DECRETO LEGISLATIVO 19 agosto 2005, n.214 | Edilone.it

DECRETO LEGISLATIVO 19 agosto 2005, n.214

DECRETO LEGISLATIVO 19 agosto 2005, n.214 - Attuazione della direttiva 2002/89/CE concernente le misure di protezione contro l'introduzione e la diffusione nella Comunita' di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali. (GU n. 248 del 24-10-2005- Suppl. Ordinario n.169)

DECRETO LEGISLATIVO 19 agosto 2005, n.214

Attuazione della
direttiva 2002/89/CE concernente le misure di
protezione contro
l’introduzione e la diffusione nella Comunita’ di
organismi nocivi ai
vegetali o ai prodotti vegetali.

Titolo I
DISPOSIZIONI GENERALI

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76 e
87 della Costituzione;
Vista la legge 31 ottobre 2003, n.
306, ed in particolare
l’articolo 1, commi 1 e 3, e l’allegato
«B»;
Vista la direttiva 2002/89/CE del Consiglio, del 28 novembre
2002,
che modifica la direttiva 2000/29/CE concernente le
misure di
protezione contro l’introduzione nella Comunita’ di
organismi nocivi
ai vegetali o ai prodotti vegetali e contro la loro
diffusione nella
Comunita’;
Vista la direttiva 2000/29/CE del
Consiglio, del-l’8 maggio 2000,
concernente le misure di
protezione contro l’introduzione nella
Comunita’ di organismi
nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali e
contro la loro
diffusione nella Comunita’, e successive
modificazioni;

Vista la legge 18 giugno 1931, n. 987, e successive modificazioni;

Visto il regolamento per l’applicazione della legge 18 giugno 1931,
n.
987, approvato con regio decreto 12 ottobre 1933, n. 1700,
e
successive modificazioni;
Vista la direttiva 95/44/CE della
Commissione, del 26 luglio 1995,
che stabilisce le condizioni alle
quali taluni organismi nocivi ai
vegetali o ai prodotti vegetali
e altri prodotti possono essere
introdotti o trasferiti da un
luogo all’altro nella Comunita’ o in
talune sue zone protette per
prove o scopi scientifici e per lavori
di selezione varietale;
Vista
la direttiva 2001/32/CE della Commissione, dell’8 maggio
2001,
relativa al riconoscimento di zone protette esposte
a
particolari rischi in campo fitosanitario nella Comunita’ e
che
abroga la direttiva 92/76/CEE;
Vista l’adesione dell’Italia
dal 1° gennaio 1948, all’Accordo
generale sulle tariffe doganali ed
il commercio (General Agreement on
Tariffs and Trade – GATT)
e successivamente sostituito
dall’Organizzazione mondiale del
commercio (World Trade Organization
– WTO) dal 1° gennaio 1995;

Visto il regolamento (CEE) n. 1262/84 del Consiglio, del 10
aprile
1984, relativo alla conclusione della Convenzione
internazionale
sull’armonizzazione dei controlli delle merci alle
frontiere, ed in
particolare l’allegato 4;
Visto il regolamento
(CEE) n. 2913/92 del Consiglio, del 12 ottobre
1992, che istituisce il
codice doganale comunitario;
Visto il decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 536, relativo
all’attuazione della direttiva
91/683/CEE del Consiglio, del
19 dicembre 1991, concernente le
misure di protezione contro
l’introduzione negli Stati membri di
organismi nocivi ai vegetali ed
ai prodotti vegetali;
Visto il
decreto del Ministro delle risorse agricole, alimentari e
forestali
in data 31 gennaio 1996, pubblicato nel supplemento
ordinario
n. 33 alla Gazzetta Ufficiale n. 41 del 19 febbraio 1996,
concernente
le misure di protezione contro l’introduzione e la
diffusione
nel territorio della Repubblica italiana degli organismi
nocivi ai
vegetali o ai prodotti vegetali e successive modificazioni;
Visto
il decreto del Ministro delle risorse agricole, alimentari e
forestali
in data 6 marzo 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
n. 67
del 20 marzo 1996, che recepisce le direttive 95/65/CE e
95/66/CE
della Commissione, del 14 dicembre 1995, concernente
le
modificazioni degli allegati al citato decreto in data 31
gennaio
1996;
Visto il decreto del Ministro delle risorse agricole,
alimentari e
forestali in data 19 febbraio 1997, pubblicato
nella Gazzetta
Ufficiale n. 69 del 24 marzo 1997, che
recepisce la direttiva
96/78/CE della Commissione, del 6 dicembre
1996, concernente le
modificazioni degli allegati al citato
decreto in data 31 gennaio
1996;
Visto il decreto del Ministro
per le politiche agricole in data
27 novembre 1997, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 2 del
3 gennaio 1998, che recepisce le
direttive della Commissione 96/14/CE
del 12 marzo 1996, 96/15/CE
del 14 marzo 1996, 96/76/CE del
29 novembre 1996 e 97/14/CE del
21 marzo 1997, che modificano alcuni
allegati della direttiva
77/93/CEE del Consiglio, nonche’ la
direttiva 92/76/CEE,
relativa al riconoscimento di zone protette
esposte a particolari
rischi in campo fitosanitario nella Comunita’;
Visto il decreto
del Ministro per le politiche agricole in data
13 febbraio 1998,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 72 del
27 marzo 1998, che
recepisce la direttiva della Commissione 97/46/CE
del 25 luglio 1997
che modifica la direttiva 95/44/CE che stabilisce
le condizioni alle
quali taluni organismi nocivi, vegetali, prodotti
vegetali e altri
prodotti elencati negli allegati I, II, III, IV e V
della direttiva
77/93/CEE del Consiglio possono essere introdotti o
trasferiti da un
luogo all’altro nella Comunita’ o in talune sue zone
protette per
prove o scopi scientifici e per lavori di selezione
varietale;

Visto il decreto del Ministro per le politiche agricole e forestali
in
data 9 luglio 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 217 del
17
settembre 1998, che recepisce le direttive della
Commissione
98/1/CE e 98/2/CE dell’8 gennaio 1998, che modificano
alcuni allegati
della direttiva 77/93/CEE del Consiglio,
concernente le misure di
protezione contro l’introduzione e la
diffusione nella Comunita’ di
organismi nocivi ai vegetali e prodotti
vegetali;
Visto il decreto del Ministro per le politiche
agricole in data
19 ottobre 1998, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 292 del
15 dicembre 1998, che recepisce la direttiva
della Commissione n.
98/22/CE del 15 aprile 1998, che fissa le
condizioni minime per
l’esecuzione di controlli fitosanitari nella
Comunita’, presso posti
di ispezione diversi da quelli del luogo
di destinazione, per
vegetali, prodotti vegetali ed altre voci
in provenienza da Paesi
terzi;
Visto il decreto del Ministro per
le politiche agricole in data
8 luglio 1999, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 176 del
29 luglio 1999, che recepisce
la direttiva 1999/53/CE della
Commissione del 26 maggio 1999,
che modifica l’allegato III della
direttiva 77/93/CEE del
Consiglio, concernente le misure di
protezione contro
l’introduzione nella Comunita’ di organismi nocivi
ai vegetali e
prodotti vegetali;
Visto il decreto del Ministro delle politiche
agricole e forestali
in data 4 agosto 2001, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 232 del
5 ottobre 2001, che modifica gli allegati al
citato decreto in data
31 gennaio 1996, concernente misure di
protezione contro
l’introduzione e la diffusione nel
territorio della Repubblica
italiana di organismi nocivi ai
vegetali o ai prodotti vegetali:
recepimento delle direttive della
Commissione 2001/32/CE e 2001/33/CE
dell’8 maggio 2001 che
modificano taluni allegati della direttiva
2000/29/CE del Consiglio;

Visto il decreto del Ministro delle politiche agricole e
forestali
in data 3 giugno 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
n. 225 del
25 settembre 2002, che modifica gli allegati al citato
decreto in
data 31 gennaio 1996, concernente misure di
protezione contro
l’introduzione e la diffusione nel territorio
della Repubblica
italiana di organismi nocivi ai vegetali o ai
prodotti vegetali;
recepimento delle direttive della Commissione
2002/28/CE e 2002/29/CE
del 19 marzo 2002, che modificano taluni
allegati della direttiva
2000/29/CE del Consiglio;
Visto il decreto
del Ministro delle politiche agricole e forestali
in data 17 marzo
2003, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 89 del
16 febbraio 2003,
che modifica gli allegati al citato decreto in data
31 gennaio
1996, concernente misure di protezione contro
l’introduzione
e la diffusione nel territorio della Repubblica
italiana di
organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali;
recepimento
della direttiva della Commissione 2002/36/CE del
29 aprile
2002 che modifica taluni allegati della direttiva
2000/29/CE
del Consiglio;
Visto il decreto del Ministro delle politiche
agricole e forestali
in data 14 luglio 2003, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 207
del 14 luglio 2003, che modifica gli
allegati al citato decreto in
data 31 gennaio 1996, concernente
misure di protezione contro
l’introduzione e la diffusione nel
territorio della Repubblica
italiana di organismi nocivi ai
vegetali o ai prodotti vegetali;
recepimento delle direttive della
Commissione 2003/21/CE e 2003/22/CE
del 24 marzo 2003 che modificano
taluni allegati della direttiva n.
2000/29/CE del Consiglio;
Visto
il decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali
in data
22 settembre 2003, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 9
del 13
gennaio 2004, che modifica gli allegati al citato decreto in
data
31 gennaio 1996, concernente misure di protezione
contro
l’introduzione e la diffusione nel territorio della
Repubblica
italiana di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti
vegetali;
recepimento delle direttive della Commissione 2003/46/CE e
2003/47/CE
del 4 giugno 2003 che modificano taluni allegati della
direttiva
2000/29/CE del Consiglio;
Visto il decreto del Ministro
delle politiche agricole e forestali
in data 31 marzo 2004, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 147 del
25 giugno 2004, che modifica
gli allegati al citato decreto
31 gennaio 1996, concernente
misure di protezione contro
l’introduzione e la diffusione
nel territorio della Repubblica
italiana di organismi nocivi ai
vegetali o ai prodotti vegetali;
recepimento della direttiva
della Commissione 2003/116/CE del
4 dicembre 2003 che
modifica taluni allegati della direttiva
2000/29/CE del Consiglio;

Visto il decreto del Ministro delle politiche agricole e
forestali
in data 20 luglio 2004, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 234
del 5 ottobre 2004, che modifica gli allegati al
citato decreto in
data 31 gennaio 1996, concernente misure di
protezione contro
l’introduzione e la diffusione nel territorio
della Repubblica
italiana di organismi nocivi ai vegetali o ai
prodotti vegetali;
recepimento della direttiva della Commissione
2004/31/CE del 17 marzo
2004 che modifica taluni allegati della
direttiva 2000/29/CE del
Consiglio e della direttiva n. 2004/32/CE del
17 marzo 2004, relativa
alla modifica della direttiva 2001/32/CE per
quanto riguarda alcune
zone protette esposte a particolari rischi
in campo fitosanitario
nella Comunita’;
Visto il decreto del
Ministro delle politiche agricole e forestali
in data 11 gennaio
2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 80
del 7 aprile 2005,
che modifica gli allegati al citato decreto in
data 31 gennaio
1996, concernente misure di protezione contro
l’introduzione e
la diffusione nel territorio della Repubblica
italiana di
organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali;
recepimento
della direttiva della Commissione 2004/70/CE del
28 aprile
2004 e della direttiva n. 2004/102/CE del 5 ottobre 2004,
che
modificano la direttiva 2000/29/CE del Consiglio;
Vista la
preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata
nella riunione del 20 maggio 2005;
Acquisito il parere della
Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano;
Acquisiti i pareri
delle competenti Commissioni della Camera dei
deputati e del Senato
della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei
Ministri, adottata nella
riunione del 29 luglio 2005;
Sulla
proposta del Ministro per le politiche comunitarie e del
Ministro
delle politiche agricole e forestali, di concerto con i
Ministri
degli affari esteri, della giustizia, dell’economia e delle
finanze,
della salute e per gli affari regionali;

E m a n a
il seguente decreto legislativo:

Art. 1.
Finalita’ della
normativa
1. Il presente decreto ha per oggetto:
a) le misure
di protezione contro l’introduzione e la diffusione
nel territorio
della Repubblica italiana di organismi nocivi ai
vegetali o ai
prodotti vegetali che rientrano, in base al criterio
della
prevalenza, nella materia della profilassi internazionale di
cui
all’articolo 117, comma secondo, lettera q), della Costituzione;

b) l’attuazione della direttiva 2002/89/CE del Consiglio, del
28
novembre 2002, che modifica la direttiva 2000/29/CE del
Consiglio,
dell’8 maggio 2000;
c) l’attuazione della
Convenzione internazionale per la
protezione delle piante (CIPV)
ed il relativo modello di «certificato
fitosanitario» e «certificato
fitosanitario di riesportazione» o i
loro equivalenti elettronici.

Avvertenza:
Il testo delle
note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione
competente per materia, ai sensi
dell’art. 10, commi
2 e 3 del testo unico delle
disposizioni sulla
promulgazione delle leggi,
sull’emanazione dei
decreti del Presidente della Repubblica
e sulle
pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato
con decreto del Presidente della Repubblica
28
dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la

lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali

e’ operato il rinvio. Restano invariati il valore e

l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti. Per

le direttive CEE vengono forniti gli estremi di

pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita’

europee (GUCE).
Note alle premesse:
– L’art.
76 della Costituzione stabilisce che
l’esercizio
della funzione legislativa non puo’ essere
delegato al
Governo se non con determinazione di principi e
criteri
direttivi e soltanto per tempo limitato e per
oggetti
definiti.
– L’art. 87 della Costituzione conferisce, tra
l’altro,
al Presidente della Repubblica il potere di
promulgare le
leggi e di emanare i decreti aventi valore
di legge ed i
regolamenti.
– Si riporta il
testo dell’art. 1, commi 1 e 3, e
l’allegato B della
legge 31ottobre 2003, n 306
(Disposizioni per
l’adempimento di obblighi derivanti
dall’appartenenza
dell’Italia alle Comunita’ europee. Legge
comunitaria
2003), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
15 novembre
2003, n. 266, supplemento ordinario:
«Art. 1 (Delega
al Governo per l’attuazione di
direttive comunitarie).
– 1. Il Governo e’ delegato ad
adottare, entro il
termine di diciotto mesi dalla data di
entrata in vigore
della presente legge, i decreti
legislativi recanti le
norme occorrenti per dare attuazione
alle direttive
comprese negli elenchi di cui agli allegati
A e B.

2. (Omissis).
3. Gli schemi dei decreti
legislativi recanti
attuazione delle direttive comprese
nell’elenco di cui
all’allegato B, nonche’, qualora sia
previsto il ricorso a
sanzioni penali, quelli relativi
all’attuazione delle
direttive elencate nell’allegato A,
sono trasmessi, dopo
l’acquisizione degli altri pareri
previsti dalla legge,
alla Camera dei deputati e al
Senato della Repubblica
perche’ su di essi sia espresso
entro quaranta giorni dalla
data di trasmissione, il
parere dei competenti organi
parlamentari. Decorso tale
termine i decreti sono emanati
anche in mancanza del
parere. Qualora il termine previsto
per il parere dei
competenti organi parlamentari scada nei
trenta giorni
che precedono la scadenza dei termini
previsti ai
commi 1 o 4 o successivamente, questi ultimi
sono prorogati
di novanta giorni.».

“Allegato B

(Art. 1, commi 1 e 3)
96/61/CE del Consiglio, del 24
settembre 1996, sulla
prevenzione e la riduzione integrate
dell’inquinamento.
1999/22/CE del Consiglio, del 29
marzo 1999, relativa
alla custodia degli animali
selvatici nei giardini
zoologici.
1999/63/CE
del Consiglio, del 21 giugno 1999, relativa
all’accordo
sull’organizzazione dell’orario di lavoro della
gente di
mare concluso dall’Associazione armatori della
Comunita’
europea (ECSA) e dalla Federazione dei sindacati
dei
trasportatori dell’Unione europea (FST).
2000/60/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del
23 ottobre 2000,
che istituisce un quadro per l’azione
comunitaria in
materia di acque.
2000/76/CE del Parlamento europeo e
del Consiglio, del
4 dicembre 2000, sull’incenerimento dei
rifiuti.
2000/79/CE del Consiglio, del 27
novembre 2000,
relativa all’attuazione
dell’accordo europeo
sull’organizzazione dell’orario
di lavoro del personale di
volo nell’aviazione civile
concluso da Association of
European Airlines (AEA),
European Transport Workers’
Federation (ETF), European
Cockpit Association (ECA),
European Regions Airline
Association (ERA) e International
Air Carrier Association
(IACA).
2001/16/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del
19 marzo 2001, relativa
all’interoperabilita’ del sistema
ferroviario transeuropeo
convenzionale.
2001/86/CE del Consiglio, dell’8
ottobre 2001, che
completa lo Statuto della Societa’
europea per quanto
riguarda il coinvolgimento dei
lavoratori.
2002/30/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del
26 marzo 2002, che istituisce norme e
procedure per
l’introduzione di restrizioni operative
ai fini del
contenimento del rumore negli aeroporti della
Comunita’.
2002/44/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del
25 giugno 2002, sulle prescrizioni minime di
sicurezza e di
salute relative all’esposizione dei
lavoratori ai rischi
derivanti dagli agenti fisici
(vibrazioni) (sedicesima
direttiva particolare ai sensi
dell’art. 16, paragrafo 1,
della direttiva 89/391/CEE).

