DECRETO LEGISLATIVO 13 agosto 2010, n. 155 - Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualita' dell'aria ambiente e per un'aria piu' pulita in Europa. (10G0177) - (GU n. 216 del 15-9-2010 | Edilone.it

DECRETO LEGISLATIVO 13 agosto 2010, n. 155 – Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualita’ dell’aria ambiente e per un’aria piu’ pulita in Europa. (10G0177) – (GU n. 216 del 15-9-2010

DECRETO LEGISLATIVO 13 agosto 2010, n. 155 - Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualita' dell'aria ambiente e per un'aria piu' pulita in Europa. (10G0177) - (GU n. 216 del 15-9-2010 - Suppl. Ordinario n.217)

DECRETO LEGISLATIVO 13 agosto 2010 , n. 155

Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualita’
dell’aria ambiente e per un’aria piu’ pulita in Europa. (10G0177)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76, 87 e 117 della Costituzione;
Vista la legge 7 luglio 2009, n. 88, concernente disposizioni per
l’adempimento di obblighi dall’appartenenza dell’Italia alle
Comunita’ europee – Legge comunitaria 2008, e, in particolare,
l’articolo 10 e l’allegato B;
Visto l’articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400, recante
disciplina dell’attivita’ di Governo e ordinamento della Presidenza
del Consiglio dei ministri;
Vista la direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 21 maggio 2008, relativa alla qualita’ dell’aria
ambiente e per un’aria piu’ pulita in Europa;
Vista la direttiva 2004/107/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 15 dicembre 2004, concernente l’arsenico, il cadmio,
il mercurio, il nichel e gli idrocarburi policiclici aromatici
nell’aria ambiente;
Visto il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, recante
conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle
regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15
marzo 1997, n. 59;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri,
adottata nella riunione del 13 maggio 2010;
Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui all’articolo
8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, reso nella seduta
dell’8 luglio 2010;
Acquisiti i pareri delle competenti commissioni di Camera dei
deputati e Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 30 luglio 2010;
Sulla proposta del Ministro per le politiche europee e del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto
con i Ministri della salute, dello sviluppo economico, delle
infrastrutture e dei trasporti, delle politiche agricole alimentari e
forestali, degli affari esteri, della giustizia, dell’economia e
delle finanze e per i rapporti con le regioni e per la coesione
territoriale;

Emana
il seguente decreto legislativo:

Art. 1

Principi e finalita’

1. Il presente decreto recepisce la direttiva 2008/50/CE e
sostituisce le disposizioni di attuazione della direttiva
2004/107/CE, istituendo un quadro normativo unitario in materia di
valutazione e di gestione della qualita’ dell’aria ambiente
finalizzato a:
a) individuare obiettivi di qualita’ dell’aria ambiente volti a
evitare, prevenire o ridurre effetti nocivi per la salute umana e per
l’ambiente nel suo complesso;
b) valutare la qualita’ dell’aria ambiente sulla base di metodi e
criteri comuni su tutto il territorio nazionale;
c) ottenere informazioni sulla qualita’ dell’aria ambiente come
base per individuare le misure da adottare per contrastare
l’inquinamento e gli effetti nocivi dell’inquinamento sulla salute
umana e sull’ambiente e per monitorare le tendenze a lungo termine,
nonche’ i miglioramenti dovuti alle misure adottate;
d) mantenere la qualita’ dell’aria ambiente, laddove buona, e
migliorarla negli altri casi;
e) garantire al pubblico le informazioni sulla qualita’ dell’aria
ambiente;
f) realizzare una migliore cooperazione tra gli Stati dell’Unione
europea in materia di inquinamento atmosferico.
2. Ai fini previsti dal comma 1 il presente decreto stabilisce:
a) i valori limite per le concentrazioni nell’aria ambiente di
biossido di zolfo, biossido di azoto, benzene, monossido di carbonio,
piombo e PM10;
b) i livelli critici per le concentrazioni nell’aria ambiente di
biossido di zolfo e ossidi di azoto;
c) le soglie di allarme per le concentrazioni nell’aria ambiente
di biossido di zolfo e biossido di azoto;
d) il valore limite, il valore obiettivo, l’obbligo di
concentrazione dell’esposizione e l’obiettivo nazionale di riduzione
dell’esposizione per le concentrazioni nell’aria ambiente di PM2,5;
e) i valori obiettivo per le concentrazioni nell’aria ambiente di
arsenico, cadmio, nichel e benzo(a)pirene.
3. Ai fini previsti dal comma 1 il presente decreto stabilisce
altresi’ i valori obiettivo, gli obiettivi a lungo termine, le soglie
di allarme e le soglie di informazione per l’ozono.
4. Il presente decreto si fonda sui seguenti principi:
a) il sistema di valutazione e gestione della qualita’ dell’aria
rispetta ovunque standard qualitativi elevati ed omogenei al fine di
assicurare un approccio uniforme su tutto il territorio nazionale e
di assicurare che le stesse situazioni di inquinamento siano valutate
e gestite in modo analogo;
b) il sistema di acquisizione, di trasmissione e di messa a
disposizione dei dati e delle informazioni relativi alla valutazione
della qualita’ dell’aria ambiente e’ organizzato in modo da
rispondere alle esigenze di tempestivita’ della conoscenza da parte
di tutte le amministrazioni interessate e del pubblico e si basa su
misurazioni e su altre tecniche di valutazione e su procedure
funzionali a tali finalita’ secondo i canoni di efficienza, efficacia
ed economicita’;
c) la zonizzazione dell’intero territorio nazionale e’ il
presupposto su cui si organizza l’attivita’ di valutazione della
qualita’ dell’aria ambiente. A seguito della zonizzazione del
territorio, ciascuna zona o agglomerato e’ classificata allo scopo di
individuare le modalita’ di valutazione mediante misurazioni e
mediante altre tecniche in conformita’ alle disposizioni del presente
decreto;
d) la zonizzazione del territorio richiede la previa
individuazione degli agglomerati e la successiva individuazione delle
altre zone. Gli agglomerati sono individuati sulla base dell’assetto
urbanistico, della popolazione residente e della densita’ abitativa.
Le altre zone sono individuate, principalmente, sulla base di aspetti
come il carico emissivo, le caratteristiche orografiche, le
caratteristiche meteo-climatiche e il grado di urbanizzazione del
territorio, al fine di individuare le aree in cui uno o piu’ di tali
aspetti sono predominanti nel determinare i livelli degli inquinanti
e di accorpare tali aree in zone contraddistinte dall’omogeneita’
degli aspetti predominanti;
e) la valutazione della qualita’ dell’aria ambiente e’ fondata su
una rete di misura e su un programma di valutazione. Le misurazioni
in siti fissi, le misurazioni indicative e le altre tecniche di
valutazione permettono che la qualita’ dell’aria ambiente sia
valutata in conformita’ alle disposizioni del presente decreto;
f) la valutazione della qualita’ dell’aria ambiente condotta
utilizzando determinati siti fissi di campionamento e determinate
tecniche di valutazione si considera idonea a rappresentare la
qualita’ dell’aria all’interno dell’intera zona o dell’intero
agglomerato di riferimento qualora la scelta dei siti e delle altre
tecniche sia operata in conformita’ alle disposizioni del presente
decreto;
g) ai fini della valutazione della qualita’ dell’aria ambiente e’
evitato l’uso di stazioni di misurazione non conformi e, nel rispetto
dei canoni di efficienza, di efficacia e di economicita’, l’inutile
eccesso di stazioni di misurazione. Le stazioni di misurazione che
non sono inserite nella rete di misura e nel programma di valutazione
non sono utilizzate per le finalita’ del presente decreto;
h) la rete di misura e’ soggetta alla gestione o al controllo
pubblico. Il controllo pubblico e’ assicurato dalle regioni o dalle
province autonome o, su delega, dalle agenzie regionali per la
protezione dell’ambiente. Le stazioni di misurazione non soggette a
tale gestione o controllo non sono utilizzate per le finalita’ del
presente decreto;
i) la valutazione della qualita’ dell’aria ambiente e’ il
presupposto per l’individuazione delle aree di superamento dei
valori, dei livelli, delle soglie e degli obiettivi previsti dal
presente decreto;
l) i piani e le misure da adottare ed attuare in caso di
individuazione di una o piu’ aree di superamento all’interno di una
zona o di un agglomerato devono agire, secondo criteri di efficienza
ed efficacia, sull’insieme delle principali sorgenti di emissione,
ovunque localizzate, che influenzano tali aree, senza l’obbligo di
estendersi all’intero territorio della zona o dell’agglomerato, ne’
di limitarsi a tale territorio.
5. Le funzioni amministrative relative alla valutazione ed alla
gestione della qualita’ dell’aria ambiente competono allo Stato, alle
regioni e alle province autonome e agli enti locali, nei modi e nei
limiti previsti dal presente decreto. Il Ministero dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare, di seguito Ministero
dell’ambiente, si puo’ avvalere, nei modi e per le finalita’ previsti
dal presente decreto, del supporto tecnico dell’Istituto Superiore
per la protezione e la ricerca ambientale, di seguito ISPRA, e
dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo
sviluppo economico sostenibile, di seguito ENEA.
6. I compiti tecnici finalizzati ad assicurare la qualita’ della
valutazione in materia di aria ambiente sono assicurati dalle
autorita’ e dagli organismi di cui all’articolo 17, in conformita’ al
disposto dell’allegato I, paragrafo 3.

NOTE
Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia ai sensi
dell’art. 10, commi 2 e 3 del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28
dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la
lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali
e’ operato il rinvio. Restano invariati il valore e
l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Per le direttive CEE vengono forniti gli estremi di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita’
europee (GUCE).
Note alle premesse:
– L’art. 76 della Costituzione stabilisce che
l’esercizio della funzione legislativa non puo’ essere
delegato al Governo se non con determinazione di principi e
criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per
oggetti definiti.
– L’art. 87 della Costituzione conferisce, tra l’altro,
al Presidente della Repubblica il potere di promulgare le
leggi e di emanare i decreti aventi valore di legge ed i
regolamenti.
– Si riporta il testo dell’art. 117 della Costituzione:
«Art. 117 (La potesta’ legislativa e’ esercitata dallo
Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione,
nonche’ dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario
e dagli obblighi internazionali). – Lo Stato ha
legislazione esclusiva nelle seguenti materie:
a) politica estera e rapporti internazionali dello
Stato; rapporti dello Stato con l’Unione europea; diritto
di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non
appartenenti all’Unione europea;
b) immigrazione;
c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni
religiose;
d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato;
armi, munizioni ed esplosivi;
e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari;
tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema
tributario e contabile dello Stato; perequazione delle
risorse finanziarie;
f) organi dello Stato e relative leggi elettorali;
referendum statali; elezione del Parlamento europeo;
g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello
Stato e degli enti pubblici nazionali;
h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della
polizia amministrativa locale;
i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;
l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento
civile e penale; giustizia amministrativa;
m) determinazione dei livelli essenziali delle
prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che
devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;
n) norme generali sull’istruzione;
o) previdenza sociale;
p) legislazione elettorale, organi di governo e
funzioni fondamentali di Comuni, Province e Citta’
metropolitane;
q) dogane, protezione dei confini nazionali e
profilassi internazionale;
r) pesi, misure e determinazione del tempo;
coordinamento informativo statistico e informatico dei dati
dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere
dell’ingegno;
s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni
culturali.
Sono materie di legislazione concorrente quelle
relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea
delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza
del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni
scolastiche e con esclusione della istruzione e della
formazione professionale; professioni; ricerca scientifica
e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori
produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento
sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti
e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di
navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione,
trasporto e distribuzione nazionale dell’energia;
previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei
bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e
del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e
ambientali e promozione e organizzazione di attivita’
culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di
credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e
agrario a carattere regionale. Nelle materie di
legislazione concorrente spetta alle Regioni la potesta’
legislativa, salvo che per la determinazione dei principi
fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
Spetta alle Regioni la potesta’ legislativa in
riferimento ad ogni materia non espressamente riservata
alla legislazione dello Stato.
Le Regioni e le Province autonome di Trento e di
Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle
decisioni dirette alla formazione degli atti normativi
comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione
degli accordi internazionali e degli atti dell’Unione
europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da
legge dello Stato, che disciplina le modalita’ di esercizio
del potere sostitutivo in caso di inadempienza.
La potesta’ regolamentare spetta allo Stato nelle
materie di legislazione esclusiva, salva delega alle
Regioni. La potesta’ regolamentare spetta alle Regioni in
ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Citta’
metropolitane hanno potesta’ regolamentare in ordine alla
disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle
funzioni loro attribuite.
Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che
impedisce la piena parita’ degli uomini e delle donne nella
vita sociale, culturale ed economica e promuovono la
parita’ di accesso tra donne e uomini alle cariche
elettive.
La legge regionale ratifica le intese della Regione con
altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie
funzioni, anche con individuazione di organi comuni.
Nelle materie di sua competenza la Regione puo’
concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali
interni ad altro Stato, nei casi e con le forme
disciplinati da leggi dello Stato.».
– Il testo dell’art. 10 e l’allegato B della legge 7
luglio 2009, n. 88 (Disposizioni per l’adempimento di
obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle
Comunita’ europee – Legge comunitaria 2008), pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale 14 luglio 2009, n. 161, S.O.,
cosi’ recita:
«Art. 10. (Delega al Governo per l’attuazione della
direttiva 2008/50/CE relativa alla qualita’ dell’aria
ambiente e per un’aria piu’ pulita in Europa) – 1. Nella
predisposizione del decreto legislativo per l’attuazione
della direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 21 maggio 2008, relativa alla qualita’
dell’aria ambiente e per un’aria piu’ pulita in Europa, il
Governo e’ tenuto ad acquisire il parere della Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, ed a seguire,
oltre ai principi e criteri direttivi di cui all’art. 2,
anche i seguenti principi e criteri direttivi:
a) prevedere adeguati poteri di coordinamento, di
approvazione e di risoluzione dei casi di inadempimento,
diretti a garantire un approccio coerente ed uniforme in
materia di valutazione e gestione della qualita’ dell’aria
ambiente nel quadro del riparto di competenze tra Stato,
regioni ed enti locali per l’attuazione dei compiti
definiti dalla legislazione comunitaria;
b) coordinare la disciplina relativa alla
pianificazione ed alla programmazione della qualita’
dell’aria ambiente con le norme vigenti in materia di
autorizzazioni alle emissioni, agli impianti termici
civili, ai combustibili e alla circolazione veicolare, allo
scopo di permettere l’attuazione dei piani e programmi
mediante gli strumenti e gli interventi previsti da tali
norme di settore;
c) introdurre una specifica disciplina e una
ripartizione delle competenze, in materia di qualita’
dell’aria, relativamente all’approvazione degli strumenti
di campionamento e misura, delle reti di misurazione e dei
metodi di valutazione, all’accreditamento dei laboratori,
alla definizione delle procedure di approvazione e di
accreditamento, alla garanzia della qualita’ delle
misurazioni ed ai connessi controlli, prevedendo, al fine
di garantire criteri omogenei su tutto il territorio
nazionale, che le relative linee guida siano definite
dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca
ambientale (ISPRA);
d) in considerazione della particolare situazione di
inquinamento dell’aria presente nella pianura padana,
promuovere l’adozione di specifiche strategie di intervento
nell’area interessata, anche attraverso un maggiore
coordinamento tra le regioni che insistono sul predetto
bacino;
e) al fine di unificare la normativa nazionale in
materia di qualita’ dell’aria ambiente, abrogare
espressamente le disposizioni con cui sono state attuate le
direttive 96/62/CE del Consiglio, del 27 settembre 1996,
1999/30/CE del Consiglio, del 22 aprile 1999, 2000/69/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre
2000, 2002/3/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
12 febbraio 2002, e 2004/107/CE del Parlamento europeo e
del Consiglio, del 15 dicembre 2004, nonche’ le relative
norme di esecuzione, e prevedere le opportune modifiche che
assicurino la coerenza della parte quinta del decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, inerente la tutela
dell’aria e la riduzione delle emissioni in atmosfera, con
il nuovo quadro normativo in materia di qualita’ dell’aria.
2. Ai fini dell’adozione del decreto legislativo di cui
al presente articolo, resta fermo quanto stabilito
dall’art. 1, comma 4.».
«Allegato B
(Art. 1, commi 1 e 3)
2005/47/CE del Consiglio, del 18 luglio 2005,
concernente l’accordo tra la Comunita’ delle ferrovie
europee (CER) e la Federazione europea dei lavoratori dei
trasporti (ETF) su taluni aspetti delle condizioni di
lavoro dei lavoratori mobili che effettuano servizi di
interoperabilita’ transfrontaliera nel settore ferroviario;
2005/94/CE del Consiglio, del 20 dicembre 2005,
relativa a misure comunitarie di lotta contro l’influenza
aviaria e che abroga la direttiva 92/40/CEE;
2006/17/CE della Commissione, dell’8 febbraio 2006, che
attua la direttiva 2004/23/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio per quanto riguarda determinate prescrizioni
tecniche per la donazione, l’approvvigionamento e il
controllo di tessuti e cellule umani;
2006/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
17 maggio 2006, che modifica la direttiva 1999/62/CE
relativa alla tassazione a carico di autoveicoli pesanti
adibiti al trasporto di merci su strada per l’uso di alcune
infrastrutture;
2006/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
17 maggio 2006, relativa alle macchine e che modifica la
direttiva 95/16/CE (rifusione);
2006/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
17 maggio 2006, relativa alle revisioni legali dei conti
annuali e dei conti consolidati, che modifica le direttive
78/660/CEE e 83/349/CEE del Consiglio e abroga la direttiva
84/253/CEE del Consiglio;
2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
5 luglio 2006, riguardante l’attuazione del principio delle
pari opportunita’ e delle parita’ di trattamento fra uomini
e donne in materia di occupazione ed impiego (rifusione);
2006/86/CE della Commissione, del 24 ottobre 2006, che
attua la direttiva 2004/23/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio per quanto riguarda le prescrizioni in tema di
rintracciabilita’, la notifica di reazioni ed eventi
avversi gravi e determinate prescrizioni tecniche per la
codifica, la lavorazione, la conservazione, lo stoccaggio e
la distribuzione di tessuti e cellule umani;
2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006,
relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto;
2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno;
2006/126/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
20 dicembre 2006, concernente la patente di guida
(rifusione);
2007/2/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
14 marzo 2007, che istituisce un’Infrastruttura per
l’informazione territoriale nella Comunita’ europea
(Inspire);
2007/23/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
23 maggio 2007, relativa all’immissione sul mercato di
articoli pirotecnici;
2007/30/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
20 giugno 2007, che modifica la direttiva 89/391/CEE del
Consiglio, le sue direttive particolari e le direttive del
Consiglio 83/477/CEE, 91/383/CEE, 92/29/CEE e 94/33/CE ai
fini della semplificazione e della razionalizzazione delle
relazioni sull’attuazione pratica;
2007/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
dell’11 luglio 2007, relativa all’esercizio di alcuni
diritti degli azionisti di societa’ quotate;
2007/43/CE del Consiglio, del 28 giugno 2007, che
stabilisce norme minime per la protezione dei polli
allevati per la produzione di carne;
2007/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
5 settembre 2007, che modifica la direttiva 92/49/CEE del
Consiglio e le direttive 2002/83/CE, 2004/39/CE, 2005/68/CE
e 2006/48/CE per quanto riguarda le regole procedurali e i
criteri per la valutazione prudenziale di acquisizioni e
incrementi di partecipazioni nel settore finanziario;
2007/45/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
5 settembre 2007, che reca disposizioni sulle quantita’
nominali dei prodotti preconfezionati, abroga le direttive
75/106/CEE e 80/232/CEE del Consiglio e modifica la
direttiva 76/211/CEE del Consiglio;
2007/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
23 ottobre 2007, che modifica la direttiva 91/440/CEE del
Consiglio relativa allo sviluppo delle ferrovie comunitarie
e la direttiva 2001/14/CE relativa alla ripartizione della
capacita’ di infrastruttura ferroviaria e all’imposizione
dei diritti per l’utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria;
2007/59/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
23 ottobre 2007, relativa alla certificazione dei
macchinisti addetti alla guida di locomotori e treni sul
sistema ferroviario della Comunita’;
2007/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
23 ottobre 2007, relativa alla valutazione e alla gestione
dei rischi di alluvioni;
2007/64/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
13 novembre 2007, relativa ai servizi di pagamento nel
mercato interno, recante modifica delle direttive 97/7/CE,
2002/65/CE, 2005/60/CE e 2006/48/CE, che abroga la
direttiva 97/5/CE;
2007/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
dell’11 dicembre 2007, che modifica la direttiva 89/552/CEE
del Consiglio relativa al coordinamento di determinate
disposizioni legislative, regolamentari e amministrative
degli Stati membri concernenti l’esercizio delle attivita’
televisive;
2007/66/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
dell’11 dicembre 2007, che modifica le direttive 89/665/CEE
e 92/13/CEE del Consiglio per quanto riguarda il
miglioramento dell’efficacia delle procedure di ricorso in
materia d’aggiudicazione degli appalti pubblici;
2008/5/CE della Commissione, del 30 gennaio 2008,
relativa alla specificazione sull’etichetta di alcuni
prodotti alimentari di altre indicazioni obbligatorie oltre
a quelle previste dalla direttiva 2000/13/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio (versione codificata);
2008/8/CE del Consiglio, del 12 febbraio 2008, che
modifica la direttiva 2006/112/CE per quanto riguarda il
luogo delle prestazioni di servizi;
2008/9/CE del Consiglio, del 12 febbraio 2008, che
stabilisce norme dettagliate per il rimborso dell’imposta
sul valore aggiunto, previsto dalla direttiva 2006/112/CE,
ai soggetti passivi non stabiliti nello Stato membro di
rimborso, ma in un altro Stato membro;
2008/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai
consumatori e che abroga la direttiva 87/102/CEE;
2008/49/CE della Commissione, del 16 aprile 2008,
recante modifica dell’allegato II della direttiva
2004/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per
quanto riguarda i criteri per l’effettuazione delle
ispezioni a terra sugli aeromobili che utilizzano aeroporti
comunitari;
2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
21 maggio 2008, relativa alla qualita’ dell’aria ambiente e
per un’aria piu’ pulita in Europa;
2008/51/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
21 maggio 2008, che modifica la direttiva 91/477/CEE del
Consiglio, relativa al controllo dell’acquisizione e della
detenzione di armi;
2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
21 maggio 2008, relativa a determinati aspetti della
mediazione in materia civile e commerciale;
2008/56/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
17 giugno 2008, che istituisce un quadro per l’azione
comunitaria nel campo della politica per l’ambiente marino
(direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino);
2008/57/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
17 giugno 2008, relativa all’interoperabilita’ del sistema
ferroviario comunitario (rifusione);
2008/59/CE del Consiglio, del 12 giugno 2008, che
adegua la direttiva 2006/87/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio che fissa i requisiti tecnici per le navi della
navigazione interna a motivo dell’adesione della Repubblica
di Bulgaria e della Romania;
2008/63/CE della Commissione, del 20 giugno 2008,
relativa alla concorrenza sui mercati delle apparecchiature
terminali di telecomunicazioni;
2008/68/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
24 settembre 2008, relativa al trasporto interno di merci
pericolose;
2008/71/CE del Consiglio, del 15 luglio 2008, relativa
all’identificazione e alla registrazione dei suini;
2008/73/CE del Consiglio, del 15 luglio 2008, che
semplifica le procedure di redazione degli elenchi e di
diffusione dell’informazione in campo veterinario e
zootecnico e che modifica le direttive 64/432/CEE,
77/504/CEE, 88/407/CEE, 88/661/CEE, 89/361/CEE, 89/556/CEE,
90/426/CEE, 90/427/CEE, 90/428/CEE, 90/429/CEE, 90/539/CEE,
91/68/CEE, 91/496/CEE, 92/35/CEE, 92/65/CEE, 92/66/CEE,
92/119/CEE, 94/28/CE, 2000/75/CE, la decisione 2000/258/CE
nonche’ le direttive 2001/89/CE, 2002/60/CE e 2005/94/CE;
2008/87/CE della Commissione, del 22 settembre 2008,
che modifica la direttiva 2006/87/CE del Parlamento e del
Consiglio che fissa i requisiti tecnici per le navi della
navigazione interna;
2008/90/CE del Consiglio, del 29 settembre 2008,
relativa alla commercializzazione dei materiali di
moltiplicazione delle piante da frutto e delle piante da
frutto destinate alla produzione di frutti (rifusione);
2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga alcune
direttive;
2008/100/CE della Commissione, del 28 ottobre 2008, che
modifica la direttiva 90/496/CEE del Consiglio relativa
all’etichettatura nutrizionale dei prodotti alimentari per
quanto riguarda le razioni giornaliere raccomandate, i
coefficienti di conversione per il calcolo del valore
energetico e le definizioni;
2008/117/CE del Consiglio, del 16 dicembre 2008,
recante modifica della direttiva 2006/112/CE relativa al
sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, per
combattere la frode fiscale connessa alle operazioni
intracomunitarie;
2008/118/CE del Consiglio, del 16 dicembre 2008,
relativa al regime generale delle accise e che abroga la
direttiva 92/12/CEE.
– Il testo dell’art. 14 della legge 23 agosto 1988, n.
400 (Disciplina dell’attivita’ di Governo e ordinamento
della Presidenza del Consiglio dei Ministri), pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale 12 settembre 1988, n. 214, S.O.,
cosi’ recita:
«Art. 14 (Decreti legislativi). – 1. I decreti
legislativi adottati dal Governo ai sensi dell’art. 76
della Costituzione sono emanati dal Presidente della
Repubblica con la denominazione di “decreto legislativo” e
con l’indicazione, nel preambolo, della legge di
delegazione, della deliberazione del Consiglio dei ministri
e degli altri adempimenti del procedimento prescritti dalla
legge di delegazione.
2. L’emanazione del decreto legislativo deve avvenire
entro il termine fissato dalla legge di delegazione; il
testo del decreto legislativo adottato dal Governo e’
trasmesso al Presidente della Repubblica, per la
emanazione, almeno venti giorni prima della scadenza.
3. Se la delega legislativa si riferisce ad una
pluralita’ di oggetti distinti suscettibili di separata
disciplina, il Governo puo’ esercitarla mediante piu’ atti
successivi per uno o piu’ degli oggetti predetti. In
relazione al termine finale stabilito dalla legge di
delegazione, il Governo informa periodicamente le Camere
sui criteri che segue nell’organizzazione dell’esercizio
della delega.
4. In ogni caso, qualora il termine previsto per
l’esercizio della delega ecceda i due anni, il Governo e’
tenuto a richiedere il parere delle Camere sugli schemi dei
decreti delegati. Il parere e’ espresso dalle Commissioni
permanenti delle due Camere competenti per materia entro
sessanta giorni, indicando specificamente le eventuali
disposizioni non ritenute corrispondenti alle direttive
della legge di delegazione. Il Governo, nei trenta giorni
successivi, esaminato il parere, ritrasmette, con le sue
osservazioni e con eventuali modificazioni, i testi alle
Commissioni per il parere definitivo che deve essere
espresso entro trenta giorni.
– La direttiva 2008/50/CE e’ pubblicata nella G.U.U.E.
11 giugno 2008, n. L 152;
– La direttiva 2004/107/CE e’ pubblicata nella G.U.U.E.
26 gennaio 2005, n. L 23;
– Il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112
(Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello
Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del
capo I della L. 15 marzo 1997, n. 59) e’ pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 21 aprile 1998, n. 92, supplemento
ordinario.
Note all’art. 1:
– Per la direttiva 2008/50/CE, si veda nelle note alle
premesse.
– Per la direttiva 2004/107/CE, si veda nelle note alle
premesse.

