DECRETO LEGISLATIVO 16 marzo 2006, n.158 | Edilone.it

DECRETO LEGISLATIVO 16 marzo 2006, n.158

DECRETO LEGISLATIVO 16 marzo 2006, n.158 - Attuazione della direttiva 2003/74/CE, concernente il divieto di utilizzazione di talune sostanze ad azione ormonica, tireostatica e delle sostanze beta-agoniste nelle produzioni animali. (GU n. 98 del 28-4-2006) - note: Entrata in vigore del provvedimento: 13/5/2006

DECRETO LEGISLATIVO 16 marzo 2006, n. 158
Attuazione della direttiva 2003/74/CE, concernente il divieto di
utilizzazione di talune sostanze ad azione ormonica, tireostatica e
delle sostanze beta-agoniste nelle produzioni animali.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Vista la legge 18 aprile 2005, n. 62 (legge comunitaria 2004), ed
in particolare l’articolo 1, commi 1 e 2, l’articolo 5 e l’allegato
B;
Visto il decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 336, recante
attuazione delle direttive 96/22/CE e 96/23/CE, concernenti il
divieto di utilizzazione di talune sostanze ad azione ormonica,
tireostatica e delle sostanze beta-agoniste nelle produzioni di
animali e le misure di controllo su talune sostanze e sui loro
residui negli animali vivi e nei loro prodotti;
Vista la direttiva 2003/74/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 22 settembre 2003, che modifica la direttiva 96/22/CE
del Consiglio, concernente il divieto di utilizzazione di talune
sostanze ad azione ormonica, tireostatica e delle sostanze
beta-agoniste nelle produzioni animali;
Visto il Regolamento (CE) n. 1774/2002 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 3 ottobre 2002, recante norme sanitarie relative ai
sottoprodotti di origine animale non destinati al consumo umano;
Visto il Regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo ai controlli ufficiali intesi
a verificare la conformita’ alla normativa in materia di mangimi e di
alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali;
Visto il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 119, e successive
modificazioni;
Visto il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 10 novembre 2005;
Acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
espresso in data 15 dicembre 2005;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 23 febbraio 2006;
Sulla proposta del Ministro per le politiche comunitarie e del
Ministro della salute, di concerto con i Ministri degli affari
esteri, della giustizia, dell’economia e delle finanze, delle
politiche agricole e forestali e per gli affari regionali;

E m a n a
il seguente decreto legislativo:

Art. 1.
Campo d’applicazione e definizioni
1. Il presente decreto riguarda il divieto di utilizzazione di
talune sostanze ad azione ormonica, tireostatica e delle sostanze
(Þ)-agoniste nelle produzioni animali, nonche’ le misure di controllo
su talune sostanze e sui loro residui negli animali vivi e nei loro
prodotti.
2. Ai fini del presente decreto valgono le definizioni di:
a) carni e prodotti a base di carne di cui al decreto legislativo
18 aprile 1994, n. 286, al decreto del Presidente della Repubblica
10 dicembre 1997, n. 495, al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.
537, al decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1992, n.
559, e loro successive modificazioni;
b) prodotti dell’acquacoltura di cui al decreto legislativo
30 dicembre 1992, n. 531, e successive modificazioni;
c) medicinali veterinari di cui al decreto legislativo 27 gennaio
1992, n. 119, e successive modificazioni.
3. Si intende, inoltre per:
a) azienda: qualsiasi luogo, anche all’aria aperta, in cui gli
animali sono allevati, o detenuti, anche transitoriamente;
b) animali da azienda: gli animali domestici delle specie bovina,
suina, ovina, caprina ed equina, nonche’ i volatili da cortile e i
conigli domestici, gli animali selvatici di dette specie e i
ruminanti selvatici allevati in un’azienda;
c) animale: tutti gli animali delle specie disciplinate dai
provvedimenti di cui agli allegati al decreto legislativo 30 gennaio
1993, n. 28, e successive modificazioni, e di cui al decreto
legislativo 12 novembre 1996, n. 633;
d) partita di animali: un gruppo di animali della stessa specie e
della stessa fascia di eta’, allevati, in una medesima azienda nello
stesso tempo, in condizioni uniformi di allevamento;
e) trattamento terapeutico: la somministrazione, in conformita’
alle prescrizioni di cui all’articolo 4, ad un singolo animale da
azienda, di una delle sostanze autorizzate allo scopo di trattare,
previo esame dell’animale da parte di un veterinario, una disfunzione
della fecondita’, inclusa l’interruzione di una gravidanza
indesiderata, e, per quanto riguarda le sostanze (Þ)-agoniste, in
vista dell’induzione della tocolisi nelle vacche al momento del
parto, nonche’ del trattamento delle disfunzioni respiratorie e
dell’induzione della tocolisi negli equidi allevati per fini diversi
dalla produzione di carni;
f) trattamento zootecnico: la somministrazione di una delle
sostanze autorizzate in conformita’ alle prescrizioni di cui
all’articolo 5:
1) ad un singolo animale da azienda, ai fini della
sincronizzazione del ciclo estrale e della preparazione delle
donatrici e delle ricettrici per l’impianto di embrioni, previo esame
dell’animale in oggetto da parte di un medico veterinario;
2) agli animali d’acquacoltura, destinati alla riproduzione a
scopo di inversione sessuale, su prescrizione di un veterinario e
sotto la sua responsabilita’;
g) trattamento illecito: l’utilizzazione di sostanze o prodotti
non autorizzati, ovvero di sostanze o prodotti autorizzati, a fini o
a condizioni diversi da quelli previsti dalle disposizioni vigenti;
h) sostanze o prodotti non autorizzati: sostanze o prodotti,
compresi i medicinali, la cui somministrazione ad un animale e’
vietata;
i) sostanze o prodotti autorizzati: sostanze o prodotti, compresi
i medicinali, la cui somministrazione ad un animale non e’ vietata;
l) residuo: residuo di sostanze ad azione farmacologica, di loro
prodotti di trasformazione, nonche’ di altre sostanze che si
trasmettono ai prodotti animali e che possono essere nocivi per la
salute umana;
m) autorita’ competente: gli organi individuati nelle singole
disposizioni secondo il riparto di funzioni e compiti stabilito dal
titolo IV, capo I, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;
n) campione ufficiale: campione prelevato dall’autorita’
competente e che, ai fini dell’analisi dei residui o delle sostanze
di cui all’allegato I, deve essere accompagnato dall’indicazione
della specie, della natura e della quantita’ e del metodo di
prelievo, nonche’ dall’indicazione del sesso e dell’origine
dell’animale o del prodotto animale;
o) laboratorio autorizzato: l’Istituto zooprofilattico
sperimentale o altro laboratorio pubblico individuato dal Ministero
della salute per l’esecuzione delle analisi di un campione ufficiale
per la ricerca di residui;
p) laboratorio nazionale di riferimento per i residui: l’Istituto
superiore di sanita’ o altro laboratorio pubblico individuato dal
Ministero della salute per categorie o gruppi di sostanze o residui;
q) sostanza (Þ)-agonista: una sostanza agonista della
stimolazione dei (Þ)-adrenorecettori.