2002/49/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del

25 giugno 2002, relativa alla determinazione e alla

gestione del rumore ambientale.
2002/58/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del
12 luglio 2002,
relativa al trattamento dei dati personali
e alla tutela
della vita privata nel settore delle
comunicazioni
elettroniche (direttiva relativa alla vita
privata e alle
comunicazioni elettroniche).
2002/65/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del
23 settembre 2002,
concernente la commercializzazione a
distanza di
servizi finanziari ai consumatori e che
modifica la
direttiva 90/619/CEE del Consiglio e le
direttive
97/7/CE e 98/27/CE.
2002/73/CE del Parlamento europeo e
del Consiglio, del
23 settembre 2002, che modifica la
direttiva 76/207/CEE del
Consiglio relativa
all’attuazione del principio della
parita’ di trattamento
tra gli uomini e le donne per quanto
riguarda l’accesso al
lavoro, alla formazione e alla
promozione professionali
e le condizioni di lavoro.
2002/74/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del
23 settembre 2002, che modifica
la direttiva 80/987/CEE del
Consiglio concernente il
ravvicinamento delle legislazioni
degli Stati membri
relative alla tutela dei lavoratori
subordinati in caso di
insolvenza del datore di lavoro.
2002/84/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del
5 novembre 2002,
che modifica le direttive in materia di
sicurezza
marittima e di prevenzione dell’inquinamento
provocato
dalle navi.
2002/87/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del
16 dicembre 2002, relativa alla vigilanza
supplementare
sugli enti creditizi, sulle imprese di
assicurazione e
sulle imprese di investimento
appartenenti ad un
conglomerato finanziario e che
modifica le direttive
73/239/CEE, 79/267/CEE, 92/49/CEE,
92/96/CEE, 93/6/CEE e
93/22/CEE del Consiglio e le
direttive 98/78/CE e
2000/12/CE del Parlamento europeo e
del Consiglio.
2002/89/CE del Consiglio, del 28
novembre 2002, che
modifica la direttiva 2000/29/CE
concernente le misure di
protezione contro
l’introduzione nella Comunita’ di
organismi nocivi ai
vegetali o ai prodotti vegetali e
contro la loro
diffusione nella Comunita’.
2002/90/CE del Consiglio,
del 28 novembre 2002, volta a
definire il favoreggiamento
dell’ingresso, del transito e
del soggiorno illegali.

2002/92/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del

9 dicembre 2002, sulla intermediazione assicurativa.

2002/95/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
27
gennaio 2003, sulla restrizione dell’uso di determinate

sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed

elettroniche.
2002/96/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del
27 gennaio 2003, sui rifiuti di
apparecchiature elettriche
ed elettroniche (RAEE).

2003/4/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del

28 gennaio 2003, sull’accesso del pubblico all’informazione

ambientale e che abroga la direttiva 90/313/CEE del

Consiglio, del 7 giugno 1990.
2003/6/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del
28 gennaio 2003, relativa
all’abuso di informazioni
privilegiate e alla
manipolazione del mercato (abusi di
mercato).

2003/17/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
3
marzo 2003, che modifica la direttiva 98/70/CE relativa

alla qualita’ della benzina e del combustibile diesel.

2003/24/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
14
aprile 2003, che modifica la direttiva 98/18/CE del

Consiglio, del 17 marzo 1998, relativa alle disposizioni e

norme di sicurezza per le navi da passeggeri.
2003/25/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio, del
14 aprile
2003, concernente requisiti specifici di
stabilita’
per le navi ro/ro da passeggeri.
2003/33/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del
26 maggio 2003,
sul ravvicinamento delle disposizioni
legislative,
regolamentari e amministrative degli Stati
membri in
materia di pubblicita’ e di sponsorizzazione a
favore dei
prodotti del tabacco.
2003/43/CE del Consiglio, del 26
maggio 2003, recante
modifica della direttiva 88/407/CEE
che stabilisce le
esigenze di polizia sanitaria
applicabili agli scambi
intracomunitari e alle
importazioni di sperma di animali
della specie bovina.

2003/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del

16 giugno 2003, che modifica la direttiva 94/25/CE sul

ravvicinamento delle disposizioni legislative,

regolamentari e amministrative degli Stati membri

riguardanti le imbarcazioni da diporto.
2003/50/CE del
Consiglio, dell’11 giugno 2003, che
modifica la
direttiva 91/68/CEE per quanto riguarda il
rafforzamento
dei controlli sui movimenti di ovini e
caprini.».

– La direttiva 2002/89/CE e’ pubblicata nella GUCE n. L

355 del 30 dicembre 2002. – La direttiva 2000/29/CE e’

pubblicata nella GUCE n. L 169 del 10 luglio 2000.

La legge 18 giugno 1931, n. 987 (Disposizioni per la
difesa
delle piante coltivate e dei prodotti agrari dalle
cause
nemiche e sui relativi servizi), e’ pubblicata nella

Gazzetta Ufficiale 24 agosto 1931, n. 194.
– Il regio
decreto 12 ottobre 1933, n. 1700, reca:
«Approvazione
del regolamento per l’applicazione della
legge 18 giugno
1931, n. 987».
– La direttiva 95/44/CE e’ pubblicata
nella GUCE n. L
184 del 3 agosto 1995.
– La
direttiva 2001/32/CE e’ pubblicata nella GUCE n. L
127 del 9
maggio 2001.
– La direttiva 92/76/CEE e’ pubblicata
nella GUCE n. L
305 del 21 ottobre 1992.
– Il
regolamento (CEE) n. 1262/84 e’ pubblicato nella
GUCE n. L
126 del 12 maggio 1984.
– Il regolamento (CEE) n.
2913/92 e’ pubblicato nella
GUCE n. L 302 del 19 ottobre
1992.
– La direttiva n. 91/683/CEE, e’ pubblicata nella
GUCE
n. L 376 del 31 dicembre 1991.
– La
direttiva 95/65/CE e’ pubblicata nella GUCE n. L
308 del 21
dicembre 1995.
– La direttiva 95/66/CE e’ pubblicata
nella GUCE n. L
308 del 21 dicembre 1995.
– La
direttiva 96/78/CE e’ pubblicata nella GUCE n. L
321 del
12 dicembre 1996.
– La direttiva 96/14/CE e’
pubblicata nella GUCE n. L
68 del 19 marzo 1996.

– La direttiva 96/15/CE e’ pubblicata nella GUCE n. L
70
del 20 marzo 1996.
– La direttiva 96/76/CE e’
pubblicata nella GUCE n. L
317 del 6 dicembre 1996

– La direttiva 97/14/CE e’ pubblicata nella GUCE n. L

87 del 2 aprile 1997.
– La direttiva 77/93/CEE e’
pubblicata nella GUCE n. L
26 del 31 gennaio 1977.

– La direttiva 97/46/CE e’ pubblicata nella GUCE n. L

204 del 31 luglio 1997.
– La direttiva 95/44/CE e’
pubblicata nella GUCE n. L
184 del 3 agosto 1995.

– Le direttive 98/1/CE e 98/2/CE sono pubblicate nella

GUCE n. L 15 del 21 gennaio 1998.
– La direttiva
98/2/CE e’ pubblicata nella GUCE n. L
126 del 28 aprile
1998.
– La direttiva 1999/53/CE e’ pubblicata nella GUCE
n. L
142 del 5 giugno 1999.
– La direttiva
2001/33/CE e’ pubblicata nella GUCE n. L
127 del 9 maggio
2001.
– La direttive n. 2002/28/CE e 2002/29/CE
sono
pubblicate nella GUCE n. L 77 del 20 marzo 2002.

– La direttiva 2002/36/CE e’ pubblicata nella GUCE n. L

116 del 3 maggio 2002.
– La direttiva 2003/21/CE e’
pubblicata nella GUCE n. L
78 del 28 marzo 2003.

– La direttiva 2003/22/CE e’ pubblicata nella GUCE n. L
78
del 25 marzo 2003.
– Le direttive 2003/46/CE e
2003/47/CE sono pubblicate
nella GUCE n. L 138 del 5 giugno
2003.
– La direttiva 2003/116/CE e’ pubblicata nella
GUCE n.
L 321 del 6 dicembre 2003.
– Le
direttive 2004/31/CE e 2004/32/CE sono pubblicate
nella GUCE
n. L 85 del 23 marzo 2004.
– La direttiva 2004/70/CE e’
pubblicata nella GUCE n. L
127 del 29 aprile 2004.

– La direttiva 2004/102/CE e’ pubblicata nella GUCE n.

L 309 del 6 ottobre 2004.
Nota all’art. 1:

Per le direttive 2002/89/CE e 2000/29/CE, vedi note
alle
premesse.

Art. 2.

Definizioni
1. Ai sensi del presente decreto si
intende per:
a) vegetali:
1) le piante vive;
2) le
parti di piante vive che comprendono:
a) i frutti, in senso
botanico, diversi da quelli conservati
con surgelamento;
b) le
verdure, diverse da quelle conservate con surgelamento;
c) i
tuberi, i bulbi, i rizomi;
d) i fiori recisi;
e) i
rami con foglie;
f) gli alberi tagliati, con foglie;

g) le foglie e il fogliame;
h) le colture di tessuti
vegetali;
i) il polline vivo;
l) le gemme, le talee,
le marze;
3) le sementi, intese in senso botanico, come i semi
destinati
alla piantagione;
b) prodotti vegetali: i prodotti
di origine vegetale non
trasformati o che hanno subito un
trattamento semplice, purche’ non
si tratti di vegetali;
c)
piantagione: qualsiasi operazione per la messa a dimora
di
vegetali allo scopo di assicurarne la crescita o la riproduzione o
la
moltiplicazione;
d) vegetali destinati alla piantagione:

1) vegetali gia’ piantati e destinati a rimanere piantati o ad
essere
ripiantati dopo la loro introduzione;
2) vegetali non
ancora piantati al momento della loro
introduzione, ma destinati
ad essere piantati in seguito;
e) organismi nocivi: qualsiasi
specie, ceppo o biotipo di
vegetale, animale o agente patogeno
dannoso per i vegetali o i
prodotti vegetali;
f) passaporto
delle piante: etichetta ufficiale atta a dimostrare
che le
disposizioni previste dal presente decreto sono
state
rispettate;
g) zona protetta: una zona del territorio
nazionale, riconosciuta
dall’Unione europea, nella quale:
1)
nonostante condizioni favorevoli al loro insediamento, non
abbiano
carattere endemico, ne’ siano insediati, uno o piu’ organismi
nocivi
menzionati nel presente decreto e insediati in una o piu’
parti
del territorio nazionale o dell’Unione europea;
2) esista il
pericolo di insediamenti di taluni organismi
nocivi a motivo di
condizioni ecologiche favorevoli per quanto
riguarda colture
particolari, nonostante che tali organismi non
abbiano carattere
endemico, ne’ siano insediati in altre aree
dell’Unione
europea;
h) constatazione o misura ufficiale: una
constatazione
effettuata, o un provvedimento adottato:
1) da
rappresentanti dell’organizzazione nazionale ufficiale
per la
protezione delle piante di un Paese terzo o, sotto la
loro
responsabilita’, da altri pubblici ufficiali tecnicamente
qualificati
e debitamente autorizzati da detto ufficio nazionale
ufficiale per la
protezione delle piante, nel caso di affermazioni o
misure connesse
con il rilascio di certificati fitosanitari
e certificati
fitosanitari di riesportazione, o il loro equivalente
elettronico;
2) da ispettori fitosanitari del Servizio
fitosanitario
nazionale;
i) punto di entrata: il luogo di
introduzione per la prima volta
nel territorio doganale comunitario
dei vegetali, prodotti vegetali o
altre voci, ufficialmente
riconosciuto. Puo’ trattarsi dell’aeroporto
in caso di trasporto
aereo, del porto in caso di trasporto marittimo
o fluviale, della
stazione in caso di trasporto ferroviario e del
luogo in cui si trova
l’ufficio doganale competente della zona in cui
e’ valicata la
frontiera interna comunitaria, nel caso di qualsiasi
altro tipo di
trasporto;
l) organismo ufficiale del punto di entrata: il
Servizio
fitosanitario regionale competente per territorio;
m)
organismo ufficiale di destinazione: l’organismo
ufficiale
responsabile per il settore fitosanitario nell’area di
competenza
dell’ufficio doganale di destinazione;
n) ufficio
doganale del punto di entrata: l’ufficio del punto di
entrata quale
definito alla lettera i);
o) ufficio doganale di destinazione:
l’ufficio di destinazione ai
sensi dell’articolo 340-ter, paragrafo
3, del regolamento (CEE) n.
2454/93, della Commissione europea, e
successive modificazioni;
p) partita: un numero di unita’
di una singola merce,
identificabile per l’omogeneita’ della
composizione e dell’origine e
facente parte di una spedizione;
q)
spedizione: quantitativo di merci contemplato da un
unico
documento necessario per le formalita’ doganali o per
altre
formalita’, quale un certificato fitosanitario unico o un
documento o
marchi alternativi unici; la spedizione puo’ essere
composta da una o
piu’ partite;
r) destinazione doganale: la
destinazione doganale ai sensi
dell’articolo 4, punto 15 del
regolamento (CEE) n. 2913/92 del
Consiglio, del 12 ottobre 1992,
che istituisce un codice doganale
comunitario, e successive
modificazioni, di seguito denominato
«Codice doganale
comunitario»;
s) transito: la circolazione delle merci
soggette a controllo
doganale da un punto all’altro del
territorio doganale di cui
all’articolo 91 del Codice doganale
comunitario;
t) centro aziendale: unita’ produttiva autonoma
stabilmente
costituita presso la quale sono tenuti i registri ed
i documenti
previsti;
u) mercato locale: commercializzazione
effettuata dai «piccoli
produttori» nell’ambito del territorio della
provincia ove e’ ubicata
l’azienda;
v) vegetali preparati e
pronti per la vendita al consumatore
finale: le piante o le loro
parti destinate, direttamente o tramite
la rete commerciale, al
consumatore finale non coinvolto
professionalmente nel processo
produttivo.

Note all’art. 2:

Il regolamento 2454/93 e’ pubblicato nella GUCE n. L
253
dell’11 ottobre 1993.
– Per il Regolamento (CEE) n.
2913/92, vedi note alle
premesse.
– Si riporta
il testo dell’art. 91, del Codice doganale
comunitario,
citato nelle premesse.
«Art. 91. – 1. Il regime di
transito esterno consente
la circolazione da una localita’
all’altra del territorio
doganale della Comunita’:

a) di merci non comunitarie, senza che tali merci

siano soggette ai dazi all’importazione e ad altre imposte,

ne’ alle misure di politica commerciale;
b) di merci
comunitarie che formano oggetto di una
misura comunitaria
implicante la necessita’ della loro
esportazione verso
paesi terzi e per cui sono espletate le
corrispondenti
formalita’ doganali d’esportazione.
2. La
circolazione di cui al paragrafo 1 viene
effettuata:

a) in base al regime di transito comunitario esterno;

b) in base a carnets TIR (convenzione TIR),

sempreche’:
1) essa sia iniziata o
debba concludersi
all’esterno della Comunita’, oppure

2) riguardi spedizioni di merci che debbono essere

scaricate nel territorio doganale della Comunita’ e che

sono trasportate assieme a merci da scaricare in un paese

terzo, oppure
3) sia effettuata da una localita’
all’altra della
Comunita’ attraversando il territorio di un
paese terzo;
c) in base a carnets ATA
(convenzione ATA),
utilizzati come documenti di transito;

d) in base al manifesto renano (art. 9 della

convenzione riveduta per la navigazione sul Reno);

e) in base al formulario 302 previsto nel quadro

della convenzione tra gli Stati che hanno aderito al

trattato del nord Atlantico sullo statuto delle loro forze

armate, firmata a Londra il 19 giugno 1951;
f) a mezzo
posta (compresi i pacchi postali).
3. Il regime di
transito esterno si applica fatte salve
le disposizioni
specifiche applicabili alla circolazione di
merci vincolate
ad un regime doganale economico.».

Art. 3.
Legname
1. Salvo
espressa disposizione contraria, il presente decreto
riguarda il
legname soltanto se esso ha conservato, completamente o
parzialmente,
la superficie rotonda naturale, con o senza corteccia,
oppure se si
presenta sotto forma di piccole placche, particelle,
segatura, avanzi
e cascami di legno.
2. Fatte salve le disposizioni relative
all’allegato V il legname,
a prescindere dal fatto che soddisfi o
meno le condizioni di cui al
comma 1, e’ disciplinato dal presente
decreto anche quando serve per
la casseratura, la compartimentazione o
la confezione di materiale di
imballaggio effettivamente utilizzato
nel trasporto di oggetti di
qualsiasi natura, sempre che presenti
rischio fitosanitario.

Art.
4.
Viaggiatori
1. Le disposizioni di
cui al presente decreto si applicano anche ai
vegetali, prodotti
vegetali ed altre voci trasportate direttamente
dai viaggiatori
provenienti dai Paesi terzi con qualsiasi mezzo.

Titolo
II
PROIBIZIONI E RESTRIZIONI
Art. 5.

Divieto per organismi dell’allegato I
1. E’ vietata
l’introduzione e la diffusione nel territorio della
Repubblica
italiana degli organismi nocivi elencati nell’allegato I,
parte A.