Art. 2

Definizioni

1. Ai fini del presente decreto si applicano le seguenti
definizioni:
a) aria ambiente: l’aria esterna presente nella troposfera, ad
esclusione di quella presente nei luoghi di lavoro definiti dal
decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81;
b) inquinante: qualsiasi sostanza presente nell’aria ambiente che
puo’ avere effetti dannosi sulla salute umana o sull’ambiente nel suo
complesso;
c) livello: concentrazione nell’aria ambiente di un inquinante o
deposizione di questo su una superficie in un dato periodo di tempo;
d) valutazione: utilizzo dei metodi stabiliti dal presente
decreto per misurare, calcolare, stimare o prevedere i livelli degli
inquinanti;
e) zona: parte del territorio nazionale delimitata, ai sensi del
presente decreto, ai fini della valutazione e della gestione della
qualita’ dell’aria ambiente;
f) agglomerato: zona costituita da un’area urbana o da un insieme
di aree urbane che distano tra loro non piu’ di qualche chilometro
oppure da un’area urbana principale e dall’insieme delle aree urbane
minori che dipendono da quella principale sul piano demografico, dei
servizi e dei flussi di persone e merci, avente:
1) una popolazione superiore a 250.000 abitanti oppure;
2) una popolazione inferiore a 250.000 abitanti e una densita’
di popolazione per km2 superiore a 3.000 abitanti;
g) area di superamento: area, ricadente all’interno di una zona o
di un agglomerato, nella quale e’ stato valutato il superamento di un
valore limite o di un valore obiettivo; tale area e’ individuata
sulla base della rappresentativita’ delle misurazioni in siti fissi o
indicative o sulla base delle tecniche di modellizzazione;
h) valore limite: livello fissato in base alle conoscenze
scientifiche, incluse quelle relative alle migliori tecnologie
disponibili, al fine di evitare, prevenire o ridurre gli effetti
nocivi per la salute umana o per l’ambiente nel suo complesso, che
deve essere raggiunto entro un termine prestabilito e che non deve
essere successivamente superato;
i) livello critico: livello fissato in base alle conoscenze
scientifiche, oltre il quale possono sussistere effetti negativi
diretti su recettori quali gli alberi, le altre piante o gli
ecosistemi naturali, esclusi gli esseri umani;
l) margine di tolleranza: percentuale del valore limite entro la
quale e’ ammesso il superamento del valore limite alle condizioni
stabilite dal presente decreto;
m) valore obiettivo: livello fissato al fine di evitare,
prevenire o ridurre effetti nocivi per la salute umana o per
l’ambiente nel suo complesso, da conseguire, ove possibile, entro una
data prestabilita;
n) soglia di allarme: livello oltre il quale sussiste un rischio
per la salute umana in caso di esposizione di breve durata per la
popolazione nel suo complesso ed il cui raggiungimento impone di
adottare provvedimenti immediati;
o) soglia di informazione: livello oltre il quale sussiste un
rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata
per alcuni gruppi particolarmente sensibili della popolazione nel suo
complesso ed il cui raggiungimento impone di assicurare informazioni
adeguate e tempestive;
p) obiettivo a lungo termine: livello da raggiungere nel lungo
periodo mediante misure proporzionate, al fine di assicurare
un’efficace protezione della salute umana e dell’ambiente;
q) indicatore di esposizione media: livello medio da determinare
sulla base di misurazioni effettuate da stazioni di fondo ubicate in
siti fissi di campionamento urbani presso l’intero territorio
nazionale e che riflette l’esposizione della popolazione. Permette di
calcolare se sono stati rispettati l’obiettivo nazionale di riduzione
dell’esposizione e l’obbligo di concentrazione dell’esposizione;
r) obbligo di concentrazione dell’esposizione: livello fissato
sulla base dell’indicatore di esposizione media al fine di ridurre
gli effetti nocivi sulla salute umana, da raggiungere entro una data
prestabilita;
s) obiettivo nazionale di riduzione dell’esposizione: riduzione,
espressa in percentuale, dell’esposizione media della popolazione,
fissata, in relazione ad un determinato anno di riferimento, al fine
di ridurre gli effetti nocivi per la salute umana, da raggiungere,
ove possibile, entro una data prestabilita;
t) misurazioni in siti fissi: misurazioni dei livelli degli
inquinanti effettuate in stazioni ubicate presso siti fissi, con
campionamento continuo o discontinuo, eccettuate le misurazioni
indicative;
u) misurazioni indicative: misurazioni dei livelli degli
inquinanti, basate su obiettivi di qualita’ meno severi di quelli
previsti per le misurazioni in siti fissi, effettuate in stazioni
ubicate presso siti fissi di campionamento o mediante stazioni di
misurazione mobili, o, per il mercurio, metodi di misura manuali come
le tecniche di campionamento diffusivo;
v) tecniche di stima obiettiva: metodi matematici per calcolare
le concentrazioni a partire da valori misurati in luoghi o tempi
diversi da quelli a cui si riferisce il calcolo, basati su conoscenze
scientifiche circa la distribuzione delle concentrazioni;
z) soglia di valutazione superiore: livello al di sotto del quale
le misurazioni in siti fissi possono essere combinate con misurazioni
indicative o tecniche di modellizzazione e, per l’arsenico, il
cadmio, il nichel ed il benzo(a)pirene, livello al di sotto del quale
le misurazioni in siti fissi o indicative possono essere combinate
con tecniche di modellizzazione;
aa) soglia di valutazione inferiore: livello al di sotto del
quale e’ previsto, anche in via esclusiva, l’utilizzo di tecniche di
modellizzazione o di stima obiettiva;
bb) contributo di fonti naturali: emissione di sostanze
inquinanti non causata in modo diretto o indiretto da attivita’
umane, come nel caso di eruzioni vulcaniche, attivita’ sismiche,
attivita’ geotermiche, incendi spontanei, tempeste di vento ed altri
eventi naturali, aerosol marini, emissioni biogeniche, trasporto o
risospensione in atmosfera di particelle naturali dalle regioni
secche;
cc) rete di misura: sistema di stazioni di misurazione degli
inquinanti atmosferici da utilizzare ai fini del presente decreto; il
numero delle stazioni della rete di misura non eccede quello
sufficiente ad assicurare le funzioni previste dal presente decreto.
L’insieme di tali stazioni di misurazione presenti sul territorio
nazionale costituisce la rete di misura nazionale;
dd) programma di valutazione: il programma che indica le stazioni
di misurazione della rete di misura utilizzate per le misurazioni in
siti fissi e per le misurazioni indicative, le tecniche di
modellizzazione e le tecniche di stima obiettiva da applicare ai
sensi del presente decreto e che prevede le stazioni di misurazione,
utilizzate insieme a quelle della rete di misura, alle quali fare
riferimento nei casi in cui i dati rilevati dalle stazioni della rete
di misura, anche a causa di fattori esterni, non risultino conformi
alle disposizioni del presente decreto, con particolare riferimento
agli obiettivi di qualita’ dei dati di cui all’allegato I ed ai
criteri di ubicazione di cui agli allegati III e VIII;
ee) garanzia di qualita’: realizzazione di programmi la cui
applicazione pratica consente l’ottenimento di dati di concentrazione
degli inquinanti atmosferici con precisione e accuratezza conosciute;
ff) campioni primari: campione designato come avente le piu’ alte
qualita’ metrologiche ed il cui valore e’ accettato senza riferimento
ad altri campioni della stessa grandezza;
gg) campioni di riferimento: campioni riconosciuti da una
decisione nazionale come base per fissare il valore degli altri
campioni della grandezza in questione;
hh) deposizione totale: massa totale di sostanze inquinanti che,
in una data area e in un dato periodo, e’ trasferita dall’atmosfera
al suolo, alla vegetazione, all’acqua, agli edifici e a qualsiasi
altro tipo di superficie;
ii) PM10: il materiale particolato che penetra attraverso un
ingresso dimensionale selettivo conforme al metodo di riferimento per
il campionamento e la misurazione del PM10 (norma UNI EN 12341), con
un’efficienza di penetrazione del 50 per cento per materiale
particolato di un diametro aerodinamico di 10 ìm;
ll) PM2,5: il materiale particolato che penetra attraverso un
ingresso dimensionale selettivo conforme al metodo di riferimento per
il campionamento e la misurazione del PM2,5 (norma UNI EN 14907), con
un’efficienza di penetrazione del 50 per cento per materiale
particolato di un diametro aerodinamico di 2,5 ìm;
mm) ossidi di azoto: la somma dei «rapporti di mescolamento in
volume (ppbv)» di monossido di azoto (ossido nitrico) e di biossido
di azoto espressa in unita’ di concentrazione di massa di biossido di
azoto (ìg/m³);
nn) idrocarburi policiclici aromatici: composti organici con due
o piu’ anelli aromatici fusi, formati interamente da carbonio e
idrogeno;
oo) mercurio gassoso totale: vapore di mercurio elementare (Hg 0
) e mercurio gassoso reattivo, intesi come specie di mercurio
idrosolubili con una pressione di vapore sufficientemente elevata per
esistere nella fase gassosa;
pp) composti organici volatili: tutti i composti organici diversi
dal metano provenienti da fonti antropogeniche e biogeniche, i quali
possono produrre ossidanti fotochimici reagendo con gli ossidi di
azoto in presenza di luce solare;
qq) precursori dell’ozono: sostanze che contribuiscono alla
formazione di ozono a livello del suolo.

Note all’art. 2:
– Il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81
(Attuazione dell’art. 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123,
in materia di tutela della salute e della sicurezza nei
luoghi di lavoro) e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
del 30 aprile 2008, n. 10, supplemento ordinario n. 108.

Art. 3

Zonizzazione del territorio

1. L’intero territorio nazionale e’ suddiviso in zone e agglomerati
da classificare ai fini della valutazione della qualita’ dell’aria
ambiente.
2. Alla zonizzazione provvedono le regioni e le province autonome
sulla base dei criteri indicati nell’appendice I. La zonizzazione e’
riesaminata in caso di variazione dei presupposti su cui e’ basata ai
sensi dell’appendice I. Per il riesame di ciascuna zonizzazione in
atto alla data di entrata in vigore del presente decreto il progetto
di zonizzazione e di classificazione di cui al comma 3 e’ presentato
entro i successivi quattro mesi.
3. Ciascun progetto di zonizzazione, corredato dalla
classificazione di cui all’articolo 4, commi 1 e 2, e di cui
all’articolo 8, commi 2 e 5, e’ trasmesso dalle regioni o province
autonome al Ministero dell’ambiente e all’ISPRA. Il Ministero
dell’ambiente, avvalendosi dell’ISPRA valuta, entro i successivi
quarantacinque giorni, anche attraverso un esame congiunto nel
Coordinamento di cui all’articolo 20, la conformita’ del progetto
alle disposizioni del presente decreto ed agli indirizzi espressi
dallo stesso Coordinamento e tenendo conto della coerenza dei
progetti di zonizzazioni regionali relativamente alle zone di
confine. In caso di mancata conformita’ il Ministero dell’ambiente,
con atto motivato diretto alla regione o alla provincia autonoma,
indica le variazioni e le integrazioni da effettuare ai fini
dell’adozione del provvedimento di zonizzazione e di classificazione.
La trasmissione del progetto e’ effettuata su supporto informatico
non riscrivibile, utilizzando, ove gia’ individuato con apposito
decreto del Ministro dell’ambiente, il formato a tal fine previsto.
4. Le regioni e le province autonome possono individuare d’intesa,
sulla base dei criteri dell’appendice I, zone sovraregionali. In tal
caso, le regioni e le province autonome interessate individuano
apposite modalita’ di coordinamento per assicurare una valutazione ed
una gestione unitaria dell’aria ambiente nelle zone sovraregionali.

Art. 4

Classificazione di zone e agglomerati
ai fini della valutazione della qualita’ dell’aria ambiente

1. Ai fini della valutazione della qualita’ dell’aria, la
classificazione delle zone e degli agglomerati e’ effettuata, per
ciascun inquinante di cui all’articolo 1, comma 2, sulla base delle
soglie di valutazione superiori e inferiori previste dall’allegato
II, sezione I, e secondo la procedura prevista dall’allegato II,
sezione II.
2. La classificazione delle zone e degli agglomerati e’ riesaminata
almeno ogni cinque anni e, comunque, in caso di significative
modifiche delle attivita’ che incidono sulle concentrazioni nell’aria
ambiente degli inquinanti di cui all’articolo 1, comma 2.
3. Nella comunicazione prevista all’articolo 3, comma 3, sono
allegati, per ciascuna classificazione, gli esiti del monitoraggio e
delle valutazioni sulla cui base le zone e gli agglomerati sono stati
classificati.
4. Alla classificazione delle zone e degli agglomerati provvedono
le regioni e le province autonome.