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia, ai sensi
dell’art. 10, commi 2 e 3 del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica
28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la
lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali
e’ operato il rinvio. Restano invariati il valore e
l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Per le direttive CEE vengono forniti gli estremi di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita’
europee (GUCE).
Note alle premesse:
– L’art. 76 della Costituzione stabilisce che
l’esercizio della funzione legislativa non puo’ essere
delegato al Governo se non con determinazione di principi e
criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per
oggetti definiti.
– L’art. 87 della Costituzione conferisce, tra l’altro,
al Presidente della Repubblica il potere di promulgare le
leggi e di emanare i decreti aventi valore di legge ed i
regolamenti.
– Si riporta il testo dell’art. 1, commi 1 e 2, l’art.
5 e l’allegato B, della legge 18 aprile 2005, n. 62,
recante: «Disposizioni per l’adempimento di obblighi
derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunita’
europee. Legge comunitaria 2004.».
«Art. 1 (Delega al Governo per l’attuazione di
direttive comunitarie). – 1. Il Governo e’ delegato ad
adottare, entro il termine di diciotto mesi dalla data di
entrata in vigore della presente legge, i decreti
legislativi recanti le norme occorrenti per dare attuazione
alle direttive comprese negli elenchi di cui agli allegati
A e B.
2. I decreti legislativi sono adottati, nel rispetto
dell’art. 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400, su
proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri o del
Ministro per le politiche comunitarie e del Ministro con
competenza istituzionale prevalente per la materia, di
concerto con i Ministri degli affari esteri, della
giustizia, dell’economia e delle finanze e con gli altri
Ministri interessati in relazione all’oggetto della
direttiva.».
«Art. 5 (Delega al Governo per il riordino normativo
nelle materie interessate dalle direttive comunitarie). –
1. Il Governo e’ delegato ad adottare, con le modalita’ di
cui ai commi 2 e 3 dell’art. 1, entro il termine di
diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della
presente legge, testi unici delle disposizioni dettate in
attuazione delle deleghe conferite per il recepimento di
direttive comunitarie, al fine di coordinare le medesime
con le norme legislative vigenti nelle stesse materie,
apportando le sole modificazioni necessarie a garantire la
semplificazione e la coerenza logica, sistematica e
lessicale della normativa.
2. I testi unici di cui al comma 1 riguardano materie o
settori omogenei. Fermo restando quanto disposto al
comma 5, le disposizioni contenute nei testi unici non
possono essere abrogate, derogate, sospese o comunque
modificate, se non in modo esplicito mediante l’indicazione
puntuale delle disposizioni da abrogare, derogare,
sospendere o modificare.
3. Il Governo e’ delegato ad adottare, con le modalita’
di cui al comma 3 dell’art. 1, entro il termine di diciotto
mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge,
su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri o del
Ministro per le politiche comunitarie e del Ministro
dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro
per la funzione pubblica, il Ministro della giustizia e il
Ministro dell’interno, un testo unico in materia di
disposizioni finalizzate a prevenire l’utilizzazione del
sistema finanziario a scopo di riciclaggio, inteso a
riordinare la legislazione vigente in materia e ad
apportarvi le modifiche necessarie in conformita’ dei
seguenti principi:
a) garantire la semplificazione e la coerenza logica,
sistematica e lessicale della normativa;
b) garantire l’economicita’, l’efficienza e
l’efficacia del procedimento ove siano previste sanzioni
amministrative per la violazione della normativa
antiriciclaggio.
4. Dall’attuazione del comma 3 non devono derivare
nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
5. Per le disposizioni adottate ai sensi del presente
articolo si applica quanto previsto al comma 6 dell’art. 1.
6. Il presente articolo non si applica alla materia
della sicurezza e igiene del lavoro.».
«Allegato B
(Art. 1, commi 1 e 3)
2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
27 giugno 2001, concernente la valutazione degli effetti di
determinati piani e programmi sull’ambiente.
2001/84/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
27 settembre 2001, relativa al diritto dell’autore di
un’opera d’arte sulle successive vendite dell’originale.
2002/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
dell’11 marzo 2002, che istituisce un quadro generale
relativo all’informazione e alla consultazione dei
lavoratori.
2002/15/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
dell’11 marzo 2002, concernente l’organizzazione
dell’orario di lavoro delle persone che effettuano
operazioni mobili di autotrasporto.
2003/10/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
6 febbraio 2003, sulle prescrizioni minime di sicurezza e
di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi
derivanti dagli agenti fisici (rumore) (diciassettesima
direttiva particolare ai sensi dell’art. 16, paragrafo 1,
della direttiva 89/391/CEE).
2003/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
27 marzo 2003, che modifica la direttiva 83/477/CEE del
Consiglio sulla protezione dei lavoratori contro i rischi
connessi con un’esposizione all’amianto durante il lavoro.
2003/20/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
dell’8 aprile 2003, che modifica la direttiva 91/671/CEE
del Consiglio per il ravvicinamento delle legislazioni
degli Stati membri relative all’uso obbligatorio delle
cinture di sicurezza sugli autoveicoli di peso inferiore a
3,5 tonnellate.
2003/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
26 maggio 2003, che prevede la partecipazione del pubblico
nell’elaborazione di taluni piani e programmi in materia
ambientale e modifica le direttive del Consiglio 85/337/CEE
e 96/61/CE relativamente alla partecipazione del pubblico e
all’accesso alla giustizia.
2003/41/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
3 giugno 2003, relativa alle attivita’ e alla supervisione
degli enti pensionistici aziendali o professionali.
2003/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
13 giugno 2003, relativa alla segnalazione di taluni eventi
nel settore dell’aviazione civile.
2003/51/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
18 giugno 2003, che modifica le direttive 78/660/CEE,
83/349/CEE, 86/635/CEE e 91/674/CEE relative ai conti
annuali e ai conti consolidati di taluni tipi di societa’,
delle banche e altri istituti finanziari e delle imprese di
assicurazione.
2003/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
26 giugno 2003, relativa a norme comuni per il mercato
interno dell’energia elettrica e che abroga la direttiva
96/92/CE.
2003/55/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
26 giugno 2003, relativa a norme comuni per il mercato
interno del gas naturale e che abroga la direttiva
98/30/CE.
2003/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
15 luglio 2003, che modifica la direttiva 68/151/CEE del
Consiglio per quanto riguarda i requisiti di pubblicita’ di
taluni tipi di societa’.
2003/59/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
15 luglio 2003, sulla qualificazione iniziale e formazione
periodica dei conducenti di taluni veicoli stradali adibiti
al trasporto di merci o passeggeri, che modifica il
regolamento (CEE) n. 3820/85 del Consiglio e la direttiva
91/439/CEE del Consiglio e che abroga la direttiva
76/914/CEE del Consiglio.
2003/72/CE del Consiglio, del 22 luglio 2003, che
completa lo statuto della societa’ cooperativa europea per
quanto riguarda il coinvolgimento dei lavoratori.
2003/74/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
22 settembre 2003, che modifica la direttiva 96/22/CE del
Consiglio concernente il divieto di utilizzazione di talune
sostanze ad azione ormonica, tireostatica e delle sostanze
beta -agoniste nelle produzioni animali.
2003/85/CE del Consiglio, del 29 settembre 2003,
relativa a misure comunitarie di lotta contro l’afta
epizootica, che abroga la direttiva 85/511/CEE e le
decisioni 89/531/CEE e 91/665/CEE e recante modifica della
direttiva 92/46/CEE.
2003/86/CE del Consiglio, del 22 settembre 2003,
relativa al diritto al ricongiungimento familiare.
2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
13 ottobre 2003, che istituisce un sistema per lo scambio
di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella
Comunita’ e che modifica la direttiva 96/61/CE del
Consiglio.
2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
4 novembre 2003, concernente taluni aspetti
dell’organizzazione dell’orario di lavoro.
2003/89/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
10 novembre 2003, che modifica la direttiva 2000/13/CE per
quanto riguarda l’indicazione degli ingredienti contenuti
nei prodotti alimentari.
2003/92/CE del Consiglio, del 7 ottobre 2003, che
modifica la direttiva 77/388/CEE relativamente alle norme
sul luogo di cessione di gas e di energia elettrica.
2003/96/CE del Consiglio, del 27 ottobre 2003, che
ristruttura il quadro comunitario per la tassazione dei
prodotti energetici e dell’elettricita’.
2003/99/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
17 novembre 2003, sulle misure di sorveglianza delle
zoonosi e degli agenti zoonotici, recante modifica della
decisione 90/424/CEE del Consiglio e che abroga la
direttiva 92/117/CEE del Consiglio.
2003/105/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
16 dicembre 2003, che modifica la direttiva 96/82/CE del
Consiglio sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti
connessi con determinate sostanze pericolose.
2003/109/CE del Consiglio, del 25 novembre 2003,
relativa allo status dei cittadini dei paesi terzi che
siano soggiornanti di lungo periodo.
2003/110/CE del Consiglio, del 25 novembre 2003,
relativa all’assistenza durante il transito nell’ambito di
provvedimenti di espulsione per via aerea.
2004/8/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
dell’11 febbraio 2004, sulla promozione della cogenerazione
basata su una domanda di calore utile nel mercato interno
dell’energia e che modifica la direttiva 92/42/CEE.
2004/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
dell’11 febbraio 2004, che modifica la direttiva 94/62/CE
sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio.
2004/17/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
31 marzo 2004, che coordina le procedure di appalto degli
enti erogatori di acqua e di energia, degli enti che
forniscono servizi di trasporto e servizi postali.
2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di
aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di
forniture e di servizi.
2004/22/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
31 marzo 2004, relativa agli strumenti di misura.
2004/25/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
21 aprile 2004, concernente le offerte pubbliche di
acquisto.
2004/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
21 aprile 2004, sulla responsabilita’ ambientale in materia
di prevenzione e riparazione del danno ambientale.
2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini
dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di
soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri,
che modifica il regolamento (CEE) n. 1612/68 ed abroga le
direttive 64/221/CEE, 68/360/CEE, 72/194/CEE, 73/148/CEE,
75/34/CEE, 75/35/CEE, 90/364/CEE, 90/365/CEE e 93/96/CEE.
2004/39/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
21 aprile 2004, relativa ai mercati degli strumenti
finanziari, che modifica le direttive 85/611/CEE e 93/6/CEE
del Consiglio e la direttiva 2000/12/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 93/22/CEE
del Consiglio.
2004/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
29 aprile 2004, sul rispetto dei diritti di proprieta’
intellettuale.
2004/67/CE del Consiglio, del 26 aprile 2004,
concernente misure volte a garantire la sicurezza
dell’approvvigionamento di gas naturale.
2004/101/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
27 ottobre 2004, recante modifica della direttiva
2003/87/CE che istituisce un sistema per lo scambio di
quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunita’,
riguardo ai meccanismi di progetto del Protocollo di
Kyoto.».
– Il decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 336,
abrogato dal presente decreto, e’ pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 30 settembre 1999, n. 230.
– Le direttive 96/22/CE e 96/23/CE sono pubblicate
nella G.U.C.E. 23 maggio 1996, n. L. 125.
– La direttiva 2003/74/CE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
14 ottobre 2003, n. L. 262.
– Il Regolamento (CE) n. 1774/2002 e’ pubblicato nella
G.U.C.E. 10 ottobre 2002, n. L. 273.
– Il Regolamento (CE) n. 882/2004 e’ pubblicato nella
G.U.C.E. 28 maggio 2004, n. L. 191.
– Il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 119, reca:
«Attuazione delle direttive n. 81/851/CEE, n. 81/852/CEE,
n. 87/20/CEE e n. 90/676/CEE relative ai medicinali
veterinari.».
– Il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, reca:
«Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello
Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del
capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59».
Note all’art. 1:
– Il decreto legislativo 18 aprile 1994, n. 286, reca:
«Attuazione delle direttive 91/497/CEE e 91/498/CEE
concernenti problemi sanitari in materia di produzione ed
immissione sul mercato di carni fresche.».
– Il decreto del Presidente della Repubblica
10 dicembre 1997, n. 495, reca: «Regolamento recante norme
di attuazione della direttiva 92/116/CEE che modifica la
direttiva 71/118/CEE relativa a problemi sanitari in
materia di produzione e immissione sul mercato di carni
fresche di volatili da cortile».
– Il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 537,
reca: «Attuazione della direttiva 92/5/CEE relativa a
problemi sanitari in materia di produzione e
commercializzazione di prodotti a base di carne e di alcuni
prodotti di origine animale.».
– Il decreto del Presidente della Repubblica
30 dicembre 1992, n. 559, reca: «Regolamento per
l’attuazione della direttiva 91/495/CEE relativa ai
problemi sanitari e di polizia in materia di produzione e
commercializzazione di carni di coniglio e di selvaggina
d’allevamento.».
– Il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 531,
reca: «Attuazione della direttiva 91/493/CEE che stabilisce
le norme sanitarie applicabili alla produzione e
commercializzazione dei prodotti della pesca, tenuto conto
delle modifiche apportate dalla direttiva 92/48/CEE che
stabilisce le norme igieniche minime applicabili ai
prodotti della pesca ottenuti a bordo di talune navi.».
– Per il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 119,
vedi note alle premesse.
– Il decreto legislativo 30 gennaio 1993, n. 28, reca:
«Attuazione delle direttive 89/662/CEE e 90/425/CEE
relative ai controlli veterinari e zootecnici di taluni
animali vivi e su prodotti di origine animale applicabili
negli scambi intracomunitari.».
– Il decreto legislativo 12 novembre 1996, n. 633,
reca: «Attuazione della direttiva 92/65/CEE che stabilisce
norme sanitarie per gli scambi e le importazioni nella
Comunita’ di animali, sperma, ovuli ed embrioni non
soggetti, per quanto riguarda le condizioni di polizia
sanitaria, alle normative comunitarie specifiche di cui
all’allegato A, sezione I, della direttiva 90/425/CEE.».
– Il capo I del titolo IV del decreto legislativo
31 marzo 1998, n. 112, citato nelle premesse, reca: «Tutela
della salute».

Art. 2.
Divieto di immissione sul mercato
1. E’ vietata:
a) l’immissione sul mercato di tireostatici e stilbeni, derivati
dello stilbene e loro sali ed esteri ai fini della loro
somministrazione a tutte le specie animali;
b) l’immissione sul mercato di estradiolo-17 beta e suoi derivati
sotto forma di esteri e sostanze beta-agoniste ai fini della loro
somministrazione ad animali le cui carni ed i cui prodotti sono
destinati al consumo umano, per scopi diversi da quelli previsti agli
articoli 4 e 5.