2. E’ vietata l’introduzione e la diffusione nelle
corrispondenti
zone protette, previste nell’allegato VI, degli
organismi nocivi
elencati nell’allegato I, parte B.

Art. 6.
Divieto per organismi
dell’allegato II
1. E’ vietata l’introduzione e la diffusione nel
territorio della
Repubblica italiana degli organismi nocivi elencati
nell’allegato II,
parte A, sia che si trovino presenti sui vegetali e
prodotti vegetali
ivi specificati, sia che si trovino allo stato
isolato.
2. E’ vietata l’introduzione e la diffusione, nelle
corrispondenti
zone protette, degli organismi nocivi elencati
nell’allegato II,
parte B, se presenti sui vegetali e
prodotti vegetali ivi
specificati.

Art. 7.
Divieto per organismi dell’allegato III e
IV
1. E’ vietata l’introduzione, la commercializzazione e
la
detenzione, nel territorio della Repubblica italiana dei vegetali
e
dei prodotti vegetali ed altre voci elencati nell’allegato
III,
parte A, qualora siano originari dei Paesi ivi indicati.
2.
E’ vietata l’introduzione, la commercializzazione e
la
detenzione, nel territorio della Repubblica italiana dei vegetali
e
dei prodotti vegetali ed altre voci elencati nell’allegato
IV,
parte A, qualora non siano stati rispettati i requisiti
particolari
che li riguardano, contemplati in detta parte di
allegato.
3. E’ vietata l’introduzione, la
commercializzazione e la
detenzione, nelle corrispondenti zone
protette, dei vegetali, dei
prodotti vegetali e delle altre voci
elencati nell’allegato III,
parte B.
4. E’ vietata
l’introduzione, la commercializzazione e la
detenzione, nel
territorio della Repubblica italiana dei vegetali e
dei prodotti
vegetali ed altre voci elencati nell’allegato IV,
parte B,
eccetto qualora siano osservate le disposizioni particolari
dettate
nei loro riguardi in questa parte dell’allegato.

Art. 8.
Obblighi di comunicazione al Servizio
fitosanitario nazionale
1. E’ fatto obbligo a chiunque ne e’ a
conoscenza di dare immediata
comunicazione al Servizio fitosanitario
nazionale, della comparsa nel
territorio della Repubblica italiana
di organismi nocivi di cui
all’allegato I o II, nonche’ di ogni
altro organismo nocivo, non
segnalato precedentemente.
2. Le
Istituzioni scientifiche che conducono monitoraggi sulla
presenza
di organismi nocivi elencati negli allegati I e II
devono
tempestivamente comunicarne i risultati al Servizio
fitosanitario
nazionale.

Art.
9.
Divieto di commercializzazione
1. E’ vietato
al di fuori dei pubblici mercati il commercio
itinerante di
semi, piante o parti di piante destinati alla
coltivazione da
parte di soggetti che svolgono tale attivita’ a
titolo
professionale nel processo produttivo.
2. E’ vietata la
commercializzazione di vegetali qualora presentino
infezioni o
infestazioni in atto da parte di organismi nocivi
regolamentati,
pericolose e diffusibili.

Art.
10.
Introduzione per prove, scopi scientifici e selezione
varietale
1. I divieti stabiliti dal presente titolo non si
applicano ai
materiali introdotti secondo le modalita’ descritte nel
titolo X.

Titolo III
CONTROLLI FITOSANITARI ALLA PRODUZIONE
ED ALLA CIRCOLAZIONE
Art. 11.

Ispezioni
1. Le ispezioni, le misure ufficiali e
i controlli ufficiali di cui
al presente titolo sono svolte dal
Servizio fitosanitario nazionale
di cui al titolo XI.
2. I
vegetali, i prodotti vegetali e le altre voci
elencati
nell’allegato V, parte A, nonche’ i loro imballaggi e, se
necessario,
i mezzi di trasporto, per poter circolare sono
ufficialmente
ispezionati, totalmente o su campione rappresentativo,
da parte dei
Servizi fitosanitari regionali al fine di accertare:

a) che i vegetali, i prodotti vegetali e le altre voci
elencati
nell’allegato V, parte A, non siano contaminati dagli
organismi
nocivi indicati nell’allegato I, parte A;
b) che i
vegetali, prodotti vegetali e altre voci elencati
nell’allegato
II, parte A, non siano contaminati dagli organismi
nocivi che li
riguardano, elencati in quella parte dell’allegato;
c) che i
vegetali, prodotti vegetali e altre voci, elencati
nell’allegato
IV, parte A, sezione II, siano conformi ai requisiti
particolari
che li riguardano indicati in tale parte dell’allegato.

Art. 12.
Frequenza delle
ispezioni
1. Le ispezioni previste dall’articolo 11:
a)
riguardano gli specifici vegetali o prodotti
vegetali
coltivati, prodotti o utilizzati dal produttore o comunque
presenti
nella sua azienda, nonche’ il terreno di coltura ivi
utilizzato;
b) sono effettuate nell’azienda, preferibilmente
nel luogo di
produzione;
c) sono effettuate regolarmente, al
momento opportuno, almeno una
volta all’anno, mediante osservazione
visiva, fatti salvi i requisiti
particolari di cui all’allegato IV.

Art. 13.

Ispezioni con esito positivo
1. Se dalle ispezioni previste
dall’articolo 11 risulta che le
condizioni stabilite dal presente
decreto sono soddisfatte, il
Servizio fitosanitario competente
autorizza ufficialmente il
produttore ad utilizzare i relativi
passaporti delle piante per i
vegetali, i prodotti vegetali e le
altre voci di cui all’allegato V,
parte A.

Art. 14.
Ispezioni con esito negativo

1. Fatto salvo quanto previsto al comma 2, se si ritiene, in
esito
all’ispezione prevista all’articolo 11 ed eseguita
conformemente
all’articolo 12, che le condizioni ivi stabilite non
sono soddisfatte
l’autorizzazione all’uso del passaporto non viene
rilasciata, ovvero
se gia’ rilasciata viene sospesa o revocata.
2.
Nei casi nei quali sia accertato, tenuto conto dei
risultati
dell’ispezione, che una parte dei vegetali o dei prodotti
vegetali
coltivati, prodotti o utilizzati dal produttore o comunque
presenti
nella sua azienda, oppure una parte del terreno di
coltura ivi
utilizzato, non possono presentare alcun rischio di
diffusione di
organismi nocivi, il comma 1 non si applica alla parte
in questione.

Art. 15.

Misure ufficiali
1. Per i casi in cui si applica
l’articolo 14, comma 1, i vegetali,
i prodotti vegetali o il terreno
di coltura di cui trattasi formano
oggetto di una o piu’ delle
seguenti misure ufficiali:
a) trattamento adeguato, seguito dal
rilascio dell’autorizzazione
all’uso dell’appropriato passaporto
delle piante, se si ritiene che,
come conseguenza del trattamento,
siano soddisfatte le condizioni;
b) autorizzazione di
spostamenti, sotto controllo ufficiale,
verso luoghi che non
presentino rischi fitosanitari;
c) autorizzazione di
spostamenti, sotto controllo ufficiale,
verso luoghi in cui si
effettuano trasformazioni industriali;
d) distruzione.
2. Gli
eventuali oneri derivanti dall’applicazione delle misure di
cui al
comma 1 sono posti a carico del soggetto interessato.

Art. 16.
Sospensione delle
attivita’
1. Nei casi in cui si applica l’articolo 14 le
attivita’ del
produttore sono totalmente o parzialmente sospese,
finche’ non sia
accertata l’eliminazione del rischio di
diffusione di organismi
nocivi.

Art. 17.
Controlli ufficiali
1. I Servizi
fitosanitari regionali effettuano controlli ufficiali
per assicurarsi
che siano rispettate le disposizioni del presente
decreto, in
particolare l’articolo 11; i controlli sono eseguiti a
caso, senza
discriminazioni in ordine all’origine dei vegetali, dei
prodotti
vegetali, o di altre voci, e nel rispetto delle
seguenti
modalita’:
a) controlli saltuari in qualsiasi momento e
luogo in cui vengano
trasportati i vegetali, i prodotti vegetali o le
altre voci;
b) controlli saltuari presso le aziende in cui sono
coltivati,
prodotti, immagazzinati o posti in vendita vegetali,
prodotti
vegetali o altre voci, nonche’ presso le aziende degli
acquirenti;
c) controlli saltuari contestualmente ad altri
controlli
documentali effettuati per motivi diversi da quelli
fitosanitari.
2. I controlli nelle aziende iscritte nel
Registro ufficiale
conformemente all’articolo 20 devono essere
regolari, mentre, devono
essere mirati qualora siano emersi
elementi che lascino supporre
l’inosservanza di una o piu’
disposizioni del presente decreto.
3. Le ditte che acquistano i
vegetali, i prodotti vegetali o le
altre voci conservano, per
almeno un anno, quali utenti finali
impegnati per professione
nella produzione di vegetali, i passaporti
delle piante e ne iscrivono
gli estremi nei propri registri.
4. Gli ispettori fitosanitari
di cui al titolo VII possono
effettuare controlli sui
vegetali, sui prodotti vegetali o sulle
altre voci, in tutte le
fasi della catena di produzione e di
commercializzazione; essi
sono autorizzati ad effettuare tutte le
indagini necessarie per i
controlli ufficiali suddetti, compresi
quelli relativi ai
registri, ai passaporti delle piante ed ai
documenti ad essi
correlati.
5. Se si accerta, nel corso dei controlli
ufficiali eseguiti
conformemente a quanto previsto all’articolo 12,
che i vegetali, i
prodotti vegetali o le altre voci
costituiscono un rischio di
diffusione di organismi nocivi, essi
devono formare oggetto delle
misure ufficiali di cui all’articolo
15. Se tali vegetali, prodotti
vegetali o altre voci provengono da un
altro Stato membro, i Servizi
fitosanitari regionali ne danno
comunicazione al Servizio
fitosanitario centrale che informa
immediatamente l’autorita’ unica
dello Stato membro di provenienza
e la Commissione europea delle
risultanze e delle misure
ufficiali che intende adottare o che ha
gia’ adottato.

Art. 18.
Rischio fitosanitario
alla circolazione
1. Ove si accerti, nel corso dei controlli
ufficiali eseguiti
conformemente all’articolo 17, che i vegetali,
prodotti vegetali e le
altre voci costituiscono un rischio di
diffusione di organismi
nocivi, gli stessi vegetali devono
formare oggetto delle misure
ufficiali previste all’articolo 15.

Titolo IV
AUTORIZZAZIONE E REGISTRAZIONE DEI PRODUTTORI

Art. 19.

Autorizzazione
1. Chiunque svolge attivita’ di produzione e
commercio dei
vegetali, prodotti vegetali ed altre voci
disciplinate dal presente
decreto deve essere in possesso di apposita
autorizzazione.
2. Il rilascio dell’autorizzazione di cui al
comma 1 spetta ai
Servizi fitosanitari regionali competenti per
l’ubicazione dei centri
aziendali, e deve essere richiesta da:
a)
i produttori di piante e dei relativi materiali
di
propagazione, comprese le sementi, destinati alla vendita o
comunque
ad essere ceduti a terzi, a qualunque titolo, con
l’esclusione di
coloro che moltiplicano sementi per conto di
ditte autorizzate
all’attivita’ sementiera o cedono piante
adulte ad aziende
autorizzate ai sensi del presente articolo;
b)
i commercianti all’ingrosso di piante e dei relativi materiali
di
propagazione, compresi i tuberi-seme, escluse le sementi se
gia’
confezionate ed etichettate da terzi;
c) gli importatori da
Paesi terzi dei vegetali, dei prodotti
vegetali o altre voci di cui
all’allegato V, parte B;
d) i produttori, i centri di raccolta
collettivi, i centri di
trasformazione o i centri di spedizione,
che commercializzano
all’ingrosso tuberi di Solanum tuberosum L.
destinati al consumo o
frutti di Citrus L., Fortunella Swingle,
Poncirus Raf. e relativi
ibridi, situati nelle zone di produzione di
detti vegetali;
e) i produttori e i commercianti all’ingrosso di
legname di cui
all’allegato V, parte A.
3. Sono esonerati dal
possesso dell’autorizzazione di cui al
comma 1 i commercianti al
dettaglio che vendono vegetali e prodotti
vegetali a persone non
professionalmente impegnate nella produzione
dei vegetali ed i
produttori di patate da consumo e di agrumi che
conferiscono a
centri di raccolta autorizzati oppure che cedono
direttamente a
utilizzatori finali.
4. I Servizi fitosanitari regionali
stabiliscono le procedure per
il rilascio delle autorizzazioni di
cui al comma 1, conformemente a
quanto previsto dall’articolo 49,
comma 2, lettera d).

Art. 20.

Iscrizione al Registro ufficiale dei produttori
1. I
soggetti che producono o commercializzano i prodotti di
cui
all’allegato V, parte A, o importano i prodotti di
cui
all’allegato V, parte B devono presentare richiesta di iscrizione
al
Registro Ufficiale dei Produttori (RUP) al Servizio
fitosanitario
regionale competente per territorio ove hanno sede
legale, indicando
almeno i dati di cui all’allegato IX.
2. I
soggetti di cui al comma 1 se posseggono centri aziendali in
regioni
diverse da quella in cui hanno la sede legale,
devono
presentare richiesta di iscrizione presso ciascun
Servizio
fitosanitario regionale competente per territorio.
3. Il
Servizio fitosanitario regionale, esaminata la richiesta di
iscrizione
e verificato il possesso dei requisiti, nonche’ l’impegno
ad
adempiere agli obblighi di cui all’articolo 21 e 22,
provvede
all’iscrizione dei richiedenti al RUP rilasciando
apposita
certificazione che riporta almeno i dati di cui all’allegato
X.
4. Il Servizio fitosanitario regionale non procede all’iscrizione
o
la sospende nei casi in cui non ricorrono le condizioni di
cui
all’articolo 21 e 22.
5. I Servizi fitosanitari regionali sono
tenuti ad inviare i dati
relativi al RUP al Servizio fitosanitario
centrale per la tenuta del
Registro nazionale dei produttori,
secondo le modalita’ da esso
stabilite.
6. Sono esonerati
dall’iscrizione al RUP i «piccoli produttori»,
cioe’ coloro che
producono e vendono vegetali e prodotti vegetali che
nella loro
totalita’ sono destinati come impiego finale, nell’ambito
del mercato
locale, a persone o acquirenti non professionalmente
impegnati
nella produzione dei vegetali, a condizione che presentino
ai Servizi
fitosanitari regionali una dichiarazione attestante il
possesso di
tale requisito.

Art. 21.

Obblighi dei soggetti autorizzati
1. I soggetti
autorizzati sono vincolati ai seguenti obblighi:
a) tenere presso
ciascun Centro aziendale una pianta aggiornata
relativa ai vegetali
coltivati, prodotti, conservati, immagazzinati
od utilizzati di cui
all’articolo 19;
b) tenere presso ciascun Centro aziendale un
registro, vidimato
dal Servizio fitosanitario competente,
contenente almeno i dati di
cui all’allegato XI, ai fini della
registrazione degli estremi dei
passaporti e del relativo movimento
dei vegetali e prodotti vegetali
acquistati per essere conservati
o piantati nell’azienda, in
produzione o trasferiti a terzi;

c) conservare per almeno un anno i documenti relativi
al
materiale ricevuto, in particolare i passaporti delle piante;

d) designare il titolare o altra persona tecnicamente esperta
in
materia di produzioni vegetali e di questioni fitosanitarie
attinenti
alla produzione, per mantenere i contatti con il
Servizio
fitosanitario competente per territorio;
e) eseguire i
controlli visivi nel periodo vegetativo, ad
intervalli
appropriati, secondo i tempi e i modi eventualmente
stabiliti
dal Servizio fitosanitario regionale;
f) informare immediatamente
il Servizio fitosanitario competente
di qualsiasi manifestazione
atipica di organismi nocivi, di sintomi o
di qualsiasi altra anomalia
relativa ai vegetali presenti in azienda;
g) permettere l’accesso
in azienda alle persone incaricate dal
Servizio fitosanitario
regionale competente, in particolare per
ispezioni e/o per
campionamenti, e permettere altresi’ l’accesso ai
registri di cui al
punto b) e ai documenti relativi;
h) ottemperare alle
prescrizioni impartite dal Servizio
fitosanitario competente e
collaborare con essi in ogni altro modo;
i) comunicare ogni
variazione dei dati indicati nella richiesta
di autorizzazione entro
sessanta giorni dal verificarsi della stessa
e restituire entro gli
stessi termini l’autorizzazione di cui
all’articolo 19 nel caso
di cessazione dell’attivita’;
l) per i produttori, riportare gli
estremi dell’autorizzazione su
tutta la documentazione amministrativa
concernente la propria ditta;
m) indicare nella richiesta di
autorizzazione le specie che
intendono produrre o commercializzare;

n) comunicare ai Servizi fitosanitari regionali competenti
per
territorio i campi di piante madri e di produzione.
2. Il
Servizio fitosanitario regionale al momento dell’iscrizione
delle
ditte nel Registro dei produttori, fatte salve le
normative
vigenti, puo’ stabilire altri obblighi di ordine generale
finalizzati
alla valutazione o al miglioramento della situazione
fitosanitaria
nell’azienda.
3. I soggetti autorizzati che producono
o commercializzano vegetali
e prodotti vegetali, per i quali non
vige l’obbligo del passaporto
delle piante, sono vincolati solamente
al rispetto degli obblighi di
cui al comma 1, lettere c), d), e), f),
g), h), i), l), m) e n).
4. Gli importatori, i centri di raccolta
collettivi, i centri di
spedizione o altri soggetti, non
rientranti nella categoria dei
produttori, che commercializzano
vegetali e prodotti vegetali per i
quali vige l’obbligo del
passaporto delle piante, sono vincolati
solamente al rispetto degli
obblighi di cui al comma 1, lettere b),
c), d), f), g), h), e i).
5.
I piccoli produttori sono esonerati dagli obblighi di cui al
comma
1, lettera b).