Art. 5

Valutazione della qualita’ dell’aria ambiente

1. La valutazione della qualita’ dell’aria ambiente e’ effettuata,
per ciascun inquinante di cui all’articolo 1, comma 2, con le
modalita’ previste dai commi 3, 4 e 5. Si applicano, per la
valutazione, l’allegato III, relativo all’ubicazione delle stazioni
di misurazione, l’appendice II, relativa alla scelta della rete di
misura, e l’appendice III, relativa ai metodi di valutazione diversi
dalla misurazione. Alla valutazione della qualita’ dell’aria ambiente
provvedono le regioni e le province autonome.
2. Nelle zone e negli agglomerati in cui i livelli degli inquinanti
di cui all’articolo 1, comma 2, lettere a), b), c) e d), superano la
rispettiva soglia di valutazione superiore, le misurazioni in siti
fissi sono obbligatorie e possono essere integrate da tecniche di
modellizzazione o da misurazioni indicative al fine di fornire un
adeguato livello di informazione circa la qualita’ dell’aria
ambiente. Se il superamento interessa gli inquinanti di cui
all’articolo 1, comma 2, lettera e), le misurazioni in siti fissi
sono obbligatorie e possono essere integrate da tecniche di
modellizzazione al fine di fornire un adeguato livello di
informazione circa la qualita’ dell’aria ambiente.
3. Nelle zone e negli agglomerati in cui i livelli degli inquinanti
di cui all’articolo 1, comma 2, lettere a), b), c) e d), sono
compresi tra la rispettiva soglia di valutazione inferiore e la
rispettiva soglia di valutazione superiore, le misurazioni in siti
fissi sono obbligatorie e possono essere combinate con misurazioni
indicative o tecniche di modellizzazione. Se il superamento interessa
gli inquinanti di cui all’articolo 1, comma 2, lettera e), le
misurazioni in siti fissi o indicative mediante stazioni di
misurazione sono obbligatorie e possono essere combinate con tecniche
di modellizzazione al fine di fornire un adeguato livello di
informazione circa la qualita’ dell’aria ambiente.
4. Nelle zone e negli agglomerati in cui i livelli degli inquinanti
di cui all’articolo 1, comma 2, sono inferiori alla rispettiva soglia
di valutazione inferiore, sono utilizzate, anche in via esclusiva,
tecniche di modellizzazione o di stima obiettiva.
5. Ai fini della determinazione del numero delle stazioni di
misurazione per le misurazioni in siti fissi nei casi in cui vi e’
integrazione o combinazione tra misurazioni in siti fissi e tecniche
di modellizzazione o misurazioni indicative, si applicano i criteri
previsti dall’articolo 7, commi 2 e 3.
6. Le regioni e le province autonome trasmettono al Ministero
dell’ambiente, all’ISPRA e all’ENEA, entro otto mesi dall’entrata in
vigore del presente decreto, un progetto volto ad adeguare la propria
rete di misura alle relative disposizioni, in conformita’ alla
zonizzazione risultante dal primo riesame previsto dall’articolo 3,
comma 2, ed in conformita’ alla connessa classificazione. Il progetto
indica anche la data prevista per l’adeguamento e contiene il
programma di valutazione da attuare nelle zone e negli agglomerati.
Il Ministero dell’ambiente, avvalendosi dell’ISPRA e dell’ENEA,
valuta, entro i successivi sessanta giorni, anche attraverso un esame
congiunto del Coordinamento di cui all’articolo 20, la conformita’
del progetto alle disposizioni del presente decreto ed agli indirizzi
espressi dallo stesso Coordinamento. In caso di mancata conformita’
il Ministero dell’ambiente, con atto motivato diretto alla regione o
alla provincia autonoma, indica le variazioni e le integrazioni da
effettuare ai fini dell’attuazione del progetto di adeguamento. Tale
procedura si applica anche ai successivi progetti di modifica o di
integrazione della rete di misura. La trasmissione del progetto e’
effettuata su supporto informatico non riscrivibile, utilizzando, ove
gia’ individuato con apposito decreto del Ministro dell’ambiente, il
formato a tal fine previsto. Al fine di ottimizzare il coordinamento
tra le reti, i progetti di adeguamento, modifica o integrazione delle
reti di misura regionali sono altresi’ inviati dalle regioni o
province autonome a quelle confinanti.
7. Le stazioni di misurazione previste nel programma di valutazione
di cui al comma 6 devono essere gestite dalle regioni e dalle
province autonome ovvero, su delega, dalle agenzie regionali per la
protezione dell’ambiente oppure da altri soggetti pubblici o privati.
In quest’ultimo caso, sono sottoposte al controllo delle regioni e
delle province autonome ovvero, su delega, delle agenzie regionali.
Il controllo si esercita sulla base di appositi protocolli approvati
dalle regioni e dalle province autonome o, in caso di delega, dalle
agenzie regionali e deve prevedere una continua supervisione su tutte
le modalita’ di gestione della stazione e di raccolta, trattamento e
validazione dei dati. Per le stazioni di misurazione esistenti,
gestite da enti locali o soggetti privati, il Ministero dell’ambiente
promuove la sottoscrizione di accordi tra il gestore, le regioni o le
province autonome e le agenzie regionali al fine di assicurare la
sottoposizione a tale controllo.
8. Le stazioni previste nel programma di valutazione di cui al
comma 6 sono esercite e manutenute in condizioni atte ad assicurare
le funzioni previste dal presente decreto. Per i casi in cui i dati
rilevati da una stazione della rete di misura, anche a causa di
fattori esterni, non risultino conformi alle disposizioni del
presente decreto, con particolare riferimento agli obiettivi di
qualita’ dei dati di cui all’allegato I ed ai criteri di ubicazione
di cui all’allegato III e all’allegato VIII, si utilizza, sulla base
del programma di valutazione, un’altra stazione avente le stesse
caratteristiche in relazione alla zona oppure, nello stesso sito
fisso di campionamento, una stazione di misurazione mobile al fine di
raggiungere la necessaria copertura dei dati. Il numero delle
stazioni di misurazione previste dal programma di valutazione deve
essere individuato nel rispetto dei canoni di efficienza, efficacia
ed economicita’. Nel caso in cui risultino variati il contesto
territoriale, le attivita’ e le altre circostanze da cui dipende la
classificazione e l’ubicazione di una o piu’ stazioni della rete di
misura ai sensi degli allegati III, IV, VIII e X, le regioni e le
province autonome provvedono comunque al conseguente adeguamento del
programma di valutazione, nei limiti delle risorse finanziarie
destinate a tali finalita’, in base alla legislazione vigente.
9. Le decisioni di valutazione di impatto ambientale statali e
regionali, le autorizzazioni integrate ambientali statali e regionali
e le autorizzazioni previste dal decreto legislativo 3 aprile 2006,
n. 152, e successive modificazioni, per gli impianti che producono
emissioni in atmosfera possono disporre l’installazione o
l’adeguamento di una o piu’ stazioni di misurazione della qualita’
dell’aria ambiente da parte del proponente solo nel caso in cui la
regione o la provincia autonoma interessata o, su delega, l’agenzia
regionale per la protezione dell’ambiente valuti tali stazioni
necessarie per la rete di misura o per il programma di valutazione.
In tal caso, la decisione di valutazione di impatto ambientale o
l’autorizzazione prescrivono che la stazione di misurazione sia
conforme alle disposizioni del presente decreto e sia sottoposta al
controllo previsto al comma 7. In sede di rinnovo o di aggiornamento
delle autorizzazioni che sono state rilasciate prima dell’entrata in
vigore del presente decreto per gli impianti che producono emissioni
in atmosfera, anche ai sensi del decreto del Presidente della
Repubblica 24 maggio 1988, n. 203, e che prevedevano l’installazione
o l’adeguamento di una o piu’ stazioni di misurazione della qualita’
dell’aria ambiente, l’autorita’ competente autorizza la permanenza di
tali stazioni solo nel caso in cui la regione o la provincia autonoma
interessata o, su delega, l’agenzia regionale per la protezione
dell’ambiente le valuti necessarie per la rete di misura o per il
programma di valutazione, prescrivendo in questo caso che la stazione
sia conforme alle disposizioni del presente decreto e sia sottoposta
al controllo previsto dal comma 7.
10. I dati e le informazioni aventi ad oggetto attivita’
produttive, attivita’ di servizio, infrastrutture e mezzi di
trasporto, utili a stimare le emissioni in atmosfera ed a valutarne
l’impatto sulla qualita’ dell’aria, devono essere messi a
disposizione del Ministero dell’ambiente, delle regioni o delle
province autonome o delle agenzie regionali per la protezione
dell’ambiente che li richiedano, a cura dei soggetti, inclusi gli
enti locali e i concedenti o concessionari di pubblici servizi,
tenuti ai sensi del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195.
L’eccezione di cui all’articolo 5, comma 2, lettera b), del decreto
legislativo n. 195 del 2005, non puo’ essere comunque opposta in
riferimento a dati ed informazioni che le vigenti normative di
settore prescrivono di utilizzare per l’adozione di provvedimenti di
autorizzazione o di pianificazione pubblici o di tariffe pubbliche.
Nel caso in cui una richiesta formulata da una regione o provincia
autonoma per lo svolgimento delle funzioni previste dal presente
decreto non sia stata accolta, anche per un’eccezione prevista
all’articolo 5, comma 1 o comma 2, del decreto legislativo n. 195 del
2005, il Ministero dell’ambiente, sentita tale regione o provincia
autonoma, puo’ promuovere forme di consultazione con l’autorita’ che
non ha accolto la richiesta, anche nell’ambito del Coordinamento di
cui all’articolo 20, per accertare se esistano modalita’ atte ad
assicurare la messa a disposizione dei dati e delle informazioni
senza pregiudizio per gli interessi tutelati dalle eccezioni. A tali
consultazioni partecipa anche il Ministero della difesa nei casi in
cui la richiesta non sia stata accolta da un’autorita’ competente
alla gestione di strutture, porti o aeroporti militari.
11. Le misurazioni e le altre tecniche utilizzate per la
valutazione della qualita’ dell’aria ambiente devono rispettare gli
obiettivi di qualita’ previsti dall’allegato I.
12. Con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con il
Ministro della salute, sentita la Conferenza unificata di cui al
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono disciplinate le
modalita’ di utilizzo dei bioindicatori per la valutazione degli
effetti determinati sugli ecosistemi dai livelli di arsenico, cadmio,
nichel, idrocarburi policiclici aromatici e mercurio.

Note all’art. 5:
– Il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme
in materia ambientale) e’ pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 14 aprile 2006, n. 88 supplemento ordinario n.
96.
– Il testo del decreto del Presidente della Repubblica
24 maggio 1988, n. 203 (Attuazione delle direttive CEE
numeri 80/779, 82/884, 84/360 e 85/203 concernenti norme in
materia di qualita’ dell’aria, relativamente a specifici
agenti inquinanti, e di inquinamento prodotto dagli
impianti industriali, ai sensi dell’art. 15 della l. 16
aprile 1987, n. 183) e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
16 giugno 1988, n. 140, S.O. n. 53.
– Il testo dell’art. 5 del decreto legislativo decreto
legislativo 19 agosto 2005, n. 195 (Attuazione della
direttiva 2003/4/CE sull’accesso del pubblico
all’informazione ambientale) pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 222 del 23 settembre 2005, cosi’ recita:
«Art. 5 (Casi di esclusione del diritto di accesso). –
1. L’accesso all’informazione ambientale e’ negato nel caso
in cui:
a) l’informazione richiesta non e’ detenuta
dall’autorita’ pubblica alla quale e’ rivolta la richiesta
di accesso. In tale caso l’autorita’ pubblica, se conosce
quale autorita’ detiene l’informazione, trasmette
rapidamente la richiesta a quest’ultima e ne informa il
richiedente ovvero comunica allo stesso quale sia
l’autorita’ pubblica dalla quale e’ possibile ottenere
l’informazione richiesta;
b) la richiesta e’ manifestamente irragionevole avuto
riguardo alle finalita’ di cui all’art. 1;
c) la richiesta e’ espressa in termini eccessivamente
generici;
d) la richiesta concerne materiali, documenti o dati
incompleti o in corso di completamento. In tale caso,
l’autorita’ pubblica informa il richiedente circa
l’autorita’ che prepara il materiale e la data
approssimativa entro la quale detto materiale sara’
disponibile;
e) la richiesta riguarda comunicazioni interne,
tenuto, in ogni caso, conto dell’interesse pubblico
tutelato dal diritto di accesso.
2. L’accesso all’informazione ambientale e’ negato
quando la divulgazione dell’informazione reca pregiudizio:
a) alla riservatezza delle deliberazioni interne
delle autorita’ pubbliche, secondo quanto stabilito dalle
disposizioni vigenti in materia;
b) alle relazioni internazionali, all’ordine e
sicurezza pubblica o alla difesa nazionale;
c) allo svolgimento di procedimenti giudiziari o
alla possibilita’ per l’autorita’ pubblica di svolgere
indagini per l’accertamento di illeciti;
d) alla riservatezza delle informazioni commerciali
o industriali, secondo quanto stabilito dalle disposizioni
vigenti in materia, per la tutela di un legittimo interesse
economico e pubblico, ivi compresa la riservatezza
statistica ed il segreto fiscale, nonche’ ai diritti di
proprieta’ industriale, di cui al decreto legislativo 10
febbraio 2005, n. 30;
e) ai diritti di proprieta’ intellettuale;
f) alla riservatezza dei dati personali o
riguardanti una persona fisica, nel caso in cui essa non
abbia acconsentito alla divulgazione dell’informazione al
pubblico, tenuto conto di quanto stabilito dal decreto
legislativo 30 giugno 2003, n. 196;
g) agli interessi o alla protezione di chiunque
abbia fornito di sua volonta’ le informazioni richieste, in
assenza di un obbligo di legge, a meno che la persona
interessata abbia acconsentito alla divulgazione delle
informazioni in questione;
h) alla tutela dell’ambiente e del paesaggio, cui
si riferisce l’informazione, come nel caso dell’ubicazione
di specie rare.
– Il decreto legislativo 28 agosto 1997 n. 281
(Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed
unificazione, per le materie ed i compiti di interesse
comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la
Conferenza Stato – citta’ ed autonomie locali) e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 20 agosto 1997, n. 202
– modificato dal comunicato PCM nella Gazzetta Ufficiale 17
settembre 1997, n. 217.

Art. 6

Casi speciali di valutazione della qualita’ dell’aria ambiente

1. Con decreti del Ministro dell’ambiente, di concerto con il
Ministro della salute e sentita la Conferenza unificata di cui al
decreto legislativo n. 281 del 1997, sono scelte, in modo da
individuare le variazioni geografiche e l’andamento a lungo termine
delle concentrazioni nell’aria ambiente e, ove previsto, delle
deposizioni:
a) almeno tre stazioni di misurazione di fondo in siti fissi di
campionamento rurali, scelte nell’ambito delle reti di misura
regionali, in cui si effettuano misurazioni finalizzate ad acquisire
informazioni circa la concentrazione di massa totale e le
concentrazioni per speciazione chimica del PM2,5 su base annuale. Il
decreto di individuazione puo’ altresi’ stabilire forme di
coordinamento con le attivita’ svolte in attuazione del programma
denominato «monitoring and evaluation of pollutants (EMEP)». Sulla
base di appositi accordi con altri Stati tali stazioni di misurazione
possono essere comuni a piu’ Stati in riferimento a zone confinanti.
A tali stazioni di misurazione si applicano gli allegati I, II, IV e
VI. I paragrafi 1 e 3 dell’allegato I devono essere tuttavia riferiti
alle sole concentrazioni di massa totale;
b) almeno sette stazioni di misurazione del benzo(a)pirene,
scelte nell’ambito delle reti di misura regionali, in cui si effettua
la misurazione delle concentrazioni nell’aria ambiente di
benzo(a)antracene, benzo(b)fluorantene, benzo(j)fluorantene,
benzo(k)fluorantene, indeno(1,2,3-cd)pirene e dibenzo(a,h)antracene,
al fine di verificare la costanza dei rapporti nel tempo e nello
spazio tra il benzo(a)pirene e gli altri idrocarburi policiclici
aromatici di rilevanza tossicologica. A tali stazioni di misurazione
si applicano l’allegato I, l’allegato III e l’allegato VI;
c) almeno tre stazioni di misurazione di fondo, scelte
nell’ambito delle reti di misura regionali e di quelle appartenenti
alla rete realizzata in sede di attuazione del programma denominato
«European monitoring and evaluation of pollutants (EMEP)», in cui si
effettua la misurazione indicativa delle concentrazioni nell’aria
ambiente dell’arsenico, del cadmio, del nichel, del benzo(a)pirene e
degli altri idrocarburi policiclici aromatici di cui alla lettera b)
e la misurazione indicativa della deposizione totale di tali
inquinanti. Tale misurazione indicativa ha altresi’ ad oggetto le
concentrazioni nell’aria ambiente del mercurio gassoso totale e la
deposizione totale del mercurio. Con il decreto di individuazione si
selezionano, tra le stazioni scelte, ove tecnicamente fattibile alla
luce degli indirizzi espressi dal Coordinamento di cui all’articolo
20, quelle in cui si effettua anche la misurazione indicativa del
mercurio bivalente particolato e gassoso. Sulla base di appositi
accordi con altri Stati, nel rispetto degli indirizzi forniti dalla
Commissione europea, tali stazioni di misurazione possono essere
comuni a piu’ Stati in riferimento a zone confinanti. A tali stazioni
di misurazione si applicano l’allegato I, l’allegato III e l’allegato
VI;
d) sette stazioni di misurazione in sito fisso urbano, scelte
preferibilmente tra quelle di cui alla lettera b), in cui si
effettuano misurazioni finalizzate ad acquisire informazioni circa la
concentrazione di massa totale e le concentrazioni per speciazione
chimica del PM10 e del PM2,5 su base annuale. A tali stazioni di
misurazione si applicano gli allegati I, III, IV e VI. I paragrafi 1
e 3 dell’allegato I devono essere tuttavia riferiti alle sole
concentrazioni di massa totale.
2. Nella scelta delle stazioni di misurazione si deve valutare la
possibilita’ di utilizzare le medesime stazioni per entrambe le
finalita’ di cui alle lettere a) e c) del comma 1. Possono essere
individuate stazioni diverse soltanto se, da una valutazione tecnica,
emerge che tali finalita’ non sarebbero conseguite per tutti gli
inquinanti.
3. Nel caso in cui le stazioni di misurazione prescelte siano
gestite da enti di ricerca, i decreti previsti al comma 1
disciplinano le modalita’ ed i tempi con i quali tali enti devono
trasmettere i dati e le informazioni rilevati al Ministero
dell’ambiente e all’ISPRA. I decreti disciplinano altresi’ le
modalita’ ed i tempi con i quali i dati e le informazioni rilevati da
tutte le stazioni di misurazione ai sensi del comma 1, lettere a),
b), c) e d), sono messi a disposizione di tutte le regioni e province
autonome. Disciplinano inoltre, per le stazioni di misurazione di cui
al comma 1, lettera a), i metodi da utilizzare e le modalita’ di
comunicazione di tali metodi alla Commissione europea, per le
stazioni di misurazione di cui al comma 1, lettera d), i metodi da
utilizzare e, per le stazioni di misurazione di cui al comma 1,
lettere b) e c), i metodi da utilizzare ai fini del campionamento e
dell’analisi degli idrocarburi policiclici aromatici diversi dal
benzo(a)pirene.

Note all’art. 6:
– Per i riferimenti del decreto legislativo 28 agosto
1997 n. 281 (Definizione ed ampliamento delle attribuzioni
della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed
unificazione, per le materie ed i compiti di interesse
comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la
Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali) si veda nelle
note all’art. 5.