Art. 3.
Divieti di somministrazione, detenzione in azienda immissione sul
mercato e trasformazione
1. Salvo quanto previsto agli articoli 4 e 5, e’ vietata per
tireostatici, stilbeni e derivati dello stilbene e loro sali ed
esteri, estradiolo-17 beta e suoi derivati sotto forma di esteri e
sostanze beta-agoniste e per sostanze ad azione estrogena – diverse
dall’estradiolo-17 beta e dai suoi derivati sotto forma di esteri –
androgena o gestagena:
a) la somministrazione, mediante qualsiasi metodo, agli animali
d’azienda e agli animali d’acquacoltura;
b) la detenzione in un’azienda, escluse quelle sotto controllo
ufficiale, di animali d’azienda e di acquacoltura, nonche’
l’immissione sul mercato o la macellazione per il consumo umano di
animali d’azienda che contengono sostanze di cui al presente comma o
nei quali e’ stata constatata la presenza di tali sostanze, salvo che
venga provato che detti animali sono stati trattati a norma degli
articoli 4 o 5;
c) l’immissione sul mercato per il consumo umano di animali
d’acquacoltura cui sono state somministrate le sostanze di cui al
presente comma, nonche’ di prodotti trasformati provenienti da detti
animali;
d) l’immissione sul mercato delle carni degli animali di cui alla
lettera b);
e) la trasformazione delle carni di cui alla lettera d) ovvero la
successiva immissione delle stesse sul mercato.
2. E’ vietata la detenzione nelle aziende in cui si allevano
animali da produzione di medicinali contenenti le sostanze di cui al
comma 1.

Art. 4.
Somministrazione agli animali d’azienda di medicinali veterinari
1. In deroga ai divieti di cui all’articolo 3, e’ consentito
somministrare ad animali d’azienda, a scopo terapeutico, medicinali
veterinari contenenti:
a) testosterone, progesterone o derivati che si trasformano
facilmente nel composto iniziale per idrolisi, dopo assorbimento nel
luogo d’applicazione; la somministrazione deve essere effettuata solo
da un veterinario mediante iniezione o, per il trattamento di una
disfunzione ovarica, mediante spirali vaginali e non mediante
impianti, su animali di azienda chiaramente identificati;
b) sostanze (Þ)-agoniste ovvero trenbolone allilico da
somministrare per via orale ad equidi o ad animali da compagnia,
sempreche’ siano utilizzati conformemente alle indicazioni del
fabbricante;
c) sostanze (Þ)-agoniste, alle vacche al momento del parto, sotto
forma di un’iniezione per l’induzione della tocolisi;
d) estradiolo-17 beta e suoi derivati sotto forma di esteri per
il trattamento di macerazione o mummificazione fetale dei bovini o
della piometra per i bovini.
2. La somministrazione dei medicinali veterinari di cui al comma 1,
lettere a), c) e d), deve essere effettuata da un veterinario o, nel
caso di medicinali veterinari contenenti le sostanze di cui al
comma 1, lettera b), sotto la sua diretta responsabilita’.
3. I trattamenti di cui al comma 1, devono essere registrati dal
veterinario che ha in cura gli animali su un registro vidimato dal
servizio veterinario della azienda unita’ sanitaria locale competente
per territorio; in esso sono annotate le seguenti informazioni:
a) numero progressivo della ricetta di riferimento;
b) natura del trattamento;
c) denominazione del medicinale veterinario;
d) data di inizio e fine trattamento;
e) identificazione degli animali trattati;
f) data prima della quale gli animali trattati non possono essere
inviati allo stabilimento di macellazione.
4. Il registro di cui al comma 3 deve essere conservato
nell’azienda a cura del titolare, unitamente a copia delle ricette
rilasciate dal veterinario, per almeno cinque anni e messo a
disposizione dell’autorita’ competente.
5. Gli animali assoggettati ai trattamenti di cui al comma 1 non
possono essere macellati prima che sia trascorso il tempo di
sospensione previsto per il medicinale veterinario utilizzato.
6. Fatto salvo quanto previsto al comma 1, lettera c), il
trattamento terapeutico e’ vietato negli animali da produzione,
nonche’ in quelli da riproduzione a fine carriera.

Art. 5.
Deroghe al divieto di somministrazione
1. In deroga al divieto di cui all’articolo 3, comma 1, lettera a),
e fatto salvo il divieto dell’articolo 2, sono consentiti:
a) la somministrazione per fini di trattamento zootecnico di
medicinali veterinari che contengono sostanze ad azione estrogena
diverse dall’estradiolo-17 beta e dai suoi derivati sotto forma di
esteri, androgena o gestagena; la somministrazione deve essere
effettuata da un veterinario ad animali chiaramente identificati;
b) il trattamento di avannotti d’acquacoltura a scopo di
inversione sessuale durante i primi tre mesi di vita con medicinali
veterinari contenenti sostanze ad azione androgena;
c) la somministrazione ad animali d’azienda di medicinali
veterinari contenenti estradiolo-17 beta o suoi derivati sotto forma
di esteri per l’induzione dell’estro nei bovini, negli equini, negli
ovini e nei caprini, fino al 14 ottobre 2006.
2. Nelle ipotesi di cui al comma 1, il veterinario compila una
ricetta in triplice copia non ripetibile, in cui sia precisato il
trattamento zootecnico previsto e la quantita’ di prodotto
necessario, procedendo alla registrazione dei medicinali prescritti
in conformita’ a quanto previsto all’articolo 4, comma 3.
3. Il trattamento zootecnico e’ comunque vietato per gli animali da
produzione, nonche’ per gli animali da riproduzione a fine carriera
durante il periodo di ingrasso.
4. I trattamenti di cui al comma 1 e all’articolo 4, comma 1,
devono essere comunicati entro tre giorni, dal veterinario che li
effettua direttamente al servizio veterinario dell’azienda unita’
sanitaria locale competente per territorio, con l’indicazione
dell’ubicazione dell’azienda, del detentore degli animali, del numero
identificativo degli animali sottoposti a trattamento, del medicinale
veterinario impiegato e del relativo tempo di sospensione, della data
e del tipo di intervento eseguito.
5. Gli animali assoggettati ai trattamenti di cui al comma 1 non
possono essere macellati prima che sia trascorso il tempo di
sospensione previsto per il medicinale veterinario utilizzato.
6. In caso di macellazione d’urgenza e qualora non sia trascorso il
prescritto tempo di sospensione, l’autorita’ competente ordina che
gli animali sottoposti ai trattamenti di cui al comma 1 e
all’articolo 4, comma 1, vengano avviati a stabilimenti di
trasformazione di cui al regolamento (CE) n. 1774 del 2002.

Nota all’art. 5:
– Per il regolamento (CE) n. 1774 del 2002, vedi note
alle premesse.

Art. 6.
Divieto di autorizzazione all’immissione in commercio
1. Non possono essere autorizzati ai sensi dell’articolo 3 del
decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 119, e successive
modificazioni, medicinali veterinari destinati ad animali d’azienda
contenenti:
a) sostanze ormonali che agiscono mediante un effetto deposito
oppure il cui tempo di sospensione e’ superiore a quindici giorni
dopo la fine del trattamento, nonche’ i prodotti autorizzati in base
a norme antecedenti alla modifica apportata dal regolamento (CEE) n.
2309 del 1993, le cui condizioni d’uso non sono note e per i quali
non esistono reagenti, ne’ esiste il materiale necessario per i
metodi d’analisi per l’individuazione dei residui eccedenti i limiti
consentiti;
b) sostanze (Þ)-agoniste, il cui tempo di sospensione e’
superiore a ventotto giorni dopo la fine del trattamento.