Art. 22.

Prescrizioni ufficiali
1. Dopo la registrazione al
RUP, i soggetti iscritti possono essere
assoggettati, su indicazione
dei Servizi fitosanitari regionali
competenti, ad obblighi
finalizzati alla valutazione o al
miglioramento della
situazione fitosanitaria dell’azienda e alla
salvaguardia
dell’identita’ del materiale, fino a quando non sia
stato apposto
il passaporto delle piante su detto materiale.
2. Gli obblighi
specifici di cui al comma 1 possono comportare vari
tipi di
interventi quali esame specifico, campionamento,
isolamento,
estirpazione, trattamento, marcatura (etichettatura) o
distruzione e
qualsiasi altra misura specificamente richiesta
ai sensi
dell’allegato IV, parte A, sezione II, o dell’allegato
IV, parte B.

Art. 23.

Verifica periodica
1. I Servizi fitosanitari
regionali verificano l’adempimento degli
obblighi di cui all’articolo
21 esaminando periodicamente, almeno una
volta all’anno per i
soggetti iscritti al RUP, il registro e i
documenti relativi.

Art. 24.
Sospensione
dell’iscrizione al RUP
1. I Servizi fitosanitari regionali, nel
caso in cui i soggetti
iscritti al RUP non soddisfano piu’ agli
obblighi di cui agli
articoli 21 e 22, ne sospendono l’iscrizione,
dandone comunicazione
al Servizio fitosanitario centrale.

Titolo V
PASSAPORTO DELLE PIANTE
Art.
25.
Passaporto delle piante
1. I vegetali,
prodotti vegetali e le altre voci elencati
nell’allegato V,
parte A, sezione I, anche se originari di Paesi
terzi, ad
eccezione di quelli prodotti ai sensi dell’articolo 20,
comma 6,
possono circolare solo se sono accompagnati dal passaporto
delle
piante.
2. Gli spostamenti di piccoli quantitativi di vegetali,
prodotti
vegetali, derrate alimentari o alimenti per animali,
di cui al
comma 1, destinati ad essere utilizzati dal
possessore o dal
destinatario a fini non industriali, ne’ agricoli,
ne’ commerciali o
consumati durante il trasporto, possono circolare
anche se non sono
accompagnati dal passaporto delle piante, a
condizione che non vi sia
alcun rischio di diffusione di organismi
nocivi.
3. In deroga a quanto previsto dal comma 1, i vegetali, i
prodotti
vegetali e altre voci destinati ai Paesi terzi possono
circolare in
territorio nazionale qualora siano accompagnati dai
certificati di
cui all’articolo 44.

Art. 26.
Autorizzazione all’uso del passaporto delle
piante
1. I soggetti iscritti al RUP che intendono
utilizzare il
passaporto delle piante, devono richiedere apposita
autorizzazione al
Servizio fitosanitario regionale competente per
territorio, indicando
almeno i dati di cui all’allegato XII.
2.
Qualora i soggetti interessati posseggano centri aziendali
in
regioni diverse dalla regione in cui hanno la sede legale,
devono
presentare la richiesta di autorizzazione all’uso del
passaporto
delle piante presso ciascun Servizio fitosanitario
regionale
competente per territorio.
3. I Servizi fitosanitari
regionali stabiliscono le procedure per
il rilascio delle
autorizzazioni di cui al comma 1, conformemente a
quanto previsto
dall’articolo 49, comma 2, lettere d) ed e).

Art. 27.
Tipologia di passaporto delle
piante
1. Il passaporto delle piante e’ costituito da
un’etichetta
ufficiale, contenente le informazioni indicate
nell’allegato XIII A,
conformemente ai modelli tipo A, B o C, di cui
all’allegato XIII B.
2. Le etichette ufficiali devono essere
realizzate in materiale non
deteriorabile ed essere stampate e
conservate a cura dei soggetti che
le utilizzano, sotto il controllo
dei Servizi fitosanitari regionali
e possono essere integrate con i
dati previsti in altre etichettature
utilizzate per la
commercializzazione delle sementi e del materiale
di moltiplicazione.

3. Il passaporto per i tuberi-seme di Solanum tuberosum L.
e’
costituito dall’etichetta ufficiale prevista dalla
direttiva
2002/56/CE del Consiglio sulla quale deve essere indicata la
dicitura
«passaporto delle piante». Sull’etichetta o su un altro
documento
commerciale viene indicato che i prodotti sono
conformi alle
disposizioni sull’introduzione ed il trasporto di
tuberi-seme di
patate all’interno di una zona protetta, riconosciuta
in relazione a
determinati organismi nocivi per i tuberi semi di
patate.
4. Il passaporto delle piante deve essere compilato, in
ogni sua
parte, a macchina o in stampatello con inchiostro
indelebile
indicando, con il nome latino, la denominazione botanica
dei vegetali
e prodotti vegetali; detto passaporto e’ invalidato
se contiene
cancellature o modifiche non convalidate.

Nota all’art. 27:
– La direttiva 2002/56/CE e’
pubblicata nella GUCE n. L
193 del 20 luglio 2002.

Art. 28.
Passaporto delle
piante «semplificato»
1. E’ altresi’ consentito l’uso del
passaporto «semplificato»
costituito da un’etichetta ufficiale
conforme al modello di cui
all’allegato XIII C, contenente almeno
le informazioni da 1 a 5
indicate nell’allegato XIII A,
nonche’ da un documento di
accompagnamento, utilizzato per
fini commerciali, contenente almeno
le informazioni da 1 a 10 indicate
nell’allegato XIII A.
2. L’etichetta ufficiale che costituisce
parte integrante del
passaporto semplificato puo’ accompagnare
una partita di vegetali
anche non omogenei, a condizione che il
documento di accompagnamento
descriva i generi, le specie qualora
richieste, nonche’ le quantita’
dei vegetali che costituiscono la
partita in questione.

Art. 29.

Uso del passaporto delle piante
1. I
soggetti interessati provvedono, sotto la
loro
responsabilita’, ad apporre sui vegetali, sui prodotti
vegetali o
altre voci, sui loro imballaggi o sui veicoli di
trasporto il
passaporto delle piante, in modo da impedirne il
reimpiego.
2. Qualora sia necessario restituire una frazione di una
partita di
vegetali e prodotti vegetali accompagnata dal
passaporto delle
piante, detti vegetali pos-sono circolare
accompagnati solo dalla
fotocopia del passaporto originario. Il
soggetto interessato dovra’
informare preventivamente il
Servizio fitosanitario regionale
competente per territorio, nel
quale ritornano i vegetali in
questione, conservando copia di
detta comunicazione.
3. Gli acquirenti commerciali venditori al
dettaglio di vegetali,
prodotti vegetali e altre voci, conservano,
come utilizzatori finali
professionalmente impegnati nella
produzione di vegetali, i
passaporti pertinenti per almeno un
anno.
4. I produttori e i commercianti quando vendono al
dettaglio
vegetali e prodotti vegetali a persone non
professionalmente
impegnate nella produzione di vegetali non sono
obbligati al rilascio
del passaporto delle piante.
5. Qualora un
passaporto sia utilizzato per un vegetale, prodotto
vegetale o altre
voci non originario della Comunita’ riporta sullo
stesso
l’indicazione del nome del Paese di origine o, se del caso,
del
Paese di spedizione.
6. Al momento dell’introduzione nel
territorio della Repubblica
italiana, il nulla osta all’importazione
di cui all’articolo 40, puo’
sostituire il passaporto delle piante
sino alla prima destinazione in
territorio italiano.

Art. 30.
Passaporto delle piante
di sostituzione
1. Un passaporto delle piante puo’,
successivamente alla sua
emissione, essere sostituito con un
passaporto di sostituzione, che
deve riportare sempre il
codice del produttore originario,
conformemente alle disposizioni
seguenti:
a) in caso di ripartizione o di cambiamento della
situazione
fitosanitaria delle forniture, fatti salvi i requisiti
particolari di
cui all’allegato IV;
b) su richiesta del soggetto
interessato iscritto al RUP.
2. Nel caso di utilizzo del
passaporto di sostituzione, oltre al
codice del produttore o
dell’importatore riportato sul passaporto
originario, occorre
riportare la dicitura «RP» (replacement
passport). Nel caso
di utilizzo del passaporto di sostituzione per
zone protette si deve
riportare anche la dicitura «ZP».
3. Il passaporto di
sostituzione puo’ essere rilasciato soltanto
previa autorizzazione
dei Servizi fitosanitari regionali, competenti
per il territorio
nel quale e’ situato il Centro aziendale
richiedente.
L’autorizzazione specifica all’uso del passaporto di
sostituzione
puo’ essere concessa solo ai richiedenti che offrono
garanzie
circa l’identita’ dei prodotti e l’assenza di
rischi
fitosanitari.

Titolo VI
ZONE PROTETTE

Art. 31.
Circolazione in zone
protette
1. Le zone della Comunita’ elencate nell’allegato VI
sono «zone
protette» nei confronti dei rispettivi organismi
nocivi elencati
nello stesso allegato.
2. I vegetali, prodotti
vegetali e le altre voci elencate
nell’allegato V, parte A,
sezione II, anche se originari di Paesi
terzi, possono essere
introdotti o circolare nelle zone protette che
li riguardano se su
di essi, sul loro imballaggio o sui veicoli che
li trasportano e’
apposto un passaporto delle piante valido per tali
zone, a condizione
che siano soddisfatte le disposizioni particolari
dettate nei loro
riguardi dall’allegato IV, parte B.

Art. 32.
Idoneita’ per zone protette
1.
L’autorizzazione di cui all’articolo 26 dovra’ specificare
la
validita’ per eventuali zone protette che riguardano i
prodotti
elencati.
2. Se i vegetali, i prodotti vegetali e le
altre voci, di cui
all’allegato V, parte A, originari dei Paesi
terzi, sono destinati a
zone protette, l’importatore deve fare
specifica richiesta, presso il
punto di entrata, affinche’
l’ispezione fitosanitaria per
l’importazione verifichi
l’idoneita’ di tali vegetali
all’introduzione nelle
relative zone protette. Tale idoneita’ deve
essere specificamente
riportata sul documento fitosanitario per
l’importazione, che
autorizza l’uso del passaporto delle piante per
la partita in
questione.

Art. 33.

Condizioni per il transito in una zona protetta
1. Quando i
vegetali, i prodotti vegetali e le altre voci elencati
nell’allegato
V, parte A, sezione II, non originari di una zona
protetta,
vengono spostati attraverso una zona protetta per
una
destinazione finale diversa e senza un passaporto delle piante
valido
per la medesima, devono essere osservate le condizioni
seguenti:
a) l’imballaggio utilizzato o eventualmente il
veicolo che
trasporta i vegetali, i prodotti vegetali o le altre
voci di cui
sopra, devono essere puliti e di natura tale da
escludere qualsiasi
rischio di diffusione di organismi nocivi;
b)
subito dopo il condizionamento l’imballaggio o eventualmente
il
veicolo che trasporta i vegetali, i prodotti vegetali o le altre
voci
in parola devono essere sigillati secondo rigorose
norme
fitosanitarie in modo da garantire che non vi siano
rischi di
diffusione di organismi nocivi nella zona protetta
interessata e che
l’identita’ resti immutata; l’imballaggio o il
veicolo devono restare
sigillati durante tutto il trasporto
attraverso la zona protetta
considerata;
c) i vegetali, i
prodotti vegetali e le altre voci sopra
menzionati devono
essere accompagnati da un documento normalmente
utilizzato a scopo
commerciale, nel quale sia indicato che i prodotti
suddetti
provengono dall’esterno della zona protetta e che la
loro
destinazione finale si trovi al di fuori di detta zona.
2. Se
nel corso di un controllo ufficiale eseguito all’interno
della
zona protetta viene constatato che i requisiti di cui al
comma 1
non sono soddisfatti, i Servizi fitosanitari regionali
adottano
immediatamente le seguenti misure ufficiali:
a) sigillatura
dell’imballaggio;
b) trasporto sotto controllo ufficiale dei
vegetali, dei prodotti
vegetali e delle altre voci verso una
destinazione al di fuori della
zona protetta considerata;
c)
applicazione delle sanzioni previste dall’articolo 54.

Titolo VII
ISPETTORI FITOSANITARI

Art. 34,
Ispettori fitosanitari
1. I
controlli fitosanitari previsti dal presente decreto debbono
essere
effettuati da Ispettori fitosanitari operanti presso i
Servizi
fitosanitari regionali o, sotto il loro controllo,
presso altre
amministrazioni pubbliche.
2. Gli Ispettori
fitosanitari sono funzionari pubblici,
tecnicamente qualificati.
Essi svolgono compiti tecnico scientifici e
sono autorizzati dai
Servizi fitosanitari di competenza ad agire per
loro conto e sotto il
loro controllo.
3. Agli Ispettori fitosanitari e’ rilasciato
apposito documento di
riconoscimento, con validita’ quinquennale,
predisposto secondo le
linee guida stabilite a livello nazionale,
conformemente a quanto
previsto dal comma 3 dell’articolo 52.
4. I
nominativi degli Ispettori fitosanitari, corredati del
numero
identificativo attribuito dall’amministrazione competente, dal
titolo
di studio, dal livello di inquadramento, nonche’ dalle relative
firme
autentiche, sono depositati presso il Servizio fitosanitario
centrale
ai fini dell’iscrizione al registro nazionale, gia’
istituito ai
sensi dell’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo
30 dicembre
1992, n. 536.
5. I requisiti tecnici e professionali per
l’iscrizione al registro
nazionale di cui al comma 4 sono stabiliti
con decreto del Ministro
delle politiche agricole e forestali, previa
intesa con la Conferenza
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e
le province autonome di
Trento e di Bolzano.
6. Il documento di
riconoscimento degli Ispettori fitosanitari e’
ritirato nel caso essi
vengano destinati a svolgere altri compiti non
pertinenti il Servizio
fitosanitario o in caso di cessata attivita’.
7. Gli Ispettori
che operano presso amministrazioni pubbliche
diverse dal Servizio
fitosanitario nazionale, nell’esercizio delle
funzioni relative alla
materia disciplinata dalla presente legge, si
attengono alle
disposizioni impartite dal Responsabile del Servizio
fitosanitario
competente.
8. In fase di prima applicazione del presente
decreto, sono
iscritti nel registro nazionale di cui all’articolo
34, comma 5, i
funzionari che alla data di entrata in vigore della
presente legge
risultano in possesso della qualifica di Ispettore
fitosanitario ai
sensi del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.
536.

Nota all’art. 34:

L’art. 4, comma 1, del decreto legislativo
30
dicembre 1992, n. 536, cosi’ recita:
«Art. 4
(Competenze del Servizio fitosanitario
centrale). – 1.
Al Servizio fitosanitario centrale compete:
a) la
determinazione degli standard tecnici di cui
all’art. 74,
comma 1, del decreto del Presidente della
Repubblica n.
616/1977, per l’esercizio dell’attivita’ di
vigilanza e di
controllo;
b) la predisposizione dei provvedimenti
relativi agli
interventi obbligatori di cui all’art. 3,
lettera d) e la
effettuazione di controlli
nell’esercizio di poteri
sostitutivi conseguenti ad
inadempienze;
c) i rapporti con i
corrispondenti servizi
fitosanitari dei paesi
comunitari e terzi e con le
organizzazioni
internazionali operanti nel settore;
d) la raccolta
dei dati relativi alla presenza e alla
diffusione di
organismi nocivi ai vegetali e ai prodotti
vegetali, e la
loro divulgazione a livello nazionale ed
internazionale;

e) la diffusione delle informazioni sia normative che

tecniche derivanti da organizzazioni comunitarie o

internazionali;
f) la tenuta del registro
nazionale dei produttori di
cui all’art. 6;

g) la tenuta del registro nazionale degli addetti ai

controlli fitosanitari».