Art. 7

Stazioni di misurazione in siti fissi di campionamento

1. Nelle zone e negli agglomerati in cui le misurazioni in siti
fissi costituiscono l’unica fonte di informazioni sulla qualita’
dell’aria ambiente e’ assicurato un numero minimo di stazioni di
misurazione di ciascun inquinante di cui all’articolo 1, comma 2,
pari a quello previsto all’allegato V, paragrafi 1, 2 e 3.
2. Nelle zone e negli agglomerati in cui le misurazioni in siti
fissi sono integrate da tecniche di modellizzazione o da misurazioni
indicative, il numero complessivo delle stazioni di misurazione di
cui all’allegato V puo’ essere ridotto fino ad un massimo del 50 per
cento, purche’:
a) le tecniche di valutazione utilizzate ad integrazione delle
misurazioni in siti fissi permettano di ottenere un adeguato livello
d’informazione ai fini della valutazione della qualita’ dell’aria in
relazione ai valori limite, ai valori obiettivo ed alle soglie di
allarme previsti dal presente decreto, nonche’ un adeguato livello
d’informazione del pubblico;
b) il numero delle stazioni di misurazione e la risoluzione
spaziale delle tecniche di modellizzazione permettano di valutare i
livelli in conformita’ agli obiettivi di qualita’ dei dati di cui
all’allegato I, paragrafo 1, e di soddisfare i requisiti di cui
all’allegato I, paragrafo 2.
3. Nelle zone e negli agglomerati in cui le misurazioni in siti
fissi sono combinate con tecniche di modellizzazione o misurazioni
indicative, il numero complessivo delle stazioni di misurazione di
cui all’allegato V puo’ essere ridotto oltre il 50 per cento, purche’
si rispettino le condizioni previste al comma 2.
4. In relazione ai livelli critici di cui all’allegato XI le
riduzioni previste ai commi 2 e 3 si applicano a condizione che il
numero delle stazioni di misurazione e la risoluzione spaziale delle
tecniche di modellizzazione permettano di valutare i livelli in
conformita’ agli obiettivi di qualita’ dei dati di cui all’allegato
I, paragrafo 1.
5. Ai fini della misurazione della qualita’ dell’aria ambiente, si
applicano i metodi di riferimento o i metodi equivalenti previsti
all’allegato VI.

Art. 8

Valutazione della qualita’ dell’aria ambiente
e stazioni di misurazione in siti fissi
di campionamento in relazione all’ozono

1. La valutazione della qualita’ dell’aria ambiente e’ effettuata,
per l’ozono, sulla base dei criteri previsti dai commi successivi e
dagli allegati VII e VIII e dalle appendici II e III.
2. Nelle zone e negli agglomerati in cui i livelli di ozono
superano, in almeno uno sui cinque anni civili precedenti, gli
obiettivi a lungo termine previsti all’allegato VII, paragrafo 3, le
misurazioni in siti fissi in continuo sono obbligatorie. Se non si
dispone di dati sufficienti per i cinque anni civili precedenti, e’
consentito determinare il superamento anche mediante una combinazione
di campagne di misurazione di breve durata, effettuate in passato nel
periodo dell’anno e nei luoghi in cui si potrebbero registrare i
massimi livelli di inquinamento, e tecniche di modellizzazione,
utilizzando a tal fine anche le informazioni ricavate dagli inventari
delle emissioni.
3. Nelle zone e negli agglomerati in cui le misurazioni in siti
fissi in continuo costituiscono l’unica fonte di informazioni sulla
qualita’ dell’aria ambiente, fatto salvo quanto previsto dal comma 5,
e’ assicurato un numero minimo di stazioni di misurazione dell’ozono
pari a quello previsto dall’allegato IX, paragrafo 1 ed un numero di
stazioni di misurazione del biossido di azoto pari a quello previsto
dall’allegato IX paragrafo 3.
4. Nelle zone e negli agglomerati in cui le misurazioni in siti
fissi sono integrate da tecniche di modellizzazione o da misurazioni
indicative, il numero complessivo delle stazioni di misurazione
previsto dall’allegato IX, paragrafo 1, puo’ essere ridotto alle
condizioni previste dal paragrafo 2 di tale allegato.
5. Nelle zone e negli agglomerati in cui i livelli di ozono sono
stati inferiori, in tutti i cinque anni civili precedenti, agli
obiettivi a lungo termine previsti dall’allegato VII, paragrafo 3, il
numero delle stazioni di misurazione di ozono e di biossido di azoto
e’ stabilito in conformita’ all’allegato IX, paragrafo 4.
6. Con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con il
Ministro della salute e sentita la Conferenza unificata di cui al
decreto legislativo n. 281 del 1997, sono individuate, nell’ambito
delle reti di misura regionali, le stazioni di misurazione di fondo
in siti fissi di campionamento rurali per l’ozono. Il numero di tali
stazioni, su tutto il territorio nazionale, e’ compreso tra sei e
dodici, in funzione dell’orografia, in riferimento alle zone ed agli
agglomerati di cui al comma 2, ed e’ pari ad almeno tre in
riferimento alle zone ed agli agglomerati di cui al comma 5.
7. La misurazione dei precursori dell’ozono e’ svolta nei modi
indicati all’allegato X. Con decreto del Ministro dell’ambiente, di
concerto con il Ministro della salute e sentita la Conferenza
unificata di cui al decreto legislativo n. 281 del 1997, sono
individuate, sul territorio nazionale, nell’ambito delle reti di
misura regionali, almeno tre stazioni di misurazione dei precursori
dell’ozono ai sensi dell’allegato X e sono disciplinate le modalita’
di comunicazione dei metodi di campionamento e di misurazione
utilizzati alla Commissione europea.
8. Alla valutazione della qualita’ dell’aria ambiente ed alla
classificazione delle zone e degli agglomerati provvedono le regioni
e le province autonome.
9. Si applica, anche in riferimento al presente articolo, quanto
previsto dall’articolo 4, comma 3, e dall’articolo 5, commi da 6 a 9
e comma 11.
10. Ai fini della misurazione della qualita’ dell’aria ambiente, si
applicano i metodi di riferimento o i metodi equivalenti previsti
dall’allegato VI.

Note all’art. 8:
– Per i riferimenti del decreto legislativo 28 agosto
1997 n. 281 (Definizione ed ampliamento delle attribuzioni
della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed
unificazione, per le materie ed i compiti di interesse
comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la
Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali) si veda nelle
note all’art. 5.

Art. 9

Piani e misure per il raggiungimento dei valori limite
e dei livelli critici, per il perseguimento dei valori obiettivo
e per il mantenimento del relativo rispetto

1. Se, in una o piu’ aree all’interno di zone o di agglomerati, i
livelli degli inquinanti di cui all’articolo 1, comma 2, superano,
sulla base della valutazione di cui all’articolo 5, i valori limite
di cui all’allegato XI, le regioni e le province autonome, nel
rispetto dei criteri previsti all’appendice IV, adottano un piano che
contenga almeno gli elementi previsti all’allegato XV e che preveda
le misure necessarie ad agire sulle principali sorgenti di emissione
aventi influenza su tali aree di superamento ed a raggiungere i
valori limite nei termini prescritti. In caso di superamenti dopo i
termini prescritti all’allegato XI il piano deve essere integrato con
l’individuazione di misure atte a raggiungere i valori limite
superati nel piu’ breve tempo possibile. Se, in una o piu’ aree
all’interno di zone o di agglomerati, e’ superato il valore obiettivo
previsto per il PM2,5 all’allegato XIV, il piano contiene, ove
individuabili, le misure che non comportano costi sproporzionati
necessarie a perseguirne il raggiungimento.
2. Se, in una o piu’ aree all’interno di zone o di agglomerati, i
livelli degli inquinanti di cui all’articolo 1, comma 2, superano,
sulla base della valutazione di cui all’articolo 5, i valori
obiettivo di cui all’allegato XIII, le regioni e le province
autonome, adottano, anche sulla base degli indirizzi espressi dal
Coordinamento di cui all’articolo 20, le misure che non comportano
costi sproporzionati necessarie ad agire sulle principali sorgenti di
emissione aventi influenza su tali aree di superamento ed a
perseguire il raggiungimento dei valori obiettivo entro il 31
dicembre 2012. Il perseguimento del valore obiettivo non comporta,
per gli impianti soggetti al decreto legislativo 18 febbraio 2005, n.
59, condizioni piu’ rigorose di quelle connesse all’applicazione
delle migliori tecniche disponibili.
3. Le regioni e le province autonome adottano, anche sulla base
degli indirizzi espressi dal Coordinamento di cui all’articolo 20, le
misure necessarie a preservare la migliore qualita’ dell’aria
ambiente compatibile con lo sviluppo sostenibile nelle aree in cui,
sulla base della valutazione di cui all’articolo 5, i livelli degli
inquinanti di cui all’articolo 1, comma 2, rispettano i valori limite
e i valori obiettivo. Le misure interessano, anche in via preventiva,
le principali sorgenti di emissione che possono influenzare i livelli
degli inquinanti in tali aree e sono inserite, laddove adottati, nei
piani di cui al comma 1.
4. Se, in una o piu’ aree all’interno di zone o di agglomerati, i
livelli degli inquinanti di cui all’articolo 1, comma 2, superano,
sulla base della valutazione di cui all’articolo 5, i livelli critici
di cui all’allegato XI, le regioni e le province autonome adottano,
anche sulla base degli indirizzi espressi dal Coordinamento di cui
all’articolo 20, le misure necessarie ad agire sulle principali
sorgenti di emissione aventi influenza su tali aree di superamento ed
a raggiungere i livelli critici nei termini prescritti.
5. I piani e le misure di cui ai commi 1, 2 e 4, relativi ad
un’area di superamento all’interno di una zona o di un agglomerato,
devono agire sull’insieme delle principali sorgenti di emissione,
puntuali o diffuse, aventi influenza su tale area anche se
localizzate in altre aree o in altre zone e agglomerati della regione
o della provincia autonoma.
6. Se lo stesso insieme di sorgenti di emissione determina il
superamento dei valori limite o dei valori obiettivo per piu’
inquinanti, le regioni e le province autonome predispongono un piano
integrato per tali inquinanti.
7. Ai fini dell’elaborazione e dell’attuazione dei piani previsti
dal presente articolo le regioni e le province autonome assicurano la
partecipazione degli enti locali interessati mediante opportune
procedure di raccordo e concertazione, ai sensi della normativa
vigente. Si provvede anche, con tali procedure, ad individuare e
coordinare, all’interno dei piani, i provvedimenti di attuazione
previsti dall’articolo 11, al fine di assicurare che gli stessi
concorrano in modo efficace e programmato all’attuazione dei piani.
Le regioni e le province autonome provvedono, nel rispetto del quadro
delle competenze amministrative in materia territoriale e ambientale,
con apposita normativa e comunque in conformita’ al proprio
ordinamento, ad adottare i piani di cui al presente decreto,
assicurando il coordinamento di tali piani e degli obiettivi
stabiliti dagli stessi con gli altri strumenti di pianificazione
settoriale e con gli strumenti di pianificazione degli enti locali.
8. Nel caso in cui, sulla base di una specifica istruttoria svolta
da una regione o provincia autonoma, risulti che le principali
sorgenti di emissione aventi influenza su un’area di superamento sono
localizzate in una diversa regione o provincia autonoma, devono
essere adottate da entrambe le regioni o province autonome misure
coordinate finalizzate al raggiungimento dei valori limite o al
perseguimento dei valori obiettivo. Il Ministero dell’ambiente
promuove l’elaborazione e l’adozione di tali misure nell’ambito del
Coordinamento di cui all’articolo 20.
9. Nel caso in cui, sulla base di una specifica istruttoria svolta,
su richiesta di una o piu’ regioni o province autonome, nell’ambito
del Coordinamento di cui all’articolo 20, risulti che, tutte le
possibili misure individuabili dalle regioni e dalle province
autonome nei propri piani di qualita’ dell’aria non sono in grado di
assicurare il raggiungimento dei valori limite in aree di superamento
influenzate, in modo determinante, da sorgenti di emissione su cui le
regioni e le province autonome non hanno competenza amministrativa e
legislativa, si procede all’adozione di misure di carattere
nazionale. In tali casi e’ convocato, presso la Presidenza del
Consiglio dei Ministri, su richiesta del Ministero dell’ambiente, un
comitato tecnico con il compito di presentare un programma di misure
di carattere nazionale alla cui elaborazione partecipano anche i
Ministeri aventi competenza su specifici settori emissivi, quali
trasporti, energia, inclusi gli usi civili, attivita’ produttive e
agricoltura. Il programma e’ approvato con decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri. Il comitato e’ istituito senza oneri a carico
dello Stato ed opera per il tempo strettamente necessario ad
elaborare il programma. Ai soggetti che partecipano, a qualsiasi
titolo, al comitati non e’ dovuto alcun compenso o rimborso spese o
altro tipo di emolumento per tale partecipazione. Per lo svolgimento
di tale attivita’ il Ministero dell’ambiente si avvale del supporto
dell’ISPRA e dell’ENEA.
10. Nelle zone e negli agglomerati per i quali la Commissione
europea conceda le deroghe previste dall’articolo 22 della direttiva
2008/50/CE secondo la procedura ivi disciplinata, i valori limite
previsti dall’allegato XI per il biossido di azoto ed il benzene si
applicano a partire dalla data individuata nella decisione della
Commissione e i valori limite previsti dall’allegato XI per il PM10
si applicano a partire dall’11 giugno 2011. Il Ministero
dell’ambiente cura, in accordo con la Presidenza del Consiglio dei
Ministri, l’esecuzione di tale procedura in collaborazione con le
regioni e le province autonome, coordinando le attivita’ istruttorie
finalizzate a dimostrare i requisiti richiesti all’articolo 22 della
direttiva 2008/50/CE per la concessione delle deroghe. Il Ministero
dell’ambiente coordina, in particolare, l’adeguamento, da parte delle
regioni e delle province autonome, dei vigenti piani di qualita’
dell’aria al fine di introdurre gli elementi richiesti dall’articolo
22 della direttiva 2008/50/CE per la concessione delle deroghe e di
dimostrare che, presso tali zone e agglomerati, i valori limite
oggetto di deroga saranno rispettati entro i nuovi termini. Nel caso
in cui da una specifica istruttoria risulti che il rispetto dei nuovi
termini possa essere ottenuto solo con il contributo di misure di
carattere nazionale, il Ministero dell’ambiente presenta un programma
di misure alla cui elaborazione partecipano anche, sotto il
coordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, i
Ministeri aventi competenza su specifici settori emissivi, quali
trasporti, energia, inclusi gli usi civili, attivita’ produttive e
agricoltura. Il programma e’ approvato con decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri. Per lo svolgimento delle attivita’
istruttorie previste dal presente articolo il Ministero dell’ambiente
si avvale dell’ISPRA e dell’ENEA. Fino alla data di entrata in vigore
dei valori limite oggetto di deroga, le regioni e le province
autonome attuano, in tali zone e agglomerati, tutte le misure
necessarie a raggiungere e mantenere i livelli degli inquinanti
interessati al di sotto dei valori limite aumentati del relativo
margine di tolleranza massimo previsti dall’allegato XI.
11. Nella elaborazione dei piani previsti dal presente articolo e’
assicurata la coerenza con le prescrizioni contenute nella
pianificazione nazionale per la riduzione delle emissioni di gas
responsabili dell’effetto serra, nei piani e nei programmi adottati
ai sensi del decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 171, e del
decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 194, nei provvedimenti
regionali di attuazione dell’articolo 2, comma 167, della legge 24
dicembre 2007, n. 244, ed in tutti gli altri strumenti di
pianificazione e di programmazione regionali e locali, come i piani
energetici, i piani dei trasporti e i piani di sviluppo. Anche le
autorita’ competenti all’elaborazione e all’aggiornamento di tali
piani, programmi e provvedimenti assicurano la coerenza degli stessi
con le prescrizioni contenute nei piani di qualita’ dell’aria
previsti dal presente articolo.
12. I piani previsti dal presente articolo sono soggetti
all’obbligo di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto legislativo
n. 152 del 2006, esclusivamente nel caso in cui sia stata verificata
la condizione prevista dall’articolo 6, comma 1, di tale decreto
secondo la procedura ivi disciplinata all’articolo 12.

Note all’art. 9:
– Il decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59
(Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa
alla prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento)
e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 22 aprile 2005,
n. 93, supplemento ordinario n. 72/L.
– La direttiva 2008/50/CE (Qualita’ dell’aria ambiente
e per un’aria piu’ pulita in Europa) pubblicata nella
G.U.U.E. 11 giugno 2008, n. L 152.
– Il decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 171
(Attuazione della direttiva 2001/81/CE relativa ai limiti
nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici) e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 16 luglio 2004 n.
165.
– Il decreto legislativo 19 agosto 2005 n. 194
(Attuazione della direttiva 2002/49/CE relativa alla
determinazione e alla gestione del rumore ambientale) e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 23 settembre 2005,
n. 222; ripubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 13
ottobre 2005, n. 239.
– Il testo del comma 167 dell’art. 2 della legge 24
dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la formazione del
bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge
finanziaria 2008) cosi’ recita:
«167. Il Ministro dello sviluppo economico, di concerto
con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio
e del mare, d’intesa con la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano, emana, entro novanta giorni dalla data
di entrata in vigore della presente disposizione, uno o
piu’ decreti per definire la ripartizione fra regioni e
province autonome di Trento e di Bolzano della quota minima
di incremento dell’energia prodotta con fonti rinnovabili
per raggiungere l’obiettivo del 17 per cento del consumo
interno lordo entro 2020 ed i successivi aggiornamenti
proposti dall’Unione europea. I decreti di cui al primo
periodo sono emanati tenendo conto:
a) della definizione dei potenziali regionali tenendo
conto dell’attuale livello di produzione delle energie
rinnovabili;
b) dell’introduzione di obiettivi intermedi al 2012,
2014, 2016 e 2018 calcolati coerentemente con gli obiettivi
intermedi nazionali concordati a livello comunitario;
c) della determinazione delle modalita’ di esercizio
del potere sostitutivo del Governo ai sensi dell’art. 120
della Costituzione nei casi di inadempienza delle regioni
per il raggiungimento degli obiettivi individuati».
– Il testo dei commi 1 e 2 dell’art. 6 ed il testo
dell’art. 12 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152
(Norme in materia ambientale), cosi’ recitano:
«Art. 6 (Commissione tecnico-consultiva per le
valutazioni ambientali). – 1. Con decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio, e’ istituita,
presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio, la Commissione tecnico-consultiva per le
valutazioni ambientali. Con il medesimo decreto sono
stabilite la durata e le modalita’ per l’organizzazione ed
il funzionamento della Commissione stessa.
2. La Commissione assicura al Ministero dell’ambiente e
della tutela del territorio il supporto tecnico-scientifico
per l’attuazione delle norme di cui alla parte seconda del
presente decreto. In particolare, la Commissione provvede
all’istruttoria e si esprime sui rapporti ambientali e
sugli studi di impatto ambientale relativi a piani e
programmi oppure a progetti rispettivamente sottoposti a
valutazione ambientale strategica ed a valutazione di
impatto ambientale di competenza statale, e si esprime
altresi’ sulle autorizzazioni integrate ambientali di
competenza statale.».
«Art. 12 (Giudizio di compatibilita’ ambientale ed
approvazione del piano o programma proposto). – 1. Prima
dell’approvazione del piano o del programma sottoposto a
valutazione ambientale strategica devono essere esaminati e
valutati il rapporto ambientale redatto ai sensi dell’art.
9, i pareri espressi ai sensi dell’art. 10, nonche’ gli
eventuali pareri di altri Stati membri resi ai sensi
dell’art. 11.
2. In base agli esiti dell’esame e delle valutazioni di
cui al comma 1, l’autorita’ preposta alla valutazione
ambientale, entro sessanta giorni dalla scadenza
dell’ultimo termine utile per la presentazione dei pareri
di cui agli articoli 10 ed 11, emette il giudizio di
compatibilita’ ambientale contenente un parere ambientale
articolato e motivato che costituisce presupposto per la
prosecuzione del procedimento di approvazione del piano o
del programma. Il giudizio di compatibilita’ ambientale
puo’ essere condizionato all’adozione di specifiche
modifiche ed integrazioni della proposta del piano o
programma valutato. In tali ipotesi, il giudizio e’
trasmesso al proponente con invito a provvedere alle
necessarie varianti prima di ripresentare il piano o
programma per l’approvazione. L’inutile decorso del termine
di cui al presente comma implica l’esercizio del potere
sostituivo da parte del Consiglio dei Ministri, che
provvede entro sessanta giorni, previa diffida all’organo
competente ad adempiere entro il termine di venti giorni,
anche su istanza delle parti interessate. In difetto, per i
piani e i programmi sottoposti a valutazione ambientale in
sede statale, si intende emesso giudizio negativo sulla
compatibilita’ ambientale del piano o programma presentato.
Per i piani e i programmi sottoposti a valutazione
ambientale in sede non statale, si applicano le
disposizioni di cui al periodo precedente fino all’entrata
in vigore di apposite norme regionali e delle province
autonome, da adottarsi nel rispetto della disciplina
comunitaria vigente in materia.
3. L’approvazione del piano o del programma tiene conto
del parere di cui al comma 2. A tal fine il provvedimento
di approvazione deve essere accompagnato da una
dichiarazione di sintesi in cui si illustra in che modo le
considerazioni ambientali sono state integrate nel piano o
programma e come si e’ tenuto conto del rapporto ambientale
redatto ai sensi dell’art. 9, dei pareri espressi ai sensi
dell’art. 10 e dei risultati delle consultazioni avviate ai
sensi dell’art. 11, nonche’ le ragioni per le quali e’
stato scelto il piano o il programma adottato, anche
rispetto alle alternative possibili che erano state
individuate, ed, infine, le misure adottate in merito al
monitoraggio.
4. Qualora nel corso dell’istruttoria per
l’approvazione di un piano o programma da sottoporsi a
valutazione ambientale strategica ai sensi dell’art. 7
venga rilevato che la relativa procedura non e’ stata
attivata, l’autorita’ competente all’approvazione di detto
piano o programma invita formalmente il proponente a
provvedere ad attivare detta procedura e contestualmente
sospende il procedimento di approvazione.».
– Il testo dell’art. 24 della direttiva 2008/50/CE
(Qualita’ dell’aria ambiente e per un’aria piu’ pulita in
Europa) cosi’ recita:
«Art. 24 (Piani d’azione a breve termine). – 1. Se in
determinate zone o agglomerati sussiste il rischio che i
livelli degli inquinanti superino una o piu’ soglie di
allarme di cui all’allegato XII gli Stati membri provvedono
a elaborare piani d’azione contenenti indicazioni sui
provvedimenti da adottare nel breve termine per ridurre il
rischio o la durata del superamento.
Se il rischio riguarda uno o piu’ valori limite o
valori-obiettivo di cui agli allegati VII, XI e XIV, gli
Stati membri possono, se opportuno, elaborare tali piani
d’azione a breve termine.
Tuttavia, se sussiste il rischio che venga superata la
soglia di allarme per l’ozono indicata nell’allegato XII,
punto B, gli Stati membri preparano i piani d’azione a
breve termine solo se, a loro parere, alla luce delle
condizioni geografiche, meteorologiche ed economiche
nazionali, le possibilita’ di ridurre il rischio, la durata
o la gravita’ del superamento sono significative. Nella
redazione dei piani d’azione a breve termine gli Stati
membri tengono conto della decisione 2004/279/Ce.
2. I piani d’azione a breve termine di cui al paragrafo
1 possono, in funzione del caso singolo, contemplare
provvedimenti efficaci per limitare e, se necessario,
sospendere le attivita’ che contribuiscono al rischio che i
rispettivi valori limite, valori-obiettivo o soglie di
allarme siano superati. Tali piani d’azione possono
prevedere provvedimenti connessi con la circolazione dei
veicoli a motore, i lavori di costruzione, le navi
all’ormeggio e con l’attivita’ degli impianti industriali e
l’uso di prodotti nonche’ il riscaldamento domestico. Nel
quadro di tali piani possono anche essere prese in
considerazione azioni specifiche volte a tutelare gruppi
sensibili di popolazione, compresi i bambini.
3. Quando gli Stati membri elaborano un piano d’azione
a breve termine, mettono a disposizione del pubblico e
delle associazioni interessate, quali le associazioni
ambientaliste, le associazioni dei consumatori, le
associazioni che rappresentano gli interessi dei gruppi di
popolazione sensibili, gli altri organismi sanitari
pertinenti e le associazioni di categoria interessate, sia
i risultati delle loro indagini sulla fattibilita’ e sul
contenuto dei piani d’azione specifici a breve termine, sia
informazioni sull’attuazione di tali piani.
4. Per la prima volta anteriormente all’11 giugno 2010
ed a intervalli regolari successivamente, la Commissione
pubblica esempi delle migliori pratiche per l’elaborazione
dei piani d’azione a breve termine, compresi esempi delle
migliori prassi per la protezione di gruppi sensibili di
popolazione, compresi i bambini».