Note all’art. 6:
– L’art. 3 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n.
119, citato nelle premesse, cosi’ recita:
«Art. 3. – 1. Nessun medicinale veterinario puo’ essere
immesso in commercio senza aver ottenuto una autorizzazione
all’immissione in commercio rilasciata dal Ministero della
salute oppure dalla Commissione europea a norma del
Regolamento (CEE) 2309/93. Il Ministero della salute,
tuttavia:
a) quando la situazione sanitaria lo richiede, puo’
autorizzare la commercializzazione o la somministrazione
agli animali di medicinali veterinari, che sono stati
autorizzati da un altro Stato membro in base alle
disposizioni comunitarie;
b) in caso di malattie epidemiche gravi, consente
temporaneamente l’impiego di medicinali veterinari ad
azione immunologica, senza preventiva autorizzazione di
immissione sul mercato, in mancanza di medicinali
appropriati e dopo avere informato la Commissione delle
Comunita’ europee delle condizioni di impiego
particolareggiato.
2. L’autorizzazione alla commercializzazione di
medicinali veterinari destinati alla somministrazione ad
animali le cui carni o prodotti sono destinati al consumo
umano non puo’ essere concessa a meno che:
a) l’impiego della sostanza o delle sostanze
farmacologicamente attive contenute nel medicinale
veterinario sia gia’ stato autorizzato in altri medicinali
veterinari dal Ministro della sanita’ alla data del
31 dicembre 1991;
b) la sostanza o le sostanze farmacologicamente
attive siano incluse negli allegati I, II o III del
regolamento CEE 2377/90 del Consiglio Comunita’ europea del
26 giugno 1990.
3. E’ vietata la somministrazione agli animali di
medicinali veterinari non autorizzati salvo che si tratti
delle sperimentazioni di medicinali veterinari di cui
all’art. 4, comma 1, lettera l), effettuate conformemente
alla normativa vigente; la commercializzazione di alimenti
ottenuti da animali trattati nel corso delle
sperimentazioni puo’ avvenire solo se e’ stato accertato
dall’autorita’ sanitaria che tali alimenti non contengono
residui che possano costituire un rischio per la salute
umana.
4. Fatte salve le norme piu’ severe e’ richiesta
ricetta non ripetibile rilasciata da un medico veterinario
per fornire al pubblico i seguenti medicinali:
a) medicinali, la cui fornitura o utilizzazione e’
soggetta a restrizioni in applicazione delle convenzioni
delle Nazioni Unite contro il traffico illecito di
stupefacenti e di psicotropi o di disposizioni comunitarie;
b) medicinali per i quali il veterinario deve
prendere precauzioni particolari per evitare qualsiasi
rischio inutile per:
1) le specie a cui e’ destinato il farmaco;
2) la persona che somministra il medicinale agli
animali;
3) il consumatore di alimenti ottenuti dall’animale
trattato;
4) l’ambiente;
c) medicinali destinati a trattamenti o a processi
patologici che richiedono precise diagnosi preventive o dal
cui uso possono derivare conseguenze tali da rendere
difficile o da ostacolare ulteriori interventi diagnostici
o terapeutici;
d) formule magistrali destinate agli animali;
e) nuovi medicinali veterinari contenenti un
principio attivo la cui utilizzazione nei medicinali
veterinari e’ autorizzata da meno di cinque anni, salvo
eventuali deroghe che il Ministero della salute puo’
stabilire all’atto del rilascio del decreto di
autorizzazione all’immissione in commercio se, tenuto conto
delle informazioni fornite dal richiedente o
dell’esperienza acquisita mediante l’utilizzazione del
prodotto, accerti che non rientrino nelle ipotesi di cui
alle lettere a), b), c) e d).
4-bis. Il Ministro della sanita’ con proprio decreto
stabilisce l’elenco dei medicinali veterinari non
sottoposti all’obbligo della ricetta.
5. Ove non esistano medicinali autorizzati per una
determinata malattia, al fine, in particolare, di evitare
agli animali evidenti stati di sofferenza, il medico
veterinario puo’ somministrare ad uno o piu’ animali che in
una azienda determinata costituiscono gruppo, ovvero ad
animali da compagnia e con l’osservanza del comma 6:
a) un medicinale veterinario il cui impiego sia
autorizzato in Italia per un’altra specie animale o per
altri animali della stessa specie, ma per un’altra
affezione;
b) in mancanza di tale medicinale, un medicinale
autorizzato in Italia per l’impiego sull’uomo. In tal caso,
il medicinale, se somministrato ad animali da compagnia, e’
soggetto a prescrizione medica veterinaria non ripetibile;
c) se il medicinale di cui alla lettera b) non esiste
e comunque, entro i limiti imposti dalla normativa vigente,
un medicinale veterinario preparato estemporaneamente da un
farmacista conformemente alle indicazioni contenute nella
prescrizione veterinaria.
6. Nelle ipotesi previste dal comma 5 il medicinale, se
somministrato ad animali la cui carne o i cui prodotti sono
destinati al consumo umano, puo’ contenere soltanto
sostanze presenti in un medicinale veterinario autorizzato
per essi e il medico veterinario responsabile deve
prescrivere un appropriato tempo di attesa per tali animali
per garantire che gli alimenti prodotti con gli animali
trattati non contengano residui nocivi per i consumatori; i
tempi di attesa, a meno che non siano indicati sul
medicinale impiegato per le specie interessate, non possono
essere inferiori per le uova e per il latte, a sette
giorni, per la carne di pollame e mammiferi, inclusi grasso
e frattaglie, a ventotto giorni e per le carni di pesce, a
500 gradi/giorno; alla vendita di tale medicinale si
applica l’art. 32, comma 3. Per tipologie particolari di
allevamento di animali la cui carne e i cui prodotti sono
designati al consumo umano, il Ministero della salute puo’
dettare norme integrative sull’uso dei medicinali
veterinari connesse alle caratteristiche dei medicinali
stessi.
7. Il medico veterinario, qualora il medicinale sia
somministrato ad animali la cui carne o i cui prodotti sono
destinati al consumo umano, tiene un registro numerato in
cui annota tutte le opportune informazioni concernenti i
trattamenti di cui ai commi 5 e 6 quali la data in cui gli
animali sono stati esaminati, identificazione del
proprietario, il numero di animali trattati, la diagnosi
clinica, i medicinali prescritti, le dosi somministrate, la
durata del trattamento e gli eventuali tempi di attesa
raccomandati; il medico veterinario tiene la documentazione
a disposizione delle competenti autorita’ sanitarie, ai
fini di ispezione, per almeno tre anni dalla data
dell’ultima registrazione.
8. In deroga ai commi 3 e 4, e’ consentito ai medici
veterinari stabiliti in un altro Stato membro, che
esercitano la professione nel territorio italiano, portare
e somministrare piccoli quantitativi di medicinali
veterinari gia’ preparati che non superino il fabbisogno
quotidiano, esclusi comunque quelli dotati d’azione
immunologica, purche’ ricorrano le seguenti condizioni:
a) l’autorizzazione alla commrcializzazione sia stata
concessa dalle competenti autorita’ dello Stato membro in
cui il medico veterinario e’ stabilito;
b) i medicinali veterinari siano trasportati dal
medico veterinario nell’imballaggio d’origine del
produttore;
c) i medicinali suddetti, se somministrati ad animali
destinati alla produzione di alimenti per l’uomo, abbiano
una composizione qualitativamente e quantitativamente
identica, per quanto riguarda i principi attivi, a quella
dei prodotti il cui impiego e’ stato autorizzato;
d) il medico veterinario si tenga al corrente delle
buone prassi veterinarie seguite nello Stato membro dove
presta servizio; egli provvede affinche’ sia rispettato il
tempo di attesa specificato sull’etichetta del medicinale
veterinario, a meno che ragionevolmente sappia che, per
osservare tali buone prassi veterinarie, dovrebbe essere
indicato un tempo di attesa piu’ lungo;
e) il medico veterinario non fornisce alcun
medicinale veterinario al proprietario od al custode degli
animali trattati;
f) il medico veterinario registri in modo dettagliato
gli animali trattati, la diagnosi, i medicinali veterinari
somministrati, il loro dosaggio, la durata del trattamento
ed il tempo d’attesa applicato; queste registrazioni vanno
tenute a disposizione delle competenti autorita’ sanitarie,
ai fini d’ispezione, per almeno tre anni;
g) la varieta’ e la quantita’ di medicinali
veterinari detenuti dal medico veterinario non superino
quelle generalmente necessarie per le esigenze quotidiane
di una buona prassi veterinaria.
8-bis. I medicinali veterinari non ricadenti nelle
categorie elencate al comma 4, possono essere venduti
dietro presentazione di ricetta medico veterinaria
ripetibile, previa autorizzazione del Ministero della
salute.».
– Il regolamento (CEE) n. 2309 del 1993, e’ pubblicato
nella GUCE 24 agosto 1993, n. L. 214.

Art. 7.
Immissione sul mercato di animali e bollatura delle relative carni
1. Qualora siano state rispettate le disposizioni di cui agli
articoli 4 e 5 e i tempi di sospensione minimi previsti
nell’autorizzazione all’immissione in commercio del medicinale
veterinario, e’ consentito:
a) immettere sul mercato gli animali destinati alla riproduzione
o gli animali riproduttori che sono stati sottoposti ad uno dei
trattamenti di cui agli articoli 4 e 5, ad eccezione di quelli a fine
carriera;
b) apporre la bollatura sanitaria comunitaria sulle carni
provenienti dagli animali di cui alla lettera a).
2. I cavalli di gran pregio, in particolare cavalli da corsa, da
competizione, da circo o equidi destinati alla riproduzione o ad
esposizioni, inclusi gli equidi registrati, ai quali sono stati
somministrati, per le finalita’ previste all’articolo 4, medicinali
veterinari contenenti trenbolone allilico o sostanze (Þ)-agoniste,
possono essere movimentati prima della fine del tempo di sospensione
solo se sono state rispettate le condizioni di somministrazione e se
la natura e la data del trattamento risultano sul certificato o sul
passaporto che accompagna detti animali.
3. Le carni o i prodotti provenienti da animali cui sono state
somministrati medicinali veterinari contenenti sostanze ad azione
estrogena, androgena o gestagena ovvero sostanze (Þ)-agoniste, in
conformita’ alle disposizioni derogatorie di cui agli articoli 4 e 5,
possono essere immessi sul mercato per il consumo umano solo se e’
stato rispettato, prima della macellazione, il tempo di sospensione
previsto nell’autorizzazione di immissione in commercio del
medicinale veterinario, il trattamento risulti dagli appositi
registri e siano stati rispettati gli altri requisiti previsti dalla
legislazione vigente.
4. In deroga all’articolo 3 e fatto salvo l’articolo 2, agli
animali da azienda per i quali puo’ essere certificato che
l’estradiolo-17 beta o i suoi derivati sotto forma di esteri sono
stati somministrati per fini terapeutici o di trattamento zootecnico
prima del 14 ottobre 2004, si applicano, per quanto attiene all’uso
terapeutico, le disposizioni di cui all’articolo 4 e, per quanto
attiene all’uso zootecnico, le disposizioni di cui all’articolo 5.

Art. 8.
Registro
1. Fatte salve le prescrizioni di cui al decreto legislativo
27 gennaio 1992, n. 119, e successive modificazioni, la detenzione
delle sostanze di cui agli articoli 2 e 3 e’ riservata alle imprese
che le producono, acquistano, commercializzano ai fini della loro
importazione, fabbricazione, detenzione e magazzinaggio,
distribuzione, vendita ed utilizzazione. Esse devono conservare un
registro su cui annotare, in ordine cronologico, le quantita’
prodotte o acquistate e quelle cedute o utilizzate per la produzione
di medicinali e coloro ai quali le hanno cedute e dai quali sono
state acquistate.
2. Le informazioni di cui al comma 1 devono essere fornite, su
richiesta, alla competente autorita’, su stampa, se la registrazione
e’ effettuata con sistema computerizzato.

Nota all’art. 8:
– Per il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 119,
vedi note alle premesse.

Art. 9.
Mutua assistenza tra Stati membri
1. Qualora dall’esito dei controlli effettuati su animali o
prodotti provenienti da un altro Stato membro risulti il mancato
rispetto delle disposizioni comunitarie da parte dello Stato membro
di origine degli animali o dei prodotti sottoposti a controllo, si
applicano le disposizioni in materia di mutua assistenza tra le
autorita’ amministrative degli Stati membri.

Art. 10.
Divieti all’importazione
1. E’ vietato importare, anche da Paesi terzi inseriti negli
elenchi comunitari da cui e’ autorizzata l’importazione:
a) animali da azienda o d’acquacoltura cui siano stati
somministrati:
1) per qualsiasi via o metodo medicinali veterinari contenenti
sostanze tireostatiche, stilbeni, prodotti contenenti tali sostanze o
loro derivati;
2) sostanze o prodotti contenenti sostanze beta-agoniste,
estrogene, ivi compreso l’estradiolo-17 beta ed i suoi esteri,
gestagene ed androgene, salvo che tale somministrazione sia stata
effettuata nel rispetto delle disposizioni previste dagli articoli 4,
5 e 7 e nel rispetto dei tempi di sospensione previsti dalla
normativa vigente;
b) carni o prodotti ottenuti da animali la cui importazione e’
vietata ai sensi della lettera a).

Art. 11.
Piani di sorveglianza per la ricerca dei residui o delle sostanze
1. La sorveglianza del processo di allevamento degli animali e di
quello di prima trasformazione dei prodotti di origine animale, per
la ricerca dei residui e delle sostanze di cui all’allegato I negli
animali vivi, nei loro escrementi e nei liquidi biologici, nonche’
nei tessuti, nei prodotti di origine animale, negli alimenti per
animali e nell’acqua di abbeveraggio e’ effettuata secondo le
disposizioni del presente articolo e degli articoli 12 e 13.
2. Ai fini della ricerca di cui al comma l, le regioni e le
province autonome possono istituire, senza oneri aggiuntivi a carico
dei relativi bilanci, nuclei operativi regionali di vigilanza
veterinaria (N.O.R.V.).