Art.
35.
Funzioni degli Ispettori fitosanitari
1. Gli
Ispettori fitosanitari ed il personale di supporto
espressamente
incaricato, hanno accesso a tutti i luoghi in cui i
vegetali, i
prodotti vegetali e le altre voci oggetto del presente
decreto si
trovano, in qualsiasi fase della catena di produzione e
di
commercializzazione, compresi i mezzi utilizzati per il
loro
trasporto e i magazzini doganali, fatte salve le normative in
materia
di sicurezza nazionale ed internazionale.
2. Agli Ispettori
fitosanitari compete il rilascio dei certificati
fitosanitari e
delle autorizzazioni fitosanitarie previste dalle
normative
internazionali, comunitarie e nazionali in materia
di
esportazione, riesportazione, importazione e transito.
3. Gli
Ispettori fitosanitari svolgono i compiti di
controllo,
constatazioni ufficiali, prelievo campioni e
accertamento relativi
alle funzioni di cui al presente decreto
e per i quali sono
espressamente incaricati dai rispettivi
Servizi.
4. Gli Ispettori fitosanitari prescrivono tutte le misure
ufficiali
ritenute necessarie, ivi compresa la distruzione dei
vegetali e dei
prodotti vegetali ritenuti contaminati o sospetti
tali, nonche’ dei
materiali di imballaggio, recipienti e
quant’altro possa essere
veicolo di diffusione di organismi
nocivi in applicazione delle
normative vigenti.
5. Essi sono
autorizzati ad effettuare tutte le indagini necessarie
per i
controlli suddetti, compresi quelli concernenti i registri,
i
passaporti delle piante ed ogni documento correlato.
6. Gli
Ispettori fitosanitari nell’esercizio delle loro
attribuzioni,
svolgono le funzioni di ufficiali di polizia
giudiziaria,
ai sensi dell’articolo 57 del codice di procedura
penale.

Nota all’art. 35:
– L’art. 57 del
codice procedura penale, cosi’ recita:
«Art. 57
(Ufficiali e agenti di polizia giudiziaria). –
1. Salve
le disposizioni delle leggi speciali, sono
ufficiali di
polizia giudiziaria:
a) i dirigenti, i commissari,
gli ispettori, i
sovrintendenti e gli altri
appartenenti alla polizia di
Stato ai quali l’ordinamento
dell’amministrazione della
pubblica sicurezza riconosce
tale qualita’;
b) gli ufficiali superiori e
inferiori e i
sottufficiali dei carabinieri, della
guardia di finanza,
degli agenti di custodia e del corpo
forestale dello Stato
nonche’ gli altri appartenenti
alle predette forze di
polizia ai quali
l’ordinamento delle rispettive
amministrazioni riconosce
tale qualita’;
c) il sindaco dei comuni ove non
abbia sede un
ufficio della polizia di Stato ovvero un
comando dell’Arma
dei carabinieri o della guardia di
finanza.
2. Sono agenti di polizia giudiziaria:

a) il personale della polizia di Stato al quale

l’ordinamento dell’amministrazione della pubblica sicurezza

riconosce tale qualita’;
b) i carabinieri, le
guardie di finanza, gli agenti
di custodia, le guardie
forestali e, nell’ambito
territoriale dell’ente di
appartenenza, le guardie delle
province e dei comuni quando
sono in servizio.
3. Sono altresi’ ufficiali e
agenti di polizia
giudiziaria, nei limiti del servizio
cui sono destinate e
secondo le rispettive attribuzioni,
le persone alle quali
le leggi e i regolamenti attribuiscono
le funzioni previste
dall’articolo 55.».

Titolo
VIII
CONTROLLI FITOSANITARI ALL’IMPORTAZIONE

Art. 36.
Formalita’ all’importazione
1. I
vegetali, i prodotti vegetali o le altre voci di
cui
all’allegato V, parte B, che vengono introdotti nel
territorio
doganale comunitario in provenienza da un Paese terzo,
a partire
dalla data della loro entrata, sono sottoposti a vigilanza
doganale
ai sensi dell’articolo 37, comma 1, del Codice doganale
comunitario e
anche alla sorveglianza del Servizio
fitosanitario regionale
competente per il punto di entrata; essi
devono essere sottoposti ad
uno dei regimi doganali di cui
all’articolo 4, paragrafo 16,
lettere a), d), e), f) e g), del
Codice doganale comunitario,
soltanto dopo che siano stati
espletati i controlli di cui agli
articoli 37 e 39, allo scopo di
accertare:
a) che i vegetali, i prodotti vegetali o le altre
voci non sono
contaminati dagli organismi nocivi elencati
nell’allegato I, parte A;
b) che i vegetali ed i
prodotti vegetali specificati
nell’allegato II, parte A, non
sono contaminati dagli organismi
nocivi che li riguardano, indicati
in tale allegato;
c) che i vegetali, i prodotti vegetali o le
altre voci elencati
nell’allegato IV, parte A, sono conformi ai
requisiti particolari che
li riguardano, indicati in tale
allegato o, se applicabile,
all’opzione dichiarata nel
certificato a norma dell’articolo 37,
comma 7;
d) che i
vegetali, i prodotti vegetali o le altre voci di cui
all’allegato V,
parte B, sono accompagnati dall’originale del
certificato
fitosanitario» ufficiale o del «certificato fitosanitario
di
riesportazione» rilasciati conformemente alle disposizioni di
cui
all’articolo 37, o da documenti alternativi, certificati
elettronici
o marchi previsti dalla vigente normativa in materia.
2.
Il comma 1 si applica in caso di vegetali, di prodotti vegetali
o di
altre voci destinati ad una zona protetta, in relazione
agli
organismi nocivi e ai requisiti speciali elencati
rispettivamente
nell’allegato I, parte B, nell’allegato II,
parte B, e
nell’allegato IV, parte B, per tale zona protetta.
3.
I Servizi fitosanitari regionali possono sottoporre
a
sorveglianza anche vegetali, prodotti vegetali o altre voci
diversi
da quelli di cui ai commi 1 e 2, introdotti nel territorio
doganale
comunitario in provenienza da un Paese terzo, a partire dalla
data di
entrata, per accertare quanto disposto al comma 1. Questi
vegetali,
prodotti vegetali o altre voci includono il legname che
serve per la
casseratura, la compartimentazione o la confezione di
materiale da
imballaggio effettivamente utilizzato nel trasporto
di oggetti di
qualsiasi natura.
4. Se il Servizio fitosanitario
regionale competente per il punto
di entrata si avvale della facolta’
di cui al comma 3, i vegetali, i
prodotti vegetali o le altre voci
rimangono sotto la sorveglianza di
cui al comma 1 fino al momento
in cui sono state espletate le
formalita’ prescritte e si e’
pervenuti alla conclusione che essi
sono conformi ai pertinenti
requisiti fissati nel presente decreto.
5. Fatto salvo l’articolo
39, si applicano, in caso di rischio di
diffusione di organismi
nocivi, le disposizioni di cui ai commi 1, 2
e 3 ai vegetali, ai
prodotti vegetali e alle altre voci contemplati
da una delle
destinazioni doganali come indicato all’articolo 4,
comma 15,
lettere b), c), d) ed e) del Codice doganale comunitario o
dalle
procedure doganali come specificato all’articolo 4, comma 16,
lettere
b) e c), di medesimo codice.
6. I vegetali e i prodotti vegetali
elencati nell’allegato XXI e,
se necessario, anche i mezzi che li
hanno trasportati, provenienti da
Paesi terzi, per essere
introdotti nel territorio della Repubblica
italiana debbono essere
ispezionati ufficialmente, su campione
rappresentativo al fine di
accertare che, in caso di infestazione da
parte di organismi nocivi
alle derrate immagazzinate, non sia
presente un grado di
infestazione elevato.
7. I vegetali importati dichiarati,
nell’ambito delle formalita’
doganali, ad uso diverso dalla
riproduzione e dalla piantagione, per
i quali non sono stati
effettuati i relativi controlli fitosanitari
previsti per tali
tipologie, non possono piu’ mutare la destinazione
d’uso senza
specifica autorizzazione del Servizio fitosanitario
competente.

Nota all’art. 36:
– L’art. 37,
comma 1, l’art. 4, comma 15, lettere b),
c), d) ed e), comma
16, lettere b) e c) del Codice doganale
comunitario, cosi’
recita:
«Art. 37. – 1. Le merci introdotte nel
territorio
doganale della Comunita’ sono sottoposte, fin
dalla loro
introduzione, a vigilanza doganale. Esse
possono essere
soggette a controlli da parte delle
autorita’ doganali
conformemente alle disposizioni
vigenti.».
«Art. 4. – Ai fini del presente codice,
s’intende per:
(Omissis);
15)
destinazione doganale di una merce:
a) (Omissis);

b) la sua introduzione in zona franca o in deposito

franco;
c) la sua riesportazione fuori
del territorio
doganale della Comunita’;

d) la sua distruzione;
e) il suo abbandono
all’Erario;
16) regime doganale:
a)
(Omissis);
b) il transito;
c) il
deposito doganale;».

Art. 37.

Scopo dell’ispezione
1. I Servizi
fitosanitari regionali, in attuazione di quanto
previsto
all’articolo 36, effettuano almeno una delle seguenti
ispezioni
minuziose:
a) su ciascuna spedizione per la quale e’ dichiarato,
nell’ambito
delle formalita’ doganali, che e’ costituita da o
contiene vegetali,
prodotti vegetali o le altre voci di cui
all’articolo 36, commi 1, 2
e 3;
b) nel caso di una spedizione
composta di diverse partite, su
ogni partita per la quale e’
dichiarato, nell’ambito delle formalita’
doganali, che e’
costituita da o contiene tali vegetali, prodotti
vegetali o altre
voci.
2. Lo scopo dell’ispezione e’ stabilire se:
a) la
spedizione o la partita, e’ accompagnata dai
necessari
certificati, documenti alternativi o marchi, come
precisato
all’articolo 36, comma 1, lettera d), di seguito chiamati:
«controlli
documentali»;
b) interamente o almeno per uno o piu’
campioni rappresentativi
la spedizione o la partita e’ costituita
da o contiene i vegetali,
prodotti vegetali o altre voci dichiarati
nei relativi documenti, di
seguito chiamati: «controlli di identita»;

c) interamente, o almeno per uno o piu’ campioni
rappresentativi,
compreso l’imballaggio e, se del caso, i veicoli
di trasporto, la
spedizione o la partita o il materiale da
imballaggio ligneo sono
conformi ai requisiti fissati nel presente
decreto, in particolare
per quanto riguarda l’articolo 36, comma 1,
lettere a), b) e c), di
seguito chiamati: «controlli fitosanitari».

3. Il «certificato fitosanitario»» o il «certificato fitosanitario
di
riesportazione» ufficiali di cui all’articolo 36, comma
1,
lettera d), deve essere rilasciato in almeno una delle
lingue
ufficiali della Comunita’ europea e conformemente alle
disposizioni
legislative o regolamentari del Paese terzo di
esportazione o
riesportazione adottate conformemente alla Convenzione
internazionale
per la protezione dei vegetali (CIPV), a prescindere
dall’adesione o
meno di tale Paese alla convenzione. I
certificati suddetti sono
indirizzati al Servizio fitosanitario
italiano o di altro Paese
membro dell’Unione europea.
4. Il
certificato deve essere compilato non oltre
il
quattordicesimo giorno dalla data in cui i vegetali, i
prodotti
vegetali o le altre voci coperti dallo stesso, lasciano
il Paese
terzo in cui e’ stato rilasciato.
5. Le informazioni
contenute nel certificato sono conformi al
modello riprodotto
nell’allegato della CIPV, a prescindere dal
formato.
6. Il
certificato deve essere stato rilasciato dall’organizzazione
nazionale
per la protezione delle piante del Paese terzo interessato
cosi’ come
comunicato, conformemente alle disposizioni della CIPV, al
direttore
generale della FAO oppure, in caso di Paese terzo non
membro
della CIPV, alla Commissione europea.
7. Nel caso di vegetali,
prodotti vegetali o altre voci elencati
nell’allegato IV, parte A,
sezione I o parte B, i certificati
specificano, nella rubrica
«dichiarazioni supplementari» quali
requisiti particolari, tra
quelli elencati come alternativi
nell’allegato IV, sono
rispettati. Tale specificazione puo’ avvenire
mediante riferimento
alla pertinente posizione nell’allegato IV.
8. Nel caso di vegetali,
prodotti vegetali o altre voci ai quali si
applicano i requisiti
particolari stabiliti nell’allegato IV,
parte A, o parte B, il
«certificato fitosanitario» ufficiale di cui
all’articolo 36, comma
1, deve essere stato rilasciato nel Paese
terzo di cui sono
originari, indicato come «Paese di origine».
9. Nel caso in cui
i pertinenti requisiti particolari possono
essere soddisfatti anche
in luoghi diversi da quello di origine
oppure qualora non
siano previsti requisiti particolari, il
«certificato
fitosanitario» puo’ essere stato rilasciato nel Paese
terzo di
provenienza dei vegetali, dei prodotti vegetali o delle
altre voci,
indicato come «Paese di provenienza».

Art. 38.
Esecuzione delle ispezioni
1. I
Servizi fitosanitari regionali assicurano che le spedizioni o
le
partite provenienti da un Paese terzo, per le quali non
e’
dichiarato nell’ambito delle formalita’ doganali che consistono di
o
contengono vegetali, prodotti vegetali o altre voci
elencati
nell’allegato V, parte B, siano ispezionate, se vi sono
seri motivi
di ritenere che tali vegetali, prodotti vegetali o altre
voci siano
presenti.
2. Se da una ispezione doganale risulta
che la spedizione o la
partita proveniente da un Paese terzo
consiste o contiene vegetali,
prodotti vegetali o altre voci
non dichiarati ed elencati
nell’allegato V, parte B, l’ufficio
doganale che effettua l’ispezione
ne informa immediatamente il
Servizio fitosanitario regionale
competente, nell’ambito delle
forme di cooperazione tra Servizio
fitosanitario e autorita’
doganali di cui all’articolo 39.
3. Nel caso in cui, al
termine di un controllo da parte del
Servizio fitosanitario
regionale competente, rimangono dubbi in
merito all’identita’ del
prodotto, in particolare per quanto riguarda
il genere o, la
specie dei vegetali o prodotti vegetali oppure la
loro origine, si
considera che la spedizione contenga vegetali,
prodotti vegetali o
altre voci elencati nell’allegato V, parte B.
4. Sempre che non
sussista alcun rischio di diffusione di organismi
nocivi nella
Comunita’ europea, quanto previsto dall’articolo 36,
comma 1, non si
applica:
a) all’entrata nel territorio comunitario di vegetali,
prodotti
vegetali o altre voci che sono spostati da un punto
all’altro nella
Comunita’ europea passando attraverso il territorio di
un Paese terzo
senza alcun cambiamento del loro status doganale di
transito interno;
b) all’entrata nel territorio comunitario di
vegetali, prodotti
vegetali o altre voci che sono spostati da un
punto all’altro in uno
o due Paesi terzi passando attraverso il
territorio della Comunita’
nell’ambito di procedure doganali
appropriate, senza alcun
cambiamento del loro status doganale.
5.
Fatto salvo quanto previsto dall’articolo 7
rispetto
all’allegato III e purche’ non ci sia rischio di
diffusione di
organismi nocivi nella Comunita’ europea, non
si applica
l’articolo 36, comma 1, all’entrata nel territorio
comunitario di
piccoli quantitativi di vegetali, prodotti
vegetali, prodotti
alimentari o alimenti per animali se riguardano
vegetali o prodotti
vegetali, destinati ad essere usati dal
proprietario o dal ricevente
a fini non industriali, ne’ agricoli,
ne’ commerciali, o ad essere
consumati durante il trasporto.
6.
L’articolo 36, comma 1, non si applica all’entrata
nel
territorio comunitario di vegetali, prodotti vegetali o altre
voci,
introdotti secondo le modalita’ previste dal titolo X, per
prove, per
scopi scientifici nonche’ per lavori di selezione
varietale.
7. Nel caso in cui non vi sia alcun rischio di
diffusione di
organismi nocivi nella Comunita’ europea, il Servizio
fitosanitario
regionale competente puo’, in deroga all’articolo
36, comma 1,
autorizzare l’importazione di vegetali, prodotti
vegetali o altre
voci che sono coltivati, ottenuti o utilizzati
nella immediata zona
di frontiera con un Paese terzo e sono
introdotti nello Stato membro
per esservi lavorati in luoghi vicini,
situati nella stessa zona di
frontiera.
8. Nel concedere la
deroga di cui al comma 7, il Servizio
fitosanitario regionale
competente per territorio ne informa il
Servizio fitosanitario
nazionale, precisando il luogo e il nome della
persona che procede
alla lavorazione, che mette questi dati,
regolarmente
aggiornati, a disposizione della Commissione europea. I
vegetali, i
prodotti vegetali o altre voci oggetto di deroga in forza
del comma 7
sono accompagnati da una documentazione che comprova il
loro luogo di
origine nel Paese terzo.

Art.
39.
Obblighi degli importatori
1. Le
formalita’ precisate all’articolo 37, comma 1, le ispezioni
di cui
all’articolo 38 e i controlli relativi al rispetto
delle
disposizioni dell’articolo 7, con riguardo all’allegato III,
sono
espletati, come precisato al comma 2, congiuntamente alle
formalita’
necessarie per l’assoggettamento al regime
doganale di cui
all’articolo 36. Esse sono espletate conformemente
alle disposizioni
della convenzione internazionale
sull’armonizzazione dei controlli
delle merci alle frontiere, in
particolare dell’allegato 4, quale
approvata dal Regolamento (CEE) n.
1262/84 del Consiglio.
2. Gli importatori, o i loro
rappresentanti in dogana, devono
assicurare che per le spedizioni
costituite da, o contenenti,
vegetali, prodotti vegetali o altre
voci, elencati nell’allegato V,
parte B, sia fatto riferimento alla
composizione della spedizione su
almeno uno dei documenti necessari
per l’assoggettamento al regime
doganale di cui all’articolo 36,
attraverso le seguenti informazioni:
a) riferimento al tipo di
vegetali, prodotti vegetali o altre
voci avvalendosi dei codici
della «tariffa doganale integrata delle
Comunita’ europee (TARIC)»;

b) dichiarazione «La presente spedizione contiene prodotti
di
rilevanza fitosanitaria», o qualsiasi altra dichiarazione
equivalente
concordata tra l’ufficio doganale del punto di entrata e
il Servizio
fitosanitario competente per il punto di entrata;
c)
numero di riferimento della necessaria
documentazione
fitosanitaria;
d) numero ufficiale di iscrizione
dell’importatore al Registro
ufficiale dei produttori.
3. Gli
importatori o i loro rappresentanti in dogana devono dare
notifica
preventiva all’Ufficio doganale del punto di entrata e al
Servizio
fitosanitario regionale competente per il punto di
entrata
dell’imminente arrivo delle spedizioni con congruo anticipo.

