescrizioni di cui
all’articolo 3, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.
533, come sostituito dall’articolo 1, entro tre mesi dalla data di
entrata in vigore del presente decreto.

Art. 4

1. Il Ministero
della sanità, coordina la vigilanza sugli allevamenti, perché siano
realizzate condizioni dei vitelli conformi alle disposizioni del
presente decreto.

Art. 5

1. Le prescrizioni contenute
nell’allegato al presente decreto possono essere modificate, ove sia

necessario al fine di tener conto dei progressi scientifici in
materia, secondo le procedure comunitarie e fatta salva l’adozione di
misure più severe.

Art. 6

1. Il Ministero della sanità, sentita
la conferenza delle Regioni, adotta piani di ispezioni che siano

effettuate dal Ministero stesso, dalle autorità regionali e locali e
dalle Unità sanitarie locali al fine di
accertare l’osservanza delle
disposizioni del presente decreto e del suo allegato; tali ispezioni
possono essere effettuate anche in concomitanza di controlli
realizzati per altri fini, prendendo in considerazione per ogni anno
un campione statisticamente rappresentativo dei vari sistemi di
allevamento.
2. Ogni due anni, prima dell’ultimo giorno feriale del
mese di aprile e per la prima volta entro il 30
aprile 1996, il
Ministero della sanità informa la Commissione delle Comunità Europee
in merito ai
risultati delle ispezioni effettuate nei due anni
precedenti, nonché in merito al numero delle ispezioni effettuate in
rapporto al numero di aziende in attività su tutto il territorio
nazionale.

Art. 7

1. Gli animali in importazione, provenienti da
Paesi terzi, devono essere accompagnati da un
certificato rilasciato
dalla competente autorità del Paese di provenienza che attesti che i
medesimi
hanno ricevuto un trattamento almeno equivalente a quello
accordato agli animali di origine
comunitaria, quale quello previsto
dal presente decreto.

Art. 8

1. Il Ministero della sanità presta
tutta la necessaria assistenza agli esperti veterinari inviati dalla

Commissione delle Comunità Europee al fine di verificare il rispetto
e l’applicazione uniforme su tutto il territorio nazionale dei criteri
minimi comuni per la protezione dei vitelli di allevamento.
2. Il
Ministero della sanità adotta i provvedimenti ritenuti necessari in
conseguenza della notifica dei risultati del controllo degli esperti
di cui al comma 1.

Art. 9

1. Il Ministero della sanità con
proprio regolamento adotta norme integrative e di applicazione del

presente decreto e dispone le verifiche necessarie perché siano
ammessi agli scambi soltanto animali trattati conformemente alle
presenti disposizioni.
2. Le regioni a statuto ordinario ed a statuto
speciale e le province autonome di Trento e Bolzano
possono prevedere
o mantenere norme più severe e stabilire le relative sanzioni
pecuniarie
amministrative, informandone il Ministero della sanità.
3.
Ferma restando la competenza generale del Comune a vigilare sul
rispetto delle norme di
protezione degli animali anche tramite le
guardie zoofile delle associazioni di volontariato, fatte salve le
competenze per la vigilanza sulle violazioni all’art. 727 del Codice
penale, le Unità sanitarie locali nell’ambito della vigilanza di cui
all’art. 6, lettera u), della legge 23 dicembre 1978, n. 833,

controllano l’applicazione delle disposizioni del presente
decreto.
4. Il Ministero della sanità comunica alla Commissione le
disposizioni più severe adottate anche in
applicazione delle
raccomandazioni del Consiglio d’Europa e delle disposizioni della
legge 14 ottobre 1985, n. 623,

Art. 10

1. Nei primi tre anni
dall’entrata in vigore del presente decreto, i posti vacanti del
personale dei
servizi veterinari centrali, regionali e delle Unità
sanitarie locali sono coperti anche attraverso la
mobilità, per
ragioni di servizio, fra gli uffici interessati.
2. Nelle more della
definizione normativa sulla mobilità questa si attua attraverso un
piano adottato
dal Ministro della sanità di concerto con la
Conferenza delle Regioni.
3. [COMMA ABROGATO dall’art. 74 del D. Lgs.
3 febbraio 1993, n. 29, fatti salvi i concorsi banditi alla data di
entrata in vigore dello stesso decreto: Ai fini degli indilazionabili
adempimenti degli obblighi comunitari, nell’ambito delle vigenti
dotazioni organiche, i posti delle qualifiche di primo dirigente non
conferiti alla data di entrata in vigore della presente legge, ferme
restando le decorrenze annuali di cui all’art. 6 della legge 10 luglio
1984, n. 301, sono coperti con le modalità di cui all’art. 1 della
legge 30 settembre 1978, n. 583; i posti delle qualifiche di dirigente
superiore, non conferiti alla data di entrata in vigore della presente
legge, ferme restando le dec…

[Continua nel file zip allegato]

Decreto Legislativo 30/12/1992

Edilone.it