Art. 12.
Coordinamento del Ministero della salute
1. Il Ministero della salute, fatte salve le norme piu’ specifiche
applicabili nel campo del controllo della nutrizione degli animali,
coordina l’esecuzione della ricerca di cui all’articolo 11.
2. Ai fini di cui al comma 1, il Ministero della salute:
a) aggiorna annualmente il piano di cui all’articolo 13:
b) coordina le attivita’ dei servizi centrali e regionali
incaricati della sorveglianza sui vari residui e tutti i servizi che
effettuano comunque il controllo sull’uso delle sostanze o dei
prodotti negli allevamenti;
c) raccoglie le informazioni necessarie per la valutazione delle
misure adottate e dei risultati ottenuti;
d) trasmette alla Commissione europea, entro il 31 marzo di ogni
anno, le informazioni e i risultati di cui alla lettera c), compresi
quelli relativi alle indagini in corso.

Art. 13.
Aggiornamento del piano per la ricerca dei residui o delle sostanze
1. Il Ministero della salute, aggiorna entro il 31 marzo di ogni
anno, in base all’esperienza maturata negli anni precedenti e alle
eventuali osservazioni della Commissione europea, il piano per la
ricerca delle categorie di residui o di sostanze di cui all’allegato
II, approvato dalla stessa Commissione con decisione 98/390/CE del
20 maggio 1998.
2. Il Ministero della salute informa ogni sei mesi la Commissione
europea e gli altri Stati membri in merito all’esecuzione e ai
risultati del piano; l’esito dell’esecuzione del piano e’ pubblico.

Nota all’art. 13:
– La decisione 98/390/CE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
19 giugno 1998, n. L. 175.

Art. 14.
Autocontrollo
1. Il titolare dell’azienda di cui all’articolo 1, comma 3,
lettera a), se non gia’ registrato presso il servizio veterinario
dell’azienda unita’ sanitaria locale competente per territorio ai
sensi delle normative vigenti, deve chiedere la registrazione presso
il predetto servizio.
2. Il responsabile dello stabilimento di macellazione e di prima
trasformazione di prodotti di origine animale deve adottare un piano
di autocontrollo aziendale al fine di:
a) accettare, nel corso di forniture dirette o tramite un
intermediario, soltanto gli animali per i quali l’allevatore abbia
garantito che i tempi di sospensione siano stati rispettati;
b) accertare che gli animali d’ingrasso introdotti nello
stabilimento non contengano residui superiori ai limiti massimi
consentiti e che non siano stati trattati con sostanze o prodotti non
autorizzati;
c) assicurarsi che nello stabilimento vengano introdotti solo
prodotti di origine animale che non contengano residui superiori ai
limiti massimi consentiti e non presentino alcuna traccia di sostanze
o di prodotti non autorizzati.
3. Il responsabile delle aziende e degli stabilimenti di cui ai
commi 1 e 2 puo’ commercializzare soltanto:
a) animali ai quali non siano stati somministrati sostanze o
prodotti non autorizzati, ovvero che non siano stati oggetto di un
trattamento illecito;
b) animali per i quali, in caso di somministrazione di sostanze o
prodotti autorizzati, sia stato rispettato il periodo di sospensione
prescritto;
c) prodotti provenienti dagli animali di cui alle lettere a)
e b).
4. Ferme restando le disposizioni concernenti l’immissione sul
mercato dei prodotti:
a) il Ministro della salute, con decreto da adottarsi di concerto
con il Ministro delle politiche agricole e forestali, stabilisce
linee guida per disciplinare le modalita’ della sorveglianza sulla
qualita’ della filiera produttiva da realizzarsi a cura delle parti
interessate, anche mediante rafforzamento delle misure di
autosorveglianza da introdurre nei capitolati d’oneri dei marchi e
dei contrassegni di qualita’;
b) il Ministero delle politiche agricole e forestali cura
l’introduzione, nei capitolati d’oneri dei marchi e dei contrassegni
di qualita’, di misure di rafforzamento dell’autosorveglianza ai fini
dell’applicazione del presente decreto; dell’avvenuta introduzione
viene data comunicazione al Ministero della salute.
5. Il Ministro della salute, con proprio decreto, puo’ ridurre la
frequenza dei controlli ufficiali, tenuto conto dell’appartenenza
dell’azienda d’origine o di provenienza ad un sistema di
autosorveglianza o di filiera produttiva.

Art. 15.
Registrazioni da effettuare a cura dei veterinari
1. Il veterinario che cura gli animali annota, su un registro
tenuto nell’azienda diverso da quello di cui all’articolo 4, comma 3,
la data, la natura dei trattamenti terapeutici prescritti o eseguiti,
l’identificazione degli animali trattati ed i tempi di sospensione
corrispondenti.
2. L’allevatore annota sul registro di cui al comma 1 la data e la
natura dei trattamenti eseguiti entro le 24 ore dall’inizio e dalla
fine del trattamento.
3. Il registro di cui al comma 1, che puo’ essere quello previsto
dal decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 119, e successive
modificazioni, e’ detenuto in azienda e conservato, a cura del
titolare dell’azienda, con le relative ricette almeno per cinque
anni.
4. Il veterinario della azienda unita’ sanitaria locale competente,
nel corso della vigilanza veterinaria permanente sugli allevamenti,
controlla anche le condizioni degli allevamenti e dei trattamenti
previsti dal presente decreto, annotando sui registri di cui al
comma 1 e di cui all’articolo 4, comma 3, la data delle verifiche
effettuate.
5. Gli allevatori ed i veterinari che hanno in cura gli animali
sono tenuti a fornire all’autorita’ competente e, in particolare, al
veterinario ufficiale dello stabilimento di macellazione, su sua
richiesta, ogni informazione relativa al rispetto delle norme di cui
al presente decreto.
6. Gli animali introdotti negli stabilimenti di macellazione,
pubblici e privati, a scopo di macellazione debbono essere scortati
da una dichiarazione del titolare dell’allevamento di origine, che
deve essere conservata nello stabilimento di macellazione per un
periodo non inferiore ad un anno, contenente le seguenti indicazioni:
a) numero, specie e categoria degli animali;
b) ubicazione dell’allevamento di provenienza;
c) che gli animali non sono stati trattati o alimentati con
sostanze di cui e’ vietato l’impiego;
d) eventuali trattamenti effettuati sugli animali, nei novanta
giorni precedenti l’avvio alla macellazione, con le sostanze di cui
agli articoli 4 e 5, nonche’ con alimenti medicamentosi e specialita’
medicinali; nel caso in cui siano stati effettuati tali trattamenti
la dichiarazione deve essere controfirmata, sul retro della stessa,
al momento della prescrizione o dell’invio degli animali allo
stabilimento di macellazione, dal medico veterinario che ha
prescritto i predetti trattamenti;
e) che sono stati osservati i previsti periodi di sospensione per
i trattamenti con i prodotti di cui alla lettera d).

Nota all’art. 15:
– Per il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 119,
vedi note alle premesse.

Art. 16.
Controlli ufficiali
1. Fatti salvi i controlli effettuati nel quadro dell’attuazione
dei piani di cui all’articolo 13 e i controlli previsti da specifiche
normative, le autorita’ competenti procedono a controlli ufficiali a
sondaggio:
a) nella fase di fabbricazione delle sostanze di cui all’allegato
I, categoria A, nonche’ nelle fasi di manipolazione, di
magazzinaggio, di trasporto, di distribuzione, di vendita o di
acquisto delle stesse;
b) nella fase della catena di produzione e di distribuzione degli
alimenti per animali;
c) durante il processo di allevamento degli animali e di prima
trasformazione dei prodotti di origine animale.
2. I controlli di cui al comma 1 mirano segnatamente a rilevare la
detenzione o la presenza di sostanze o prodotti vietati che
potrebbero essere somministrati ad animali per fini di ingrasso
ovvero il trattamento illecito degli animali.
3. I controlli previsti allo stabilimento di macellazione o
all’atto della prima vendita degli animali di acquacoltura e dei
prodotti della pesca possono essere ridotti per tener conto
dell’appartenenza dell’azienda d’origine o di provenienza ad una rete
di sorveglianza epidemiologica o ad un sistema di sorveglianza sulla
qualita’ di cui all’articolo 14, comma 4.

Art. 17.
Esecuzione dei controlli
1. I controlli di cui al presente decreto sono eseguiti dalle
autorita’ competenti senza preavviso.
2. Il responsabile dello stabilimento di macellazione deve
agevolare le ispezioni prima della macellazione e, in particolare,
assistere il veterinario ufficiale o il personale ausiliario per
tutte le relative operazioni.

Art. 18.
Modalita’ dei controlli
1. L’autorita’ competente:
a) in caso di presunto trattamento illecito, invita il
proprietario, il detentore degli animali o il veterinario che ha in
cura gli animali a fornire tutti i documenti che motivano la natura
del trattamento;
b) qualora a seguito di un’indagine sospetti o abbia conferma di
un trattamento illecito, dispone tempestivamente controlli:
1) a sondaggio, sugli animali nelle aziende di origine o di
provenienza, anche mediante prelievi di campioni, al fine, in
particolare, di rivelare tale trattamento e soprattutto eventuali
tracce di impianti;
2) volti a rilevare la presenza di sostanze il cui uso e’
vietato, ovvero di sostanze o prodotti non autorizzati, nelle aziende
agricole in cui gli animali sono allevati, detenuti o ingrassati,
nonche’ nelle aziende ad esse collegate, o nelle aziende di origine o
di provenienza degli animali. A tale fine devono essere effettuati
campioni ufficiali di acqua di abbeveraggio e di alimenti per
animali;
3) a sondaggio sugli alimenti per animali nelle aziende di
origine o di provenienza e sull’acqua di abbeveraggio o, nelle acque
di cattura, per gli animali di acquacoltura;
4) di cui all’articolo 16, comma 1, lettera a);
5) necessari a chiarire l’origine delle sostanze o prodotti non
autorizzati o quella degli animali trattati;
c) in caso di superamento dei limiti massimi di residui ovvero di
traccia di sostanza o di prodotto non autorizzato, procede ad ogni
azione ed indagine utile sulla base del rilevamento effettuato.

Art. 19.
Laboratorio nazionale di riferimento
1. Il laboratorio nazionale di riferimento per i residui
nell’attuazione del piano di cui all’articolo 13, deve:
a) coordinare le attivita’ dei laboratori autorizzati per
effettuare le analisi dei residui e, in particolare, le procedure e i
metodi d’analisi;
b) assistere il Ministero della salute nell’organizzazione del
piano;
c) organizzare periodicamente prove comparative;
d) garantire l’osservanza da parte dei laboratori autorizzati dei
compiti loro attribuiti;
e) garantire la diffusione delle informazioni fornite dai
laboratori comunitari di riferimento;
f) assicurare al proprio personale la possibilita’ di partecipare
ai corsi di perfezionamento organizzati dalla Commissione europea o
dai laboratori comunitari di riferimento, nei limiti delle risorse
disponibili previste dalle disposizioni vigenti.
2. I laboratori comunitari di riferimento sono quelli indicati
nell’allegato VII del regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004.