4. I «controlli documentali», i «controlli di identita» e
i
«controlli fitosanitari» nonche’ la verifica del
rispetto
dell’articolo 7, con riguardo all’allegato III, devono
essere
espletati dal Servizio fitosanitario regionale competente
per il
punto di entrata unitamente alle formalita’ doganali
necessarie per
l’assoggettamento al regime doganale di cui
all’articolo 36, presso
il punto di entrata o in qualsiasi altro
luogo limitrofo, concordato
con le autorita’ doganali, diverso dal
luogo di destinazione.
5. I Servizi fitosanitari regionali
competenti provvedono ad
apporre sugli originali dei certificati o
dei documenti alternativi,
esclusi i marchi, a seguito
dell’ispezione, il proprio timbro
contenente l’indicazione della
denominazione del Servizio e della
data di presentazione del
documento.
6. Per le merci che viaggiano con mezzo aereo i
controlli previsti
agli articoli 36, 37 e 38 possono essere
effettuati presso uno degli
aeroporti elencati nell’allegato VIII,
anche nel caso non sia il
primo punto di sbarco, a condizione
che non sussistano rischi
fitosanitari e siano trasportate sotto
vincolo doganale.

Nota all’art. 39:

– Per il Regolamento (CEE) n. 1262/84, vedi note alle

premesse.

Art. 40.

Misure ufficiali all’importazione
1. Se, a seguito delle
ispezioni previste dall’articolo 36 sui
vegetali, prodotti vegetali
ed altre voci elencati nell’allegato V,
parte B, e nell’allegato XXI
risulta che le condizioni stabilite dal
presente decreto sono
soddisfatte, il Servizio fitosanitario
competente per territorio
ne autorizza l’introduzione nel territorio
della Repubblica
italiana, rilasciando apposito nulla osta
all’importazione o
al transito, da presentare all’autorita’ doganale
competente.
2. Se
la spedizione contiene prodotti elencati nell’allegato V,
parte A,
detto nulla osta all’importazione potra’ sostituire il
passaporto
delle piante sino alla prima destinazione in territorio
italiano,
in tal caso viene rilasciata copia con indicato il numero
di
registrazione al Registro ufficiale dei produttori della
ditta
importatrice e la dicitura «Sostituisce il passaporto delle
piante».
3. Se si ritiene, in esito alle formalita’
previste
dall’articolo 36, che le condizioni stabilite dal presente
decreto
non sono soddisfatte, ai vegetali, ai prodotti vegetali o
alle altre
voci, si applicano, con oneri a carico degli importatori,
una o piu’
delle seguenti misure ufficiali:
a) il rifiuto
dell’entrata nella Comunita’ europea di tutti o di
una parte dei
prodotti;
b) il trasporto verso una destinazione esterna alla
Comunita’
europea, conformemente ad appropriate procedure doganali
durante il
tragitto all’interno della Comunita’ e sotto sorveglianza
ufficiale;
c) rimozione dalla spedizione dei prodotti infetti o
infestati;
d) la distruzione;
e) l’imposizione di un periodo
di quarantena, finche’ non siano
disponibili i risultati degli esami o
delle analisi ufficiali;
f) eccezionalmente e soltanto in
determinate circostanze,
trattamento adeguato se il Servizio
fitosanitario regionale, sentito
il Servizio fitosanitario centrale,
ritiene che, come conseguenza del
trattamento, le condizioni siano
rispettate e non sussiste il rischio
di diffusione di organismi
nocivi; la misura del trattamento adeguato
puo’ essere adottata anche
rispetto ad organismi nocivi non elencati
nell’allegato I o
nell’allegato II.
4. Per i casi in cui si applica il comma 1,
lettere a), b) e c), i
Servizi fitosanitari regionali devono
annullare i certificati
fitosanitari o i certificati
fitosanitari di riesportazione, e
qualsiasi altro documento
presentato al momento dell’introduzione nel
loro territorio di
vegetali, di prodotti vegetali o di altre voci.
All’atto
dell’annullamento sul certificato o sul documento viene
apposto,
in prima pagina e in posizione visibile, un timbro
triangolare
di colore rosso con la dicitura «certificato annullato» o
«documento
annullato» nonche’ l’indicazione del Servizio
fitosanitario
e la data del rifiuto, dell’inizio del trasporto verso
una
destinazione esterna alla Comunita’ europea o del ritiro.
La
dicitura deve figurare in stampatello in almeno una delle
lingue
ufficiali della Comunita’ europea.
5. I Servizi fitosanitari
regionali comunicano i casi in cui siano
stati intercettati
vegetali, prodotti vegetali o altre voci
provenienti da un
Paese terzo non conformi ai requisiti fitosanitari
prescritti, nonche’
dei motivi di tale intercettazione e delle misure
adottate nei
confronti della spedizione intercettata, mediante
apposito modello
conforme all’allegato XIV, al Servizio fitosanitario
centrale al piu’
presto in modo che il Servizio per la protezione dei
vegetali
interessato e, se del caso, anche la Commissione europea,
possano
esaminare il caso, in particolare per prendere le
misure
necessarie ad evitare che si verifichino in futuro casi
analoghi.

Art. 41.

Rischio fitosanitario all’importazione
1. Se, dai controlli
effettuati su partite di vegetali, prodotti
vegetali o altre voci
provenienti da Paesi terzi, si ritiene che essi
possano costituire
un rischio imminente di introduzione o di
diffusione di
organismi nocivi elencati negli allegati I e II o di
organismi
nocivi non elencati in detti allegati, ma di cui sino ad
allora non
era stata riscontrata la presenza sul territorio della
Repubblica
italiana, il Servizio fitosanitario regionale competente
adotta
immediatamente le misure che si rendono necessarie e ne
informa
sollecitamente il Servizio fitosanitario centrale.
2. Le misure di
cui al comma 1 si applicano anche alla introduzione
di organismi
vivi isolati, non elencati negli allegati I e II,
originari di
Paesi terzi.
3. I controlli di identita’ e i controlli
fitosanitari possono
essere effettuati con frequenza ridotta
nelle ipotesi di cui
all’allegato XVIII.

Art. 42.
Punti di entrata
1.
I vegetali, prodotti vegetali e altre voci
indicati
nell’allegato V parte B, e nell’allegato XXI, provenienti
dai Paesi
terzi, anche se contenuti nei pacchi postali,
possono essere
introdotti nel territorio della Repubblica italiana
solo attraverso i
punti di entrata elencati nell’allegato VIII del
presente decreto,
ove devono essere effettuati i controlli previsti
agli articoli 36,
37 e 38.
2. Gli enti gestori dei punti di
entrata devono mettere a
disposizione del Servizio fitosanitario
competente le strutture
idonee all’espletamento delle loro
attivita’, comprese quelle per la
conservazione, il deposito in
quarantena del materiale sottoposto a
controllo e, se necessario,
per la distruzione (o altro idoneo
trattamento) dell’intera
spedizione intercettata o di parte di essa,
pena l’esclusione
dall’elenco di cui al precedente comma 1.
3. L’elenco dei
punti di entrata e relative modifiche o
aggiornamenti viene
trasmesso dal Servizio fitosanitario centrale al
Segretariato della
C.I.P.V. della F.A.O.

Titolo IX
ESPORTAZIONE

Art. 43.
Ispezioni per
l’esportazione
1. Gli ispettori fitosanitari provvedono alle
ispezioni dei
vegetali, prodotti vegetali ed altre voci, destinate
all’esportazione
verso i Paesi terzi rilasciando un «certificato
fitosanitario»
conformemente alle esigenze della normativa dei Paesi
destinatari.
2. In caso di rispedizione viene rilasciato un
«certificato
fitosanitario di riesportazione», se la
regolamentazione del Paese
terzo importatore lo esige.
3. Se i
certificati fitosanitari non vengono utilizzati entro 14
giorni dalla
data del rilascio, detti certificati devono essere
restituiti al
Servizio fitosanitario regionale che li ha emessi.

Art. 44.
Certificati
fitosanitari
1. I «certificati fitosanitari» e i «certificati
fitosanitari di
riesportazione» rilasciati dai servizi
fitosanitari regionali
competenti per territorio conformemente alle
norme della Convenzione
Internazionale per la Protezione delle
Piante, sono conformi al
modello standard di cui all’allegato VII.

2. Ai fini dell’applicazione dell’articolo 8, paragrafi 6 e 7
del
Regolamento (CE) 1808/2001 della Commissione del 30 agosto
2001 e
successive attuazioni e modificazioni ed ai sensi
dell’articolo 8,
comma 2, della legge 7 febbraio 1992, n. 150, con
proprio decreto il
Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio, di concerto con
il Ministro delle politiche agricole e
forestali e con il Ministro
delle attivita’ produttive, previa
intesa con la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano,
stabilisce le procedure di rilascio
dei certificati fitosanitari da
rilasciare in luogo di una licenza di
esportazione per le piante
riprodotte artificialmente delle specie
iscritte negli allegati B e
C del Regolamento (CE) n. 338/97 e di
ibridi riprodotti
artificialmente da specie non annotate, iscritte
nell’allegato A del
medesimo regolamento, e le modalita’ di controllo
doganale.
3. E’
consentito il rilascio dei certificati fitosanitari
di
riesportazione o, se del caso, di esportazione, per i vegetali,
i
prodotti vegetali e altre voci destinati a Paesi terzi, anche
se
doganalmente risultano «allo Stato estero».

Note all’art. 44:
– Il Regolamento (CE) 1808/2001
e’ pubblicato nella
GUCE n. L 250 del 19 settembre 2001.

– Si riporta il testo dell’art. 8, comma 2, della legge

7 febbraio 1992, n. 150, (Disciplina dei reati relativi

all’applicazione in Italia della convenzione sul commercio

internazionale delle specie animali e vegetali in via di

estinzione, firmata a Washington il 3 marzo 1973, di cui

alla legge 19 dicembre 1975, n. 874, e del regolamento

(CEE) n. 3626/82, e successive modificazioni, nonche’ norme

per la commercializzazione e la detenzione di esemplari

vivi di mammiferi e rettili che possono costituire pericolo

per la salute e l’incolumita’ pubblica), pubblicata nella

Gazzetta Ufficiale 22 febbraio 1992, n. 44:
«2. Con
propri decreti, emanati di concerto con il
Ministro
delle finanze, il Ministro del commercio con
l’estero
ed il Ministro dell’agricoltura e delle foreste,
il
Ministro dell’ambiente stabilisce le modalita’ relative
ai
controlli in ambito doganale per l’esecuzione della

presente legge e le procedure per l’adempimento della

citata convenzione di Washington del 3 marzo 1973, di cui

alla legge 19 dicembre 1975, n. 874.».
– Il Regolamento
(CE) n. 338/97 e’ pubblicato nella
GUCE n. L 61 del 3
marzo 1997.

Titolo X
INTRODUZIONE E TRASFERIMENTO DI
MATERIALE PER PROVE O SCOPISCIENTIFICI E PER LAVORI DI SELEZIONE
VARIETALE.
Art. 45.

Richiesta di autorizzazione
1. L’introduzione o il
trasferimento nel territorio della
Repubblica italiana, per
prove o scopi scientifici e per lavori di
selezione varietale, di
seguito denominate «le attivita», degli
organismi nocivi, di
vegetali, dei prodotti vegetali o di altre voci,
di cui agli
allegati I, II e III, di seguito denominati «il
materiale», e’
subordinata ad una specifica autorizzazione rilasciata
dal Servizio
fitosanitario centrale, sentito il Servizio
fitosanitario
competente per territorio, a seguito di apposita
richiesta in
cui devono essere specificati:
a) il nome e l’indirizzo della
persona responsabile delle
attivita’;
b) il nome o i nomi
scientifici del materiale, nonche’, se del
caso, quello degli
organismi nocivi;
c) il tipo di materiale;
d) la quantita’ di
materiale;
e) il luogo d’origine del materiale e la
provenienza dello
stesso;
f) la durata, la natura e gli obiettivi
delle attivita’ previste,
con almeno il riassunto dei lavori e la
specifica delle prove o degli
scopi scientifici o dei lavori di
selezione varietale;
g) l’indirizzo e la descrizione del luogo o
dei luoghi specifici
di quarantena e, se del caso, di esame;
h)
eventualmente, il luogo del primo deposito o del
primo
impianto, secondo i casi, dopo l’emissione ufficiale del
materiale;
i) il metodo previsto di distruzione o di
trattamento del
materiale al termine delle attivita’ autorizzate, se
del caso;
l) il punto previsto di entrata nel territorio
comunitario del
materiale proveniente da Paesi terzi.

Art. 46.

Autorizzazione
1. Il Servizio fitosanitario centrale, approvate
le attivita’
indicate all’articolo 45 conformemente alle
condizioni generali di
cui all’allegato XV, puo’ revocare
l’approvazione in qualsiasi
momento qualora si accerti, su
indicazione dei Servizi fitosanitari
regionali, che detta conformita’
e’ venuta meno.
2. Il materiale autorizzato deve essere in ogni
caso scortato da
una «lettera di autorizzazione», conforme al
modello di cui
all’allegato XVI.
3. Se si tratta di materiale
proveniente dalla Comunita’ europea,
il cui luogo di origine si
trovi in un altro Stato membro, la
lettera di autorizzazione che
scorta il materiale deve essere
ufficialmente vistata dallo
Stato membro di provenienza ai fini del
trasferimento del materiale
in condizioni di quarantena. Per i
vegetali, prodotti vegetali e
altri prodotti elencati nella parte A
dell’allegato V, il materiale
deve essere inoltre scortato da un
passaporto delle piante
emesso conformemente all’articolo 25 e
successivi, in base
all’esame effettuato per accertare la rispondenza
alle condizioni
del presente decreto, diverse da quelle concernenti
l’organismo
nocivo o gli organismi nocivi per cui sono state
approvate le
attivita’ ai sensi del primo comma; il passaporto deve
recare la
dicitura «Materiale trasferito a norma della direttiva
95/44/CE».

4. Se l’indirizzo del luogo o dei luoghi specifici di quarantena
e’
ubicato in un altro Stato membro, il Servizio fitosanitario
regionale
competente per territorio autorizza l’uso del passaporto
delle piante
esclusivamente in base alle informazioni concernenti
l’approvazione
di cui al comma 1, trasmesse ufficialmente dallo
Stato membro cui
compete l’approvazione delle attivita’, sempreche’
sia assicurato il
rispetto delle condizioni di quarantena durante il
trasferimento del
materiale.
5. Se si tratta di materiale
introdotto da un Paese terzo, il
Servizio fitosanitario centrale,
accertato che la lettera di
autorizzazione sia stata rilasciata
in base a prove documentali
adeguate per quanto concerne il
luogo d’origine del materiale,
trasmette copia di detta lettera al
Servizio fitosanitario regionale
competente. Per i vegetali,
prodotti vegetali e altri prodotti
elencati nell’allegato V,
parte B, il materiale deve inoltre essere
scortato, ove previsto,
da un certificato fitosanitario rilasciato
nel Paese di origine
emesso conformemente alle condizioni del
presente decreto,
diverse da quelle concernenti l’organismo nocivo o
gli organismi
nocivi per cui sono state approvate le attivita’ ai
sensi del
primo comma; il certificato deve recare, alla
voce
«dichiarazione supplementare», la dicitura «Materiale
importato a
norma della direttiva 95/44/CE» e deve specificare,
se del caso,
l’organismo nocivo o gli organismi nocivi di cui
trattasi.

Nota all’art. 46:

Per la direttiva 95/44/CE, vedi note alle premesse.