Art. 10

Piani per la riduzione del rischio di superamento
dei valori limite, dei valori obiettivo
e delle soglie di allarme

1. Le regioni e le province autonome adottano piani d’azione nei
quali si prevedono gli interventi da attuare nel breve termine per i
casi in cui insorga, presso una zona o un agglomerato, il rischio che
i livelli degli inquinanti di cui all’articolo 1, commi 2 e 3,
superino le soglie di allarme previste all’allegato XII. In caso di
rischio di superamento delle soglie di allarme di cui all’allegato
XII, paragrafo 2, i piani d’azione sono adottati se, alla luce delle
condizioni geografiche, meteorologiche ed economiche, la durata o la
gravita’ del rischio o la possibilita’ di ridurlo risultano, sulla
base di un’apposita istruttoria, significative.
2. Le regioni e le province autonome possono adottare piani
d’azione nei quali si prevedono gli interventi da attuare nel breve
termine per i casi in cui insorga, presso una zona o un agglomerato,
il rischio che i livelli degli inquinanti di cui all’articolo 1,
commi 2 e 3, superino i valori limite o i valori obiettivo previsti
dagli allegati VII e XI. All’adozione si procede nel caso in cui sia
possibile individuare le situazioni previste al comma 3.
3. Nei casi previsti al comma 2 i piani d’azione hanno ad oggetto
specifiche circostanze contingenti, non aventi carattere strutturale
o ricorrente, che possono causare un superamento o che possono
pregiudicare il processo di raggiungimento dei valori limite o di
perseguimento dei valori obiettivo e che, per effetto di tale natura,
non sono prevedibili e contrastabili attraverso i piani e le misure
di cui agli articoli 9 e 13.
4. Gli interventi previsti nei piani d’azione sono diretti a
ridurre il rischio o a limitare la durata del superamento. I piani
d’azione possono prevedere, se necessario per le finalita’ di legge,
interventi finalizzati a limitare oppure a sospendere le attivita’
che contribuiscono all’insorgenza del rischio di superamento dei
valori limite, dei valori obiettivo e delle soglie di allarme. Gli
indirizzi formulati dalla Commissione europea ai sensi dell’articolo
24 della direttiva 2008/50/CE integrano i requisiti previsti dal
presente articolo per l’adozione dei piani d’azione.
5. Le regioni e le province autonome che adottano un piano d’azione
mettono a disposizione del pubblico, nei modi previsti all’articolo
18, le informazioni relative ai risultati dell’istruttoria svolta
circa la fattibilita’ del piano e le informazioni relative ai
contenuti ed all’attuazione del piano. Nel pubblico sono inclusi i
soggetti previsti all’articolo 18, comma 4.
6. Ai fini dell’elaborazione e dell’attuazione dei piani previsti
dal presente articolo si applica l’articolo 9, comma 7.

Art. 11

Modalita’ e procedure
di attuazione dei piani

1. I piani di cui agli articoli 9, 10 e 13 possono anche
individuare, con le modalita’ e per le finalita’ dagli stessi
previste:
a) criteri per limitare la circolazione dei veicoli a motore;
b) valori limite di emissione, prescrizioni per l’esercizio,
criteri di localizzazione ed altre condizioni di autorizzazione per
gli impianti di cui alla parte quinta, titolo I, del decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, secondo le relative disposizioni;
c) valori limite di emissione, prescrizioni per l’esercizio e
criteri di localizzazione per gli impianti di trattamento dei rifiuti
che producono emissioni in atmosfera;
d) valori limite di emissione, prescrizioni per l’esercizio e
criteri di localizzazione per gli impianti soggetti ad autorizzazione
integrata ambientale che producono emissioni in atmosfera;
e) valori limite di emissione, prescrizioni per l’esercizio,
caratteristiche tecniche e costruttive per gli impianti di cui alla
parte quinta, titolo II, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152, secondo le relative disposizioni;
f) limiti e condizioni per l’utilizzo dei combustibili ammessi
dalla parte quinta, titolo III, del decreto legislativo 3 aprile
2006, n. 152, secondo le relative disposizioni e nel rispetto delle
competenze autorizzative attribuite allo Stato ed alle regioni;
g) limiti e condizioni per l’utilizzo di combustibili nei
generatori di calore sotto il valore di soglia di 0,035 MW nei casi
in cui l’allegato X alla parte quinta del decreto legislativo 3
aprile 2006, n. 152, prevede il potere dei piani regionali di
limitare l’utilizzo dei combustibili negli impianti termici civili;
h) prescrizioni per prevenire o limitare le emissioni in
atmosfera che si producono nel corso delle attivita’ svolte presso
qualsiasi tipo di cantiere, incluso l’obbligo che le macchine mobili
non stradali ed i veicoli di cui all’articolo 47, comma 2, lett. c) –
categoria N2 e N3 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285,
utilizzati nei cantieri e per il trasporto di materiali da e verso il
cantiere rispondano alle piu’ recenti direttive comunitarie in
materia di controllo delle emissioni inquinanti o siano dotati di
sistemi di abbattimento delle emissioni di materiale particolato;
i) prescrizioni per prevenire o limitare le emissioni in
atmosfera prodotte dalle navi all’ormeggio;
l) misure specifiche per tutelare la popolazione infantile e gli
altri gruppi sensibili della popolazione;
m) prescrizioni per prevenire o limitare le emissioni in
atmosfera che si producono nel corso delle attivita’ e delle pratiche
agricole relative a coltivazioni, allevamenti, spandimento dei
fertilizzanti e degli effluenti di allevamento, ferma restando
l’applicazione della normativa vigente in materia di rifiuti,
combustibili, fertilizzanti, emissioni in atmosfera e tutela
sanitaria e fito-sanitaria;
n) prescrizioni di limitazione delle combustioni all’aperto, in
particolare in ambito agricolo, forestale e di cantiere, ferma
restando l’applicazione della normativa vigente in materia di
rifiuti, combustibili, emissioni in atmosfera e tutela sanitaria e
fito-sanitaria.
2. Con decreto del Ministero dell’ambiente, di concerto con i
Ministeri competenti per materia, sentita la Conferenza Unificata,
possono essere emanate linee guida per l’individuazione delle misure
di cui al comma 1 relativamente ai settori non disciplinati da norme
statali.
3. All’attuazione delle previsioni contenute nei piani in merito
alla limitazione della circolazione dei veicoli a motore, ai sensi
del comma 1, lettera a), provvedono i sindaci o la diversa autorita’
individuata dalle regioni o dalle province autonome. In caso di
inerzia, provvedono in via sostitutiva le regioni o le province
autonome o la diversa autorita’ individuata dalle regioni o dalle
province autonome ai sensi della vigente normativa regionale. La
normativa regionale stabilisce idonee forme di raccordo e
coordinamento tra regioni o province autonome ed autorita’ competente
ad adottare i provvedimenti di limitazione della circolazione. Le
modalita’ e la durata delle limitazioni devono essere funzionali alle
finalita’ dei diversi piani di cui agli articoli 9, 10 e 13. Le
ordinanze di cui all’articolo 7, comma 1, lettere a) e b), del
decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, possono essere adottate
dai sindaci per motivi connessi all’inquinamento atmosferico nei casi
e con i criteri previsti dal presente comma. Resta fermo, in assenza
dei piani di cui agli articoli 9, 10 e 13 o qualora i piani non
individuino i casi ed i criteri di limitazione della circolazione dei
veicoli a motore, il potere del sindaco di imporre tali limitazioni
per motivi connessi all’inquinamento atmosferico attraverso le
ordinanze previste dal decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. I
sindaci possono comunque vietare la circolazione nei centri abitati
per tutti gli autoveicoli che non hanno effettuato il controllo
almeno annuale delle emissioni secondo la procedure fissate dal
decreto Ministro dei trasporti e della navigazione 5 febbraio 1996.
4. All’attuazione delle previsioni contenute nei piani ai sensi del
comma 1, lettere b), e) e f), provvedono le autorita’ competenti per
l’autorizzazione o per i controlli ai sensi della parte quinta,
titoli I, II e III, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,
nei modi ivi previsti. All’attuazione delle previsioni contenute nei
piani ai sensi del comma 1, lettere c) e d), provvedono le autorita’
competenti al rilascio delle autorizzazioni ivi indicate.
5. All’attuazione delle previsioni contenute nei piani, nei casi
non previsti dai commi 3 e 4, procedono le regioni, le province
autonome e gli enti locali mediante provvedimenti adottati sulla base
dei poteri attribuiti dalla legislazione statale e regionale. Resta
ferma, a tal fine, la ripartizione dei poteri previsti dalla vigente
normativa.
6. Le previsioni contenute nei piani in merito ai cantieri, ai
sensi del comma 1, lettera h), sono altresi’ inserite come
prescrizioni nelle decisioni di valutazione di impatto ambientale
adottate dalle autorita’ competenti ai fini della realizzazione delle
opere sottoposte a tale procedura di valutazione.
7. Le modalita’ e le procedure di attuazione previste dal presente
articolo si applicano anche in caso di misure adottate ai sensi degli
articoli 9 e 13 al di fuori dei piani regionali.

Note all’art. 11:
– I titoli I, II e III del decreto legislativo 3 aprile
2006, n. 152 (Norme in materia ambientale) cosi’ recitano:
«Titolo I – Norme generali
Titolo II – Valutazione ambientale strategica – VAS
Titolo III – Valutazione d’impatto ambientale – VIA».
– L’allegato X alla parte quinta del decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia
ambientale) reca:
«Disciplina dei combustibili»
– Il testo del comma 1, lettere a) e b) dell’art. 7 del
decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice
della strada) pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 18
maggio 1992, n. 114 supplemento ordinario, cosi’ recita:
«Art. 7 (Regolamentazione della circolazione nei centri
abitati). – 1. Nei centri abitati i comuni possono, con
ordinanza del sindaco:
a) adottare i provvedimenti indicati nell’art. 6,
commi 1,2 e 4;
b) limitare la circolazione di tutte o di alcune
categorie di veicoli per accertate e motivate esigenze di
prevenzione degli inquinamenti e di tutela del patrimonio
artistico, ambientale e naturale, conformemente alle
direttive impartite dal Ministro dei lavori pubblici,
sentiti, per le rispettive competenze, il Ministro
dell’ambiente, il Ministro per i problemi delle aree urbane
ed il Ministro per i beni culturali e ambientali;».
– Il decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267 (Testo
unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali – art.
31 legge 3 agosto 1999, n. 265) e’ pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 28 settembre 2000.
– Il decreto del Ministero dei trasporti e della
navigazione 5 febbraio 1996 (Prescrizioni per la verifica
delle emissioni dei gas di scarico degli autoveicoli in
circolazione ai sensi della direttiva del Consiglio delle
Comunita’ europee n. 92/55/CEE) e’ pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 7 marzo 1996, n. 56.

Art. 12

Obbligo di concentrazione dell’esposizione
e obiettivo nazionale di riduzione
dell’esposizione per il PM2,5

1. In relazione ai livelli di PM2,5 nell’aria ambiente, le regioni
e le province autonome adottano, sulla base degli indirizzi espressi
dal Coordinamento di cui all’articolo 20, le misure necessarie ad
assicurare il rispetto dell’obbligo di concentrazione
dell’esposizione di cui all’allegato XIV e le misure che non
comportano costi sproporzionati necessarie a perseguire il
raggiungimento dell’obiettivo nazionale di riduzione dell’esposizione
disciplinato dal medesimo allegato.
2. Al fine di calcolare se l’obbligo di concentrazione
dell’esposizione e l’obiettivo nazionale di riduzione
dell’esposizione di cui al comma 1 sono stati rispettati si utilizza
l’indicatore di esposizione media di cui all’allegato XIV. Tale
indicatore e’ fissato sulla base di misurazioni effettuate da
stazioni di fondo ubicate in siti fissi di campionamento urbani, il
cui numero, non inferiore a quello previsto all’allegato V, paragrafo
2, e la cui distribuzione in zone e agglomerati dell’intero
territorio devono essere tali da riflettere in modo adeguato
l’esposizione della popolazione. Tali stazioni sono scelte con
decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro della
salute e sentita la Conferenza unificata di cui al decreto
legislativo n. 281 del 1997, nell’ambito delle reti di misura
regionali, in modo da individuare le variazioni geografiche e
l’andamento a lungo termine delle concentrazioni.

Note all’art. 12:
– Per il decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 si
veda nelle note all’art. 5.

Art. 13

Gestione della qualita’ dell’aria ambiente
in relazione all’ozono

1. Se, in una o piu’ aree all’interno di zone o di agglomerati, i
livelli dell’ozono superano, sulla base della valutazione di cui
all’articolo 8, i valori obiettivo di cui all’allegato VII, le
regioni e le province autonome adottano, anche sulla base degli
indirizzi espressi dal Coordinamento di cui all’articolo 20, le
misure che non comportano costi sproporzionati necessarie ad agire
sulle principali sorgenti di emissione aventi influenza su tali aree
ed a perseguire il raggiungimento dei valori obiettivo nei termini
prescritti. Tali misure devono essere previste in un piano, adottato
nel rispetto dei criteri di cui all’appendice IV, che contenga almeno
gli elementi di cui all’allegato XV e che tenga anche conto delle
misure contenute nel programma nazionale di riduzione delle emissioni
di cui al decreto legislativo n. 171 del 2004. Il piano deve essere
integrato con i piani di qualita’ dell’aria di cui all’articolo 9.
2. Se, in una o piu’ aree all’interno di zone o di agglomerati, i
livelli dell’ozono superano, sulla base della valutazione di cui
all’articolo 8, gli obiettivi a lungo termine e sono inferiori o
uguali ai valori obiettivo di cui all’allegato VII, le regioni e le
province autonome adottano, anche sulla base degli indirizzi espressi
dal Coordinamento di cui all’articolo 20, le misure che non
comportano costi sproporzionati necessarie ad agire sulle principali
sorgenti di emissione aventi influenza su tali aree ed a perseguire
il raggiungimento degli obiettivi a lungo termine nei termini
prescritti. Tali misure devono essere coerenti con quelle previste
nel piano di cui al comma 1, nei piani di qualita’ dell’aria di cui
all’articolo 9 e nel programma nazionale di riduzione delle emissioni
di cui al decreto legislativo n. 171 del 2004.
3. Le regioni e le province autonome adottano, anche sulla base
degli indirizzi espressi dal Coordinamento di cui all’articolo 20, e
nella misura in cui cio’ sia consentito da fattori come la natura
transfrontaliera dell’inquinamento da ozono e le condizioni
meteorologiche, le misure necessarie a preservare la migliore
qualita’ dell’aria ambiente compatibile con lo sviluppo sostenibile
ed a garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente e della
salute umana nelle aree in cui, sulla base della valutazione di cui
all’articolo 8, i livelli dell’ozono sono inferiori o uguali agli
obiettivi a lungo termine. Le misure interessano, anche in via
preventiva, le principali sorgenti di emissione che possono
influenzare i livelli dell’ozono in tali aree.
4. Si applica, anche in relazione ai piani e alle misure previste
dal presente articolo, quanto disposto dall’articolo 9, commi 6, 7,
8, 9, 11 e 12.

Note all’art. 13:
– Per il decreto legislativo 21 maggio 2004, n. si veda
nelle note all’art. 9.

Art. 14

Misure per il superamento delle soglie
di informazione e di allarme

1. Se, in una zona o in un agglomerato, i livelli degli inquinanti
superano, sulla base delle valutazioni di cui agli articoli 5 e 8, la
soglia di informazione o una soglia di allarme prevista all’allegato
XII, le regioni o le province autonome adottano tutti i provvedimenti
necessari per informare il pubblico in modo adeguato e tempestivo
attraverso radio, televisione, stampa, internet o qualsiasi altro
opportuno mezzo di comunicazione.
2. In caso di superamento della soglia di informazione o delle
soglie di allarme, le regioni e le province autonome trasmettono al
Ministero dell’ambiente informazioni circa i livelli misurati e la
durata del superamento entro lo stesso termine previsto all’articolo
19, comma 8, lettera a), numero 1). Il Ministero dell’ambiente
comunica tali informazioni alla Commissione europea e al Ministero
della salute nei termini previsti all’articolo 19, comma 9, lettera
e), in caso di soglie riferite all’ozono, ed entro tre mesi dalla
data della misurazione in caso di soglie riferite ad altri
inquinanti.