Nota all’art. 19:
– Per il regolamento (CE) n. 882/2004 si veda nelle
note alle premesse.

Art. 20.
Prelievi ufficiali
1. I prelievi ufficiali di campioni devono essere eseguiti
conformemente agli allegati III e IV ed essere esaminati in
laboratori autorizzati; le modalita’ per la raccolta di campioni
ufficiali, nonche’ i metodi di routine e di riferimento per l’analisi
degli stessi sono stabiliti in sede comunitaria; al momento di
rilasciare un’autorizzazione all’immissione in commercio per un
medicinale veterinario destinato ad essere somministrato ad una
specie le cui carni o i cui prodotti siano destinati al consumo
umano, il Ministero della salute trasmette ai laboratori comunitari
di riferimento e ai laboratori nazionali di riferimento per la
ricerca di residui, i metodi di analisi di routine previsti
all’articolo 4, comma 1, lettera h), del decreto legislativo
27 gennaio 1992, n. 119, e successive modificazioni, e all’articolo 7
del regolamento (CEE) n. 2377 del 1990.
2. Per le sostanze di cui all’allegato I, categoria A, i risultati
positivi constatati mediante un metodo di routine devono essere
confermati con i metodi di riferimento di cui al comma 1,
eventualmente da un altro laboratorio autorizzato.
3. In caso di contestazione dei risultati delle analisi deve essere
effettuata un’ulteriore analisi dal laboratorio nazionale di
riferimento per la sostanza o il residuo di causa, con spese a carico
dell’interessato.
4. In attesa che in sede comunitaria vengono stabiliti i metodi di
cui al comma 1, si fa riferimento ai metodi diramati dal laboratorio
nazionale di riferimento.

Note all’art. 20:
– L’art. 4, comma 1, lettera h), del decreto
legislativo 27 gennaio 1992, n. 119, citato nelle premesse,
cosi’ recita:
«Art. 4. – 1. Per ottenere il rilascio della
autorizzazione alla commercializzazione, da parte del
Ministero della salute, il titolare dell’autorizzazione
all’immissione in commercio, che deve essere stabilito nel
territorio comunitario, e’ tenuto a presentare al Ministero
stesso domanda corredata con le informazioni ed i documenti
seguenti:
a) – g) (omissis);
h) indicazione del tempo di attesa che deve
intercorrere tra l’ultima somministrazione del medicinale
veterinario all’animale nelle normali condizioni d’impiego
e l’ottenimento dei prodotti alimentari dall’animale
trattato, per garantire che detti prodotti non contengano
residui in quantita’ superiori ai limiti massimi fissati.
Il richiedente indica e giustifica un livello limite dei
residui tale da poter essere ammesso negli alimenti senza
rischi per il consumatore, unitamente a metodi di analisi
di routine che possono essere utilizzati dalle competenti
autorita’ sanitarie per l’individuazione dei residui;».
– Il regolamento (CEE) n. 2377 del 1990, e’ pubblicato
nella G.U.C.E. 18 agosto 1990, n. 224.
Nota agli articoli 23 e 25:
– Per il Regolamento (CE) n. 1774 del 2002, vedi note
alle premesse.

Art. 21.
Misure adottate dall’autorita’ competente
1. Nel caso in cui gli accertamenti effettuati in conformita’
dell’articolo 20 diano risultati positivi, l’autorita’ competente
adotta tutte le misure necessarie per individuare l’animale e
l’azienda d’origine o di provenienza e per ottenere le necessarie
precisazioni circa l’analisi e i suoi risultati; inoltre, dispone
un’indagine presso l’azienda d’origine o di provenienza, al fine di
determinare le cause della presenza di residui, nonche’ un’indagine
sulla origine delle sostanze o dei prodotti non autorizzati o di
sostanze autorizzate utilizzate illecitamente, nelle fasi, secondo i
casi, di fabbricazione, di movimentazione, di magazzinaggio, di
trasporto, di somministrazione, di distribuzione o della vendita
ovvero qualsiasi altra indagine supplementare ritenuta necessaria;
dispone, infine, per l’identificazione degli animali su cui sono
stati effettuati i prelievi e che gli stessi non possono in alcun
caso lasciare l’azienda finche’ non sono disponibili i risultati dei
controlli.
2. Se dai risultati dei controlli effettuati risulta la necessita’
di un’indagine o di un’azione in uno o piu’ Stati membri o in uno o
piu’ Paesi terzi, il Ministero della salute informa gli altri Stati
membri e la Commissione europea.

Art. 22.
Sequestro degli allevamenti
1. Qualora si constati un trattamento illecito l’autorita’
competente sottopone a sequestro gli allevamenti sottoposti alle
indagini di cui all’articolo 18, comma 1, lettera b), dispone che
tutti gli animali interessati siano muniti di un contrassegno o di
un’identificazione ufficiale e ordina un prelievo di campioni
ufficiali su un insieme di animali statisticamente rappresentativo
fondato su basi scientifiche internazionalmente riconosciute.

Art. 23.
Misure da adottare in caso di superamento dei limiti massimi di
residui
1. Qualora si riscontri il superamento dei limiti massimi di
residui, l’autorita’ competente:
a) effettua un’indagine nell’azienda di origine o di provenienza,
a seconda dei casi, per stabilire le cause di tale superamento;
b) adotta, in base ai risultati dell’indagine, le misure
necessarie per la tutela della sanita’ pubblica, compreso
eventualmente il divieto di uscita degli animali o dei prodotti
dall’azienda o dallo stabilimento di cui trattasi per un periodo
determinato.
2. In caso di infrazioni ripetute al rispetto dei limiti massimi
dei residui sia negli animali che nei prodotti immessi in commercio
da parte di allevatori o di stabilimenti di prima trasformazione,
l’autorita’ competente deve procedere:
a) ad un controllo piu’ rigoroso degli animali e dei prodotti
dell’azienda o dello stabilimento per un periodo di almeno sei mesi,
con sequestro dei prodotti o carcasse in attesa dei risultati
dell’analisi dei campioni prelevati;
b) se i risultati di cui alla lettera a) evidenziano un
superamento del limite massimo di residui, al ritiro dal consumo
umano delle carcasse o dei prodotti e al loro trattamento ai sensi
del Regolamento (CE) n. 1774 del 2002.

Art. 24.
Misure da adottare in caso di scambi e importazioni
1. Qualora l’analisi di un campione ufficiale riveli un trattamento
illecito ovvero il superamento dei limiti massimi di residui che
riguardi animali o prodotti di origine animale spediti verso un altro
Stato membro, su richiesta dell’autorita’ competente di tale Stato
membro, il Ministero della salute dispone per l’applicazione
all’azienda o allo stabilimento di origine o di provenienza delle
misure previste all’articolo 21, comma 1, e agli articoli 22, 23, 25,
26 e 27.
2. Se i casi di cui al comma 1 riguardano animali o prodotti
provenienti da un Paese terzo il Ministero della salute ne informa la
Commissione europea.

Art. 25.
Misure da adottare in caso di infrazione
1. Gli animali dell’azienda sottoposta a indagine, durante il
periodo di sequestro previsto all’articolo 22, possono lasciare
l’azienda d’origine solo sotto controllo ufficiale; a tale fine,
l’autorita’ competente prende le misure appropriate in funzione della
natura delle sostanze individuate.
2. Qualora, a seguito di un prelievo di campioni effettuato ai
sensi dell’articolo 22, sia confermato un trattamento illecito,
l’autorita’ competente:
a) dispone l’immediato abbattimento, in loco ovvero nello
stabilimento di macellazione, degli animali riconosciuti positivi e
ne ordina l’invio ad uno stabilimento di trasformazione di cui al
regolamento (CE) n. 1774 del 2002;
b) procede ad un prelievo di campioni su tutte le partite
sospette di animali dell’azienda sotto indagine.
3. Se risulta positiva almeno la meta’ dei prelievi effettuati sul
campione rappresentativo ai sensi dell’articolo 22, l’autorita’
competente ordina l’abbattimento di tutti gli animali sospetti
presenti nell’azienda.
4. Per un periodo di almeno dodici mesi successivo all’esecuzione
della misura di cui al comma 3, le aziende appartenenti al medesimo
allevatore sono sottoposte ad un controllo ufficiale piu’ rigoroso
per la ricerca dei residui; in tal caso, vengono meno i benefici di
cui all’articolo 14, comma 6, derivati dal sistema organizzato di
autosorveglianza cui eventualmente l’allevatore aderisce.
5. Sono sottoposti a controlli ufficiali supplementari, rispetto a
quelli previsti all’articolo 16, le aziende e gli stabilimenti:
a) che forniscono animali e alimenti per animali all’azienda di
cui al comma 1;
b) appartenenti alla stessa catena di fornitori delle aziende e
degli stabilimenti di cui alla lettera a).

Art. 26.
Misure adottate dal veterinario ufficiale in caso di sospetto
1. Il veterinario ufficiale dello stabilimento di macellazione, se
sospetta che gli animali presentati hanno subito un trattamento
illecito o che hanno subito un trattamento autorizzato, ma che non e’
stato rispettato il periodo di sospensione, dispone:
a) che gli animali siano macellati separatamente;
b) il sequestro delle carcasse e delle frattaglie, procedendo ai
prelievi di campioni necessari a rivelare dette sostanze;
c) nel caso di risultati positivi, l’invio delle carcasse e delle
frattaglie a uno stabilimento di trasformazione di cui al regolamento
(CE) n. 1774 del 2002, senza alcun indennizzo o altra forma
compensatoria.
2. Il veterinario ufficiale dello stabilimento di macellazione,
quando dispone di elementi che gli consentono di concludere che gli
animali presentati hanno subito un trattamento autorizzato, ma che
non e’ stato rispettato il periodo di sospensione, ne differisce la
macellazione.
3. Il veterinario ufficiale dello stabilimento di macellazione,
quando dispone di elementi che gli consentono di concludere che gli
animali presentati hanno subito un trattamento illecito, ne dispone
l’abbattimento e l’invio alla distruzione o, se consentito, ad uno
stabilimento di trasformazione di cui al regolamento (CE) n. 1774 del
2002, senza alcun indennizzo o altra forma compensatoria.
4. Se il trattamento illecito di cui al comma 1 e’ confermato, si
applicano le disposizioni di cui all’articolo 25.

Nota all’art. 26:
– Per il Regolamento (CE) n. 1774 del 2002, vedi note
alle premesse.