Art. 47.
Controlli ufficiali di
quarantena
1. I Servizi fitosanitari regionali verificano che il
materiale sia
conservato in condizioni di quarantena durante
l’introduzione o il
trasferimento di cui trattasi e venga
trasportato direttamente e
immediatamente nel luogo o nei luoghi
indicati nella domanda.
2. Il Servizio fitosanitario regionale
competente per territorio
sorveglia le attivita’ approvate e vigila
affinche’ durante l’intero
loro svolgimento, siano costantemente
rispettate le condizioni di
quarantena e le condizioni generali
fissate nell’allegato XV,
procedendo all’esame periodico dei locali e
delle attivita’.
3. Per i vegetali, prodotti vegetali e altri
prodotti destinati ad
essere svincolati dopo la quarantena, lo
«svincolo ufficiale» deve
essere approvato dal Servizio
fitosanitario regionale. Prima dello
svincolo ufficiale i vegetali,
prodotti vegetali e altri prodotti
devono essere stati sottoposti
a misure di quarantena, nonche’ ad
analisi, e devono essere
risultati esenti da qualsiasi organismo
nocivo, salvo che trattasi
di organismo notoriamente presente nella
Comunita’ europea e non
elencato nel presente decreto.
4. La vigilanza sul rispetto
delle condizioni di quarantena e i
controlli di cui al comma 3 sono
effettuati dal personale dei Servizi
fitosanitari regionali o da
altri organismi ufficialmente incaricati
dai Servizi fitosanitari
regionali competenti, a spese degli
interessati, conformemente
alle disposizioni dell’allegato XVII
concernenti i vegetali, i
prodotti vegetali e gli altri prodotti ivi
specificati.
5. I
vegetali, prodotti vegetali e altri prodotti che nel corso
delle
misure suddette non sono risultati esenti da organismi nocivi,
secondo
quanto indicato al terzo comma del presente articolo, e tutti
i
vegetali, prodotti vegetali e altri prodotti con i quali sono stati
a
contatto o che possono essere stati contaminati, devono
essere
distrutti oppure sottoposti ad un trattamento idoneo o a
misure di
quarantena, su indicazione del Servizio fitosanitario
regionale, allo
scopo di eradicare gli organismi nocivi
corrispondenti.
6. Per ogni altro materiale, compresi gli
organismi nocivi, al
termine delle attivita’ approvate, e per
tutto il materiale
rivelatosi contaminato nel corso delle
attivita’, il Servizio
fitosanitario regionale provvede affinche’:

a) il materiale, nonche’ gli organismi nocivi e
l’eventuale
materiale contaminato, e tutti i vegetali, i prodotti
vegetali o gli
altri prodotti con i quali e’ stato a contatto o che
possono essere
stati contaminati, devono essere distrutti,
sterilizzati o sottoposti
al trattamento prescritto dal Servizio
fitosanitario regionale;
b) i locali e gli impianti in cui si
sono svolte le attivita’
vengono sterilizzati o puliti, secondo il
caso, nel modo prescritto
dal Servizio fitosanitario regionale.
7.
La persona responsabile delle attivita’ deve
comunicare
immediatamente al Servizio fitosanitario regionale
competente per
territorio qualsiasi caso di contaminazione del
materiale ad opera di
organismi nocivi elencati nel presente
decreto e la presenza di
qualsiasi altro organismo nocivo che venga
giudicato un rischio per
la Comunita’ dal Servizio stesso e che
sia stato individuato nel
corso delle attivita’, nonche’
qualsiasi caso di emissione
nell’ambiente degli organismi stessi.

8. I Servizi fitosanitari regionali provvedono affinche’
siano
prese le opportune misure di quarantena, compreso l’esame,
per le
attivita’ in cui si utilizzano vegetali, prodotti vegetali e
altri
prodotti elencati nell’allegato III e non compresi nella
parte A,
sezioni I, II e III dell’allegato XVII. Le misure di
quarantena
devono essere comunicate al Servizio fitosanitario
centrale.
9. Entro il 31 luglio di ogni anno, i Servizi
fitosanitari
regionali trasmettono al Servizio fitosanitario
centrale, per il
precedente periodo di un anno conclusosi il
30 giugno, le
informazioni relative ai casi di contaminazione,
che siano stati
accertati nel corso delle misure di quarantena e degli
esami eseguiti
ai sensi dell’allegato XVII.

Titolo
XI
ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO FITOSANITARIO NAZIONALE

Art. 48.
Servizio fitosanitario
nazionale
1. Ai fini del raggiungimento degli obiettivi di cui al
presente
decreto opera, senza oneri aggiuntivi per la finanza
pubblica, il
Servizio fitosanitario nazionale, gia’ istituito
a norma
dell’articolo 2 del decreto legislativo 30 dicembre
1992, n. 536,
costituito dal Servizio fitosanitario centrale e
dai Servizi
fitosanitari regionali per le regioni a statuto
ordinario o speciale
e dai Servizi fitosanitari delle province
autonome per le province di
Trento e Bolzano, di seguito
denominati «Servizi fitosanitari
regionali».

Nota all’art. 48:
– Il decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 536,
abrogato dal presente decreto,
recava: «Attuazione della
direttiva 91/683/CEE concernente
le misure di protezione
contro l’introduzione negli
Stati membri di organismi
nocivi ai vegetali e ai
prodotti vegetali.».

Art. 49.

Servizio fitosanitario centrale
1. Il Servizio
fitosanitario centrale, opera presso il Ministero
delle politiche
agricole e forestali e rappresenta l’autorita’ unica
di coordinamento
e di contatto per le materie disciplinate dal
presente decreto.

2. Al Servizio fitosanitario centrale compete:
a) la cura dei
rapporti con i competenti uffici della Commissione
dell’Unione
europea, con il Comitato fitosanitario permanente di cui
all’articolo
18 della direttiva 2000/29/CE, con i corrispondenti
Servizi
fitosanitari dei Paesi membri, con le Organizzazioni per
la
protezione dei vegetali degli altri Paesi e con le
Organizzazioni
internazionali operanti nel settore fitosanitario;

b) l’indicazione di esperti che possono
rappresentanti
dell’Italia presso i Comitati ed i gruppi di
lavoro riguardanti
materie fitosanitarie istituiti dalla U.E. o
da Organizzazioni
internazionali, previo parere del Comitato di cui
all’articolo 52;
c) la determinazione degli standard
tecnici, cui debbono
attenersi i Servizi fitosanitari
regionali, previo parere del
Comitato di cui all’articolo 52;

d) la determinazione dei requisiti di professionalita’ e
della
dotazione minima delle attrezzature occorrenti, in funzione del
tipo
di attivita’ e per ogni categoria di richiedente
l’autorizzazione di
cui all’articolo 19, previo parere del
Comitato di cui
all’articolo 52;
e) il coordinamento,
l’armonizzazione e la vigilanza
sull’applicazione del presente
decreto nel territorio nazionale;
f) la predisposizione dei
provvedimenti relativi agli interventi
obbligatori di cui al
presente decreto e la effettuazione di
controlli nell’esercizio
del potere sostitutivo conseguenti ad
inadempienze;
g) la
tenuta dei registri nazionali derivanti dall’applicazione
del
presente decreto e la definizione delle modalita’ di trasmissione
dei
relativi dati da parte dei Servizi fitosanitari regionali;
h) la
redazione delle bozze dei provvedimenti relativi al
recepimento
di norme comunitarie in materia fitosanitaria, previo
parere del
Comitato di cui all’articolo 52;
i) la determinazione delle
linee generali di salvaguardia
fitosanitaria nazionale, compresa
la formulazione di programmi di
emergenza e la predisposizione
di provvedimenti di lotta
fitosanitaria obbligatoria, su
proposta del Comitato di cui
all’articolo 52;
l) la raccolta
di dati relativi alla presenza ed alla diffusione
sul territorio
nazionale di organismi nocivi ai vegetali e ai
prodotti
vegetali, la predisposizione di una relazione annuale e la
relativa
divulgazione;
m) la raccolta e la divulgazione delle normative
fitosanitarie
dei Paesi terzi nonche’ delle informazioni tecniche
provenienti da
organizzazioni comunitarie ed internazionali;
n) la
definizione delle caratteristiche delle tessere
di
riconoscimento degli Ispettori, previo parere del Comitato di
cui
all’articolo 52;
o) le comunicazioni ufficiali alla
F.A.O. e alla E.P.P.O.
relative allo status degli organismi
nocivi da quarantena o di
recente introduzione, come previsto dalla
C.I.P.V.
3. Qualora il Comitato di cui all’articolo 52
ritenga che un
Servizio fitosanitario regionale non applichi le norme
di profilassi
internazionale previste dal presente decreto e cio’
comporti gravi
rischi fitosanitari all’economia agricola nazionale
il Servizio
fitosanitario centrale:
a) provvede a
richiamare ufficialmente l’Amministrazione
competente al
rispetto della normativa, fissando un termine per
l’adeguamento
alla stessa;
b) nel caso alla scadenza dei termini stabiliti si
riscontri il
protrarsi dell’inadempienza predispone gli atti per
l’attuazione del
potere sostitutivo, che verranno adottati dal
Ministro delle
politiche agricole e forestali con proprio decreto.

Nota all’art. 49:
– Per i
riferimenti della direttiva 2000/29/CE si veda
nelle note
alle premesse.

Art. 50.

Servizi fitosanitari regionali
1. Ogni Servizio
fitosanitario regionale nello svolgimento dei
compiti affidati dal
presente decreto in particolare cura l’esercizio
delle seguenti
competenze:
a) l’applicazione sul territorio delle direttive
fitosanitarie
recepite nell’ordinamento nazionale e delle
altre normative
espressamente loro affidate;
b) il rilascio
delle autorizzazioni previste dal presente
decreto;
c) il
controllo e la vigilanza ufficiale sullo
stato
fitosanitario dei vegetali coltivati e spontanei, nonche’ dei
loro
prodotti nelle fasi di produzione, conservazione
e
commercializzazione, al fine di verificare la presenza di
organismi
nocivi, anche attraverso l’esecuzione di analisi
fitosanitarie
specialistiche;
d) l’accertamento delle violazioni
alle normative in materia
fitosanitaria e di altre normative
espressamente loro affidate;
e) l’attivita’ relativa alla
certificazione fitosanitaria per i
vegetali e prodotti vegetali
destinati all’esportazione verso Paesi
terzi;
f) l’effettuazione
dei controlli documentati, d’identita’ e
fitosanitari ai
vegetali, prodotti vegetali ed altri materiali
regolamentati
provenienti da Paesi terzi;
g) la prescrizione, sul territorio
di propria competenza, di
tutte le misure ufficiali ritenute
necessarie, ivi compresa la
distruzione di vegetali e prodotti
vegetali ritenuti contaminati o
sospetti tali, nonche’ dei
materiali di imballaggio, recipienti o
quant’altro possa essere
veicolo di diffusione di organismi nocivi ai
vegetali, in applicazione
delle normative vigenti;
h) il controllo o la vigilanza
sull’applicazione dei
provvedimenti di lotta obbligatoria;
i)
l’istituzione di zone caratterizzate da uno specifico
status
fitosanitario e la prescrizione per tali zone di tutte le
misure
fitosanitarie ritenute idonee a preve-nire la diffusione di
organismi
nocivi, compreso il divieto di messa a dimora e
l’estirpazione delle
piante ospiti di detti organismi;
l) la
messa a punto, la definizione e la divulgazione di
strategie
di profilassi e di difesa fitosanitaria;
m) la raccolta e la
divulgazione di dati relativi alla presenza e
alla diffusione di
organismi nocivi ai vegetali e ai prodotti
vegetali, anche
attraverso l’effettuazione di indagini sistematiche;
n) la
comunicazione al Servizio fitosanitario centrale della
presenza
di organismi nocivi, regolamentati o non, precedentemente
non
presenti nel territorio di propria competenza;
o) il supporto
tecnico-specialistico in materia fitosanitaria
agli enti pubblici;

p) la predisposizione di relazioni periodiche sullo
stato
fitosanitario del territorio di competenza o su singole
colture da
inviare al Servizio fitosanitario centrale secondo i
termini da
questo fissati;
q) la tenuta dei registri previsti dal
presente decreto;
r) l’aggiornamento degli Ispettori
fitosanitari.
3. Per lo svolgimento dei compiti di cui al comma
2, i Servizi
fitosanitari regionali si avvalgono di personale
qualificato,
identificato nella figura dell’«Ispettore
fitosanitario».

Art.
51.
Requisiti minimi dei Servizi fitosanitari competenti per i punti
di
entrata
1. I Servizi fitosanitari
regionali, per l’esecuzione di controlli
fitosanitari sui vegetali,
prodotti vegetali ed altre voci in
provenienza da Paesi terzi
presso i posti d’ispezione diversi da
quelli del luogo di
destinazione, devono garantire:
a) la competenza tecnica, in
particolare per la ricerca e
l’identificazione degli organismi
nocivi;
b) disporre di adeguate attrezzature amministrative e
ispettive,
nonche’ degli impianti, attrezzature e apparecchiature
di analisi
specificati all’allegato XIX.

Art. 52.
Comitato fitosanitario nazionale

1. Presso il Servizio fitosanitario centrale e’ istituito,
senza
oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, il Comitato
fitosanitario
nazionale, di seguito denominato Comitato, composto:

a) dal Responsabile del Servizio fitosanitario centrale o
suo
delegato, con funzioni di Presidente;
b) dai Responsabili
dei Servizi fitosanitari regionali o loro
delegati;
c) da un
funzionario del Servizio fitosanitario centrale, con
funzioni di
segretario.
2. Il Comitato ha compiti tecnici consultivi e
propositivi per
tutto quello che concerne l’applicazione del
presente decreto,
compresa l’elaborazione delle procedure
necessarie al Servizio
fitosanitario nazionale e delle linee
guida per i programmi di
aggiornamento degli Ispettori
fitosanitari.
3. Ai componenti del Comitato non spetta alcun
gettone di presenza
o altro emolumento a qualsiasi titolo
derivante dalla loro
partecipazione al Comitato ed ai relativi
lavori.

Art. 53.

Cooperazione fra i laboratori
1. I laboratori per le analisi
e le consulenze specialistiche per
la determinazione degli organismi
nocivi contemplati dalle normative
di competenza dei Servizi
fitosanitari regionali cooperano al fine di
formare una rete
nazionale.
2. I laboratori dei Servizi fitosanitari regionali,
nonche’ le
strutture laboratoristiche pubbliche operanti nel
settore della
ricerca e della sperimentazione agraria, che si
impegnano a
collaborare con il Servizio fitosanitario nazionale
sulla base di
specifici protocolli di intesa o convenzioni fanno
parte della rete
nazionale di laboratori.
3. La responsabilita’
tecnica dei laboratori dei Servizi
fitosanitari regionali deve
essere affidata ad Ispettori fitosanitari
o altri tecnici abilitati.

4. I laboratori afferenti alla rete nazionale debbono
soddisfare
gli standard tecnici stabiliti conformemente a quanto
previsto
dall’articolo 49, comma 2, lettera c).
5. La rete
nazionale di laboratori e’ sottoposta al coordinamento e
alla
valutazione del Comitato.
6. I Servizi fitosanitari regionali, sotto
la responsabilita’ delle
proprie strutture tecnico-laboratoristiche,
possono avvalersi, per
limitati periodi e per particolari
esigenze, di laboratori non
facenti parte della rete, previo il
parere del Comitato.
7. Il Servizio fitosanitario centrale,
sentito il parere del
Comitato, puo’ individuare uno o piu’
laboratori della rete quali
unita’ di riferimento e di
coordinamento per la rete nazionale di
laboratori, ciascuno per il
proprio settore di competenza.
8. Il Servizio fitosanitario
centrale ed i Servizi fitosanitari
regionali possono avvalersi
della collaborazione degli Istituti
appartenenti al Consiglio per
la Ricerca per l’Agricoltura, istituito
con decreto legislativo 29
ottobre 1999, n. 454, e di ogni altra
istituzione scientifica
impegnata nel campo della protezione
fitosanitaria. I
laboratori delle suddette strutture pubbliche
possono stipulare
protocolli di intesa o convenzioni a norma del
comma 2.

Nota all’art. 53:
– Il decreto legislativo
29 ottobre 1999, n. 454, reca:
«Riorganizzazione del settore
della ricerca in agricoltura,
a norma dell’art. 11 della
legge 15 marzo 1997, n. 59.».

