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Decreto Legge 20/01/1992

Decreto Legge 20/01/1992 n. 13 - Interventi per il miglioramento qualitativo e la prevenzione dell'inquinamento delle acque destinate al consumo umano.

Decreto Legge 20/01/1992 n. 13
Interventi per il miglioramento
qualitativo e la prevenzione dell’inquinamento delle acque destinate
al consumo umano.

INTERVENTI PER IL MIGLIORAMENTO QUALITATIVO E LA
PREVENZIONE DELL’INQUINAMENTO DELLE ACQUE DESTINATE AL CONSUMO UMANO.

Il presente decreto non e’ stato convertito in legge nel termine di
sessanta giorni dalla sua pubblicazione, in Gazzetta Ufficiale n. 15
del 20 gennaio 1992

Il presidente della repubblica visti gli articoli
77 e 87 della costituzione; ritenuta la straordinaria necessità ed
urgenza di assicurare il finanziamento degli interventi finalizzati al
miglioramento qualitativo ed alla prevenzione dell’inquinamento delle
risorse idriche destinate all’approvvigionamento potabile; vista la
deliberazione del consiglio dei ministri, adottata nella riunione del
16 gennaio 1992; sulla proposta del presidente del consiglio dei
ministri e dei ministri dell’ambiente e della sanità , di concerto con
i ministri del tesoro, dell’agricoltura e delle foreste,
dell’industria, del commercio e dell’artigianato e della marina
mercantile;

EMANA

il seguente decreto legge:

Art. 1

1. Le
regioni, interessate dall’emanazione dei decreti di deroga ai sensi
degli articoli 16, 17, comma 3, e 18 del decreto del presidente della
repubblica 24 maggio 1988, n. 236, in conformità agli indirizzi
dell’autorità di bacino, nel caso di bacini di rilievo nazionale, e
sulla base delle proposte delle province, adottano, entro novanta
giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del
presente decreto, con i contenuti e le procedure di cui all’articolo
2, un piano di intervento urgente.

Il piano è finanziato mediante
fondi a carico del bilancio dello stato, risorse proprie delle regioni
e degli enti locali e con i proventi derivanti dall’applicazione delle
tariffe dei servizi di acquedotto, fognatura e depurazione.

Le
regioni sono pertanto autorizzate:

a) ad utilizzare, fino all’importo
massimo di lire 20 miliardi per ciascuna regione, i fondi statali con
destinazione vincolata, già trasferiti alle regioni, ed in particolare
i fondi previsti dall’articolo 9 del decreto legge 5 febbraio 1990, n.
16, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 aprile1990, n. 71,
recante misure urgenti per il miglioramento qualitativo e per la
prevenzione dell’inquinamento delle acque, che risultino disponibili
in relazione a quanto previsto dall’articolo 9, comma 2-quater, del
medesimo decreto, con esclusione del fondo nazionale trasporti e del
fondo sanitario nazionale. le predette autorizzazioni di spesa si
intendono quindi contestualmente ridotte per l’ammontare dell’utilizzo
del limite massimo;

b) ad utilizzare le disponibilità relative agli
anni 1992 e 1993 per interventi di cui alla legge 18 maggio 1989, n.
183, nel limite massimo del cinquanta per cento delle quote destinate,
sulla base di quanto previsto dal decreto del presidente del consiglio
dei ministri 1 marzo 1991, relativo agli anni 1992 e 1993, pubblicato
nella gazzetta ufficiale n. 96 del 24 aprile1991, alla realizzazione
di interventi nei rispettivi bacini regionali e in quelli
interregionali, previe relative intese tra le regioni interessate; nei
bacini di rilievo nazionale, le autorità di bacino, nel limite massimo
predetto, individuano gli interventi da finanziare con le
disponibilità di cui al citato decreto del presidente del consiglio
dei ministri, che si intendono quindi contestualmente ridotte per
l’ammontare dell’utilizzo del limite massimo;

c) ad utilizzare, fino
al limite massimo del cinquanta per cento, le risorse previste a
favore di ciascuna regione, per gli anni 1991-1993, in relazione al
programma triennale per la tutela ambientale, nei limiti delle
disponibilità derivanti dalla legge 28 agosto 1989, n. 305, e dal
decreto legge 13 giugno 1989, n. 227, convertito, con modificazioni,
dalla legge 4 agosto 1989, n. 283, e nel rispetto delle procedure
previste dalla legge e dal decreto legge citati. le predette
autorizzazioni di spesa si intendono quindi contestualmente ridotte
per l’ammontare dell’utilizzo del limite massimo;

d) a definire le
quote di mutuo che gli enti locali ed i loro consorzi, nonchè gli enti
gestori di servizi idrici, sono autorizzati a contrarre con istituti
di credito speciale, sezioni autonome autorizzate, nonchè con la banca
europea degli investimenti. l’onere relativo all’ammortamento dei
predetti mutui è a carico degli enti interessati che a tal fine
garantiscono idonea copertura vincolando i necessari proventi
tariffari.