Art. 15

Esclusioni

1. Le regioni e le province autonome comunicano al Ministero
dell’ambiente, per l’approvazione e per il successivo invio alla
Commissione europea, l’elenco delle zone e degli agglomerati in cui,
relativamente ad un determinato anno, i livelli degli inquinanti
previsti all’articolo 1, comma 2, superano i rispettivi valori limite
o livelli critici a causa del contributo di fonti naturali. La
comunicazione e’ accompagnata da informazioni sui livelli degli
inquinanti e le relative fonti e contiene gli elementi atti a
dimostrare il contributo dato dalle fonti naturali ai superamenti,
sulla base degli indirizzi espressi dal Coordinamento di cui
all’articolo 20 ed utilizzando, ove esistenti, gli indirizzi
formulati dalla Commissione europea. I superamenti oggetto di tale
comunicazione non rilevano ai sensi del presente decreto.
2. Con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con il
Ministro della salute, sentita la Conferenza unificata di cui al
decreto legislativo n. 281 del 1997, sono stabiliti i criteri per la
valutazione del contributo di cui al comma 1.
3. Le regioni e le province autonome comunicano al Ministero
dell’ambiente, per l’approvazione e per il successivo invio alla
Commissione europea, l’elenco delle zone e degli agglomerati in cui i
livelli del PM10 superano il rispettivo valore limite per effetto
della risospensione del particolato a seguito della sabbiatura o
della salatura delle strade nella stagione invernale. La
comunicazione e’ accompagnata da informazioni sui livelli del PM10 e
le relative fonti e contiene gli elementi atti a dimostrare che il
superamento e’ dovuto a tale risospensione e che sono state comunque
adottate misure ragionevoli per ridurre i livelli. I superamenti
dovuti a tale risospensione non impongono l’adozione dei piani di cui
agli articoli 9 e 10, ferma restando l’adozione di ragionevoli misure
di riduzione da individuare anche sulla base degli indirizzi espressi
dal Coordinamento di cui all’articolo 20 ed utilizzando, ove
esistenti, gli indirizzi formulati dalla Commissione europea, e
l’integrale applicazione del presente decreto ai superamenti dei
livelli del PM10 dovuti ad altre cause.

Note all’art. 15:
– Per il decreto legislativo 28 agosto 1997 n. 281 si
veda nelle note all’art. 5.

Art. 16

Inquinamento transfrontaliero

1. In caso di superamento di un valore limite aumentato del margine
di tolleranza, di un valore obiettivo, di una soglia di allarme o di
un obiettivo a lungo termine, a causa del trasporto transfrontaliero
di quantitativi significativi di sostanze inquinanti o dei relativi
precursori, il Ministero dell’ambiente, d’intesa con le regioni e le
province autonome interessate, provvede a consultare le autorita’
competenti degli Stati appartenenti all’Unione europea che risultano
coinvolti al fine di individuare le iniziative da avviare in modo
congiunto per eliminare il superamento attraverso provvedimenti
adeguati e proporzionati. In tal caso possono essere adottati piani
comuni, da attuare in modo coordinato, per il raggiungimento dei
valori limite ed il perseguimento dei valori obiettivo e degli
obiettivi a lungo termine. All’adozione dei piani provvedono le
regioni e le province autonome interessate, d’intesa con il Ministero
dell’ambiente.
2. In caso di rischio di superamento di un valore limite o di un
valore obiettivo di cui agli allegati VII e XI o di una soglia di
allarme di cui all’allegato XII presso zone di Stati appartenenti
all’Unione europea, prossime ai confini nazionali, sono adottati, nei
casi e nei limiti previsti dall’articolo 10, piani d’azione a breve
termine comuni che si applicano alle zone confinanti degli Stati
coinvolti. All’adozione dei piani provvedono le regioni e le province
autonome interessate, d’intesa con il Ministero dell’ambiente. Il
Ministero dell’ambiente riceve le richieste di piani comuni che gli
Stati confinanti in cui sussiste tale rischio di superamento
trasmettano all’Italia ed invia agli Stati confinanti, anche su
indicazione della regione o della provincia autonoma interessata, le
richieste di piani comuni nel caso in cui tale rischio sussista nel
proprio territorio. In presenza di zone di Stati appartenenti
all’Unione europea, prossime ai confini nazionali, presso le quali e’
stato adottato un piano d’azione a breve termine, le regioni e le
province autonome interessate, d’intesa con il Ministero
dell’ambiente, assicurano l’invio di tutte le informazioni utili alle
autorita’ competenti dello Stato confinante.
3. In caso di superamento delle soglie di informazione o delle
soglie di allarme di cui al presente decreto in zone o agglomerati
prossimi ai confini nazionali, le regioni e le province autonome
interessate, d’intesa con il Ministero dell’ambiente, provvedono a
informare tempestivamente le autorita’ competenti degli Stati
confinanti appartenenti all’Unione europea, anche al fine di
consentire che tali informazioni possano essere rese disponibili al
pubblico.
4. Nell’esecuzione degli adempimenti previsti dai commi precedenti
devono essere altresi’ assunte, ove opportuno, le iniziative utili ad
assicurare una cooperazione con Stati non appartenenti all’Unione
europea, con particolare riferimento a quelli confinanti ed a quelli
che sono candidati all’adesione.

Art. 17

Qualita’ della valutazione
in materia di aria ambiente

1. Con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con il
Ministro della salute, adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 3,
della legge 13 agosto 1988, n. 400, entro sei mesi dalla data di
entrata in vigore del presente decreto, sulla base delle linee guida
tecniche dell’ISPRA, sono stabilite:
a) le procedure di garanzia di qualita’ previste per verificare
il rispetto della qualita’ delle misure dell’aria ambiente;
b) le procedure per l’approvazione degli strumenti di
campionamento e misura della qualita’ dell’aria.
2. Le procedure di approvazione previste al comma 1 sono
finalizzate ad accertare e ad attestare che gli strumenti di
campionamento e misura soddisfano i requisiti fissati dal presente
decreto.
3. Le regioni e le province autonome o, su delega, le agenzie
regionali per la protezione dell’ambiente, effettuano le attivita’ di
controllo volte ad accertare che il gestore delle stazioni di
misurazione rispetti le procedure di garanzia di qualita’ di cui al
comma 1, lettera a). Ai fini di tale controllo, si verifica anche se
il gestore abbia partecipato ai programmi di cui al comma 4 ed abbia
applicato le eventuali correzioni prescritte dal laboratorio
nazionale di riferimento designato ai sensi del comma 8.
4. Il laboratorio nazionale di riferimento designato ai sensi del
comma 8 organizza, con adeguata periodicita’, programmi di
intercalibrazione su base nazionale correlati a quelli comunitari ai
quali devono partecipare tutti i gestori delle stazioni di
misurazione utilizzate ai fini del presente decreto. Nel caso in cui
i risultati della intercalibrazione per una o piu’ stazioni non siano
conformi, tale laboratorio nazionale indica al gestore le correzioni
da apportare.
5. Le approvazioni degli strumenti di campionamento e misura, sulla
base delle procedure previste dal comma 1, lettera b) e
l’approvazione dei metodi di analisi della qualita’ dell’aria
equivalenti a quelli di riferimento, con le modalita’ previste
dall’allegato VI, competono ai laboratori pubblici accreditati
secondo le procedure stabilite dalla norma ISO/IEC 17025 nella
versione piu’ aggiornata al momento dell’accreditamento in relazione
al pertinente metodo previsto da tale allegato. Tali laboratori
accettano, previa verifica della documentazione, i rapporti delle
prove condotte da laboratori privati accreditati secondo le procedure
stabilite dalla norma ISO/IEC 17025 nella versione piu’ aggiornata al
momento dell’accreditamento in relazione al pertinente metodo
previsto da tale allegato. Non e’ ammessa l’approvazione di strumenti
e metodi da parte di laboratori che possiedono diritti sui medesimi;
il laboratorio che procede all’approvazione dichiara con apposito
atto, da allegare alla documentazione di approvazione, di non
possedere diritti sullo strumento o sul metodo approvato.
6. L’Istituto nazionale di ricerca metrologica (I.N.RI.M) assicura
la certificazione dei campioni primari e di riferimento, nonche’ la
preparazione ed il mantenimento dei campioni primari e di riferimento
delle miscele gassose di inquinanti. In tale certificato si
determinano la composizione chimica, la concentrazione, la purezza,
le proprieta’ fisiche o le particolari caratteristiche tecniche del
campione.
7. Il laboratorio nazionale di riferimento designato ai sensi del
comma 8 assicura la partecipazione alle attivita’ di
intercalibrazione a livello comunitario per gli inquinanti
disciplinati dal presente decreto.
8. Con decreto del Ministro dell’ambiente sono individuati uno o
piu’ laboratori nazionali di riferimento tra quelli pubblici
accreditati secondo la norma ISO/IEC 17025 per i metodi previsti dal
presente decreto, sono designate le relative funzioni e sono
stabiliti i relativi obblighi di comunicazione nei confronti del
Ministero dell’ambiente.
9. Fino alla data di entrata in vigore del decreto previsto al
comma 8 le funzioni di cui ai commi 4 e 7 sono assicurate dai
soggetti a tal fine competenti ai sensi del decreto del Ministro
dell’ambiente 20 settembre 2002.

Note all’art. 17:
– Per la legge la legge 13 agosto 1988, n. 400
(Disciplina dell’attivita’ di Governo e ordinamento della
Presidenza del Consiglio dei Ministri) si veda nelle note
alle premesse.
– Il decreto del Ministero dell’ambiente 20 settembre
2002 (Modalita’ per la garanzia della qualita’ del sistema
delle misure di inquinamento atmosferico, ai sensi del
decreto legislativo n. 351/1999. Ecologia) e’ pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 2 ottobre 2002, n. 231.

Art. 18

Informazione del pubblico

1. Le amministrazioni e gli altri enti che esercitano le funzioni
previste dal presente decreto assicurano, per quanto di competenza,
l’accesso del pubblico e la diffusione al pubblico delle seguenti
informazioni:
a) le informazioni relative alla qualita’ dell’aria ambiente
previste all’allegato XVI;
b) le decisioni con le quali sono concesse o negate le deroghe
previste all’articolo 9, comma 10;
c) i piani di qualita’ dell’aria previsti all’articolo 9 e
all’articolo 13 e le misure di cui all’articolo 9, comma 2, e di cui
all’articolo 13, comma 2;
d) i piani di azione previsti all’articolo 10;
e) le autorita’ e gli organismi titolari dei compiti tecnici di
cui all’articolo 17.
2. Per l’accesso alle informazioni si applica il decreto
legislativo n. 195 del 2005. Per la diffusione al pubblico si
utilizzano la radiotelevisione, la stampa, le pubblicazioni, i
pannelli informativi, le reti informatiche o altri strumenti di
adeguata potenzialita’ e di facile accesso, senza oneri aggiuntivi
per il pubblico. Le informazioni diffuse al pubblico devono essere
aggiornate e precise e devono essere rese in forma chiara e
comprensibile. I piani e un documento riepilogativo delle misure di
cui al comma 1, lettera c), devono essere, in tutti i casi,
pubblicati su pagina web. E’ assicurato, nei modi previsti
dall’articolo 9 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 32,
l’accesso del pubblico ai servizi di rete per le informazioni di cui
al presente articolo che ricadano tra i dati territoriali
disciplinati dal predetto decreto e che siano prodotti e gestiti in
conformita’ allo stesso.
3. Le regioni e le province autonome elaborano e mettono a
disposizione del pubblico relazioni annuali aventi ad oggetto tutti
gli inquinanti disciplinati dal presente decreto e contenenti una
sintetica illustrazione circa i superamenti dei valori limite, dei
valori obiettivo, degli obiettivi a lungo termine, delle soglie di
informazione e delle soglie di allarme con riferimento ai periodi di
mediazione previsti, con una sintetica valutazione degli effetti di
tali superamenti. Le relazioni possono includere ulteriori
informazioni e valutazioni in merito alla tutela delle foreste e
informazioni su altri inquinanti per cui il presente decreto prevede
la misurazione, tra cui i precursori dell’ozono di cui all’allegato
X, parte 2.
4. Sono inclusi tra il pubblico, agli effetti del presente
articolo, anche le associazioni ambientaliste, le associazioni dei
consumatori, le associazioni che rappresentano gli interessi di
gruppi sensibili della popolazione, nonche’ gli altri organismi
sanitari e le associazioni di categoria interessati.
5. I soggetti pubblici e privati che procedono, anche al di fuori
dei casi previsti dal presente articolo, alla pubblicazione o ad
altre forme di diffusione al pubblico di dati inerenti i livelli
rilevati da stazioni di misurazione della qualita’ dell’aria ambiente
devono contestualmente indicare, in forma chiara, comprensibile e
documentata, se tali livelli sono stati misurati in conformita’ ai
criteri ed alle modalita’ previsti dal presente decreto oppure in
modo difforme.

Note all’art. 18:
– Per il decreto legislativo decreto legislativo 19
agosto 2005, n. 195 (Attuazione della direttiva 2003/4/CE
sull’accesso del pubblico all’informazione ambientale) si
veda nelle note all’art. 5.
– Il testo dell’art. 9 del decreto legislativo 27
gennaio 2010, n. 32 (Attuazione della direttiva 2007/2/CE,
che istituisce un’infrastruttura per l’informazione
territoriale nella Comunita’ europea – INSPIRE) pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 9 marzo 2010, n. 56 supplemento
ordinario, cosi’ recita:
«Art. 9 (Accesso al pubblico). – 1. Le autorita’
pubbliche responsabili della produzione, della gestione,
dell’aggiornamento e della distribuzione dei set di dati
territoriali e dei servizi ad essi relativi consentono
l’accesso del pubblico ai servizi di cui al comma 1 dell’
art. 7, tenendo conto delle pertinenti esigenze degli
utilizzatori, attraverso servizi facili da utilizzare,
disponibili per il pubblico e accessibili via internet.
2. I servizi di cui all’ art. 7, comma 1, lettere a) e
b), sono messi gratuitamente a disposizione del pubblico.
3. In deroga al comma 1, l’accesso del pubblico ai set
di dati territoriali e ai servizi ad essi relativi tramite
i servizi di ricerca di cui all’ art. 7, comma 1, lettera
a), e conseguentemente tramite i servizi di cui al medesimo
art. 7, comma 1, lettere b), c) ed e), e’ escluso qualora
l’accesso a tali servizi possa recare pregiudizio alle
relazioni internazionali, alla pubblica sicurezza o alla
difesa nazionale.
4. In deroga al comma 1, le autorita’ pubbliche
escludono l’accesso del pubblico ai set di dati
territoriali e ai servizi ad essi relativi tramite i
servizi di cui all’art. 7, comma 1, lettere da b) ad e), o
ai servizi di commercio elettronico di cui al comma 12
qualora l’accesso a tali servizi possa recare pregiudizio:
a) alla riservatezza delle deliberazioni interne
delle autorita’ pubbliche, qualora essa sia prevista dal
diritto;
b) agli accordi o relazioni internazionali, alla
sicurezza pubblica o alla difesa nazionale;
c) allo svolgimento di procedimenti giudiziari, alla
possibilita’ per ogni persona di avere un processo equo o
alla possibilita’ per l’autorita’ pubblica di svolgere
indagini di carattere penale o disciplinare;
d) alla riservatezza delle informazioni commerciali o
industriali qualora la riservatezza sia prevista dal
diritto nazionale o comunitario per tutelare un legittimo
interesse economico, compreso l’interesse pubblico di
mantenere la riservatezza statistica ed il segreto fiscale;
e) ai diritti di proprieta’ intellettuale;
f) alla riservatezza dei dati personali ovvero dei
fascicoli riguardanti una persona fisica, qualora tale
persona non abbia acconsentito alla divulgazione
dell’informazione al pubblico, laddove detta riservatezza
sia prevista dal diritto nazionale o comunitario, anche
tenuto conto dei requisiti previsti dalla direttiva
95/46/CE;
g) agli interessi o alla protezione di chiunque abbia
fornito le informazioni richieste di sua propria volonta’,
senza che sussistesse alcun obbligo legale reale o
potenziale in tal senso, a meno che la persona interessata
abbia acconsentito alla divulgazione delle informazioni in
questione;
h) alla tutela dell’ambiente cui si riferisce
l’informazione, come nel caso dell’ubicazione di specie
rare.
5. I motivi che giustificano la limitazione
dell’accesso di cui al comma 4 sono interpretati in modo
restrittivo, tenendo conto nel caso specifico
dell’interesse pubblico tutelato dalla fornitura del
medesimo accesso.
6. Le disposizioni del comma 4, lettere a), d), f), g)
ed h), non si applicano in caso di accesso alle
informazioni sulle emissioni nell’ambiente.
7. I dati messi a disposizione mediante i servizi di
consultazione di cui all’art. 7, comma 1, lettera b),
possono essere presentati in una forma che ne impedisca il
riutilizzo a fini commerciali.
8. In deroga ai commi 1 e 2, per esigenze di auto
finanziamento delle autorita’ pubbliche che producono set
di dati territoriali, con decreti dei Ministri competenti,
di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,
sentito il Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, sono determinati l’ammontare delle
tariffe al pubblico e le relative modalita’ di pagamento
per la fornitura dei dati territoriali attraverso i servizi
ai sensi dell’ art. 7, comma 1, lettere b), c) ed e),
quando tali tariffe garantiscono il mantenimento di set di
dati territoriali e dei servizi ad essi relativi. Ai fini
della determinazione delle tariffe si applica l’ art. 7,
commi 2 e 3, del decreto legislativo 24 gennaio 2006, n.
36. Sono fatte salve le disposizioni dell’art. 59, comma
7-bis, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82.
9. I decreti di cui al comma 8 sono pubblicati nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e resi
altresi’ pubblici, a cura dell’Amministrazione competente,
ove possibile, sul proprio sito istituzionale.
10. Gli introiti delle tariffe di cui al comma 8 sono
versati all’entrata del bilancio dello Stato, per essere
riassegnati, ai sensi dell’art. 4, comma 2, della legge 18
aprile 2005, n. 62, allo stato di previsione delle
Amministrazioni interessate.
11. Gli enti territoriali e gli altri enti ed organismi
pubblici determinano, rispettivamente con proprie
disposizioni o propri atti deliberativi, entro novanta
giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, gli importi delle tariffe e le relative modalita’
di pagamento, sulla base dei criteri indicati ai commi 8 e
9.
12. Qualora le autorita’ pubbliche applichino tariffe
per i servizi di cui all’ art. 7, comma 1, lettere b), c)
ed e), rendono disponibili servizi di commercio
elettronico. Tali servizi possono prevedere clausole di
esclusione della responsabilita’, licenze on-line
(click-licenses) o, se necessario, licenze».