Titolo XII
SANZIONI
AMMINISTRATIVE E NORME FINANZIARIE
Art.
54.
Sanzioni amministrative
1. Salvo che
il fatto costituisca reato, per le violazioni delle
disposizioni di
cui al presente decreto, si applicano le sanzioni
amministrative di
cui al presente articolo.
2. Chiunque introduce nel territorio
italiano organismi nocivi, dei
vegetali, dei prodotti vegetali od
altre voci in violazione dei
divieti di cui agli articoli 5, 6
e 7 e’ punito con la sanzione
amministrativa del pagamento di una
somma da euro 5.000,00 ad euro
30.000,00.
3. Chiunque non
rispetta i divieti di diffusione, commercio e
detenzione di
organismi nocivi, dei vegetali, dei prodotti vegetali
od altre voci di
cui agli articoli 5, 6 e 7 e’ punito con la sanzione
amministrativa
del pagamento di una somma da euro 1.000,00 ad euro
6.000,00.
4.
Chiunque esercita attivita’ di produzione e commercio
dei
vegetali, prodotti vegetali ed altre voci disciplinati dal
presente
decreto in assenza dell’autorizzazione prescritta
nell’articolo 19,
e’ punito con la sanzione amministrativa del
pagamento di una somma
da euro 2.500,00 ad euro 15.000,00.
5.
Chiunque non ottempera agli obblighi di cui all’articolo 8,
comma
1 e non rispetti i divieti di cui all’articolo 9, commi 1 e 2,
e’
punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma
da
euro 250,00 ad euro 1.500,00.
6. Chiunque, in possesso
dell’autorizzazione di cui
all’articolo 19, dichiara di propria
produzione vegetali prodotti da
terzi, e’ punito con la sanzione
amministrativa del pagamento di una
somma da euro 500,00 ad euro
3.000,00.
7. Chiunque acquista, al fine di porli in commercio al
pubblico,
vegetali, prodotti vegetali od altre voci, ed omette di
conservare
per almeno un anno, i passaporti delle piante e di
iscriverne gli
estremi nei propri registri e’ punito con la sanzione
amministrativa
del pagamento di una somma da euro 1.000,00 ad euro
6.000,00.
8. Chiunque acquista vegetali, prodotti vegetali od altre
voci, al
fine di commercializzarli all’ingrosso ed omette di
iscrivere gli
estremi dei loro passaporti nei propri registri e’
punito con la
sanzione amministrativa del pagamento di una somma da
euro 2.000,00
ad euro 12.000,00.
9. Chiunque, in possesso
dell’autorizzazione di cui
all’articolo 19, non consente
l’accesso nell’azienda da parte dei
soggetti incaricati dei
controlli ai fini dell’articolo 21, comma 1,
lettera g) e’ punito con
la sanzione amministrativa del pagamento di
una somma da euro 2.500,00
ad euro 15.000,00.
10. Chiunque in possesso
dell’autorizzazione di cui
all’articolo 19, non ottempera agli
obblighi di cui all’articolo 21,
comma 1, lettere h), i) ed l)
e’ punito con la sanzione
amministrativa del pagamento di
una somma da euro 100,00 ad euro
600,00.
11. Chiunque emetta
il passaporto delle piante previsto
dall’articolo 25 senza
l’autorizzazione prescritta dall’articolo 26,
e’ punito con la
sanzione amministrativa del pagamento di una somma
da euro 1.500,00 ad
euro 9.000,00.
12. Chiunque, avendone l’obbligo giuridico,
non compila il
passaporto delle piante in ogni sua parte e’ punito
con la sanzione
amministrativa del pagamento di una somma da euro
2.500,00 ad euro
15.000,00.
13. Chiunque in possesso
dell’autorizzazione di cui
all’articolo 26, non ottempera agli
obblighi di cui agli articoli 27,
commi 2, 3 e 4, 28, comma 2, 29,
commi 1, 2 e 5, e 30, commi 1, 2 e
3, e’ punito con la sanzione
amministrativa pecuniaria da 500,00 euro
a 3.000,00 euro.
14.
Chiunque non osservi gli obblighi ed i divieti fissati
dagli
articoli 31, comma 2, 32, commi 1 e 2, e 33, comma 1, in
relazione
all’introduzione, alla circolazione ed al transito di
vegetali,
prodotti vegetali ed altre voci nelle zone protette e’
punito con la
sanzione amministrativa del pagamento di una somma da
euro 2.500,00
ad euro 15.000,00.
15. Chiunque modifica la
destinazione d’uso di un vegetale, di un
prodotto vegetale o di
altre voci, in modo tale da non rispettare
quella riportata sulla
documentazione che accompagna originariamente
tale merce, e’ punito
con la sanzione amministrativa del pagamento di
una somma da euro
1.500,00 ad euro 9.000,00.
16. L’importatore od il suo
rappresentante in dogana che omette di
notificare, preventivamente e
con congruo anticipo, al Servizio
fitosanitario regionale
competente per punto di entrata, l’arrivo di
spedizioni di vegetali,
prodotti vegetali o altre voci, soggetti a
controllo fitosanitario
e’ punito con la sanzione amministrativa del
pagamento di una somma da
euro 1.000,00 ad euro 6.000,00.
17. L’importatore od il suo
rappresentante in dogana che omette di
osservare le disposizioni di
cui all’articolo 39, comma 2, e’ punito
con la sanzione
amministrativa del pagamento di una somma da euro
500,00 ad euro
3.000,00.
18. Chiunque introduce nel territorio italiano vegetali,
prodotti
vegetali o altre voci, soggetti a controllo fitosanitario,
senza la
documentazione prescritta, o con documentazione non
conforme, e’
punito con la sanzione amministrativa del pagamento di
una somma da
euro 1.000,00 ad euro 6.000,00.
19. Chiunque
introduce nel territorio italiano vegetali, prodotti
vegetali o
altre voci, privi della prescritta autorizzazione del
Servizio
fitosanitario, e’ punito con la sanzione amministrativa del
pagamento
di una somma da euro 1.500,00 ad euro 9.000,00.
20. Chiunque, in
violazione delle misure ufficiali adottate ai
sensi degli articoli
15 e 40, introduce, detiene o pone in commercio
vegetali, prodotti
vegetali o altre voci, per i quali i controlli
fitosanitari hanno
avuto esito non favorevole, e’ punito con al
sanzione
amministrativa del pagamento di una somma da euro 5.000,00
ad euro
30.000,00.
21. Chiunque sostituisce i vegetali, i prodotti
vegetali o altre
voci, oggetto delle ispezioni eseguite conformemente
all’articolo 43,
e’ punito con la sanzione amministrativa del
pagamento di una somma
da euro 3.000,00 ad euro 18.000,00.
22. Il
responsabile delle attivita’ di cui all’articolo 45 che cede
a
qualunque titolo materiali prima dello svincolo ufficiale di
cui
all’articolo 47, comma 3, o che non si attiene agli obblighi di
cui
all’articolo 47, commi 1, 5 e 7, e’ punito con la
sanzione
amministrativa del pagamento di una somma da euro 1.000,00
ad euro
6.000,00.
23. Chiunque non ottemperi alle prescrizioni
impartite dai Servizi
fitosanitari regionali ai sensi
dell’articolo 52, comma 1,
lettera g), e’ punito con la sanzione
amministrativa del pagamento di
una somma da euro 500,00 ad euro
3.000,00.
24. Chiunque non osserva il divieto di messa a dimora di
piante ai
sensi dell’articolo 50, comma 1, lettera i), ha
l’obbligo di
provvedere entro quindici giorni dalla notifica
dell’atto di
intimazione ad adempiere. La mancanza ottemperanza a
tale obbligo e’
punita con la sanzione amministrativa del pagamento
di una somma da
euro 200,00 ad euro 1.200,00; gli organi di
vigilanza dispongono
altresi’ l’estirpazione delle piante
ponendo a carico dei
trasgressori le relative spese.
L’importo della sanzione e’
raddoppiato nel caso si tratti di
soggetti autorizzati ai sensi
dell’articolo 19 e di soggetti che, in
base ai dati conservati nelle
Camere di commercio, industria,
artigianato e agricoltura, si
occupano professionalmente della
progettazione, della realizzazione e
della manutenzione di parchi e
giardini.
25. Chiunque esegua trattamenti di quarantena disposti
dai Servizi
fitosanitari regionali, oppure disciplinati dai decreti
ministeriali
emanati conformemente al presente decreto, in
impianti non in
possesso del previsto riconoscimento o con
modalita’ non conformi
alle norme vigenti, e’ punito con la
sanzione amministrativa del
pagamento di una somma da euro 1.000,00 ad
euro 6.000,00.
26. Chiunque, dopo essere stato riconosciuto
responsabile della
trasgressione di una delle prescrizioni
contenute nei
commi precedenti, nei tre anni successivi ne
trasgredisce un’altra,
con la nuova sanzione da infliggere e’
sottoposto anche alla
sospensione delle autorizzazioni regionali di
cui agli articoli 19 e
26 per un periodo non superiore a centoventi
giorni.
27. Per quanto non espressamente previsto dal presente
decreto si
applicano le disposizioni della legge 24 novembre 1981,
n. 689, e
successive modifiche ed integrazioni. Gli enti
competenti
all’irrogazione delle sanzioni sono le regioni e le
province autonome
di Trento e di Bolzano. I proventi derivanti dalle
sanzioni applicate
affluiscono nei bilanci dei suddetti enti.

Art. 55.

Tariffa fitosanitaria
1. Gli oneri necessari per il rilascio delle
autorizzazioni di cui
agli articoli 19, 26, 30 e 32, nonche’ per le
verifiche di cui agli
articoli 20 e 23 ed i controlli
documentali, di identita’ e
fitosanitari di cui agli articoli
23, 33, 36, 37, 38, 41, 43 e 47
sono posti a carico
dell’interessato, dell’importatore o del suo
agente doganale,
secondo la tariffa fitosanitaria di cui
all’allegato XX.
2.
Alla riscossione della tariffa fitosanitaria di cui al comma
1
provvedono i Servizi fitosanitari regionali.
3. Per il mancato
o tardivo versamento della tariffa di cui al
comma 1 si applicano le
sanzioni nella misura e secondo le procedure
di cui ai decreti
legislativi 18 dicembre 1997, n. 471, e 18 dicembre
1997, n. 472.
4.
La tariffa fitosanitaria di cui al comma 1 e’ calcolata tenuto
conto
dei seguenti costi:
a) retribuzione media degli ispettori che
eseguono i controlli
summenzionati, compresi gli oneri sociali;
b)
ufficio, infrastrutture, strumenti e attrezzature messe
a
disposizione di tali ispettori;
c) prelievo di campioni per
l’ispezione visiva o l’esecuzione di
prove di laboratorio;
d)
prove di laboratorio;
e) attivita’ amministrativa, comprese le
spese generali di
funzionamento, necessaria per l’esecuzione
efficace dei controlli,
che puo’ comprendere le spese di
formazione degli ispettori, sia
prima che dopo la loro entrata in
servizio.
5. Con decreto del Ministro delle politiche agricole e
forestali,
d’intesa con la Conferenza per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e
le province autonome di Trento e di Bolzano, puo’ essere
modificata
la tariffa di cui al comma 1 sulla base di
un calcolo
particolareggiato dei costi di cui al comma 4, che non
deve essere
superiore al costo effettivo sostenuto.
6. E’ vietato
il rimborso diretto o indiretto della tariffa
prevista dal
presente articolo.
7. La tariffa di cui al comma 1 non esclude la
riscossione di altre
tariffe destinate a coprire spese
supplementari sostenute per
attivita’ particolari connesse ai
controlli, quali le spese
eccezionali di trasferta o i periodi di
attesa degli Ispettori dovuti
a ritardi imprevisti nell’arrivo
delle spedizioni, i controlli
effettuati fuori dall’orario
normale di lavoro, i controlli
supplementari o le analisi di
laboratorio supplementari rispetto a
quelli previsti dall’articolo
36, per confermare le conclusioni
desunte dai controlli, misure
fitosanitarie particolari da adottarsi
in virtu’ di atti comunitari,
altre misure ritenute necessarie o la
traduzione dei documenti
richiesti.
8. Nel caso che, ai sensi dell’articolo 41, comma 3, i
controlli di
identita’ e i controlli fitosanitari per un
determinato gruppo di
vegetali, prodotti vegetali o altre voci
originari di taluni Paesi
terzi, siano effettuati con frequenza
ridotta, la tassa fitosanitaria
viene riscossa in maniera ridotta
e proporzionale da tutte le
spedizioni e partite di tale gruppo, a
prescindere dal fatto che esse
siano sottoposte o meno alle
ispezioni.

Note all’art. 55:

Il decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471,
reca:
«Riforma delle sanzioni tributarie non penali in
materia
di imposte dirette, di imposta sul valore aggiunto
e di
riscossione dei tributi, a norma dell’art. 3, comma
133,
lettera q), della legge 23 dicembre 1996, n. 62.».
– Il
decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472

(Disposizioni generali materia di sanzioni amministrative

per le violazioni di norme tributarie, a norma dell’art. 3,

comma 133, della legge 23 dicembre 1996, n. 662) e’

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 8 gennaio 1998, n. 5,

supplemento ordinario.

Art.
56.
Clausola di invarianza finanziaria
1. Nessun
indennizzo e’ dovuto per la distruzione di vegetali,
prodotti
vegetali ed altri materiali in genere eseguita
in
applicazione delle disposizioni contenute nel presente decreto.

2. Le spese per gli adempimenti prescritti come misure ufficiali
in
applicazione del presente decreto sono a carico dei
soggetti
interessati.
3. Dall’applicazione del presente decreto non
devono derivare nuovi
o maggiori oneri, ne’ minori entrate, a
carico della finanza
pubblica.

Titolo XIII
NORME
TRANSITORIE E FINALI
Art. 57.

Adeguamenti tecnici
1. Alle norme comunitarie non
autonomamente applicabili, che
modificano modalita’ esecutive e
caratteristiche di ordine tecnico
delle direttive recepite con il
presente decreto, e’ data attuazione
con decreto del Ministro
delle politiche agricole e forestali,
sentita la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano, a norma
dell’articolo 13 della
legge 4 febbraio 2005, n. 11.
2. Con decreto del Ministro delle
politiche agricole e forestali,
su richiesta delle regioni o delle
province autonome interessate, e’
modificato l’allegato VIII
relativo ai punti di entrata di cui
all’articolo 42.
3. Dei
decreti adottati a norma dei commi 1 e 2 e’ data
tempestiva
comunicazione alla Presidenza del Consiglio dei
Ministri –
Dipartimento per le politiche comunitarie.

Nota all’art. 57:
– Si riporta il testo
dell’art. 13, della legge
4 febbraio 2005, n. 11 (Norme
generali sulla partecipazione
dell’Italia al processo
normativo dell’Unione europea e
sulle procedure di
esecuzione degli obblighi comunitari),
pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 15 febbraio 2005, n.
37:

«Art. 13 (Adeguamenti tecnici). – 1. Alle norme

comunitarie non autonomamente applicabili, che modificano

modalita’ esecutive e caratteristiche di ordine tecnico di

direttive gia’ recepite nell’ordinamento nazionale, e’ data

attuazione, nelle materie di cui all’art. 117, secondo

comma, della Costituzione, con decreto del Ministro

competente per materia, che ne da’ tempestiva comunicazione

alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento

per le politiche comunitarie.
2. In relazione a quanto
disposto dall’art. 117, quinto
comma, della Costituzione,
i provvedimenti di cui al
presente articolo possono
essere adottati nelle materie di
competenza legislativa
delle regioni e delle province
autonome al fine di porre
rimedio all’eventuale inerzia dei
suddetti enti nel dare
attuazione a norme comunitarie. In
tale caso, i
provvedimenti statali adottati si applicano,
per le
regioni e le province autonome nelle quali non sia
ancora
in vigore la propria normativa di attuazione, a

decorrere dalla scadenza del termine stabilito per

l’attuazione della rispettiva normativa comunitaria e

perdono comunque efficacia dalla data di entrata in vigore

della normativa di attuazione di ciascuna regione e

provincia autonoma. I provvedimenti recano l’esplicita

indicazione della natura sostitutiva del potere esercitato

e del carattere cedevole delle disposizioni in essi

contenute.».

Art. 58.

Abrogazioni
1. E’ abrogata la legge 18
giugno 1931, n. 987, ed il relativo
regolamento applicativo, approvato
con regio decreto 12 ottobre 1933,
n. 1700, fatta eccezione degli
articoli da 10 a 14 della citata legge
n. 987 del 1931 e
dell’articolo 57 del regio decreto n. 1700 del
1933, relativi ai
consorzi di difesa delle coltivazioni.
2. E’ abrogato il decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 536.
3. E’ abrogato il decreto
del Ministro delle risorse agricole,
alimentari e forestali in
data 31 gennaio 1996, ad eccezione
dell’articolo 49, comma 4.
4.
Sono abrogati, inoltre, i seguenti provvedimenti:
a) decreto del
Ministro delle risorse agricole, alimentari e
forestali in data 6
marzo 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
n. 67 del 20 marzo
1996;
b) decreto del Ministro delle risorse agricole,
alimentari e
forestali in data 19 febbraio 1997, pubblicato
nella Gazzetta
Ufficiale n. 69 del 24 marzo 1997;
c) decreto del
Ministro per le politiche agricole in data
27 novembre 1997,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 2 del
3 gennaio 1998;

d) decreto del Ministro per le politiche agricole in data
13
febbraio 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 72 del
27
marzo 1998;
e) decreto del Ministro per le politiche
agricole in data
9 luglio 1998, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 217 del
17 settembre 1998;
f) decreto del
Ministro per le politiche agricole in data
19 ottobre 1998,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 292 del
15 dicembre 1998;

g) decreto del Ministro per le politiche agricole in data
8
luglio 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 176 del
29
luglio 1999;
h) decreto del Ministro delle politiche agricole e
forestali in
data 4 agosto 2001, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 232 del
5 ottobre 2001;
i) decreto del Ministro
delle politiche agricole e forestali in
data 3 giugno 2002,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 225 del
25 settembre 2002;

l) decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali in
data
17 marzo 2003, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 89 del
16
aprile 2003;
m) decreto del Ministro delle politiche agricole e
forestali in
data 14 luglio 2003, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 207 del
6 settembre 2003;
n) decreto del Ministro
delle politiche agricole e forestali in
data 22 settembre 2003,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 9 del
13 gennaio 2004;
o)
decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali in
data
31 marzo 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 147 del
25
giugno 2004;
p) decreto del Ministro delle politiche agricole e
forestali in
data 20 luglio 2004, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 234 del
5 ottobre 2004;
q) decreto del Ministro
delle politiche agricole e forestali in
data 11 gennaio 2005,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 80 del
7 aprile 2005.
Il
presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella
Raccolta ufficiale degli atti normativi della
Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo
e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 19 agosto 2005

CIAMPI
Berlusconi,
Presidente del Consiglio
dei Ministri

La Malfa, Ministro per le politiche

comunitarie

Alemanno, Ministro delle politiche

agricole e forestali
Fini, Ministro
degli affari esteri
Castelli, Ministro
della giustizia
Siniscalco, Ministro
del-l’economia e
delle finanze

Storace, Ministro della salute

La Loggia, Ministro per gli affari

regionali
Visto, il Guardasigilli: Castelli

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46 a pag. 107 del S.O. in formato zip/pdf

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127 a pag. 132 del S.O. in formato zip/pdf

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144 del S.O. in formato zip/pdf

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DECRETO LEGISLATIVO 19 agosto 2005, n.214

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