Gli enti, o loro consorzi, titolari di impianti di
acquedotto, fognatura e depurazione hanno autonoma facoltà di prestare
garanzia verso gli istituti finanziatori per il periodo di
realizzazione delle opere impiantistiche. la garanzia è prestata
previa approvazione di un piano di rientro tariffario definito in
relazione a ciascun progetto o gruppi di progetti e con la previsione
del diritto di rivalsa sulle maggiorazioni di canoni e tariffe. a tali
fini la tariffa per il servizio di depurazione è dovuta, quale
contributo per il conseguimento degli obiettivi di risanamento degli
scarichi, dagli utenti del servizio di pubblica fognatura anche nel
caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di
depurazione o questi siano temporaneamente inattivi;

e) a definire
con norme di attuazione del piano degli interventi, forme e modi per
il controllo sull’esecuzione e la gestione delle opere impiantistiche,
verificando la congruità delle tariffe in relazione alle prestazioni
dei servizi. 2. per l’attuazione degli interventi di cui all’articolo
2, comma 1, lettera g), la regione Lombardia è altresì autorizzata,
secondo le procedure previste dal piano approvato con decreto del
presidente del consiglio dei ministri 29 luglio 1988, n. 363,
pubblicato nel supplemento ordinario alla gazzetta ufficiale n. 199
del 25 agosto 1988, a ricorrere a finanziamenti e mutui, anche in
valuta estera, fino al limite di lire 500 miliardi, per i quali è
estesa la garanzia primaria dello stato, escluso il rischio di cambio,
con diritto dell’erario di rivalsa sulle tariffe.

La restituzione
delle somme è assicurata attraverso un piano finanziario definito, in
relazione a ciascun progetto o gruppi di progetti, dalla regione
d’intesa con i soggetti gestori dei servizi anche in attuazione delle
disposizioni e criteri fissati nel presente articolo. 3. i
finanziamenti previsti, in qualsiasi forma, dal presente decreto non
possono essere destinati allo studio, alla progettazione ed alla
realizzazione di invasi di altezza superiore ai 10 metri.

Art. 2

1. Il piano di intervento urgente di cui all’articolo 1 definisce le
azioni prioritarie, articolate per criteri, interventi, progetti volti
a garantire l’approvvigionamento idropotabile conforme ai requisiti di
qualità stabiliti dall’allegato 1 del decreto del presidente della
repubblica 24 maggio1988, n. 236, ed a contenere e prevenire il
degrado delle risorse idriche sotterranee e superficiali mediante:

a)
l’esecuzione di opere di protezione degli impianti di presa e
potabilizzazione, nonchè dell’intero corpo idrico destinato o
destinabile all’approvvigionamento idropotabile alternativo o
integrativo;

b) la realizzazione di opere di particolare onerosità ed
urgenza volte a garantire il superamento delle emergenze idriche, il
risanamento delle retiche evidenziano perdite rilevanti, nonchè il
ripristino o l’integrazione delle reti esistenti;

c) la
canalizzazione e la depurazione degli scarichi liquidi urbani ed
industriali e il coordinamento funzionale delle reti fognarie e degli
impianti di depurazione;

d) la depurazione degli effluenti da
allevamenti zootecnici intensivi, nonchè il perseguimento della
compatibilità ambientale attraverso il riequilibrio del rapporto tra
capi di bestiame e territorio;

e) la riduzione delle fonti diffuse di
inquinamento;

f) il contenimento del carico inquinante attraverso
ogni iniziativa utile a contrastare il trasferimento delle sostanze
pericolose verso altre componenti ambientali;

g) l’attuazione degli
interventi relativi alla tutela delle acque previsti nei piani di
disinquinamento delle aree definite ad elevato rischio di crisi
ambientale, ai sensi dell’articolo 7 della legge 8 luglio 1986, n.
349, come sostituito dall’articolo 6 della legge 28 agosto 1989, n.
305, avvalendosi dei soggetti operativi individuati dagli stessi
piani.

2. Fino all’entrata in vigore della legge quadro in materia
di risorse idriche, per le zone di alimentazione delle risorse idriche
sotterranee che presentano carenze qualitative o quantitative, il
piano di intervento può prevedere altresì la modifica, la limitazione
o la revoca temporanea delle concessioni di derivazione di acque
pubbliche sia superficiali che sotterranee. i provvedimenti di
modifica, limitazione o revoca temporanea sono disposti dalla
competente autorità statale o regionale; i provvedimenti possono
riguardare tutti i concessionari e gli utenti a qualsiasi titolo,
ovvero loro categorie, definite in base agli usi delle acque o anche
alle caratteristiche delle opere di derivazione o captazione. ai
titolari delle utenze interessate spetta la riduzione dei soli canoni
di concessione in proporzione alla minore quantità di acqua derivabile
o estraibile.

3. Il piano è coordinato, in un quadro unitario
tecnico-economico, con le iniziative e le relative disponibilità
finanziarie previste in forza di altra legge o disposte con atto
amministrativo generale dello stato e della regione e degli enti
locali aventi competenza nel territorio interessato, qualora tali
iniziative perseguano obiettivi e finalità coincidenti con quelli
individuati con il presente decreto.

4. Il piano di intervento è
trasmesso, entro dieci giorni dall’adozione, al ministro
dell’ambiente.

5. Il piano di intervento è a…

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