Art. 19

Relazioni e comunicazioni

1. Fatto salvo quanto previsto per le sostanze inquinanti oggetto
delle comunicazioni disciplinate ai commi 3, 5 e 7, le regioni e le
province autonome trasmettono i seguenti dati ed informazioni al
Ministero dell’ambiente ed all’ISPRA:
a) per le zone di cui all’articolo 9, comma 1:
1) entro sei mesi dalla fine di ciascun anno, i livelli che
superano i valori limite oltre il margine di tolleranza o che
superano i valore limite degli inquinanti per i quali non e’
stabilito un margine di tolleranza, le date o i periodi in cui il
superamento si e’ verificato, nonche’ i valori misurati, utilizzando
a tal fine il formato dell’appendice VI;
2) entro sei mesi dalla fine di ciascun anno, i motivi di
ciascun superamento, utilizzando a tal fine il formato dell’appendice
VI;
3) entro diciotto mesi dalla fine dell’anno durante il quale
sono stati misurati o valutati i livelli di cui al numero 1), i piani
di cui all’articolo 9, comma 1, nonche’ le informazioni di cui
all’appendice VII nel formato ivi previsto;
4) entro due mesi dalla relativa adozione, le modifiche, le
integrazioni e gli aggiornamenti dei piani trasmessi ai sensi del
punto 3);
b) entro sei mesi dalla fine di ciascun anno, gli aggiornamenti
intervenuti nell’elenco delle zone e degli agglomerati di cui
all’articolo 9, commi 1 e 3, utilizzando a tal fine il formato
dell’appendice VI;
c) ricorrendone i presupposti, la relazione prevista
dall’allegato I, paragrafo 2, da inviare unitamente alle informazioni
trasmesse ai sensi della lettera a), punti 1) e 2), e delle lettere
b) ed f);
d) entro sei mesi dalla fine di ciascun anno, i dati sui livelli
di concentrazione di cui all’articolo 6, comma 1, lettera a),
utilizzando il formato stabilito nel decreto previsto da tale
articolo;
e) entro sei mesi dalla fine di ciascun anno, i dati sui livelli
di concentrazione di cui all’articolo 6, comma 1, lettera d),
utilizzando il formato stabilito nel decreto previsto da tale
articolo;
f) per tutte le zone e gli agglomerati, entro sei mesi dalla fine
di ciascun anno, la determinazione del superamento delle soglie di
valutazione superiore o inferiore utilizzando a tal fine il formato
dell’appendice VI.
2. Il Ministero dell’ambiente, sulla base dei dati e delle
informazioni di cui al comma 1 verificati ai sensi del comma 12,
comunica alla Commissione europea:
a) entro nove mesi dalla fine di ciascun anno, i dati e le
informazioni di cui al comma 1, lettera a), numeri 1) e 2), e lettere
b), c) ed f);
b) entro due anni dalla fine dell’anno in cui sono stati misurati
o valutati i livelli di cui al comma 1, lettera a), numero 1), le
informazioni di cui all’appendice VII nel formato ivi previsto;
c) entro due anni dalla fine dell’anno in cui sono stati per la
prima volta misurati o valutati i livelli di cui al comma 1, lettera
a), numero 1), i piani di cui al comma 1, lettera a), numero 3);
d) entro tre mesi dalla relativa ricezione, le modifiche, le
integrazioni e gli aggiornamenti di cui al comma 1, lettera a),
numero 4);
e) entro tre mesi dalla relativa ricezione, i dati e le
informazioni di cui al comma 1, lettera d).
3. Le regioni e le province autonome, utilizzando il formato
dell’appendice VI, trasmettono al Ministero dell’ambiente e all’ISPRA
i dati sui livelli di concentrazione e sulle deposizioni di cui
all’articolo 6, comma 1, lettere b) e c), e, per tutte le zone e gli
agglomerati la determinazione del superamento delle soglie di
valutazione superiore o inferiore di cui all’allegato II, paragrafo
1, tabella 7, nonche’, in relazione alle zone ed agli agglomerati di
cui all’articolo 9, comma 2, i seguenti dati e informazioni:
a) l’elenco di tali zone e agglomerati, con individuazione delle
aree di superamento;
b) i livelli di concentrazione degli inquinanti oggetto di
valutazione;
c) le informazioni sui motivi dei superamenti, con particolare
riferimento alle fonti;
d) le informazioni sulla popolazione esposta ai superamenti.
4. I dati e le informazioni di cui al comma 3 e, ricorrendone i
presupposti, la relazione prevista all’allegato I, paragrafo 2, sono
trasmessi con cadenza annuale entro il 30 giugno dell’anno successivo
a quello a cui si riferiscono.
5. Le regioni e le province autonome trasmettono tempestivamente al
Ministero dell’ambiente e all’ISPRA:
a) la documentazione relativa all’istruttoria effettuata al fine
di individuare le misure necessarie a perseguire il raggiungimento
dei valori obiettivo di cui all’allegato XIII e di individuare, tra
le stesse, quelle che non comportano costi sproporzionati;
b) nei casi in cui l’istruttoria svolta dalla regione o provincia
autonoma ha esito positivo, le misure adottate ai sensi dell’articolo
9, comma 2.
6. Il Ministero dell’ambiente, entro i tre mesi successivi alla
data prevista nel comma 4, comunica alla Commissione europea i dati e
le informazioni previsti da tale comma verificati ai sensi del comma
12, nonche’, limitatamente agli idrocarburi policiclici aromatici ed
ai metalli, i dati e le informazioni di cui all’articolo 6, comma 3,
verificati ai sensi del comma 12. Il Ministero dell’ambiente comunica
inoltre alla Commissione europea la documentazione e le misure di cui
al comma 5 verificate ai sensi del comma 12, entro tre mesi dalla
relativa ricezione.
7. Le regioni e le province autonome trasmettono i seguenti dati ed
informazioni al Ministero dell’ambiente ed all’ISPRA:
a) entro sei mesi dalla fine di ciascun anno, gli aggiornamenti
intervenuti nell’elenco delle zone e degli agglomerati di cui
all’articolo 13, commi 1, 2 e 3, utilizzando a tal fine il formato di
cui all’appendice VI;
b) entro diciotto mesi dalla fine dell’anno in cui sono stati
misurati o valutati superamenti del valore obiettivo di cui
all’allegato VII, le informazioni previste all’appendice VIII,
sezione I, inclusa la documentazione relativa all’istruttoria
effettuata al fine di individuare le misure necessarie a perseguire
il raggiungimento del valore obiettivo e di individuare, tra le
stesse, quelle che non comportano costi sproporzionati;
c) per le zone di cui all’articolo 13, commi 1 e 2, entro sei
mesi dalla fine di ciascun anno, i livelli di ozono che superano il
valore obiettivo e l’obiettivo a lungo termine, le date in cui il
superamento si e’ verificato, nonche’ le relative cause ed i valori
misurati, utilizzando a tal fine il formato di cui all’appendice VI;
d) per tutte le zone e gli agglomerati, entro sei mesi dalla fine
di ciascun anno, i livelli di ozono che superano le soglie di
informazione e di allarme, le date in cui il superamento si e’
verificato, nonche’ le relative cause ed i valori misurati,
utilizzando il formato di cui all’appendice VI;
e) per tutte le zone e gli agglomerati, entro 6 mesi dalla fine
di ciascun anno, le altre informazioni previste per l’ozono e per i
relativi precursori di cui all’appendice VI;
f) ogni tre anni, entro il 30 marzo successivo alla fine di
ciascun triennio, le informazioni previste all’appendice VIII,
sezioni II e III, con la documentazione relativa all’istruttoria
effettuata al fine di individuare le misure necessarie a perseguire
il raggiungimento dell’obiettivo a lungo termine e di individuare,
tra le stesse, quelle che non comportano costi sproporzionati;
g) ricorrendone i presupposti, la relazione prevista all’allegato
I, paragrafo 2, da inviare unitamente alle informazioni trasmesse ai
sensi delle lettere a), c), d) ed e).
8. Le regioni e le province autonome trasmettono i seguenti dati ed
informazioni all’ISPRA:
a) per ciascuno dei mesi compresi tra aprile e settembre di ogni
anno:
1) entro i primi dieci giorni del mese successivo, per ogni
giorno in cui sono stati misurati superamenti delle soglie di
informazione o di allarme per l’ozono, le informazioni, formulate in
via provvisoria, previste all’appendice IX, sezione I;
2) entro il 5 ottobre di ciascun anno, le altre informazioni
provvisorie previste all’appendice IX, sezione II.
9. Il Ministero dell’ambiente, sulla base dei dati e delle
informazioni di cui al comma 7 verificati ai sensi del comma 12,
comunica alla Commissione europea:
a) entro nove mesi dalla fine di ciascun anno, le informazioni di
cui al comma 7, lettera a);
b) entro due anni dalla fine dell’anno in cui sono stati misurati
o valutati i superamenti del valore obiettivo, le informazioni di cui
al comma 7, lettera b);
c) entro nove mesi dalla fine di ciascun anno, le informazioni di
cui al comma 7, lettere c), d) e) e g);
d) ogni tre anni, entro il 30 settembre successivo alla fine di
ciascun triennio, le informazioni di cui al comma 7, lettera f);
e) entro i cinque giorni successivi alla scadenza del termine
previsto al comma 13, lettera a), le informazioni ivi previste e,
entro il 31 ottobre di ciascun anno, le informazioni previste al
comma 13, lettera b).
10. Per la trasmissione dei dati e delle informazioni di cui al
presente articolo si osservano, ove gia’ definite, le modalita’
stabilite dalla Commissione europea.
11. La trasmissione dei dati e delle informazioni di cui ai commi
1, 4, 5 e 7 e’ effettuata mediante supporto informatico non
riscrivibile.
12. L’ISPRA, d’intesa con il Ministero dell’ambiente, verifica la
completezza e la correttezza dei dati e delle informazioni ricevuti
ai sensi dei commi 1, 4, 5 e 7, e dell’articolo 6, comma 3, nonche’
la conformita’ del formato, ed, a seguito di tale verifica, aggrega
su base nazionale tutti i dati e le informazioni delle appendici da
VI a IX, mantenendone il formato. A tale aggregazione si procede per
la prima volta nel 2013 con riferimento ai dati ed alle informazioni
relativi al 2012. Sono esclusi da tale verifica i piani e le relative
modifiche ed integrazioni di cui al comma 1, lettera a), punti 3 e 4.
In caso di dati ed informazioni incompleti o difformi rispetto ai
requisiti previsti, il Ministero dell’ambiente informa le regioni e
le province autonome interessate che provvedono tempestivamente ad un
nuovo invio all’ISPRA ed al Ministero stesso.
13. L’ISPRA verifica la completezza e la correttezza dei dati e
delle informazioni ricevuti ai sensi del comma 8 e li invia al
Ministero dell’ambiente nel formato di cui all’appendice IX, sezioni
I e II, entro:
a) quindici giorni nel caso di cui al comma 8, lettera a), punto
1);
b) venti giorni nel caso di cui al comma 8, lettera a), punto 2).
14. L’ISPRA carica tempestivamente, sulla banca dati appositamente
individuata dall’Agenzia europea per l’ambiente, i dati e le
informazioni trasmessi dal Ministero dell’ambiente ai sensi dei commi
2, 6 e 9.
15. Il Ministero dell’ambiente, d’intesa con il Ministero della
salute, comunica alla Commissione europea le autorita’ e gli
organismi di cui all’articolo 1, comma 6.
16. I dati relativi ai livelli misurati oggetto di trasmissione ai
sensi del comma 1, lettere a) ed e), del comma 3, lettera b), del
comma 7, lettere c) e d), e del comma 8 si riferiscono a tutte le
stazioni di misurazione previste nel programma di valutazione.
17. I dati e le informazioni necessari ai fini dell’applicazione
del sistema di scambio reciproco previsto dalla decisione della
Commissione europea 97/101/CE del 27 gennaio 1997 sono trasmessi
dalle regioni e dalle province autonome o, su delega, dalle agenzie
regionali per la protezione dell’ambiente, all’ISPRA entro il 30
aprile di ciascun anno. Tale trasmissione ha ad oggetto i dati
rilevati dalle stazioni di misurazione previste nei relativi
programmi di valutazione, nonche’ le correlate informazioni. La
successiva trasmissione, da parte dell’ISPRA all’Agenzia europea per
l’ambiente, entro il 1° ottobre di ciascun anno, include anche i dati
rilevati dalle altre stazioni di misurazione previste all’articolo 6.

Note all’art. 19:
– Il testo della decisione della Commissione europea
del 27 gennaio 1997 n. 97/101/CE (Decisione della
Commissione che instaura uno scambio reciproco di
informazioni e di dati provenienti dalle reti e dalle
singole stazioni di misurazione dell’inquinamento
atmosferico negli Stati membri) e’ pubblicato nella
G.U.C.E. 5 febbraio 1997, n. L 35.

Art. 20

Coordinamento tra Ministero, regioni ed autorita’
competenti in materia di aria ambiente

1. E’ istituito, presso il Ministero dell’ambiente, un
Coordinamento tra i rappresentanti di tale Ministero, del Ministero
della salute, di ogni regione e provincia autonoma, dell’Unione delle
province italiane (UPI) e dell’Associazione nazionale comuni italiani
(ANCI). Partecipano al Coordinamento rappresentanti dell’ISPRA,
dell’ENEA e del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) e di altre
autorita’ competenti all’applicazione del presente decreto, e, su
indicazione del Ministero della salute, rappresentanti dell’Istituto
superiore di sanita’, nonche’, su indicazione della regione o
provincia autonoma di appartenenza, rappresentanti delle agenzie
regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente. Il
Coordinamento opera attraverso l’indizione di riunioni periodiche e
la creazione di una rete di referenti per lo scambio di dati e di
informazioni.
2. Il Coordinamento previsto dal comma 1 assicura, anche mediante
gruppi di lavoro, l’elaborazione di indirizzi e di linee guida in
relazione ad aspetti di comune interesse e permette un esame
congiunto di temi connessi all’applicazione del presente decreto,
anche al fine di garantire un’attuazione coordinata e omogenea delle
nuove norme e di prevenire le situazioni di inadempimento e le
relative conseguenze.
3. Ai soggetti che partecipano, a qualsiasi titolo, al
Coordinamento previsto al comma 1 non e’ dovuto alcun compenso o
rimborso spese o altro tipo di emolumento per tale partecipazione.

Art. 21

Abrogazioni

1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto
sono abrogati:
a) il decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 351;
b) il decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 183;
c) il decreto legislativo 3 agosto 2007, n. 152;
d) il decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n.
203, fatte salve le disposizioni di cui il decreto legislativo 3
aprile 2006, n. 152, preveda l’ulteriore vigenza;
e) l’articolo 3 della legge 4 novembre 1997, n. 413;
f) il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data
28 marzo 1983, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 145 del 28 maggio 1983;
g) il decreto del Ministro dell’ambiente 20 maggio 1991, recante
criteri per la raccolta dei dati inerenti la qualita’ dell’aria,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 126 del 31 maggio 1991;
h) il decreto del Ministro dell’ambiente 20 maggio 1991,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 126 del 31 maggio 1991,
recante i criteri per l’elaborazione dei piani regionali per il
risanamento e la tutela della qualita’ dell’aria;
i) il decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1992,
recante atto di indirizzo e coordinamento in materia di sistema di
rilevazione dell’inquinamento urbano, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 7 del 10 gennaio 1992;
l) il decreto del Ministro dell’ambiente 6 maggio 1992,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 111 del 14 maggio 1992,
recante la definizione del sistema nazionale finalizzato a controllo
ed assicurazione di qualita’ dei dati di inquinamento atmosferico
ottenuti dalle reti di monitoraggio;
m) il decreto del Ministro dell’ambiente 15 aprile 1994,
concernente le norme tecniche in materia di livelli e di stati di
attenzione e di allarme per gli inquinanti atmosferici nelle aree
urbane, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 107 del 10 maggio
1994;
n) il decreto del Ministro dell’ambiente 25 novembre 1994,
recante l’aggiornamento delle norme tecniche in materia di limite di
concentrazione e di livelli di attenzione e di allarme per gli
inquinanti atmosferici nelle aree urbane e disposizioni per la misura
di alcuni inquinanti di cui al decreto del Ministro dell’ambiente 15
aprile 1994, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 290 del 13 dicembre 1994;
o) il decreto del Ministro dell’ambiente 16 maggio 1996, recante
attivazione di un sistema di sorveglianza di inquinamento da ozono,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 163 del 13 luglio 1996;
p) il decreto del Ministro dell’ambiente 21 aprile 1999, n. 163,
recante norme per l’individuazione dei criteri ambientali e sanitari
in base ai quali i sindaci adottano le misure di limitazione della
circolazione, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 135 dell’11
giugno 1999;
q) il decreto del Ministro dell’ambiente 2 aprile 2002, n. 60,
recante recepimento della direttiva 1999/30/CE del 22 aprile 1999 del
Consiglio concernente i valori limite di qualita’ dell’aria ambiente
per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto,
le particelle e il piombo e della direttiva 2000/69/CE relativa ai
valori limite di qualita’ dell’aria ambiente per il benzene ed il
monossido di carbonio, pubblicato nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale n. 87 del 13 aprile 2002;
r) il decreto del Ministro dell’ambiente 20 settembre 2002,
recante le modalita’ per la garanzia della qualita’ del sistema delle
misure di inquinamento atmosferico, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 231 del 2 ottobre 2002;
s) il decreto del Ministro dell’ambiente 1° ottobre 2002, n. 261,
recante le direttive tecniche per la valutazione preliminare della
qualita’ dell’aria ambiente, i criteri per l’elaborazione del piano o
dei programmi di cui agli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 4
agosto 1999, n. 351, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 272 del
20 novembre 2002.

Note all’art. 21:
– Il decreto legislativo 4 agosto 1999 n. 351
(Attuazione della direttiva 96/62/CE in materia di
valutazione e di gestione della qualita’ dell’aria
ambiente), abrogato dal presente decreto, e’ pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 13 ottobre 1999, n. 241.
– Il decreto legislativo 21 maggio 2004 n. 183
(Attuazione della direttiva 2002/3/CE relativa all’ozono
nell’aria) , abrogato dal presente decreto, e’ pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 23 luglio 2004, n. 171,
supplemento ordinario.
– Il decreto legislativo 3 agosto 2007 n. 152
(Attuazione della direttiva 2004/107/CE concernente
l’arsenico, il cadmio, il mercurio, il nichel e gli
idrocarburi policiclici aromatici nell’aria ambiente) ,
abrogato dal presente decreto, e’ pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 13 settembre 2007, n. 213 supplemento ordinario.
– Per il decreto del Presidente della Repubblica 24
maggio 1988 n. 203 (Attuazione delle direttive CEE numeri
80/779, 82/884, 84/360 e 85/203 concernenti norme in
materia di qualita’ dell’aria, relativamente a specifici
agenti inquinanti, e di inquinamento prodotto dagli
impianti industriali, ai sensi dell’art. 15 della legge 16
aprile 1987, n. 183) si veda nelle note dell’art. 5.
– Per il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152
(Norme in materia ambientale) si veda nelle note dell’art.
5.
– La legge 4 novembre 1997 n. 413 (Misure urgenti per
la prevenzione dell’inquinamento atmosferico da benzene) e’
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 3 dicembre 1997, n.
282.