Art. 27.
Cooperazione per l’attuazione dei controlli
1. Il personale, il responsabile dello stabilimento di macellazione
e il privato, proprietario dello stabilimento di macellazione,
nonche’ il proprietario o il detentore degli animali sono tenuti a
cooperare e a non adottare comportamenti ostruzionistici nel corso
delle ispezioni e dei prelievi necessari per l’esecuzione dei piani
nazionali di sorveglianza dei residui, nonche’ nel corso delle
indagini e dei controlli previsti dal presente decreto.

Art. 28.
Informazioni alla Commissione europea e rafforzamento dei controlli
1. Il Ministero della salute informa annualmente la Commissione
europea circa i risultati dei controlli di residui effettuati sugli
animali e sui prodotti provenienti da Paesi terzi.
2. Quando dai controlli di cui al comma 1, effettuati ai sensi del
decreto legislativo 3 marzo 1993, n. 93, si rileva che sono stati
utilizzati prodotti o sostanze non autorizzati per il trattamento
degli animali di una determinata partita o si constata la presenza di
tali prodotti o sostanze in una partita, o parte di essa, originaria
di uno stesso stabilimento il Ministero della salute ne informa la
Commissione europea.
3. Nei casi di cui al comma 2, anche se la rilevazione e’
riscontrata in un altro Stato membro, il Ministero della salute
dispone per il rafforzamento dei controlli su tutte le partite di
animali o di prodotti aventi la stessa origine. In particolare, le
dieci partite successive aventi la stessa origine devono essere
bloccate al posto di ispezione frontaliera, con contestuale deposito
a titolo di acconto, da parte dello speditore o del suo mandatario,
di una somma pari al 50 per cento delle spese previste per il
controllo per la ricerca dei residui mediante prelievo di un campione
rappresentativo di dette partite.
4. Qualora i controlli dimostrino la presenza di sostanze o
prodotti non autorizzati o siano stati superati i limiti massimi, si
applicano le disposizioni degli articoli da 19 a 22 del regolamento
(CE) n. 882/2004.
5. Il Ministero della salute informa la Commissione europea del
risultato dei controlli rafforzati di cui al comma 3.

Note all’art. 28:
– Il decreto legislativo 3 marzo 1993, n. 93, reca:
«Attuazione della direttiva 90/675/CEE e della direttiva
91/496/CEE relative all’organizzazione dei controlli
veterinari su prodotti e animali in provenienza da Paesi
terzi e introdotti nella Comunita’ europea.».
– Per il regolamento (CE) n. 882/2004, si veda nelle
note alle premesse.

Art. 29.
Decretazione del Ministro della salute
1. Il Ministro della salute, con uno o piu’ decreti, stabilisce:
a) le specialita’ medicinali da impiegare ai fini previsti dagli
articoli 4 e 5, nonche’ le relative condizioni di utilizzazione, in
particolare, il tempo di sospensione necessario;
b) i mezzi di identificazione degli animali trattati;
c) il modello della dichiarazione di scorta per gli animali
destinati allo stabilimento di macellazione;
d) le indicazioni che devono essere riportate sulla ricetta
medico-veterinaria;
e) i livelli fisiologici massimi delle sostanze ad azione
estrogena, androgena e gestagena, di natura endogena, presenti negli
animali.
2. Fino all’adozione dei decreti di cui al comma 1, restano in
vigore i decreti adottati dal Ministro della salute ai sensi
dell’articolo 6, comma 6, dell’articolo 7, comma 3, dell’articolo 13,
comma 4, e dell’articolo 14, comma 2, del decreto legislativo
27 gennaio 1992, n. 118.

Nota all’art. 29:
– Il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 118,
recante: «Attuazione delle direttive n. 81/602/CEE, n.
85/358/CEE, n. 86/469/CEE, n. 88/146/ CEE e n. 88/299/CEE
relative al divieto di utilizzazione di talune sostanze ad
azione ormonica e ad azione tireostatica nelle produzioni
animali, nonche’ alla ricerca di residui negli animali e
nelle carni fresche.» e’ pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 18 febbraio 1992, n. 40, S.O.

Art. 30.
Spese
1. Le spese derivanti dall’applicazione degli articoli 18 e 26,
limitatamente alle ipotesi di conferma o di accertato utilizzo,
nonche’ degli articoli 21, 22, 23, 24 e 25, sono a carico del
titolare dell’azienda o dello stabilimento, non pubblici, o del
detentore degli animali o dei prodotti.
2. Le spese derivanti dall’applicazione degli articoli 28 e 31,
comma 2, sono a carico dello speditore o del suo mandatario.
3. Sono a carico del proprietario, senza alcun indennizzo, ne’
altra forma compensatoria, le spese per il trasporto, la macellazione
e la distruzione coatta degli animali o dei prodotti risultati
positivi.

Art. 31.
Controlli effettuati in un altro Stato membro
1. Qualora il Ministero della salute ritenga che i controlli
previsti dal presente decreto non siano correttamente eseguiti in un
altro Stato membro, informa, in applicazione delle disposizioni di
cui al decreto legislativo 30 gennaio 1993, n. 27, l’autorita’
centrale di detto Stato membro affinche’ questa svolga le opportune
indagini e prenda le misure necessarie che devono essere comunicate,
unitamente alle decisioni prese e alle relative motivazioni, al
Ministero della salute.
2. Nel caso in cui il Ministero della salute ritenga non
sufficiente quanto comunicato dallo Stato membro ai sensi del
comma 1, richiede allo stesso ulteriori interventi che possono
comprendere una visita congiunta in loco senza oneri aggiuntivi per
il bilancio dello Stato; il Ministero della salute comunica alla
Commissione europea sia i problemi insorti che le specifiche
soluzioni adottate; in caso di mancato accordo il Ministero della
salute chiede alla Commissione europea di incaricare un esperto
affinche’ emetta un parere di merito e, in attesa di tale parere puo’
disporre controlli specifici sulle partite di merce provenienti dagli
stabilimenti o dagli allevamenti in questione, applicando, in caso di
esito positivo dei controlli disposti, misure sanitarie cautelari che
garantiscano la tutela della salute pubblica e della sanita’ animale.
Eventuali ulteriori misure, da adottarsi secondo procedura
comunitaria, sono eseguite tenuto conto del parere reso dall’esperto.

Nota all’art. 31:
– Il decreto legislativo 30 gennaio 1993, n. 27, reca:
«Attuazione della direttiva 89/608/CEE relativa alla mutua
assistenza tra autorita’ amministrative per assicurare la
corretta applicazione della legislazione veterinaria e
zootecnica.».

Art. 32.
Sanzioni
1. Chiunque viola le disposizioni di cui agli articoli 2, 3,
comma 1, 4, commi 5 e 6, 5, commi 3 e 5, 7, comma 3, 10, 14, comma 3,
e’ punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 10.329 euro a
61.974 euro.
2. La stessa sanzione di cui al comma 1 si applica a chiunque viola
le disposizioni di cui all’articolo 4, commi 1 e 2, e all’articolo 5,
comma 1, per l’esercizio delle deroghe ai divieti previsti dagli
articoli 2 e 3.
3. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque viola le
disposizioni di cui agli articoli 3, comma 2, 7, comma 2, 14, commi 1
e 2, e’ punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.164
euro a 30.987 euro.
4. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque viola le
disposizioni di cui agli articoli 4, commi 3 e 4, 5, comma 4, 8,
comma 1, 15, commi 1, 2, 3 e 6, e’ punito con la sanzione
amministrativa pecuniaria da 2.037 euro a 12.394 euro.
5. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque viola le
disposizioni di cui all’articolo 27, e’ punito con la sanzione
amministrativa pecuniaria da 1.018 euro a 6.197 euro.

Art. 33.
Sospensione degli aiuti comunitari e delle autorizzazioni o
riconoscimenti
1. Fatte salve le sanzioni di cui all’articolo 32, il proprietario
o il responsabile dello stabilimento di macellazione che contribuisce
a dissimulare l’uso di sostanze vietate, e’ escluso dalla concessione
degli aiuti comunitari per un periodo di dodici mesi.
2. L’accertamento con provvedimento esecutivo della violazione
delle disposizioni di cui all’articolo 2 comporta, oltre alle
sanzioni di cui all’articolo 32, comma 1, l’applicazione della
sanzione amministrativa accessoria della sospensione delle
autorizzazioni o dei riconoscimenti ufficiali rilasciati, per un
periodo di tempo da uno a tre mesi nonche’, in caso di reiterazione
della violazione, la revoca di tali provvedimenti.

Art. 34.
Clausola di cedevolezza
1. In relazione a quanto disposto dall’articolo 117, quinto comma,
della Costituzione, le norme del presente decreto, afferenti a
materia di competenza legislativa delle regioni e delle province
autonome di Trento e di Bolzano che non abbiano ancora provveduto al
recepimento della direttiva 2003/74/CE, si applicano fino alla data
di entrata in vigore della normativa di attuazione adottata, nel
rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dei
principi fondamentali desumibili dal presente decreto, da ciascuna
regione e provincia autonoma.

Note all’art. 34:
– L’art. 117, quinto comma, della Costituzione, cosi’
recita: «Le Regioni e le Province autonome di Trento e di
Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle
decisioni dirette alla formazione degli atti normativi
comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione
degli accordi internazionali e degli atti dell’Unione
europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da
legge dello Stato, che disciplina le modalita’ di esercizio
del potere sostitutivo in caso di inadempienza.».
– Per la direttiva 2003/74/CE, vedi note alle premesse.

Art. 35.
Abrogazioni
1. Il decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 336, e la legge
3 febbraio 1961, n. 4, sono abrogati.

Note all’art. 35:
– Il decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 336,
recante: «Attuazione delle direttive 96/22/CE e 96/23/CE
concernenti il divieto di utilizzazione di talune sostanze
ad azione ormonica, tireostatica e delle sostanze
(b)-agoniste nelle produzioni di animali e le misure di
controllo su talune sostanze e sui loro residui negli
animali vivi e nei loro prodotti», abrogato dal presente
decreto, e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
30 settembre 1999, n. 230.
– Per i riferimenti della legge 3 febbraio 1961, n. 4,
si veda nelle note alle premesse.