Art. 22

Disposizioni transitorie e finali

1. I provvedimenti di zonizzazione e di classificazione, la rete di
misura, i piani e le misure di qualita’ dell’aria esistenti ai sensi
della normativa previgente sono adeguati alle disposizioni del
presente decreto nel rispetto delle procedure e dei termini fissati
dagli articoli che precedono, anche alla luce di un esame congiunto
nel Coordinamento di cui all’articolo 20. In caso di mancato
adeguamento si applicano i poteri sostitutivi previsti all’articolo 5
del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e all’articolo 8 della
legge 5 giugno 2003, n. 131.
2. I provvedimenti generali attributivi di finanziamenti o di altri
benefici alle regioni, alle province autonome ed agli enti locali,
adottati dal Ministero dell’ambiente in materia di qualita’ dell’aria
o di mobilita’ sostenibile, prevedono, tra le cause ostative
all’erogazione, la reiterata violazione degli obblighi di
trasmissione o di conformazione previsti all’articolo 3, comma 3,
all’articolo 5, comma 6, all’articolo 19 ed ai commi 1, 3 e 4 del
presente articolo, nonche’ l’indisponibilita’ a sottoscrivere, in un
dato termine, gli accordi di cui all’articolo 5, comma 7. Il
Ministero dell’ambiente provvede ad inserire tale previsione anche
nei provvedimenti generali vigenti in materia, fatti salvi i diritti
acquisiti. Resta in tutti casi fermo, in presenza di tali violazioni,
l’esercizio dei poteri sostitutivi previsti dalla vigente normativa.
3. Lo Stato, le regioni e le province autonome elaborano i
rispettivi inventari delle emissioni, aventi adeguata risoluzione
spaziale e temporale, in conformita’ ai criteri previsti
all’appendice V. L’ISPRA provvede, ogni cinque anni, e per la prima
volta entro il 2012 con riferimento all’anno 2010, a scalare su base
provinciale l’inventario nazionale disciplinato all’articolo 4 del
decreto legislativo n. 171 del 2004, al fine di consentire
l’armonizzazione con gli inventari delle regioni e delle province
autonome. Gli inventari delle regioni e delle province autonome sono
predisposti con cadenza almeno triennale e, comunque, con riferimento
a tutti gli anni per i quali lo Stato provvede a scalare l’inventario
nazionale su base provinciale. Tali inventari sono predisposti per la
prima volta con riferimento all’anno 2010. Per ciascun anno in
riferimento al quale lo Stato provvede a scalare l’inventario
nazionale su base provinciale, le regioni e le province autonome
armonizzano, sulla base degli indirizzi espressi dal Coordinamento di
cui all’articolo 20, i propri inventari con tale inventario nazionale
scalato su base provinciale. L’ENEA, in collaborazione con l’ISPRA,
provvede a scalare ulteriormente, in coerenza con la risoluzione
spaziale del modello nazionale, l’inventario nazionale scalato su
base provinciale entro sei mesi dall’elaborazione di quest’ultimo, al
fine di ottenere gli elementi di base per le simulazioni
modellistiche di cui al comma 5 e consentire il confronto previsto da
tale comma e le valutazioni necessarie all’esercizio dei poteri
sostitutivi di cui al comma 1. I risultati di tali elaborazioni sono
resi disponibili alle regioni e alle province autonome per le
valutazioni di cui al comma 1 e di cui agli articoli 5 e 8.
4. Lo Stato, le regioni e le province autonome elaborano i
rispettivi scenari energetici e dei livelli delle attivita’
produttive, con proiezione agli anni in riferimento ai quali lo Stato
provvede a scalare l’inventario nazionale su base provinciale e,
sulla base di questi, elaborano i rispettivi scenari emissivi. Gli
scenari energetici e dei livelli delle attivita’ produttive si
riferiscono alle principali attivita’ produttive responsabili di
emissioni di sostanze inquinanti in atmosfera, ai piu’ importanti
fattori che determinano la crescita economica dei principali settori,
come l’energia, l’industria, i trasporti, il riscaldamento civile,
l’agricoltura, e che determinano i consumi energetici e le emissioni
in atmosfera, individuati nell’appendice IV, parte II. L’ISPRA
elabora lo scenario energetico e dei livelli delle attivita’
produttive nazionale e provvede a scalarlo su base regionale e, sulla
base di tale scenario, l’ENEA elabora, secondo la metodologia a tali
fini sviluppata a livello comunitario, lo scenario emissivo
nazionale. Le regioni e le province autonome armonizzano i propri
scenari con le rispettive disaggregazioni su base regionale dello
scenario nazionale sulla base degli indirizzi espressi dal
Coordinamento di cui all’articolo 20. Le regioni e le province
autonome assicurano la coerenza tra gli scenari elaborati ai sensi
del presente comma e gli strumenti di pianificazione e programmazione
previsti in altri settori, quali, per esempio, l’energia, i
trasporti, l’agricoltura.
5. Lo Stato, le regioni e le province autonome selezionano le
rispettive tecniche di modellizzazione, da utilizzare per la
valutazione e la gestione della qualita’ dell’aria ambiente, sulla
base delle caratteristiche e dei criteri individuati dall’appendice
III. Il confronto tra le simulazioni effettuate con il modello
nazionale e le simulazioni effettuate con i modelli delle regioni e
delle province autonome e’ operato sulla base dei parametri
individuati nell’appendice III e sulla base degli indirizzi espressi
dal Coordinamento di cui all’articolo 20. L’ENEA elabora ogni cinque
anni, e per la prima volta entro il mese di giugno 2014 con
riferimento all’anno 2010, simulazioni modellistiche della qualita’
dell’aria su base nazionale, utilizzando l’inventario delle emissioni
nazionale opportunamente scalato. I risultati di tali elaborazioni
sono resi disponibili alle regioni e alle province autonome per le
valutazioni di cui al comma 1 e di cui agli articoli 5 e 8. L’ENEA
elabora inoltre, su richiesta del Ministero dell’ambiente, proiezioni
su base modellistica della qualita’ dell’aria in relazione a
specifiche circostanze quali, ad esempio, procedure comunitarie,
azioni previste all’articolo 16 e situazioni di inadempimento
previste al comma 1. L’ENEA partecipa regolarmente agli esercizi di
intercomparazione fra modelli avviati nell’ambito dei programmi
comunitari riferiti alla valutazione della qualita’ dell’aria.
6. Per l’invio dei dati e delle informazioni di cui all’articolo
19, comma 4, riferiti al 2008, continuano ad applicarsi i termini
previsti dall’articolo 8 del decreto legislativo n. 152 del 2007. Per
l’invio delle informazioni di cui all’articolo 19, comma 7, lettera
f), relative al triennio 2007-2009, continuano ad applicarsi i
termini previsti dall’articolo 9, comma 1, lettera g), e comma 2,
lettera g), del decreto legislativo n. 183 del 2004.
7. Alla modifica degli allegati e delle appendici del presente
decreto si provvede con regolamenti da adottare in base all’articolo
17, comma 3, della legge 17 agosto 1988, n. 400, su proposta del
Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro della salute,
sentita la Conferenza unificata di cui al decreto legislativo n. 281
del 1997, e, limitatamente all’appendice IV, parte II, di concerto,
per quanto di competenza, con il Ministero delle infrastrutture e dei
trasporti. In caso di attuazione di successive direttive comunitarie
che modificano le modalita’ esecutive e le caratteristiche di ordine
tecnico previste nei predetti allegati, alla modifica si provvede
mediante appositi decreti da adottare in base all’articolo 13 della
legge 4 febbraio 2005, n. 11, su proposta del Ministro dell’ambiente,
di concerto con il Ministro della salute e, limitatamente
all’appendice IV, parte II, di concerto, per quanto di competenza,
con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
All’integrazione dell’appendice III, con la disciplina delle tecniche
di modellizzazione e delle tecniche di misurazione indicativa e di
stima obiettiva, si deve provvedere entro sei mesi dall’entrata in
vigore del presente decreto.
8. Con apposito regolamento ai sensi dell’articolo 17, comma 2,
della legge 17 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro
dell’ambiente, di concerto con il Ministro della salute, da adottare
entro l’inizio del secondo anno civile successivo all’entrata in
vigore della decisione prevista all’articolo 28, comma 2, della
direttiva 2008/50/CE, si provvede, in conformita’ a tale decisione,
alla disciplina delle attivita’ di relazione e comunicazione in
sostituzione di quanto previsto all’articolo 14, comma 2, ed
all’articolo 19.
9. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o
maggiori oneri o minori entrate per la finanza pubblica. Le attivita’
previste dal presente decreto ricadono tra i compiti istituzionali
delle amministrazioni e degli enti interessati, cui si fa fronte con
le risorse di bilancio allo scopo destinate a legislazione vigente,
incluse, nei casi ammessi, le risorse previste dai vigenti programmi
di finanziamento in materia di qualita’ dell’aria.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta Ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.

Dato a Roma, addi’ 13 agosto 2010

NAPOLITANO

Berlusconi, Presidente del
Consiglio dei Ministri e, ad
interim, Ministro dello sviluppo
economico

Ronchi, Ministro per le politiche
europee

Prestigiacomo, Ministro
dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare

Fazio, Ministro della salute

Matteoli, Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti

Galan, Ministro delle politiche
agricole alimentari e forestali

Frattini, Ministro degli affari
esteri

Alfano, Ministro della giustizia

Tremonti, Ministro dell’economia e
delle finanze

Fitto, Ministro per i rapporti con
le regioni e per la coesione
territoriale

Visto, il Guardasigilli: Alfano

Note all’art. 22:
– Il testo dell’art. 5 del decreto legislativo 31 marzo
1998 n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti
amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti
locali, in attuazione del capo I della L. 15 marzo 1997, n.
59) pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 21 aprile 1998, n.
92 supplemento ordinario, cosi’ recita:
«Art. 5(Poteri sostitutivi). – 1. Con riferimento alle
funzioni e ai compiti spettanti alle regioni e agli enti
locali, in caso di accertata inattivita’ che comporti
inadempimento agli obblighi derivanti dall’appartenenza
alla Unione europea o pericolo di grave pregiudizio agli
interessi nazionali, il Presidente del Consiglio dei
Ministri, su proposta del Ministro competente per materia,
assegna all’ente inadempiente un congruo termine per
provvedere.
2. Decorso inutilmente tale termine, il Consiglio dei
Ministri, sentito il soggetto inadempiente, nomina un
commissario che provvede in via sostitutiva.
3. In casi di assoluta urgenza, non si applica la
procedura di cui al comma 1 e il Consiglio dei Ministri
puo’ adottare il provvedimento di cui al comma 2, su
proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, di
concerto con il Ministro competente. Il provvedimento in
tal modo adottato ha immediata esecuzione ed e’
immediatamente comunicato rispettivamente alla Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, di seguito
denominata «Conferenza Stato-regioni» e alla Conferenza
Stato-Citta’ e autonomie locali allargata ai rappresentanti
delle comunita’ montane, che ne possono chiedere il
riesame, nei termini e con gli effetti previsti dall’art.
8, comma 3, della legge 15 marzo 1997, n. 59 .
4. Restano ferme le disposizioni in materia di poteri
sostitutivi previste dalla legislazione vigente».
– Il testo dell’art. 8 della legge 5 giugno 2003 n.
131(Disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento della
Repubblica alla L.Cost. 18 ottobre 2001, n. 3) pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 10 giugno2003 n. 132, cosi’
recita:
«Art. 8 (Attuazione dell’art. 120 della Costituzione
sul potere sostitutivo). – 1. Nei casi e per le finalita’
previsti dall’art. 120, secondo comma, della Costituzione,
il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del
Ministro competente per materia, anche su iniziativa delle
Regioni o degli enti locali, assegna all’ente interessato
un congruo termine per adottare i provvedimenti dovuti o
necessari; decorso inutilmente tale termine, il Consiglio
dei ministri, sentito l’organo interessato, su proposta del
Ministro competente o del Presidente del Consiglio dei
ministri, adotta i provvedimenti necessari, anche
normativi, ovvero nomina un apposito commissario. Alla
riunione del Consiglio dei ministri partecipa il Presidente
della Giunta regionale della Regione interessata al
provvedimento.
2. Qualora l’esercizio del potere sostitutivo si renda
necessario al fine di porre rimedio alla violazione della
normativa comunitaria, gli atti ed i provvedimenti di cui
al comma 1 sono adottati su proposta del Presidente del
Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche
comunitarie e del Ministro competente per materia. L’art.
11 della legge 9 marzo 1989, n. 86, e’ abrogato.
3. Fatte salve le competenze delle Regioni a statuto
speciale, qualora l’esercizio dei poteri sostitutivi
riguardi Comuni, Province o Citta’ metropolitane, la nomina
del commissario deve tenere conto dei principi di
sussidiarieta’ e di leale collaborazione. Il commissario
provvede, sentito il Consiglio delle autonomie locali
qualora tale organo sia stato istituito.
4. Nei casi di assoluta urgenza, qualora l’intervento
sostitutivo non sia procrastinabile senza mettere in
pericolo le finalita’ tutelate dall’art. 120 della
Costituzione, il Consiglio dei ministri, su proposta del
Ministro competente, anche su iniziativa delle Regioni o
degli enti locali, adotta i provvedimenti necessari, che
sono immediatamente comunicati alla Conferenza
Stato-Regioni o alla Conferenza Stato-Citta’ e autonomie
locali, allargata ai rappresentanti delle Comunita’
montane, che possono chiederne il riesame.
5. I provvedimenti sostitutivi devono essere
proporzionati alle finalita’ perseguite.
6. Il Governo puo’ promuovere la stipula di intese in
sede di Conferenza Stato-Regioni o di Conferenza unificata,
dirette a favorire l’armonizzazione delle rispettive
legislazioni o il raggiungimento di posizioni unitarie o il
conseguimento di obiettivi comuni; in tale caso e’ esclusa
l’applicazione dei commi 3 e 4 dell’art. 3 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281. Nelle materie di cui
all’art. 117, terzo e quarto comma, della Costituzione non
possono essere adottati gli atti di indirizzo e di
coordinamento di cui all’art. 8 della legge 15 marzo 1997,
n. 59, e all’art. 4 del decreto legislativo 31 marzo 1998,
n. 112».
– Il testo dell’art. 8 del decreto legislativo 3 agosto
2007, n. 152 (Attuazione della direttiva 2004/107/CE
concernente l’arsenico, il cadmio, il mercurio, il nichel e
gli idrocarburi policiclici aromatici nell’aria ambiente)
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 13 settembre 2007 n.
213 supplemento ordinario, cosi’ recita:
«Art. 8(Comunicazione di informazioni). – 1. Per le
zone e gli agglomerati individuati ai sensi dell’art. 3,
comma 3, le regioni e le province autonome trasmettono al
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare e all’Agenzia nazionale per la protezione
dell’ambiente e per i servizi tecnici, di seguito
denominata APAT:
a) l’elenco di tali zone e agglomerati, con
individuazione delle aree di superamento;
b) i livelli di concentrazione degli inquinanti
oggetto di valutazione;
c) le informazioni circa i motivi dei superamenti,
con particolare riferimento alle fonti;
d) le informazioni circa la popolazione esposta ai
superamenti.
2. Le informazioni di cui al comma 1 sono trasmesse con
cadenza annuale entro il 30 giugno dell’anno successivo a
quello a cui si riferiscono e, per la prima volta, con
riferimento all’anno 2008.
3. Ai fini della trasmissione delle informazioni di cui
al comma 1 si osservano, ove gia’ definite, le modalita’
stabilite dalla Commissione europea.
4. Le regioni e le province autonome comunicano
tempestivamente al Ministero dell’ambiente e della tutela
del territorio e del mare:
a) la documentazione relativa all’istruttoria
effettuata al fine di individuare le misure necessarie a
perseguire il raggiungimento dei valori obiettivo e di
individuare, tra le stesse, quelle che non comportano costi
sproporzionati;
b) nei casi in cui l’istruttoria ha esito positivo,
le misure adottate ai sensi dell’art. 3, comma 4;
c) piani di risanamento adottati ai sensi dell’art.
3, comma 5.
5. La trasmissione delle informazioni di cui ai commi 1
e 4 e’ effettuata tramite supporto informatico non
riscrivibile.
6. Le regioni e le province autonome trasmettono al
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore
del presente decreto, informazioni circa i metodi
utilizzati per la valutazione preliminare di cui all’art.
4, comma 2. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare trasmette tempestivamente tali
informazioni alla Commissione europea.
7. L’APAT verifica la completezza e la correttezza dei
dati pervenuti e la conformita’ del formato e trasmette gli
esiti di tale verifica al Ministero dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare nei due mesi successivi
alla data di cui al comma 2.
8. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare trasmette alla Commissione europea e
al Ministero della salute, nei tre mesi successivi alla
data prevista nel comma 2, le informazioni di cui al comma
1 e l’elenco delle misure e dei piani di cui al comma 4
adottati nell’anno precedente.
8-bis. I dati relativi ai livelli di concentrazione ed
alle deposizioni di cui all’art. 5, commi 4 e 5, sono
trasmessi dalle regioni e dalle province autonome al
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare e all’APAT, secondo quanto previsto ai commi 2, 3, 5 e
7. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio
e del mare provvede alla trasmissione di tali dati alla
Commissione europea secondo quanto previsto al comma 8».
– Il testo del comma 1 lettera g) e comma 2 lettera g)
dell’art. 9 del decreto legislativo 21 maggio 2004 n. 183
(Attuazione della direttiva 2002/3/CE relativa all’ozono
nell’aria ) cosi’ recita:
«Art. 9 (Trasmissione di informazioni e di relazioni).
– 1. Le regioni e le province autonome competenti
comunicano al Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio ed al Ministero della salute, per il tramite
dell’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente e
per i servizi tecnici, di seguito denominata APAT:
a)-f) (omissis)
g) ogni tre anni, entro il 30 marzo successivo alla
fine di ciascun triennio, a decorrere dal 2007, le seguenti
informazioni:
1) il riesame dei livelli di ozono osservati o
valutati a seconda dei casi nelle zone e negli agglomerati
di cui all’art. 3, comma 2, e all’art. 4, commi 2 e 5;
2) le misure eventualmente predisposte e attuate ai
sensi dell’art. 4, comma 3;
3) i piani d’azione di cui all’art. 5, comma 3, ed
i relativi provvedimenti attuativi, nonche’ una relazione
che descriva gli effetti di detti piani.
2. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio, sulla base delle informazioni ricevute ai sensi
del comma 1, comunica alla Commissione europea:
a)-f) (omissis)
g) ogni tre anni, entro il 30 settembre successivo
alla fine di ciascun triennio, a decorrere dal 2007,
nell’ambito della relazione prevista dalla direttiva
91/692/CEE del 23 dicembre 1991 del Consiglio, le
informazioni di cui al comma 1, lettera g).».
– Il testo dell’art. 17, commi 2 e 3 della legge 23
agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell’attivita’ di Governo e
ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri)
cosi’ recita:
«2. Con decreto del Presidente della Repubblica,
previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il
Consiglio di Stato e previo parere delle Commissioni
parlamentari competenti in materia, che si pronunciano
entro trenta giorni dalla richiesta, sono emanati i
regolamenti per la disciplina delle materie, non coperte da
riserva assoluta di legge prevista dalla Costituzione, per
le quali le leggi della Repubblica, autorizzando
l’esercizio della potesta’ regolamentare del Governo,
determinano le norme generali regolatrici della materia e
dispongono l’abrogazione delle norme vigenti, con effetto
dall’entrata in vigore delle norme regolamentari
3. Con decreto ministeriale possono essere adottati
regolamenti nelle materie di competenza del ministro o di
autorita’ sottordinate al ministro, quando la legge
espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per
materie di competenza di piu’ ministri, possono essere
adottati con decreti interministeriali, ferma restando la
necessita’ di apposita autorizzazione da parte della legge.
I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono
dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati
dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente
del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione.».
– Per il decreto legislativo 28 agosto 1997 n. 281
(Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed
unificazione, per le materie ed i compiti di interesse
comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la
Conferenza Stato – citta’ ed autonomie locali) si veda
nelle note all’art. 5.
– Il testo dell’art. 13 della legge 4 febbraio 2005 n.
11(Norme generali sulla partecipazione dell’Italia al
processo normativo dell’Unione europea e sulle procedure di
esecuzione degli obblighi comunitari) pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 15 febbraio 2005, n. 37, cosi’ recita:
«Art. 13(Adeguamenti tecnici). – 1. Alle norme
comunitarie non autonomamente applicabili, che modificano
modalita’ esecutive e caratteristiche di ordine tecnico di
direttive gia’ recepite nell’ordinamento nazionale, e’ data
attuazione, nelle materie di cui all’art. 117, secondo
comma, della Costituzione, con decreto del Ministro
competente per materia, che ne da’ tempestiva comunicazione
alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento
per le politiche comunitarie.
2. In relazione a quanto disposto dall’art. 117, quinto
comma, della Costituzione, i provvedimenti di cui al
presente art. possono essere adottati nelle materie di
competenza legislativa delle regioni e delle province
autonome al fine di porre rimedio all’eventuale inerzia dei
suddetti enti nel dare attuazione a norme comunitarie. In
tale caso, i provvedimenti statali adottati si applicano,
per le regioni e le province autonome nelle quali non sia
ancora in vigore la propria normativa di attuazione, a
decorrere dalla scadenza del termine stabilito per
l’attuazione della rispettiva normativa comunitaria e
perdono comunque efficacia dalla data di entrata in vigore
della normativa di attuazione di ciascuna regione e
provincia autonoma. I provvedimenti recano l’esplicita
indicazione della natura sostitutiva del potere esercitato
e del carattere cedevole delle disposizioni in essi
contenute».
– Il testo del comma 2 dell’art. 28 della direttiva
2008/50/CE (Qualita’ dell’aria ambiente e per un’aria piu’
pulita in Europa) cosi’ recita:
«2. La Commissione stabilisce, secondo la procedura
di regolamentazione di cui all’art. 29, paragrafo 2, le
informazioni supplementari che agli Stati membri devono far
pervenire a norma dell’art. 27 nonche’ il calendario per la
trasmissione di tali informazioni.
La Commissione individua inoltre le soluzioni per
razionalizzare il sistema di comunicazione dei dati e lo
scambio reciproco di informazioni e di dati provenienti
dalle reti e dalle singole stazioni di misurazione
dell’inquinamento atmosferico presenti negli Stati membri,
secondo la procedura di regolamentazione di cui all’art.
29, paragrafo 2.».

Allegato I

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Allegato II

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Allegato III

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Allegato IV

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Allegato V

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Allegato VI

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Allegato VII

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Allegato VIII

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Allegato IX

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Allegato X

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Allegato XI

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Allegato XII

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Allegato XIII

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Allegato XIV

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Allegato XV

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Allegato XVI

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Appendice I

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Appendice II

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Appendice III

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Appendice IV

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Appendice V

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Appendice VI

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Appendice VII

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Appendice VIII

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Appendice IX

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Appendice X

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Appendice XI

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DECRETO LEGISLATIVO 13 agosto 2010, n. 155 – Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualita’ dell’aria ambiente e per un’aria piu’ pulita in Europa. (10G0177) – (GU n. 216 del 15-9-2010

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