Art. 36.
Disposizioni di copertura finanziaria
1. Dal presente provvedimento non devono derivare nuovi o maggiori
oneri a carico della finanza pubblica, ovvero minori entrate.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 16 marzo 2006
CIAMPI
Berlusconi, Presidente del Consiglio
dei Ministri
La Malfa, Ministro per le politiche
comunitarie
Storace, Ministro della salute
Fini, Ministro degli affari esteri
Castelli, Ministro della giustizia
Tremonti, Ministro dell’economia e
delle finanze
Alemanno, Ministro delle politiche
agricole e forestali
La Loggia, Ministro per gli affari
regionali

Visto, il Guardasigilli: Castelli

Allegato I
(previsto dall’art. 1, comma 3, lettera n)

Categoria A – Sostanze a effetto anabolizzante e sostanze non
autorizzate
1) Stilbeni, loro derivati e loro sali e esteri.
2) Agenti antitiroidei.
3) Steroidi.
4) Lattoni dell’acido resorcilico (compreso lo zeranolo).
5) Þ-agonisti
6) Sostanze incluse nell’allegato IV del regolamento (CEE) n.
2377/90 del Consiglio, del 26 giugno 1990.
Categoria B – Medicinali veterinari[1] e agenti contaminanti
1) Sostanze antibatteriche, compresi sulfamidici, chinoloni.
2) Altri prodotti medicinali veterinari:
a) Antielmintici;
b) Cocci diostatici, compresi i nitroimidazoli;
c) Carbammati e piretroidi;
d) Tranquillanti;
e) Antinfiammatori non steroidei (AINS);
f) Altre sostanze esercitanti un’attivita’ farmacologica.
3) Altre sostanze e agenti contaminanti per l’ambiente:
a) Composti organoclorurati, compresi i PCB;
b) Composti organofosforati;
c) Elementi chimici;
d) Micotossine;
e) Coloranti;
f)Altri.
[1] Comprese le sostanze non registrate utilizzabili a fini
veterinari.

Allegato II
(previsto dall’art. 13, comma 1)

—-> Vedere allegato a pag. 14 della G.U. in formato zip/pdf

Allegato III
(previsto dall’art. 20, comma 1)
Strategia di campionamento
1. Il piano di sorveglianza dei residui mira ad esaminare e porre
in evidenza le ragioni dei rischi di residui nei prodotti alimentari
di origine animale a livello degli allevamenti, dei mattatoi, delle
industrie lattiero-casearie, degli stabilimenti di produzione e
trasformazione del pesce e dei centri di raccolta e imballaggio delle
uova.
I campioni ufficiali devono essere prelevati conformemente al
corrispondente capitolo dell’allegato IV.
Indipendentemente dal luogo di raccolta dei campioni ufficiali,
il campionamento deve essere imprevisto, inatteso ed effettuato in
momenti non fissi ed in giorni non particolari della settimana.
Gli Stati membri devono adottare ogni precauzione atta a
garantire che l’elemento sorpresa nei controlli sia costante.
2. Per quanto riguarda le sostanze della categoria A, la
sorveglianza deve ricercare i casi rispettivamente di
somministrazione illecita di sostanze vietate e di somministrazione
abusiva di sostanze autorizzate. L’azione di siffatto campionamento
deve essere concentrata secondo le disposizioni previste nel
corrispondente capitolo dell’allegato IV.
I campioni devono essere mirati, tenendo conto dei seguenti
criteri minimi: sesso, eta’, specie, sistema di ingrasso, qualsiasi
informazione di cui disponga lo Stato membro e qualsiasi prova di
impiego scorretto o abuso di sostanze di questa categoria.
I dettagli dei criteri di controllo mirato saranno stabiliti
dalla decisione della Commissione di cui all’art. 15, paragrafo 1.
3. Per quanto riguarda le sostanze della categoria B, la
sorveglianza deve in particolare avere per oggetto il controllo della
conformita’ dei residui di medicinali veterinari con i limiti massimi
di residui fissati negli allegati I e III del regolamento (CEE) n.
2377/90, e dei residui di antiparassitari con i livelli massimi di
cui all’allegato III della direttiva 86/363/CEE nonche’ il controllo
della concentrazione degli agenti contaminanti per l’ambiente.
A meno che il prelievo casuale dei campioni possa essere
debitamente motivato dagli Stati membri al momento della
presentazione alla Commissione dei rispettivi piani nazionali di
sorveglianza, tutti i campioni devono essere mirati secondo criteri
fissati dalla decisione della Commissione di cui all’art. 20, comma
1.

Allegato IV
(previsto dall’art. 20, comma 1)
Livelli e frequenza di campionamento
L’obiettivo del presente allegato e’ definire il numero minimo di
animali che devono essere sottoposti a campionamento. Ciascuno dei
campioni puo’ essere analizzato per individuare la presenza di una o
piu’ sostanze.
Capitolo 1
Bovini, suini, ovini, caprini, equini
1. Bovini.
Il numero minimo di animali da controllare annualmente per
qualsiasi tipo di residuo o sostanza deve essere almeno pari allo 0,4
per cento dei bovini macellati l’anno precedente, con la seguente
suddivisione:
Categoria A: 0,25% ripartiti come segue:
la meta’ dei campioni deve essere prelevata nell’allevamento su
animali vivi; in deroga, il 25% dei campioni analizzati per la
ricerca delle sostanze della categoria A 5 possono essere prelevati
da materiali appropriati (alimenti per animali, acqua di
abbeveraggio….);
la meta’ dei campioni deve essere prelevata nel mattatoio.
Ciascuna sottocategoria della categoria A deve essere verificata
ogni anno su un minimo del 5% del numero totale di campioni da
raccogliere per la categoria A.
Il rimanente deve essere attribuito secondo l’esperienza e le
informazioni di cui dispone lo Stato membro.
Categoria B: 0,15%.
Il 30% dei campioni deve verificare le sostanze della categoria
B1.
Il 30% dei campioni deve verificare le sostanze della categoria
B2.
Il 10% dei campioni deve verificare le sostanze della categoria
B3.
Il rimanente deve essere attribuito secondo la situazione dello
Stato membro.
2. Suini.
Il numero di animali da sottoporre a controllo annualmente per
qualsiasi tipo di residui o sostanze deve essere almeno pari allo
0,05% dei suini macellati l’anno precedente, con la seguente
suddivisione:
Categoria A: 0,02 %.
Per gli Stati membri che procedono al prelievo di campioni nel
mattatoio, devono essere effettuate, a livello dell’azienda, analisi
complementari circa l’acqua potabile, gli alimenti per gli animali,
gli escrementi o qualsiasi altro parametro appropriato.
In questo caso, il nunero minimo di allevamenti suini da visitare
annualmente deve rappresentare almeno un allevamento per 100.000
suini macellati l’anno precedente.
Ciascuna sottocategoria della categoria A deve essere verificata
ogni anno su un minimo del 5% del numero totale di campioni da
raccogliere per la categoria A.
Il rimanente sara’ attribuito secondo l’esperienza e le
informazioni di cui dispone lo Stato membro.
Categoria B: 0,03%.
Deve essere seguita la stessa suddivisione per le sottocategorie
previste per i bovini. Il rimanente sara’ attribuito secondo la
situazione dello Stato membro.
3. Montoni e capre.
Il numero di animali da sottoporre a controllo per qualsiasi tipo
di residuo o sostanza deve essere almeno pari allo 0,05 % dei montoni
e capre di eta’ superiore a tre mesi macellati l’anno precedente, con
la seguente suddivisione:
Categoria A: 0,01%.
Ogni sottocategoria della categoria A deve essere verificata
annualmente su un minimo del 5% del numero totale dei campioni da
raccogliere per la categoria A.
Il rimanente sara’ attribuito secondo l’esperienza e le
informazioni di cui dispone lo Stato membro.
Categoria B: 0,04%.
Per le sottocategorie deve essere seguita la stessa suddivisione
prevista per i bovini.
Il rimanente sara’ attribuito secondo l’esperienza dello Stato
membro.
4. Equini.
Il numero di campioni deve essere determinato da ciascuno Stato
membro in funzione dei problemi individuati.
Capitolo 2
Polli da carne, galline a fine carriera, tacchini, altro pollame
Un campione comprende uno o piu’ animali secondo le esigenze dei
metodi analitici.
Per ciascuna categoria di volatili considerata (polli da carne,
galline a fine carriera, tacchini e altro pollame) il numero minimo
di campioni all’anno deve essere almeno pari a 1 per 200 tonnellate
della produzione annuale (peso morto), con un minimo di cento
campioni per ciascuna categoria di sostanza se la produzione annua
della categoria di volatili considerata e’ superiore a 5000
tonnellate.
Deve essere rispettata la seguente suddivisione:
Categoria A: 50% dei campioni totali.
L’equivalente di un quinto di tali campioni deve essere prelevato
a livello dell’azienda.
Ciascuna sottocategoria della categoria A deve essere verificata
annualmente su un minimo del 5% del numero totale di campioni da
raccogliere per la categoria A.
Il rimanente sara’ attribuito secondo l’esperienza e le
informazioni di cui dispone lo Stato membro.
Categoria B: 50% dei campioni totali:
il 30 % deve verificare le sostanze della categoria B 1;
il 30 % deve verificare le sostanze della categoria B 2;
il 10 % deve verificare le sostanze della categoria B 3.
Il rimanente sara’ attribuito secondo la situazione dello Stato
membro.
Capitolo 3
Prodotti dell’acquacoltura
1. Pesci di allevamento.
Un campione e’ costituito da uno o piu’ pesci, a seconda della
dimensione del pesce considerato e delle esigenze del metodo
analitico.
Gli Stati membri devono almeno rispettare i livelli e le
frequenze di campionamento qui di seguito indicati, in base alla
produzione annuale di pesci d’allevamento (espressa in tonnellate).
Il numero minimo di campioni raccolti annualmente deve essere
almeno pari a 1 per 100 tonnellate della produzione annua.
Le sostanze ricercate e i campioni selezionati per l’analisi
dovranno essere scelti in base all’impiego previsto di tali sostanze.
Deve essere rispettata la seguente suddivisione:
Categoria A: un terzo del totale dei campioni: tutti i campioni
devono essere prelevati nell’azienda, su pesci in tutte le fasi
dell’allevamento [1] compresi pesci pronti per essere immessi sul
mercato a fini di consumo.
Categoria B: due terzi del totale dei campioni: il prelievo di
campioni deve essere effettuato:
a) preferibilmente nell’azienda, su pesci pronti per essere
immessi sul mercato a fini di consumo;
b) nello stabilimento di trasformazione o a livello della
vendita all’ingrosso, su pesci freschi, a condizione di potere, in
caso di risultati positivi, risalire all’azienda di origine dei pesci
(«tracing back»).
In tutti i casi i campioni prelevati nell’azienda devono essere
raccolti in base ad un minimo del 10% dei luoghi di produzione
registrati.
2. Altri prodotti dell’acquacoltura
Se gli Stati membri hanno motivi per ritenere che prodotti
veterinari o prodotti chimici sono utilizzati per altri prodotti
dell’acquacoltura oppure quando si sospetti una contaminazione
dell’ambiente, tali specie devono essere incluse nel piano di
prelievo proporzionalmente alla rispettiva produzione come campioni
supplementari rispetto a quelli prelevati per i pesci di
acquacoltura.
[1] Per gli allevamenti in mare, in cui le condizioni di prelievo
possono essere particolarmente difficili, si possono prelevare
campioni negli alimenti in sostituzione dei campioni sui pesci.

DECRETO LEGISLATIVO 16 marzo 2006, n.158

Edilone.it